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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica XIII dell'Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XIII dell'Anno A

I - Matteo 11 25-30 – (a) Gesù dichiara che Lui da tutta l'eternità è generato dal Padre e riceve tutto da Lui come Figlio Unigenito (27 Tutto è stato dato a me dal Padre mio); perciò solo il Padre conosce il Figlio e solo il Figlio conosce pienamente il Padre (27 nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio), e solo il Figlio può far conoscere il Padre a chi vuole (27 e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo): nella vita pubblica questo fa Gesù fino a quando sale al cielo. Dopo l’Ascensione del Figlio fatto uomo, lo Spirito Santo, che è uguale al Padre e al Figlio e in perfetta unione e comunione con loro, - e quindi li conosce perfettamente -, continua la missione di Gesù di far conoscere il Padre e nello stesso tempo fa conoscere anche il Figlio. Ma non perdiamo di vista che il termine “conoscere” in ebraico include anche il concetto di amore: qui Gesù sta parlando non solo della conoscenza reciproca fra Padre e Figlio (e Spirito Santo), ma anche dell’amore reciproco fra Padre e Figlio (e Spirito Santo); ci troviamo di fronte a tutta la vita intima della Trinità. Crediamo, adoriamo, ringraziamo; impegniamoci a conoscere e amare il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, perché costituiscono la nostra famiglia divina, della quale dobbiamo diventare degni membri. In particolare, sotto la guida dello Spirito, approfondiamo la conoscenza e l’amore per Gesù con lo studio e soprattutto con la meditazione della S. Scrittura: Antico e Nuovo Testamento ci parlano di Lui. D’altronde chi vede Gesù, vede il Padre (e lo Spirito Santo; cfr. Gv 14,9), tutta la Trinità. (b) Il Padre, nel rivelare i misteri del suo Regno, mostra una preferenza speciale nei confronti dei piccoli e semplici, mentre è riservato con i sapienti e dotti del mondo (28 perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli), o quelli che si ritengono tali. Tale è la volontà del Padre (26 Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza) e Gesù vi si adegua in maniera totale e pronta e incondizionata e anzi ne dà lode e gloria al Padre (25 In quel tempo Gesù disse: Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra). Stiamo attenti a non essere tra i sapienti alla maniera mondana, cioè pieni di pregiudizi e di superbia, e tanti altri vizi, che impediscono loro di aprirsi ad accogliere la Verità, che è Dio stesso; e anzi impegniamoci a essere fra i semplici, i preferiti da Dio, che si affidano e abbandonano totalmente a Gesù e credono senza se e senza ma. Una volta che abbiamo capito chi è Gesù e che è pienamente affidabile, vogliamo credere senza riserve, sperare senza vacillamenti, amare totalmente Dio e il prossimo. Maria e Giuseppe sono modelli di questa docilità e semplicità, perché concentrarono tutta la loro attenzione sul Messia, il Servo di Yahweh obbediente al Padre. Lo Spirito Santo ci può donare questa docilità.

2. Gesù si rivolge a tutti quelli che sono oppressi dalla legge ebraica e dal peso dell'esistenza (28 voi tutti che siete stanchi e oppressi) e promette loro il ristoro e il riposo (28 e io vi darò ristoro; 29 e troverete ristoro per la vostra vita); il riposo non è quello banale e passeggero, ma la grande pace che Dio prepara per gli uomini al di là di tutte le difficoltà della loro strada (Eb 3,11; 4,1-5). Per raggiungere questo riposo bisogna andare a Gesù (28 Venite a me), cioè credere in lui (cfr. Gv 3.20-21;6,35.37.45), mettersi alla sua scuola e accogliere il suo insegnamento e la sua legge (29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore): bisogna diventare suoi veri discepoli, essere fra coloro che fanno sul serio. Gesù parla di due sue caratteristiche personali: la mitezza e l'umiltà (29); l'umiltà ci fa riconoscere che tutto ciò che di bene c’è in noi viene da Dio come Gesù ha proclamato poco prima (27), e la mitezza è dolcezza, affabilità, pazienza, misericordia (cfr. Gal 5,22); e indica anche due caratteristiche della sua Legge: quel che Egli ci comanda è per il nostro bene (30 Il mio giogo infatti è dolce) e quel che ci dà da portare è un peso leggero (30 e il mio peso leggero); è la legge dell'amore a Dio e al prossimo, facili da osservare perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo (Rm 5,5) e perché Gesù è un pastore, che ci accompagna sempre (Mt 28,20). Riflettiamo sulla persona di Gesù e sulle sue Parole: esse sgorgano dal suo cuore (Mt 12,34), cuore dolce, amabilissimo e amantissimo, accogliente, misericordioso, pieno di tenerezza con tutti e specie con quelli che si affidano a Lui. Quanta luce e coraggio ricevono coloro che sono intimi col Signore  e si sforzano di conservare tale intimità con Lui!

II - Zaccaria 9,9-10 - Il Profeta si rivolge agli abitanti di Gerusalemme (9 figlia di Sion,… figlia di Gerusalemme!) e li invita a stare nella più grande gioia (9 esulta grandemente… giubila), perché viene da loro il re (9 Ecco, a te viene il tuo re); è un re grandissimo: è re di tutta la terra (10 il suo dominio sarà da mare a mare/ e dal Fiume fino ai confini della terra), e quindi potrà realizzare la pace universale (10 annuncerà la pace alle nazioni) e farà scomparire ciò che serve per la guerra: l’equipaggiamento (10 Farà sparire il carro da guerra da Efraim), le armi (10 l’arco di guerra sarà spezzato), le cavalcature (10 e il cavallo da Gerusalemme). Egli stesso userà solo una cavalcatura di pace (10 cavalca un asino,/ un puledro figlio d’asina). In ogni caso egli sarà vittorioso sempre per concessione e sostegno di Dio (9 e vittorioso). Le sue caratteristiche personali sono meravigliose: Egli è giusto (9), cioè rispetta la legge di Dio, e umile (9) nei suoi confronti, ricordando che tutto quello che ha di buono gli viene da Dio; si comporterà con umiltà anche nei confronti dei suoi sudditi. Questo re ideale è il Messia, Gesù, che però avrà ben altre qualità assolutamente superiori: oltre che essere vero uomo, sarà anche Dio, cosa che gli Ebrei non potevano immaginare e gli stessi profeti non potevano annunziare, perché gli ascoltatori non avrebbero potuto capire e neanche sopportare. E’ proprio il Gesù dei Vangeli: grande come il Padre e lo Spirito Santo e umile perché sa di essere anche creatura in quanto ha assunto la natura umana. Con Maria e Giuseppe adoriamo Gesù, Dio e uomo, ringraziamolo, chiediamo di comprendere e imitare la sua umiltà e la sua adesione alla volontà di Dio.

