1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

TEMPO ORDINARIO: DOMENICA 5 C

I - Luca 5,1-11 1. Gesù si trova sulla riva del Lago di Gennèsaret e sta in piedi con la folla che gli si stringe intorno per ascoltare la parola di Dio (1 Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret). Sulla riva ci sono due barche vuote, perché i pescatori stanno in acqua a lavare le reti (2 vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti). Gesù sale sulla barca di Pietro e lo prega di allontanarsi un po' dalla riva, per poter predicare meglio alla folla (3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra), che può ascoltare con più raccoglimento; siede sulla barca e insegna (3 Sedette e insegnava alle folle dalla barca). Gesù annuncia la Parola di Dio, ma la gente, per ascoltare veramente, deve credere alla Persona di Gesù e alla sua Parola; la Parola va conservata nel cuore e meditata come faceva Maria (Lc 2,19), e messa in pratica come Maria e Giuseppe (Mt 1,18-25; 12,46-49; Lc 8,19-21). Gesù mette la distanza fra sé e gli ascoltatori certamente per un motivo pratico, ma possiamo anche dare un significato spirituale: non sarà mai troppa l’intimità che potremo avere con Gesù perché è nostro fratello e nostro salvatore, amantissimo di noi e amabilissimo, ma occorre anche non dimenticare mai che Egli è Dio e la sua Parola è Parola di Dio, che solo Lui ha parole di vita eterna e che nessuno ha mai parlato come lui. Se per percepire questo, è necessario mettere un po’ di distanza da lui, facciamolo e ci farà bene.

2. Gesù vuole mostrare la sua gratitudine a Pietro e agli altri e preparare il terreno per una risposta generosa alla sua chiamata, ormai imminente; perciò alla fine della predicazione, Egli dice a Pietro di tornare sul lago e pescare (4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca»). Pietro gli fa notare che hanno lavorato invano tutta la notte (5 Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla), ma afferma anche la sua fede nella Sua Parola e nella Sua potenza e decide di obbedire (5 ma sulla tua parola getterò le reti), nonostante - umanamente parlando - non ci sia speranza di risultati: in effetti la luce del giorno allontana i pesci dalla barca e dalle reti. Pietro e Andrea - anche se questi non viene nominato esplicitamente, ma è certo che c’era - obbediscono e prendono una quantità enorme di pesci (6 Fecero così e presero una quantità enorme di pesci), col rischio che le reti si rompano (6 e le loro reti quasi si rompevano) e le loro barche affondino (7 fino a farle quasi affondare). Pietro e Andrea dovettero chiamare Giacomo e Giovanni per farsi aiutare (7Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche). E’ un miracolo strepitoso! Pietro sente l'infinita grandezza di Gesù e la propria piccolezza e condizione di peccatore e manifesta questi suoi sentimenti, inginocchiandosi davanti a Lui e dichiarandosi peccatore; anche per questo chiede a Gesù di allontanarsi da lui (8 Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore»). Stupore per il miracolo avvertono lui e gli altri (9-10 Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone). Gesù, invece di allontanarsi da lui e dagli altri, annuncia a Pietro – e agli altri - la sua futura missione di Pastore di anime (10 Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».), e i quattro, riportate le barche a riva, abbandonano tutto per stare definitivamente con Gesù (11 E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono). Notiamo la fede di Pietro nel credere alla Parola di Gesù, come a Cana credettero prima i servitori delle nozze, e poi i discepoli presenti (Gv 2,11). La reazione di fronte al miracolo è lo stupore e l’adorazione a Gesù: questa include la convinzione e - possibilmente - la sensazione dell’infinita grandezza di Dio e della nostra piccolezza e anche della nostra situazione di peccatori di fronte alla Santità infinita di Dio. Sono sentimenti che dobbiamo alimentare in noi con la meditazione della Parola di Dio e la contemplazione della Persona e delle azioni di Gesù. Se ci facciamo una grande idea di Gesù – mai abbastanza grande, giacché è Dio -, sentiremo più forte e intenso il rapporto con lui e il bisogno di intensificarlo e di seguire Gesù più da vicino e generosamente. Notiamo anche la generosità di questi semplici pescatori nel seguire subito Gesù, abbandonando tutto per Lui: persone care e beni e lavoro.

II - Isaia 6,1-2a.3-8 A Isaia appare Dio nella sua infinita grandezza: lo vede su un trono, che sta molto in alto (1 Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato) e già la sola estremità del Suo manto riempie il Tempio (1 i lembi del suo manto riempivano il tempio). Esseri straordinari con sei ali, simili al fuoco, Lo circondano (2 Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava) e ne proclamano la santità e la presenza operante nel mondo (3 Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria»). La loro voce provoca come un terremoto nel Tempio, che si riempie della nube di fumo (4 Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo), segno della presenza di Dio. Di fronte alla infinita grandezza e santità di Dio, Isaia si sente come perduto perché piccolissimo e peccatore e in mezzo a un popolo di peccatori (5 E dissi: Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito); eppure Dio gli si è mostrato e lui l'ha visto (5 eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti). Dio nella sua bontà misericordiosa manda uno dei serafini (6 Allora uno dei serafini volò verso di me), che ha in mano un carbone ardente, tolto dall'altare (6 teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare) e, toccandogli la bocca (7 Egli mi toccò la bocca), gli spiega che il suo peccato è stato espiato da Dio, che glielo perdona (7 e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato»). Ma Dio ha uno scopo ben preciso in quest’apparizione, come in qualsiasi altra: è venuto per affidare a qualcuno una missione di salvezza presso il popolo (8 Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?») e Isaia, sentendosi interpellato personalmente, con generosità si offre (8 E io risposi: «Eccomi, manda me!»). Nella vita spirituale è fondamentale la meditazione della Parola di Dio, perché fa fare esperienza di Dio, grazie a quanto Egli ha voluto che si scrivesse e si sapesse di Lui, della sua grandezza e santità e, in corrispondenza, anche della nostra piccolezza e della nostra miseria di peccatori. Solo Dio ci può aiutare a superare la nostra piccolezza e miseria col perdono dei peccati e la loro espiazione per i meriti di Gesù - e non per i nostri meriti - e solo Lui ci può affidare una missione; e solo Lui ci può sostenere per portarla a compimento. Pietro, dopo la pesca miracolosa, prova ed esprime gli stessi sentimenti di Isaia di fronte a Dio. Adoriamo la grandezza e santità infinite di Dio; sentiamoci piccoli e peccatori e affidiamoci alla sua misericordia per uscire dal peccato e alla sua potenza per portare avanti la nostra missione.

