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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo ordinario: domenica 16C

I -  Luca 10, 38-42 - Gesù si recò a Betania e fu ospite (lo era di frequente) di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria (38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò). Marta si diede subito da fare per preparare da mangiare a Gesù e agli Apostoli che l’accompagnavano (40 Marta invece era distolta per i molti servizi), mentre Maria si sedette ai piedi di Gesù come un qualsiasi discepolo e ne ascoltava la Parola di vita eterna (39 Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola). Ciò suscitò la protesta di Marta, che si rivolse a Gesù e gli evidenziò con tono risentito e di rimprovero – a mala pena addolcito dalla forma interrogativa - che egli non si curava che Maria non le desse una mano nei servizi e la lasciasse sola; gli ingiunse spazientita di dirle che l’aiutasse (40 Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»). Gesù fece notare a Marta che lei si preoccupava e si agitava per molte cose, ma dimenticava l'unica cosa necessaria per la vita eterna, ma indispensabile anche per la retta vita in questo mondo (41 Ma il Signore le rispose: Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose). In realtà c'è una gerarchia di importanza nelle cose da fare; la cosa di cui c'è bisogno assoluto fu scelta da Maria: ascoltare la Parola di Dio per metterla in pratica; certo, Gesù non l’avrebbe mai distolta da questo impegno (42 ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta).

2. (a) Gesù era ospite abituale della famiglia di Lazzaro, perché erano persone rette e godevano della sua amicizia. S. Giovanni Evangelista sottolinea questo rapporto di amore fra Gesù e la famiglia di Lazzaro, così come richiama l’amore di Gesù per lui, Giovanni: Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro (Gv 11,5); in occasione della malattia mortale di Lazzaro, le sorelle avvertono Gesù della situazione critica con parole che ricordano l’amore di Gesù per Lazzaro: Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3); quando Gesù va alla tomba di Lazzaro morto e si commuove e piange e tutti notano tutto questo, i Giudei non possono fare a meno di commentare: «Guarda come lo amava!» (Gv 11,36). Anche noi possiamo e dobbiamo sentirci amati da Gesù e ricambiare il suo amore; ciò avverrà in ogni caso se lo accogliamo in ciascuna delle sue presenze, che lui ci offre, senza escluderne nessuna. Stiamo attenti a ospitare bene e sempre Gesù nell'Eucaristia, nella Parola, nei fratelli, nel nostro cuore?  Gesù dona sempre la sua presenza e con essa qualcosa di suo: ora ci sta dando la sua Parola e in ogni occasione ci offrirà tutto quello di cui abbiamo bisogno. Ovviamente lo dobbiamo accogliere con fede e amore, come facevano Lazzaro e le sue sorelle. (b) Marta fa bene a dedicarsi ai servizi di casa per accogliere bene Gesù e i suoi accompagnatori; Gesù ci tiene all’operosità della carità: pensiamo a Gesù che poco prima ha raccontato la parabola del buon samaritano (10,30-37), alla sua incessante predicazione e ai miracoli che operava per gli ammalati. Ma l'errore di Marta è di affannarsi e agitarsi per le cose della vita di questo mondo, non approfittando dell'occasione per nutrirsi della Parola di Dio, che  ora le viene offerta in vista della vita nell'eternità; occuparsi della vita di qui fa parte dei nostri doveri e dobbiamo farli tutti e bene e con il massimo impegno per amor di Dio e del prossimo: un giorno dovremo rendere conto a Dio; ma solo in Dio e nella sua Parola troveremo la forza per vivere la nostra vita secondo i Suoi desideri. Dobbiamo seguire l’esempio di Maria Vergine e di San Giuseppe nell'ascoltare Gesù e nell'accogliere e meditare la sua Parola e metterla in pratica. Esaminiamoci su quanto tempo ogni giorno diamo alla meditazione o anche alla semplice lettura della Parola di Dio, questa lettera d’amore che Dio ci ha inviata e per la quale aspetta una risposta da parte nostra.

II - Genesi 18, 1-10 - Abramo riposava all'ingresso della tenda a Mamre nell'ora più calda del giorno (verso le 15-16) e Dio gli apparve (1 il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno), sotto sembianze umane con due angeli (2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui). Forse Abramo intuì subito di trovarsi alla presenza di Dio (tante volte lo aveva visto e aveva parlato con lui), gli corse incontro, si prostrò con la faccia a terra (2 Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra) e lo invitò a prendersi una sosta presso di lui per la benevolenza, che nutriva per lui e che gli aveva manifestato tante volte (3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo). Gli propose acqua per lavarsi e per rinfrescarsi i piedi e di accomodarsi alla frescura della quercia (4 Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero); gli offrì anche da mangiare prima di riprendere il cammino (5 Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo). Dio gli manifestò il suo gradimento per la proposta (5 Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto»). Abramo fece tutto di corsa: andò subito da Sara e le ordinò di preparare le focacce (6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce»); poi si recò all’armento a prendere un vitello tenero e buono e lo fece preparare dal servo (7 All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo). Aggiunse panna e latte fresco al vitello e alle focacce e portò tutto ai Tre ospiti, che mangiarono con gusto, mentre Abramo stava rispettosamente in piedi (8 Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono). Ammiriamo la percezione di Dio che ha Abramo, il rispetto che nutre e manifesta per lui e per chi sta con lui, il trattamento che gli riserva, offrendogli il meglio di quello che possiede e che comunque ha ricevuto da Dio stesso. Così dobbiamo fare anche noi con Dio e col prossimo, fatto a immagine di Dio. (b) Dio chiese ad Abramo notizie di Sara, che stava nella tenda (9 Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda») e gli annuncia che tornerà fra un anno e Sara avrà un figlio tra le braccia (10 Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio»). Sarà un grandissimo miracolo che Dio opererà per Abramo e Sara per realizzare il desiderio della loro vita: la nascita del figlio Isacco. Dovettero aspettare 70 anni. Dio è “lungariello ma nunn’è scurdariello, cioè mantiene le sue promesse anche se ci fa aspettare; realizza sempre la nostra felicità perché la vuole. Abramo trattava bene Dio e Dio lo trattò bene.

