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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Pasquale: Domenica V dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica V dell'anno A

I - Giovanni 14,1-12 - 1. Gesù ha ripetuto ai Discepoli più di una volta che avrebbe lasciato questo mondo - e in modo drammatico e doloroso. I discepoli sono turbati e tristi (1 Non sia turbato il vostro cuore) e Gesù li incoraggia, richiamando loro la necessità di avere fede non solo in Dio Padre, che già hanno, ma anche in Lui (1 Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me), e la devono alimentare: è per la fede in Gesù che si distinguono i suoi discepoli da tutti gli altri credenti ebrei e non. Se hanno la fede nella persona di Gesù, avranno fede anche nella sua Parola, in particolare nella sua promessa che nella Casa di Dio, Padre di Gesù e dei suoi discepoli, c'è molto spazio e posto per tutti (2 Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?). Quelli che vogliono andare a occupare il loro posto, devono mettersi in condizioni di arrivarci: morire in grazia di Dio, in amicizia con Lui. Gesù spiega che egli andrà via ora (3 Quando sarò andato) con la sua Passione e Morte e con la sua Resurrezione e Ascensione, per la via dell’umiliazione e del dolore nella prima fase e della gloria e dell’esaltazione nella seconda fase; poi preparerà il posto ai discepoli (3 e vi avrò preparato un posto); tornerà alla fine della vita di ciascuno (3 verrò di nuovo) e del mondo e li prenderà con sé, perché stiano con lui per sempre (3 e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi), come stanno ora con lui presente  in modo visibile: ci sarà perciò un periodo di invisibilità, in cui dovranno esercitare la fede e, per incontrarlo, utilizzeranno i sette segni della sua presenza: Eucaristia, Sacramenti, Parola, assemblea, ministro, fratelli, il nostro cuore per la fede e la carità. (b) Queste stesse parole rivolge Gesù a ciascuno di noi oggi. Non dobbiamo sentirci soli e scoraggiarci di fronte alle tempeste del tempo presente (persecuzioni, epidemie, difficoltà economiche, rapporti problematici col prossimo, ecc.), perché abbiamo Gesù con noi almeno in una delle tante sue presenze, ma solo la fede in lui e nella sua Parola ce lo fa percepire e gustare; adesso stiamo con lui nell’oscurità della fede, ma poi andremo a stare con lui, contemplandolo per l'eternità faccia a faccia nella Casa comune del Padre. Non ci devono spaventare  la separazione provvisoria da Gesù su questa terra e la stessa morte, che certamente verrà per noi, perché essa è l'incontro con lo Sposo, e non con un nemico o con Uno che è solo giudice. Riconosciamoci peccatori e pentiamoci dei peccati, serviamoci dei sacramenti e avremo “diritto” alla sua misericordia. Abbiamo anche la Madonna che ci accompagna sempre, ma in special modo alla fine della vita, come chiediamo con frequenza: “prega per noi peccatori” nell’Ave Maria e “mostraci dopo questo esilio Gesù” nella Salve Regina: ci sostiene e ci assiste nel cammino verso il Cielo.

2. (a) Gesù dice agli Apostoli che essi conoscono la via per arrivare al luogo, dove Egli li precede (4 E del luogo dove io vado, conoscete la via). Tommaso fa notare che essi non conoscono il luogo dove Gesù va e tanto meno possono conoscerne la via (5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?»). In realtà Gesù ha detto che la sua destinazione è la Casa del Padre (2); ora conferma che egli va  dal Padre e che chi vuole andare al Padre, ha la possibilità di andarci solo per mezzo suo (6 Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me), perché dice:  Io sono la via, la verità e la vita (6); egli è la via al Padre: il Padre gli ha dato la Parola, che è la comunicazione della verità, e anzi egli è la Parola del Padre e quindi è la Verità e la rivelazione di essa; e il Padre è la vita e sorgente della vita, che egli comunica a Gesù e Gesù comunica ai discepoli. In effetti conoscere Gesù è conoscere il Padre (7 Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio) e perciò, giacché essi hanno visto Gesù, hanno già visto e conosciuto anche il Padre in quel segno o sacramento del Padre che è Gesù stesso (7 fin da ora lo conoscete e lo avete veduto). Gesù indica a noi ora come agli Apostoli allora che, per arrivare al Padre, occorre essere inseriti in lui per mezzo della fede (1) e per mezzo della carità (Gv 14,23) e in tal modo con lui camminiamo in questo mondo verso il Padre. Impegniamoci a seguire la via che è Gesù. La Madonna il 13 giugno 1917 a Fatima ha indicato il suo Cuore Immacolato come la via per arrivare a Dio: “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà fino a Dio”. I Cuori di Gesù e Maria sono la via unica e facile per arrivare al Padre. (b) Gesù ha detto che i discepoli hanno conosciuto e veduto il Padre (7) - ovviamente per la fede - e Filippo chiede per sé e per gli altri di vedere il Padre con gli occhi del corpo, e ciò lo avrebbe soddisfatto pienamente (8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta»). Gesù gli fa notare che sta da tanto tempo con loro e dalla sua domanda (9 Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?) appare evidente che non ha ancora conosciuto Gesù veramente (9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?). Filippo non ha piena fede e perciò fa questa richiesta: in effetti Gesù è nel Padre e il Padre è in Gesù (10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?); le Parole di Gesù sono quelle del Padre (10 Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso), così come le opere di Gesù sono del Padre, perché il Padre le compie per mezzo di Gesù, nel quale è stabilmente (10 ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere). Di qui l'invito ripetuto di Gesù a credere nella mutua immanenza di Lui nel Padre e del Padre in Lui (11 Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me), se non altro per i miracoli che Gesù compie (11 Se non altro, credetelo per le opere stesse). D'altra parte i discepoli di Gesù, che credono in lui, compiranno anche miracoli e opere più grandi di Gesù, perché Egli va ora dal Padre (12 In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre) per perorare la loro causa e la loro missione presso il Padre. E Gesù conclude: Chi ha visto me, ha visto il Padre (9). Chiediamo la grazia di tenere continuamente Gesù sotto i nostri occhi nelle sue varie presenze e di vedere in Gesù il Padre come lo vedevano Maria e Giuseppe, grazie alla loro fede unica: in quel Bimbo, piccolo e affidato alle loro cure, vedevano il Figlio del Padre e il Padre stesso, che si manifestava in Lui; nel Cristo della vita pubblica e nel Cristo della Passione Maria vedeva Gesù, il Figlio di Dio, e in lui il Padre, che si piegava pieno di amore sull'umanità. Anche noi abituiamoci a vedere in Gesù il Padre, che ci dà amore e vuole salvarci.

