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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo di Quaresima: Domenica III, Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica III,  Anno A

I - Giovanni 4,5-42 - 1. (a) Gesù non fa niente a caso. Va a Sicar per incontrare la Samaritana e farla sua discepola (5-26) e sua missionaria (28-42). Anzitutto la fa sua discepola. Nonostante sia affaticato per il viaggio e sia mezzogiorno (6), con caldo intenso, Gesù avvia il colloquio con la donna, chiedendole da bere (7). La donna cerca di sottrarsi al colloquio, ricordandogli l'ostilità antica fra i Giudei e i Samaritani (9), ma Gesù rilancia il dialogo, cercando di suscitare la sua curiosità circa un generico dono di Dio (10 Gesù le risponde: Se tu conoscessi il dono di Dio) e circa la persona sconosciuta, del pellegrino che le chiede da bere (10 e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”) e circa l'utilità dell'acqua viva, di sorgente, che egli le poteva dare (10 tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva). L'acqua viva poteva essere una comune sorgente d'acqua, ma anche la Legge, la Parola di Dio, la Sapienza, spesso paragonate all'acqua nell'AT (Is 55,1; Pr 13,14; Sir 24,21); la rivelazione, offerta da Gesù, è l'acqua viva per eccellenza. La donna mostra di avere frainteso (11) e si meraviglia: in forma interrogativa paragona Gesù al Patriarca Giacobbe (12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo  bestiame?). Si arriva così al terzo detto di Gesù, che contiene l'insegnamento, che vuol dare alla donna e a noi: l'acqua del pozzo è solo un'immagine; l’acqua, che egli dà, supera le soddisfazioni materiali, e la sete, mai pienamente soddisfatta con la rivelazione dell'AT (13 Gesù le risponde: Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete), adesso trova ciò che vuole e di cui ha bisogno, cioè la rivelazione piena, che è Gesù e il suo insegnamento (14 ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno): questa è la sorgente, alla quale Gesù fa bere e che diventa qualcosa di intimo nel credente e da lui si comunica agli altri (14 Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna). La donna capisce solo che Gesù le può dare qualcosa di importante e gli chiede perciò l'acqua (15 «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua»). Se accettiamo Gesù e lo mettiamo al centro della nostra vita, egli soddisferà tutto il bisogno di verità della nostra intelligenza e tutto il bisogno di amore del nostro cuore e ci renderà felici e comunicatori di felicità. La quaresima deve aiutarci a recuperare il rapporto intimo con Cristo, togliendo gli ostacoli all’unione con Lui, ma la base di tutto è credere in Lui, nella sua persona e nella sua Parola. (b) Gesù passa alla seconda parte della conversazione e (A) chiede alla donna di chiamare il marito (16); la donna gli risponde con mezza verità, cioè che non ha marito (17), perché convive con un sesto uomo, cosa che Gesù mostra di sapere (17-18). La donna lo riconosce come profeta (19 Gli replica la donna: Signore, vedo che tu sei un profeta!), facendo un passo avanti, ma ancora cerca di deviare il colloquio, riducendo la conversazione a discussione sui riti: quello di Gerusalemme e quello del Monte Garizim (20), il primo dei Giudei, il secondo dei Samaritani. Gesù le ricorda che la salvezza viene dai Giudei (22 Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei) e che ormai non conta più il culto a Dio a Gerusalemme o a Samaria (21 Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre), ma l'adorazione a Dio in spirito e verità, che Gesù porta (23-24 Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità). Gesù, che è la verità (Gv 14,6), sta già donando se stesso e invierà lo Spirito Santo a Pentecoste (At 2,1-11). Nella Chiesa chi è membro del Corpo di Cristo ed è ripieno di Spirito Santo ha la verità intera, che gli viene dalla fede, e ha la carità nel suo cuore e può rendere a Dio il culto vero in Spirito e Verità. (B) La donna cerca ancora di deviare la conversazione, rimandando la risposta a questi interrogativi a quando verrà il Messia (25 Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa»), ma Gesù le fa la grande rivelazione che il Messia è proprio lui (26 Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te»). Così la donna è passata dall’idea di semplice uomo, che si era fatta di Gesù, a quella che egli è più grande di Giacobbe, che è profeta, e infine che è il Messia: si eleva così alla fede completa in Gesù. Alla crescita nella fede corrisponde la crescita nella carità, con la morte al peccato e la risurrezione a vita nuova, che trasforma la discepola in missionaria, che può dare la testimonianza della vita e della parola. Lo stesso vale anche per noi oggi: dobbiamo essere autentici discepoli per diventare missionari.

2. Arrivarono i discepoli e si allontanò la donna, dimenticando l’anfora, per recarsi in città dove invita i concittadini (28) ad andare con lei per incontrare l'uomo, che aveva mostrato di conoscere la sua vita e che perciò poteva essere il Messia (29): la gente la seguì (30) e molti credettero in Gesù per la testimonianza della donna (39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto»). Lo invitarono anche a restare con loro ed egli li accontentò per due giorni (40); molti di più credettero dopo aver ascoltato Gesù (41 Molti di più credettero per la sua parola) e lo dicevano alla donna, professando la loro fede in Gesù come Salvatore del mondo (42 «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»). La donna ha raggiunto la piena maturità del discepolo perché ha creduto in Gesù e la sorgente d'acqua viva è stata piantata in lei e in quelli che sono entrati in contatto con lei, che è ormai discepola e anche apostolo. Anche noi, dopo aver messo Gesù al centro della nostra vita, dobbiamo sentire il bisogno di far conoscere e amare Gesù dagli altri perché siano salvi. (b) Mentre i Samaritani raggiungevano Gesù, i discepoli insistevano con Lui perché mangiasse (31), ma Gesù rispose che il suo cibo era fare la volontà del Padre e compiere la sua opera di salvezza (34 Gesù disse loro: Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera), cioè Egli si era nutrito della Parola, uscita dalla bocca del Padre e ne voleva compiere la volontà (cfr Dt 8,3); Gesù riproduceva così la risposta data a Satana nella prima tentazione (Mt 4,4). Questo affidamento a Dio è fondamentale nella vita spirituale, perché fa parte della fede e dell'amore a Dio: Egli ci ama e provvede a ciascuno di noi con una provvidenza speciale e personale, nella quale dobbiamo credere senza riserve.

