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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

Tempo di Quaresima: domenica II Anno C

I - Luca 9,28b-36. 1. Gesù chiamò a sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e andò sul monte a pregare (28 Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare), cosa che Gesù faceva frequentemente - gli Apostoli lo notavano - e Luca lo sottolinea nei momenti più importanti della vita di Maestro, come prima della scelta degli Apostoli, qui, nel Getsemani prima della Passione e Morte, e anche mentre Gesù stava in croce. Proprio mentre Gesù era in preghiera, avvenne la sua trasfigurazione: il suo volto diventò luminoso come il sole e la sua veste bianca e splendente come la luce e mandava raggi (29 Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante). Apparvero con Lui due uomini, Mosè ed Elia, che si misero a dialogare con Lui (30 Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia). Anch’essi erano circondati di splendore (31 apparsi nella gloria), e parlavano con Gesù del suo passaggio all'eternità, da questo mondo al Padre, cioè della sua Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione, che si sarebbe compiuto in Gerusalemme (31 e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme). Tutto questo avvenne mentre i tre Apostoli si erano addormentati, perché oppressi e sorpresi dal sonno (32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno); quando si svegliarono, videro la gloria di Gesù e i due personaggi, che stavano con lui (32 ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui). Mentre i due si allontanavano da Gesù, Pietro espresse (33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù) il suo sentimento di gioia nel vedere Gesù nella gloria e i due con lui (33 Maestro, è bello per noi essere qui) e propose di fare tre capanne: una per ciascuno dei tre grandi personaggi (33 Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia). Ma neanche si rendeva conto di quello che diceva (33 Egli non sapeva quello che diceva). In quel momento li avvolse una nube, segno della presenza di Dio, ed essi ebbero timore (34 Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura); dalla nube sentirono provenire la voce di Dio Padre, che presentava Gesù come suo Figlio con l'invito ad ascoltarlo (35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!»). La voce cessò e Gesù restò solo (36 Appena la voce cessò, restò Gesù solo); gli Apostoli non riferirono a nessuno quanto avevano visto e udito (36 Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto), forse perché molto presi da quella fantasmagoria di luce, che circondava Gesù e i due grandi personaggi dell'AT, e dal fascino che emanava dalla Sua persona.

2. Abbiamo molti elementi di riflessione che ci aiutano a vivere intensamente la Quaresima. (a) Gesù si trasfigura, e così Mosè ed Elia, che parlano della Pasqua di Gesù: Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione di Gesù: il mistero della sua umiliazione e della sua glorificazione. La Quaresima deve servire a cambiarci in uomini nuovi, perché dobbiamo lasciare il peccato e vivere la vita nuova, che Gesù ci ha meritata e ci comunica. (b) Che cosa fare per realizzare la nostra trasformazione? Occorre contemplare Gesù nella sua vita e specie nella sua Passione e Morte, il mistero di umiliazione, che è la via che Gesù – e ognuno di noi - deve percorrere per arrivare alla resurrezione e ascensione; perciò è necessario trovare tempo per ascoltare la sua Parola; occorre inoltre fare memoriale del Signore e della sua Passione nell’Eucarestia e nei sacramenti, specie la confessione, per trovare la forza, la grazia, l’energia per vivere come Egli visse; e infine dobbiamo appunto imitarne gli esempi nell’amore verso Dio e il prossimo. Quindi è urgente dare più spazio alla preghiera sull'esempio di Gesù. (c) Gesù sta insieme con Mosè ed Elia e gli Apostoli stanno insieme tra di loro: di qui la necessità di praticare la carità verso chi ci sta vicino, verso il prossimo. Rivediamo i nostri comportamenti. (d) Gli Apostoli dormono e poi si svegliano: noi dobbiamo essere vigilanti, e questo richiede sforzi e sacrifici e digiuno degli occhi, della lingua, dell’udito, ecc., per raggiungere l'autocontrollo e praticare le virtù cristiane.

II -  Genesi 15, 5-12. (a) Dio condusse fuori della tenda dell'accampamento Abramo e gli disse di guardare e, se possibile, contare le stelle del cielo, perché così numerosa sarebbe stata la sua discendenza (5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»). Abramo prestò fede a Dio, nonostante fosse solo con la moglie e un nipote e senza un clan alle spalle per difendersi e senza figli come eredi; ma per questa sua fede Dio lo rese giusto ai suoi occhi (6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia). Dio aggiunse che era stato lui ad allontanarlo da Ur dei Caldei per portarlo in Palestina e dargliene il possesso (7 E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra»). Abramo su quest'ultimo punto chiede un segno (8 Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?»). E Dio gli disse di preparare quanto occorreva per un rito di alleanza: un giovenco, un capro e un ariete di 3 anni - e quindi giovani e forti -, e anche una tortora e un colombo (9 Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo»). Abramo li prese e divise in due parti i 3 animali grandi e le pose una di fronte all'altra (10 Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli). Gli uccelli rapaci cercavano di avvicinarsi e Abramo li respingeva (11 Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò). Al tramonto un torpore prese Abramo e anche un forte timore e oscurità interiore (12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono). Dopo il tramonto del sole e col buio fitto un braciere fumante passò in mezzo agli animali divisi (13 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi). Dio fece un patto di alleanza con Abramo, promettendogli di dare la Palestina alla sua discendenza (18 In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram: «Alla tua discendenza io do questa terra,/ dal fiume d’Egitto/ al grande fiume, il fiume Eufrate). Il significato di quello che abbiamo letto e ascoltato? (a) I contraenti l'alleanza passavano attraverso gli animali divisi e dicevano: questo avvenga a me se non mantengo il patto. Dio si adattò alla mentalità di Abramo e si rese presente con questo braciere ardente è solo lui si impegna a dare ad Abramo la terra promessa. (b) Allo stesso modo Dio si è impegnato a renderci giusti e a salvarci per mezzo di Gesù Cristo, che versò il suo sangue per la nostra salvezza: Dio ci salva per la sua misericordia e per i meriti di Gesù, se noi crediamo in Gesù Dio e uomo e nella sua opera di salvezza. La Quaresima deve servirci ad approfondire la nostra fede e amore a Dio e al prossimo.

