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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Domenica delle Palme C

I - Luca 22,14-23,56. Per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo: quindi Gesù ha fatto tutto per nostro amore, ma innanzitutto per amore e per la gloria del Padre, che giustamente occupa sempre il primo posto nella sua vita e nella sua azione. Egli ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (Ef 5,25); ci ha amati e ha dato se stesso per noi (o voi; Ef 5,1-2), mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2,20), per salvarci dalla schiavitù di Satana, che ci ha trascinati nella schiavitù del peccato e della morte, dall'infelicità in questo mondo e nell'eternità; Gesù è venuto a darci la vita eterna. Ci ha mostrato amore e ci ha salvati, diventando uomo come noi, vivendo la sua vita pienamente umana di crescita del corpo e dell’esperienza, mentre la sua vita spirituale fu sempre al massimo dell’intensità. Egli visse ogni avvenimento e tutto fece per amore del Padre e in piena obbedienza a Lui dal concepimento alla morte infamante, preceduta da una passione dolorosissima, per espiare i nostri peccati. Ma il Padre lo risuscitò e gli diede quella gloria che gli uomini non gli vollero dare. Fu Profeta per annunziare la Parola e la volontà del Padre e così rivelò agli uomini la via per il Cielo; fu Sacerdote e visse tutta la sua vita come sacrificio a Dio, con cui adorava, ringraziava, espiava i peccati di tutti gli uomini e supplicava per loro, specie nel vertice del suo sacrificio, che fu la sua Passione e Morte; fece il Pastore-Re e guidò il suo gregge al Padre con mano ferma e sicura e con le braccia aperte per accogliere tutti con misericordia. Tutta la sua vita Gesù consumò per i suoi contemporanei e per noi di oggi e per gli uomini di tutti i secoli passati e futuri; la stessa e unica salvezza è offerta a tutti e a ciascuno, anche se con mezzi diversi. Quando Gesù era presente e visibile in questo mondo, per essere salvati era necessario credere in Gesù vero Dio e vero uomo e Maestro e Sacerdote e Re-Pastore, bisognava mettere la speranza nei suoi meriti infiniti e amare Dio e il prossimo, obbedendo alla volontà del Padre, espressa nei comandamenti; dopo che Gesù è salito al Cielo ed è restato presente in questo mondo, ma invisibile, a noi la salvezza è offerta per mezzo di segni o sacramenti, nei quali Gesù è presente e continua a donarci quello che aveva dato ai suoi contemporanei: allora personalmente perdonò i peccati al paralitico e alla prostituta e al ladro, pentiti, e adesso ce li perdona per mezzo del ministro nel sacramento della riconciliazione. Crediamo, adoriamo, speriamo, amiamo, domandiamo perdono.

2. Approfondiamo: che cosa deve fare il fedele di oggi per avere la salvezza? (a) Anzitutto deve avere fede in Gesù come Dio, che è diventato uomo; deve accettare come vera la sua Parola; deve credere che tutta la vita di Gesù è per la nostra salvezza, operata da Gesù per volontà del Padre; l’opera redentrice di Gesù, la sua opera di liberazione da Satana raggiunge il culmine nella sua Pasqua, cioè nel passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1-3), cioè nella sua Passione e Morte, nella sua Resurrezione e Ascensione al Cielo con l’invio dello Spirito Santo. Bisogna avere fede nella Trinità, Padre Figlio Spirito, come ce ne ha parlato Gesù, e credere al suo amore per noi. Dobbiamo credere che la salvezza a noi oggi viene data da Gesù per mezzo dei sacramenti e che dobbiamo rispettare i comandamenti. Inoltre dobbiamo alimentare la speranza nella bontà di Dio e nelle sue promesse e nei meriti infiniti di Gesù, per ottenere la vita eterna e le grazie necessarie per rispettare i comandamenti. (b) E’ necessario incontrare Gesù oggi nei segni, da lui stabiliti per rendersi presente e operare la nostra salvezza, cioè nei 7 sacramenti: essi sono il memoriale di lui e della sua passione, cioè rendono presente Gesù come era nella Passione e Morte, e quindi con la sua attività di Redentore. Gesù in ogni sacramento è presente e opera la salvezza delle persone, che oggi lo incontrano con la fede, la speranza e l’amore (la carità) e si impegnano a vivere la vita cristiana, osservando i comandamenti. In ogni sacramento Gesù dà qualcosa di speciale nel cammino verso la salvezza definitiva: nel battesimo comunica la vita divina e la condizione di figli bambini di Dio e membra del Corpo mistico di Cristo e dimora dello Spirito Santo; nella cresima fa diventare figli di Dio adulti, cosicché possiamo fare apostolato; nella riconciliazione dà il perdono dei peccati, commessi dopo il battesimo e la forza per lottare contro le tentazioni; nell’Eucarestia si fa nostro cibo e nostra bevanda col suo Corpo e Sangue preziosissimi sotto i segni del pane e vino consacrati, grazie ai quali alimenta la nostra vita divina e la nostra crescita spirituale, ecc. Alcuni sacramenti si ricevono una sola volta, perché segnano tutta la vita, come il battesimo, cresima e ordine sacro; altri sacramenti si possono ricevere più volte, perché la loro attività in noi è progressiva. Rinnoviamo la nostra fede, speranza e carità e impegniamoci alle tre opere, che sintetizzano i mezzi per vivere la vita spirituale: preghiera ogni giorno, messa ogni domenica con la comunione, confessione mensile; e aggiungiamo la partecipazione attiva alla vita parrocchiale o a qualche associazione cattolica.

