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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

Tempo di Avvento: Domenica 4 Anno C

I – Luca 1,39-45 Dopo aver concepito Gesù per opera dello Spirito santo, Maria si mette in viaggio, per raggiungere in fretta un villaggio della zona montagnosa della Giudea (39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda), - pare senza Giuseppe, ma certo non da sola perché fu associata a qualche carovana, che andava verso la Giudea, a Gerusalemme. Il viaggio, lo visse tutto in unione e colloquio con Gesù, che portava nel suo grembo; e così ormai passerà i 9 mesi di gestazione. Dopo tre giorni di viaggio, forse a piedi ma più probabilmente a dorso di un asino, arrivò a destinazione - si pensa ad Ain Karim -, entrò nella casa di Zaccaria e salutò per prima Elisabetta (40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta). Elisabetta udì il saluto, ma il bambino dentro di lei ebbe un fremito, un sussulto (41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo), e furono colmati di Spirito Santo sia la madre (41 Elisabetta fu colmata di Spirito Santo) sia il suo bambino. In realtà il sussulto di gioia (44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo) fu il segno della venuta dello Spirito Santo in Giovanni, secondo quanto l’arcangelo Gabriele aveva preannunziato a Zaccaria per lui (Lc 1,15) per farlo profeta (Lc 1,16-17); Giovanni non poteva ancora essere profeta per mezzo della parola e lo è col suo sussulto, col quale annuncia la presenza del Messia in Maria. Elisabetta invece profetizza con la parola e a gran voce proclama che Dio ha benedetto Maria più di tutte le donne (42 ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne), perché l'ha fatta madre del Dio-uomo e Messia Salvatore (43 che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?), e che Dio ha benedetto il frutto del suo grembo, concepito per opera dello Spirito Santo (42 benedetto il frutto del tuo grembo!), e l’ha reso fonte di benedizioni per tutti; essa sente intensamente tutta la grandezza dell'avvenimento, che la madre del suo Signore sia venuta da lei, a casa sua, per stare con lei ad aiutarla (43), e rivela a Maria che, appena ha sentito il suo saluto, il bambino si è mosso in lei per la gioia (44), di quella gioia che è frutto della presenza e dell’opera dello Spirito Santo nel cuore dei credenti (Gal 5,22); infine proclama felice Maria perché ha creduto alla Parola di Dio, che l’Angelo le aveva comunicata (45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto), a differenza di Zaccaria, che non aveva creduto ed era stato punito con 10 mesi di mutismo (Lc 1,20.22). Contempliamo, facciamo atti di fede anche noi come Maria ed Elisabetta, gustiamo, adoriamo, amiamo, supplichiamo di prepararci alla nascita di Gesù coi sentimenti di fede, speranza e carità di Maria ed Elisabetta; ammiriamo l’attività di Gesù dal grembo di Maria e dello Spirito Santo in Elisabetta, Giovanni, Zaccaria.

2. In effetti a casa di Elisabetta avvengono i miracoli spirituali e anche quelli “fisici”, che si realizzano per la presenza di Gesù e Maria; Giovanni per primo riceve da Gesù il dono dello Spirito, poi Elisabetta, poi Zaccaria (Lc 1,67). Questi miracoli interiori hanno anche l'espressione esteriore del sussulto di gioia di Giovanni (44) e della profezia di Elisabetta (42-45) e poi anche della restituzione della parola a Zaccaria e la sua profezia (Lc 1,67ss). La presenza dello Spirito nei tre comporta anche la grazia santificante e l'infusione delle virtù  teologali, cardinali e morali e attira tutte le grazie necessarie alla salvezza. Accogliamo anche noi Gesù e Maria a casa nostra, come fecero Giuseppe (Mt 1,24) e la famiglia di Zaccaria (Lc 1,39ss); anzi prendiamoli e portiamoli con noi sull’esempio di Giuseppe (Mt 2,13-21). A tale scopo valorizziamo continuamente qualcuna delle tante presenze di Gesù; per esempio, se dobbiamo incontrare un fratello, nel quale è presente Gesù, diciamo a Gesù: credo che sei presente in questo fratello; donami lo Spirito perché io ti veda presente in lui e mi comporti come mi comporterei con te. Gesù, per intercessione di Maria, ci darà l'abbondanza dello Spirito Santo e la grazia per vivere in modo spiritualmente fruttuoso quell’incontro con Lui in quel suo modo di presenza. Nelle sue tante presenze viene Gesù a noi e per noi, e certamente con Gesù verrà anche Maria da noi e con noi, come hanno fatto esperienza i Santi tante volte nella loro vita.

II - Michea 5,1-4 E’ Dio che parla a Betlemme, la patria di Davide, capostipite della casa regnante nel regno meridionale di Israele, che sopravvivrà al regno del Nord per circa 140 anni, e a essa dice che, anche se è una delle più piccole città – villaggio per la verità - della regione, comunque darà i natali a colui che deve guidare il popolo d'Israele a nome di Dio (1 E tu, Betlemme di Efrata,/ così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,/ da te uscirà per me/ colui che deve essere il dominatore in Israele); questo capo ha origini antichissime (1 le sue origini sono dall’antichità,/ dai giorni più remoti): vuol solo dire che discende “da Davide” o anche che affonda le sue radici addirittura nell’eternità di Dio? Egli nascerà da una donna, avrà una mamma come tutti gli uomini (2 fino a quando partorirà colei che deve partorire). Questo capo guiderà con fermezza il popolo, grazie alla potenza e alla gloriosa presenza del Signore suo Dio (3 Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,/ con la maestà del nome del Signore, suo Dio); inoltre egli manifesterà la sua grandezza fino all'estremità della terra (3 perché egli allora sarà grande/ fino agli estremi confini della terra) e sarà la pace e la porterà (4 Egli stesso sarà la pace!). E’ una profezia che annuncia la venuta di Gesù, che è il Messia e salvatore, che viene a liberare gli ebrei e gli uomini dalla schiavitù del peccato e, stabilendo la giustizia tra gli uomini, porterà la pace. Credo, adoro, ringrazio. (b) Prima della venuta del Messia, Dio abbandonerà per un periodo di tempo il suo popolo in potere di altri popoli (2Perciò Dio li metterà in potere altrui), a causa dei suoi peccati, ma poi tutti i dispersi torneranno in patria (2 e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele) e il popolo eletto vivrà sicuro (3Abiteranno sicuri). La liberazione degli israeliti dalla schiavitù di Babilonia e il loro ritorno in patria è il simbolo della liberazione degli ebrei e di tutti gli uomini  - quindi di ciascuno di noi - dalla schiavitù di Satana, che Gesù realizza. Credo, grazie, voglio camminare per la via di Dio ed essere salvato da Dio.

