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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo di Natale: Domenica 2 A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Natale: Domenica 2 A

I - Giovanni 1,1-18 – 1. Giovanni ci presenta con un linguaggio tipicamente orientale, al quale non siamo abituati, chi è e che cosa fa per noi questo Gesù, di cui celebriamo la nascita in modo così solenne. (a) Il Verbo è Gesù prima di diventare uomo. Egli è Dio ed esiste da sempre (1 In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio; 18 il Figlio unigenito, che è Dio) e perciò sta con Dio Padre ed è in relazione con lui (1 e il Verbo era presso Dio; 2 Egli era, in principio, presso Dio). Di Dio Padre Egli è il Figlio unigenito (14 del Figlio unigenito; 18 il Figlio unigenito), che sta col Padre (18 ed è nel seno del Padre) e viene dal Padre (14 che viene dal Padre). Tutto è stato creato per mezzo di Lui, la Parola di Dio (3 tutto è stato fatto per mezzo di lui/ e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste; 10 e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; cfr Gn 1). Egli riceve tutto dal Padre, tutto quello che dona agli uomini: la vita e la luce (4 In lui era la vita/ e la vita era la luce degli uomini; 9 Veniva nel mondo la luce vera,/ quella che illumina ogni uomo). Egli è pieno di grazia e di verità (14). (b) La Parola di Dio, che è il Figlio di Dio, diventò un uomo fra gli uomini e ancora abita con loro (14 E il Verbo si fece carne/ e venne ad abitare in mezzo a noi) come appare dai tanti segni della sua presenza, e porta agli uomini la vita e la luce (4) e la figliolanza di Dio (12 A quanti però lo hanno accolto/ ha dato potere di diventare figli di Dio), a condizione che credano in lui (12 a quelli che credono nel suo nome); questi credenti sono generati da Dio sul piano soprannaturale, e non da coppie umane (13 i quali, non da sangue/ é da volere di carne/ né da volere di uomo/ ma da Dio sono stati generati); essi ricevono anche la grazia e la verità per mezzo di Gesù, il Verbo fatto carne (17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,/ la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo); la grazia è data da Dio e ricevuta dai credenti in abbondanza (16 Dalla sua pienezza/ noi tutti abbiamo ricevuto:/ grazia su grazia) con la possibilità di contemplare la gloria di Gesù (14 e noi abbiamo contemplato la sua gloria,/ gloria come del Figlio unigenito) e di conoscere Dio Padre (18 Dio, nessuno lo ha mai visto:/ il Figlio unigenito, che è Dio/, è lui che lo ha rivelato). Dobbiamo quindi credere in Gesù, sperare in Lui, giacché per mezzo suo ci viene ogni bene, amarlo in quanto Dio e uomo e nostro Salvatore.

2. Ma non tutti credono in Gesù; il mondo rifiuta di conoscerlo (10 Era nel mondo/;… eppure il mondo non lo ha riconosciuto) e col mondo i parenti e connazionali di Gesù (11 Venne fra i suoi,/ e i suoi non lo hanno accolto); Gesù è la luce che splende nelle tenebre, che non l’accolgono, ma comunque non hanno il potere di spegnerla (5 la luce splende nelle tenebre/ e le tenebre non l’hanno vinta). Giovanni Battista fu mandato da Dio (6 Venne un uomo mandato da Dio:/ il suo nome era Giovanni), come precursore di Gesù, per preparare il cuore degli uomini ad accoglierlo; egli credette in lui e gli rese testimonianza, per aiutare tutti a credere (7 Egli venne come testimone/ per dare testimonianza alla luce,/ perché tutti credessero per mezzo di lui./ Non era lui la luce,/ ma doveva dare testimonianza alla luce); parlò chiaramente di Gesù, proclamando la sua infinita superiorità rispetto a se stesso e a tutti gli uomini (15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama:/ «Era di lui che io dissi:/ Colui che viene dopo di me/ è avanti a me, perché era prima di me), ma purtroppo la sua testimonianza fu solo parzialmente accolta. Noi invece vogliamo essere fra quelli che accolgono Gesù con fede e carità e speranza: egli è il nostro Dio, il rivelatore della vita divina e trinitaria e comunicatore di questa vita, che ci rende figli adottivi di Dio come lui ne è il Figlio naturale; Egli ci dà verità e grazia e grazie, di cui è pieno. Ringraziamo, rinnoviamo la nostra speranza per i suoi meriti infinti; adoriamolo; pentiamoci perché abbiamo perso tanto tempo prima di accoglierlo e neanche ora possiamo dire che lo trattiamo con tutto l’amore e il rispetto.

II - Siracide  24,1-4.8-12 – Il Siracide ci presenta la Sapienza di Dio non come un semplice attributo di Dio, cioè Dio che sa tutto, ma distinta da Dio, perché è la prima creatura (9 Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato; cfr 8),  è la Parola di Dio che esce dalla Sua bocca (3 Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo) e resta vicinissima a Dio, perché in cielo (4) e sulle nubi (4) ha la sua dimora (4 Io ho posto la mia dimora lassù) e il suo trono (4 il mio trono era su una colonna di nubi). Per volontà di Dio ricopre tutta la terra come una nube (3 come nube ho ricoperto la terra) ma da Dio riceve anche l'ordine (8 Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine) di fissare la sua dimora speciale (8 colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse) in mezzo al popolo eletto di Dio (8 Fissa la tenda in Giacobbe), che diventa così eredità della Sapienza (8 e prendi eredità in Israele); ed effettivamente la Sapienza getta le sue radici nel popolo glorioso di Dio (12 Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso), che è la porzione del Signore (12 nella porzione del Signore è la mia eredità), ciò che Dio ha riservato a sé perché lo preferisce a tutto. Essa va ad abitare nella città santa (10 e così mi sono stabilita in Sion), preferita da Dio (11 Nella città che egli ama mi ha fatto abitare) e ivi esercita il potere come re (11 in Gerusalemme è il mio potere) e il sacerdozio nel Tempio (10 Nella tenda santa davanti a lui ho officiato), e la missione profetica, perché parla di sé al popolo (1 La sapienza fa il proprio elogio, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria) in mezzo all'assemblea di Dio (2 Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,); essa loda ed esalta se stessa, rivelando la sua gloria alla presenza del popolo schierato (2 dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria): essa è destinata a non scomparire mai (9 per tutta l’eternità non verrò meno), a differenza di tutte le creature, che sono destinate a passare. Giovanni, l’Apostolo ed Evangelista, nel prologo del suo Vangelo fa un passo avanti e ci presenta il Figlio e  Parola di Dio la Sapienza come presso Dio e Dio stesso, per mezzo del quale tutto è stato creato; Egli diventa creatura e uomo, restando Dio, e viene ad abitare fra gli uomini per manifestare Dio e la sua volontà. Crediamo, adoriamo, lodiamo, glorifichiamo Gesù, del quale tutto l’AT è preparazione. Accettiamo il suo potere regale e il suo sacerdozio e la sua missione profetica.

