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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo ordinario: Domenica 34 C - solennità di Cristo Re

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo ordinario: Domenica 34 C - solennità di Cristo Re

I - Prima Luca 23,35-43 - 1. Luca ricorda le persone che sono presenti intorno alla croce di Gesù e il loro atteggiamento nei Suoi confronti. (a) La folla sta probabilmente a una certa distanza e osserva (35 Il popolo stava a vedere); sono i tanti che hanno conosciuto Gesù: alcuni hanno ricevuto miracoli e hanno anche creduto in lui e soffrono per quanto gli sta accadendo, altri non hanno creduto ma non hanno preso posizione contro di lui; di questi molti nutrono anche un certo rispetto per il condannato e incominciano a provare timore per quella strana oscurità, che ha coperto all'improvviso il territorio fino all'orizzonte. (b) Ci sono i capi spirituali, nemici irriducibili, che prendono in giro Gesù per la sua pretesa di essere l'inviato di Dio, mandato a salvare gli altri – e alcuni li ha salvati veramente - ma non può salvare se stesso dalla condanna a morte; e perciò si sentono in diritto di sfidarlo (36 i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto»). (c) I soldati del drappello, che ha accompagnato Gesù al Calvario, lo hanno crocifisso, si sono divise le vesti e ora gli montano la guardia; anch’essi lo prendono in giro e gli offrono da bere la bevanda acetosa (36 Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto), che serviva per stordire i crocifissi e alleggerirne le pene; ma lo sfidano anche loro a salvarsi se è il re dei Giudei (37 e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso»), altro titolo messianico; essi prendevano spunto dal motivo della condanna a morte, indicato dalla tavoletta, cioè che Gesù era il re dei Giudei (38 Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei»). (d) Deride Gesù anche uno dei due ladri, crocifissi con Lui, fingendo che lui e il suo compagno si aspettano la salvezza da chi è il Cristo (39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!»). Nessuno di questi singoli e gruppi crede che Gesù è il Cristo, l’eletto, il re dei Giudei, venuto a salvare gli ebrei e l'umanità. E se restano in questa mancanza di fede, non saranno salvati, perché la fede è indispensabile per la salvezza eterna: occorre credere che Gesù è vero Dio e vero uomo e ha la missione di redentore. Perciò noi crediamo che Gesù è il Cristo, l’Eletto, il re dell’universo, il Salvatore, il Maestro; Lo adoriamo, speriamo in  lui, lo amiamo, chiediamo perdono dei nostri peccati; non vogliamo far parte né della folla lontana e indifferente, né dei nemici di Gesù. Confidiamo nella sua misericordia per essere salvati.

2. Sul Calvario ci sono anche le donne che hanno accompagnato Gesù; alcune sono più vicine al Crocifisso come la Maddalena e altre 2 o 3, altre più distanti; vicinissimi a Gesù sono Maria e Giovanni. Maria ha fede piena in Gesù e non vacilla nonostante le sofferenze di Gesù e le sue personali. Giovanni e le pie donne sono lì per un legame prevalentemente umano con Gesù, una grande stima e gratitudine e amore a Lui, ma la loro fede è molto vaga e rudimentale. C'è però lì un personaggio speciale, il discepolo dell’ultimissima ora: il ladro pentito, che per i suoi sentimenti verso Gesù rassomiglia  più a Maria che a Giovanni. Egli dichiara l'innocenza di Gesù da ogni colpa (41 egli invece non ha fatto nulla di male) e riconosce le proprie colpe, sentendone vero dolore (41 Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni); inoltre crede che Gesù è il re di un regno dell'eternità, dove regna solo Dio, spera nel suo perdono e Gli chiede di portarlo nella Sua mente e nel Suo cuore (42 E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno»): la conoscenza per gli orientali include anche l’amore perché procedono insieme. In sostanza Gli chiede di tenerlo con Sé, come espressione del loro amore reciproco: amore infinito da parte di Gesù, appena iniziale da parte del ladro; comunque questi pratica anche l'amore verso il prossimo, ammonendo il compagno - una delle sette opere di misericordia spirituale; lo vuole portare sulla via della salvezza, per la quale egli si è incamminato. Lo invita perciò a mostrare sensibilità verso Gesù e a provare compassione per lui, dal momento che soffrono tutti e tre la stessa pena (40 L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?). Sono i sentimenti che dobbiamo avere anche noi e che rivelano la nostra conversione: fede speranza e carità verso Dio e il prossimo, dolore dei peccati e accettazione della sofferenza in espiazione dei peccati. Alimentiamo in noi questi sentimenti e le conseguenti virtù. (b) La risposta di Gesù al ladro pentito è un giuramento con cui gli annuncia che oggi morirà - notizia normalmente poco gradevole, ma certamente molto desiderata da un crocifisso, perché così finiscono le sue torture, che potevano durare anche più di 3 giorni -, e gli garantisce che andrà a stare con Lui, cioè in paradiso (43 Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»). Notizia bellissima! E’ la promessa più bella che può sentire un credente. Il ladro pentito è il primo Santo, canonizzato direttamente da Gesù. Prima di lui sono dichiarati Santi: Maria piena di grazia, Giuseppe uomo giusto, Giovanni Battista il più grande degli uomini dell'Antico Testamento… La stessa promessa di salvezza eterna è annessa alla pratica dei primi venerdì e dei primi sabati del mese, all’indossare lo scapolare a certe condizioni in onore della Madonna del Carmelo, alla recita quotidiana delle 7 Avemarie in onore dell’Addolorata, alla recita del Rosario con la contemplazione dei misteri. Se facciamo una di queste pratiche - o tutte, tanto meglio!- quando ci accorgeremo che stiamo per morire, siamo certi che ci sentiremo ripetere da Gesù o Maria: “Oggi starai con me in paradiso”. Alleluia!

