1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica 24 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 24 C

I - Luca 15,1-32 – 1. Luca racconta che si avvicina a Gesù la folla dei peccatori per ascoltarne la Parola di Dio ed egli li accoglie con cuore e braccia aperte fino al punto di mangiare con loro, che era per gli ebrei il segno della massima familiarità (2). Gesù racconta le tre parabole che seguono, per far capire i sentimenti di Dio nei confronti dei peccatori e come egli si comporta con loro quando stanno lontano e mentre fanno il viaggio di ritorno e quando arrivano all’incontro con Dio. Nelle prime due parabole Gesù fa vedere che Dio non abbandona il peccatore che si è allontanato da Lui ma ne va alla ricerca e festeggia il suo ritrovamento; nella terza parabola mostra come Dio si comporta col peccatore che ritorna, la festa che fa e come lo difende dai fratelli mormoratori contro la misericordia infinita di Dio. Se Dio si comporta come nelle tre parabole, appare pienamente giustificato quello che fa Gesù coi peccatori. Così devono essere paterni e affettuosi e accoglienti nelle parole e nelle azioni i pastori e gli educatori con coloro che si comportano male: devono imparare a tenere insieme nel loro atteggiamento la dolcezza e la fortezza; come Gesù si comporta con ciascuno di noi peccatore, così ciascuno deve agire con i fratelli peccatori, che sono le pecore di Gesù, se sono credenti, e sono le persone, per le quali comunque è morto Gesù, se non sono credenti. Come mi sono comportato finora? come mi comporto? come mi voglio comportare in futuro?

2. Invece di riflettere sulle singole parabole, fondiamole per trarne le riflessioni, che ci giovano.

2A. (a) Il figlio minore di un ricco signore chiede al padre la parte del patrimonio che gli spetta (11-12) e viene accontentato (12); si allontana da casa e vive nel lusso e nella lussuria, sciupando ogni suo bene (13). Ridotto sul lastrico, una carestia gli fa provare la fame (14) e, per sopravvivere, è costretto a fare il guardiano di porci (15);  sperimenta  così al massimo la sua abiezione, perché i porci ricevono il cibo e lui no (16): per il padrone e per tutti vale meno degli animali. Si ritrova senza i beni che aveva, senza dignità, senza prospettiva di vita perché condannato alla morte per fame: gli fa sentire di più la sua miseria ripensare alla situazione ottima, che vivono i servi nella casa paterna (17). Decide allora di tornare a casa, di riconoscere il suo peccato (18) e di chiedere di fare il servo (19), pensando alla bontà del padre verso i servi. E torna (20). (b) Il peccatore è un figlio di Dio, che si allontana dalla casa di Dio suo padre, pensando di poter vivere meglio lontano con le ricchezze, che ha ricevute dal Padre; e invece si ritrova senza quelle ricchezze, perché esse si vivono solo nella casa di Dio; quelle ricchezze fluiscono costantemente dal Padre e si perdono automaticamente allontanandosi da lui, esattamente come avvenne dei progenitori, che, appena peccarono, persero tutti doni soprannaturali e preternaturali e furono indeboliti nelle facoltà naturali. Non solo, ma da figlio libero di Dio che era si ritrova schiavo di Satana e ridotto a miseria spirituale estrema, senza dignità e condannato alla morte eterna. Aiuta il peccatore a capire e a detestare la sua condizione miserabile il pensare alla gioia vissuta nella casa di Dio Padre e a quella che continuano a provare i fratelli che lì continuano a restare. Allora il peccatore decide di tornare da Dio Padre, da Gesù Fratello, dallo Spirito Santo Amico e Ospite, pensando alla misericordia infinita di Dio e al suo amore per lui pover’uomo; si pente del suo peccato, comprendendone la gravità se non altro dalle conseguenze disastrose, ma molto più perché offesa di Dio infinitamente buono e santo e grande, ne chiede perdono, decide di non commetterlo più e di ripararlo, lascia effettivamente la situazione di peccato, e torna da Dio pentito e umiliato.