II – Atti degli Apostoli 6,1-7 - I 12 Apostoli riuscivano bene a portare avanti i loro impegni di presiedere le preghiere e di predicare (4) e di servizio dei poveri (2), ma man mano che cresceva il numero dei fedeli, diventarono inadeguati e questo provocò le lamentele fra quelli di lingua greca, che vedevano trascurati i loro poveri nella distribuzione quotidiana dei viveri (1 In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove). Gli Apostoli convocarono i fedeli e fecero notare che ormai non ce la facevano più a far fronte ai loro impegni e, poiché non potevano correre il rischio di trascurare la preghiera e la predicazione, dovevano per necessità lasciare il servizio dei poveri (2 Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense); questo impegno potevano prenderselo a tempo pieno 7 persone, scelte fra i fedeli, stimati e dotati spiritualmente (3 Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico); essi invece avrebbero continuato a presiedere le preghiere liturgiche e si sarebbero occupati della predicazione della Parola di Dio (4 Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola). La proposta apparve buona e concreta: furono eletti i 7 cosiddetti diaconi (5 Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiochia), e furono presentati agli Apostoli, che pregarono Dio di sostenerli nel loro servizio e imposero le mani per darne loro il potere (6 Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani). Intanto la comunità continuava a crescere grazie alla predicazione e si convertivano anche sacerdoti del Tempio (7 E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede). Bene fecero i fedeli a richiamare l’attenzione degli Apostoli sulle disfunzioni nella vita della comunità; bene fecero gli Apostoli a prendere coscienza della loro insufficienza nel loro servizio e a scegliere come loro impegno urgente la preghiera e la predicazione, che per giunta erano state affidate loro da Gesù per il servizio della comunità: tutti i pastori abbiamo bisogno di fare ogni giorno l'esame di coscienza su come svolgiamo questi due compiti essenziali. Impariamo noi pastori ad ascoltare i fedeli, a riflettere sulle osservazioni che riceviamo e a correggerci, perché anche in questo siamo di esempio ai fedeli.

III - 1Pietro 2,4-9 – L’insieme dei fedeli di Cristo viene paragonata nella Parola di Dio a un popolo gerarchizzato, a un gregge col suo pastore, a una vite, a una rete, a un seme destinato a svilupparsi, a un corpo – il Corpo Mistico -, e anche a un edificio, a una casa e a un tempio. Qui San Pietro presenta la comunità di Cristo come un edificio - e possiamo pensare a un tempio. In un edificio o tempio dell'antichità c'era una pietra, che veniva chiamata pietra d’angolo (7), che poteva stare a terra con l’ufficio di sostenere dal basso l’edificio (le due parti che facevano da angolo), o di coronare dall’alto la sommità: Gesù fa riferimento ai due significati in Mt 21,44-45. La pietra angolare era scelta con molta cura e spesso veniva molto decorata. Nella sua comunità Gesù è questa pietra angolare, è pietra viva,… scelta e preziosa davanti a Dio (4). Già nell'Antico Testamento Gesù era preannunziato con questa funzione: Si legge infatti nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion/  una pietra d’angolo, scelta, preziosa,/e chi crede in essa non resterà deluso (6). Considerare Gesù pietra angolare vuol dire aver fede in Lui, cioè accettare la sua Persona e la sua Parola, con l'adeguamento delle nostre idee e vita a quello che dice Lui. Pietro si rivolge ai credenti in Cristo, dei quali sottolinea il diritto a essere onorati da Dio (e dagli uomini), per la loro fede (7 Onore dunque a voi che credete), per la loro obbedienza alla Parola di Dio e di Cristo (cfr. 6): essi si sono avvicinati e uniti a Cristo, pietra viva, per essere usati come pietre vive per costruire l'edificio spirituale, che è Cristo (4 Avvicinandovi a lui, pietra viva; 5 quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale). Essi costituiscono un popolo scelto da Dio, una nazione santa, un popolo conquistato da Dio per mezzo di Gesù (9 Voi invece siete stirpe eletta… nazione santa, popolo che Dio si è acquistato), chiamati dalle tenebre alla luce divina (9 lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa) e sono tutti sacerdoti, che offrono sacrifici spirituali a Dio per mezzo di Gesù (5 per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo; 9 sacerdozio regale,); essi inoltre proclamano le grandi opere di Dio (9 perché proclami le opere ammirevoli di lui) e collaborano alla conversione dei popoli. (b) Ma non tutti accettano Gesù: lo rifiutano (4 rifiutata dagli uomini), non credono (7 ma per quelli che non credono) che Gesù sia la pietra angolare e così egli diventa per loro pietra d'inciampo e di scandalo (7-8 la pietra che i costruttori hanno scartato/ è diventata pietra d’angolo/ 8 e sasso d’inciampo, pietra di scandalo); essi vi inciampano perché si rifiutano di obbedire alla sua Parola (8 Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola). Dio lo aveva previsto, tenendo conto delle loro disposizioni interiori e rispettando la loro libertà (8 A questo erano destinati). Dio a tutti offre la grazia di entrare in comunione con Cristo e di salvarsi, di essere cristiani con Cristo, di essere sacerdoti con Lui sommo sacerdote e di offrire sacrifici spirituali come lui, di essere pietre vive su Cristo Pietra Viva e preziosa, di entrare nella luce meravigliosa del paradiso. Per tutti è morto Gesù, nessuno escluso, ma la nostra salvezza dipende dalla nostra accettazione o rifiuto di Gesù, della sua Persona e del suo insegnamento. Preghiamo Dio che ci dia la grazia di superare le difficoltà e ostacoli, che troviamo nel nostro cammino di identificazione col Cristo.

EUCARESTIA. Qui il Padre si rende presente con Gesù Maestro e con la sua opera redentrice per opera dello Spirito Santo, il quale edifica la Chiesa ora con le pietre vive, che siamo noi, per l’attività, che egli sviluppa in noi. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e Santi Patroni, di essere docili alla Parola di Gesù, vivendo da buoni suoi discepoli (mons, Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica IV dell’anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica IV dell’anno A

