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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Solennità del Corpo e Sangue del Signore dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Solennità del Corpo e Sangue del Signore dell'anno A

I - Giovanni 6,51-58 – 1. Vediamo il contesto, nel quale Gesù promette l’Eucarestia, la sua carne come cibo e il suo sangue come bevanda. Il giorno dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù spiega il senso pieno del miracolo: esso è un segno dell’onnipotenza di Gesù e quindi del fatto che egli non è solo uomo, ma anche Dio. I punti importanti dell’insegnamento di Gesù, nella discussione coi Giudei, ci riguardano ancora oggi. Gesù contrappone la manna, che ricevettero dal cielo per mezzo di Mosè, al pane, che Lui moltiplica e che non è venuto dal cielo. Gesù afferma che il vero pane è quello che è dato da Dio Padre e viene dal cielo (32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero); il vero pane dal cielo è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo (33 Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo). Gesù sta parlando della sua Persona ma gli ascoltatori non capiscono e chiedono questo pane: «Signore, dacci sempre questo pane» (34). Gesù aggiunge allora che, per avere questo pane, occorre credere in colui che è stato mandato dal Padre (29 Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato), cioè in Gesù, e che Lui è il pane della vita (35 Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; 48 Io sono il pane della vita); la fede in lui (35 chi viene a me… e chi crede in me) sazia la fame e la sete (35 non avrà fame e… non avrà sete, mai!), procura già ora la vita eterna (47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna; 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna), e alla fine del mondo la resurrezione finale (40 e io lo risusciterò nell’ultimo giorno). Gesù aggiunge che bisogna imparare dal Padre (45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me): ora il pane di vita è Gesù sotto forma di Parola. Poi Gesù annuncia la promessa della sua carne come pane di vita, come nutrimento. Rinnoviamo la nostra fede nel pane di vita, che è sia la persona di Gesù, Figlio di Dio e Uomo, mandato per salvare e dare la vita, sia la sua Parola, giacché è il Maestro.

2. Gesù, mandato dal Padre in questo mondo per la nostra salvezza, vive della vita del Padre (57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre) ed è per gli altri il pane vivo disceso dal cielo (51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo); questo pane della vita è Gesù come Persona e come Parola di vita, ma Egli lo darà in altra forma anche nell’ultima Cena: la sua carne per la vita del mondo (51 e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo). Bisogna mangiare la carne e bere il sangue di Gesù per avere la vita (53 Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita). Questa vita, che viene comunicata a noi da Gesù (57 così anche colui che mangia me vivrà per me) col suo corpo e sangue, é eterna (54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna) – è la vita del Padre (57) e di Gesù (57) e dello Spirito - e perciò chi l’ha vivrà in eterno (51 Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; 58 Chi mangia questo pane vivrà in eterno). Perciò chi ne mangia non muore spiritualmente (Gv 6,50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia), a differenza dei Giudei nel deserto, che mangiarono la manna e morirono spiritualmente e fisicamente (58 Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono; Gv 6,49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti). L'unione con Gesù nell'Eucaristia, oltre a farci vivere per mezzo di Gesù, crea la mutua immanenza con Lui (56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui) ma anche col Padre e lo Spirito Santo - perché Padre e Figlio e Spirito sono inseparabili - e crea anche le condizioni per la risurrezione finale (54 e io lo risusciterò nell’ultimo giorno). Gesù sottolinea che la sua carne è veramente cibo e il suo sangue è veramente bevanda (55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda). A Gesù che parla anzitutto prestiamo fede e accettiamo tutto quello che dice, a differenza di alcuni discepoli che si allontanarono sconcertati; con Pietro gli diciamo: Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio (Gv 6,68-69); ci troviamo di fronte a un mistero molto grande ma soprattutto a una prova d’amore, che non ha mai finito di meravigliare i credenti: Gesù è voluto restare in mezzo a noi come nutrimento sotto il segno del pane e del vino consacrati, nonostante sapeva che attraverso i secoli sarebbero continuati contro di lui nell’Eucarestia gli oltraggi della Passione. Gesù è sorgente di vita eterna e della capacità di amare Dio e il prossimo specie per mezzo dell’Eucarestia.

II -  Deuteronomio 8,2-3.14b-16a – (a) Dio raccomanda agli Ebrei per mezzo di Mosè di non dimenticarsi mai (2 Ricordati) di Dio e della liberazione che Egli operò a loro favore, quando li fece uscire dalla schiavitù in Egitto (14 Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile) per portarli nella Terra promessa, li aiutò costantemente nel viaggio attraverso il deserto (2 Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto), esteso e terrificante, senza acqua e pieno di serpenti velenosi e scorpioni (15 che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua) e li nutrì con due miracoli quotidiani: l'acqua la ricevevano da una roccia e la manna direttamente dal cielo (15 che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto; 16 che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri). Neanche noi dobbiamo dimenticarci di Gesù, che operò la nostra liberazione dalla schiavitù di Satana e dalla morte spirituale e ci sostiene nel deserto della vita con continui miracoli, che purtroppo neanche percepiamo, e inoltre ci nutre ogni giorno con l'Eucaristia, col suo Corpo e Sangue, perché possiamo essere forti e lottare contro il male e fare il bene. Nell'Eucaristia facciamo memoriale della nostra liberazione e offriamo il sacrificio di Gesù e di noi a Dio, ci nutriamo di Cristo eucaristico e della Parola di Dio. (b) Quale significato dovevano dare gli Ebrei ai 40 anni di viaggio nel deserto? Era per tenersi umili davanti a Dio (3 Egli dunque ti ha umiliato), riconoscere che ogni bene veniva loro da Lui e dare prova della propria fedeltà nell'osservare la legge di Dio, anche nelle difficoltà (2 per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi; 14 il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore, Dio tuo). Dio li nutrì miracolosamente perché capissero che certamente avevano bisogno del cibo materiale per sopravvivere, ma soprattutto dovevano convincersi che la loro vita dipendeva dal nutrirsi con la Parola, che esce dalla bocca di Dio, che ci fa conoscere la sua volontà (3 per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore). Tale è anche il senso del nostro pellegrinaggio sulla terra e del nutrimento che ci dà l’Eucarestia: essere coscienti della nostra dipendenza da Dio (umiltà) e dimostrare la nostra fedeltà, obbedendo alla sua volontà, che conosciamo dalla sua Parola, che egli ci offre ogni giorno; per essere capaci di osservare la Parola di Dio è necessario nutrirci dell'Eucaristia almeno una volta settimana nella giorno festivo; prepariamoci a essa sforzandoci di essere fedeli e chiedendo perdono dei peccati ogni giorno nell’esame di coscienza e confessandoci almeno ogni mese.