III - Colossesi 1,24-28 - Paolo dichiara di aver ricevuto una missione da Dio a vantaggio dei Colossesi e di tutti gli uomini: portare la Parola di Dio a conoscenza del più gran numero di persone possibile (25 secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio), per l'incarico che ha di ministro della Chiesa (25 Di essa sono diventato ministro) e di far progredire quel progetto di Dio, presente in modo nascosto nell'Antico Testamento, ma rivelato adesso al suo popolo nuovo (26 il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi); adesso Dio ha voluto far conoscere questo progetto grande e magnifico, preparato per tutti gli uomini, nessuno escluso (27 A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti): il progetto segreto è la presenza di Cristo nei fedeli, accompagnata dalla speranza di partecipare alla gloria di Dio (27 Cristo in voi, speranza della gloria). Come ministro del Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa, con tutta la saggezza egli annuncia Cristo, ma insegna e rimprovera anche (28 È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza), allo scopo di portare ogni uomo alla perfezione per mezzo di Cristo (28per rendere ogni uomo perfetto in Cristo). Per collaborare efficacemente alla diffusione del Vangelo, Paolo con le sue sofferenze completa in sé stesso ciò che Cristo soffre a vantaggio della Chiesa, suo Corpo Mistico, e prega per questo (24 Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa). Approfondiamo la conoscenza e il gusto di sentirci discepoli di Cristo, e anche membra del Corpo mistico di Cristo dal battesimo: come nostro Capo egli ci comunica la sua vita divina e la forza per restare inseriti in lui, evitando il peccato grave, che è la nostra distruzione come uomini e come cristiani; prendiamo sul serio anche il nostro impegno di diffondere fra i fratelli la fede, la Parola di Dio, e collaborare con la preghiera e i sacrifici alla loro salvezza, secondo l'invito della Madonna a Lourdes e a Fatima.

EUCARESTIA. Qui abbiamo il vertice della presenza di Cristo, senza dimenticare le altre che sono reali comunque: impariamo a valorizzare l’incontro con Cristo nell’Eucarestia per valorizzarlo anche per incontrarlo nelle altre presenze, specie nei fratelli. La Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni ci ottengano questa grazia importantissima. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 15C

I - Luca 10,25-37 - 1. Un maestro della legge voleva tendere un tranello a Gesù e gli chiese che cosa doveva fare per avere la vita eterna (25 Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»); egli pensava che Gesù veniva da Dio, se si fosse rifatto alla legge di Dio dell'AT; non veniva da Dio se attingeva ad altre fonti. Gesù lo rimandò precisamente alla Legge, data da Dio attraverso Mosè (26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?»). Il rabbino propone (26 Costui rispose) due brani dell'Antico Testamento: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente (27), che rimanda a Dt 6,5, e amerai il tuo prossimo come te stesso (27), che si trova in Levitico 19,18). La risposta corrispondeva esattamente a ciò che Gesù desiderava e disse al rabbino che avrebbe avuto la vita eterna se avesse fatto questo (28 Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai»). Ciò vale anche per noi. (a) In sostanza bisogna amare totalmente Dio, con tutta la propria persona: con tutte le nostre facoltà (memoria, intelletto e volontà), con tutti i nostri sensi; dobbiamo essere completamente concentrati su Dio: come Egli è sorgente della nostra esistenza e della nostra vita, così deve essere il fine della nostra esistenza e dobbiamo usare per lui tutto quello che ci dà. La sua Parola, che ci esprime la sua volontà, deve essere il nostro punto di riferimento in tutto. (b) Dio ci ordina anche di amare il prossimo, prendendo come misura noi stessi e le nostre esigenze, e che si può esprimere in termini negativi: Non fare agli altri ciò che non vorresti foste fatto a te, attribuita al rabbino Hillel, vissuto circa 50 anni prima di Gesù, e in termini positivi: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Mt 7,12). In quanto credenti in Dio e discepoli di Cristo, dobbiamo andare oltre: dobbiamo amare ogni uomo, nessuno escluso, come immagine di Dio (Gn 1,26) e perché Cristo è nel prossimo (Mt 25,31-46) e come Gesù ci ha amati (Gv 13,24). Chiediamone con insistenza la grazia, perché non è facile vivere a queste altezze di amore.