II - Esodo 17,3-7 – E’ un momento difficile per la vita del popolo Ebreo nel deserto: hanno fatto esperienza della sapienza, potenza e bontà infinite di Dio verso di loro in tutto quello che Dio ha operato per la loro liberazione dall'Egitto; ma manca l’acqua e in questa difficoltà (3 In quel luogo il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua) essi diffidano di Dio, della sua presenza e della sua potenza (7 dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?»), mormorano contro Mosè, rimproverandogli di averli portato fuori dall'Egitto con rischio della sopravvivenza (3 il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?), minacciano addirittura la sua vita (del rappresentante di Dio!), che ricorre a Dio per soccorso (4 Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!»). Dio, infinitamente misericordioso e potente, ordina a Mosè di farsi accompagnare da un gruppo di capi e passare davanti al popolo: porterà con sé il bastone dei miracoli (5 Il Signore disse a Mosè: Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’!) e colpirà la roccia del Sinai, dalla quale uscirà l'acqua per dissetare il popolo: in effetti Dio starà là, presente sulla roccia, per dare efficacia al suo gesto (6 Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà). Mosè fa così e opera il miracolo (6 Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele) e dà al posto il nome, che ricorda la ribellione degli Ebrei (7 E chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore). Gli Ebrei si comportarono molto male: dovevano riandare con la memoria alle tante esperienze nella bontà e potenza di Dio verso di loro, ringraziare Dio per il passato, abbandonarsi a Lui e pregarlo nelle difficoltà, presentandogli la sofferenza presente e chiedendo di esserne liberati come avevano fatto per ottenere la liberazione dalla schiavitù degli Egiziani. E’ vero che l'acqua è questione di vita o di morte nel deserto e nella vita quotidiana; essa è anche il simbolo di tutti i bisogni e della nostra dipendenza da Dio, che ha creato tutto per l’uomo: ora Dio, che aveva fatto tante opere più grandi per il suo popolo, ben poteva risolvere anche questo problema minore. Dio lo possiamo pregare, ma da lui nulla possiamo pretendere. E’ chiaro che agli Ebrei è mancata la fede, la speranza e la carità. Riflettiamo sul nostro modo di comportarci con Dio e vi scopriremo parecchie somiglianze con gli Ebrei: la quaresima ci aiuti a correggerci.

III - Romani 5,1-2.5-8 - Paolo ricorda ai Romani che, mentre eravamo peccatori (6 Infatti, quando eravamo ancora deboli; 8 mentre eravamo ancora peccatori), Dio ha rivelato il suo amore verso di noi, consegnando alla morte il Figlio per noi (8 Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che … Cristo è morto per noi); Gesù è voluto morire per noi, lontani e ribelli a Dio (6 nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi), cosa sorprendente perché già è difficile che qualcuno sia disposto a morire per un uomo onesto (7 Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto); al massimo si potrebbe trovare qualcuno disposto a dare la vita per un uomo buono (7 forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona). Veramente grande è l'amore del Padre per noi nel consegnare Cristo alla morte (Gv 3,16) e l’amore di Cristo per noi nell'affrontare la morte per la nostra salvezza (Ef 5,2.25; Gal 2,20)! Noi abbiamo creduto all'amore che Dio ha per noi (1 per fede; cfr 1Gv 4,16) ed Egli ci ha resi giusti ai suoi occhi (1 Giustificati dunque per fede) e abbiamo pace con Dio Padre per mezzo di Gesù (1 noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo). E’ ancora per mezzo di Cristo e grazie alla fede, che noi godiamo della sua bontà (2 Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo) e siamo orgogliosi della speranza, che lo Spirito ci ha data: un giorno Dio ci renderà partecipi della sua gloria (2 e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio). Questa speranza non sarà delusa perché Dio ha messo nei nostri cuori l'amore, che Egli ha per noi, per mezzo dello Spirito, che ci ha dato (5 La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato). La fede nei due misteri principali della fede: Unità e Trinità di Dio, Incarnazione, Passione e Morte, Resurrezione e Ascensione di Gesù, e la speranza nella bontà di Dio e nelle sue promesse, fondandoci nei meriti di Gesù Cristo, l’amore a Dio e al prossimo sono le virtù che lo Spirito mette nei nostri cuori e che ci uniscono a Dio oggi in questo mondo e domani in paradiso. Alimentiamole con il nostro impegno e la preghiera allo Spirito Santo di darcele in abbondanza.

EUCARESTIA. Qui incontriamo Gesù, la sorgente di acqua viva, che egli vuole trapiantare in noi, per la nostra felicità e per farla arrivare ad altri. Egli qui ci dà lo Spirito, per la cui forza professiamo la nostra fede e annunciamo le meraviglie di Dio. La Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni ci ottengano le disposizioni interiori per raccogliere il massimo del frutto nell’incontro con Gesù. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica I Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica I Anno A