III - 1Corinzi 10,16-17 - San Paolo scrive ai fedeli di Corinto, che abitano in una città, piena di templi dedicati agli dei e sono circondati da tantissimi pagani - ed essi stessi ex pagani -, e anche da una consistente comunità di ebrei - ed essi stessi già seguaci della religione ebraica, dalla quale erano ancora condizionati. Egli spiega che i sacrifici, che si offrono a Dio, servono a realizzare la comunione con lui e raggiungono questo effetto per mezzo della manducazione di una parte dell'offerta. Il sacrificio consiste nell'offerta di se stessi a Dio per fare la volontà di Dio e nel compiere effettivamente tale volontà; Dio come segno di questo impegno chiese nell’AT di consacrargli un cibo, di cui in genere una parte veniva bruciata in onore di Dio - quasi come suo cibo - e una parte veniva mangiata dall'offerente e da altri come segno della comunione con Dio. Paolo chiarisce che i sacrifici, offerti dai pagani agli dei, effettivamente venivano offerti a Satana, poiché gli dei non esistono; e quindi la comunione si realizza con Satana. I sacrifici, offerti dagli ebrei, erano offerti al vero Dio, ma ormai non creavano più la comunione con lui, perché non avevano più valore da quando erano stati sostituiti dall'unico sacrificio di Cristo, che si rende presente nel sacrificio eucaristico. Il sacrificio, offerto dai cristiani, è l'offerta di se stessi a Dio per fare la sua volontà; essi presentano come segno del loro sacrificio il pane e il vino, che vengono trasformati dallo Spirito Santo nel Corpo e Sangue di Cristo. Nutrendosi di Cristo sotto il segno del pane e del vino, i fedeli si uniscono a Cristo (16 il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?) e per mezzo di lui al Padre e allo Spirito Santo e diventano capaci di fare la volontà di Dio. Altro effetto della comunione eucaristica è l'unione più intima con le altre membra del Corpo mistico di Cristo, cioè coi fratelli di fede (17 Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane), giacché si nutrono con l'unico pane.  Rinnoviamo la nostra fede nel valore del sacrificio di Cristo, che è durato tutta la sua vita e ha raggiunto il vertice nella Passione e Morte, e nel valore della Messa, che lo rende presente con tutti i suoi effetti salvifici; ringraziamo Gesù per averla istituita e impegniamoci a riflettere spesso su di essa, per arrivare ad apprezzarne l’infinito valore e a gustarla e a utilizzare al meglio con la comunione eucaristica. Aspettiamoci ogni grazia dalla nostra partecipazione devota alla Messa.

EUCARESTIA. Vi stiamo partecipando. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di capire un briciolo del valore della Messa e di parteciparvi il più spesso possibile, anche ogni giorno. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Santissima Trinità dell’Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Santissima Trinità dell’Anno A

I - Giovanni 3,16-18 – 1. Il Padre Dio dona il Figlio Dio all’umanità (16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito) e il Figlio si lascia volontariamente e liberamente donare; concretamente questo unico dono, fatto dal Padre e dal Figlio agli uomini, consiste nel fatto che il Figlio diventa uomo, vive in questo mondo e patisce e muore, risuscita e sale al cielo per salvare l'uomo. Tutto questo avviene per opera dello Spirito Santo, di cui Gesù ha parlato poco prima con lo stesso Nicodemo a proposito del battesimo: con esso lo Spirito Santo ci fa diventare figli di Dio, facendoci rinascere dall’acqua (Gv 3,5). Gesù si incarna per mezzo dello Spirito Santo, vive la sua vita e apostolato sotto la guida dello Spirito, patisce e muore, risuscita e sale al cielo sostenuto dallo Spirito. In tal modo tutta la Trinità è coinvolta nel dono di Gesù al mondo e nella realizzazione della sua opera di salvezza. Rinnoviamo la nostra fede nell’unico Dio in tre Persone e nell’incarnazione e redenzione, operata dal Figlio di Dio; adoriamo la Trinità e il mistero che la circonda; ringraziamoLa per quello che ci ha dato; speriamo e confidiamo che, per l’amore che ci ha dimostrato, continui ad amarci e farci il dono di servirLa con fedeltà; amiamo Dio uno e Trino per le sue infinite perfezioni; chiediamo perdono perché la nostra fede, speranza e carità sono imperfette, come tutto in noi. (b) L’opera della nostra salvezza è stata compiuta da Dio per amore: amore del Padre (16; 1Gv 4,9-11), amore del Figlio (Ef 5,2.25; Gal 2,20), amore dello Spirito Santo (Rm 15,30; cfr 5,5), perché Dio è amore (1Gv 4,8.16); il Figlio è l’immagine del Padre (Col 1) e lo Spirito Santo procede per amore dal Padre e dal Figlio, e quindi è l'amore reciproco del Padre e del Figlio, il “bacio” di entrambi. La Trinità, la nostra famiglia divina, è Amore; e anche noi, che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,26), dovremmo vivere nell’amore, per amore, con amore, per amore. Rinnoviamo il nostro proposito di vivere nell'amore, che però è cosa al di là delle forze umane: perciò l’amore di Dio viene effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo (Rm 5,5) per abilitarci ad amare Dio e il prossimo. Aspettiamoci tutto da Dio sul piano soprannaturale ma anche su quello naturale; ogni dono di Dio viene dal suo amore e perciò è gratuito, anche perché Egli non ha nulla da guadagnare dalle sue creature, in quanto quello che le creature potrebbero dargli lo ha messo Lui stesso in loro.