2B. (a) Il padre vede il figlio da lontano, ne ha compassione e corre verso di lui, lo abbraccia e lo bacia con gioia (20) – come è bella questa allegra tenerezza paterna! Il figlio chiede perdono (21) e il padre lo fa trattare da figlio (22) e organizza la festa (23) per averlo riavuto sano e salvo (24). Mettiamo a confronto l’atteggiamento del padre della terza parabola con quello del pastore e della donna delle prime due. Si ha l’impressione che il padre passivamente accolga la richiesta del figlio minore e non fa niente se non aspettare il suo ritorno; compare nel ricordo del figlio come colui che fa stare bene i servi, che lavorano con lui, e ovviamente tutti della famiglia: lo attira col suo ricordo. Gesù ha raccontato invece le due parabole (3) della pecorella smarrita e ricercata e ritrovata (4-7) e della moneta perduta e ricercata e ritrovata (8-10) proprio per descrivere l'atteggiamento di Dio nei confronti dei peccatori, mentre stanno lontano da Lui. Nella prima Gesù sottolinea che il pastore lascia al sicuro le 99 pecore e va alla ricerca della smarrita per tutto il tempo necessario per ritrovarla (4); poi gioioso se la carica addosso (5) e va a casa e invita amici e vicini a far festa con lui, per aver ritrovato la pecora (6). Nella seconda la donna mette sottosopra la casa per cercare con cura la moneta perduta (8) finché non la ritrova (8); poi fa festa con le amiche (9). Gesù conclude che in paradiso per Dio è maggiore la gioia per un peccatore che si converte che per 99 che non hanno bisogno di penitenza (7) e sottolinea la gioia degli Angeli di Dio per un peccatore che si converte (10); ma contemporaneamente nella ricerca del pastore e della donna fa intravedere l’attività di Dio per riportare ciascun peccatore sulla retta via. Dio non è indifferente di fronte alla nostra rovina per il peccato con rischio della perdita eterna. (b) Siamo suoi figli e i figli sono un pezzo di cuore, o meglio sono un cuore supplementare, che i genitori si creano per amare ciascun figlio con amore completo e totale, come se ogni figlio fosse unico figlio. Dio in modo misterioso soffre tanto per la nostra perdita da essere disposto a sacrificare il suo Figlio Unigenito fra orribili sofferenze per poterci salvare. Dio Padre mandò il suo Figlio a cercare i peccatori e manda lo Spirito Santo a bussare alla porta del loro cuore per convertirli e salvarli, servendosi della sua infinita potenza, sapienza e bontà. E allora si spiega la gioia immensa, che Egli prova come Padre Figlio Spirito e la gioia che viene vissuta in paradiso dagli Angeli e dai Santi, che condividono i sentimenti di Dio per la conversione di ogni peccatore. Questi sentimenti di Dio e di Gesù verso ogni peccatore deve condividere ogni cristiano, e soprattutto dobbiamo farli nostri noi pastori, come anche l’impegno e l’attività di Dio per riportarlo alla casa del Padre. Quanto è grande l'amore della Trinità, la sua pazienza per noi peccatori! E noi pastori, genitori, fratelli e sorelle, dobbiamo nutrire lo stesso amore per i peccatori di tutto il mondo e dobbiamo collaborare con la parola e il buon esempio e con la preghiera e i sacrifici alla loro conversione. Attraverso ciascuno di noi Dio sollecita i nostri fratelli alla salvezza.

2C. (a) Scontento invece è il figlio maggiore quando ritorna a casa (25) e viene informato del perché della festa (27-28). Il padre lo invita a partecipare alla festa (28), ma il figlio si sente giusto e santo rispetto al fratello e gli rinfaccia al padre che non gli ha mai dato un capretto per festeggiare con gli amici (29) e ora ha ammazzato il vitello grasso per festeggiare il figlio cattivo tornato (30). Il padre ha compassione anche di questo figlio, che si mostra così cattivo di sentimenti e gli dichiara che ha tutto in comune con lui (31), ma riafferma la necessità della festa per il figlio tornato sano e salvo (32). (b) Il figlio maggiore rappresenta i farisei e gli scribi che trovano da ridire sul comportamento di Gesù con i peccatori. Essi protestano perché si sentono giusti e santi rispetto a tutti gli altri uomini, che sono peccatori, e sentono come un torto che Dio fa loro la compassione e l’accoglienza che ha nei confronti dei convertiti. Il loro problema è che non si sentono figli di Dio e non si sentono fratelli del loro prossimo, e tanto meno dei deboli. Dalla loro fedeltà – fedeli a modo loro -  essi si aspettano che Dio mostri per loro preferenza e che riconosca la loro superiorità rispetto agli altri uomini. I farisei non sentono la lontananza del fratello e non riflettono alla sofferenza e alla preoccupazione di Dio Padre per la lontananza del figlio. Si sentono santi ma in realtà hanno bisogno di conversione! Saranno convertiti quando condivideranno i sentimenti di Dio e di Gesù per i peccatori. Stiamo attenti anche noi a non essere di questi farisei, che si lamentano per la misericordia di Dio per i peccatori. Somma disgrazia sarebbe avere questi sentimenti diabolici.

