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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo di Quaresima: Domenica V dell’Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica V dell’Anno A

I - Giovanni 11,1-45 - 1. E’ una storia d'amore anzitutto fra Gesù e questa famiglia. (a) Gesù ama i tre componenti della famiglia, uno per uno (5 Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro); loro lo sanno e perciò le sorelle Lo avvertono della malattia di Lazzaro, amato (3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato»), con una muta richiesta di intervento: vivono un fiducioso abbandono a Gesù e a quello che deciderà di fare; così fa Maria alle nozze di Cana: non esplicita la sua richiesta (Gv 2,3), ma ha fiducia piena in Gesù, perché è convinta che tutto quello che suo Figlio farà sarà il meglio possibile – come Gesù si affida al Padre: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato» (41-42). Anche i Giudei sottolineano questo amore di Gesù per Lazzaro (36 Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!»), quando Gesù si commuove e si turba (33 si commosse profondamente e, molto turbato) e piange (35 Gesù scoppiò in pianto). Gesù stesso non nasconde il suo amore per l’amico (11 Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo»). L’amore di Gesù per questi 3 rivela il suo atteggiamento fondamentale, che è quello dell'amore verso tutti gli uomini (Ef 5,2,25) e verso ciascuno di noi (Gal 2,20): egli qui lo mostra restituendo la vita fisica a Lazzaro (43-44 Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare») e la gioia alle sorelle; in particolare rafforza la fede di Marta (21-27.40) e Maria (32), dei propri discepoli (14-15 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!»; cfr Gv 2,11) e dei tanti Giudei presenti (42 perché credano che tu mi hai mandato; 45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui), appunto perché la malattia di Lazzaro è per la gloria di Dio e di Gesù (4 Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato»); in effetti tutti hanno la possibilità di vedere la presenza e l’attività di Dio in Gesù per mezzo del grandissimo miracolo, che Egli opera (40 Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?»; cfr 2,11). Egli rafforza anche l’amore degli Apostoli per sé: pur sapendo quanto per Gesù sia rischioso andare in Giudea (7-8), essi si mettono in cammino con lui ed esprimono il loro sentimento con le parole di Tommaso: «Andiamo anche noi a morire con lui!» (16). Gesù allora amava veramente tutti e ciascuno in ogni circostanza; è così anche oggi: ci ama con amore gioioso quando siamo fedeli a lui, ci ama con amore sofferente quando gli siamo infedeli; in ogni caso ci ama sempre. Sentiamoci amati da Gesù sempre, anche quando gli voltiamo le spalle; ma rimettiamoci subito in amicizia con lui. (b) Che cosa chiede Gesù a queste persone? Le due sorelle si sarebbero accontentate del miracolo della guarigione (3), se Egli fosse intervenuto per tempo (21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!»; 32; cfr 37) e non pensano neanche lontanamente alla possibilità della resurrezione del fratello; quando Gesù annuncia a Marta che Lazzaro risorgerà (23 Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà»), lei professa la sua fede nella resurrezione finale dei morti (24 Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno»), mentre le sue parole iniziali esprimono una fede generica in Gesù (22 Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà). Gesù esige che maturi la loro fede nella sua persona e nella sua opera redentrice: devono arrivare a riconoscere in Gesù il Dio fatto uomo, venuto per la salvezza del mondo, e credere che in quanto Dio egli è la resurrezione e la sorgente della vita e che solo dalla fede in lui si riceve la vita eterna (25-26 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?»). Marta fa la sua professione di fede con parole precise (27 Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo»), ma subito dopo mostra la debolezza della sua fede (39 Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni»), come anche Pietro aveva professato la fede in Gesù (Mt 16,16) per smentirla subito dopo col suo rifiuto della profezia della Passione e Morte di Gesù (Mt 16,22). E anche il loro amore verso Gesù deve diventare soprannaturale, cosa che è possibile solo se la fede è solida. Gesù chiede una fede stabile, che nessun avvenimento mette in crisi o fa vacillare, neanche la malattia (3) e la morte (21), e che si esprime bene con le parole di Marta nell’onnipotenza della preghiera di Gesù (22); una fede che si fonda sulla conoscenza della verità e che è animata dalla fiducia e abbandono totali in Dio, che provengono proprio dalle virtù teologali. Questo tipo di fede, speranza e carità, Gesù vuole anche da noi oggi. Molte volte noi ci illudiamo di avere fede intensa e invece abbiamo bisogno di fare molti passi avanti come cristiani nella pratica e mediante la pratica delle virtù teologali.

2. Il miracolo di Gesù è tanto più significativo, perché avviene alle porte di Gerusalemme e la sua notizia si diffonde rapidamente nella Città Santa, attirando l'attenzione benevola della gente e l'irritazione feroce dei capi, che decidono la morte di Gesù, e in seguito perfino di Lazzaro (Gv 12,10)! E’ questa resurrezione che dà occasione alla morte di Gesù e di conseguenza alla sua stessa risurrezione: Gesù sapeva bene che la cosa sarebbe andata così. La diffusione della notizia del miracolo contribuisce al movimento di popolo per l’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme: questa è la goccia che fa traboccare il calice dell'ira dei capi Giudei contro Gesù, che porta alla decisione definitiva della sua eliminazione. Non lasciamoci spaventare dallo scacco della Passione e Morte di Gesù, come avvenne a molti discepoli e agli stessi Apostoli, e piuttosto rafforziamo la nostra fede in Lui. Gesù ha preannunciato chiaramente la sua Morte e Risurrezione; d’altra parte chi ha risuscitato Lazzaro, perché è la risurrezione e la vita eterna (25), può benissimo risuscitare se stesso e chi crede in lui; il credente può anche morire fisicamente ma vivrà spiritualmente, e in questo senso non morirà mai (26). Il Mistero Pasquale nelle due fasi della Passione e Morte e della Resurrezione e Ascensione di Gesù è il vertice della sua vita e il centro della fede e della vita cristiana (1Cor 15,1-11). Chi crede in Gesù e lo ama, cioè chi diventa una cosa sola con Lui per la fede e la carità, ha la vita eterna adesso in questo mondo e l’avrà nell’eternità, e poi avrà la risurrezione gloriosa alla fine del mondo. Non abbiamo nessun motivo di aver paura delle difficoltà della vita, perché e purché sappiamo navigare nell'amore di ciascuna Persona della SS. Trinità, che ci attira a sé per quelle vie, che Essa conosce e che non necessariamente rivela a noi! Non perdiamo mai di vista che tutto nella vita soprannaturale si realizza grazie alla croce di Gesù e alla nostra unione con lui nel portare la nostra croce.