III - Filippesi 3,17-4,1. San Paolo invita ai Filippesi - e noi - a guardare a lui e a quelli che seguono il suo esempio e a imitarli (17 Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi), nonostante molti si comportano da nemici della croce di Cristo: di questo Paolo ha parlato molte volte e il fatto gli fa versare lacrime (18 Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo). Questi avversari di Gesù e della sua opera di salvezza hanno il loro ventre come loro dio e perciò si incamminano verso la rovina eterna (19 La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio); essi pensano solo alle cose di questo mondo e si vantano di ciò che dovrebbe provocare invece sentimento di vergogna (19 Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra). Noi dobbiamo essere il loro contrario nel nostro modo di pensare e agire, perché siamo concittadini del cielo e di là aspettiamo il ritorno di Gesù Salvatore e Signore (20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo).  Per il potere che Egli ha su tutte le creature, trasformerà il nostro corpo mortale e lo renderà simile al suo corpo risorto e glorioso (21 il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose). Paolo esprime il desiderio intenso di rivedere presto i fedeli di Filippi, il suo amore intenso per loro e la gioia e il orgoglio di averli come fratelli in Cristo, e li invita a restare saldi e fortemente uniti a Gesù il Signore (21 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!). Consideriamo rivolte a noi queste parole. Non provochiamo le lacrime di Cristo e dei pastori con i nostri peccati; sia Gesù l'unico nostro Dio e non la ricerca del piacere, delle ricchezze e del potere…, viviamo da  membri della famiglia di Dio, giacché siamo destinati al Paradiso e alla risurrezione gloriosa; imitiamo i santi nella fede, speranza e carità. Ascoltiamo la Parola di Dio, preghiamo e facciamo penitenze e opere di carità.

EUCARESTIA. L’Eucarestia è il memoriale della vita e della Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione del Signore Gesù. Gesù è presente con tutta la sua vita - e quindi con il mistero della sua Trasfigurazione – e specie come nella sua Passione e Morte. Se ci uniamo a Gesù per la fede nella sua Parola e nell’offerta di se stesso al Padre e per la comunione eucaristica, moriremo al peccato e risusciteremo a vita nuova, incominceremo a trasfigurarci già da ora. Chiediamo a Maria e a Giuseppe, agli Apostoli e ai Santi, di partecipare bene all'Eucaristia e unirci strettamente a Gesù per avviare già subito la nostra trasformazione. (Mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO DI QUARESIMA: DOMENICA I Anno C

I - Luca 4, 1-13 1. Gesù è pieno di Spirito Santo e da Lui è guidato in ogni sua azione (1 Gesù, pieno di Spirito Santo, … ed era guidato dallo Spirito nel deserto) e perciò fa sempre quello che è voluto dal Padre, in qualsiasi situazione si trovi. Anche quando si allontana dalla zona del Giordano e va nel deserto, si muove sotto l'azione dello Spirito Santo (1 si allontanò dal Giordano); vi resta per 40 giorni, esposto alle tentazioni di Satana (2 per quaranta giorni, tentato dal diavolo), che vorrebbe portare Gesù alla ribellione a Dio, come riuscì a fare con Adamo. Gesù non mangia nulla in questo tempo e alla fine ha fame. Solo lo Spirito Santo ci può aiutare a capire le tentazioni del diavolo e ci può dare l'aiuto nella lotta contro di lui e sostenerci fino alla vittoria. Di qui la necessità di prendere esempio da Gesù per isolarci, per trovare tempo e luogo per dare ascolto alla Parola di Dio e rispondere a essa con la preghiera, in modo da poter ricevere grazie ed energia da lui. Impariamo a organizzarci anche a casa nostra per poter pregare, oltre a partecipare con fedeltà alle varie occasioni di preghiera comunitaria, liturgica e non liturgica.

2. (a) Satana non sa se Gesù è il Figlio di Dio, perché Dio glielo ha nascosto, e così gli lancia la sfida di fare il miracolo di trasformare le pietre in pane, per togliersi la fame (3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane»); lo stimolo doveva essere ben forte dopo tanto tempo di digiuno (2 Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame). Gesù risponde con una Parola di Dio dell'AT, in cui si afferma che l'uomo vive certamente di pane, ma soprattutto della Parola di Dio, che gli comunica la sua volontà e la sua vita (4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo»; cfr Dt 8,3). Fare la volontà di Dio è il cibo migliore e che dà il massimo della vita (Gv 4, 33-34). Gesù farà i miracoli della moltiplicazione del pane, ma per soccorrere gli altri, non a proprio vantaggio, e soprattutto per aiutare la gente a credere in Lui e nella sua missione. In questa Quaresima facciamo il proposito di dare più tempo all'ascolto della Parola di Dio - se leggessimo 35 versetti dell’AT e 11 del NT, più i Salmi, in due anni leggeremmo tutta la Bibbia - e anche più impegno nei fioretti e in opere di carità.  (b) Satana, visto il fallimento della prima tentazione, che gli riuscì bene con i progenitori, dà un secondo assalto a Gesù, con la tentazione del potere umano e della gloria mondana, che dà il dominare sugli altri. Il tentatore mostra a Gesù dall'alto i regni di questo mondo (5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra) e gli dice la bugia – come se Gesù il Creatore potesse essere ingannato da una sua creatura! - che i regni sono suoi e li può dare a chi vuole: li darà a Gesù (6 e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio) se Egli si inginocchia davanti a lui e lo adora (7 Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo), trattandolo da Dio. Ma Gesù gli risponde con le parole dello Shemà, che ogni pio ebreo ripeteva mattina e sera - e anche più spesso –, e si rifiuta di adorarlo: Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto» (8; cfr Dt 6,13). Chi cerca per superbia il potere sugli altri e la gloria mondana è certamente sotto l'influsso di Satana. Chi sta “al comando” deve esercitarlo con lo spirito e il desiderio di servire al meglio gli altri e deve rifiutare ed evitare ogni ricerca di gloria e approvazione mondana; se non fa così, finisce  sotto l’influsso di Satana, devastante per lui e per i sudditi. (c) La terza tentazione avviene sulla punta più alta del Tempio di Gerusalemme, dove Satana porta Gesù, invitandolo a buttarsi giù (9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui) con la certezza che Dio avrebbe comandato agli Angeli di proteggerlo (10 sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo/ affinché essi ti custodiscano) e che essi lo avrebbero sostenuto con le loro mani per evitare che inciampasse (11 e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani/ perché il tuo piede non inciampi in una pietra; cfr Sal 91,11-12). Ma Gesù respinge anche questa tentazione con un'altra Parola di Dio nell'AT (12 Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo»; cfr Dt 6,6). Satana vorrebbe far credere a Gesù che, se si getta giù e non si fa male, grazie alla protezione degli Angeli, la gente avrebbe creduto in lui a causa del miracolo evidente e sarebbe stato facilitato nella sua missione dalla gloria, che gli verrebbe dal fatto straordinario. Ma Gesù respinge anche questa tentazione, perché Egli vuole portare avanti la sua missione secondo il piano del Padre, quindi nell'umiltà, che ha caratterizzato già gli inizi della sua missione dal suo battesimo nel Giordano. Gesù riceverà la gloria, la potenza e il regno dal Padre, quando, come, dove e perché il Padre vuole. Anche noi dobbiamo condividere questi sentimenti di Gesù, di volere solo quello che il Padre vuole, anche riguardo alla gloria, il potere, il regno, il cibo, le ricchezze, e ogni altra cosa.

