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I SALUTI

  • spunti di riflessione XIV domenica Tempo Ordinario Domenica 14B

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili e fruibili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi)

    Tempo Ordinario Domenica 14B

    I - Marco 6,1-6 1. Gesù aveva la casa a Cafarnao come sua dimora (probabilmente la casa di Pietro) e di lì si spostava per la sua attività apostolica sul posto. Un giorno decise di andare a Nazareth, che era considerata la sua patria, e i discepoli lo seguirono (1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono). Il sabato andò come al solito alla Sinagoga, dove annunciò il Regno di Dio (2 Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga). I suoi compaesani lo ascoltavano sorpresi (2 E molti, ascoltando, rimanevano stupiti) e si domandavano dove aveva imparato quelle cose (2 e dicevano: Da dove gli vengono queste cose?), da chi gli veniva tutta la sapienza, che mostrava (2 E che sapienza è quella che gli è stata data?), e come mai aveva poteri di operare miracoli così strepitosi (2 E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?). E ricordavano che egli era stato sempre un semplice falegname, figlio di una donna del popolo e con tanti parenti ben conosciuti in paese (3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?). E questi interrogativi senza risposta li portava è un sentimento di avversione per lui (3 Ed era per loro motivo di scandalo). I paesani avevano saputo tutto quello che di Gesù si raccontava a proposito dell’elevatezza del suo insegnamento e della grandezza dei suoi miracoli, operati nei dintorni; così, quando Gesù tornò in paese, dovettero riconoscere che era vero quello che si diceva di lui. Per loro era difficile accettare Gesù sotto questa nuova luce e per gelosia, invidia e altri sentimenti negativi, lo rifiutano, nonostante anche a essi veniva offerta la grazia di credere in lui. Per noi è più facile, con la grazia di Dio e con la buona volontà, riconoscere chi è veramente Gesù perché molti sono gli aiuti anche esterni, a credere, ma anche noi corriamo il rischio di non prendere sul serio che è Egli è vero Dio e vero uomo: di qui la necessità di studiare, riflettere e meditare per interiorizzare queste verità.

    2. Gesù sa tutto ciò che avviene nel cuore delle persone e osserva che poca considerazione un profeta trova nella sua patria e presso i suoi parenti e familiari (4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»). Altrove aveva operato tanti miracoli, ma qui può guarire solo poche persone (5 E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì) e ciò a causa della poca fede dei compaesani e parenti; l’evangelista ce lo mostra meravigliato di tanta incredulità (6 E si meravigliava della loro incredulità). Comunque Gesù non sì scoraggia per questo e continua a predicare dappertutto nei dintorni (6 Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando). I parenti e i compaesani di Gesù non credevano in lui anche perché erano abituati e attaccati alla conoscenza incompleta, che avevano di lui; però un po’ più di umiltà e apertura di intelligenza e di cuore ora avrebbero dovuto aiutarli ad accettare la sua manifestazione completa, e invece non vollero. Anche noi corriamo il rischio di farci e abituarci a un'idea incompleta di Gesù e ci rifiutiamo di lasciarla; così non arriviamo a un rapporto più intimo con Gesù, che vuole manifestarsi di più e meglio a noi. Egli di solito si manifesta solo in modo progressivo nello studio e nella meditazione e nella preghiera in genere: siamo noi che ci dobbiamo adeguare a lui, e non viceversa. Di qui la necessità di leggere e assimilare la Sacra Scrittura. Così crescono anche la nostra fede e il nostro amore a Cristo.