III - Ebrei 10,5-10 Dio aveva ordinato agli ebrei di ascoltare la sua parola e di metterla in pratica (Es 19,4): questo doveva essere il suo sacrificio, che Dio voleva e gradiva dal suo popolo; però Dio aveva mostrato di gradire, come segno di questo sacrificio, che gli fosse offerto del cibo, che doveva indicare la disponibilità a rinunciare a tutto e a offrire se stesso a Dio per suo amore. Purtroppo gli ebrei offrivano il cibo a Dio, ma non facevano la sua volontà. Perciò un salmista esprime il rifiuto che Dio ha per questi “sacrifici” esteriori (5 Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,/ un corpo invece mi hai preparato./ 6 Non hai gradito/ né olocausti né sacrifici per il peccato) e afferma di voler fare la volontà di Dio come vero sacrificio, accettato da Dio (7 Allora ho detto: «Ecco, io vengo/ – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –/ per fare, o Dio, la tua volontà»). La Lettera agli Ebrei mette in bocca a Gesù questa affermazione del salmista (5 Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice; 7). Così Gesù riafferma da parte di Dio il rifiuto dei sacrifici esteriori degli ebrei, nonostante erano comandati dalla legge ebraica (8 Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge), e conferma la sua volontà di fare la volontà del Padre (9 soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà). In questo modo Gesù abolisce sacrifici esteriori degli ebrei e la legge che li comandava e stabilisce il nuovo sacrificio (9 Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo), che è precisamente quello indicato al popolo nel deserto. Così Gesù ha offerto se stesso in sacrificio una volta per sempre e lo ha compiuto facendo la volontà di Dio (10 per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre) e per questo suo sacrificio Dio ci ha liberati dalle colpe e ci ha resi santi (10 Mediante quella volontà siamo stati santificati). Siamo al centro della nostra religione: Gesù ha offerto se stesso a Dio per fare la Sua volontà e l’ha compiuta effettivamente; in questo è consistito il sacrificio di Gesù, graditissimo al Padre. Gesù rende presente questo suo sacrificio nella Messa: quando noi vi partecipiamo, ascoltiamo la Parola di Dio e ci offriamo a Dio insieme con Gesù per fare la volontà di Dio e, unendoci a Gesù nella comunione, diventiamo capaci di fare anche noi la volontà del Padre. Chiediamo la grazia di essere fedeli alla volontà di Dio; ringraziamo, lodiamo Dio, imitiamo Gesù e i santi.

EUCARESTIA. Gesù rende presente se stesso e il suo sacrificio nella Messa: quando noi vi partecipiamo, ascoltiamo la Parola di Dio, che per essa ci rivela la sua volontà, e ci offriamo a Dio insieme con Gesù per fare la volontà di Dio e, unendoci a Gesù nella comunione eucaristica, diventiamo capaci di fare anche noi la volontà del Padre. Chiediamo per intercessione di Maria e Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, la grazia di ascoltare con docilità la Parola di Dio e di essere fedeli nel compiere la volontà di Dio. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Avvento Domenica 3C

I Luca 3, 10-18 Giovanni predica un battesimo per la conversione dei peccatori (Lc 3,3), e la folla gli chiede che cosa in sostanza deve fare per essere sicuri che sono realmente convertiti e che entreranno nel Regno di Dio (10 Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?»); Giovanni invita a rispettare i comandamenti e a fare opere di carità, condividendo con i bisognosi quello che hanno di non indispensabile, come per esempio chi ha più abiti o cibo (11 Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto»). Anche gli agenti delle tasse, odiati doppiamente perché chiedevano più del giusto e collaboravano coi dominatori Romani, si rivolgono a Giovanni, lo chiamano Maestro (12) e gli chiedono cosa fare  per vivere il battesimo (12 Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?»); Giovanni esorta a non derubare la gente, chiedendo più del dovuto secondo la legge (13 Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato»). Ai soldati (14 Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?») Giovanni risponde seguendo lo stesso criterio: rispettino il settimo comandamento, non portando via soldi a nessuno né con l’estorsione né con le calunnie, e si accontentino della paga (14 Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe»). Anche per noi il segno della conversione autentica consiste nel rispetto dei comandamenti e dei nostri doveri; il vero convertito regola la propria vita secondo la fede nella Parola di Dio, che comprende quindi la rinuncia alle nostre idee che non corrispondono a quelle di Dio e l’accettazione del modo di pensare di Dio, e la carità, che suppone la rinuncia al nostro egoismo e impegnarci sia nell’amore a Dio che al prossimo. Questi precetti dell’amore si manifestano con le opere e precisamente col rispetto dei primi 3 comandamenti, per esprimere l'amore verso Dio, e degli altri 7, per praticare l'amore al prossimo. E’ necessario anche praticare le opere di misericordia corporale e spirituale, per poter entrare nell’intimità con Dio. Esaminiamoci per vedere come ci comportiamo; pentiamoci dei peccati contro Dio e il prossimo, e specie le mancanze di carità verso i bisognosi di aiuto materiale e psicologico; correggiamoci.

