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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica VII Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica VII  Anno A

I - Matteo 5,38-48  - 1. Gesù presenta un’antitesi fra l'AT e i tempi nuovi, fra la legge antica e la nuova. Nell'AT valeva il principio: Occhio per occhio dente per dente, la cosiddetta legge del taglione (39 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; cfr Es 21,24), che si ritrova anche nei codici di 2000 anni prima di Cristo, p. es. nel Codice di Hammurabi (circa 1800 a.C.); esso già era un principio di equilibrio, perché esigeva che la riparazione corrispondesse al danno effettivamente arrecato, e non all'ira o alla prepotenza dell'offeso: Lamec pretendeva una riparazione 77 volte superiore (Gn 4,24)! Gesù rifiuta la legge del taglione e lo spiega con 4 esempi. Egli raccomanda (a) di non vendicarsi di chi ci fa del male (39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio) e di porgere la guancia sinistra a chi colpisce la destra (39 anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra); (b) di lasciare anche il mantello a chi vuol intentare un processo per la camicia (40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello); (c) di accompagnare per 2 km chi vuole obbligare a fare un Km (41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due); (d) di dare e prestare generosamente a chi chiede (42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle). Gesù parla in modo parabolico. Il cristiano, leso nei suoi diritti, certamente deve avere un comportamento nuovo, rispetto a quello dell'AT; comunque non vanno prese alla lettera le parole di Gesù: egli vuol dire che non bisogna rispondere al male col male - cosa che creerebbe due cattivi invece di uno - ma deve rispondere col bene al male. Non è certo obbligato a offrire l'altra guancia, perché neanche Gesù l'ha fatto davanti ad Anna (Gv 18,22-23) e neanche Paolo davanti al Sinedrio (At 23,1-3). La carità può obbligare a subire un'ingiustizia senza protestare, ma non è la via normale. La legge evangelica non cancella i rapporti e neanche le leggi dello Stato che regolano i rapporti, ma nostro Signore insegna qualcosa che è più alto della semplice giustizia. A volte è necessario rivendicare i propri diritti e sarebbe addirittura peccato non farlo; così potrebbe essere sbagliatissimo prestare e dare a tutti tutto quello che chiedono: a un tossicodipendente o alcolizzato bisogna rifiutare i soldi perché se ne potrebbe servire per la droga o l’alcool. Se questi chiedono soldi per mangiare, è prudente dar loro il cibo ma non i soldi. L’amore deve essere dato a tutti senza limiti, ma l’elemosina e le espressioni di relazione vanno fatte tenendo conto delle situazioni concrete.

2. L'ultima antitesi riguarda l'amore al prossimo. Nell'AT era comandato l'amore al prossimo (43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo; cfr Lv 19,18), ma non l'odio dei nemici (43 e odierai il tuo nemico), anche se ci sono vari testi, che raccomandano di tenersi lontano dagli altri popoli, perché potevano portare all'idolatria, e altri testi, che non sono teneri verso i nemici del popolo ebreo (Sal 137,8-9; 139,21-22); purtroppo gli Ebrei ritenevano per “prossimo” solo quelli del proprio popolo. Gesù propone il suo comandamento dell'amore al prossimo: egli ordina proprio l'amore per i nemici e i persecutori, per i quali occorre pregare (44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano), e dà due motivazioni: (a) per poter essere veramente figli di Dio, del Padre di tutti gli uomini, che è nei cieli e che dona il suo sole e la sua pioggia senza fare differenza fra amici e nemici (45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti); (b) per poter meritare la ricompensa del Padre Celeste: non possiamo pensare di riceverla se amiamo e salutiamo solo chi ci ama e ci saluta, come sanno i pubblici peccatori (46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?) o come fanno anche i pagani (47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?). Il nostro modello di comportamento deve essere il Padre Celeste e dobbiamo tendere a essere perfetti come lui (48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste), e come Gesù, che ha pregato per i persecutori sulla croce (Lc 23,34). L'amore del prossimo, che Dio ci propone nella sua Parola attraverso Gesù, è veramente divino e ci porta all'altezza della nostra dignità di suoi figli: rendere male per bene è diabolico - e ogni peccato è rendere male a Dio che ci vuole bene e ci fa il bene -; rendere bene per bene è umano – è spontaneo in chi ha un minimo di equilibrio psicologico -; rendere bene per male è proprio di Dio: del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, come ci fa conoscere la storia della salvezza. Con le nostre forze non ce la faremo mai, ma con la grazia di Dio tutto è possibile.

II - Levitico 29,1-2.17-18 - (a) Dio ordina a Mosè (1 Il Signore parlò a Mosè e disse) di parlare a tutto il popolo di Israele, ordinando loro di diventare santi, perché egli, il Signore loro è santo: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo (2): in questo modo mostreranno l'amore verso Dio. L'amore crea unione; ma se Dio è santo e il popolo non lo è, l'unione non si realizza. Il popolo ebreo deve essere santo per due motivi: perché ogni uomo è creato a somiglianza di Dio (Gn 1,26), e quindi deve riprodurre in sé questa realtà divina che è la santità; e anche perché è stato riscattato da Dio per farlo suo popolo e quindi appartenergli. La santità di Dio sta nell'escludere il male e fare il bene; così deve fare anche il fedele ebreo, scegliendo di praticare la Legge di Dio. (b) Il fedele deve praticare l'amore verso il prossimo (18 ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore). Anche tutti gli altri uomini sono a immagine di Dio, e specie quelli annessi al suo popolo. Anzitutto non deve covare odio nel proprio cuore (17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello) o rancore (18 e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo), che sono all'origine delle vendette (18 Non ti vendicherai); inoltre occorre rimproverare il fratello apertamente per i suoi peccati per evitare di diventarne corresponsabile (17 rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui). Non è sempre facile rimproverare; occorre osservare le condizioni per la correzione fraterna: avere una certa autorità almeno morale o ascendente sulla persona da correggere, ci sia fondata speranza che accetterà, farla con molto garbo. Amare il prossimo come se stessi è definita la regola d’oro ed è misura di equilibrio; essa si esprime in termini negativi: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” e in termini positivi: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti (Mt 7,12). Ma Gesù è andato ben oltre la regola d’oro, perché ha chiesto ai suoi discepoli l’amore sia per i nemici sia per il prossimo come Lui ha amato noi: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv 15,12); questo è il criterio più sicuro perché a volte si intende l'amore verso di noi e i familiari in modo squilibrato, come l'“amore” possessivo e la gelosia esasperata, che sono segni di debolezza psicologica e soprattutto di incapacità di amare.