I - Giovanni 10,1-10 – 1. Gesù racconta la parabola del Buon Pastore (1-6) per insegnare a distinguere il pastore legittimo dagli illegittimi (7-10) e il buon pastore dai cattivi (11ss). I pastori ebrei raccoglievano le pecore in recinti in muratura, quando tornavano dal pascolo. Il recinto aveva una sola porta, e accoglieva in genere greggi di vari pastori. Durante la permanenza delle pecore nel recinto, i pastori - o i guardiani al servizio dei pastori - facevano il turno di guardia per controllare che nessun estraneo le tirasse fuori e per evitare che ladri entrassero, saltando la recinzione. La parabola parla di ladri che rubano e di briganti che ammazzano, i quali – ovviamente - non entrano per la porta (1 In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante) e anche degli estranei, che le pecore non conoscono e non seguono (5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei). Invece il pastore vero entra per la porta del recinto (2 Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore): il guardiano lo conosce e perciò gli apre (3 Il guardiano gli apre); egli chiama per nome le sue pecore (3 egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome) ed esse riconoscono la sua voce (3 e le pecore ascoltano la sua voce;perché conoscono la sua voce); le conduce fuori dal recinto (3 e le conduce fuori; 4 E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore) per condurle al pascolo; cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono (4). Ma gli ascoltatori non capiscono la parabola (6 Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro). Gli Apostoli spesso chiedono a Gesù spiegazioni in privato sulle parabole che racconta ed egli le dà loro. Ottimo quindi se prendiamo la buona abitudine di chiedere a Gesù di aprire la nostra mente all’intelligenza della sua Parola, e della S. Scrittura in genere, come fece con gli Apostoli la sera della resurrezione (Lc 24,45-49), quando effuse su di loro lo Spirito Santo (Gv 20,22).

2. Gesù spiega la parabola (7 Allora Gesù disse loro di nuovo), precisando che la porta del recinto rappresenta lui (7 In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore; 9 Io sono la porta), che è anche il portinaio. Egli è venuto per dare la vita in abbondanza (10 io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza): in effetti Gesù dà tutto in abbondanza: il vino alle nozze a Cana (Gv 2,6), il pane moltiplicato (Gv 6,11), la pesca miracolosa (Gv 21,11). I pastori autentici sono quelli che vengono chiamati da Cristo e sono mandati da lui come gli Apostoli, e si comportano bene con le pecore; essi sono salvati da Gesù (9 se uno entra attraverso di me, sarà salvato), svolgeranno l’attività di pastori con vera sicurezza (9 entrerà e uscirà), perché Gesù sarà con loro e li sosterrà, e daranno pascolo alle pecore (9 e troverà pascolo). Invece i cattivi pastori, come sono i capi ebrei del tempo di Gesù, sono ladri e assassini (8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti), si introducono nell'ovile per rubare, fare strage e distruggere (10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere), ma le pecore li identificano e non li ascoltano (8 ma le pecore non li hanno ascoltati) né li seguono. Certo i fedeli devono essere educati a distinguere i pastori legittimi da quelli illegittimi, i buoni dai cattivi, cioè quelli che li guideranno bene da quelli che possono fare loro del male. I pastori legittimi sono i chiamati e mandati dalla Chiesa e sono buoni se restano fedeli alla persona e all’insegnamento di Cristo e lo trasmettono con fedeltà; e restano in comunione con l’Autorità Ecclesiastica. I falsi pastori invece vengono da sé stessi o sono mandati dal diavolo e con lui collaborano alla distruzione del Regno di Dio nelle anime e nella società. Essi possono anche fare un po' di bene, ma essi non hanno tutta la verità e di conseguenza neanche la possono dare; e neppure propongono i comandamenti come Dio vuole; quindi danneggeranno i fedeli. Sempre ci sono stati i cattivi pastori nella Chiesa, dai quali è stato necessario guardarsi. Preghiamo il Signore Gesù di mandare operai nella sua messe, buoni pastori al suo gregge, santi e dotti, che possano guidare realmente i fedeli a Lui e per mezzo di lui al Padre.

II - Atti  degli Apostoli 2,14a.36-41 - Pietro chiude il discorso di Pentecoste con l'espressione della fede che ha (36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele) e della proposta di fede, che fa a tutto Israele: Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso (36), cioè  Dio, resuscitando Gesù, lo ha fatto riconoscere per quello che è sempre stato, come Yahweh, Dio presente con i suoi e che agisce a favore dei suoi, perché Messia e Salvatore; e si tratta proprio di quello stesso Gesù, del quale gli Ebrei hanno chiesto e ottenuto da Pilato la crocifissione e morte. Gli ascoltatori sentono un vivissimo dolore di questo loro orribile peccato, e di tutti i loro peccati, e domandano a Pietro e agli Apostoli che cosa devono fare per essere salvati da Dio (37 All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»). Pietro risponde che devono credere alla Parola di Dio che essi stanno predicando (41 Allora coloro che accolsero la sua parola), devono di conseguenza convertirsi, cioè cambiare le loro idee per accettare il modo di pensare di Cristo e seguirne lo stile di vita (38 Convertitevi), ricevere il battesimo nel nome di Gesù (38 e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo); così avranno il perdono dei peccati e il dono dello Spirito (38 per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo), come lo hanno ricevuto gli Apostoli e gli altri discepoli nel Cenacolo quella mattina. Le promesse di salvezza, fatte a Israele nell'AT sono a disposizione anche dei presenti e delle loro famiglie e di tutti quelli che Dio chiamerà alla salvezza in futuro (39 Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro). La raccomandazione di Pietro è di tenersi lontani dai peccatori per consentire a Dio di salvarli (40 Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!»). E 3.000 persone vengono aggiunte per mezzo del battesimo alla comunità dei discepoli di Gesù, alla famiglia di Dio (41 furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone). Dio vuole salvare l’umanità a ogni costo, anche della vita di suo Figlio; le tappe sono: la chiamata di Dio per mezzo della Parola, la fede, la conversione, il battesimo che ci unisce a Cristo e fa nostri i meriti della Passione e Morte di Cristo, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito; poi occorre vivere la vita da discepoli di Cristo. Così siamo salvati per misericordia di Dio.