II - 2Samuele 5,1-3 – (a) Saul è morto e gli Ebrei sono rimasti senza re. Essi si rivolgono a Davide (1 Vennero allora tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero) e gli ricordano che al tempo del re Saul era stato lui il capo dell'esercito e lo aveva guidato tante volte alla vittoria (2 Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele); gli fanno presente anche che è loro consanguineo (1 Ecco noi siamo tue ossa e tua carne); infine – ragione la più importante - da parte di Dio gli era stato annunciato che sarebbe stato il pastore-re d'Israele (2 Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”). Così in Ebron, dove risiedeva, si presentano a lui gli anziani del popolo, concludono un'alleanza con lui e lo ungono re d'Israele (3 Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele), lui che era già consacrato re di Giuda. (b) Gesù è il discendente di Davide, quindi di famiglia regale, ed è re dell’universo, di tutti gli uomini – per i motivi che sentiremo nel brano ai Colossesi - anche se ora lo riconoscono come tale solo i credenti; alla fine del mondo la sua regalità sarà universalmente riconosciuta da tutti i salvati con gioia e soddisfazione e anche dai dannati con dolore e infamia. Gesù si è conquistato il regno con la sua passione e morte: con i suoi meriti ha offerto la salvezza a tutti gli uomini; ma sono salvati effettivamente solo coloro che credono in Gesù e ne mettono in pratica gli insegnamenti.

III - Colossesi  1,12-20 – (a) Paolo invita i Colossesi - e noi - a stare nella gioia e a ringraziare Dio, perché ci ha fatti partecipi dei beni preziosi, riservati al popolo eletto nel regno della luce, che è Dio stesso (12 ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce). Noi stavamo sotto il potere del diavolo, ed Egli ci ha liberati (13 È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre); per mezzo di Gesù ci ha riscattati, ci ha dato il perdono dei peccati (4 per mezzo del quale abbiamo la redenzione,/  il perdono dei peccati), e ci ha trasferiti già da ora nel regno del suo Figlio amatissimo (13 e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore). Il Padre ci ama e per mezzo del Figlio, che Egli consegna alla morte per noi, ci perdona i peccati e ci trasferisce nel regno dei salvati grazie all'opera redentrice del Figlio. Quanto è grande l'amore del Padre per noi! (b) Chi è Gesù? (A) Il Dio invisibile si è fatto visibile in Cristo, nato dal Padre prima della creazione del mondo (15 Egli è immagine del Dio invisibile,/ primogenito di tutta la creazione). Tutte le cose create, in cielo e sulla terra, sono state fatte per mezzo di lui, sia le cose visibili sia quelle invisibili: i poteri, le forze, le autorità, le potenze; tutto fu creato per mezzo di lui e per lui (16 perché in lui furono create tutte le cose/ nei cieli e sulla terra,/ quelle visibili e quelle invisibili:/ Troni, Dominazioni, Principati e Potenze./ Tutte le cose sono state create/ per mezzo di lui e in vista di lui). Il Figlio è prima di tutte le cose e tiene insieme tutto l'universo (17 Egli è prima di tutte le cose/ e tutte in lui sussistono). Gesù, in quanto Dio è infinito come il Padre e lo Spirito Santo. Col Padre e lo Spirito ha creato il mondo e per mezzo suo, del Figlio, tutto è stato creato, sia le realtà visibili, sia quelle invisibili, come gli angeli dei vari Cori; tutto viene tenuto insieme per mezzo di lui e tutto è stato creato per Lui: è al vertice di tutto e di tutti. Credo a quanto Paolo dice di Gesù, adoro, ripongo in lui la mia speranza, voglio amarlo al di sopra di tutto, perché ne ha diritto e lo merita. (B) Egli è anche capo di quel corpo mistico che è la Chiesa, è la fonte della nuova vita, è il primo risuscitato dai morti: egli deve sempre avere il primo posto in tutto (18 Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa./ Egli è principio,/ primogenito di quelli che risorgono dai morti,/ perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose). In effetti Dio ha voluto essere pienamente  presente in lui (19 È piaciuto infatti a Dio/ che abiti in lui tutta la pienezza) e per mezzo di lui ha voluto rifare amicizia con tutte le cose, con quelle della terra e con quelle del cielo; per mezzo della sua morte in croce Dio ha fatto pace con tutti (20 e che per mezzo di lui e in vista di lui/ siano riconciliate tutte le cose,/ avendo pacificato con il sangue della sua croce/ sia le cose che stanno sulla terra,/ sia quelle che stanno nei cieli). Come tutto è stato creato per mezzo del Verbo, il Figlio di Dio, così tutto è stato “ricreato” per mezzo del Verbo Incarnato, di Gesù: Dio ha rifatto amicizia e pace per mezzo di Gesù e della sua croce con tutte le creature: con gli uomini e perfino con le creature irrazionali e inanimate (cfr Rm 8,18-23). Ringraziamo continuamente la SS. Trinità per l’opera redentrice, voluta dal Padre per amore e realizzata dal Figlio per amore e continuata dallo Spirito Santo per amore.

EUCARESTIA. Gesù deve essere il centro di tutto per noi: al centro dei nostri pensieri, sentimenti e affetti, perché anche le nostre parole, azioni e omissioni, ne sentano pienamente l’influsso. Il battesimo come fondamento e la confessione e la partecipazione completa all’Eucarestia sono sorgente mirabile della nostra conformazione a Cristo, che ci apre le porte del paradiso. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, che Cristo sia veramente il re della nostra vita come lo è stato per loro. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 33 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 33 C