III - 1Corinzi 3,16-23 – (a) Per gli Ebrei la casa di Dio era il Tempio di Gerusalemme, ma molte volte Dio aveva precisato che abitava in mezzo al popolo (Lv 26,12), e questa presenza si manifestò prima dell’esistenza del Tempio e dopo la distruzione di esso. Il Tempio di Dio era considerato santo, perché dimora di Dio e partecipe della sua santità e la sua profanazione attirava l’ira e i castighi di Dio. Poiché il Popolo di Dio era anche dimora di Dio, anche la profanazione di esso non sarebbe sfuggita ai castighi. S. Paolo si rivolge proprio all’insieme dei membri della Chiesa di Corinto e ricorda loro che essi sono il tempio di Dio, dove abita lo Spirito di Dio (16 Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?). Gesù aveva detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, cioè in quanto discepoli, egli è presente in mezzo a loro (Mt 18,20); anche qui vale che profanare il tempio di Dio, che è la comunità dei fedeli (17 Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi) provoca l’ira e i castighi di Dio, fino alla distruzione (17 Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui). Le divisioni fra i Corinzi costituivano un attentato al tempio di Dio, che è la comunità; Paolo li avverte che i castighi di Dio sono già in corso, per es. a causa dei disordini nella celebrazione eucaristica  (1 Cor 11,20-34). Anche noi stiamo attenti a non creare divisioni delle nostre comunità e ancora meno nella Chiesa Universale e a non aderire a gruppi, che fomentano le divisioni: ciò dispiace molto al Signore. (b) S. Paolo raccomanda ancora di non crearsi illusioni e inorgoglirsi per la sapienza mondana (18 Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo), perché Dio la giudica negativamente (19 perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio). Per sapienza mondana non si intende la cultura, che la cosa positiva, ma quel modo di giudicare la realtà, escludendo Dio e i suoi insegnamenti da essa, secondo i modi di vedere di questo mondo: per es. Gesù proclama che sono beati i poveri e quelli che hanno il cuore distaccato dai beni di questo mondo; la mentalità mondana invece dice beati ricchi, ecc. Dio rifiuta questo tipo di sapienza e Paolo cita due testi dell'AT: Dio fa cadere i sapienti (mondani) nella trappola della loro astuzia (19 Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia; cfr Gb 5,13) e Dio conosce i pensieri dei sapienti e sa che non valgono nulla (20 E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani; cfr Sal 94,11). Paolo perciò li invita a diventare pazzi agli occhi di questo mondo e questo significherà che hanno acquistato la Sapienza Divina (18 si faccia stolto per diventare sapiente), che porta a condividere il modo di pensare di Dio per mezzo della fede e del dono dello Spirito, che è la sapienza, collegata coi doni dell’intelletto e della scienza e del consiglio. Paolo esorta infine di non vantarsi di appartenere a qualcuno (21 Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini), che non sia Dio stesso, perché tutto appartiene a Dio: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro (22): e quindi tutto appartiene ai Corinzi ed è al loro servizio (21 perché tutto è vostro; 22 tutto è vostro!); ma essi appartengono a Cristo e Cristo al Padre: Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (23). Stiamo attenti a non lasciarci guidare dai criteri della sapienza mondana nell’impostazione della nostra vita e nelle nostre scelte e decisioni: impegniamoci a crescere nella fede e nella carità, che ci uniscono e Dio e ci rendono partecipi del suo modo di pensare e di amare.

EUCARESTIA. Essa è fatta dalla Chiesa e fa la Chiesa. Nella Messa ascoltiamo la Parola di Dio, che ci rende partecipi del modo di pensare di Dio, e ci uniamo a Gesù Eucarestia, che ci abilita a trasformare la nostra vita secondo il suo modo di vivere: non possiamo aspettarci di più e di meglio per pensare e vivere da sapienti secondo Dio. Preghiamo la Sede della Sapienza e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni e Santi di oggi, che ci ottengano di essere sapienti in tutto come loro. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Ordinario: Domenica VI Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica VI Anno A

I - Matteo 5,17-37 – (a) Gesù ammonisce i discepoli che, per entrare nel Regno dei Cieli, è indispensabile essere giusti agli occhi di Dio in modo  superiore a quello dei farisei (20 Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli); essi osservano la legge di Mosè a puntino, ma non mirano all'atteggiamento profondo del cuore, all'interiorità, alla retta intenzione, alle quali devono invece fare molta attenzione i discepoli di Gesù. Egli vuole non un’osservanza esteriore e formalistica dei comandamenti, ma l'amore verso Dio e il prossimo attraverso la ricerca unica della gloria di Dio e la sincerità dei rapporti coi fratelli. Per questo Gesù dichiara di non essere venuto ad abrogare la Legge dell'AT, ma a portarla alla perfezione, al compimento (17 Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento), unificandola nel primato del precetto dell'amore a Dio e al prossimo. Intanto nulla sarà cancellato della Legge finché non sia compiuta (18 In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto); chi non la mette in pratica nel più piccolo dei comandamenti e insegna a fare altrettanto sarà il più piccolo nel regno di Dio (19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli), mentre chi pratica e insegna la Legge sarà grande (19 Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli). Esaminiamoci se c'è del farisaico nel nostro modo di osservare la Legge di Dio. Vediamo se siamo cresciuti spiritualmente nel senso di praticare i comandamenti come espressione di amore e se mettiamo l'accento sull'interiorità e la retta intenzione, cioè se ci impegniamo ad agire per Dio e non per la gloria umana o per accaparrarci la simpatia o i favori degli uomini. (b) A proposito dell'amore verso il prossimo Gesù  mette a confronto la Legge antica, che proibiva l'uccisione sotto pena di giudizio (21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio) e la nuova, che intende impedire già l'ira (22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello), che porta alla violenza verbale e fisica (22 dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna). Gesù vuole che ci teniamo alla riconciliazione col fratello più e prima dello stesso culto (23-24 Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono) e che troviamo l'accordo coi fratelli prima di presentarci al giudizio di Dio (25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione), perché in paradiso sono ammessi solo coloro che amano Dio e i fratelli e hanno cercato sinceramente la riconciliazione con tutti (26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!). Teniamo sotto controllo i nostri sentimenti negativi nei riguardi del prossimo. Lottiamo contro la superbia, l'avarizia, l’ira, l'invidia, l'accidia, che rovinano i rapporti col prossimo e mettono a rischio quelli con Dio. Gesù ci ammonisce a tenere sotto controllo già il primo sentimento negativo, che è l’ira o l'antipatia e il pregiudizio.

