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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

Spunti di riflessione per l'omelia della 4.a Domenica del Tempo Pasquale

Spunti di riflessione per l'omelia della 4.a Domenica del Tempo Pasquale

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia

giovedì 19 aprile 18:11 Cultura

Tempo Pasquale Domenica 4 B

I  - Giovanni 10, 11-18 1. Gesù dice di sé che è il Buon Pastore (11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore…; 14 Io sono il buon pastore) e dà subito come segno del suo essere il pastore generoso e ideale, della sua carità pastorale, il fatto che Egli è disposto a dare la vita per le pecore (11 Il buon pastore dà la propria vita per le pecore; 15 e do la mia vita per le pecore; 17 perché io do la mia vita; 18 io la do da me stesso), cioè per amore dell'umanità Egli è disposto a dare veramente tutto se stesso: questo rivela che l'amore di Gesù per gli uomini è realmente senza limiti. (a) A proposito di questa sua disponibilità a dare la vita, Gesù sottolinea che il Padre Lo ama per questo (17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita): l’amore di Gesù per gli uomini attira lo sguardo e l'amore del Padre su Gesù, e ovviamente deve attirare lo sguardo e l'amore degli uomini per Gesù. Gesù aggiunge che dal Padre ha ricevuto il comando di essere obbediente fino alla morte (18 Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio; cfr Fil 2,8), comando che Egli accetta con pieno amore e docilità (Gv 14,31). (b) Gesù sottolinea inoltre che dipende solo da Se stesso, dalla sua piena libertà e consapevolezza, di dare la vita, e non dipende dagli uomini o dalle circostanze (18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla) ed Egli la può riprendere di sua iniziativa quando vuole (17 per poi riprenderla di nuovo; 18 e il potere di riprenderla di nuovo). Ammiriamo Gesù buon Pastore e la sua generosità nel vivere e morire per noi; ringraziamoLo e chiediamo di imitare i sentimenti del suo Cuore, in particolare l'amore al Padre e all'umanità, e di consumare la nostra vita per Dio e le anime, giorno per giorno, come ha fatto Gesù fino alla fine.

2. Gesù aggiunge un'altra caratteristica di sé come Buon Pastore: (a) (14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me), e cioè la conoscenza reciproca con le pecore, che ha come paragone, modello, fondamento e causa, la conoscenza reciproca che c'è fra il Padre e il Figlio (14 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre). Subito dopo Gesù parla dell'amore che il Padre ha per Lui, giacché Egli ama gli uomini fino a dare la vita per loro (17); questo serve a ricordarci anche che per i semiti “conoscere” implica sempre anche l'amore e quindi Gesù afferma che profonda ed estesa è la comunione che Lo unisce al Padre e agli uomini. L’amore mutuo, che lo unisce al Padre, si irradia verso gli uomini per renderli partecipi della Loro comunione di vita divina. La morte di Gesù rappresenterà il culmine della manifestazione del suo amore per il mondo (Gv 15,13) e anche la piena manifestazione della bontà del Padre Gv 3,16). Chiediamola questa comunione con Gesù e attraverso di Lui col Padre e lo Spirito Santo, ma anche la comunione coi fratelli di fede. (b) Gesù mette in risalto che la sua missione di salvezza non si limita ai soli Ebrei ma si estende anche ai pagani, a tutta l'umanità (16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto): Egli deve prendersi cura anche di questi uomini, li deve guidare alla casa del Padre, proponendo loro la Parola di Dio, che essi ascolteranno e formeranno un solo popolo di Dio sotto un solo pastore (16 anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore): l'unità della Chiesa, nuovo popolo di Dio, è frutto dell'unica fede in Cristo. Noi, che non siamo ebrei, siamo indicati in queste parole di Gesù e dobbiamo ascoltarle con profonda gratitudine verso Gesù e impegnarci a condividere la stessa preoccupazione e la stessa responsabilità di Gesù per tutti gli uomini. (c) Gesù contrappone se stesso Buon Pastore al mercenario, che non è veramente pastore e non è il padrone delle pecore (12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono) e che quindi non ha interesse per le pecore (13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore) e che perciò, in caso di pericolo, abbandona il gregge e scappa, consentendone la strage e la dispersione (12 vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde). I pastori buoni devono seguire l'esempio di Gesù e difendere i fedeli, anche a costo di dare la vita per loro. Ammiriamo Gesù Buon Pastore e la comunione di amore e di vita, che realizza con i fedeli, e anche la sua volontà di prendersi cura di tutti gli uomini. Apprezzeremo di più Gesù e i buoni pastori, confrontandoli con i cattivi pastori e mercenari. Prendiamo a cuore la sorte eterna dei nostri fratelli di tutto il mondo, alimentando in noi lo spirito missionario.