III - 1Corinzi 15,1-11 (a) Paolo insiste che il Vangelo è uno solo ed egli continua a proclamare sempre lo stesso Vangelo, che aveva annunziato nel passato e che i Corinzi avevano ascoltato e nel quale perseverano fedelmente (1 Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi); esso li salverà se lo conserveranno inalterato (2 e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato); altrimenti avrebbero creduto invano (2 A meno che non abbiate creduto invano!). In effetti gli Apostoli e Paolo annunziano lo stesso messaggio e i Corinzi lo hanno ricevuto e creduto (11Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto). Il Vangelo di Dio è uno solo giacché viene da Dio Trinità, che non muta, e da Dio fatto uomo, che è lo stesso ieri, oggi e sempre (Eb 13,8; Gv 1,1) ed è la verità (Gv 14,6); dal Vangelo dipende la salvezza dell'umanità: non è mai cambiato e mai cambierà; cambiano le lingue, il modo di esprimersi, i riti, ma non il contenuto del Vangelo. Rinnoviamo la nostra fede nell’Unico Vangelo, che abbiamo ricevuto dagli Apostoli attraverso la Chiesa, senza alterazioni. (b) Paolo ha trasmesso ai Corinzi la fede che ha ricevuto (3 A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto) e che ha: Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture (3 cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture; cfr Isaia 53,8-9) e fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture (4-5 che 5 fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture; cfr Sal 16,10 e At 2,24-32). Perché gli Apostoli fossero bene a conoscenza di quanto era avvenuto e ne dessero la giusta interpretazione, Gesù risorto apparve a Pietro e ai Dodici (5 e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici), che allora erano 11 per la morte di Giuda. Per confermarli nella fede nella sua resurrezione e per facilitare la fede di quelli che avrebbero creduto in seguito, Gesù apparve anche a più di 500 persone insieme (6 In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta), dei quali la maggioranza viveva ancora al tempo, in cui Paolo scriveva, mentre alcuni erano morti (6  la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti), apparizione che forse avvenne in occasione dell'Ascensione di Gesù. Egli apparve anche a Giacomo e gli altri Apostoli (7 Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli); e poi, a distanza di alcuni anni, alla fine apparve anche a Paolo (At 9,3ss), benché fra gli Apostoli egli è come un aborto ((8 Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto; cfr 1Cor 9,19.36). La nostra fede si fonda sulla trasmissione fedele di quello che gli Apostoli hanno visto e udito, quando stavano con Gesù e dopo che Gesù è morto e risuscitato. Per dare la loro testimonianza a Gesù, gli Apostoli hanno subito persecuzioni e martirio, ma niente ha fatto loro cambiare idea. La nostra fede si fonda su basi solidissime. (c) Paolo si ritiene il più piccolo e l'ultimo degli apostoli e non si sente degno neanche di essere qualificato come Apostolo perché ha perseguitato la Chiesa di Dio (9 Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio) e quindi è stato grande peccatore. Però la grazia di Dio lo ha reso Apostolo e tale grazia di Dio ha operato efficacemente in lui, perché l’ha trasformato da peccatore in Apostolo e lo ha sostenuto pienamente nel suo apostolato, perché ha lavorato più di tutti per il Vangelo (10 Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro); ma Paolo insiste che tutto ciò è avvenuto per la grazia di Dio, che ha operato in lui (10 non io però, ma la grazia di Dio che è con me). La grazia vuole operare anche in ciascuno di noi, vuole fare di noi un convertito e apostolo, un salvato e salvatore: quando accogliamo la grazia di Dio, avviene in noi una mutazione profonda. E’ importante che conserviamo e alimentiamo la coscienza che ogni attività sul piano soprannaturale, sia nella vita personale che in quella di apostolato, dipende dalla grazia di Dio.

EUCARESTIA. Essa rende presente Gesù che insegna e continua a chiamare i fedeli a essere suoi collaboratori o con una vocazione speciale, come può essere quella dei preti e consacrati, o con quella ordinaria di testimone e operatore pastorale. Unendoci al sacrificio di Gesù con la Comunione eucaristica, riceviamo Gesù, sorgente di ogni grazia, e quindi anche della grazia di vivere bene la nostra vita cristiana e il nostro apostolato. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe,  i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia aprire il nostro cuore all’azione di Gesù in noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO ORDINARIO: DOMENICA 4C

