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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica 2 (Anno A)

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 2 (Anno A)

I - Giovanni 1,29-34 - Certamente già prima di andare nel deserto da poco più che bambino (?), Giovanni sapeva della chiamata di Dio a fare da precursore al Messia. Ne fanno fede l'apparizione dell’Angelo Gabriele a Zaccaria prima della sua nascita (Lc 1,5ss) e le parole di Zaccaria al momento della sua circoncisione nel Benedictus (Lc 1,76-77). Quando venne il momento di iniziare la sua missione, Dio gli ordinò di lasciare il deserto e di andare a predicare e battezzare (33 colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua). Giovanni certo si pose il problema se doveva rivelare sin dall'inizio chi era il Messia – sapeva bene che era Gesù, suo cugino – ma Dio gli disse che lo poteva manifestare solo dopo aver visto lo Spirito Santo scendere su Gesù e restare su di lui (33 ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito). Giovanni lo contemplò in questa situazione dopo che Gesù ricevette il suo battesimo (32 Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui). Allora Giovanni capì che era venuta l'ora di indicare chi era il Messa, del quale finora aveva detto che cosa era e come prepararsi bene ad accoglierlo. Giovanni precisò che non lo conosceva (31 Io non lo conoscevo; 33 Io non lo conoscevo); in realtà lo conosceva bene - era suo parente e Gesù gli aveva dato lo Spirito Santo fin dal grembo materno (cfr Lc 1,15.41-44) - ma non aveva la missione di annunciarlo prima della venuta dello Spirito su di lui. Gesù in seguito usò lo stesso linguaggio e disse di non conoscere la data della fine del mondo (Mc 13,32); in realtà la conosceva benissimo in quanto Dio e anche in quanto uomo, perché la sua natura umana era unita alla Persona divina del Figlio; ma non rientrava nella sua missione comunicarla agli Apostoli e a noi, perché non ci serve, come non ci giova sapere la data della nostra morte: anzi questa ignoranza ci aiuta di più perché ci fa tenere sempre pronti all’incontro col Signore. Adeguiamoci ai tempi e ai ritmi di Dio come fa Giovanni, che, pur conoscendo la sua missione da bambino, aspetta 20 e più anni nel deserto per iniziare la predicazione. Anche noi sappiamo aspettare con pazienza, fede e amore i nostri tempi. Impariamo a tacere su ciò che non dobbiamo dire, ma, quando è il momento, parliamo con coraggio: avremo difficoltà dagli uomini ma ricompensa da Dio. Al profeta è sempre successo così. Grazie alla meditazione della Parola di Dio e all'intimità crescente con Gesù nella vita quotidiana impareremo a usare prudenza e coraggio e a scegliere i tempi migliori per parlare o per tacere.

2. Giovanni fa una serie di affermazioni su Gesù, che ci rivelano che cosa egli credeva di Lui e anche noi dobbiamo credere. In effetti Giovanni aveva proprio questa missione: far conoscere Gesù e guidare i suoi ascoltatori alla retta fede in lui: ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele (31); questa è anche la missione di ciascuno di noi, poichè abbiamo ricevuto dalla Chiesa il sacramento del battesimo e della cresima e dell’ordine e la missione connessa. (a) Gesù è il Figlio di Dio (34 E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio), il Figlio unigenito (Gv 1,14.18; 3,16), e quindi vero Dio, realtà che si poteva percepire solo con gli occhi della fede, ma anche vero uomo, che si vedeva con gli occhi del corpo e della ragione. (b) Gesù in quanto uomo viene dopo Giovanni - in effetti fu concepito e nacque 6 mesi dopo Giovanni Battista; Egli apparve in pubblico alcuni mesi dopo di lui, ma va avanti a Giovanni come il maestro rispetto al discepolo, perché come Dio esiste da sempre e quindi è prima di Giovanni (30 Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”). Giovanni precede Gesù in quanto uomo ma lo segue in quanto Dio. (c) Gesù è colui sul quale discende e resta lo Spirito Santo e viene a dare il battesimo nello Spirito, che dà il perdono dei peccati e il dono dello Spirito (33) . Gesù dopo il battesimo al Giordano ha ricevuto un’ulteriore effusione dello Spirito Santo nella sua umanità, concepita per opera dello Spirito Santo, e può dare lo Spirito Santo ai discepoli (Gv 3,34; At 2,33). (d) Gesù è l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo (29 Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!), cioè è venuto a espiare i peccati di tutti gli uomini per volontà del Padre, in modo da ottenere loro il perdono con la sua vita di obbedienza al Padre fino alla morte; possiamo pensare a Gesù come l'agnello dell’Esodo, che allontana il peccato col suo sangue espiatorio, o anche al Servo di Yahweh, che come un agnello è condotto al macello per espiare i peccati del popolo (Is 53,7). Anche noi vogliamo credere che Gesù è Dio e uomo e nostro maestro, di cui vogliamo essere discepoli; è pieno di grazia e di verità e soprattutto di Spirito Santo, che egli ci comunica nel battesimo; è colui che ci ha salvati con la sua Passione e Morte, versando il sangue per noi, in obbedienza al Padre, per espiare i nostri peccati. Speriamo nei suoi meriti, confidiamo nella sua bontà infinita. Vogliamo amarlo, guidati dallo Spirito Santo.