I - Luca 21,5-19 – 1. (a) Alcuni parlavano fra di loro o con Gesù della bellezza del Tempio e dei doni votivi; ma Gesù fece notare (5 Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse) che a breve sarebbe rimasto niente di tutto quello che si poteva ammirare ora (6 «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta»); egli si riferiva alla distruzione del Tempio da parte dei Romani, provocati dalle continue ribellioni degli ebrei negli anni 67-70 d.C. I discepoli o i presenti chiesero quando ciò sarebbe accaduto e quale sarebbe stato il segno premonitore (7 Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per  accadere?»). L’ebraismo non consisteva nel Tempio e nei suoi ex-voto, ma nell’accettare di entrare nell’alleanza con Dio e osservare i comandamenti; allo stesso modo il  cristianesimo non sta nelle sue chiese e strutture, ma nel credere nel Dio di Gesù Cristo e vivere secondo i suoi insegnamenti. Gesù dà vari avvertimenti: (b) i discepoli stiano attenti a non lasciarsi fuorviare dai molti falsi profeti che avrebbero annunciato che il tempo della venuta del Cristo era vicina e dai molti che si sarebbero presentati addirittura come il Cristo nella sua seconda venuta; non dovevano mettersi appresso a questi falsi cristi e falsi profeti (8 Rispose: Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo:  Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!). Anche oggi ci sono i falsi profeti e falsi cristi e santoni a non finire. Molti si lasciano ingannare dalla loro ricerca del sensazionale: vogliono il contatto con le persone, che dicono di parlare con Cristo, la Madonna o i Santi, e si fanno trascinare fuori della Chiesa, con grave rischio di perdersi eternamente: essi dimenticano che il punto di riferimento dei cristiani è la Parola di Dio; pensiamo ai tanti ingannati anche nelle nostre zone. Si sono messi appresso ai santoni e fattucchieri di turno, che raccolgono circoli di persone, che stanno come rimbambite intorno a loro, che di cristiano hanno nulla; stiamo attenti ai questi tanti pretesi veggenti, che pensano o vogliono far credere di aver a che fare con il mondo soprannaturale, e invece sono solo illusi e alimentatori di illusioni, che portano fin fuori della Chiesa e della fede cristiana, come è avvenuto dei devoti del “Gesù Bambino” di Gallinaro. (c) Neanche dovevano i discepoli atterrirsi per le notizie di guerre e rivoluzioni, che sarebbero scoppiate, perché queste cose dovevano avvenire, ma non ci sarebbe stata ancora la fine del mondo (9 Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine); in effetti ci sarebbero state guerre fra regni e tra nazioni (10 Poi diceva loro: Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno), accompagnate da tremende carestie ed epidemie e da fatti terrificanti e segni grandiosi in cielo (11 e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo). Gesù preannunzia tutto questo in riferimento alla distruzione di Gerusalemme, che si sarebbe realizzata 40 anni dopo. I discepoli di Gesù nel 70 d. C. si allontaneranno da Gerusalemme, spinti da questa profezia, e si salveranno in tempo.

2. Gesù annunzia ancora la persecuzione dei suoi discepoli da parte degli Ebrei a causa della loro fede in Cristo (12): li prenderanno con violenza e li maltratteranno; li trascineranno nelle sinagoghe e nelle prigioni, davanti ai governanti e ai re per la loro fede in Gesù (12 Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome); li tradiranno amici e parenti e familiari e uccideranno alcuni (16 Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi): essi sono odiati da tutti a causa di Gesù e del loro amore per Lui (17 sarete odiati da tutti a causa del mio nome) e così potranno testimoniare la loro fede in Lui (13 Avrete allora occasione di dare testimonianza). Gesù li ammonisce a non scervellarsi a preparare la difesa (14 Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa); sarà lui stesso a dare loro sul momento 1a parola sapiente, che confonderà i loro avversari (15 io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere). E stessero tranquilli che saranno difesi da Dio come in una botte di ferro (18 Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto). Si salveranno solo se sapranno restare fedeli (19 Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita). Facciamoci coraggio; le persecuzioni hanno accompagnato sempre Cristo nella sua vita e la Chiesa, suo Corpo mistico nel suo sviluppo; Gesù da bambino sfuggì al tentativo, che fece Erode di eliminarlo, e durante la sua vita pubblica alle insidie dei capi ebrei; la Chiesa dovette subire prima le persecuzioni degli Ebrei e poi anche di alcuni imperatori romani, e poi nel corso della storia dei singoli, dei vari tiranni, e delle popolazioni, che rifiutano di credere in Gesù e non vogliono lasciare liberi gli altri che vogliono aderire a Lui.  Gesù ci promette che ci difenderà e ci sosterrà nelle persecuzioni, anche se dovessimo arrivare al punto di dare la vita per lui; Egli non ci lascerà mai soli. Così ha fatto nel corso dei secoli, così continuerà a fare sempre. Aspettiamoci le persecuzioni dai non cristiani, dai cattivi cristiani e anche da supposti buoni cristiani, come è avvenuto dei Santi e in particolare P. Pio.

II - Malachia 3,19-20a - Il profeta annuncia la venuta del giorno del Signore, cioè quello in cui Dio verrà come giudice di tutti gli uomini. I superbi e gli ingiusti saranno trattati come si fa con la paglia, che viene bruciata in un forno e di cui non resta traccia (19 Ecco infatti: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio). Stiano tranquilli invece coloro che rispettano i comandamenti, perché quel giorno per loro sarà come il sorgere del sole, che fa giustizia, cioè che salva, spargendo i suoi raggi benefici (20 Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia). Dio verrà come giudice e premierà i buoni ma castigherà i cattivi; perciò quel giorno ai cattivi ispirerà terrore e ai buoni riserverà gioia, perché il giudizio è in base ai comportamenti. Pensiamo spesso ai novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso; specie riflettiamo sul giudizio di Dio, che ci sarà alla fine della nostra vita, che è quello particolare, quando tutto verrà deciso circa la sorte di ciascuno per l'eternità: se moriamo in amicizia con Dio, saremo salvi in eterno – al più andremo in Purgatorio per completare la purificazione, ma questa non durerà in eterno, in quanto prima o poi si va in paradiso; se moriamo come nemici di Dio, saremo dannati in eterno e perciò la nostra sorte non cambierà neanche in un lontano o lontanissimo futuro. Poiché ignoriamo il momento della morte, cui segue immediatamente il giudizio particolare, dobbiamo sforzarci con la grazia di Dio di comportarci secondo la volontà e la legge di Dio, in modo da affrontare sorella morte sempre in amicizia col Signore.

