1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

TEMPO ORDINARIO: SS. TRINITA’ C

I - Giovanni 16,12-151. Di Gesù il Padre dice che è suo Figlio, l'amatissimo e unico (al Battesimo in Mt 3,17 e nella Trasfigurazione in Mt 17,5), e che bisogna ascoltarlo come Maestro (Mt 17,5); inoltre il Padre l’ha mandato come Redentore degli uomini (Gv 3 16). Gesù è un vero Maestro, che si fa ammirare ed ascoltare dalla gente e dice molte cose; nella sua onniscienza però si rende conto che i discepoli non possono andare oltre un certo punto di comprensione (12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso), e perciò insieme col Padre dice queste cose allo Spirito Santo (13 perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito; 15 che prenderà da quel che è mio) perché le riveli successivamente ai discepoli. Gesù ha ricevuto tutto dal Padre (15 Tutto quello che il Padre possiede è mio) ed è glorificato dallo Spirito Santo (14 Egli mi glorificherà). Crediamo in Gesù secondo quello che troviamo di lui nella Parola di Dio del Nuovo e nell'Antico Testamento; riconosciamolo come Dio e Uomo e Salvatore del mondo, Figlio del Padre e origine dello Spirito insieme col Padre: adoriamolo; ringraziamolo; amiamolo.

2. Del Padre Gesù qui dice che è l'origine del Figlio, perché lo ha generato e perciò gli ha dato tutto (15); è all'origine anche della Parola, perché Gesù comunica quello che ha udito dal Padre insieme con lo Spirito Santo (13 lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, e vi annuncerà le cose future). Il Padre è all'origine di tutte le creature perché tutto fa con la sua potenza e con la sapienza del Figlio e con la bontà dello Spirito Santo. Tutto sul piano soprannaturale e naturale ha origine dal Padre. Anche da Lui viene il piano della salvezza dell'umanità, nel quale fu prevista e realizzata la missione del Figlio prima e quella dello Spirito Santo poi (13-15 Quando verrà lui, lo Spirito della verità…; 14 Egli mi glorificherà… e ve lo annuncerà; 15 e ve lo annuncerà). Il Padre genera eternamente il Figlio e dal Padre e dal Figlio procede eternamente lo Spirito Santo. A un certo momento della storia delle creature il Figlio diventa uomo per la salvezza degli uomini e la restaurazione del mondo. Siamo nel mondo dell’incomprensibile o poco comprensibile dalla ragione, ma pienamente accettabile per la fede. Crediamo, adoriamo, speriamo, amiamo. Pentiamoci per la lentezza della nostra adesione.

3. Dello Spirito Santo Gesù dice che ha una missione dal Padre verso gli uomini (13 Quando verrà lui), prende tutto dal Padre e da Gesù (13 non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito; 14 perché prenderà da quel che è mio; 15 per questo ho detto che prenderà da quel che è mio), lo comunica ai discepoli al momento opportuno e li guiderà alla verità intera (13 vi guiderà a tutta la verità); annuncerà anche le cose future (13 annuncerà le cose future; 14 e ve lo annuncerà; 15 e ve lo annuncerà). Lo Spirito parla del Padre e del Figlio e li glorifica (16 Egli mi glorificherà) e ne è glorificato. Come guida gli uomini alla fede (13 lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità), così guida i fedeli all'amore (Rm 5,5), e in tutte le attività spirituali (Gal 5,22). Come lo Spirito guidò Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, così vuole guidare anche noi. Preghiamo Dio di concederci che ci lasciamo guidare da Lui con la docilità di Gesù, Maria e Giuseppe nella pratica della fede, speranza e carità, e in tutta la nostra vita.

II - Proverbi 8,22-31 – La Sapienza parla di sé per farsi conoscere, desiderare, amare. Anzitutto afferma che è creatura di Dio, la prima in assoluto (22 Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine), esistente addirittura dall'eternità, da sempre (23 Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra). Essa fu “generata”, creata, quando ancora non esistevano le creature (24-26 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; 25 prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io fui generata, 26 quando ancora non aveva fatto la terra e i campi né le prime zolle del mondo). E perciò fu presente alla creazione del cielo quando Dio disegnava un cerchio sull'abisso (27 Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso), quando creò le nubi nel cielo e le sorgenti nella terra (28 quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso), quando dispose il limite, oltre il quale il mare non doveva andare, e realizzò le fondamenta della terra (29 quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini, quando disponeva le fondamenta della terra). Era presente a fianco a Dio come collaboratrice e costituiva sempre la gioia di Dio (30 io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno): si sentiva amata da Dio e perfettamente a suo agio come un bambino, che giocava alla sua presenza (30 giocavo davanti a lui in ogni istante), ma giocava anche sulla terra e gioiva nello stare in mezzo agli uomini (31 giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo). La Sapienza è con Dio e presso Dio, collabora con Dio ed è la gioia di Dio; è amata da Dio e conduce all’amore di Dio; tutto questo lo possiamo dire sia del Figlio sia dello Spirito Santo, che vivono nell'intimità con Dio Padre: il Figlio procede dal Padre per generazione e lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per spirazione; lo Spirito è l’amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre: non capiamo molto perché usiamo termini umani per operazioni divine, ma certo tutto avviene nell'infinita grandezza di Dio e noi l’accettiamo per fede.

