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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Pasquale: Domenica II dell’anno A – o della Divina Misericordia

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica II dell’anno A – o della Divina Misericordia

I - Giovanni 20,19 31- Siamo nella sera del primo giorno della settimana ebraica (19 La sera di quel giorno, il primo della settimana), la nostra domenica, due giorni dopo la morte e il seppellimento di Gesù. Di mattina presto alcune donne hanno trovato la tomba di Gesù non custodita dai soldati e vuota e hanno ricevuto da uno (Mt 28,5) o due Angeli (Lc 24,4) l'annuncio che Gesù è risorto e li aspetta in Galilea (Mt 28,7); alcune di loro hanno visto anche Gesù Risorto (Mt 28,9; Gv 20,11-18). Pietro e Giovanni sono andati alla tomba e l'hanno trovata vuota: Giovanni ha creduto subito nella risurrezione (Gv (20,8), Pietro solo successivamente; due discepoli sono andati lenti e tristi da Gerusalemme a Emmaus, ma sono tornati veloci e gioiosi e hanno raccontato di aver visto Gesù (Lc 24,13ss); qui hanno saputo che Gesù è apparso risorto anche a Pietro. (a) A sera nel Cenacolo, a porte chiuse entra Gesù, si presenta in mezzo ai discepoli (19 mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo), e li trova che discutono animatamente fra di loro: alcuni credono alla Sua resurrezione e altri no. Gesù rivolge loro il saluto solito degli Ebrei: «Pace a voi!» (19); sulla bocca di Gesù non è un semplice augurio ma una parola in azione: dà loro la pace realmente, e anche la gioia perché fa sentire loro la certezza che Egli è veramente risorto (20 E i discepoli gioirono al vedere il Signore) in quanto mostra le piaghe, ormai gloriose, delle mani e del costato come garanzia che è proprio lui e vivo (20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco). Gesù appare col corpo risorto, cioè col corpo impassibile nel senso che è sensibile ma non può più soffrire o morire, sottile o spirituale nel senso che penetra la materia, agile nel senso che si sposta con grandissima facilità, chiaro o con splendore nel senso che è bellissimo - lo è sempre stato, ma adesso lo è molto di più. I discepoli tutti credono che è risorto, e noi con loro: lo adoriamo come Dio fatto uomo, morto e risuscitato per la nostra salvezza; gioiamo anche noi, perché, dopo tante sofferenze e la morte dolorosissima e infamante, Gesù è nella gloria. Se perseveriamo nella fede e nella carità, anche noi condivideremo con lui la vita eterna già qui, la beatitudine in paradiso dopo la morte e la sua risurrezione gloriosa alla fine del mondo. (b) Gesù li risaluta (21 Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!) e ricorda loro che egli ha ricevuto dal Padre una missione di salvezza – e l’ha compiuta - e ora l’affida a loro (21 Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi), perché essa deve proseguire dopo la sua ascensione al cielo fino alla fine degli uomini sulla terra. Come loro sostegno per compiere la missione, soffiando su di loro, Gesù dona loro il suo Spirito (22 Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo), quello stesso Spirito che Lo aveva guidato in tutta la sua vita. Poiché i credenti - purtroppo - continueranno a peccare, anche dopo la conversione, Gesù conferisce agli Apostoli e ai loro successori il potere di perdonare i peccati: A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati (23): siamo ai vertici della misericordia di Gesù; egli si preoccupa della salvezza delle generazioni future; anche a loro è necessario annunciare il Vangelo della salvezza e dare il perdono dei peccati, che sono la nostra miseria; di qui la necessità di prolungare nel tempo la sua missione e di abilitare gli Apostoli e i loro successori a compierla bene con l’aiuto dello Spirito Santo. Ringraziamo Gesù per questo suo amore misericordioso, che si esprime nella continuazione della sua missione e nel dono del sacramento della riconciliazione, al quale faremo bene ad accostarci almeno una volta al mese.

2. Tommaso non era presente a questa apparizione (24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù) e rifiuta di credere a quello che dicono gli altri (25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!»); si mostra disposto a credere alla resurrezione di Gesù solo se lo vede coi suoi occhi e lo tocca con le proprie mani (25 Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»). Gesù, paziente e misericordioso, appare di nuovo, otto giorni dopo, questa volta presente Tommaso; augura a tutti la pace (26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!») e si rivolge direttamente a Tommaso, lo invita a guardare e toccare secondo il suo desiderio (27 Poi disse a Tommaso: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco), e lo esorta a smetterla col rifiuto di credere (27 e non essere incredulo, ma credente!); egli fa la sua professione di fede: “Gesù, tu sei «Mio Signore e mio Dio!»” (27), cioè riconosce Gesù come il vero Dio, che si è manifestato Yahweh nell'AT. Gesù gli fa osservare che è felice chi crede anche se non ha la possibilità di vedere e toccare come ha preteso lui (29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»); così avverrà nelle generazioni future. Proprio per questo Giovanni ha scritto il Vangelo e ha raccontato alcuni dei molti miracoli (30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro) per aiutare a credere in Gesù, Figlio di Dio e Dio e vero uomo, Signore e Salvatore (31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome): la fede è indispensabile per avere la vita divina ed eterna. Tommaso è arrivato alla fede piena solo dopo aver ricalcitrato, perché attaccato alle proprie idee, alle quali Dio si sarebbe dovuto piegare; certo Dio ci attira verso la fede nel rispetto della nostra libertà, ma vuole anche che ci abbandoniamo a lui e ci lasciamo guidare da lui. Purtroppo tante volte vogliamo mettere le condizioni a Dio, rivelando tutta la nostra superbia e limitatezza mentale. Chiediamo la semplicità di cuore e di mente davanti a Dio che ci parla. Sentiamo come particolarmente rivolta a noi la beatitudine di credere senza vedere.

II - Atti  degli Apostoli 2,42 47 - Il Libro degli Atti ci racconta come vivevano la vita cristiana i primi discepoli dopo la Pentecoste, essi che avevano creduto e messo la speranza in Dio e si impegnavano ad amare Dio e il prossimo. La loro vita spirituale si alimentava con la Parola di Dio, offerta dall'insegnamento degli Apostoli (42 Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli), che creava la comunione (42 e nella comunione) di pensieri e sentimenti fra i fratelli, con le preghiere comuni (42 e nelle preghiere) e con la partecipazione all'Eucaristia (42 e nello spezzare il pane), valorizzate con perseveranza (42), quindi non a singhiozzo o a intermittenza. Si aiutavano anche frequentando il Tempio (46 Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio) e celebrando le lodi di Dio (47 lodando Dio), condividendo in comune i pasti (46 e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore) e praticando la condivisione dei beni (44-45 Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45 vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno). La vita dei fedeli era sostenuta dai prodigi degli Apostoli (43 e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli) e dalla crescita prodigiosa della comunità a opera di Gesù (47 Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati); nello stesso tempo il timore di Dio (amore e rispetto), invadeva i credenti e i non credenti (43 Un senso di timore era in tutti) e la gente guardava loro con simpatia e favore (46 e godendo il favore di tutto il popolo). Esaminiamoci per vedere che spazio diamo all’ascolto della Parola di Dio nella liturgia e per conto nostro – indispensabile per conoscere il piano di Dio su di noi -; quanto l’Eucarestia è importante per noi e se vi partecipiamo ogni domenica con le dovute disposizioni di fede in modo che essa produca la comunione con Gesù e con i fratelli; se questa comunione diventa vita concreta di aiuto al prossimo. Troveremo certamente tanto da correggere.

