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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tutti i Santi

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tutti i Santi

I - Matteo 5,1-11 - 1. (a) Gesù si rivolge alla folla, raccolta sulla collina, forse quella detta delle Beatitudini, vicino a Cafarnao, e parla seduto perché è il Maestro di tutti gli uomini (1-2 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo). L’Evangelista Matteo parla di monte, forse per orientare i lettori verso la montagna del Sinai, dove Mosè ricevette da Dio la legge dell’AT: Gesù appare come il nuovo Mosè e sta per dare la Nuova Legge. Apriamo il nostro cuore ad accettare la Parola di Gesù come Parola di Dio da credere, da conservare nel cuore come Maria, da meditare e mettere in pratica. (b) Gesù dichiara già da adesso Beati, felici, in questo mondo, i discepoli, che sono poveri di spirito, cioè distaccati dai beni della terra (3 Beati i poveri in spirito), che sono nella sofferenza e hanno pazienza (4 Beati quelli che sono nel pianto), che sono miti, cioè non violenti (5 Beati i miti), che hanno fame e sete della giustizia (6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia), cioè della santità, che solo Dio può dare e viene dal compiere la sua volontà, che hanno compassione delle miserie degli altri (7 Beati i misericordiosi) e vengono in loro soccorso nelle misura delle sue vere possibilità, che sono puri di cuore (8 Beati i puri di cuore), cioè hanno il cuore rivolto a Dio in modo retto, che diffondono la pace (9 Beati gli operatori di pace), che sono perseguitati perché  vogliono essere giusti (10 Beati i perseguitati per la giustizia), cioè si impegnano a fare la volontà di Dio. Tutti quelli che hanno tutte queste caratteristiche sono Beati adesso e nell'eternità lo saranno infinitamente di più, perché Dio avrà compassione di loro (7 perché troveranno misericordia), donerà loro il suo Regno eterno (3.10 perché di essi è il regno dei cieli), il paradiso, di cui la terra (5 perché avranno in eredità la terra) promessa è simbolo, contempleranno Dio faccia a faccia (8 perché vedranno Dio), che li consolerà (4 perché saranno consolati) in quanto esaudirà ogni loro desiderio e bisogno (6 perché saranno saziati), accogliendoli come figli (9 perché saranno chiamati figli di Dio). Chi vuole essere eternamente e pienamente felice nella visione di Dio e nella comunione con Lui nell'eternità deve già essere Beato qui nella fede, agendo secondo queste indicazioni di Gesù: in sostanza bisogna cercare Dio con cuore puro, conoscerlo e amarlo in se stesso e nella sua immagine, che è l’uomo, e praticare la giustizia, cioè osservare i comandamenti sia quelli che riguardano l'amore verso Dio, sia quelli che riguardano l'amore verso il prossimo. Ricordiamoci che come è dono di Dio la beatitudine eterna, così lo è la beatitudine in questo mondo per mezzo della fede: noi dobbiamo pregare molto perché Dio apra il nostro cuore all’accoglienza del suo dono; questo hanno fatto i santi. Anche noi impariamo le Beatitudini a memoria come i comandamenti, seguendo le raccomandazioni di Papa Francesco. Ripetiamocele spesso per assimilarne l’insegnamento: la Parola di Dio è onnipotente e può spezzare la durezza del nostro cuore e aiutarci a uscire dalle nostre miserie.

2. La beatitudine speciale è riservata a coloro che sono perseguitati per la loro fedeltà a Cristo: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia (11). I Profeti e tanti altri furono perseguitati già nell’AT per la loro fedeltà a Dio (12 Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi). Una ricompensa speciale nell'eternità è assegnata ai perseguitati perché discepoli di Gesù: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (12). Fuori Italia molti cristiani sono perseguitati e uccisi per la loro fede in Cristo. Quanti cristiani - e anche di altri religioni - sono stati torturati e ammazzati da Al Bagdadi e in alcuni paesi mussulmani! La nostra vita qui in Italia non corre rischi, ma a volte dobbiamo subire le prese in giro e gli insulti per la nostra fede in Cristo da chi non crede e da chi crede ma non è coerente con la sua fede. Perseveriamo nella fede in Cristo e nella fedeltà a lui e ci rallegreremo molto per la meravigliosa e sorprendente ricompensa, che Dio ci prepara per l’eternità.