2. Un terzo degli Angeli andò all’inferno in occasione della ribellione di Satana a Dio; essi si rivoltarono contro di Lui e non potettero pentirsi e convertirsi; quando fanno una scelta, la operano sapendo bene quello che fanno e in piena libertà: quindi sono impossibilitati a cambiare idea. Gli uomini invece possono essere convertiti dalla misericordia di Dio, perché Egli così nella sua bontà ha organizzato le cose per noi; Egli ci ha creati composti di anima e corpo e quindi con intelligenza molto limitata rispetto agli Angeli e con volontà più fragile e soggetta a cambiamento. Dio certamente ha dato agli Angeli tanti doni in più rispetto all’uomo, ma sul piano della salvezza l’uomo ha avuto più possibilità. Ci troviamo di fronte a un mistero d’amore, che va al di là di ogni nostra possibilità di comprensione e che solo per la fede possiamo accettare: il Padre ha mandato il Figlio nel mondo per la salvezza dell’uomo ribelle sin dall’inizio e colpevole di altre tante ribellioni successive; Egli non è venuto per la condanna degli uomini (17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo) ma per salvarli (17 ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui); la condizione per salvarsi è la fede (16 perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna; 18 Chi crede in lui non è condannato); purtroppo ci sono coloro che cocciutamente rifiutano di credere, nonostante tutte le prove d’amore offerte da Dio per mezzo di Gesù nello Spirito Santo, per aiutare a credere: essi si autocondannano (18 ma chi non crede è già stato condannato), proprio per questo rifiuto di credere (18 perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio). Concretamente bisogna credere nei due misteri principali della fede: unità e Trinità di Dio e incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù. Per avere la salvezza, la fede va congiunta con la speranza e soprattutto con la carità: coloro che veramente credono sperano anche nei beni promessi da Dio e nell’aiuto, che egli dà per raggiungerli, e amano Dio, perché è Bene infinito e bontà infinita verso di loro e per amor Suo amano il loro prossimo come Cristo li ha amati, giacché i fratelli sono creati a immagine di Dio e sono presenza di Cristo.

II - Esodo 34,4b-6.8-9 - Dio fissò l'appuntamento a Mosè sul monte Sinai ed egli vi andò di mattina presto, portando con sé le due tavole della legge, che lui aveva ritagliate in sostituzione di quelle che aveva spezzate per l’idolatria del popolo (4 Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano). Dio si manifestò con una nube, si fermò vicino a Mosè e proclamò il proprio nome, Yahweh (5 Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore): questo nome Egli aveva manifestato nella prima apparizione a Mosè (Es 3,14); gli Ebrei non lo pronunciavano per rispetto e, quando lo incontravano scritto nella Bibbia, lo sostituivano pronunciando la parola “Signore” (6 Il Signore, il Signore). Dio, presentandosi con questo nome di Yahweh, voleva significare: “Io esisto, sono presente, sono qui per voi, sono con voi”. Dio passò davanti a lui e rivelò le sue caratteristiche (6 Il Signore passò davanti a lui, proclamando): Egli è ricco di amore (6), sempre ben disposto verso gli uomini; proprio per questo è pieno di misericordia (6 Dio misericordioso) ed è compassionevole (6 e pietoso) nei confronti delle miserie e dei peccati del popolo eletto; inoltre è paziente (6 lento all’ira) ed è fedele (6 e ricco …di fedeltà) alla sua Parola e alle sue promesse di protezione. Mosè s'inchinò fino a terra in adorazione davanti a Dio (8 Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò) e confessò le colpe e la durezza di cuore del popolo e il suo bisogno di essere perdonato (9 Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato); chiese poi per sé la conferma della grazia di essere sempre gradito a Dio (9 Disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore) e domandò per il popolo che Dio abitasse sempre in mezzo a esso (9 che il Signore cammini in mezzo a noi) e lo confermasse come sua eredità, come suo popolo speciale (9 fa’ di noi la tua eredità). Così è Dio: pieno di amore e misericordia, sempre disposto a perdonare, compassionevole, paziente. Tale lo rivela la storia della sua relazione di amore coll’antico suo popolo degli ebrei e col nuovo popolo eletto dei cristiani, ma anche con tutta l'umanità. Dio è così anche per ciascuno di noi. Riconosciamo i nostri peccati e chiediamone perdono con la grazia di vincere le tentazioni.

III - 2Corinti 13,12-13 - (a) Paolo saluta alla fine della sua lettera i suoi figli spirituali di Corinto con una professione di fede nella Trinità: La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (13).  L'amore di Dio: Giovanni ci dice che Dio è amore (1Gv 4,8.16), ma qui si tratta dell'amore del Padre per i fedeli e può includere anche l'amore che il Padre comunica ai fedeli per i meriti di Cristo per opera dello Spirito Santo; La grazia del Signore Gesù Cristo (13): si tratta della benevolenza di Gesù, ma anche dei beni che Egli comunica ai fedeli, che per la fede e la carità si uniscono a lui; e la comunione dello Spirito Santo (13): lo Spirito procede dal Padre Amore e dal Figlio Amore, in quanto questi è l’immagine del Padre, ed è l'amore reciproco fra il Padre e il Figlio, il legame sostanziale fra di loro, il bacio tra i due. Come lo Spirito è il legame fra Padre e Figlio, così per mezzo dell'amore, che versa nei cuori dei fedeli (Rm 5,5), crea la comunione dei singoli fedeli con Cristo - e per mezzo di lui anche col Padre e con se stesso -, e realizza la comunione anche fra i fedeli, mettendoli in condizioni di amarsi fra di loro e di amare tutti gli uomini. Sono molto chiare la distinzione delle tre Persone e la divinità di ciascuna di loro; Cristo si distingue dal Padre e dallo Spirito e i tre si trovano allo stesso modo all’origine della santificazione della vita del cristiano. (b) Chi vive in comunione con la Trinità e con i fratelli necessariamente vive nella gioia, tende alla perfezione, alimenta il coraggio reciproco, condivide i sentimenti buoni degli altri, vive in pace con tutti (11 Per il resto, fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace), perché hanno con loro il Dio dell’amore e della pace e vivono alla sua presenza (11 e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi), che mette nei loro cuori questi frutti dello Spirito (Gal 5,22). In questo clima acquista il suo pieno valore e significato il bacio santo, che si scambiano nelle celebrazioni (12 Salutatevi a vicenda con il bacio santo), e il saluto dei fratelli di Efeso, che l’Apostolo trasmette ai cristiani di Corinto (12 Tutti i santi vi salutano). Una vita interiore, fondata sull’amore al Padre di cui siamo figli, sull’amore a Cristo di cui siamo fratelli e membra del Corpo, sull’amore allo Spirito di cui siamo dimora, amici, sposa, si manifesterà in amore al prossimo e in rapporti di armonia, amicizia e pace con i fratelli di fede e con tutti gli uomini.