III - 1Pietro 1,3-9 - Il piano di salvezza di Dio rivela la sua misericordia infinita e prevede la morte e resurrezione di Gesù (3 che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti), grazie al quale Dio ci dona la rinascita spirituale (3) e la salvezza delle anime (9; 5 in vista della salvezza), in attesa dell'eredità incorruttibile, eterna, senza macchia (4 per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce), che ci è conservata in cielo da lui stesso (4 Essa è conservata nei cieli per voi). La salvezza è la meta della nostra fede (9 mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime); al centro c’è Gesù, nel quale crediamo senza averLo visto (8 e ora senza vederlo, credete in lui); la nostra fede si perfeziona grazie alle prove della vita (6 anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove), alle quali siamo sottoposti per la nostra purificazione (7 affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco -), e ci procurerà lode, onore e gloria (7 torni a vostra lode, gloria e onore). Mentre stiamo in questo mondo è Dio che per la sua misericordia onnipotente ci custodisce mediante la fede (5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede). La salvezza, tutta dono di Dio, apparirà in tutto il suo splendore solo alla fine dei tempi (5 che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo), quando Gesù tornerà la seconda volta (7 quando Gesù Cristo si manifesterà). La salvezza è anche oggetto della nostra speranza (3 per una speranza viva) e deve essere accompagnata dalla carità: amiamo il Padre, che benediciamo (3 Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo) e amiamo Gesù, anche se non lo vediamo (8 Voi lo amate, pur senza averlo visto). Così siamo gioiosi già ora (6 Perciò siete ricolmi di gioia; 8 Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa), in attesa della felicità eterna. Dio ci offre la salvezza nella sua infinita misericordia per mezzo di Gesù nello Spirito Santo e noi la riceviamo praticando la fede, speranza e carità.

EUCARESTIA. Nella festa della Divina Misericordia la Parola di Dio ci invita a rinnovare la nostra fede e speranza nella misericordia di Gesù, riflesso dell’infinita misericordia di Dio: Egli per e con amore ci ha donato il Figlio per la nostra redenzione, che si rende presente nell’Eucarestia, e lo Spirito Santo per la nostra santificazione. Chiediamo per intercessione della Vergine Madre e di S. Giuseppe, dei Santi Angeli Custodi e Santi Patroni, specie di S. Faustina Kowalska, di sapere approfittare dell’amore infinito della Trinità per noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica I di Pasqua (Domenica di resurrezione)

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica I di Pasqua (Domenica di resurrezione)

I - Giovanni 20,1-10 – 1. Maria Maddalena va alla tomba di Gesù con altre donne (cfr Mc 16,1; Mt 28,1), quando è ancora buio (1 Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio). Il giorno precedente le loro riflessioni e sentimenti erano tutti concentrati su Gesù, che costituiva l'unico argomento dei loro dialoghi e l'unico pensiero del loro silenzio: un dolore vivissimo, proporzionato al loro amore intensissimo, accompagnò la loro giornata; erano tristi. Anche Maria Vergine era addolorata, ma serena, come sempre nella sua vita perché lei sempre si adeguava in tutto alla volontà di Dio e, scoprendola negli avvenimenti, trovava la sua pace, grazie alla sua fede piena in Gesù, Dio e Uomo, e nella resurrezione, che sarebbe seguita alla Sua morte. Tale fede purtroppo non avevano gli Apostoli e le pie donne e perciò la loro attenzione va alla morte di Gesù, senza speranza della sua risurrezione; per loro la morte di Gesù significa che tutto è finito: niente Regno di Dio, concepito a modo loro, e niente salvezza eterna, di cui avevano idee sbagliate e incomplete e neanche si preoccupavano troppo. Vanno le donne alla tomba, dove si aspettano di trovare Gesù morto, forse con l'intenzione di completare l'imbalsamazione, fatta affrettatamente due giorni prima; strabuzzano gli occhi nel vedere ribaltata la pietra del sepolcro (1 e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro). Maria, lasciando presso la tomba le compagne, corre a Gerusalemme, forse al Cenacolo, e avverte Giovanni e Pietro della scomparsa del corpo di Gesù (2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»). Il sospetto delle donne davanti alla pietra ribaltata e alla tomba vuota è che i soldati, che lo avevano in consegna, di loro iniziativa o per ordine superiore lo abbiano portato in luogo sconosciuto. Neanche un briciolo di spazio lasciano all'ipotesi della resurrezione di Gesù, perché non ci pensano affatto, nonostante Gesù l’aveva preannunziata insieme alla Passione tante volte. Gesù aveva parlato della sua Passione e Morte quando nessuno la poteva prevedere e niente la faceva immaginare; eppure si era verificata nei particolari! Perché non credere ora alla risurrezione di Gesù, che egli aveva annunziato insieme alla morte? Non seguiamo il cattivo esempio della poca fede degli Apostoli e delle donne, ma quello buono di Maria Vergine: crediamo totalmente a Gesù, a tutto quello che dice, a tutto quello che fa.

2. Pietro e Giovanni corrono al sepolcro (3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro); è più veloce Giovanni (4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro), perché più giovane e perché si sentiva amato di più (2) e certo amava di più: l'amore aveva dato le ali ai piedi a Maria Maddalena e ora le dà a Giovanni; arriva per primo (4 e giunse per primo al sepolcro) e dà uno sguardo attento alla tomba, dove vede le bende per terra, ma non entra (5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò); arriva Pietro ed entra e vede per terra i teli (6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là) e il sudario, utilizzato sulla testa di Gesù, piegato in ordine e messo da parte (7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte). Giovanni entra anche lui e la posizione e il modo in cui si trovano sistemati bende, teli e sudario, lo porta a escludere il furto: all’improvviso si ricorda delle profezie di Gesù circa la Sua resurrezione e crede (8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette) che Gesù è veramente risorto, così come appariva già nelle profezie dell'AT; forse Pietro continuava ad avere qualche perplessità (9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti); ma ormai Giovanni vede Gesù in una luce nuova: è Dio e uomo, Messia e Salvatore, Maestro e Modello. Mentre tornano a casa (10 I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa), certamente Giovanni avrà convinto Pietro delle ragioni della sua fede. Questa fede piena in Gesù dobbiamo alimentare anche noi con la preghiera e la meditazione della Parola di Dio; dobbiamo moltiplicare gli atti di fede e insistere con Dio perché ci conceda di crescere in essa.