2. Il maestro della legge sapeva che comunemente si intendeva per prossimo quelli del proprio popolo, escludendo quelli delle altre nazioni. Forse  ciò gli sembrava riduttivo e chiese a Gesù di precisare chi si deve intendere per prossimo (29 Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?»). Gesù raccontò una parabola per dare la risposta al rabbino (30 Gesù riprese): un uomo - senza indicazione di nazionalità - scendeva dalla Città Santa a Gerico e fu assalito, derubato e gravemente ferito dai briganti, che erano numerosi in quella zona (30 Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto). Passarono di là un levita e un sacerdote, che videro il ferito, ma passarono oltre, forse per non contaminarsi nel toccarlo (31-32 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre). Eppure erano uomini del culto, teoricamente vicini a Dio… ma evidentemente senza sensibilità umana e quindi anche cattivi credenti. Ma ne ebbe compassione un Samaritano, considerato dagli ebrei un eretico e persona da evitare (33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione): gli si avvicinò, gli curò le ferite con olio e vino, lo caricò sulla sua cavalcatura e lo portò in albergo (34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergoe si prese cura di lui (34). Il giorno seguente diede 2 denari all'oste, invitandolo a curare il ferito e impegnandosi a dargli il resto al ritorno (35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”). A questo punto Gesù domandò al rabbino chi dei tre si era mostrato prossimo nei confronti ferito (36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?) ed egli rispose indicando il Samaritano, che aveva avuto compassione dello sconosciuto (37 Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui»). Gesù gli ordinò di fare lo stesso per avere la vita eterna (37 Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così»). (a) Così Gesù non risponde direttamente alla domanda chi è il prossimo, ma indica la necessità di farsi prossimo a ogni bisognoso - e tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. (b) Altro insegnamento è che il buon Samaritano è Gesù stesso, che, diventando uomo, viene in aiuto dell'umanità e gli dà i mezzi di salvezza. (c) Inoltre Gesù è presente nel ferito, si identifica con lui; così lo possiamo riconoscere come Dio che salva l’uomo e, allo stesso tempo, come presente in chi soffre (Mt 25,40); noi dobbiamo soccorrerlo nel prossimo, che ha bisogno di noi sul piano fisico, psicologico e spirituale.

II - Deuteronomio 30,10-14 - Dio ordina di osservare i comandamenti e di orientarsi totalmente a Lui (10 obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima). I comandamenti di Dio sono facili da osservare. Essi sono a portata di mano (11 Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te): non sono in cielo (12 Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”) né al di la del mare (13 Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”); perciò si possono ascoltare ed eseguire (12-13). La Parola di Dio è vicina, è dentro di noi: nel cuore per conoscerla e nella bocca per proclamarla e per metterla in pratica (14 Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica). Ce lo dice anche Gesù di accogliere la sua Parola, perché quel che ci domanda non è gravoso (Mt 11,30; 1Gv 5,3). La salvezza - ricorda Lucia di Fatima - è il fine, per cui siamo stati creati da Dio; il modo concreto per salvarsi sta nell'osservanza dei comandamenti come insegna Gesù al giovane ricco. Il 13 ottobre 1917 la Madonna ci esortò a non offendere più di Dio, già troppo offeso proprio dal non compimento della sua volontà, dalla non osservanza dei comandamenti. Pentiamoci del passato e rinnoviamo i propositi.

III - Colossesi 1,15-20 – (a) Il Dio invisibile si è fatto visibile in Cristo, nato dal Padre prima della creazione del mondo (15 Egli è immagine del Dio invisibile,/ primogenito di tutta la creazione). Tutte le cose create, in cielo e sulla terra, sono state fatte per mezzo di lui, sia le cose visibili sia quelle invisibili: i poteri, le forze… (16 perché in lui furono create tutte le cose/ nei cieli e sulla terra,/ quelle visibili e quelle invisibili:/ Troni, Dominazioni, Principati e Potenze). Tutto fu creato per mezzo di lui e per lui (16 Tutte le cose sono state create/ per mezzo di lui e in vista di lui). Cristo è prima di tutte le cose e tiene insieme tutto l'universo (17 Egli è prima di tutte le cose/ e tutte in lui sussistono). Dio Padre Figlio e Spirito Santo ha creato tutto per mezzo del Figlio (15 = causa efficiente e strumentale) e in vista di lui (16 = causa esemplare) e anche in lui tutte le creature sono conservate e tenute insieme (17). In Cristo Gesù si rende visibile il Padre (15), che ha generato il Figlio da tutta l'eternità. Crediamo, adoriamo, lodiamo, ringraziamo. Grande è il mistero che si propone alla nostra fede. Sentiamoci creati dalla potenza del Padre per mezzo della sapienza del Figlio e della bontà dello Spirito Santo e sentiamo in noi le tracce di questa potenza e sapienza e bontà infinite e accogliamole. Sentiamoci momento per momento conservati da Dio Padre Figlio e Spirito Santo e sentiamo Dio uno e trino come fine della nostra vita. (b) Egli è anche capo di quel corpo che è la Chiesa (Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa), è la fonte della nuova vita (18 Egli è principio), è il primo risuscitato dai morti (18primogenito di quelli che risorgono dai morti): egli deve sempre avere il primo posto in tutto (18 perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose). Dio ha voluto essere pienamente presente in lui (19 È piaciuto infatti a Dio/ che abiti in lui tutta la pienezza) e per mezzo di lui ha voluto rifare amicizia con tutte le cose, con quelle della terra e con quelle del cielo (20 e che per mezzo di lui e in vista di lui/ siano riconciliate tutte le cose… sia le cose che stanno sulla terra,/ sia quelle che stanno nei cieli): la pacificazione è avvenuta per mezzo della Passione e Morte di Cristo: avendo pacificato con il sangue della sua croce (20). Gesù viene presentato anche come colui nel quale Dio è pienamente e personalmente presente e per mezzo della sua opera redentrice ha riconciliato con Dio tutte le creature, nessuna esclusa, persino le creature materiali. Ma l’opera di salvezza si vede specialmente realizzata negli uomini. Gli uomini credenti sono membra del Corpo di Cristo e da lui, il capo che è risuscitato, possono ricevere la vita nuova ed eterna. Gesù deve essere tutto per noi sia sul piano naturale sia sul soprannaturale perché la vita divina ci viene solo da lui come Capo del Corpo mistico. Crediamo e cerchiamo di allargare i canali per avere questa vitalità con la fedeltà alla preghiera come dialogo con Dio e ai sacramenti.