III - Efesini 1,3-6.15-18 – (a) Dio ha un suo piano di salvezza, che è frutto del suo amore (5 secondo il disegno d’amore della sua volontà) ed è per la sua gloria (6 a lode dello splendore della sua grazia); tutto è creato da Dio e lo è per la sua gloria, cioè perché egli sia conosciuto e riconosciuto con la lode, amato e anche riverito, e servito. Anche Maria e ciascuno di noi siamo stati creati con questo fine. Da tutta l'eternità Dio ci ha scelti perché fossimo senza macchia e santi in una vita d'amore per lui (4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo/ per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità) e ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi (5 predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo). Al momento opportuno ci ha anche arricchiti di tutti i doni spirituali, che ci provengono dai cieli (3 che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo). Nel piano di salvezza di Dio è prevista per noi anche l'eredità eterna, che il Padre ha destinato ai figli adottivi (18 quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi) e che è oggetto della nostra speranza (18 a quale speranza vi ha chiamati). Tutto questo è stato realizzato per i meriti di Cristo e in Cristo e per Cristo; ecco le singole tappe: la scelta (4 in lui), la predestinazione (5 mediante Gesù Cristo); il conferimento dei doni (3 in Cristo), la sua grazia (6 sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato), l’eredità eterna: in realtà Dio, che è il Padre di Gesù Cristo e il suo Dio (3 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo; 17 affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo) e da quale viene ogni gloria (17 il Padre della gloria), ha voluto donarci tutto, dandoci Gesù, e ha voluto che noi fossimo suoi figli ed eredi (5). (b) La loro risposta: la fede in Gesù (15 Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù) e la carità verso Dio che viene amato per se stesso e il prossimo che è amato per amor di Dio (15 e dell’amore che avete verso tutti i santi), e la speranza e certezza che Dio manterrà le promesse (18), la lode a Lui (3 Benedetto), il ringraziamento che Paolo fa nelle sue preghiere (16 continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere) e la supplica di Paolo a Dio, perché dia agli Efesini un’effusione ulteriore di Spirito Santo con i doni della sapienza e della rivelazione, così da portarli a conoscere e amare di più Dio Uno e Trino (17 vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui), illuminandoli meglio e di più sul mistero cristiano e sul loro destino di gloria (18 illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi). Anche noi rispondiamo come gli Efesini e Paolo: fede, speranza e carità, lode e ringraziamento, supplica con le loro stesse richieste: più Spirito Santo per capire meglio e di più il piano di salvezza di Dio su di noi e sull’umanità.

EUCARESTIA. Il Verbo è venuto in mezzo a noi ma non ci ha lasciati più perché ha sostituito alla sua umanità visibile di 20 secoli fa, che è ora in Cielo come risuscitata, altri segni della sua presenza, di cui l’Eucarestia è il più intenso e il vertice; gli altri sono i singoli Sacramenti, la Parola, l’assembla, il ministro, il fratello sofferente, il nostro cuore grazie alla fede e alla carità e alla nostra unione al Corpo di Cristo. Preghiamo la sua Madre e nostra, il suo Padre Putativo e Patrono della Chiesa, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano di crescere costantemente nella pratica delle virtù teologali. (mons. Francesco Spaduzzi)

1° Gennaio: Solennità della Maria SS. Madre di Dio

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

1° Gennaio: Solennità della Maria SS. Madre di Dio

I - Luca 2,16 21 1. (a) I Pastori hanno sentito dall'Angelo chi è Gesù e come trovarlo (Lc 2,9-12) e il canto degli Angeli, che rivela quali sono gli effetti della venuta del Messia: gloria a Dio in cielo e pace agli uomini sulla terra (Lc 2,13-14): essi prestano piena fede alla parola dell'Angelo - e vanno alla ricerca di Gesù, seguendo le sue indicazioni, - e al canto degli Angeli. Anzitutto vedono  Maria e Giuseppe e poi anche il Bambino, che è stato messo a giacere nella mangiatoia (16 Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia) e riferiscono le due straordinarie visioni, che hanno avute, e quanto hanno udito a proposito del Bambino (17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro). Poi ritornano alle loro attività quotidiane e alle loro case, ma la loro mente e il loro cuore sono pieni di pensieri e affetti, che riguardano ciò che hanno visto e udito, e la loro bocca ne parla: lodano e ringraziano Dio per questo avvenimento (20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro). Notiamo e ammiriamo la fede, che i Pastori prestano alle parole degli Angeli, la pronta ricerca che fanno dei Bambino, la testimonianza che danno ai presenti, il calore dei loro sentimenti che si esprime nel dare gloria e lode a Dio per il Suo grande dono - agli ebrei e al mondo -, che è Gesù: Dio e uomo, re e salvatore. Accogliamo la loro testimonianza e seguiamone l'esempio nell’aderire docilmente alla Parola di Dio, che ogni giorno ci viene dalla Chiesa; cresciamo nella conoscenza e amore a Gesù; impegniamoci a testimoniare Gesù con la vita e con la parola. (b) La reazione dei presenti alle parole dei Pastori è lo stupore (18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori), a differenza di Maria, - e possiamo aggiungere Giuseppe -, che invece risponde alla testimonianza, fissando bene nella mente e nel cuore quanto si diceva di Gesù e facendone oggetto di meditazione per cercare di capire di più (19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore) e gustare di più. Certo Maria e Giuseppe credevano senza riserve alle parole dei Pastori, anche perché esse confermavano ciò che essi avevano saputo di Gesù dall'Angelo, che a suo tempo aveva parlato loro, e le impressioni che avevano scambiate, ma adoravano, ringraziavano, speravano, ammiravano, chiedevano perdono per i peccati dell'umanità. Anche noi lasciamoci prendere dallo stupore come i presenti nella stalla, perché si tratta dell'incarnazione di Gesù, l’opera più grande di Dio, ma come Maria e Giuseppe diamo tempo alla meditazione e alla contemplazione per capire di più il mistero e gustare più intimamente la persona e l'opera di Cristo, che è la salvezza nostra e del mondo intero.