II - Isaia 49,3.5-6 - Il profeta sembra parlare di due Servi - ma potrebbe trattarsi di uno solo!; il primo sarebbe Israele, il popolo di Dio, al quale Dio dice che se lo riserva come servo e sul quale o attraverso il quale manifesterà la sua gloria (3 Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria»); si tratta di un concetto che Dio ribadisce molte volte, cioè che si è formato questo popolo perché gli presti culto e osservi i suoi comandamenti e per mezzo suo possa manifestare la sua grandezza gli occhi degli altri popoli. L'altro Servo è il personaggio misterioso che troviamo 4 volte in Isaia (42,1-449,1-650,4-952,13-53,12), detto il Servo di Yahweh (5-6). Di sé dice che Dio lo ama in modo speciale - e perciò lo onora - e inoltre lo protegge - e perciò lo rende forte (5 poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza); in più da sempre lo ha scelto e formato come Servo con la missione di radunare gli Ebrei, che per castigo dei peccati erano stati dispersi, e di ricondurli a Dio, da cui si erano allontanati (5 Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele). Ma Dio aggiunge che intende allargargli il campo missionario e quindi non solo fargli riunire gli Ebrei e riportarli a Dio (6 e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele), ma anche farlo diventare luce per le nazioni, così da portare loro la salvezza fino ai confini della terra (6 Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra). Gesù è questo Servo di Yahweh, che è totalmente amato dal Padre ed è Dio come il Padre: da Questi è stato mandato a salvare Ebrei e pagani con la sua obbedienza amorosa al Padre. Collaboriamo anche noi alla salvezza degli altri.

III - 1Corinti 1,1-3 – (a) Paolo parla di Dio come Padre nostro, dal quale, come da Gesù, viene a noi la benevolenza e la pace, che Paolo auspica per i cristiani di Corinto: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! (3); Dio è il Padre di Gesù e nostro, il creatore di tutto per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Parla di Dio anche a proposito della sua chiamata a essere Apostolo per Sua libera decisione (2 Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio), anche se la vocazione può venire pure da Dio uno e Trino. Infine parla di Dio a proposito della Chiesa di Dio di Corinto, chiesa particolare che è nata, vive e continua a crescere: alla Chiesa di Dio che è a Corinto (2), e usa per essa la formula – qahal Yahweh -, che nell'Antico Testamento indicava l'assemblea degli Ebrei adunata per il culto di Dio. Da Dio Uno e Trino, Creatore, Redentore e Santificatore, vengono tutte le creature, ma sopratutto è venuto il Figlio di Dio nel mondo per salvarci e viene lo Spirito Santo a santificarci, vengono le vocazioni e i doni di Dio e a lui appartiene tutto, compresa la Chiesa. (b) Paolo afferma che dal Padre e da Gesù vengono grazia e pace (3); Gesù è il Signore di tutti (2 Signore nostro e loro) ed è il nome che invocano i credenti in lui - e non il nome degli dei -  nella preghiera e per essere salvati (2 insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo); essi vengono santificati per mezzo di Gesù e grazie all’inserimento nel suo Corpo mistico come membra vive (2 a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù) con la fede e il battesimo: tutti hanno la vocazione alla santità (2 santi per chiamata). Paolo è stato chiamato a essere Apostolo da Gesù Cristo (1; cfr At 9,1-19), come gli altri Apostoli; egli ha Gesù nel cuore, vive di Lui (Gal 2,20) e Lo porta agli altri, perché vuole unire a Lui ogni uomo per la fede e il battesimo; la Parola di Dio, che offre l'Apostolo, è la stessa che annunciava Gesù. Paolo ricorda anche il suo collaboratore Sostene (1 e il fratello Sostene), che in quel momento era con lui a Efeso. Crediamo nelle tante verità che Paolo ha affermato in questi tre versetti in così poche parole; ringraziamo Dio e Paolo per questa Lettera, che esprime le preoccupazioni dell’Apostolo per i problemi, che sorgevano nella comunità di Corinto, da lui fondata come comunità cristiana; apriamo il cuore agli insegnamenti, che Paolo dà nel corso della Lettera, dalla quale saranno tratti alcuni brani nelle domeniche prossime.