II - Apocalisse 7,2-4.9-14 - (a) Giovanni vede sulla terra un primo gruppo di salvati. Un Angelo, che viene da dove sorge il sole, ha in mano il sigillo del Dio vivo e vero (2 E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente) e ordina ad altri Angeli, incaricati di devastare la terra (2 E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare) di non iniziare finché non sia stato impresso il sigillo di Dio sulla fronte dei fedeli servi di Dio (3 «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio). I segnati dal sigillo risultano 144.000 e sono Israeliti (4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele). Ezechiele (9,3ss) aveva assistito a una scena simile: Dio ordinò di segnare con un T la fronte di coloro che protestavano contro l’idolatria e così evitarono la morte. La T è il tau ebraico, il modo in cui si rappresentava la croce, e fa pensare che Giovanni voglia farci capire che gli ebrei sono salvati perché hanno creduto in Gesù, crocifisso. Solo per la fede in Cristo morto e risorto essi ricevono la salvezza. (b) San Giovanni vede in cielo il secondo gruppo di salvati: si tratta di una moltitudine immensa di uomini e donne, provenienti da tutti i popoli (9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua); essi stanno davanti al trono di Dio e alla presenza di Gesù, l'Agnello immolato (9 Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello); essi sono vivi (in piedi), vittoriosi (palme in mano), appartenenti al mondo di Dio (vestiti di bianco) (9 avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani), e proclamano che la salvezza viene da Dio e da Gesù (10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello). Gli Angeli stanno attorno al trono di Dio e agli Anziani e ai quattro Esseri viventi e si prostrano in adorazione davanti a Dio, mentre proclamano (11 E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo) che occorre tutto attribuire a Dio: «Amen!/ Al nostro Dio la lode,/ la gloria e la sapienza,/ la riconoscenza e l'onore,/ il potere e la forza,/ per sempre!/ Amen»  (12 «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen»). Ma ecco che uno degli Anziani vuole spiegare a Giovanni chi sono queste persone in bianco (13 Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?») e Giovanni gli risponde che da lui si aspetta di capire (14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai»); l’Anziano gli dice che sono quelli provenienti dalla grande persecuzione o dalle sofferenze della terra e hanno purificato le loro anime per mezzo della fede nel Sangue redentore di Cristo, come se avessero bagnato le loro vesti nel sangue dell'Agnello (14 E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello). Così sono salvati da Cristo sia gli ebrei sia i pagani. Solo per mezzo di Gesù abbiamo il perdono dei peccati e la santificazione, che ci apre le porte del Regno di Dio. Facciamo atti di fede, adorazione, ringraziamento e lode a Dio e al Cristo in unione ai salvati e agli Angeli del cielo. La purificazione dei peccati è indispensabile per tutti e per ciascuno perché tutti siamo peccatori.

III - 1Giovanni 3,1 – (a) I salvati non riusciranno mai a capire l'amore che Dio mostra per loro nel dichiararli suoi figli e nel renderli realmente tali (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!); lo sono già da ora (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio), ma non sanno ancora quello che saranno, perché Dio non l'ha ancora rivelato loro (2 ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato). Però una cosa sanno già circa il futuro: quando Dio o Gesù si sarà rivelato o manifestato (2 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato), essi saranno simili a lui perché lo contempleranno faccia a faccia e lo vedranno nella sua realtà (2 noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). Siamo figli di Dio, dignità altissima e saremo simili a Dio e a Gesù (i figli devono rassomigliare ai genitori!), condivideremo con Dio la sua bellezza infinita, perché Egli ce la parteciperà per mezzo di Gesù! C'è da perdere la testa di fronte ai doni di Dio! (b) S. Giovanni aggiunge alcune riflessioni ulteriori e qualcuna l’aggiungiamo noi. (A) Chi condivide questa speranza di salvezza deve impegnarsi nella purificazione personale per diventare fin da ora partecipe della purezza di Dio o di Gesù (3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro). (B) Dobbiamo già da adesso contemplare Dio e Gesù nella preghiera e meditazione (2). (C) Non aspettiamoci che il mondo ci capisca e ci conosca per quello che siamo di grande: figli di Dio oggi nel tempo e simili a Dio domani nell’eternità. Il mondo non conosce Dio e di conseguenza non conosce noi, che siamo fatti a immagine di Dio (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui). Impegniamoci seriamente nella purificazione o lotta al peccato, nella preghiera e meditazione, nell'andare avanti nonostante le incomprensioni e prese in giro del mondo! Man mano che lottiamo contro il male che è dentro di noi, cresciamo anche nella somiglianza con Gesù. I santi non nascono tali e hanno avuto i loro difetti e miserie come noi; solo che non hanno mai fatto pace coi loro limiti e hanno lottato costantemente per superarli con l’aiuto della grazia di Dio, che viene data anche a noi se la chiediamo.

EUCARESTIA. Questa con gli altri sacramenti sono la sorgente maggiore della santità, che solo Dio può comunicarci; accostiamoci a questa fonte della grazia con umiltà e fame e sete di giustizia e saremo saziati e portati alla contemplazione di Dio. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci sostengano nel cammino, che loro hanno fatto prima di noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 30 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 30 C

I - Luca 18,9-14 – 1. Gesù racconta la parabola non per insegnare come si deve pregare, ma per sottolineare alcuni atteggiamenti da imitare o da evitare nella preghiera. Egli parla per illuminare specialmente i farisei, perché si ritenevano giusti e mostravano disprezzo per gli altri (9 Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri), atteggiamento da evitare assolutamente nella preghiera e nella vita quotidiana. Egli parla di due persone, che vanno al Tempio, per eccellenza il luogo della preghiera, perché dimora di Dio: si tratta di un pubblicano e di un fariseo (10 Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano); i farisei avevano l’abitudine di pregare dappertutto, specie dove erano più facilmente visibili e potevano essere ammirati da più persone. (a) Il fariseo prega in piedi e muovendo le labbra, come facevano solitamente gli ebrei (11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé), e inizia benedicendo Dio, che spesso diventava anche un ringraziamento (O Dio, ti ringrazio 11); stavolta il fariseo ringrazia perché lui, per il suo impegno, non era come gli uomini comuni, che non osservavano la Legge di Dio nel settimo comandamento “non rubare” - e perciò erano ladri e ingiusti -, e nel sesto e nono  “Non commettere atti impuri” e “non desiderare la donna o uomo di altri” – per cui erano adulteri -, e tantomeno era come il pubblicano, - che egli vedeva non lontano da sé –, grande peccatore perché lavorava per conto dei Romani, nemici occupanti (11 perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano). Inoltre ricorda con orgoglio a Dio che egli digiuna due volte la settimana (lunedì e giovedì), mentre era obbligatorio una volta all'anno, e pagava la decima di tutto, non solo di alcune cose obbligatorie (12 Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo). Riflettiamo che quest'uomo non ha la vera fede: crede che Dio sia un contabile, che prende nota delle opere buone ma non tiene conto degli atteggiamenti interiori delle persone, che sono fondamentali per dare valore alle azioni. Egli non riesce a prendere coscienza di essere un peccatore, che ha bisogno della misericordia di Dio; non si rende conto che il suo peccato fondamentale è proprio la superbia (il più grave che esista!), che lo porta ad attribuire a sé le buone azioni e non a Dio, dal quale proviene ogni bene; di conseguenza disprezza il prossimo, cosa che Dio non gradisce affatto, perché ogni uomo è a sua immagine. Questo tipo di preghiera offende Dio invece di onorarlo e non è utile per ottenere le sue grazie. (b) Il pubblicano prega in piedi per rispetto a Dio e per umiltà si tiene a distanza dall'altare; tiene gli occhi bassi e si batte il petto: si riconosce peccatore e chiede pietà a Dio, (13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”). Questo tipo di preghiera è graditissimo a Dio, perché l'uomo è peccatore e, quando si sente tale, assume un atteggiamento umile interiore ed esteriore alla presenza Sua (e degli uomini), perché sa che solo da Dio può avere il perdono e la riconciliazione. Non si interessa dei peccati degli altri, ma dei propri per ottenere la misericordia di Dio. Questo atteggiamento del pubblicano va imitato da parte nostra. Come è la nostra preghiera? E’ anzitutto ringraziamento a Dio per le grazie che ci dà nella sua bontà? E’ umile nel riconoscere le nostre colpe, giacché tutti siamo peccatori? Siamo coscienti che tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio e dobbiamo esercitarla con gli altri per ottenerla da Dio per noi?