I - Luca 4,21-30 1. Gesù termina la lettura del brano di Isaia (61,1-2) e comincia a farne il commento: la
Parola di Dio, ascoltata dai presenti, è diventata realtà per quelli che l'hanno accolta e creduta (21 Allora
cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»), cioè costoro hanno
effettivamente ricevuto la salvezza. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di
grazia che uscivano dalla sua bocca (22): i suoi paesani sono rimasti affascinati da come Gesù insegna, ne
parlano fra di loro e mostrano la loro sorpresa, sottolineando la differenza sconfinata fra quello che di lui
hanno conosciuto fino a qualche mese prima e come si mostrava adesso: sembra un’altra persona! (22 e
dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»). Gesù aggiunge che certamente i suoi paesani vogliono
ricordargli il famoso proverbio: medico, cura te stesso, e quindi desiderano che Gesù faccia anche a Nazaret i
miracoli che gli attribuiscono a Cafarnao e dintorni (23 Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete
questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui,
nella tua patria!”»). Però Gesù ricorda loro anche un altro proverbio: nessun profeta ha fortuna nella sua
patria (24 Poi aggiunse: In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria) e cita due
avvenimenti dell'Antico Testamento a conferma di esso. Il primo caso si verificò al tempo di Elia profeta,
quando  ci fu una terribile carestia in Israele e vi erano molte vedove nel suo territorio (25 Anzi, in verità io
vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci
fu una grande carestia in tutto il paese), ma Elia fu mandato da Dio a soccorrere solo una vedova pagana in
territorio pagano (26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone); il
secondo avvenimento ebbe luogo al tempo di Eliseo profeta: c'erano molti lebbrosi in Israele ma Eliseo guarì
solo un generale pagano: Naaman Siro (27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma
nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro). Gesù vuole far capire ai compaesani che ha operato i
miracoli a Cafarnao, perché ha tenuto conto della fede degli infermi: solo con la fede si potevano ottenere i
miracoli; ma i concittadini di Gesù non credono in lui e quindi in qualche modo gli legano le mani con la
loro mancanza di fede e gli impediscono di esaudire i loro desideri. Credere in Lui vuol dire riconoscere che
Egli è vero Dio e vero uomo ed è mandato da Dio come salvatore. I suoi compaesani, invece, sono abituati a
vederlo nel passato come una persona uguale alle altre e non riescono a capire che Gesù non è solo quello
che loro hanno sperimentato, ma è ben Altro tutt’Altro! Non sono capaci di credere in Lui e non vogliono
fare nessuno sforzo per ragionare: se Gesù opera cose straordinarie e dà insegnamenti straordinari, vuole dire
che è una persona straordinaria... I non prevenuti, come Nicodemo (Gv 3,2), facevano questo ragionamento.
Gesù parla chiaro per salvarli, ma essi rifiutano di credere e quindi rinunciano al dono della salvezza.
Certamente un po’ di fede noi l’abbiamo, ma dobbiamo crescere e maturare nella fede; altrimenti anche noi
non otterremo grazie, e grazia e salvezza.
2. La reazione dei paesani è irritata e violenta (28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si
riempirono di sdegno), si alzano e scacciano in pessimo modo Gesù fuori del villaggio; lo trascinano fino
alla cima della collina e vogliono precipitarlo giù (29 Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo
condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù). Ma Gesù passa in
mezzo a loro e se ne va (30 Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino). Gesù mostra così la sua
infinita potenza e suprema libertà: li lascia fare, ma poi si allontana da loro senza che gli possano far niente,
perché non è giunta la sua ora. Questa reazione violenta dei suoi compaesani è il preannunzio di tutte le
persecuzioni che Gesù dovrà affrontare in seguito, specie da parte dei Giudei in genere e dai capi in
particolare. Si metteranno d’accordo fra di loro i Sacerdoti, i Farisei, gli Scribi, gli Erodiani… Tutti questi gli
faranno lotta durante la sua vita pubblica e alla fine riusciranno a eliminarlo, ma solo per quaranta ore: al
terzo giorno risusciterà e riprenderà la sua attività per portare a compimento la maturazione degli Apostoli
nei 40 giorni fra la resurrezione e l’ascensione e dopo 10 giorni col dono dello Spirito Santo li abiliterà a
continuare la sua missione. Riconosciamo e adoriamo l'infinita grandezza di Gesù, che egli mostrerà in tante
altre occasioni, ma mai andando contro il disegno del Padre, che aveva previsto nel suo piano di salvezza la
sua passione e morte. Lodiamolo e benediciamolo e chiediamogli di parteciparci la fede di Maria e Giuseppe
e o anche quella degli Apostoli, però dopo che ebbero ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste.
II - Geremia 1,4-5. 17 19. Geremia racconta la sua vocazione: Dio gli parla e gli dice (4 Mi fu rivolta
questa parola del Signore; 19 Oracolo del Signore) che, prima che fosse concepito e nascesse, a lui ha
pensato e lo ha riservato a sé, facendolo profeta di tutti i popoli (5 Prima di formarti nel grembo materno, ti
ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni). Perciò
Dio gli ordina di tenersi pronto (17 Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, alzati), e di andare a riferire loro
tutto quello che gli ingiungerà (17 e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò); gli raccomanda di non aver paura di
nulla e di nessuno; altrimenti Dio stesso lo farà tremare davanti ai nemici (17 non spaventarti di fronte a
loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro). Dio gli preannuncia la guerra che gli faranno i nemici,
senza poterlo vincere, perché Egli sarà con lui per salvarlo (19 Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti). E suoi nemici saranno proprio coloro ai quali Dio lo invia: tutto il suo
paese: i capi, i sacerdoti e il popolo (18 contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi
sacerdoti e il popolo del paese), e persino i suoi parenti, ma Dio renderà Geremia capace di resistere contro
tutti come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo (8 Ed ecco, oggi io
faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo). Geremia avrà una missione
terribile da portare avanti e lo farà con la massima fedeltà fra spaventose difficoltà fino alla morte, perché
uomo pieno di fede e speranza e animato da carità straordinaria verso Dio e il suo popolo, al quale vorrebbe
risparmiare sofferenze e che vorrebbe salvare. Un resto si salverà perché lo ascolterà. Ogni battezzato ha da
Dio una missione e i carismi per portarla avanti: avrà successo davanti a Dio, nonostante tutte le difficoltà
che dovrà affrontare, se si lascerà guidare da fede in Dio onnipotente, speranza nella sua bontà infinita, e
dalla carità verso Dio e il prossimo. Nelle difficoltà occorre guardare a Dio, senza staccare lo sguardo da lui:
non come Pietro che, mentre camminava sul lago, smise di fissare Gesù e perciò incominciò ad affondare.
III - Prima Corinzi 12,31-13,13. (a) Paolo ha parlato di vari carismi, che ciascuno riceve da Dio per vivere il suo
battesimo e la sua vita per la Chiesa (1Cor 12,7). Adesso invita tutti a desiderare alcuni carismi, che tutti possiamo e
dobbiamo avere e che sono i migliori (31 Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la
via più sublime): si tratta delle tre virtù teologali, con attenzione particolare alla carità. S. Paolo in varie occasioni parla
delle tre virtù della fede, speranza e carità insieme (13 Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la
carità. Ma la più grande di tutte è la carità!); qui parla specialmente della fede (8-12) e della carità (1-8). Seguiamo lo
sviluppo di pensiero di San Paolo: egli anzitutto dichiara che assolutamente necessaria è la carità, perché senza di essa
(1 ma non avessi la carità; 2 ma non avessi la carità; 3 ma non avessi la carità) saremmo come metallo rimbombante o
uno strumento che suona a vuoto (1 sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita) o addirittura una
nullità (2 non sarei nulla), e non servirebbe a nulla fare le più grandi opere buone (3 a nulla mi servirebbe); senza la
carità non giova alla salvezza personale parlare le lingue degli uomini e degli Angeli (1 Se parlassi le lingue degli
uomini e degli angeli) o avere il carisma della profezia e di conoscere tutti i misteri e possedere tutte le scienze e anche
tanta fede da spostare le montagne (2 E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la
conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne), o anche dare i poveri tutti i propri averi e offrire
persino il proprio corpo alle fiamme per far parlare bene di sé (3 E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi
il mio corpo per averne vanto). (b) A questo punto Paolo, per aiutare a distinguere la vera carità dalla semplice
filantropia, parla di alcune manifestazioni dell'amore al prossimo, riferendo quelle che chi ama con amore di carità fa e
quelle che non fa: chi ama (4 La carità) non è invidioso (4 non è invidiosa), non si vanta (4), non si gonfia d’orgoglio
(4), non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse (5), cioè non è egoista, non si adira, non tiene conto del male
ricevuto (5), cioè perdona e non si vendica, non gode dell’ingiustizia (6), cioè del male fatto al prossimo; invece chi
ama è paziente e generoso (4 è magnanima, benevola è la carità), gioisce che la verità si faccia strada (6 ma si rallegra
della verità); tutto scusa (7), di tutti ha fiducia (7 tutto crede) con prudenza equilibrata, conserva la speranza sempre (7
tutto spera), tutto sopporta (7). (c) La carità è destinata a durare eternamente perché ci accompagna nell'altra vita (8 La
carità non avrà mai fine), mentre i carismi tutti scompariranno, come quelli delle lingue, le profezie, la scienza (8 Le
profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà). Ora siamo guidati dalla fede, e perciò
vediamo in modo confuso come in un antico specchio (12 Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio),
ma un giorno vedremo Dio senza veli davanti agli occhi, faccia a faccia (12 allora invece vedremo faccia a faccia); ora
Lo conosciamo solo in parte, ma un giorno Lo conosceremo come Lui ci conosce (12 Adesso conosco in modo
imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto). Proprio perché conosciamo in modo
imperfetto, anche la nostra profezia - e predicazione - è imperfetta (9 Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in
modo imperfetto profetizziamo). Nell'eternità tutto sarà perfetto e l’imperfetto scomparirà (10 Ma quando verrà ciò che
è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà). E’ come passare da bambini ad adulti: il bambino pensa e ragiona e
parla da bambino (11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino); da
adulto elimina ciò che è proprio del bambino (11 Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino). Quindi
scompariranno i carismi; la fede e la speranza si fermeranno sulla soglia dell'eternità; la carità entrerà nell'eternità
perché è la più grande (13). Ascoltiamo l’invito di San Paolo, che ci esorta ad aspirare ai carismi più grandi, che sono la
fede, speranza e carità; nella Chiesa il carisma più grande non essere papa o cardinale o vescovo prete o catechista o
sacrestano per avere un piccolo o grande potere, ma è credere in Dio, sperare in Lui e amarlo al di sopra di ogni cosa e
amare il prossimo perché immagine di Dio o presenza di Cristo, rispettando nei nostri rapporti con lui la giustizia e la
misericordia. Esaminiamoci se aspiriamo a crescere nella pratica delle virtù teologali, se effettivamente miglioriamo, se
Dio può essere contento di come ci comportiamo.
EUCARISTIA. Nell’Eucarestia la Liturgia della Parola alimenta la nostra fede, che viene dall’ascolto
della Parola di Dio e dalla nostra incondizionata adesione a Dio che ci parla o a Gesù Maestro, e la Liturgia
Eucaristica è alimento della carità a Dio e al prossimo. Chiediamo alla Madre del Bell’Amore e a S.
Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, di ottenerci la fede, speranza e carità, come l’hanno
avuta e praticata loro. (Mons. Francesco Spaduzzi)