III - Romani 8, 9.11-13 – (a) In noi c'è la carne, cioè ci sono le tendenze e desideri cattivi, che ci spingono al male; Gesù con la sua opera redentrice ci ha ottenuto che noi non siamo più sotto la signoria e il dominio della carne (9 Voi però non siete sotto il dominio della carne) e non abbiamo obblighi verso di essa (12 Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne), per cui dobbiamo obbedire alle tendenze cattive e vivere secondo i loro impulsi (12 per vivere secondo i desideri carnali); e non ne vale neanche la pena perché le conseguenze sono disastrose: quando, nel nostro modo di vivere, ci abbandoniamo alle tendenze cattive, perdiamo la vita divina, che ci viene dallo Spirito Santo, e moriamo spiritualmente (13 perché, se vivete secondo la carne, morirete). Le nostre tendenze cattive: i sette vizi capitali, la mancanza di rispetto dei comandamenti, la pigrizia e la  trascuratezza nel fare il proprio dovere. L’esame di coscienza, fatto sotto la guida dello Spirito, ci farà apparire i nostri punti deboli e ci aiuterà a eliminarli. Alimentiamo la nostra gratitudine verso Gesù, che ci ha liberati da questa schiavitù spaventosa, sorgente della nostra infelicità in questo mondo, e soprattutto nell’eternità. (b) Dobbiamo ricorrere appunto all’aiuto dello Spirito per tenere sotto controllo le tendenze cattive (9 non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito) e addirittura ammazzarle (12 Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo): solo allora vivremo la vita divina in tutto il suo splendore (13 vivrete). Tutta la nostra vita spirituale, la realizza lo Spirito di Dio, che abita dentro di noi (9 dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi … Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo; 11 E se lo Spirito di Dio… abita in voi… per mezzo del suo Spirito che abita in voi); oltre a darci la libertà dalla schiavitù della carne, lo Spirito ci fa appartenere a Cristo (9 Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene) e fa abitare Cristo in noi (10 se Cristo è in voi), cosa che ha come conseguenza la resurrezione gloriosa del nostro corpo alla fine del mondo: il Padre per mezzo dello Spirito risusciterà il nostro corpo come risuscitò il Corpo di Gesù (11 colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito). Dovremmo impegnarci a conoscere bene l’attività dello Spirito dentro di noi; Egli ci fa nascere alla vita cristiana e crescere nella fede e speranza e carità e la pratica di tutte le virtù cristiane, che egli infonde nei nostri cuori, sin dal battesimo. Tutta la nostra vita spirituale nasce, cresce e matura per l’opera dello Spirito in noi.

EUCARESTIA. La Messa rende presente Gesù con l’opera della salvezza da lui compiuta, e quindi anche con il dono dello Spirito, che egli ci rinnova nella Comunione eucaristica. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli e i Santi, di ottenerci di partecipare con grande amore e devozione alla Messa, perché essa resta la sorgente più grande di grazie per noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo ordinario: Domenica XIII dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo ordinario: Domenica XIII dell'anno A

I - Matteo 10,37-42 – Gesù, alla presenza della folla, nella quale erano molti, che lo seguivano per curiosità o per i miracoli o per le loro aspettative messianiche sbagliate, dichiara senza mezzi termini che, per essere i suoi veri discepoli, occorre dare la precedenza a lui in ogni circostanza della nostra vita e in tutte le scelte che facciamo. In sostanza, quando c'è conflitto - come sempre capita - tra la sua Parola e le nostre tendenze e desideri cattivi o la mentalità mondana o i suggerimenti del diavolo, noi dobbiamo decidere di seguire sempre Gesù. Questo potrebbe anche comportare di doversi distaccare da genitori e figli e persone care se la conservazione dei rapporti con loro dovesse ostacolare la nostra unione con Cristo (37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me); pensiamo ai tanti consacrati e ai tanti che ricevono una missione da Gesù, che li allontana dalla famiglia; essi amano i familiari ma Gesù merita la precedenza. Questa preferenza per Gesù può obbligare ad affrontare sofferenze più o meno pesanti per essere fedeli a lui, cosa che egli esprime con le parole portar la croce (38 chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me): a volte bisogna fare molti sacrifici per restare fedeli in un mondo che va in direzione opposta alle indicazioni di Gesù e in alcune zone potrebbe essere necessario anche rinunciare alla propria vita fisica (33 e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà) come nel caso dei tanti Martiri del passato, soprattutto dei primi tre secoli della Chiesa e nel secolo scorso, ma anche di oggi. Coloro che perdono la vita per Cristo in realtà la salvano (33) perché per la loro fedeltà entrano nella vita eterna del Paradiso, che è il modo migliore per conservare la vita per l'eternità, a differenza di quelli che credono di salvare la vita fisica e la perdono, perché non la vivono secondo la Parola di Gesù (39 Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà). Riflettiamo ed esaminiamoci per vedere che cosa ci impedisce di vivere in pieno la nostra fedeltà a Cristo: fondamentalmente le tre insidie da esaminare sono sempre le tendenze cattive che ci portiamo dentro, la mentalità mondana, dalla quale ci mette in guardia Gesù e della quale tante volte il Papa sottolinea la negatività e il pericolo, e infine Satana, che le inventa tutte per farci allontanare dal Salvatore ed è furbissimo nello sfruttare i nostri punti deboli.