2. Nella gente è intensa l'attesa messianica - giacché i tempi sembrano compiuti secondo i calcoli che gli ebrei facevano - e molti si chiedono se Giovanni è il Messia atteso (15 Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo). Ma Giovanni dà ben presto la risposta negativa, che non è lui il Messia; di se stesso dice che egli è così piccolo che non è neanche degno di sciogliere i legacci dei sandali del Messia (16 a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali), e per di più il Messia è molto più potente di lui (16 ma viene colui che è più forte di me); anche la missione è diversa: quella di Giovanni è di battezzare con acqua (16 Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua) per suscitare il pentimento dei peccati, mentre il Messia battezzerà per donare lo Spirito Santo (17 Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco); inoltre egli viene come giudice (17 Tiene in mano la pala per pulire la sua aia) per separare i buoni dai malvagi: i buoni sono rappresentati dal grano e vanno in paradiso (17 e per raccogliere il frumento nel suo granaio); i cattivi sono rappresentati dalla paglia e vanno nel fuoco dell’inferno (17 ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile); in tal modo il Giudice darà la ricompensa a ciascuno secondo le sue opere. Con queste e altre molte parole Giovanni esortava il popolo e annunziava la salvezza (18 Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo). Ammiriamo la fede luminosa e l’umiltà di Giovanni: era un autentico profeta, che faceva sentire la Parola di Dio; giustamente egli orienta l'attesa verso l’Altro che deve venire dopo di lui ma è più potente di lui e ha la missione di salvare dando lo Spirito Santo, secondo la promessa ripetuta tante volte nell'Antico Testamento. Forse Giovanni pensa che con la venuta di Gesù sia arrivato anche il tempo del giudizio finale. Comunque Gesù viene ad annunziare il tempo della misericordia in attesa della sua seconda venuta nella gloria, in occasione della quale ci sarà la resurrezione dei corpi e il giudizio finale. Intensifichiamo in noi il desiderio della salvezza e approfittiamo del tempo di misericordia di Dio, che è questo che viviamo fra la prima e la seconda venuta di Cristo. Rinnoviamo il nostro impegno e la nostra buona volontà per seguire le esortazioni di Giovanni ad accogliere Gesù con fede e amore.

II - Sofonia 3, 14-17 Il profeta annuncia tempi bellissimi per gli ebrei, che sono rappresentati da Gerusalemme - Sion. Innanzitutto invita a considerare che è Dio che parla (16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme) e li esorta a non aver più paura che qualcosa di male possa accadere loro (15 tu non temerai più alcuna sventura), a non avere più timore e a non scoraggiarsi (16 Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!); anzi essi devono rallegrarsi, gridare di gioia, esultare di felicità, acclamare Dio (14 Rallégrati, figlia di Sion,/ grida di gioia, Israele,/ esulta e acclama con tutto il cuore,/ figlia di Gerusalemme!). Il motivo per non temere più e per stare nella gioia è che Dio torna in mezzo al suo popolo e resta con esso (15 Re d’Israele è il Signore in mezzo a te); egli viene come Yahwè, come Salvatore onnipotente che liberò gli Ebrei dall'Egitto (17 Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te/ è un salvatore potente; è contenuto nella parola Yahwè l’idea di sum = sono, adsum = sono presente, prosum = ci sto per aiutarti, sum tecum = sono con te, ed è il nome, con cui Dio si presenta a Mosè in Es 3,13-15 e 6,2-8), come re che guida il suo popolo (15), ma prima dà loro il perdono dei peccati, ne revoca la condanna e ne disperde i nemici (15 Il Signore ha revocato la tua condanna,/ ha disperso il tuo nemico); soprattutto gli dà nuova vita col suo amore costante e fedele (17 ti rinnoverà con il suo amore). In questo modo Dio renderà bello il suo popolo come lo sposo vuole bella la sua sposa o i genitori fanno belli loro figli, e così potrà gioire per essi (17 Gioirà per te… esulterà per te con grida di gioia). Così fa Dio con gli ebrei ma agisce allo stesso modo anche con noi, mandando Gesù, Dio fatto uomo: Egli viene a stare in mezzo a noi come Dio che viene a salvarci per amore, ci perdona i peccati, ci libera dal nemico, il diavolo, ci dà la vita nuova ed eterna, e così ci rende belli ai suoi occhi e a quelli del Padre. Da noi richiede la fede in lui e nella sua opera di salvezza e l’amore per lui e per il prossimo, concretamente l'osservanza di dieci comandamenti e dei nostri doveri. Esaminiamoci e impegniamoci con l'aiuto del Signore e della sua grazia.

III - Filippesi 4 4-7 Paolo ignora, come noi, la data della seconda venuta di Cristo ma sa che comunque essa si avvicina sempre più e quindi giustamente dichiara che il Signore è vicino (5 Il Signore è vicino!): realtà meravigliosa, questa della vicinanza del Signore e dell'incontro - a breve - con lui. Paolo raccomanda alcune disposizioni interiori (con le connesse virtù da praticare), che si manifestano con atteggiamenti esteriori: anzitutto la gioia di appartenere al Signore (4 Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti); poi la bontà, che sia conosciuta e rilevata da tutti (5 La vostra amabilità sia nota a tutti); ancora l'unione dei cuori e dei pensieri a Cristo, che è fonte della pace, che viene da Dio, la quale è più grande di quanto si possa immaginare (7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù); la fiducia e l’abbandono in Dio, che ci spinge a evitare di angustiarci per qualsiasi cosa ed è frutto della pace (4 Non angustiatevi per nulla); infine l’affidarsi a Dio con la preghiera di ringraziamento e la supplica fiduciosa per ottenere qualsiasi grazia (6 ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti). Queste disposizioni interiori alimentiamole in noi con la preghiera e la meditazione del mistero di Cristo. Certo la seconda venuta del Signore è più vicina adesso rispetto ai tempi di Paolo (sono passati 2000 anni da allora!); comunque la fine della vita può essere imminente per ciascuno di noi, quando lasceremo questo mondo di sofferenza e ci presenteremo al giudizio del Signore. Ma non dimentichiamo mai che il Signore è già vicino e viene continuamente in mezzo a noi, perché si rende presente nei nostri cuori, nei fratelli, nel ministro, nell'assemblea, nella Parola, in ogni sacramento, nell'Eucaristia. Gustiamo la vicinanza misericordiosa del Signore intensificando la fede e con la carità e prepariamoci alla gioia dell’unione con Dio in paradiso nella visione di Dio faccia a faccia.