EUCARESTIA. La Parola di Dio ci ha presentato Gesù Dio e uomo, Messia e Redentore, che  si rende presente nell’Eucarestia col suo sacrificio per renderci graditi a Dio. Rinnoviamo la nostra fede in Lui e nella sua missione perché tale è la funzione della prima parte della Messa: prepararci all’incontro con Cristo per unirci a Lui nell’offrirci con Lui al Padre nel suo sacrificio e nella comunione eucaristica. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci aiutino a togliere tutti gli ostacoli all’unione con Cristo. (mons. Francesco Spaduzzi)

Battesimo di Gesù A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Battesimo di Gesù A

I - Matteo 3,13-17 – 1. Giovanni Battista predica la conversione per aiutare gli ascoltatori a prendere coscienza che sono peccatori e che, se vogliono avere il perdono dalla misericordia di Dio, hanno bisogno di pentimento e proposito di non peccare e di riparare il peccato. Egli predica in tono forte e minaccia castighi in questo mondo e per l'eternità a nome di Dio, come facevano gli antichi profeti. La sua predicazione è efficace per molti, anche per alcuni capi religiosi ebrei. Un giorno fra gli ascoltatori di Giovanni si presenta anche Gesù, che è Dio ma anche uomo come gli altri uomini, con la differenza che non ha mai peccato e detesta tutti i peccati e ciascuno di essi, e chiede il battesimo come gli altri (13 Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui), non  per riconoscere i peccati che non ha, ma per mostrare che si carica dei peccati di tutti gli uomini e vuole riparare per essi. Giovanni lo riconosce, si inchina profondamente davanti a Lui alla presenza di tutti e Gli vorrebbe impedire il battesimo, riconoscendo che è lui – Giovanni – che ha bisogno di essere battezzato da Gesù (14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?»). Gesù lo rassicura che è volontà del Padre che Egli riceva il battesimo da Giovanni (15 Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia»), ed è giusto fare così; Giovanni obbedisce (15 Allora egli lo lasciò fare). Solo Gesù conosce veramente la gravità del peccato e solo Lui può sentirne tutto il dolore e il desiderio di riparare il male operato dagli uomini. Noi capiamo solo in parte e abbiamo una conoscenza molto limitata di quello che è veramente una ribellione a Dio, perché non abbiamo un’idea adeguata di Dio per farci anche un’idea adeguata dell’offesa a Dio. È Gesù stesso che ci rivela questa nostra incapacità, quando chiede il perdono per i suoi crocifissori e porta come ragione della sua richiesta proprio il fatto che essi non si rendono conto di quello che fanno: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23,34); sulla stessa lunghezza d’onda sono Pietro, quando parla alla folla degli Ebrei nel Tempio, accorsa per la guarigione dello storpio: Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi (At 3,17; cfr 13,27; 17,30) – e si riferiva all’assassinio di Gesù - e Paolo (2Cor 3,14-16). Almeno Gesù, Dio e Uomo, e la sua Madre e il suo padre putativo Giuseppe, a causa della loro santità unica, che suppone necessariamente fede, speranza e carità uniche, comprendono il peccato e offrono a Dio il vero dolore per i peccati dell’umanità; e noi facciamo bene a chiedere a loro di aiutarci a capire e condividere qualcosa del loro dolore per i peccati. Questo dolore offriamolo a Dio per noi e per il mondo intero, portando la motivazione di Gesù per ottenere il perdono per noi e i nostri fratelli. Ammiriamo l’umiltà di Gesù nel presentarsi al battesimo di Giovanni e l’umiltà di Giovanni davanti a Gesù e chiediamo di imitarla.

