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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

Maria Santissima, Madre di Dio

I - Luca 2,16-21 Il Bambino, che è nato da Maria per opera dello Spirito Santo, viene descritto dall’Angelo ai pastori: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore (Lc 2,11), cioè Egli è il Messia e perciò nasce nella città di Davide, è Dio, che viene per salvare; e i doni, che tale Bambino porta al mondo, appaiono dal canto degli Angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli/ e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14), cioè Egli darà gloria al Padre e amore e pace agli uomini: tutto grazie a Gesù. Tutto quello che Gesù è e viene a fare è indicato dal nome che gli viene imposto alla circoncisione (21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo); essa era il segno dell'accettazione delle condizioni dell'Alleanza per appartenere al popolo di Dio e per restarvi. Di fronte al dono della salvezza, che ci viene da Dio per mezzo di Gesù, possiamo assumere atteggiamenti diversi: i pastori credono alla Parola di Dio attraverso l’Angelo, si muovono, vedono il Bambino con la madre e il padre putativo (16 Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia), e rinnovano la loro fede in lui, senza lasciarsi impressionare dall’assenza di gloria umana, con cui si presenta Gesù: bambino piccolo, alloggio improprio, povertà estrema e genitori modesti ecc.; ed essi annunziano ai presenti e ad altri la nascita di Gesù con lodi a Dio (17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro… 20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro)Maria (con Giuseppe) dà la sua risposta personale: crede, riflette per approfondire, conserva nel cuore e nella mente ciò che si dice di Gesù (Gabriele a lei, l’Angelo a Giuseppe, l’Angelo e gli Angeli ai Pastori, il silenzio del Bambino, ecc.) e collega quel che sta apprendendo con le profezie dell'Antico Testamento (19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore); i Magi si affidano alla stella e fanno centinaia o forse migliaia di chilometri, e credono alla Parola di Dio nella profezia di Michea e fanno altri 8 km per arrivare al Bambino; invece alcune persone presenti all’arrivo dei pastori si stupiscono (18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori), ma con una emozione passeggera, che non scende in profondità e pare che non ricordino più nulla di questi fatti passati; gli abitanti di Gerusalemme si commuovono, ma non si muovono (Mt 2); i sacerdoti e i rabbini istruiscono Erode e altri e i Magi, ma non vanno a Betlemme (Mt 2), che stava ad appena 8 km da Gerusalemme; Erode neanche prestò fede né ai Magi né alla Parola di Dio (Mt 2), perché non mandò i soldati a scortare i Magi, ottima scusa per controllarne i movimenti e per scoprire dove era il Messia, ma poi mandò troppo tardi i soldati per ammazzare Gesù. E noi a quale di queste categorie apparteniamo? Dobbiamo fare come Maria con Giuseppe e i pastori e i Magi: credere alla Parola di Dio e trattenerla nella memoria e nel cuore, meditarla in modo da approfondirla e comunicare agli altri quello che abbiamo ascoltato e meditato circa il Bambino, e chissà anche aggiungere quello che è frutto della nostra riflessione...

II -  Numeri 6,22-27 Si tratta della benedizione che il sommo sacerdote o qualsiasi sacerdote poteva forse dare in varie occasioni e che doveva dare mattina e sera dopo il sacrificio nel Tempio. Il testo della benedizione viene direttamente da Dio ai sacerdoti attraverso Mosè (22-23 Il Signore parlò a Mosè e disse: 23 «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: Così benedirete gli Israeliti: direte loro). L'unica parola italiana “benedizione” ha due significati,  per i quali in altre lingue si usano due parole diverse. (a) Quando Dio benedice l'uomo, lo arricchisce dei suoi beni, gli dona i suoi benefici; (b) quando l'uomo benedice Dio, lo loda, lo ringrazia, lo esalta per i benefici, che Egli concede all'uomo, oppure lo loda per i suoi attributi: onnipotenza, onniscienza, bontà infinita ecc.; (c) possiamo rendere esplicito un altro significato: quando un uomo benedice un altro uomo a nome di Dio, invoca da Dio che conceda a quell'uomo o alla comunità i suoi benefici; questa benedizione è ritenuta particolarmente efficace quando è data a nome di Dio, per sua volontà, specie da un sacerdote o altra persona qualificata. Qui ci troviamo di fronte a una benedizione, che è indicata da Dio e viene data da un rappresentante qualificato di Dio, i sacerdoti da lui stabiliti per gli Ebrei. Riflettiamo sul contenuto di questa benedizione: Ti benedica il Signore (24), cioè ti arricchisca dei suoi beni, quelli che ti vorrà dare, perché, nella sua bontà e sapienza e potenza infinita, ti darà tutto quello che sa che ti è necessario; e ti custodisca (24), come il padrone custodisce i suoi beni, o il pastore le pecore (Gv 10,28-29; Sal 23), o il padre e la madre il figlio (Is 49,15), e ognuno di noi la pupilla dei suoi occhi (Dt 32,10; Sal 17,8); Il Signore faccia risplendere per te il suo volto (25), come il volto di un uomo è detto “splendente” quando sorride, mentre è indicato come “scuro” quando è arrabbiato, così il sacerdote invoca che Dio si rivolga il volto con un sorriso di benevolenza al fedele o al popolo; E ti faccia grazia (25), cioè dimostri con i suoi benefici  la sua benevolenza; Il Signore rivolga a te il suo volto(26), non le spalle perché questo indicherebbe che Dio rifiuta la persona o il popolo; E ti dia pace (26), che era per gli ebrei non la semplice assenza della guerra ma anche l'assenza di ogni male e la presenza di ogni bene: era il massimo che poteva desiderare un ebreo. Di qui anche il saluto Shalom, che era un augurio di pace e di benessere, e il pace e bene di San Francesco, che è un una benedizione, che sintetizza questa benedizione. E’ Dio stesso poi che assicura l’efficacia di quanto ha detto, ricordando che con questa benedizione si invoca la presenza di Dio sul popolo ed essa produrrà sempre i suoi effetti buoni (27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò). E’ questione di fede e fiducia in Dio. In sostanza la benedizione prevede e invoca il volto di Dio propizio verso il fedele (25-26), la benedizione di Dio (24) che può comprendere ogni bene (25), in particolare la grazia e la benevolenza di Dio (25), la pace (26), la protezione (24). Come sempre la ricchezza dei doni di Dio viene a noi non per i nostri meriti ma per la sua misericordia, che è generosissima verso chi ha fiducia in Lui, e per i meriti di Gesù Cristo: quanto più grande è la fiducia tanto più abbondanti sono i doni. Ricordiamo le parole della Madonna a S. Caterina Labouré a proposito della medaglia miracolosa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia. Utilizziamo questa benedizione su di noi e sulla nostra famiglia e sul prossimo all’inizio e fine della giornata e durante il giorno per ottenere la protezione di Dio su tutto quello che facciamo; certamente ne sperimenteremo l’efficacia.