EUCARESTIA. Il Signore è vicino perché comunque sta per tornare la seconda volta nel giudizio universale, e anche prima nel giudizio particolare. Noi però adesso possiamo fare esperienza della sua particolare vicinanza nell’Eucaristia per mezzo dell’assemblea, del ministro, della Parola e specie del Pane e Vino consacrati. Cresciamo nella fede e nella carità per gustare questa vicinanza del Signore. Chiediamo a Maria, sua e nostra madre, e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano fede, speranza e carità più intense. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Avvento Domenica 2 Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Avvento Domenica 2 Anno C

I - Luca 3,1-6. Giovanni, il figlio di Elisabetta e Zaccaria, che prima di nascere aveva ricevuto lo Spirito Santo per poter fare il profeta da adulto (Lc 1,15), fu chiamato da Dio mentre stava ancora nel deserto proprio in attesa di questa chiamata (2 la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto). La sua missione era quella di preparare gli uomini a incamminarsi per la via che porta alla salvezza, che Dio voleva dare non solo agli ebrei, ma a tutti gli uomini (6 Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!). La salvezza viene dall’incontro con Gesù, realizzato nella fede e nella carità; perciò la missione di Giovanni era fondamentale perché doveva preparare gli ebrei ad accogliere Gesù con fede e con cuore purificato e ben disposto. E allora egli comincio a percorrere tutta la regione del Giordano e a predicare che i suoi ascoltatori cambiassero mentalità e stile di vita e si facessero battezzare; così Dio avrebbe perdonato i loro peccati (3 Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati). Per questa predicazione di Giovanni e il battesimo che egli amministrava, si realizzava la profezia di Isaia (4 com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: 7 secoli prima!): una voce - quella di Giovanni Battista - grida nel deserto di preparare la via, per la quale il Signore verrà agli uomini e questi potranno arrivare a Dio (4 Voce di uno che grida nel deserto:/ Preparate la via del Signore); per rendere la via agevole, percorribile comodamente, occorre spianare le strade (5 e quelle impervie, spianate), riempiendo i burroni e le valli e abbassando le colline e i monti (5 Ogni burrone sarà riempito,/ ogni monte e ogni colle sarà abbassato) e raddrizzando le curve delle strade in modo che diventino dritte (4 raddrizzate i suoi sentieri!; 5 le vie tortuose diverranno diritte). La salvezza verrà dalla fede nella persona di Gesù e nella sua parola, ma Giovanni indica la strada: occorre cambiare modo di pensare e di vivere, è necessario eliminare scoraggiamento e superbia per riconoscere la verità della grandezza di Dio e della nostra piccolezza e del nostro bisogno di essere salvati; occorre eliminare i peccati della nostra vita con l’aiuto della grazia di Dio e dei suggerimenti della Parola di Dio. Riconosciamoci peccatori e bisognosi di salvezza, che solo Dio ci può dare, e chiediamo la grazia che ognuno di noi abbia un interiore conoscenza dei suoi peccati e li aborrisca, che conosca il disordine delle sue azioni e si corregga e si riordini, che conosca il mondo e aborrisca la mentalità vana e mondana (EESS 63).

2. Luca precisa il tempo, in cui Giovanni inizia l'attività profetica, così come spesso troviamo indicato anche dei Profeti dell'Antico Testamento: ci troviamo nel 15° anno di regno di Tiberio imperatore, quando Ponzio Pilato era governatore della Provincia di Giudea, Erode Antipa regnava in Galilea, suo fratello Filippo sull'Iturea e la Traconitide, Lisania governava la Provincia di Abilene (1 Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene) e i sommi sacerdoti erano Anna e Caifa (2 sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa). L'anno dovrebbe essere il 28 dopo Cristo, sotto l'aspetto cronologico; ma sotto l'aspetto della storia della salvezza San Paolo indica il tempo della permanenza di Cristo in questo mondo come pienezza dei tempi (Ef 1,10; Eb 9,26), cioè quando il tempo è maturo, perché Dio manifesti la prova più grande e insuperabile del suo amore per gli uomini con il dono di Cristo per salvarli dalla schiavitù di Satana e comunicare loro la sua vita divina. Adoriamo Dio nel suo piano di salvezza e nei tempi che gli ha stabiliti; ringraziamo, chiediamo di saperne approfittare noi e di saper aiutare gli altri.

II - Baruch 5,1-9 Il profeta invita Gerusalemme a togliersi gli abiti di lutto e di dolore e a mettere i vestiti più belli, segno della gloria che Dio le assicura per sempre (1 Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione,/ rivèstiti dello splendore della gloria/ che ti viene da Dio per sempre); i suoi vestiti saranno il manto della giustizia e la corona di gloria di Dio sul capo, oggetti che Dio le dona (2 Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,/ metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno). Questo splendore di Gerusalemme Dio lo farà vedere a tutti gli uomini (3 perché Dio mostrerà il tuo splendore/ a ogni creatura sotto il cielo) e le darà un nome nuovo e definitivo, che indica la sua nuova realtà e condizione: pace nella giustizia e gioia nella fedeltà di Dio (4 Sarai chiamata da Dio per sempre:/ «Pace di giustizia» e «Gloria di pietà»). Tutta questa gioia e splendore verranno dati a Gerusalemme grazie al ritorno dei suoi figli, radunati da tutto il mondo per volere di Dio: Gerusalemme potrà vederli tornare, stando un alto monte e volgendosi a oriente (5 Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura/ e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti,/ dal tramonto del sole fino al suo sorgere,/ alla parola del Santo). I reduci – pure loro - sono nella gioia perché Dio si è ricordato di loro (5 esultanti per il ricordo di Dio) con benevolenza. A suo tempo, 70 anni prima, si erano allontanati oppressi da atroci sofferenze, trascinati dai nemici; e ora Dio li fa tornare a Gerusalemme portati in trionfo come se fossero tutti re (6 Si sono allontanati da te a piedi,/ incalzati dai nemici;/ ora Dio te li riconduce/ in trionfo, come sopra un trono regale). Per rendere comodo il ritorno Dio ha ordinato di spianare le montagne e riempire i burroni, in modo che il terreno diventi piano e Israele possa camminare sicuro sorretto dalla protezione di Dio e custodito dalla sua potenza (7 Poiché Dio ha deciso di spianare/ ogni alta montagna e le rupi perenni,/ di colmare le valli livellando il terreno,/ perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio): Dio ordinerà alle foreste odorifere di fare ombra nel cammino (8 Anche le selve e ogni albero odoroso/ hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio) e lui stesso guiderà Israele nella gioia, lo illuminerà col suo splendore e lo accompagnerà con la misericordia e la giustizia, che egli solo può dare (9 Perché Dio ricondurrà Israele con gioia/ alla luce della sua gloria,/ con la misericordia e la giustizia che vengono da lui). Gli ebrei erano stati allontanati da Gerusalemme per i loro gravissimi peccati contro l'amore di Dio e del prossimo; si sono riconosciuti peccatori e hanno accettato la sofferenza in espiazione dei peccati; e, Dio nella sua misericordia infinita, li ha perdonati e li fa tornare in patria, accompagnandoli lui stesso con la sua protezione speciale. Quanto buono è Dio con noi peccatori, se ci riconosciamo tali: Dio vuole ricevere tutti nella più intima comunione con lui già in questa vita e poi in paradiso. Accogliamo l'invito di Dio alla penitenza che ci viene attraverso Giovanni il Battista e i richiami dei profeti, anche dell’AT.