II - Atti 10,34a.37-43 - Pietro parla ad alcuni pagani, simpatizzanti dell'ebraismo, che si sono riuniti a casa del centurione Cornelio: questi ha ricevuto la visita di un Angelo, che gli ha detto di mandare a chiamare Pietro e seguire le sue indicazioni per salvarsi. Pietro va da lui e trova familiari e amici, raccolti in attesa della sua parola (34 Pietro allora prese la parola e disse); tra l’altro ricorda loro ciò che già sanno, e cioè che Giovanni Battista aveva amministrato il battesimo (37 dopo il battesimo predicato da Giovanni); quindi dalla Galilea era partito Gesù di Nazaret (37 Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea), consacrato da Dio con lo Spirito Santo e la sua potenza: aveva fatto del bene e aveva guarito coloro che il diavolo teneva schiavi per mezzo del peccato; la sua forza veniva dal fatto che Dio era con lui sempre (38 cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui). Gli Apostoli sono testimoni di tutti questi avvenimenti e in particolare della sua uccisione da parte dei capi con la crocifissione (39 E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce), e della sua risurrezione (40 ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno). Gesù non si era manifestato risorto a tutto il popolo ma solo agli Apostoli e ad altri, che fecero vita quotidiana con lui, mangiando e bevendo e dialogando con lui (40-41 e volle che si manifestasse, 41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti). Gesù stesso poi aveva affidato agli Apostoli la missione di annunziare che Egli con l'ascensione è andato al cielo, ma tornerà come giudice di tutti gli uomini, perché tale è stato costituito da Dio (42 E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio). I Profeti dell’AT avevano predetto che per mezzo di Gesù gli uomini potevano avere il perdono dei peccati prima del Giudizio a condizione che credessero in lui (43 A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome) come Dio e Uomo, Messia e Salvatore, Maestro e Modello: è quello che dobbiamo fare anche noi, cioè credere in Gesù e vivere secondo i suoi insegnamenti ed esempio.

III - 1Corinzi 5,6-8 - Colossesi 3,14 – (a) L’evento della Pasqua (= passaggio) ebraica era il “passaggio” (dell'Angelo) di Dio attraverso l'Egitto, che sterminava i primogeniti degli Egiziani e dei loro animali e lasciava vivi quelli degli ebrei, ma subito fu inteso anche come il “passaggio” del mare dei Giunchi o Mar Rosso da parte degli Ebrei in cammino verso la Palestina e la libertà. Questo passaggio di Dio fu preceduto per Suo volere dalla fede degli Ebrei nella Sua promessa di liberazione e dal loro impegno di obbedirGli (= sacrificio di se stessi a Dio) e dall’uccisione di un agnello (segno del sacrificio predetto) per ogni famiglia o gruppo di persone; esso fu mangiato, accompagnato da pane azzimo, rito che dovevano ripetere ogni anno come la loro festa più grande per ricordare la liberazione dall’Egitto. Il sacrificio di stessi, offerto a Dio e accettato da Lui, e l’offerta dell’agnello con la manducazione di esso rappresentavano la garanzia che Egli offriva agli Ebrei per rassicurarli che certamente li avrebbe liberati. “Pasqua” era chiamato il passaggio di Dio e degli Ebrei, ma lo era anche l'agnello che era stato mangiato in quell’occasione e si sarebbe mangiato col pane azzimo nel futuro, ed era anche il nome della celebrazione annuale.  (b) La Pasqua di Gesù Cristo è il suo “passaggio” da questo mondo al Padre (Gv 12,1), cioè concretamente la sua Passione e Morte e la sua Resurrezione e Ascensione al cielo; questa Pasqua di Gesù è il preludio e la sorgente e la causa della Pasqua del credente in lui, del cristiano, che deve “passare” dalla sua situazione di morto spiritualmente a causa del peccato alla condizione di vivo spiritualmente grazie alla vita divina, che Dio ha comunicato a Cristo e Cristo comunica al credente. Prima di realizzare questa Sua Pasqua, Gesù celebra l'ultima Pasqua valida degli Ebrei e vi inserisce l'offerta di Se stesso al Padre per fare la sua volontà (= sacrificio), e del suo pane e del suo vino (segno del suo sacrificio personale), che trasforma nel suo Corpo, che viene dato per noi, e nel suo Sangue, che viene versato per noi nella Passione e Morte. Gesù ordina ai discepoli di mangiarlo come segno di unione con lui e quindi come garanzia di questa comunione, che dà la salvezza e si realizza grazie alla fede, speranza e carità, e per mezzo dell'Eucarestia e degli altri sacramenti. Gesù ordina di ripetere senza limiti di tempo e di numero questi suoi gesti in memoriale di Lui e della Sua Passione e Morte per realizzare la salvezza dei singoli nel corso dei secoli. I cristiani continueranno a usare il pane azzimo e il vino quale segno dell’offerta di se stessi a Dio in sacrificio, come li aveva usati Gesù nell'Ultima Cena. “Pasqua” è il “passaggio” di Cristo e dei fedeli, Pasqua è la cena fatta da Gesù e la cena che fanno i cristiani o eucaristia per ricordare e realizzare la loro liberazione dal peccato e dalla morte, e Pasqua è anche la festa che fa memoria di questo evento di salvezza.