2. All’ottavo giorno dopo la nascita gli Ebrei dovevano circoncidere ogni maschietto (21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione) e imporgli il nome. Questo rito era praticato da molti popoli ma per gli Ebrei aveva un significato tutto particolare; era il segno dell’alleanza, che Dio aveva fatta col suo popolo Israele; con essa Dio si impegnava a proteggere sempre il popolo e questo si impegnava a rispettarne i comandamenti. La circoncisione del bambino significava che egli entrava a far parte ufficialmente del Popolo eletto e ne assumeva i diritti e i doveri. In quest’occasione si imponeva il nome al bambino, che  per gli Ebrei poteva indicare anche la sua missione futura, come nel caso di Gesù: il nome gli è imposto già da Dio ed è comunicato dall’Angelo sia a Maria che a Giuseppe (21 gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo). La missione di Gesù, come indicava il nome: Yahwè salva, era di salvare gli Ebrei e l’umanità, dando loro il perdono dei peccati e la vita eterna. Era un rito doloroso per il bambino, ma il suo significato spirituale era grandissimo e perciò grande era la gioia dei presenti. Ringraziamo Gesù che ha pienamente realizzato il significato del suo nome e salva tutti quelli che credono in Lui. Per noi cristiani è il battesimo che ci fa entrare nell’alleanza con Dio.

II - Numeri 6,22-27 – (a) Si tratta di una benedizione, cioè parole, che vengono pronunciate da una persona per incarico da Dio, in suo nome e per sua volontà (22 Il Signore parlò a Mosè e disse: 23«Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro). L’origine della benedizione è quindi Dio; quando Dio ci benedice, vuol dire che Egli ci arricchisce dei suoi doni: la Parola di Dio è onnipotente nella creazione e lo è anche nella benedizione; quando noi benediciamo Dio, diciamo bene di lui per quello che è e per quello che ci ha dato; quando benediciamo gli altri con mandato ufficiale o privatamente, invochiamo da Dio i suoi beni su quelle persone, o – come dice Dio - rendiamo presente su di loro il nome di Dio (27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti), cioè Dio stesso, e Dio, ormai fattosi vicinissimo, intimo con loro, dà effettivamente i suoi doni (27 e io li benedirò). Per gli Ebrei la benedizione di Salomone sul Tempio aveva portato Dio sul e nel Tempio; Dio vi rimase per 410 anni (826-586 a.C.) e poi lo lasciò (Ez 10) a causa dei tanti peccati del Popolo, ripetuti senza pentimento e senza penitenza. Dio vi ritornò dopo 70 anni (Ez 43) e poi l’abbandonò – pare definitivamente - nel 70 d.C. dopo sei secoli; ma ormai noi cristiani sappiamo che Dio si era reso e si rende presente per mezzo di Gesù Cristo in tanti modi, percepibili per la fede. (b) Riflettiamo sulle parole della benedizione: ti benedica il Signore (24), cioè Dio ti arricchisca con i suoi beni materiali, psicologici e spirituali, personali e familiari, nella parentela e amicizia, nella comunità locale e nazionale. E ti custodisca (24), cioè Dio ti sorvegli e abbia cura di te, perché non tu subisca danni, e ti conservi intatto; abbia cura di te e ti accudisca. Il Signore faccia splendere il suo volto (25), cioè non ti mostri un volto arrabbiato o annoiato o arcigno, ma sorridente e favorevole.  E ti faccia grazia (25), cioè ti dimostri benevolenza, ti voglia bene, voglia il tuo bene; essendo Dio infinitamente ricco, può darti beni innumerevoli. Il Signore rivolga a te il suo volto (26), cioè volga verso di te la sua faccia e non le spalle, ti ammetta alla sua presenza con gioia; sia accogliente con te. Ti conceda pace (26), cioè la pienezza dei suoi doni, prosperità materiale e spirituale, personale e comunitaria. Ecco la sintesi della benedizione: il Signore ti benedica, tenga rivolta verso di te la sua faccia sorridente e accogliente; ti mostri benevolenza e ti dia tutti i beni, che entrano nel concetto di pace. Chi attira la benedizione di Dio su di sé, la attira anche sulla sua famiglia e paese: lo ha detto il Signore più di una volta ai mistici. Benediciamo o chiediamo la benedizione di Dio alla fine della preghiera del mattino e della sera su ciascuno di noi e sulla nostra famiglia, sui nostri parenti, sui nostri cari, ma anche sugli altri; in fondo ognuno di noi è in qualche modo sacerdote della propria famiglia (lo siamo grazie al battesimo) e possiamo allargare il nostro influsso anche su cerchie più larghe; la nostra benedizione sarà tanto più efficace quanto più siamo uniti ai Cuori di Gesù e Maria e Giuseppe e, per mezzo loro, a Dio; noi siamo veramente figli di Dio Padre e membra del Corpo di Cristo, abbiamo lo Spirito Santo in noi, se consentiamo a Dio di mantenerci nella sua amicizia, corrispondendo alle grazie che Egli ci dà per essergli fedeli.