I - Luca 4,21-30 1. Gesù termina la lettura del brano di Isaia (61,1-2) e comincia a farne il commento: laParola di Dio, ascoltata dai presenti, è diventata realtà per quelli che l'hanno accolta e creduta (21 Alloracominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»), cioè costoro hannoeffettivamente ricevuto la salvezza. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole digrazia che uscivano dalla sua bocca (22): i suoi paesani sono rimasti affascinati da come Gesù insegna, neparlano fra di loro e mostrano la loro sorpresa, sottolineando la differenza sconfinata fra quello che di luihanno conosciuto fino a qualche mese prima e come si mostrava adesso: sembra un’altra persona! (22 edicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»). Gesù aggiunge che certamente i suoi paesani voglionoricordargli il famoso proverbio: medico, cura te stesso, e quindi desiderano che Gesù faccia anche a Nazaret imiracoli che gli attribuiscono a Cafarnao e dintorni (23 Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citeretequesto proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui,nella tua patria!”»). Però Gesù ricorda loro anche un altro proverbio: nessun profeta ha fortuna nella suapatria (24 Poi aggiunse: In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria) e cita dueavvenimenti dell'Antico Testamento a conferma di esso. Il primo caso si verificò al tempo di Elia profeta,quando  ci fu una terribile carestia in Israele e vi erano molte vedove nel suo territorio (25 Anzi, in verità iovi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e cifu una grande carestia in tutto il paese), ma Elia fu mandato da Dio a soccorrere solo una vedova pagana interritorio pagano (26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone); ilsecondo avvenimento ebbe luogo al tempo di Eliseo profeta: c'erano molti lebbrosi in Israele ma Eliseo guarìsolo un generale pagano: Naaman Siro (27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; manessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro). Gesù vuole far capire ai compaesani che ha operato imiracoli a Cafarnao, perché ha tenuto conto della fede degli infermi: solo con la fede si potevano ottenere imiracoli; ma i concittadini di Gesù non credono in lui e quindi in qualche modo gli legano le mani con laloro mancanza di fede e gli impediscono di esaudire i loro desideri. Credere in Lui vuol dire riconoscere cheEgli è vero Dio e vero uomo ed è mandato da Dio come salvatore. I suoi compaesani, invece, sono abituati avederlo nel passato come una persona uguale alle altre e non riescono a capire che Gesù non è solo quelloche loro hanno sperimentato, ma è ben Altro tutt’Altro! Non sono capaci di credere in Lui e non voglionofare nessuno sforzo per ragionare: se Gesù opera cose straordinarie e dà insegnamenti straordinari, vuole direche è una persona straordinaria... I non prevenuti, come Nicodemo (Gv 3,2), facevano questo ragionamento.Gesù parla chiaro per salvarli, ma essi rifiutano di credere e quindi rinunciano al dono della salvezza.Certamente un po’ di fede noi l’abbiamo, ma dobbiamo crescere e maturare nella fede; altrimenti anche noinon otterremo grazie, e grazia e salvezza.2. La reazione dei paesani è irritata e violenta (28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga siriempirono di sdegno), si alzano e scacciano in pessimo modo Gesù fuori del villaggio; lo trascinano finoalla cima della collina e vogliono precipitarlo giù (29 Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e locondussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù). Ma Gesù passa inmezzo a loro e se ne va (30 Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino). Gesù mostra così la suainfinita potenza e suprema libertà: li lascia fare, ma poi si allontana da loro senza che gli possano far niente,perché non è giunta la sua ora. Questa reazione violenta dei suoi compaesani è il preannunzio di tutte lepersecuzioni che Gesù dovrà affrontare in seguito, specie da parte dei Giudei in genere e dai capi inparticolare. Si metteranno d’accordo fra di loro i Sacerdoti, i Farisei, gli Scribi, gli Erodiani… Tutti questi glifaranno lotta durante la sua vita pubblica e alla fine riusciranno a eliminarlo, ma solo per quaranta ore: alterzo giorno risusciterà e riprenderà la sua attività per portare a compimento la maturazione degli Apostolinei 40 giorni fra la resurrezione e l’ascensione e dopo 10 giorni col dono dello Spirito Santo li abiliterà acontinuare la sua missione. Riconosciamo e adoriamo l'infinita grandezza di Gesù, che egli mostrerà in tantealtre occasioni, ma mai andando contro il disegno del Padre, che aveva previsto nel suo piano di salvezza lasua passione e morte. Lodiamolo e benediciamolo e chiediamogli di parteciparci la fede di Maria e Giuseppee o anche quella degli Apostoli, però dopo che ebbero ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste.II - Geremia 1,4-5. 17 19. Geremia racconta la sua vocazione: Dio gli parla e gli dice (4 Mi fu rivoltaquesta parola del Signore; 19 Oracolo del Signore) che, prima che fosse concepito e nascesse, a lui hapensato e lo ha riservato a sé, facendolo profeta di tutti i popoli (5 Prima di formarti nel grembo materno, ti
ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni). PerciòDio gli ordina di tenersi pronto (17 Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, alzati), e di andare a riferire lorotutto quello che gli ingiungerà (17 e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò); gli raccomanda di non aver paura dinulla e di nessuno; altrimenti Dio stesso lo farà tremare davanti ai nemici (17 non spaventarti di fronte aloro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro). Dio gli preannuncia la guerra che gli faranno i nemici,senza poterlo vincere, perché Egli sarà con lui per salvarlo (19 Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,perché io sono con te per salvarti). E suoi nemici saranno proprio coloro ai quali Dio lo invia: tutto il suopaese: i capi, i sacerdoti e il popolo (18 contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoisacerdoti e il popolo del paese), e persino i suoi parenti, ma Dio renderà Geremia capace di resistere controtutti come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo (8 Ed ecco, oggi iofaccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo). Geremia avrà una missioneterribile da portare avanti e lo farà con la massima fedeltà fra spaventose difficoltà fino alla morte, perchéuomo pieno di fede e speranza e animato da carità straordinaria verso Dio e il suo popolo, al quale vorrebberisparmiare sofferenze e che vorrebbe salvare. Un resto si salverà perché lo ascolterà. Ogni battezzato ha daDio una missione e i carismi per portarla avanti: avrà successo davanti a Dio, nonostante tutte le difficoltàche dovrà affrontare, se si lascerà guidare da fede in Dio onnipotente, speranza nella sua bontà infinita, edalla carità verso Dio e il prossimo. Nelle difficoltà occorre guardare a Dio, senza staccare lo sguardo da lui:non come Pietro che, mentre camminava sul lago, smise di fissare Gesù e perciò incominciò ad affondare.III - Prima Corinzi 12,31-13,13. (a) Paolo ha parlato di vari carismi, che ciascuno riceve da Dio per vivere il suobattesimo e la sua vita per la Chiesa (1Cor 12,7). Adesso invita tutti a desiderare alcuni carismi, che tutti possiamo edobbiamo avere e che sono i migliori (31 Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro lavia più sublime): si tratta delle tre virtù teologali, con attenzione particolare alla carità. S. Paolo in varie occasioni parladelle tre virtù della fede, speranza e carità insieme (13 Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e lacarità. Ma la più grande di tutte è la carità!); qui parla specialmente della fede (8-12) e della carità (1-8). Seguiamo losviluppo di pensiero di San Paolo: egli anzitutto dichiara che assolutamente necessaria è la carità, perché senza di essa(1 ma non avessi la carità; 2 ma non avessi la carità; 3 ma non avessi la carità) saremmo come metallo rimbombante ouno strumento che suona a vuoto (1 sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita) o addirittura unanullità (2 non sarei nulla), e non servirebbe a nulla fare le più grandi opere buone (3 a nulla mi servirebbe); senza lacarità non giova alla salvezza personale parlare le lingue degli uomini e degli Angeli (1 Se parlassi le lingue degliuomini e degli angeli) o avere il carisma della profezia e di conoscere tutti i misteri e possedere tutte le scienze e anchetanta fede da spostare le montagne (2 E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta laconoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne), o anche dare i poveri tutti i propri averi e offrirepersino il proprio corpo alle fiamme per far parlare bene di sé (3 E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassiil mio corpo per averne vanto). (b) A questo punto Paolo, per aiutare a distinguere la vera carità dalla semplicefilantropia, parla di alcune manifestazioni dell'amore al prossimo, riferendo quelle che chi ama con amore di carità fa equelle che non fa: chi ama (4 La carità) non è invidioso (4 non è invidiosa), non si vanta (4), non si gonfia d’orgoglio(4), non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse (5), cioè non è egoista, non si adira, non tiene conto del malericevuto (5), cioè perdona e non si vendica, non gode dell’ingiustizia (6), cioè del male fatto al prossimo; invece chiama è paziente e generoso (4 è magnanima, benevola è la carità), gioisce che la verità si faccia strada (6 ma si rallegradella verità); tutto scusa (7), di tutti ha fiducia (7 tutto crede) con prudenza equilibrata, conserva la speranza sempre (7tutto spera), tutto sopporta (7). (c) La carità è destinata a durare eternamente perché ci accompagna nell'altra vita (8 Lacarità non avrà mai fine), mentre i carismi tutti scompariranno, come quelli delle lingue, le profezie, la scienza (8 Leprofezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà). Ora siamo guidati dalla fede, e perciòvediamo in modo confuso come in un antico specchio (12 Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio),ma un giorno vedremo Dio senza veli davanti agli occhi, faccia a faccia (12 allora invece vedremo faccia a faccia); oraLo conosciamo solo in parte, ma un giorno Lo conosceremo come Lui ci conosce (12 Adesso conosco in modoimperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto). Proprio perché conosciamo in modoimperfetto, anche la nostra profezia - e predicazione - è imperfetta (9 Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e inmodo imperfetto profetizziamo). Nell'eternità tutto sarà perfetto e l’imperfetto scomparirà (10 Ma quando verrà ciò cheè perfetto, quello che è imperfetto scomparirà). E’ come passare da bambini ad adulti: il bambino pensa e ragiona eparla da bambino (11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino); daadulto elimina ciò che è proprio del bambino (11 Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino). Quindiscompariranno i carismi; la fede e la speranza si fermeranno sulla soglia dell'eternità; la carità entrerà nell'eternitàperché è la più grande (13). Ascoltiamo l’invito di San Paolo, che ci esorta ad aspirare ai carismi più grandi, che sono lafede, speranza e carità; nella Chiesa il carisma più grande non essere papa o cardinale o vescovo prete o catechista osacrestano per avere un piccolo o grande potere, ma è credere in Dio, sperare in Lui e amarlo al di sopra di ogni cosa eamare il prossimo perché immagine di Dio o presenza di Cristo, rispettando nei nostri rapporti con lui la giustizia e lamisericordia. Esaminiamoci se aspiriamo a crescere nella pratica delle virtù teologali, se effettivamente miglioriamo, seDio può essere contento di come ci comportiamo.
EUCARISTIA. Nell’Eucarestia la Liturgia della Parola alimenta la nostra fede, che viene dall’ascoltodella Parola di Dio e dalla nostra incondizionata adesione a Dio che ci parla o a Gesù Maestro, e la LiturgiaEucaristica è alimento della carità a Dio e al prossimo. Chiediamo alla Madre del Bell’Amore e a S.Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, di ottenerci la fede, speranza e carità, come l’hannoavuta e praticata loro. (Mons. Francesco Spaduzzi)