2. Gesù sta parlando agli Apostoli e ricorda loro che considera fatto a sé il trattamento, che sarà riservato loro dagli uomini (40 Chi accoglie voi accoglie me): in effetti egli ha affidato loro la missione, che aveva ricevuta dal Padre (Gv 20,21-22) e pertanto la buona accoglienza, riservata loro, diventa anche buona accoglienza del Padre stesso (40 e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato) e ottiene naturalmente la ricompensa da parte sua. Gesù precisa che chi accoglie bene un profeta perché tale e ne accetta il messaggio riceverà la ricompensa riservata al profeta (41 Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta); e chi accoglie bene un osservante della legge di Dio ne condividerà la ricompensa (41 e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto). Anzi in questo campo nulla va perduto, nulla resta senza premio, neanche la più piccola opera buona, fatta per amore di Gesù a un suo discepolo: persino un bicchiere di acqua fresca (42 Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa). Di questo troviamo già esempi nell'Antico Testamento: erano ricompensati con grande generosità da Dio coloro che accoglievano i Suoi inviati, come avvenne alla vedova di Sarepta, che accolse Eliseo (1Re 17,9-16). Ricordiamoci anche che il bene che facciamo o rifiutiamo ai fratelli bisognosi è fatto o rifiutato a Cristo stesso (Mt 25,31-46). Trattiamo bene il prossimo e  specie i consacrati al servizio del Signore ed Egli stesso sarà generoso con noi.

II - 2Re 4,8-11.14-16a - Eliseo, uno dei grandi profeti dell'AT, passò per Sunem ed ebbe cortese ospitalità da parte di una donna  (8 Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare); in seguito, quando passava di lì, era ospite della donna (8 In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei). Essa espresse al marito la sua convinzione che Eliseo era un santo uomo, tutto di Dio (9 Ella disse al marito: Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi) e gli propose di costruire una stanza al piano superiore con un minimo di arredamento, in modo da consentirgli di riposare (10 Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare). Ed Eliseo continuò a utilizzare la stanza (11 Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò), ma voleva anche mostrare la sua gratitudine alla donna e perciò chiese notizie su di lei al proprio servitore (14 Eliseo replicò: «Che cosa si può fare per lei?»); questi gli fece notare che la coppia non aveva figli e per giunta il marito era vecchio (14 Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio»). Eliseo la fece chiamare e a lei, ferma sulla porta per rispetto (15 Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta), profetizzò che fra un anno avrebbe già avuto tra le braccia un figlio (16 Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia»). Certo bisogna fare del bene a tutti quelli che stanno nel bisogno, buoni e cattivi, ma è giusto che si presti attenzione particolare alle persone che si dedicano al servizio di Dio, specie se a tempo pieno, cosa che impedisce loro di lavorare per mantenersi. L'AT aveva norme precise sulla materia; Dio mostrava di gradire molto chi le rispettava e faceva del bene a loro. Ricordiamo i benefici di Dio a quelli che aiutarono Geremia e i castighi a quelli che trascuravano il culto e i suoi servitori (cfr Aggeo e Zaccaria). Anche noi dobbiamo sostenere il culto e le persone che si dedicano al culto, e Dio non mancherà di farci sentire la sua benedizione.

III - Romani 6,3-4.8-11 – (a) Cristo Gesù (11) è morì veramente (10 Infatti egli morì) e questo avvenne per i peccati degli uomini, per espiarli una volta per sempre (10 e morì per il peccato una volta per tutte). Fu sepolto (cfr. 4), risorse e non può più morire perché la morte non ha più potere su di lui (9 sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui); egli ormai vive per sempre e vive per la vita divina che il Padre gli comunica (10 ora invece vive, e vive per Dio; cfr Gv 6,57). Rinnoviamo la nostra fede nella morte e resurrezione di Gesù, che egli ha vissute per espiare i nostri peccati e per comunicarci la vita divina. Egli si è sottomesso alla morte fisica per sottrarci alla morte spirituale del peccato e così poterci comunicare la sua vita, che riceve dal Padre. Come si realizza in noi la morte al peccato e la resurrezione a vita nuova? Anzitutto ci uniamo a Gesù per la fede: crediamo nella sua persona e nel suo insegnamento – così moriamo al nostro modo di pensare e assumiamo il suo - e così già realizziamo un'iniziale unione con lui (Gv 6,29.35.40.47); poi obbediamo al suo ordine di farci battezzare (Mt 28,19; Mc 16,16), che porta all’unione piena con Lui. (b) Ogni sacramento è un modo di presenza di Gesù per incontrarci e darci la morte al peccato e la resurrezione a vita nuova; il primo dei sacramenti è il battesimo, che raffigura e ripresenta la morte di Cristo con l'entrata della persona nell'acqua e la resurrezione di Cristo con la sua uscita dall'acqua. Cristo agisce nel battezzato - perché così lui ha stabilito di fare nel sacramento e lo ha istituito per questo - e realizza il fine proprio del sacramento: appunto la morte del credente al peccato e la sua resurrezione a vita nuova. In effetti quanti siamo stati battezzati in Cristo, lo siamo stati nella sua morte (3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?) e resurrezione (4 affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova); nel battesimo quindi noi siamo morti e siamo stati sepolti con Cristo; e in esso siamo anche risorti con lui e viviamo della sua vita divina (8 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui). Perciò dobbiamo considerarci in Cristo morti ormai al peccato e viventi per mezzo di Dio, morti e viventi perché inseriti in Cristo Gesù (11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù), membra del Corpo mistico di Cristo. Chi oggi vuole incontrare Gesù perché crede in lui e vuole morire al peccato per condividere la sua vita divina, lo può fare ricevendo i sacramenti: in essi Gesù si rende presente, unisce la persona a sé e le comunica la sua vita divina; ogni sacramento dà la grazia santificante o la rafforza e la grazia sacramentale propria di ogni singolo sacramento. Il battesimo ci fa membra del Corpo di Cristo, dimora dello Spirito Santo, figli di Dio bambini; diventiamo adulti nella cresima. Tutti i sacramenti contribuiscono alla crescita della vita spirituale del fedele e a farlo diventare sempre più maturo. Crediamo, decidiamo di approfondire meglio la dottrina dei sacramenti e alimentiamo in noi le disposizioni necessarie per renderli fruttuosi.