II - Ezechiele 37,12-14 - Dio si rivolge agli Ebrei, che sono stati deportati in Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio. Giustamente si considerano morti come popolo e destinati alla distruzione totale, come è avvenuto di altri popoli vinti, che sono scomparsi dalla storia. Ma Dio parla (12 Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio; 14 Oracolo del Signore Dio) e promette che in essi egli farà entrare il suo spirito vitale in modo che possano rivivere (14 Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete), così come aveva immesso il suo spirito nella creta e aveva reso vivo Adamo (Gn 2,7); inoltre aprirà i loro sepolcri (12 Ecco, io apro i vostri sepolcri; 13 quando aprirò le vostre tombe) e li farà uscire dalle loro tombe (12 vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio; 13 e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio); li ricondurrà nella loro patria, la Palestina (12 e vi riconduco nella terra d’Israele) e lì potranno riposare e lavorare e vivere in pace (14 vi farò riposare nella vostra terra). Dio dichiara che certamente manterrà la sua promessa (14 L’ho detto e lo farò) e allora essi sperimenteranno e si convinceranno che egli è Yahweh, colui che è, è presente ed è con loro e li assiste (14 Saprete che io sono il Signore) e lo riconosceranno come tale (13 Riconoscerete che io sono il Signore). Qui Dio si riferisce alla resurrezione degli Ebrei in quanto popolo, ma noi lo leggiamo oggi in riferimento alla risurrezione fisica di Lazzaro, e anche alla nostra resurrezione spirituale, che ci viene già ora da Dio col perdono dei peccati e il dono della vita divina, e alla risurrezione dei nostri corpi alla fine del mondo. Pentiamoci dei peccati, la causa della nostra morte spirituale.

III - Romani 8,8-11 - Gli uomini si dividono in due categorie e tutti ci troviamo in una nell'altra a seconda di come ci comportiamo. S. Paolo dice che ci sono quelli che si mettono sotto il dominio della carne, delle tendenze cattive (9 Quelli che si lasciano dominare dalla carne) e quindi obbediscono a Satana; costoro non hanno lo Spirito di Cristo e di Dio inabitante in loro (9 lo Spirito di Dio… Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo), non sono graditi a Dio (8 non possono piacere a Dio), e non sono nella giusta relazione con Lui, che non li considera suoi (9 non gli appartiene). Sul versante opposto sono quelli che hanno Cristo che abita in loro (10 Ora, se Cristo è in voi), ma hanno anche lo Spirito Santo inabitante in loro (9 dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi; 11 E se lo Spirito di Dio… abita in voi … per mezzo del suo Spirito che abita in voi). Costoro non sono dominati dalle tendenze cattive ma le dominano proprio grazie alla presenza e all’attività dello Spirito (9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito). Costoro piacciono Dio (8), che li considera suoi (9). Certo il loro corpo muore a causa del peccato di Adamo (10 il vostro corpo è morto per il peccato) ma in essi lo Spirito Santo diventa sorgente di vita eterna, perché Dio li ha resi giusti (10 ma lo Spirito è vita per la giustizia); alla fine del mondo avverrà che, come Dio ha risuscitato Gesù per mezzo dello Spirito Santo che abitava in Gesù (11 E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti,… colui che ha risuscitato Cristo dai morti), così risusciterà anche i nostri corpi grazie allo Spirito inabitante in noi (11 darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi). La vita divina, che Dio per i meriti di Gesù infonde in noi per mezzo dello Spirito Santo, è certamente la realtà più importante sul piano soprannaturale, ma la risurrezione gloriosa dei nostri corpi ne è il frutto della vita divina. Crediamo, ringraziamo, apprezziamo il dono della vita divina e la presenza di Dio, Padre e Figlio e Spirito, in noi; vogliamo lottare fino ad eliminare il peccato grave, che distrugge Dio dentro di noi. Facciamo spesso atti di amore e dolore perfetto.

EUCARESTIA. Qui Gesù mostra oggi la sua compassione per le nostre afflizioni e sofferenze, e viene in nostro soccorso con amore misericordioso: la sua preghiera è sempre efficace e tiene conto dei nostri bisogni. Facciamo ricorso a Nostra Signora del Perpetuo (e pronto) Soccorso e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie, che essi sanno che ci sono particolarmente necessarie. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica IV Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica  IV Anno A

I - Giovanni 9,1-41 – Ci troviamo di fronte al camino del cieco guarito verso la fede in Cristo. (a) Egli è docile nei confronti di Gesù: si lascia spalmare il fango sugli occhi (6) e poi riceve l’ordine di andare a lavarsi nella piscina di Siloe (simbolo del battesimo); obbedisce e guarisce (7). Riferendo come era guarito, dice che lo deve all'uomo che si chiama Gesù (11). Così racconta la sua guarigione:  «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista» (11). Da cieco lo ha sperimentato come semplice uomo, ma, una volta guarito, lo riconosce come profeta (17 Egli rispose: «È un profeta!») alla presenza dei Farisei, che lo interrogano (17 Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?») e sono proprio loro che involontariamente lo costringono a riflettere e a crescere nella conoscenza e comprensione di chi è Gesù. Egli rifiuta di riconoscerlo peccatore (25 Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo»), nonostante le affermazioni contrarie e insidiose dei Farisei (24). Anzi aggiunge che Gesù deve essere uno che fa la volontà di Dio e perciò è ascoltato da Dio se chiede miracoli (31 Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta). Gesù ha operato un miracolo straordinario: ha guarito uno cieco dalla nascita (32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato) e quindi necessariamente deve venire da Dio (33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla). Con quest’ultima espressione lo riconosce come Cristo (cfr 22) e perciò viene cacciato via in malo modo e con parole duramente offensive (34 Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?» E lo cacciarono fuori). (b) Nel secondo incontro con Gesù riceve la luce piena della fede: Gesù gli domanda se crede in Lui come Figlio dell’uomo, cioè Messia (35 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?»); l’uomo chiede spiegazioni (36 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?»); Gesù gli si rivela: «Lo hai visto: è colui che parla con te» (37) ed egli lo riconosce come Figlio dell'uomo e come Signore: «Credo, Signore!» (36) e lo adora come suo Dio (38 E si prostrò dinanzi a lui). Era cieco e ora ci vede; era senza la luce della fede e ora segue da discepolo il Cristo, luce del mondo (5), che lo ha illuminato. Il primo incontro con Gesù lo introduce nel cammino della fede; la sincerità e il coraggio, con cui affronta gli interrogatori e la persecuzione dei Farisei, lo aiutano ad approfondire la conoscenza di Gesù e l'ultimo passaggio lo fa nel secondo incontro con Gesù: arriva alla comprensione piena di Gesù, alla fede in lui, mentre i Farisei restano fuori. La Quaresima ci deve aiutare ad approfondire la conoscenza di Gesù. Ci è utile leggere il Nuovo Testamento o un Vangelo, per esempio, quello di Giovanni, provando a sottolineare quello che dice della persona di Gesù, per moltiplicare i nostri atti di fede in lui; o possiamo leggere qualche libro specifico su Gesù, un libro buono, scritto da un credente, che conosce il Vangelo, e non libri scritti da atei o da romanzieri, che ci possono dare solo un’idea incompleta o distorta di Gesù. Aiutiamoci anche con quel che troviamo su Gesù nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