II - Isaia 50,4-7. Isaia parla del Servo di Iahvè, un personaggio misterioso, che ama Dio, gli è fedele, predica la Parola di Dio e affronta tante sofferenze e la morte per essere totalmente fedele a Dio, ma Dio gli dà una gloria straordinaria dopo la morte infamante, a cui si sottopone. Qui si dice di lui che Dio gli parla sempre e rende attento e docile l'orecchio del suo Servo alla Sua Parola, perché ascolti da buon discepolo (4 Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli); e il Servo afferma che egli non ha rifiutato l'obbedienza a Dio, che gli parla (5 Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro). Da buon discepolo ascolta anche le parole incoraggianti, che Dio dice a lui per farle trasmettere agli sfiduciati (4 Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato). Così Dio fa con noi: ci rivolge la Sua Parola, che noi dobbiamo ascoltare con attenzione, meditare come facevano Maria e Giuseppe e mettere in pratica fedelmente con la sua grazia, ed eventualmente trasmettere agli altri. Siamo buoni maestri degli altri nella misura in cui siamo buoni discepoli. (b) Il Servo di Iahvè deve anche affrontare sofferenze terribili, fisiche come la flagellazione (6 Ho presentato il mio dorso ai flagellatori), e morali come lo strappo della barba e gli sputi e oltraggi al volto (6 le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi). Egli però resta fedele a Dio e si mantiene sereno e sicuro, perché sa che Dio gli viene in aiuto e lo rende forte (7 Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso). Così è stato Gesù durante la vita, e specie nella passione e morte: fedelissimo nel compiere tutta la volontà di Dio, anche nelle situazioni di sofferenze estreme. Noi, membra del suo Corpo mistico per il battesimo, non possiamo aspettarci una sorte diversa.

III - Filippesi 2,6-11 Gesù è vero Dio e diventò vero uomo; Egli non fu geloso del suo essere uguale a Dio (6 Egli, pur essendo nella condizione di Dio,/ non ritenne un privilegio/ l’essere come Dio) e perciò rinunziò a ogni manifestazione esterna della divinità (7 ma svuotò se stesso), diventò uomo fra gli uomini e visse conosciuto come uno di loro, come un servo (7 assumendo una condizione di servo,/ diventando simile agli uomini). A questo primo abbassamento, - e conseguente umiliazione - aggiunse un altro abbassamento molto più grande – e conseguente umiliazione molto più grande -: fu obbediente fino alla morte di Croce (7-8 Dall’aspetto riconosciuto come uomo,/ 8 umiliò se stesso/ facendosi obbediente fino alla morte/ e a una morte di croce). Il Padre gradì moltissimo l’obbedienza del Figlio e la sua risposta a questi abbassamenti e umiliazioni fu di innalzare il Figlio sopra tutte le creature e di dargli il nome più grande (9 Per questo Dio lo esaltò/ 7 e gli donò il nome/ che è al di sopra di ogni nome); per volontà del Padre in cielo, in terra e sotto terra si deve piegare ogni ginocchio in adorazione in onore di Gesù (10 perché nel nome di Gesù/ ogni ginocchio si pieghi/ nei cieli, sulla terra e sotto terra) e per la gloria di Dio Padre in ogni luogo si deve proclamare che Gesù Cristo è il Signore Dio (11 e ogni lingua proclami:/ «Gesù Cristo è Signore!»,/ a gloria di Dio Padre). Durante tutta la vita Gesù si manifestò come semplice uomo, tenendo nascosta la sua divinità, eccetto in pochissimi casi. Nella Passione e Morte la divinità resta nascosta ancora di più e la stessa l'umanità è maltrattata e umiliata. Umiltà di Dio fatto uomo! Non la riusciamo a comprendere! Tutto per l’amore infinito al Padre e per noi! Gesù ci dà esempi da seguire e ci rivela virtù da imitare, ma ce ne dà anche la forza con la meditazione della sua vita, e specie della Passione, nella preghiera e nella celebrazione dei sacramenti.

EUCARESTIA. Essa è il memoriale della Passione, cioè tutto quello che abbiamo ascoltato nel racconto della Passione sarà presente nella persona di Gesù, che sarà qui con noi sotto il segno del pane e del vino consacrati. Egli ci vuole unire a sé e lo realizza nella comunione eucaristica, per portarci con sé in paradiso, ma noi dobbiamo seguire il suo esempio di obbedienza e abbandono al Padre. Preghiamo la Madonna, presente sul Calvario come nostra Madre, e Giovanni Apostolo e le Sante Donne anche presenti lì, S. Giuseppe e i nostri Angeli Custodi, di ottenerci la grazia di partecipare intimamente alle sofferenze di Gesù per diventare partecipi anche della sua gloria nell’eternità. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica V C

I - Giovanni 8,1-11. Gesù spesso, quando stava a Gerusalemme, la sera si ritirava presso il Monte degli Ulivi (1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi), dove passava la notte in preghiera. La mattina (presto?) in quell'occasione tornò al Tempio e il popolo gli si affollò attorno (2 Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui); Gesù si mise seduto e incominciò a insegnare (2 Ed egli sedette e si mise a insegnare loro), donando la sua Parola e la luce e la forza, che emanava dalla sua Persona per mezzo di essa. All'improvviso un gruppo di Maestri della legge ed i Farisei trascinò davanti a Gesù una donna (3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e) e gli dissero di averla sorpresa in fragrante adulterio (4 gli dissero: Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio); gli ricordarono che la Legge ebraica ordinava l'uccisione della donna a colpi di pietra e desideravano sapere lui che cosa ne pensava (5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?). Volevano così metterlo alla prova e avere un pretesto per accusarlo (6 Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo); ma Gesù guardava verso terra col capo chino e faceva segni sulla polvere (6 Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra). (a) Nel Getsemani – perché isolato e raccolto e proprietà di amici -, Gesù si ritirava spesso per pregare, come per esempio prima dell’inizio della Passione; anche noi impegniamoci a trovare il tempo e il luogo adatto per pregare. La preghiera serve a tutto nella vita spirituale, ma dà anche un fortissimo sostegno alla nostra vita psicologica e giova alla salute fisica. (b) Gesù approfitta per insegnare: ama gli uomini e le donne e li vuole salvare con l’annuncio della Parola di Dio; la predicazione nelle celebrazioni liturgiche e fuori di esse è indispensabile per la salvezza. (c) I nemici di Gesù trovano da ridire su Gesù, che accoglie i peccatori; secondo loro ha troppa misericordia per loro. Adesso essi vogliono tendergli una trappola, approfittando proprio della sua misericordia:  se dice di non lapidare la donna, lo accuseranno di mettersi contro la Legge; se dice di lapidarla, si aliena i peccatori. Questi uomini dalla scienza limitata e senza sapienza soprannaturale vogliono mettere in imbarazzo Gesù, nel quale sono tutti i tesori della sapienza e della scienza (cfr Col 2,3)! (d)Gesù non risponde e fa scarabocchi per terra per evitare la forte e dura risposta, che sta per dare: ha misericordia per tutti i peccatori - e anche per i suoi nemici.