EUCARESTIA. In essa riceviamo Gesù nella Parola e nel Pane e Vino consacrati e riceviamo la grazia di rafforzare la nostra morte al peccato e intensificare la vita divina e anche di accogliere bene i suoi rappresentanti e tutti gli uomini, segni della sua presenza. Chiediamo queste grazie alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica XII dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XII dell'anno A

I - Matteo 10,26-33 – 1. (a) Gesù ordina ai discepoli di annunciare in pubblico ciò che egli ha detto in forma riservata (26 poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto; 27 Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze). Inoltre bisogna che essi professino pubblicamente la loro fede in Gesù, anche a rischio della propria vita (32 Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini), per ottenere la salvezza eterna, grazie all'appoggio di Gesù presso Dio, nostro Padre celeste (32 anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli). Gesù parla immediatamente agli Apostoli, ma la professione di fede in Gesù la dobbiamo fare anche noi. Tra l’altro Gesù non dice subito tutto agli Apostoli, giacché non erano capaci di accettare tutta la Parola di Dio, ma affida il completamento della loro formazione allo Spirito Santo dalla Pentecoste in poi; neanche ha detto tutto agli ascoltatori ebrei, perché le loro disposizioni interiori non erano buone, e affida agli Apostoli di completare presso di loro la predicazione della verità. Anche i pastori devono tenere conto della preparazione intellettuale e della maturità umana e cristiana degli ascoltatori per poter annunciare la Parola di Dio in modo efficace. E ancora più coi singoli bisogna stare attenti per evitare di mettere pesi sproporzionati sulle loro spalle. Dobbiamo avere per gli adulti lo stesso rispetto, che abbiamo per i bambini nell’annunciare loro la Parola di Dio. (b) Quando annunciano la Parola di Dio o professano la loro fede in Cristo, i discepoli non devono aver paura degli uomini (26 Non abbiate dunque paura di loro; 31 Non abbiate dunque paura); motivo per stare tranquilli è che gli uomini possono uccidere solo il corpo (28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo) ma non l'anima (28 ma non hanno potere di uccidere l’anima) - che è immortale -, in quanto c'è una Provvidenza speciale per chi predica e professa la propria fede. Gesù porta due prove di questa Provvidenza: (A) la cura che Dio Nostro Padre si prende dei passeri, che valgono pochissimo per gli uomini (29 Due passeri non si vendono forse per un soldo?) ma contano molto al cospetto di Dio, al punto che nessuno di essi cade a terra senza che Dio lo permetta (29 Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro); (B) addirittura Dio tiene contati i capelli del nostro capo: da 90 mila a 150 mila (30 Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati)! Certo un discepolo vale molto più di molti passeri (31 voi valete più di molti passeri!) agli occhi di Dio, che lo considera suo figlio (29 Padre vostro). Fiducia quindi in Dio: è Padre nostro e ci ama; Egli, che si occupa dei vegetali e degli animali, che strisciano per terra o volano in cielo, che sono semplici creature, tanto più segue con attenzione ciascuno di noi e i particolari della nostra vita quotidiana. Ha una cura specialissima poi per coloro che continuano la missione del Figlio suo su questa terra con la predicazione e soprattutto affrontano sofferenza e persecuzioni per professare la loro fede.

2. Dio è Padre che ci vuole buoni figli e che raggiungiamo la salvezza per mezzo di Gesù, seguendo l’esempio di Lui, suo Figlio e nostro fratello, e per questo ce ne dà la grazia, l'aiuto necessario alla nostra debolezza. Se noi, come Giuda o il cattivo Ladrone, non viviamo secondo l'insegnamento di Gesù, faremo la loro fine, cioè saremo eternamente perduti; eppure Gesù fece tanti tentativi per salvarlo, come d’altronde fece anche per il cattivo Ladrone fino alla fine – e lo fa anche con noi. Per costoro, che non vivono secondo la volontà di Dio e non professano la fede in Gesù vale l’ultima Parola che abbiamo ascoltato: chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini), anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli (33), parole terribili che indicano la sorte tristissima di coloro che muoiono nella inimicizia con Dio; Gesù, che ci ha invitati a non aver paura degli uomini, qui ci avverte che dobbiamo vigilare e temere quel Dio che abbiamo offeso, e del quale non abbiamo voluto ascoltare gli inviti ad approfittare della sua misericordia con una conversione autentica (28 abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo). Tutti siamo deboli e peccatori e abbiamo bisogno della misericordia di Dio, che ce la dà con infinita generosità e si aspetta che noi l’accogliamo. Assolutamente non vuole che ci danniamo, ma che ci salviamo e perciò ci ha offerto Gesù suo Figlio come Salvatore e Modello e sorgente di vita.