II - Esodo 32,7-11.13-14 - Dio parla a Mosè e l’avverte che il popolo, che egli ha portato fuori dalla schiavitù d'Egitto, ha preso la via sbagliata del peccato (7), allontanandosi dalla via retta, indicata da Dio (8a). Il peccato commesso è stato il più grave: si sono fatti un idolo con la forma di vitello e lo hanno adorato come Dio; gli hanno offerto sacrifici e hanno professato la loro fede in esso come il loro liberatore dall'Egitto (8b). Da questo Dio constata che il popolo è testardo nel peccare (9) e propone a Mosè di distruggerlo e di creare un nuovo popolo di Dio, formato solo da discendenti di Mosè (10). Ma Mosè soffre molto a questa idea e supplica Dio perché perdoni il popolo, ricordandogli che questo è il popolo di Dio e che Dio lo ha liberato dalla schiavitù d'Egitto, mostrando la sua onnipotenza (11); e prima di questa liberazione Dio aveva giurato  ai Patriarchi di rendere numeroso questo popolo e di dargli la Palestina per sempre (13). Dio  prova  compassione e ha misericordia del popolo e non procede al castigo (14). Il peccato è veramente il più grave che ci sia e Dio si mostra disposto a castigarlo con la distruzione. Ma l'intimità di Mosè con Dio è grande e lo spinge a pregarLo con le parole adatte - quelle che Dio voleva sentire perché era lui stesso che gliele ispirava – per ottenerne la salvezza. Il peccato del popolo è stato il rinnegamento dell'opera di salvezza, operata da Dio per mezzo di Mosè, e il misconoscimento di tutti i suoi doni, per giunta attribuendo alle creature ciò che viene da Dio. Orribile ingratitudine del popolo ebreo! Anche noi dobbiamo prendere coscienza che i nostri peccati sono il rinnegamento della salvezza, offertaci per mezzo di Gesù, e la ricerca di essa coi nostri mezzi umani. Dobbiamo prendere coscienza della gravità dei nostri peccati e chiedere perdono per noi e per i nostri fratelli peccatori e pregare e fare sacrifici per la conversione e salvezza di tutti.

III - 1Timoteo 1,12-17 - Paolo ricorda quando era peccatore (13 che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento), ancora nell'incredulità e nell'ignoranza (13 perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede). Ma c'è una verità degna di essere creduta e accolta da tutti, cioè che Gesù è venuto nel mondo per salvare tutti i peccatori, compreso lui, il più grande e primo di tutti (15 Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io). Così Gesù ha usato misericordia per lui (13 Ma mi è stata usata misericordia; 16 Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia); la grazia del Signore sovrabbondò in lui e realizzò la sua conversione, donandogli la fede la carità (14 e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù). In questo modo Gesù ha voluto mostrare in lui per primo tutta la sua infinita bontà come esempio per coloro che avrebbero creduto successivamente in Lui per ottenere la vita eterna (16 perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna). Andando oltre, Gesù ha mostrato di avere tanta fiducia in lui, rendendolo sempre più forte e chiamandolo al suo servizio come missionario del Vangelo (12 Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me). Di questo Paolo rende grazie (12), cioè della conversione e della chiamata all’apostolato; poi improvvisa una commossa dossologia al Padre, Dio unico ed eterno, per il quale auspica onore e Gloria (17 Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen). Ognuno di noi deve ringraziare Dio come fa Paolo per la chiamata alla salvezza con la fede e il battesimo: che cosa sarebbe stato di noi se Dio se non ci avesse riportati sulla buona strada! Egli con la cresima ci ha anche destinati all’apostolato e con l'ordine al presbiterato per evangelizzare il Regno di Dio a sua lode e gloria.

EUCARISTIA. Nella prima parte la Parola di Dio è l’invito di Gesù alla conversione; nella seconda è presente il sacrificio di Gesù, che è stato offerto per la conversione di tutti. I meriti di Gesù sono infiniti e ai suoi possiamo unire i nostri piccolissimi, fatti di preghiera e sacrifici, per ottenere la salvezza del mondo. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 23 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 23 C

1. Luca 14,25-33 1. (a) Gesù si rivolge alla grande folla, che lo segue (25 Una folla numerosa andava con lui) e la illumina circa le esigenze della sua sequela (25b Egli si voltò e disse loro); egli parla con estrema trasparenza ai suoi discepoli non certo per scoraggiarli, ma per aiutarli a fare chiarezza dentro il proprio cuore, perché prendano coscienza degli impegni che prendono e stiano attenti a non finire fuori strada. (b) Gesù precisa che per essere suoi discepoli bisogna essere disposti a lasciare tutti i propri beni (33 Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo), se si crea opposizione fra seguire Gesù e i beni di questo mondo. Inoltre bisogna dare la precedenza a Gesù in tutto nella propria vita: passano in secondo ordine rispetto a Gesù persino le persone più care, come la famiglia di origine o la famiglia che ci si forma (26 Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo); come si vede, bisogna essere disposti a rinunciare addirittura anche alla propria vita per amore di Gesù, come tante volte è avvenuto per i cristiani, che hanno affrontato il martirio o che hanno perso la vita, per servire il prossimo nel corso di epidemie. Gesù infine conclude che bisogna essere disposti a portare la croce appresso a lui, se è necessario per essere fedeli (27 Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo). Portare la croce rappresentava la distruzione fisica e morale della persona perché la croce faceva morire nell'infamia (morte morale) e fra atroci dolori (morte fisica) e persino con la sensazione della maledizione da parte di Dio (Dt 21.22-23). Quindi proprio una cosa orribile, ma per amore di Gesù bisogna essere disposti a tutto. Gesù ci dice chiaramente che cosa è necessario per seguirlo con fedeltà: bisogna essere disposti a rinunciare a tutti i beni esterni, ai beni interiori, ai propri affetti più cari, a se stessi, anche alla propria vita per amore suo. Chi ci darà la forza per raggiungere vette così alte? Proprio l’intimità con lui sulla base della fede, speranza e carità. Dio è onnipotente e, come diede il coraggio agli Apostoli e a Pietro e a tanti martiri nel corso dei secoli, lo darà anche noi per portare la nostra croce quotidiana.

