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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Sacra Famiglia di Gesù Maria Giuseppe

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Sacra Famiglia di Gesù Maria Giuseppe

I - Matteo 2,13-15.19-23. 1. I Magi adorarono il Bambino Gesù e tornarono ai loro paesi, senza passare da Erode, perché un Angelo li avvertì di tornare per un altro itinerario. Subito un Angelo avvertì in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto con Maria e Gesù e di restarvi fino a nuovo ordine, per evitare che Erode eliminasse Gesù (13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo»). Giuseppe obbedì immediatamente e si rifugiò nel paese confinante con la Palestina (14 Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto) fino alla morte di Erode (15 dove rimase fino alla morte di Erode), avvenuta 4 o 5 anni dopo. Si riprodusse così un avvenimento avvenuto 12 secoli prima: come gli Ebrei, popolo e “figlio” di Dio, era stato in Egitto e poi era tornato in Palestina, così avvenne anche di Gesù, come se quell’avvenimento fosse profezia di questo (15 perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio). (a) La grandezza di Maria e Giuseppe è nella loro missione di stare con Gesù sempre, ma questa convivenza li obbliga a condividere tutto con Gesù, quindi anche la sofferenza fino alla croce. Maria e Giuseppe sapevano dalle profezie della vita difficile e della morte dolorosissima di Gesù. E anche noi, quanto più entriamo nell’intimità con Gesù, tanto si moltiplicano le occasioni di portare la croce con lui. Ci aiuta mettere in pratica il consiglio della Madonna ai tre ragazzi di Fatima il 13 luglio 1917: “Dite spesso ma specialmente nel fare sacrifici: ‘o Gesù, è per tuo amore, per la conversione dei peccatori, in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria’. In questo modo diamo consolazione ai Cuori di Gesù e Maria (e Giuseppe) e ne riceviamo la consolazione: guardiamo a loro e siamo guardati da loro. (b) La dipendenza di Gesù infante è totale da Maria e Giuseppe. Moltissima fede in Maria e Giuseppe esigeva pensare che quel bambino, che dipendeva totalmente da loro e si lasciava salvare da loro, era il loro Creatore e che dalla sua provvidenza essi dipendevano totalmente. La stessa fede noi dobbiamo esercitare con Gesù, presente nell’Eucarestia e nei sacramenti e nelle sue varie presenze, quel Gesù che vuol dipendere anche da noi, mentre noi in realtà dipendiamo in tutto da lui sul piano naturale e soprannaturale. (c) I sentimenti di Maria e Giuseppe erano certamente anche di paura e angoscia, mentre scappavano e finché non furono usciti dal territorio d'Israele, ma anche di affidamento totale a Dio, che li aveva avvertiti di fuggire, allontnandosi da Erode, che era un pazzo criminale, diventato re della Giudea per la sua subordinazione totale ad Augusto, che lo disprezzava ma se lo teneva buono, perché gli era utile perché servo fedele a Roma. (d) Dio salva Gesù e lo conserva per la sua missione di Salvatore non per mezzo della morte di Erode, come sarebbe stato più semplice, ma con la fuga organizzata dall'Angelo, Giuseppe, Maria. Dio vuole servirsi anche di noi per salvare Gesù nel nostro cuore, evitando di cacciarlo via e ammazzarlo di nuovo col peccato grave, e perciò conservandolo nel nostro cuore e anche dei fratelli o a rimetterlo nel nostro cuore e nel cuore dei fratelli con una buona confessione se ce ne fosse bisogno. Dio manda Angeli a Giuseppe e Maria e ispirazioni a noi, se siamo intimi con lui, ed è disposto anche a fare miracoli, se necessari, per risolvere i nostri problemi. (e) E pensiamo ai sacrifici di fame, sete, freddo e stanchezza, ecc., durante il viaggio, fatto a tappe forzate e veloci, specie di notte, esposti ai rischi provenienti da animali feroci e briganti. E poi ai sacrifici della permanenza in Egitto in grande povertà fra stranieri ed estranei. Quanto ha fatto Gesù per noi e come hanno collaborato alla nostra salvezza Maria, madre di Gesù e nostra, e Giuseppe, padre putativo di Gesù e delle membra del suo Corpo mistico!

2. Morto Erode, Giuseppe è avvertito dall’Angelo di tornare in Palestina (19-20 Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino»). Giuseppe partì prontamente con Maria e Gesù (21 Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele). Appena rientrato, seppe che regnava Archelao, figlio di Erode, crudele come il padre, che Augusto di lì a poco lo esiliò in Francia, subendo la stessa sorte, che toccò in seguito a Pilato e al fratello Erode Antipa, che ebbero parte nell’assassinio di Gesù; ne ebbe paura e si trasferì in Galilea in seguito a un altro avvertimento in sogno (22 Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea), e precisamente a Nazaret, dove abitavano prima della nascita di Gesù, realizzando un’altra profezia (23 e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»). Grande fu la gioia di tornare patria, anche se accompagnata dall’angoscia in Giudea a causa di Archelao; pensiamo anche alle difficoltà durante il viaggio di ritorno in Palestina: Gesù è troppo grande per portarlo in braccio e troppo piccolo per fare il viaggio a piedi e comunque si stanca a cavalcare a lungo un asino, non essendo allenato; Giuseppe e Maria e Gesù rientrano a Nazareth, senza dare troppe spiegazioni perché bisognava rivelare troppe cose molto alte e misteriose, che anche loro stessi non riuscivano a capire pienamente. Ci troviamo di fronte a una famiglia formata dal Dio fatto uomo, e dalle due creature più sante, al di sopra degli Angeli e dei Santi: eppure i componenti di essa vivono i problemi comuni e non comuni con la piena rassegnazione alla volontà di Dio, perché si lasciano guidare dalla fede e carità verso Dio e il prossimo. Anche noi dobbiamo saper accettare gioie e dolori in questo mondo nella nostra vita personale e familiare e non perdere la fiducia e speranza in Dio e nella sua bontà e potenza infinite.