III – 2Tessalonicesi 3,7-12 – Paolo aveva dimorato e predicato il Vangelo a Tessalonica in Grecia solo per breve tempo, perché era stato costretto ad allontanarsi per la persecuzione degli Ebrei contro di lui. Alcuni cristiani, dopo la sua partenza, a causa della non completa preparazione, avevano capito che la seconda venuta di Cristo era imminente e quindi trascuravano di fare alcuni doveri, in particolare il lavoro, ritenendolo ormai inutile (11 Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione). Informato della situazione, nel nome di Cristo Paolo li esorta come maestro di vita e della fede a guadagnarsi il cibo col proprio lavoro e serenamente (12 A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità). Questa è una regola che egli aveva dato già quando, era stato fra loro: chi non lavora neanche mangi (10 E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi). E l’Apostolo aveva anche dato il buon esempio di come si lavora con impegno e serietà (7 Sapete in che modo dovete prenderci a modello; 9 ma per darci a voi come modello da imitare). Mai era stato in ozio (7 noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi) né aveva mangiato a spese di nessuno (8 né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno), ma aveva lavorato con fatica notte e giorno proprio per non pesare su nessuno (8 ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi). Egli aveva diritto a essere mantenuto dalla comunità, perché era Apostolo in missione (9 Non che non ne avessimo diritto), ma vi aveva rinunciato, come d’altronde aveva sempre fatto. Il lavoro fa parte dei nostri doveri personali per gli obblighi familiari e sociali che abbiamo, ma anche e soprattutto perché ci aiuta a diventare uomini maturi e completi, mentre chi non lavora per colpa propria resta mezzo uomo, dannoso ai singoli e alla comunità, simile agli animali, che di loro iniziativa non lavorano mai; inoltre è volontà esplicita di Dio che noi lavoriamo come Lui sta sempre in attività e ci ha mandato Gesù, che ha lavorato come nostro esempio e sostegno. Lavoriamo, lavoriamo con impegno, lavoriamo bene.

EUCARESTIA. Celebriamo l’Eucarestia in attesa della sua venuta alla fine del mondo, per incontrare il Signore ora, e lo rendiamo presente col suo sacrificio nel pane e vino consacrati, frutto della terra e del nostro lavoro. La Parola di Dio, che ascoltiamo, ci aiuta a prepararci all’incontro con Gesù e a valorizzarlo per raggiungere la vita senza fine. Ci raccomandiamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli e Custodi e ai Santi Patroni, perché ci ottengano la grazia di vivere secondo la Parola e la Volontà di Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO ORDINARIO: XXXII DOMENICA C

TEMPO ORDINARIO: XXXII DOMENICA C

Letture bibliche: 2 Mac 7, 1-2. 9-14; Sal 16; 2 Ts 2,16-3,5; Lc 20, 27-38

Introduzione e Atto penitenziale. Gesù ci invita già ora a gettare le premesse per essere figli della resurrezione e come angeli di Dio, lottando contro il peccato. Abbiamo camminato in modo diverso e ne chiediamo perdono.

Sintesi dell’omelia. Abbiamo pregato nella colletta: O Dio, Padre della vita e autore della risurrezione, davanti a te anche i morti vivono; fa' che la parola del tuo Figlio seminata nei nostri cuori, germogli e fruttifichi in ogni opera buona, perché in vita e in morte siamo confermati nella speranza della gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo… Il Vangelo risponde all’obiezione dei sadducei contro la resurrezione dei corpi; tale dottrina è già affermata dall’AT nella prima lettura; nella seconda lettura siamo orientati vivere un stile di vita degno per prepararci all’eternità.

Omelia. I – Ci siamo rivolti a Dio: O Dio, Padre della vita e autore della risurrezione, davanti a te anche i morti vivono;

A. Dio è padre della vita naturale: ci crea, ci conserva, concorre alle nostre azioni; come è autore della vita naturale, così anche restituisce la vita naturale, perché può risuscitare i morti, nel senso di riportarli alla vita naturale precedente, come fece Gesù con Lazzaro e col figlio della vedova di Nain e con la figlia di Giairo, ed è inoltre autore della resurrezione del corpo, nel senso che Dio risuscita i morti, dando loro un corpo glorioso come è avvenuto per il Corpo risuscitato di Gesù; a quest’ultima resurrezione si riferiscono i giovani martirizzati sotto il re Antioco IV, che tentò una radicale ellenizzazione degli ebrei, proibendo la pratica la Legge mosaica. Ovviamente, eccetto pochi, la grande maggioranza si rifiutò di obbedire al re, e alcuni arrivarono fino ad affrontare il martirio.

a. E’ il caso dei sette fratelli, detti Maccabei perché di essi si parla nel II libro dei Maccabei: In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. Ma Uno di loro, facendosi interprete di tutti, riaffermò la fedeltà a Dio e alla sua Parola: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri», dichiarando allora, come farà S. Domenico Savio 20 secoli dopo e come pensano tutti i Santi: “La morte, ma non il peccato”. Continuarono le torture per gli altri [E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse la sua fede nella resurrezione dei corpi con una vita eterna, diversa quindi da quella attuale: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna»; mentre il terzo aggiunge che la resurrezione avverrà con i propri corpi: fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Il quarto precisa che i malvagi sono esclusi dalla resurrezione gloriosa: Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita.

I crudeli torturatori e i presenti non possono fare a meno di ammirare il coraggio dei giovani nel sopportare le sofferenze e nel rivelare la loro fede: Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Essi non potettero non notare che, nelle loro risposte, ognuno dei giovani esprime un aspetto della dottrina riguardante la resurrezione e la vita eterna; dopo quelli riportati, gli altri aggiungono che per i malvagi (il re e i suoi accoliti) ci sarà il castigo (2Mac 7,17) e che le sofferenze servono per la purificazione dei  peccati (2Mac 7,18).

Ammiriamo il coraggio, fino all’eroismo, di questi giovani, che sanno dare più importanza a Dio che agli uomini, alla volontà di Dio che alla volontà degli uomini; e imitiamoli nella fedeltà alla Legge di Dio.

b. Ancora alla resurrezione dei corpi fa riferimento Gesù, che era nell’ultima settimana di ministero; allora si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda per metterlo in imbarazzo: Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. I sadducei non credevano nella resurrezione dei corpi perché immaginavano la vita dell’aldilà come una continuazione di questa con tutte le caratteristiche attuali; e allora il problema è di sapere a chi risulterà coniugata la donna: La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie.