2. Gesù riferisce due precetti di morale matrimoniale e li contrappone alla nuova morale, che Egli propone. (a) (A) Fu proibito l'adulterio nei dieci comandamenti (27 Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio); ma Gesù proibisce anche il desiderio di un uomo libero o di una donna libera rispettivamente verso una donna sposata o un uomo sposato, perché esso è già adulterio nel proprio cuore (28 Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore). (B) Agli antichi fu consentito di ripudiare la moglie (31 Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”), ma Gesù proibisce il divorzio, perché espone all'adulterio la donna divorziata e chi la sposa (32 Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio). Poiché nel campo della morale sessuale siamo molto tentati e la capacità di resistere non è gran che, è necessario essere molto decisi al punto di cavare l'occhio (29 Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te) e di tagliare la mano che dovessero dare scandalo (30 E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te), perché è meglio entrare nella vita eterna con un occhio solo o con una mano sola che andare all'inferno con due occhi e due mani (29 … ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna; 30 ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna). L'educazione all'amore non sessuale e all'amore sessuale è una cosa importantissima per la crescita dei bambini: purtroppo c’era molta ignoranza e incapacità o anche semplicemente imbarazzo nei genitori passati e c'è negli attuali in questo campo; si creano così le basi anche per i fallimenti futuri nelle amicizie e nella vita matrimoniale e familiare. La tv e i mezzi di comunicazione in genere danno idee molto incomplete e anche del tutto sbagliate, oltre che pseudo-psicologiche e psseudo-scientifiche e pseudo-educatrici in questo campo così importante. Preghiamo molto per i bambini e i giovani, che sono rovinosamente bombardati, specialmente oggi, e non è neanche possibile controllarli per la grande diffusione dei computer e telefonini. (b) L'altro insegnamento di Gesù è sul giuramento: agli antichi fu detto di non giurare il falso e mantenere le promesse giurate (33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”). Ma Gesù dice di evitare ogni forma di giuramento (34 Ma io vi dico: non giurate affatto) nel nome di Dio o delle creature di Dio, come il cielo (34 né per il cielo, perché è il trono di Dio) o la terra (35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi) o Gerusalemme (35 né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re), e la propria testa, perché non abbiamo potere su di essa (36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello); invece le nostre risposte devono essere semplici e dirette: basta rispondere sì o no secondo la verità ed evitare il di più (37 Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”), e di giurare, che può essere suggerito dal diavolo (37 il di più viene dal Maligno). Siamo sinceri e quando non possiamo dire la verità per motivi di dovere o prudenza o carità, cerchiamo di trovare una formula per evitare bugie, anche semplicemente dicendo che “non sappiamo” o “non ricordiamo” (si intende: per te); e, se ci costa dire una verità, che dobbiamo dire, dichiariamola con coraggio e dolcezza, come hanno fatto Gesù e gli Apostoli e i Santi.

II - Siracide 15,16-21 - Dio è onnipotente e infinitamente sapiente, e perciò vede tutto (18 Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa); Egli conosce tutte le azioni degli uomini e guarda con particolare attenzione quelli che nutrono amore rispettoso per Lui (19 I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini). All’uomo Dio ha dato il libero arbitrio (16 là dove vuoi tendi la tua mano), e perciò gli sarà dato ciò che vuole (17 a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà): può scegliere fra bene e male ma le conseguenze della scelta sono rispettivamente la vita e la morte (17 Davanti agli uomini stanno la vita e la morte); è come allungare la mano e toccare acqua o fuoco, portandone le conseguenze (16 Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua). Comunque Dio non ha ordinato o permesso la malvagità o il peccato (20 A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare). D'altra parte l'osservanza dei comandamenti con la fiducia in Dio dipende anche dall’impegno dell’uomo: Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti; l’essere fedele dipende dalla tua buona volontà (15) e costituisce per l’uomo una difesa e sorgente di vita. L'uomo è libero e, quando sta a un bivio, dipende dalla sua libera decisione scegliere fra la via dell'obbedienza a Dio – e quindi della salvezza -, e la via della ribellione a Dio e del peccato - e quindi della dannazione con tutti i risvolti negativi anche in questa vita. Chiediamo la grazia di essere fedeli al Signore sempre e che Egli ci difenda dalle insidie del maligno.

III - 1Corinzi 2,6-10 - C'è una sapienza, che è ritenuta tale dalle persone mondane e che è creata da loro e che è condivisa dai dominatori di questo mondo (6 di questo mondo… dei dominatori di questo mondo), che sono il diavolo, principe (Gv 14,30) e dio di questo mondo (2Cor 4,4), che si oppone all’unico vero Dio, e gli uomini che ne accettano il dominio: essi sono condannati alla distruzione (6 che vengono ridotti al nulla). Costoro non conobbero – e non conoscono - la Sapienza di Dio, altrimenti non avrebbero crocifisso Gesù, che è Dio Glorioso (8 Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria). Come dice la Parola di Dio nell’AT (Is 64,3; 65,16), le capacità umane, cioè occhio, orecchio e cuore umano, da sole, non sono in condizioni di percepire la Sapienza divina (9 Ma, come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo). Invece la Sapienza vera è di Dio e viene da Dio e consiste nel piano di salvezza, pensato da Dio dall'eternità per la nostra felicità; tale Sapienza è restata nascosta nell’AT (7 Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria), ma è stata rivelata agli Apostoli e ai Profeti del NT per mezzo dello Spirito Santo (10 Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito). Questa Sapienza divina Paolo predica ai perfetti (6 Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo), cioè a coloro che praticano seriamente fede, speranza e carità e quindi sono intimamente uniti al Padre per mezzo di Cristo col sostegno dello Spirito Santo; è una realtà meravigliosa, che è stata preparata per costoro (9 Dio le ha preparate per coloro che lo amano); lo Spirito viene in loro soccorso perché Egli conosce bene tutto di Dio e del creato (10 lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio). Pratichiamo fede, speranza e carità con impegno e fedeltà nella vita quotidiana con l’osservanza dei comandamenti e dei doveri in ogni circostanza. Mettiamoci in ascolto della Parola di Dio e meditiamola: la nostra vita si aprirà all’accoglienza del dono della Sapienza di Dio.