II - Siracide 3,2-6.12-14. E’ Dio stesso che ha ordinato il quarto comandamento nelle dieci Parole: Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio (Es 20,12), cioè occorre onorare i genitori e rispettarne i diritti (2 Il Signore infatti ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole). Le opere buone, che si fanno verso di loro, saranno ben ricordate e ricompensate da Dio (14 L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata): esse espiano i peccati (3 espia i peccati) e ne ottengono il perdono (14 otterrà il perdono dei peccati) e ci rende più forti per evitarli (3 e li eviterà); chi rispetta questo comandamento, oltre a consolare i genitori con la sua obbedienza a Dio (6 chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre), renderà nuova la sua casa (14 rinnoverà la tua casa) ed otterrà da Dio altre grazie come l'esaudimento della preghiera (3 e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita; e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera), avrà lunga vita (5 vivrà a lungo) e avrà gioia dai propri figli (5 avrà gioia dai propri figli), ed è come se accumulasse tesori (4 è come chi accumula tesori). In sostanza si tratta di onorare e avere gesti di rispetto verso i propri genitori (3 Chi onora il padre… 4 chi onora sua madre; 5 Chi onora il padre; 6 Chi glorifica il padre) e di non dare loro sofferenze durante la vita (12 non contristarlo durante la sua vita), di soccorrerli nell'età avanzata (12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia) e di non aver disprezzo per loro quando le loro capacità vanno diminuendo e perdono anche la lucidità mentale (13 Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore). Dio vuole che onoriamo, rispettiamo, aiutiamo, obbediamo e abbiamo anche pazienza coi genitori. Essi rappresentano l'autorità paterna di Dio, che promette di ricompensare generosamente quelli che rispettano il quarto comandamento. E’ ovvio che non bisogna obbedire ai genitori, che danno ordini contro la legge di Dio o contro le leggi giuste dello Stato. Nel IV comandamento occorre includere anche l’obbedienza ai legittimi superiori civili e religiosi, quando – come i genitori - danno ordini secondo la volontà di Dio; altrimenti è giusto e obbligatorio ribellarsi contro di loro.

III - Colossesi 3,12-21 (a) Paolo si rivolge ai fedeli tutti, che sono stati scelti dal Signore da tutta l'eternità e da lui amati e chiamati alla santità, ed effettivamente santi (12 Scelti da Dio, santi e amati) per la comunicazione della vita divina. Egli li invita a praticare una serie di virtù, che sono indispensabili per coloro che sono chiamati a vivere insieme e formare l'unico Corpo di Cristo (15 perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo); vivere insieme è moralmente impossibile senza la pratica delle virtù della fede, che è frutto dell'ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio, ricevuta in abbondanza (16 La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza) e dall'istruzione e ammonizione reciproca per mezzo di canti religiosi (16 Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati); è necessaria anche la carità, che unisce tutte le virtù in modo perfetto (14 Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto); altre virtù sono la bontà, la tenerezza, la mansuetudine, la magnanimità, l’umiltà (12 rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità), la pazienza e il perdono reciproco, quando ci sono occasioni di lamentarsi del prossimo (13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro), secondo l'esempio di Gesù che perdona generosamente e senza stancarsi ciascuno di noi (13 Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi). Il risultato sarà la pace di Cristo nei cuori dei singoli e nella comunità (13 E la pace di Cristo regni nei vostri cuori). In tal modo qualsiasi cosa faranno in parole e opere sarà realizzata nel nome di Gesù (17 E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù). Su una virtù Paolo insiste particolarmente: la gratitudine verso Dio: E rendete grazie! (15), con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori (16); rendendo grazie per mezzo di lui - Gesù - a Dio Padre (17); è indispensabile prendere coscienza dei doni che Dio ci fa creandoci e creando tutto per ciascuno di noi, conservando noi e le creature per noi, dandoci il concorso sul piano naturale e soprannaturale: questo ci fa rendere conto che quel che abbiamo da Dio è molto di più di quello che ci abbisogna e che Dio, che è stato così buono e amoroso con noi nel passato e nel presente, non mancherà di aiutarci per il futuro con la sua amorosa Provvidenza. Quindi bando all'ansia, alla depressione, alla paura del futuro, se ci impegniamo a stare vicini a Dio! (b) San Paolo si rivolge alle mogli perché siano sottomesse ai mariti in tutto, ma secondo la legge di Dio (18 Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore) e ordina ai mariti di amare le mogli e trattarle con dolcezza (19 Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza). Ovviamente, come anche le mogli devono amare i loro mariti, così in piena parità e reciprocità i mariti devono essere sottomessi alla moglie secondo la legge di Dio, che sono tenuti entrambi a osservare. I figli devono obbedire ai genitori in tutto ciò che ordinano secondo la legge di Dio in modo per fare cosa gradita al Signore (20 Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore) e i genitori non devono esasperare i figli per non farli scoraggiare (21 Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino). Non dimentichiamo che i genitori e figli sono credenti, fedeli, e quindi devono praticare le virtù della fede e della carità, la mansuetudine, perdonandosi reciprocamente, ecc., per ottenere la pace nella famiglia. Se lo facessimo saremo come le Paradiso in terra,

EUCARESTIA. La Messa è il banchetto della grande Famiglia, che è la Chiesa, e della Chiesa domestica, che è la nostra famiglia. Come Maria e Giuseppe crescevano nell’intimità con Dio grazie all’intimità con Gesù, così anche noi con la nostra famiglia cresciamo nell’intimità con Dio per l’incontro frequente e devoto col Cristo Eucaristico. Chiediamo di portare nell’incontro con Gesù le disposizioni interiori di Maria sua madre e di S. Giuseppe suo padre putativo, e dei Santi. E anche tutte le virtù necessarie per vivere bene la vita in famiglia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Natale di nostro Signore Gesù Cristo (messa della vigilia)

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Natale di nostro Signore Gesù Cristo (messa della vigilia)