3. Satana esce totalmente sconfitto da Gesù in questo triplice combattimento con Lui; egli tenterà ancora Gesù con tentazioni simili per mezzo dei nemici di Gesù, ma anche degli Apostoli, che ragionavano secondo la mentalità mondana e non secondo Dio; le tentazioni raggiungeranno la massima intensità durante la Passione, specie nel Getsemani e sul Calvario (Lc 23,35-37), quando il capo dei diavoli si ripresenterà per l’ultimo assalto a Gesù (13 Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato). Allora Satana entrerà in Giuda (Lc 20,21) e ne diventerà la guida; si servirà anche dei capi ebrei religiosi e civili, come Pilato ed Erode, e degli stessi carnefici. Ma Gesù vincerà sempre. Siamo tentati anche noi e siamo invitati da Gesù alla vigilanza e alla preghiera per non cadere nella tentazione (Lc 22,40); accettiamo l’invito della Chiesa ad ascoltare di più la Parola di Dio in quaresima e a rispondere con la preghiera e il digiuno e le opere di carità.

II - Deuteronomio 26,4-10. Il fedele ebreo doveva portare ogni anno al Tempio i primi frutti della terra e offrirli a Dio come segno di gratitudine per avergli dato la terra e i frutti. Viene descritto il rito, che bisognava seguire. Il sacerdote prendeva la cesta con i frutti dalle mani dell’offerente e la deponeva sull'altare (4 Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio), mentre il devoto faceva la professione di fede davanti a Dio (5 e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio). In essa il devoto offerente proclamava di essere discendente da un arameo senza fissa dimora, che andò in Egitto con poche persone e vi restò come forestiero; qui però si moltiplicò in modo inaspettato e diventò una nazione grande e potente (5 Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa). Gli Egiziani trattarono gli Ebrei con durezza, da schiavi, imponendo loro sofferenze e umiliazioni (6 Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù). Allora essi pregarono Yahweh, Dio dei loro padri, che ascoltò la loro voce e, poiché li vedeva umiliati e ridotti in condizioni miserande e schiavizzati (7 Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione), li liberò con una meravigliosa manifestazione della sua onnipotenza e con grande terrore dei popoli circostanti (8 il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi). Dio stesso poi li condusse nella terra, dove c'è l’abbondanza di ogni bene (9 Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele). Perciò gli Ebrei presentavano le primizie dei frutti della terra, donata e conservata loro da Dio (10 Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato): Le offerte restavano sull'altare e l’offerente si prostrava in adorazione (10 Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio). L'ebreo proclamava che aveva avuto tutto da Dio e che Dio è il Signore della storia e della natura: da lui era stato liberato dalla schiavitù d'Egitto e guidato alla Terra promessa e da lui riceveva i frutti della terra per poter vivere. Anche noi nel Credoprofessiamo la fede nella Trinità: nel Padre onnipotente, che ha creato e conserva tutto, in Gesù Signore e Salvatore e Maestro, che ci ha liberati dalla schiavitù di Satana e ci ha aperto le porte della patria celeste, e nello Spirito Santo e Santificatore, che ci accompagna e sostiene la nostra vita cristiana per poter arrivare in paradiso. La Quaresima è un tempo importante per intensificare la nostra fede e per impegnarci di più nella nostra purificazione personale e nel miglioramento del nostro rapporto con Dio e il prossimo.

III - Romani 10,8-13. Mosè aveva detto (8 Che cosa dice dunque?) che la Parola onnipotente di Dio è vicina al credente ed è nel suo cuore e sulle sue labbra (8 Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore; cfr Dt 9,4; 30,12-14) cioè la parola della fede, che gli Apostoli annunciano nella loro predicazione  (8 cioè la parola della fede che noi predichiamo). In effetti bisogna credere col cuore e proclamare con la lingua che Gesù è il Signore Dio e che il Padre lo ha risuscitato dai morti; chi crede e professa questa fede ottiene da Dio la salvezza (9 Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo). Col cuore bisogna credere e con la bocca si deve proclamare la propria fede, per ottenere che Dio ci renda giusti ai suoi occhi e ci salvi (10 Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza); la Sacra Scrittura conferma che chi crede in Dio non resta deluso (11 Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso cfr Is 28,16). “Chiunque”: infatti non c'è distinzione fra i popoli e le razze, giacché Dio è uno solo ed esiste un solo Signore di tutti, che è ricco di misericordia con chi lo invoca (12 Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano); e anche questo è confermato dalle Scritture, perché chiunque invoca il Signore viene salvato (13 Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato). Rinnoviamo la nostra fede in Dio Uno e Trino, Creatore e Salvatore e Santificatore; aspettiamoci la salvezza dalla Misericordia di Dio, che solo può convertirci e guidarci sulla via del bene fino al paradiso.