2(a) Ma Scribi e Farisei insistevano con le loro domande: allora Gesù alzò la testa e disse che poteva lanciare la prima pietra contro la donna chi non aveva mai peccato (7 Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei»). Poi si curvò e riprese a fare i segni in terra (8 E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra); gli accusatori della donna incominciarono ad allontanarsi, l'uno dopo l'altro, incominciando dai più vecchi (9 Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani), o perché questi avevano più peccati o perché capirono prima degli altri che le cose si mettevano male a stuzzicare un Maestro dalle mille imprevedibili risposte. (b) Tutti siamo peccatori:  rinunciamo a fare da giudici degli altri e usiamo con gli altri la misericordia di Dio e la comprensione degli uomini, che desideriamo per noi. Pratichiamo la misericordia verso ogni uomo, che vive nel bisogno materiale o psicologico o spirituale. (b) Rimase soltanto Gesù e la donna là in mezzo (9 Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo). Gesù si alzò e fece notare alla donna che erano rimasti soli; le domandò se nessuno l'aveva condannata (10 Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?»). La donna confermò (11 Ed ella rispose: «Nessuno, Signore») e Gesù le disse che neanche Lui la condannava ma le raccomandava di non peccare più (11 E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»). Quindi Gesù non condanna la donna a morte secondo la Legge ebraica, ma la perdona e l’avverte che ha sbagliato, che ha peccato, e quindi deve stare attenta a non peccare più nel futuro. La stessa cosa dice Gesù a noi quando ci perdona per mezzo del ministro, che ci raccomanda: Il Signore ha perdonato i tuoi peccatiVa in pace e non peccare più (cfr. Gv 8,11), perché non ti accada di peggio (cfr Gv 5,14). Di qui la necessità di riflettere seriamente sui mezzi, che dobbiamo usare per evitare di cadere di nuovo nel peccato: sono necessari più ascolto della Parola di Dio e più preghiera, la partecipazione domenicale all'Eucaristia con la comunione, la confessione mensile o anche più frequente, evitare le occasioni di peccato, come nell’atto di dolore dichiariamo di voler fare.

II - Isaia 43 16-21. Agli Ebrei e ai loro discendenti, deportati a Babilonia, Dio ricorda che Egli già nel passato è intervenuto nella storia del popolo eletto in modo straordinario; circa 8 secoli prima aprì una via nel mare, una strada nelle acque profonde (16 Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti), che fu salvezza per loro e distruzione per l'esercito dei soldati egiziani su carri e cavalli; questi furono spazzati via e si spensero come un lucignolo (17 che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi a un tempo; essi giacciono morti, mai più si rialzeranno, si spensero come un lucignolo, sono estinti); allora Dio liberò gli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani. Eppure Dio esorta non pensare ai grandiosi fatti del passato (18 Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!), perché interverrà ancora nella storia umana e farà qualcosa di nuovo e straordinario, che è già iniziato, anche se pochi - o nessuno? - se ne accorgono (19 Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?). Stavolta Dio costruisce una strada, ma nel deserto (19 Aprirò anche nel deserto una strada), che andrà da Babilonia alla Palestina; immetterà acqua nel deserto e fiumi nella steppa (19 immetterò fiumi nella steppa), ottenendo la lode per Sé da parte degli animali selvatici (20 Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa) e soprattutto da parte del suo popolo (21 celebrerà le mie lodi), che Dio ha plasmato per Sé (21 Il popolo che io ho plasmato per me) e che disseterà (20 per dissetare il mio popolo, il mio eletto). Dio, in sostanza, ricorda l'esodo degli Ebrei dall'Egitto e preannuncia quello dei loro discendenti da Babilonia. Ma Dio ha fatto il miracolo più grande in assoluto, che nessuno avrebbe potuto mai immaginare e che neanche ci sorprende più di tanto perché ci siamo abituati a sentirlo raccontare: la discesa del Figlio di Dio nel mondo e il suo ritorno al Cielo, un mistero gli annientamento e di glorificazione del Dio fatto uomo; Gesù con la sua Passione e Morte ci ha liberati dai nostri peccati, ottenendoci il perdono e donandoci la vita divina! Crediamo, adoriamo, ringraziamo, lodiamo.

III - Filippesi 3,8-14. (a) Paolo dichiara che ritiene tutto una perdita (8 Anzi, ritengo che tutto sia una perdita) e tutto da buttare via (8 le considero spazzatura; 8 Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose) di fronte al vantaggio di conoscere - e amare - Gesù Cristo (8 a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore), di essere conquistato da Cristo (13 perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù), e quindi di guadagnare Cristo (8 per guadagnare Cristo), di essere trovato da Dio unito a Cristo (9 ed essere trovato in lui): grazie a questa unione a Cristo, egli è diventato giusto davanti a Dio, non grazie alla giustizia che viene dall'osservanza della Legge ebraica, ma quella che viene dalla fede in Cristo, cioè la giustizia che viene da Dio e che si fonda sulla fede in Cristo (9 avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede). Chi conosce Cristo e crede in lui come Dio e uomo e salvatore, ha per questo la salvezza, cioè il perdono dei peccati, ed è reso giusto davanti a Dio; non serve la Legge ebraica, e neanche i meriti personali. (b) Paolo riafferma che vuole conoscere e amare Cristo (10 perché io possa conoscere lui), la potenza della sua morte redentrice, e quindi essere partecipe delle Sue sofferenze, e così conformarsi alla sua Passione e Morte (10 la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte), e anche vuole conoscere la potenza della sua risurrezione (10 la potenza della sua risurrezione), nella fondata speranza di partecipare alla risurrezione gloriosa di Cristo quando egli stesso risorgerà (11 nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti). Dobbiamo fare nostri i misteri della vita di Cristo: nascita, crescita, vita, Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione, per mezzo dell'Eucaristia e degli altri sacramenti. Così arriveremo a rassomigliare a Cristo sulla terra e per l'eternità. (c) S. Paolo sa che questa è la meta e riconosce che non l'ha raggiunta (12 Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; 13 Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata); però si sforza per conquistarla (13 ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù), e segue questa linea di condotta (13 So soltanto questo): dimentica il passato e si slancia verso quello che sta davanti (13 dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte) e continua la sua corsa verso il traguardo per avere il premio della vita eterna, alla quale Dio ci chiama per mezzo di Cristo (14 corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù). Paolo ci dà un esempio e offre un consiglio: i peccati del passato sono perdonati e ci serve ricordarli solo per fare penitenza e farci essere vigilanti contro le tentazioni presenti e future; ma guardiamo avanti, alla meta, alla Trinità, che ci aspetta per darci la felicità eterna. Impegniamoci seriamente. Il tempo passa e diminuisce quello a nostra disposizione per la conversione seria e il cammino impegnato verso Cristo.