III - Galati 4,4-7 gli Ebrei erano sotto il peso della schiavitù dei peccati personali e anche della Legge ebraica. Dio Padre mandò in questo mondo suo Figlio nella pienezza dei tempi, facendolo nascere da una donna come ogni essere umano, per liberare ogni uomo dalla schiavitù del peccato (4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna), ma lo mandò anche come suddito della Legge ebraica (4 nato sotto la Legge), per liberare gli ebrei, che erano schiavi della Legge e farli diventare suoi figli adottivi (5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli). La prova che siamo figli di Dio sta nel fatto che il Padre manda nei nostri cuori lo Spirito Santo, lo Spirito del suo Figlio (6 E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio); ora lo Spirito grida (6) nei nostri cuori, rivolgendosi al Padre: “Abba! Padre!” (6), per mezzo dello Spirito noi gridiamo al Padre (Rm 8,15 avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!»). Per gli Ebrei e i Pagani, che credono in Cristo, proprio grazie a Cristo è finita la schiavitù del peccato e della Legge; siamo diventati figli ed eredi di Dio, che perdona in modo misericordioso e generoso (7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio), e oltre che eredi di Dio anche coeredi di Cristo (Rm 8,17 E se siamo figli, siamo anche

eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo). Siamo figli di Dio Padre, fratelli di Cristo e membra del suo Corpo, dimora e sposa dello Spirito Santo: apparteniamo della famiglia della Trinità (Fil 2,19 siete concittadini dei santi e familiari di Dio). Condividiamo l'eredità di Gesù: tutto di buono dobbiamo aspettarci della misericordia infinita di Dio.

EUCARESTIA. Alla fine di ogni Messa c’è la benedizione, con la quale il sacerdote chiede sui fedeli la presenza di Dio e la sua benedizione. La ricchezza dei doni di Dio vengono sintetizzati nella presenza di Gesù sotto le specie consacrate; per mezzo di lui presente e operante vengono a noi tutti i doni di Dio. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e di Santi Patroni, chiediamo di aprire il nostro Cuore ai doni di Dio, quelli che Egli nella sua bontà e sapienza e potenza infinte vuole farci perché sa che ne abbiamo bisogno. (Mons. Francesco Spaduzzi

Tempo di Natale: Sacra Famiglia Anno C

I - Luca 2,41-52 1(a) Maria e Giuseppe, rispettivamente madre e padre putativo di Gesù, erano soliti andare a celebrare la Pasqua a Gerusalemme (41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua) e a partecipare alle celebrazioni del Tempio, secondo la Legge dell'Antico Testamento, che obbligava gli adulti a tre pellegrinaggi annuali a Gerusalemme, a meno che la distanza non lo impedisse. Nella Pasqua si celebrava la liberazione degli Ebrei dall'Egitto e si rinnovava l'attesa della Pasqua finale, della grande liberazione a opera del Messia. Gesù, Maria e Giuseppe capivano meglio di chiunque altro il significato degli avvenimenti biblici e delle loro celebrazioni, e anche della loro proiezione nel futuro. Quando Gesù raggiunse i 12 anni, la famiglia andò come al solito a Gerusalemme per la Pasqua (42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa). A 12 anni si diventava “figli della legge”, una specie di maggiore età con l’obbligo di rispettare alcune leggi. Questa era quindi una famiglia molto religiosa e rispettosa delle leggi di Dio dell'Antico Testamento; la presenza di Gesù, Dio e uomo, non li faceva sentire esonerati dall’obbedienza alle leggi. Esaminiamoci sulla nostra religiosità personale e sulle qualità religiose della nostra famiglia, per esempio se osserviamo le leggi di Dio individualmente e come famiglia, se oggetto dei nostri dialoghi a pranzo e fuori e sui cellulari è Dio e la sua volontà e cose riguardanti la religione, oppure sempre e solo argomenti profani e vuoti. (b) Il dramma esplose al ritorno, quando i genitori partirono con la carovana per Nazareth e Gesù restò a Gerusalemme senza avvertire i genitori e senza che essi se ne accorgessero (43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero); essi fecero tranquilli un giorno di viaggio, perché ognuno di loro era convinto che Gesù fosse con l'altro, o nella comitiva (44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio); a sera si accorsero che Gesù non c'era nel gruppo e lo cercarono invano (44 e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti), e perciò ritornarono a Gerusalemme (45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme). Immaginiamoci l'angoscia di Maria e Giuseppe (48 Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù mai aveva disobbedito, mai aveva dato preoccupazioni…; ora è scomparso: si è perduto o qualcuno gli ha impedito di unirsi ai genitori? Le profezie parlavano chiaramente di Passione e Morte del Messia ed Erode aveva cercato di eliminarlo da piccolo (Mt 2,16-18): era già venuto per lui, appena ragazzo, il momento delle sofferenze e della morte? Questi pensieri tormentosi agitavano i genitori, che dovevano subire anche i sorrisi di compatimento degli altri genitori, che si tenevano i figli ben stretti. Sotto l'aspetto umano l'atteggiamento di Gesù è incomprensibile, riprovevole, deplorevole: ragionando a modo nostro, pensiamo che almeno avrebbe potuto avvertire i genitori che lui si fermava a Gerusalemme, con o senza ulteriori spiegazioni. Ma Gesù è anche Dio, e i pensieri di Dio sono al di là della nostra capacità di comprensione (Is 55,8-9), e lo stesso vale per le sue azioni. Così di fronte all’incomprensibile anche noi siamo costretti a ricorrere - come Maria e Giuseppe - alla fede nell'infinita Sapienza di Dio, per riconoscere che è ben fatto quello che Gesù ha fatto. Ovviamente ciò non ci esonera dallo sforzo di cercare di capire qualcosa di più, come fecero i genitori.