(a) Tenendo presenti questi concetti circa la Pasqua ebraica e la Pasqua di Cristo, possiamo meglio gustare i due brevissimi testi di S. Paolo, che sono proposti alla scelta del celebrante. S. Paolo parte dal pane azzimo, che si usa nella celebrazione ebraica e nella celebrazione cristiana per ricordare che Cristo è la nostra Pasqua ed è stato immolato (7 E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!); e il fedele? Egli era uomo vecchio, pasta fatta col lievito, che viene dalla pasta vecchia (6 Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta?), ma ha tolto ormai di mezzo il lievito (7 Togliete via il lievito vecchio), è diventato azzimo (7 poiché siete azzimi), pasta nuova (7 per essere pasta nuova), uomo nuovo per la sua unione con Cristo; perciò deve celebrare la Pasqua evitando il peccato, simboleggiato dal lievito (8 Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità), e facendo il bene (8 ma con azzimi di sincerità e di verità), simboleggiato dai pani azzimi. (b) Gesù è morto ed è risuscitato (1) ed è ormai nella gloria, seduto alla destra del Padre (1 lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio); con l’Ascensione al cielo Gesù è diventato invisibile e quindi si è nascosto agli occhi degli uomini, pur continuando a essere ben presente e in attività in tanti modi; si renderà di nuovo visibile alla fine del mondo, in occasione della sua seconda venuta, quando si manifesterà in tutto il suo splendore (4 Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato). Anche i credenti sono morti al peccato (3 Voi infatti siete morti) e alla vita vecchia con stile mondano (2 non a quelle della terra), e sono risorti con Cristo (1 Se dunque siete risorti con Cristo) e di conseguenza devono concentrare la loro attenzione sulle realtà eterne e cercarle, quelle di lassù (2 rivolgete il pensiero alle cose di lassù; 1 cercate le cose di lassù), dove è Cristo (1). Ma come Cristo in cielo in qualche modo fa vita nascosta, così i fedeli fanno vita nascosta agli occhi del mondo (3 e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!), non sono notati e apprezzati; ma quel che conta è che essi appariranno quello che veramente sono quando si presenteranno insieme con Gesù nella gloria (4 allora anche voi apparirete con lui nella gloria), nella sua seconda venuta. Il nostro impegno deve essere di morire al peccato, lottando contro il diavolo, il mondo e le tendenze cattive, e vivere la vita nuova in Cristo, consentendo allo Spirito Santo di agire liberamente in noi e portarci alle vette della vita divina, che è la santità.

EUCARESTIA. Gesù, morto e risuscitato, è presente nell’Eucarestia, memoriale della sua Passione e Morte, della sua Resurrezione e Ascensione al Cielo. Noi ci uniamo a lui nell’offerta di se Stesso al Padre e nella Comunione Eucaristica e così, per la grazia che ci comunica, diventiamo capaci, di morire al peccato e risuscitare a vita nuova e prepararci alla resurrezione gloriosa del nostro corpo alla fine del mondo. Chiediamo alla nostra Madre Celeste e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano di seguire il loro esempio per ottenere gli stessi risultati spirituali. (mons. Francesco Spaduzzi)

Domenica delle Palme dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Domenica delle Palme dell'anno A

I - Matteo 26,14-27,66 - 1. Non perdiamo di vista che la vita e morte di Gesù si capiscono solo in un contesto di amore: l’amore del Padre per il mondo (Gv 3,16), l’amore di Gesù per la Chiesa (Ef 5,25) e per gli uomini (Ef 5,2), e per ciascuno di noi (Gal 2,20), l’amore dello Spirito Santo (Rm 5,5;15,3); le singole Persone della Trinità hanno voluto l’Incarnazione e la Passione e Morte di Gesù per la redenzione dell’umanità e vi hanno cooperato alla realizzazione in modo personale. Perciò dietro ogni particolare della Passione impariamo a scoprire sempre l’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo per tutti gli uomini e per ciascuno di essi - me compreso. Il racconto della Passione si apre con un grandissimo dolore di Gesù: il tradimento di Giuda (26,14-16). Tra l’altro Giuda apprezza così poco Gesù che lo vende per il prezzo di uno schiavo: 30 monete d'argento; il sabato precedente Maria, la sorella di Lazzaro, aveva bruciato 300 denari per un semplice profumo in onore di Gesù (Gv 12,1ss)! Nel frattempo, durante l’ultima cena pasquale ebraica valida (17ss), Gesù istituisce l'Eucaristia (26-28), sommo dono del suo amore senza limiti per noi: si fa nostro cibo e bevanda. Egli con grande dolore del suo Cuore preannuncia il tradimento di un apostolo (21-25), il rinnegamento di Pietro (34) e l'abbandono da parte degli Apostoli (31).

2. Poi si reca al Getsemani, dove prova tristezza e noia, paura e angoscia (37) fino a sentirsi morire (38); qui sperimenta il primo abbandono dei discepoli, che dormono invece di pregare e fargli compagnia (40-41). Seguono l’orribile bacio di Giuda (49-50), che Gesù non rifiuta per fare  un ultimo tentativo di salvarlo, e l'arresto di Gesù (55), nonostante il Suo miracolo della guarigione di Malco, frutto della sua misericordia per i suoi nemici (51-52). Gli Apostoli abbandonano anche fisicamente Gesù (56). I suoi giudici da tempo sono suoi nemici, perché li ha rimproverati per la loro immoralità (57.59): proprio davanti a loro Gesù proclama di essere il Messia e Figlio di Dio (63-64 Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». 64 «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo/ seduto alla destra della Potenza/ e venire sulle nubi del cielo»), con la ovvia conseguenza della condanna a morte (66-67 Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; 66 che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!»), ingiusta in tutti i sensi, e degli insulti fisici e morali da parte dei capi: Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?» (67-68). Sommo dolore danno al suo Cuore il rinnegamento di Pietro (69-75), al quale Egli dona un intenso dolore del suo peccato fino alle lacrime, e il suicidio di Giuda (27,3-10), per il quale Gesù muore come per tutti gli altri uomini.

3. Gli Ebrei possono condannare a morte ma non eseguire la condanna senza l’autorizzazione del governatore romano, e perciò Gesù viene portato da Pilato, che l’interroga: «Sei tu il re dei  Giudei?» (11) e si convince che è innocente e perciò tenta di liberarlo, proponendo al popolo la scelta tra Gesù e Barabba (15-18); nel frattempo c’è il tentativo della moglie di Pilato di salvare Gesù (19); la folla, sobillata dai capi, sceglie Barabba (20-21) e chiede la crocifissione di Gesù (22-23): una cosa veramente assurda, perché gli Ebrei chiedono a un odiato Romano di far morire un ebreo… Pilato cerca di scaricare la sua responsabilità sulla folla, lavandosi le mani (24), e la folla l’accetta (24-25): ne sperimenterà le conseguenze spaventose molto presto con la strage degli Ebrei e la distruzione di Gerusalemme e del Tempio. Gesù viene flagellato in preparazione alla crocifissione (26) e oltraggiato con la coronazione di spine, dolorosissima sotto l’aspetto fisico e morale (27-31): le prese in giro e sputi e percosse sulla testa, coronata di spine, con un bastone che fungeva da scettro.