2. (a) In questo brano ci incontriamo con i discepoli di Gesù, che credono in Lui e sanno che è il Maestro, al quale chiedono spiegazioni: essi accettano la risposta di Gesù, che rifiuta la loro convinzione sbagliata che la cecità era castigo per i peccati del cieco o dei genitori (2 i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?»). Gesù nega tale colpa e dice che la cecità in questo caso è per far vedere che Dio offre la salvezza agli infelici, immersi nel male (3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio). Gesù si presenta come colui che realizza la missione di salvezza, che il Padre gli ha affidato (4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire) e come luce del mondo (5 Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo). A questi discepoli si aggiunge il cieco guarito. Paragoniamo Gesù al sole: i cattolici camminano spediti e comodi nella luce del sole perché hanno la verità piena; gli ortodossi e i protestanti meno veloci nella luce della luna (riflesso del sole), perché conoscono Gesù in modo incompleto; i credenti in Dio, come gli ebrei e i musulmani, avanzano lentamente nella luce delle stelle, perché ignorano il Cristo; gli agnostici e gli atei stanno fermi o vanno avanti a tentoni nella notte senza luce, e anche con nebbia, pioggia. vento e neve. Solo nella luce piena si cammina bene. Anche noi possiamo partire da una situazione di non fede o di fede confusa o di poca fede e arrivare alla fede piena anzitutto con la grazia di Dio, ma anche per la nostra buona volontà. (b) Incontriamo anche i Farisei che sono ciechi (39; 41 «Siamo ciechi anche noi?») per la loro superbia e restano tali (41 Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane»): essi chiudono gli occhi davanti ai miracoli e, se non possono negarli, li attribuiscono al diavolo, perché Gesù, secondo loro, è peccatore (16 Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato»; 24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore»). Alcuni di loro, perché onesti, hanno dei dubbi e si interrogano (16-17), ma altri non vogliono saperne di Gesù e cercano di confondere e far deviare anche gli altri come il cieco guarito (24) e i suoi genitori (19-23); essi rifiutano l'ovvio ragionamento che il cieco guarito propone loro: un peccatore non è ascoltato da Dio (31), idea già espressa dal fariseo Nicodemo (Gv 3,2). Stiamo attenti a non assumere l'atteggiamento dei Farisei, ciechi e guide di ciechi (Mt 15,14); aderiamo al Cristo, che è stato il punto di riferimento delle persone dal cuore aperto del passato e del presente: approfondiamo la conoscenza di Lui e amiamolo perché lo merita.

II - 1Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 - Dio decide di dare un nuovo re a Israele in sostituzione di Saul, diventato indegno, e sceglie Davide fra gli 8 figli maschi di Iesse, di Betlemme della tribù di Giuda (1). La scelta non è caduta sul primo, Eliab, nonostante Samuele ne abbia  avuto impressione positiva (6), e Dio gli spiega che il suo criterio di scelta non sono le caratteristiche fisiche, gradevoli agli uomini, ma quelle interiori (7 Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore»), che solo Dio vede; e neanche sugli altri 6. Viene chiamato dei campi Davide, il più piccolo, il meno considerato (11), per quanto anche lui di aspetto gradevole (12 Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto). Egli è unto re (13 Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli), rito attraverso il quale Dio gli dà il dono dello Spirito, che la accompagna per tutta la vita (13 e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi) e ne farà un Grande. Dio sceglie liberamente e senza rendere conto a nessuno, seguendo i suoi criteri e non quelli degli uomini. Dà il dono dello Spirito per mezzo del segno esterno che gli sembra opportuno, come Gesù sceglie il fango e il bagno alla piscina di Siloe per dare la guarigione al cieco. A noi dà la grazia col battesimo di acqua e poi con gli altri sacramenti. Con la fede aderiamo totalmente a Dio e per la speranza ci fidiamo delle sue promesse e per la carità ci leghiamo saldamente a lui.

III - Efesini 5,8-14 - Paolo parla ai cristiani di Efeso e ricorda loro che essi erano tenebra, oscurità, assenza della luce di Dio (8 Un tempo infatti eravate tenebra) e le loro opere erano tenebrose (11 opere delle tenebre), e venivano fatte in segreto in quanto sono roba, di cui vergognarsi anche a parlarne soltanto (12 Di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare); sono cose da condannare apertamente (11 ma piuttosto condannatele apertamente; 13 l mentre tutte le cose apertamente condannate); sono opere senza frutto buono (11 che non danno frutto). Essi allora dormivano spiritualmente ed erano spiritualmente morti (14 tu che dormi... dai morti): è la situazione spirituale delle persone lontane da Dio, in peccato grave, morte spiritualmente, che fanno il male di nascosto – o meglio: facevano; ora il male si fa pubblicamente e addirittura ci si vanta, perché la coscienza in alcune persone è totalmente confusa al punto che si rifiutano di distinguere il bene dal male. Anche in noi ci sono queste tentazioni e forse in qualche periodo ci siamo abbandonati ad esse; ma un giorno Dio nella sua misericordia ci ha rivolto la sua Parola e ci ha detto di svegliarci dal sonno del male e risorgere dalla nostra condizione di morte spirituale, grazie all'opera di Cristo, che ci illumina (14 Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi,/ risorgi dai morti/ e Cristo ti illuminerà»). In effetti Cristo è luce del mondo (Gv 9,5; 8,12) e ci fa diventare luce (8 ora siete luce nel Signore; cfr Mt 5,14). Trasformati in luce, dobbiamo agire da persone illuminate, giacché siamo nati dalla luce (8 Comportatevi perciò come figli della luce); perciò ci sforziamo di capire qual è la volontà di Dio e che cosa quindi Gli è gradito (10 Cercate di capire ciò che è gradito al Signore) e così facciamo azioni, che sono frutto della luce, concretamente opere buone, giuste e vere (9 ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità), cioè opere buone e giuste e diciamo il vero. Queste opere, proprio perché sono buone, sono fatte nella luce e sono una condanna delle opere cattive (13 sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce). Come cristiani ormai non possiamo più fare il male (11 Non partecipate alle opere delle tenebre). La Quaresima ci aiuta ad approfondire la nostra fede e ad abbandonarci in Dio e a praticare l'amore a Dio e al prossimo, evitando il peccato, e ci vuole trasformare da tenebre in luce per il contatto più frequente e di più alta qualità con Cristo grazie alla preghiera e ai sacramenti. Approfittiamone per abbandonare il male e fare il bene e per fare così diventare più intima la nostra unione con Cristo. 

