1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Letture bibliche: Sap 18, 6-9; Sal 32;  Eb 11, 1-2.8-19; Lc 12, 32-48

Introduzione e Atto penitenziale. Gesù raccomanda la vigilanza nell’attesa del suo ritorno. Vigilanza significa in pratica osservare i comandamenti, fare bene il proprio dovere di uomo e di cristiano, secondo la propria vocazione. Certamente molto abbiamo peccato. Chiediamo perdono.

Sintesi dell’omelia. La prima lettura ci mostra come gli Ebrei vegliarono la notte prima e durante il passaggio del Mar Rosso, e Dio con loro. Il Vangelo ci esorta alla vigilanza nell’attesa del Signore, facendo il proprio dovere come i servi buoni attendono lo sposo in arrivo. La seconda lettura ci presenta la fede come la caratteristica fondamentale di quelli che attendono vigilanti.

Omelia. I – La prima lettura ci presenta la notte più importante per la storia del popolo ebreo, quella della liberazione dall’Egitto. Quella notte fu preannunziata ai nostri padri, perché sapendo a quali promesse avevano creduto, stessero di buon animo (Sap 18,6), non solo, ma anche perché potessero vigilare e aspettarne la venuta. Essa avrebbe portato la salvezza agli schiavi ebrei e la rovina degli avversari: Il tuo popolo si attendeva la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici (Sap 18,7); un solo avvenimento ma con due risultati opposti: come punisti gli avversari, così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te (Sap 18,8). Essi si prepararono con la pratica dell’amore verso Dio, prestandogli il culto:I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto, e con la pratica dell’amore verso il prossimo: si imposero, concordi, questa legge divina: i santi avrebbero partecipato ugualmente ai beni e ai pericoli (Sap 18,9), cioè la solidarietà e la comunione dei beni.

Quando tutto fu pronto, secondo quanto stabilito da Dio, nella notte della liberazione, desti al tuo popolo, Signore, una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare (Sap 18,3). Anzi nella nube c’era il Signore stesso: alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta (Es 14,24; cfr Es 40,34-38; 14,19). Dio vegliò quella notte insieme col suo popolo, che per il futuro veglierà ogni anno nella notte anniversaria: Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d'Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione (Es 12,42).

Possiamo ammirare Dio che veglia per il suo popolo (e per noi), e lo protegge con la sua presenza onnipotente e imitare la vigilanza degli Ebrei in attesa della nostra pasqua eterna.

II – Gesù raccomanda la vigilanza ai suoi discepoli affinché anch’essi – in ultima analisi - possano realizzare la loro pasqua.

Gesù invita i discepoli a stare tranquilli perché il Regno di Dio già è stato loro dato:  Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno; non si tratta del Regno di Dio da diffondere, ma del Regno celeste, che il Signore darà in ricompensa alle loro dure e ingrate fatiche apostoliche.

a. Per avere accesso al Regno è necessario il distacco dai beni di questo mondo, che devono essere usati al servizio del prossimo: Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma (Lc 12,32). Essendo il nostro tesoro in cielo, là si concentrerà tutta la nostra attenzione: Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

b. Inoltre è necessaria la vigilanza dei discepoli nell’attesa della venuta di Gesù, il Figlio dell’uomo, come gli Ebrei attesero la venuta del Signore nella notte della Prima Pasqua: Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese... Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate (Lc 12,35.40). La vigilanza dei discepoli deve essere come quella dei servi che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa (Lc 12,36). Se essi saranno trovati svegli avranno una ricompensa al di là di ogni immaginazione: Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli (Lc 12,37); solo il padrone che è Dio è capace di mettersi a servire i servi! E la ricompensa sarà ancora più grande, se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così...! (Lc 12,38).

La vigilanza dei discepoli è anche paragonata a quella del padrone di casa che veglia: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa (Lc 12,39).

c. La domanda di Pietro: Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti? (Lc 12,41), dà occasione a Gesù di dividere i servi in due categorie, quelli che fanno il loro dovere, secondo le indicazioni del padrone e riceveranno il giusto premio: Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi (Lc 12,42-44); e quelli che non fanno il loro dovere riceveranno il giusto castigo: se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli (Lc 12,45-46).

Ma ci sarà una differenza di punizione: un castigo più duro per quelli che sbagliano, conoscendo la volontà del padrone: Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse (Lc 12,47); castigo meno duro per quelli che sbagliano senza conoscerla: quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche (Lc 12,48). E Gesù conclude con un’affermazione di indole generale, cui il Signore si atterrà nel giudizio: A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più (Lc 12,48); occorre notare che non è posto un contrasto esplicito tra chi ha e chi non ha, ma un contrasto tacito fra chi ha ricevuto molto e chi niente.

L’invito al distacco dai beni terrestri, per diventare capaci di crearci i tesori in cielo, ci ricorda ancora una volta che i beni materiali ci devono servire per aiutare il prossimo e non solo per il nostro uso personale, e l’invito alla vigilanza ci avverte dell’importanza dell’incontro finale col Signore, sia quello della fine del mondo, sia quello più vicino della fine della vita. Se non viviamo osservando i comandamenti e facendo bene il nostro dovere, non possiamo dire che stiamo vigilando, e quindi meriteremo il castigo dei servi cattivi.