III - Galati 4,47 – (a) Paolo ci rivela che cosa fa Dio nei confronti dell’umanità e di ciascuno di noi per salvarci. Dio manda suo Figlio nel mondo e lo fa nascere da una donna per essere uomo come noi e visibile come noi; nasce fra gli Ebrei ed è sottoposto alla Legge ebraica (4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge); viene come Messia per liberare gli ebrei dalla schiavitù della Legge (5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge) e del peccato e i pagani dalla schiavitù del peccato; il frutto di tutta l'opera del Messia è che diventiamo figli adottivi di Dio (5 perché ricevessimo l’adozione a figli). Gesù è stato concepito ed è nato, è vissuto e ha predicato, ha patito ed è morto, è risuscitato e asceso al cielo, proprio per ottenerci la salvezza. Ma perché l'attività redentrice di Gesù sia efficace per noi, Dio Padre manda anche lo Spirito Santo, il quale ci fa aderire con la fede a Gesù e alla sua opera redentrice e viene nei nostri cuori (6 Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio); egli ci fa ricevere il battesimo e gli altri sacramenti. Nel battesimo lo Spirito abita in noi, ci fa figli di Dio e ci dà sentimenti filiali, che si esprimono in pensieri e affetti e in parole e opere di figli nei confronti del Padre (6 E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!»). Naturalmente i figli sono anche eredi dei beni paterni e anche noi – sempre per misericordia di Dio e non per i nostri meriti - siamo eredi di Dio (7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio) e coeredi di Cristo (cfr Rm 8,17: E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria): abbiamo diritto al Paradiso se viviamo da figli buoni di Dio, osservando i suoi comandamenti e portando con pazienza la nostra croce in unione con Gesù e seguendolo come modello. Crediamo, adoriamo, ringraziamo Padre, Figlio e Spirito Santo, Maria e Giuseppe, speriamo, amiamo, chiediamo perdono e preghiamo per noi stessi e per gli altri.

EUCARESTIA. All’inizio dell’anno, Giornata Mondiale della Pace, nel nostro mondo ancora tormentato da tante guerre piccole e grandi, fra nazioni o all’interno delle nazioni, nelle famiglie e fuori… offriamo a Dio Padre Gesù e il suo sacrificio e chiediamo la Pace per noi e per le nostre famiglie e per la nostra patria e per il mondo, ma impegniamoci anche a fare la nostra parte per migliorare i rapporti nel nostro piccolo. Dio ci può dare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ma ha condizionato tanti suoi doni alla nostra collaborazione. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengano di fare la nostra parte per ottenere i doni di Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Sacra Famiglia di Gesù Maria Giuseppe

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Sacra Famiglia di Gesù Maria Giuseppe

I - Matteo 2,13-15.19-23. 1. I Magi adorarono il Bambino Gesù e tornarono ai loro paesi, senza passare da Erode, perché un Angelo li avvertì di tornare per un altro itinerario. Subito un Angelo avvertì in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto con Maria e Gesù e di restarvi fino a nuovo ordine, per evitare che Erode eliminasse Gesù (13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo»). Giuseppe obbedì immediatamente e si rifugiò nel paese confinante con la Palestina (14 Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto) fino alla morte di Erode (15 dove rimase fino alla morte di Erode), avvenuta 4 o 5 anni dopo. Si riprodusse così un avvenimento avvenuto 12 secoli prima: come gli Ebrei, popolo e “figlio” di Dio, era stato in Egitto e poi era tornato in Palestina, così avvenne anche di Gesù, come se quell’avvenimento fosse profezia di questo (15 perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio). (a) La grandezza di Maria e Giuseppe è nella loro missione di stare con Gesù sempre, ma questa convivenza li obbliga a condividere tutto con Gesù, quindi anche la sofferenza fino alla croce. Maria e Giuseppe sapevano dalle profezie della vita difficile e della morte dolorosissima di Gesù. E anche noi, quanto più entriamo nell’intimità con Gesù, tanto si moltiplicano le occasioni di portare la croce con lui. Ci aiuta mettere in pratica il consiglio della Madonna ai tre ragazzi di Fatima il 13 luglio 1917: “Dite spesso ma specialmente nel fare sacrifici: ‘o Gesù, è per tuo amore, per la conversione dei peccatori, in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria’. In questo modo diamo consolazione ai Cuori di Gesù e Maria (e Giuseppe) e ne riceviamo la consolazione: guardiamo a loro e siamo guardati da loro. (b) La dipendenza di Gesù infante è totale da Maria e Giuseppe. Moltissima fede in Maria e Giuseppe esigeva pensare che quel bambino, che dipendeva totalmente da loro e si lasciava salvare da loro, era il loro Creatore e che dalla sua provvidenza essi dipendevano totalmente. La stessa fede noi dobbiamo esercitare con Gesù, presente nell’Eucarestia e nei sacramenti e nelle sue varie presenze, quel Gesù che vuol dipendere anche da noi, mentre noi in realtà dipendiamo in tutto da lui sul piano naturale e soprannaturale. (c) I sentimenti di Maria e Giuseppe erano certamente anche di paura e angoscia, mentre scappavano e finché non furono usciti dal territorio d'Israele, ma anche di affidamento totale a Dio, che li aveva avvertiti di fuggire, allontnandosi da Erode, che era un pazzo criminale, diventato re della Giudea per la sua subordinazione totale ad Augusto, che lo disprezzava ma se lo teneva buono, perché gli era utile perché servo fedele a Roma. (d) Dio salva Gesù e lo conserva per la sua missione di Salvatore non per mezzo della morte di Erode, come sarebbe stato più semplice, ma con la fuga organizzata dall'Angelo, Giuseppe, Maria. Dio vuole servirsi anche di noi per salvare Gesù nel nostro cuore, evitando di cacciarlo via e ammazzarlo di nuovo col peccato grave, e perciò conservandolo nel nostro cuore e anche dei fratelli o a rimetterlo nel nostro cuore e nel cuore dei fratelli con una buona confessione se ce ne fosse bisogno. Dio manda Angeli a Giuseppe e Maria e ispirazioni a noi, se siamo intimi con lui, ed è disposto anche a fare miracoli, se necessari, per risolvere i nostri problemi. (e) E pensiamo ai sacrifici di fame, sete, freddo e stanchezza, ecc., durante il viaggio, fatto a tappe forzate e veloci, specie di notte, esposti ai rischi provenienti da animali feroci e briganti. E poi ai sacrifici della permanenza in Egitto in grande povertà fra stranieri ed estranei. Quanto ha fatto Gesù per noi e come hanno collaborato alla nostra salvezza Maria, madre di Gesù e nostra, e Giuseppe, padre putativo di Gesù e delle membra del suo Corpo mistico!