III - Romani 5,1-5 - (a) Paolo vuole farci capire che grazie alla fede nella persona, opera redentrice  e insegnamento di Gesù, noi siamo riconciliati con Dio per mezzo di Gesù Cristo e perciò siamo giusti e in pace con il Padre (1 Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo); in questa amicizia, favore e benevolenza di Dio siamo entrati grazie alla fede e continuiamo a rimanerci: oggi ce ne vantiamo e per il futuro abbiamo la certezza che parteciperemo alla gloria di Dio nell'eternità (2 Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio), sempre per la misericordia di Dio. Nell'attesa della gloria di Dio, anche le tribolazioni, che sopportiamo con pazienza, dimostrano che la virtù è solida e alimentano la nostra speranza (3 E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, 4 la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza), cioè la nostra certezza che Dio non ci farà mancare gli aiuti necessari per arrivare a lui per i meriti di Cristo. In effetti la speranza è molto ben fondata, perché l'amore infinito di Dio - quello che ha per noi - è stato versato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito, che ci è stato donato (5 La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato): perciò ci sentiamo amati da Dio e diventiamo capaci di amare Dio e il prossimo. (b) Tutta la Trinità è coinvolta nella nostra opera di salvezza: il Padre ha mandato nel mondo il Figlio, che ci ha riscattato dalla schiavitù di Satana e ci ha già riconciliati e pacificati col Padre per mezzo della fede e speranza, che sfociano nella carità, frutto dello Spirito. Rafforziamo le tre virtù teologali, che ci perfezionano nella nostra comunione con la Trinità, e avremo una fortissima motivazione per vivere con impegno la nostra vita cristiana.

IV – (a) La vita intima della Trinità è il mistero principale della fede: Unità e Trinità di Dio, e il più difficile da spiegare con parole umane. E’ come tentare – lo suggerisce S. Agostino - di far entrare il mare (l’infinito) in un secchio (la mente umana limitata). Potremmo balbettare come segue. Il Padre genera il Figlio da tutta l’eternità; il Figlio e il Padre si amano di amore infinito e questo amore reciproco è lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio per spirazione. Ma le Tre Persone non sono tre dei, bensì un solo Dio come chiaramente afferma la S. Scrittura; Battezzate nel nome (al singolare per indicare un solo Dio) del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cfr Mt 28,19 cfr 2Cor 13,13). Una vaga immagine della Trinità la troviamo nel triangolo equilatero: lo spazio delimitato è unico e indica l’unica natura divina, un solo Dio; gli angoli sono tre e indicano i tre punti di osservazione o di possesso dell’unico spazio. (b) Quello che è importante è che contempliamo molto su quello che le singole Persone della Trinità fanno nei nostri confronti e per la nostra salvezza: il Padre ha mandato il Figlio nel mondo per salvare gli uomini; Gesù ha fatto la sua parte e poi è salito al cielo, Padre e Figlio hanno mandato lo Spirito Santo agli uomini perché continui la missione salvifica e santificante di Gesù per mezzo degli Apostoli. Padre e Figlio e Spirito Santo abitano nel cuore degli uomini. Poiché con la fede e il battesimo diventiamo membra del Corpo di Cristo e riceviamo lo Spirito Santo, è proprio lo Spirito che fa sorgere nel nostro cuore i sentimenti di figli nei riguardi di Dio Padre e ci fa vivere da figli a immagine del Figlio di Dio fatto uomo. Tutta la nostra vita cristiana la dovremmo vivere così, sforzandoci di consentire allo Spirito Santo di imprimere nella nostra mente i pensieri di Gesù con la fede e l’amore del Cuore di Cristo per la carità, come lo Spirito ha operato nel Cuore di Maria e di Giuseppe e dei Santi, in modo che anche le nostre parole, azioni e omissioni corrispondano a quelle di Cristo.

EUCARESTIA. Nella preghiera insegnata dall’Angelo ai tre ragazzi di Fatima nella sua terza apparizione, il Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo vengono offerti alla SS. Trinità in riparazione dei peccati commessi contro l’Eucarestia e per ottenere la conversione dei peccatori; completiamo le intenzioni offrendo Gesù anche per adorare e ringraziare la SS. Trinità. Offriamo quanto di più prezioso: Gesù, e per i fini più nobili che ci siano. Chiediamo la conversione nostra e di tutti i peccatori, nel senso di penetrare il senso della rivelazione della Trinità e di vivere nella nostra vita di ogni giorno le nostre relazioni con le tre Persone Divine. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO PASQUALE: PENTECOSTE C

Giovanni  14,15-16.23b-26 - Gesù promette ai discepoli che pregherà il Padre (Rm 8,34; Eb 7,25), affinché conceda loro un secondo Paraclito, che continui la missione di Gesù, il primo Paraclito, e resti per sempre con loro (16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre). Il Padre darà ai discepoli lo Spirito nel nome di Gesù (26 lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome), perché è il frutto della sua opera redentrice. Gesù ha assistito visibilmente i discepoli ma con l’ascensione diventerà invisibile e li aiuterà invisibilmente; lo Spirito Santo resterà invisibile anche mentre dà loro la sua assistenza nella vita della Chiesa. Egli ha anche la missione di ricordare ai discepoli l'insegnamento di Gesù e di completarlo (26 Ma il Paraclito, lo Spirito Santo…, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto). Uniamo la nostra preghiera a quella di Gesù per chiedere e ottenere il dono dello Spirito per noi e per gli altri. Gesù è morto ed è risuscitato per ottenercelo, perché è il fondamento della vita cristiana dei singoli fedeli e della Chiesa nel suo insieme. Gustiamo la sua presenza e la sua assistenza: c’è e agisce in noi, anche se non si vede mai e si sente poco.

2. Dove è accolto lo Spirito Santo, lì c’è il frutto dello Spirito, che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22): quindi Egli gli rende possibile praticare la fede e la carità e tutte le altre virtù cristiane, che - tutte - hanno origine dalla carità; è lo Spirito che fa morire nel credente le tendenze cattive (Rm 8,13) e nel suo cuore versa l'amore di Dio (Rm 5,5); in effetti Egli rende possibile osservare la Parola di Gesù (23 Gli rispose Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola) e i suoi comandamenti dell’amore (15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti); la meravigliosa conseguenza sarà che Padre e Figlio e Spirito Santo ameranno il credente con gioia e prenderanno dimora in lui (23 e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui); anche perché la Parola di Gesù è anche Parola del Padre (24 e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato). Al contrario coloro che non amano Gesù non osservano la sua parola (24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole) e neanche la possono osservare, perché non hanno in se stessi lo Spirito Santo, unica sorgente di vita cristiana. Gesù ha parlato ai discepoli allora (25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi), ma sarà lo Spirito Santo che farà loro ricordare e penetrare la Parola (26). Togliamoci l’illusione di poter vivere la vita cristiana con i nostri sforzi, perché è solo lo Spirito che ci può guidare e sostenere nel vivere la vita divina: affidiamoci a lui, invochiamolo, siamo docili alle sue illuminazioni e ispirazioni. Sentiamoci amati dalla Trinità e impariamo a gustare la sua presenza. Gustiamo il frutto dello Spirito in noi e nei nostri rapporti e la presenza della SS. Trinità nel nostro povero e miserabile cuore.