EUCARESTIA. La fede si fonda sulla Parola di Dio, letta e annunciata dalla Chiesa nella Liturgia e fuori della Liturgia, ma specie nell’Eucarestia, nella quale la salvezza non è solo annunciata e creduta ma anche offerta per la presenza del sacrificio del Cristo Redentore sotto le specie del pane e del vino consacrati. Di qui l’importanza grandissima dell’Eucarestia per la vita della Chiesa e dei singoli fedeli. Chiediamo a Dio per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di partecipare con regolarità e devozione alla Messa domenicale, e anche più spesso. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO ORDINARIO DOMENICA 8 C

I - Luca 6,39-45. (a) Gesù parla ai discepoli, usando un paragone (39 Disse loro anche una parabola), e domanda loro se un cieco può pretendere di fare da guida un altro cieco: il risultato prevedibile è che entrambi finiscano in un fosso (39 Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?). Gesù poteva riferirsi agli scribi e ai farisei, che volevano fare da maestri agli altri, ma erano ciechi: in effetti conoscevano solo materialmente le Sacre Scritture e le interpretavano in un modo sbagliato, dando insegnamenti incompleti o erronei; ma poteva anche voler mettere in guardia i maestri cristiani, che sono invitati a mettersi in ascolto molto attento della Parola di Dio, per poterla insegnare rettamente agli altri. Vale anche per noi oggi. (b) Gesù aggiunge che un discepolo, per quanto intelligente possa essere, resterà sempre inferiore al maestro; tutt’al più può arrivare a pareggiarlo (40 Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro). Gesù è il Maestro e noi siamo suoi discepoli; possiamo al più raggiungere il nostro Maestro (!?), ma a condizione che Lo ascoltiamo, assimiliamo e facciamo nostro il suo insegnamento, lo conserviamo intatto in noi, lo mettiamo in pratica e lo trasmettiamo fedelmente. Impegniamoci a fare tutto questo per il bene nostro e del nostro prossimo, e delle anime a noi affidate perché siamo battezzati o siamo pastori.

2. (a) Gesù parla anche della volontà che alcuni hanno di correggere gli errori degli altri, senza però prima rendersi conto che i propri errori sono tanto più grandi (41 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?); non ha senso voler correggere il prossimo se uno non vede i propri errori che sono ben più gravi (42 Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio?). Di qui l'invito di Gesù a prendere coscienza della propria ipocrisia e a eliminare prima i propri gravi peccati e poi a impegnarsi a correggere i piccoli difetti degli altri (42 Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello). Gesù con questo non vuole scoraggiare la correzione fraterna, ma solo impegnarci alla coerenza: il maestro è molto più ascoltato quando vive ciò che insegna. In ogni caso a volte potremmo essere obbligati dalla nostra situazione a correggere gli altri anche se non siamo per niente perfetti; dobbiamo farlo perché è nostro dovere e responsabilità, ma facciamolo con umiltà e carità. Inoltre ricordiamoci che nascondere i propri difetti per ricevere ammirazione dagli altri o per ingannarli è ipocrisia, ma vantarsene è peccato e dà scandalo. (b) Gesù usa un altro paragone e dà un consiglio per discernere le persone buone dalle cattive. Ogni albero produce i frutti corrispondenti alla propria natura: non sono prodotti i fichi dagli spini e l'uva dai rovi (44 Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo). E analogamente i frutti buoni rivelano l'albero buono e il frutto cattivo manifesta l'albero cattivo (43 Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono). Allo stesso modo l'uomo buono tira fuori dal suo cuore buono pensieri e parole, opere e omissioni buone (45 L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene), mentre un uomo cattivo produce dal proprio cuore cattivo pensieri e parole, opere e omissioni cattive (45 l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male); le parole manifestano ciò che uno ha nel proprio cuore (45 la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda). Nella vita personale e sociale il discernimento è preziosissimo. Nella vita personale è indispensabile imparare a distinguere i pensieri e i sentimenti, che vengono da Dio o quelli provenienti da noi o quelli suggeriti dal diavolo, in modo da regolarsi di conseguenza: evitiamo di seguire i pensieri e i sentimenti, suggeriti dal diavolo, e seguiamo fedelmente i pensieri e sentimenti, che vengono da Dio, e usiamo la giusta prudenza nel seguire i pensieri e sentimenti, che sorgono più o meno spontaneamente in noi. Allo stesso modo nella vita sociale, sentire parlare le persone è utilissimo per capirle e distinguere le buone dalle cattive, le pericolose da quelle tranquille. Certo qualcuno potrebbe essere ipocrita, un bravo attore, e nascondere i propri sentimenti cattivi con le parole buone, ma prima o poi si manifesterà. Il discernimento è una delle grazie più delicate e utili che ci siano e ci vuole molta e molta luce dall'Alto, e a volte anche tempo per capire se certi pensieri vengono da Dio o dal male in noi e negli altri. Specie i responsabili di comunità e i governanti e i genitori ne hanno molto bisogno. Sant'Ignazio di Loyola è stato un grande maestro in questa materia. Chiediamo allo Spirito Santo le grazie del dono del discernimento e del dono del consiglio, per giovare a noi agli altri. Chiediamo con insistenza queste grazie, perché oggi siamo continuamente bombardati da messaggi ed esempi cattivi, che vogliono far passare per normali e buone delle cose, che invece sono contro la legge di Dio e contro la stessa natura dell'uomo. Vigiliamo per noi e per gli altri.