III - 1Pietro 2,20b-25 - (a) Contempliamo Gesù: Egli era senza peccato e con le sue parole non aveva mai ingannato nessuno (22 egli non commise peccato/ e non si trovò inganno sulla sua bocca), ma aveva solo proclamato la verità; non rispondeva con insulti agli insulti e, quando lo facevano soffrire, non parlava e non invocava vendetta, (23 insultato, non rispondeva con insulti,/ maltrattato, non minacciava vendetta), ma riponeva la sua fiducia in Dio, che giudica con giustizia (23 ma si affidava a colui/ che giudica con giustizia). Egli patì e morì per noi (21 anche Cristo patì per voi), perché prese su di sé i nostri peccati e li portò sulla croce (24 Egli portò i nostri peccati nel suo corpo/ sul legno della croce). Le sue piaghe fisiche e morali hanno guarito le nostre, provenienti dai nostri peccati (25 dalle sue piaghe siete stati guariti). Egli è il pastore e custode delle nostre anime (25 al pastore e custode delle vostre anime) e nel suo modo di vivere e morire ci ha lasciato un esempio da seguire (21 lasciandovi un esempio,/ perché ne seguiate le orme). Rinnoviamo la nostra fede in Cristo morto e risorto per noi, adoriamolo; aderiamo a lui con piena speranza; amiamolo perché è giusto che rispondiamo al suo amore con amore; pentiamoci perché ben poco manteniamo i buoni propositi di prendere sul serio la Persona di Gesù e i suoi insegnamenti; accettiamo la sofferenza in espiazione dei nostri peccati. (b) Noi eravamo peccatori, abbandonati a noi stessi, come pecore senza pastore (25 Eravate erranti come pecore) e siamo stati riportati al nostro Pastore, al Guardiano delle nostre anime (25 ma ora siete stati ricondotti/ al pastore e custode delle vostre anime), che ci ha riaccompagnati al Padre. Dio (con Cristo) ci ha scelti e chiamati alla salvezza (21 A questo infatti siete stati chiamati), a comportarci come Cristo (21), a non vivere più nel peccato ma secondo la sua volontà (24 perché, non vivendo più per il peccato,/ vivessimo per la giustizia), a sopportare con pazienza la sofferenza per essere graditi a Dio (20 se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio). Gesù ha tanto patito per noi per ottenerci il perdono dei peccati e la grazia di seguire il suo esempio. Esaminiamoci per vedere se la nostra lotta contro il peccato è costante nella vita quotidiana e se seguiamo con impegno l’esempio di Gesù e dei Santi; chiediamole queste grazie perché è vero che Gesù già ce le ha meritate, ma esse diventano nostre solo se le impetriamo con la preghiera.

EUCARESTIA. Qui Gesù si rende presente come buon Pastore che nutre le sue pecore con la Parola di Dio e col suo Corpo e Sangue: è il ristoratore, il ristorante e il ristoro nello stesso tempo. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano di crescere nell’unione con Cristo per la fede e carità per portare Gesù anche ai nostri fratelli. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica III dell’anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica III dell’anno A

I - Luca 24,13-35 – 1. (a) Due discepoli di Gesù sono in cammino da Gerusalemme a Emmaus, che sta a 11 km di distanza (13 Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme) e oggetto della loro dialogo sono gli avvenimenti dell’ultima Pasqua a Gerusalemme (14 e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto): i loro cuori e i loro volti sono segnati da profonda tristezza (17 col volto triste), perché sono addolorati per la morte di Gesù e delusi (21 noi speravamo). Gesù è l'argomento dei loro discorsi (19 Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno; 20 come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso; 24) ed è lui che si fa loro compagno (15 Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro), ma non lo riconoscono (16 Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo) perché non hanno fede (25). Questa è la loro situazione psicologica (tristezza) e spirituale (poca fede o a modo proprio), frutto del rifiuto di adeguarsi alla Parola di Dio, nonostante l’avessero ascoltata tante volte da Gesù - erano discepoli (13): in sostanza rifiutano di accettare il piano di salvezza di Dio così come Lui lo ha voluto. Essi vorrebbero costringere Dio ad adattarsi a loro: è lo stesso atteggiamento interiore degli Apostoli, che ora si trovavano nella stessa situazione. Ed ecco che Gesù, ben vivo, è con loro, anche se essi non lo riconoscono. Gesù è presente anche con noi in tanti modi – ben 7! - e purtroppo non lo percepiamo perché la nostra fede è scadente; alla sua presenza nell’Eucarestia siamo abituati e non la gustiamo; alla sua presenza nel prossimo neanche ci pensiamo; la sua presenza in noi, che per sua grazia egli realizza in noi, non la prendiamo in considerazione. Se alimentiamo la nostra fede – come è assolutamente necessario -, Gesù nella sua misericordia troverà la maniera per rivelarsi a noi e farci sentire la sua presenza. (b) Di molto buono questi due hanno che sono molto attaccati a Gesù e nutrono una grande idea di lui (19 Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo): erano convinti che fosse il Messia che avrebbe liberato Israele (21 Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele), ma secondo le loro idee sbagliate, che non sono state corrette neanche dagli ultimi avvenimenti, che essi ben conoscono: le donne sono andate alla tomba, trovata vuota, e hanno avuto visione di angeli, che hanno parlato della sua risurrezione, sconvolgendo i discepoli (22-23 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23 e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo) - eppure Gesù aveva preannunziato tante volte la sua Passione e Morte insieme alla sua Resurrezione -; Pietro e Giovanni pure sono andati alla tomba e hanno trovato le cose secondo il racconto delle donne, ma non hanno visto né Angeli né Gesù (24 Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto); sanno certamente anche della fede di Giovanni. Il loro problema è che non hanno creduto pienamente in Gesù, nella sua Persona e Parole e opera di salvezza, perché non corrispondevano alle loro idee: si aspettavano un messia politico ed egli parlava di salvezza spirituale; aspiravano a un regno terreno glorioso e pieno di onori e vantaggi ed egli parlava della sua morte e della croce dei discepoli…  Stiamo attenti anche noi a non cadere nello stesso loro errore. Alimentiamo una fede totale in Gesù, secondo la sua Parola, e non secondo quello che piace a noi.

2. (a) Gesù indica il motivo della loro delusione e tristezza: mancanza di fede nella Parola di Dio per mezzo dei Profeti (25 Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!); riafferma la necessità della sua Passione e Morte per entrare nella gloria (26 Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?) e lo spiega per mezzo dell'Antico Testamento (27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui). L’effetto è meraviglioso: luce all'intelligenza e calore nel cuore dei due (32 Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?»), sorgente di una vitalità nuova fluisce nella loro mente, cuore e corpo! Essi hanno insistito per tenerlo con sé a casa loro, quando egli ha mostrato di voler continuare il viaggio (28-29 Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto»). Gesù li accontenta (29 Egli entrò per rimanere con loro) e fa loro un secondo dono: quello di farsi identificare dopo averli portati alla fede piena, con l’aiuto della Parola di Dio dell’AT: mentre spezza il pane, dopo aver recitato la preghiera solita di benedizione (30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro) - come la sapeva fare lui, in un modo unico e perfettamente riconoscibile - apre i loro occhi e si fa a riconoscere, anche se sparisce subito (31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista), perché devono portare la loro testimonianza agli altri discepoli. Ed essi corrono a Gerusalemme (33 Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme), nonostante sia ormai notte (cfr 29) e lì vengono a sapere dell'apparizione di Gesù a Pietro (33-34 dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!»); essi raccontano il loro incontro con Gesù (35 Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane). Gesù è misericordioso e ama i suoi, e vuole aiutarli a credere in lui con fede piena, che sola dà gioia. Perciò moltiplica le apparizioni e continua a istruirli, anche con la Parola di Dio dell’AT, perché la Scrittura e la predicazione costituiscono il mezzo ordinario per arrivare e portare alla fede, conservarla e alimentarla. La Parola di Dio è onnipotente e può cambiare la nostra mente e il nostro cuore e trasformare la nostra vita. Di qui l’importanza speciale dell’Eucarestia, nella quale Gesù si rende presente come Maestro e come sorgente di vita nel suo Corpo e Sangue, resi presenti.