1. Matteo 4,1-11 - 1. Riflettiamo sulle tre tentazioni di Gesù perché egli è la causa della nostra salvezza ma anche nostro modello per come vincere le tentazioni. (a) Gesù è il nuovo Adamo e il capo del nuovo popolo di Dio; il primo Adamo venne vinto da Satana, il nuovo lo vince; il nuovo Adamo resta sempre fedele a Dio e il nuovo popolo di Dio seguirà il suo esempio di fedeltà a differenza del popolo ebreo, che tante volte si ribellò a Dio. La prima tentazione è quella del cibo (2 Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame). Adamo fu tentato col cibo da Eva e cadde; il popolo ebreo si lamentò contro Dio nel deserto per la mancanza di cibo e acqua. Satana voleva sapere se Gesù era Figlio di Dio e perciò lo tenta con la fame gli suggerisce di fare il miracolo del pane a proprio vantaggio (3 Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane»). Ma Gesù esprime il suo affidamento al Padre per il suo nutrimento e ricorda a Satana la Parola di Dio che ogni uomo - tanto più Lui, la cui santità Satana conosceva benissimo – deve, sì!, nutrirsi di pane ma anche di ogni cosa che Dio vuole darci nella sua Provvidenza personale per ciascuno di noi (4 Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,/ ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»; cfr Dt 8,3). La fiducia e l’abbandono in Dio è una forma di penitenza e ci fa vivere più sereni; ma anche la mortificazione nel cibo è utile, specie se aggiungiamo il digiuno dei cinque sensi e della fantasia. (b). Satana porta Gesù dal deserto alla Città Santa, lo pone sul punto più alto del Tempio (5 Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio) e, ancora per sapere se è il Figlio di Dio, lo invita a gettarsi giù, con la certezza che Dio interverrà per mezzo di Angeli per impedire che si faccia male (6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo/ ed essi ti porteranno sulle loro mani/ perché il tuo piede non inciampi in una pietra»; cfr Sal 90,11-12). Questo, secondo Satana, sarebbe servito a Gesù per attirare l'ammirazione dei pellegrini e per presentarsi come Messia miracoloso, e quindi con il successo garantito. Ma Gesù vuole seguire la via stabilita dal Padre per salvare l'umanità, che è quella del nascondimento per 33 anni e dell'attività apostolica per 3 anni e dell’umiliazione della Passione e Morte per tre giorni; perciò rifiuta il suggerimento di Satana e gli ricorda che non tenterà Dio per provare se ha programmato un miracolo per lui (7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo»; cfr Dt 6,16). Affidiamoci a Dio e seguiamo le vie ordinarie della Provvidenza, che sono quelle sicure. (c) Satana porta Gesù in alto in modo da fargli vedere tutti i regni del mondo (8 Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria) e gli promette tutto se lo adorerà (9 e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai»). Satana si sente Dio di questo mondo e suo padrone, ma lo è solo di quelli che gli si sottomettono. Gesù respinge Satana (10 Allora Gesù gli rispose: Vattene, Satana!) e riafferma che si può e si deve prestare l’adorazione solo all’unico e vero Dio (10 Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai:/ a lui solo renderai culto»). Gesù respinge anche questa tentazione di Satana per il motivo già detto: vuole seguire in tutto la via indicatagli dal Padre per la salvezza del mondo, via che non è la gloria mondana e il potere. Egli usa la Parola di Dio per difendersi e contrappone alle citazioni bibliche, usate dal diavolo in modo distorto, l'autentica Parola di Dio nel vero significato. Gesù ha stravinto sull'Angelo decaduto e viene servito dagli Angeli buoni (11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano). Anche noi, per vincere Satana, faremo bene a intensificare l’ascolto della Parola di Dio, che è indispensabile per vincere la tentazione, in quanto essa illumina la mente e dà anche la forza, e a pregare di più, a fare più penitenza e ad affidarci al ministero degli Angeli, impegnandoci a servire con misericordia chi sta nella necessità.

2. (a) Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo (1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo). Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo e ne resta sempre pieno (Lc 4,1): in tutte le sue azioni è guidato da Lui; egli riceve un’ulteriore effusione dello Spirito Santo dopo il battesimo per essere accompagnato e sostenuto da Lui nella fase nuova, quella pubblica, della sua vita. Gesù è spinto dallo Spirito nel deserto e gli obbedisce docilmente nell’affrontare e superare le tentazioni di Satana. Dovremmo anche noi conservare la presenza dello Spirito sempre in noi e mantenerci docili alla sua guida: eviteremo così il peccato grave e ci lasceremo muovere da Lui in ogni pensiero e azione, in modo che tutto quello che facciamo sia gradito a Dio e contribuisca alla nostra crescita spirituale e a quella dei fratelli. (b) Gesù nel deserto va per prepararsi alla missione di Messia e Salvatore degli Ebrei e di tutti gli uomini. Mosè si preparò con 40 giorni di preghiera e digiuno a ricevere la Legge di Dio; gli Ebrei restarono per 40 anni nel deserto prima di entrare nella Terra promessa; Elia per 40 giorni digiunò e camminò nel deserto per incontrare Dio sul Sinai; anche Paolo, dopo la conversione, si ritirò nel deserto per prepararsi a essere un buon cristiano e poi buon apostolo. Il deserto è il luogo dell'ascolto di Dio e del dialogo con Lui - e quindi della preghiera - e della penitenza purificatrice. Tutti abbiamo bisogno di fare un po' di deserto nella nostra vita per dare più tempo alla conversazione con Dio e rafforzarci nella lotta contro il diavolo e le sue insidie. Perciò cerchiamo di vivere con fedeltà la quaresima e gli esercizi spirituali annuali, il ritiro mensile e la preghiera e meditazione quotidiana, tutte maniere per “fare deserto”. (c) Gesù fa digiuno per 40 giorni, lui che non aveva bisogno di fare penitenza; noi invece ne abbiamo bisogno per espiare i nostri peccati e per prevenirli. I peccati, di cui non abbiamo fatto vera penitenza, costituiscono una minaccia di ricaduta. Il digiuno non deve essere solo della gola e dello stomaco ma anche degli occhi, del tatto, dell'udito, dell’odorato, della fantasia. (d) Gesù è tentato per dare prova della sua fedeltà al Padre ma soprattutto per darci il buon esempio e ottenerci la capacità di vincere anche noi le tentazioni per amore di Dio e del prossimo. Non c’è motivo di aver paura delle tentazioni, perché esse ci perfezionano nella lotta al diavolo e ci fanno manifestare la nostra fedeltà a Dio, che non consente mai che siamo tentati al di sopra delle nostre forze e ci aiuta a superarle. Ma è necessario che ci abituiamo a chiedere il suo aiuto e a essere prudenti. (e) Gesù è tentato in modo diverso da noi. Satana tenta noi coi suggerimenti, facendoci provare piacere all'idea del peccato e attirandoci a consentire a questo piacere. Gesù poteva essere tentato solo col suggerimento. Se vigiliamo e preghiamo e facciamo penitenza, la nostra resistenza alla tentazione diventa rifiuto immediato di essa. (g) Gesù è tentato con parvenza di verità e di bene: “Se sei figlio di Dio!”, e con l'uso delle parole della Sacra Scrittura. Ogni tentazione è pericolosa, ma specialmente quella che ha apparenza di bene. Chiediamo consiglio per essere sicuri di non prendere abbagli in quelle che pensiamo siano ispirazioni.