II - Siracide 27,4-7. Per separare il materiale buono dal cattivo  e quello utile dall’inutile, si utilizza il setaccio (4 Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti); per valutare i vasi del ceramista, quelli che sono resistenti e validi da quelli fragili, li si mette nel fuoco della fornace (5 I vasi del ceramista li mette a prova la fornace); per capire se un albero è stato coltivato secondo le regole giuste o non osservando le regole, si aspettano i frutti, che saranno buoni o cattivi (6 Il frutto dimostra come è coltivato l’albero). Allo stesso modo la parola è il mezzo che ci aiuta a distinguere le persone buone dalle cattive o a capire le loro intenzioni o pensieri e a scoprire i difetti e pregi di una persona (4 così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti). Con i ragionamenti che fa, la persona mostra ciò che vale (5 così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo), cioè il suo modo di pensare e i suoi orientamenti; grazie alle parole si conoscono i pensieri e i sentimenti di una persona (6 così la parola rivela i pensieri del cuore). Perciò l'Autore ispirato conclude esortando a non lodare - e a non disapprovare - una persona prima di averla sentita parlare (7 Non lodare nessuno prima che abbia parlato), perché essa nei discorsi che fa spontaneamente si manifesta prima o poi (7 poiché questa è la prova degli uomini). Aggiungiamo che le azioni di una persona ci completano il quadro delle sue qualità positive o negative. Riprendiamo le riflessioni del 2° punto del Vangelo.

III - 1Corinzi 15,54-58. La situazione dell'uomo è quella di un condannato a morte perché attualmente la morte riporta sempre la sua vittoria sull'uomo (55 Dov’è, o morte, la tua vittoria?), a causa del peccato, che egli commette (55-56 Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? 56 Il pungiglione della morte è il peccato), e il peccato trova la sua energia nella Legge dell'Antico Testamento (56 e la forza del peccato è la Legge), come veniva interpretata e proposta dai rabbini ebrei e come veniva osservata dai farisei. La vittoria sul peccato e sulla morte e la liberazione dalla Legge  sono dovute a Gesù e di questo Paolo rende grazie a Dio:  Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! (57). In effetti Gesù è morto ed è risuscitato - e così ha espiato i nostri peccati, ottenendocene il perdono -, e ci ha meritato la vita eterna (Rm 4,25), che ci comunica per mezzo della fede e del battesimo (Mc 16,16 e Mt 28,16). Già adesso abbiamo il perdono dei peccati e la vita eterna e, alla fine del mondo, avremo anche la resurrezione dei corpi. Allora il nostro corpo mortale e corruttibile diventerà immortale e incorruttibile (54 Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità), simile a quello di Gesù risuscitato; allora si compirà la Parola della Sacra Scrittura, cioè che la morte sarà scomparsa grazie alla vittoria di Cristo (54 si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata inghiottita nella vittoria), e la salvezza sarà pienamente realizzata per tutto l’uomo, anima e corpo. Di qui l'esortazione di Paolo a restare saldi e fedeli alla vera dottrina (58 Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili), e a impegnarsi sempre più nel compiere la volontà di Dio, seguendo la dottrina e l'esempio di Gesù e col suo aiuto, nella certezza che non va perduta la loro fatica, portata avanti in unione col Signore (58 progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore). Anche noi ringraziamo Dio Padre che ci ha salvati per mezzo di Gesù: tutta la nostra persona, cioè l'anima già ora e il corpo alla fine del mondo. Nella sua misericordia ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte e della Legge ebraica. Lodiamo e benediciamo Dio Padre Figlio e Spirito santo. Chiediamo le grazia di impegnarci nell'opera della salvezza, che Dio ci offre e realizza in noi per mezzo di Cristo e dello Spirito.

EUCARESTIA. La Parola di Dio ci propone nella prima lettura l’insegnamento, ripreso e completato da Gesù nel Vangelo, sulla necessità del discernimento e sulla correzione fraterna e nella seconda lettura  la salvezza totale che ci viene per mezzo di Gesù Cristo. L’Eucarestia con i sacramenti ci offre oggi la salvezza. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, chiediamo la grazia di credere e di aprirci all’accettazione della salvezza, come Dio ce la vuol dare nella sua misericordia. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO ORDINARIO DOMENICA 7 C