Gesù rispose loro, affermando la verità della resurrezione dei corpi sul piano del fatto e sul piano del modo; sul piano del fatto si rifà alle parole dell’antica tradizione di Israele: Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Se ha senso parlare di Dio come il Dio degli antichi patriarchi, si deve supporre che essi sono e saranno vivi sempre davanti a Dio; in una visione personalistica della realtà, non basta che sopravviva il popolo rappresentato da Abramo e dai patriarchi, ma deve vivere nel mistero di Dio ciascuno di loro, dei quali il Signore dichiara di essere Dio. Per mostrare il modo, Gesù utilizza una nuova concezione della realtà, cioè quelli che risuscitano non vivono come prima sul piano del matrimonio e della morte: I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire; essi saranno come angeli che abitano con Dio, come figli di Dio, che ricevettero nella loro esistenza il segno del divino: perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.

Risusciteremo con un corpo glorioso e bello, che esprimerà la bellezza dell’anima unita a Dio; o con corpo orribile e deforme, che esprimerà la bruttezza dell’anima in peccato, schiava di Satana. Impegniamoci a vivere e morire in modo da arrivare alla resurrezione gloriosa.

B. Dio è anche, e soprattutto, autore della vita soprannaturale, cioè della comunicazione della sua vita divina alle creature razionali, angeli e uomini: Egli ci “ricrea” dandoci la sua vita eterna, ce la conserva, e concorre alle nostre azioni con le grazie attuali; Dio è anche autore della resurrezione della vita divina, cioè può ridare la sua vita divina a chi l’ha perduta a causa del peccato grave; perciò davanti a lui i morti vivono sia nel senso che i morti fisici possono risuscitare a questa vita e possono avere la resurrezione finale nell’altra sia nel senso che i morti spirituali possono riprendere la vita di grazia, che è la vera vita.

Rinnoviamo la nostra fede in questa realtà meravigliosa della vita divina che ci viene data da Dio nel battesimo, ci viene restituita nella riconciliazione, viene accresciuta con tutti i sacramenti, specie con l’Eucaristia, e aumenta con la pratica della virtù teologali e morali. Stiamo attenti a non perderla; impegniamoci a recuperarla immediatamente se avessimo la somma disgrazia di perderla.

II – e chiediamo: fa' che la parola del tuo Figlio seminata nei nostri cuori, germogli e fruttifichi in ogni opera buona,

Poiché la vita naturale e quella soprannaturale vengono da Dio, dobbiamo pregare che la Parola di Dio, che  ci viene offerta dal Figlio fatto uomo e che da lui viene seminata nel campo dei cuori umani, possa, per la grazia di Dio, germogliare e arrivare a maturazione e produrre in noi i frutti, anche in percentuali diverse (Mt 13,1ss), che Dio si aspetta.. E’ la preghiera che fa Paolo: lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro…. conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene; e questa preghiera chiede ai fedeli: Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi; in effetti i Tessalonicesi con fedeltà corrispondono alla grazia di Dio: Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Ma non tutti accettano la Parola di Dio: La fede infatti non è di tutti. Quelli che la rifiutano perseguitano i credenti, e perciò abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio per esserne liberati: veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi; dietro di essi a manovrare c’è sempre il solito Satana, dal quale solo il Signore ci può proteggere: Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.

Uniamo la nostra preghiera a quella di Paolo per la diffusione del Regno di Dio per mezzo di una fedele predicazione della Parola da parte dei ministri e per mezzo di una fedele corrispondenza da parte nostra.

III - e concludiamo: perché in vita e in morte siamo confermati nella speranza della gloria.

La nostra vita sulla terra è camminare verso la morte ma con una finestra aperta sull’eternità. La Parola di Dio ci apre questa prospettiva di eternità beata, ci indica che la via per arrivarci è nella nostra corrispondenza alla grazia di Dio, e alimenta la nostra fiducia nella sua misericordia (per sua grazia, perché tutti i benefici di Dio ci vengono gratuitamente da Lui), che ci accompagna in vita e anche in morte, cioè nell’entrata nell’eternità; Paolo lo ricorda ai Tessalonicesi e per spingerli alla confidenza in Dio, Lo indica non solo come Padre nostro, e ne ricorda anche i grandi benefici: ci ha amati da tutta l’eternità, mandando suo Figlio, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, a redimerci e a farci suoi figli adottivi; ci ha dato… una consolazione eterna, che cioè non verrà mai meno, neanche nelle tribolazioni; tale consolazione è causata in noi da una buona speranza, ossia dalla speranza certa che Dio ci concederà un giorno la felicità del cielo. Sempre per sua grazia: Il Signore guidi i vostri cuori, indirizzandoli all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo, della quale Questi ci ha dato splendidi esempi nelle sofferenze che ha sopportate per nostro amore.

Rinnoviamo la nostra fiducia nell’amore di Dio per noi e la speranza che per grazia sua ci salverà.

Pensiero eucaristico. Celebriamo l’Eucaristia, memoriale della sua Passione e della sua opera redentrice, nell’attesa della seconda venuta del Signore nella gloria. Per sua grazia partecipiamo e ne aspettiamo i frutti di crescita nelle virtù teologali, che ci portano all’unione imperfetta con Dio ora e perfetta nell’eternità. Ci raccomandiamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni e alle Anime del Purgatorio, perché ci ottengano la grazia di partecipare a quella felicità eterna che essi già godono. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 31 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 31 C
 