I - Matteo 1,1-25 – 1. Nella genealogia di Gesù ci sono i santi come Abramo (2), Isacco (2), Ezechia (9-10), Giosia (10-11), i peccatori pentiti come Giacobbe (2), Giuda (2), Davide (6), Manasse (10), e peccatori di cui non si conosce il pentimento come Salomone (6-7), Amos (10); ci sono uomini e anche donne come Tamar (3), che ebbe 2 gemelli dal suocero Giuda (3), Racab (5), che faceva la prostituta prima di convertirsi, Rut (5), Betsabea, che è l’adultera moglie di Uria (6); ci sono ebrei e stranieri, nobili e decaduti, ecc. perché tutte le categorie di persone sono chiamate alla salvezza e sono rappresentate in Gesù, che è fratello di tutti e tutti vuole salvare, perché per tutti nasce e vive, patisce e muore, risuscita e ascende al cielo: nessuno è escluso in partenza; se alcuni  non arrivano a destinazione, cioè alla salvezza eterna, è dovuto non a carenze da parte di Gesù, ma delle persone, che si rifiutano di aderire a Gesù totalmente. Alla fine di questa genealogia di uomini concreti, troviamo Maria e Giuseppe, le persone più sante della storia e più intimamente legate a Gesù, che hanno ricevuto da Dio doni unici in vista della loro missione unica, e che più strettamente hanno collaborato con Lui all'opera di salvezza. Credo, adoro Dio e il suo piano di salvezza, lo accetto come è, pieno di elementi umani e divini; spero nei meriti di Gesù per salvarmi; chiedo perdono dei miei tanti peccati, io peccatore come tanti antenati di Gesù; confido nella sua misericordia infinita, come hanno fatto tanti Santi e voglio imitarli nel fare diventare sempre più profonda questa confidenza.

2. (a) Matteo spiega come è nato Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo (18 Così fu generato Gesù Cristo), discendente di Abramo e di Davide (1-2). Giuseppe era discendente di Davide (20 Giuseppe, figlio di Davide) e quindi nella sua famiglia poteva nascere il Messia o poteva essere adottato un bambino che poteva essere il Messia. Egli era promesso sposo di Maria, che, prima della conclusione dell’anno di fidanzamento e dell’inizio della convivenza fra gli sposi, concepì per opera dello Spirito Santo (18 sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo); egli si accorse che Maria era incinta al ritorno di lei dalla casa di Elisabetta. Poiché aveva totale stima della santità e onestà di Maria e capì subito che si trattava di un bambino straordinario, si sentì perplesso se doveva assumere la responsabilità della paternità e pensava di sciogliere la promessa di matrimonio in segreto (19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto). Rifletteva sul da farsi e un Angelo -  forse Gabriele - gli apparve in sogno e gli disse di prendere Maria come sposa, giacché il Bambino era stato concepito per opera dello Spirito Santo (20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo); inoltre lui doveva fare da padre del bambino. Questo Bambino di Maria era il Messia, come appariva dal suo nome Gesù, che significa Yahweh salva e per prima cosa veniva a liberare dai peccati (21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati); Giuseppe, imponendogli il nome, esercitava l’autorità paterna adottiva nei confronti del Bambino e perciò lo rendeva discendente di Davide. (b) Matteo nota che il parto verginale di Maria realizza la profezia di Isaia ad Acaz (22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta) circa la Vergine, che avrebbe concepito e partorito un bambino, al quale sarebbe stato dato il nome Emmanuele, cioè Dio con noi (23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi). In effetti Gesù è Dio, che sta con noi per sempre (Mt 28,20) e ci salva in ogni circostanza. Giuseppe obbedì fedelmente e senza indugi all'ordine dell'Angelo (24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa) e prese con sé il Bambino e Maria, di cui rispettò la verginità per sempre (25 senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù), come la Chiesa ha sempre insegnato. Dio realizza tutte le sue promesse, anche se prende il suo tempo, e ben al di là delle aspettative umane. Non si limita a mandare un angelo o un uomo a redimerci, ma uno della Trinità, una Persona Divina, e si circonda del meglio dell'umanità, Maria e Giuseppe, che Egli stesso crea; in queste due persone ci fa vedere quello che potevamo essere tutti, se non ci fosse stato il peccato originale - e i peccati personali. Ammiriamo l'onnipotenza di Dio nei miracoli della natura e soprattutto in questi spirituali. Ammiriamo la Sapienza Divina nel programmare e realizzare il piano di salvezza: il Figlio di Dio si fa uomo in una famiglia normale con persone comuni ma dotate di doni straordinari, guidate da Dio nel rispetto della loro libertà, come vediamo con Maria e Giuseppe. Ammiriamo l’infinità Bontà divina che nell’Incarnazione e nella Redenzione raggiunge la massima manifestazione: noi non le avremmo neanche immaginate e tanto meno avremmo osato desiderarle. La fede e la carità sono la risposta di Maria e Giuseppe alla proposta Divina. E noi?

II - Isaia 62,1-5 – Dio per mezzo di Isaia proclama il suo amore per Gerusalemme-Sion (1 Per amore di Sion…per amore di Gerusalemme) e avverte che non starà in silenzio e non si darà pace (1 non tacerò… non mi concederò riposo), finché la Città Santa non sarà di nuovo giusta, osservando la legge di Dio, in modo da poter essere salvata (1 finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada). Essa sarà bellissima come una corona regale o come un diadema prezioso nelle mani di Dio (3 Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio). Anche i popoli di tutta la terra si renderanno conto della trasformazione di Gerusalemme, perché vedranno la santità e la gloria della città (2 Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria). A questa nuova situazione corrisponderà il nuovo nome che Dio darà alla città (2 sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà): il nome non sarà più città AbbandonataDevastata (4 Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata), ma Gioia di DioSposa di Dio, perché sarà la delizia e la sposa di Dio (4 ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo). In effetti con lo stesso amore e gioia, con cui un giovane sposa una vergine, così Dio sposerà il suo popolo (5 Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli) e, come lo sposo trova la sua gioia nella sposa, così Dio troverà la sua felicità nella città - sposa (5 come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te). La profezia si realizza con la venuta di Gesù, che dà la remissione dei peccati e la santità a tutti quelli che accettano di convertirsi, e con l'attività della Chiesa, Corpo mistico e presenza di Cristo attraverso i secoli: essa offre a tutti gli uomini i mezzi per togliersi le brutture dei peccati e ornarsi della santità di Gesù. E noi ci lasciamo santificare da Gesù Cristo per mezzo della Chiesa?  o da incoscienti vogliamo rendere inutile per noi l'opera di salvezza di Gesù Cristo? Interroghiamoci se stiamo seguendo la via indicata da Gesù per la nostra salvezza.