I - Luca 6, 27-38 1. l’insegnamento di Gesù ci viene trasmesso in questi versetti, che hanno la struttura di un poema didattico: le sentenze si susseguono in formato di distici, bilanciati secondo il parallelismo biblico e orientale. Nella prima strofa (27-35) Gesù dà il precetto dell'amore universale, cioè l'amore verso tutti, anche verso gli estranei alla comunità (27-31), e nella seconda indica le motivazioni dell'amore illimitato (32-35). (a) Gesù richiama all'attenzione i presenti (27 Ma a voi che ascoltate, io dico) e ordina l'amore a tutti, anche ai nemici (27 amate i vostri nemici), amore che viene esplicitato nei tre imperativi successivi: fare del bene a quelli che hanno sentimenti di avversione nei nostri riguardi (27 fate del bene a quelli che vi odiano), benedire quelli che ci maledicono (28 benedite coloro che vi maledicono) e pregare per quelli che ci fanno del male (28 pregate per coloro che vi trattano male); Gesù non solo insegna questo amore ma ce ne ha dato l'esempio in vita e in morte. Gesù presenta quattro esemplificazioni di questo amore: essere disposti a non reagire all’offesa e tenersi pronti a ricevere un'altra peggiore (29 A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra), rinunciare persino ai propri diritti e non resistere al male col male (29 a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica), accettare anche la spoliazione ingiusta dei beni (30 Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro). Il linguaggio di Gesù procede per paradossi e non dà norme o leggi; ma indica l'atteggiamento che deve avere  il discepolo: amare sempre e tutti, anche quelli che gli fanno del male. Infine Gesù dà la cosiddetta regola d'oro: E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro (31), per rivelare che la legge dell'amore non è solo per evitare di fare il male al prossimo, ma è anche l'impegno di fare del bene a tutti. E’ il bene a tutti che è voluto e il mio vantaggio serve solo come modello di quello che deve essere il mio atteggiamento verso l'altro. Esaminiamoci sulle caratteristiche del nostro amore al prossimo: amiamo tutti, anche i nemici? facciamo del bene a tutti? Siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti per aiutare il prossimo? (b) Nella seconda strofa Gesù indica le motivazioni dell'amore universale (32-35) con tre proposizioni al condizionale  (32-34) e una sentenza normativa (35). Con le tre proposizioni Gesù rifiuta l'amore terreno come semplice contraccambio dell'amore ricevuto (32-34): non è amare alla maniera di Cristo avere amore per chi ci ama, perché questo lo fanno anche i peccatori e quindi non merita premio da Dio (32 Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano); allo stesso modo non è amore cristiano fare del bene a quelli che ce ne fanno perché anche quelli che non pensano a Dio fanno lo stesso e perciò non dà diritto a ricompensa da parte di Dio (33 E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso); e non è carità fare prestiti con la speranza di riceverne, perché anche i peccatori fanno lo stesso e non dà diritto a gratitudine da parte di Dio (34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto). In sostanza Gesù vuole che nessun calcolo umano possa offuscare la prassi dell'amore autentico (35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla); il discepolo deve attendere il premio solo da Dio (35 e la vostra ricompensa sarà grande) e perciò il suo modo di agire sarà l’imitazione che il figlio adottivo di Dio fa del comportamento di Dio suo Padre (35 e sarete figli dell’Altissimo), che ama e benefica tutti, anche quelli che sono ingrati con lui (35 perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi). Perciò il discepolo deve esercitare la misericordia come il Padre verso tutti. Riflettiamo sulle motivazioni del nostro amore a Dio e al prossimo: amiamo Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, perché immagine di Dio e presenza di Cristo? Ci aspettiamo la ricompensa solo da Dio? Solo così la nostra diventa vera carità.

2. La terza strofa illustra la pratica della misericordia a imitazione di Dio (36 Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso) mediante il perdono (37 perdonate e sarete perdonati) e la elargizione dei propri beni (38 Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio). Il raggruppamento delle sentenze (37-38), espresso con 4 verbi all'imperativo, due negativi e due positivi, come ordine di Gesù. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati (37): noi siamo portati a giudizi negativi sul prossimo e a dichiararlo colpevole; invece è giusto essere disposti a interpretare in bene le azioni del prossimo e a perdonare. Ed è importante che cerchiamo di donare con larghezza i beni materiali per essere compensati da Dio con i beni spirituali (38); l'elemosina è il miglior investimento delle ricchezze presso il Tribunale di Dio, il quale non si lascia vincere in generosità. Riflettiamo e tiriamo le conseguenze per la nostra vita.

II - 1Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23 Saul varie volte aveva tentato di ammazzare di persona  Davide nella reggia, una volta a casa della moglie, altre volte inseguendolo nei vari luoghi, in cui gli veniva detto che si nascondeva. Venne a sapere che si nascondeva nel deserto e andò a cercarlo lì con 3000 uomini (2 Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif). Di notte Davide, accompagnato dal nipote Abisai, andò all'accampamento di Saul e lo trovò che dormiva, circondato dai suoi soldati, capeggiati da Abner (7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno). Nessuno si accorse della presenza di questi due estranei perché il sonno profondo era voluto da Dio (12 nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore). Abisai fece notare a Davide che Dio aveva organizzato tutto perché Saul fosse ammazzato e si propose di farlo con un sol colpo (8 Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo»). Ma Davide rifiutò il consenso e anzi proibì di uccidere Saul, perché era consacrato da Dio come re e si rischiava una dura punizione da parte di Dio (9 Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?»); però portò via la brocca e la lancia, che stavano vicine a Saul (12 Così Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono). Si portarono in un luogo distante e sicuro (13 Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro) e di lì Davide gridò a Saul di mandare qualcuno dei suoi a prendere la lancia (22 Rispose Davide: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda!); facendo riferimento a Dio, al quale il suo cuore era tutto orientato, affermò che Egli avrebbe reso a ciascuno secondo la giustizia e la fedeltà personale, e in particolare avrebbe tenuto conto che, pur avendogli dato la possibilità di eliminare il suo nemico, egli l'aveva risparmiato per rispetto a Dio, dal quale Saul era stato consacrato (23 Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore). (a) Ammiriamo e lodiamo il rispetto di Davide per le persone consacrate a Dio e consacrate da Dio. Davide ama Dio e rispetta anche i suoi consacrati, benché suoi nemici. Egli ama Dio per sé stesso e gli uomini per amor di Dio. Anche noi dobbiamo fare così. (b) Davide rifiuta il discernimento di Abisai, che aveva interpretato il sonno come voluto da Dio per consentire l’uccisione di Saul; egli lo interpreta invece come una prova, alla quale si sente sottoposto da Dio per verificare la sua fedeltà a Dio e il suo rispetto verso chi è consacrato a Dio, anche se nemico. Anche noi dobbiamo amare i nemici e non fare loro del male e non gioire del loro male.