EUCARESTIA. E’ il centro e la sorgente della sapienza cristiana, perché incontriamo Gesù che ci parla (ci comunica la sua Sapienza) e si dona a noi nella comunione eucaristica come sorgente di vita eterna. Preghiamo la Madonna e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni perché portiamo disposizioni interiori di fede e speranza e carità profonde nell’incontro col Signore (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica V Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica V Anno A

I - Matteo 5,13-16 – 1. Gesù ha proposto le Beatitudini ai discepoli e ha ricordato loro che la persecuzione è qualcosa che li accompagnerà sempre: bisogna accettare di essere poveri e anche di essere perseguitati per la propria fedeltà a Dio; poi paragona i discepoli alla luce e al sale. Dice loro che essi sono la luce del mondo: Voi siete la luce del mondo (14). In realtà anzitutto è Dio la luce (Sal 26,1; 4,7; 19,29; 35,10; 42,3) e prima sorgente della luce; anche Gesù dice di sé che è la luce (Gv 8,12; 1,4.5.7.8.9; 9,5); i discepoli, per la fede e il battesimo e la carità, sono uniti a Cristo, ricevono la luce da lui e a loro volta diventano luce per gli altri. La luce è sempre ben visibile, proprio come una città che si trova su un monte (14 non può restare nascosta una città che sta sopra un monte): forse Gesù indicava la città di Safar a 700 m. di altezza, come i paesi della Lucania; anche in una casa la lampada non si mette sotto il secchio ma in alto perché faccia luce a tutti quelli che stanno in casa (15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro; e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa); alla stessa maniera la luce dei discepoli deve risplendere davanti agli uomini di modo che questi vedano le loro azioni buone e ringrazino Dio loro Padre, che è nei cieli (16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli). La luce dei discepoli è certamente nella trasmissione fedele, inalterata e coraggiosa, della Parola di Dio, che parte da Dio e attraverso Gesù arriva agli Apostoli e a noi; ma sta soprattutto nelle opere buone, cioè nel mettere in pratica la Parola di Dio con la sua grazia, come facevano Maria e Giuseppe, la migliore e il migliore dei Discepoli di Gesù, ognuno di essi madre e fratelli e sorelle di Gesù (Mt 12,50). I Discepoli fanno le opere buone, ma i non credenti e i poco credenti le vedono e ne ricavano il buon esempio e hanno l’occasione di ringraziare Dio per tali buone opere; così incominciano a sentirsi attratti da questa luce di Dio e di Cristo, che arriva a loro attraverso il discepolo, e desiderano a loro volta di diventare anche loro discepoli. Il cristianesimo si diffonde  non tanto o non solo grazie alla parola umana, quanto e molto più per attrazione.

2. Come il Discepolo è luce del mondo, così ne è il sale: Voi siete il sale della terra (13). Esso  serve come purificante e conservante e per dare sapore ai cibi; così i Discepoli con la loro testimonianza per il Vangelo, quella della parola e della vita, hanno il compito di preservare il mondo dalla corruzione e di donare alla convivenza umana la dignità e responsabilità, che si addicono ai figli di Dio. Se i Discepoli non lo fanno, diventeranno inutili (13 A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente) e toglieranno al mondo la luce della fede e il calore della carità; inoltre non preserveranno il mondo dalla corruzione del male e non gli daranno il gusto della vita, che solo loro possono dare, perché sono i portatori di un mondo nuovo; d’altronde se il sale - per assurdo – perde il suo sapore, nulla potrà ridarglielo (13 ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?). Con questo avviso Gesù raccomanda la fedeltà e la perseveranza, giacché chi non vive secondo le beatitudini perde la qualità di discepolo. E noi? Viviamo con impegno le beatitudini e diamo il buon esempio per mostrare il nostro amore a Cristo e per aiutare altri a sentire il desiderio di appartenergli? Gandi diceva che ammirava il cristianesimo ma non i cristiani e perciò non si diventava cristiano. Certamente esagerava, ma è vero che la nostra testimonianza scadente allontana tanti dall’avvicinarsi a Cristo.

II - Isaia 58,7-10 - Dio avverte il suo popolo che Egli vuole che non si opprimano gli altri e di non si disprezzino e non si chiacchieri contro di loro (9 Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio); richiede che si divida il cibo con chi ha fame e si sazi il povero (10 se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore), e anche che si ospitino i poveri senza tetto e si dia un vestito a chi non l'ha, e infine che non si abbandonino i propri simili, parenti compresi (7 nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?): anzi in questo consiste il vero digiuno secondo la volontà di Dio (7 Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato). A coloro che faranno questo tipo di digiuno, Dio promette che risponderà loro quando Lo chiameranno in aiuto e dirà loro: “Eccomi” quando Gli chiederanno assistenza (9 Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!»); di conseguenza  i suoi mali scompariranno rapidamente (8 la tua ferita si rimarginerà presto). In sostanza se il popolo di Dio si comporterà in modo giusto, Dio lo proteggerà con la sua presenza (8 Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà) e per esso ci sarà l'alba di un nuovo giorno (8 Allora la tua luce sorgerà come l’aurora), la luce scaccerà l'oscurità, in cui vive (10 allora brillerà fra le tenebre la tua luce), e sarà circondato dalla luce piena del giorno (10 la tua tenebra sarà come il meriggio). Dio vuole l'osservanza dei comandamenti, che rappresenta la pratica dell'amore verso Dio e verso il prossimo, e in particolare le opere di carità verso il bisognoso. Questo per Dio è il vero digiuno, che deve perciò consistere nel rinunciare al peccato e nel fare il bene. A noi, se noi faremo questo, Dio promette la sua presenza e protezione, l'esaudimento delle preghiere, di farci diventare faro che riceve la luce da Dio e la trasmette agli altri. Le nostre opere buone, che sono dono di Dio a noi, diventano da se stesse per gli altri luce, che attira verso Dio. Impegniamoci a fare le opere buone per la gloria di Dio e la salvezza del nostro prossimo.