II – Atti degli Apostoli 2,14a.22-33 – Dopo la Pentecoste Pietro con gli Undici dichiara (14 Allora Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così) ai suoi ascoltatori ebrei (22 Uomini d’Israele, ascoltate queste parole) che Dio ha risuscitato Gesù (24 Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte); gli Ebrei sanno bene che Dio aveva dato autorità a Gesù con i tanti miracoli, che Dio aveva operato per mezzo suo (22 Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene). Dio di propria volontà l'aveva consegnato nelle loro mani ed essi ne hanno voluto la crocifissione e morte (23 consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso), realizzata per mano dei Romani. Ma Dio è intervenuto con un altro miracolo e lo ha risuscitato (24 perché non era possibile che questa – la morte - lo tenesse in suo potere) secondo la profezia di Davide nel Salmo 16,8-11 (25-26 Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me;/ egli sta alla mia destra, perché io non vacilli./ 26 Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua,/ e anche la mia carne riposerà nella speranza…)perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi/ né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione; Mi hai fatto conoscere le vie della vita,/ mi colmerai di gioia con la tua presenza (27-28). Queste parole non riguardavano Davide, che morì ed è sepolto (29 Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi), ma un suo discendente, che egli vide profeticamente (30 Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente) e di cui annuncia la resurrezione (31 previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione). Questo Gesù, discendente di Davide, Dio lo ha risuscitato (32 Questo Gesù, Dio lo ha  risuscitato) - e gli Apostoli l’attestano (32 e noi tutti ne siamo testimoni) - e lo ha innalzato accanto a lui (33 Innalzato dunque alla destra di Dio); Gesù ha ricevuto dal Padre lo Spirito e lo ha effuso sugli Apostoli, come i suoi ascoltatori possono ben notare dal miracolo delle lingue (33 e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire). Anche noi rinnoviamo la nostra fede nella resurrezione e glorificazione di Gesù con l'ascensione e nell’effusione dello Spirito Santo, che è il frutto della sua opera redentrice: Egli dà questo dono, già promesso nell'AT, a tutti i credenti. Chiediamo di averLo in misura sempre più abbondante: Lo abbiamo ricevuto nel battesimo e in ogni sacramento, ma ne abbiamo sempre più bisogno.

III – 1Pietro 1,17-21 - Il piano di salvezza di Dio risale a prima della creazione del mondo, perché è eterno (20 Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo), ma è stato manifestato progressivamente nel corso della storia; nella sua totalità è stato rivelato con la venuta di Gesù (20 ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi), che lo annunciò e lo realizzò. Dio ci ha liberati dalla nostra vita senza senso e piena di peccati, ereditata dai progenitori e dagli antenati, non con un riscatto pagato in oro o argento - cose che passano - (18 Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri), ma siamo stati riscattati per mezzo della Passione e Morte di Gesù, col suo sangue santo e prezioso (19 ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia). Dio però lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato la gloria (21 Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria). Grazie a Gesù noi crediamo in Dio e così la nostra fede e la nostra speranza sono orientate verso di Lui (21 e voi per opera sua credete in Dio, …in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio). Dio, grazie a Gesù, è diventato anche nostro Padre e noi lo invochiamo con questo titolo (17 E se chiamate Padre): a lui dobbiamo rispetto e amore mentre siamo pellegrini in questo mondo (21 comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri), in attesa di presentarci a lui ed essere giudicati secondo le nostre opere proprio da lui, che non fa preferenze di persone (21 colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere). Dio ci ha salvati per mezzo del mistero pasquale del Figlio, per mezzo della sua morte e resurrezione; Gesù ci ha ottenuto lo Spirito Santo, che ci fa figli di Dio e ci comunica quelle virtù e grazie che ci abilitano a vivere da suoi veri figli.

EUCARESTIA. Molti hanno interpretato lo spezzare il pane di Gesù coi discepoli di Emmaus come un riferimento all’Eucarestia; certamente in essa Gesù si rende presente nel modo più intenso dei 7 modi di presenza, che ci ha lasciati per incontrarlo; anzi egli è qui anche nella Parola e nella predicazione, nell’assemblea, nel ministro e nei fratelli. Partecipiamo con fede e carità intense e faremo l’esperienza della luce e calore, che invasero i due discepoli. Preghiamo la Vergine SS. del Perpetuo (e Pronto) Soccorso e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di aiutarci scoprire Gesù nei vari modi di presenza e saperli valorizzare per la nostra vita spirituale. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica II dell’anno A – o della Divina Misericordia

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica II dell’anno A – o della Divina Misericordia

I - Giovanni 20,19 31- Siamo nella sera del primo giorno della settimana ebraica (19 La sera di quel giorno, il primo della settimana), la nostra domenica, due giorni dopo la morte e il seppellimento di Gesù. Di mattina presto alcune donne hanno trovato la tomba di Gesù non custodita dai soldati e vuota e hanno ricevuto da uno (Mt 28,5) o due Angeli (Lc 24,4) l'annuncio che Gesù è risorto e li aspetta in Galilea (Mt 28,7); alcune di loro hanno visto anche Gesù Risorto (Mt 28,9; Gv 20,11-18). Pietro e Giovanni sono andati alla tomba e l'hanno trovata vuota: Giovanni ha creduto subito nella risurrezione (Gv (20,8), Pietro solo successivamente; due discepoli sono andati lenti e tristi da Gerusalemme a Emmaus, ma sono tornati veloci e gioiosi e hanno raccontato di aver visto Gesù (Lc 24,13ss); qui hanno saputo che Gesù è apparso risorto anche a Pietro. (a) A sera nel Cenacolo, a porte chiuse entra Gesù, si presenta in mezzo ai discepoli (19 mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo), e li trova che discutono animatamente fra di loro: alcuni credono alla Sua resurrezione e altri no. Gesù rivolge loro il saluto solito degli Ebrei: «Pace a voi!» (19); sulla bocca di Gesù non è un semplice augurio ma una parola in azione: dà loro la pace realmente, e anche la gioia perché fa sentire loro la certezza che Egli è veramente risorto (20 E i discepoli gioirono al vedere il Signore) in quanto mostra le piaghe, ormai gloriose, delle mani e del costato come garanzia che è proprio lui e vivo (20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco). Gesù appare col corpo risorto, cioè col corpo impassibile nel senso che è sensibile ma non può più soffrire o morire, sottile o spirituale nel senso che penetra la materia, agile nel senso che si sposta con grandissima facilità, chiaro o con splendore nel senso che è bellissimo - lo è sempre stato, ma adesso lo è molto di più. I discepoli tutti credono che è risorto, e noi con loro: lo adoriamo come Dio fatto uomo, morto e risuscitato per la nostra salvezza; gioiamo anche noi, perché, dopo tante sofferenze e la morte dolorosissima e infamante, Gesù è nella gloria. Se perseveriamo nella fede e nella carità, anche noi condivideremo con lui la vita eterna già qui, la beatitudine in paradiso dopo la morte e la sua risurrezione gloriosa alla fine del mondo. (b) Gesù li risaluta (21 Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!) e ricorda loro che egli ha ricevuto dal Padre una missione di salvezza – e l’ha compiuta - e ora l’affida a loro (21 Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi), perché essa deve proseguire dopo la sua ascensione al cielo fino alla fine degli uomini sulla terra. Come loro sostegno per compiere la missione, soffiando su di loro, Gesù dona loro il suo Spirito (22 Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo), quello stesso Spirito che Lo aveva guidato in tutta la sua vita. Poiché i credenti - purtroppo - continueranno a peccare, anche dopo la conversione, Gesù conferisce agli Apostoli e ai loro successori il potere di perdonare i peccati: A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati (23): siamo ai vertici della misericordia di Gesù; egli si preoccupa della salvezza delle generazioni future; anche a loro è necessario annunciare il Vangelo della salvezza e dare il perdono dei peccati, che sono la nostra miseria; di qui la necessità di prolungare nel tempo la sua missione e di abilitare gli Apostoli e i loro successori a compierla bene con l’aiuto dello Spirito Santo. Ringraziamo Gesù per questo suo amore misericordioso, che si esprime nella continuazione della sua missione e nel dono del sacramento della riconciliazione, al quale faremo bene ad accostarci almeno una volta al mese.