TEMPO ORDINARIO: DOMENICA 3C

I - Luca 1,1-4; 4,14-21 1. Luca dedica il suo Vangelo a un certo Teofilo (3 illustre Teofilo), che doveva essere un personaggio importante della primitiva comunità cristiana. Già molti prima di Luca avevano tentato di narrare con ordine i fatti, accaduti nel mondo della Palestina (1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi); i primi a raccontarli erano stati i testimoni di quei fatti, che avevano visto e udito, e circa essi avevano ricevuto da Gesù l'ordine di testimoniarli (2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola). Luca si è deciso a fare ricerche accurate su tutto, risalendo alle origini, e ora scrive tutto in ordine per Teofilo (3 così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo) in modo che egli si renda conto che sono saldi gli insegnamenti che ha ricevuto (4 in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto). Noi crediamo in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, che è veramente esistito come risulta chiaramente dalla storia, e ciò che Egli ha detto e ciò che ha fatto è solidamente attestato da testimoni oculari, che erano persone psicologicamente normali e vivevano con equilibrio la loro vita quotidiana; essi avevano seguito Gesù solo dopo che si erano convinti che era veramente il Salvatore mandato da Dio: ne sentirono la predicazione e videro con i loro occhi i miracoli, tanto numerosi che i suoi stessi nemici avevano dovuto  ammettere che operava cose straordinarie e che per questo la gente gli correva appresso. Crediamo anche noi come Luca e Teofilo e i miliardi di cristiani attraverso i secoli.

2. Non tutti accettano Gesù, come si vede dal seguito del Vangelo di oggi. (a) Gesù ritornò in Galilea e la potenza dello Spirito Santo era con lui e operava miracoli per mezzo di lui, così che in tutta la regione si parlava di lui (14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione). Egli insegnava nelle sinagoghe e tutti lo lodavano (15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode). Si recò anche a Nazaret, dove era cresciuto, e, come di solito, il sabato entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia (16Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere). Gli diedero il libro del profeta Isaia ed egli trovò una profezia (61,1-2), che riguardava il Messia (17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto); in essa il Messia diceva di sé che il Signore aveva mandato lo Spirito su di lui per farlo profeta e lo aveva inviato a portare il lieto messaggio della salvezza ai poveri e a proclamare la liberazione ai prigionieri e agli oppressi e a dare la vista ai ciechi (18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;/ per questo mi ha consacrato con l’unzione/ e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,/ a proclamare ai prigionieri la liberazione/ e ai ciechi la vista;/ a rimettere in libertà gli oppressi), e ad annunciare il tempo in cui Dio mostra la sua benevolenza (19 a proclamare l’anno di grazia del Signore). Gesù fu concepito per opera dello Spirito Santo, che apparve come colomba su di Lui per indicare che iniziava la sua missione di profeta per annunziare la salvezza a tutti gli uomini e specialmente alle categorie dei poveri ed emarginati e per appoggiare la sua parola coi miracoli: in tutto questo appariva la benevolenza divina verso l’umanità. (b) Dopo la lettura Gesù riavvolse il volume, lo consegnò all'inserviente e si sedette per parlare; intanto tutti i presenti fissavano gli occhi su di lui (20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui). Gesù annunziò che la profezia, che avevano ascoltata, si era realizzata per loro in quel momento (21 Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»); in effetti proprio Lui Isaia aveva preannunciato: Egli era pieno di Spirito Santo e stava annunciando la salvezza ai presenti e i miracoli lo accompagnavano nella sua predicazione. Con la lettura del Vangelo, che noi abbiamo ascoltato adesso, Gesù, presente qui e ora, ripete in questo momento lo stesso messaggio a noi: ci annuncia la salvezza e ce la offre; noi la riceviamo a condizione che crediamo in Gesù come Dio e uomo e aderiamo alla sua Parola come l’allievo col Maestro e l’imitatore col suo Modello.

II - Neemia 8, 2-4 a. 5-6. 8-10. Viene organizzata una vera e propria liturgia della Parola. Il luogo è la Piazza della Porta delle Acque (3 Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque): qui viene costruita una tribuna di legno da dove viene letta la parola (4 Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza); i ministri della Parola sono il sacerdote e scriba Esdra (2 il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere; 4-6), i Leviti (8 i leviti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura i leviti; 9 i leviti che ammaestravano il popolo). Il tempo è dal sorgere del sole, simbolo di Dio che è  luce, che illumina e dà calore, fino al mezzogiorno, il momento della massima luce e calore (3 dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno). Alla celebrazione sono presenti tutti quelli che hanno raggiunto l'uso della ragione (2; 3 in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere). Il rito si svolge in questo modo: il sacerdote Esdra introduce il rotolo della Legge (probabilmente un parte del Pentateuco) in modo solenne (2) nella piazza affollata, e lo colloca sulla tribuna (4), apre il libro (5 Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti) e il popolo si alza in piedi (5 come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi). Esdra fa una preghiera di lode a Dio e tutto il popolo acclama rispondendo: Amen (6 Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen»). Il popolo è in festa e i presenti fanno gesti liturgici, insieme: alzano le mani in alto, si inginocchiano al cospetto di Dio, presente dappertutto e così avvertito, e si prostrano con la faccia a terra (8 alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore). Esdra legge e commenta un brano (8-9), seguito nel medesimo compito dai Leviti (8). Tutto il popolo presta la massima attenzione (3 tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge), ma reagisce con un pianto commosso (9 Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge), che è certamente di gioia perché possono partecipare a una regolare assemblea, nella quale sentono la presenza di Dio, ma anche pianto di dolore per i loro peccati e perché queste assemblee non si erano potute tenere per tanti anni. Perciò Neemia il governatore ed Esdra il sacerdote e i leviti esortano a considerare giorno sacro al Signore quello che stanno vivendo e a stare quindi nella gioia (9 Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti … dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!»). Neemia esorta a banchettare, mangiare cibi buoni e bere vini dolci per stare allegri, e anche a provvedere a far stare gli altri nella gioia, inviando da mangiare e bere a chi non ne ha a disposizione (10 Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato), in questo speciale giorno consacrato a Dio (10 perché questo giorno è consacrato al Signore nostro); evitino di stare tristi perché la gioia che viene da Dio è la forza dell'uomo, (10 non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza). Gustiamoci questa liturgia di 2400 anni fa e impariamo a rispettare la Parola di Dio, che diventa viva nei momenti in cui prendiamo il Libro in mano e La leggiamo per noi e La facciamo ascoltare agli altri. Facciamo gesti di adorazione e rispetto a Dio che ci parla. Ringraziamolo e benediciamolo per la bontà che ha per noi e perché ci rivolge il suo Volto favorevole e la sua Parola nonostante i nostri peccati. Se la Parola ci commuove è buon segno, purché ci spinga ad amare Dio e anche ci muova verso il prossimo per aiutarlo materialmente o con la parola o con la preghiera. Esaminiamoci e facciamo seri propositi.