II - Atti degli Apostoli 2,1-11 - La mattina del giorno di Pentecoste prima delle 9 (At 2,15), i discepoli di Gesù erano riuniti nel Cenacolo (1 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo) in obbedienza al suo ordine di restare a Gerusalemme, finché non fosse venuto lo Spirito su di loro (At 1,4-5.8); forse stavano in preghiera. Ci furono dei fenomeni straordinari, che erano segni della presenza e dell’attività di Dio: un vento impetuoso riempì e scosse la casa (2 Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano); un globo di fuoco si divise in lingue, che si fermarono su ciascuno dei presenti (3 Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro); indicava che i discepoli erano stati riempiti dallo Spirito Santo, che manifestò la sua presenza con un altro segno miracoloso: gli Apostoli parlavano in lingue (4 e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi). In effetti per la festa di Pentecoste si trovavano a Gerusalemme non solo i Giudei delle varie zone della Palestina, ma anche quelli provenienti da molte nazioni estere (5 Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo). Erano arrivati dal Medio Oriente (9 Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea), dalla Turchia attuale (9-10 e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia), dall'Africa del Nord (10 dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene), inoltre da Roma e da Creta e dall’Arabia (10-11 Romani qui residenti, 11 Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi). Tutti li sentivano parlare nella propria lingua (8 E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 11 e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio). Ovviamente la gente restò sconcertata e turbata per il fragore (6 A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua) e stupita per il miracolo delle lingue (7 Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia) e si domandavano come mai dei Galilei parlavano le lingue dei paesi dei pellegrini (7 dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei?). L’orgoglio fu all’origine della costruzione della Torre di Babele e fu punito con la confusione delle lingue (Gn 11); ora la venuta dello Spirito getta le basi per la ricostituzione dell'unità della famiglia umana per mezzo della Chiesa, nella quale, solo per grazia onnipotente di Dio, gli uomini possono stare uniti perché illuminati dall’unica fede, sostenuti dall’unica speranza e animati dall’unica carità. Invece gli uomini, abbandonati a se stessi, perché rifiutano o pensano di poter fare a meno dell’aiuto di Dio, si mettono gli uni contro gli altri e creano guerre persino fra gli stessi poveri, come fanno quelli che mettono i poveri europei e italiani contro i poverissimi emigranti. Preghiamo che lo Spirito Santo metta comprensione e amore in noi e nei nostri governanti europei e italiani. Ammiriamo il dono di Dio e anche i segni che l’accompagnano, perché servono ad alimentare la fede dei discepoli. (b) Lo Spirito opera in Maria e le fa concepire Cristo; e lo Spirito Santo opera e presiede alla nascita del Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa; in effetti questo è il primo giorno ufficiale della nascita della Chiesa, perché gli Apostoli, pieni di Spirito, iniziano con la predicazione l’annuncio del Vangelo e avviano la conversione di Ebrei, e dopo qualche anno anche dei pagani. Parlano e suscitano la fede (At 2, 12ss) e danno col battesimo il dono dello Spirito Santo (At 2,38-41) che produce nei fedeli effetti meravigliosi di unione (At 2,42ss). Invochiamo che venga continuamente lo Spirito Santo sui pastori e i fedeli della Chiesa, perché essa possa essere veramente sacramento di Cristo e faro per tutte le nazioni. Gli scandali rendono meno bella la Chiesa agli occhi dei credenti e dei poco credenti e dei non credenti, che si scandalizzano giustamente. (c) E non dimentichiamo che prima della consacrazione la Chiesa fa invocare il Padre per ottenere la venuta dello Spirito Santo sul pane e vino, affinché li trasformi nel Corpo e Sangue di Cristo. (d) Similmente è lo Spirito che forma Cristo nel cuore e nella vita dei singoli cristiani.

III - Romani 8,8-17 - Paolo divide gli uomini in due categorie: quelli che sono carne e restano tali, e quelli che sono carne ma si lasciano trasformare dallo Spirito in esseri spiritualizzati e si impegnano a restare tali. (a) Quelli che si lasciano dominare dalla carne (8) sono quelli che si abbandonano alle tendenze cattive e si lasciano guidare anche dalla mentalità mondana e dal diavolo: essi vivono assecondando i desideri carnali e sono destinati alla morte spirituale (13 perché, se vivete secondo la carne, morirete); costoro non possono piacere a Dio (8 non possono piacere a Dio) perché non vivono conforme alla volontà di Dio, espressa nei comandamenti. Essi inoltre non appartengano al Cristo, perché lo Spirito di Cristo, che è lo stesso Spirito del Padre, non abita in loro (9 Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene); c'è incompatibilità, contraddizione e opposizione tra Spirito di Cristo e lo spirito del male, che è Satana e i suoi soci. Essi continuano ad avere in sé lo spirito di schiavi e perciò continuano a vivere nella paura di Dio (15 spirito da schiavi per ricadere nella paura). Si tratta dell'uomo senza fede e carità, e perciò senza Cristo e senza Dio e senza speranza in questo mondo (Ef 2,12); è l'uomo, che è stato redento ma che rifiuta la redenzione. (b) Ma con la venuta di Cristo è iniziata una nuova umanità: sono gli uomini, che grazie alla fede e al battesimo (Mt 20,28; Mc 16,16); per opera dello Spirito Santo sono nati a vita nuova (Gv 3,5). Essi hanno lo Spirito di Dio che abita in loro (9 dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi), hanno Cristo dentro di sé (10 Ora, se Cristo è in voi), e gli appartengono (cfr 9b). Essi mediante lo Spirito (e Cristo), che opera in loro, hanno fatto morire le tendenze cattive e vivono una vita nuova (13 Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete); per la presenza di Cristo in loro le tendenze cattive sono morte ed essi sono diventati giusti grazie allo Spirito Santo (10 Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia). Perciò non sono e non si sentono più alla dipendenza delle tendenze cattive (9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito; 12 Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali): sono liberi della libertà dei figli di Dio e si rivolgono a Dio come i figli al padre (15 E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre!). Lo Spirito li garantisce che sono figli di Dio (16 Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio). Ovviamente, poiché sono figli di Dio, devono lasciarsi guidare dallo Spirito nelle loro scelte e vivere secondo lo stile dei figli di Dio (14 Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio), come Cristo, e hanno diritto alla stessa eredità di Gesù, perché condividono la sorte di Cristo nella sofferenza e nella gioia e nella gloria (17 E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria). Anche parteciperanno alla risurrezione gloriosa di Cristo, perché lo Spirito di Dio abita in loro; e come Dio ha risuscitato Gesù dai morti, così risusciterà anche loro per mezzo dello Spirito (11 E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi). Di fronte a queste realtà bellissime, che ci riguardano direttamente ma sono fuori della realtà sensibile nella quale viviamo, non ci resta che proclamare la nostra fede in queste verità, alimentare la nostra speranza nei meriti di Cristo che ci ha ottenuto tutto questo, accrescere il nostro amore alla Trinità, che ci dà tutto, e alla Vergine che ha collaborato.