EUCARESTIA. Nella prima lettura ci viene preannunciata la grande opera di Dio, la venuta di Cristo come salvatore, del quale ci parla il Vangelo e Paolo. Oggi la salvezza ci viene offerta per mezzo dei sacramenti, istituiti da Gesù per curare le malattie spirituali, che si esprimono nel peccato. Valorizziamo la confessione e l’Eucaristia nella lotta contro il peccato, perché l’unione con Cristo nell’ascolto della Parola e nella comunione eucaristica è sorgente continua di energia. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, che ci aiutino a valorizzare questi mezzi di santificazione, dono di Dio. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica IV Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Quaresima: Domenica IV  Anno C

I - Luca 15,1-3.11-32 1. (a) A Gesù si avvicinavano tutti i peccatori per ascoltare la sua Parola (1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo), perché si sentivano ben accolti; e gli Scribi e i Farisei mormoravano contro Gesù, perché li riceveva amabilmente e persino condivideva i pasti con loro (2 I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»). Gesù, per spiegare il suo atteggiamento con i peccatori, raccontò tre parabole (3 Ed egli disse loro questa parabola): le prime due sono quella della pecorella smarrita e della moneta perduta e mostrano come Dio interviene nella ricerca del singolo peccatore e la Sua gioia per la loro conversione; la terza è la parabola del figliuolo prodigo o del padre misericordioso e rivela la parte che deve avere l'uomo nel ritorno a Dio e l’accoglienza gioiosa che Dio gli riserva e la difesa che Egli stesso ne fa contro i mormoratori. La Chiesa propone oggi alla nostra riflessione la terza. Un uomo aveva due figli (11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli). Il minore chiese la parte del patrimonio, che gli sarebbe spettata alla morte del padre (12 Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”), e il padre distribuì fra i figli i suoi beni (12 Ed egli divise tra loro le sue sostanze). Il figlio minore si allontanò da casa e dissipò tutto in poco tempo nel lusso e nella lussuria (13 Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto). Una carestia, sopravvenuta in quel periodo, lo gettò in grande difficoltà (14 Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno) e si mise alla ricerca di un lavoro: lo trovò come guardiano dei porci (15 Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci), un lavoro considerato infamante per un ebreo; ma al lavoro trattavano i porci meglio di lui, perché a loro erano date per nutrimento le carrube, che invece venivano rifiutate a lui (16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla). In questa situazione di abiezione, incominciò a riflettere che i dipendenti del padre venivano trattati bene e lui era ridotto alla fame (17 Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!). Allora decise di tornare a casa e di riconoscere di aver sbagliato nei confronti di Dio e del padre (18 Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te); non si sentiva degno di essere trattato da figlio (19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio) e lo avrebbe pregato di trattarlo da servo (19 Trattami come uno dei tuoi salariati). Ed effettivamente tornò subito (20 Si alzò e tornò da suo padre). Il padre lo vide da lontano e si commosse, gli corse incontro e lo abbracciò e baciò (20 Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò). Il figlio tentò di fare il discorsetto, che si era preparato e che aveva ripetuto tante volte durante il viaggio, ma riuscì solo a dire che aveva offeso Dio e il padre e di non ritenersi degno di essere trattato da figlio (21 Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”). Il padre tagliò corto e ordinò ai servi di vestirlo con l’abito più bello e dargli i sandali e l'anello (22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi), segni della sua dignità recuperata. Poi fece ammazzare il vitello, tenuto in serbo per le grandi occasioni, per poter festeggiare il ritorno del figlio (23 Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa), perché questo era un vero miracolo di morte e resurrezione. E la festa iniziò (24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa). (a) Quando si è nell'abbondanza, non si apprezzano le cose e le situazioni, neanche la preziosissima vita di famiglia, perché ciò che non ci costa sacrifici sembra non aver valore; quando si perde qualcosa, se ne percepisce il valore: questo rivela la mancanza di riflessione. Perciò il figlio minore si allontana da casa e sciupa tutti i soldi senza pensare alle conseguenze. Il figlio minore ha un barlume di buon senso e decide di superare la vergogna e tornare a casa, anche se per un motivo non proprio elevato: non è per amore alla famiglia, ma per egoismo, per sfamarsi. Il padre lo accoglie con amore di padre, che passa anche sopra l'egoismo del figlio: lo riaccoglie in casa come figlio e gli ridà la dignità precedente, e addirittura organizza una festa solenne per celebrare il miracolo del suo ritorno. (b) Anche noi riveliamo la nostra poca capacità di riflessione quando col peccato rinunciamo a Dio e ci facciamo schiavi del diavolo: perdiamo il meglio di noi stessi. Molto meglio di qualsiasi padre agisce Dio con noi quando decidiamo di tornare a lui, sotto la spinta della sua grazia; ci accoglie da Padre celeste, perché c'è più gioia in cielo per un peccatore che si converte, anziché per 99 giusti, che non hanno bisogno di conversione (Lc 15,7.10). Troviamo un padre che ci ama e non ci rinfaccia le colpe, ci perdona e ci restituisce la dignità di figli, che avevamo calpestata.