III - La lettera agli Ebrei ci parla delle fede, che è la caratteristica fondamentale di quelli che devono vigilare; prima di tessere l’elogio della fede dei grandi personaggi dell’AT, il brano dà come una definizione di questa virtù: la fede è fondamento delle cose che si sperano, cioè è “ciò che sta sotto le cose sperate”, nel senso che non solo le fa desiderare assenti, ma già ce ne dà il possesso anticipato, anche se imperfetto. Questa imperfezione di possesso alimenta la speranza del possesso perfetto e definitivo delle realtà invisibili: prova di quelle che non si vedono (Eb 11,1). Questa fede l’avevano i grandi personaggi dell’AT: Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza (Eb 11,2); essi hanno lasciato un impronta nella storia e le hanno imposto una nuova direzione.

Per fede Abramo lascia la sua patria: chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava (Eb 11,8); e va verso una terra che resterà solo promessa per lui, ma verrà data ai discendenti lontani: Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa (Eb 11,9). Egli credette alla promessa di Dio e perciò è giusto davanti a lui (Gn 15,6). Proprio perché sapeva che la terra non era sua, egli si considerava ospite e pellegrino nella terra di Palestina e sulla Terra: dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra (Eb 11,13), e quindi attendeva la patria definitiva quella celeste, quella che è la dimora eterna: Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste (Eb 11,14-16). Questa patria Dio vuol dare a tutti;  Egli si dichiara Dio di questo popolo, al quale ha deciso di dare il regno dei Cieli: Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città (Eb 11,16).

In questa linea di fede eroica si trova anche la fede di Sara, che continua ad aspettare con Abramo il figlio della promessa, nonostante l’avanzata età: Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare (Eb 11,11-12), e soprattutto la fede di Abramo, che è disposto a sacrificare il figlio della promessa, perché sa che Dio gli può dare discendenti anche dalle pietre: Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo (Eb 11,17-19).

Pensiero eucaristico. Anche l’incontro col Signore nella Messa dovrebbe insegnarci la vigilanza in modo da approfittare al massimo della sua Parola e della sua presenza eucaristica. Preghiamo la Madonna Assunta e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni di sostenerci nella nostra veglia in attesa del Signore che viene. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 18 C

I - Luca 12,13-21 – 1. Gesù parlava di amore al prossimo e di giustizia nei rapporti col prossimo. Un uomo ne prende occasione per chiedere a Gesù di intervenire presso il fratello per fargli dare la giusta parte di eredità (13 Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità»). Ma Gesù gli risponde che lui non è stato nominato giudice o fatto arbitro della questione (14 Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?») e perciò non vuole immischiarsi di affari terreni; aggiunge anche un esortazione preziosa: la nostra vita dipende da Dio, che ha creato il nostro corpo per mezzo dei genitori e l'anima al momento del concepimento, lui personalmente, che ogni momento ci conserva nell'esistenza e ci dà il suo concorso perché noi possiamo agire. Proprio perché la nostra vita naturale e soprannaturale dipende totalmente da Dio - e non dai beni materiali o psicologici o sicurezze che ci creiamo -, dobbiamo stare attenti a guardarci dalla cupidigia, dal desiderio smodato dei beni terreni (15 E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede»), fisici, psicologici, titoli di studio, amicizie importanti, ecc. E’ Dio che provvede a noi e ci fa vivere; se vuole che viviamo, saprà anche fare miracoli e può anche arricchirci se serve alla sua gloria e alla nostra salvezza. Alimentiamo la nostra convinzione e fede nella dipendenza da Dio e ci appoggeremo molto di più a Lui che alle realtà terrene: abbiamo bisogno di meditare spesso e molto sul Principio e Fondamento degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio, che ci ricorda che siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio e per farlo conoscere, amare e servire e che dobbiamo usare dei beni di questo mondo tanto quanto ci abbisognano per consentire a Dio di salvarci.

2. L’uomo ricco della parabola, che Dio benedice con altri beni, non pensa ad altro che a riposare, mangiare, bere, divertirsi (19 riposati, mangia, bevi e divèrtiti!), perché grazie all'abbondante raccolto (16Poi disse loro una parabola: La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante) ha beni sufficienti per molti anni (19 Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni) ed egli pensa a come sistemare il raccolto (17-18 Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? 18 Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni). Nei suoi ragionamenti è completamente assente Dio, che gli dona tutto, e il prossimo, che potrebbe avere bisogno di condividere qualche briciola dei suoi beni. Poiché egli non ama Dio né l'immagine di Dio che è il prossimo, ma solo se stesso in modo sbagliato, egoistico, la sua vita è veramente inutile per Dio e per gli altri e per se stesso, ora e nel futuro, specialmente tenendo conto dei suoi programmi (19 riposati, mangia, bevi e divèrtiti!). E Dio gli toglie la vita la notte stessa (20Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita); i suoi beni li godranno altri (20 E quello che hai preparato, di chi sarà?), che forse li useranno meglio. Ciò avviene di chi pensa solo a se stesso e non si sforza di piacere a Dio (21 Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio). E noi stiamo attenti che questa mentalità non prenda il dominio su di noi: dobbiamo vigilare che Dio e la sua immagine siano sempre al centro della nostra vita perché da Dio ci viene tutto e Lui vuole che noi ne facciamo uso per noi e per aiutare il prossimo.