    II - Ezechiele 2, 2-5 1. Dio rivolge la parola a Ezechiele per farlo profeta degli Ebrei, sia quelli che stavano in esilio a Babilonia sia quelli che stavano ancora a Gerusalemme. Nabucodonosor aveva assediato e preso la città nel 597, e aveva deportato parte della popolazione; Ezechiele aveva visto che anche Dio aveva lasciato il Tempio e la città e se n'era andato con i deportati, per significare che per Lui quello era il vero popolo di Dio, per mezzo del quale Egli avrebbe fatto sopravvivere il popolo ebraico; gli Ebrei di Gerusalemme invece si ritenevano benedetti da Dio perché stavano nella Città Santa. Dio invia Ezechiele agli Israeliti (3Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele; 4 Quelli ai quali ti mando) con la missione di profeta (5 sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro), cioè per annunciare la Parola di Dio (4 Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”). Grazie a questa Parola essi si possono convertire e salvare perché tale è l’intenzione di Dio, nel mandare i suoi messaggeri. Per garantire il profeta della sua chiamata e della missione, Dio gli dà il suo Spirito, che lo rende docile nell’ascoltare la Parola di Dio e coraggioso nel trasmetterla (2 A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava). Rinnoviamo la nostra fede nella chiamata e missione divina di Ezechiele e che Dio fa la stessa cosa coi vescovi e sacerdoti di oggi, chiamati e mandati a compiere la loro missione di annunciatori della Parola di Dio. Chiediamo di essere attenti ascoltatori e precisi esecutori e fedeli trasmettitori di questa Parola

    2. Dio precisa a chi il profeta dovrà rivolgere la Parola di Dio: a tutti i figli di Israele (3): (a) dovevano essere sudditi fedeli di Dio e invece si sono ribellati e rivoltati contro il loro Signore e Dio (3 a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me); sia costoro che i loro padri si sono rifiutati di obbedire a Dio (3 Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi); (b) essi dovevano essere figli docili obbedienti e invece sono duri di testa e di cuore (4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito). Il profeta parlerà a nome di Dio e riferirà la sua Parola con fedeltà (4). Possono ascoltare o rifiutarsi (giacché essi sono indocili), comunque dovranno riconoscere che Dio ha mandato un profeta parlare loro (5 Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli). Gli Ebrei furono tante volte ribelli e per la infinita misericordia di Dio furono puniti al di sotto di quello che meritavano; avevano ricevuto tantissimo da Dio e si erano sollevati contro di Lui e perciò Gerusalemme fu distrutta. Portarono la loro ribellione contro Dio arriverà perfino a uccidere Gesù. E noi quante volte ci ribelliamo a Dio e non prendiamo sul serio la sua Parola? Pensiamo alla sofferenza di Dio che ama come padrone che ha creato e come padre che genera figli, e sì trova davanti a un suddito ribelle e a un figlio ingrato. Decidiamo di cambiare.

    III – 2Corinzi 12,7-10 1. San Paolo ha avuto molti doni straordinari da Dio nel campo naturale con una grande intelligenza e forza di volontà, cultura e capacità di comunicare, e nel campo soprannaturale con un apostolato intensissimo e con risultati splendidi, anche in situazioni estremamente avverse. È facile che chi si trova in abbondanza di doni di Dio dimentichi che l'origine divina dei suoi doni, e monti in superbia; ora Dio, per aiutare Paolo a non perdere la testa, cadendo nell’orgoglio, permette che gli sia inflitta una sofferenza che lo tormenta come una spina nella carne: essa diventa per lui come un messaggero di satana, che lo colpisce per tenerlo nell’umiltà (7 Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia). Non sappiamo in che cosa  consisteva questa sofferenza umiliante, ma certo faceva soffrire molto San Paolo nel corpo e soprattutto nello spirito. Egli desiderava ardentemente di esserne liberato e perciò pregò con insistenza il Signore (8 A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me): 3 per indicare molte volte e un numero completo, come Gesù nel Getsemani (cfr Mt 26,39-44). Ma Gesù gli diede risposta negativa, pur accompagnandola con la promessa di continuare ad assisterlo: Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (9); Gesù gli dice che gli deve bastare la grazia che Egli gli dà per andare avanti, anche perché la sua Potenza Divina si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è debole. Non c'è nulla di male che noi preghiamo, per ottenere la liberazione dal male, quando stiamo nella sofferenza fisica o morale, sia che provenga da noi per debolezza o dal diavolo per farci del male o anche da Dio stesso come prova della nostra fedeltà; anzi è un bene perché ci fa cercare rifugio e protezione in Dio come hanno fatto sempre i Santi, e anche Gesù. Ma non dobbiamo aspettarci di essere esauditi a modo nostro, ma affidarci a quello che Dio ritiene opportuno: Egli conosce ciò che ci fa veramente bene e nostri veri bisogni e ci dà le grazie necessarie, e anche sovrabbondanti; ma non ci stanchiamo di pregare.