2. Tommaso non era presente a questa apparizione (24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù) e rifiuta di credere a quello che dicono gli altri (25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!»); si mostra disposto a credere alla resurrezione di Gesù solo se lo vede coi suoi occhi e lo tocca con le proprie mani (25 Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»). Gesù, paziente e misericordioso, appare di nuovo, otto giorni dopo, questa volta presente Tommaso; augura a tutti la pace (26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!») e si rivolge direttamente a Tommaso, lo invita a guardare e toccare secondo il suo desiderio (27 Poi disse a Tommaso: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco), e lo esorta a smetterla col rifiuto di credere (27 e non essere incredulo, ma credente!); egli fa la sua professione di fede: “Gesù, tu sei «Mio Signore e mio Dio!»” (27), cioè riconosce Gesù come il vero Dio, che si è manifestato Yahweh nell'AT. Gesù gli fa osservare che è felice chi crede anche se non ha la possibilità di vedere e toccare come ha preteso lui (29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»); così avverrà nelle generazioni future. Proprio per questo Giovanni ha scritto il Vangelo e ha raccontato alcuni dei molti miracoli (30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro) per aiutare a credere in Gesù, Figlio di Dio e Dio e vero uomo, Signore e Salvatore (31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome): la fede è indispensabile per avere la vita divina ed eterna. Tommaso è arrivato alla fede piena solo dopo aver ricalcitrato, perché attaccato alle proprie idee, alle quali Dio si sarebbe dovuto piegare; certo Dio ci attira verso la fede nel rispetto della nostra libertà, ma vuole anche che ci abbandoniamo a lui e ci lasciamo guidare da lui. Purtroppo tante volte vogliamo mettere le condizioni a Dio, rivelando tutta la nostra superbia e limitatezza mentale. Chiediamo la semplicità di cuore e di mente davanti a Dio che ci parla. Sentiamo come particolarmente rivolta a noi la beatitudine di credere senza vedere.

II - Atti  degli Apostoli 2,42 47 - Il Libro degli Atti ci racconta come vivevano la vita cristiana i primi discepoli dopo la Pentecoste, essi che avevano creduto e messo la speranza in Dio e si impegnavano ad amare Dio e il prossimo. La loro vita spirituale si alimentava con la Parola di Dio, offerta dall'insegnamento degli Apostoli (42 Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli), che creava la comunione (42 e nella comunione) di pensieri e sentimenti fra i fratelli, con le preghiere comuni (42 e nelle preghiere) e con la partecipazione all'Eucaristia (42 e nello spezzare il pane), valorizzate con perseveranza (42), quindi non a singhiozzo o a intermittenza. Si aiutavano anche frequentando il Tempio (46 Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio) e celebrando le lodi di Dio (47 lodando Dio), condividendo in comune i pasti (46 e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore) e praticando la condivisione dei beni (44-45 Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45 vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno). La vita dei fedeli era sostenuta dai prodigi degli Apostoli (43 e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli) e dalla crescita prodigiosa della comunità a opera di Gesù (47 Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati); nello stesso tempo il timore di Dio (amore e rispetto), invadeva i credenti e i non credenti (43 Un senso di timore era in tutti) e la gente guardava loro con simpatia e favore (46 e godendo il favore di tutto il popolo). Esaminiamoci per vedere che spazio diamo all’ascolto della Parola di Dio nella liturgia e per conto nostro – indispensabile per conoscere il piano di Dio su di noi -; quanto l’Eucarestia è importante per noi e se vi partecipiamo ogni domenica con le dovute disposizioni di fede in modo che essa produca la comunione con Gesù e con i fratelli; se questa comunione diventa vita concreta di aiuto al prossimo. Troveremo certamente tanto da correggere.

III - 1Pietro 1,3-9 - Il piano di salvezza di Dio rivela la sua misericordia infinita e prevede la morte e resurrezione di Gesù (3 che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti), grazie al quale Dio ci dona la rinascita spirituale (3) e la salvezza delle anime (9; 5 in vista della salvezza), in attesa dell'eredità incorruttibile, eterna, senza macchia (4 per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce), che ci è conservata in cielo da lui stesso (4 Essa è conservata nei cieli per voi). La salvezza è la meta della nostra fede (9 mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime); al centro c’è Gesù, nel quale crediamo senza averLo visto (8 e ora senza vederlo, credete in lui); la nostra fede si perfeziona grazie alle prove della vita (6 anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove), alle quali siamo sottoposti per la nostra purificazione (7 affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco -), e ci procurerà lode, onore e gloria (7 torni a vostra lode, gloria e onore). Mentre stiamo in questo mondo è Dio che per la sua misericordia onnipotente ci custodisce mediante la fede (5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede). La salvezza, tutta dono di Dio, apparirà in tutto il suo splendore solo alla fine dei tempi (5 che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo), quando Gesù tornerà la seconda volta (7 quando Gesù Cristo si manifesterà). La salvezza è anche oggetto della nostra speranza (3 per una speranza viva) e deve essere accompagnata dalla carità: amiamo il Padre, che benediciamo (3 Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo) e amiamo Gesù, anche se non lo vediamo (8 Voi lo amate, pur senza averlo visto). Così siamo gioiosi già ora (6 Perciò siete ricolmi di gioia; 8 Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa), in attesa della felicità eterna. Dio ci offre la salvezza nella sua infinita misericordia per mezzo di Gesù nello Spirito Santo e noi la riceviamo praticando la fede, speranza e carità.