2. Gesù è battezzato ed esce dall'acqua (16 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua); mentre sta pregando (Lc 3,21), avviene una teofania, una manifestazione di Dio. I cieli si aprono e fu visto (da Gesù o da Giovanni) lo Spirito di Dio scendere sopra Gesù sotto forma di colomba e restare su di lui (16 ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui), mentre una voce dal cielo - di Dio Padre, è chiaro -, proclama che Gesù è il suo Figlio unico, nel quale trova tutto il suo compiacimento (17 Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»). (a) Gesù riceve il battesimo di Giovanni per confermare la sua missione di profeta e precursore; d’altra parte, dopo che Gesù si è umiliato davanti a tutti come se fosse un  peccatore, in questa teofania  la Parola del Padre ne proclama la divinità e la santità e anche la missione di Messia, cioè di profeta, sacerdote e re. Gesù è Dio fatto uomo e Salvatore del mondo. (b) Il battesimo, che noi riceviamo, ci perfeziona nella nostra fratellanza con Cristo, ci fa figli di Dio e dimora dello Spirito Santo e ci fa diventare sacerdoti, re e profeti come Cristo al servizio di Dio e del prossimo. Sentiamo la grandezza del dono di Dio e aderiamo alla Trinità, alla quale siamo stati consacrati nel battesimo e apparteniamo intimamente, per mezzo del Figlio fatto uomo.

II - Isaia 42,1- 4.6-7 Dio presenta il Messia: Ecco il mio servo (1), suo eletto e da lui sostenuto, oggetto del suo compiacimento (1 che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio) per le sue caratteristiche personali e per la sua missione. (a) Caratteristiche personali: è un mite che non sente il bisogno di gridare per far udire la sua voce nelle piazze (2 Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce); sta attento a non distruggere ciò che è indebolito, ma piuttosto a conservarlo e a ripararlo (3 non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta); non si scoraggia nelle difficoltà (4 Non verrà meno e non si abbatterà). (b) La sua missione: deve diffondere la legge vera di Dio fra tutti i popoli (1 egli porterà il diritto alle nazioni; proclamerà il diritto con verità) con coraggio e costanza fino a quando non sarà riuscito a stabilire l’osservanza della legge sulla terra (4 finché non avrà stabilito il diritto sulla terra), anche fra le popolazioni più lontane, che stanno in attesa del suo insegnamento (4 e le isole attendono il suo insegnamento). In effetti Dio gli dichiara che lo ha chiamato e gli ha dato il potere di portare la giustizia sulla terra (6 Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia); inoltre lo ha formato per stabilire un'alleanza con tutti i popoli e portare la luce ai popoli pagani (6 ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni), per aprire gli occhi ai ciechi e liberare i carcerati e i prigionieri (7 perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre). Dio manifesta in più la sua intimità col suo Servo, che ha preso per mano a (6 e ti ho preso per mano) come il papà col figlio o l’adulto col bambino o il protettore col protetto, ma soprattutto gli ha dato il suo stesso Spirito (1 Ho posto il mio spirito su di lui). In sostanza il Servo di Dio è il Messia, l’eletto di Dio, pieno di Spirito Santo, mite e umile di cuore, coraggioso e fedele nel portare la legge di Dio: è preannunziato e descritto Gesù come se Isaia lo avesse davanti agli occhi.

III – Atti degli Apostoli 10,34-38 - Pietro parla a cristiani di origine pagana e rivela la sua sorpresa e ammirazione per Dio, il quale mostra che tratta tutti gli uomini allo stesso modo quando si tratta di salvarli (34 Pietro allora prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone) - egli non fa distinzione fra ebrei, il popolo eletto, e i pagani - e rivela di gradire tutti quelli che credono in Dio e si sforzano di fare la sua volontà (35 ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga). Dio ha mandato il suo messaggio al popolo d'Israele, annunziando loro la salvezza per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore e Salvatore di tutti gli uomini (36 Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti). Pietro nota che i suoi ascoltatori conoscevano bene quello che era avvenuto in Galilea e Giudea, dopo che Giovanni era venuto a predicare e a battezzare (37 Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni); e avevano sentito parlare di Gesù di Nàzaret, che Dio aveva consacrato con lo Spirito Santo e con la sua potenza; Dio era con lui ed perciò era passato dovunque facendo del bene e guarendo tutti quelli che il demonio teneva schiavi (38 cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui). La salvezza è offerta agli Ebrei e ai pagani allo stesso modo: occorre credere in Gesù Cristo e accettare il suo insegnamento; a chi crede egli dona il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio per mezzo del battesimo. Gesù è il nostro Salvatore e tutto otteniamo da Dio per mezzo suo. Crediamo e speriamo in lui, amiamo lui e il prossimo sul suo esempio: così saremo salvati e collaboreremo con Gesù alla salvezza dei fratelli.