III - Filippesi 1, 4-6. 8-11 Paolo non perde mai di vista la seconda venuta di Gesù alla fine del mondo e alla fine della vita di ciascuno, che costituisce la tappa finale della storia della salvezza: fino al giorno di Cristo Gesù (6); per il giorno di Cristo (10). (a) Così egli dichiara la sua gioia nel pregare per i Filippesi (5 Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia) perché sin dall’inizio hanno collaborato con lui alla diffusione del Vangelo (5 a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente) e la sua certezza che Dio, come ha iniziato il buon lavoro in loro, così lo porterà a termine per il ritorno di Cristo (6 Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù). (b) Paolo ritiene che sia giusto che egli pensi così di loro, perché li porta sempre nel cuore; infatti essi partecipano tutti con lui alla grazia, che Dio gli ha concesso, la grazia di difendere fermamente l'annunzio di Cristo, sia quando era libero sia ora che è in prigione (7 È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia). L’Apostolo chiama Dio a testimone del grande affetto, che nutre per i Filippesi, che è fondato sull'amore di Cristo (8 Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù); egli prega per loro perché il loro amore aumenti in conoscenza e sensibilità (9 E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento) in modo che sappiano capire la situazione e prendere decisioni giuste: così nel giorno del ritorno di Cristo e del giudizio, che Egli farà, essi non solo risulteranno senza colpa e nulla si potrà dire contro di loro (10 perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo), ma saranno ricchi di opere buone, che Gesù compie nei suoi fedeli per la gloria e l'onore di Dio (11 ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio). Anche noi non perdiamo di vista la fine della vita, nella quale saremo giudicati da Gesù. Accogliamo subito l’invito alla conversione, chiediamo perdono dei peccati, preghiamo per noi e per gli altri, impegniamoci a praticare l'amore verso Dio e verso il prossimo con l'osservanza dei comandamenti e collaboriamo alla diffusione del Vangelo

EUCARESTIA. Il Signore venne, viene, verrà: la fede doveva preparare il cuore dei contemporanei ad accogliere Gesù; la medesima fede deve farci accogliere Gesù che viene ora in mezzo a noi in tanti modi, specie ora nell’Eucaristia, sorgente di vita divina. Se incontriamo Gesù con fede e amore, usciremo trasformati da questo incontro, uomini nuovi e donne nuove, grazie alla Parola che Gesù ci offre e grazie alla presenza eucaristica. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di maturare nella fede speranza e carità per incontrare Gesù coe hanno fatto loro. (mons. Francesco Spaduzzi)

8 dicembre: solennità dell'Immacolata Concezione di Maria

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

8 dicembre: solennità dell'Immacolata Concezione di Maria

I - Luca 1, 26-38. 1 Luca ci presenta in azione 6 personaggi  Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, Maria, Giuseppe, Gabriele (26-27 l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria); Maria e Giuseppe sono gli esseri umani più grandi della storia; ma l'attenzione è tutta concentrata su Maria. Dio Padre Figlio e Spirito decidono che è venuto il tempo di salvare l'umanità e così mandano uno degli Angeli più importanti, per proporre a Maria di collaborare al piano di salvezza dell'umanità. Maria è sposata e coinvolge nel piano di Dio anche Giuseppe, la persona più santa dopo Maria e come Maria più grande degli stessi angeli. Maria è presentata come se fosse Gerusalemme, alla quale Dio o i profeti Zaccaria (9,9s), Sofonia (3,14s) o Gioele (2,21s), parlavano per annunciarle che è venuto il tempo della salvezza, della venuta del Messia: Rallegrati (28 Entrando da lei, disse: «Rallegrati), e Non temere (30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria). Prima di chiamarla col suo nome Maria, le dà il nome nuovo, piena di grazia (28), che esprime la sua situazione davanti a Dio, cioè essa è benedetta da Dio col dono di una grandissima santità, per cui è bellissima ai suoi occhi. Perciò nessun motivo ha lei di temere in quanto è graditissima a Dio (30 perché hai trovato grazia presso Dio) e ha moltissime ragioni per stare nella gioia, dei quali il più importante è che il Signore è con lei (28 Rallegrati… il Signore è con te), molto di più di quanto lo fosse stato con Abramo, Giacobbe, Mosè, i Giudici, Davide … Bando quindi ai turbamenti (29 A queste parole ella fu molto turbata). Poiché Maria si interroga sul significato del saluto (29 e si domandava che senso avesse un saluto come questo), l'Angelo le spiega che darà alla luce un figlio, al quale imporrà il nome Gesù, che significa “Yahwè salva” (31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù). Gesù è il Figlio di Dio (32 verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; 35 e sarà chiamato Figlio di Dio) e sarà re d'Israele per sempre con un regno eterno (32-33 … Sarà grande e… il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine). Maria si è impegnata alla verginità prima del matrimonio con Giuseppe e ha coinvolto Giuseppe, anche lui, in questo impegno di verginità; perciò lei si domanda come si possono conciliare verginità e maternità (34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?»). L'angelo  le risponde anche su questo interrogativo (35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo), cioè concepirà per intervento di Dio Spirito Santo, che è Dio e spirito, e quindi sarà pienamente rispettata la sua verginità: fatto non solo miracoloso, ma unico, e quindi difficile da credere. Ma l'Angelo conferma quello che ha detto, rivelando a Maria che un altro concepimento miracoloso è già avvenuto da poco: il concepimento miracoloso di Giovanni da parte dei vecchissimi parenti Elisabetta e Zaccaria (36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile). Dio è onnipotente e opera miracoli (37 nulla è impossibile a Dio). Maria crede all'Angelo e gli dichiara la sua volontà di aderire in piena docilità alla volontà di Dio (38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».). E l’angelo si allontanò da lei (38) per tornare a Dio.