    2. In seguito alla risposta di Gesù, Paolo decide di vantarsi volentieri di ciò che rivela la sua debolezza, dei suoi limiti personali, perché in lui possa agire la potenza di Cristo con piena libertà (9 Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo). E perciò egli si rallegra dei suoi limiti, degli insulti, delle difficoltà, delle persecuzioni e delle angosce, che sopporta a causa di Cristo, per amore al suo Signore, che l'ha amato tanto da dare la sua vita per lui e da arricchirlo dei suoi doni (10 Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo). In effetti quando più si manifesta la sua debolezza personale, tanto più appare la potenza di Cristo in lui (10 infatti quando sono debole, è allora che sono forte). Proprio così. Noi dobbiamo riconoscere che tutto riceviamo da Dio sul piano naturale e sul piano soprannaturale e la nostra stessa collaborazione alla grazia di Dio è dono di Dio. Allora non possiamo vantarci dei doni di Dio come se fossero nostri, perché effettivamente sono di Dio; noi possiamo solo e dobbiamo benedirlo e lodarlo e ringraziarlo per questi doni, come fa Maria nel Magnificat e San Paolo all'inizio delle sue Lettere. Quanto più noi riconosciamo il nostro nulla, tanto più in noi si manifesta la potenza di Dio, come è avvenuto nei Santi, che hanno fatto cose straordinarie con mezzi piccolissimi e sproporzionati. Abituiamoci ad attribuire a Dio i suoi doni, e non a noi, e chiediamo perdono per le nostre stupide vanterie.

    EUCARISTIA. Nella prima parte della Messa la Parola di Dio ci presenta sempre qualche aspetto nuovo di Gesù o ci aiuta  ad approfondire la sua conoscenza per arrivare a un amore più intenso per Lui. Di qui l’importanza dell’ascolto attento e rispettoso e aperto all’accettazione incondizionata della Parola. Nella seconda parte della Messa ci offriamo insieme con Gesù al Padre e ci uniamo con Gesù nella Comunione eucaristica, che ci rende capaci di vivere all’altezza della nostra vocazione cristiana. Ci rivolgiamo a Maria e a Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie necessarie per accogliere docilmente tutta la Parola di Dio e di praticarla con fedeltà. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Tempo Ordinario Domenica 26B