EUCARESTIA. Lo Spirito ha operato l’incarnazione del Figlio di Dio e lo rende presente nell’Eucarestia, trasformando il pane e vino nel suo Corpo e Sangue. Crediamo e adoriamo il mistero, ringraziamo e offriamo Gesù in espiazione, supplichiamo la Madonna e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, per avere l’abbondanza dello Spirito di Gesù insieme con Gesù nella Comunione eucaristica, in modo che la nostra vita possa diventare veramente “spirituale”. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO PASQUALE: ASCENSIONE DEL SIGNORE C

I - Luca 24,46-53 - 1. La sera della resurrezione Gesù appare a tutti i discepoli e dà loro prova che è veramente risorto (Lc 24,36-43); poi li illumina con una grazia particolare perché capiscano che nell’AT (Lc 24,45) essenzialmente si parla di Cristo (24,44) per preparare alla fede in lui e già si annunciava la sua morte e risurrezione al terzo giorno (46 disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno): tutti i popoli avrebbero ottenuto la salvezza in lui e per lui grazie alla predicazione, che sarebbe iniziata da Gerusalemme (47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme). Gesù aggiunge che della sua resurrezione i discepoli saranno i testimoni (48 Di questo voi siete testimoni); affinché siano capaci di portare avanti questa missione, Gesù promette che avrebbe mandato sugli Apostoli lo Spirito Santo, che è la potenza che riceveranno da Dio a Gerusalemme (49 Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto). Gesù in tal modo dà gli ultimi insegnamenti prima di salire al cielo e soprattutto la capacità di valorizzare la Scrittura, la Parola onnipotente di Dio, che annuncia Gesù e la sua opera di salvezza per tutti gli uomini. Lo Spirito Santo è il dono dei doni e Luca lo farà vedere in azione negli Atti degli Apostoli per la nascita e crescita della Chiesa. Accettiamo con fede ciò che dice Gesù; impegniamoci ad approfondire la conoscenza della S. Scrittura e a proseguire la predicazione e testimonianza degli Apostoli; valorizziamo la presenza e l’opera dello Spirito per far crescere il Regno di Dio.

2. Poi Gesù conduce i discepoli verso Betania (sembrerebbe la sera della resurrezione: qui Luca non lo precisa), alza le mani al Cielo e invoca su di loro la benedizione di Dio, i suoi doni - certo il dono dello Spirito (50 Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse). Proprio mentre dà loro la benedizione, viene elevato in alto, al Cielo (51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo); con pochissime parole Luca accenna alla glorificazione di Gesù, segno e anticipo e causa della nostra glorificazione futura, che consisterà anch’essa nella risurrezione gloriosa (1Cor 15) e nell’essere rapiti con Gesù al cielo (1Ts 4,17). Mentre Gesù è portato in Cielo, i discepoli si prostrano in adorazione (52 Ed essi si prostrarono davanti a lui); poi tornano a Gerusalemme, con gioia (52 poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia) per l’esaltazione di Gesù e occupano il tempo a lodare Dio nel Tempio (53 e stavano sempre nel tempio lodando Dio). Anche noi siamo nella gioia per la glorificazione di Gesù dopo tutto quello che ha fatto per noi, adoriamolo nella sua gloria e restiamo vigilanti in attesa del suo ritorno alla fine della vita e alla fine del mondo. La sua benedizione, alla fine della fase terrena della sua vita, continua a ottenerci i doni di Dio e in special modo la fedeltà alla sua Parola e la perseveranza nel servirlo per arrivare a condividere la sua gloria nell’eternità.