2. Morto Erode, Giuseppe è avvertito dall’Angelo di tornare in Palestina (19-20 Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino»). Giuseppe partì prontamente con Maria e Gesù (21 Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele). Appena rientrato, seppe che regnava Archelao, figlio di Erode, crudele come il padre, che Augusto di lì a poco lo esiliò in Francia, subendo la stessa sorte, che toccò in seguito a Pilato e al fratello Erode Antipa, che ebbero parte nell’assassinio di Gesù; ne ebbe paura e si trasferì in Galilea in seguito a un altro avvertimento in sogno (22 Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea), e precisamente a Nazaret, dove abitavano prima della nascita di Gesù, realizzando un’altra profezia (23 e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»). Grande fu la gioia di tornare patria, anche se accompagnata dall’angoscia in Giudea a causa di Archelao; pensiamo anche alle difficoltà durante il viaggio di ritorno in Palestina: Gesù è troppo grande per portarlo in braccio e troppo piccolo per fare il viaggio a piedi e comunque si stanca a cavalcare a lungo un asino, non essendo allenato; Giuseppe e Maria e Gesù rientrano a Nazareth, senza dare troppe spiegazioni perché bisognava rivelare troppe cose molto alte e misteriose, che anche loro stessi non riuscivano a capire pienamente. Ci troviamo di fronte a una famiglia formata dal Dio fatto uomo, e dalle due creature più sante, al di sopra degli Angeli e dei Santi: eppure i componenti di essa vivono i problemi comuni e non comuni con la piena rassegnazione alla volontà di Dio, perché si lasciano guidare dalla fede e carità verso Dio e il prossimo. Anche noi dobbiamo saper accettare gioie e dolori in questo mondo nella nostra vita personale e familiare e non perdere la fiducia e speranza in Dio e nella sua bontà e potenza infinite.

II - Siracide 3,2-6.12-14. E’ Dio stesso che ha ordinato il quarto comandamento nelle dieci Parole: Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio (Es 20,12), cioè occorre onorare i genitori e rispettarne i diritti (2 Il Signore infatti ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole). Le opere buone, che si fanno verso di loro, saranno ben ricordate e ricompensate da Dio (14 L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata): esse espiano i peccati (3 espia i peccati) e ne ottengono il perdono (14 otterrà il perdono dei peccati) e ci rende più forti per evitarli (3 e li eviterà); chi rispetta questo comandamento, oltre a consolare i genitori con la sua obbedienza a Dio (6 chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre), renderà nuova la sua casa (14 rinnoverà la tua casa) ed otterrà da Dio altre grazie come l'esaudimento della preghiera (3 e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita; e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera), avrà lunga vita (5 vivrà a lungo) e avrà gioia dai propri figli (5 avrà gioia dai propri figli), ed è come se accumulasse tesori (4 è come chi accumula tesori). In sostanza si tratta di onorare e avere gesti di rispetto verso i propri genitori (3 Chi onora il padre… 4 chi onora sua madre; 5 Chi onora il padre; 6 Chi glorifica il padre) e di non dare loro sofferenze durante la vita (12 non contristarlo durante la sua vita), di soccorrerli nell'età avanzata (12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia) e di non aver disprezzo per loro quando le loro capacità vanno diminuendo e perdono anche la lucidità mentale (13 Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore). Dio vuole che onoriamo, rispettiamo, aiutiamo, obbediamo e abbiamo anche pazienza coi genitori. Essi rappresentano l'autorità paterna di Dio, che promette di ricompensare generosamente quelli che rispettano il quarto comandamento. E’ ovvio che non bisogna obbedire ai genitori, che danno ordini contro la legge di Dio o contro le leggi giuste dello Stato. Nel IV comandamento occorre includere anche l’obbedienza ai legittimi superiori civili e religiosi, quando – come i genitori - danno ordini secondo la volontà di Dio; altrimenti è giusto e obbligatorio ribellarsi contro di loro.

III - Colossesi 3,12-21 (a) Paolo si rivolge ai fedeli tutti, che sono stati scelti dal Signore da tutta l'eternità e da lui amati e chiamati alla santità, ed effettivamente santi (12 Scelti da Dio, santi e amati) per la comunicazione della vita divina. Egli li invita a praticare una serie di virtù, che sono indispensabili per coloro che sono chiamati a vivere insieme e formare l'unico Corpo di Cristo (15 perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo); vivere insieme è moralmente impossibile senza la pratica delle virtù della fede, che è frutto dell'ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio, ricevuta in abbondanza (16 La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza) e dall'istruzione e ammonizione reciproca per mezzo di canti religiosi (16 Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati); è necessaria anche la carità, che unisce tutte le virtù in modo perfetto (14 Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto); altre virtù sono la bontà, la tenerezza, la mansuetudine, la magnanimità, l’umiltà (12 rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità), la pazienza e il perdono reciproco, quando ci sono occasioni di lamentarsi del prossimo (13 sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro), secondo l'esempio di Gesù che perdona generosamente e senza stancarsi ciascuno di noi (13 Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi). Il risultato sarà la pace di Cristo nei cuori dei singoli e nella comunità (13 E la pace di Cristo regni nei vostri cuori). In tal modo qualsiasi cosa faranno in parole e opere sarà realizzata nel nome di Gesù (17 E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù). Su una virtù Paolo insiste particolarmente: la gratitudine verso Dio: E rendete grazie! (15), con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori (16); rendendo grazie per mezzo di lui - Gesù - a Dio Padre (17); è indispensabile prendere coscienza dei doni che Dio ci fa creandoci e creando tutto per ciascuno di noi, conservando noi e le creature per noi, dandoci il concorso sul piano naturale e soprannaturale: questo ci fa rendere conto che quel che abbiamo da Dio è molto di più di quello che ci abbisogna e che Dio, che è stato così buono e amoroso con noi nel passato e nel presente, non mancherà di aiutarci per il futuro con la sua amorosa Provvidenza. Quindi bando all'ansia, alla depressione, alla paura del futuro, se ci impegniamo a stare vicini a Dio! (b) San Paolo si rivolge alle mogli perché siano sottomesse ai mariti in tutto, ma secondo la legge di Dio (18 Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore) e ordina ai mariti di amare le mogli e trattarle con dolcezza (19 Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza). Ovviamente, come anche le mogli devono amare i loro mariti, così in piena parità e reciprocità i mariti devono essere sottomessi alla moglie secondo la legge di Dio, che sono tenuti entrambi a osservare. I figli devono obbedire ai genitori in tutto ciò che ordinano secondo la legge di Dio in modo per fare cosa gradita al Signore (20 Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore) e i genitori non devono esasperare i figli per non farli scoraggiare (21 Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino). Non dimentichiamo che i genitori e figli sono credenti, fedeli, e quindi devono praticare le virtù della fede e della carità, la mansuetudine, perdonandosi reciprocamente, ecc., per ottenere la pace nella famiglia. Se lo facessimo saremo come le Paradiso in terra,