EUCARESTIA. Con la Parola, che Dio ci rivolge oggi, i nostri cuori sono sollecitati ad aprirsi alla grazia dello Spirito di Dio, perché scopriamo nei segni sacramentali la presenza di Cristo e ci lasciamo illuminare da Lui. Supplichiamo la Vergine Maria e il suo Sposo S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni e i Santi di oggi, di ottenerci questa apertura di cuore, che ci accompagni in tutta la nostra vita. (mons. Francesco Spaduzzi)

 

Tempo di Quaresima: Domenica III, Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica III,  Anno A

I - Giovanni 4,5-42 - 1. (a) Gesù non fa niente a caso. Va a Sicar per incontrare la Samaritana e farla sua discepola (5-26) e sua missionaria (28-42). Anzitutto la fa sua discepola. Nonostante sia affaticato per il viaggio e sia mezzogiorno (6), con caldo intenso, Gesù avvia il colloquio con la donna, chiedendole da bere (7). La donna cerca di sottrarsi al colloquio, ricordandogli l'ostilità antica fra i Giudei e i Samaritani (9), ma Gesù rilancia il dialogo, cercando di suscitare la sua curiosità circa un generico dono di Dio (10 Gesù le risponde: Se tu conoscessi il dono di Dio) e circa la persona sconosciuta, del pellegrino che le chiede da bere (10 e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”) e circa l'utilità dell'acqua viva, di sorgente, che egli le poteva dare (10 tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva). L'acqua viva poteva essere una comune sorgente d'acqua, ma anche la Legge, la Parola di Dio, la Sapienza, spesso paragonate all'acqua nell'AT (Is 55,1; Pr 13,14; Sir 24,21); la rivelazione, offerta da Gesù, è l'acqua viva per eccellenza. La donna mostra di avere frainteso (11) e si meraviglia: in forma interrogativa paragona Gesù al Patriarca Giacobbe (12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo  bestiame?). Si arriva così al terzo detto di Gesù, che contiene l'insegnamento, che vuol dare alla donna e a noi: l'acqua del pozzo è solo un'immagine; l’acqua, che egli dà, supera le soddisfazioni materiali, e la sete, mai pienamente soddisfatta con la rivelazione dell'AT (13 Gesù le risponde: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete), adesso trova ciò che vuole e di cui ha bisogno, cioè la rivelazione piena, che è Gesù e il suo insegnamento (14 ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno): questa è la sorgente, alla quale Gesù fa bere e che diventa qualcosa di intimo nel credente e da lui si comunica agli altri (14 Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna). La donna capisce solo che Gesù le può dare qualcosa di importante e gli chiede perciò l'acqua (15 «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua»). Se accettiamo Gesù e lo mettiamo al centro della nostra vita, egli soddisferà tutto il bisogno di verità della nostra intelligenza e tutto il bisogno di amore del nostro cuore e ci renderà felici e comunicatori di felicità. La quaresima deve aiutarci a recuperare il rapporto intimo con Cristo, togliendo gli ostacoli all’unione con Lui, ma la base di tutto è credere in Lui, nella sua persona e nella sua Parola. (b) Gesù passa alla seconda parte della conversazione e (A) chiede alla donna di chiamare il marito (16); la donna gli risponde con mezza verità, cioè che non ha marito (17), perché convive con un sesto uomo, cosa che Gesù mostra di sapere (17-18). La donna lo riconosce come profeta (19 Gli replica la donna: Signore, vedo che tu sei un profeta!), facendo un passo avanti, ma ancora cerca di deviare il colloquio, riducendo la conversazione a discussione sui riti: quello di Gerusalemme e quello del Monte Garizim (20), il primo dei Giudei, il secondo dei Samaritani. Gesù le ricorda che la salvezza viene dai Giudei (22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei) e che ormai non conta più il culto a Dio a Gerusalemme o a Samaria (21 Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre), ma l'adorazione a Dio in spirito e verità, che Gesù porta (23-24 Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità). Gesù, che è la verità (Gv 14,6), sta già donando se stesso e invierà lo Spirito Santo a Pentecoste (At 2,1-11). Nella Chiesa chi è membro del Corpo di Cristo ed è ripieno di Spirito Santo ha la verità intera, che gli viene dalla fede, e ha la carità nel suo cuore e può rendere a Dio il culto vero in Spirito e Verità. (B) La donna cerca ancora di deviare la conversazione, rimandando la risposta a questi interrogativi a quando verrà il Messia (25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa»), ma Gesù le fa la grande rivelazione che il Messia è proprio lui (26 Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»). Così la donna è passata dall’idea di semplice uomo, che si era fatta di Gesù, a quella che egli è più grande di Giacobbe, che è profeta, e infine che è il Messia: si eleva così alla fede completa in Gesù. Alla crescita nella fede corrisponde la crescita nella carità, con la morte al peccato e la risurrezione a vita nuova, che trasforma la discepola in missionaria, che può dare la testimonianza della vita e della parola. Lo stesso vale anche per noi oggi: dobbiamo essere autentici discepoli per diventare missionari.

2. Arrivarono i discepoli e si allontanò la donna, dimenticando l’anfora, per recarsi in città dove invita i concittadini (28) ad andare con lei per incontrare l'uomo, che aveva mostrato di conoscere la sua vita e che perciò poteva essere il Messia (29): la gente la seguì (30) e molti credettero in Gesù per la testimonianza della donna (39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto»). Lo invitarono anche a restare con loro ed egli li accontentò per due giorni (40); molti di più credettero dopo aver ascoltato Gesù (41 Molti di più credettero per la sua parola) e lo dicevano alla donna, professando la loro fede in Gesù come Salvatore del mondo (42 «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»). La donna ha raggiunto la piena maturità del discepolo perché ha creduto in Gesù e la sorgente d'acqua viva è stata piantata in lei e in quelli che sono entrati in contatto con lei, che è ormai discepola e anche apostolo. Anche noi, dopo aver messo Gesù al centro della nostra vita, dobbiamo sentire il bisogno di far conoscere e amare Gesù dagli altri perché siano salvi. (b) Mentre i Samaritani raggiungevano Gesù, i discepoli insistevano con Lui perché mangiasse (31), ma Gesù rispose che il suo cibo era fare la volontà del Padre e compiere la sua opera di salvezza (34 Gesù disse loro: Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera), cioè Egli si era nutrito della Parola, uscita dalla bocca del Padre e ne voleva compiere la volontà (cfr Dt 8,3); Gesù riproduceva così la risposta data a Satana nella prima tentazione (Mt 4,4). Questo affidamento a Dio è fondamentale nella vita spirituale, perché fa parte della fede e dell'amore a Dio: Egli ci ama e provvede a ciascuno di noi con una provvidenza speciale e personale, nella quale dobbiamo credere senza riserve.