III - 1Corinzi 15,45-49. Paolo fa notare che il primo uomo, Adamo, fu creato da Dio come essere vivente (45 il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente), tratto dalla terra e perciò impastato di terra (47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra), con un corpo “animale”, “psichico” (46 …vi fu prima il corpo... animale), cioè un corpo nella sua normale condizione umana, animato e vivificato dalla psiche-anima, il principio della vita sensitiva e razionale; noi, suoi discendenti, siamo fatti a immagine del primo Adamo (49 E come eravamo simili all’uomo terreno). Il secondo Adamo è Gesù: Egli è venuto dal cielo (47 il secondo uomo viene dal cielo) e quindi è celeste; con la resurrezione il suo corpo è spiritualizzato, “pneumatico” (46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale), cioè il corpo umano totalmente posseduto e penetrato dallo Spirito (“Pneuma”) di Dio, che in esso agisce mediante la mente umana, soprannaturalmente elevata e potenziata; e perciò è diventato datore di vita nuova ed eterna (45 ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita); coloro che si uniscono a Cristo hanno in sé l'immagine di Lui, perché sono trasformati a immagine di Lui e a Lui rassomigliano (49 così saremo simili all’uomo celeste) e quindi sono celesti come Lui, sono del cielo (48 Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti). Il primo Adamo fu creato come essere vivente ma col suo peccato si autocondannò alla morte e ha trascinato nella sua disgrazia tutti gli uomini, suoi discendenti. Quelli che si uniscono a Gesù per la fede e la carità e per mezzo dei sacramenti, e quindi osservano i comandamenti, che si raccolgono nei due precetti dell'amore, diventano simili a Gesù, celesti e spiritualizzati, e un giorno risusciteranno con lui. Alcuni avvenimenti si sono già realizzati, come la nostra rassomiglianza con Adamo e la nostra rinascita in Cristo e rassomiglianza con Lui grazie alla vita eterna, che non possediamo in modo definitivo; altri si realizzeranno come la morte fisica e il nostro ingresso nella patria celeste e la resurrezione dei corpi, che avverrà alla fine del mondo. Rinnoviamo la nostra fede, riponiamo la nostra speranza nella bontà del Signore, cresciamo nell’amore verso Dio e il prossimo per prepararci a vivere nell’eternità con Dio e i suoi Angeli e Santi.

EUCARESTIA. La grazia sacramentale dell’Eucarestia è l’amore verso Dio e il prossimo, specie all’interno della Chiesa. Ascoltiamo Gesù, l’unico Maestro, e gli crediamo e realizziamo così l’unità delle nostri menti nella verità; ci uniamo a Gesù eucaristico, che effonde in noi l’unico Spirito del Padre e del Figlio e c rea fra noi l’unione dei cuori nella carità,. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano di tornare ai nostri impegni quotidiani, dopo la comunione con Cristo, più pieni di amore a Dio e al prossimo. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO ORDINARIO: DOMENICA 6 C

I -  Luca 6, 17. 20-26 1. Gesù è salito sul monte, ha pregato e quindi ha scelto i 12 Apostoli (Lc 6,12-16); poi scende dal monte e si ferma con i Dodici in una zona pianeggiante (17 Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante); intorno a lui si sono raccolti tanti discepoli, ma anche persone provenienti dalla Giudea e dalla capitale, e persino dai territori pagani di Tiro e Sidone (17 C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone): esse accompagnano i loro malati, per ottenerne la guarigione da Gesù, e vengono accontentate (Lc 6,18-19). Gesù rivolge la Parola in particolare ai discepoli (20 Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva) e li proclama “Beati” già adesso, perché, nonostante ora siano poveri, Dio darà loro in futuro il suo regno (20 Beati voi, poveri,/ perché vostro è il regno di Dio); alle medesime persone annuncia che devono sentirsi Beati già ora, perché Dio li sazierà, nonostante patiscono la fame (21 Beati voi, che ora avete fame,/ perché sarete saziati); e sempre a loro dice che, anche se ora sono nell’afflizione fino a piangere, devono ritenersi Beati, perché Dio darà loro la gioia (21 Beati voi, che ora piangete,/ perché riderete). E infine li dichiara Beati ora che vengono odiati, calunniati e disprezzati, perché hanno creduto in Gesù (22 Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo); quando accadranno loro queste cose, si ritengano Beati e gioiscano perché Dio ha preparato loro una grande ricompensa (23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo); in effetti essi ora partecipano alla sofferenza, che i Profeti del passato ebbero dagli Ebrei loro  contemporanei, che li perseguitarono come i loro discendenti maltrattano i discepoli di Gesù (23 Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti). Gesù parla ai discepoli e li avverte di stare nella gioia, nonostante le sofferenze presenti, che vengono loro dalla situazione di povertà o fame o afflizioni varie o anche da persecuzioni, perché da Dio avranno tutto ciò che li renderà felici. In quanto discepoli di Gesù sono diventati figli di Dio e Dio si prende cura di loro e li assiste. Si sentano dipendenti dalla Provvidenza del Padre Celeste adesso e per sempre. La ricompensa è nell'eternità, ma Dio si mostra padre già da ora. Affidiamoci alla bontà di Dio. Gesù realizza la sua missione a favore dei poveri come già aveva annunciato a Nazaret. Tutti siamo poveri davanti a Dio e dipendiamo da lui sia perché dà l'inizio alla nostra esistenza sia perché ci conserva in essa sia perché ci dà il concorso in ogni nostra azione, e tutto questo sia sul piano naturale che su quello  soprannaturale: tutto ci viene da Lui come dono e tutto ci vogliamo aspettare da Lui per mezzo di Gesù Cristo, che dobbiamo mettere al centro della nostra vita.