EUCARESTIA. La Messa è il banchetto della grande Famiglia, che è la Chiesa, e della Chiesa domestica, che è la nostra famiglia. Come Maria e Giuseppe crescevano nell’intimità con Dio grazie all’intimità con Gesù, così anche noi con la nostra famiglia cresciamo nell’intimità con Dio per l’incontro frequente e devoto col Cristo Eucaristico. Chiediamo di portare nell’incontro con Gesù le disposizioni interiori di Maria sua madre e di S. Giuseppe suo padre putativo, e dei Santi. E anche tutte le virtù necessarie per vivere bene la vita in famiglia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Natale di nostro Signore Gesù Cristo (messa della vigilia)

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Natale di nostro Signore Gesù Cristo (messa della vigilia)

I - Matteo 1,1-25 – 1. Nella genealogia di Gesù ci sono i santi come Abramo (2), Isacco (2), Ezechia (9-10), Giosia (10-11), i peccatori pentiti come Giacobbe (2), Giuda (2), Davide (6), Manasse (10), e peccatori di cui non si conosce il pentimento come Salomone (6-7), Amos (10); ci sono uomini e anche donne come Tamar (3), che ebbe 2 gemelli dal suocero Giuda (3), Racab (5), che faceva la prostituta prima di convertirsi, Rut (5), Betsabea, che è l’adultera moglie di Uria (6); ci sono ebrei e stranieri, nobili e decaduti, ecc. perché tutte le categorie di persone sono chiamate alla salvezza e sono rappresentate in Gesù, che è fratello di tutti e tutti vuole salvare, perché per tutti nasce e vive, patisce e muore, risuscita e ascende al cielo: nessuno è escluso in partenza; se alcuni  non arrivano a destinazione, cioè alla salvezza eterna, è dovuto non a carenze da parte di Gesù, ma delle persone, che si rifiutano di aderire a Gesù totalmente. Alla fine di questa genealogia di uomini concreti, troviamo Maria e Giuseppe, le persone più sante della storia e più intimamente legate a Gesù, che hanno ricevuto da Dio doni unici in vista della loro missione unica, e che più strettamente hanno collaborato con Lui all'opera di salvezza. Credo, adoro Dio e il suo piano di salvezza, lo accetto come è, pieno di elementi umani e divini; spero nei meriti di Gesù per salvarmi; chiedo perdono dei miei tanti peccati, io peccatore come tanti antenati di Gesù; confido nella sua misericordia infinita, come hanno fatto tanti Santi e voglio imitarli nel fare diventare sempre più profonda questa confidenza.

2. (a) Matteo spiega come è nato Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo (18 Così fu generato Gesù Cristo), discendente di Abramo e di Davide (1-2). Giuseppe era discendente di Davide (20 Giuseppe, figlio di Davide) e quindi nella sua famiglia poteva nascere il Messia o poteva essere adottato un bambino che poteva essere il Messia. Egli era promesso sposo di Maria, che, prima della conclusione dell’anno di fidanzamento e dell’inizio della convivenza fra gli sposi, concepì per opera dello Spirito Santo (18 sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo); egli si accorse che Maria era incinta al ritorno di lei dalla casa di Elisabetta. Poiché aveva totale stima della santità e onestà di Maria e capì subito che si trattava di un bambino straordinario, si sentì perplesso se doveva assumere la responsabilità della paternità e pensava di sciogliere la promessa di matrimonio in segreto (19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto). Rifletteva sul da farsi e un Angelo -  forse Gabriele - gli apparve in sogno e gli disse di prendere Maria come sposa, giacché il Bambino era stato concepito per opera dello Spirito Santo (20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo); inoltre lui doveva fare da padre del bambino. Questo Bambino di Maria era il Messia, come appariva dal suo nome Gesù, che significa Yahweh salva e per prima cosa veniva a liberare dai peccati (21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati); Giuseppe, imponendogli il nome, esercitava l’autorità paterna adottiva nei confronti del Bambino e perciò lo rendeva discendente di Davide. (b) Matteo nota che il parto verginale di Maria realizza la profezia di Isaia ad Acaz (22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta) circa la Vergine, che avrebbe concepito e partorito un bambino, al quale sarebbe stato dato il nome Emmanuele, cioè Dio con noi (23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi). In effetti Gesù è Dio, che sta con noi per sempre (Mt 28,20) e ci salva in ogni circostanza. Giuseppe obbedì fedelmente e senza indugi all'ordine dell'Angelo (24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa) e prese con sé il Bambino e Maria, di cui rispettò la verginità per sempre (25 senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù), come la Chiesa ha sempre insegnato. Dio realizza tutte le sue promesse, anche se prende il suo tempo, e ben al di là delle aspettative umane. Non si limita a mandare un angelo o un uomo a redimerci, ma uno della Trinità, una Persona Divina, e si circonda del meglio dell'umanità, Maria e Giuseppe, che Egli stesso crea; in queste due persone ci fa vedere quello che potevamo essere tutti, se non ci fosse stato il peccato originale - e i peccati personali. Ammiriamo l'onnipotenza di Dio nei miracoli della natura e soprattutto in questi spirituali. Ammiriamo la Sapienza Divina nel programmare e realizzare il piano di salvezza: il Figlio di Dio si fa uomo in una famiglia normale con persone comuni ma dotate di doni straordinari, guidate da Dio nel rispetto della loro libertà, come vediamo con Maria e Giuseppe. Ammiriamo l’infinità Bontà divina che nell’Incarnazione e nella Redenzione raggiunge la massima manifestazione: noi non le avremmo neanche immaginate e tanto meno avremmo osato desiderarle. La fede e la carità sono la risposta di Maria e Giuseppe alla proposta Divina. E noi?