II - Esodo 17,3-7 – E’ un momento difficile per la vita del popolo Ebreo nel deserto: hanno fatto esperienza della sapienza, potenza e bontà infinite di Dio verso di loro in tutto quello che Dio ha operato per la loro liberazione dall'Egitto; ma manca l’acqua e in questa difficoltà (3 In quel luogo il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua) essi diffidano di Dio, della sua presenza e della sua potenza (7 dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»), mormorano contro Mosè, rimproverandogli di averli portato fuori dall'Egitto con rischio della sopravvivenza (3 il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?), minacciano addirittura la sua vita (del rappresentante di Dio!), che ricorre a Dio per soccorso (4 Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!»). Dio, infinitamente misericordioso e potente, ordina a Mosè di farsi accompagnare da un gruppo di capi e passare davanti al popolo: porterà con sé il bastone dei miracoli (5 Il Signore disse a Mosè: Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’!) e colpirà la roccia del Sinai, dalla quale uscirà l'acqua per dissetare il popolo: in effetti Dio starà là, presente sulla roccia, per dare efficacia al suo gesto (6 Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà). Mosè fa così e opera il miracolo (6 Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele) e dà al posto il nome, che ricorda la ribellione degli Ebrei (7 E chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore). Gli Ebrei si comportarono molto male: dovevano riandare con la memoria alle tante esperienze nella bontà e potenza di Dio verso di loro, ringraziare Dio per il passato, abbandonarsi a Lui e pregarlo nelle difficoltà, presentandogli la sofferenza presente e chiedendo di esserne liberati come avevano fatto per ottenere la liberazione dalla schiavitù degli Egiziani. E’ vero che l'acqua è questione di vita o di morte nel deserto e nella vita quotidiana; essa è anche il simbolo di tutti i bisogni e della nostra dipendenza da Dio, che ha creato tutto per l’uomo: ora Dio, che aveva fatto tante opere più grandi per il suo popolo, ben poteva risolvere anche questo problema minore. Dio lo possiamo pregare, ma da lui nulla possiamo pretendere. E’ chiaro che agli Ebrei è mancata la fede, la speranza e la carità. Riflettiamo sul nostro modo di comportarci con Dio e vi scopriremo parecchie somiglianze con gli Ebrei: la quaresima ci aiuti a correggerci.

III - Romani 5,1-2.5-8 - Paolo ricorda ai Romani che, mentre eravamo peccatori (6 Infatti, quando eravamo ancora deboli; 8 mentre eravamo ancora peccatori), Dio ha rivelato il suo amore verso di noi, consegnando alla morte il Figlio per noi (8 Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che … Cristo è morto per noi); Gesù è voluto morire per noi, lontani e ribelli a Dio (6 nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi), cosa sorprendente perché già è difficile che qualcuno sia disposto a morire per un uomo onesto (7 Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto); al massimo si potrebbe trovare qualcuno disposto a dare la vita per un uomo buono (7 forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona). Veramente grande è l'amore del Padre per noi nel consegnare Cristo alla morte (Gv 3,16) e l’amore di Cristo per noi nell'affrontare la morte per la nostra salvezza (Ef 5,2.25; Gal 2,20)! Noi abbiamo creduto all'amore che Dio ha per noi (1 per fede; cfr 1Gv 4,16) ed Egli ci ha resi giusti ai suoi occhi (1 Giustificati dunque per fede) e abbiamo pace con Dio Padre per mezzo di Gesù (1 noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo). E’ ancora per mezzo di Cristo e grazie alla fede, che noi godiamo della sua bontà (2 Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo) e siamo orgogliosi della speranza, che lo Spirito ci ha data: un giorno Dio ci renderà partecipi della sua gloria (2 e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio). Questa speranza non sarà delusa perché Dio ha messo nei nostri cuori l'amore, che Egli ha per noi, per mezzo dello Spirito, che ci ha dato (5 La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato). La fede nei due misteri principali della fede: Unità e Trinità di Dio, Incarnazione, Passione e Morte, Resurrezione e Ascensione di Gesù, e la speranza nella bontà di Dio e nelle sue promesse, fondandoci nei meriti di Gesù Cristo, l’amore a Dio e al prossimo sono le virtù che lo Spirito mette nei nostri cuori e che ci uniscono a Dio oggi in questo mondo e domani in paradiso. Alimentiamole con il nostro impegno e la preghiera allo Spirito Santo di darcele in abbondanza.

EUCARESTIA. Qui incontriamo Gesù, la sorgente di acqua viva, che egli vuole trapiantare in noi, per la nostra felicità e per farla arrivare ad altri. Egli qui ci dà lo Spirito, per la cui forza professiamo la nostra fede e annunciamo le meraviglie di Dio. La Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni ci ottengano le disposizioni interiori per raccogliere il massimo del frutto nell’incontro con Gesù. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica I Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica I Anno A