III - 1Corinzi 12,12-30. Nel corpo umano le membra sono molte e, pur esercitando funzioni diverse, tutte tendono al bene dell'unico corpo (12 Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo); nella Chiesa, Corpo di Cristo, deve avvenire la stessa cosa, perché il Cristo totale è formato dal Capo Cristo e dal corpo Chiesa, un solo tutto insieme (12 così anche il Cristo); Cristo è il principio attivo e unificatore. Il corpo umano riduce all'unità la pluralità delle membra; così Cristo ha molte membra e riduce all'unità del Corpo mistico tutti i cristiani: i cristiani formano questa unione mistica, grazie all'attività di Gesù Cristo e mediante l'inserimento in lui, che avviene coi sacramenti: questi attingono la loro forza dalla presenza e attività dello Spirito, che ci fa nascere alla vita nuova in Cristo mediante il battesimo e la confessione e toglie ogni differenza di razza è di nazionalità (13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi;), perché dà a tutti e ognuno la stessa vita divina e lo stesso modo di pensare (fede) e lo stesso volere (carità), anche mediante la cresima (13 e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito). Fra le varie membra vige una legge di solidarietà vitale; pur nella diversità delle funzioni ognuno concorre al benessere e – purtroppo - malessere di tutti: nessuno può agire solo per se stesso (14-20 E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15 Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. 16 E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 18 Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. 19 Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20 Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo). Quindi unità nella molteplicità: questo suppone interdipendenza, coordinamento, mutuo servizio (21-22 Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». 22 Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie). C'è una mirabile legge del compenso (23-24 e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24 mentre quelle decenti non ne hanno bisogno) e tutto avviene non per strana combinazione delle cose ma per volere di Dio perché ci sia l’unione fra le membra e l’aiuto reciproco (24-25. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25 perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre). Questa reciproca premura stabilirà fra le varie membra una reciproca simpatia in modo da condividere gioie e dolori (26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui). Ciascuno è inserito nel flusso vitale di Cristo senza perdere la sua individualità; il corpo mistico unifica ma non livella e arricchisce la personalità di ognuno con quello che è di tutti (27 Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra). Paolo conclude che occorre rispettare la diversità dei carismi ma anche la gerarchia stabilita da Dio: prima i 12 Apostoli e tutti i missionari itineranti; poi chi ha il carisma della profezia, quindi i maestri, che sappiano bene spiegare la Parola di Dio, poi chi opera i miracoli o guarigioni, poi chi assiste i bisognosi o governa, infine chi parla in lingue e chi le interpreta (28 Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono  miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue). Non tutti fanno tutto, altrimenti non ci sarebbe il corpo con le varie funzioni (29-30 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? 30Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?). L’invito finale di Paolo è: Desiderate invece intensamente i carismi più grandi (31). Riflettiamo molto su questi argomenti; gustiamo la verità del Corpo Mistico di Cristo e le applicazioni, che Paolo ne fa, e sentiamo vivamente la comunione dei Santi fra noi qui e con le anime del Purgatorio e i Santi del Paradiso. Sosteniamoci reciprocamente già da ora, mentre siamo in questo mondo. Cristo e lo Spirito ci guidano al Padre, accompagnati da Maria e Giuseppe, i Santi Patroni e gli Angeli Custodi.

EUCARISTIA. S. Tommaso dice che il frutto dell’Eucaristia è l’unione fra i credenti in Cristo (e con tutti gli uomini); senza la carità non c’è salvezza. Nutrendoci della stessa Parola di Cristo e dello stesso Corpo e Sangue di Cristo, ci uniamo più perfettamente a Lui e fra di noi: chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni, che ci ottengano di crescere nella fede e speranza e carità, che tengono uniti i Cristiani con Cristo e fra di loro. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 2 C

I - Giovanni 2,1-12. C'è questa festa di nozze a Cana, villaggio vicino a Nazaret (1 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea) ed è stata invitata Maria (1 e c’era la madre di Gesù) e tra i partecipanti ci sono anche Gesù con i suoi discepoli, quei 6, che già si erano raccolti intorno a lui (2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli; cfr Gv 1,35-51). Ma, come in tutte le cose umane, anche qui c'è qualche cosa che non va: viene a mancare il vino (3 Venuto a mancare il vino), elemento essenziale per una festa di nozze; Maria lo fa notare a Gesù (3 la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»). E’ un semplice rilievo? o è piuttosto un’implicita richiesta di un intervento? Così la intende Gesù e le dà una risposta negativa (4 E Gesù le rispose: Donna, che vuoi da me?), adducendo come motivo che non era ancora venuta la sua ora (4 Non è ancora giunta la mia ora), cioè il momento di manifestare la sua gloria (11). (a) Prendiamo la buona abitudine di invitare Gesù e Maria a tutto ciò che facciamo, specie se si tratta di qualche cosa di importante. In realtà Gesù è già presente di sua iniziativa in ogni momento della nostra vita, se vogliamo valorizzare qualcuno dei suoi 7 modi di presenza in mezzo a noi. Possiamo rivolgerci a Gesù con una breve invocazione: “So che sei presente nel mio cuore per la fede o carità, o nel mio fratello, ecc., donami lo Spirito Santo perché mi aiuti a valorizzare nel modo migliore tutto questo tempo, durante il quale starò con te e dialogherò con te per la gloria del Padre e la salvezza dei fratelli”. (b) Notiamo la presenza e l'opera di Maria: come Gesù ha una sensibilità particolare verso i bisogni degli uomini, anche Maria condivide la sua capacità di compatire e interviene con l'aiuto della sua “onnipotenza supplichevole”; incomincia presto a portare il suo soccorso ai bisognosi spirituali e materiali, quando si va a mettere al servizio della cugina Elisabetta e porta la salvezza nella sua casa; anche alle nozze di Cana si dà da fare e usa la propria influenza con Gesù e i servi in favore degli sposi. Alcuni hanno ragionato: se Maria interviene così nel primo miracolo di Gesù, c’è da supporre che allo stesso modo agirà anche in tutti gli altri miracoli del Figlio, anche se non viene ricordata esplicitamente la sua presenza e azione; il suo scopo resta sempre lo stesso: portare tutti a Gesù. Maria esercita già da ora la sua maternità nei confronti degli uomini, anche se ci viene data come madre apertamente solo sul Calvario. Impariamo a valorizzare sempre la sua presenza e azione. (c) D'altra parte non possiamo separare Maria da Gesù, perché stanno e si muovono sempre insieme da appena Gesù si è fatto uomo e sta ancora nel grembo della Madre, come nell’incontro con Elisabetta (Lc 1,39ss), fino a quando Gesù spira sul Calvario alla presenza della Madre (Gv 19,27ss). L’unica volta che si sono trovati separati per volontà del Padre, si cercano subito e reciprocamente come nella perdita e ritrovamento di Gesù nel Tempio (Lc 2,41ss). Pensare a Gesù e Maria uniti può alimentare la nostra fiducia di essere esauditi nelle preghiere e di ottenere e l'aiuto nelle nostre necessità; in ogni caso Maria saprà trovare i motivi per ottenere l’intervento di Gesù a nostro favore. Non dimentichiamo che per ottenere l’aiuto di Gesù e Maria è importante andare da Gesù, credere in Lui e fare ciò che Gesù ci dice.