2. Ma il figlio maggiore non condivide la gioia del padre. Torna a casa dai campi, sente e vede l'aria di festa (25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze) e domanda spiegazioni ai servi (26 chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo), che gli spiegano il motivo con le parole del padre sul ritorno del figlio (27 Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”). Il figlio maggiore si sente offeso e non vuole entrare in casa; suo padre lo prega di entrare (28 Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo). Il figlio rinfaccia al padre di aver lavorato per lui in piena sottomissione e di non aver mai ricevuto un piccolo animale per far festa con gli amici (29 Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici) e lo rimprovera per avere organizzato una festa – grande! - per il ritorno del figlio minore, ribelle e dissoluto (30 Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso). Il padre gli fa notare che lui e il figlio maggiore hanno tutti i beni in comune (31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo), ma ora non si può non essere contenti e non far festa per il miracolo del ritorno del figlio (32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato). Il figlio maggiore rappresenta gli Farisei, che si lamentano dell'accoglienza amorevole, che Gesù riserva ai peccatori. Gesù spiega che imita il Padre, che è sempre gioioso per il ritorno di un figlio; per questo fa festa e desidera giustamente che gli altri condividano i suoi sentimenti. Domandiamoci se siamo come i farisei, che disprezzavano il peccatore, perché si illudevano di essere giusti, o se condividiamo la gioia di Dio per il ritorno dei peccatori. Correggiamoci convinti che tutti siamo peccatori e abbiamo bisogno di farci perdonare tante cose. Inoltre dobbiamo imparare a gioire del ritorno del nostri fratelli alla casa del Padre; anzi dobbiamo collaborare perché ritornino, anche con nostro sacrificio.

II - Giosuè 5,9a.10-11. Gli Israeliti arrivarono a Galgala (9 Quel luogo si chiama Galgala fino ad oggi) e lì vennero circoncisi tutti quelli che non lo erano stati fino a quel momento – in pratica la grandissima maggioranza: era il mezzo indispensabile per entrare nell'alleanza con Dio e per celebrare la Pasqua (10 Gli Israeliti rimasero accampati a Galgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico), che ricordava la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani 40 anni prima; il giorno dopo mangiarono i frutti della terra, che Dio ormai dava loro in possesso (11 Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, azzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno). Da quel momento la manna cessò e gli Ebrei si nutrirono sempre coi frutti della Terra promessa e ormai data (12 E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan). Allora Giosuè in nome di Dio avvisò gli Ebrei che ormai Egli aveva completato la loro liberazione dalla schiavitù degli Egiziani, che costituiva il loro disonore (9 Allora il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto»); ormai erano un popolo libero in una terra tutta loro, ricevuta da Dio e che nessuno poteva togliere loro senza il permesso di Dio. Anche noi Dio vuole sottrarre dallo stato disonorevole, in cui ci cacciamo quando pecchiamo. Pensiamo alla situazione terribile del figliol prodigo: lontano da casa e trattato come schiavo, peggio degli animali. Dio ci ama e per mezzo di Gesù ci salva con la fede, il battesimo e la riconciliazione.

III - 2Corinti 5,17-21 (a) La situazione dell'uomo è quella di un uomo vecchio (17 le cose vecchie), che è in condizioni di rottura con Dio, perché responsabile di colpe contro Dio (19 le loro colpe), e quindi ingiusto davanti a Dio, giacche solo lui può renderlo giusto, comunicandogli la sua giustizia (21 giustizia di Dio). Dio Padre, nella sua misericordia infinita per noi, carica dei nostri peccati Gesù, che non aveva mai commesso peccato, perché vuole riabilitarci davanti a sé, proprio per mezzo di Gesù (21 Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio) e della sua opera redentrice, grazie alla fede e al battesimo; se commettiamo peccati dopo il battesimo, è per mezzo del sacramento della riconciliazione che Dio ci riconcilia con sé: perdona i nostri peccati (19 Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe) e fa di noi creature nuove per la nostra unione con Cristo (17 Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura); in effetti le cose vecchie, i peccati, non ci sono più perché Dio ha fatto tutto nuovo (17 le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove). Ma la riconciliazione fra Dio e l’uomo l'ha operata Dio Padre per mezzo di Cristo (18 Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo). Al Padre - e a Cristo - deve andare la nostra totale gratitudine perché da peccatori ci ha fatti ai suoi occhi uomini nuovi e santi, ci ha resi veri figli suoi da servi che eravamo. Alimentiamo la nostra fede nell'opera redentrice di Padre e Figlio e Spirito Santo e impegniamoci a vivere da nuove creature. (b) Dio per mezzo di Gesù parlò e salvò gli uomini venti secoli fa e S. Paolo insiste sull'idea che Dio oggi ancora ci  parla e ci salva in Cristo con la parola degli Apostoli e per mezzo dei sacramenti, da loro amministrati: Dio ha dato agli Apostoli la missione di portare gli uomini alla riconciliazione con Lui (18 e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione; 19 e affidando a noi la parola della riconciliazione). Perciò Paolo insiste e prega i Corinzi di lasciarsi riconciliare con Dio (20 Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio): in effetti Dio stesso esorta per mezzo di Paolo (20 per mezzo nostro è Dio stesso che esorta), giacché gli Apostoli sono ambasciatori di Dio in nome di Cristo (20 In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori). Tempo prezioso è questo della Quaresima per ascoltare la Parola di Dio e per riconciliarsi con Dio, pentendoci dei peccati e ottenendone il perdono, in modo da diventare nuova creatura, uomo nuovo o donna nuova, graditi a Dio. Non perdiamo questa occasione, che potrebbe essere l'ultima della nostra vita. Non lasciamoci ingannare dal diavolo, che prima di peccare ci dà la sensazione che in fondo non facciamo gran che di male e che comunque potremo chiedere perdono a Dio e ottenerlo per la sua misericordia, e dopo il peccato ci fa sentire tutto il peso e la vergogna del peccato e ci crea difficoltà e pigrizie per evitare di approfittare del sacramento preziosissimo della confessione: fa di tutto per farci rimandare il sacramento; ma se moriamo in peccato grave, andiamo all'inferno con grande piacere del diavolo e con somma sofferenza di Dio, che ci vede andare perduti, nonostante tutto quello che ha fatto per noi.