    I - Marco 9,38-45 1. Gesù ha dichiarato che chi accoglie un bambino nel suo nome, per l’amore  che ha per Gesù e perché vede in lui Gesù, accoglie Gesù e il Padre (Mc 9,36-37). (a) Giovanni, l’apostolo, sentendo l'espressione “il nome” di Gesù si ricorda che lui e qualche altro hanno cercato di far smettere un esorcista, un non discepolo di Gesù, che scacciava i demoni servendosi del nome di Gesù, cioè invocando il suo nome, il suo potere, o invocando Dio per i meriti e il potere di Cristo (38 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva»). Ma Gesù dice loro di lasciarlo fare (39 Ma Gesù disse: Non glielo impedite); in effetti egli dimostra di avere rispetto e fiducia nella persona e autorità e potere di Gesù, tanto da operare un miracolo, servendosi del nome di Gesù: egli non potrebbe subito dopo parlare male di Gesù (39 perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me); chi non è contro Gesù è da ritenere schierato in qualche modo con Gesù e per Gesù e con i suoi (40 chi non è contro di noi è per noi). (b) Gesù aggiunge che chi dà a un suo discepolo anche solo un bicchiere d’acqua per amore di Gesù, ha certamente una ricompensa da Dio - o da Gesù - (41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa). Invocare il nome di Gesù significa aver fiducia in lui; quindi è già iniziare a credere in Gesù, ed è indice che uno sta iniziando un cammino verso Gesù e con Gesù; d'altra parte i discepoli di Gesù sono così preziosi agli occhi di Dio e di Gesù che far loro un minimo gesto di attenzione nel nome di Gesù è fare cosa graditissima a Dio. Riflettiamo su questo e cerchiamo di alimentare la nostra fiducia nei meriti infiniti di Gesù presso il Padre e consideriamo l'importanza di fare per amore di Gesù anche le più piccola azioni – delle quali è intessuta la nostra vita quotidiana -. Niente è piccolo se è fatto per il Signore e un grande amore.

    2. (a) Gesù parla dello scandalo, che è spingere al male con parole o azioni, e quindi allontanare dal bene e dal Cristo chi è già unito a lui ed è in lui; Egli dice che sarebbe meglio per lo scandalizzatore essere gettato in mare con una grossa pietra al collo (42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare); Gesù usa parole fortissime per far capire la gravità di questo peccato. Questo tipo di pena di morte era stata introdotta dai Romani in Palestina ed era considerato molto infamante, anche perché privava della sepoltura. Chi scandalizza priva della vita eterna lo scandalizzato, lo mette a rischio della dannazione. (b) Ma lo scandalo, la spinta al peccato, oltre a venire dall’esterno, può sorgere da noi stessi, dal nostro corpo; se una parte, anche molto preziosa del corpo, come la mano (43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo), che serve per agire e lavorare, o come il piede (45 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo), che serve per camminare, o come l'occhio (47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo), che serve per vedere, ci orienta verso il male, conviene tagliarli (43 tagliala; 45 taglialo) o strapparlo via (47 gettalo via), perché è meglio entrare nella vera vita (43 è meglio per te entrare nella vita; 45 è meglio per te entrare nella vita), cioè nel Regno di Dio, nel paradiso (47 è meglio per te entrare nel regno di Dio), con una mano sola (43) ocon un piede solo (45) o con un occhio solo (47), piuttosto che finire per l’eternità con le due mani (41 anziché con le due mani) o con i due piedi (43 anziché con i due piedi) o con i due occhi (47 anziché con due occhi) nell'inferno (43 andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile; 45 essere gettato nella Geènna; 47 essere gettato nella Geènna) nel fuoco eterno (43), dove si resterà per sempre, perché lì il verme della corruzione non muore e il fuoco non finisce mai (48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue), e quindi si soffre per sempre. Gesù ci vuole richiamare all'importanza assoluta che deve avere per noi la salvezza eterna - e quindi l'unione con lui, che solo Lui ci può dare; anche una parte importante del corpo o l'integrità del nostro corpo diventa secondaria rispetto alla salvezza eterna: dobbiamo adeguarci al modo di pensare di Gesù. Chiediamo perdono perché non sempre abbiamo ragionato così e soprattutto per gli scandali dati, in modo più o meno cosciente o incosciente (pensiamo a quando davanti ai bambini si bestemmia o si dicono volgarità o parole oscene o si fanno qualsiasi tipo di cattive azioni; riflettiamo un poco a quanto male fanno ai giovanissimi e giovani il materiale osceno, proposto dalle televisioni e varie mezzi di comunicazione) e perché abbiamo dimostrato di non aver saputo apprezzare le sofferenze di Cristo per la nostra salvezza è quella degli altri.