2. Gesù ha dato una risposta negativa (4) con le labbra, ma Maria sente che nel cuore Gesù ha tutt'altro; questo Maria lo percepisce con la sua sensibilità materna e per la comunione perfetta di mente e di cuore che ha con Gesù. Perciò manda i servitori da Gesù con l'indicazione di fare tutto quello che Gesù dirà loro (5 Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»). Gesù dà loro l’ordine sorprendente di riempire d'acqua (7 E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore») le 6 anfore di circa 100 litri ciascuna, che servivano per le abluzioni dei Giudei (6 Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri). Sei come i discepoli presenti? Essi le riempiono (7 e le riempirono fino all’orlo) secondo l'ordine ricevuto; quindi da Gesù ricevono un secondo ordine, non meno sorprendente del primo: devono attingere il contenuto delle anfore e portarlo al dirigente del banchetto (8 Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto»); essi obbediscono ancora (9 Ed essi gliene portarono). Il responsabile del banchetto beve e gusta vino – non l’acqua - senza saperne l'origine (9 Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua), lo trova ottimo e ne parla con lo sposo (9 chiamò lo sposo), facendogli notare che di solito si dà il vino meno buono dopo aver consumato quello buono, perché gli invitati ormai brilli non se ne accorgano; ma qui è avvenuto il contrario (10 e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora»). Fu il primo dei segni miracolosi, operati da Gesù nella sua vita pubblica: essi sarebbero serviti ad aiutare le persone a riconoscere Gesù come Dio fatto uomo e a disporre il credente ad affidarsi completamente alla sua Parola, e inoltre a manifestare la sua potenza e sapienza e bontà infinite. E così i primi 6 discepoli, che furono anche Apostoli, crebbero nella fede in lui (11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui). La fede dei discepoli cresce nel contatto con Gesù: quanto più condividono la sua vita e lo conoscono , tanto più cresce la loro fede in lui, si abbeverano al vino buono e nuovo. Anche noi, se alimentiamo la nostra intimità con lui, cresceremo nella fede e nella carità e cammineremo spediti sulla via della salvezza, che resta sempre dono di Dio.

II - Isaia 62, 1-5. Dio – più che il profeta - dichiara il suo amore per Gerusalemme - Sion (1 Per amore di Sion … per amore di Gerusalemme) e si impegna a non tacere e a non darsi pace (1 non tacerò… non mi concederò riposo), finché non sarà liberata e salvata (1 la sua giustizia e la sua salvezza) e non splenderà come luce e non brillerà come fiaccola accesa (1 finché non sorga come aurora …e … non risplenda come lampada). Allora tutti i popoli pagani con i loro re vedranno che il Signore l’ha liberata e ammireranno la sua gloria (2 Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria). A tutti apparirà che nelle mani del Signore essa è come una corona splendida o un diadema regale (3 Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio); per esprimere questa nuova situazione che Dio crea per il suo popolo rinnovato, Dio le darà un nome nuovo (3 sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà); la città - e la nazione - non sarà più chiamata “abbandonata” e “desolata” ma “gioia del Signore” e “sposa” felice perché sarà effettivamente la delizia del Signore e avrà il Signore come sposo (4 Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo). avverrà per gli ebrei che come un giovane sposa una ragazza e gioisce per lei, così Dio prenderà come sposa e amerà il popolo ebreo ed esulterà per questa sua Sposa (5 Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te). Questo dice degli ebrei il profeta Isaia e ciò si realizzerà alla venuta di Gesù sia per la Chiesa come popolo di Dio nel suo insieme sia per ogni singola persona che è veramente cristiana o si sforza con serio impegno di esserlo. La Chiesa - e l'anima - è profondamente amata da Dio in Gesù, che vuole salvarla e mostrare a tutti i popoli che anche per essi è aperta la stessa possibilità. Agli occhi e nelle mani di Dio la Chiesa - e l'anima - è preziosissima e perciò Dio la custodisce e ne ha cura con l'amore appassionato e la gelosia dello sposo nei confronti della sua sposa o l'amore filiale dei figli  per la madre. Dio opera tutto il necessario per trasformare noi peccatori e schiavi del diavolo in figli suoi e sua sposa per mezzo dell'opera redentrice di Cristo e corredentrice di Maria. Crediamo, speriamo, amiamo, gustiamo.

III - 1Corinzi 12,4-11. (a) Vi è un solo Dio in tre persone Padre e Figlio e Spirito Santo e da lui viene e dipende e agisce tutto ciò che esiste sul piano naturale e soprannaturale. L’unico Dio Padre onnipotente ha creato e conserva e concorre alle azioni naturali e soprannaturali con la sapienza infinita del Figlio e con la bontà infinita dello Spirito Santo; allo stesso modo la vita della Chiesa dipende da tutta la Trinità, Padre Figlio e Spirito Santo, e anche i carismi, i ministeri e le attività vengono tutti dal'unico Dio, ma essi vengono attribuiti alle singole Persone divine: i carismi o doni  all'unico Spirito (4 Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito); i ministeri e i servizi all'unico Signore Gesù (5 vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore), che è venuto a servire e non a essere servito; le diverse attività a Colui che muove tutti all'azione, cioè il Padre (6 vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti). Dio è uno solo in tre Persone: è il primo e principale mistero della fede, che conosciamo solo per la rivelazione di Gesù e non è raggiungibile con la ragione umana. Tutte le creature e la vita naturale e soprannaturale dipende dall’Unico Dio in tre Persone. Crediamo, adoriamo, chiediamo di intuire qualcosa in più di quello che solitamente capiamo; supplichiamo di partecipare della conoscenza che ne avevano i santi: pensiamo a Santa Margherita M. Alacoque o alla serva di Dio Lucia di Fatima e tanti altri mistici, che hanno avuto la visione della Trinità o intuizioni particolari su di Essa, ma hanno anche sempre confessato di non essere capaci di comunicarle per mezzo delle parole. (b) In ciascuno lo Spirito Santo si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune della Chiesa (7 A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune): uno riceve dallo Spirito la capacità di parlare con saggezza (8 a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza); un altro quella di parlare con sapienza (9 a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza); lo stesso Spirito a uno dà la fede (9 a uno, nello stesso Spirito, la fede), cioè la facilità di ottenere le grazie; a un altro di operare guarigioni (9 a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni); a un altro di operare miracoli (10 a uno il potere dei miracoli); lo Spirito concede a un fedele di profetizzare (10 a un altro il dono della profezia) e a un altro di poter distinguere gli spiriti cattivi dal vero Spirito (10 a un altro il dono di discernere gli spiriti) e quindi i messaggi che vengono dallo Spirito buono; infine lo Spirito dà a qualcuno la capacità di esprimersi in lingue e a un altro di interpretare le lingue (10 a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue). L'unico Spirito è sorgente di questi doni dei fedeli nella Chiesa e li distribuisce a ognuno in piena libertà (11 Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole): come vuole e a chi vuole e nella misura che vuole e dove vuole. Adoriamo l'opera dello Spirito Santo nella Chiesa e in ciascuno di noi attraverso i carismi; prendiamo coscienza che ognuno di noi ha ricevuto dal momento del battesimo un carisma dallo Spirito, che deve mettere a disposizione della comunità particolare e della Chiesa universale: se non lo facciamo – o se qualcuno ci impedisce di farlo -, viene danneggiata la Chiesa, perché è privata del nostro servizio, e danneggiamo noi stessi – se ciò avviene per colpa nostra -, perché ci sottraiamo all’azione dello Spirito e ci estraniamo alla vita della Chiesa. Chiediamo l'abbondanza dei carismi per la Chiesa universale e per la nostra Chiesa particolare.

EUCARESTIA. E’ Gesù Cristo il nostro Salvatore perché è Dio fatto uomo; Egli è il nostro Redentore, ma ha voluto salvarci con la collaborazione di Maria sua e nostra Madre e nostra Corredentrice; poiché ogni Messa è memoriale della Passione e Morte di Gesù, in ogni Messa ci viene riofferta la salvezza e Maria ci viene data di nuovo come Madre. Chiediamo per intercessione sua e del suo Sposo S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e dei nostri Santi Patroni, una vera devozione alla Vergine, che ci aiuti a essere veri discepoli di Gesù

Battesimo di Gesù: Anno C

1- Luca 3,15-16.21 22. 1. Il popolo ebreo viveva un'attesa intensa del Messia e tutti si erano formati la convinzione che il tempo fosse venuto, appoggiandosi su una profezia di Daniele (9,24-27); molti si presentarono al popolo come messia e raccolsero persone intorno a sé in funzione antiromana, ma furono rapidamente spazzati via (At 5,36-37). La gente si domanda se Giovanni è il Messia (15 Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo), ma egli li disillude subito: annuncia che il Messia non è lui ma verrà dopo di lui e che è più grande e forte; il Battista non si sente degno neanche di sciogliere i lacci dei suoi sandali (16 ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali); inoltre, mentre Giovanni battezza usando solo acqua per aiutare i discepoli a pentirsi dei peccati (16 Giovanni rispose a tutti dicendo: Io vi battezzo con acqua), il Messia battezzerà donando lo Spirito Santo e purificherà i discepoli come fa il fuoco (16 Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco). Giovanni è profeta sin dal grembo materno, ma esercita la sua missione quando lo Spirito e la Parola del Signore scendono su di lui (Lc 3,2). Crediamo alla sua parola, che non è il Messia e ne è il precursore; ammiriamo la sua vita penitente e la sua umiltà; egli non si inorgoglisce per le folle che accorrono a lui e onestamente orienta i suoi discepoli verso il Messia, perché solo questi può salvare. Ringraziamo Giovanni per la sua fedeltà alla missione affidatagli e la sua chiarezza. Anche noi battezzati e preti dobbiamo vivere la nostra fede e abbiamo la missione di testimoniare Cristo con la vita e la parola, per aiutare gli altri ad arrivare al Cristo.