EUCARESTIA. Frutto dell’Eucarestia è il perdono dei peccati e la comunione con la Trinità e i fratelli. Chiediamo la grazia di essere docili alla guida dello Spirito Santo, che vuole realizzare in noi la piena vita cristiana, fondata sull’amore. Ci affidiamo all’intercessione della Vergine Madre e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei nostri Santi Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)

Pentecoste dell’Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Pentecoste dell’Anno A

I - Giovanni 20,19-31 – 1. Siamo nella sera del primo giorno della settimana ebraica (19 La sera di quel giorno, il primo della settimana), la nostra domenica, due giorni dopo la morte e il seppellimento di Gesù. (a) A sera nel Cenacolo, a porte chiuse entra Gesù risorto, si presenta in mezzo ai discepoli (19 mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo), e li trova che discutono animatamente fra di loro: alcuni credono alla Sua resurrezione e altri no. Gesù rivolge loro il saluto solito degli Ebrei: «Pace a voi!» (19); sulla bocca di Gesù non è un semplice augurio ma una parola efficace, in azione, e perciò dà loro realmente la pace, e anche la gioia perché fa sentire loro la certezza che Egli è veramente risorto (20 E i discepoli gioirono al vedere il Signore) in quanto mostra le piaghe, ormai gloriose, delle mani e del costato come garanzia che è proprio lui, oltre che è vivo (20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco). Gesù appare col corpo risorto, cioè col corpo impassibile nel senso che è sensibile ma non può più soffrire o morire, sottile o spirituale nel senso che penetra la materia, agile nel senso che si sposta con grandissima facilità, chiaro o con splendore nel senso che è bellissimo - lo è sempre stato, ma adesso lo è molto di più. I discepoli ora tutti credono che è risorto, e noi con loro: lo adoriamo come Dio fatto uomo, morto e risuscitato per la nostra salvezza; gioiamo anche noi, perché Gesù è nella gloria, dopo tante sofferenze e la morte dolorosissima e infamante. Se perseveriamo nella fede e nella carità, anche noi condividiamo con lui la vita eterna già qui, e poi la beatitudine in paradiso dopo la morte e infine anche la sua risurrezione gloriosa alla fine del mondo.

2. Gesù li risaluta (21 Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!) e ricorda loro che egli ha compiuto la missione di salvezza, ricevuta dal Padre, e ora l’affida loro (21 Come il Padre ha compiuta mandato me, anche io mando voi), per continuarla dopo la sua ascensione, finché esisteranno uomini da salvare. Come loro sostegno per compiere la missione, Gesù, dona loro il suo Spirito (22 Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo), quello stesso Spirito, per opera del quale era stato concepito da Maria Vergine, che Lo aveva guidato nella sua vita e nella sua missione, dal quale era stato sostenuto nella Passione e Morte e per mezzo del quale anche era stato resuscitato. Poiché i credenti, purtroppo, continueranno a peccare, anche dopo la conversione, Gesù conferisce agli Apostoli e ai loro successori il potere di perdonare i peccati col sacramento della confessione: A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati (23). Per la sua misericordia Gesù si preoccupa della salvezza delle generazioni future; anche a loro è necessario annunciare il Vangelo e dare il perdono dei peccati, che sono la miseria, che ci accompagna con costanza; di qui la necessità di prolungare nel tempo la sua missione e di abilitare gli Apostoli e i loro successori a compierla con l’aiuto dello Spirito Santo. Ringraziamo Gesù per questo suo amore misericordioso, che ci rivela facendo continuare la sua missione attraverso i secoli e donandoci il sacramento della riconciliazione: accostiamoci a esso con frequenza (almeno una volta al mese), facendo bene l’esame di coscienza, alimentando un vero dolore dei peccati e il proposito serio e concreto di non peccare più, confessando sinceramente le nostre colpe, compiendo la penitenza. La confessione dei peccati, fatta bene, è un mezzo efficacissimo per cambiare vita, perché ci dà la grazia santificante, ed è una sorgente di grazie attuali per uscire definitivamente alla schiavitù del peccato. Insieme con la comunione eucaristica fatta bene è il rimedio di ogni male spirituale.