    II - Numeri 11,25-29 1. Mosè aveva esposto a Dio la sua difficoltà di governare da solo un popolo così numeroso e Dio gli promise di dargli come collaboratori 70 anziani - scelti da Dio o da Mosè o perché erano i personaggi più rappresentativi del varie tribù –; Mosè li radunò e li fece disporre attorno alla Tenda Sacra. Il Signore intervenne dalla nube, parlò con Mosè e poi prese un po' dello Spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei 70 anziani (25 Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani); appena lo Spirito si posò su di loro, cominciarono a parlare come profeti, ma poi smisero (25 quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito). Ma presenti erano solo 68, perché due di nome Eldad e Medad, nonostante erano scritti nella lista dei 70 convocati, non si presentarono alla Tenda e restarono nell'accampamento (26 Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad; … erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda); anche essi ricevettero lo Spirito e profetarono dove si trovavano (26 E lo spirito si posò su di loro… Si misero a profetizzare nell’accampamento). La cosa fu riferita a Mosè da un ragazzo (27 Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento»); questo suscitò la preoccupazione (o la gelosia; cfr 29) di Giosuè, aiutante di Mosè da adolescente, che insisteva con lui perché li facesse smettere (28 Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!»). Mosè si rifiutò, esprimendo il desiderio che Dio arricchisse anche il resto del Popolo del dono dello Spirito e della profezia (29 Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!») e che non valeva la pena essere geloso dei doni di Dio (29). In effetti i doni di Dio arricchiscono il popolo senza rendere povero né Dio né coloro che già li hanno da tempi precedenti. (a)Nessuno, capo o non capo, del Popolo di Dio o della Chiesa può pensare di monopolizzare il pensiero di Dio: tutti nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto lo Spirito e doni personali da Dio, i quali sono per il servizio del Popolo di Dio, oltre che per la maturazione personale. Se questi doni di Dio sono scoperti e lasciati esercitare secondo le leggi della Chiesa, se ne avrà un grande vantaggio nella Chiesa; in effetti, invece di essere solo uno o pochi a lavorare per il Regno di Dio, saranno un miliardo e 250 milioni, quanti sono i cristiani nel mondo, e non vi sar ebbero fedeli addormentati o pensionati o pigri. Occorre saper discernere questi doni e valorizzarli. (b) I capi non devono essere gelosi dei doni di Dio, perché Dio non si impoverisce comunicando i suoi doni e neanche diventa più povero il capo o perde di autorità, anzi diventa migliore il suo servizio per la collaborazione di tanti; occorre però avere la mitezza e la sapienza di Mosè e aprirsi al dono dello Spirito come lui. Chiediamo queste grazie per i responsabili nella Chiesa: Papa, Vescovi, Preti Diaconi.

    III - Giacomo 5,1-6. Giacomo si rivolge ai ricchi (1 E ora a voi, ricchi), che vivono nel lusso, sazi di piaceri (5 Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie), e li invita a prepararsi col pianto e le urla alle disgrazie, che pendono su loro come la spada di Damocle (1 piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi!). Le ricchezze, nelle quali mettono la loro sicurezza, vanno in  malora (2 Le vostre ricchezze sono marce) e le loro vesti preziose sono divorate da tarme (3 i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme); l’oro e l'argento in loro possesso perdono splendore e valore a causa della ruggine, la quale sarà una prova contro di loro e li divorerà come un fuoco (3 Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco). In questi giorni, che precedono il giudizio di Dio (almeno quello particolare); essi hanno pensato ad accumulare tesori (4 Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!), invece che meriti d'opere buone presso Dio. Le ricchezze dei ricchi proprietari vengono dai loro peccati, perché hanno derubato lavoratori e mietitori di quanto loro dovuto: il salario dei lavoratori e dei mietitori, che non sono stati pagati, hanno fatto arrivare le loro grida e proteste alle orecchie di Dio onnipotente (4 Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente). I ricchi così si sono ingrassati come si fa con le bestie da macellare (5 e vi siete ingrassati per il giorno della strage). L'altro peccato degli ingiusti ricchi è la condanna e l'uccisione dei poveri giusti, che non sono in condizioni di difendersi (6 Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza). Giacomo fa minacce ai ricchi (a) per aiutarli a prendere coscienza della vanità delle ricchezze e del danno che ne viene, quando il cuore vi è attaccato e (b) per ricordare loro l'origine infame delle loro ricchezze, che provengono da ingiustizie e cattiverie. Quando uno diventa rapidamente ricco, vuol dire che o c'è disonestà nell'acquisto -  pensiamo alle cose orribili e schifose come l’usura o sfruttamento dei poveri, dei lavoratori - o ci sono leggi sbagliate che non tutelano il bene comune o l’interesse di tutti – pensiamo a Bill Gates di Microsoft e a Mark Zuckerberg di Facebook. Le ricchezze non entrano nell’altro mondo ma restano qui in questo mondo: se sono disoneste o sono usate male, precipitano nell'inferno il possessore. Chiediamo la grazia di usare bene i beni di questo mondo, con cuore distaccato e per l’aiuto dei bisognosi.