2. Sono tante le virtù che Maria pratica in questo mistero: l'obbedienza a Dio, la fede, la carità per l'umanità e Dio, la prudenza di chiedere spiegazioni, ecc. ma tutta la sua grandezza prende origine da quella pienezza di grazia, per cui sappiamo e crediamo che Maria fu concepita immacolata, cioè senza peccato originale, e resta tale per tutta la vita senza peccati personali; inoltre cresce nella santità e diventa per grazia di Dio degna Madre di Dio. Tutta bella è Maria e sempre più cresce in santità e bellezza interiore; è Dio che la rende bella e la conserva bella perché sia degna madre del Figlio divino. Dio vuole fare belli anche noi e ci fa tali col battesimo. Dopo il battesimo ci mette a disposizione i sacramenti per sviluppare la vita cristiana ed essi ci aiutano sia a lottare contro il male in noi (e contro la mentalità mondana e contro il diavolo), sia a crescere nell'unione con Dio, e quindi nella santità. Impegniamoci con la meditazione e l'esame di coscienza: con quest'ultimo conosciamo noi stessi, con l'altra conosciamo Dio e le realtà divine e la via per arrivare all'unione sempre più intima con lui.

II  Genesi 3, 9-15. 20 1. Dio, pur sapendo del peccato dei progenitori e dello stato miserabile, in cui sono caduti, si muove misericordiosamente verso di loro e va cercarli come al solito. Essi per vergogna non si presentano alla chiamata e Dio insiste nel portare avanti il dialogo di salvezza (9 il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»). Adamo risponde che si è nascosto appena ha udito la sua voce per la paura e la vergogna di trovarsi nudo (10 Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto»), cioè non solo nudo fisicamente, ma privo dei doni soprannaturali dell'amicizia con Dio e dei doni preternaturali dell'immortalità e del dominio di sé, e indebolito nelle sue stesse capacità naturali. Dio gli fa notare che si vergogna del suo essere nudo, perché ha disobbedito a Dio, suo creatore e benefattore, che gli aveva dato tutto quello che aveva e gli aveva solo proibito il frutto di un albero (11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?»). Il peccato lo ha danneggiato in modo molto grave. Adamo, invece di assumersi le sue responsabilità e riconoscere umilmente il suo peccato, con stupido orgoglio, accusa la donna e Dio, che gliel'ha messa a fianco (12 Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato»): il peccato distrugge anche la relazione con Dio e con il prossimo! Dio si rivolge alla donna e chiede spiegazioni (13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?») e anche lei, invece di riconoscere il suo peccato e chiedere perdono, con la stessa stupidità e orgoglio del marito, accusa il serpente, riconoscendo di essere stata ingannata (13 Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato»), perché il peccato è veramente il più grande inganno. Dio infine si rivolge al serpente e lo maledice per il male operato (14 Allora il Signore Dio disse al serpente:/ «Poiché hai fatto questo,/ maledetto tu fra tutto il bestiame/ e fra tutti gli animali selvatici!) e lo punisce per sempre (14 Sul tuo ventre camminerai/ e polvere mangerai/ per tutti i giorni della tua vita). Dio gli annuncia inoltre l'inimicizia totale tra lui e una donna speciale, fra la discendenza della donna e la sua (15 Io porrò inimicizia fra te e la donna, / fra la tua stirpe e la sua stirpe); la discendenza della donna schiaccerà la parte vitale principale del serpente - Satana (15 questa ti schiaccerà la testa), mentre Satana le potrà solo dar fastidio a una parte secondaria del suo corpo (15 e tu le insidierai il calcagno). Adamo chiamò la moglie col nome di Eva, che significa madre dei viventi (20 L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi), mentre la realtà è che Eva sarà la madre dei condannati a morte, a causa del peccato dei progenitori. Il titolo di madre dei viventi (20) si adatta invece benissimo a Maria perché madre della Vita, che è Cristo, e dei viventi, che sono le membra del Corpo mistico del suo Figlio.

2. Il peccato dei progenitori, detto peccato originale e che consiste nella perdita di amicizia con Dio e nell’incapacità di amarlo al di sopra di ogni cosa, è trasmesso dai progenitori a tutti i discendenti, eccetto a Gesù e a Maria (e forse a Giuseppe). Gesù e Maria sfuggono così al dominio del diavolo e lo schiacciano e insieme salvano l'umanità: Gesù come redentore e Maria come corredentrice. Crediamo e ringraziamo la Trinità per averci salvato per questa via, lodiamo la Trinità per aver reso Maria così santa e bella come Gesù, senza peccato originale né peccati personali e di averla associata a Gesù nel piano di salvezza. Chiediamo a Maria che, come lei è entrata nel mondo senza macchia di peccato originale, così ottenga a noi che ne possiamo uscire senza colpa.