4. Caricato della croce (32), Gesù va al Calvario (33), dove rifiuta il vino drogato (34), che avrebbe alleggerito la sua sofferenza. Viene crocifisso, pena dolorosissima e infamante (35); riceve gli insulti dei passanti (39-40), dei capi dei sacerdoti e degli scribi e degli anziani (41-43), e dei due ladri (44). Poi invoca con un grido il Padre (4), rinuncia a bere (48-49) e muore con un alto grido, che secondo i medici significa che Gesù è morto per emopericardio, cioè letteralmente per rottura del cuore con dolore intensissimo. Tutto questo per noi Gesù soffre nell'anima e nel corpo per espiare i nostri peccati contro i dieci comandamenti, i nostri vizi capitali, tutto il male che ci facciamo reciprocamente. Solo Dio Padre può salvarci per i meriti di Gesù e con l’attività dello Spirito in noi; Questi riprodurrà in noi le disposizioni del ladro pentito e salvato nei confronti di Gesù: fede, speranza e carità, verso Gesù e verso il prossimo, riconoscimento e dolore dei nostri peccati, proposito di non peccare più, accettazione della sofferenza in espiazione dei nostri peccati e per collaborare con Gesù alla conversione dei nostri fratelli. Sono disposizioni necessarie, anzi indispensabili, per consentire a Dio di incamminarci verso la salvezza.

II - Isaia 50,4-7 - Il profeta Isaia fa parlare in prima persona il Servo di Yahwè, un personaggio misterioso e dalle caratteristiche uniche, che incontriamo 4 volte nel libro di Isaia (42,1-449,1-650,4-952,13-53,12). Nel nostro brano egli dichiara che è Dio stesso che gli rivolge la Parola (5 Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio), costantemente (4 Ogni mattina fa attento il mio orecchio), e lo ha reso discepolo attento (4) e docile (5 e io non ho opposto resistenza), come buon servo nei confronti del padrone. In tal modo Dio lo ha reso ottimo discepolo nei Suoi confronti (4 perché io ascolti come i discepoli) e lo ha reso capace di parlare agli altri, specialmente a quelli scoraggiati per le sofferenze della vita (4 Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato). Il Servo - discepolo si è lanciato con coraggio nell'apostolato (5 non mi sono tirato indietro), nonostante le difficoltà che ha incontrate e che si sono trasformate in persecuzione e maltrattamenti umilianti e dolorosi (6 Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi). Ma il Servo non si perde d’animo e rimane fedele alla sua missione, perché sa che Dio è con lui e lo aiuta (7 Il Signore Dio mi assiste), e i nemici non riusciranno a piegarlo (7 per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra) ed egli non resterà deluso e confuso (7 sapendo di non restare confuso). Il Servo di Yahwè è Gesù, il Cristo, cioè il Messia, che compie la sua missione con la predicazione in quanto trasmette la Parola, che ascolta dal Padre, e affronta la Passione e Morte per la salvezza degli uomini. Così Gesù ci salva e vuole trovare in ogni suo discepolo un collaboratore per la salvezza del prossimo, uno che sia buon discepolo e missionario, che sappia soffrire con Lui e in Lui per la salvezza dell'umanità. Gesù si aspetta e desidera questo da ciascuno di noi: ci ha salvati e ci vuole salvatori del prossimo.

III - Filippesi 2,6-11 - Paolo offre una sintesi della Persona di Gesù e della sua vita e della sua opera redentrice. Gesù è Dio (6 pur essendo nella condizione di Dio) dall'eternità; è il Figlio di Dio: con il Padre e lo Spirito Santo ha diritto a manifestare la sua divinità chiaramente e a vederla riconosciuta e rispettata; ma egli non si mostra geloso e attaccato a questa gloria esterna del suo essere Dio (6 non ritenne un privilegio/ l’essere come Dio) e fa il primo grande atto di umiltà, diventando creatura e quindi servo di Dio: continua a essere Dio – e non poteva rinunciarvi -, ma diventando uomo (7 Dall’aspetto riconosciuto come uomo,… diventando simile agli uomini), nasconde la sua divinità (7 ma svuotò se stesso) e diventa come una qualsiasi creatura - servo (7 assumendo una condizione di servo). Dopo essere diventato uomo, fa un altro atto di umiltà, che è di affrontare la Passione e Morte di croce in piena obbedienza al Padre (8 umiliò se stesso/ facendosi obbediente fino alla morte/ e a una morte di croce). Al duplice abbassamento di Gesù (diventare uomo e affrontare la Passione e Morte), il Padre risponde con l’esaltarlo al di sopra di tutte le creature per mezzo della Resurrezione e Ascensione al cielo (9 Per questo Dio lo esaltò): gli ha dato il nome più grande (9 e gli donò il nome/ che è al di sopra di ogni nome), cioè  «Gesù Cristo è Signore!» (11); davanti a lui ogni creatura si deve prostrare in adorazione (10 perché nel nome di Gesù/ ogni ginocchio si pieghi/ nei cieli, sulla terra e sotto terra) e ogni uomo deve proclamarlo tale (11 e ogni lingua proclami). Tutto è per la glorificazione di Gesù e di Dio Padre (11 a gloria di Dio Padre). Sì, perché tale è il fine di ogni creatura e di tutto il creato: tutti abbiamo origine da Dio e dobbiamo vivere e agire per la sua gloria; Gesù ce ne ha dato l’esempio in ogni momento della sua vita col compimento fedele della volontà del Padre, e spingendo la sua obbedienza fino alla morte di croce. Non ci stanchiamo di contemplare Gesù in qualsiasi mistero della sua vita e in particolare sulla croce: così Egli progressivamente occuperà i nostri pensieri, sentimenti e affetti e regolerà le nostre parole, azioni e omissioni. Consentiremo a Gesù di salvarci e di salvare il nostro prossimo con la nostra collaborazione.

EUCARESTIA. Essa è il memoriale della Passione del Signore, rende cioè presente la persona di Gesù, che ora è nella gloria, con un’attenzione particolare alla sua Passione e Morte, perché nell’istituzione Gesù fa riferimento esplicito al suo Corpo dato alla morte e al suo Sangue versato. Incontrando Gesù, riceviamo da lui tutti i frutti della sua Passione e Morte, cioè il perdono dei peccati e la salvezza eterna. Preghiamo la Vergine Addolorata e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, particolarmente quelli che sono stati più vicino al Cristo sofferente allora e nel corso dei secoli, perché ci ottengano di ricambiare l’amore di Gesù e della Trinità per noi. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica V dell’Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica V dell’Anno A