II - Qohelet 1,2;21-23 - Nella vita ci sono realtà, alle quali dobbiamo adeguarci: sul piano del visibile c'è la nascita nostra e degli altri e anche la morte nostra e degli altri. Per vivere dobbiamo lavorare con sapienza e scienza (21), impegno e fatica (22). La vita è accompagnata da dolori e fastidi penosi (23). Dopo una vita vissuta così, non portiamo niente di visibile con noi: neanche il nostro corpo; e quel che viene messo nella nostra bara, tutto, va soggetto a corruzione, disfacimento, e a volte alla scomparsa totale! La conclusione intelligente è che tutto è vanità, cioè soffio, destinato a non lasciare traccia (2Vanità delle vanità, dice Qoèlet; 21 Anche questo è vanità e un grande male; 23 Anche questo è vanità!). Se uno lavora con successo, dovrà lasciare a un altro quello che ha accumulato, uno che non ha faticato (21 perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato); chi ha lavorato non ne trarrà profitto: non è servito a nulla che si sia preoccupato e affannato (22 Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole?), che abbia penato di giorno e neanche di notte abbia preso il giusto riposo (23 Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa). Tiriamone le conseguenze. Dobbiamo lavorare con scienza e coscienza, anzitutto perché dobbiamo rendere conto a Dio e poi anche per maturare e per vivere, e per aiutare la nostra famiglia e fare opere di carità, e per far progredire la società nel presente e nel futuro, ma senza esagerare come purtroppo fanno gli arrivisti, i politici, e anche i ladri, i camorristi. Ci sono alcuni che lavorano tutta la giornata e si dimenticano di Dio, della famiglia (moglie e figli), dei parenti e amici, e della propria salute; così fanno male a se stessi e agli altri: non si fanno amare o si fanno odiare e restano completamente soli, nonostante i sacrifici che fanno. Occuparci va benissimo; preoccuparci e affannarci è inutile. Il nostro motto, se vogliamo tutelare la nostra salute fisica e psichica e spirituale, deve essere: io mi occupo ma non mi preoccupo. Guardiamo alla morte come tempo del resoconto a Dio su come ci siamo comportati ma anche come incontro con Dio che ci aspetta dall’eternità e ci vuole rendere felici, ricompensando il nostro amore a Dio e al prossimo.

III - Colossesi 3,1-5.9-11 - Chi è unito a Gesù per mezzo della fede vuole unirsi a lui in modo più perfetto con la carità e perciò riceve il battesimo, che ci fa diventare membra del Corpo mistico di Cristo morto e risorto e perciò realizza la nostra morte al peccato, ostacolo all'unione con Cristo, e la nostra risurrezione alla vita nuova. L’esortazione di Paolo è diretta ai fedeli perché tirino le conseguenze per la vita quotidiana da questa loro situazione nuova. Cristo è risorto e salito al cielo e siede alla destra del Padre; chi è risorto con Cristo deve cercare le realtà eterne (1 Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio) e rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non alle cose terrene (2 rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra), vivendo in qualche modo in questo mondo come se fossimo già nell’altro. Grazie alla nostra morte al peccato e alle tendenze cattive – si chiama morte mistica -, realizzata nel battesimo, noi adesso siamo nascosti con Cristo in Dio (3 Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!), ma ci presenteremo con Cristo nella gloria, quando Egli, nostra vita, si manifesterà alla fine del mondo (4 Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria). Perciò dobbiamo impegnarci seriamente a far morire in noi quanto di male c'è in noi: immoralità, passioni cattive, impurità, desideri malvagi, la voglia sfrenata di possedere, che è idolatria (5 Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria) ed evitare le menzogne (9 Non dite menzogne gli uni agli altri): col battesimo abbiamo abbandonato la vecchia vita e le sue azioni, come si mette via un vestito vecchio (9 vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni). Siamo ormai uomini nuovi e Dio ci rinnova continuamente per portarci alla perfetta conoscenza di sé e farci essere simili a lui che ci ha creati (10 e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato) e ci ha redenti. Così non ha più importanza essere Greci o Ebrei, circoncisi o no, barbari o selvaggi, schiavi o liberi; ciò che importa è Cristo e la sua presenza e noi (11 Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti). Siamo ormai battezzati e dobbiamo vivere secondo questo stile di vita completamente nuovo; non ci siamo riusciti nonostante la grazia di Dio: chiediamo perdono dei peccati nella confessione; uniamoci più intimamente a Cristo nell'Eucaristia ed Egli ci aiuterà a conoscerci meglio e ci sosterrà nella lotta per distruggere quanto di cattivo c’è in noi, cioè ciò che è contro i singoli comandamenti, contro l'amore di Dio e del prossimo.

EUCARESTIA. Questa è il memoriale della Passione e Morte del Signore e ci ricorda continuamente la morte di Cristo e anche la nostra morte fisica e mistica, che deve precedere la morte fisica. Già nel battesimo è iniziato il nostro cammino verso la morte mistica di ciò che c’è di male in noi; gli altri sacramenti e la vita cristiana ci fanno proseguire nella distruzione di quello che in noi dispiace al Signore. Facciamo in modo da lottare con serietà grazie all’aiuto dello Spirito Santo, che Gesù ci dona generosamente nell’Eucarestia. Ci raccomandiamo a Maria SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano di seguire le loro orme. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 17 C