EUCARESTIA. Ogni settimana Gesù ci aspetta per incontrarci nella Messa e offrirsi in essa per espiare i nostri peccati e riconciliarci con Dio. Diamo a Gesù la gioia di questo incontro. Raccomandiamoci alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di saper valorizzare la Messa per disporci a una vita di maggiore intimità col Signore. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Quaresima: Domenica III Anno C

I - Luca 13,1-9. 1. Gesù aveva parlato del giudizio di Dio, al quale dobbiamo presentarci (Lc 12,57-59); ed ecco che vennero da lui alcuni a riferirgli la strage di alcuni Galilei, che Pilato aveva fatto uccidere, mentre stavano offrendo i loro sacrifici nel Tempio: così fu mescolato il sangue degli uomini e degli animali (1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici). Gesù domandò ai presenti se secondo loro i Galilei massacrati in questa maniera brutale e sacrilega erano più peccatori di tutti gli altri Galilei per aver meritato tale sorte (2 Prendendo la parola, Gesù disse loro: Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?). Gli ebrei pensavano che queste tragedie potevano capitare solo ai grandi peccatori, vittime dell'ira di Dio, ma Gesù li smentisce risolutamente (3 No, io vi dico) perché c'erano certamente altri più peccatori di loro; comunque Gesù ammonisce i presenti: tutti gli uomini siamo peccatori - eccetto Lui – e, se non ci convertiamo, faremo tutti la stessa fine di quei Galilei (36 ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo), cioè moriremo fisicamente, perché è sorte comune, che ereditiamo dai progenitori peccatori, e inoltre, se continueremo a stare nella morte spirituale del peccato, andremo all'inferno per il rifiuto di convertirci. Gesù ricorda ai presenti anche un altro fatto di cronaca: a Gerusalemme cadde la Torre di Siloe e schiacciò 18 persone; Gesù domanda ai presenti se secondo loro questi uomini erano più peccatori di tutti gli altri abitanti della Città Santa (4 O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?). Gesù nega come prima e aggiunge lo stesso ammonimento sulla necessità della conversione, se vogliono salvarsi (5 No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo). La parola di Gesù vale anche per noi. I 43 morti del Ponte Morandi di Genova, o i migranti morti nel Mare Mediterraneo, o i morti sul lavoro o per tumore o per qualsiasi altra causa, non erano certo più peccatori di noi, che siamo ancora vivi e  non soffriamo. Ma siamo peccatori e, se non ci convertiamo, siamo in pericolo di essere condannati alla pena eterna dell'inferno. Esiste l'inferno - e ce l'ha detto Gesù - e ci vanno le persone sia che ci credono sia che non ci credono; lo ha confermato la Madonna ai tre ragazzi di Fatima e in tante altre occasioni; e anche i santi in tante loro visioni. Siamo peccatori; riconosciamolo umilmente e pentiamoci e convertiamoci, facendo il proposito serio di evitare il peccato.

2. La conversione necessaria a tutti, perché tutti siamo peccatori in quanto in tante maniere offendiamo Dio. Ora con questa parabola Gesù aggiunge che è necessario convertirsi subito. Gesù racconta di un tale, che ha piantato un fico in una sua vigna, ma non trova frutti sull'albero (6 Diceva anche questa parabola: Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò); chiama il contadino e gli dice che da tre anni cerca frutti in quella quell'albero senza risultato; perciò gli ordina di tagliarlo perché sfrutta inutilmente il terreno (27Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”). Il contadino propone al padrone di aspettare ancora un anno; nel frattempo egli avrà cura speciale dell'albero (8 Ma quello gli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime) e potrebbe darsi che dia frutto l'anno seguente; altrimenti sarà tagliato (9 Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai). Israele - e il mondo e ciascuno di noi - è l'albero infruttuoso e per questo è destinato alla distruzione. Eppure Dio manda suo Figlio a prendersi cura d’Israele e di tutti gli uomini con la sua predicazione e il suo esempio e la sua opera redentrice. Dio, nonostante i continui e ripetuti peccati degli Ebrei, ha pazientato tanto nell'AT, aspettando ben 7 secoli prima di consentire ai nemici la distruzione di Gerusalemme e del primo Tempio nel 587 a.C. e altri 6 secoli prima della distruzione del secondo tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. Comunque per ognuno la fine della vita è il termine del tempo, che Dio mette a disposizione di ciascuno. Siccome non sappiamo quando la nostra vita finirà, come, dove, perché, eccetera, dobbiamo tenerci sempre senza peccati gravi sulla coscienza e in grazia di Dio, pronti a incontrarLo e a rendergli conto della nostra vita. Convertiamoci subito perché non sappiamo quanto tempo Dio ci dà ancora.

II - Esodo 3,1-8a-13-15. (a) Mosè portò al pascolo il gregge del suocero oltre il deserto e arrivò al Monte Sinai (1 Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb). Qui Dio gli apparve come una fiamma di fuoco in un cespuglio, che bruciava ma non si consumava (2 L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava). Si avvicinò per rendersi conto meglio di questo fatto straordinario (3 Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?»). Dio lo vide avvicinarsi e lo chiamò per nome (4 Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!») e gli ordinò di fermarsi e di togliersi i sandali per rispetto al luogo sacro (5 Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!»), nel quale stava camminando. Dio gli si presenta come il Dio di suo padre e dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe (16 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe»). Mosè si copre la faccia, perché ha paura di guardare la fiamma, che manifesta la presenza di Dio (6 Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio). Dio è spirito: non lo possiamo vedere con gli occhi del corpo e perciò egli si adatta al nostro bisogno, usando qualche sua creatura materiale per rendersi percepibile. Qui Dio si manifesta per mezzo del fuoco. Pensiamo alla misericordia e alla infinita sapienza della Trinità nello stabilire l'Incarnazione del Figlio di Dio - così si è reso visibile e tangibile in Gesù - e nel volere i sacramenti per renderci possibile la salvezza in modo corrispondente alla nostra natura. Credo, adoro, ringrazio.