II - Atti 4, 8-12. Pietro, accompagnato da Giovanni, ha guarito uno storpio nel Tempio (Atti 3, 1-9) e annuncia la potenza di Gesù Risorto (At 3, 10-26), ma vengono arrestati e tenuti in prigione per una notte (At 4,1-5); al mattino vengono interrogati dai capi del Sinedrio (At 4,6-7) e Pietro, ormai pieno di Spirito Santo dalla Pentecoste in poi e sostenuto dallo stesso Spirito, con coraggio risponde loro e agli anziani (8 Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: Capi del popolo e anziani); essi avevano domandato nel nome di chi o per mezzo di chi era stato realizzato il miracolo della guarigione dello storpio (9 visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato), fatto strepitoso e notorio innegabile (At 4,16), per dichiarazione degli stessi nemici degli Apostoli. Pietro afferma che capi e popolo devono sapere questo fatto (10 sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele), che per l'invocazione del nome di Gesù e per la sua autorità lo storpio è stato guarito (10 nel nome di Gesù Cristo il Nazarenocostui vi sta innanzi risanato). I capi sono responsabili dell’assassinio di Gesù (10 che voi avete crocifisso) e lo hanno considerato come pietra di scarto, come elemento non importante (11 Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori), ma Dio lo ha risuscitato dai morti (10) e quindi l'ha costituito elemento fondamentale nella costruzione del nuovo Tempio e del nuovo Popolo di Dio (11 e che è diventata la pietra d’angolo; cfr Sal 118,22). Pietro proclama che la salvezza viene solo per mezzo di Gesù (12 In nessun altro c’è salvezza) e solo per l'invocazione del suo Nome qui sulla Terra gli uomini possono essere salvati (12 non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati). Pietro annuncia la Parola di Dio l’influsso dello Spirito Santo; ma anche sotto l’influsso del medesimo Spirito erano i capi, che non vollero credere; sotto l'influsso dello Spirito siamo anche noi, che ascoltiamo la medesima Parola di Dio, e invece vogliamo credere, vogliamo essere salvati per mezzo di Gesù. I capi (10) e noi abbiamo crocifisso Gesù (Eb 3,6) con i nostri peccati, ma per la fede in Cristo ci convertiamo e ci incamminiamo verso la salvezza col pentimento e i sacramenti. Cristo è presente nell'Eucaristia come vittima di espiazione dei peccati (1Gv 2,2) e per mezzo di lui otteniamo misericordia dal Padre.

III - 1Giovanni 3,1-2 1. Noi siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente (1 per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!); in realtà noi fin da ora siamo figli di Dio (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio); lo dobbiamo al Padre, che ci ha voluti tale, e al Figlio che ci ha redenti e si è fatto uomo proprio per farci figli adottivi di Dio (Gal 4,5) e allo Spirito santo, che ci fa figli di Dio per mezzo della fede e del battesimo (Rm 8,16-17; Gal 4,6). Sappiamo che siamo figli di Dio, ma ci sfugge in che cosa ciò consista esattamente, perché non abbiamo la piena conoscenza di Dio: adesso lo conosciamo grazie alla ragione, e quindi per analogia attraverso le creature, e grazie alla fede, e quindi non ancora per la visione diretta; così anche non c'è stato ancora rivelato (2) ciò che saremo (2); quando saremo nell'eternità vedremo e capiremo e gusteremo. Per ora intuiamo e supponiamo, partendo da ciò che sappiamo già per la Rivelazione. In effetti sappiamo che quando il Padre o Gesù o la Trinità si manifesterà pienamente a noi nell'eternità (2 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato), noi vedremo Padre e Figlio e Spirito Santo così come sono in se stessi. Questa contemplazione di Dio ci farà diventare simile a Lui (2 noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). La contemplazione di Dio nell’eternità ci assimila a Dio, ci comunica Dio stesso, ci divinizza. Questo processo di divinizzazione in realtà inizia già adesso con la fede, che ci fa condividere il modo di pensare di Dio, e con la carità, che ci fa condividere il modo di amare di Dio, e con i sacramenti, che ci inseriscono nel Corpo di Cristo come membra vive, per cui diventiamo partecipi della Natura Divina (2 Pt 1,4); quanto più meditiamo e contempliamo il Cristo, come appare dalla rivelazione nella S. Scrittura, tanto più Gli rassomigliamo. Credo! adoro, ringrazio, lodo, gusto.