    EUCARISTIA. Qui Gesù pratica la massima carità verso di noi, e noi, che ci nutriamo di Lui dopo aver ascoltato e aderito alla sua Parola, non viviamo in modo coerente con la nostra unione con Gesù. Uno sei peccati più gravi contro la carità è proprio lo scandalo. Sentiamone orrore e interveniamo per difendere i deboli, come fece Gesù e hanno fatto i santi. Chiediamo per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, che vengano in nostro soccorso per aiutarci a liberarci di quello orribile peccato. (mons. Francesco Spaduzzi)

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  • Tempo di Avvento: Domenica 4° dell'Anno B

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Avvento: Domenica 4° dell'Anno B

    I - Luca 1,26-38 – 1. Nel giorno dell'Immacolata abbiamo meditato questo Vangelo, riflettendo sulla persona di Maria e le sue qualità personali; ora, in prossimità del Natale del Signore, ci concentriamo sulla persona di Gesù, di colui che è il Figlio di Dio, nasce da Maria per opera dello Spirito Santo e ha Giuseppe come padre putativo. Gesù è il Figlio dell'Altissimo - e perciò infinitamente grande (32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo) - ed è il Figlio di Dio - e perciò infinitamente santo (29 Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio); ha Dio come Padre, che lo genera come Dio Figlio da tutta l'eternità (Gv 1,1.14) e come Uomo Figlio nel tempo; Egli è uguale al Padre e allo Spirito Santo, per mezzo del quale prende da Maria Vergine la natura umana, un'anima e un corpo come l'abbiamo noi (35 Le rispose l’angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra; cfr. Mt 1,20). Egli è Dio da Dio, della stessa sostanza del Padre e dello Spirito Santo; come tale va adorato. Tutta la Trinità interviene nell’Incarnazione del Figlio di Dio. Siamo di fronte ai due misteri principali della nostra fede: sono solo oggetto di fede; comprendiamo ben poco di questi misteri e perciò di essi si scrive moltissimo. Neanche in paradiso potremo comprendere tutto. Ora crediamo e adoriamo.