III - Atti 13,16-17.22-25 - Paolo vuole ricordare la storia dell'amore e della Provvidenza speciale che Dio ha per gli Israeliti, il suo popolo (16 Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate), sottolineando come Dio aveva manifestato la sua onnipotenza nella liberazione del suo popolo dalla schiavitù degli Egiziani (17 Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là). Ulteriore segno della cura speciale di Dio è la regalità conferita a Davide, uomo secondo il cuore di Dio e totalmente obbediente a lui (22 Poi suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”); a lui Dio promise che nella sua discendenza sarebbe venuto il Messia: e tale è Gesù (23 Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù). Giovanni Battista si impegnò a preparare il popolo, predicando la conversione e dando il battesimo, che la esprimeva (24 Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele): egli chiaramente aveva precisato di non essere il Messia e che dopo di lui sarebbe venuto uno più grande, tanto grande che lui non si sentiva degno neanche di scioglierli i legacci dei sandali (25 Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”). La nascita di Gesù, discendente di Davide in quanto uomo e vero Dio e Salvatore del mondo, noi ricordiamo con le celebrazioni natalizie, aggiungendo gli altri misteri della Sua infanzia. Giovanni ci ha tenuto compagnia per un paio di settimane per aiutarci a preparar questo nostro incontro col Signore. Alimentiamo la nostra fede, speranza e carità, perché queste sono le disposizioni fondamentali per incontrare il Signore oggi nei segni della sua presenza liturgica ed extra-liturgica.

EUCARESTIA. Nell’Eucarestia incontriamo Gesù nel ministro, nell’assemblea, nella Parola e soprattutto nel Pane e Vino consacrati; per mezzo di essi Gesù comunica a noi la grazia della redenzione: salva noi oggi come salvava a suo tempo la famiglia di Giovanni Battista, i Pastori e i Magi, Simeone e Anna. Portiamo nell’incontro con Gesù la loro fede, speranza, carità. Preghiamo la Madre di Gesù e il suo Padre putativo, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni di ottenerci di crescere in queste virtù. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Avvento: Domenica 4 A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Avvento: Domenica 4 A

I - Matteo 1,18-24 - 1. Chi è Gesù? A Maria 4 o 5 mesi prima è stato rivelato chi è Gesù e la Sua missione e la propria missione; ora tocca a Giuseppe. Gesù è il figlio di Maria ed è stato concepito per opera dello Spirito Santo (18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo; 20 Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21), e non di un uomo, neanche di Giuseppe, perché è stato concepito prima che andassero a convivere. Egli è il Messia come appare dal nome Gesù, che Dio gli dà per mezzo dell'Angelo ed è mandato da Dio Padre nel mondo a salvare Ebrei e pagani dalla schiavitù di Satana (21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati). Ha anche un altro nome che lo indica come Dio, che sta con noi per sempre: Emmanuele (23 a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi). E’ anche il figlio “adottivo” di Giuseppe, che gli impone il nome Gesù secondo l'indicazione dell'Angelo (21), di cui esegue tutti gli ordini (24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa); la paternità legale di Giuseppe nei confronti di Gesù era cosa importantissima per gli Ebrei, perché attraverso Giuseppe Gesù è inserito nella discendenza di Davide, che per loro era nota necessaria per distinguere il vero Messia. Anche Maria è discendente di Davide, come pensano molti, ma l'appartenenza legale a una famiglia avveniva solo attraverso l'uomo. Crediamo in Gesù Dio e uomo, nato da Maria sempre vergine per opera dello Spirito Santo e appartenente alla famiglia di Davide grazie a Giuseppe; Egli è il nostro Dio e Salvatore, che sta sempre con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20); accogliamo Gesù nella nostra vita, come fecero Maria e Giuseppe, perché nostro Salvatore, che ci libera dai peccati, e nostro Signore, al quale vogliamo appartenere e che vogliamo seguire come discepoli fedeli.

2. Chi sono Maria e Giuseppe? (a) Maria è la promessa sposa di Giuseppe, che, dicendo di sì a Dio, si è esposta al pericolo di essere lapidata, secondo la legge del tempo, se Giuseppe avesse rivelato che il bimbo non era suo figlio (19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto). E’ vergine come dalla profezia di Isaia (22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta), che aveva preannunciato il concepimento miracoloso di un bambino (23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio). Giuseppe aveva pensato di rimandarla in segreto proprio per non esporla all'infamia e alla morte (19). (b) Giuseppe è uomo giusto (19), che rispetta la legge di Dio e che dall'angelo riceve l'indicazione come regolarsi in questa spinosa difficoltà, cioè che prendesse Maria come sposa senza problemi (20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa). L'angelo gli scioglie tutti i dubbi circa il bambino e come comportarsi nei suoi confronti. La sua obbedienza completa viene dalla sua fede nella Parola di Dio attraverso l’Angelo; prende Maria con sé e ne rispetta la verginità, perché probabilmente vi si era impegnato anche lui insieme con Maria prima del contratto di nozze (25 senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù). Anche noi guardiamo a Maria e a Giuseppe come modello per accogliere Gesù con fede docile, adorazione umile, ringraziamento universale, speranza certa, carità perfetta e dolore intenso dei nostri peccati.