I - Giovanni 11,1-45 - 1. E’ una storia d'amore anzitutto fra Gesù e questa famiglia. (a) Gesù ama i tre componenti della famiglia, uno per uno (5 Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro); loro lo sanno e perciò le sorelle Lo avvertono della malattia di Lazzaro, amato (3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato»), con una muta richiesta di intervento: vivono un fiducioso abbandono a Gesù e a quello che deciderà di fare; così fa Maria alle nozze di Cana: non esplicita la sua richiesta (Gv 2,3), ma ha fiducia piena in Gesù, perché è convinta che tutto quello che suo Figlio farà sarà il meglio possibile – come Gesù si affida al Padre: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato» (41-42). Anche i Giudei sottolineano questo amore di Gesù per Lazzaro (36 Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!»), quando Gesù si commuove e si turba (33 si commosse profondamente e, molto turbato) e piange (35 Gesù scoppiò in pianto). Gesù stesso non nasconde il suo amore per l’amico (11 Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo»). L’amore di Gesù per questi 3 rivela il suo atteggiamento fondamentale, che è quello dell'amore verso tutti gli uomini (Ef 5,2,25) e verso ciascuno di noi (Gal 2,20): egli qui lo mostra restituendo la vita fisica a Lazzaro (43-44 Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare») e la gioia alle sorelle; in particolare rafforza la fede di Marta (21-27.40) e Maria (32), dei propri discepoli (14-15 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!»; cfr Gv 2,11) e dei tanti Giudei presenti (42 perché credano che tu mi hai mandato; 45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui), appunto perché la malattia di Lazzaro è per la gloria di Dio e di Gesù (4 Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato»); in effetti tutti hanno la possibilità di vedere la presenza e l’attività di Dio in Gesù per mezzo del grandissimo miracolo, che Egli opera (40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?»; cfr 2,11). Egli rafforza anche l’amore degli Apostoli per sé: pur sapendo quanto per Gesù sia rischioso andare in Giudea (7-8), essi si mettono in cammino con lui ed esprimono il loro sentimento con le parole di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!» (16). Gesù allora amava veramente tutti e ciascuno in ogni circostanza; è così anche oggi: ci ama con amore gioioso quando siamo fedeli a lui, ci ama con amore sofferente quando gli siamo infedeli; in ogni caso ci ama sempre. Sentiamoci amati da Gesù sempre, anche quando gli voltiamo le spalle; ma rimettiamoci subito in amicizia con lui. (b) Che cosa chiede Gesù a queste persone? Le due sorelle si sarebbero accontentate del miracolo della guarigione (3), se Egli fosse intervenuto per tempo (21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!»; 32; cfr 37) e non pensano neanche lontanamente alla possibilità della resurrezione del fratello; quando Gesù annuncia a Marta che Lazzaro risorgerà (23 Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà»), lei professa la sua fede nella resurrezione finale dei morti (24 Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno»), mentre le sue parole iniziali esprimono una fede generica in Gesù (22 Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà). Gesù esige che maturi la loro fede nella sua persona e nella sua opera redentrice: devono arrivare a riconoscere in Gesù il Dio fatto uomo, venuto per la salvezza del mondo, e credere che in quanto Dio egli è la resurrezione e la sorgente della vita e che solo dalla fede in lui si riceve la vita eterna (25-26 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»). Marta fa la sua professione di fede con parole precise (27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo»), ma subito dopo mostra la debolezza della sua fede (39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni»), come anche Pietro aveva professato la fede in Gesù (Mt 16,16) per smentirla subito dopo col suo rifiuto della profezia della Passione e Morte di Gesù (Mt 16,22). E anche il loro amore verso Gesù deve diventare soprannaturale, cosa che è possibile solo se la fede è solida. Gesù chiede una fede stabile, che nessun avvenimento mette in crisi o fa vacillare, neanche la malattia (3) e la morte (21), e che si esprime bene con le parole di Marta nell’onnipotenza della preghiera di Gesù (22); una fede che si fonda sulla conoscenza della verità e che è animata dalla fiducia e abbandono totali in Dio, che provengono proprio dalle virtù teologali. Questo tipo di fede, speranza e carità, Gesù vuole anche da noi oggi. Molte volte noi ci illudiamo di avere fede intensa e invece abbiamo bisogno di fare molti passi avanti come cristiani nella pratica e mediante la pratica delle virtù teologali.

2. Il miracolo di Gesù è tanto più significativo, perché avviene alle porte di Gerusalemme e la sua notizia si diffonde rapidamente nella Città Santa, attirando l'attenzione benevola della gente e l'irritazione feroce dei capi, che decidono la morte di Gesù, e in seguito perfino di Lazzaro (Gv 12,10)! E’ questa resurrezione che dà occasione alla morte di Gesù e di conseguenza alla sua stessa risurrezione: Gesù sapeva bene che la cosa sarebbe andata così. La diffusione della notizia del miracolo contribuisce al movimento di popolo per l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme: questa è la goccia che fa traboccare il calice dell'ira dei capi Giudei contro Gesù, che porta alla decisione definitiva della sua eliminazione. Non lasciamoci spaventare dallo scacco della Passione e Morte di Gesù, come avvenne a molti discepoli e agli stessi Apostoli, e piuttosto rafforziamo la nostra fede in Lui. Gesù ha preannunciato chiaramente la sua Morte e Risurrezione; d’altra parte chi ha risuscitato Lazzaro, perché è la risurrezione e la vita eterna (25), può benissimo risuscitare se stesso e chi crede in lui; il credente può anche morire fisicamente ma vivrà spiritualmente, e in questo senso non morirà mai (26). Il Mistero Pasquale nelle due fasi della Passione e Morte e della Resurrezione e Ascensione di Gesù è il vertice della sua vita e il centro della fede e della vita cristiana (1Cor 15,1-11). Chi crede in Gesù e lo ama, cioè chi diventa una cosa sola con Lui per la fede e la carità, ha la vita eterna adesso in questo mondo e l’avrà nell’eternità, e poi avrà la risurrezione gloriosa alla fine del mondo. Non abbiamo nessun motivo di aver paura delle difficoltà della vita, perché e purché sappiamo navigare nell'amore di ciascuna Persona della SS. Trinità, che ci attira a sé per quelle vie, che Essa conosce e che non necessariamente rivela a noi! Non perdiamo mai di vista che tutto nella vita soprannaturale si realizza grazie alla croce di Gesù e alla nostra unione con lui nel portare la nostra croce.

II - Ezechiele 37,12-14 - Dio si rivolge agli Ebrei, che sono stati deportati in Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio. Giustamente si considerano morti come popolo e destinati alla distruzione totale, come è avvenuto di altri popoli vinti, che sono scomparsi dalla storia. Ma Dio parla (12 Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio; 14 Oracolo del Signore Dio) e promette che in essi egli farà entrare il suo spirito vitale in modo che possano rivivere (14 Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete), così come aveva immesso il suo spirito nella creta e aveva reso vivo Adamo (Gn 2,7); inoltre aprirà i loro sepolcri (12 Ecco, io apro i vostri sepolcri; 13 quando aprirò le vostre tombe) e li farà uscire dalle loro tombe (12 vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio; 13 e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio); li ricondurrà nella loro patria, la Palestina (12 e vi riconduco nella terra d’Israele) e lì potranno riposare e lavorare e vivere in pace (14 vi farò riposare nella vostra terra). Dio dichiara che certamente manterrà la sua promessa (14 L’ho detto e lo farò) e allora essi sperimenteranno e si convinceranno che egli è Yahweh, colui che è, è presente ed è con loro e li assiste (14 Saprete che io sono il Signore) e lo riconosceranno come tale (13 Riconoscerete che io sono il Signore). Qui Dio si riferisce alla resurrezione degli Ebrei in quanto popolo, ma noi lo leggiamo oggi in riferimento alla risurrezione fisica di Lazzaro, e anche alla nostra resurrezione spirituale, che ci viene già ora da Dio col perdono dei peccati e il dono della vita divina, e alla risurrezione dei nostri corpi alla fine del mondo. Pentiamoci dei peccati, la causa della nostra morte spirituale.