I - Luca 11,1-13 1 (a) Gesù prega (1 Gesù si trovava in un luogo a pregare). Se Gesù, Dio e uomo, sente il bisogno di pregare, tanto più ne abbiamo bisogno noi; Gesù ci dà sia l'esempio di una preghiera molto frequente e prolungata sia l'insegnamento di pregare ininterrottamente: poiché Egli fa sempre la volontà del Padre, si mantiene in costante ascolto del Padre e ne esegue con fedeltà totale le prescrizioni; nella volontà del Padre c’è anche la necessità per ogni uomo di dar tempo alla preghiera, che è fatta di ascolto della sua Parola per conoscerne la volontà ma anche di adesione alla sua volontà, e serve per adorarlo, ringraziarlo, chiedergli perdono dei peccati e supplicarlo. All’inizio della nostra giornata programmiamo i tempi di preghiera, tenendo conto dei vari impegni. (b) I discepoli chiedono che Gesù insegni loro qualche preghiera che li guidi a pregare come lui (1 quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli»); anche Giovanni il Battista aveva insegnato ai suoi discepoli un tipo di preghiera - molti discepoli di Giovanni sono passati a Gesù - e altri gruppi avevano imparato dai loro fondatori. Gesù insegna loro questa preghiera (2 Ed egli disse loro), che è più uno schema da seguire e un insieme di sentimenti da fare nostri, anziché delle parole da ripetere. Padre: il clima della preghiera del discepolo di Gesù è dato dalla certezza di avere a che fare con il nostro Padre celeste, che è veramente nostro Padre, più di un padre terreno, che dà inizio alla nostra esistenza, ma poi ci fa proseguire per conto nostro; invece nei confronti di Dio la nostra dipendenza è totale e continua. Sia santificato il tuo nome (2): cioè che Dio sia riconosciuto santo, totalmente estraneo al peccato; i discepoli devono partecipare nella loro vita alla santità di Dio, evitando il peccato; altrimenti Dio manifesterà la sua santità nei cristiani e negli uomini con i castighi (Ez 36,23). Venga il tuo regno (2): il regno di un uomo si estende ai luoghi dove si obbedisce alla sua volontà, così il Regno di Dio si realizza dove si fa la volontà di Dio; il Regno di Dio si è avvicinato (10,9), nel senso che ci sono persone che fanno la volontà di Dio. Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano (3): la parola quotidiano indica il pane di oggi o di domani; forse si tratta del pane materiale, senza contraddire le esortazioni di Gesù alla fiducia nella Provvidenza (Lc 12,22-40), ma potrebbe essere anche il pane soprannaturale della Parola di Dio o dell'Eucaristia (Gv 6.31-33; Lc 4,4); o anche il pane, di cui ci nutriremo nell'eternità con la visione di Dio. E perdona a noi i nostri peccati,/ anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore (4): è una richiesta esplicita a Dio Padre di perdonare le nostre offese a condizione e come noi perdoniamo a chi ci ha offesi (Mt 18,23-25; Lc 7,41-43). E non abbandonarci alla tentazione (4): la nostra vita è fatta di scelte continue, o per Dio o contro Dio; il diavolo, il mondo, le tendenze cattive cercano di orientarci nella vita contro Dio o prescindendo da lui. Gesù ci invita a seguire Dio e a pregarlo di sostenerci con la sua grazia, quando la nostra fedeltà viene messa alla prova con una tentazione: allora, come sempre, dobbiamo scegliere secondo Dio, che ci aiuta a vincere gli ostacoli. Questa è la preghiera più bella uscita dal cuore di un uomo, che è anche il cuore del Dio fatto uomo. Facciamo nostre le disposizioni interiori, verso cui ci orientano le singole richieste di questa preghiera. Riassumendo: Gesù ci ha insegnato che dobbiamo pregare, perché è necessario, e che è preghiera cristiana quella fatta con spirito filiale e chiedendo anzitutto quello che riguarda la gloria di Dio e poi presentandogli le nostre necessità spirituali e materiali.

2. Poi Gesù racconta una parabola per sottolineare che Dio ci esaudisce sempre. L'amico, importunato da un ospite di passaggio, al quale egli vorrebbe dare da mangiare, importuna a sua volta un suo amico (5-6 Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, 6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”), il quale fa resistenza per non svegliare i suoi familiari (7 e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”). Gesù fa notare che l'amico importunato comunque ottiene dall'amico i pani per l'ospite, se non per amicizia, almeno per l'invadenza (8 vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono). Gesù esorta a insistere nella preghiera per ottenere grazie con la certezza di essere sempre esauditi da Dio (9-10 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto), giacché Dio è Padre e non si sente mai importunato dai figli, ma li ama, li vuole vedere felici e li vuole accontentare, quando chiedono qualcosa per il loro bene o per il bene degli altri. I padri umani danno cose buone ai figli (11-13 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli): tanto più il Padre Celeste darà lo Spirito Santo (Mt 7,11 parla di cose buone) ai figli che Lo chiedono (11 quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!). Lo Spirito di Dio è il dono dei doni e sorgente di ogni dono. Qui Gesù ci insegna a pregare, alimentando la nostra fiducia nella bontà infinita di Dio, che è nostro vero Padre, di cui noi siamo sempre veri figli; facciamo nostra la fiducia di Maria, quando prega Gesù alle nozze di Cana (Gv 2,1-13).