II - Isaia 7,10-14 - Acaz non crede nell'unico vero Dio e si affida agli dèi dei pagani: arriva fino a bruciare suo figlio ed erede in loro onore; è peggio delle bestie. La sua dinastia è in gravissimo rischio, perché due re dei dintorni vogliono sostituirlo con un altro; e così, senza saperlo, attentano alla promessa fatta da Dio a Davide di dargli un discendente, che sarebbe stato re e Messia. Trema il re Acaz, perché teme di perdere il regno perché le sue forze sono limitate, e con lui trema Gerusalemme. Isaia a nome di Dio offre ad Acaz (10 Il Signore parlò ancora ad Acaz) la possibilità di chiedere qualsiasi miracolo (11 Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto): Dio glielo concederà per riportarlo sulla via della retta fede; ma il re rifiuta, fingendo rispetto verso Dio (12 Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore»). Isaia si spazientisce di fronte a tanta ipocrisia e rinfaccia ad Acaz, discendente di Davide, di essere tiranno coi sudditi e peccatore ribelle confronti di Dio (13 Allora Isaia disse: Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio?); comunque gli promette un miracolo da parte di Dio: Acaz avrà un figlio dalla giovane sposa e da lui discenderà il Messia, secondo la promessa fatta da Dio a Davide; ma il grande miracolo sarà che il Messia sarà concepito da una vergine e gli sarà dato il nome Emmanuele (14 Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele). La promessa parzialmente valeva quindi per il figlio di Acaz ma si sarebbe realizzata pienamente in Maria, come riporta il Vangelo di oggi. La nascita del figlio di Acaz significava che Dio continuava a proteggere la dinastia di Davide, nonostante la cattiveria di tanti suoi discendenti, in particolare di Acaz; la nascita del figlio di Maria per opera dello Spirito Santo e figlio putativo di Giuseppe, discendente di Davide, significa che Dio mantiene la promessa di mandare il Salvatore Gesù, che è anche l’Emmanuele, il Dio con noi. La fede, che non volle prestare Acaz, la diedero Maria e Giuseppe e la offriamo a Dio anche noi con i cristiani di tutti i secoli; chiediamo anche la speranza e la carità, indispensabili per vivere la vita cristiana.

III - Romani 1,1-7Il vangelo di Dio (1), cioè il messaggio di salvezza, ha per oggetto il Figlio di Dio (3 che riguarda il Figlio suo), Gesù Cristo nostro Signore (4), il quale sul piano umano è discendente di Davide (3 nato dal seme di Davide secondo la carne), cioè nella sua vita in questo mondo, specie la vita pubblica e la passione e morte, ma secondo lo Spirito è potenza santificatrice, che gli viene dalla resurrezione (4 costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti). Gesù era sorgente di quella forza che usciva da lui e che operava miracoli, ma sopratutto della vita divina ed eterna, che da Lui viene a noi, in modo stabile definitivo dopo la risurrezione. Questo Vangelo era stato annunziato nel passato dai Profeti e trasmesso dalla Sacra Scrittura (2 che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture) e ora viene annunciato dagli Apostoli, che sono stati chiamati da Gesù a questa missione (5 per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli); essi annunziano il Vangelo a tutti i popoli per ottenere da loro l'adesione per mezzo della fede in modo da dare gloria a Dio (5 per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome), cioè per farlo conoscere, amare e servire e così salvarsi. Tra questi popoli, chiamati alla salvezza, ci sono anche i Romani (6 e tra queste siete anche voi), destinatari della lettera di Paolo, il quale si propone agli abitanti della Città eterna come servo di Cristo e scelto da Dio e come Apostolo per annunciare questo Vangelo (1 Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio). Paolo definisce i destinatari della lettera amati da Dio (7) e chiamati da Gesù Cristo (6): la loro vocazione è di appartenere a Gesù ed essere suo popolo (7 e santi per chiamata); egli auspica perciò per loro la grazia, che era l'augurio che si scambiavano i Greci, e la pace, che era l'augurio che si scambiavano gli Ebrei (7 a tutti quelli che sono a Roma… grazia a voi e pace), doni che vengono da Dio Padre e dal Figlio Gesù Cristo (7 da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!) e dallo Spirito Santo, o secondo la formula che piace agli Orientali: dal Padre per mezzo del Figlio Gesù nello Spirito Santo. (a) Anche noi professiamo la nostra fede nel Vangelo, che ha come centro Gesù, Figlio dell'uomo e Figlio di Dio: da lui ci aspettiamo il perdono dei peccati e la santificazione per mezzo dello Spirito, perché ci sappiamo amati da Dio e chiamati a questo dall'eternità. (b) Confidiamo in Dio, che ci dona la fede e la carità per mezzo dello Spirito Santo, indispensabili per la salvezza. (c) Ci impegniamo anche noi a corrispondere alla vocazione all’apostolato: Dio ci chiama alla salvezza e vuole servirsi di noi per salvare gli altri.

EUCARESTIA. Gesù venne 20 secoli fa, verrà alla fine del mondo, viene continuamente in mezzo a noi, anzi sta stabilmente con noi. Alcuni come Maria e Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria e Giovanni, i pastori e i Magi, Simeone e Anna, lo accolsero con fede e lo amarono con carità e riposero la loro speranza in Lui. Anche noi dobbiamo accoglierlo con le stesse disposizioni interiori nelle sue venute in mezzo a noi, e specialmente nell’Eucaristia, nella quale egli rende presente se stesso col suo sacrificio salvatore. Preghiamo questi Santi Personaggi, che ci ottengano la loro fede, speranza e carità per accogliere Gesù come loro ed essere salvati (mons, Francesco Spaduzzi)

Tempo di Avvento: Domenica 3 A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )


Tempo di Avvento: Domenica 3 A

I -  Matteo 11,3-11 1. Giovanni Battista incomincia la sua predicazione, annunciando che era imminente la venuta del Messia, il quale giudicherà gli Ebrei e tutti gli uomini nel Giudizio Universale alla fine del mondo. La sua predicazione è breve perché viene arrestato presto. Egli è il primo profeta dopo 400 anni di silenzio e si mostra duro nel linguaggio, quando invita alla conversione; conosce Gesù da prima che nascessero entrambi e sa che il cugino è il Messia atteso. Comunque in carcere i suoi discepoli gli fanno sapere che Gesù è mite e non aggressivo nella predicazione, non parla di prossimo giudizio universale, insiste invece molto sulla necessità della conversione, per accogliere il Regno di Dio, che è prossimo; perciò essi si domandano se è il Messia. Per Giovanni Battista va bene anche così, ma vuole rassicurare i discepoli e così manda una delegazione a Gesù (2 Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò), per fargli chiedere se è lui il Messia atteso od occorre aspettare un altro (3 a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»). Gesù in risposta opera alcuni miracoli, come già ne aveva fatti tanti e che corrispondevano a ciò che aveva preannunziato Isaia (62,5) a proposito del Messia e rimanda la delegazione con un messaggio (4 Gesù rispose loro), che riferisce i miracoli, che Gesù ha operati e loro hanno visti (4 Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5 i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano) e soprattutto che ai poveri ed emarginati è annunciato il Vangelo della salvezza (5 ai poveri è annunciato il Vangelo). Gesù conclude il messaggio di risposta con una beatitudine, che è anche un ammonimento: E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! (6). In effetti i discepoli di Giovanni erano un po’ sorpresi e meravigliati, perché Gesù, presentato da Giovanni come Messia, non rispondeva in alcuni particolari al loro modo di pensare e alla predicazione del precursore; i capi ebrei si scandalizzavano molto di più perché Gesù non era un Messia politico e combatteva la loro religiosità esteriorizzante; i discepoli di Gesù si scandalizzavano moltissimo perché Gesù preannunziava la passione e morte e il rifiuto della sua missione da parte della classe dirigente, che rappresentava la religione ufficiale. Gesù avverte che è beato chi accetta Lui e la sua missione così come è, come l’ha voluta Dio. Noi vogliamo essere fra questi beati: accettiamo Gesù come maestro e come crocifisso e anche la nostra crocifissione con lui; vogliamo prendere anche in seria considerazione le osservazioni di rimprovero, che fa il Papa a proposito della mondanità del clero e delle persone consacrate, mondanità che non corrisponde alla volontà di Dio e alla nostra vocazione di cristiani e persone che sono state scelte dal Signore, affinché stiamo in modo speciale con lui, per poter essere  mandati a collaborare alla salvezza del prossimo.

2. Gesù lascia partire gli inviati di Giovanni e poi ne parla alla folla presente, che ben lo conosce (7 Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle), e fa notare loro che nel deserto (7 Che cosa siete andati a vedere nel deserto?) essi non hanno avuto a che fare con una persona qualunque, debole e incostante, pieghevole come le canne (7 Una canna sbattuta dal vento?), né con uno che viveva nel lusso, giacché costoro vivono nei palazzi regali (9 Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re!); essi hanno incontrato in Giovanni il profeta più grande dell’AT e anche qualcosa in più (9 Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta): di lui l'AT dice che è il messaggero, che precede la venuta del Messia e ne prepara l’accoglienza (10 Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,/ davanti a te egli preparerà la tua via). In effetti Giovanni è un personaggio importantissimo nell'AT e nel mondo intero (11 In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista), anche se c'è distanza immensa tra lui, che è il precursore, e il Messia, al quale Giovanni ha fatto da battistrada (11 ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui). Giovanni ha portato avanti benissimo la sua missione di preparazione, ma è un'altra cosa il Messia, che inaugura i nuovi tempi. Gesù esalta Giovanni, perché è un grande santo ed è arrivato fino a dare la sua vita per fare la volontà di Dio; così ha preceduto Gesù nel tempo, ma anche nella stessa sorte, di essere condannato a morte senza nessun motivo, assolutamente innocente. La Parola di Dio oggi ci indica chi è Gesù, il Messia che viene a salvarci, e chi è Giovanni, il suo precursore, che viene a preparare gli Ebrei ad accogliere Gesù. Leggiamo e studiamo anche l’AT con attenzione e specie Giovanni per accogliere Gesù nella nostra vita e così lasciarci guidare alla salvezza.

II -  Isaia 35,1-6a.8a.10 - Isaia preannunzia che si trasformerà il deserto in giardino (1 e fiorisca la steppa;Come fiore di narciso fiorisca) e diventerà bello come il Libano e il Carmelo e la Pianura di Saron (2 Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron). Esso deve gioire di tutto questo (1 Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti; 2 sì, canti con gioia e con giubilo): motivo della gioia è che Dio verrà ed esso ne vedrà la gloria e lo splendore (2 Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio). La trasformazione interesserà soprattutto gli uomini, che vengono invitati a rafforzare le mani e le ginocchia (3 Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti) e a tirarsi su col morale (4 Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete!), perché Dio viene a salvare il suo popolo - e l'umanità - e porta la ricompensa ai buoni e il castigo ai cattivi (4 Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi). In occasione della sua venuta Dio opererà miracoli: i ciechi vedranno, i sordi udranno, gli zoppi cammineranno, i muti parleranno (5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. 6 Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto). Inoltre Dio aprirà nel deserto una strada, che sarà chiamata Via Santa (8 Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa), per la quale cammineranno i riscattati da Dio per arrivare fino a Gerusalemme nella gioia più grande, che si sostituirà alle sofferenze del passato (10 Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto). Questa profezia si realizzerà parzialmente quando gli Ebrei lasceranno Babilonia e torneranno nella Palestina, cosa che darà loro tanta gioia, e completamente quando verrà Gesù (il Vangelo di oggi), opererà questi miracoli ed egli stesso diventerà la via, che porta alla salvezza. Questa salvezza riguarda gli ebrei e i pagani, tutti gli uomini. Gli ebrei desideravano tanto la venuta di Dio, che avrebbe portato loro tanta gioia; anche noi prepariamoci bene ad accogliere Gesù Signore, che viene ora nell'oscurità dei segni sacramentali e non, per poterlo ricevere bene quando verrà a prenderci alla fine della vita e alla fine del mondo.