(b) Dio disse di aver visto le disgrazie del suo popolo in Egitto, di aver ascoltato il suo lamento contro la durezza dei sorveglianti e di averne preso a cuore la sofferenza (7 Il Signore disse: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze). Perciò dichiarò che avrebbe liberato gli Ebrei dalla schiavitù degli egiziani, li avrebbe fatto uscire dal paese nemico e li avrebbe condotti verso una terra fertile e spaziosa, dove avrebbero trovato abbondanza di ogni bene, e specie latte e miele (8 Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele). Mosè chiese di conoscere il nome di Dio per poterlo comunicare agli Ebrei, che certamente  non si sarebbero accontentati della generica formula “il Dio dei Padri” e glielo avrebbero chiesto (13 Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?” E io che cosa risponderò loro?»); Dio rispose con l'espressione (14 Dio disse a Mosè): Io sono colui che sono (14), che può avere vari significati e che in sostanza vuol dire che egli è il vero Dio ed esiste veramente in opposizione ai falsi dei, che non sono Dio e non esistono; inoltre egli è presente e agisce a favore del suo popolo (in latino: sum, adsum, sum tecum, prosum). Mosè avrebbe parlato di Dio, usando la formula (14 E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti): Io-sono mi ha mandato a voi: (14) e la conferma (15 Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti), mettendo insieme la nuova e quella precedente: Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi” (15); e Dio precisa che questo sarà il nome, con cui si farà riconoscere per sempre in futuro (15 Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione). Il nome che Dio si attribuisce è in ebraico Yahweh, ma gli Ebrei non lo pronunciavano per rispetto e lo sostituirono con la parola “Signore”. E’ confortante sapere che Dio vede le sofferenze del suo popolo e quindi anche le nostre; ascolta la nostra preghiera e interviene per liberarci, certamente secondo i suoi piani e i suoi tempi; gustiamoci il nome con cui si presenta Dio: Io sono, che include il concetto che Egli esiste veramente, è presente, è con noi, agisce in nostro favore. Riflettiamo sugli interventi di Dio nella storia del popolo ebreo e dei singoli e impariamo a leggerli nella nostra storia personale e della Chiesa.

III - 1Corinzi 10,1-6.10-12 S. Paolo ricorda ai cristiani di origine ebraica che i loro antenati attraversarono il Mar Rosso e camminarono protetti dalla nube, che rappresentava Dio (1 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare); tutti furono battezzati nella nube e nel mare, perché stavano uniti a Mosè (2 tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare); tutti avevano mangiato lo stesso cibo spirituale, la manna (3 tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale), e avevano bevuto la stessa bevanda spirituale, che scaturiva dalla roccia spirituale, che li accompagnava e che rappresentava Cristo (4 tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo); eppure essi si resero sgraditi a Dio con le loro ribellioni e perciò morirono nel deserto (5 Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto) senza entrare nella terra promessa. Questi fatti accaddero agli Ebrei ma costituiscono un avviso per noi a non desiderare il male come fecero loro (6 Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono), a non mormorare contro Dio - come fecero alcuni di loro e furono distrutti dall’Angelo sterminatore (10 Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore). Le vicende, che accaddero agli Ebrei come esempio, sono scritte nella Bibbia come ammonimento per noi, che viviamo nell’ultima fase della storia della salvezza (11 Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi). Di qui l'esortazione di Paolo, rivolta a tutti, a non sentirci al riparo dalla tentazione, sia essa un allettamento al male o qualche prova o persecuzione, e a non crederci sicuri di perseverare nello stato di grazia (12 quindi, chi crede di stare in piedi,, guardi di non cadere). Certo Dio non ci farà mai mancare il suo aiuto per vincere ogni tentazione (1Cor 10,13). Leggiamo ogni giorno la Bibbia, anche l’AT; leggiamola come storia di uomini uguali a noi, con le nostre debolezze; essi si sono lasciati trovare da Dio e l’hanno trovato; così potremo realizzare il desiderio di conoscerci meglio e di conoscere meglio Dio per seguirne le indicazioni e camminare nella via della salvezza. Il rischio è di leggere la Parola di Dio e applicarla agli altri invece che a noi stessi e perdere così la luce e l’aiuto, che Dio ci offre attraverso di essa.

EUCARESTIA. Nella prima parte della Messa Gesù ci parla ancora e ci invita alla conversione, che resta sempre urgente e lo diventa di più man mano che passa il tempo; anche qui c’è l’incontro con Gesù nella sua Parola e nell’Eucarestia; però è ancora il tempo della misericordia e non quello del giudizio. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e dei Santi Patroni, di ottenerci la grazia di accettare la luce che vien dalla Parola di Dio e di convertirci veramente. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Tempo di Quaresima: domenica II Anno C

I - Luca 9,28b-36. 1. Gesù chiamò a sé Pietro, Giacomo e Giovanni, e andò sul monte a pregare (28 Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare), cosa che Gesù faceva frequentemente - gli Apostoli lo notavano - e Luca lo sottolinea nei momenti più importanti della vita di Maestro, come prima della scelta degli Apostoli, qui, nel Getsemani prima della Passione e Morte, e anche mentre Gesù stava in croce. Proprio mentre Gesù era in preghiera, avvenne la sua trasfigurazione: il suo volto diventò luminoso come il sole e la sua veste bianca e splendente come la luce e mandava raggi (29 Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante). Apparvero con Lui due uomini, Mosè ed Elia, che si misero a dialogare con Lui (30 Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia). Anch’essi erano circondati di splendore (31 apparsi nella gloria), e parlavano con Gesù del suo passaggio all'eternità, da questo mondo al Padre, cioè della sua Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione, che si sarebbe compiuto in Gerusalemme (31 e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme). Tutto questo avvenne mentre i tre Apostoli si erano addormentati, perché oppressi e sorpresi dal sonno (32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno); quando si svegliarono, videro la gloria di Gesù e i due personaggi, che stavano con lui (32 ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui). Mentre i due si allontanavano da Gesù, Pietro espresse (33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù) il suo sentimento di gioia nel vedere Gesù nella gloria e i due con lui (33 Maestro, è bello per noi essere qui) e propose di fare tre capanne: una per ciascuno dei tre grandi personaggi (33 Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia). Ma neanche si rendeva conto di quello che diceva (33 Egli non sapeva quello che diceva). In quel momento li avvolse una nube, segno della presenza di Dio, ed essi ebbero timore (34 Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura); dalla nube sentirono provenire la voce di Dio Padre, che presentava Gesù come suo Figlio con l'invito ad ascoltarlo (35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!»). La voce cessò e Gesù restò solo (36 Appena la voce cessò, restò Gesù solo); gli Apostoli non riferirono a nessuno quanto avevano visto e udito (36 Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto), forse perché molto presi da quella fantasmagoria di luce, che circondava Gesù e i due grandi personaggi dell'AT, e dal fascino che emanava dalla Sua persona.