II - Geremia 20,10-13 - Geremia ha ricevuto una missione da Dio, quella di annunziare al popolo che si può ancora salvare dalla distruzione, se osserva l'alleanza del Sinai, e al mondo l'istituzione della nuova Alleanza in un futuro non precisato. Missione difficilissima, perché l'uomo tende al male e si sente anche appoggiato, quando gli stessi capi si comportano male. Così Geremia si trova odiato e perseguitato da tutti: dai nemici, che lo calunniano (10 Sentivo la calunnia di molti) e ridicolizzano la sua predicazione, che annuncia disgrazie (10 Terrore all’intorno!) e s'invitano reciprocamente a denunciarlo all'autorità (10 Denunciatelo! Sì, lo denunceremo) con accuse false, e dagli stessi amici, che sperano da lui qualche passo falso per fargli male e vendicarsi (10 Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta»). Ma Geremia non ha paura di nulla e di nessuno perché ricorda la promessa di Dio di stargli vicino (11 Ma il Signore è al mio fianco) e di assisterlo - fattagli al momento della chiamata da parte di Dio -, come un eroe invincibile, che combatte per lui (11 come un prode valoroso); perciò egli si sente sicuro che gli avversari non lo vinceranno (11 per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere) e anzi a loro vergogna perenne andranno incontro al fallimento (11 arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile). Geremia nella preghiera rinnova la sua fede in Dio, che conosce il cuore e la mente di tutti e di ciascuno (12 Signore degli eserciti,…  che vedi il cuore e la mente) e che mette alla prova la fedeltà del giusto con la sofferenza (12 che provi il giusto), e chiede a Dio di proteggerlo contro la malvagità dei persecutori (12 possa io vedere la tua vendetta su di loro), perché egli spera in Dio, si fida di lui e confida in lui e si affida a lui in tutto (12 poiché a te ho affidato la mia causa!). Geremia è così certo di essere esaudito che invita già tutti a celebrare le lodi di Dio (13 Cantate inni al Signore, lodate il Signore) per averlo liberato dalle mani dei cattivi (13 perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori). La sofferenza accompagna sempre la nostra vita e le persecuzioni colpiscono specie i giusti, che si impegnano con serietà a essere fedeli a Dio. Come Geremia e altri giusti dell'AT e come Gesù, Maria e Giuseppe,  e i giusti del NT, teniamoci pronti alle persecuzioni, che ci possono provocare il diavolo e il mondo e anche le tendenze cattive dentro di noi. Alimentiamo la nostra fede nella potenza, sapienza e bontà infinite di Dio e la nostra speranza nelle sue promesse, fidandoci e confidando e affidandoci a lui per il presente e il futuro; mettiamoci nelle sue mani e - ancora meglio - nel suo cuore.

III - Romani 5,12-15 – I capi dell'umanità sono due: Adamo e Cristo o secondo Adamo; essi rappresentano tutti gli uomini e quello che fanno personalmente provoca conseguenze per tutti gli uomini. (a) Il primo Adamo peccò e così fece entrare nel mondo subito la morte spirituale per la rottura del rapporto di amicizia con Dio e dopo qualche tempo anche la morte fisica (12 come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte; la prima morte fu quella violenta di Abele a opera di Caino). In effetti a causa del peccato di Adamo tutti gli uomini muoiono (12 e così in tutti gli uomini si è propagata la morte) perché tutti in lui abbiamo peccato (12 poiché tutti hanno peccato) giacché egli è il nostro padre, capo e rappresentante. Questo vale sempre e per tutti gli uomini, anche per il periodo da Adamo a Mosè (14 la morte regnò da Adamo fino a Mosè), nonostante il loro peccato non era materialmente come quello di Adamo (14 anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo), cioè non mangiarono il frutto proibito; ma comunque essi si erano ribellati a Dio con altre forme di peccato, che sono sempre disobbedienza a Dio. In quel periodo non esisteva ancora la Legge Mosaica (13 Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo) e, per sé, quando non c'è una legge, non c'è neanche l'imputazione e il castigo del Peccato (13 anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge). Così, per la caduta del solo Adamo, tutti gli uomini morirono e muoiono (15 se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono). Riflettiamo che ogni peccato ha come conseguenza la morte spirituale dell'uomo, di ogni uomo, anche la nostra; è cosa terribile meritare l'inferno, nel quale non si va per il peccato originale, ma per quelli personali. (b) Adamo è il capo di tutta l'umanità, che subisce le conseguenze del peccato, ma è anche figura di un nuovo Adamo, il nuovo capo dell'umanità, che doveva venire nel mondo (14 Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire). Egli fu promesso da Dio dopo il peccato dei progenitori per salvare l’umanità (Gn 3,15). In realtà il dono della benevolenza di Dio è stato molto più grande del castigo del peccato (15 Ma il dono di grazia non è come la caduta); l'amore di Dio e il dono della giustificazione, concessi per i meriti di Gesù, sono stati riversati da Dio in abbondanza su tutti gli uomini (15 molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti). In sostanza Paolo vuol dire: il peccato di Adamo ha introdotto nel mondo la morte spirituale (la fine dell'amicizia con Dio) e la morte fisica, che all’origine era esclusa per gli uomini; ma per la misericordia di Dio e per l'opera di salvezza di Gesù agli uomini è stata concessa agli uomini una grazia molto più grande e gratuita: ci è restituita l'amicizia con Dio subito con la possibilità di salvarsi, ma anche la vittoria sulla morte fisica con la resurrezione finale gloriosa alla fine del mondo. Rinnoviamo la nostra fede in queste verità; adoriamo così grande ma anche così vicino agli uomini, ringraziamolo per il dono che è Gesù, supplichiamolo per la salvezza nostra e degli altri

EUCARESTIA. L’Eucarestia ci fa incontrare Gesù che ci parla e si offre al Padre per noi e si dà a noi in cibo e bevanda per renderci capaci di vivere secondo la volontà di Dio e così raggiungere la salvezza. Supplichiamo il Cuore Immacolato di Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e S. Patroni, che ci ottengano di partecipare sempre alla Messa con le giuste disposizioni per ottenere il massimo dei frutti (mons. Francesco Spaduzzi)

Solennità del Corpo e Sangue del Signore dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di "omelia", ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la preghiera e meditazione personale e l'omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 