III - Giacomo 5,7-10 - Giacomo raccomanda ai fratelli (7.10), destinatari della sua lettera, di prepararsi bene alla seconda venuta del Signore (7 fino alla venuta del Signore), annunciando che essa è vicina (8 perché la venuta del Signore è vicina), motivazione molto forte per impegnarsi seriamente nella vita cristiana. Il Signore viene come giudice di tutti gli uomini (9 ecco, il giudice è alle porte). Anzitutto raccomanda la costanza, ricordata 4 volte, 2 volte come aggettivo e due volte come sostantivo: Siate dunque costanti (7), Siate costanti anche voi (8), imitando la costanza dell’agricoltore, che semina a suo tempo e poi aspetta che ci siano le piogge primaverili e autunnali, che consentiranno alla terra di produrre il prezioso raccolto (7 Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge) e la costanza e la pazienza nelle sofferenze, di cui hanno lasciato splendido esempio i profeti, che hanno proclamato la Parola di Dio (10 Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore). Oltre la speranza e la fiducia, è necessario alimentare il coraggio e la sicurezza (8 rinfrancate i vostri cuori), che Dio non mancherà di infondere nei cuori attraverso la sua grazia e la sua Parola. Infine raccomanda di non mormorare gli uni contro gli altri, perché il giudizio tocca solo all’unico Signore e per evitare di essere giudicati e condannati da Lui (9 Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati); Dio conosce le azioni esterne degli uomini ma scruta anche i loro cuori e solo Lui può dare un giudizio veritiero e completo, mentre i nostri giudizi spesso sono temerari e avventati. Queste quattro raccomandazioni di Giacomo giovano anche a noi: la costanza, il coraggio, la pazienza, il rispetto del prossimo. Mettendo in  pratica queste indicazioni, faremo progressi nell'amicizia col Signore e coi fratelli.

EUCARESTIA. Il Signore venne, il Signore verrà, il Signore viene... Viene nell’Eucarestia e nei tanti modi di presenza. Valorizziamoli tutti per la nostra crescita spirituale, ma soprattutto questo dell’Eucarestia, perché è il più intenso e quello che ci dà più energia spirituale. Preghiamo la Vergine e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ce ne ottengano la grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Avvento: Immacolata Concezione di B. Vergine Maria

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Avvento: Immacolata Concezione di B. Vergine Maria

I - Luca 1,26-38 – 1. Chi è e che cos'è e come si comporta Maria nel Vangelo di oggi? (a) Maria è una ragazza di un paesino, Nazaret (26 l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret), mai nominato nell’AT e i cui abitanti godevano di sgradevole fama, al punto che si diceva “sciocco come un Nazaretano”. Il nome della ragazza (27 La vergine si chiamava Maria) pare avesse origine egiziana e significherebbe “signora” o “amata da Dio”; ma sono una settantina i possibili significati proposti. Essa è vergine e fidanzata a Giuseppe, discendente del re Davide (27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe), che è senza regno e fa il falegname e il carpentiere per campare. Maria è donna molto stimata perché bravissima ragazza, seria e gioiosa, bella fisicamente e moralmente. L’Angelo la saluta col nome “arricchita di grazia” (28 Entrando da lei, disse: Rallegrati, piena di grazia), cioè Maria è colei che Dio ha riempito di ogni grazia, di ogni buona qualità, perché oggetto della benevolenza e del favore di Dio (30 L’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio), quindi graditissima a Dio e agli uomini. Con queste parole l'Angelo le dice quello che lei già avvertiva dentro di sé: si sentiva pienamente unita a Dio, perché faceva sempre la Sua volontà e nessuna barriera c'era fra Dio e lei, donna senza peccato originale e senza peccati personali. Con l'espressione il Signore è con te (28) l’Angelo le comunica che il Signore le vuole affidare una missione con la garanzia che sarà sempre con lei per aiutarla a portarla a termine con successo; la stessa cosa Dio aveva promesso tante volte a grandi personaggi nell'AT: Abramo, Mosè, Giosuè, Davide, ecc., e l’aveva realizzata. Le parole dell’Angelo la turbano (28 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo), ed egli le spiega che la missione, che Dio le vuole affidare, è la più alta in assoluto: si tratta di mettere al mondo Gesù e assisterlo in tutto quello che riguarda la sua missione di inviato di Dio; nel suo nome rivela la sua missione di salvatore (31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù): egli è il figlio di Dio e diventa uomo (32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo), prenderà possesso del trono di Davide (32 il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre) e avrà un  regno eterno (33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine), come eterno è tutto ciò che è di Dio. Quanto è bella Maria e quanto è grande la sua missione! Ammiriamola anche noi come i suoi paesani. Guardando a lei, il pensiero correva a Dio. Lei era santa e chi entrava in contatto con lei aveva pensieri santi. Pensiamo alla sua grandezza, giacché è la creatura che ha il rapporto più stretto con Dio, essendo la madre del Figlio di Dio. Quale posto occupa la Madonna nella nostra vita spirituale? Ci rendiamo graditi a Dio, evitando il peccato e facendo il bene secondo i comandamenti e i nostri doveri, seguendo il suo esempio?

2. Maria è santa e pratica le virtù: (a) crede alla Parola di Dio, comunicatale per mezzo dell'Angelo, ma, prudentemente chiede spiegazioni (34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?») su come conciliare la verginità, a cui si è impegnata per volontà di Dio, e la maternità, che ora Dio le propone inaspettatamente. Nell'AT la verginità e il celibato erano un fatto molto raro e sembrava andare contro il piano di Dio, che aveva detto: Crescete e moltiplicatevi (Gn 1,28) e che aveva promesso di fare venire al mondo il Messia, facendolo nascere da una donna (Gn 3,15); comunque nell’AT ci sono personaggi, che Dio aveva privati della moglie come Ezechiele profeta (VI sec. a.C.) o a cui non aveva consentito le nozze come Geremia (VII e VI sec. a.C); ma ai tempi di Maria non erano considerati cosa singolare perché c'erano gruppi religiosi, come gli Esseni, che li praticavano come forma di consacrazione a Dio per dedicarsi al suo servizio a tempo pieno. L'Angelo spiega a Maria che concepirà per opera dello Spirito Santo (35 Le rispose l’angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra) - e quindi sarà rispettata la sua verginità fisica - e che il Bambino è il Figlio di Dio (35 Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio; cfr 32) - e quindi potrà vivere anche la verginità spirituale nel senso di dedicare la sua persona e tutte le sue energie e tempo al servizio del Dio fatto uomo e suo figlio. Maria crede, ma l'Angelo comunque le parla della cugina Elisabetta, che ha concepito miracolosamente Giovanni (36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile), il futuro Battista; proprio quella Elisabetta, che le aveva fatto da mamma dopo la morte dei genitori Anna e Gioacchino. Gabriele fa appello alla onnipotenza di Dio (37 nulla è impossibile a Dio) per spiegare il miracolo, ma non parla delle sofferenze future del Messia, che però Maria conosceva bene dall'AT, grazie alla particolare luce, che Dio le comunicava per farle capire il suo piano di salvezza per l'umanità. E quindi Maria sa che la sua missione le procurerà tantissimo dolore. Con piena coscienza e conoscenza Maria esprime la sua piena adesione alla volontà di Dio (38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei) come sempre aveva fatto nella sua vita, evitando quindi ogni peccato mortale e veniale e difetto, lei che era senza peccato orginale. E noi abbiamo la fede piena nella Parola di Dio? Usiamo la prudenza nelle circostanze della vita? Accettiamo integralmente e generosamente e senza lamentarci la volontà di Dio, anche quando ci comporta sofferenza? Collaboriamo come Maria alla salvezza dell'umanità, nonostante in certi momenti ci costa pregare e ci costa sempre fare sacrifici? Collaboriamo con Cristo alla salvezza dei fratelli come Cristo e Maria hanno operato per la nostra salvezza personale? Ci  conserviamo  umili come fece Maria in tutta sua vita, perché sempre cosciente che tutto ciò che era e aveva sul piano naturale e soprannaturale le veniva dalla bontà misericordiosa e infinita di Dio senza i suoi meriti?