II - Atti degli Apostoli 2,1-11 – (a) Le promesse di Giovanni Battista (Mt 3,11), quelle di Gesù (Gv 7,37-39; 14,16-17; 14,25-26; 15,26; 16,7.12-14) nel Vangelo e le sue ultime prima della sua Ascensione (At 1,5.8), hanno creato nel cuore degli Apostoli un intenso desiderio di ricevere lo Spirito Santo ed essi si impegnano con Maria in preghiera per chiederne la realizzazione (At 1,14). Gli Apostoli (forse le circa 120 persone di At 1,15?) stanno nel Cenacolo (1 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo) quando avviene un fatto strepitoso: come nell’AT sul Sinai Dio rese sensibile la sua presenza con il terremoto, il suono di tromba, la nuvola impenetrabile, tuoni e lampi, così ora lo Spirito Santo rende sensibile la sua discesa con i fenomeni miracolosi del vento impetuoso (2 Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano) e delle lingue di fuoco (3 Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro); il vento annuncia la presenza e l’azione di Dio, misteriosa e irresistibile come il vento, di cui nessuno sa donde viene e dove va; il fuoco è forza, purificazione, luce, calore. Lo Spirito Santo viene in abbondanza e senza misura (4 e tutti furono colmati di Spirito Santo) e produce frutti straordinari in loro. Non viene dato in misura ristretta, limitata a una missione particolare come nell’AT, ma colma e sovrabbondante; ogni Apostolo riceve la pienezza dello Spirito, fontana d’acqua viva, che è destinata a sgorgare dal seno di quelli che credono in Gesù e non si esaurirà mai. Essa è redenzione, remissione dei peccati e delle pene, santità, filiazione adottiva di Dio, fratellanza con tutti, associazione all’eredità eterna; è anche vita divina da trasmettere, senza che si inaridisca mai la sorgente. Sono realtà che possiamo gustare solo se cresciamo nella fede, speranza e carità, che lo Spirito stesso versa nei nostri cuori e ai quali noi dobbiamo aprirci con docilità. (b) A questa straordinaria venuta dello Spirito, che già sconcerta la gente segue come effetto un altro evento, più strano e sorprendente (6 A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata; 7 Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano): gli Apostoli cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito concedeva loro di esprimersi (4 e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi) e, nonostante essi fossero tutti galilei (7 Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei?), i presenti li sentono parlare nella propria lingua materna (6 perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua; 8 E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?). Il miracolo consiste nel fatto che gli Apostoli, che sono Galilei, parlano in lingue estere, come lo Spirito li fa parlare, e chi li ascolta li capisce nella propria lingua: di più non si può precisare perché le indicazioni sono limitate e i miracoli conservano sempre un lato di oscurità misteriosa. In effetti in quel momento si trovano a Gerusalemme per la festa di Pentecoste Giudei provenienti da tanti paesi vicini e lontani (5 Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo). S. Luca ricorda prima i paesi del Medio Oriente e della Mesopotamia (9 Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea), poi dell’Asia Minore (9-10 e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfìlia), quindi dell’Africa del Nord (10 dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene), e infine i Romani qui residenti (10); non si capisce perché a parte vengano nominati Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi (11). Sono popoli che parlavano lingue incomprensibili ai Galilei e tra di loro. (c) Il contenuto dei discorsi in lingue, che avvengono sotto l’influsso dello Spirito, sono le lodi di Dio per le sue grandi opere (11 e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio) della creazione, della storia sacra, della redenzione per mezzo di Cristo… Lo Spirito Santo era il dono dei doni, che Dio aveva promesso già nell’AT (Gl 3,28; Is 59,21; Ez 36,25-27) e ora viene dato come frutto dell’opera redentrice di Gesù. Egli comunica la vita divina e sostiene la fedeltà dei discepoli. Riceviamo lo Spirito nel battesimo e negli altri sacramenti; prima di ogni preghiera e azione uniamoci a Maria, madre di Gesù e nostra, per chiedere la venuta dello Spirito in noi, perché facciamo tutto bene e ci inseriamo sempre più vitalmente nella nostra famiglia divina: grazie all’attività dello Spirito in noi siamo figli di Dio Padre, fratelli di Gesù Cristo e degli uomini, dimore e amici e spose dello Spirito Santo. Egli ci dà la comprensione di Dio e dell’amore che ci porta; tutto ci fa sentire e gustare e ci comunica, perché lo trasmettiamo anche agli altri; Egli spinge tutti all’azione, ma specialmente quelli che hanno ricevuto i sacramenti della cresima e dell’ordine sacro perché vuole che anche agli altri arrivino con la nostra collaborazione il Vangelo e il Regno di Dio. Proprio così fecero allora gli Apostoli, che non tennero per sé il dono di Dio, ma lo vollero comunicare agli altri. Riflettiamo ed esaminiamoci per vedere che cosa Gesù si aspetta da noi per collaborare alla salvezza dei fratelli.

III - 1Cor 12,3b-7.12-13 – Crediamo che Dio è uno solo in tre persone: l’unico Padre che muove tutti all'azione nella Chiesa e quindi è all'origine di molti tipi di attività (6 vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti); l'unico Figlio, che è il Signore risorto e che all'origine dei tutti i tipi di servizio che sono nella Chiesa (5 vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore); lo Spirito, che è uno solo ed è all'origine dei diversi doni e carismi, che si manifestano nei fedeli (4 Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito). C’è quindi un solo Dio come una sola è la Chiesa, che forma l'unico Corpo mistico di Cristo, pur avendo molte membra, così come ogni corpo è formato di molte membra (12 Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo). Ora a ogni membro del Corpo di Cristo lo Spirito dà un dono o carisma personale, che è sempre per il bene comune (7 A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune). L’unità è assicurata proprio dall’unico Spirito, che dà i diversi doni (7) ed è all'origine dell'unica fede, perché può professare la fede che Gesù è il Signore solo chi è guidato dallo Spirito (3 nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo); inoltre è nell’unico Spirito che veniamo battezzati per formare un solo corpo (13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo): siamo battezzati nello Spirito come all’esterno siamo immersi nell'acqua, e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito (13); infine è questo Spirito che nel battesimo annulla tutte le differenze tra gli uomini (13 in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi). Così chi è nello Spirito e ha lo Spirito in sé ha il gusto dell'unità. Invochiamo da Dio la grazia dell’unità nella Chiesa e fra i credenti in Cristo, ora così divisi fra loro, ma impegniamoci anche a essere animatori di unità, persone che creano la pace.

EUCARESTIA. Offriamo Gesù al Padre per ottenere la grazia più grande, lo Spirito Santo, sorgente di tutti gli altri doni e grazie, che ci vengono dal Padre per i meriti di Gesù Cristo: le grazie si ottengono con la preghiera; chiediamo il dono dello Spirito, raccomandandoci alla Madre di Gesù e nostra e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Ss. Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica VI dell'Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica VI dell'Anno A