2. In una certa occasione, insieme col popolo che si fa battezzare da Giovanni (21 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato), si presenta Gesù e si fa battezzare anche lui (21 Gesù, ricevuto anche lui il battesimo). Dopo il battesimo Gesù si raccoglie in preghiera e il cielo di Dio si apre (21 stava in preghiera, il cielo si aprì), dopo essere rimasto chiuso per tanti millenni, e lo Spirito Santo scende su di lui in forma visibile, che poteva dare l'idea di una colomba (22 e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba); una voce viene dal cielo, dal Padre, che si rivolge a Gesù e gli dice che Egli è il Figlio di Dio, l’Unigenito amatissimo, e che il Padre si compiace di lui (22 e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»). Gesù si fa battezzare non perché peccatore e bisognoso di pentirsi, ma per mostrare la sua piena solidarietà con tutti gli uomini, giacché era uomo come gli altri e quindi condivideva la loro stessa natura umana, proveniente dai progenitori peccatori, anche se lui è senza peccato; inoltre Gesù vuol che tutti capiscano che egli porta avanti la sua missione come Servo sofferente di Yahweh, e perciò non accompagnato o sostenuto da gloria umana. A questo segno di umiltà Dio Padre risponde con l’esaltazione di Gesù: il Padre fa conoscere a tutti che Gesù è suo Figlio e che ora inizia la fase pubblica della sua missione di Maestro e Profeta. Tutto avviene in un clima di preghiera, che è indispensabile per percepire le manifestazioni di Dio. Crediamo all’unico Dio, Padre e Figlio e Spirito; e crediamo che Gesù è Dio fatto uomo ed è il nostro salvatore. Se il Padre trova in lui tutta la sua compiacenza, quanto più dobbiamo farlo noi! Adoriamo, lodiamo, benediciamo. Diamo tempo alla preghiera e meditazione, unica via per convertirci e fare spazio a Dio nella nostra vita; siamo stati battezzati per questo.

II - Isaia 40,1-5.9-11. Parla Dio e fa annunciare a Gerusalemme che i suoi peccati sono stati perdonati, perché ha scontato la sua colpa, avendo ricevuto da Dio un trattamento da primogenito, anche nella riparazione dei peccati (2 Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati). Perciò è venuto il tempo di passare dalla desolazione alla consolazione (1 Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio) e di preparare nel deserto la via comoda per il Signore, perché Egli in persona possa guidare il suo popolo da Babilonia - e dal resto del mondo – fino a Gerusalemme (3 Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio). Occorre abbassare i monti e riempire le valli in modo che la strada sia piana (4 Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata). In effetti così Dio manifesterà la sua gloriosa presenza e tutti gli uomini la vedranno, secondo la sua promessa (5 Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato). Dio si rivolge al profeta, che fa da araldo, e gli ordina di salire su un punto elevato per far sentire la sua voce dappertutto col lieto annunzio (9 Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda): la buona novella, il vangelo, che l'araldo e profeta deve annunziare, è la venuta di Dio onnipotente, che porta con sé il premio per i buoni (9-10 Ecco il vostro Dio! 10Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede). Egli agirà da Buon Pastore nel guidare il suo popolo: porterà in braccio gli agnellini e farà camminare con dolcezza le pecore incinte o che hanno partorito (11 Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri).  A noi oggi viene annunciata la venuta di Gesù e la fase pubblica della sua vita, che inizia dopo il battesimo. Egli venne nel mondo quando fu concepito e nacque, ma solo ora dopo il battesimo e con la venuta dello Spirito appare in tutta la sua attività di Messia: è Dio l'onnipotente e viene a salvarci; si mostrerà padre tenerissimo e pastore attentissimo. Credo, adoro, spero nella sua infinità bontà, amo; prego per chi non ha la grazia di poter far questo.

III - Tito 2,11-14; 3,4-7. Con la venuta di Gesù appaiono la benevolenza di Dio (11 È apparsa infatti la grazia di Dio) e la bontà di Dio e il suo amore per tutti gli uomini (4 Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,/ e il suo amore per gli uomini), e anche la sua misericordia (5), che vuole e realizza la salvezza di tutti gli uomini (11 che porta salvezza a tutti gli uomini; 14 Dio, salvatore nostro …5 egli ci ha salvati; Cristo salvatore nostro). Dio Padre ci salva dandoci Gesù (6 per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro), diventato uomo per noi in modo da rendere visibile la misericordia trinitaria per noi (5 per la sua misericordia). Gesù ci ha salvati anzitutto compiendo la missione di maestro e insegnandoci a evitare il male (12 e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri  mondani) e a fare il bene in questa vita (12 e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà), e poi ha dato la sua vita per noi, per riscattarci da ogni peccato e formarsi un suo popolo di santi, impegnato a fare del bene (14 Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone). L'opera redentrice di Cristo si applica a noi grazie ai sacramenti, a incominciare da battesimo, che, pur essendo semplice acqua, riceve l'efficacia dello Spirito Santo, che per mezzo di esso ci fa nascere di nuovo come figli di Dio e ci fa diventare uomini nuovi (5 con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo): si tratta di quello Spirito, che Dio ci dona per i meriti di Gesù e per suo mezzo (6 che Dio ha effuso su di noi in abbondanza/ per mezzo di Gesù Cristo). Così Dio ci salva per mezzo di Gesù con l'opera dello Spirito Santo, non perché noi abbiamo fatto opere buone, ma per la sua misericordia (5 egli ci ha salvati,/ non per opere giuste da noi compiute,/ ma per la sua misericordia): siamo resi giusti dalla sua benevolenza (7 affinché, giustificati per la sua grazia)e diventiamo nella speranza – e quindi non ancora definitivamente e stabilmente - eredi della vita eterna (7 diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna); nel frattempo ci prepariamo all'incontro col Signore Gesù nella sua seconda venuta (13 nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo). Ci troviamo di fronte alla sintesi di tutta la fede e della vita cristiana: ci presenta le tappe della storia della salvezza: il Signore venne, viene, verrà: venne 20 secoli fa e operò la redenzione; viene adesso per rendercene partecipi nei sacramenti, a incominciare dal Battesimo e continuando con gli altri, specialmente la Confessione e l’Eucarestia, che dobbiamo ricevere e possiamo ricevere con la massima frequenza possibile; verrà alla fine della vita e del mondo per farci entrare nella fase definitiva della salvezza. Crediamo, speriamo, amiamo e domandiamo perdono per quelli che non credono, non sperano e non amano

EUCARESTIA. Cristo venne e Cristo viene ora e non abbiamo assolutamente nulla da invidiare a contemporanei di Gesù, perché è realmente presente e opera nei sacramenti e in tanti altri modi di presenza, e specie nell’Eucarestia come Maestro e sotto i segni del pane e vino consacrati. Gesù viene per darci lo Spirito Santo ancora una volta e per perdonarci i peccati e fare di noi uomini nuovi, pronti per le opere buone. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengano di sapere valorizzare tutte le varie presenze di Cristo per la nostra santificazione. (mons. Francesco Spaduzzi)