II - Atti degli Apostoli 1,1-11 – (a) Luca apre gli Atti degli Apostoli, sunteggiando il Vangelo (1-2 Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi 2 fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli). Egli sottolinea che, prima di salire al cielo, Gesù ha dato agli Apostoli molte prove della sua resurrezione e le ultime istruzioni sul Regno di Dio (3 Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio).  Forse gli stessi Apostoli, sentendolo parlare del Regno di Dio, gli chiedono se restaurerà ora il regno d’Israele (6 Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?»). Gesù aveva scelto gli Apostoli sotto la guida dello Spirito (2agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo), ma non perdiamo di vista che fu concepito per opera dello Spirito Santo ed era pieno di Spirito Santo; perciò in tutto agiva sotto l'influsso dello Spirito: nella sua vita personale (Lc 4,1-2), nell'apostolato (Lc 4,14.18) e nell’operare i miracoli (Lc 5,17), nell’affrontare la Passione e Morte (Eb 9,14) e nella Resurrezione (Rm 8,11); e diventa donatore dello Spirito Santo (At 2,33; Gv 14,26; 15,26; 16,7). Anche i discepoli saranno pieni di Spirito Santo, come Gesù li avverte (4-5 Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: 5Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo») e faranno apostolato sotto la guida dello Spirito e sostenuti da lui (7 Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, 8 ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra»). Riflettiamo di più sulla presenza dello Spirito in noi, che è il dono del Padre e di Gesù a noi per salvarci e perché collaboriamo con Loro alla salvezza del prossimo; invochiamolo continuamente nelle attività personali e specie di apostolato: senza l’aiuto dello Spirito non esiste attività soprannaturale (e  neanche attività naturale retta). (b) L’Ascensione di Gesù è l'ultima fase della sua glorificazione, che è incominciata certamente con la resurrezione e, secondo S. Giovanni, addirittura con la sua Passione e Morte; essa avvenne mentre gli Apostoli tenevano lo sguardo fisso su di lui, che all'improvviso incominciò a levarsi verso il cielo, mentre una nube lo copriva progressivamente (9 Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi); la nube era un elemento che accompagnava spesso le manifestazioni di Dio e quindi ne rivelava la presenza. Intanto gli Apostoli continuavano a fissare il cielo (10 Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava); allora apparvero loro due angeli in forma umana, vestiti di bianco (10 quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro) e li avvisarono di non continuare a guardare in cielo, perché Gesù era ormai assunto in cielo e lo avrebbero rivisto quando sarebbe tornato con la stessa gloria di ora (11e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo»). In effetti Gesù tornerà nella gloria alla fine del mondo per giudicare tutti gli uomini, che dovranno riconoscere chi è e che cosa ha fatto per gli uomini. Rallegriamoci della gloria di Gesù: l’ha veramente meritata, mostrandoci il suo amore senza confini. Riconosciamolo già da ora, invece di aspettare la fine del mondo: così gli consentiremo di salvarci e di riempirci di Spirito Santo per la nostra santificazione e per poter aiutare gli altri.

III - Ebrei 9,24-28;10,19-23 - Il santuario di Dio sulla terra era a Gerusalemme: era stato fatto dagli uomini e vi entrava il sommo sacerdote una volta all'anno con il sangue degli animali (24 santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero; 25 come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui); esso era copia del Santuario del Cielo, che era quello vero (24 santuario … figura di quello vero). Cristo invece è entrato nel Santuario del Cielo, per intercedere a nostro favore (24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo…, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore). Egli ha offerto se stesso una sola volta (25 E non deve offrire se stesso più volte), per distruggere il peccato degli uomini (26 Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso; 28 così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti). Così noi siamo liberati dal peccato e il sacrificio di Gesù ci dà anche la piena libertà di entrare nel Santuario del Cielo (19 Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù); Gesù è la via nuova e vivente, che Egli ha aperta per noi, attraverso quel velo che è il suo corpo (20 via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne): in effetti abbiamo adesso un sommo sacerdote a capo del vero Santuario di Dio (21 e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio) e perciò, finalmente, possiamo accostarsi al trono di Dio con cuore purificato dall’acqua del battesimo - o dalle lacrime della penitenza - e con piena fiducia, cioè con fede e speranza (22 accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura). Abbiamo Gesù come nostro sommo sacerdote e in lui dobbiamo riporre la nostra speranza, che si appoggia su promesse sicure, fatteci da Gesù, che è pienamente affidabile (23 Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso). Gesù non ha avuto bisogno di offrirsi più di una volta come avveniva per i sacrifici ebrei, perché il suo sacrificio è perfetto in quanto egli ha versato il suo sangue, e non quello degli animali (26 in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte); oltre tutto Gesù è morto una sola volta come tutti gli uomini (27 E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta), i quali poi si presentano al giudizio di Dio (27 dopo di che viene il giudizio). Gesù tornerà una seconda volta, non per eliminare i peccati, ma per dare la salvezza a quelli che Lo aspettano (28 apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza). Dobbiamo alimentare la fede in Gesù Cristo come Figlio di Dio fatto uomo e redentore, e riporre in lui la nostra speranza, perché ci ha salvati con il sacrificio di se stesso e ci ha aperto le porte del Cielo: lì ci ha preceduti e ci aspetta e ci attira; ci ha fatti membra del suo Corpo e quindi Suo Padre è diventato nostro padre:  possiamo accostarci a Dio con una fiducia senza limiti.

EUCARESTIA. Il Sacrificio di Gesù, che noi rendiamo presente nell’Eucarestia e il Padre guarda con tutto l’amore e gradimento infinito, ci mette in condizioni di incontrare e ricevere il Signore Gesù, che ha patito ed è ora glorificato. Con la Messa ci vengono messi a disposizioni i beni infiniti, che Gesù ci ha meritati, e noi, uniti a Lui, possiamo adorare la Trinità e ringraziarla, espiare i nostri peccati e pregare per ottenere grazie, con la certezza di essere esauditi. Preghiamo la Vergine Maria e  S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, perché ci ottengano di valorizzare la Messa come sorgente della nostra assimilazione a Cristo. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO PASQUALE: DOMENICA 6 C