EUCARESTIA. Qui immediatamente incontriamo Gesù, ma con lui anche tutta la SS. Trinità e, come essa è il memoriale dell’amore del Signore, così ne è la sorgente per noi. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, di essere forti nella fede nel percepire la presenza del Signore e nel goderne i frutti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo ordinario: domenica 14 C

Luca 10,1-12.17-20 - Gesù è venuto a salvare l'uomo in modo corrispondente alla natura umana, come per mezzo suo il Padre l'ha creata: egli parla alla sua intelligenza con la predicazione, per farsi conoscere e fargli capire le cose, e al suo cuore, dandogli prova del suo amore infinito. (a) Presto chiama anche uomini, già suoi discepoli, a collaborare con lui nella sua missione, perché preparino le persone nelle città e villaggi, dove Egli stava per recarsi (1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi); aggiunge così 72 discepoli ai 12 apostoli. A entrambi i gruppi offre una cura speciale e discorsi particolari, nei quali rivela i suoi sentimenti e mostra le sue preoccupazioni, che essi devono imparare a condividere per essere Apostoli secondo il suo cuore (2 Diceva loro). Anzitutto richiama l'attenzione sul gran numero di uomini da evangelizzare e sulle poche persone che vi si dedicano (2La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!); di qui la necessità di pregare Dio perché mandi missionari (2 Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!) - e presto -, perché tante persone muoiono senza aver avuto in maniera sufficiente la proposta di salvezza. La preghiera è necessaria, perché così Dio ha previsto nel suo piano di salvezza. Preghiamo per questa intenzione? Facciamo nostri sentimenti del Cuore di Cristo - e del Padre -, preoccupandoci anche noi di pregare perché nella Chiesa ci siano missionari santi e in numero sufficiente, che essi vivano in povertà e letizia come San Francesco e tanti apostoli di tutti i tempi. (b) Gesù li avverte che li manda disarmati fra nemici potenti (3 Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi) ed che essi devono restare miti e umili di cuore come lui (Mt 11,25ss); raccomanda loro uno stile di vita povero (4 non portate borsa, né sacca, né sandali) e di impegnarsi al massimo e solo nella missione, evitando di perdere tempo con i cerimoniosi saluti orientali (4 e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada); esorta ancora alla povertà nel cibo, accontentandosi di tutto ciò che viene offerto e della casa, nella quale sono ospitati, senza chiedere nulla in più e senza cercare di trovare una sistemazione migliore (7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra; 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto). Preghiamo per avere lo spirito di distacco dai beni della terra noi e i pastori. (c)Infine dà indicazioni sull'apostolato nelle famiglie e nelle città. (A) Circa la predicazione nelle famiglie raccomanda di augurare e invocare sulle famiglie la pace (5 Inqualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”), pienezza di tutti i doni; Gesù distingue fra quelli che accettano la benedizione - e in tal caso la pace scenderà effettivamente su di loro (6 Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui) -, e quelli che la rifiutano – e in quest’ultimo caso la pace, quasi come un dono materiale, ritornerà al missionario (6 altrimenti ritornerà su di voi). (B) Circa l’apostolato nelle città Gesù sottolinea che, se gli abitanti accoglieranno i missionari e crederanno alla loro Parola, creeranno le condizioni per avere i miracoli di guarigione (9 guarite i malati che vi si trovano) e i missionari potranno annunciare che la salvezza è arrivata per loro col regno di Dio (9 e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”). Se invece rifiuteranno i missionari, e quindi di credere, i missionari andranno sulle loro piazze e li avvertiranno (10 Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite:) che non vogliono portare niente con sé di quello che c'è nella città, neanche la polvere, che si attacca ai sandali (11 Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi), ma comunque Dio viene lo stesso (11 sappiate però che il regno di Dio è vicino) e giudicherà severamente quelli che hanno rifiutato il dono della salvezza (12 Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città). L'apostolato non è missione solo dei pastori ma anche da laici. Preghiamo che gli uomini accolgano la Parola di Dio e si salvino e facciamo i sacrifici per questo. Gesù e Maria soffrono nel vedere la perdita delle anime e gioiscono quando si convertono.

2. I 72 discepoli, inviati in missione, tornano gioiosi per il successo del loro apostolato perché persino i diavoli hanno obbedito a loro (17 I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome»). Gesù conferma di aver visto il diavolo precipitare nell'inferno, cacciato via dai discepoli (18 Egli disse loro: Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore), e aggiunge di aver dato loro potere su tutti i nemici, in particolare il diavolo (19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico); li incoraggia: nulla potrà danneggiarvi (19), perché i missionari sono molto amati da Dio e da Gesù e godono di protezione speciale (cfr  Mt 28,20), anche contro i nemici umani (gli scorpioni del deserto del Salmo 91,13). Però si devono guardare dall’insidia, che viene dal diavolo, di spostare l'attenzione dalle cose importanti, come è gioire che i loro nomi sono scritti in cielo, (20 rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli), cioè che essi sono salvati - e lo sono le persone evangelizzate -, alle cose secondarie, cioè che i demoni sono loro sottomessi (10 Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi), ed eventualmente anche gli uomini. Noi, pastori e gli operatori pastorali, dobbiamo stare attenti a non cercare visibilità, notorietà, dominio degli altri, ma solo la salvezza nostra e degli altri, facendo la volontà di e proponendola agli altri.