I - Giovanni 14,13-21 – 1. Gesù, quando era presente in questo mondo, agiva direttamente nella mente e nel cuore dei discepoli e dei suoi contemporanei, e otteneva i frutti, che tenevano conto della libertà e della collaborazione di ciascuno alle sue ispirazioni. Prima di lasciare questo mondo, avverte gli Apostoli che il mondo non lo vedrà più (19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più) e che comunque egli non li lascerà senza una figura paterna (18 Non vi lascerò orfani), perché verrà lui stesso (18 verrò da voi) con tanti modi di presenza (ben 7!) e manderà lo Spirito Santo. In effetti, dopo che è passato da questo mondo al Padre (Gv 13,1), per mezzo della Passione e Morte e della Risurrezione e Ascensione, siede alla destra del Padre e prega per i suoi discepoli (16 e io pregherò il Padre; cfr. Rm 8,34 e Eb 7,25); ottiene per sé lo Spirito Santo dal Padre e insieme lo effondono sui discepoli (16; ed egli vi darà un altro Paraclito; At 2,33). Lo Spirito continua la missione di Gesù (Gv 20,21-23), di far conoscere agli uomini la verità su Dio e sulle creature (17 lo Spirito della verità) e di infondere l'amore di Dio nei loro cuori (Rm 5,5). Lo Spirito viene per stare per sempre con i discepoli (16 perché rimanga con voi per sempre) e anzi per stare dentro di loro (17 perché egli rimane presso di voi e sarà in voi). Essi conoscono bene lo Spirito (17 Voi lo conoscete), a differenza del mondo, che ha rifiutato di aprire mente e cuore a Gesù, e perciò non conosce lo Spirito e non lo ama, non lo vede e non lo riceve (17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce). In particolare lo Spirito ci fa capire la manifestazione che Gesù fa di se stesso (21 mi manifesterò a lui), perché ha bisogno di essere conosciuto dai singoli discepoli, affinché lo amino di più; egli mostra Gesù ai discepoli per mezzo della fede (19 voi invece mi vedrete), lo fa sperimentare nei vari segni della sua presenza, e opera perché, come Gesù vive della vita del Padre (19 perché io vivo cfr 5,26 e 6,57), così anch’essi vivano della vita di Gesù  (19 e voi vivrete; cfr 3,16; 5,25; 6,51-58); inoltre rivelerà che Gesù è nel Padre (20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio) e il Padre in lui (Gv 14,10: Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?) e anche la mutua immanenza di Gesù nei discepoli e dei discepoli in Gesù (20 e voi in me e io in voi). Lo Spirito non li farà sentire soli perché capiranno che l'assenza di Gesù è solo sul piano della visibilità - non è vera assenza -, perché Egli rimane con loro; non solo verrà alla fine della vita e del mondo, ma viene continuamente (18) nei vari segni della sua presenza. Attività dello Spirito Santo è di infondere la verità nella mente (intelligenza): egli perciò è lo Spirito di verità (17). Lo Spirito fa conoscere Dio, Padre e Figlio e Spirito, e il mondo soprannaturale in genere e aiuta anche a capire meglio tutte le creature grazie ai doni della sapienza, intelletto, consiglio e scienza. In particolare ci porta alla conoscenza intima di Gesù, che deve essere il punto di riferimento della nostra vita. Chiediamo allo Spirito all’inizio della nostra preghiera e di ogni nostra azione che venga in noi e ci guidi a capire bene e a fare tutto bene, sotto la sua guida.

2. L'altra attività dello Spirito Santo è di infondere l'amore di Dio nel cuore (volontà) del discepolo (Rm 5,5). Questo amore che Dio Padre (21 sarà amato dal Padre mio; 3,16; 16,27) e Dio Figlio (21 e anch’io lo amerò; Ef 5,2.25; Gal 2,20) e Dio Spirito (Rm 15,30: l’amore dello Spirito) ha per noi, ci riempie di gioia, perché non c'è felicità più grande dell’amare e sentirsi amati da Dio in particolare - e possibilmente anche dal prossimo - e ciò ci dispone ad amare Dio Padre e Figlio e Spirito (21 Chi ama me) e il prossimo. E’ lo Spirito che mette nel nostro cuore i suoi doni (fortezza, pietà, timor di Dio) e i suoi frutti (Gal 5,22), e innanzitutto l'amore, per cui diventiamo capaci amare Gesù (21) col Padre e lo Spirito e di osservare i comandamenti di Dio (Es 20,2-17; Dt 5,6-21) e di Gesù (15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti) e questa osservanza è il segno che veramente amiamo Gesù, a prescindere dalle sensazioni che noi abbiamo (21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama); la conoscenza e l’amore di Dio rende possibile la connaturalità fra noi e Dio, fra noi e ciascuna Persona della Trinità (19 io vivo e voi vivete), e quindi una comunione vitale sempre più profonda grazie alla fede (17 Voi lo conoscete; 18 verrò a voi; 19 mi vedrete; 20 saprete; 21 mi manifesterò) e alla carità (15 mi amate; 21 mi ama… ama me… amato dl Padre…lo amerò). Allora i comandamenti ci sembreranno facilissimi da osservare, perché saremo trasportati sulle ali dell'amore, che rende possibile l'impossibile, facile il difficile, semplice il complicato. Chiediamo che, come Maria e Giuseppe hanno fatto per primi queste esperienze in una donazione totale a Dio, così ci ottengano di farle anche noi.

2II - Atti degli Apostoli 8,5-8.14-17 – (a) Con la persecuzione contro i cristiani, che scoppiò a Gerusalemme dopo l'assassinio di Stefano da parte dei capi ebrei, i discepoli si dispersero per la Giudea e fuori. Uno dei sette Diaconi andò in una città della Samaria e vi predicò Gesù come il Messia (5 Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo) e la gente in massa prestava molta attenzione, restando incantata per la sua Parola e per i miracoli, che Dio operava per mezzo suo (6 E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva): liberava molti ossessi dai diavoli e guariva gli ammalati (7 Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti). In quella città tantissima fu la gioia (8 E vi fu grande gioia in quella città) e a quelli che aderirono con la fede alla Parola di Dio Filippo diede il battesimo nel nome di Gesù (16 ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù). Per coloro che sono amati da Dio tutto coopera al bene (cfr. Rm 8,28), anche la persecuzione: i cristiani si disperdono fuori di Gerusalemme e portano il Vangelo ai popoli del Mediterraneo Orientale; e così ci sono tanti salvati. Dio si serve di tutto per il bene dei suoi fedeli e della sua Chiesa, se e nella misura in cui questi si affidano a lui. (b) Gli Apostoli furono informati che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio e la fede in Gesù e mandarono Pietro e Giovanni per una verifica (14 Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni). Questi Apostoli completarono l'iniziazione cristiana dei Samaritani convertiti: Filippo, che era solo diacono, aveva dato loro il battesimo, ma non lo Spirito Santo, che non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro (16); gli Apostoli diedero loro anche la cresima o confermazione con l'imposizione delle mani, che dava loro il dono dello Spirito (15 Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo), e l'Eucaristia. Ed effettivamente con l'imposizione delle mani ricevettero il dono dello Spirito (17 Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo), che è il dono indispensabile per vivere la vita cristiana come appare dal Vangelo. Nel battesimo lo Spirito ci rende figli di Dio bambini; nella cresima egli ci rende figli adulti di Dio; come l’adulto ha ricevuto la vita e la trasmette, così il cristiano maturo è colui che ha ricevuto la fede e la vita divina e si impegna con l’apostolato sotto la guida dello Spirito a trasmetterla agli altri, che non l’hanno ancora. Riceviamo la cresima, se non l’abbiamo ricevuta, e facciamo l’apostolato, perché il Vangelo cammina anche con la nostra collaborazione.