2. Il pubblicano fu reso giusto da Dio, che gli mostra la sua misericordia; il fariseo resta con la sua illusoria giustizia, e quindi con tutti i suoi peccati (14 Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato). Questo rovesciamento della situazione non è un capriccio o una vendetta di Dio, ma è la rivelazione della verità di ciascuno: chi si esalta illude se stesso perché attribuisce a se stesso i doni di Dio e non a Lui, come sarebbe giusto; e chi si umilia si comporta giustamente e può confidare nella misericordia di Dio (14 perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato). L’atteggiamento di umiltà del pubblicano dobbiamo alimentare in noi: nella nostra preghiera e in tutte le nostre attività, e anzitutto nei pensieri e sentimenti; invece dobbiamo assolutamente evitare gli atteggiamenti di superbia del fariseo, se vogliamo che Dio ci comunichi la sua santità e giustizia.

II - Siracide 35,15b-17.20-22 – (a) Dio è giudice che non fa preferenze di persone (15 il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone). Certamente non parteggia contro il povero (16 Non è parziale a danno del povero); anzi ne ascolta la sua preghiera quando è oppresso (16 e ascolta la preghiera dell’oppresso) o quando si tratta di un orfano o di una vedova, che sfogano nel lamento la sofferenza del cuore (17 Non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova, quando si sfoga nel lamento). La preghiera del povero arriva sempre fino a Dio, perché si ferma solo quando arriva a destinazione (21 La preghiera del povero attraversa le nubi né si quieta finché non sia arrivata), si interrompe solo quando Dio interviene (21 non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto) e contenta i giusti, ristabilendo l'equità nei rapporti (22 e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità). Il povero deve avere e alimentare la sua fiducia nell’onnipotenza di Dio e nella sua infinita bontà, perché Egli è sempre disposto ad ascoltare chi è nel bisogno e nella sofferenza per l’infinita misericordia che lo caratterizza: Egli sa trovare una soluzione per tutte le difficoltà. D'altra parte Dio gradisce che ci rivolgiamo a lui come figli al Padre. Penso che tutti abbiamo fatto o facciamo esperienza di quante volte Dio interviene in nostro aiuto anche in modo sorprendente. (b) Anche chi soccorre i poveri è ascoltato da Dio con amore e la sua preghiera Gli è gradita ed è esaudita come quella dei poveri (20 Chi la soccorre è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi): i poveri sono accettati ed esauditi da Dio perché poveri e bisognosi, i ricchi sono esauditi perché assumono i sentimenti e il ruolo di Dio nell'aiutare il povero.

III - 2 Timoteo  4,6-8.16-18 – (a) Paolo rievoca la sua comparsa in tribunale a Roma, dove nessuno è venuto in suo aiuto, perché abbandonato da tutti (16 Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato): egli chiede perdono per gli amici – come Gesù pregò in croce per i suoi crocifissori e Stefano per i suoi lapidatori -, perché essi per colpa loro non si sono presentati a difenderlo (16 Nei loro confronti, non se ne tenga conto), ma sottolinea che comunque è riuscito a sfuggire alla morte, perché ha avuto con sé il migliore Difensore e Redentore, il Signore stesso, che gli ha dato forza e lo ha messo in condizione di completare la sua missione di annunziatore del vangelo, facendolo conoscere al centro dell'impero, persino forse nella corte imperiale (17 Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone), e davanti a Nerone. Paolo ha avuto fiducia in Dio e si è abbandonato a Lui e Dio gli ha risolto ogni problema di difesa. Facciamo anche noi come Paolo: affidiamo a Dio noi stessi; Egli sa guidare la nostra vita e le sue circostanze a nostro vantaggio molto meglio di come possiamo pensare e fare noi. (b) Comunque Paolo sa di essere al termine della sua vita terrena (6 Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita) e fa un bilancio di essa: la vita è una battaglia e lui l’ha combattuta bene; la vita è una corsa e lui è al termine di essa; l'importante è che abbia conservato fede, speranza e carità, che ci tengono uniti a Dio (7 Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede). Egli si aspetta dal Signore il giusto premio, che Egli darà a tutti coloro che aspettano con amore e desiderio la sua seconda venuta gloriosa (8 Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione). In quell'occasione il Signore gli darà la libertà definitiva e lo porterà salvo in cielo con lui a regnare per sempre (18 Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno). E conclude con un’acclamazione in onore di Gesù: a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen (18)! Anche noi preghiamo di poter affermare le stesse cose alla fine della nostra vita, affidandoci non alla giustizia distributiva di Dio, ma alla sua giustizia salvatrice, alla sua misericordia, che è infinita rispetto ai nostri peccati, che sono limitati. Per questa stessa misericordia infinita confidiamo che Egli ci accoglierà alla fine della vita e ci introdurrà nel suo Regno eterno.