I - Giovanni 14,23-29 – (a) Gesù ha detto che se ne va e tornerà dagli Apostoli (28 Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”) e spiega che va dal Padre, che è più grande di lui (28 perché il Padre è più grande di me), giacché Gesù è anche uomo - ma in quanto Dio è uguale al Padre - e allo Spirito Santo -; per il suo ritorno al Padre egli riceverà la glorificazione dal Padre (Gv 15,31-33; 17,1): i Discepoli perciò hanno motivo di rallegrarsi di questa separazione temporanea (28Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre); ma nel frattempo Gesù rimane coi suoi per mezzo della Parola (23 Se uno mi ama, osserverà la mia parola),della venuta dello Spirito Santo (26 Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome), della dimora della Trinità nel cuore di chi crede in lui e lo ama (23 e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui; cfr Ef 3,17; Rm 5,5); la condizione per gustare questa presenza di Gesù invisibile è che lo si ami e lo si dimostri con l’osservanza della sua Parola (23 Se uno mi ama, osserverà la mia parola; 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole). Per tutte queste ragioni non hanno motivo di vivere nella paura (27 Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore). Gesù ha preannunciato questa sua partenza in questo momento, in cui niente fa pensare o prevedere la sua morte imminente, perché credano e restino saldi nella fede quando poi essa si realizzerà (29 Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate). Gioiamo con Gesù perché sta col Padre in Cielo e per la sua glorificazione; sentiamoci tranquilli perché si è separato da noi solo visibilmente, ma in realtà resta con noi in tanti modi; gustiamo questa presenza invisibile e valorizziamola per la nostra crescita spirituale, perché Egli continua anche così a essere sorgente di salvezza. (b) Gesù diceva che, se i discepoli lo amano, saranno contenti che egli vada a stare presso il Padre (28) e altra prova di amore verso Gesù è l'osservanza della sua Parola (23), che è anche Parola del Padre (24 e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato), e di conseguenza attira su chi l’osserva l'amore e la venuta del Padre (23 e il Padre mio lo amerà) e del Figlio (23), e dello Spirito Santo (26) perché le tre Persone divine sono un solo Dio; così il credente diventa la dimora di Dio. Meravigliose affermazioni: l'amore per Gesù si mostra non i sentimenti e parole ma nelle opere, che sono dono di Dio, che Egli vuole farci per l'amore che ha verso Gesù - e quindi amore eterno e sicuro. Altre promesse bellissime: l'osservanza della Parola attira l'amore per noi e la venuta della Trinità dentro di noi. Non siamo mai soli quando stiamo in amicizia col Signore: siamo nella Trinità e la Trinità è in noi come le Tre persone Divine sono l’una nell’altra con mutua presenza reciproca (divina immanenza). Siamo nel campo della pura fede: crediamo, ringraziamo, adoriamo Dio in ciascuno di noi e nei fratelli.

2. (a) Gesù ha detto tante cose ai Discepoli mentre era visibilmente con loro (25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi), ma lo Spirito Santo ricorderà  al momento opportuno agli Apostoli tutto quello che Gesù aveva detto in precedenza (26 e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto) e ne completerà l'insegnamento (26 lui vi insegnerà ogni cosa). Lo Spirito continua e completa la missione di Gesù; Egli è il secondo Paraclito (Gv 14,16) come Gesù è il primo (1Gv 2,1). I Discepoli sono ben protetti e difesi grazie alla presenza di Gesù nei vari modi e quella della Trinità. Veramente non abbiamo nulla da temere se abbiamo fede nelle parole di Gesù e speranza nelle sue promesse. (b) Infine Gesù promette la sua pace: Vi lascio la pace, vi do la mia pace (27), che è la sintesi di tutti i beni, con l’idea di pienezza e armonia; essa è diversa da quella del mondo e da come la dà il mondo (27 Non come la dà il mondo, io la do a voi), fatta di compromesso e complicità. La pace di Cristo è frutto dello Spirito (Gal 5,22) e comporta pienezza di verità, giustizia, amore; essa è dono di Dio, che solo la può dare, e proviene dalla certezza di essere in comunione con Dio e col prossimo, perché ogni peccato è stato perdonato e nulla la può mettere in pericolo. Chiediamo insistentemente questa pace come fa la Chiesa in ogni Messa.

II - Atti degli Apostoli 15,1-2.22-29 - (a) Il problema che agitava Paolo e Barnaba era che si distruggeva l'efficacia della redenzione di Cristo, se si ammetteva che era necessaria l'osservanza della legge mosaica per salvarsi (1 Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati»). Questo turbava giustamente i due Apostoli (2 Poiché Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro) e specialmente i cristiani provenienti dal paganesimo, che ne erano sconvolti (24). Una delegazione fu inviata da Antiochia alla Chiesa Madre di Gerusalemme (2 fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione) e provocò la discussione - il primo concilio o sinodo della Chiesa nel 49 dopo Cristo -, che vide l’intervento degli Apostoli e degli Anziani; essi risolsero la questione, presero delle decisioni e mandarono alcuni uomini molto rappresentativi per comunicare le conclusioni (22 Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli). Anzitutto i Responsabili della Chiesa salutarono i destinatari della lettera (23 E inviarono tramite loro questo scritto: Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia, che provengono dai pagani, salute!) e subito sconfessarono quelli che si erano arrogati una missione senza averla ricevuta (24 Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi); quindi annunciano la delegazione con termini molto laudativi per Paolo e Barnaba (25-26Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, 26 uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo) e l’incarico affidato loro (27 Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose). Il risultato corrispondeva a quello che si aspettavano Paolo e Barnaba e i cristiani provenienti dal paganesimo, e cioè che l’osservanza della legge ebraica non è necessaria alla salvezza; però per motivi pastorali si chiedeva ai Cristiani della Siria e dintorni di osservare alcune norme (28-29 È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29 astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!), in modo da consentire ai cristiani provenienti dal paganesimo e a quelli provenienti dall’Ebraismo di stare insieme e soprattutto di celebrare insieme l’Eucarestia. In questo modo veniva riaffermato che solo Gesù è il salvatore e solo in lui si deve cercare la salvezza. Anche noi dobbiamo stare attenti a cercare la salvezza solo nella fede in Gesù e nella pratica dei suoi insegnamenti, nella speranza nei suoi meriti, in particolare quelli della sua Passione e Morte, e nella carità verso di Lui e il prossimo. Non c'è altra via di salvezza. Crediamo, adoriamo, speriamo, amiamo; chiediamo perdono per chi che non crede, non adora, non spera, non ama.