II - Genesi 18,20-32 – (a) Dio confida ad Abramo che Gli era giunta la notizia dei peccati molto gravi degli abitanti di Sodoma e Gomorra (20 Disse allora il Signore: «Il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave) e perciò vuole rendersene conto (21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!): personalmente scende dal cielo sulla terra per controllare se le cose stanno proprio così. Dio manda i due Angeli alle 2 città (22 Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sodoma). Nel frattempo Abramo sta con Dio (22 mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore). Egli si avvicina a Dio “spiritualmente” - fisicamente era già con lui - ed entra in comunicazione con lui (23Abramo gli si avvicinò e gli disse), che sono due condizioni della preghiera: sapere di stare alla presenza di Dio e dialogare con lui. Cerchiamo di portare avanti la nostra preghiera osservando queste due condizioni? (b) Il principio del ragionamento di Abramo è che Dio è il giudice di tutti gli uomini e deve praticare la giustizia per essere di buon esempio a tutti (25 Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?). Regola della giustizia è di dare a ognuno il suo: punire il cattivo e premiare il giusto (25 Lontano da te il far morire il giusto con l’empio; 23 Davvero sterminerai il giusto con l’empio?; 25 … così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te!); perciò Dio non può far morire i giusti con gli empi (24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere?), e anzi potrebbe arrivare a risparmiare (e perdonare) agli ingiusti numerosissimi per i 50 giusti, che ci sono in mezzo a loro (24 E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?). Dio acconsente al ragionamento e supplica di Abramo - che è ispirato da Dio a pregare così - e si impegna a risparmiare gli ingiusti per amore dei 50 giusti e a salvarli (26 Rispose il Signore: «Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo»). Abramo è cosciente di essere un niente di fronte a Dio (27 io che sono polvere e cenere); comunque si fa forza e prosegue la sua audace preghiera e parla altre 5 volte (27 Abramo riprese e disse: Vedi come ardisco parlare al mio Signore; 29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse; 30 Riprese: Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora; 31 Riprese: Vedi come ardisco parlare al mio Signore! 31 Riprese: Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola); egli interviene tante volte per chiedere che si abbassi il numero dei giusti per salvare i cattivi (28 forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?; 29 «Forse là se ne troveranno quaranta»; 30 forse là se ne troveranno trenta; 31 Forse là se ne troveranno venti; 33 forse là se ne troveranno dieci). E Dio, che vuole salvare gli uomini e vuole accontentare il suo amatissimo amico Abramo, che a sua volta compiace Dio in tutto e ha una sensibilità spirituale e bontà straordinarie, dice sempre di sì alle richieste di Abramo (28 Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque»; 29 Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta»; 30 Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta»; 31Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti»; 32 Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci»). Ammiriamo l’intimità, che Abramo ha con Dio e che gli dà il coraggio di insistere tante volte con lui, per ottenere l’abbassamento del numero dei giusti; ammiriamo la bontà di Dio che mostra tanta condiscendenza nei confronti di Abramo, e pensiamo a quanto è importante agli occhi di Dio un giusto che crede e ama e quanto può ottenere da Dio con la sua preghiera. Abramo non va avanti nella sua richiesta di abbassare ulteriormente il numero; ma siamo portati a pensare che Dio l'avrebbe esaudito anche se avesse chiesto di risparmiare Sodoma e Gomorra in vista dei 3 o 4 giusti, che formavano la famiglia di Lot, o se lo avesse supplicato in nome del Messia, discendente di Abramo e Figlio di Dio, che sarebbe diventato uomo per la salvezza dell'umanità e avrebbe patito da unico giusto per ottenere il perdono a tutti gli ingiusti (cfr Gv 8,56).

III - Colossesi 2,12-14 - La nostra situazione era quella dei pagani, pieni di peccati e perciò morti spiritualmente (13 voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne). Le nostre colpe erano come documento di condanna, in cui c'erano scritti i comandamenti, che non avevamo osservati (14 il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario). Gesù è stato crocifisso per noi: sulla croce Dio ha inchiodato il documento contro di noi (14 lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce) e lo ha annullato (14 annullandolo). Coloro che crediamo in Cristo, nella sua missione e nella sua Parola, e riceviamo il battesimo siamo morti e sepolti al peccato e veniamo risuscitati a vita nuova da Dio, che ha risuscitato già Gesù dai morti (12con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti). Dio ha perdonato i nostri peccati (13perdonandoci tutte le colpe) e ci ha donato con Cristo e per mezzo di lui la vita nuova (13 Con lui Dio ha dato vita anche a voi), nella quale dobbiamo perseverare con la grazia di Dio. I sacramenti approfondiscono la nostra morte al peccato e ci sostengono nella lotta contro di esso, perché ci uniscono sempre più intimamente a Cristo e ci rendono più docili ai suggerimenti dello Spirito Santo. E’ importante ricevere i sacramenti con le dovute disposizioni: fede, speranza, carità, adorazione, pentimento dei peccati, impegno a fare la volontà di Dio.

EUCARESTIA. La Messa è la preghiera più importante del cristiano, del figlio che si rivolge al Padre, preghiera che viene fatta in unione con Cristo presente e facendo nostre le sue disposizioni interiori. Perciò è sempre efficace in quanto diventa la preghiera di Cristo Capo e del suo Corpo mistico in unione con lui. Sono sempre esaudite le preghiere fatte durante la Messa, se sono utili per la gloria di Dio o per gli uomini00.. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e I santi Patroni perché ci ottengano di pregare con le loro disposizioni. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo ordinario: domenica 16C

I -  Luca 10, 38-42 - Gesù si recò a Betania e fu ospite (lo era di frequente) di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria (38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò). Marta si diede subito da fare per preparare da mangiare a Gesù e agli Apostoli che l’accompagnavano (40 Marta invece era distolta per i molti servizi), mentre Maria si sedette ai piedi di Gesù come un qualsiasi discepolo e ne ascoltava la Parola di vita eterna (39 Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola). Ciò suscitò la protesta di Marta, che si rivolse a Gesù e gli evidenziò con tono risentito e di rimprovero – a mala pena addolcito dalla forma interrogativa - che egli non si curava che Maria non le desse una mano nei servizi e la lasciasse sola; gli ingiunse spazientita di dirle che l’aiutasse (40 Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»). Gesù fece notare a Marta che lei si preoccupava e si agitava per molte cose, ma dimenticava l'unica cosa necessaria per la vita eterna, ma indispensabile anche per la retta vita in questo mondo (41 Ma il Signore le rispose: Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose). In realtà c'è una gerarchia di importanza nelle cose da fare; la cosa di cui c'è bisogno assoluto fu scelta da Maria: ascoltare la Parola di Dio per metterla in pratica; certo, Gesù non l’avrebbe mai distolta da questo impegno (42 ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta).