2. (a) Al terzo giorno lo trovarono nel Tempio, seduto come discepolo in mezzo ai maestri, in ascolto e interrogandoli (46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava). Stupore sentivano i maestri, per la profondità delle sue risposte (47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte) e stupore avvertirono Maria e Giuseppe, incontrandolo nel Tempio e in quella situazione (48 Al vederlo restarono stupiti). Rallegriamoci con Maria e Giuseppe perché ritrovano Gesù e finiscono le loro sofferenze; ammiriamo la Sapienza infinita che Gesù fa percepire ai suoi ascoltatori e prepariamoci a considerare infinitamente ricca di sapienza anche la risposta, che dà a Maria e Giuseppe. (b) Maria non intendeva rimproverare Gesù - non l'avrebbe mai fatto perché sapeva benissimo che Gesù faceva tutto bene! -, ma semplicemente espresse la sofferenza sua e di Giuseppe per quello che era accaduto e chiese di capirci qualcosa (48 e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù rispose con la domanda perché lo cercavano (49 Ed egli rispose loro: Perché mi cercavate?): secondo lui doveva essere ovvio per loro che lui si dovesse occupare di ciò che riguardava il Padre Celeste (49Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?), ben distinto dal padre putativo Giuseppe e dalla madre Maria e infinitamente superiore a loro. Risposta chiara secondo Gesù, ma non altrettanto per Maria e Giuseppe (52 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro) e perciò Maria (con Giuseppe) la conservò accuratamente nella memoria e nel cuore (51 Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore) e ne fece soggetto di meditazione (Lc 2,17). Gesù sembra insensibile al dolore di Maria e Giuseppe; invece certamente soffrì intensamente durante quelle ore – e anche prima -, vedendo la sofferenza degli amatissimi genitori, ma sapeva la necessità di questa pena per aiutarli a crescere nella fede e nella carità. E questo ci dice come nella nostra vita dobbiamo essere disposti – per fare la volontà di Dio sempre – a sopportare non solo di soffrire noi, ma anche le persone care, sempre convinti che Dio ci ama sempre e ci è vicino e ci sostiene particolarmente in queste situazioni. Quanti altri insegnamenti per noi! Maria e Giuseppe cercano Gesù, che non hanno perduto per colpa loro: e noi cerchiamo Gesù con altrettanto impegno e desiderio, quando lo perdiamo per colpa nostra, per i nostri peccati gravi? Vigiliamo che i nostri familiari e persone care non perdano Gesù col peccato e lo ritrovino subito se lo perdono? Maria e Giuseppe dialogano con Gesù: e noi quanto tempo dedichiamo al dialogo con Gesù nella preghiera, come singoli e come famiglia? Maria e Giuseppe chiedono spiegazioni a Gesù: sono tanti gli interrogativi che gli avvenimenti ci pongono e che noi rivolgiamo a Dio in preghiera; ci accontentiamo della risposta di Gesù nella Parola di Dio, accogliendola con fede? Gesù torna coi genitori a Nazaret e riprende la vita quotidiana di relazione e di obbedienza come prima (51 Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso): e noi pratichiamo obbedienza e rispetto nei confronti dei genitori e delle autorità legittime? E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (52). Gesù cresceva in età, e questo era inevitabile ed era visibile a tutti, ma soprattutto cresceva nella manifestazione della sua sapienza e santità infinita. E noi ci impegniamo anche a diventare più maturi sotto l’aspetto umano e intellettuale e morale, che deve essere continua, e vigiliamo che avvenga altrettanto per le persone, che ci stanno intorno e delle quali siamo in qualche modo responsabili? Un'altra lezione possiamo apprendere: in famiglia bisogna vivere il rapporto con Dio di fede personale e familiare; meglio se tutta la famiglia riunita va in chiesa per esprimere comunitariamente la propria fede con la partecipazione all'Eucaristia, nella quale Cristo si rende presente e ci associa al suo sacrificio. Preghiamo individualmente e in famiglia e andiamo a messa possibilmente insieme?

II - 1Samuele 1,20-22.24-28 Anna era sterile e veniva offesa per questo dall'altra moglie di suo marito. Pregò Dio di darle un figlio e promise di consacrarlo a Dio, al servizio del tempio, appena svezzato all'età di 3 anni. Ebbe il figlio e lo chiamo Samuele, che significa nel suo nome che egli era il dono di Dio ad Anna (20 Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto»). Andò il marito al pellegrinaggio annuale l'anno appresso (21 Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto), ma lei non l’accompagnò, riservandosi di andarci col bambino appena svezzato, secondo il voto fatto (22 Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre»). E in effetti, quando il bimbo fu svezzato, lo portò al tempio con il necessario per il sacrificio: vitello, grano, vino (24 Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo). Immolarono il vitello e presentarono il bimbo a Eli (25 Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli); e la donna gli ricordò di essere lei quella donna che aveva pregato il Signore (26 e lei disse: Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore) per ottenere quel bambino ed era stata esaudita (27 Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto). Perciò ora lo lasciava al Signore, consacrato per sempre al suo servizio nel tempio (28 Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore). Tutta la famiglia si prostrò in segno di adorazione davanti al Signore (28 E si prostrarono là davanti al Signore), che veniva immaginato seduto con i piedi sull'arca. (b) Questa era una famiglia con vivi sentimenti religiosi personali (la donna che prega) e familiari (tutta la famiglia va ogni anno al tempio, probabilmente per portare le decime, che servivano per il culto). Nella sofferenza si rivolgono a Dio in preghiera e ottengono la sua misericordia. Essi danno anche testimonianze della loro fede e riverenza a Dio, osservando il voto fatto, che certamente costò molto sacrificio alla madre e al padre. Ma che meraviglioso e importante personaggio divenne Samuele, il loro figlio!