II - Isaia 66,10-14 - E il Signore che parla (12 Perché così dice il Signore). Egli invita coloro che amano Gerusalemme (10 tutti voi che l’amate) e quelli che erano in lutto per lei (10 tutti voi che per essa eravate in lutto) a rallegrarsi con Gerusalemme (10 Rallegratevi con Gerusalemme), a gioire con lei (10 Sfavillate con essa di gioia) e a esultare per lei (10 esultate per essa). Motivo di tanta gioia è il fatto che Dio inonderà Gerusalemme come un fiume in piena con la pace e la ricchezza e potenza e gloria di tutti i popoli (12 Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti). I suoi abitanti saranno portati in braccio da Gerusalemme e staranno seduti sulle sue ginocchia, e da lei saranno accarezzati e riceveranno il latte (12 Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati); succhieranno (11 succhierete) e saranno allattati (13 Così sarete allattati; cfr 12), si sazieranno (11 e vi sazierete) e sì delizieranno al petto di Gerusalemme (11 e vi delizierete al petto della sua gloria), che è sorgente di consolazione e di gloria (11 al seno delle sue consolazioni). E Dio stesso fa da madre consolatrice degli abitanti di Gerusalemme (13 Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati). Essi vedranno e gioiranno e recupereranno energia (10 Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba); Dio conferma che in tal modo Egli si farà conoscere da quelli che lo amano e lo servono (14 La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi). Se saranno fedeli a Dio e osserveranno i suoi comandamenti, Dio donerà agli ebrei di Gerusalemme pace e sicurezza, felicità e gioia, potenza con gloria e ricchezze. Ovviamente attraverso queste immagini materiali Dio preannunzia la ricchezza della redenzione per mezzo di Gesù, che porterà la pace con Dio e fra gli uomini e la gioia, frutto dello Spirito. Impariamo anche noi a sentire l'amore e la tenerezza di Dio, così fortemente messa in luce da queste espressioni, pensando a quanto ci ha amati, dando suo Figlio per la nostra salvezza..

III - Galati 2,14-18 - A differenza di quei cristiani, che riponevano la speranza di salvarsi nella legge di Mosè, Paolo proclama che ripone tutta la sua fiducia in Gesù crocifisso, grazie al quale il mondo per lui è morto - e non esiste più - e lui non vuole esistere per la mentalità mondana (14Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo). In effetti egli vive portando in sé l'immagine di Gesù crocifisso, grazie alle sofferenze che patisce per amore di Gesù e per la diffusione del suo regno (17 D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo). Per Paolo non ha importanza essere circoncisi o no, perché quel che conta è essere diventati nuova creatura (15 Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura) per mezzo della fede, speranza e carità (Gal 5,6) e l’osservanza dei comandamenti (1Cor 7,19; cfr Rm 4,12), ed egli invoca la misericordia e la pace di Dio su tutti coloro che seguono questa indicazione (16 E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio). Paolo è arrivato alla conclusione della lettera e augura la misericordia e la benevolenza di Dio su tutti i suoi lettori della Galazia (18 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen). Anche noi dobbiamo riporre tutta la nostra speranza e fiducia in Cristo, crocifisso per nostro amore (Gal 2,20): solo lui è il nostro salvatore e in lui riceviamo la vita divina. Non esiste alternativa, ma la fede vera si mostra attraverso l'amore a Dio e al prossimo.

EUCARESTIA. Gesù vuole che il Vangelo della salvezza sia annunciato a tutti perché tutti possano entrare nel Regno di Dio; la Messa continua con fedeltà alla volontà di Cristo questa predicazione, ma rende anche presente il Salvatore e la sua opera redentrice, perché tutti quelli che  credono e sono battezzati possano unirsi intimamente a Gesù e riceverne la vita divina. Preghiamo la Vergine SS. e S.  Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di saper  valorizzare questi mezzi di salvezza, Parola e Sacramenti, che Gesù ci mette a disposizione. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo ordinario: domenica 13C

I - Luca  9,51-62 – 1. (a) Si sta avvicinando per Gesù l'ora di passare da questo mondo al Padre (cfr Gv 13,1) e perciò egli punta decisamente in direzione di Gerusalemme (51 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme); ha preannunziato varie volte la sua Passione e Morte nella Città Santa da parte dei capi spirituali del Popolo ebreo e perciò decide ora questo ultimo viaggio verso la capitale spirituale del suo Popolo (51). L’espressione stavano compiendosi i giorni (51) richiama l'altra, che si riferisce alla Pentecoste (At 2,1): in quest’ultimo testo è imminente il tempo per l’inizio della Chiesa; nel nostro testo è vicina la realizzazione del mistero pasquale di Cristo. Gesù aveva espresso il desiderio di fare la volontà del Padre in tutto e sempre; ora crea le condizioni perché la sua pasqua possa compiersi a Gerusalemme, secondo il piano di salvezza del Padre …. Anche per noi è utile che alimentiamo sempre la disposizione di voler accogliere la volontà di Dio senza riserve, accettando soprattutto gli avvenimenti inaspettati, più o meno graditi, che possano capitarci e dare una direzione diversa alla nostra vita. (b) Gesù manda davanti a sé i discepoli perché provvedano (52 e mandò messaggeri davanti a sé) a organizzare la sistemazione del gruppo in un villaggio samaritano (52 Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso). Ma gli abitanti non lo vollero accogliere perché andava a Gerusalemme (53 Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme), dalla quale i Samaritani erano separati spiritualmente; in tal modo essi rifiutano la persona di Gesù e la salvezza che offre; perciò Giovanni e Giacomo propongono a Gesù di consentire loro di chiedere un fuoco dal cielo, per distruggere il villaggio (54 Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?») e così punire l'oltraggio. Ma Gesù li rimprovera (55 Si voltò e li rimproverò. 56 E si misero in cammino verso un altro villaggio) e si dirigono verso un altro villaggio. Hanno rifiutato di diventare discepoli di Gesù; Giovanni e Giacomo vorrebbero vedere puniti costoro come era avvenuto al tempo di Elia, che fece scendere il fuoco dal cielo sui due gruppi di 50 soldati, inviati successivamente dal re per sequestrarlo (1Re 1,10). Ma Gesù non la pensa così perché il suo Cuore è pieno di compassione per i peccatori, sia che sanno sia che non sanno quello che fanno (Lc 23,34), e chiaramente rifiuta la proposta rimproverando i due Apostoli irosi. Con questa misericordia dovranno agire in futuro i capi della Chiesa verso i peccatori: avranno molta pazienza e comprensione perché questo ne è il tempo; e ovviamente anche noi nel giudicare dobbiamo essere misericordiosi verso gli errori del prossimo o almeno sempre pronti a salvarne almeno l’intenzione.