EUCARESTIA. Il battesimo di Gesù costituisce l’inizio della vita pubblica di Gesù, anche se in sordina; l’apostolato in grande stile Gesù lo inizierà dopo l’arresto di Giovanni il Battista. Poi Gesù vivrà la sua vita pubblica di circa tre anni e terminerà il suo percorso terreno con la Passione e la Morte, di cui l’Eucarestia è il memoriale: essa rende presente Gesù e la sua opera redentrice, che durò tutta la vita, dal concepimento alla morte. Il battesimo per noi è indispensabile per essere ammessi all’Eucarestia e agli altri sacramenti, perché esso suppone la fede e ci inserisce nel Corpo Mistico di Cristo come membra vive e collaboratori della sua opera di salvezza. Preghiamo la Madonna e S. Giuseppe, che non ebbero bisogno del battesimo perché stavano con Cristo nella sua realtà storica, gli Angeli Custodi e i santi Patroni, che ci ottengano la grazia di capire il grande dono di Dio, che è questo sacramento, e viverlo con la massima fedeltà. (mons. Francesco Spaduzzi)

6 gennaio: Epifania del Signore

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

6 gennaio: Epifania del Signore

1 - Matteo 2,1-12 - 1. Gesù nacque al tempo di Erode. Alcuni Magi arrivarono a Gerusalemme e chiesero (1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme) dove abitava il re dei Giudei, che certamente era nato, come a loro risultava dalla sua stella, che avevano visto sorgere; essi erano venuti per adorarlo come Dio (2 e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»). Il re Erode si turbò, perché era ombrosissimo e aveva sempre paura che gli sottraessero il regno d’Israele; per questo aveva fatto ammazzare molti della sua parentela e persino una moglie amatissima e più di un figlio (l’ultimo, l’erede al trono, tre giorni prima di morire); si agitarono gli abitanti di Gerusalemme, perché conoscevano e temevano le pazzie e stragi del re (3 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme). Erode convocò gli esperti di cose sacre - sacerdoti e scribi - e chiese loro  il luogo, dov'era preannunziata la nascita del Messia (4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo). Gli fu risposto che doveva trattarsi di Betlemme - secondo il profeta Michea (5,1-5); pur essendo un piccolo centro, doveva dare agli Ebrei il capo, che avrebbe retto il popolo come un pastore il suo gregge (5-6 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,/ non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:/ da te infatti uscirà un capo/ che sarà il pastore del mio popolo, Israele»). Erode elaborò subito il suo piano come eliminare il Bambino, perché era ben abituato a uccidere i pochi avversari e i molti presunti tali; chiamò i Magi e si fece dire l'epoca, in cui era apparsa la stella (7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella) e poi disse loro di andare, fare quello per cui erano venuti e ritornare da lui per dargli indicazioni precise sul Bambino, per consentirgli di andare a fargli (la) festa (8 e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo). (a) I Magi erano astronomi e astrologi, saggi forse della Persia - come indicherebbe il nome. Dio li chiamò usando il linguaggio, per loro familiare, cioè lo studio delle stelle. Essi pensavano che, quando appariva una nuova stella, era un avviso che era nato un personaggio importante, un re; così Dio fece apparire la stella, che era essa stessa un miracolo, perché si muoveva in direzione opposta al solito e perché appariva e scompariva secondo la volontà di Dio. Con lo stesso criterio Dio sceglie i mezzi umani per farsi conoscere. Ma questi mezzi umani arrivano fino a un certo punto; e così nelle vicinanze di Gerusalemme la stella scompare e i Magi hanno bisogno di altre indicazioni, che vengono loro dalla Parola di Dio, l'unica che ci dà la verità completa. Essi credono alla Parola di Dio (9 Udito il re, essi partirono), che arriva loro attraverso Erode, che è un pazzo e criminale di prim’ordine: Dio si serve anche del diavolo per portare avanti i suoi piani, anche il piano della salvezza. Anche noi sappiamo servirci della ragione, che è dono di Dio, e della scienza vera - e non la falsa, che ci fa deviare -, per progredire, ma solo la Parola di Dio ci dà la verità completa e ad essa dobbiamo aderire. (b) Erode non crede che è nato il Messia e perciò non si scomoda ad andare a Betlemme e - cosa stranissima - neanche manda qualcuna delle moltissime spie a sua disposizione, per seguire i Magi; Dio lo acceca per salvare Gesù. Gli stessi abitanti di Gerusalemme non si scomodano a fare 8 km per andare a Betlemme, mentre i Magi ne hanno fatto migliaia per arrivare. Anche noi purtroppo tante volte ci commuoviamo davanti a Gesù Bambino o morente in croce, ma non ci decidiamo a fare tutto quello che dobbiamo per arrivare a lui.