EUCARESTIA. Di fronte a Gesù siamo tutti uguali, adesso nell’incontrarlo nell’Eucarestia e alla fine della vita al suo giudizio. Tutti siamo uguali anche nell’essere peccatori e come chiediamo perdono tutti insieme all’inizio della Messa per i nostri peccati, così alla fine della vita faremo appello alla sua misericordia perché ci ammetta alla visione facciale, dopo che lo abbiamo incontrato tante volte nella fede. Invochiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni perché intercedano per noi e ci ottengano la vita eterna ora e nell’eternità. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 29 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 29 C

I - Luca 18,1-8 – 1. Gesù racconta la parabola per insegnare che bisogna pregare sempre senza stancarsi (1 Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai). Luca con insistenza presenta Gesù, che prega in varie situazioni, specie in quelle più importanti della sua vita, ed esorta i discepoli alla preghiera come fa qui. La preghiera è indispensabile per la vita del discepolo: le grazie si ottengono con la preghiera prolungata e ripetuta come avvenne in occasione della Pentecoste, quando il dono dello Spirito Santo, che è il frutto dell'opera di salvezza di Gesù, viene dato da Dio solo dopo ben 9 giorni di preghiera, fatta su suggerimento di Gesù stesso, e in unione con Maria, la madre di Gesù e corredentrice degli uomini. (b) Gesù racconta la parabola di una povera donna, vedova - e quindi senza appoggi umani -, alla quale qualcuno ha sottratto i suoi beni, necessari per la sopravvivenza della famiglia; lei chiede continuamente al giudice di farle riavere ciò che era suo (3 In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”). Ma il giudice è malvagio e non ha rispetto né per la legge di Dio né per quella degli uomini: è incapace di relazionarsi con Dio e con gli uomini, perché profondamente malato di egoismo (2 In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno); perciò si rifiuta di intervenire, pur essendo suo dovere; quindi è uomo ingiusto e cattivo, insensibile persino di fronte alla situazione di povertà e vedovanza della donna. Ce ne sono purtroppo tanti che non intervengono, nonostante rivestano incarichi di responsabilità e vengano messi a conoscenza delle ingiustizie: pensiamo a quello che è successo al ponte Morandi con 43 morti e al bus caduto da un ponte ad Avellino con 40 morti, perché la manutenzione delle autostrade non è fatta seriamente; anche nella Chiesa purtroppo ci sono stati vescovi e superiori condannati dallo Stato – e tardivamente dalla Chiesa - per non essere intervenuti anzitutto a impedire abusi di vario genere da parte di preti o altri e poi a punirli adeguatamente. Chi ha una responsabilità la deve portare avanti con fedeltà, impegno e sacrificio.

2. (a) Il giudice disonesto dapprima non vuole rendere giustizia alla povera donna (4 Per un po’ di tempo egli non volle), perché sa che non può aspettarsi da lei regali o pagamenti; poi si decide a fare il suo dovere, non certo per amore verso Dio e gli uomini ma perché non ce la fa più a sopportare l'insistenza ben motivata della vedova (4-5 ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5 dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”»). Gesù richiama l’attenzione degli ascoltatori sulle parole del giudice cattivo (6 E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto) e commenta che il giudice disonesto fu costretto a tenere conto della richiesta della donna per motivi egoistici; invece Dio terrà conto delle preghiere perseveranti dei suoi eletti (7 E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?), che egli ama, e a differenza del giudice disonesto non solo non li farà aspettare (7 Li farà forse aspettare a lungo?), ma anzi li accontenterà subito (8 Io vi dico che farà loro giustizia prontamente) e interverrà in loro difesa prontamente. E’ un invito di Gesù ad aver fiducia nell’efficacia della preghiera: è infinita la bontà paterna di Dio, che vuole esaudirci, la potenza del nostro Padre celeste, che può esaudirci, la sapienza del Padre nostro, che conosce bene i nostri bisogni e le vie per esaudirci. (b) Gesù però conclude interrogandosi se alla fine del mondo, quando Egli tornerà come giudice universale, troverà fede fra gli uomini (8 Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»); dal tono della domanda sembrerebbe che Gesù supponga una risposta negativa; per renderci conto che la risposta non è totalmente negativa, confrontiamo queste parole con ciò che Gesù dice in un contesto simile: alla fine del mondo per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti (Mt 24,12), cioè di un gran numero di persone, ma non di tutti. Cristo certamente troverà allora fede e carità qui sulla terra, ma qui egli fa un appello a perseverare nella fedeltà e nella preghiera, anche se l'incredulità e la mancanza di carità fossero generalizzate. Noi dobbiamo rendere conto a Dio del nostro rapporto personale con lui, non di quello del nostro prossimo. Perciò alimentiamo la nostra vita spirituale, con l’ascolto della Parola di Dio e con la pratica di essa, indipendentemente da quello che possono pensare e da come possano agire gli altri.