II - Isaia 62,1-5 – Dio per mezzo di Isaia proclama il suo amore per Gerusalemme-Sion (1 Per amore di Sion…per amore di Gerusalemme) e avverte che non starà in silenzio e non si darà pace (1 non tacerò… non mi concederò riposo), finché la Città Santa non sarà di nuovo giusta, osservando la legge di Dio, in modo da poter essere salvata (1 finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada). Essa sarà bellissima come una corona regale o come un diadema prezioso nelle mani di Dio (3 Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio). Anche i popoli di tutta la terra si renderanno conto della trasformazione di Gerusalemme, perché vedranno la santità e la gloria della città (2 Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria). A questa nuova situazione corrisponderà il nuovo nome che Dio darà alla città (2 sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà): il nome non sarà più città AbbandonataDevastata (4 Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata), ma Gioia di DioSposa di Dio, perché sarà la delizia e la sposa di Dio (4 ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo). In effetti con lo stesso amore e gioia, con cui un giovane sposa una vergine, così Dio sposerà il suo popolo (5 Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli) e, come lo sposo trova la sua gioia nella sposa, così Dio troverà la sua felicità nella città - sposa (5 come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te). La profezia si realizza con la venuta di Gesù, che dà la remissione dei peccati e la santità a tutti quelli che accettano di convertirsi, e con l'attività della Chiesa, Corpo mistico e presenza di Cristo attraverso i secoli: essa offre a tutti gli uomini i mezzi per togliersi le brutture dei peccati e ornarsi della santità di Gesù. E noi ci lasciamo santificare da Gesù Cristo per mezzo della Chiesa?  o da incoscienti vogliamo rendere inutile per noi l'opera di salvezza di Gesù Cristo? Interroghiamoci se stiamo seguendo la via indicata da Gesù per la nostra salvezza.

III - Atti 13,16-17.22-25 - Paolo vuole ricordare la storia dell'amore e della Provvidenza speciale che Dio ha per gli Israeliti, il suo popolo (16 Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate), sottolineando come Dio aveva manifestato la sua onnipotenza nella liberazione del suo popolo dalla schiavitù degli Egiziani (17 Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là). Ulteriore segno della cura speciale di Dio è la regalità conferita a Davide, uomo secondo il cuore di Dio e totalmente obbediente a lui (22 Poi suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”); a lui Dio promise che nella sua discendenza sarebbe venuto il Messia: e tale è Gesù (23 Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù). Giovanni Battista si impegnò a preparare il popolo, predicando la conversione e dando il battesimo, che la esprimeva (24 Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele): egli chiaramente aveva precisato di non essere il Messia e che dopo di lui sarebbe venuto uno più grande, tanto grande che lui non si sentiva degno neanche di scioglierli i legacci dei sandali (25 Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”). La nascita di Gesù, discendente di Davide in quanto uomo e vero Dio e Salvatore del mondo, noi ricordiamo con le celebrazioni natalizie, aggiungendo gli altri misteri della Sua infanzia. Giovanni ci ha tenuto compagnia per un paio di settimane per aiutarci a preparar questo nostro incontro col Signore. Alimentiamo la nostra fede, speranza e carità, perché queste sono le disposizioni fondamentali per incontrare il Signore oggi nei segni della sua presenza liturgica ed extra-liturgica.

EUCARESTIA. Nell’Eucarestia incontriamo Gesù nel ministro, nell’assemblea, nella Parola e soprattutto nel Pane e Vino consacrati; per mezzo di essi Gesù comunica a noi la grazia della redenzione: salva noi oggi come salvava a suo tempo la famiglia di Giovanni Battista, i Pastori e i Magi, Simeone e Anna. Portiamo nell’incontro con Gesù la loro fede, speranza, carità. Preghiamo la Madre di Gesù e il suo Padre putativo, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni di ottenerci di crescere in queste virtù. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Avvento: Domenica 4 A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Avvento: Domenica 4 A

I - Matteo 1,18-24 - 1. Chi è Gesù? A Maria 4 o 5 mesi prima è stato rivelato chi è Gesù e la Sua missione e la propria missione; ora tocca a Giuseppe. Gesù è il figlio di Maria ed è stato concepito per opera dello Spirito Santo (18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo; 20 Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21), e non di un uomo, neanche di Giuseppe, perché è stato concepito prima che andassero a convivere. Egli è il Messia come appare dal nome Gesù, che Dio gli dà per mezzo dell'Angelo ed è mandato da Dio Padre nel mondo a salvare Ebrei e pagani dalla schiavitù di Satana (21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati). Ha anche un altro nome che lo indica come Dio, che sta con noi per sempre: Emmanuele (23 a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi). E’ anche il figlio “adottivo” di Giuseppe, che gli impone il nome Gesù secondo l'indicazione dell'Angelo (21), di cui esegue tutti gli ordini (24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa); la paternità legale di Giuseppe nei confronti di Gesù era cosa importantissima per gli Ebrei, perché attraverso Giuseppe Gesù è inserito nella discendenza di Davide, che per loro era nota necessaria per distinguere il vero Messia. Anche Maria è discendente di Davide, come pensano molti, ma l'appartenenza legale a una famiglia avveniva solo attraverso l'uomo. Crediamo in Gesù Dio e uomo, nato da Maria sempre vergine per opera dello Spirito Santo e appartenente alla famiglia di Davide grazie a Giuseppe; Egli è il nostro Dio e Salvatore, che sta sempre con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20); accogliamo Gesù nella nostra vita, come fecero Maria e Giuseppe, perché nostro Salvatore, che ci libera dai peccati, e nostro Signore, al quale vogliamo appartenere e che vogliamo seguire come discepoli fedeli.

2. Chi sono Maria e Giuseppe? (a) Maria è la promessa sposa di Giuseppe, che, dicendo di sì a Dio, si è esposta al pericolo di essere lapidata, secondo la legge del tempo, se Giuseppe avesse rivelato che il bimbo non era suo figlio (19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto). E’ vergine come dalla profezia di Isaia (22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta), che aveva preannunciato il concepimento miracoloso di un bambino (23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio). Giuseppe aveva pensato di rimandarla in segreto proprio per non esporla all'infamia e alla morte (19). (b) Giuseppe è uomo giusto (19), che rispetta la legge di Dio e che dall'angelo riceve l'indicazione come regolarsi in questa spinosa difficoltà, cioè che prendesse Maria come sposa senza problemi (20 Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa). L'angelo gli scioglie tutti i dubbi circa il bambino e come comportarsi nei suoi confronti. La sua obbedienza completa viene dalla sua fede nella Parola di Dio attraverso l’Angelo; prende Maria con sé e ne rispetta la verginità, perché probabilmente vi si era impegnato anche lui insieme con Maria prima del contratto di nozze (25 senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù). Anche noi guardiamo a Maria e a Giuseppe come modello per accogliere Gesù con fede docile, adorazione umile, ringraziamento universale, speranza certa, carità perfetta e dolore intenso dei nostri peccati.