2. Gesù invita calcolare le proprie forze prima di accettare un discepolato così esigente. Egli ricorda che chi vuole costruire una torre prima di tutto calcola la spesa ed esamina se ha i mezzi per portarla a termine (28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?) per evitare di essere ridicolizzato se inizia e non conclude i lavori (29-30 Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30 dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”). Egli aggiunge un altro esempio, quello di un re che deve affrontare la guerra e riflette per tempo se ha la possibilità di vincere con diecimila uomini chi lo affronta con 20.000 (31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?). Se pensa di non farcela, cerca di fermare l'altro re, mentre è ancora lontano, e cerca la pace (32 Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace). Gesù non vuole scoraggiare chi sente di non aver forza sufficiente per seguirLo, perché nessuno ha e avrà mai tale forza se non gli viene da Dio in quanto siamo in campo soprannaturale. Così l'invito di Gesù diventa un invito alla vigilanza sulle grazie da chiedere e gli sforzi da fare per corrispondere alla chiamata di Dio al discepolato: la prima grande grazia è la chiamata ma solo le grazie attuali seguenti, che Dio ci dona, ci possono sostenere nel corrispondere agli inviti di Dio.

II - Sapienza 9,13-18 - Nessuno uomo, può conoscere o immaginare la volontà di Dio (13 Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?), perché l’uomo è fragile, e ragiona tra mille dubbi e incertezze (14 I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni); in effetti egli è formato di anima e corpo: l'anima è spirituale ma è appesantita e rallentata dal corpo corruttibile, che, essendo materiale, fa sentire molta oppressione alla mente umana, che è carica di pensieri e affanni (15 perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni). Così egli immagina e scopre a stento e con fatica le realtà di questo mondo, anche quelle alla sua portata (16 A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano); tanto meno può esplorare le cose del cielo (16 ma chi ha investigato le cose del cielo?). L'uomo ha potuto conoscere la volontà di Dio solo perché Dio gli ha partecipato il suo santo spirito, che porta con sé la sapienza di Dio (17 Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?). In questo modo l'uomo è stato istruito su ciò che piace a Dio (18 gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito), e perciò ha potuto camminare sulle vie di Dio sulla terra, correggendo il proprio modo di vivere (18 Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra); il risultato finale è che gli uomini vengono salvati per mezzo della sapienza di Dio (18 e furono salvati per mezzo della sapienza). L'uomo senza Dio, abbandonato alle sue forze, è descritto all’inizio della Lettera di S. Paolo ai Romani (1,18ss); e la venuta del Figlio di Dio ha portato all’umanità la luce del sole come l'Antico Testamento era la luce della luna per gli Ebrei. Se apriamo la nostra intelligenza a Cristo con la fede e la nostra volontà con la carità, avremo da Dio lo Spirito e i suoi sette doni con sapienza, intelletto, consiglio e scienza per conoscere e capire e gustare e mettere in pratica la Parola di Dio con fortezza e pietà e timor di Dio. Chiediamo a Maria e Giuseppe, che ne erano pieni, di ottenerceli.