2. Pensando a quel che già capiamo dell'essere figli di Dio, possiamo già percepire, ma non totalmente, quanto è grande nella quantità e nella qualità l'amore di Dio per noi (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre). Dio non si è limitato a crearci, ma ci ha ricreati, consegnando suo Figlio alla morte per noi (Gv 3,16), per farci suoi figli! Noi non riusciamo a capire l'amore di Dio per noi e che cosa significhi essere figli di Dio, e ancora meno lo capiscono quelli del mondo, perché non conoscono Dio (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui) e neanche possono conoscere né il Padre né il Figlio né lo Spirito Santo. Non ci dobbiamo meravigliare se il diavolo, quelli che si schiavizzano alla mentalità mondana o si abbandonano alle tendenze cattive, cioè il mondo e la carne, ci attaccano e ci maltrattano: ciò avviene o perché sono gelosi di noi, come nel caso del diavolo, o non ci capiscono come il mondo e la carne. Non ci stanchiamo mai di riflettere e gustare queste verità e realtà meravigliose, che rivelano tutto l’amore di Dio per noi.

Nell’Eucaristia incontriamo Gesù Buon Pastore, che continua a prendersi cura del suo gregge: (a) offre se stesso, nella prima parte della Messa, nella Liturgia della Parola che come Maestro continua ad annunciare e nel buon esempio che ci dà; e (b) soprattutto nella seconda parte della Messa offre se stesso al Padre in espiazione dei nostri peccati e a noi come cibo e bevanda per la vita eterna e per rafforzare il nostro legame col Padre come figli, con Gesù come fratelli e membra del suo Corpo Mistico e con lo Spirito Santo come ospiti e amici e sposa. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni che ci ottengano la grazia di credere e gustare e vivere queste realtà.

mons. Francesco Spaduzzi

 

Battesimo di Gesù B

Queste sono riflessioni sulla Parola di Dio, proposta dalla Chiesa nella sua Liturgia della domenica e delle feste di precetto, dalle quali si possono trarre spunti per l’omelia, dopo averne fatto oggetto di meditazione
I –             Mc 1,7-11 1.  Giovanni il Battista annunzia innanzitutto che il Messia verrà dopo di lui e che il Messia è infinitamente più potente di Giovanni (7 E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me): il Messia è così infinitamente grande che egli si sente e si dichiara meno di uno schiavo non ebreo di fronte a un padrone ebreo (7 io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali). Gli Ebrei pensavano che il servizio più umiliante per uno schiavo fosse sciogliere e legare i lacci dei sandali del padrone;  perciò un padrone ebreo non poteva neanche chiedere tale servizio al suo schiavo ebreo. Giovanni aggiunge anche che la missione del Messia è infinitamente superiore alla sua; per il battesimo entrambi usavano l’acqua: ma nel battesimo di Giovanni significava la vita nuova che il peccatore pentito voleva cominciare, mentre nel battesimo di Gesù significava il dono dello Spirito, già nell’AT associato in molti profeti all’acqua (8 Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo), e che tale dono veniva dato al battezzato. Riconosciamo l’infinita grandezza di Gesù, anche se nella vita pubblica appare ben poco, eccetto i miracoli, e l’infinita superiorità della missione di Gesù, che viene a donare il dono dei doni, che è lo Spirito Santo. E confondiamoci di fronte all’umiltà di Giovanni il Battista.

Omelia per la Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo (Anno C)

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