II – Genesi 2,7-9; 3,1-7 – Dio aveva fatto tanto per i nostri progenitori: li aveva creati, li aveva arricchiti di doni naturali (corpo e anima con intelligenza e volontà) e soprannaturali (vita divina e virtù infuse) e preternaturali (immortalità, impassibilità, integrità e scienza infusa), li conservava nell’esistenza e concorreva alle loro azioni sul piano naturale e soprannaturale (7-9); potevano mangiare tutti i frutti dell’Eden, eccetto il frutto dell’albero della conoscenza di tutto. Nonostante tutti questi doni, i nostri progenitori preferirono credere alle parole di Satana (1-6), che non aveva fatto niente di buono per loro, anziché a Dio, che aveva fatto tutto di bene per loro; non si fidarono delle promesse di Dio e del suo amore, con le conseguenze che sappiamo (6-7): rovinarono se stessi e i loro discendenti. Il peccato è proprio questo: è mancanza di fede, speranza e amore verso Dio e verso il prossimo, con la conseguenza che trasformiamo la nostra vita sulla terra – e quella degli altri -, da un anticipo di paradiso, che potrebbe essere, o in un purgatorio o peggio in un anticipo dell’inferno. Ogni nostro peccato rovina ciascuno di noi e coloro che stanno intorno a noi, specie quelli più vicini, e ci chiude le porte del paradiso. Solo la misericordia di Dio può venire in nostro soccorso, come ci dice S. Paolo nella seconda lettura di oggi.

III – Romani 5,12-19 – Paolo parte dalla constatazione che per il peccato dei progenitori la morte è entrata nel mondo e così la morte passa tutti gli uomini, perché tutti portano le conseguenze del peccato di origine (12); ma Dio nella sua misericordia manda Gesù suo Figlio come Salvatore del mondo (17 per mezzo di Gesù Cristo). Per la disobbedienza di Adamo tutti sono diventati peccatori, ma per l'obbedienza di Gesù, Nuovo Adamo e nuovo capo dell'umanità, tutti gli uomini diventano giusti e amati da Dio (19): è l'obbedienza di Gesù che distrugge la disobbedienza di Adamo e le nostre. Per la colpa di Adamo la morte domina sugli uomini; per la santità di Gesù, gli uomini ricevono l'abbondanza della grazia e diventano giusti, e questo è molto di più (17). La ribellione di Adamo ha causato la condanna di tutti gli uomini, l'obbedienza di Gesù ci ristabilisce nella giusta relazione con Dio, che è fonte di vita eterna per tutti gli uomini (18). Adamo ha trasformato la nostra vita in un inferno, che ci porta alla dannazione eterna, ma la vita di Gesù con la sua passione e morte trasforma la nostra vita in un purgatorio, che ci apre le porte del Paradiso. Grazie alla fede, speranza e carità, ci uniamo a Gesù e per mezzo di Gesù al Padre e così consentiamo loro di salvarci per mezzo dell’attività dello Spirito Santo in noi.

EUCARESTIA. La Parola di Dio ci rivela il piano di salvezza di Dio nei nostri confronti. Il diavolo cerca di farcelo rifiutare, ribellandoci a Dio. Gesù ha vissuto e ha patito, è morto ed è risuscitato, per ottenerci la salvezza, e rende presente se stesso e il suo sacrificio proprio nell’Eucarestia. Unendoci a Gesù nella Messa e nella Comunione, noi diventiamo capaci di vincere il diavolo come e insieme con Gesù e Maria e Giuseppe e i Santi, ai quali ci raccomandiamo perché ci assistano. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica VII Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica VII  Anno A

I - Matteo 5,38-48  - 1. Gesù presenta un’antitesi fra l'AT e i tempi nuovi, fra la legge antica e la nuova. Nell'AT valeva il principio: Occhio per occhio dente per dente, la cosiddetta legge del taglione (39 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; cfr Es 21,24), che si ritrova anche nei codici di 2000 anni prima di Cristo, p. es. nel Codice di Hammurabi (circa 1800 a.C.); esso già era un principio di equilibrio, perché esigeva che la riparazione corrispondesse al danno effettivamente arrecato, e non all'ira o alla prepotenza dell'offeso: Lamec pretendeva una riparazione 77 volte superiore (Gn 4,24)! Gesù rifiuta la legge del taglione e lo spiega con 4 esempi. Egli raccomanda (a) di non vendicarsi di chi ci fa del male (39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio) e di porgere la guancia sinistra a chi colpisce la destra (39 anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra); (b) di lasciare anche il mantello a chi vuol intentare un processo per la camicia (40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello); (c) di accompagnare per 2 km chi vuole obbligare a fare un Km (41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due); (d) di dare e prestare generosamente a chi chiede (42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle). Gesù parla in modo parabolico. Il cristiano, leso nei suoi diritti, certamente deve avere un comportamento nuovo, rispetto a quello dell'AT; comunque non vanno prese alla lettera le parole di Gesù: egli vuol dire che non bisogna rispondere al male col male - cosa che creerebbe due cattivi invece di uno - ma deve rispondere col bene al male. Non è certo obbligato a offrire l'altra guancia, perché neanche Gesù l'ha fatto davanti ad Anna (Gv 18,22-23) e neanche Paolo davanti al Sinedrio (At 23,1-3). La carità può obbligare a subire un'ingiustizia senza protestare, ma non è la via normale. La legge evangelica non cancella i rapporti e neanche le leggi dello Stato che regolano i rapporti, ma nostro Signore insegna qualcosa che è più alto della semplice giustizia. A volte è necessario rivendicare i propri diritti e sarebbe addirittura peccato non farlo; così potrebbe essere sbagliatissimo prestare e dare a tutti tutto quello che chiedono: a un tossicodipendente o alcolizzato bisogna rifiutare i soldi perché se ne potrebbe servire per la droga o l’alcool. Se questi chiedono soldi per mangiare, è prudente dar loro il cibo ma non i soldi. L’amore deve essere dato a tutti senza limiti, ma l’elemosina e le espressioni di relazione vanno fatte tenendo conto delle situazioni concrete.