III - Efesini 1, 3-6. 11-12 San Paolo lode ringrazia Dio Padre perché ha beneficato e arricchito ciascuno di noi con i beni spirituali per mezzo di Gesù (3 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,/ che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo); Dio Padre ci ha pensati in Cristo da tutta l'eternità e ci ha amati, e perciò ci ha preferiti e creati per conoscerlo, amarlo e servirlo, e quindi essere santi e senza peccato davanti a Lui (4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo/ per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità). In sostanza noi dobbiamo assomigliare a Gesù, essere figli di Dio con Gesù, anche se solo adottivi, sempre comunque per mezzo di Gesù (5 predestinandoci a essere per lui figli adottivi/ mediante Gesù Cristo). Anche per mezzo di Cristo noi diventiamo eredi di Dio, coeredi di Cristo (11 In lui siamo stati fatti anche eredi). Tutto questo avviene secondo il suo piano di salvezza, espressione del suo amore (5 secondo il disegno d’amore della sua volontà; 11 secondo il progetto di colui/ che tutto opera secondo la sua volontà), perché tutti possiamo esaltare la grazia misericordiosa del Padre, offertaci per mezzo di Cristo (6 a lode dello splendore della sua grazia,/ di cui ci ha gratificati nel Figlio amato), e possiamo fare tutto per la sua gloria (11 predestinati … 12 a essere lode della sua gloria). Perché tutto questo si realizzi, è necessario che abbiamo fede e speranza in Cristo (12 noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo), in particolare che amiamo Cristo, tenendo presente l’amore che il Padre ha per lui (6 Figlio amato). Questo è il piano di Dio, che purtroppo il peccato originale e i peccati personali hanno disturbato; tale piano di salvezza, Dio non lo ha cambiato ma l’ha adattato: l’ha realizzato pienamente e senza adattamenti in Gesù (e non poteva essere diversamente, perché è Dio fatto uomo) e in Maria, preservandoli dal peccato originale e personali e arricchendoli dei doni di vita divina (in questo consiste la santità), che solo Dio può conoscere; Dio invece ha adattato il piano di salvezza per noi tutti, che per mezzo di Cristo abbiamo la liberazione dal peccato originale e il perdono dei peccati personali, e il dono della vita divina, secondo la sua grazia. Ogni grazia viene alle creature sempre per la misericordia di Dio e per mezzo di Cristo. Rinnoviamo e moltiplichiamo i nostri atti di fede, speranza e amore, lode e benedizione a Dio, ma anche a Maria, che tanto è esaltata da Dio in questo mistero della sua Immacolata Concezione.

EUCARESTIA. Tutto viene a noi, e a tutta l’umanità di tutti i tempi, per mezzo del Cristo e del suo sacrificio redentore, quel sacrificio che noi rendiamo presente nella Messa e continua a produrre gli stessi effetti salvifici, che ebbe sul Calvario. Ascoltiamo Cristo come Maestro e aderiamo alla sua Parola con piena fede e amore come Maria; in particolare uniamoci al suo sacrificio, offrendoci insieme con Lui al Padre per la salvezza nostra e dell’umanità e per la glorificazione della Madre di Dio e nostra. Ci rivolgiamo proprio a Lei e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano di trarre il massimo dei frutti dal sacrificio di Gesù.

Mons. Francesco Spaduzzi.

Tempo di Avvento Domenica 1C

I - Luca 21, 25-28. 34-36 Con l’Avvento - parola che significa “venuta” -, ricordiamo tre venute di Gesù in mezzo a noi: la prima di 20 secoli fa, la seconda alla fine del mondo, la terza, intermedia, che si realizza continuamente; la terza venuta è il tempo della Chiesa, il tempo del nostro pellegrinaggio sulla terra in preparazione all'incontro col Signore alla fine del mondo, e anche della vita personale. La prima lettura si riferisce alla prima venuta di Cristo, il Vangelo e la seconda lettura ci parlano della sua seconda venuta. 1. Gesù preannuncia strani fenomeni in cielo, nel sole e nella luna, e anche nelle stelle (25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle), perché le forze dei cieli saranno sconvolte (26 Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte); e anche sulla terra i popoli saranno spaventati e angosciati per il fragore del mare in tempesta (25 e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti); gli uomini moriranno per la paura e per il presentimento di ciò che dovrà accadere (26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra). Ma Gesù invita i discepoli a stare sereni e tranquilli quando ci saranno questi eventi, perché il tempo della loro liberazione è vicino (28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina). In effetti vedranno che il Figlio di Dio verrà per salvarli sopra una nube con grande potenza e splendore (27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria). Quel giorno è sconosciuto quanto alla data (34 e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso): esso verrà sull'umanità come una trappola, che scatta all'improvviso (35 come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra). Perciò Gesù invita a stare attenti e a non lasciarsi intontire da orge e ubriachezza e a non farsi prendere da troppe preoccupazioni materiali (34 State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita). Gesù esorta quindi a stare ben svegli e a pregare senza stancarsi per avere la forza di superare tutti i mali, che accadranno allora, e così presentarsi con gioia e santità davanti a Gesù (36 Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo). Facciamo atti di fede nella Parola di Gesù e impegniamoci a metterla in pratica.

2. L'invito di Gesù ai discepoli riguarda la sua seconda venuta perché si tengano pronti all'incontro con lui, che allora verrà a giudicare tutti gli uomini (Mt 25,31-46). Bisogna stare in preghiera vigilante e non abbandonarsi ai piaceri cattivi e alle eccessive preoccupazioni del presente. Le raccomandazioni di Gesù valgono certo per quelli che si troveranno sulla terra alla fine del mondo, ma valgono allo stesso modo, e anche di più, per tutti coloro che stanno in questo mondo adesso e dovranno lasciarlo con la morte in una data sconosciuta, in cui si realizzerà l'incontro con Cristo giudice nel giudizio particolare. E’ importantissimo trovarsi preparati a tale incontro, cioè in amicizia col Signore, senza peccati gravi sulla coscienza; e a tale scopo aiuta moltissimo la preghiera quotidiana, la messa e la comunione domenicale, la confessione mensile, i primi venerdì e sabato del mese, possibilmente la recita del rosario. Stiamo vigilanti.