2. Nella seconda strofa Luca riporta 4 maledizioni, che fanno da antitesi alle beatitudini della prima. La ricchezza, la sazietà terrena, gli onori possono costituire un gravissimo pericolo, perché spingono l'uomo a prendere come appoggio le realtà terrene, e non Dio. Il ricco  non sente il bisogno di Dio, perché trova sicurezza e consolazione nelle ricchezze (24 Ma guai a voi, ricchi,/perché avete già ricevuto la vostra consolazione); la sazietà dei beni terreni porta alla diminuzione della vigilanza e della preghiera e quindi alla caduta nella tentazione, come avvenne agli Apostoli nel Getsemani (25 Guai a voi, che ora siete sazi,/perché avrete fame); l'allegria mondana viene dai piaceri cattivi e mondani e perciò allontana da Dio (26 Guai a voi, che ora ridete,/perché sarete nel dolore e piangerete); gli onori mondani vengono dalle adulazioni e vergognosi compromessi, che facevano già i falsi profeti, che erano compiacenti con i potenti invece di rimproverarli (26 Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti). Esaminiamoci per vedere se ci riguardano questi “guai”, minacciati da Gesù. Preghiamo il Signore che ci aiuti a saper discernere che cosa ci fa avvicinare a Cristo e che cosa ce ne allontana e quindi a evitare di essere fra quelli che vanno soggetti a queste maledizioni.

II - Geremia 17, 5-8 Geremia divide gli uomini in due categorie: quelli che ripongono la loro fiducia nell'uomo o nelle creature in genere (5 Maledetto l’uomo che confida nell’uomo), e quelli che confidano in Dio (7 Benedetto l’uomo che confida nel Signore), e – come abbiamo sentito - dichiara maledetto il primo e benedetto il secondo. (a) L'uomo, che mette la sua fiducia e sicurezza nelle creature, è da considerare maledetto da Dio perché ha allontanato il proprio cuore dal Signore  (5 allontanando il suo cuore dal Signore); il sostegno di quest’uomo non è Dio, l'eterno, la roccia, la fortezza, ma una debole o molte deboli creature (5 e pone nella carne il suo sostegno), che sono senza forza e sono destinate a passare: perciò non possono essere solido punto di appoggio. Geremia assomiglia questo uomo a un albero, che sta nella steppa (6 Sarà come un tamerisco nella steppa), dove l'acqua è molto scarsa o non esiste (6 dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine); disgraziatissima la situazione di quest’albero – e di quest’uomo – perché il deserto è un luogo, dove non si può vivere (6 dove nessuno può vivere) e quindi non si vede mai arrivare qualche cosa di buono (6 non vedrà venire il bene). Si tratta dell'uomo che si allontana da Dio e si rivolge alle creature: per lui non c'è più Dio al primo posto, ma ha questa o quella creatura nella mente e nel cuore e nella vita. (b) Invece è benedetto da Dio l'uomo, che ripone la sua fiducia nel Signore e in lui mette il suo sostegno (7 e il Signore è la sua fiducia), la sorgente della sua sicurezza e della sua forza. Geremia paragona tale uomo a un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso il quale lancia le sue radici (8 È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici); per esso il caldo non costituisce un rischio e non ha problemi nei periodi di siccità (8 non teme quando viene il caldo, … nell’anno della siccità non si dà pena), perché grazie alle acque conserva sempre verdi le foglie e produce sempre frutti (8 le sue foglie rimangono verdi, … non smette di produrre frutti). Pensiamo a un bambino che ha fiducia nei genitori, nella misura in cui si affida e si abbandona a loro: può contare sul loro amore e sul loro aiuto, che corrispondono alla loro intelligenza e forza di adulti; o pensiamo a una persona, che appartiene a una tribù o famiglia molto forte e si sente spalleggiata da essa. Chi si affida a una creatura può contare sulle forze limitate di una creatura o anche di molte creature, ma comunque non raggiungono Dio. Chi si affida a Dio può contare sulla Sua potenza e bontà e scienza, che sono  infinite. Esaminiamoci per vedere se ci appoggiamo su Dio o sulle creature e se meritiamo la benedizione o la maledizione di Dio.

III - 1Corinzi 15,12.16-20 Paolo parte dalla constatazione che tutti predicano che Cristo è risorto dai morti (12 Ora, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti) e tira la conclusione che è assurdo che ci siano alcuni che neghino la resurrezione dei corpi (12 come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?). In effetti Cristo è risuscitato dai morti come primizia della resurrezione di quelli che sono morti (20 Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti): i primi frutti di un albero danno la certezza che ce ne saranno altri. D'altra parte possiamo vedere anche l'assurdità dell’affermazione che i morti non risorgono dalle conseguenze: se i morti non risorgono, Cristo non è risorto (16Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto); ma, se Cristo non è risorto, vuol dire che non è morto per i nostri peccati e non è risorto per la nostra giustificazione (Rm 4,25; 1Cor 11,3) e allora la nostra fede è un'illusione e siamo ancora nei nostri peccati (17 ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati). In tal caso noi credenti di oggi saremmo rovinati, ma anche i credenti in Cristo defunti sono eternamente perduti (18 Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti); e questo vorrebbe dire che abbiamo sperato in Cristo solamente in questa vita, e quindi siamo i più infelici di tutti gli uomini (19 Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini), avendo riposto la nostra speranza di vita eterna in una falsità. Ma Paolo ci invita a condividere con lui la fede nella risurrezione di Cristo, attestata dagli Apostoli e da tanti altri testimoni, che hanno visto Gesù Risorto (1Cor 5,1-11). Crediamo in Cristo morto e risorto per la nostra salvezza e crediamo anche nella nostra risurrezione dei morti quando ci sarà il giudizio universale. I pagani erano e sono angosciati di fronte alla morte, perché non conoscevano o ignorano totalmente o hanno idee molto confuse o molto materialistiche circa l’Aldilà. Noi invece nella Parola di Gesù troviamo le risposte essenziali ai nostri interrogativi del Dopo-Morte e abbiamo tutti i motivi per essere sereni, se ci impegniamo a corrispondere alla Grazia di Dio, che vuole salvarci.

EUCARESTIA. Gesù è morto e risorto per la nostra salvezza e noi lo rendiamo presente col suo sacrificio nella Messa. Qui Gesù ci illumina sulle verità da credere e sullo stile di vita da assumere e ce ne dà la forza per l’unione con Lui per la fede e la carità e la Comunione Eucaristica. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i Nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di seguire le loro orme e usare i loro mezzi per prepararci a una vita fedele e alla resurrezione gloriosa.