Tempo di Quaresima: Domenica V dell’Anno A

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Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica V dell’Anno A

I - Giovanni 11,1-45 - 1. E’ una storia d'amore anzitutto fra Gesù e questa famiglia. (a) Gesù ama i tre componenti della famiglia, uno per uno (5 Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro); loro lo sanno e perciò le sorelle Lo avvertono della malattia di Lazzaro, amato (3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato»), con una muta richiesta di intervento: vivono un fiducioso abbandono a Gesù e a quello che deciderà di fare; così fa Maria alle nozze di Cana: non esplicita la sua richiesta (Gv 2,3), ma ha fiducia piena in Gesù, perché è convinta che tutto quello che suo Figlio farà sarà il meglio possibile – come Gesù si affida al Padre: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato» (41-42). Anche i Giudei sottolineano questo amore di Gesù per Lazzaro (36 Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!»), quando Gesù si commuove e si turba (33 si commosse profondamente e, molto turbato) e piange (35 Gesù scoppiò in pianto). Gesù stesso non nasconde il suo amore per l’amico (11 Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo»). L’amore di Gesù per questi 3 rivela il suo atteggiamento fondamentale, che è quello dell'amore verso tutti gli uomini (Ef 5,2,25) e verso ciascuno di noi (Gal 2,20): egli qui lo mostra restituendo la vita fisica a Lazzaro (43-44 Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare») e la gioia alle sorelle; in particolare rafforza la fede di Marta (21-27.40) e Maria (32), dei propri discepoli (14-15 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!»; cfr Gv 2,11) e dei tanti Giudei presenti (42 perché credano che tu mi hai mandato; 45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui), appunto perché la malattia di Lazzaro è per la gloria di Dio e di Gesù (4 Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato»); in effetti tutti hanno la possibilità di vedere la presenza e l’attività di Dio in Gesù per mezzo del grandissimo miracolo, che Egli opera (40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?»; cfr 2,11). Egli rafforza anche l’amore degli Apostoli per sé: pur sapendo quanto per Gesù sia rischioso andare in Giudea (7-8), essi si mettono in cammino con lui ed esprimono il loro sentimento con le parole di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!» (16). Gesù allora amava veramente tutti e ciascuno in ogni circostanza; è così anche oggi: ci ama con amore gioioso quando siamo fedeli a lui, ci ama con amore sofferente quando gli siamo infedeli; in ogni caso ci ama sempre. Sentiamoci amati da Gesù sempre, anche quando gli voltiamo le spalle; ma rimettiamoci subito in amicizia con lui. (b) Che cosa chiede Gesù a queste persone? Le due sorelle si sarebbero accontentate del miracolo della guarigione (3), se Egli fosse intervenuto per tempo (21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!»; 32; cfr 37) e non pensano neanche lontanamente alla possibilità della resurrezione del fratello; quando Gesù annuncia a Marta che Lazzaro risorgerà (23 Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà»), lei professa la sua fede nella resurrezione finale dei morti (24 Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno»), mentre le sue parole iniziali esprimono una fede generica in Gesù (22 Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà). Gesù esige che maturi la loro fede nella sua persona e nella sua opera redentrice: devono arrivare a riconoscere in Gesù il Dio fatto uomo, venuto per la salvezza del mondo, e credere che in quanto Dio egli è la resurrezione e la sorgente della vita e che solo dalla fede in lui si riceve la vita eterna (25-26 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»). Marta fa la sua professione di fede con parole precise (27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo»), ma subito dopo mostra la debolezza della sua fede (39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni»), come anche Pietro aveva professato la fede in Gesù (Mt 16,16) per smentirla subito dopo col suo rifiuto della profezia della Passione e Morte di Gesù (Mt 16,22). E anche il loro amore verso Gesù deve diventare soprannaturale, cosa che è possibile solo se la fede è solida. Gesù chiede una fede stabile, che nessun avvenimento mette in crisi o fa vacillare, neanche la malattia (3) e la morte (21), e che si esprime bene con le parole di Marta nell’onnipotenza della preghiera di Gesù (22); una fede che si fonda sulla conoscenza della verità e che è animata dalla fiducia e abbandono totali in Dio, che provengono proprio dalle virtù teologali. Questo tipo di fede, speranza e carità, Gesù vuole anche da noi oggi. Molte volte noi ci illudiamo di avere fede intensa e invece abbiamo bisogno di fare molti passi avanti come cristiani nella pratica e mediante la pratica delle virtù teologali.