II - Esodo 17,8-13 - Mosè deve lottare in difesa del suo popolo contro nemici, che sono molto più potenti di esso (8 Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm) e comunque stanno nel loro territorio, mentre gli Ebrei si muovono in un luogo sconosciuto. Solo Dio può aiutarli come quando dovettero lottare contro gli Egiziani, tanto più potenti di loro e bene organizzati ed equipaggiati; allora vinsero proprio perché Dio intervenne in favore degli Ebrei per mezzo di Mosè, che teneva in mano il bastone di Dio e operava i miracoli (Es 4,2-4). Anche Amalek potrà essere vinto allo stesso modo: i combattenti ebrei saranno guidati da Giosuè mentre Mosè sarà sulla collina col bastone di Dio in mano (9 Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio»). Così Giosuè va a combattere con i soldati (10 Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk) e Mosè sale sul colle con Aronne e Cur (10 mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle). Dominano gli Ebrei quando Mosè tiene le mani alzate col bastone e vincono i nemici quando Mosè per la stanchezza le abbassa (11 Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk). Allora Aronne e Cur fanno sedere Mosè e gli tengono le mani alzate fino al tramonto (12 Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole). Alla fine gli Amaleciti vengono sconfitti dagli Ebrei, guidati da Giosuè, ma sostenuti dalla preghiera di Mosè (13 Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada). Dio ci esaudisce e ci salva per le vie, che egli decide; a noi tocca adeguarci alle sue richieste e non lui alle nostre. La Parola di Dio ci invita a riflettere che la preghiera ottiene da Dio tutto quello di cui abbiamo bisogno, ma dobbiamo alimentare in noi la fede nell'amore di Dio per noi e la sua volontà di aiutarci (cfr espressioni del salmo responsoriale Sal 122,4.5.7).

III -  2Timoteo  3,14-4,2 – (a) Paolo esorta Timoteo a restare saldo nella fede (14 Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente), richiamandosi all'autorità dei suoi maestri: Paolo, la madre, la nonna (14 Conosci coloro da cui lo hai appreso), e soprattutto della Bibbia, a lui ben nota dall'infanzia (15 e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia); essa, essendo ispirata da Dio (16 Tutta la Scrittura, ispirata da Dio), fornisce in abbondanza la sapienza, indispensabile per ottenere da Dio la salvezza, che si ha solo per la fede in Gesù Salvatore e Redentore (15 queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù). La Parola di Dio scritta è di somma utilità per ogni ministro di Dio, che voglia essere all'altezza del suo compito di maestro (16 è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia) e di educatore alla santità e alla giustizia sua e degli altri (17 perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona). Anche noi dobbiamo essere legati alla nostra fede e ed essere grati a chi ce l'ha trasmessa: i nostri familiari, in particolare i genitori, ma anche i catechisti e i sacerdoti, e approfondire la conoscenza della Sacra Scrittura, che è Dio che ci parla oggi, come 20 secoli Gesù fa parlava ai suoi contemporanei. La Bibbia è scritta sotto la guida di Dio e non contiene errori. Leggiamola ogni giorno e anzi impariamo a memoria alcuni versetti importanti per la nostra vita spirituale, magari uno al giorno. (b) Paolo supplica Timoteo al cospetto di Dio e di Cristo, giudice di tutti, per la sua seconda venuta e per il suo regno eterno (1 Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno) di annunziare la Parola di Dio, che apprende dall'Antico Testamento e dal Vangelo, costi quel che costi: a tempo opportuno e inopportuno, per sé come per gli altri, convincendo, rimproverando, esortando, secondo i casi e i bisogni, sempre però con dottrina sicura e grande longanimità, cioè con fedeltà alla Parola di Dio e con pazienza, tolleranza, mansuetudine (2 annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento), come faceva Gesù (Mt 11,29). I nostri Pastori sono veri pastori se corrispondono a questa idea che ne ha S. Paolo e quindi Gesù stesso. E noi pastori domandiamoci ed esaminiamoci e correggiamoci.

EUCARESTIA. In essa c’è l’ascolto della Parola di Dio e viene reso presente il sacrificio di Gesù; è la preghiera principale della Chiesa e dei singoli credenti, che in essa hanno il mezzo più forte per essere esauditi e santificati. Supplichiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli e i  Santi, di renderci utile la nostra partecipazione all’Eucarestia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 28 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