III - 1Giovanni 3,1-2.21-24 (a) Giovanni ci richiama la meravigliosa realtà che Dio ci ama - ciascuno di noi - e che ci fa realmente suoi figli (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Siamo già da ora figli di Dio in questo mondo, ma non ne percepiamo tutta la portata a causa dell'oscurità della fede; nell'eternità invece vedremo Dio come egli è e quindi saremo simili a lui, e capiremo bene la nostra figliolanza (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). Ovviamente il mondo non capisce per niente la nostra figliolanza con Dio perché non lo conosce (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui). Crediamo e gustiamo la nostra figliolanza con Dio. Non ci facciamo impressionare dalle prese in giro degli ignoranti la nostra fede. (b) Ma da buoni figli di Dio dobbiamo osservare i suoi comandamenti e comportarci in modo da essergli graditi (21 perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito). Ora Dio da noi vuole che crediamo a Gesù e in Gesù e ci amiamo reciprocamente (23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato). Frutto meraviglioso dell'osservanza dei comandamenti è la nostra mutua immanenza con Dio (24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui), che è frutto dell’attività dello Spirito Santo in noi (24 In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato). Altri effetti sono (a) la fiduciosa speranza in Dio, la quale viene dall’osservanza dei comandamenti, per cui la coscienza non ci rimprovera nessun peccato (21 Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio) e (b) l'esaudimento delle nostre preghiere da parte di Dio (22 e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui). Siamo figli di Dio e quindi fratelli fra noi e lo dobbiamo all'amore che il Padre e Gesù hanno per noi. Rispondiamo col nostro amore all’amore di Dio e di Gesù e, per loro amore, amiamo i nostri fratelli con amore non solo naturale, che è già una buona cosa, ma anche soprannaturale, perché abbiamo la grazia di Dio in noi e per motivazioni soprannaturali.

EUCARESTIA. E’ la celebrazione dell’amore della Trinità per noi e la sorgente del nostro amore per Dio e per il prossimo. Chiediamo alla Sacra Famiglia, la Trinità terrestre, di ottenerci la grazia di amare la Trinità Celeste e di  amarci con amore tenero e familiare nella nostra famiglia e nella Chiesa. Tutti gli Angeli e i Santi del Paradiso, che così vivono il loro rapporto con Dio e fra loro, ci ottengano questa grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)


I - Luca 2,41-52 1(a) Maria e Giuseppe, rispettivamente madre e padre putativo di Gesù, erano soliti andare a celebrare la Pasqua a Gerusalemme (41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua) e a partecipare alle celebrazio

I - Matteo 1,1-25. 1. (a) Matteo apre il Vangelo con la genealogia di Gesù, secondo la sua natura umana (1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo). Gesù appartiene alla discendenza di Abramo (2 Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli), nel quale tutti i popoli riceveranno i doni di Dio (Gn 12), e, secondo la profezia di Giacobbe, sarà discendente di Giuda (3-5 Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, 4 Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, 5 Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse), e anche discendente di Davide, che aveva ricevuto la promessa di una discendenza  regale ed eterna (2 Samuele 7) e fu antenato sia di quelli che saranno re dopo di lui (6-11 Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, 7 Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, 8 Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9 Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10 Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11 Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia), sia di quelli che furono semplici e anche poveri popolani (12-16 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, 13 Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, 14 Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15 Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo). Ma – cosa insolita per le genealogie ebraiche - vengono nominate anche 5 donne, delle quali 4 erano straniere, e tra queste c’erano 3 peccatrici:  Tamar (3), cananea e madre di due figli, avuti dal suocero Giuda, che ignorava l'identità di Tamar; Racab (5), cananea e prostituta di Gerico, che aiutò gli esploratori ebrei a salvarsi; Rut (5) moabita, ottima donna che lasciò il suo popolo per aiutare la suocera ebrea, restata sola; Betsabea, la moglie di Uria (6), ittita, che dapprima commise adulterio con Davide, che poi la sposò e con lei mise al mondo Salomone. (b) Questa lunga lista di 42 ascendenti di Gesù comprende oltre che ebrei e straniere, anche tanti uomini peccatori e alcuni buoni, persone famose e tante altre note solo perché qui nominate: questo ci indica che Gesù è venuto a salvare tutti, uomini e donne, ebrei e stranieri, buoni e peccatori. Il suo nome, Gesù, (21), indica la sua missione di salvezza universale. Anche noi sentiamoci chiamati alla salvezza, grazie a Gesù che ci invita. Gesù è nostro fratello perché uomo come noi e ci ama; è nostro Dio e vuole salvarci perché vuole la nostra felicità. Accogliamo il dono della salvezza come fa Giuseppe nell'accogliere Maria come sposa (20) e Gesù come figlio (21). Giuseppe crede e agisce secondo la sua fede; e anche noi volgiamo credere ed essere coerenti con la nostra fede.

2. Matteo vuole raccontarci come è venuto al mondo Gesù il Messia (18 Così fu generato Gesù Cristo). Maria è promessa sposa di Giuseppe e ha concepito per opera dello Spirito Santo prima di andare a vivere insieme al suo sposo (18 sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo). Giuseppe se ne accorge al quarto o quinto mese e pensa alla straordinarietà di questo concepimento, giacché entrambi si sono impegnati alla verginità: Maria si era impegnata col voto e Giuseppe l’aveva confermato, impegnandosi anche lui. Egli non si sente all'altezza di fare da padre di questo bambino straordinario, che è il Messia, ed essere  sposo della donna eccezionale, che secondo la profezia di Isaia doveva concepire restando vergine (22-23 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significaDio con noi); perciò pensa di divorziare in segreto in modo che segreto rimanesse questo concepimento straordinario (19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto). L'Angelo scioglie le sue perplessità, ingiungendogli a nome di Dio di accettare di essere sposo di Maria (20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa) e di fare da padre di Gesù (21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù), che è stato concepito di Spirito Santo (20 Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo), e viene a salvare ebrei (e pagani), come indica il suo nome (21 egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati). Giuseppe vede che in Maria si è realizzata la profezia di Isaia (22-23) ed egli deve fare da padre del Dio con noi (23). Perciò crede, obbedisce e prende con sé Maria come sua sposa (24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa) e Gesù come suo figlio, concepito senza suo intervento (25 senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù) e continuano a vivere entrambi verginalmente, secondo l'impegno preso da entrambi gli sposi. Giuseppe entra nella storia e famiglia di Gesù perché crede alla parola dell'angelo; non solo è salvato come noi ma è arricchito di santità eccezionale sia per entrare degnamente a far parte della famiglia di Gesù sia poi dal contatto continuo con Gesù e Maria sia infine per la sua collaborazione all'opera della redenzione. Anche noi crediamo e amiamo Gesù per salvarci e preghiamo Maria e Giuseppe di ottenere la grazia di imitarli.