1. Matteo 4,1-11 - 1. Riflettiamo sulle tre tentazioni di Gesù perché egli è la causa della nostra salvezza ma anche nostro modello per come vincere le tentazioni. (a) Gesù è il nuovo Adamo e il capo del nuovo popolo di Dio; il primo Adamo venne vinto da Satana, il nuovo lo vince; il nuovo Adamo resta sempre fedele a Dio e il nuovo popolo di Dio seguirà il suo esempio di fedeltà a differenza del popolo ebreo, che tante volte si ribellò a Dio. La prima tentazione è quella del cibo (2 Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame). Adamo fu tentato col cibo da Eva e cadde; il popolo ebreo si lamentò contro Dio nel deserto per la mancanza di cibo e acqua. Satana voleva sapere se Gesù era Figlio di Dio e perciò lo tenta con la fame gli suggerisce di fare il miracolo del pane a proprio vantaggio (3 Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane»). Ma Gesù esprime il suo affidamento al Padre per il suo nutrimento e ricorda a Satana la Parola di Dio che ogni uomo - tanto più Lui, la cui santità Satana conosceva benissimo – deve, sì!, nutrirsi di pane ma anche di ogni cosa che Dio vuole darci nella sua Provvidenza personale per ciascuno di noi (4 Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,/ ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»; cfr Dt 8,3). La fiducia e l’abbandono in Dio è una forma di penitenza e ci fa vivere più sereni; ma anche la mortificazione nel cibo è utile, specie se aggiungiamo il digiuno dei cinque sensi e della fantasia. (b). Satana porta Gesù dal deserto alla Città Santa, lo pone sul punto più alto del Tempio (5 Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio) e, ancora per sapere se è il Figlio di Dio, lo invita a gettarsi giù, con la certezza che Dio interverrà per mezzo di Angeli per impedire che si faccia male (6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo/ ed essi ti porteranno sulle loro mani/ perché il tuo piede non inciampi in una pietra»; cfr Sal 90,11-12). Questo, secondo Satana, sarebbe servito a Gesù per attirare l'ammirazione dei pellegrini e per presentarsi come Messia miracoloso, e quindi con il successo garantito. Ma Gesù vuole seguire la via stabilita dal Padre per salvare l'umanità, che è quella del nascondimento per 33 anni e dell'attività apostolica per 3 anni e dell’umiliazione della Passione e Morte per tre giorni; perciò rifiuta il suggerimento di Satana e gli ricorda che non tenterà Dio per provare se ha programmato un miracolo per lui (7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo»; cfr Dt 6,16). Affidiamoci a Dio e seguiamo le vie ordinarie della Provvidenza, che sono quelle sicure. (c) Satana porta Gesù in alto in modo da fargli vedere tutti i regni del mondo (8 Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria) e gli promette tutto se lo adorerà (9 e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai»). Satana si sente Dio di questo mondo e suo padrone, ma lo è solo di quelli che gli si sottomettono. Gesù respinge Satana (10 Allora Gesù gli rispose: Vattene, Satana!) e riafferma che si può e si deve prestare l’adorazione solo all’unico e vero Dio (10 Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai:/ a lui solo renderai culto»). Gesù respinge anche questa tentazione di Satana per il motivo già detto: vuole seguire in tutto la via indicatagli dal Padre per la salvezza del mondo, via che non è la gloria mondana e il potere. Egli usa la Parola di Dio per difendersi e contrappone alle citazioni bibliche, usate dal diavolo in modo distorto, l'autentica Parola di Dio nel vero significato. Gesù ha stravinto sull'Angelo decaduto e viene servito dagli Angeli buoni (11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano). Anche noi, per vincere Satana, faremo bene a intensificare l’ascolto della Parola di Dio, che è indispensabile per vincere la tentazione, in quanto essa illumina la mente e dà anche la forza, e a pregare di più, a fare più penitenza e ad affidarci al ministero degli Angeli, impegnandoci a servire con misericordia chi sta nella necessità.

2. (a) Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo (1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo). Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo e ne resta sempre pieno (Lc 4,1): in tutte le sue azioni è guidato da Lui; egli riceve un’ulteriore effusione dello Spirito Santo dopo il battesimo per essere accompagnato e sostenuto da Lui nella fase nuova, quella pubblica, della sua vita. Gesù è spinto dallo Spirito nel deserto e gli obbedisce docilmente nell’affrontare e superare le tentazioni di Satana. Dovremmo anche noi conservare la presenza dello Spirito sempre in noi e mantenerci docili alla sua guida: eviteremo così il peccato grave e ci lasceremo muovere da Lui in ogni pensiero e azione, in modo che tutto quello che facciamo sia gradito a Dio e contribuisca alla nostra crescita spirituale e a quella dei fratelli. (b) Gesù nel deserto va per prepararsi alla missione di Messia e Salvatore degli Ebrei e di tutti gli uomini. Mosè si preparò con 40 giorni di preghiera e digiuno a ricevere la Legge di Dio; gli Ebrei restarono per 40 anni nel deserto prima di entrare nella Terra promessa; Elia per 40 giorni digiunò e camminò nel deserto per incontrare Dio sul Sinai; anche Paolo, dopo la conversione, si ritirò nel deserto per prepararsi a essere un buon cristiano e poi buon apostolo. Il deserto è il luogo dell'ascolto di Dio e del dialogo con Lui - e quindi della preghiera - e della penitenza purificatrice. Tutti abbiamo bisogno di fare un po' di deserto nella nostra vita per dare più tempo alla conversazione con Dio e rafforzarci nella lotta contro il diavolo e le sue insidie. Perciò cerchiamo di vivere con fedeltà la quaresima e gli esercizi spirituali annuali, il ritiro mensile e la preghiera e meditazione quotidiana, tutte maniere per “fare deserto”. (c) Gesù fa digiuno per 40 giorni, lui che non aveva bisogno di fare penitenza; noi invece ne abbiamo bisogno per espiare i nostri peccati e per prevenirli. I peccati, di cui non abbiamo fatto vera penitenza, costituiscono una minaccia di ricaduta. Il digiuno non deve essere solo della gola e dello stomaco ma anche degli occhi, del tatto, dell'udito, dell’odorato, della fantasia. (d) Gesù è tentato per dare prova della sua fedeltà al Padre ma soprattutto per darci il buon esempio e ottenerci la capacità di vincere anche noi le tentazioni per amore di Dio e del prossimo. Non c’è motivo di aver paura delle tentazioni, perché esse ci perfezionano nella lotta al diavolo e ci fanno manifestare la nostra fedeltà a Dio, che non consente mai che siamo tentati al di sopra delle nostre forze e ci aiuta a superarle. Ma è necessario che ci abituiamo a chiedere il suo aiuto e a essere prudenti. (e) Gesù è tentato in modo diverso da noi. Satana tenta noi coi suggerimenti, facendoci provare piacere all'idea del peccato e attirandoci a consentire a questo piacere. Gesù poteva essere tentato solo col suggerimento. Se vigiliamo e preghiamo e facciamo penitenza, la nostra resistenza alla tentazione diventa rifiuto immediato di essa. (g) Gesù è tentato con parvenza di verità e di bene: “Se sei figlio di Dio!”, e con l'uso delle parole della Sacra Scrittura. Ogni tentazione è pericolosa, ma specialmente quella che ha apparenza di bene. Chiediamo consiglio per essere sicuri di non prendere abbagli in quelle che pensiamo siano ispirazioni.