III - Filemone 9-10.12-17 - (a) Paolo ha convertito al cristianesimo uno schiavo, durante la sua prigionia romana (10 Onesimo, figlio mio, che ho generato nelle catene) di nome Onesimo, che aveva forse derubato il suo padrone ed era scappato (15 Per questo forse è stato separato da te per un momento). Paolo ha bisogno della sua assistenza perché non ha libertà di movimento e non la può avere da Filemone (13 Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo), ma non vuole trattenere lo schiavo senza il libero consenso del suo padrone, in modo che questi faccia il bene in piena libertà (14 Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario). Così glielo rimanda, nonostante gli voglia molto bene (12 Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore). Ma Paolo vuole anche salvarlo dal castigo (una dura punizione, l’essere rivenduto, la morte), che ha meritato con la fuga e il furto. Perciò prega Filemone (10 Ti prego per Onesimo, figlio mio) e lo esorta (9 ti esorto, io, Paolo), ad accoglierlo non come schiavo ma come fratello (16 non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello), carissimo a Paolo, ma anche a lui stesso (16 carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te), sia perché appartenente alla razza umana (16 sia come uomo) e come tale già fratello, sia perché è stato rigenerato in Cristo da Paolo come Filemone e quindi gli è fratello anche in Cristo (16 sia come fratello nel Signore). Poiché ora sono doppiamente fratelli per un motivo naturale e per uno soprannaturale, posso stare per sempre insieme (15 perché tu lo riavessi per sempre). Paolo invita l'amico ad accogliere lo schiavo come accoglierebbe Paolo stesso (17 Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso). Per facilitare a Filemone l’accettazione della preghiera, Paolo gli ricorda la sua situazione di avanzato negli anni (9 così come sono, vecchio), e in catene in carcere per amore di Gesù e per la diffusione del Vangelo (9 e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; 13 ora che sono in catene per il Vangelo). Paolo non fa una lezione di dottrina sociale contro la schiavitù, che è disumana per se stessa, ma le toglie il fondamento stesso, richiamando a Filemone l’uguaglianza di tutti gli uomini sia sul piano naturale (nessuna differenza fra gli uomini per razza o nazionalità o altri motivi) sia sul piano soprannaturale in Cristo. In effetti non c'è nessuna differenza tra uomo e uomo perché siamo tutti uguali davanti a Dio in quanto tutti creati a immagine e somiglianza di Dio; inoltre ci dobbiamo trattare tutti reciprocamente come tali e come presenza di Cristo con lo stesso amore e rispetto, che usiamo per il segno della presenza di Cristo che sono le Ostie Consacrate.

EUCARISTIA: essa è il memoriale di tutta la vita di Gesù, ma soprattutto della Pasqua, e lo rende presente Gesù come era nella Passione e Morte in croce. Unendoci a lui nell’Eucarestia, per il dono che egli ci fa dello Spirito Santo, diventiamo capaci di seguirlo in tutto, ma dobbiamo valorizzare, oltre la preghiera di richiesta, anche la meditazione, gli esami di coscienza e il rosario e la visita al SS.mo. Chiediamo questa grazia alla Vergine, di cui ricordiamo oggi la nascita, e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, che ci ottengano di portare la croce con pazienza secondo la volontà di Dio, imitando Gesù e loro. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 22 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )  

Tempo Ordinario: Domenica 22 C

I - Luca 14,1.7-14 – 1. (a) Gesù a un'attenzione particolare per i Farisei e perciò accetta i loro inviti a pranzo (1 Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo), nei quali aveva occasione di parlare, e quindi di proporre il Vangelo della salvezza. E’ il terzo invito che accetta, ma questi pasti finiscono sempre in un conflitto (7,36; 11,37). Gesù offre la Parola ma essi la rifiutano, perché attaccati alle loro interpretazioni dell'AT e alle loro idee e tradizioni umane. E io accetto integralmente la Parola di Gesù senza riserve, anche quando mette in discussione le mie idee personali e soprattutto i miei gusti? (b) Gesù osservava che alcuni invitati sceglievano volentieri i primi posti. Ne approfitta per dare loro alcune raccomandazioni (7 Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti); suggerisce che, quando qualcuno è invitato a nozze, non deve occupare i primi posti, perché potrebbe esserci un invitato più importante di lui (8 Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te):  in questo caso l’invitante sarà costretto a venire e dire all’invitato meno importante: "Cedigli il posto"; allora questi, pieno di vergogna, dovrà prendere l'ultimo posto (9 e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto). Gesù consiglia all’invitato a nozze, a sedersi prudentemente all'ultimo posto. Quando arriverà lo sposo, gli dirà: "Vieni, amico! Prendi un posto migliore". E questo sarà per lui motivo di onore di fronte a tutti gli invitati (10 Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali). Ricordiamoci: chi si esalta sarà abbassato; chi invece si abbassa sarà innalzato! (11 Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato). Questa indicazione di Gesù sembra solo una semplice regola di buona educazione, ma è anche norma di prudenza nelle relazioni sociali per evitare brutte figure (Pr 25,6-7), e sopratutto può essere letta anche come una parabola. In quest’ultimo caso è Dio che invita tutti gli uomini a un banchetto e ognuno di noi deve rispondere con umiltà, nel senso che se ne ritiene indegno proprio come il centurione (Mt 8,8): egli va a occupare l'ultimo posto perché si sente l'ultimo di tutti come il pubblicano della parabola (Lc 18,13). Il banchetto potrebbe essere quello delle nozze dell'Alleanza (Lc 5,35). Inoltre la falsa umiltà può essere gratificante davanti agli uomini, non davanti a Dio. L’umiltà è quella porta stretta, che dà accesso alla salvezza (Lc 13,24), perché Dio disperde i superbi e innalza gli umili (1,51-52). Umiltà e povertà come virtù sono vicinissime (Lc 6,20). Dobbiamo umiliarci sempre davanti a Dio (Gc 4,10; 1Pt 5,56) e davanti agli uomini con prudenza e sempre con verità. Umiltà è riconoscere che di tipicamente nostro abbiamo solo miseria e peccato, mentre il bene che abbiamo viene tutto da Dio: questo lo dobbiamo riconoscere davanti a Dio e agli uomini.