II - Isaia 62, 1-5. Dio – più che il profeta - dichiara il suo amore per Gerusalemme - Sion (1 Per amore di Sion … per amore di Gerusalemme) e si impegna a non tacere e a non darsi pace (1 non tacerò… non mi concederò riposo), finché non sarà liberata e non sarà salvata (1 la sua giustizia e la sua salvezza) e non splenderà come luce e non brillerà come fiaccola accesa (1 finché non sorga come aurora …e … non risplenda come lampada). Allora tutti i popoli pagani con i loro re vedranno che il Signore l’ha liberata e ammireranno la sua gloria (2 Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria). A tutti apparirà che nelle mani del Signore è come una corona splendida o un diadema regale (3 Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio); per esprimere questa nuova situazione che Dio crea per il suo popolo rinnovato, Dio gli darà un nome nuovo (3 sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà); la città - e la nazione - non sarà più chiamata “abbandonata” e “desolata” ma “gioia del Signore” e “sposa” felice perché sarà effettivamente la delizia del Signore e avrà il Signore come sposo (4 Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo). avverrà per gli ebrei che come un giovane sposa una ragazza e gioisce per lei, così Dio prenderà come sposa e amerà il popolo ebreo ed esulterà per questa sua Sposa (5 Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te). Questo dice degli ebrei il profeta Isaia e ciò si realizzerà alla venuta di Gesù sia per la Chiesa come popolo di Dio nel suo insieme sia per ogni singola persona che è veramente cristiana o si sforza con serio impegno di esserlo. La Chiesa - e l'anima - è profondamente amata da Dio in Gesù, che vuole salvarla e mostrare a tutti i popoli che anche per essi è aperta la stessa possibilità. Agli occhi e nelle mani di Dio la Chiesa - e l'anima - è preziosissima e perciò Dio le custodisce e ne ha cura con l'amore appassionato e la gelosia dello sposo nei confronti della sua sposa o l'amore filiale dei figli  per la madre. Dio opera tutto il necessario per trasformare noi peccatori e schiavi del diavolo in figli suoi e sua sposa per mezzo dell' opera redentrice di Cristo e corredentrice di Maria. Crediamo, speriamo, amiamo, gustiamo.

Atti 13,16-17. 22-25 Paolo sintetizza la storia degli ebrei e invita i presenti ebrei e pagani ad ascoltarla come storia della salvezza (16 Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate). Dio fra tutti i popoli scelse il popolo ebraico come suo e ne ebbe cura con Provvidenza speciale (17 Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri): il primo grande intervento fu la liberazione degli ebrei dalla schiavitù degli egiziani con una manifestazione straordinaria della sua potenza (17 e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là). Seguirono altri interventi (At 13,18-21), finché Dio diede Davide come re e salvatore, lo presentò come uomo, che corrispondeva alle proprie idee e desideri e che gli sarebbe stato pienamente obbediente (22… suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”); Dio gli promise che fra i suoi discendenti sarebbe nato il Messia Salvatore degli ebrei e di tutti gli uomini (23 Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù). Giovanni Battista prepara il popolo alla venuta di Gesù, predicando la conversione e offrendo il rito del battesimo (24 Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele), ma disse sempre che lui non era il Messia (25 Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono quello che voi pensate!), e che dopo di lui sarebbe venuto uno tanto più grande di lui che lui non era degno di sciogliere i suoi calzari (25 Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali). Dio interviene nella storia del popolo ebraico per aiutarlo a incamminarsi sulla via della salvezza e i suoi interventi attraverso vari personaggi sono orientati proprio alla venuta di Gesù salvatore. Tutta la storia era una preparazione alla venuta di Gesù. Sapere che Gesù è Dio e Uomo e il Salvatore è riceverlo con fede e accettare la conversione come lui la propone. Gesù è il maestro da credere, il modello da imitare, il Salvatore da seguire. E’ questo che vogliamo fare.

EUCARESTIA. In effetti nella Messa facciamo precisamente questo: incontriamo Gesù come Maestro da ascoltare e credere e come modello da imitare e seguire; ci uniamo a Lui nella comunione eucaristica e diventiamo capaci di seguirne le sue orme e condividerne i sentimenti e le virtù. Ci raccomandiamo alla sua e nostra Madre e al suo Padre putativo e patrono della Chiesa universale (e di ciascuno di noi), ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni perché ci ottengano la grazia di vivere il nostro rapporto con Gesù come l’hanno vissuto loro. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Natale: Sacra Famiglia Anno C

I - Luca 2,41-52 1(a) Maria e Giuseppe, rispettivamente madre e padre putativo di Gesù, erano soliti andare a celebrare la Pasqua a Gerusalemme (41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua) e a partecipare alle celebrazioni del Tempio, secondo la Legge dell'Antico Testamento, che obbligava gli adulti a tre pellegrinaggi annuali a Gerusalemme, a meno che la distanza non lo impedisse. Nella Pasqua si celebrava la liberazione degli Ebrei dall'Egitto e si rinnovava l'attesa della Pasqua finale, della grande liberazione a opera del Messia. Gesù, Maria e Giuseppe capivano meglio di chiunque altro il significato degli avvenimenti biblici e delle loro celebrazioni, e anche della loro proiezione nel futuro. Quando Gesù raggiunse i 12 anni, la famiglia andò come al solito a Gerusalemme per la Pasqua (42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa). A 12 anni si diventava “figli della legge”, una specie di maggiore età con l’obbligo di rispettare alcune leggi. Questa era quindi una famiglia molto religiosa e rispettosa delle leggi di Dio dell'Antico Testamento; la presenza di Gesù, Dio e uomo, non li faceva sentire esonerati dall’obbedienza alle leggi. Esaminiamoci sulla nostra religiosità personale e sulle qualità religiose della nostra famiglia, per esempio se osserviamo le leggi di Dio individualmente e come famiglia, se oggetto dei nostri dialoghi a pranzo e fuori e sui cellulari è Dio e la sua volontà e cose riguardanti la religione, oppure sempre e solo argomenti profani e vuoti. (b) Il dramma esplose al ritorno, quando i genitori partirono con la carovana per Nazareth e Gesù restò a Gerusalemme senza avvertire i genitori e senza che essi se ne accorgessero (43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero); essi fecero tranquilli un giorno di viaggio, perché ognuno di loro era convinto che Gesù fosse con l'altro, o nella comitiva (44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio); a sera si accorsero che Gesù non c'era nel gruppo e lo cercarono invano (44 e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti), e perciò ritornarono a Gerusalemme (45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme). Immaginiamoci l'angoscia di Maria e Giuseppe (48 Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù mai aveva disobbedito, mai aveva dato preoccupazioni…; ora è scomparso: si è perduto o qualcuno gli ha impedito di unirsi ai genitori? Le profezie parlavano chiaramente di Passione e Morte del Messia ed Erode aveva cercato di eliminarlo da piccolo (Mt 2,16-18): era già venuto per lui, appena ragazzo, il momento delle sofferenze e della morte? Questi pensieri tormentosi agitavano i genitori, che dovevano subire anche i sorrisi di compatimento degli altri genitori, che si tenevano i figli ben stretti. Sotto l'aspetto umano l'atteggiamento di Gesù è incomprensibile, riprovevole, deplorevole: ragionando a modo nostro, pensiamo che almeno avrebbe potuto avvertire i genitori che lui si fermava a Gerusalemme, con o senza ulteriori spiegazioni. Ma Gesù è anche Dio, e i pensieri di Dio sono al di là della nostra capacità di comprensione (Is 55,8-9), e lo stesso vale per le sue azioni. Così di fronte all’incomprensibile anche noi siamo costretti a ricorrere - come Maria e Giuseppe - alla fede nell'infinita Sapienza di Dio, per riconoscere che è ben fatto quello che Gesù ha fatto. Ovviamente ciò non ci esonera dallo sforzo di cercare di capire qualcosa di più, come fecero i genitori.