II – Genesi 2,7-9; 3,1-7 – Dio aveva fatto tanto per i nostri progenitori: li aveva creati, li aveva arricchiti di doni naturali (corpo e anima con intelligenza e volontà) e soprannaturali (vita divina e virtù infuse) e preternaturali (immortalità, impassibilità, integrità e scienza infusa), li conservava nell’esistenza e concorreva alle loro azioni sul piano naturale e soprannaturale (7-9); potevano mangiare tutti i frutti dell’Eden, eccetto il frutto dell’albero della conoscenza di tutto. Nonostante tutti questi doni, i nostri progenitori preferirono credere alle parole di Satana (1-6), che non aveva fatto niente di buono per loro, anziché a Dio, che aveva fatto tutto di bene per loro; non si fidarono delle promesse di Dio e del suo amore, con le conseguenze che sappiamo (6-7): rovinarono se stessi e i loro discendenti. Il peccato è proprio questo: è mancanza di fede, speranza e amore verso Dio e verso il prossimo, con la conseguenza che trasformiamo la nostra vita sulla terra – e quella degli altri -, da un anticipo di paradiso, che potrebbe essere, o in un purgatorio o peggio in un anticipo dell’inferno. Ogni nostro peccato rovina ciascuno di noi e coloro che stanno intorno a noi, specie quelli più vicini, e ci chiude le porte del paradiso. Solo la misericordia di Dio può venire in nostro soccorso, come ci dice S. Paolo nella seconda lettura di oggi.

III – Romani 5,12-19 – Paolo parte dalla constatazione che per il peccato dei progenitori la morte è entrata nel mondo e così la morte passa tutti gli uomini, perché tutti portano le conseguenze del peccato di origine (12); ma Dio nella sua misericordia manda Gesù suo Figlio come Salvatore del mondo (17 per mezzo di Gesù Cristo). Per la disobbedienza di Adamo tutti sono diventati peccatori, ma per l'obbedienza di Gesù, Nuovo Adamo e nuovo capo dell'umanità, tutti gli uomini diventano giusti e amati da Dio (19): è l'obbedienza di Gesù che distrugge la disobbedienza di Adamo e le nostre. Per la colpa di Adamo la morte domina sugli uomini; per la santità di Gesù, gli uomini ricevono l'abbondanza della grazia e diventano giusti, e questo è molto di più (17). La ribellione di Adamo ha causato la condanna di tutti gli uomini, l'obbedienza di Gesù ci ristabilisce nella giusta relazione con Dio, che è fonte di vita eterna per tutti gli uomini (18). Adamo ha trasformato la nostra vita in un inferno, che ci porta alla dannazione eterna, ma la vita di Gesù con la sua passione e morte trasforma la nostra vita in un purgatorio, che ci apre le porte del Paradiso. Grazie alla fede, speranza e carità, ci uniamo a Gesù e per mezzo di Gesù al Padre e così consentiamo loro di salvarci per mezzo dell’attività dello Spirito Santo in noi.

EUCARESTIA. La Parola di Dio ci rivela il piano di salvezza di Dio nei nostri confronti. Il diavolo cerca di farcelo rifiutare, ribellandoci a Dio. Gesù ha vissuto e ha patito, è morto ed è risuscitato, per ottenerci la salvezza, e rende presente se stesso e il suo sacrificio proprio nell’Eucarestia. Unendoci a Gesù nella Messa e nella Comunione, noi diventiamo capaci di vincere il diavolo come e insieme con Gesù e Maria e Giuseppe e i Santi, ai quali ci raccomandiamo perché ci assistano. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica VII Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica VII  Anno A

I - Matteo 5,38-48  - 1. Gesù presenta un’antitesi fra l'AT e i tempi nuovi, fra la legge antica e la nuova. Nell'AT valeva il principio: Occhio per occhio dente per dente, la cosiddetta legge del taglione (39 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; cfr Es 21,24), che si ritrova anche nei codici di 2000 anni prima di Cristo, p. es. nel Codice di Hammurabi (circa 1800 a.C.); esso già era un principio di equilibrio, perché esigeva che la riparazione corrispondesse al danno effettivamente arrecato, e non all'ira o alla prepotenza dell'offeso: Lamec pretendeva una riparazione 77 volte superiore (Gn 4,24)! Gesù rifiuta la legge del taglione e lo spiega con 4 esempi. Egli raccomanda (a) di non vendicarsi di chi ci fa del male (39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio) e di porgere la guancia sinistra a chi colpisce la destra (39 anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra); (b) di lasciare anche il mantello a chi vuol intentare un processo per la camicia (40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello); (c) di accompagnare per 2 km chi vuole obbligare a fare un Km (41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due); (d) di dare e prestare generosamente a chi chiede (42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle). Gesù parla in modo parabolico. Il cristiano, leso nei suoi diritti, certamente deve avere un comportamento nuovo, rispetto a quello dell'AT; comunque non vanno prese alla lettera le parole di Gesù: egli vuol dire che non bisogna rispondere al male col male - cosa che creerebbe due cattivi invece di uno - ma deve rispondere col bene al male. Non è certo obbligato a offrire l'altra guancia, perché neanche Gesù l'ha fatto davanti ad Anna (Gv 18,22-23) e neanche Paolo davanti al Sinedrio (At 23,1-3). La carità può obbligare a subire un'ingiustizia senza protestare, ma non è la via normale. La legge evangelica non cancella i rapporti e neanche le leggi dello Stato che regolano i rapporti, ma nostro Signore insegna qualcosa che è più alto della semplice giustizia. A volte è necessario rivendicare i propri diritti e sarebbe addirittura peccato non farlo; così potrebbe essere sbagliatissimo prestare e dare a tutti tutto quello che chiedono: a un tossicodipendente o alcolizzato bisogna rifiutare i soldi perché se ne potrebbe servire per la droga o l’alcool. Se questi chiedono soldi per mangiare, è prudente dar loro il cibo ma non i soldi. L’amore deve essere dato a tutti senza limiti, ma l’elemosina e le espressioni di relazione vanno fatte tenendo conto delle situazioni concrete.

2. L'ultima antitesi riguarda l'amore al prossimo. Nell'AT era comandato l'amore al prossimo (43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo; cfr Lv 19,18), ma non l'odio dei nemici (43 e odierai il tuo nemico), anche se ci sono vari testi, che raccomandano di tenersi lontano dagli altri popoli, perché potevano portare all'idolatria, e altri testi, che non sono teneri verso i nemici del popolo ebreo (Sal 137,8-9; 139,21-22); purtroppo gli Ebrei ritenevano per “prossimo” solo quelli del proprio popolo. Gesù propone il suo comandamento dell'amore al prossimo: egli ordina proprio l'amore per i nemici e i persecutori, per i quali occorre pregare (44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano), e dà due motivazioni: (a) per poter essere veramente figli di Dio, del Padre di tutti gli uomini, che è nei cieli e che dona il suo sole e la sua pioggia senza fare differenza fra amici e nemici (45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti); (b) per poter meritare la ricompensa del Padre Celeste: non possiamo pensare di riceverla se amiamo e salutiamo solo chi ci ama e ci saluta, come sanno i pubblici peccatori (46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?) o come fanno anche i pagani (47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?). Il nostro modello di comportamento deve essere il Padre Celeste e dobbiamo tendere a essere perfetti come lui (48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste), e come Gesù, che ha pregato per i persecutori sulla croce (Lc 23,34). L'amore del prossimo, che Dio ci propone nella sua Parola attraverso Gesù, è veramente divino e ci porta all'altezza della nostra dignità di suoi figli: rendere male per bene è diabolico - e ogni peccato è rendere male a Dio che ci vuole bene e ci fa il bene -; rendere bene per bene è umano – è spontaneo in chi ha un minimo di equilibrio psicologico -; rendere bene per male è proprio di Dio: del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, come ci fa conoscere la storia della salvezza. Con le nostre forze non ce la faremo mai, ma con la grazia di Dio tutto è possibile.