2. Abbiamo molti elementi di riflessione che ci aiutano a vivere intensamente la Quaresima. (a) Gesù si trasfigura, e così Mosè ed Elia, che parlano della Pasqua di Gesù: Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione di Gesù: il mistero della sua umiliazione e della sua glorificazione. La Quaresima deve servire a cambiarci in uomini nuovi, perché dobbiamo lasciare il peccato e vivere la vita nuova, che Gesù ci ha meritata e ci comunica. (b) Che cosa fare per realizzare la nostra trasformazione? Occorre contemplare Gesù nella sua vita e specie nella sua Passione e Morte, il mistero di umiliazione, che è la via che Gesù – e ognuno di noi - deve percorrere per arrivare alla resurrezione e ascensione; perciò è necessario trovare tempo per ascoltare la sua Parola; occorre inoltre fare memoriale del Signore e della sua Passione nell’Eucarestia e nei sacramenti, specie la confessione, per trovare la forza, la grazia, l’energia per vivere come Egli visse; e infine dobbiamo appunto imitarne gli esempi nell’amore verso Dio e il prossimo. Quindi è urgente dare più spazio alla preghiera sull'esempio di Gesù. (c) Gesù sta insieme con Mosè ed Elia e gli Apostoli stanno insieme tra di loro: di qui la necessità di praticare la carità verso chi ci sta vicino, verso il prossimo. Rivediamo i nostri comportamenti. (d) Gli Apostoli dormono e poi si svegliano: noi dobbiamo essere vigilanti, e questo richiede sforzi e sacrifici e digiuno degli occhi, della lingua, dell’udito, ecc., per raggiungere l'autocontrollo e praticare le virtù cristiane.

II -  Genesi 15, 5-12. (a) Dio condusse fuori della tenda dell'accampamento Abramo e gli disse di guardare e, se possibile, contare le stelle del cielo, perché così numerosa sarebbe stata la sua discendenza (5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»). Abramo prestò fede a Dio, nonostante fosse solo con la moglie e un nipote e senza un clan alle spalle per difendersi e senza figli come eredi; ma per questa sua fede Dio lo rese giusto ai suoi occhi (6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia). Dio aggiunse che era stato lui ad allontanarlo da Ur dei Caldei per portarlo in Palestina e dargliene il possesso (7 E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra»). Abramo su quest'ultimo punto chiede un segno (8 Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?»). E Dio gli disse di preparare quanto occorreva per un rito di alleanza: un giovenco, un capro e un ariete di 3 anni - e quindi giovani e forti -, e anche una tortora e un colombo (9 Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo»). Abramo li prese e divise in due parti i 3 animali grandi e le pose una di fronte all'altra (10 Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli). Gli uccelli rapaci cercavano di avvicinarsi e Abramo li respingeva (11 Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò). Al tramonto un torpore prese Abramo e anche un forte timore e oscurità interiore (12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono). Dopo il tramonto del sole e col buio fitto un braciere fumante passò in mezzo agli animali divisi (13 Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi). Dio fece un patto di alleanza con Abramo, promettendogli di dare la Palestina alla sua discendenza (18 In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram: «Alla tua discendenza io do questa terra,/ dal fiume d’Egitto/ al grande fiume, il fiume Eufrate). Il significato di quello che abbiamo letto e ascoltato? (a) I contraenti l'alleanza passavano attraverso gli animali divisi e dicevano: questo avvenga a me se non mantengo il patto. Dio si adattò alla mentalità di Abramo e si rese presente con questo braciere ardente è solo lui si impegna a dare ad Abramo la terra promessa. (b) Allo stesso modo Dio si è impegnato a renderci giusti e a salvarci per mezzo di Gesù Cristo, che versò il suo sangue per la nostra salvezza: Dio ci salva per la sua misericordia e per i meriti di Gesù, se noi crediamo in Gesù Dio e uomo e nella sua opera di salvezza. La Quaresima deve servirci ad approfondire la nostra fede e amore a Dio e al prossimo.

III - Filippesi 3,17-4,1. San Paolo invita ai Filippesi - e noi - a guardare a lui e a quelli che seguono il suo esempio e a imitarli (17 Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi), nonostante molti si comportano da nemici della croce di Cristo: di questo Paolo ha parlato molte volte e il fatto gli fa versare lacrime (18 Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo). Questi avversari di Gesù e della sua opera di salvezza hanno il loro ventre come loro dio e perciò si incamminano verso la rovina eterna (19 La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio); essi pensano solo alle cose di questo mondo e si vantano di ciò che dovrebbe provocare invece sentimento di vergogna (19 Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra). Noi dobbiamo essere il loro contrario nel nostro modo di pensare e agire, perché siamo concittadini del cielo e di là aspettiamo il ritorno di Gesù Salvatore e Signore (20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo).  Per il potere che Egli ha su tutte le creature, trasformerà il nostro corpo mortale e lo renderà simile al suo corpo risorto e glorioso (21 il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose). Paolo esprime il desiderio intenso di rivedere presto i fedeli di Filippi, il suo amore intenso per loro e la gioia e il orgoglio di averli come fratelli in Cristo, e li invita a restare saldi e fortemente uniti a Gesù il Signore (21 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!). Consideriamo rivolte a noi queste parole. Non provochiamo le lacrime di Cristo e dei pastori con i nostri peccati; sia Gesù l'unico nostro Dio e non la ricerca del piacere, delle ricchezze e del potere…, viviamo da  membri della famiglia di Dio, giacché siamo destinati al Paradiso e alla risurrezione gloriosa; imitiamo i santi nella fede, speranza e carità. Ascoltiamo la Parola di Dio, preghiamo e facciamo penitenze e opere di carità.

EUCARESTIA. L’Eucarestia è il memoriale della vita e della Passione e Morte e Resurrezione e Ascensione del Signore Gesù. Gesù è presente con tutta la sua vita - e quindi con il mistero della sua Trasfigurazione – e specie come nella sua Passione e Morte. Se ci uniamo a Gesù per la fede nella sua Parola e nell’offerta di se stesso al Padre e per la comunione eucaristica, moriremo al peccato e risusciteremo a vita nuova, incominceremo a trasfigurarci già da ora. Chiediamo a Maria e a Giuseppe, agli Apostoli e ai Santi, di partecipare bene all'Eucaristia e unirci strettamente a Gesù per avviare già subito la nostra trasformazione. (Mons. Francesco Spaduzzi)