2. (a) Al terzo giorno lo trovarono nel Tempio, seduto come discepolo in mezzo ai maestri, in ascolto e interrogandoli (46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava). Stupore sentivano i maestri, per la profondità delle sue risposte (47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte) e stupore avvertirono Maria e Giuseppe, incontrandolo nel Tempio e in quella situazione (48 Al vederlo restarono stupiti). Rallegriamoci con Maria e Giuseppe perché ritrovano Gesù e finiscono le loro sofferenze; ammiriamo la Sapienza infinita che Gesù fa percepire ai suoi ascoltatori e prepariamoci a considerare infinitamente ricca di sapienza anche la risposta, che dà a Maria e Giuseppe. (b) Maria non intendeva rimproverare Gesù - non l'avrebbe mai fatto perché sapeva benissimo che Gesù faceva tutto bene! -, ma semplicemente espresse la sofferenza sua e di Giuseppe per quello che era accaduto e chiese di capirci qualcosa (48 e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù rispose con la domanda perché lo cercavano (49 Ed egli rispose loro: Perché mi cercavate?): secondo lui doveva essere ovvio per loro che lui si dovesse occupare di ciò che riguardava il Padre Celeste (49Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?), ben distinto dal padre putativo Giuseppe e dalla madre Maria e infinitamente superiore a loro. Risposta chiara secondo Gesù, ma non altrettanto per Maria e Giuseppe (52 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro) e perciò Maria (con Giuseppe) la conservò accuratamente nella memoria e nel cuore (51 Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore) e ne fece soggetto di meditazione (Lc 2,17). Gesù sembra insensibile al dolore di Maria e Giuseppe; invece certamente soffrì intensamente durante quelle ore – e anche prima -, vedendo la sofferenza degli amatissimi genitori, ma sapeva la necessità di questa pena per aiutarli a crescere nella fede e nella carità. E questo ci dice come nella nostra vita dobbiamo essere disposti – per fare la volontà di Dio sempre – a sopportare non solo di soffrire noi, ma anche le persone care, sempre convinti che Dio ci ama sempre e ci è vicino e ci sostiene particolarmente in queste situazioni. Quanti altri insegnamenti per noi! Maria e Giuseppe cercano Gesù, che non hanno perduto per colpa loro: e noi cerchiamo Gesù con altrettanto impegno e desiderio, quando lo perdiamo per colpa nostra, per i nostri peccati gravi? Vigiliamo che i nostri familiari e persone care non perdano Gesù col peccato e lo ritrovino subito se lo perdono? Maria e Giuseppe dialogano con Gesù: e noi quanto tempo dedichiamo al dialogo con Gesù nella preghiera, come singoli e come famiglia? Maria e Giuseppe chiedono spiegazioni a Gesù: sono tanti gli interrogativi che gli avvenimenti ci pongono e che noi rivolgiamo a Dio in preghiera; ci accontentiamo della risposta di Gesù nella Parola di Dio, accogliendola con fede? Gesù torna coi genitori a Nazaret e riprende la vita quotidiana di relazione e di obbedienza come prima (51 Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso): e noi pratichiamo obbedienza e rispetto nei confronti dei genitori e delle autorità legittime? E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (52). Gesù cresceva in età, e questo era inevitabile ed era visibile a tutti, ma soprattutto cresceva nella manifestazione della sua sapienza e santità infinita. E noi ci impegniamo anche a diventare più maturi sotto l’aspetto umano e intellettuale e morale, che deve essere continua, e vigiliamo che avvenga altrettanto per le persone, che ci stanno intorno e delle quali siamo in qualche modo responsabili? Un'altra lezione possiamo apprendere: in famiglia bisogna vivere il rapporto con Dio di fede personale e familiare; meglio se tutta la famiglia riunita va in chiesa per esprimere comunitariamente la propria fede con la partecipazione all'Eucaristia, nella quale Cristo si rende presente e ci associa al suo sacrificio. Preghiamo individualmente e in famiglia e andiamo a messa possibilmente insieme?

II - 1Samuele 1,20-22.24-28 Anna era sterile e veniva offesa per questo dall'altra moglie di suo marito. Pregò Dio di darle un figlio e promise di consacrarlo a Dio, al servizio del tempio, appena svezzato all'età di 3 anni. Ebbe il figlio e lo chiamo Samuele, che significa nel suo nome che egli era il dono di Dio ad Anna (20 Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto»). Andò il marito al pellegrinaggio annuale l'anno appresso (21 Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto), ma lei non l’accompagnò, riservandosi di andarci col bambino appena svezzato, secondo il voto fatto (22 Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre»). E in effetti, quando il bimbo fu svezzato, lo portò al tempio con il necessario per il sacrificio: vitello, grano, vino (24 Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo). Immolarono il vitello e presentarono il bimbo a Eli (25 Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli); e la donna gli ricordò di essere lei quella donna che aveva pregato il Signore (26 e lei disse: Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore) per ottenere quel bambino ed era stata esaudita (27 Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto). Perciò ora lo lasciava al Signore, consacrato per sempre al suo servizio nel tempio (28 Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore). Tutta la famiglia si prostrò in segno di adorazione davanti al Signore (28 E si prostrarono là davanti al Signore), che veniva immaginato seduto con i piedi sull'arca. (b) Questa era una famiglia con vivi sentimenti religiosi personali (la donna che prega) e familiari (tutta la famiglia va ogni anno al tempio, probabilmente per portare le decime, che servivano per il culto). Nella sofferenza si rivolgono a Dio in preghiera e ottengono la sua misericordia. Essi danno anche testimonianze della loro fede e riverenza a Dio, osservando il voto fatto, che certamente costò molto sacrificio alla madre e al padre. Ma che meraviglioso e importante personaggio divenne Samuele, il loro figlio!