2. (a) Gesù era ospite abituale della famiglia di Lazzaro, perché erano persone rette e godevano della sua amicizia. S. Giovanni Evangelista sottolinea questo rapporto di amore fra Gesù e la famiglia di Lazzaro, così come richiama l’amore di Gesù per lui, Giovanni: Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro (Gv 11,5); in occasione della malattia mortale di Lazzaro, le sorelle avvertono Gesù della situazione critica con parole che ricordano l’amore di Gesù per Lazzaro: Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3); quando Gesù va alla tomba di Lazzaro morto e si commuove e piange e tutti notano tutto questo, i Giudei non possono fare a meno di commentare: «Guarda come lo amava!» (Gv 11,36). Anche noi possiamo e dobbiamo sentirci amati da Gesù e ricambiare il suo amore; ciò avverrà in ogni caso se lo accogliamo in ciascuna delle sue presenze, che lui ci offre, senza escluderne nessuna. Stiamo attenti a ospitare bene e sempre Gesù nell'Eucaristia, nella Parola, nei fratelli, nel nostro cuore?  Gesù dona sempre la sua presenza e con essa qualcosa di suo: ora ci sta dando la sua Parola e in ogni occasione ci offrirà tutto quello di cui abbiamo bisogno. Ovviamente lo dobbiamo accogliere con fede e amore, come facevano Lazzaro e le sue sorelle. (b) Marta fa bene a dedicarsi ai servizi di casa per accogliere bene Gesù e i suoi accompagnatori; Gesù ci tiene all’operosità della carità: pensiamo a Gesù che poco prima ha raccontato la parabola del buon samaritano (10,30-37), alla sua incessante predicazione e ai miracoli che operava per gli ammalati. Ma l'errore di Marta è di affannarsi e agitarsi per le cose della vita di questo mondo, non approfittando dell'occasione per nutrirsi della Parola di Dio, che  ora le viene offerta in vista della vita nell'eternità; occuparsi della vita di qui fa parte dei nostri doveri e dobbiamo farli tutti e bene e con il massimo impegno per amor di Dio e del prossimo: un giorno dovremo rendere conto a Dio; ma solo in Dio e nella sua Parola troveremo la forza per vivere la nostra vita secondo i Suoi desideri. Dobbiamo seguire l’esempio di Maria Vergine e di San Giuseppe nell'ascoltare Gesù e nell'accogliere e meditare la sua Parola e metterla in pratica. Esaminiamoci su quanto tempo ogni giorno diamo alla meditazione o anche alla semplice lettura della Parola di Dio, questa lettera d’amore che Dio ci ha inviata e per la quale aspetta una risposta da parte nostra.

II - Genesi 18, 1-10 - Abramo riposava all'ingresso della tenda a Mamre nell'ora più calda del giorno (verso le 15-16) e Dio gli apparve (1 il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno), sotto sembianze umane con due angeli (2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui). Forse Abramo intuì subito di trovarsi alla presenza di Dio (tante volte lo aveva visto e aveva parlato con lui), gli corse incontro, si prostrò con la faccia a terra (2 Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra) e lo invitò a prendersi una sosta presso di lui per la benevolenza, che nutriva per lui e che gli aveva manifestato tante volte (3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo). Gli propose acqua per lavarsi e per rinfrescarsi i piedi e di accomodarsi alla frescura della quercia (4 Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero); gli offrì anche da mangiare prima di riprendere il cammino (5 Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo). Dio gli manifestò il suo gradimento per la proposta (5 Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto»). Abramo fece tutto di corsa: andò subito da Sara e le ordinò di preparare le focacce (6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce»); poi si recò all’armento a prendere un vitello tenero e buono e lo fece preparare dal servo (7 All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo). Aggiunse panna e latte fresco al vitello e alle focacce e portò tutto ai Tre ospiti, che mangiarono con gusto, mentre Abramo stava rispettosamente in piedi (8 Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono). Ammiriamo la percezione di Dio che ha Abramo, il rispetto che nutre e manifesta per lui e per chi sta con lui, il trattamento che gli riserva, offrendogli il meglio di quello che possiede e che comunque ha ricevuto da Dio stesso. Così dobbiamo fare anche noi con Dio e col prossimo, fatto a immagine di Dio. (b) Dio chiese ad Abramo notizie di Sara, che stava nella tenda (9 Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda») e gli annuncia che tornerà fra un anno e Sara avrà un figlio tra le braccia (10 Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio»). Sarà un grandissimo miracolo che Dio opererà per Abramo e Sara per realizzare il desiderio della loro vita: la nascita del figlio Isacco. Dovettero aspettare 70 anni. Dio è “lungariello ma nunn’è scurdariello, cioè mantiene le sue promesse anche se ci fa aspettare; realizza sempre la nostra felicità perché la vuole. Abramo trattava bene Dio e Dio lo trattò bene.