2. Il miracolo di Gesù è tanto più significativo, perché avviene alle porte di Gerusalemme e la sua notizia si diffonde rapidamente nella Città Santa, attirando l'attenzione benevola della gente e l'irritazione feroce dei capi, che decidono la morte di Gesù, e in seguito perfino di Lazzaro (Gv 12,10)! E’ questa resurrezione che dà occasione alla morte di Gesù e di conseguenza alla sua stessa risurrezione: Gesù sapeva bene che la cosa sarebbe andata così. La diffusione della notizia del miracolo contribuisce al movimento di popolo per l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme: questa è la goccia che fa traboccare il calice dell'ira dei capi Giudei contro Gesù, che porta alla decisione definitiva della sua eliminazione. Non lasciamoci spaventare dallo scacco della Passione e Morte di Gesù, come avvenne a molti discepoli e agli stessi Apostoli, e piuttosto rafforziamo la nostra fede in Lui. Gesù ha preannunciato chiaramente la sua Morte e Risurrezione; d’altra parte chi ha risuscitato Lazzaro, perché è la risurrezione e la vita eterna (25), può benissimo risuscitare se stesso e chi crede in lui; il credente può anche morire fisicamente ma vivrà spiritualmente, e in questo senso non morirà mai (26). Il Mistero Pasquale nelle due fasi della Passione e Morte e della Resurrezione e Ascensione di Gesù è il vertice della sua vita e il centro della fede e della vita cristiana (1Cor 15,1-11). Chi crede in Gesù e lo ama, cioè chi diventa una cosa sola con Lui per la fede e la carità, ha la vita eterna adesso in questo mondo e l’avrà nell’eternità, e poi avrà la risurrezione gloriosa alla fine del mondo. Non abbiamo nessun motivo di aver paura delle difficoltà della vita, perché e purché sappiamo navigare nell'amore di ciascuna Persona della SS. Trinità, che ci attira a sé per quelle vie, che Essa conosce e che non necessariamente rivela a noi! Non perdiamo mai di vista che tutto nella vita soprannaturale si realizza grazie alla croce di Gesù e alla nostra unione con lui nel portare la nostra croce.

II - Ezechiele 37,12-14 - Dio si rivolge agli Ebrei, che sono stati deportati in Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio. Giustamente si considerano morti come popolo e destinati alla distruzione totale, come è avvenuto di altri popoli vinti, che sono scomparsi dalla storia. Ma Dio parla (12 Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio; 14 Oracolo del Signore Dio) e promette che in essi egli farà entrare il suo spirito vitale in modo che possano rivivere (14 Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete), così come aveva immesso il suo spirito nella creta e aveva reso vivo Adamo (Gn 2,7); inoltre aprirà i loro sepolcri (12 Ecco, io apro i vostri sepolcri; 13 quando aprirò le vostre tombe) e li farà uscire dalle loro tombe (12 vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio; 13 e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio); li ricondurrà nella loro patria, la Palestina (12 e vi riconduco nella terra d’Israele) e lì potranno riposare e lavorare e vivere in pace (14 vi farò riposare nella vostra terra). Dio dichiara che certamente manterrà la sua promessa (14 L’ho detto e lo farò) e allora essi sperimenteranno e si convinceranno che egli è Yahweh, colui che è, è presente ed è con loro e li assiste (14 Saprete che io sono il Signore) e lo riconosceranno come tale (13 Riconoscerete che io sono il Signore). Qui Dio si riferisce alla resurrezione degli Ebrei in quanto popolo, ma noi lo leggiamo oggi in riferimento alla risurrezione fisica di Lazzaro, e anche alla nostra resurrezione spirituale, che ci viene già ora da Dio col perdono dei peccati e il dono della vita divina, e alla risurrezione dei nostri corpi alla fine del mondo. Pentiamoci dei peccati, la causa della nostra morte spirituale.

III - Romani 8,8-11 - Gli uomini si dividono in due categorie e tutti ci troviamo in una nell'altra a seconda di come ci comportiamo. S. Paolo dice che ci sono quelli che si mettono sotto il dominio della carne, delle tendenze cattive (9 Quelli che si lasciano dominare dalla carne) e quindi obbediscono a Satana; costoro non hanno lo Spirito di Cristo e di Dio inabitante in loro (9 lo Spirito di Dio… Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo), non sono graditi a Dio (8 non possono piacere a Dio), e non sono nella giusta relazione con Lui, che non li considera suoi (9 non gli appartiene). Sul versante opposto sono quelli che hanno Cristo che abita in loro (10 Ora, se Cristo è in voi), ma hanno anche lo Spirito Santo inabitante in loro (9 dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi; 11 E se lo Spirito di Dio… abita in voi … per mezzo del suo Spirito che abita in voi). Costoro non sono dominati dalle tendenze cattive ma le dominano proprio grazie alla presenza e all’attività dello Spirito (9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito). Costoro piacciono Dio (8), che li considera suoi (9). Certo il loro corpo muore a causa del peccato di Adamo (10 il vostro corpo è morto per il peccato) ma in essi lo Spirito Santo diventa sorgente di vita eterna, perché Dio li ha resi giusti (10 ma lo Spirito è vita per la giustizia); alla fine del mondo avverrà che, come Dio ha risuscitato Gesù per mezzo dello Spirito Santo che abitava in Gesù (11 E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti,… colui che ha risuscitato Cristo dai morti), così risusciterà anche i nostri corpi grazie allo Spirito inabitante in noi (11 darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi). La vita divina, che Dio per i meriti di Gesù infonde in noi per mezzo dello Spirito Santo, è certamente la realtà più importante sul piano soprannaturale, ma la risurrezione gloriosa dei nostri corpi ne è il frutto della vita divina. Crediamo, ringraziamo, apprezziamo il dono della vita divina e la presenza di Dio, Padre e Figlio e Spirito, in noi; vogliamo lottare fino ad eliminare il peccato grave, che distrugge Dio dentro di noi. Facciamo spesso atti di amore e dolore perfetto.

EUCARESTIA. Qui Gesù mostra oggi la sua compassione per le nostre afflizioni e sofferenze, e viene in nostro soccorso con amore misericordioso: la sua preghiera è sempre efficace e tiene conto dei nostri bisogni. Facciamo ricorso a Nostra Signora del Perpetuo (e pronto) Soccorso e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie, che essi sanno che ci sono particolarmente necessarie. (mons. Francesco Spaduzzi)