2. Si avvicinano a Gesù 3 persone per seguirlo - questo mostra che, oltre gli Apostoli, c'erano altre persone che desideravano mettersi al seguito del Maestro. (a)Al primo, che gli manifesta la sua disponibilità a seguirlo dovunque (57 Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada»), Egli risponde ponendogli sotto gli occhi il suo esempio e le esigenze della missione, che possono prevedere povertà completa e vita sacrificata, al punto di non avere neanche una casa dove alloggiare e un posto dove riposare (58 E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»). Si tratta di condividere l'insicurezza della sua vita e la necessità di andare fino in fondo nel dono di sé. (b) Al secondo è Gesù che rivolge l'invito a seguirlo (59 A un altro disse: «Seguimi»), e quegli mette la condizione di aspettare la morte del padre (59 E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre»); ma Gesù risponde in modo volutamente paradossale: contrappone il mondo dei morti, che si preoccupano dei loro morti - un mondo senza speranze -, e il mondo dei viventi, nel quale Gesù vuole far entrare i suoi (60 Gli replicò: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti), e gli ordina di annunciare il regno di Dio, il mondo dei veri viventi, di quelli che condividono la vita di Dio (60 tu invece va’ e annuncia il regno di Dio). Per fare entrare il maggior numero di persone nel Regno di Dio, Gesù ha inviato già i 12 Apostoli (Lc 9,2) e i 72 discepoli (10,1): comunque chi entra fra i discepoli diventa anche un inviato. (c)Al terzo che chiede di salutare i suoi (61 Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia»), come fece Eliseo (1Re 19,19-21), Gesù ricorda che l’aratore, per tracciare diritto il solco, non deve guardare indietro ma avanti; altrimenti non si guida bene l'aratro; allo stesso modo il discepolo, chiamato a seguire Gesù e inviato a predicare la Parola, deve concentrare tutta la sua attenzione nella sua missione e avere lo sguardo rivolto verso l’avvenire: perciò non si può rivolgere indietro; altrimenti si mostra inadatto per il Regno di Dio (62 Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio»). Noi non sappiamo che cosa abbiano reagito questi tre di fronte alle osservazioni di Gesù, ma certamente noi capiamo bene quel che noi dobbiamo fare: seguire Gesù comporta una rottura radicale, che non ci deve fermare.

II – 1Re 19,16b.19-21 Elia ha espresso il desiderio di morire e andare a stare nella pace e Dio gli ha ordinato di consacrare con l'olio a Dio Eliseo come profeta per continuare la sua missione (16 ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto). Elia va alla ricerca di Eliseo e lo trova ad arare il terreno con altri 11 uomini, servendosi dei buoi (19 Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo) e gli getta addosso il proprio mantello (19 Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello) per significare che deve prendere il suo posto come profeta. Eliseo ha capito bene e rincorre Elia per chiedergli di andare a congedarsi dai propri genitori e poi lo seguirà (20 Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò»). Elia acconsente ma gli ricorda che ormai il suo impegno è di porre la sua missione di profeta al di sopra di ogni altra preoccupazione (20 Elia disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te»). Eliseo si mostra docilissimo a Elia e decisissimo a seguire la chiamata di Dio: ammazza i 2 buoi del suo aratro, con la legna dell'aratro ne cuoce le carni e le dà in cibo agli altri aratori per impedirsi ogni ritorno; poi lascia tutto e si mette al servizio di Elia (21 Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio) e di Dio. La vocazione di Eliseo viene da Dio ma gli è comunicata per mezzo di Elia. Eliseo non ci pensa due volte e subito lo segue, dopo che si è congedato dai genitori. Cerchiamo veramente la volontà di Dio su di noi? Impegniamoci a essere docili alla voce di Dio, che chiama ciascuno di noi a Sé perché stiamo con lui e per affidarci una missione: Egli ce ne dà il carisma e la grazia necessaria. Vogliamo obbedire prontamente. La generosità è premiata da Dio: Elia ed Eliseo furono grandissimi profeti, che fecero molto bene al popolo. 

III - 2 Galati 5,1.13-18 - Cristo ci ha riscattati (1 Cristo ci ha liberati per la libertà; 13 Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà) dalle passioni cattive e dalla schiavitù di Satana e della Legge ebraica (18 non siete sotto la Legge). Perciò Paolo raccomanda ai Galati di stare attenti a evitare di cadere di nuovo sotto qualche altra forma di schiavitù e li esorta a vigilare perché la libertà cristiana non sia occasione per abbandonarsi alle tendenze cattive (13 Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne) e a smettere di dividersi in partiti, che li rendono come cani feroci, che si mordono e divorano a vicenda con rischio di distruggersi completamente (15 Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!); piuttosto si lascino guidare dall'amore, che spinge al servizio reciproco: (13mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri). Con l’amore mettiamo in pratica tutta la legge di Dio, che si raccoglie nel precetto dell'amore: Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso (14). La carità è la virtù, che deve illuminare tutta la nostra vita, per tutelare la libertà interiore e la nostra vita sociale. E’ una virtù universale, che regola al meglio i nostri rapporti con Dio e con gli altri e sviluppa al massimo la nostra maturazione e dignità personale. (b) Altro motivo, per guardarsi dalla schiavitù delle tendenze cattive (16 e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne), che spingono verso l'egoismo, e da quella della Legge ebraica (18), è il fatto che noi abbiamo lo Spirito Santo come guida della nostra vita e perciò dobbiamo camminare animati da Lui (16 Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito; 18 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito); lo Spirito Santo e le tendenze cattive hanno desideri opposti (17 La carne  infatti ha desideri contrari allo Spirito) e le tendenze cattive ci spingono a fare ciò che lo Spirito rifiuta e che noi avvertiamo come sgradito a Dio (17 e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste). Di qui la necessità di lasciarsi guidare dallo Spirito (18). Con la Pentecoste lo Spirito viene sugli Apostoli e coi sacramenti viene in noi: la nostra vita deve essere vissuta dal battesimo in poi secondo le ispirazioni dello Spirito; invochiamolo continuamente e chiediamo la docilità alla sua guida.