Solennità del Corpo e Sangue del Signore dell'anno A

I - Giovanni 6,51-58 – 1. Vediamo il contesto, nel quale Gesù promette l'Eucarestia, la sua carne come cibo e il suo sangue come bevanda. Il giorno dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù spiega il senso pieno del miracolo: esso è un segno dell'onnipotenza di Gesù e quindi del fatto che egli non è solo uomo, ma anche Dio. I punti importanti dell'insegnamento di Gesù, nella discussione coi Giudei, ci riguardano ancora oggi. Gesù contrappone la manna, che ricevettero dal cielo per mezzo di Mosè, al pane, che Lui moltiplica e che non è venuto dal cielo. Gesù afferma che il vero pane è quello che è dato da Dio Padre e viene dal cielo (32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero); il vero pane dal cielo è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo (33 Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo). Gesù sta parlando della sua Persona ma gli ascoltatori non capiscono e chiedono questo pane: «Signore, dacci sempre questo pane» (34). Gesù aggiunge allora che, per avere questo pane, occorre credere in colui che è stato mandato dal Padre (29 Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato), cioè in Gesù, e che Lui è il pane della vita (35 Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; 48 Io sono il pane della vita); la fede in lui (35 chi viene a me... e chi crede in me) sazia la fame e la sete (35 non avrà fame e... non avrà sete, mai!), procura già ora la vita eterna (47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna; 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna), e alla fine del mondo la resurrezione finale (40 e io lo risusciterò nell'ultimo giorno). Gesù aggiunge che bisogna imparare dal Padre (45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me): ora il pane di vita è Gesù sotto forma di Parola. Poi Gesù annuncia la promessa della sua carne come pane di vita, come nutrimento. Rinnoviamo la nostra fede nel pane di vita, che è sia la persona di Gesù, Figlio di Dio e Uomo, mandato per salvare e dare la vita, sia la sua Parola, giacché è il Maestro.

2. Gesù, mandato dal Padre in questo mondo per la nostra salvezza, vive della vita del Padre (57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre) ed è per gli altri il pane vivo disceso dal cielo (51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo); questo pane della vita è Gesù come Persona e come Parola di vita, ma Egli lo darà in altra forma anche nell'ultima Cena: la sua carne per la vita del mondo (51 e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo). Bisogna mangiare la carne e bere il sangue di Gesù per avere la vita (53 Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita). Questa vita, che viene comunicata a noi da Gesù (57 così anche colui che mangia me vivrà per me) col suo corpo e sangue, é eterna (54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna) – è la vita del Padre (57) e di Gesù (57) e dello Spirito - e perciò chi l'ha vivrà in eterno (51 Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; 58 Chi mangia questo pane vivrà in eterno). Perciò chi ne mangia non muore spiritualmente (Gv 6,50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia), a differenza dei Giudei nel deserto, che mangiarono la manna e morirono spiritualmente e fisicamente (58 Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono; Gv 6,49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti). L'unione con Gesù nell'Eucaristia, oltre a farci vivere per mezzo di Gesù, crea la mutua immanenza con Lui (56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui) ma anche col Padre e lo Spirito Santo - perché Padre e Figlio e Spirito sono inseparabili - e crea anche le condizioni per la risurrezione finale (54 e io lo risusciterò nell'ultimo giorno). Gesù sottolinea che la sua carne è veramente cibo e il suo sangue è veramente bevanda (55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda). A Gesù che parla anzitutto prestiamo fede e accettiamo tutto quello che dice, a differenza di alcuni discepoli che si allontanarono sconcertati; con Pietro gli diciamo: Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio (Gv 6,68-69); ci troviamo di fronte a un mistero molto grande ma soprattutto a una prova d'amore, che non ha mai finito di meravigliare i credenti: Gesù è voluto restare in mezzo a noi come nutrimento sotto il segno del pane e del vino consacrati, nonostante sapeva che attraverso i secoli sarebbero continuati contro di lui nell'Eucarestia gli oltraggi della Passione. Gesù è sorgente di vita eterna e della capacità di amare Dio e il prossimo specie per mezzo dell'Eucarestia.

II - Deuteronomio 8,2-3.14b-16a – (a) Dio raccomanda agli Ebrei per mezzo di Mosè di non dimenticarsi mai (2 Ricordati) di Dio e della liberazione che Egli operò a loro favore, quando li fece uscire dalla schiavitù in Egitto (14 Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile) per portarli nella Terra promessa, li aiutò costantemente nel viaggio attraverso il deserto (2 Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto), esteso e terrificante, senza acqua e pieno di serpenti velenosi e scorpioni (15 che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua) e li nutrì con due miracoli quotidiani: l'acqua la ricevevano da una roccia e la manna direttamente dal cielo (15 che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; 3 ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto; 16 che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri). Neanche noi dobbiamo dimenticarci di Gesù, che operò la nostra liberazione dalla schiavitù di Satana e dalla morte spirituale e ci sostiene nel deserto della vita con continui miracoli, che purtroppo neanche percepiamo, e inoltre ci nutre ogni giorno con l'Eucaristia, col suo Corpo e Sangue, perché possiamo essere forti e lottare contro il male e fare il bene. Nell'Eucaristia facciamo memoriale della nostra liberazione e offriamo il sacrificio di Gesù e di noi a Dio, ci nutriamo di Cristo eucaristico e della Parola di Dio. (b) Quale significato dovevano dare gli Ebrei ai 40 anni di viaggio nel deserto? Era per tenersi umili davanti a Dio (3 Egli dunque ti ha umiliato), riconoscere che ogni bene veniva loro da Lui e dare prova della propria fedeltà nell'osservare la legge di Dio, anche nelle difficoltà (2 per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi; 14 il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore, Dio tuo). Dio li nutrì miracolosamente perché capissero che certamente avevano bisogno del cibo materiale per sopravvivere, ma soprattutto dovevano convincersi che la loro vita dipendeva dal nutrirsi con la Parola, che esce dalla bocca di Dio, che ci fa conoscere la sua volontà (3 per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore). Tale è anche il senso del nostro pellegrinaggio sulla terra e del nutrimento che ci dà l'Eucarestia: essere coscienti della nostra dipendenza da Dio (umiltà) e dimostrare la nostra fedeltà, obbedendo alla sua volontà, che conosciamo dalla sua Parola, che egli ci offre ogni giorno; per essere capaci di osservare la Parola di Dio è necessario nutrirci dell'Eucaristia almeno una volta settimana nella giorno festivo; prepariamoci a essa sforzandoci di essere fedeli e chiedendo perdono dei peccati ogni giorno nell'esame di coscienza e confessandoci almeno ogni mese.