III - 1Corinzi 2,1-5 - Paolo ricorda ai cristiani di Corinto che egli fece conoscere loro il messaggio di Dio con semplicità di linguaggio, senza sfoggio di parole piene di sapienza umana (1 Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza); aveva deciso di insegnare loro solo Cristo Crocifisso (2 Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso); perciò si presentò loro debole e pieno di timori e preoccupazioni (3 Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione). Egli predicò loro senza abili discorsi di sapienza umana, perché era la forza dello Spirito che doveva persuaderli e farli aderire a Cristo (4 La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza). Perciò la loro fede era fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (5 perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio). La nostra fede è sintentizzata nel Credo, che professiamo nella Messa: il più lungo è il cosiddetto Niceno-costantinopolitano, perché fu composto nel concilio di Nicea del 325 e in quello di Costantinopoli del 381; l’altro è il cosiddetto Simbolo Apostolico, antichissima professione di fede, anteriore al precedente e attribuito agli stessi Apostoli; entrambi espongono i 2 misteri principali della fede: unità e Trinità di Dio e incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù Cristo, con un accenno alla Chiesa terrestre e celeste, alla remissione dei peccati, al battesimo, e alla nostra resurrezione finale. C’è una terza professione di fede, brevissima: il segno della croce, che i cristiani dovrebbero fare con attenzione e devozione nei momenti principali della giornata. Queste verità fondamentali le aveva predicate Pietro con linguaggio semplicissimo, Paolo con linguaggio semplice, Apollo con linguaggio elegante, ma sono sempre le stesse verità: è sempre lo Spirito che parla attraverso gli Apostoli e i loro successori e collaboratori e inoltre apre il cuore dell’uomo all'accoglienza della Parola. Saremmo stolti ad attaccarci ai maestri eleganti e rifiutare quelli semplici: rischiamo di rimanere senza la Parola di Dio e senza nutrimento spirituale. Impariamo a gustare la Parola di Dio sia direttamente dalla Sacra Scrittura sia dai predicatori più o meno dotti, concentrando la nostra attenzione sul cibo, che è la Parola di Dio, ed evitando di dare importanza al piatto, che ce la presenta. Cerchiamo di leggere la Bibbia intera almeno una volta in vita, in modo da avere anche uno sguardo d’insieme, in cui inserire le singole letture, che ascoltiamo nelle celebrazioni liturgiche o leggiamo per conto nostro. Basterebbe leggere ogni giorno 35 versetti dell’AT e 11 del Nuovo Testamento e in due anni leggeremmo tutta la Bibbia, eccetto i Salmi, che vanno letti a parte, perché preghiere.

EUCARESTIA. Dio vuole da noi l’amore a Lui e al prossimo, fatto a sua immagine; poiché siamo deboli, ogni domenica, e anche ogni giorno, mette a nostra disposizione la duplice mensa della Parola e del Corpo e Sangue di Cristo, in modo che diventiamo capaci di vivere, facendo la volontà di Dio. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di partecipare con fede e amore all’Eucarestia domenicale, e meglio ancora più frequentemente. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Presentazione di Gesù al Tempio (2 febbraio)

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Presentazione di Gesù al Tempio (2 febbraio)

I - Luca 2,22-40 – 1. Maria e Giuseppe - e con loro Gesù - si sottopongono alla Legge ebraica come viene ricordata qui ben 5 volte; essa è definita tre volte legge del Signore (23 come è scritto nella legge del Signore; 39 secondo la legge del Signore; 24 come prescrive la legge del Signore), una volta viene detta legge di Mosè (22 secondo la legge di Mosè) e una volta si parla solo di Legge (27 per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo). Gli Ebrei avevano un vero culto per la Legge: essa costituiva la volontà sapientissima di Dio, manifestata agli uomini, ed erano sapienti coloro che la conoscevano e la praticavano; già il semplice fatto di conoscerla era considerato grande privilegio. Questa venerazione per la Legge si esprime nel Salmo 118 (119), il più lungo, che è anche il capitolo più ampio della Bibbia con i suoi 178 versetti: esso celebra la sapienza di Dio, che dà la Legge e le grandezze della Legge, la santità di chi l’osserva e la protezione che Dio gli dà. Qui la Legge riguarda due volte Maria, che è obbligata alla purificazione dopo il parto e all’offerta del sacrificio espiatorio (22 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi), due volte Gesù, che in quanto primogenito è riservato a Dio (23 Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 27 mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù), e una volta senza riferimenti particolari (39 Quando ebbero adempiuto ogni cosa). In sintesi erano indicati obbligatori dalla Legge due punti: (a) uno riguardava la madre che doveva presentarsi al Tempio 40 giorni dopo la nascita di un maschio per purificarsi dal sangue, che aveva perduto al momento della nascita e doveva offrire un agnello o un capretto di un anno, se benestante, oppure due tortore o due giovani colombi, se povera (Lv 12,8; cfr 24); Maria poteva farne a meno, perché aveva concepito e partorito restando vergine e quindi senza perdita di sangue; (b) l'altro riguardava il padre del bambino, che aveva l'obbligo di offrire a un sacerdote ebreo 5 sicli d'argento (57 grammi) per il riscatto del primogenito di qualsiasi sua moglie: serviva per ricordare che i primogeniti ebrei erano stati salvati in Egitto, a differenza dei primogeniti egiziani, e quindi erano “proprietà” di Dio. Giuseppe non era obbligato a riscattare Gesù, perché il Bambino era Dio e Figlio di Dio e quindi non era sottoposto ad alcuna legge (Es 13,2ss; 34,2ss). Ma la Sacra Famiglia si sottomise alla Legge come avevano fatto per la circoncisione, perché non avevano avuto indicazioni da Dio e per evitare scandalo a chi non sapeva e per non dare spiegazioni complicate e magari poco comprensibili. Gesù e Maria e Giuseppe obbedivano alla Legge dell'AT con spirito di amore, proprio del Nuovo Testamento. Obbediamo anche noi con fede e amore alla Legge di Dio, in pratica ai Dieci comandamenti, e alle disposizioni della Chiesa, che ci rivela la volontà di Dio su ciascuno di noi: conoscerla ci rende partecipi della sapienza di Dio e osservarla della bontà e santità di Dio. Se facciamo quel che Dio vuole da noi, operiamo il meglio in assoluto per la gloria di Dio e il bene nostro e del prossimo.