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I - Luca 17,11-19 – 1. (a) Gesù va verso Gerusalemme (11 Lungo il cammino verso Gerusalemme), che è il luogo della sua Passione e Morte per la Redenzione del mondo, della sua obbedienza suprema al Padre: mentre viaggia sta obbedendo al Padre, segno della pienezza del suo amore per Lui e per la sua immagine, che è l'uomo. Gesù fa di tutta la sua vita un atto di obbedienza al Padre e quindi un sacrificio continuo per la gloria del Padre e per la santificazione degli uomini (Eb 10,5-10). Anche noi dobbiamo obbedire a Dio tutta la nostra vita, e così faremo anche noi della nostra vita un sacrificio gradito a Dio, sacrificio che uniremo a quello di Gesù al Padre per la santificazione nostra e dei nostri fratelli. (b) Gesù va con i discepoli in un villaggio della zona di confine tra la Galilea, che sta lasciando, e la Samaria, nella quale entra (11 Gesù attraversava la Samaria e la Galilea), e gli vengono incontro dieci lebbrosi, che si fermano a distanza (12 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza) per rispetto alla legge di Mosè; questa impediva le relazioni normali fra i malati di lebbra e le persone sane per evitare sia il contagio della malattia sia la comunicazione di impurità legale. I lebbrosi non erano solo malati fisicamente ma anche impediti di partecipare ai riti religiosi. Questi dieci presentano agli occhi di Gesù la loro sofferenza e alle sue orecchie la loro supplica perché abbia compassione e misericordia per loro (13 e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!»), concedendo loro ciò Egli già sa che abbisognano; Lo chiamano Maestro, perché ne riconoscono l’autorità. Gesù non li guarisce subito ma dà loro l'ordine di presentarsi ai sacerdoti, che dovevano attestare la guarigione (14 Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti»). Essi prestano fede alla Parola onnipotente di Gesù e gli obbediscono: così ricevono la guarigione (14 E mentre essi andavano, furono purificati), ma alle condizioni stabilite da Gesù. Altre volte Gesù guarisce immediatamente, anche dei lebbrosi, con contatto fisico o senza di esso. Gesù obbedisce al Padre e ci salva. Questi uomini credono in Gesù e obbediscono… e ricevono il miracolo. L'obbedienza a Dio e a chi parla a nome di Dio unisce a Dio e mette la persona nelle migliori condizioni per ricevere tutti i doni del Dio. La stessa strada dobbiamo seguire anche noi per ottenere gli stessi risultati.

2. Uno dei 10 guariti riconosce nel miracolo la presenza e l'azione di Dio per mezzo della persona di Gesù e sente il bisogno di tornare subito da Gesù per lodare Dio per la sua misericordia nei suoi confronti (15 Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce): egli si prostra ai piedi di Gesù in adorazione e lo ringrazia per la guarigione ricevuta (16 e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo); si tratta di un Samaritano (16 Era un Samaritano) e questo fa pensare che, mentre pagani e samaritani riconoscono Gesù come Dio e Salvatore, cioè hanno la vera fede, gli ebrei purtroppo Lo rifiutano. Gesù dà rilievo all'azione di quest'uomo, che, unico su 10 guariti, è tornato da Lui (17 Ma Gesù osservò: Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?) e, unico Samaritano e straniero fra Ebrei, ha avuto la delicatezza d’animo e ha sentito il bisogno di tornare e ringraziare Dio nella persona di Gesù (18 Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?). Gesù constata la fede piena di quest'uomo e dichiara la sua guarigione, anche quella spirituale (19 E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»): la fede e la carità, che appaiono dalle sue parole e dai suoi atteggiamenti, lo hanno reso un uomo nuovo. Anche noi ci uniamo ai sentimenti del Samaritano e riconosciamo in Gesù Dio fatto uomo e nostro salvatore, che guarisce i corpi come segno della guarigione dell'anima. Vogliamo come il Samaritano imparare a riconoscere l'azione di Dio in tutto e lodarlo e ringraziarlo continuamente.

II - 2Re 5,14-17 - Il profeta Eliseo aveva mandato a dire a Naaman, generale siro, che sarebbe guarito dalla lebbra, se si bagnava 7 volte nel Giordano. Egli dapprima si rifiutò; poi ci ripensò,  su sollecitazione degli accompagnatori, e sì bagnò nel fiume, obbedendo alla Parola di Dio per mezzo del Profeta, e fu guarito (14 Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato). Tornò dal profeta, alla cui presenza proclamò la sua fede in Dio, e avrebbe voluto fargli preziosissimi regali (15 Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo»), che furono decisamente rifiutati, nonostante la ripetuta insistenza del generale (16 Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò). Naaman chiese allora di prendere con sé la terra trasportabile con due muli, perché voleva in futuro offrire sacrifici solo all’unico vero Dio, quello d’Israele (17Allora Naamàn disse: Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore). La fede in Dio ottiene i miracoli da Dio, che li moltiplica, quando si trova di fronte alla fiducia in lui: tutti gli uomini, anche i pagani, possono arrivare alla vera fede e alla salvezza, perché Dio vuole a ogni uomo si aprano le porte della vita eterna, nel rispetto della libertà personale; possiamo collaborare anche noi all’opera redentrice di Gesù e corredentrice di Maria con la preghiera e i sacrifici e l’apostolato. La fede si diffonde per attrazione: se sono e mi mostro cristiano convinto, esercito un influsso molto forte su chi mi sta intorno per diffondere la fede.