II - Genesi 3,9-15.20 – (a) L'uomo si nasconde davanti a Dio, che però lo cerca (9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»); egli ha paura di Dio non perché è nudo fisicamente (10 Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto») - lo era anche prima davanti a Dio e ai propri occhi e della moglie -, ma perché è spogliato dei doni soprannaturali e preternaturali e indebolito nei naturali. Dio aveva dato ai progenitori i doni naturali dell'anima e del corpo con l'intelligenza è la volontà, i doni preternaturali della immortalità, impassibilità, integrità (il controllo pieno di tutte le nostre tendenze), e i doni soprannaturali della  grazia santificante e dei doni e dei frutti dello Spirito Santo e delle beatitudini. I progenitori hanno paura di Dio, mentre prima provavano gioia, e si nascondono mentre prima correvano da lui. Dio fa notare che questa è la conseguenza della loro ribellione a Dio (11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?»), per cui hanno dimostrato di non aver avuto fede, speranza e carità verso Dio e neanche verso i discendenti, che subiranno anche loro le terribili e spaventose conseguenze del loro peccato. Adamo incolpa Dio creatore ed Eva (12 Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato») ed Eva accusa Dio creatore e il serpente (13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato»), invece di assumersi le loro responsabilità, pentirsi del loro peccato e chiedere perdono: ormai neanche non si amano più tra di loro come prima. Ecco che cosa provoca il peccato in noi: mette in crisi i nostri rapporti con Dio, col prossimo, con noi stessi, con la natura. Pentiamoci dei nostri peccati e correggiamoci per avere il perdono e per rimetterci nel giusto cammino. (b) Il serpente viene maledetto e punito da Dio ed è messo al di sotto degli altri animali (14 Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo,/ maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!/ Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai/ per tutti i giorni della tua vita): il diavolo è umiliato come l'ultima delle creature, anche al di sotto dell'uomo e della donna, che ha ingannati; anzitutto è sotto il tallone di Gesù, da cui sarà schiacciato quando tenterà di fargli male al calcagno, e anche della Madre di Gesù, che è tutta santa, e quindi totalmente sottratta al suo potere malvagio per sempre (15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, / fra la tua stirpe e la sua stirpe/ questa ti schiaccerà la testa/ e tu le insidierai il calcagno); così viene preannunciata l’Immacolata Concezione di Maria. Eva viene indicata come madre dei viventi, mentre è solo madre di condannati a morte (20 L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi); in realtà è Maria la madre dei viventi e noi siamo orgogliosi di questa madre, che ci fa belli come suo figlio Gesù, graditi a Dio e salvati: Gesù con la cooperazione della sua e nostra Madre ci riapre le porte del Paradiso, diversamente dai progenitori, che ce l’hanno fatto perdere, portandoci lontano da Dio.

III - Efesini 1,3-6.11-12 – Dio agisce secondo la sua volontà onnipotente (11 secondo il progetto di colui/ che tutto opera secondo la sua volontà) e ha un suo piano di salvezza, che è frutto del suo amore (5 secondo il disegno d’amore della sua volontà) ed è per la sua gloria (6 a lode dello splendore della sua grazia; 11 predestinati... 12 a essere lode della sua gloria); tutto è creato da Dio e lo è per la sua gloria, cioè perché egli sia conosciuto e riconosciuto con la lode, amato e anche riverito, e servito. Anche Maria e ciascuno di noi siamo stati creati con questo fine. (b) Da tutta l'eternità Dio ci ha scelti perché fossimo senza macchia e santi in una vita d'amore per lui (4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo/ per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità) e ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi (5 predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo). Al momento opportuno ci ha anche arricchiti di ogni dono spirituale, di cui abbiamo bisogno sulla terra e nei cieli (3 che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo). Dio ha anche stabilito che noi diventassimo eredi del paradiso (11 In lui siamo stati fatti anche eredi). (c) Tutto questo è stato realizzato per i meriti di Cristo e in Cristo e per Cristo; ecco le singole tappe: la scelta (4 in lui), la predestinazione (5 mediante Gesù Cristo); il conferimento dei doni (3 in Cristo), la sua grazia (6 sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato), il conseguimento dell’eredità (11 In lui): in realtà Dio, che è il Padre di Gesù Cristo (3 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo), ha voluto donarci tutto, dandoci Gesù, e ha voluto che noi fossimo suoi figli (5). (d) La nostra risposta: credere, sperare nella bontà e amore infinito di Dio e nei meriti infiniti di Cristo (12 noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo, lodarlo (3 Benedetto), rispondere al suo amore col nostro amore.

EUCARESTIA. Essa rende presente Gesù col suo sacrificio redentore, che ci libera dal peccato originale nel battesimo e ci perdona i peccati personali nella confessione e ci trasmette la forza di superare le tentazioni specie con l’Eucarestia. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai SS. Patroni, di utilizzare i tanti mezzi di salvezza istituiti da Gesù a nostro vantaggio (mons. Francesco Spaduzzi)