2. I Personaggi che incontriamo in questo Mistero. (a) Gesù è il Cristo del Signore (26): dice Simeone che è venuto come Salvatore del Popolo ebreo e di tutti i popoli: perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,/ 31 preparata da te davanti a tutti i popoli:/ 32 luce per rivelarti alle genti/ e gloria del tuo popolo, Israele (30-32) e come Messia a liberare Israele dalla schiavitù del peccato e di Satana (38 la redenzione di Gerusalemme) e quindi a portare consolazione e gioia (25 la consolazione d'Israele). La sua opera di salvezza sarà tutt’altro che facile, perché sarà amato da alcuni e odiato da altri, e quindi sarà occasione di salvezza per alcuni e di perdita per altri (34 disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione); così apparirà chiaramente come i singoli si pongono di fronte al mistero di Cristo (35 affinché siano svelati i pensieri di molti cuori). Nella sua sofferenza coinvolgerà anche la Madre (35 Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, … 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima). Questo è Gesù e noi dobbiamo decidere se lo vogliamo come nostro Signore e Salvatore: se aderiamo a Lui con fede e carità, consentiamo a Dio di salvarci; se Lo rifiutiamo, ci danniamo. (b) I personaggi che troviamo intorno a Gesù sono straordinari. (A) Maria e Giuseppe  credono e amano perfettamente Dio e perciò obbediscono alla Sua Legge (22 portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore; 24; 37; 39 fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret); stanno molto attenti a osservare Gesù e ad ascoltare quello che di Gesù dice Simeone (29-32; cfr 2,19.52), si stupiscono (33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui) e ricevono da lui la benedizione (34). (B) Simone era un uomo ubbidiente a Dio e con sentimenti filiali verso di lui, perché guidato dallo Spirito Santo, presente in lui (25 Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui); lo Spirito Santo gli aveva rivelato che, prima di morire, avrebbe visto il Messia (26 Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore) e lo attirò verso Gesù, mentre veniva portato al Tempio (27 Mosso dallo Spirito, si recò al tempio…); ebbe la gioia di accoglierlo nelle braccia e perciò lodò Dio (28 anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo), esprimendo la sua contentezza di lasciare questo mondo perché aveva visto il Messia (29 Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo/ vada in pace, secondo la tua parola). Era un uomo di fede, pieno di grazia e di Spirito Santo, tutto orientato verso Dio. (C) La stessa cosa bisogna dire della profetessa Anna, vedova dopo 7 anni di matrimonio (36 C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio) e che aveva raggiunto gli 84 anni, dedicando la sua vita alla preghiera e al digiuno e al servizio di Dio nel Tempio (37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere): vide Gesù, lodò Dio e parlò del Bambino Messia a quelli che aspettavano il Redentore degli uomini (38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme). Le virtù, che questi personaggi praticano in questo mistero, sono: la fede, la preghiera, il digiuno, la meditazione, il servizio di Dio, la predicazione della Parola; dobbiamo seguire il loro esempio e praticare le stesse virtù e opere buone anche noi; chiediamo che anche noi con Gesù e come Lui abitiamo nella casa di Maria e Giuseppe e cresciamo e ci fortifichiamo e siamo pieni di sapienza con l'aiuto della grazia di Dio (40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui).

II - Malachia 3,1-4 - Dio stesso annuncia che manderà il suo Messaggero a preparare la via davanti a Lui, perché tutti siano ben disposti ad accogliere Dio che viene (1 Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me); subito entrerà nel Tempio Dio stesso, tanto cercato dagli ebrei (1 e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate) e l'Angelo dell'Alleanza, tanto sospirato da loro, (1 e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti). Dio viene come giudice: nessuno può sopravvivere e nessuno può restare in piedi davanti a Lui (2 Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire?), che viene con gli stessi effetti del fuoco del fonditore, che lavora con temperature alte per raffinare i metalli, e della lisciva dei lavandai, che distrugge ogni forma di sporcizia nei panni lavati (2 Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai). Come chi raffina e purifica l’oro e l'argento (3 Siederà per fondere e purificare l’argento), così Dio raffinerà e purificherà i sacerdoti levitici dell'AT, in modo che possano offrire a Dio l'offerta secondo la Legge (3 purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia). Così l'offerta fatta a Dio gli sarà pienamente gradita come nel passato lontano (4 Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani), quando il popolo era fedele a Dio.  (a) Il Messaggero è certamente Giovanni Battista (cfr Mt 11,10-15). (b) Si discute se Dio che entra nel Tempio e l'Angelo dell'Alleanza siano una sola persona, cioè se si tratta di Dio che fa la nuova Alleanza: in questo caso supponiamo che è Gesù, Dio e uomo, che istituisce la nuova ed eterna Alleanza nel suo sangue; oppure se sono due persone: allora pensiamo a Dio giudice e a Gesù, che fa la nuova Alleanza. Verrà Gesù e, oltre a purificare il popolo di Dio, istituirà anche un nuovo sacerdozio, quello della Nuova Alleanza. Sacerdoti sono tutti i battezzati che offrono a Dio in sacrificio se stessi, compiendo la volontà di Dio; fra questi vengono scelti alcuni come servi e guide del popolo, presbiteri o preti, che offrono a Dio anche il sacrificio della Messa: questa rende presente il sacrificio di  Gesù, quello che offrì 20 secoli fa e fu gradito a Dio allora e sempre lo sarà. Purtroppo anche ora non sempre noi battezzati e noi presbiteri offriamo un sacrificio gradito a Dio, perché non osserviamo con fedeltà i comandamenti e non compiamo con esattezza i nostri doveri. I buoni fedeli, se vogliono vivere bene il loro sacerdozio battesimale, e noi presbiteri, se vogliamo vivere bene il nostro sacerdozio del battesimo e quello dell’ordine, dobbiamo fare la volontà di Dio bene..