III - Romani 8,8-11 - Gli uomini si dividono in due categorie e tutti ci troviamo in una nell'altra a seconda di come ci comportiamo. S. Paolo dice che ci sono quelli che si mettono sotto il dominio della carne, delle tendenze cattive (9 Quelli che si lasciano dominare dalla carne) e quindi obbediscono a Satana; costoro non hanno lo Spirito di Cristo e di Dio inabitante in loro (9 lo Spirito di Dio… Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo), non sono graditi a Dio (8 non possono piacere a Dio), e non sono nella giusta relazione con Lui, che non li considera suoi (9 non gli appartiene). Sul versante opposto sono quelli che hanno Cristo che abita in loro (10 Ora, se Cristo è in voi), ma hanno anche lo Spirito Santo inabitante in loro (9 dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi; 11 E se lo Spirito di Dio… abita in voi … per mezzo del suo Spirito che abita in voi). Costoro non sono dominati dalle tendenze cattive ma le dominano proprio grazie alla presenza e all’attività dello Spirito (9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito). Costoro piacciono Dio (8), che li considera suoi (9). Certo il loro corpo muore a causa del peccato di Adamo (10 il vostro corpo è morto per il peccato) ma in essi lo Spirito Santo diventa sorgente di vita eterna, perché Dio li ha resi giusti (10 ma lo Spirito è vita per la giustizia); alla fine del mondo avverrà che, come Dio ha risuscitato Gesù per mezzo dello Spirito Santo che abitava in Gesù (11 E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti,… colui che ha risuscitato Cristo dai morti), così risusciterà anche i nostri corpi grazie allo Spirito inabitante in noi (11 darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi). La vita divina, che Dio per i meriti di Gesù infonde in noi per mezzo dello Spirito Santo, è certamente la realtà più importante sul piano soprannaturale, ma la risurrezione gloriosa dei nostri corpi ne è il frutto della vita divina. Crediamo, ringraziamo, apprezziamo il dono della vita divina e la presenza di Dio, Padre e Figlio e Spirito, in noi; vogliamo lottare fino ad eliminare il peccato grave, che distrugge Dio dentro di noi. Facciamo spesso atti di amore e dolore perfetto.

EUCARESTIA. Qui Gesù mostra oggi la sua compassione per le nostre afflizioni e sofferenze, e viene in nostro soccorso con amore misericordioso: la sua preghiera è sempre efficace e tiene conto dei nostri bisogni. Facciamo ricorso a Nostra Signora del Perpetuo (e pronto) Soccorso e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie, che essi sanno che ci sono particolarmente necessarie. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica IV Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica  IV Anno A

I - Giovanni 9,1-41 – Ci troviamo di fronte al camino del cieco guarito verso la fede in Cristo. (a) Egli è docile nei confronti di Gesù: si lascia spalmare il fango sugli occhi (6) e poi riceve l’ordine di andare a lavarsi nella piscina di Siloe (simbolo del battesimo); obbedisce e guarisce (7). Riferendo come era guarito, dice che lo deve all'uomo che si chiama Gesù (11). Così racconta la sua guarigione:  «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista» (11). Da cieco lo ha sperimentato come semplice uomo, ma, una volta guarito, lo riconosce come profeta (17 Egli rispose: «È un profeta!») alla presenza dei Farisei, che lo interrogano (17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?») e sono proprio loro che involontariamente lo costringono a riflettere e a crescere nella conoscenza e comprensione di chi è Gesù. Egli rifiuta di riconoscerlo peccatore (25 Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo»), nonostante le affermazioni contrarie e insidiose dei Farisei (24). Anzi aggiunge che Gesù deve essere uno che fa la volontà di Dio e perciò è ascoltato da Dio se chiede miracoli (31 Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta). Gesù ha operato un miracolo straordinario: ha guarito uno cieco dalla nascita (32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato) e quindi necessariamente deve venire da Dio (33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla). Con quest’ultima espressione lo riconosce come Cristo (cfr 22) e perciò viene cacciato via in malo modo e con parole duramente offensive (34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?» E lo cacciarono fuori). (b) Nel secondo incontro con Gesù riceve la luce piena della fede: Gesù gli domanda se crede in Lui come Figlio dell’uomo, cioè Messia (35 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?»); l’uomo chiede spiegazioni (36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?»); Gesù gli si rivela: «Lo hai visto: è colui che parla con te» (37) ed egli lo riconosce come Figlio dell'uomo e come Signore: «Credo, Signore!» (36) e lo adora come suo Dio (38 E si prostrò dinanzi a lui). Era cieco e ora ci vede; era senza la luce della fede e ora segue da discepolo il Cristo, luce del mondo (5), che lo ha illuminato. Il primo incontro con Gesù lo introduce nel cammino della fede; la sincerità e il coraggio, con cui affronta gli interrogatori e la persecuzione dei Farisei, lo aiutano ad approfondire la conoscenza di Gesù e l'ultimo passaggio lo fa nel secondo incontro con Gesù: arriva alla comprensione piena di Gesù, alla fede in lui, mentre i Farisei restano fuori. La Quaresima ci deve aiutare ad approfondire la conoscenza di Gesù. Ci è utile leggere il Nuovo Testamento o un Vangelo, per esempio, quello di Giovanni, provando a sottolineare quello che dice della persona di Gesù, per moltiplicare i nostri atti di fede in lui; o possiamo leggere qualche libro specifico su Gesù, un libro buono, scritto da un credente, che conosce il Vangelo, e non libri scritti da atei o da romanzieri, che ci possono dare solo un’idea incompleta o distorta di Gesù. Aiutiamoci anche con quel che troviamo su Gesù nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