    2. Gesù è uomo come noi perché è nato da Maria, una vergine promessa sposa a Giuseppe (27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria); essa concepisce per opera dello Spirito Santo (36) e non per intervento di uomo (34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?») e dà alla luce il figlio e lo chiama Gesù (31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.). Gesù ha una ascendenza importante e famosa, che ha Davide come capostipite, il grande re, antenato dei re del regno del Sud della Palestina per 4 secoli: egli viene a occupare il trono di Davide per sempre (32-33 il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine), realizzando la profezia di 2Sam 7,1-16. Gesù il Cristo porta nel suo nome la sua missione di Salvatore degli ebrei e di tutti gli uomini: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt 1,21). Perché uomo, è anche nostro fratello, lo è di ciascuno di noi. In tale qualità è il nostro redentore (goel), ha e sente l’obbligo di venirci in aiuto e liberarci nelle difficoltà (Lv 25,23-55). Grazie alla sua opera redentrice, la nostra fratellanza diventa infinitamente più elevata, perché egli ci comunica la vita eterna e ci rende partecipi della natura divina (2Pt 1,4) con il dono della grazia: egli esprime questa realtà indicandoci come suoi fratelli (Mt 25,40.45) e figli di Dio (Mt 6,9) e figli di Maria (Gv 19,25-27). Questo pensiero: “Sono fratello di Gesù, Dio e uomo, e sono figlio del Suo Padre celeste e di sua Madre terrena; sono familiare di Dio e cittadino della Città Celeste”, è sorgente di inesauribile fiducia, perché certamente Egli farà di tutto per salvarci; e poiché è Dio, è anche onnipotente e sicuramente ci riuscirà per la sua misericordia, nonostante le nostre miserie. Sono totalmente suo dono in questo mondo; lo sarò allo stesso modo nell’eternità.

    II - 2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16 - Si tratta una profezia importantissima perché, mentre fino a quel momento si sapeva solo che il Messia doveva nascere dalla tribù di Giuda (Gn 42,8-10), adesso si apprende che sarà anche un discendente di Davide. D'ora in poi quando si parlerà di un figlio di Davide rilevante, il pensiero non correrà a Salomone, comunque importante nella storia del casato, ma al Messia venturo: Osanna al figlio di Davide (Mt 21,9), canteranno le folle, quando in trionfo Gesù entrerà in Gerusalemme. Davide aveva conquistato il regno ed eliminato i nemici interni ed esterni; si era costruito una bella casa (1 Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno) e gli venne in mente di costruire un tempio per l'Arca di Dio, la quale stava sotto una semplice tenda, dopo la distruzione del tempio di Silo; lo disse a Nathan (2 disse al profeta Natan: «Ecco, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca dell’alleanza del Signore sta sotto i teli di una tenda), che era il profeta della corte, sempre vicino al re. A Natan sembrò un’ottima idea, ispirata da Dio, e lo incoraggiò, garantendogli l’assistenza di Dio (3 Natan rispose a Davide: «Fa’ quanto hai in cuor tuo, perché Dio è con te»). Davide ne fu contentissimo, anche perché aveva già accumulato molto materiale per la costruzione del Tempio. Ma la notte Dio parlò a Nathan (4 Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola di Dio) con un messaggio per Davide, con la proibizione di costruire il Tempio (5Va’ e di’ a Davide, mio servo: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa perché io vi abiti?). Dio gli ricordò tutto quello che nel passato aveva fatto per lui, quando da pastore di pecore lo aveva fatto re del suo popolo (8 Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele), come lo aveva accompagnato dappertutto e sempre (9 Sono stato con te dovunque sei andato) e gli aveva dato la vittoria su tutti i nemici (9 ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te); per il futuro avrebbe dato stabilità a Israele nella Palestina, difendendolo dai nemici e dai malvagi (10 Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo rovinino come in passato) a differenza del tempo dei Giudici (11 come dai giorni in cui avevo stabilito dei giudici sopra il mio popolo Israele); per quanto riguardava Davide, gli promise di farlo diventare sempre più grande e famoso in tutto il mondo (9 e renderò il tuo nome come quello dei grandi che sono sulla terra), lo avrebbe aiutato ancora, dandogli vittoria sui nemici (11 Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici), ma soprattutto gli avrebbe dato una discendenza di re (11 Il Signore ti annuncia che farà a te una casa); quando sarebbe morto (12 Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri), un suo discendente avrebbe regnato (12 io susciterò un tuo discendente dopo di te, uno dei tuoi figli); il suo trono e il suo regno sarebbero stati stabili e duraturi (12 e renderò stabile il suo regno 16 la tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre); e così anche il suo casato (16 la tua casa); soprattutto lo avrebbe trattato da figlio (14 Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio), segno e garanzia della massima protezione. La profezia di Natan gioca sul duplice significato del termine ebraico, che viene tradotto ”casa” (5) e può valere sia per edificio, tempio, sia per famiglia, discendenza, casato. Il brano profetico conoscerà una serie di sviluppi nella successiva storiografia davidica, come anche nel Salterio (Sal 89,31-35) e nei profeti. Sta alla base del messianismo davidico fino al NT. Questa promessa non poteva riguardare Salomone come individuo, perché nell'ultimo periodo della vita, per accontentare le mogli pagane, consentì loro il culto degli dèi e vi si associò; riguarda invece un discendente ben più lontano, di 1000 anni dopo, Gesù, vero figlio di Dio e di Maria, redentore e quindi re universale, ma non alla maniera umana. Di questo Gesù, il salvatore del mondo, noi celebriamo la nascita a Natale, dopo che ci siamo preparati con l’ascolto di tante profezie, che ci hanno illuminati sulla sua persona e sulla sua missione..