III - Ebrei  2,14-18 - Il Figlio di Dio si fa uomo e non si prende cura degli Angeli, che stanno in paradiso (16 Egli infatti non si prende cura degli angeli) perché non ne hanno bisogno, e neanche degli Angeli decaduti, che stanno all'inferno, perché non si può fare niente per loro, ma si occupa degli Ebrei, discendenti di Abramo (16 ma della stirpe di Abramo si prende cura) e di tutti gli uomini, che sono peccatori e hanno bisogno di espiazione e perdono (17 allo scopo di espiare i peccati del popolo); essi sono sotto il potere del diavolo, che introdusse nel mondo la morte (14 colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo) e tiene gli uomini schiavi per tutta la vita per mezzo della paura della morte (16 e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita). Il Figlio di Dio, per rimediare a questa situazione di lontananza da Dio e di rischio di dannazione, prende la loro natura umana e ne diventa partecipe (14 Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe) e si fa in tutto simile agli uomini (17 Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli), che perciò diventano suoi fratelli. Egli si fa uomo per poter patire e morire e per mezzo della sua morte rendere senza forza il diavolo (14 per ridurre all’impotenza mediante la morte) e così poter liberare gli uomini suoi schiavi, che vivevano nella paura della morte (15). Egli si è fatto uomo anche per diventare sommo sacerdote comprensivo e compassionevole (Eb 4,14-16) e perciò misericordioso e fedele ai suoi impegni verso Dio (17 per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio). Poiché è uomo come noi, è stato messo alla prova, ha sofferto personalmente e perciò è capace di venire in aiuto a noi, che siamo esposti alle prove e alle tentazioni (18 Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova). Il Figlio di Dio è diventato uomo come noi per poter condividere ogni esperienza umana positiva – e quindi ha evitato il peccato -, e ogni sofferenza e prova degli uomini. Così ha potuto patire e morire per liberarci dalla schiavitù del diavolo, che spinse i progenitori a peccare e li espose alla morte spirituale subito e poi alla morte fisica; oggi spinge anche noi al peccato, facendoci separare da Dio, chiudendoci le porte del Paradiso e aprendoci quelle dell'inferno. Poiché Gesù è uomo come noi, è comprensivo e compassionevole verso le nostre miserie e ci ottiene misericordia dal Padre e la riconciliazione con Lui col perdono dei peccati. Crediamo, adoriamo, ringraziamo, speriamo, pentiamoci e amiamo.

EUCARESTIA. In essa Gesù rende presente il suo sacrificio, sempre gradito a Dio, e vuole unire ad esso il nostro sacrificio, che consiste nel vivere secondo la volontà di Dio, espressa nella Parola. La Madonna e S. Giuseppe e gli Angeli e i Santi hanno offerto questo sacrificio gradito a Dio. Chiediamo loro di ottenerci la grazia di imitarli. (mons, Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 3 Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 3 Anno A

I - Matteo 4,12-23 -1. A Gesù giunge la notizia dell'arresto di Giovanni Battista, mentre sta in Giudea, e subito si sposta in Galilea (12 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea), per sottrarsi al controllo dei farisei, ormai totalmente concentrati su di Lui dopo l’eliminazione dello scomodo profeta; inoltre trasferisce la sua dimora a Cafarnao sulla riva del Lago o Mare di Tiberiade, che una volta faceva parte delle tribù di Zabulon e di Neftali (13 lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali); la città si trovava in posizione più centrale per la predicazione in quella zona. In questo modo Gesù realizza una profezia di Isaia (14 perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia), il quale aveva preannunciato la trasformazione di questo territorio, che poi avrebbe costituito la Galilea (15 Terra di Zabulon e terra di Neftali,/ sulla via del mare, oltre il Giordano,/ Galilea delle genti!): ai tempi di Isaia esso era precipitato nelle tenebre dell'idolatria e della schiavitù sotto il dominio degli Assiri (16 Il popolo che abitava nelle tenebre), ma sarebbe stato illuminato da una grande luce con grande gioia per i suoi abitanti (16 vide una grande luce,/ per quelli che abitavano in regione e ombra di morte/ una luce è sorta). E’ Gesù che porta questa luce (Gv 9,3) con la sua presenza e con la sua Parola che invita alla conversione, cioè a lasciare la vita di peccato per vivere una vita nuova nell’obbedienza a Dio. Motivo che rende urgente e necessaria la conversione è che il Regno dei cieli è vicino, cioè la salvezza sta per essere offerta agli uomini (17 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino»). Gesù è la nostra luce: da lui dobbiamo aspettarci che grazie alla fede e alla carità, che ci dona il suo Spirito, noi siamo trasformati in luce come Cristo e trasmettiamo la luce agli altri. La santità è indispensabile.