III - 1Giovanni 3,1-2.21-24 (a) Giovanni ci richiama la meravigliosa realtà che Dio ci ama - ciascuno di noi - e che ci fa realmente suoi figli (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Siamo già da ora figli di Dio in questo mondo, ma non ne percepiamo tutta la portata a causa dell'oscurità della fede; nell'eternità invece vedremo Dio come egli è e quindi saremo simili a lui, e capiremo bene la nostra figliolanza (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). Ovviamente il mondo non capisce per niente la nostra figliolanza con Dio perché non lo conosce (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui). Crediamo e gustiamo la nostra figliolanza con Dio. Non ci facciamo impressionare dalle prese in giro degli ignoranti la nostra fede. (b) Ma da buoni figli di Dio dobbiamo osservare i suoi comandamenti e comportarci in modo da essergli graditi (21 perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito). Ora Dio da noi vuole che crediamo a Gesù e in Gesù e ci amiamo reciprocamente (23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato). Frutto meraviglioso dell'osservanza dei comandamenti è la nostra mutua immanenza con Dio (24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui), che è frutto dell’attività dello Spirito Santo in noi (24 In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato). Altri effetti sono (a) la fiduciosa speranza in Dio, la quale viene dall’osservanza dei comandamenti, per cui la coscienza non ci rimprovera nessun peccato (21 Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio) e (b) l'esaudimento delle nostre preghiere da parte di Dio (22 e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui). Siamo figli di Dio e quindi fratelli fra noi e lo dobbiamo all'amore che il Padre e Gesù hanno per noi. Rispondiamo col nostro amore all’amore di Dio e di Gesù e, per loro amore, amiamo i nostri fratelli con amore non solo naturale, che è già una buona cosa, ma anche soprannaturale, perché abbiamo la grazia di Dio in noi e per motivazioni soprannaturali.

EUCARESTIA. E’ la celebrazione dell’amore della Trinità per noi e la sorgente del nostro amore per Dio e per il prossimo. Chiediamo alla Sacra Famiglia, la Trinità terrestre, di ottenerci la grazia di amare la Trinità Celeste e di  amarci con amore tenero e familiare nella nostra famiglia e nella Chiesa. Tutti gli Angeli e i Santi del Paradiso, che così vivono il loro rapporto con Dio e fra loro, ci ottengano questa grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo di Avvento: Domenica 4 Anno C

I – Luca 1,39-45 Dopo aver concepito Gesù per opera dello Spirito santo, Maria si mette in viaggio, per raggiungere in fretta un villaggio della zona montagnosa della Giudea (39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda), - pare senza Giuseppe, ma certo non da sola perché fu associata a qualche carovana, che andava verso la Giudea, a Gerusalemme. Il viaggio, lo visse tutto in unione e colloquio con Gesù, che portava nel suo grembo; e così ormai passerà i 9 mesi di gestazione. Dopo tre giorni di viaggio, forse a piedi ma più probabilmente a dorso di un asino, arrivò a destinazione - si pensa ad Ain Karim -, entrò nella casa di Zaccaria e salutò per prima Elisabetta (40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta). Elisabetta udì il saluto, ma il bambino dentro di lei ebbe un fremito, un sussulto (41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo), e furono colmati di Spirito Santo sia la madre (41 Elisabetta fu colmata di Spirito Santo) sia il suo bambino. In realtà il sussulto di gioia (44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo) fu il segno della venuta dello Spirito Santo in Giovanni, secondo quanto l’arcangelo Gabriele aveva preannunziato a Zaccaria per lui (Lc 1,15) per farlo profeta (Lc 1,16-17); Giovanni non poteva ancora essere profeta per mezzo della parola e lo è col suo sussulto, col quale annuncia la presenza del Messia in Maria. Elisabetta invece profetizza con la parola e a gran voce proclama che Dio ha benedetto Maria più di tutte le donne (42 ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne), perché l'ha fatta madre del Dio-uomo e Messia Salvatore (43 che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?), e che Dio ha benedetto il frutto del suo grembo, concepito per opera dello Spirito Santo (42 benedetto il frutto del tuo grembo!), e l’ha reso fonte di benedizioni per tutti; essa sente intensamente tutta la grandezza dell'avvenimento, che la madre del suo Signore sia venuta da lei, a casa sua, per stare con lei ad aiutarla (43), e rivela a Maria che, appena ha sentito il suo saluto, il bambino si è mosso in lei per la gioia (44), di quella gioia che è frutto della presenza e dell’opera dello Spirito Santo nel cuore dei credenti (Gal 5,22); infine proclama felice Maria perché ha creduto alla Parola di Dio, che l’Angelo le aveva comunicata (45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto), a differenza di Zaccaria, che non aveva creduto ed era stato punito con 10 mesi di mutismo (Lc 1,20.22). Contempliamo, facciamo atti di fede anche noi come Maria ed Elisabetta, gustiamo, adoriamo, amiamo, supplichiamo di prepararci alla nascita di Gesù coi sentimenti di fede, speranza e carità di Maria ed Elisabetta; ammiriamo l’attività di Gesù dal grembo di Maria e dello Spirito Santo in Elisabetta, Giovanni, Zaccaria.