III - 1Pietro 3,15-18 - Gesù è il Signore (15 adorate il Signore, Cristo); è vero Dio, oltre che vero uomo, con un corpo come il nostro soggetto alla morte; e in effetti fu ucciso (18 perché anche Cristo è morto… messo a morte nel corpo);  subì la morte una volta per sempre per espiare i peccati degli uomini (18 una volta per sempre per i peccati), lui che era innocente a vantaggio dei peccatori (18 giusto per gli ingiusti), a favore loro, al loro posto; ma Dio lo risuscitò per opera dello Spirito Santo (18 ma reso vivo nello spirito), e in questo modo siamo stati riportati a Dio (18 per ricondurvi a Dio). Da parte nostra noi dobbiamo credere in Cristo e riporre la nostra speranza in lui (15 della speranza che è in voi); dobbiamo adorarlo nel nostro cuore (15 adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori), nel quale egli abita col Padre e lo Spirito Santo; dobbiamo sopportare con pazienza le sofferenze della persecuzione, che Dio permette, nonostante operiamo il bene (17 Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male); dobbiamo anche presentare ai non credenti le ragioni della nostra fede e speranza (15 pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza), con dolcezza e rispetto (15 Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto), e con onestà di vita per confondere e smascherare quelli che dicono male di noi, raccontando frottole (16 con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo). Questo scriveva Pietro 20 secoli fa e vale ancora oggi per noi. Adoriamo Cristo presente in noi, sorgente di vita divina e quindi anche di quelle virtù cristiane necessarie per vivere bene in tempo di pace e in tempi difficili, quando siamo avversati e combattuti, cercando la nostra forza solo in Lui, che resta per noi l’unico punto di riferimento sicuro.

EUCARESTIA. Qui incontriamo Cristo morto e risorto, sorgente di vita divina e di ogni energia di cui abbisogniamo per vivere da autentici suoi discepoli e apostoli. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di nutrirci di Cristo e di trasmetterlo agli altri. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica VI dell'Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica VI dell'Anno A

I - Giovanni 14,13-21 – 1. Gesù, quando era presente in questo mondo, agiva direttamente nella mente e nel cuore dei discepoli e dei suoi contemporanei, e otteneva i frutti, che tenevano conto della libertà e della collaborazione di ciascuno alle sue ispirazioni. Prima di lasciare questo mondo, avverte gli Apostoli che il mondo non lo vedrà più (19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più) e che comunque egli non li lascerà senza una figura paterna (18 Non vi lascerò orfani), perché verrà lui stesso (18 verrò da voi) con tanti modi di presenza (ben 7!) e manderà lo Spirito Santo. In effetti, dopo che è passato da questo mondo al Padre (Gv 13,1), per mezzo della Passione e Morte e della Risurrezione e Ascensione, siede alla destra del Padre e prega per i suoi discepoli (16 e io pregherò il Padre; cfr. Rm 8,34 e Eb 7,25); ottiene per sé lo Spirito Santo dal Padre e insieme lo effondono sui discepoli (16; ed egli vi darà un altro Paraclito; At 2,33). Lo Spirito continua la missione di Gesù (Gv 20,21-23), di far conoscere agli uomini la verità su Dio e sulle creature (17 lo Spirito della verità) e di infondere l'amore di Dio nei loro cuori (Rm 5,5). Lo Spirito viene per stare per sempre con i discepoli (16 perché rimanga con voi per sempre) e anzi per stare dentro di loro (17 perché egli rimane presso di voi e sarà in voi). Essi conoscono bene lo Spirito (17 Voi lo conoscete), a differenza del mondo, che ha rifiutato di aprire mente e cuore a Gesù, e perciò non conosce lo Spirito e non lo ama, non lo vede e non lo riceve (17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce). In particolare lo Spirito ci fa capire la manifestazione che Gesù fa di se stesso (21 mi manifesterò a lui), perché ha bisogno di essere conosciuto dai singoli discepoli, affinché lo amino di più; egli mostra Gesù ai discepoli per mezzo della fede (19 voi invece mi vedrete), lo fa sperimentare nei vari segni della sua presenza, e opera perché, come Gesù vive della vita del Padre (19 perché io vivo cfr 5,26 e 6,57), così anch’essi vivano della vita di Gesù  (19 e voi vivrete; cfr 3,16; 5,25; 6,51-58); inoltre rivelerà che Gesù è nel Padre (20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio) e il Padre in lui (Gv 14,10: Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?) e anche la mutua immanenza di Gesù nei discepoli e dei discepoli in Gesù (20 e voi in me e io in voi). Lo Spirito non li farà sentire soli perché capiranno che l'assenza di Gesù è solo sul piano della visibilità - non è vera assenza -, perché Egli rimane con loro; non solo verrà alla fine della vita e del mondo, ma viene continuamente (18) nei vari segni della sua presenza. Attività dello Spirito Santo è di infondere la verità nella mente (intelligenza): egli perciò è lo Spirito di verità (17). Lo Spirito fa conoscere Dio, Padre e Figlio e Spirito, e il mondo soprannaturale in genere e aiuta anche a capire meglio tutte le creature grazie ai doni della sapienza, intelletto, consiglio e scienza. In particolare ci porta alla conoscenza intima di Gesù, che deve essere il punto di riferimento della nostra vita. Chiediamo allo Spirito all’inizio della nostra preghiera e di ogni nostra azione che venga in noi e ci guidi a capire bene e a fare tutto bene, sotto la sua guida.