    III - Romani 16,25-27 - Paolo celebra la sapienza del Padre, che ha esteso a tutti i popoli la salvezza per mezzo di Gesù. Solo Dio ha il potere di confermare e rafforzare (25 A colui che ha il potere di confermarvi) gli uomini nella fede della dottrina e nella pratica della vita cristiana, come erano predicate da Paolo (25 nel mio Vangelo); la sua catechesi ha per oggetto Gesù Cristo (25 che annuncia Gesù Cristo), il quale ci dà la salvezza per mezzo della sua Passione e Morte (1Cor 2,8). E’ proprio questo il mistero tenuto nascosto nei secoli passati (25 secondo la rivelazione del mistero,/ avvolto nel silenzio per secoli eterni), che ha avuto una parziale presentazione mediante le profezie dei Profeti dell'Antico Testamento (26 ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti), e ora è annunciato dagli Apostoli a tutti i popoli (26 annunciato a tutte le genti); così tutti possono giungere alla salvezza mediante la fede, che è l'adesione obbediente della mente alla Parola di Dio (26 perché giungano all’obbedienza della fede). Tutto questo avviene per volontà di Dio, espressa dal suo comando (26 per ordine dell’eterno Dio), dato agli Apostoli e ai fedeli (Mt 28,18-20; Mc 16,16) ed è per la gloria di Dio (27 la gloria nei secoli), che rivela la sua Sapienza (27 a Dio, che solo è sapiente), cioè per conoscerlo, amarlo e servirlo, e farlo conoscere, amare e servire in questo mondo, per poi poterlo contemplare e godere in paradiso: la più grande gloria viene a Dio per mezzo della persona e dell'attività di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo (27 per mezzo di Gesù Cristo/. Amen). La salvezza ci è offerta da Dio per mezzo di Gesù, morto e risorto per noi; noi, tutti i credenti, Lo dobbiamo annunziare agli altri con la nostra parola e la nostra vita, per la gloria di Dio e per la salvezza del prossimo. Insistiamo soprattutto nel richiamare alla memoria delle persone l'amore di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, che vuole salvarci a ogni costo, fino a consegnare alla sofferenza e alla morte di Gesù, il Figlio fatto uomo.

    EUCARESTIA. Maria e Giuseppe furono le persone che meglio si prepararono alla prima venuta di Gesù; nei Vangeli appaiono dotate di fede viva e di carità ardente verso Dio e il prossimo; anche noi prepariamoci a celebrare il Natale del Signore con fede e carità intense; chiediamole a Dio, affidandoci alla loro intercessione e a quella degli Angeli e dei Santi, che nei Vangeli contempliamo intorno a Gesù che nasce. (mons. Francesco Spaduzzi)

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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