2. Poi Gesù raccomanda al suo ospitante di non invitare i suoi amici e parenti e i ricchi vicini, quando offre un banchetto, giacché questi hanno la possibilità di contraccambiare l’invito e così di ricompensarlo (12 Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio). Gesù invita, invece, a chiamare i poveri, gli storpi, gli zoppi e i ciechi (13 Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi);  in tal modo avrà motivo di rallegrarsi, perché queste categorie non hanno la possibilità di ricambiargli l'invito; Dio stesso gli darà la ricompensa alla fine del mondo, quando i giusti risorgeranno (14 e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti). Noi dobbiamo fare il bene per aiutare il prossimo e non per ricevere la ricompensa in questo mondo, ma per ottenerla da Dio nell'eternità. In effetti la motivazione, che piace a Dio nel nostro soccorso al prossimo, è che in questi noi teniamo in conto l'immagine di Dio (Gn 1,26), o anche e meglio la presenza di Cristo (Mt 25,31-46): in tal modo dimostriamo di aver fatto il bene per amor di Dio e di Cristo e possiamo ricevere da Loro la nostra giusta ricompensa.

II - Siracide 3,17-20.28-29. Occorre avere un orecchio attento ad ascoltare la Parola di Dio e le parabole e meditarle per capirle e applicarle alla propria vita: così si forma in noi un cuore sapiente, si sviluppa in noi la sapienza del cuore, e questo è quanto desidera un saggio al di sopra di tutto (29 Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio). Egli, guidato dalla Parola di Dio, accettata con fede e meditata, vede intorno a sé molti uomini superbi e orgogliosi (19 Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi), e si rende conto che per loro non c'è rimedio, perché il male è consolidato nel loro cuore, vi ha gettato profonde radici (28 Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male). E’ necessario evitare la superbia e praticare l'umiltà (18 Quanto più sei grande, tanto più/ fatti umile; 20 dagli umili), e con questa anche la virtù gemella, che è la mitezza (17 Figlio, compi le tue opere con mitezza; 18 ma ai miti Dio rivela i suoi segreti). Praticare l'umiltà significa riconoscere che tutto il bene che abbiamo viene da Dio e tutto il male che abbiamo viene da noi: questo lo dobbiamo riconoscere davanti a Dio e davanti agli uomini. I risultati saranno meravigliosi: saremo amati dagli uomini (17 e sarai amato più di un uomo generoso) e soprattutto troveremo il favore di Dio (18 e troverai grazia davanti al Signore), che ci rivelerà i suoi segreti (19 Dio rivela i suoi segreti), perché sa che non ci appropriamo dei suoi doni, glieli attribuiamo e lo glorifichiamo (20 Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato). Gustiamo la Parola di Dio con la meditazione come Maria (Lc 2,19.51). Se la penetriamo con la meditazione e la contemplazione, - o meglio, se ci lasciamo penetrare da essa -  la faremo nostra e condivideremo il modo di pensare di Dio, che è infinita sapienza. Faremo nostre anche le virtù dei Cuori di Gesù e di Maria, che sono la mitezza e l'umiltà (Mt 11,25) e godremo del favore di Dio e della simpatia degli uomini.

III - Ebrei 12,18-19.22-24a – (a) Gli Ebrei, quando furono invitati a incontrare Dio, si trovarono di fronte a qualcosa di visibile e palpabile, come un fuoco ardente, oscurità e tenebre tempesta e strepito di trombe e clamore di parola (18 a qualcosa di tangibile… a un fuoco ardente… a oscurità, tenebra e tempesta… a squillo di tromba e a suono di parole) e si spaventarono tanto che supplicarono Dio di non aggiungere altra parola (19 mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola). Dio si presentò al Sinai accompagnato da manifestazioni, che incutevano terrore, tanto che gli Ebrei temettero di morire. Questo serviva loro per intuire qualcosa della infinita grandezza e potenza di Dio e sviluppare il timore di Dio, cioè l’amore rispettoso verso di lui. Serve anche a noi oggi, che tendiamo a banalizzare tutto. (b) Invece i cristiani non si avvicinano a Dio, che si presenta con queste manifestazioni terrificanti (18 Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, 19né a squillo di tromba e a suono di parole), ma in un clima di gioia e serenità: essi si avvicinano al monte Sion e alla Gerusalemme Celeste, che è la città del Dio vivente, dove ci sono miliardi di angeli, riuniti in festa, e ci sono gli uomini salvati: i loro nomi sono scritti nel cielo (22-23 Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa 23 e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli), ma soprattutto a Dio, giudice universale, agli spiriti dei giusti resi perfetti (23 al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti), ma in particolare a Gesù, mediatore della nuova Alleanza (24Gesù, mediatore dell’alleanza nuova). In sostanza l'Autore contrappone il carattere sensibile e materiale della Antica alleanza a quello più intimo e spirituale della Nuova Alleanza, ma vuole anche sottolineare la vicinanza e accessibilità di Gesù, Dio fatto uomo, mediatore della nuova alleanza. E chi ha paura di avvicinarsi a un bambino, come è il Bambino Gesù? e questo bambino è Dio! E nessuno ha paura di avvicinarsi al Cristo crocifisso, che si è lasciato tanto maltrattare e si è consegnato alla morte per la nostra salvezza. Non hanno avuto paura i suoi carnefici di fargli tanto male, avremo timore noi di avvicinarci con fede e adorazione e speranza e amore e pentimento dei peccati? Certamente no: egli ci mostra il Cuore e ci dice: Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò (cfr Mt 11,28).