EUCARESTIA. Nella festa della Divina Misericordia la Parola di Dio ci invita a rinnovare la nostra fede e speranza nella misericordia di Gesù, riflesso dell’infinita misericordia di Dio: Egli per e con amore ci ha donato il Figlio per la nostra redenzione, che si rende presente nell’Eucarestia, e lo Spirito Santo per la nostra santificazione. Chiediamo per intercessione della Vergine Madre e di S. Giuseppe, dei Santi Angeli Custodi e Santi Patroni, specie di S. Faustina Kowalska, di sapere approfittare dell’amore infinito della Trinità per noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica I di Pasqua (Domenica di resurrezione)

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica I di Pasqua (Domenica di resurrezione)

I - Giovanni 20,1-10 – 1. Maria Maddalena va alla tomba di Gesù con altre donne (cfr Mc 16,1; Mt 28,1), quando è ancora buio (1 Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio). Il giorno precedente le loro riflessioni e sentimenti erano tutti concentrati su Gesù, che costituiva l'unico argomento dei loro dialoghi e l'unico pensiero del loro silenzio: un dolore vivissimo, proporzionato al loro amore intensissimo, accompagnò la loro giornata; erano tristi. Anche Maria Vergine era addolorata, ma serena, come sempre nella sua vita perché lei sempre si adeguava in tutto alla volontà di Dio e, scoprendola negli avvenimenti, trovava la sua pace, grazie alla sua fede piena in Gesù, Dio e Uomo, e nella resurrezione, che sarebbe seguita alla Sua morte. Tale fede purtroppo non avevano gli Apostoli e le pie donne e perciò la loro attenzione va alla morte di Gesù, senza speranza della sua risurrezione; per loro la morte di Gesù significa che tutto è finito: niente Regno di Dio, concepito a modo loro, e niente salvezza eterna, di cui avevano idee sbagliate e incomplete e neanche si preoccupavano troppo. Vanno le donne alla tomba, dove si aspettano di trovare Gesù morto, forse con l'intenzione di completare l'imbalsamazione, fatta affrettatamente due giorni prima; strabuzzano gli occhi nel vedere ribaltata la pietra del sepolcro (1 e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro). Maria, lasciando presso la tomba le compagne, corre a Gerusalemme, forse al Cenacolo, e avverte Giovanni e Pietro della scomparsa del corpo di Gesù (2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»). Il sospetto delle donne davanti alla pietra ribaltata e alla tomba vuota è che i soldati, che lo avevano in consegna, di loro iniziativa o per ordine superiore lo abbiano portato in luogo sconosciuto. Neanche un briciolo di spazio lasciano all'ipotesi della resurrezione di Gesù, perché non ci pensano affatto, nonostante Gesù l’aveva preannunziata insieme alla Passione tante volte. Gesù aveva parlato della sua Passione e Morte quando nessuno la poteva prevedere e niente la faceva immaginare; eppure si era verificata nei particolari! Perché non credere ora alla risurrezione di Gesù, che egli aveva annunziato insieme alla morte? Non seguiamo il cattivo esempio della poca fede degli Apostoli e delle donne, ma quello buono di Maria Vergine: crediamo totalmente a Gesù, a tutto quello che dice, a tutto quello che fa.

2. Pietro e Giovanni corrono al sepolcro (3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro); è più veloce Giovanni (4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro), perché più giovane e perché si sentiva amato di più (2) e certo amava di più: l'amore aveva dato le ali ai piedi a Maria Maddalena e ora le dà a Giovanni; arriva per primo (4 e giunse per primo al sepolcro) e dà uno sguardo attento alla tomba, dove vede le bende per terra, ma non entra (5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò); arriva Pietro ed entra e vede per terra i teli (6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là) e il sudario, utilizzato sulla testa di Gesù, piegato in ordine e messo da parte (7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte). Giovanni entra anche lui e la posizione e il modo in cui si trovano sistemati bende, teli e sudario, lo porta a escludere il furto: all’improvviso si ricorda delle profezie di Gesù circa la Sua resurrezione e crede (8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette) che Gesù è veramente risorto, così come appariva già nelle profezie dell'AT; forse Pietro continuava ad avere qualche perplessità (9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti); ma ormai Giovanni vede Gesù in una luce nuova: è Dio e uomo, Messia e Salvatore, Maestro e Modello. Mentre tornano a casa (10 I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa), certamente Giovanni avrà convinto Pietro delle ragioni della sua fede. Questa fede piena in Gesù dobbiamo alimentare anche noi con la preghiera e la meditazione della Parola di Dio; dobbiamo moltiplicare gli atti di fede e insistere con Dio perché ci conceda di crescere in essa.

II - Atti 10,34a.37-43 - Pietro parla ad alcuni pagani, simpatizzanti dell'ebraismo, che si sono riuniti a casa del centurione Cornelio: questi ha ricevuto la visita di un Angelo, che gli ha detto di mandare a chiamare Pietro e seguire le sue indicazioni per salvarsi. Pietro va da lui e trova familiari e amici, raccolti in attesa della sua parola (34 Pietro allora prese la parola e disse); tra l’altro ricorda loro ciò che già sanno, e cioè che Giovanni Battista aveva amministrato il battesimo (37 dopo il battesimo predicato da Giovanni); quindi dalla Galilea era partito Gesù di Nazaret (37 Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea), consacrato da Dio con lo Spirito Santo e la sua potenza: aveva fatto del bene e aveva guarito coloro che il diavolo teneva schiavi per mezzo del peccato; la sua forza veniva dal fatto che Dio era con lui sempre (38 cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui). Gli Apostoli sono testimoni di tutti questi avvenimenti e in particolare della sua uccisione da parte dei capi con la crocifissione (39 E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce), e della sua risurrezione (40 ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno). Gesù non si era manifestato risorto a tutto il popolo ma solo agli Apostoli e ad altri, che fecero vita quotidiana con lui, mangiando e bevendo e dialogando con lui (40-41 e volle che si manifestasse, 41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti). Gesù stesso poi aveva affidato agli Apostoli la missione di annunziare che Egli con l'ascensione è andato al cielo, ma tornerà come giudice di tutti gli uomini, perché tale è stato costituito da Dio (42 E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio). I Profeti dell’AT avevano predetto che per mezzo di Gesù gli uomini potevano avere il perdono dei peccati prima del Giudizio a condizione che credessero in lui (43 A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome) come Dio e Uomo, Messia e Salvatore, Maestro e Modello: è quello che dobbiamo fare anche noi, cioè credere in Gesù e vivere secondo i suoi insegnamenti ed esempio.