III - 1Corinzi 10,16-17 - San Paolo scrive ai fedeli di Corinto, che abitano in una città, piena di templi dedicati agli dei e sono circondati da tantissimi pagani - ed essi stessi ex pagani -, e anche da una consistente comunità di ebrei - ed essi stessi già seguaci della religione ebraica, dalla quale erano ancora condizionati. Egli spiega che i sacrifici, che si offrono a Dio, servono a realizzare la comunione con lui e raggiungono questo effetto per mezzo della manducazione di una parte dell'offerta. Il sacrificio consiste nell'offerta di se stessi a Dio per fare la volontà di Dio e nel compiere effettivamente tale volontà; Dio come segno di questo impegno chiese nell'AT di consacrargli un cibo, di cui in genere una parte veniva bruciata in onore di Dio - quasi come suo cibo - e una parte veniva mangiata dall'offerente e da altri come segno della comunione con Dio. Paolo chiarisce che i sacrifici, offerti dai pagani agli dei, effettivamente venivano offerti a Satana, poiché gli dei non esistono; e quindi la comunione si realizza con Satana. I sacrifici, offerti dagli ebrei, erano offerti al vero Dio, ma ormai non creavano più la comunione con lui, perché non avevano più valore da quando erano stati sostituiti dall'unico sacrificio di Cristo, che si rende presente nel sacrificio eucaristico. Il sacrificio, offerto dai cristiani, è l'offerta di se stessi a Dio per fare la sua volontà; essi presentano come segno del loro sacrificio il pane e il vino, che vengono trasformati dallo Spirito Santo nel Corpo e Sangue di Cristo. Nutrendosi di Cristo sotto il segno del pane e del vino, i fedeli si uniscono a Cristo (16 il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?) e per mezzo di lui al Padre e allo Spirito Santo e diventano capaci di fare la volontà di Dio. Altro effetto della comunione eucaristica è l'unione più intima con le altre membra del Corpo mistico di Cristo, cioè coi fratelli di fede (17 Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane), giacché si nutrono con l'unico pane. Rinnoviamo la nostra fede nel valore del sacrificio di Cristo, che è durato tutta la sua vita e ha raggiunto il vertice nella Passione e Morte, e nel valore della Messa, che lo rende presente con tutti i suoi effetti salvifici; ringraziamo Gesù per averla istituita e impegniamoci a riflettere spesso su di essa, per arrivare ad apprezzarne l'infinito valore e a gustarla e a utilizzare al meglio con la comunione eucaristica. Aspettiamoci ogni grazia dalla nostra partecipazione devota alla Messa.

EUCARESTIA. Vi stiamo partecipando. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di capire un briciolo del valore della Messa e di parteciparvi il più spesso possibile, anche ogni giorno. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Solennità del Corpo e Sangue del Signore dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Solennità del Corpo e Sangue del Signore dell'anno A

I - Giovanni 6,51-58 – 1. Vediamo il contesto, nel quale Gesù promette l’Eucarestia, la sua carne come cibo e il suo sangue come bevanda. Il giorno dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù spiega il senso pieno del miracolo: esso è un segno dell’onnipotenza di Gesù e quindi del fatto che egli non è solo uomo, ma anche Dio. I punti importanti dell’insegnamento di Gesù, nella discussione coi Giudei, ci riguardano ancora oggi. Gesù contrappone la manna, che ricevettero dal cielo per mezzo di Mosè, al pane, che Lui moltiplica e che non è venuto dal cielo. Gesù afferma che il vero pane è quello che è dato da Dio Padre e viene dal cielo (32 Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero); il vero pane dal cielo è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo (33 Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo). Gesù sta parlando della sua Persona ma gli ascoltatori non capiscono e chiedono questo pane: «Signore, dacci sempre questo pane» (34). Gesù aggiunge allora che, per avere questo pane, occorre credere in colui che è stato mandato dal Padre (29 Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato), cioè in Gesù, e che Lui è il pane della vita (35 Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; 48 Io sono il pane della vita); la fede in lui (35 chi viene a me… e chi crede in me) sazia la fame e la sete (35 non avrà fame e… non avrà sete, mai!), procura già ora la vita eterna (47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna; 40 Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna), e alla fine del mondo la resurrezione finale (40 e io lo risusciterò nell’ultimo giorno). Gesù aggiunge che bisogna imparare dal Padre (45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me): ora il pane di vita è Gesù sotto forma di Parola. Poi Gesù annuncia la promessa della sua carne come pane di vita, come nutrimento. Rinnoviamo la nostra fede nel pane di vita, che è sia la persona di Gesù, Figlio di Dio e Uomo, mandato per salvare e dare la vita, sia la sua Parola, giacché è il Maestro.

2. Gesù, mandato dal Padre in questo mondo per la nostra salvezza, vive della vita del Padre (57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre) ed è per gli altri il pane vivo disceso dal cielo (51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo); questo pane della vita è Gesù come Persona e come Parola di vita, ma Egli lo darà in altra forma anche nell’ultima Cena: la sua carne per la vita del mondo (51 e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo). Bisogna mangiare la carne e bere il sangue di Gesù per avere la vita (53 Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita). Questa vita, che viene comunicata a noi da Gesù (57 così anche colui che mangia me vivrà per me) col suo corpo e sangue, é eterna (54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna) – è la vita del Padre (57) e di Gesù (57) e dello Spirito - e perciò chi l’ha vivrà in eterno (51 Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; 58 Chi mangia questo pane vivrà in eterno). Perciò chi ne mangia non muore spiritualmente (Gv 6,50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia), a differenza dei Giudei nel deserto, che mangiarono la manna e morirono spiritualmente e fisicamente (58 Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono; Gv 6,49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti). L'unione con Gesù nell'Eucaristia, oltre a farci vivere per mezzo di Gesù, crea la mutua immanenza con Lui (56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui) ma anche col Padre e lo Spirito Santo - perché Padre e Figlio e Spirito sono inseparabili - e crea anche le condizioni per la risurrezione finale (54 e io lo risusciterò nell’ultimo giorno). Gesù sottolinea che la sua carne è veramente cibo e il suo sangue è veramente bevanda (55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda). A Gesù che parla anzitutto prestiamo fede e accettiamo tutto quello che dice, a differenza di alcuni discepoli che si allontanarono sconcertati; con Pietro gli diciamo: Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio (Gv 6,68-69); ci troviamo di fronte a un mistero molto grande ma soprattutto a una prova d’amore, che non ha mai finito di meravigliare i credenti: Gesù è voluto restare in mezzo a noi come nutrimento sotto il segno del pane e del vino consacrati, nonostante sapeva che attraverso i secoli sarebbero continuati contro di lui nell’Eucarestia gli oltraggi della Passione. Gesù è sorgente di vita eterna e della capacità di amare Dio e il prossimo specie per mezzo dell’Eucarestia.