2. (a) In questo brano ci incontriamo con i discepoli di Gesù, che credono in Lui e sanno che è il Maestro, al quale chiedono spiegazioni: essi accettano la risposta di Gesù, che rifiuta la loro convinzione sbagliata che la cecità era castigo per i peccati del cieco o dei genitori (2 i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?»). Gesù nega tale colpa e dice che la cecità in questo caso è per far vedere che Dio offre la salvezza agli infelici, immersi nel male (3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio). Gesù si presenta come colui che realizza la missione di salvezza, che il Padre gli ha affidato (4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire) e come luce del mondo (5 Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo). A questi discepoli si aggiunge il cieco guarito. Paragoniamo Gesù al sole: i cattolici camminano spediti e comodi nella luce del sole perché hanno la verità piena; gli ortodossi e i protestanti meno veloci nella luce della luna (riflesso del sole), perché conoscono Gesù in modo incompleto; i credenti in Dio, come gli ebrei e i musulmani, avanzano lentamente nella luce delle stelle, perché ignorano il Cristo; gli agnostici e gli atei stanno fermi o vanno avanti a tentoni nella notte senza luce, e anche con nebbia, pioggia. vento e neve. Solo nella luce piena si cammina bene. Anche noi possiamo partire da una situazione di non fede o di fede confusa o di poca fede e arrivare alla fede piena anzitutto con la grazia di Dio, ma anche per la nostra buona volontà. (b) Incontriamo anche i Farisei che sono ciechi (39; 41 «Siamo ciechi anche noi?») per la loro superbia e restano tali (41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane»): essi chiudono gli occhi davanti ai miracoli e, se non possono negarli, li attribuiscono al diavolo, perché Gesù, secondo loro, è peccatore (16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato»; 24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore»). Alcuni di loro, perché onesti, hanno dei dubbi e si interrogano (16-17), ma altri non vogliono saperne di Gesù e cercano di confondere e far deviare anche gli altri come il cieco guarito (24) e i suoi genitori (19-23); essi rifiutano l'ovvio ragionamento che il cieco guarito propone loro: un peccatore non è ascoltato da Dio (31), idea già espressa dal fariseo Nicodemo (Gv 3,2). Stiamo attenti a non assumere l'atteggiamento dei Farisei, ciechi e guide di ciechi (Mt 15,14); aderiamo al Cristo, che è stato il punto di riferimento delle persone dal cuore aperto del passato e del presente: approfondiamo la conoscenza di Lui e amiamolo perché lo merita.

II - 1Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 - Dio decide di dare un nuovo re a Israele in sostituzione di Saul, diventato indegno, e sceglie Davide fra gli 8 figli maschi di Iesse, di Betlemme della tribù di Giuda (1). La scelta non è caduta sul primo, Eliab, nonostante Samuele ne abbia  avuto impressione positiva (6), e Dio gli spiega che il suo criterio di scelta non sono le caratteristiche fisiche, gradevoli agli uomini, ma quelle interiori (7 Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore»), che solo Dio vede; e neanche sugli altri 6. Viene chiamato dei campi Davide, il più piccolo, il meno considerato (11), per quanto anche lui di aspetto gradevole (12 Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto). Egli è unto re (13 Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli), rito attraverso il quale Dio gli dà il dono dello Spirito, che la accompagna per tutta la vita (13 e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi) e ne farà un Grande. Dio sceglie liberamente e senza rendere conto a nessuno, seguendo i suoi criteri e non quelli degli uomini. Dà il dono dello Spirito per mezzo del segno esterno che gli sembra opportuno, come Gesù sceglie il fango e il bagno alla piscina di Siloe per dare la guarigione al cieco. A noi dà la grazia col battesimo di acqua e poi con gli altri sacramenti. Con la fede aderiamo totalmente a Dio e per la speranza ci fidiamo delle sue promesse e per la carità ci leghiamo saldamente a lui.

III - Efesini 5,8-14 - Paolo parla ai cristiani di Efeso e ricorda loro che essi erano tenebra, oscurità, assenza della luce di Dio (8 Un tempo infatti eravate tenebra) e le loro opere erano tenebrose (11 opere delle tenebre), e venivano fatte in segreto in quanto sono roba, di cui vergognarsi anche a parlarne soltanto (12 Di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare); sono cose da condannare apertamente (11 ma piuttosto condannatele apertamente; 13 l mentre tutte le cose apertamente condannate); sono opere senza frutto buono (11 che non danno frutto). Essi allora dormivano spiritualmente ed erano spiritualmente morti (14 tu che dormi... dai morti): è la situazione spirituale delle persone lontane da Dio, in peccato grave, morte spiritualmente, che fanno il male di nascosto – o meglio: facevano; ora il male si fa pubblicamente e addirittura ci si vanta, perché la coscienza in alcune persone è totalmente confusa al punto che si rifiutano di distinguere il bene dal male. Anche in noi ci sono queste tentazioni e forse in qualche periodo ci siamo abbandonati ad esse; ma un giorno Dio nella sua misericordia ci ha rivolto la sua Parola e ci ha detto di svegliarci dal sonno del male e risorgere dalla nostra condizione di morte spirituale, grazie all'opera di Cristo, che ci illumina (14 Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi,/ risorgi dai morti/ e Cristo ti illuminerà»). In effetti Cristo è luce del mondo (Gv 9,5; 8,12) e ci fa diventare luce (8 ora siete luce nel Signore; cfr Mt 5,14). Trasformati in luce, dobbiamo agire da persone illuminate, giacché siamo nati dalla luce (8 Comportatevi perciò come figli della luce); perciò ci sforziamo di capire qual è la volontà di Dio e che cosa quindi Gli è gradito (10 Cercate di capire ciò che è gradito al Signore) e così facciamo azioni, che sono frutto della luce, concretamente opere buone, giuste e vere (9 ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità), cioè opere buone e giuste e diciamo il vero. Queste opere, proprio perché sono buone, sono fatte nella luce e sono una condanna delle opere cattive (13 sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce). Come cristiani ormai non possiamo più fare il male (11 Non partecipate alle opere delle tenebre). La Quaresima ci aiuta ad approfondire la nostra fede e ad abbandonarci in Dio e a praticare l'amore a Dio e al prossimo, evitando il peccato, e ci vuole trasformare da tenebre in luce per il contatto più frequente e di più alta qualità con Cristo grazie alla preghiera e ai sacramenti. Approfittiamone per abbandonare il male e fare il bene e per fare così diventare più intima la nostra unione con Cristo. 

EUCARESTIA. Con la Parola, che Dio ci rivolge oggi, i nostri cuori sono sollecitati ad aprirsi alla grazia dello Spirito di Dio, perché scopriamo nei segni sacramentali la presenza di Cristo e ci lasciamo illuminare da Lui. Supplichiamo la Vergine Maria e il suo Sposo S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni e i Santi di oggi, di ottenerci questa apertura di cuore, che ci accompagni in tutta la nostra vita. (mons. Francesco Spaduzzi)