2. I discepoli di Gesù devono condividere i pensieri e sentimenti del Cuore di Gesù per poter perpetuare le Sue parole e azioni; se Gesù è luce per noi, Egli lo vuole diventare anche per gli altri attraverso di noi. E’ questa la ragione per cui Gesù incomincia a raccogliere intorno a sé alcuni discepoli, che poi diverranno i responsabili della sua comunità e continuatori della sua opera. Lungo le rive del Lago di Tiberiade, detto anche di Genezaret, vede i due fratelli Simone e Andrea, entrambi pescatori, mentre gettano le reti (18 Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori) e li invita a seguirlo per diventare pescatori di uomini (19 E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini») nel senso che porteranno gli uomini alla fede in Cristo e alla salvezza; essi lasciano le reti e si mettono appresso a lui (20 Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono). Poco più avanti trova gli altri due fratelli Giacomo e Giovanni, che stanno in barca col padre a riparare le reti, e li chiama allo stesso modo (21 Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò). Anche essi lasciano la barca e in più il padre per seguire Gesù (22 Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono). Essi d’ora in poi accompagnano il Maestro Gesù (che) percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo (23). La risposta di questi quattro è pronta e generosa e sembra avere del miracoloso: in realtà sono passati circa 5 mesi tra il battesimo di Gesù, quando alcuni di questi discepoli di Giovanni incontrarono Gesù la prima volta e incominciarono a frequentarlo, e questa chiamata da parte di Gesù. In questo periodo essi hanno diviso il loro tempo fra Gesù e le loro attività lavorative e la vita familiare, ma hanno assistito anche ai suoi miracoli e ascoltato la sua predicazione, consolidandosi nel loro rapporto con Lui. Così quando Gesù li chiama in modo definitivo, aderiscono subito e generosamente e lasciano tutto per lui: non importa che sia poco o molto quello che lasciano; quel che importa è che si staccano effettivamente da tutto per aderire a Gesù e seguirlo. Ogni discepolo è chiamato a fare questo atto di generosità nei confronti di Gesù nella situazione concreta in cui si trova; Gesù per lui deve diventare veramente il centro di tutto e deve essere creduto e amato e obbedito in tutto, perché si impara che nella vita soprannaturale la nostra dipendenza da lui e dall'attività dello Spirito Santo è veramente totale. Siamo generosi con Gesù in questo modo? Chiediamo questa generosità nel seguire Gesù.

II - Isaia 8,23-9.3. Dio consentì nella sua giustizia che nel passato cadesse sulle tribù di Zabulon e di Neftali il castigo umiliante della schiavitù per i loro peccati, ma in futuro nella sua misericordia esalterà questo stesso territorio, che si chiamerà Galilea delle Genti e che ha la Via del Mare (23 In passato umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti). Il popolo ebreo, che con tutti i popoli era nelle tenebre dell'ignoranza religiosa e del peccato, è stato illuminato dalla grande luce, che esso ha vista (1 Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse). E’ il Signore che ha dato loro una grande gioia (2 Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia), come quella del mietitore del grano o del vittorioso, che partecipa alla divisione della preda (2 Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda); è la stessa gioia che si prova quando Dio distrugge i nemici e i loro strumenti di tortura e di oppressione, come avvenne nella sconfitta dei Madianiti (3 Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Madian; cfr Gdc 7). Questa glorificazione ed effusione di gioia per la Galilea, Dio la realizzerà con la venuta di Gesù, che porta con sé grazie materiali e spirituali, che comunicano felicità e gioia (Mt 3,23).

III - 1Corinzi 1,10-13.17 Le divisioni tra i discepoli di Cristo a Corinto amareggiano il cuore dell'Apostolo Paolo, che esorta i cristiani, interponendo l'autorità di Cristo (10 per il nome del Signore nostro Gesù Cristo), per quello che il suo nome rappresenta, significa ed esige dai suoi. Egli sollecita i fratelli della comunità perché abbiano gli stessi pensieri e sentimenti e affetti, in modo che abbiano comuni le parole e le azioni e si evitino le divisioni (10 Vi esorto pertanto, fratelli, … a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire) e discordie (11). Con grande dolore Paolo ha saputo dai familiari di Cloe, una discepola importante, che a Corinto ci sono contrasti (11 Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie) a causa della divisione dei fedeli in quattro partiti, che si appellano a Paolo, ad Apollo, a Pietro, a Cristo: Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo» (12). Paolo aveva predicato per circa 18 mesi e aveva fondato la chiesa di Corinto; Apollo aveva convertito alcuni ed era famoso e ammirato per il suo linguaggio elegante; Pietro è il capo della Chiesa, messo da Cristo, e non sappiamo se per un periodo si sia trovato a Corinto; infine Cristo, al quale i tre precedenti si appellano. Paolo cerca di far riflettere se per caso Cristo sia stato diviso (13 È forse diviso il Cristo?) e se sia diventato perciò principio di frammentazione invece che unione. Tutti devono sentirsi discepoli di Cristo perché Lui è stato crocifisso per loro - e non lo sono stati Paolo (13 Paolo è stato forse crocifisso per voi?) o altri -. ed è nel nome di Cristo - non di Paolo o di altri - che essi sono stati battezzati e consacrati a Gesù, al quale appartengono totalmente (13 O siete stati battezzati nel nome di Paolo?). Paolo ricorda che a Corinto ha battezzato pochissime persone (1Cor 3,14) perché egli sa che la sua missione principale non è di dare il battesimo - ministero che possono svolgere anche altri - ma di annunziare il Vangelo (17 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo), per suscitare la fede e incamminare i fedeli verso la salvezza. Questa predicazione del Vangelo egli la fa con linguaggio immediato e semplice perché tutta l'attenzione dei fedeli si concentri nel contenuto del messaggio e sulla croce di Cristo, e non sullo stile nel parlare: se l’attenzione si sposta nella direzione sbagliata, viene tolta l'efficacia soprannaturale al Vangelo ed è resa inutile la morte di Cristo in croce (17 non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo). Accettiamo l'invito di Paolo a evitare le divisioni; ce ne sono tante fra i cristiani e anche nella stessa Chiesa. I responsabili della Chiesa siano umili e disposti ad ascoltare e – se necessario – ad accettare le osservazioni dei fedeli, per conservare la comunità nella comunione con Cristo e fra i membri ed evitare divisioni e partiti. Inoltre noi pastori dobbiamo sentire di più l'importanza dell’annuncio del Vangelo in pubblico e nei colloqui privati: noi dobbiamo essere preparati e i fedeli non si devono aspettarsi da noi cose nuove o paroloni ma il messaggio evangelico nella sua semplicità e genuinità.

EUCARESTIA. Essa ci rende presente Gesù e il suo sacrificio, che è sorgente di vita e di unità nella Chiesa universale e nelle singole comunità, ma tutti dobbiamo sforzarci di aderire alla stessa fede in Cristo e amarci per amore di Cristo. La Parola di Dio ci orienta a unire le nostre menti nella Verità e l’offrici insieme con Cristo al Padre e la Comunione Eucaristica ci dispongono a unire i nostri cuori nella carità. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di farci seguire il loro esempio. (Mons. Francesco Spaduzzi)