III - 2Timoteo  2,8-13 – (a) Paolo esorta Timoteo a mettere al centro della sua attenzione e della sua vita Gesù, Dio e salvatore, che è discendente di Davide ed è morto ed è risorto per la salvezza di tutti gli uomini: questo Paolo predica col suo Vangelo (8 Ricòrdati di Gesù Cristo,/ risorto dai morti,/ discendente di Davide,/ come io annuncio nel mio Vangelo) e porta le conseguenze di questa predicazione, che sono il carcere come se fosse un malfattore (9 per il quale soffro/ fino a portare le catene come un malfattore), ma se lui è incatenato, libera è sempre la Parola di Dio, che viene predicata (9 Ma la parola di Dio non è incatenata!). Il carcere e qualsiasi altra sofferenza Paolo sopporta per aiutare gli eletti e i chiamati da Dio, in modo che possano raggiungere la salvezza eterna e anche la gloria eterna, che si ottiene per mezzo di Gesù (10 Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna). Anche noi dobbiamo mettere Gesù al centro della nostra vita come Paolo, che, come scrive tante volte il nome di Gesù nelle Lettere, così lo richiamava continuamente, facendo riferimento alla sua persona e alla sua vita, al suo insegnamento e alla sua opera redentrice. Si possono incatenare gli apostoli, ma non la Parola di Dio: anzi le sofferenze degli apostoli e dei semplici fedeli cristiani sono offerti a Dio in sacrificio per la salvezza dei persecutori e di tutti gli uomini. (b) S. Paolo poi riassume la vita del cristiano nel condividere la vita di Cristo: se moriamo con Cristo nel battesimo e negli altri sacramenti e poi nella vita quotidiana al peccato e alle tendenze cattive, come al mondo, avremo la sua vita divina (11 Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo). Se resistiamo costanti nella fede e nella carità, nello stato di grazia di Dio, condivideremo il suo regno (12 se perseveriamo, con lui anche regneremo); se invece rifiuteremo di essere uniti a Gesù sempre, anche lui ci rifiuterà (12 se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà); infine se siamo infedeli a lui, Egli resta sempre fedele a se stesso e alla sua Parola, perché non può rinnegare se stesso (13 se siamo infedeli, lui rimane fedele,/ perché non può rinnegare se stesso). San Paolo così ci ricorda che non basta iniziare la vita cristiana, ma è necessario perseverare nel seguire Gesù e praticare il suo insegnamento, convinti che quanto Dio ha promesso di fare con la sua grazia lo porterà a termine per la sua misericordia: è sempre e solo lui che ci salva.

EUCARESTIA. Dio ci fa tante grazie sul piano naturale e su quello soprannaturale, che non potremo mai contarle tutte e neanche ne possiamo aver conoscenza e coscienza. La gratitudine a Dio, che dobbiamo mostrare continuamente e per tutto, ci attira ulteriori grazie. Nell’Eucarestia noi offriamo il sacrificio di Gesù al Padre per adorarlo, per espiare i peccati, ma anche per ringraziarlo e così preparare il terreno per ottenere ulteriori grazie. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di crescere nella fede speranza e carità, che sono indispensabili per l’unione perfetta con Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 27 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

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I - Luca 17,5-10 – 1. Gli Apostoli chiedono a Gesù di accrescere loro la fede (5-6 Gli apostoli dissero al Signore: 6 «Accresci in noi la fede!».): si sono resi conto che la loro fede è poca,  come spesso li rimprovera Gesù (Mt 8,26; 14,31; 16,8; 17,20) e che la nascita della fede e la sua crescita e la sua permanenza nel cuore dell'uomo proviene solo da Dio, che la dona e la fa sviluppare. Gesù richiama loro l’importanza della fede, avvertendoli che anche una fede piccolissima quanto un granello di senapa può spostare un gelso (o una montagna) dalla terra ferma al mare (6 Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe). La fede è dire di sì a Dio quando ci rivela qualsiasi verità  e quando ci indica qualche cosa da fare: è aderire con l'intelligenza alle verità che propone e con la volontà ai comandamenti che ci invita a rispettare. (a) Sarebbe auspicabile che avessimo la fede completa di Maria, che aderisce totalmente e senza riserve alla Parola di Dio, rivelata dall'Angelo, e la mette in pratica; invece la nostra è una fede limitata (Mt 6,30) come quella di Pietro, che, pur credendo, si spaventa mentre cammina sulle acque del lago e incomincia ad affondare (Mt 14,31), o degli Apostoli, che non riescono a guarire l'indemoniato (Mt 17,20). (b) Chiediamo con insistenza questa fede, che nasce dall'ascolto della Parola di Dio e dall'adesione a essa, perché Dio ci attrae, e si alimenta se la meditiamo e la mettiamo in pratica, sempre sotto l'influsso della grazia dello Spirito Santo. Possiamo e dobbiamo pregare per crescere nella fede, come gli Apostoli qui: Accresci in noi la fede! (6), o come il padre dell’indemoniato: Credo; aiuta la mia incredulità! (Mc 9,24); preghiamo di poter arrivare a una fede così intensa che Gesù possa restare piacevolmente sorpreso di noi e dire di noi ciò che disse del centurione, che chiese la guarigione del figlio: Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! (Mt 8,10). Possiamo e dobbiamo pregare anche per la fede del nostro prossimo, come fece Gesù per Pietro: io ho pregato per te, perché la tua fede non venga menoE tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli (Lc 22,32), specialmente per le persone che hanno autorità nella Chiesa.

2. Dio ci fa suoi figli grazie alla fede e al battesimo; noi dobbiamo sentirci e agire da figli di Dio perché lo siamo, ma occorre non dimenticare chi è Dio - e quanto grande! - e chi siamo noi, creature limitate e per giunta anche peccatori. Gesù, per aiutarci a tener presenti entrambe le verità dell’infinità di Dio e della nostra estrema piccolezza, paragona il credente in Dio a uno schiavo rispetto al suo padrone. Se il padrone ha un solo servo, che lavora nei campi e fa i servizi a casa, e lo vede rientrare dal lavoro dei campi, non lo invita a mangiare (7 Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?), ma gli dice di preparare il cibo per lui e di servirlo durante il pasto; e poi il servo provvederà al suo pasto (8 Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?). Il padrone non si ritiene certo in obbligo verso il servo per il lavoro che ha fatto (9 Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?). Così noi, dopo che abbiamo compiuto perfettamente la sua volontà, dobbiamo dire che siamo solo servi, abbiamo fatto solo quello che era il nostro dovere (10 Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”»). Noi, dopo che abbiamo obbedito a Dio, non dobbiamo approfittarcene né per la nostra gloria o per qualche interesse personale (Sal 115,1): siamo e restiamo solo dei servi di fronte a Dio padrone, creature di fronte al Creatore; ma non dimentichiamo mai che Dio ci ha resi suoi figli adottivi come Gesù è il figlio naturale. E anzi più che semplici adottivi  (cfr 1Gv 3,1-3).