2. L'ultima antitesi riguarda l'amore al prossimo. Nell'AT era comandato l'amore al prossimo (43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo; cfr Lv 19,18), ma non l'odio dei nemici (43 e odierai il tuo nemico), anche se ci sono vari testi, che raccomandano di tenersi lontano dagli altri popoli, perché potevano portare all'idolatria, e altri testi, che non sono teneri verso i nemici del popolo ebreo (Sal 137,8-9; 139,21-22); purtroppo gli Ebrei ritenevano per “prossimo” solo quelli del proprio popolo. Gesù propone il suo comandamento dell'amore al prossimo: egli ordina proprio l'amore per i nemici e i persecutori, per i quali occorre pregare (44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano), e dà due motivazioni: (a) per poter essere veramente figli di Dio, del Padre di tutti gli uomini, che è nei cieli e che dona il suo sole e la sua pioggia senza fare differenza fra amici e nemici (45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti); (b) per poter meritare la ricompensa del Padre Celeste: non possiamo pensare di riceverla se amiamo e salutiamo solo chi ci ama e ci saluta, come sanno i pubblici peccatori (46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?) o come fanno anche i pagani (47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?). Il nostro modello di comportamento deve essere il Padre Celeste e dobbiamo tendere a essere perfetti come lui (48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste), e come Gesù, che ha pregato per i persecutori sulla croce (Lc 23,34). L'amore del prossimo, che Dio ci propone nella sua Parola attraverso Gesù, è veramente divino e ci porta all'altezza della nostra dignità di suoi figli: rendere male per bene è diabolico - e ogni peccato è rendere male a Dio che ci vuole bene e ci fa il bene -; rendere bene per bene è umano – è spontaneo in chi ha un minimo di equilibrio psicologico -; rendere bene per male è proprio di Dio: del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, come ci fa conoscere la storia della salvezza. Con le nostre forze non ce la faremo mai, ma con la grazia di Dio tutto è possibile.

II - Levitico 29,1-2.17-18 - (a) Dio ordina a Mosè (1 Il Signore parlò a Mosè e disse) di parlare a tutto il popolo di Israele, ordinando loro di diventare santi, perché egli, il Signore loro è santo: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo (2): in questo modo mostreranno l'amore verso Dio. L'amore crea unione; ma se Dio è santo e il popolo non lo è, l'unione non si realizza. Il popolo ebreo deve essere santo per due motivi: perché ogni uomo è creato a somiglianza di Dio (Gn 1,26), e quindi deve riprodurre in sé questa realtà divina che è la santità; e anche perché è stato riscattato da Dio per farlo suo popolo e quindi appartenergli. La santità di Dio sta nell'escludere il male e fare il bene; così deve fare anche il fedele ebreo, scegliendo di praticare la Legge di Dio. (b) Il fedele deve praticare l'amore verso il prossimo (18 ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore). Anche tutti gli altri uomini sono a immagine di Dio, e specie quelli annessi al suo popolo. Anzitutto non deve covare odio nel proprio cuore (17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello) o rancore (18 e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo), che sono all'origine delle vendette (18 Non ti vendicherai); inoltre occorre rimproverare il fratello apertamente per i suoi peccati per evitare di diventarne corresponsabile (17 rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui). Non è sempre facile rimproverare; occorre osservare le condizioni per la correzione fraterna: avere una certa autorità almeno morale o ascendente sulla persona da correggere, ci sia fondata speranza che accetterà, farla con molto garbo. Amare il prossimo come se stessi è definita la regola d’oro ed è misura di equilibrio; essa si esprime in termini negativi: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” e in termini positivi: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti (Mt 7,12). Ma Gesù è andato ben oltre la regola d’oro, perché ha chiesto ai suoi discepoli l’amore sia per i nemici sia per il prossimo come Lui ha amato noi: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv 15,12); questo è il criterio più sicuro perché a volte si intende l'amore verso di noi e i familiari in modo squilibrato, come l'“amore” possessivo e la gelosia esasperata, che sono segni di debolezza psicologica e soprattutto di incapacità di amare.

III - 1Corinzi 3,16-23 – (a) Per gli Ebrei la casa di Dio era il Tempio di Gerusalemme, ma molte volte Dio aveva precisato che abitava in mezzo al popolo (Lv 26,12), e questa presenza si manifestò prima dell’esistenza del Tempio e dopo la distruzione di esso. Il Tempio di Dio era considerato santo, perché dimora di Dio e partecipe della sua santità e la sua profanazione attirava l’ira e i castighi di Dio. Poiché il Popolo di Dio era anche dimora di Dio, anche la profanazione di esso non sarebbe sfuggita ai castighi. S. Paolo si rivolge proprio all’insieme dei membri della Chiesa di Corinto e ricorda loro che essi sono il tempio di Dio, dove abita lo Spirito di Dio (16 Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?). Gesù aveva detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, cioè in quanto discepoli, egli è presente in mezzo a loro (Mt 18,20); anche qui vale che profanare il tempio di Dio, che è la comunità dei fedeli (17 Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi) provoca l’ira e i castighi di Dio, fino alla distruzione (17 Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui). Le divisioni fra i Corinzi costituivano un attentato al tempio di Dio, che è la comunità; Paolo li avverte che i castighi di Dio sono già in corso, per es. a causa dei disordini nella celebrazione eucaristica  (1 Cor 11,20-34). Anche noi stiamo attenti a non creare divisioni delle nostre comunità e ancora meno nella Chiesa Universale e a non aderire a gruppi, che fomentano le divisioni: ciò dispiace molto al Signore. (b) S. Paolo raccomanda ancora di non crearsi illusioni e inorgoglirsi per la sapienza mondana (18 Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo), perché Dio la giudica negativamente (19 perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio). Per sapienza mondana non si intende la cultura, che la cosa positiva, ma quel modo di giudicare la realtà, escludendo Dio e i suoi insegnamenti da essa, secondo i modi di vedere di questo mondo: per es. Gesù proclama che sono beati i poveri e quelli che hanno il cuore distaccato dai beni di questo mondo; la mentalità mondana invece dice beati ricchi, ecc. Dio rifiuta questo tipo di sapienza e Paolo cita due testi dell'AT: Dio fa cadere i sapienti (mondani) nella trappola della loro astuzia (19 Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia; cfr Gb 5,13) e Dio conosce i pensieri dei sapienti e sa che non valgono nulla (20 E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani; cfr Sal 94,11). Paolo perciò li invita a diventare pazzi agli occhi di questo mondo e questo significherà che hanno acquistato la Sapienza Divina (18 si faccia stolto per diventare sapiente), che porta a condividere il modo di pensare di Dio per mezzo della fede e del dono dello Spirito, che è la sapienza, collegata coi doni dell’intelletto e della scienza e del consiglio. Paolo esorta infine di non vantarsi di appartenere a qualcuno (21 Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini), che non sia Dio stesso, perché tutto appartiene a Dio: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro (22): e quindi tutto appartiene ai Corinzi ed è al loro servizio (21 perché tutto è vostro; 22 tutto è vostro!); ma essi appartengono a Cristo e Cristo al Padre: Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (23). Stiamo attenti a non lasciarci guidare dai criteri della sapienza mondana nell’impostazione della nostra vita e nelle nostre scelte e decisioni: impegniamoci a crescere nella fede e nella carità, che ci uniscono e Dio e ci rendono partecipi del suo modo di pensare e di amare.