II - Geremia 33,11-16 Dio preannuncia che si avvicina il tempo, in cui egli realizzerà le promesse, che aveva fatte nel passato per il bene di tutto il popolo ebreo (14 Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda). Allora egli farà nascere un discendente di Davide, che osserverà la giustizia e la amministrerà in modo imparziale nel paese (15 In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra) e verrà chiamato germoglio di Davide; allora gli ebrei saranno liberati da ogni forma di oppressione e vivranno tranquilli (16 In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla), e la Città Santa avrà un nome nuovo, che indicherà la sua trasformazione in realtà nuova, cioè che sono un popolo di salvati: Signore nostra giustizia (16 e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia). E’ una delle tante promesse, che riguardano il Messia e i tempi belli, che ci saranno con la sua venuta per il bene d’Israele, ma anche di tutti gli uomini. Queste promesse si sono realizzate sul piano temporale e spirituale in un modo parziale con la prima venuta di Gesù Cristo: ci vengono offerti il perdono dei peccati e l'amicizia con Dio già da 20 secoli a questa parte e fino alla fine del mondo; ma le promesse avranno la piena realizzazione con i frutti completi solo in occasione della sua seconda venuta, quando, oltre alla salvezza dell'anima, ci sarà anche la resurrezione dei corpi. Crediamo, ringraziamo, impariamo a gustare quel che quel che già abbiamo ricevuto, restando nell'attesa del più che verrà.

III - Prima Tessalonicesi 3,12-4,2 1. San Paolo ricorda ai Tessalonicesi che, quando Gesù verrà la seconda volta, accompagnato da tutti i suoi Santi, occorre essere forti e santi e perfetti davanti a Dio Padre (13 per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi). Per farsi trovare da Gesù in queste condizioni, occorre tener presente l’insegnamento di Paolo con le regole di vita, che egli diede da parte di Gesù (2 Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù), ma anche il buon esempio, che Paolo ha dato con il suo comportamento, con il quale egli voleva piacere a Dio e progredire nella santità di vita (1 come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate). Soprattutto devono crescere e sovrabbondare nell'amore reciproco, come S. Paolo li ama (12 crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi): tutto questo lo realizza Gesù stesso per la sua onnipotenza e misericordia con la sua attività nei loro cuori (12 Il Signore vi faccia). S. Paolo non si limita a ricordare queste verità e a esortare a metterle in pratica, ma anche prega e supplica i fedeli di Tessalonica, coi quali si sente unito nel Signore Gesù, a migliorare ancora (1 Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù, affinché… possiate progredire ancora di più) per amore di Gesù Cristo. Anche qui Paolo raccomanda di prepararsi alla seconda venuta di Cristo, e a quella più vicina – forse immediata – della fine della vita. La stessa esortazione vale per noi: pratichiamo tutte le virtù ma specialmente le teologali, fede, speranza e carità, e anzi soprattutto la carità, più volte richiamata da Paolo. Esaminiamoci e preghiamo molto di tenerci sempre pronti.

2. Impariamo a valorizzare la terza venuta di Gesù, quella intermedia, che si realizza fra la prima e la seconda. Gesù viene ancora oggi su questa terra, come Egli stesso e gli Apostoli hanno insegnato nei loro scritti: Gesù viene continuamente in mezzo a noi nel nostro cuore per la fede (Ef 3,17) e la carità (Gv 14,23), nei fratelli (Mt 25,31-46), nel ministro di Cristo (Lc 10,16), nell’assemblea (Mt 18,20), nella sua Parola, in ciascun Sacramento, specie nell’Eucaristia. Queste presenze di Gesù sono importantissime per la nostra vita spirituale, perché dove Gesù si trova là agisce sempre in modo intenso ed efficace e per il nostro maggior bene. Gesù ci santifica, agendo in noi per mezzo di queste sue varie presenze. Continua a valere ancora oggi l’affermazione dell’evangelista Luca, che ci trasmette quello che egli aveva sentito ripetere continuamente dai testimoni oculari: Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti (Lc 6,19). E Gesù, in occasione della guarigione dell’emorroissa, conferma che effettivamente è così: “Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me” (Lc 8,46). Quella “forza”, effetto della sua benevolenza misericordiosa e della sua onnipotenza, continua oggi a uscire da Cristo e ad agire oggi in noi e produce oggi gli stessi effetti fisici e psicologici e spirituali di allora, quando Gesù stava in mezzo agli Ebrei e ai pagani. Se Gesù ha voluto continuare a essere presente in mezzo a noi, dopo la sua resurrezione e ascensione al cielo, - e non solo nell’Eucaristia, ma in tanti modi -, certamente vuole che tale presenza sia efficace per la nostra santificazione e salvezza. Pensiamo alla visita di Maria a S. Elisabetta: Gesù per mezzo di Maria dà lo Spinto Santo a Elisabetta e a Zaccaria e a Giovanni Battista e così guarisce ciascuno di loro dai suoi malanni spirituali; Gesù con o senza il contatto fisico guariva i malati del corpo. Egli vuol fare la stessa cosa con noi e guarirci dei nostri malanni fisici, psicologici e spirituali, se ci accostiamo a lui con fede e ci impegniamo a perseverare nella nostra amicizia con lui.

EUCARESTIA. Il vertice della presenza di Gesù sulla terra è costituita dall’Eucarestia, quando pane e vino vengono trasformati del suo Corpo e Sangue, cioè in lui. Nella Messa ci sono varie presenze di Gesù: sin dall’inizio egli si rende presente nell’assemblea riunita nel suo nome e nel ministro, e quindi nella Parola proclamata e ascoltata e commentata. Chiediamo per intercessione di Maria e Giuseppe, docilissimi nell’ascolto della Parola e nel fare la volontà di Dio, gli Angeli Custodi e i Santi, specie i penitenti, che ci ottengano di valorizzare queste tante presenze del Signore, specie nell’Eucarestia, nella Parola, nei fratelli, nel nostro cuore. (mons. Francesco Spaduzzi)