II - Abacuc 1,2-3; 2,2-4 - Il profeta (col il popolo ebreo) si trova in una situazione di terribile sofferenza, perché è scomparsa la carità fraterna (1,3 Ho davanti a me rapina e violenza/ e ci sono liti e si muovono contese): egli vede la violenza (1,2), la malvagità nei rapporti (3 Perché mi fai vedere l’iniquità), e l'oppressione (1,3); inoltre ha la sensazione di pregare e non essere ascoltato (1,2 Fino a quando, Signore, implorerò aiuto/ e non ascolti) e di rivolgersi a Dio, avvertendolo della violenza che lo circonda senza che Egli intervenga a salvarlo (1,2 a te alzerò il grido: «Violenza!»/ e non salvi?); perciò arriva a interrogare Dio perché gli fa vedere tanta malvagità ma poi Lui stesso resta solo spettatore (1,3 e resti spettatore dell’oppressione?). In realtà Dio risponde annunciando una visione e raccomanda di farla passare alla storia, scrivendola su tavolette - allora così si faceva - e in modo chiaro così da leggerla con facilità (2,2 Il Signore rispose e mi disse:/ «Scrivi la visione/ e incidila bene sulle tavolette,/ perché la si legga speditamente): questa visione annuncia che ci sarà un termine a questa situazione (2,3 È una visione che attesta un termine,/ parla di una scadenza); essa certamente si realizzerà (2,3 e non mentisce); è certo che tutto si verificherà a suo tempo ma bisogna anche aver pazienza perché c’è bisogno di tempo per avverarsi (2,2 se indugia, attendila,/ perché certo verrà e non tarderà). E’ Dio che parla e offre una rivelazione (2,4 Ecco) che gli ingiusti saranno schiacciati mentre il giusto sopravviverà grazie alla sua fede e speranza in Dio (2,4 soccombe colui che non ha l’animo retto,/ mentre il giusto vivrà per la sua fede). Paolo cita queste parole nella Lettera ai Romani (1,16-17) e dice che il Vangelo possiede una forza salvifica divina, perché in esso si rivela la bontà e l’amore preveniente del Signore, fedele alle sue promesse fatte a Israele e in esso a tutti gli uomini. L'attività salvifica di Dio sarà tanto più operante, quanto più cresce la fede fino a diventare il principio di ogni pensiero e azione: la fede non è solo la condizione indispensabile per entrare nella sfera della salvezza, ma anche per perseverare e appropriarsene sempre più. Cresciamo nella fede per praticare meglio la speranza e la carità e d'altra parte la carità diventerà sempre più intensa quanto più crescono la fede e la speranza; la pratica delle virtù teologali rende sempre più intensa la nostra unione con Dio Padre e Figlio e Spirito.

III - 2Timoteo 1,6-8.13-14 – (a) Paolo invita Timoteo a ravvivare il dono che Dio gli aveva fatto per l'imposizione delle mani di Paolo sul suo capo (6 ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani) nel rito del sacramento dell'ordine. Attraverso di esso Timoteo aveva ricevuto il dono dello Spirito Santo per fare apostolato senza paura e con fortezza, amore e sapienza (7 Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza). Lo stesso Spirito Santo lo avrebbe sostenuto per evitare di fargli sentire imbarazzo, quando avrebbe parlato del Signore e avrebbe dichiarato di credere in lui, e per non vergognarsi di Paolo, che era in prigione come se fosse un malfattore ma in realtà vi si trovava per amore e fedeltà a Gesù (8 Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui). Anzi Paolo va oltre e incoraggia Timoteo a soffrire con lui per il Vangelo, confidando nell’aiuto proveniente dalla potenza e grazia di Dio (8 ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo). Timoteo è un tipo un po' timido di carattere e Paolo lo invita ad attingere coraggio dalla grazia del sacramento dell'ordine per superare le sue paure e per praticare le virtù per fare apostolato. Tutti i sacramenti danno una grazia speciale, sacramentale, che sostiene nella lotta contro le nostre debolezze e per crescere nell'amore di Dio e del prossimo e in tutte le virtù. Dovremmo imparare a valorizzare le grazie proprie dei singoli sacramenti. (b) Paolo esorta Timoteo ad avere sempre come punto di riferimento la Parola di Dio, che aveva ascoltata da lui (e prima dalla madre e dalla nonna), e a perseverare nella fede e nella carità, che vengono da Gesù e portano all'unione con lui (13 Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù); si affidi inoltre allo Spirito Santo, che abita in noi e che lo aiuterà a custodire bene il deposito della dottrina, che gli è stato affidato con il sacramento dell'ordine (14 Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato). Queste due raccomandazioni di mettere al centro della propria vita la Parola di Dio e conservare integra e trasmettere in modo fedele la dottrina della fede valgono per ogni prete e tanto più per il vescovo: preghiamo perche tutti i fedeli e soprattutto i responsabili nella Chiesa cresciamo nella fede e nella carità e sentiamo l’urgenza e la necessità di essere fedeli alla dottrina e di conservarla e trasmetterla integra.

EUCARESTIA. La grazia sacramentale dell’Eucarestia è certamente l’unione con Dio e coi fratelli, cioè la crescita nella carità. Ma il fatto che da sempre è stata preceduta da una liturgia della Parola, rivela chiaramente che la fede è necessaria per arrivare all’Eucarestia e ne viene rafforzata. Dalla fede e dalla carità sgorgano tutte le virtù… Chiediamole per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)