II -  Deuteronomio 8,2-3.14b-16a – (a) Dio raccomanda agli Ebrei per mezzo di Mosè di non dimenticarsi mai (2 Ricordati) di Dio e della liberazione che Egli operò a loro favore, quando li fece uscire dalla schiavitù in Egitto (14 Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile) per portarli nella Terra promessa, li aiutò costantemente nel viaggio attraverso il deserto (2 Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto), esteso e terrificante, senza acqua e pieno di serpenti velenosi e scorpioni (15 che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua) e li nutrì con due miracoli quotidiani: l'acqua la ricevevano da una roccia e la manna direttamente dal cielo (15 che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto; 16 che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri). Neanche noi dobbiamo dimenticarci di Gesù, che operò la nostra liberazione dalla schiavitù di Satana e dalla morte spirituale e ci sostiene nel deserto della vita con continui miracoli, che purtroppo neanche percepiamo, e inoltre ci nutre ogni giorno con l'Eucaristia, col suo Corpo e Sangue, perché possiamo essere forti e lottare contro il male e fare il bene. Nell'Eucaristia facciamo memoriale della nostra liberazione e offriamo il sacrificio di Gesù e di noi a Dio, ci nutriamo di Cristo eucaristico e della Parola di Dio. (b) Quale significato dovevano dare gli Ebrei ai 40 anni di viaggio nel deserto? Era per tenersi umili davanti a Dio (3 Egli dunque ti ha umiliato), riconoscere che ogni bene veniva loro da Lui e dare prova della propria fedeltà nell'osservare la legge di Dio, anche nelle difficoltà (2 per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi; 14 il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore, Dio tuo). Dio li nutrì miracolosamente perché capissero che certamente avevano bisogno del cibo materiale per sopravvivere, ma soprattutto dovevano convincersi che la loro vita dipendeva dal nutrirsi con la Parola, che esce dalla bocca di Dio, che ci fa conoscere la sua volontà (3 per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore). Tale è anche il senso del nostro pellegrinaggio sulla terra e del nutrimento che ci dà l’Eucarestia: essere coscienti della nostra dipendenza da Dio (umiltà) e dimostrare la nostra fedeltà, obbedendo alla sua volontà, che conosciamo dalla sua Parola, che egli ci offre ogni giorno; per essere capaci di osservare la Parola di Dio è necessario nutrirci dell'Eucaristia almeno una volta settimana nella giorno festivo; prepariamoci a essa sforzandoci di essere fedeli e chiedendo perdono dei peccati ogni giorno nell’esame di coscienza e confessandoci almeno ogni mese.

III - 1Corinzi 10,16-17 - San Paolo scrive ai fedeli di Corinto, che abitano in una città, piena di templi dedicati agli dei e sono circondati da tantissimi pagani - ed essi stessi ex pagani -, e anche da una consistente comunità di ebrei - ed essi stessi già seguaci della religione ebraica, dalla quale erano ancora condizionati. Egli spiega che i sacrifici, che si offrono a Dio, servono a realizzare la comunione con lui e raggiungono questo effetto per mezzo della manducazione di una parte dell'offerta. Il sacrificio consiste nell'offerta di se stessi a Dio per fare la volontà di Dio e nel compiere effettivamente tale volontà; Dio come segno di questo impegno chiese nell’AT di consacrargli un cibo, di cui in genere una parte veniva bruciata in onore di Dio - quasi come suo cibo - e una parte veniva mangiata dall'offerente e da altri come segno della comunione con Dio. Paolo chiarisce che i sacrifici, offerti dai pagani agli dei, effettivamente venivano offerti a Satana, poiché gli dei non esistono; e quindi la comunione si realizza con Satana. I sacrifici, offerti dagli ebrei, erano offerti al vero Dio, ma ormai non creavano più la comunione con lui, perché non avevano più valore da quando erano stati sostituiti dall'unico sacrificio di Cristo, che si rende presente nel sacrificio eucaristico. Il sacrificio, offerto dai cristiani, è l'offerta di se stessi a Dio per fare la sua volontà; essi presentano come segno del loro sacrificio il pane e il vino, che vengono trasformati dallo Spirito Santo nel Corpo e Sangue di Cristo. Nutrendosi di Cristo sotto il segno del pane e del vino, i fedeli si uniscono a Cristo (16 il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?) e per mezzo di lui al Padre e allo Spirito Santo e diventano capaci di fare la volontà di Dio. Altro effetto della comunione eucaristica è l'unione più intima con le altre membra del Corpo mistico di Cristo, cioè coi fratelli di fede (17 Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane), giacché si nutrono con l'unico pane.  Rinnoviamo la nostra fede nel valore del sacrificio di Cristo, che è durato tutta la sua vita e ha raggiunto il vertice nella Passione e Morte, e nel valore della Messa, che lo rende presente con tutti i suoi effetti salvifici; ringraziamo Gesù per averla istituita e impegniamoci a riflettere spesso su di essa, per arrivare ad apprezzarne l’infinito valore e a gustarla e a utilizzare al meglio con la comunione eucaristica. Aspettiamoci ogni grazia dalla nostra partecipazione devota alla Messa.

EUCARESTIA. Vi stiamo partecipando. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di capire un briciolo del valore della Messa e di parteciparvi il più spesso possibile, anche ogni giorno. (Mons. Francesco Spaduzzi)