EUCARESTIA. Essa è fatta dalla Chiesa e fa la Chiesa. Nella Messa ascoltiamo la Parola di Dio, che ci rende partecipi del modo di pensare di Dio, e ci uniamo a Gesù Eucarestia, che ci abilita a trasformare la nostra vita secondo il suo modo di vivere: non possiamo aspettarci di più e di meglio per pensare e vivere da sapienti secondo Dio. Preghiamo la Sede della Sapienza e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni e Santi di oggi, che ci ottengano di essere sapienti in tutto come loro. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Ordinario: Domenica VI Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica VI Anno A

I - Matteo 5,17-37 – (a) Gesù ammonisce i discepoli che, per entrare nel Regno dei Cieli, è indispensabile essere giusti agli occhi di Dio in modo  superiore a quello dei farisei (20 Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli); essi osservano la legge di Mosè a puntino, ma non mirano all'atteggiamento profondo del cuore, all'interiorità, alla retta intenzione, alle quali devono invece fare molta attenzione i discepoli di Gesù. Egli vuole non un’osservanza esteriore e formalistica dei comandamenti, ma l'amore verso Dio e il prossimo attraverso la ricerca unica della gloria di Dio e la sincerità dei rapporti coi fratelli. Per questo Gesù dichiara di non essere venuto ad abrogare la Legge dell'AT, ma a portarla alla perfezione, al compimento (17 Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento), unificandola nel primato del precetto dell'amore a Dio e al prossimo. Intanto nulla sarà cancellato della Legge finché non sia compiuta (18 In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto); chi non la mette in pratica nel più piccolo dei comandamenti e insegna a fare altrettanto sarà il più piccolo nel regno di Dio (19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli), mentre chi pratica e insegna la Legge sarà grande (19 Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli). Esaminiamoci se c'è del farisaico nel nostro modo di osservare la Legge di Dio. Vediamo se siamo cresciuti spiritualmente nel senso di praticare i comandamenti come espressione di amore e se mettiamo l'accento sull'interiorità e la retta intenzione, cioè se ci impegniamo ad agire per Dio e non per la gloria umana o per accaparrarci la simpatia o i favori degli uomini. (b) A proposito dell'amore verso il prossimo Gesù  mette a confronto la Legge antica, che proibiva l'uccisione sotto pena di giudizio (21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio) e la nuova, che intende impedire già l'ira (22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello), che porta alla violenza verbale e fisica (22 dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna). Gesù vuole che ci teniamo alla riconciliazione col fratello più e prima dello stesso culto (23-24 Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono) e che troviamo l'accordo coi fratelli prima di presentarci al giudizio di Dio (25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione), perché in paradiso sono ammessi solo coloro che amano Dio e i fratelli e hanno cercato sinceramente la riconciliazione con tutti (26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!). Teniamo sotto controllo i nostri sentimenti negativi nei riguardi del prossimo. Lottiamo contro la superbia, l'avarizia, l’ira, l'invidia, l'accidia, che rovinano i rapporti col prossimo e mettono a rischio quelli con Dio. Gesù ci ammonisce a tenere sotto controllo già il primo sentimento negativo, che è l’ira o l'antipatia e il pregiudizio.

2. Gesù riferisce due precetti di morale matrimoniale e li contrappone alla nuova morale, che Egli propone. (a) (A) Fu proibito l'adulterio nei dieci comandamenti (27 Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio); ma Gesù proibisce anche il desiderio di un uomo libero o di una donna libera rispettivamente verso una donna sposata o un uomo sposato, perché esso è già adulterio nel proprio cuore (28 Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore). (B) Agli antichi fu consentito di ripudiare la moglie (31 Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”), ma Gesù proibisce il divorzio, perché espone all'adulterio la donna divorziata e chi la sposa (32 Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio). Poiché nel campo della morale sessuale siamo molto tentati e la capacità di resistere non è gran che, è necessario essere molto decisi al punto di cavare l'occhio (29 Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te) e di tagliare la mano che dovessero dare scandalo (30 E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te), perché è meglio entrare nella vita eterna con un occhio solo o con una mano sola che andare all'inferno con due occhi e due mani (29 … ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna; 30 ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna). L'educazione all'amore non sessuale e all'amore sessuale è una cosa importantissima per la crescita dei bambini: purtroppo c’era molta ignoranza e incapacità o anche semplicemente imbarazzo nei genitori passati e c'è negli attuali in questo campo; si creano così le basi anche per i fallimenti futuri nelle amicizie e nella vita matrimoniale e familiare. La tv e i mezzi di comunicazione in genere danno idee molto incomplete e anche del tutto sbagliate, oltre che pseudo-psicologiche e psseudo-scientifiche e pseudo-educatrici in questo campo così importante. Preghiamo molto per i bambini e i giovani, che sono rovinosamente bombardati, specialmente oggi, e non è neanche possibile controllarli per la grande diffusione dei computer e telefonini. (b) L'altro insegnamento di Gesù è sul giuramento: agli antichi fu detto di non giurare il falso e mantenere le promesse giurate (33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”). Ma Gesù dice di evitare ogni forma di giuramento (34 Ma io vi dico: non giurate affatto) nel nome di Dio o delle creature di Dio, come il cielo (34 né per il cielo, perché è il trono di Dio) o la terra (35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi) o Gerusalemme (35 né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re), e la propria testa, perché non abbiamo potere su di essa (36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello); invece le nostre risposte devono essere semplici e dirette: basta rispondere sì o no secondo la verità ed evitare il di più (37 Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”), e di giurare, che può essere suggerito dal diavolo (37 il di più viene dal Maligno). Siamo sinceri e quando non possiamo dire la verità per motivi di dovere o prudenza o carità, cerchiamo di trovare una formula per evitare bugie, anche semplicemente dicendo che “non sappiamo” o “non ricordiamo” (si intende: per te); e, se ci costa dire una verità, che dobbiamo dire, dichiariamola con coraggio e dolcezza, come hanno fatto Gesù e gli Apostoli e i Santi.