EUCARESTIA. Dobbiamo seguire Gesù dovunque vada, convinti che è l’unico Maestro e la sorgente di vita: Egli è la via, vita, la forza per andare avanti. Lo Spirito ci orienta verso di lui. Ma Gesù lo troviamo specie nell’Eucarestia; come Maestro nella prima parte della Messa, come sorgente di vita nella seconda. Chiediamo alla Vergine SS. nostra Madre e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano di gustare e amare Gesù come loro. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo ordinario: Solennità del Corpo e Sangue di N. S. Gesù Cristo

I - Luca 9,11b-171. (a) Gesù parla alle folle del regno di Dio (11 Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio). In questo modo istruisce gli uomini, perché credano e diventino discepoli, e approfondisce l'istruzione degli Apostoli e dei discepoli, perché anch’essi credano con fede più intensa, in quanto aderiscono a più abbondante Parola di Dio e in modo più attivo: così diventano capaci di trasmetterla. L'ascolto della Parola di Dio e l’adesione di fede ad essa sono indispensabili per crescere nella fede e lasciarsi salvare da Dio. Gesù loda Maria di Betania perché preferisce ascoltare Gesù a qualsiasi altra cosa; d’altronde sono più beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica: anzi per questa via diventiamo fratelli, sorelle e madri di Gesù. La Madonna ha ascoltato tantissima Parola di Gesù nei tanti anni di vita insieme a Gesù e credette più di tutti e la praticò più fedelmente. Ma la fede va anche trasmessa. Gesù inviò in missione i discepoli già durante la fase pubblica della sua vita e rinnovò il comando prima dell'Ascensione; dopo la venuta dello Spirito Santo i discepoli partirono per la predicazione. Senza predicazione la Parola di Dio non può essere creduta, perché non viene proposta, e non c’è  possibilità di salvezza. I Pastori devono prepararsi con serietà alla predicazione con lo studio e la meditazione della Parola di Dio e metterla in pratica; i fedeli devono ascoltarli con attenzione e aderire alla Parola e metterla in pratica. Ognuno si esamini e troverà da correggere tante trascuratezze nel rispetto verso la Parola di Dio. (b)Gesù opera miracoli dopo la predicazione (11 e a guarire quanti avevano bisogno di cure) per aiutare a credere e alimentare la fede, indispensabile per la salvezza e per ottenere i miracoli. Così Gesù accoglie i sofferenti e pratica la carità verso i bisognosi; e noi?

2. I discepoli, a causa della notte che si avvicina, chiedono a Gesù di congedare la folla, perché si procuri da mangiare (12 Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta»). Gesù da ordine agli Apostoli di dare loro da mangiare (13 Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare»). Essi fanno notare che hanno a disposizione solo cinque pani e due pesci: la soluzione sarebbe di comprare i viveri per tante persone (13 Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente»), ma sono troppe. Gesù aggiunge un altro ordine: quello di distribuire la folla dei 5000 uomini in gruppi da 50 (14 C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa»); ed essi eseguono l’ordine (15 Fecero così e li fecero sedere tutti quanti). Quindi Gesù riceve dagli Apostoli i pochi pani e i pesci e li benedice, riconoscendo in essi i doni di Dio, e li consegna al Padre, alzando gli occhi verso di lui; li riceve poi dal Padre, ma rinnovati e li fa distribuire dagli Apostoli ai presenti; passando dalle mani di Gesù a quelle dei Dodici, il pane viene moltiplicato (16 Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla). I Dodici sono così associati all'attività di Gesù per il popolo che è immagine in piccolo del popolo di Dio dell'Antico Testamento, che mangiò la manna nel deserto per 40 anni; si tratta quindi del popolo di Gesù che mangia il pane, che proviene da Dio ed è moltiplicato attraverso Gesù. E’ anche il popolo di Dio del Nuovo Testamento, l'immagine della Chiesa che si nutre della Parola e del Pane, che non solo vengono da Gesù, ma sono lo stesso Gesù, Parola di vita e Pane di vita. I Dodici, invece di tenere Gesù per sé (Lc 9,10-11), lo comunicano agli altri come dono di Dio: gli Apostoli lo ricevono per se stessi e ne fanno tesoro, ma lo trasmettono anche agli altri perché se ne avvantaggino; così dobbiamo fare noi con Gesù: riceverlo, assimilarlo con la meditazione e imitarlo con l’aiuto dell'Eucarestia, e poi comunicarlo agli altri. (b) Luca parla di 12 ceste di pane superato e raccolto (17 Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste); ci fa pensare agli Apostoli e alle 12 tribù d’Israele: Luca ci fa riflettere che essi sono incaricati di nutrire spiritualmente il nuovo Israele e incominceranno nel giorno della Pentecoste con la Parola e il battesimo. L’abbondanza del pane moltiplicato esprime la sovrabbondanza dei doni di Dio, che gli Apostoli distribuiscono alla Chiesa. Gli uomini devono fare il loro piccolo come Dio fa le cose in grande.