EUCARESTIA. Qui è presente Gesù in modo specialissimo, ma Gesù è presente int anti modi in mezzo a noi:  Valorizziamo la presenza eucaristica di Gesù ma anche quella nella sua Parola, nei fratelli, nel nostro cuore. Nell’incontro con Gesù abbiamo sempre il dono dello Spirito Santo e la nostra santificazione viene assicurata dalla sua attività dentro di noi. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, che ci ottengano molta fede nelle varie presenze di Gesù per crescere rapidamente nella santità. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 21 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 21 C

I - Luca 13,22-30 – 1. (a) Gesù è in cammino verso Gerusalemme e annuncia il Vangelo dappertutto (22 Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme); la sua predicazione e la fede di chi ascolta fa precipitare il diavolo, cioè il regno del diavolo viene eliminato dal cuore degli uomini e vi si dà inizio al Regno di Dio. Ognuno che crede e si fa battezzare è in condizioni di collaborare alla diffusione del Regno di Dio. Accettare il Regno di Dio dentro di sé é consentire che a Dio di salvarci, di strapparci dalle grinfie del diavolo per darci la libertà di figli di Dio. (b) E un tale chiede a Gesù se sono pochi quelli che sono salvati (23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»). Gesù non risponde (23 Disse loro) direttamente alla domanda ma esorta a lottare, a combattere, a farsi violenza (Fil 1,30; 1Tm 6,12; 2Tm 4,7; Luca 22,44) per entrare per la porta stretta – che indica una vita in cui bisogna portare la croce appresso a Gesù - perché molti cercheranno di andare in paradiso ma non ci riusciranno (24 Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno) a causa della loro debole o cattiva volontà. Gesù porta il paragone di un padrone, il quale decide – quando vuole lui e inaspettatamente per chi vuole entrare - di chiudere la porta di casa; i rimasti fuori busseranno chiedendo di entrare, ma il padrone risponderà che non li conosce (25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”); gli esclusi insisteranno sul fatto che hanno banchettato insieme col padrone, che ha anche insegnato nelle loro piazze (26 Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”). Ma il padrone confermerà che non li conosce e li allontanerà perché hanno fatto il male (27 Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”) e non il bene, che gli si aspettava. Il padrone chiaramente rappresenta Gesù, che è stato in mezzo a questo mondo e ha condiviso la vita umana comune e ha predicato. Però viene il momento in cui Gesù desidera chiudere le porte del suo Regno (per i singoli è il tempo della morte fisica); gli esclusi sono coloro che non hanno creduto al Vangelo o, pur avendo creduto, non hanno operato secondo la fede che hanno professato, cioè non hanno rispettato i comandamenti di Dio: eppure Gesù ha dato loro la forza e la grazia di osservarli per accontentare proprio Lui, che ha tanto sofferto per loro; essi sono stati così sciocchi da non utilizzare i mezzi per salvarsi, che Egli generosamente mette a disposizione di ogni uomo. Hanno avuto  occasione di intimità con Gesù, ma non hanno voluto accettare il suo insegnamento nella sua totalità; hanno creduto di poter essere amici di Gesù, vivendo nello stesso tempo come il diavolo suggeriva loro. Chiediamo la grazia di non essere fra questi stupidi, che pensano di stare con un piede sull’abisso e con l’altro nel Regno di Dio. Col loro atteggiamento stanno mettendo di nuovo in croce Gesù e andranno a stare col diavolo per sempre, insieme a Caino e a Giuda e a tanti altri assatanati di tutti i secoli. E preghiamo e sacrifichiamoci per questi fratelli: c’è tantissima gioia nel Cuore di Dio quando un peccatore si converte: convertiamoci noi e aiutiamo gli altri a convertirsi.