2. L'altra attività dello Spirito Santo è di infondere l'amore di Dio nel cuore (volontà) del discepolo (Rm 5,5). Questo amore che Dio Padre (21 sarà amato dal Padre mio; 3,16; 16,27) e Dio Figlio (21 e anch’io lo amerò; Ef 5,2.25; Gal 2,20) e Dio Spirito (Rm 15,30: l’amore dello Spirito) ha per noi, ci riempie di gioia, perché non c'è felicità più grande dell’amare e sentirsi amati da Dio in particolare - e possibilmente anche dal prossimo - e ciò ci dispone ad amare Dio Padre e Figlio e Spirito (21 Chi ama me) e il prossimo. E’ lo Spirito che mette nel nostro cuore i suoi doni (fortezza, pietà, timor di Dio) e i suoi frutti (Gal 5,22), e innanzitutto l'amore, per cui diventiamo capaci amare Gesù (21) col Padre e lo Spirito e di osservare i comandamenti di Dio (Es 20,2-17; Dt 5,6-21) e di Gesù (15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti) e questa osservanza è il segno che veramente amiamo Gesù, a prescindere dalle sensazioni che noi abbiamo (21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama); la conoscenza e l’amore di Dio rende possibile la connaturalità fra noi e Dio, fra noi e ciascuna Persona della Trinità (19 io vivo e voi vivete), e quindi una comunione vitale sempre più profonda grazie alla fede (17 Voi lo conoscete; 18 verrò a voi; 19 mi vedrete; 20 saprete; 21 mi manifesterò) e alla carità (15 mi amate; 21 mi ama… ama me… amato dl Padre…lo amerò). Allora i comandamenti ci sembreranno facilissimi da osservare, perché saremo trasportati sulle ali dell'amore, che rende possibile l'impossibile, facile il difficile, semplice il complicato. Chiediamo che, come Maria e Giuseppe hanno fatto per primi queste esperienze in una donazione totale a Dio, così ci ottengano di farle anche noi.

2II - Atti degli Apostoli 8,5-8.14-17 – (a) Con la persecuzione contro i cristiani, che scoppiò a Gerusalemme dopo l'assassinio di Stefano da parte dei capi ebrei, i discepoli si dispersero per la Giudea e fuori. Uno dei sette Diaconi andò in una città della Samaria e vi predicò Gesù come il Messia (5 Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo) e la gente in massa prestava molta attenzione, restando incantata per la sua Parola e per i miracoli, che Dio operava per mezzo suo (6 E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva): liberava molti ossessi dai diavoli e guariva gli ammalati (7 Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti). In quella città tantissima fu la gioia (8 E vi fu grande gioia in quella città) e a quelli che aderirono con la fede alla Parola di Dio Filippo diede il battesimo nel nome di Gesù (16 ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù). Per coloro che sono amati da Dio tutto coopera al bene (cfr. Rm 8,28), anche la persecuzione: i cristiani si disperdono fuori di Gerusalemme e portano il Vangelo ai popoli del Mediterraneo Orientale; e così ci sono tanti salvati. Dio si serve di tutto per il bene dei suoi fedeli e della sua Chiesa, se e nella misura in cui questi si affidano a lui. (b) Gli Apostoli furono informati che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio e la fede in Gesù e mandarono Pietro e Giovanni per una verifica (14 Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni). Questi Apostoli completarono l'iniziazione cristiana dei Samaritani convertiti: Filippo, che era solo diacono, aveva dato loro il battesimo, ma non lo Spirito Santo, che non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro (16); gli Apostoli diedero loro anche la cresima o confermazione con l'imposizione delle mani, che dava loro il dono dello Spirito (15 Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo), e l'Eucaristia. Ed effettivamente con l'imposizione delle mani ricevettero il dono dello Spirito (17 Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo), che è il dono indispensabile per vivere la vita cristiana come appare dal Vangelo. Nel battesimo lo Spirito ci rende figli di Dio bambini; nella cresima egli ci rende figli adulti di Dio; come l’adulto ha ricevuto la vita e la trasmette, così il cristiano maturo è colui che ha ricevuto la fede e la vita divina e si impegna con l’apostolato sotto la guida dello Spirito a trasmetterla agli altri, che non l’hanno ancora. Riceviamo la cresima, se non l’abbiamo ricevuta, e facciamo l’apostolato, perché il Vangelo cammina anche con la nostra collaborazione.

III - 1Pietro 3,15-18 - Gesù è il Signore (15 adorate il Signore, Cristo); è vero Dio, oltre che vero uomo, con un corpo come il nostro soggetto alla morte; e in effetti fu ucciso (18 perché anche Cristo è morto… messo a morte nel corpo);  subì la morte una volta per sempre per espiare i peccati degli uomini (18 una volta per sempre per i peccati), lui che era innocente a vantaggio dei peccatori (18 giusto per gli ingiusti), a favore loro, al loro posto; ma Dio lo risuscitò per opera dello Spirito Santo (18 ma reso vivo nello spirito), e in questo modo siamo stati riportati a Dio (18 per ricondurvi a Dio). Da parte nostra noi dobbiamo credere in Cristo e riporre la nostra speranza in lui (15 della speranza che è in voi); dobbiamo adorarlo nel nostro cuore (15 adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori), nel quale egli abita col Padre e lo Spirito Santo; dobbiamo sopportare con pazienza le sofferenze della persecuzione, che Dio permette, nonostante operiamo il bene (17 Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male); dobbiamo anche presentare ai non credenti le ragioni della nostra fede e speranza (15 pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza), con dolcezza e rispetto (15 Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto), e con onestà di vita per confondere e smascherare quelli che dicono male di noi, raccontando frottole (16 con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo). Questo scriveva Pietro 20 secoli fa e vale ancora oggi per noi. Adoriamo Cristo presente in noi, sorgente di vita divina e quindi anche di quelle virtù cristiane necessarie per vivere bene in tempo di pace e in tempi difficili, quando siamo avversati e combattuti, cercando la nostra forza solo in Lui, che resta per noi l’unico punto di riferimento sicuro.

EUCARESTIA. Qui incontriamo Cristo morto e risorto, sorgente di vita divina e di ogni energia di cui abbisogniamo per vivere da autentici suoi discepoli e apostoli. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di nutrirci di Cristo e di trasmetterlo agli altri. (mons. Francesco Spaduzzi)