II - Genesi 14,18 20 Abramo ha vinto i suoi nemici e sta sulla via del ritorno con i pochi uomini, che lo avevano accompagnato nella battaglia; con essi aveva sbaragliato i moltissimi soldati nemici e aveva liberato i suoi familiari e servi e molti prigionieri provenienti da Sodoma e Gomorra. Ed ecco, gli viene incontro un sacerdote dell'unico Dio, di nome Melchisedek, re di Salem, che significa pace; egli offre un sacrificio a Dio secondo il desiderio di Dio, cioè offre se stesso a Dio per fare la volontà di Dio e presenta il pane e il vino come segno di questa offerta di se stesso (18Intanto Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo). Con il sacrificio egli voleva ringraziare Dio per la vittoria di Abramo e anche adorarlo, espiare i peccati degli uomini, e ottenere grazie con la preghiera. Offrì il sacrificio a nome suo e di Abramo. A conclusione del sacrificio il sacerdote diede gloria a Dio con queste parole (19 e benedisse Abram con queste parole): e benedetto sia il Dio altissimo,/ che ti ha messo in mano i tuoi nemici, cioè sia lodato e ringraziato Dio perché ha concesso la vittoria ad Abramo, nonostante potesse contare solo su pochi contro molti nemici, e invoca Dio perché continui a proteggere Abramo: Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,/ creatore del cielo e della terra (20), l'unico Dio altissimo, creatore di tutto. Abramo per gratitudine a Melchisedek, e soprattutto a Dio, dà a questo sacerdote la decima parte di tutto il bottino, che aveva preso ai nemici (20 Ed egli diede a lui la decima di tutto). Elementi interessanti sono che questo sacerdote crede e serve l’unico Dio vero - è il solo con Abramo a onorare l'unico Dio; appare all'improvviso sulle scena e scompare senza lasciare tracce; offre pane e vino come farà Gesù nell'Ultima Cena come segno del suo sacrificio. Di lui si parlò moltissimo fra i rabbini per cercare di precisarne la figura. La benedizione, anche noi la diamo alla fine della Messa. Dobbiamo imparare a partecipare alla Messa con questi sentimenti di offrire noi stessi a Dio per fare la sua volontà secondo la Parola che ascoltiamo; inoltre adoriamo, ringraziamo, espiamo, supplichiamo.

III - 1Corinzi, 11, 23-26 – Paolo ricorda che ha ricevuto il rito della cena pasquale cristiana direttamente dal Signore e l’ha trasmessa ai fedeli di Corinto: infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso (23). Gesù celebra la cena pasquale ebraica, che ricordava la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto; in essa si mangiava l'agnello pasquale, offerto come segno del sacrificio, che gli ebrei dovevano fare di se stessi a Dio con l’impegno di fare la volontà di Dio. Durante la sua ultima cena pasquale Gesù rinnova l'offerta di se stesso al Padre per fare la volontà del Padre sempre e specie durante la Passione e Morte imminenti; come segno del suo sacrificio Gesù offre il pane e il vino, frutto della terra e del lavoro dell'uomo. Egli prende il pane della cena ebraica, rende grazie per i benefici di Dio e specie per le tante volte che aveva salvato il popolo ebraico e adesso sta per salvare tutto il mondo per mezzo del dono del Figlio, lo trasforma nel suo Corpo (e Sangue), e lo dà da mangiare come cibo spirituale per la vita eterna (23-24 il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi); poi prende il vino della cena ebraica e lo trasforma nel suo Sangue (e Corpo), nel quale egli istituisce la nuova ed eterna Alleanza tra Dio e gli uomini e col quale Gesù espia i peccati dell'umanità; lo dà da bere per il nutrimento spirituale dei fedeli (25 Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue). Gesù invita gli Apostoli a ripetere questo rito del pane (24 fate questo in memoria di me) e del vino (25 fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me) per rendere presente Lui e il suo sacrificio sotto il segno del pane e del vino consacrati, che diventano il Corpo e Sangue di Cristo e servono per rendere presente e annunciare di nuovo la Passione e Morte di Gesù e il suo sacrificio fino al suo ritorno glorioso alla fine del mondo (26 Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga). Anzitutto la presenza di Gesù e del suo sacrificio è oggetto della nostra fede: ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia o veniamo in chiesa, dove si conserva l'Eucaristia, è bene che facciamo un atto di fede e gratitudine e amore a Gesù, ma anche di richiesta di perdono di tutti i peccati, specie quelli che commettiamo contro l'Eucaristia (terza apparizione dell’Angelo a Fatima). Inoltre impegniamoci ad ascoltare la Parola di Dio durante la Messa e a offrirci in sacrificio a Dio per fare la sua volontà, manifestata in quella Parola: uniamoci all'offerta, che Gesù fa di se stesso al Padre e poi nutriamoci del Corpo e Sangue di Gesù per diventare capaci di vivere secondo questa offerta di noi a Dio, così da fare effettivamente la volontà di Dio.

EUCARESTIA. Nell’Eucarestia Gesù ci dona se stesso sotto il segno del pane e del vino consacrati - e quindi trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue- , e lo Spirito Santo, per renderci partecipi della sua vita divina e comunicarci le grazie, che Egli ci ha meritate per essere capaci di fare la volontà di Dio. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché viviamo l’Eucarestia con tutto l’amore e la fede, perché è la sorgente della nostra salvezza e santificazione. (mons. Francesco Spaduzzi)