I - Luca 19, 1-10 – 1. Gesù va a cercare nelle varie città e villaggi e deserti (1 Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando), di giorno e di notte, le pecorelle smarrite. E’ lui che mette nel cuore di Zaccheo questo desiderio intensissimo e inspiegabile di vedere questo Maestro (3 cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura), operatore di prodigi, misericordioso coi peccatori, persino coi pubblicani. Zaccheo è un personaggio importante e ben conosciuto; egli è molto ammirato e invidiato per le ricchezze accumulate ma anche molto disprezzato e odiato per il suo mestiere (2 quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco), che gli consentiva di sfruttare e derubare legalmente la gente: i ricchi e potenti, ai quali faceva sconti, e i poveri, che spremeva come un limone. Lui, che potremmo valutare più importante del Sindaco di una grande città, sale su un albero, per vedere Gesù (4 Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là). La gente lo avrà osservato con commiserazione e ridicolizzato e preso in giro, ma egli ormai non guarda in faccia a nessuno perché Gesù concentra tutto il suo interesse: vuole vederlo. Lo vede ed è visto da Gesù, che lo avverte che andrà a casa sua (5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»). E’ un colpo di fulmine per Zaccheo, che cade dalle nuvole e si lascia cadere dall'albero! E corre a casa per accogliere Gesù con immensa gioia (6 Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia). In via ordinaria, quanto più intensa è la fede e la carità verso Gesù, tanto più grande è la gioia che si prova nell’incontrarlo sotto i vari segni della sua presenza, e anche il bisogno, che si avverte, di abbandonarsi a lui. La preghiera, più precisamente la meditazione, ci porta a questo tipo di fede e amore a Gesù, cosa che rende piacevole e veloce il passo nel cammino spirituale, che ha Gesù per meta e compagno e sostegno .

2. La gente borbotta che Gesù è andato a casa del capo dei pubblicani (7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!»), perché non ha capito la missione di Gesù: Lui è venuto dal cielo sulla terra per salvare tutti i peccatori (10 Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto) e cammina per città e villaggi e deserti, dovunque si può trovare un uomo, per bussare alla porta del suo cuore e donargli la fede in Dio e nella Sua Parola e la speranza del perdono e la carità, che è la salvezza. Ogni uomo per lui è importante, perché è fatto a immagine di Dio (Gn 1,26), tanto più Zaccheo, che è ebreo e discendente di Abramo (9 Gesù gli rispose: Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo). Gesù entra in casa di Zaccheo ma in quanto Salvatore - con la salvezza che egli porta nel suo stesso nome Gesù - vuole entrare in ogni casa, e soprattutto in ogni cuore. E’ evidente la trasformazione, che opera Gesù nel cuore di Zaccheo e che vuole operare in ciascuno di noi, se ci rendiamo disponibili: anzitutto ha cambiato la mente e i sentimenti del cuore di Zaccheo e poi la sua stessa vita; sotto la guida interiore di Gesù, per riparare il male fatto, decide di distribuire metà dei beni ai poveri e restituire il quadruplo ai derubati (8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto»), mentre la Legge obbligava a restituire la somma più un quinto (Lv 6,2-5). Così Zaccheo, ormai innamorato di Gesù, non va per il sottile e si mostra pentitissimo dei suoi peccati e generosissimo nel fare penitenza con una carità straordinaria. Prima il denaro occupava il suo cuore; adesso è Gesù che lo ha conquistato. Apriamo anche noi il nostro cuore ad accogliere Gesù e a metterlo al centro della nostra vita: innanzitutto al centro della nostra vita interiore: pensieri, affetti e sentimenti, e, di conseguenza, della nostra vita esteriore, di modo che anche le parole, opere e omissioni, mostrino che non siamo più noi che viviamo, ma è Cristo che vive in noi (cfr Gal 2,20). Esaminiamoci per vedere se ogni incontro con Gesù nei singoli sacramenti e negli altri modi di presenza, specie nella confessione e nella comunione, produce gli stessi effetti dell'incontro di Zaccheo con Gesù e cerchiamo di capire quali sono gli ostacoli che ci impediscono di incominciare il cammino e di marciare e correre e volare nella vita spirituale.

II -  Sapienza 11,22-12, 2 (a) Dio ha creato tutte le cose ed esse esistono, perché Dio le ama e assolutamente non prova disgusto per nessuna di esse (24 Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato); in effetti, se non le avesse amate, neanche le avrebbe fatto esistere (24 se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata). Ogni cosa esiste perché Dio l'ha voluta (25 Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?) e non potrebbe continuare a esistere se Dio non l'avesse chiamata ad esistere (25 Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?). Dio pensa alle creature, che può chiamare all'esistenza, e le ama già, e quest'Amore, che è Dio stesso (cfr 1Gv 4,8.16), è la causa dell'esistenza di tutte le creature, così come per e dall'amore di Dio vengono conservate nell'esistenza e ricevono da Lui il concorso per agire. Oltretutto ogni creatura porta in sé il segno, l’impronta della potenza e sapienza e bontà infinita di Dio; fra tutte le creature emerge soprattutto l'uomo, che ha ricevuto lo spirito incorruttibile in senso stretto, cioè l'anima immortale e la somiglianza con Dio (1 Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose). E Dio non può non amare la sua impronta nelle creature e la sua immagine nell'uomo. E anche noi dobbiamo amare così: Dio in se stesso e le creature per amor di Dio. (b) Dio ama la vita (26 Signore, amante della vita), e tutto il mondo, anche se esso è nei Suoi confronti più piccolo della polvere nella bilancia e di una goccia di acqua o di rugiada in un secchio (22 Tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra). Dio è indulgente con le creature (26 Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue), così piccole e fragili davanti a lui, e in particolare ha compassione dei peccati degli uomini e aspetta il loro pentimento per perdonarli, perché egli è onnipotente (23 Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento). Con la sua onnipotenza Egli ha misericordia e dà il perdono ai peccatori pentiti e li rende partecipi di beni infiniti, che sono l'effetto supremo dell'onnipotenza divina e della sua misericordia, che è il fondamento di tutte le opere di Dio (S. Tommaso). Per questo Dio corregge con pazienza poco a poco i peccatori e li ammonisce, aiutandoli a prendere coscienza dei loro peccati, perché abbandonino le vie della ribellione a Dio e possano vivere una vita nuova con fede, speranza e carità (2 Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore). Sentiamoci amati da Dio perché ha consegnato Gesù suo Figlio alla morte per noi e ci ha comunicato la vita divina. Sentiamoci amati perché tante volte ci ha impedito di peccare e ci ha perdonati dopo aver peccato. E anche questo è un buon motivo per non scoraggiarci mai, perché lo scoraggiamento è frutto della superbia, che ci fa contare sulle nostre forze e non sulla grazia, che viene da Dio.