II - Siracide 15,16-21 - Dio è onnipotente e infinitamente sapiente, e perciò vede tutto (18 Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa); Egli conosce tutte le azioni degli uomini e guarda con particolare attenzione quelli che nutrono amore rispettoso per Lui (19 I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini). All’uomo Dio ha dato il libero arbitrio (16 là dove vuoi tendi la tua mano), e perciò gli sarà dato ciò che vuole (17 a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà): può scegliere fra bene e male ma le conseguenze della scelta sono rispettivamente la vita e la morte (17 Davanti agli uomini stanno la vita e la morte); è come allungare la mano e toccare acqua o fuoco, portandone le conseguenze (16 Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua). Comunque Dio non ha ordinato o permesso la malvagità o il peccato (20 A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare). D'altra parte l'osservanza dei comandamenti con la fiducia in Dio dipende anche dall’impegno dell’uomo: Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti; l’essere fedele dipende dalla tua buona volontà (15) e costituisce per l’uomo una difesa e sorgente di vita. L'uomo è libero e, quando sta a un bivio, dipende dalla sua libera decisione scegliere fra la via dell'obbedienza a Dio – e quindi della salvezza -, e la via della ribellione a Dio e del peccato - e quindi della dannazione con tutti i risvolti negativi anche in questa vita. Chiediamo la grazia di essere fedeli al Signore sempre e che Egli ci difenda dalle insidie del maligno.

III - 1Corinzi 2,6-10 - C'è una sapienza, che è ritenuta tale dalle persone mondane e che è creata da loro e che è condivisa dai dominatori di questo mondo (6 di questo mondo… dei dominatori di questo mondo), che sono il diavolo, principe (Gv 14,30) e dio di questo mondo (2Cor 4,4), che si oppone all’unico vero Dio, e gli uomini che ne accettano il dominio: essi sono condannati alla distruzione (6 che vengono ridotti al nulla). Costoro non conobbero – e non conoscono - la Sapienza di Dio, altrimenti non avrebbero crocifisso Gesù, che è Dio Glorioso (8 Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria). Come dice la Parola di Dio nell’AT (Is 64,3; 65,16), le capacità umane, cioè occhio, orecchio e cuore umano, da sole, non sono in condizioni di percepire la Sapienza divina (9 Ma, come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo). Invece la Sapienza vera è di Dio e viene da Dio e consiste nel piano di salvezza, pensato da Dio dall'eternità per la nostra felicità; tale Sapienza è restata nascosta nell’AT (7 Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria), ma è stata rivelata agli Apostoli e ai Profeti del NT per mezzo dello Spirito Santo (10 Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito). Questa Sapienza divina Paolo predica ai perfetti (6 Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo), cioè a coloro che praticano seriamente fede, speranza e carità e quindi sono intimamente uniti al Padre per mezzo di Cristo col sostegno dello Spirito Santo; è una realtà meravigliosa, che è stata preparata per costoro (9 Dio le ha preparate per coloro che lo amano); lo Spirito viene in loro soccorso perché Egli conosce bene tutto di Dio e del creato (10 lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio). Pratichiamo fede, speranza e carità con impegno e fedeltà nella vita quotidiana con l’osservanza dei comandamenti e dei doveri in ogni circostanza. Mettiamoci in ascolto della Parola di Dio e meditiamola: la nostra vita si aprirà all’accoglienza del dono della Sapienza di Dio.

EUCARESTIA. E’ il centro e la sorgente della sapienza cristiana, perché incontriamo Gesù che ci parla (ci comunica la sua Sapienza) e si dona a noi nella comunione eucaristica come sorgente di vita eterna. Preghiamo la Madonna e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni perché portiamo disposizioni interiori di fede e speranza e carità profonde nell’incontro col Signore (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica V Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica V Anno A

I - Matteo 5,13-16 – 1. Gesù ha proposto le Beatitudini ai discepoli e ha ricordato loro che la persecuzione è qualcosa che li accompagnerà sempre: bisogna accettare di essere poveri e anche di essere perseguitati per la propria fedeltà a Dio; poi paragona i discepoli alla luce e al sale. Dice loro che essi sono la luce del mondo: Voi siete la luce del mondo (14). In realtà anzitutto è Dio la luce (Sal 26,1; 4,7; 19,29; 35,10; 42,3) e prima sorgente della luce; anche Gesù dice di sé che è la luce (Gv 8,12; 1,4.5.7.8.9; 9,5); i discepoli, per la fede e il battesimo e la carità, sono uniti a Cristo, ricevono la luce da lui e a loro volta diventano luce per gli altri. La luce è sempre ben visibile, proprio come una città che si trova su un monte (14 non può restare nascosta una città che sta sopra un monte): forse Gesù indicava la città di Safar a 700 m. di altezza, come i paesi della Lucania; anche in una casa la lampada non si mette sotto il secchio ma in alto perché faccia luce a tutti quelli che stanno in casa (15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro; e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa); alla stessa maniera la luce dei discepoli deve risplendere davanti agli uomini di modo che questi vedano le loro azioni buone e ringrazino Dio loro Padre, che è nei cieli (16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli). La luce dei discepoli è certamente nella trasmissione fedele, inalterata e coraggiosa, della Parola di Dio, che parte da Dio e attraverso Gesù arriva agli Apostoli e a noi; ma sta soprattutto nelle opere buone, cioè nel mettere in pratica la Parola di Dio con la sua grazia, come facevano Maria e Giuseppe, la migliore e il migliore dei Discepoli di Gesù, ognuno di essi madre e fratelli e sorelle di Gesù (Mt 12,50). I Discepoli fanno le opere buone, ma i non credenti e i poco credenti le vedono e ne ricavano il buon esempio e hanno l’occasione di ringraziare Dio per tali buone opere; così incominciano a sentirsi attratti da questa luce di Dio e di Cristo, che arriva a loro attraverso il discepolo, e desiderano a loro volta di diventare anche loro discepoli. Il cristianesimo si diffonde  non tanto o non solo grazie alla parola umana, quanto e molto più per attrazione.