II - Isaia 7,10-14 - Acaz non crede nell'unico vero Dio e si affida agli dèi dei pagani: arriva fino a bruciare suo figlio ed erede in loro onore; è peggio delle bestie. La sua dinastia è in gravissimo rischio, perché due re dei dintorni vogliono sostituirlo con un altro; e così, senza saperlo, attentano alla promessa fatta da Dio a Davide di dargli un discendente, che sarebbe stato re e Messia. Trema il re Acaz, perché teme di perdere il regno perché le sue forze sono limitate, e con lui trema Gerusalemme. Isaia a nome di Dio offre ad Acaz (10 Il Signore parlò ancora ad Acaz) la possibilità di chiedere qualsiasi miracolo (11 Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto): Dio glielo concederà per riportarlo sulla via della retta fede; ma il re rifiuta, fingendo rispetto verso Dio (12 Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore»). Isaia si spazientisce di fronte a tanta ipocrisia e rinfaccia ad Acaz, discendente di Davide, di essere tiranno coi sudditi e peccatore ribelle confronti di Dio (13 Allora Isaia disse: Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio?); comunque gli promette un miracolo da parte di Dio: Acaz avrà un figlio dalla giovane sposa e da lui discenderà il Messia, secondo la promessa fatta da Dio a Davide; ma il grande miracolo sarà che il Messia sarà concepito da una vergine e gli sarà dato il nome Emmanuele (14 Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele). La promessa parzialmente valeva quindi per il figlio di Acaz ma si sarebbe realizzata pienamente in Maria, come riporta il Vangelo di oggi. La nascita del figlio di Acaz significava che Dio continuava a proteggere la dinastia di Davide, nonostante la cattiveria di tanti suoi discendenti, in particolare di Acaz; la nascita del figlio di Maria per opera dello Spirito Santo e figlio putativo di Giuseppe, discendente di Davide, significa che Dio mantiene la promessa di mandare il Salvatore Gesù, che è anche l’Emmanuele, il Dio con noi. La fede, che non volle prestare Acaz, la diedero Maria e Giuseppe e la offriamo a Dio anche noi con i cristiani di tutti i secoli; chiediamo anche la speranza e la carità, indispensabili per vivere la vita cristiana.

III - Romani 1,1-7Il vangelo di Dio (1), cioè il messaggio di salvezza, ha per oggetto il Figlio di Dio (3 che riguarda il Figlio suo), Gesù Cristo nostro Signore (4), il quale sul piano umano è discendente di Davide (3 nato dal seme di Davide secondo la carne), cioè nella sua vita in questo mondo, specie la vita pubblica e la passione e morte, ma secondo lo Spirito è potenza santificatrice, che gli viene dalla resurrezione (4 costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti). Gesù era sorgente di quella forza che usciva da lui e che operava miracoli, ma sopratutto della vita divina ed eterna, che da Lui viene a noi, in modo stabile definitivo dopo la risurrezione. Questo Vangelo era stato annunziato nel passato dai Profeti e trasmesso dalla Sacra Scrittura (2 che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture) e ora viene annunciato dagli Apostoli, che sono stati chiamati da Gesù a questa missione (5 per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli); essi annunziano il Vangelo a tutti i popoli per ottenere da loro l'adesione per mezzo della fede in modo da dare gloria a Dio (5 per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome), cioè per farlo conoscere, amare e servire e così salvarsi. Tra questi popoli, chiamati alla salvezza, ci sono anche i Romani (6 e tra queste siete anche voi), destinatari della lettera di Paolo, il quale si propone agli abitanti della Città eterna come servo di Cristo e scelto da Dio e come Apostolo per annunciare questo Vangelo (1 Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio). Paolo definisce i destinatari della lettera amati da Dio (7) e chiamati da Gesù Cristo (6): la loro vocazione è di appartenere a Gesù ed essere suo popolo (7 e santi per chiamata); egli auspica perciò per loro la grazia, che era l'augurio che si scambiavano i Greci, e la pace, che era l'augurio che si scambiavano gli Ebrei (7 a tutti quelli che sono a Roma… grazia a voi e pace), doni che vengono da Dio Padre e dal Figlio Gesù Cristo (7 da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!) e dallo Spirito Santo, o secondo la formula che piace agli Orientali: dal Padre per mezzo del Figlio Gesù nello Spirito Santo. (a) Anche noi professiamo la nostra fede nel Vangelo, che ha come centro Gesù, Figlio dell'uomo e Figlio di Dio: da lui ci aspettiamo il perdono dei peccati e la santificazione per mezzo dello Spirito, perché ci sappiamo amati da Dio e chiamati a questo dall'eternità. (b) Confidiamo in Dio, che ci dona la fede e la carità per mezzo dello Spirito Santo, indispensabili per la salvezza. (c) Ci impegniamo anche noi a corrispondere alla vocazione all’apostolato: Dio ci chiama alla salvezza e vuole servirsi di noi per salvare gli altri.

EUCARESTIA. Gesù venne 20 secoli fa, verrà alla fine del mondo, viene continuamente in mezzo a noi, anzi sta stabilmente con noi. Alcuni come Maria e Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria e Giovanni, i pastori e i Magi, Simeone e Anna, lo accolsero con fede e lo amarono con carità e riposero la loro speranza in Lui. Anche noi dobbiamo accoglierlo con le stesse disposizioni interiori nelle sue venute in mezzo a noi, e specialmente nell’Eucaristia, nella quale egli rende presente se stesso col suo sacrificio salvatore. Preghiamo questi Santi Personaggi, che ci ottengano la loro fede, speranza e carità per accogliere Gesù come loro ed essere salvati (mons, Francesco Spaduzzi)