III - Apocalisse 21,10-14.22-23 - Giovanni ha sentito la voce dal trono di Dio che proclama che Dio fa nuove tutte le cose (21,5). Adesso vede, tra le cose nuove, la Gerusalemme celeste, il paradiso dei santi, la Sposa di Cristo; la vede provenire da Dio, circondata della gloria luminosa di Dio (10 L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio). Essa affascina col suo splendore, che è come quello di una pietra preziosissima, che riflette i raggi del sole (21 Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino). Poiché Giovanni presenta la sposa con l'immagine della Città Santa, la vede molto ben difesa da mura grandi e alte (12 È cinta da grandi e alte mura con dodici porte). Le porte sono 12 e hanno ciascuna il nome di una delle 12 tribù di Israele; inoltre hanno ciascuna un angelo a loro custodia e difesa (12 sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele); sono tre le porte in direzione dei quattro punti cardinali, perché nella Città si devono raccogliere tutti i popoli provenienti da tutte le direzioni (13 A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte). Le mura poggiano su 12 basamenti, che portano i nomi dei 12 apostoli del Nuovo Testamento (14 Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello), nel senso che i 12 basamenti sono l'uno sull'altro o che c’è un basamento diverso per ogni tratto delle mura. Nella Gerusalemme della Palestina si notava subito il Tempio; nella Gerusalemme celeste il Tempio è Dio stesso con Gesù, l'Agnello (22 In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio), in quanto non c'è bisogno di culto per mezzo di segni giacché Dio si vede faccia a faccia. Qui non c'è né sole né l'una che illumini la Città perché Dio e Gesù con la loro gloriosa presenza sono sorgente della luce (23 La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello). Chiediamo la grazia che anche noi un giorno siamo fra coloro che vivranno per tutta l’eternità nella nuova ed eterna Gerusalemme.

EUCARESTIA. Qui noi incontriamo la SS. Trinità per mezzo di Gesù presente con la sua Persona e il suo sacrificio; sono realtà che si percepiscono per mezzo della fede. La Messa è un anticipo del Paradiso, dove staremo con Dio e con i fratelli. Supplichiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, che ci ottengano di andare a stare con loro per sempre. (Mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO PASQUALE: DOMENICA 5 C

I - Giovanni 13, 31-33 a. 34-35 - Gesù annunciò il tradimento di Giuda (Gv 13,21-30) e Giuda uscì dal Cenacolo per consegnare Gesù ai nemici. Gesù commentò quello che stava avvenendo con un linguaggio, che i discepoli di allora non capirono subito e che quelli di oggi continuano a fare difficoltà ad accettare. Col tradimento di Giuda iniziava la Passione di Gesù, che egli viveva in piena obbedienza al comando del Padre e come segno del suo amore verso di lui (Gv 14,31). Questa obbedienza dava la massima gloria al Padre (31 e Dio è stato glorificato in lui); la conseguenza sarebbe stata che il Padre avrebbe glorificato a sua volta il Figlio e lo avrebbe fatto presto (31-32  Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato… 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito) con la Resurrezione e Ascensione. Ché voleval dire Gesù? Secondo il Vangelo di Giovanni la Passione e Morte e la Resurrezione e Ascensione di Gesù, il momento culminante della Sua vita, va considerato come un unico avvenimento: il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1), cioè la pasqua di Gesù. Invece i Vangeli Sinottici (Mt, Mc, Lc) e S. Paolo (Fil 2,6-11) nella pasqua di Gesù sottolineano e distinguono le due fasi: la prima è quella della sofferenza e umiliazione (Passione e Morte), mentre la seconda è il tempo della gioia e glorificazione (Resurrezione e Ascensione). E’ un modo diverso di presentare la Pasqua di Gesù da parte di Giovanni rispetto ai Vangeli Sinottici e Paolo. Ma in  entrambi c’è l’idea che la seconda fase suppone la prima: Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,26); In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12,24). Tanta sofferenza di Gesù per nostro amore ci deve aiutare a sopportare con pazienza le sofferenze della vita in unione con Lui sofferente e per le sue stesse motivazioni di fondo: l’amore al Padre e all’umanità, ma anche in vista della gloria, che il Signore vuole darci, come l’ha data al Figlio resuscitato. La sofferenza e la morte sono la fase e base dolorosa, che precede la nostra glorificazione e ne è condizione indispensabile, come lo è stato per Cristo. Chiediamo la grazia di saper vedere in questa ottica le sofferenze della vita in modo da percepirne sempre meglio l’importanza per la nostra salvezza e quella del prossimo. Pensiamo al messaggio della Madonna a Lourdes e Fatima: preghiera e sacrifici o penitenza per la conversione dei peccatori.

2. Gesù ricorda ai discepoli quello che già altre volte ha detto loro e che essi fanno difficoltà ad accettare, cioè che ancora per poco tempo starà presente in modo visibile in mezzo a loro (33 Figlioli, ancora per poco sono con voi) e ripete loro il comandamento dell’amore reciproco (34 che vi amiate gli uni gli altri), che Eglipresenta come comandamento nuovo (34 Vi do un comandamento nuovo cfr 1Gv 2,7-8; 2Gv 3), ma che in realtà è anche antico, in quanto si trova nell’AT (Lv 19,18: amerai il tuo prossimo come te stesso). Ma Gesù ha ragione nel presentarlo come nuovo. Vediamo il perché. Gesù dichiara altrove che, come il Padre ha amato lui, così Egli ama i discepoli (Gv 15,9: Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi), cioè l'amore, che il Padre ha per Gesù, è per Lui la sorgente del suo amore per i discepoli e anche il modello, al quale Egli si ispira per amarli: amore infinito e generoso. Gesù ordina ai discepoli l’amore reciproco: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (34), cioè Egli presenta ai discepoli il suo amore come la sorgente, da cui deve sgorgare il loro amore reciproco, e come il modello, che devono imitare; in sostanza Gesù ha amato i suoi fino al segno supremo (Gc 13,1), fino a dare la vita per loro (Gv 15,13; Ef 5,2.25; Gal 2,20; cfr 1Gv 4,9-10); allo stesso modo essi devono amarsi reciprocamente fino a essere disposti a dare la vita per il prossimo e, concretamente, a consumarla giorno dopo giorno a servizio degli altri (Gv 13,1-20, la lavanda dei piedi). Questo tipo di amore reciproco con donazione completa sarà il segno di riconoscimento che essi sono discepoli di Gesù, il loro distintivo (35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri). Esaminiamoci come abbiamo praticato nel passato quest’ordine di Gesù, come lo stiamo facendo ora e cosa ci proponiamo per il futuro; chiediamo perdono per ieri e oggi e facciamo propositi seri per l’avvenire. Non dimentichiamo che questo tipo di amore non lo abbiamo da noi stessi, dalle nostre forze, ma è dono di Dio (Rm 5,5) e da lui dobbiamo chiederlo costantemente e insistentemente.