III - Colossesi 1,24-28 - Paolo dichiara di aver ricevuto una missione da Dio a vantaggio dei Colossesi e di tutti gli uomini: portare la Parola di Dio a conoscenza del più gran numero di persone possibile (25 secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio), per l'incarico che ha di ministro della Chiesa (25 Di essa sono diventato ministro) e di far progredire quel progetto di Dio, presente in modo nascosto nell'Antico Testamento, ma rivelato adesso al suo popolo nuovo (26 il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi); adesso Dio ha voluto far conoscere questo progetto grande e magnifico, preparato per tutti gli uomini, nessuno escluso (27 A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti): il progetto segreto è la presenza di Cristo nei fedeli, accompagnata dalla speranza di partecipare alla gloria di Dio (27 Cristo in voi, speranza della gloria). Come ministro del Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa, con tutta la saggezza egli annuncia Cristo, ma insegna e rimprovera anche (28 È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza), allo scopo di portare ogni uomo alla perfezione per mezzo di Cristo (28per rendere ogni uomo perfetto in Cristo). Per collaborare efficacemente alla diffusione del Vangelo, Paolo con le sue sofferenze completa in sé stesso ciò che Cristo soffre a vantaggio della Chiesa, suo Corpo Mistico, e prega per questo (24 Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa). Approfondiamo la conoscenza e il gusto di sentirci discepoli di Cristo, e anche membra del Corpo mistico di Cristo dal battesimo: come nostro Capo egli ci comunica la sua vita divina e la forza per restare inseriti in lui, evitando il peccato grave, che è la nostra distruzione come uomini e come cristiani; prendiamo sul serio anche il nostro impegno di diffondere fra i fratelli la fede, la Parola di Dio, e collaborare con la preghiera e i sacrifici alla loro salvezza, secondo l'invito della Madonna a Lourdes e a Fatima.

EUCARESTIA. Qui abbiamo il vertice della presenza di Cristo, senza dimenticare le altre che sono reali comunque: impariamo a valorizzare l’incontro con Cristo nell’Eucarestia per valorizzarlo anche per incontrarlo nelle altre presenze, specie nei fratelli. La Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni ci ottengano questa grazia importantissima. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 15C

I - Luca 10,25-37 - 1. Un maestro della legge voleva tendere un tranello a Gesù e gli chiese che cosa doveva fare per avere la vita eterna (25 Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»); egli pensava che Gesù veniva da Dio, se si fosse rifatto alla legge di Dio dell'AT; non veniva da Dio se attingeva ad altre fonti. Gesù lo rimandò precisamente alla Legge, data da Dio attraverso Mosè (26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?»). Il rabbino propone (26 Costui rispose) due brani dell'Antico Testamento: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente (27), che rimanda a Dt 6,5, e amerai il tuo prossimo come te stesso (27), che si trova in Levitico 19,18). La risposta corrispondeva esattamente a ciò che Gesù desiderava e disse al rabbino che avrebbe avuto la vita eterna se avesse fatto questo (28 Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai»). Ciò vale anche per noi. (a) In sostanza bisogna amare totalmente Dio, con tutta la propria persona: con tutte le nostre facoltà (memoria, intelletto e volontà), con tutti i nostri sensi; dobbiamo essere completamente concentrati su Dio: come Egli è sorgente della nostra esistenza e della nostra vita, così deve essere il fine della nostra esistenza e dobbiamo usare per lui tutto quello che ci dà. La sua Parola, che ci esprime la sua volontà, deve essere il nostro punto di riferimento in tutto. (b) Dio ci ordina anche di amare il prossimo, prendendo come misura noi stessi e le nostre esigenze, e che si può esprimere in termini negativi: Non fare agli altri ciò che non vorresti foste fatto a te, attribuita al rabbino Hillel, vissuto circa 50 anni prima di Gesù, e in termini positivi: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Mt 7,12). In quanto credenti in Dio e discepoli di Cristo, dobbiamo andare oltre: dobbiamo amare ogni uomo, nessuno escluso, come immagine di Dio (Gn 1,26) e perché Cristo è nel prossimo (Mt 25,31-46) e come Gesù ci ha amati (Gv 13,24). Chiediamone con insistenza la grazia, perché non è facile vivere a queste altezze di amore.

2. Il maestro della legge sapeva che comunemente si intendeva per prossimo quelli del proprio popolo, escludendo quelli delle altre nazioni. Forse  ciò gli sembrava riduttivo e chiese a Gesù di precisare chi si deve intendere per prossimo (29 Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?»). Gesù raccontò una parabola per dare la risposta al rabbino (30 Gesù riprese): un uomo - senza indicazione di nazionalità - scendeva dalla Città Santa a Gerico e fu assalito, derubato e gravemente ferito dai briganti, che erano numerosi in quella zona (30 Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto). Passarono di là un levita e un sacerdote, che videro il ferito, ma passarono oltre, forse per non contaminarsi nel toccarlo (31-32 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre). Eppure erano uomini del culto, teoricamente vicini a Dio… ma evidentemente senza sensibilità umana e quindi anche cattivi credenti. Ma ne ebbe compassione un Samaritano, considerato dagli ebrei un eretico e persona da evitare (33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione): gli si avvicinò, gli curò le ferite con olio e vino, lo caricò sulla sua cavalcatura e lo portò in albergo (34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergoe si prese cura di lui (34). Il giorno seguente diede 2 denari all'oste, invitandolo a curare il ferito e impegnandosi a dargli il resto al ritorno (35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”). A questo punto Gesù domandò al rabbino chi dei tre si era mostrato prossimo nei confronti ferito (36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?) ed egli rispose indicando il Samaritano, che aveva avuto compassione dello sconosciuto (37 Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui»). Gesù gli ordinò di fare lo stesso per avere la vita eterna (37 Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così»). (a) Così Gesù non risponde direttamente alla domanda chi è il prossimo, ma indica la necessità di farsi prossimo a ogni bisognoso - e tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. (b) Altro insegnamento è che il buon Samaritano è Gesù stesso, che, diventando uomo, viene in aiuto dell'umanità e gli dà i mezzi di salvezza. (c) Inoltre Gesù è presente nel ferito, si identifica con lui; così lo possiamo riconoscere come Dio che salva l’uomo e, allo stesso tempo, come presente in chi soffre (Mt 25,40); noi dobbiamo soccorrerlo nel prossimo, che ha bisogno di noi sul piano fisico, psicologico e spirituale.