2. Gesù aggiunge che nell'inferno soffriranno molto molti ebrei - e non ebrei -, che vedranno i tre patriarchi coi profeti nel paradiso e loro esclusi (28 Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori) e aggiunge che gente da tutto il mondo entrerà nel Regno di Dio (29 Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio) grazie alla predicazione degli apostoli di tutti i secoli. Avverrà che saranno ultimi molti che hanno ricevuto il Vangelo per primi, come gli ebrei, e altri che l'hanno ricevuto dopo, come i pagani, avranno la precedenza (30 Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi) perché Dio giudica non in base ai privilegi, ma secondo la condotta personale. Sforziamoci di cambiare vita se vogliamo consentire a Dio di farci entrare in paradiso: sono indispensabili fede in Gesù, speranza in lui, amore a lui e al prossimo con l’osservanza dei comandamenti. Non esiste altra via di salvezza.

II - Isaia 66,18b-21 - Dio attraverso Isaia promette che verrà a radunare i popoli di tutta la terra e si manifesterà ad essi in tutta la sua gloria (18 Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria): si renderanno conto della sua presenza e vedranno nella creazione e nella storia la sua infinita potenza e sapienza e bontà. Egli opererà anche miracoli (19 Io porrò in essi un segno) e manderà evangelizzatori – i superstiti e discendenti degli Ebrei venduti o deportati - ai popoli più lontani, con la missione di annunciare la grandezza di Dio ai popoli, che non ne hanno udito parlare e quindi non ne hanno sperimentato la potenza, la sapienza, la gloria (19 e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti). Questi popoli riporteranno a Gerusalemme gli Ebrei, dispersi nel mondo, come si porta un offerta sacrificale al Signore, al Tempio che si trova sul monte Sion, proprio come gli stessi Ebrei portano al Tempio l'offerta sacrificale in vasi sacri (20 Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore); in effetti i pagani convertiti potranno fare quest'offerta sacerdotale, perché anche fra essi Dio sceglierà alcuni come sacerdoti leviti (21 Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore), giacché solo a questi era riservato offrire sacrifici a Dio nel Tempio. Ci troviamo di fronte a una profezia circa l'universalità della salvezza, idea poco familiare agli Ebrei, ma che incontriamo più di una volta nei profeti (qui, nel profeta Giona, ecc.) e una profezia, unica nel suo genere, circa la trasmissione del sacerdozio levitico anche ai pagani: tutto questo si realizzerà pienamente con la venuta di Gesù, che  invierà gli apostoli come missionari in tutto il mondo a tutti i popoli per convertirli e in mezzo ad essi sceglierà i sacerdoti per offrire a Dio l'unico sacrificio di Cristo, al quale i fedeli devono unire il loro personale sacrificio, che consiste nel fare la volontà di Dio.

III - Ebrei 12,5-7.11-13 - Ai cristiani, che si chiedono il perché della persecuzione e delle sofferenze, l’Autore della Lettera agli Ebrei ricorda la Parola divina di incoraggiamento dell'AT: Dio invita il fedele, che considera proprio figlio, a prendere sul serio la correzione, che gli manda, e a non scoraggiarsi quando lo rimprovera (5 e avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore/ e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui). In effetti il Signore corregge quelli che ama e punisce quelli che riconosce come suoi figli (6 perché il Signore corregge colui che egli ama/ e percuote chiunque riconosce come figlio); di qui l'invito a sopportare le sofferenze, con cui Dio li corregge, giacché Dio li tratta come figli ed è normale che un padre corregga il proprio figlio (7 È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre?). Certo, la correzione sul momento non porta gioia, ma solo tristezza; però, in seguito, quelli che sono stati formati dalla correzione ne godono i frutti: la pace e una vita giusta (11 Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati). Obbediamo all'invito della Bibbia a rafforzare le mani stanche e a fortificare le ginocchia indebolite (12 Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche) e a camminare su strade dritte in modo che il piede zoppicante non si storpi, ma guarisca (13 e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire). Nella vita dei fedeli non mancano le sofferenze, che possono essere anche dei castighi che Dio permette per correggerci e che meritiamo a causa dei nostri peccati, ma costituiscono anche la nostra partecipazione alle sofferenze di Cristo, che ha patito per noi e ci associa ai suoi patimenti per collaborare con lui alla salvezza dei nostri fratelli. Accettiamo queste afflizioni come un grande dono di Dio; così hanno fatto i santi.

EUCARESTIA. Dio vuole tutti salvi, nessuno escluso. Perciò ha mandato venti secoli fa suo Figlio e continua a mandarlo presente sotto tanti segni: continua a voler realizzare la salvezza nostra e dei nostri fratelli. La partecipazione all’Eucarestia ci mette in contatto intimo con Gesù presente e grazie al dono dello Spirito ce ne fa assumere i sentimenti e ci rende capaci di imitarne le azioni. Preghiamo Maria SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano grande fede nella Messa e di saperla valorizzare per la nostra santificazione. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 20 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )  

Tempo Ordinario: Domenica 20 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)