2. Come il Discepolo è luce del mondo, così ne è il sale: Voi siete il sale della terra (13). Esso  serve come purificante e conservante e per dare sapore ai cibi; così i Discepoli con la loro testimonianza per il Vangelo, quella della parola e della vita, hanno il compito di preservare il mondo dalla corruzione e di donare alla convivenza umana la dignità e responsabilità, che si addicono ai figli di Dio. Se i Discepoli non lo fanno, diventeranno inutili (13 A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente) e toglieranno al mondo la luce della fede e il calore della carità; inoltre non preserveranno il mondo dalla corruzione del male e non gli daranno il gusto della vita, che solo loro possono dare, perché sono i portatori di un mondo nuovo; d’altronde se il sale - per assurdo – perde il suo sapore, nulla potrà ridarglielo (13 ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?). Con questo avviso Gesù raccomanda la fedeltà e la perseveranza, giacché chi non vive secondo le beatitudini perde la qualità di discepolo. E noi? Viviamo con impegno le beatitudini e diamo il buon esempio per mostrare il nostro amore a Cristo e per aiutare altri a sentire il desiderio di appartenergli? Gandi diceva che ammirava il cristianesimo ma non i cristiani e perciò non si diventava cristiano. Certamente esagerava, ma è vero che la nostra testimonianza scadente allontana tanti dall’avvicinarsi a Cristo.

II - Isaia 58,7-10 - Dio avverte il suo popolo che Egli vuole che non si opprimano gli altri e di non si disprezzino e non si chiacchieri contro di loro (9 Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio); richiede che si divida il cibo con chi ha fame e si sazi il povero (10 se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore), e anche che si ospitino i poveri senza tetto e si dia un vestito a chi non l'ha, e infine che non si abbandonino i propri simili, parenti compresi (7 nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?): anzi in questo consiste il vero digiuno secondo la volontà di Dio (7 Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato). A coloro che faranno questo tipo di digiuno, Dio promette che risponderà loro quando Lo chiameranno in aiuto e dirà loro: “Eccomi” quando Gli chiederanno assistenza (9 Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!»); di conseguenza  i suoi mali scompariranno rapidamente (8 la tua ferita si rimarginerà presto). In sostanza se il popolo di Dio si comporterà in modo giusto, Dio lo proteggerà con la sua presenza (8 Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà) e per esso ci sarà l'alba di un nuovo giorno (8 Allora la tua luce sorgerà come l’aurora), la luce scaccerà l'oscurità, in cui vive (10 allora brillerà fra le tenebre la tua luce), e sarà circondato dalla luce piena del giorno (10 la tua tenebra sarà come il meriggio). Dio vuole l'osservanza dei comandamenti, che rappresenta la pratica dell'amore verso Dio e verso il prossimo, e in particolare le opere di carità verso il bisognoso. Questo per Dio è il vero digiuno, che deve perciò consistere nel rinunciare al peccato e nel fare il bene. A noi, se noi faremo questo, Dio promette la sua presenza e protezione, l'esaudimento delle preghiere, di farci diventare faro che riceve la luce da Dio e la trasmette agli altri. Le nostre opere buone, che sono dono di Dio a noi, diventano da se stesse per gli altri luce, che attira verso Dio. Impegniamoci a fare le opere buone per la gloria di Dio e la salvezza del nostro prossimo.

III - 1Corinzi 2,1-5 - Paolo ricorda ai cristiani di Corinto che egli fece conoscere loro il messaggio di Dio con semplicità di linguaggio, senza sfoggio di parole piene di sapienza umana (1 Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza); aveva deciso di insegnare loro solo Cristo Crocifisso (2 Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso); perciò si presentò loro debole e pieno di timori e preoccupazioni (3 Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione). Egli predicò loro senza abili discorsi di sapienza umana, perché era la forza dello Spirito che doveva persuaderli e farli aderire a Cristo (4 La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza). Perciò la loro fede era fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (5 perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio). La nostra fede è sintentizzata nel Credo, che professiamo nella Messa: il più lungo è il cosiddetto Niceno-costantinopolitano, perché fu composto nel concilio di Nicea del 325 e in quello di Costantinopoli del 381; l’altro è il cosiddetto Simbolo Apostolico, antichissima professione di fede, anteriore al precedente e attribuito agli stessi Apostoli; entrambi espongono i 2 misteri principali della fede: unità e Trinità di Dio e incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù Cristo, con un accenno alla Chiesa terrestre e celeste, alla remissione dei peccati, al battesimo, e alla nostra resurrezione finale. C’è una terza professione di fede, brevissima: il segno della croce, che i cristiani dovrebbero fare con attenzione e devozione nei momenti principali della giornata. Queste verità fondamentali le aveva predicate Pietro con linguaggio semplicissimo, Paolo con linguaggio semplice, Apollo con linguaggio elegante, ma sono sempre le stesse verità: è sempre lo Spirito che parla attraverso gli Apostoli e i loro successori e collaboratori e inoltre apre il cuore dell’uomo all'accoglienza della Parola. Saremmo stolti ad attaccarci ai maestri eleganti e rifiutare quelli semplici: rischiamo di rimanere senza la Parola di Dio e senza nutrimento spirituale. Impariamo a gustare la Parola di Dio sia direttamente dalla Sacra Scrittura sia dai predicatori più o meno dotti, concentrando la nostra attenzione sul cibo, che è la Parola di Dio, ed evitando di dare importanza al piatto, che ce la presenta. Cerchiamo di leggere la Bibbia intera almeno una volta in vita, in modo da avere anche uno sguardo d’insieme, in cui inserire le singole letture, che ascoltiamo nelle celebrazioni liturgiche o leggiamo per conto nostro. Basterebbe leggere ogni giorno 35 versetti dell’AT e 11 del Nuovo Testamento e in due anni leggeremmo tutta la Bibbia, eccetto i Salmi, che vanno letti a parte, perché preghiere.

EUCARESTIA. Dio vuole da noi l’amore a Lui e al prossimo, fatto a sua immagine; poiché siamo deboli, ogni domenica, e anche ogni giorno, mette a nostra disposizione la duplice mensa della Parola e del Corpo e Sangue di Cristo, in modo che diventiamo capaci di vivere, facendo la volontà di Dio. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di partecipare con fede e amore all’Eucarestia domenicale, e meglio ancora più frequentemente. (mons. Francesco Spaduzzi)