II - Levitico 29,1-2.17-18 - (a) Dio ordina a Mosè (1 Il Signore parlò a Mosè e disse) di parlare a tutto il popolo di Israele, ordinando loro di diventare santi, perché egli, il Signore loro è santo: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo (2): in questo modo mostreranno l'amore verso Dio. L'amore crea unione; ma se Dio è santo e il popolo non lo è, l'unione non si realizza. Il popolo ebreo deve essere santo per due motivi: perché ogni uomo è creato a somiglianza di Dio (Gn 1,26), e quindi deve riprodurre in sé questa realtà divina che è la santità; e anche perché è stato riscattato da Dio per farlo suo popolo e quindi appartenergli. La santità di Dio sta nell'escludere il male e fare il bene; così deve fare anche il fedele ebreo, scegliendo di praticare la Legge di Dio. (b) Il fedele deve praticare l'amore verso il prossimo (18 ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore). Anche tutti gli altri uomini sono a immagine di Dio, e specie quelli annessi al suo popolo. Anzitutto non deve covare odio nel proprio cuore (17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello) o rancore (18 e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo), che sono all'origine delle vendette (18 Non ti vendicherai); inoltre occorre rimproverare il fratello apertamente per i suoi peccati per evitare di diventarne corresponsabile (17 rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui). Non è sempre facile rimproverare; occorre osservare le condizioni per la correzione fraterna: avere una certa autorità almeno morale o ascendente sulla persona da correggere, ci sia fondata speranza che accetterà, farla con molto garbo. Amare il prossimo come se stessi è definita la regola d’oro ed è misura di equilibrio; essa si esprime in termini negativi: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” e in termini positivi: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti (Mt 7,12). Ma Gesù è andato ben oltre la regola d’oro, perché ha chiesto ai suoi discepoli l’amore sia per i nemici sia per il prossimo come Lui ha amato noi: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv 15,12); questo è il criterio più sicuro perché a volte si intende l'amore verso di noi e i familiari in modo squilibrato, come l'“amore” possessivo e la gelosia esasperata, che sono segni di debolezza psicologica e soprattutto di incapacità di amare.

III - 1Corinzi 3,16-23 – (a) Per gli Ebrei la casa di Dio era il Tempio di Gerusalemme, ma molte volte Dio aveva precisato che abitava in mezzo al popolo (Lv 26,12), e questa presenza si manifestò prima dell’esistenza del Tempio e dopo la distruzione di esso. Il Tempio di Dio era considerato santo, perché dimora di Dio e partecipe della sua santità e la sua profanazione attirava l’ira e i castighi di Dio. Poiché il Popolo di Dio era anche dimora di Dio, anche la profanazione di esso non sarebbe sfuggita ai castighi. S. Paolo si rivolge proprio all’insieme dei membri della Chiesa di Corinto e ricorda loro che essi sono il tempio di Dio, dove abita lo Spirito di Dio (16 Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?). Gesù aveva detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, cioè in quanto discepoli, egli è presente in mezzo a loro (Mt 18,20); anche qui vale che profanare il tempio di Dio, che è la comunità dei fedeli (17 Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi) provoca l’ira e i castighi di Dio, fino alla distruzione (17 Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui). Le divisioni fra i Corinzi costituivano un attentato al tempio di Dio, che è la comunità; Paolo li avverte che i castighi di Dio sono già in corso, per es. a causa dei disordini nella celebrazione eucaristica  (1 Cor 11,20-34). Anche noi stiamo attenti a non creare divisioni delle nostre comunità e ancora meno nella Chiesa Universale e a non aderire a gruppi, che fomentano le divisioni: ciò dispiace molto al Signore. (b) S. Paolo raccomanda ancora di non crearsi illusioni e inorgoglirsi per la sapienza mondana (18 Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo), perché Dio la giudica negativamente (19 perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio). Per sapienza mondana non si intende la cultura, che la cosa positiva, ma quel modo di giudicare la realtà, escludendo Dio e i suoi insegnamenti da essa, secondo i modi di vedere di questo mondo: per es. Gesù proclama che sono beati i poveri e quelli che hanno il cuore distaccato dai beni di questo mondo; la mentalità mondana invece dice beati ricchi, ecc. Dio rifiuta questo tipo di sapienza e Paolo cita due testi dell'AT: Dio fa cadere i sapienti (mondani) nella trappola della loro astuzia (19 Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia; cfr Gb 5,13) e Dio conosce i pensieri dei sapienti e sa che non valgono nulla (20 E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani; cfr Sal 94,11). Paolo perciò li invita a diventare pazzi agli occhi di questo mondo e questo significherà che hanno acquistato la Sapienza Divina (18 si faccia stolto per diventare sapiente), che porta a condividere il modo di pensare di Dio per mezzo della fede e del dono dello Spirito, che è la sapienza, collegata coi doni dell’intelletto e della scienza e del consiglio. Paolo esorta infine di non vantarsi di appartenere a qualcuno (21 Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini), che non sia Dio stesso, perché tutto appartiene a Dio: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro (22): e quindi tutto appartiene ai Corinzi ed è al loro servizio (21 perché tutto è vostro; 22 tutto è vostro!); ma essi appartengono a Cristo e Cristo al Padre: Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (23). Stiamo attenti a non lasciarci guidare dai criteri della sapienza mondana nell’impostazione della nostra vita e nelle nostre scelte e decisioni: impegniamoci a crescere nella fede e nella carità, che ci uniscono e Dio e ci rendono partecipi del suo modo di pensare e di amare.

EUCARESTIA. Essa è fatta dalla Chiesa e fa la Chiesa. Nella Messa ascoltiamo la Parola di Dio, che ci rende partecipi del modo di pensare di Dio, e ci uniamo a Gesù Eucarestia, che ci abilita a trasformare la nostra vita secondo il suo modo di vivere: non possiamo aspettarci di più e di meglio per pensare e vivere da sapienti secondo Dio. Preghiamo la Sede della Sapienza e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni e Santi di oggi, che ci ottengano di essere sapienti in tutto come loro. (mons. Francesco Spaduzzi)