III - 2 Tessalonicesi 1,11-2,2 – (a) S. Paolo informa i Tessalonicesi che continuamente prega per loro perché Dio li renda degni di essere chiamati alla fede e alla vita secondo la fede (11 Per questo preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata), e inoltre perché Dio li aiuti con la sua potenza a realizzare i desideri e propositi di fare il bene (11 e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene), e infine perché renda perfette le opere che nascono dalla loro fede (11 e l’opera della vostra fede): in pratica chiede per loro la grazia preveniente e quella concomitante per fare il bene e la grazia della perseveranza finale. In tal modo essi daranno gloria a Gesù con la loro vita e Gesù glorificherà loro con la salvezza eterna: tutto questo è dono di Dio per mezzo di Gesù Cristo (12 perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo) e non viene dai nostri meriti. Perciò la Chiesa nella sua preghiera ci fa chiedere con le parole, suggerite da Gesù stesso, che noi santifichiamo il nome di Dio, che facciamo la sua volontà in modo da collaborare alla diffusione del suo Regno: così Gli daremo gloria; e chiediamo ancora il pane quotidiano come cibo materiale e come Eucaristia e col perdono dei peccati la vittoria sulle tentazioni: tutto è dono. I doni li possiamo chiedere, ma noi non vi abbiamo diritto. (b) S. Paolo riafferma inoltre che certamente ci sarà la seconda venuta di Cristo ma non ne conosciamo la data: come è ignoto il giorno della fine della nostra vita, così lo è la fine di questo mondo; ci incontreremo con Lui e saremo per sempre con Lui nella gioia (1 Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui). San Paolo però raccomanda di stare al suo insegnamento e alle sue lettere autentiche e non alle chiacchiere della gente, che vorrebbe far credere che il Signore è già venuto (1-2vi preghiamo, fratelli, 2 di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente). Stiamo attenti a quei gruppi protestanti e sette non cristiane, come i Testimoni di Geova, che vedono la fine del mondo prossima in ogni avvenimento. Certo la venuta di Gesù è più vicina ora di 2000 anni fa, ma comunque continuiamo a ignorarne la data. Prepariamoci invece alla fine della nostra vita, che si può indicare con una certa approssimazione: fra cento anni pochissimi o nessuno di noi sarà vivo… Prepariamoci all’incontro col Signore, sforzandoci di evitare il peccato grave e di mantenerci in grazia di Dio.

EUCARESTIA. E’ certamente l’incontro, in cui Gesù è più intensamente presente. Ma solo se ci accostiamo con fede e carità intense possiamo sperarne i frutti. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni di ottenerci sempre più intensa crescita nelle virtù teologali. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tutti i Santi

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tutti i Santi

I - Matteo 5,1-11 - 1. (a) Gesù si rivolge alla folla, raccolta sulla collina, forse quella detta delle Beatitudini, vicino a Cafarnao, e parla seduto perché è il Maestro di tutti gli uomini (1-2 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo). L’Evangelista Matteo parla di monte, forse per orientare i lettori verso la montagna del Sinai, dove Mosè ricevette da Dio la legge dell’AT: Gesù appare come il nuovo Mosè e sta per dare la Nuova Legge. Apriamo il nostro cuore ad accettare la Parola di Gesù come Parola di Dio da credere, da conservare nel cuore come Maria, da meditare e mettere in pratica. (b) Gesù dichiara già da adesso Beati, felici, in questo mondo, i discepoli, che sono poveri di spirito, cioè distaccati dai beni della terra (3 Beati i poveri in spirito), che sono nella sofferenza e hanno pazienza (4 Beati quelli che sono nel pianto), che sono miti, cioè non violenti (5 Beati i miti), che hanno fame e sete della giustizia (6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia), cioè della santità, che solo Dio può dare e viene dal compiere la sua volontà, che hanno compassione delle miserie degli altri (7 Beati i misericordiosi) e vengono in loro soccorso nelle misura delle sue vere possibilità, che sono puri di cuore (8 Beati i puri di cuore), cioè hanno il cuore rivolto a Dio in modo retto, che diffondono la pace (9 Beati gli operatori di pace), che sono perseguitati perché  vogliono essere giusti (10 Beati i perseguitati per la giustizia), cioè si impegnano a fare la volontà di Dio. Tutti quelli che hanno tutte queste caratteristiche sono Beati adesso e nell'eternità lo saranno infinitamente di più, perché Dio avrà compassione di loro (7 perché troveranno misericordia), donerà loro il suo Regno eterno (3.10 perché di essi è il regno dei cieli), il paradiso, di cui la terra (5 perché avranno in eredità la terra) promessa è simbolo, contempleranno Dio faccia a faccia (8 perché vedranno Dio), che li consolerà (4 perché saranno consolati) in quanto esaudirà ogni loro desiderio e bisogno (6 perché saranno saziati), accogliendoli come figli (9 perché saranno chiamati figli di Dio). Chi vuole essere eternamente e pienamente felice nella visione di Dio e nella comunione con Lui nell'eternità deve già essere Beato qui nella fede, agendo secondo queste indicazioni di Gesù: in sostanza bisogna cercare Dio con cuore puro, conoscerlo e amarlo in se stesso e nella sua immagine, che è l’uomo, e praticare la giustizia, cioè osservare i comandamenti sia quelli che riguardano l'amore verso Dio, sia quelli che riguardano l'amore verso il prossimo. Ricordiamoci che come è dono di Dio la beatitudine eterna, così lo è la beatitudine in questo mondo per mezzo della fede: noi dobbiamo pregare molto perché Dio apra il nostro cuore all’accoglienza del suo dono; questo hanno fatto i santi. Anche noi impariamo le Beatitudini a memoria come i comandamenti, seguendo le raccomandazioni di Papa Francesco. Ripetiamocele spesso per assimilarne l’insegnamento: la Parola di Dio è onnipotente e può spezzare la durezza del nostro cuore e aiutarci a uscire dalle nostre miserie.