II - Atti degli Apostoli14,21b-27 – (a) Prima che Paolo e Barnaba iniziassero il loro primo viaggio apostolico, lo Spirito Santo aveva rivelato alla comunità che li voleva riservati a sé per l’opera di apostolato , alla quale li chiamava; dopo la preghiera e il digiuno, furono loro imposte le mani e partirono (At 13,2-3) prima per Cipro e poi per il Sud della Turchia di fronte a Cipro; predicarono nella Panfilia, la Pisidia, Iconio e la Licaonia; poi tornarono sui loro passi. Adesso stanno sulla via del ritorno e rivisitano le comunità evangelizzate: Listra, Iconio, Antiochia (21 ritornarono a Listra, Iconio e Antiochia); qui rafforzano i discepoli nella pratica delle virtù cristiane e li esortano in particolare a restare fermi e forti nella fede: questa è una virtù, che viene messa a dura prova, quando ci sono sofferenze da sopportare, che però sono abituali per chi vuole entrare e restare nel Regno di Dio in questo mondo per farsi accogliere nel Regno di Dio nell'eternità (22 confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni»). Queste tribolazioni erano le persecuzioni degli ebrei, incomprensioni dei pagani, rifiuto da parte dei familiari e amici, ecc. Per aiutare i fedeli a perseverare e a crescere nella fede e nella carità, in ogni comunità i due Apostoli scelgono degli anziani e li mettono al servizio della comunità (23 Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani); poi pregano e digiunano e infine affidano i fedeli al Signore, al quale avevano aderito con la fede (23 e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto). Al Signore ci affidiamo anche noi con la fede ed Egli si prende cura di noi e ci sostiene e rafforza nella vita cristiana, specie nelle difficoltà, che bisogna superare per mantenersi fedeli. (b) Poi si dirigono verso Sud, (24 Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfìlia) e ne approfittano per annunziare il Vangelo a Perge, poco distante dal mare (25 e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attalia); infine si imbarcano per Antiochia, da dove erano partiti per la missione, accompagnati dalla preghiera e sostenuti dall’aiuto di Dio nel loro fecondo apostolato (26 di qui fecero vela per Antiochia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto); alla comunità riunita raccontano ciò che Dio aveva operato per mezzo loro e soprattutto che anche i pagani avevano ascoltato il Vangelo della salvezza e tanti vi avevano aderito (27 Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede). L'apostolato è opera divina e la sua efficacia dipende da Dio, che opera per mezzo degli uomini; negli Atti solitamente essa è attribuita allo Spirito Santo, mentre Marco l’attribuisce a Gesù (Mc 20,20): è la Trinità che opera per attirare a sé gli uomini. L’apostolato è opera divina e non umana: deve iniziare in un clima di preghiera e digiuno e continuare con la preghiera (At 6,4) e concludersi con la preghiera di benedizione, attribuendo a Dio tutto quello che gli Apostoli hanno realizzato. Così devono pensare operatori pastorali (ordinati o non) e i fedeli. E noi condividiamo questo modo di pensare?

III - Apocalisse 21,1-5a - Giovanni sente la voce di Dio, che dal suo trono rivela che Egli fa nuove tutte le cose (5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»). Così scompaiono il cielo e la terra e il mare di prima (1 il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più); scompare anche la Gerusalemme della terra, la città del Tempio con gli abitanti ribelli, responsabili della morte del Messia; scompaiono le sofferenze, che possono provocare le lacrime degli uomini, e che vengono asciugate personalmente da Dio (4 E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi/ e non vi sarà più la morte/ né lutto né lamento né affanno): morte, lutto, lamento; tutto ciò che era prima ormai è passato (4 perché le cose di prima sono passate). Al posto del mondo del passato Giovanni vede un cielo nuovo e una terra nuova (1 E vidi un cielo nuovo e una terra nuova). In questo nuovo mondo c'è anche la Gerusalemme nuova, la città dei santi, la quale scende dal cielo, da Dio, bella come una sposa che si è adornata per le nozze col suo sposo (2 E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo). Dal trono la voce di Dio spiega che la Gerusalemme nuova è la tenda, la casa, il palazzo, nel quale Dio abiterà con gli uomini come in famiglia (3 Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini!), perché i salvati costituiranno il popolo di Dio: essi apparterranno a Lui, ed Egli apparterrà a loro perché sarà il loro Dio, anzi sarà Dio-con-loro (2 Egli abiterà con loro/ ed essi saranno suoi popoli/  ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio). I cieli nuovi e la terra nuova sarà il mondo nuovo, che solo Dio può creare; inoltre solo Dio può ammettere i popoli nella sua dimora per i meriti dell'Agnello, che li salva e li fa entrare nel Regno di Dio sia nella sua fase iniziale che nella sua fase eterna. C’è da soffrire nella fase terrena del Regno di Dio, ma ci sarà gioia piena ed eterna nella sua fase finale, perché sarà Dio stesso la sorgente della gioia. Questo è oggetto della nostra fede ed è ciò che speriamo per l’amore, che Dio ha per noi, e per i meriti di Gesù Cristo.

EUCARESTIA. L’Eucarestia è il memoriale della Passione del Signore, vissuta da Gesù nella totalità dell’amore al Padre e agli uomini; è anche la sorgente della vita cristiana e di tutte le virtù, in particolare della carità, di cui abbiamo assoluto bisogno per restare fedeli. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli angeli Custodi e dei Santi Patroni, chiediamo di saper valorizzare la Messa la domenica e anche negli altri giorni della settimana, secondo le nostre possibilità. (mons. Francesco Spaduzzi)

RispondiInoltra