III - 1Corinzi 5,6-8 - Colossesi 3,14 – (a) L’evento della Pasqua (= passaggio) ebraica era il “passaggio” (dell'Angelo) di Dio attraverso l'Egitto, che sterminava i primogeniti degli Egiziani e dei loro animali e lasciava vivi quelli degli ebrei, ma subito fu inteso anche come il “passaggio” del mare dei Giunchi o Mar Rosso da parte degli Ebrei in cammino verso la Palestina e la libertà. Questo passaggio di Dio fu preceduto per Suo volere dalla fede degli Ebrei nella Sua promessa di liberazione e dal loro impegno di obbedirGli (= sacrificio di se stessi a Dio) e dall’uccisione di un agnello (segno del sacrificio predetto) per ogni famiglia o gruppo di persone; esso fu mangiato, accompagnato da pane azzimo, rito che dovevano ripetere ogni anno come la loro festa più grande per ricordare la liberazione dall’Egitto. Il sacrificio di stessi, offerto a Dio e accettato da Lui, e l’offerta dell’agnello con la manducazione di esso rappresentavano la garanzia che Egli offriva agli Ebrei per rassicurarli che certamente li avrebbe liberati. “Pasqua” era chiamato il passaggio di Dio e degli Ebrei, ma lo era anche l'agnello che era stato mangiato in quell’occasione e si sarebbe mangiato col pane azzimo nel futuro, ed era anche il nome della celebrazione annuale.  (b) La Pasqua di Gesù Cristo è il suo “passaggio” da questo mondo al Padre (Gv 12,1), cioè concretamente la sua Passione e Morte e la sua Resurrezione e Ascensione al cielo; questa Pasqua di Gesù è il preludio e la sorgente e la causa della Pasqua del credente in lui, del cristiano, che deve “passare” dalla sua situazione di morto spiritualmente a causa del peccato alla condizione di vivo spiritualmente grazie alla vita divina, che Dio ha comunicato a Cristo e Cristo comunica al credente. Prima di realizzare questa Sua Pasqua, Gesù celebra l'ultima Pasqua valida degli Ebrei e vi inserisce l'offerta di Se stesso al Padre per fare la sua volontà (= sacrificio), e del suo pane e del suo vino (segno del suo sacrificio personale), che trasforma nel suo Corpo, che viene dato per noi, e nel suo Sangue, che viene versato per noi nella Passione e Morte. Gesù ordina ai discepoli di mangiarlo come segno di unione con lui e quindi come garanzia di questa comunione, che dà la salvezza e si realizza grazie alla fede, speranza e carità, e per mezzo dell'Eucarestia e degli altri sacramenti. Gesù ordina di ripetere senza limiti di tempo e di numero questi suoi gesti in memoriale di Lui e della Sua Passione e Morte per realizzare la salvezza dei singoli nel corso dei secoli. I cristiani continueranno a usare il pane azzimo e il vino quale segno dell’offerta di se stessi a Dio in sacrificio, come li aveva usati Gesù nell'Ultima Cena. “Pasqua” è il “passaggio” di Cristo e dei fedeli, Pasqua è la cena fatta da Gesù e la cena che fanno i cristiani o eucaristia per ricordare e realizzare la loro liberazione dal peccato e dalla morte, e Pasqua è anche la festa che fa memoria di questo evento di salvezza.

(a) Tenendo presenti questi concetti circa la Pasqua ebraica e la Pasqua di Cristo, possiamo meglio gustare i due brevissimi testi di S. Paolo, che sono proposti alla scelta del celebrante. S. Paolo parte dal pane azzimo, che si usa nella celebrazione ebraica e nella celebrazione cristiana per ricordare che Cristo è la nostra Pasqua ed è stato immolato (7 E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!); e il fedele? Egli era uomo vecchio, pasta fatta col lievito, che viene dalla pasta vecchia (6 Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta?), ma ha tolto ormai di mezzo il lievito (7 Togliete via il lievito vecchio), è diventato azzimo (7 poiché siete azzimi), pasta nuova (7 per essere pasta nuova), uomo nuovo per la sua unione con Cristo; perciò deve celebrare la Pasqua evitando il peccato, simboleggiato dal lievito (8 Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità), e facendo il bene (8 ma con azzimi di sincerità e di verità), simboleggiato dai pani azzimi. (b) Gesù è morto ed è risuscitato (1) ed è ormai nella gloria, seduto alla destra del Padre (1 lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio); con l’Ascensione al cielo Gesù è diventato invisibile e quindi si è nascosto agli occhi degli uomini, pur continuando a essere ben presente e in attività in tanti modi; si renderà di nuovo visibile alla fine del mondo, in occasione della sua seconda venuta, quando si manifesterà in tutto il suo splendore (4 Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato). Anche i credenti sono morti al peccato (3 Voi infatti siete morti) e alla vita vecchia con stile mondano (2 non a quelle della terra), e sono risorti con Cristo (1 Se dunque siete risorti con Cristo) e di conseguenza devono concentrare la loro attenzione sulle realtà eterne e cercarle, quelle di lassù (2 rivolgete il pensiero alle cose di lassù; 1 cercate le cose di lassù), dove è Cristo (1). Ma come Cristo in cielo in qualche modo fa vita nascosta, così i fedeli fanno vita nascosta agli occhi del mondo (3 e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!), non sono notati e apprezzati; ma quel che conta è che essi appariranno quello che veramente sono quando si presenteranno insieme con Gesù nella gloria (4 allora anche voi apparirete con lui nella gloria), nella sua seconda venuta. Il nostro impegno deve essere di morire al peccato, lottando contro il diavolo, il mondo e le tendenze cattive, e vivere la vita nuova in Cristo, consentendo allo Spirito Santo di agire liberamente in noi e portarci alle vette della vita divina, che è la santità.

EUCARESTIA. Gesù, morto e risuscitato, è presente nell’Eucarestia, memoriale della sua Passione e Morte, della sua Resurrezione e Ascensione al Cielo. Noi ci uniamo a lui nell’offerta di se Stesso al Padre e nella Comunione Eucaristica e così, per la grazia che ci comunica, diventiamo capaci, di morire al peccato e risuscitare a vita nuova e prepararci alla resurrezione gloriosa del nostro corpo alla fine del mondo. Chiediamo alla nostra Madre Celeste e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano di seguire il loro esempio per ottenere gli stessi risultati spirituali. (mons. Francesco Spaduzzi)