2. La beatitudine speciale è riservata a coloro che sono perseguitati per la loro fedeltà a Cristo: Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia (11). I Profeti e tanti altri furono perseguitati già nell’AT per la loro fedeltà a Dio (12 Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi). Una ricompensa speciale nell'eternità è assegnata ai perseguitati perché discepoli di Gesù: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (12). Fuori Italia molti cristiani sono perseguitati e uccisi per la loro fede in Cristo. Quanti cristiani - e anche di altri religioni - sono stati torturati e ammazzati da Al Bagdadi e in alcuni paesi mussulmani! La nostra vita qui in Italia non corre rischi, ma a volte dobbiamo subire le prese in giro e gli insulti per la nostra fede in Cristo da chi non crede e da chi crede ma non è coerente con la sua fede. Perseveriamo nella fede in Cristo e nella fedeltà a lui e ci rallegreremo molto per la meravigliosa e sorprendente ricompensa, che Dio ci prepara per l’eternità.

II - Apocalisse 7,2-4.9-14 - (a) Giovanni vede sulla terra un primo gruppo di salvati. Un Angelo, che viene da dove sorge il sole, ha in mano il sigillo del Dio vivo e vero (2 E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente) e ordina ad altri Angeli, incaricati di devastare la terra (2 E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare) di non iniziare finché non sia stato impresso il sigillo di Dio sulla fronte dei fedeli servi di Dio (3 «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio). I segnati dal sigillo risultano 144.000 e sono Israeliti (4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele). Ezechiele (9,3ss) aveva assistito a una scena simile: Dio ordinò di segnare con un T la fronte di coloro che protestavano contro l’idolatria e così evitarono la morte. La T è il tau ebraico, il modo in cui si rappresentava la croce, e fa pensare che Giovanni voglia farci capire che gli ebrei sono salvati perché hanno creduto in Gesù, crocifisso. Solo per la fede in Cristo morto e risorto essi ricevono la salvezza. (b) San Giovanni vede in cielo il secondo gruppo di salvati: si tratta di una moltitudine immensa di uomini e donne, provenienti da tutti i popoli (9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua); essi stanno davanti al trono di Dio e alla presenza di Gesù, l'Agnello immolato (9 Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello); essi sono vivi (in piedi), vittoriosi (palme in mano), appartenenti al mondo di Dio (vestiti di bianco) (9 avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani), e proclamano che la salvezza viene da Dio e da Gesù (10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello). Gli Angeli stanno attorno al trono di Dio e agli Anziani e ai quattro Esseri viventi e si prostrano in adorazione davanti a Dio, mentre proclamano (11 E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo) che occorre tutto attribuire a Dio: «Amen!/ Al nostro Dio la lode,/ la gloria e la sapienza,/ la riconoscenza e l'onore,/ il potere e la forza,/ per sempre!/ Amen»  (12 «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen»). Ma ecco che uno degli Anziani vuole spiegare a Giovanni chi sono queste persone in bianco (13 Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?») e Giovanni gli risponde che da lui si aspetta di capire (14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai»); l’Anziano gli dice che sono quelli provenienti dalla grande persecuzione o dalle sofferenze della terra e hanno purificato le loro anime per mezzo della fede nel Sangue redentore di Cristo, come se avessero bagnato le loro vesti nel sangue dell'Agnello (14 E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello). Così sono salvati da Cristo sia gli ebrei sia i pagani. Solo per mezzo di Gesù abbiamo il perdono dei peccati e la santificazione, che ci apre le porte del Regno di Dio. Facciamo atti di fede, adorazione, ringraziamento e lode a Dio e al Cristo in unione ai salvati e agli Angeli del cielo. La purificazione dei peccati è indispensabile per tutti e per ciascuno perché tutti siamo peccatori.

III - 1Giovanni 3,1 – (a) I salvati non riusciranno mai a capire l'amore che Dio mostra per loro nel dichiararli suoi figli e nel renderli realmente tali (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!); lo sono già da ora (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio), ma non sanno ancora quello che saranno, perché Dio non l'ha ancora rivelato loro (2 ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato). Però una cosa sanno già circa il futuro: quando Dio o Gesù si sarà rivelato o manifestato (2 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato), essi saranno simili a lui perché lo contempleranno faccia a faccia e lo vedranno nella sua realtà (2 noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). Siamo figli di Dio, dignità altissima e saremo simili a Dio e a Gesù (i figli devono rassomigliare ai genitori!), condivideremo con Dio la sua bellezza infinita, perché Egli ce la parteciperà per mezzo di Gesù! C'è da perdere la testa di fronte ai doni di Dio! (b) S. Giovanni aggiunge alcune riflessioni ulteriori e qualcuna l’aggiungiamo noi. (A) Chi condivide questa speranza di salvezza deve impegnarsi nella purificazione personale per diventare fin da ora partecipe della purezza di Dio o di Gesù (3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro). (B) Dobbiamo già da adesso contemplare Dio e Gesù nella preghiera e meditazione (2). (C) Non aspettiamoci che il mondo ci capisca e ci conosca per quello che siamo di grande: figli di Dio oggi nel tempo e simili a Dio domani nell’eternità. Il mondo non conosce Dio e di conseguenza non conosce noi, che siamo fatti a immagine di Dio (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui). Impegniamoci seriamente nella purificazione o lotta al peccato, nella preghiera e meditazione, nell'andare avanti nonostante le incomprensioni e prese in giro del mondo! Man mano che lottiamo contro il male che è dentro di noi, cresciamo anche nella somiglianza con Gesù. I santi non nascono tali e hanno avuto i loro difetti e miserie come noi; solo che non hanno mai fatto pace coi loro limiti e hanno lottato costantemente per superarli con l’aiuto della grazia di Dio, che viene data anche a noi se la chiediamo.

EUCARESTIA. Questa con gli altri sacramenti sono la sorgente maggiore della santità, che solo Dio può comunicarci; accostiamoci a questa fonte della grazia con umiltà e fame e sete di giustizia e saremo saziati e portati alla contemplazione di Dio. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci sostengano nel cammino, che loro hanno fatto prima di noi. (mons. Francesco Spaduzzi)