2. In effetti a casa di Elisabetta avvengono i miracoli spirituali e anche quelli “fisici”, che si realizzano per la presenza di Gesù e Maria; Giovanni per primo riceve da Gesù il dono dello Spirito, poi Elisabetta, poi Zaccaria (Lc 1,67). Questi miracoli interiori hanno anche l'espressione esteriore del sussulto di gioia di Giovanni (44) e della profezia di Elisabetta (42-45) e poi anche della restituzione della parola a Zaccaria e la sua profezia (Lc 1,67ss). La presenza dello Spirito nei tre comporta anche la grazia santificante e l'infusione delle virtù  teologali, cardinali e morali e attira tutte le grazie necessarie alla salvezza. Accogliamo anche noi Gesù e Maria a casa nostra, come fecero Giuseppe (Mt 1,24) e la famiglia di Zaccaria (Lc 1,39ss); anzi prendiamoli e portiamoli con noi sull’esempio di Giuseppe (Mt 2,13-21). A tale scopo valorizziamo continuamente qualcuna delle tante presenze di Gesù; per esempio, se dobbiamo incontrare un fratello, nel quale è presente Gesù, diciamo a Gesù: credo che sei presente in questo fratello; donami lo Spirito perché io ti veda presente in lui e mi comporti come mi comporterei con te. Gesù, per intercessione di Maria, ci darà l'abbondanza dello Spirito Santo e la grazia per vivere in modo spiritualmente fruttuoso quell’incontro con Lui in quel suo modo di presenza. Nelle sue tante presenze viene Gesù a noi e per noi, e certamente con Gesù verrà anche Maria da noi e con noi, come hanno fatto esperienza i Santi tante volte nella loro vita.

II - Michea 5,1-4 E’ Dio che parla a Betlemme, la patria di Davide, capostipite della casa regnante nel regno meridionale di Israele, che sopravvivrà al regno del Nord per circa 140 anni, e a essa dice che, anche se è una delle più piccole città – villaggio per la verità - della regione, comunque darà i natali a colui che deve guidare il popolo d'Israele a nome di Dio (1 E tu, Betlemme di Efrata,/ così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,/ da te uscirà per me/ colui che deve essere il dominatore in Israele); questo capo ha origini antichissime (1 le sue origini sono dall’antichità,/ dai giorni più remoti): vuol solo dire che discende “da Davide” o anche che affonda le sue radici addirittura nell’eternità di Dio? Egli nascerà da una donna, avrà una mamma come tutti gli uomini (2 fino a quando partorirà colei che deve partorire). Questo capo guiderà con fermezza il popolo, grazie alla potenza e alla gloriosa presenza del Signore suo Dio (3 Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,/ con la maestà del nome del Signore, suo Dio); inoltre egli manifesterà la sua grandezza fino all'estremità della terra (3 perché egli allora sarà grande/ fino agli estremi confini della terra) e sarà la pace e la porterà (4 Egli stesso sarà la pace!). E’ una profezia che annuncia la venuta di Gesù, che è il Messia e salvatore, che viene a liberare gli ebrei e gli uomini dalla schiavitù del peccato e, stabilendo la giustizia tra gli uomini, porterà la pace. Credo, adoro, ringrazio. (b) Prima della venuta del Messia, Dio abbandonerà per un periodo di tempo il suo popolo in potere di altri popoli (2Perciò Dio li metterà in potere altrui), a causa dei suoi peccati, ma poi tutti i dispersi torneranno in patria (2 e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele) e il popolo eletto vivrà sicuro (3Abiteranno sicuri). La liberazione degli israeliti dalla schiavitù di Babilonia e il loro ritorno in patria è il simbolo della liberazione degli ebrei e di tutti gli uomini  - quindi di ciascuno di noi - dalla schiavitù di Satana, che Gesù realizza. Credo, grazie, voglio camminare per la via di Dio ed essere salvato da Dio.

III - Ebrei 10,5-10 Dio aveva ordinato agli ebrei di ascoltare la sua parola e di metterla in pratica (Es 19,4): questo doveva essere il suo sacrificio, che Dio voleva e gradiva dal suo popolo; però Dio aveva mostrato di gradire, come segno di questo sacrificio, che gli fosse offerto del cibo, che doveva indicare la disponibilità a rinunciare a tutto e a offrire se stesso a Dio per suo amore. Purtroppo gli ebrei offrivano il cibo a Dio, ma non facevano la sua volontà. Perciò un salmista esprime il rifiuto che Dio ha per questi “sacrifici” esteriori (5 Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,/ un corpo invece mi hai preparato./ 6 Non hai gradito/ né olocausti né sacrifici per il peccato) e afferma di voler fare la volontà di Dio come vero sacrificio, accettato da Dio (7 Allora ho detto: «Ecco, io vengo/ – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –/ per fare, o Dio, la tua volontà»). La Lettera agli Ebrei mette in bocca a Gesù questa affermazione del salmista (5 Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice; 7). Così Gesù riafferma da parte di Dio il rifiuto dei sacrifici esteriori degli ebrei, nonostante erano comandati dalla legge ebraica (8 Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge), e conferma la sua volontà di fare la volontà del Padre (9 soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà). In questo modo Gesù abolisce sacrifici esteriori degli ebrei e la legge che li comandava e stabilisce il nuovo sacrificio (9 Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo), che è precisamente quello indicato al popolo nel deserto. Così Gesù ha offerto se stesso in sacrificio una volta per sempre e lo ha compiuto facendo la volontà di Dio (10 per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre) e per questo suo sacrificio Dio ci ha liberati dalle colpe e ci ha resi santi (10 Mediante quella volontà siamo stati santificati). Siamo al centro della nostra religione: Gesù ha offerto se stesso a Dio per fare la Sua volontà e l’ha compiuta effettivamente; in questo è consistito il sacrificio di Gesù, graditissimo al Padre. Gesù rende presente questo suo sacrificio nella Messa: quando noi vi partecipiamo, ascoltiamo la Parola di Dio e ci offriamo a Dio insieme con Gesù per fare la volontà di Dio e, unendoci a Gesù nella comunione, diventiamo capaci di fare anche noi la volontà del Padre. Chiediamo la grazia di essere fedeli alla volontà di Dio; ringraziamo, lodiamo Dio, imitiamo Gesù e i santi.

EUCARESTIA. Gesù rende presente se stesso e il suo sacrificio nella Messa: quando noi vi partecipiamo, ascoltiamo la Parola di Dio, che per essa ci rivela la sua volontà, e ci offriamo a Dio insieme con Gesù per fare la volontà di Dio e, unendoci a Gesù nella comunione eucaristica, diventiamo capaci di fare anche noi la volontà del Padre. Chiediamo per intercessione di Maria e Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, la grazia di ascoltare con docilità la Parola di Dio e di essere fedeli nel compiere la volontà di Dio. (mons. Francesco Spaduzzi)