II - Deuteronomio 30,10-14 - Dio ordina di osservare i comandamenti e di orientarsi totalmente a Lui (10 obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima). I comandamenti di Dio sono facili da osservare. Essi sono a portata di mano (11 Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te): non sono in cielo (12 Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”) né al di la del mare (13 Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”); perciò si possono ascoltare ed eseguire (12-13). La Parola di Dio è vicina, è dentro di noi: nel cuore per conoscerla e nella bocca per proclamarla e per metterla in pratica (14 Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica). Ce lo dice anche Gesù di accogliere la sua Parola, perché quel che ci domanda non è gravoso (Mt 11,30; 1Gv 5,3). La salvezza - ricorda Lucia di Fatima - è il fine, per cui siamo stati creati da Dio; il modo concreto per salvarsi sta nell'osservanza dei comandamenti come insegna Gesù al giovane ricco. Il 13 ottobre 1917 la Madonna ci esortò a non offendere più di Dio, già troppo offeso proprio dal non compimento della sua volontà, dalla non osservanza dei comandamenti. Pentiamoci del passato e rinnoviamo i propositi.

III - Colossesi 1,15-20 – (a) Il Dio invisibile si è fatto visibile in Cristo, nato dal Padre prima della creazione del mondo (15 Egli è immagine del Dio invisibile,/ primogenito di tutta la creazione). Tutte le cose create, in cielo e sulla terra, sono state fatte per mezzo di lui, sia le cose visibili sia quelle invisibili: i poteri, le forze… (16 perché in lui furono create tutte le cose/ nei cieli e sulla terra,/ quelle visibili e quelle invisibili:/ Troni, Dominazioni, Principati e Potenze). Tutto fu creato per mezzo di lui e per lui (16 Tutte le cose sono state create/ per mezzo di lui e in vista di lui). Cristo è prima di tutte le cose e tiene insieme tutto l'universo (17 Egli è prima di tutte le cose/ e tutte in lui sussistono). Dio Padre Figlio e Spirito Santo ha creato tutto per mezzo del Figlio (15 = causa efficiente e strumentale) e in vista di lui (16 = causa esemplare) e anche in lui tutte le creature sono conservate e tenute insieme (17). In Cristo Gesù si rende visibile il Padre (15), che ha generato il Figlio da tutta l'eternità. Crediamo, adoriamo, lodiamo, ringraziamo. Grande è il mistero che si propone alla nostra fede. Sentiamoci creati dalla potenza del Padre per mezzo della sapienza del Figlio e della bontà dello Spirito Santo e sentiamo in noi le tracce di questa potenza e sapienza e bontà infinite e accogliamole. Sentiamoci momento per momento conservati da Dio Padre Figlio e Spirito Santo e sentiamo Dio uno e trino come fine della nostra vita. (b) Egli è anche capo di quel corpo che è la Chiesa (Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa), è la fonte della nuova vita (18 Egli è principio), è il primo risuscitato dai morti (18primogenito di quelli che risorgono dai morti): egli deve sempre avere il primo posto in tutto (18 perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose). Dio ha voluto essere pienamente presente in lui (19 È piaciuto infatti a Dio/ che abiti in lui tutta la pienezza) e per mezzo di lui ha voluto rifare amicizia con tutte le cose, con quelle della terra e con quelle del cielo (20 e che per mezzo di lui e in vista di lui/ siano riconciliate tutte le cose… sia le cose che stanno sulla terra,/ sia quelle che stanno nei cieli): la pacificazione è avvenuta per mezzo della Passione e Morte di Cristo: avendo pacificato con il sangue della sua croce (20). Gesù viene presentato anche come colui nel quale Dio è pienamente e personalmente presente e per mezzo della sua opera redentrice ha riconciliato con Dio tutte le creature, nessuna esclusa, persino le creature materiali. Ma l’opera di salvezza si vede specialmente realizzata negli uomini. Gli uomini credenti sono membra del Corpo di Cristo e da lui, il capo che è risuscitato, possono ricevere la vita nuova ed eterna. Gesù deve essere tutto per noi sia sul piano naturale sia sul soprannaturale perché la vita divina ci viene solo da lui come Capo del Corpo mistico. Crediamo e cerchiamo di allargare i canali per avere questa vitalità con la fedeltà alla preghiera come dialogo con Dio e ai sacramenti.

EUCARESTIA. Qui immediatamente incontriamo Gesù, ma con lui anche tutta la SS. Trinità e, come essa è il memoriale dell’amore del Signore, così ne è la sorgente per noi. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, di essere forti nella fede nel percepire la presenza del Signore e nel goderne i frutti. (mons. Francesco Spaduzzi)