2. I Magi vanno a Betlemme e con loro grandissima gioia rivedono la stella, che li accompagna fino alla casa del Bambino (9 Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino). Ma se tanta fu la loro gioia nel rivedere il segno del Bambino che li guidava (10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima), ancora più intensa dovette diventare quando si trovarono di fronte al Bambino con Maria sua madre (11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre); si prostrarono e lo adorarono e gli diedero i doni, che gli avevano portati: mirra, incenso e oro - oppure mirra, incenso bianco e incenso color oro – (11 si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra). Poi rientrarono nel loro paese per altra strada, perché in sogno furono avvertiti di non tornare da Erode (12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese). (a) I Magi credono e obbediscono alla Parola di Dio, ma Dio facilita loro il cammino, ridando loro la stella come guida, per loro più familiare e congeniale. Così è e agisce Dio, che cerca di facilitare al massimo l'incontro con Lui attraverso il Figlio fatto uomo. (b) Giuseppe non appare per affermare la verginità di Maria - così pensano gli studiosi. (c) I doni, offerti al Bambino, avevano valore simbolico: la mirra annunciava le Sue sofferenze e morte, l’incenso la Sua divinità, l’oro la Sua regalità, giacché lo riconobbero come Dio e sacerdote e re, pur non vedendo nessun segno esterno della sua infinita grandezza. Imitiamo i Magi nella loro capacità di adattarsi alla volontà di Dio, che li guida parte a modo loro e parte a modo Suo per aiutarli a vivere di fede. Imitiamoli nel fare qualsiasi sacrificio per incontrare Gesù nelle sue varie presenze, specie nell'Eucaristia, nella Parola, nei fratelli, nel nostro cuore, dal momento che si fa così vicino e facilmente accessibile.

II - Isaia 60,1-6 - Dappertutto ci sono tenebre (2 Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli), ma su Israele risplende il Signore (1 perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te;ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te). Gerusalemme deve diventare essa stessa luce (1 Alzati, rivestiti di luce), che illumina le persone e il loro cammino verso Gerusalemme e verso Dio; il risultato sarà che essa vedrà tanta gente, che si raccoglierà intorno a lei (4 Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te); in  mezzo a questa folla numerosa con sua immensa felicità vedrà presenti i suoi figli, che sono tornati dai luoghi, dove erano stati deportati (4 I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio); con grandissima gioia (5 Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore) vedrà anche radunati intorno a lei i popoli pagani e i loro re (3 Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere), che riverseranno in lei le ricchezze del mare e della terra (5 perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti); anche su animali arriveranno oro e incenso alla città Santa (6 Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso). I popoli arriveranno proclamando la gloria di Dio (6 e proclamando le glorie del Signore). Gerusalemme non solo è illuminata dalla luce del Signore o che è il Signore, ma diventa luce essa stessa, come il ferro diventa fuoco nella fornace. Dio si serve di Gerusalemme per farsi conoscere, amare e servire, e salvare l'umanità. Pensiamo all’insegnamento di Gesù, che dice di sé di essere la luce del mondo e che i suoi discepoli devono essere a loro volta luce (Mt 5,12), figli del giorno e della luce, rivestirsi delle armi della luce perché la vita è una lotta, e devono trasmettere questa luce agli altri.

III - Efesini 3,2-3a.5-6 - A S. Paolo  è stato rivelato il mistero (3 per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero); il mistero consiste nel fatto che i pagani siano chiamati in Cristo Gesù (6 che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù) a essere con gli ebrei partecipi della buona notizia del Vangelo (6 a condividere la stessa eredità), e a formare un unico corpo mistico in Cristo (6 a formare lo stesso corpo) e ad avere gli stessi beni spirituali in questo mondo e nell'eternità (6 e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo). Questo fatto non era conosciuto o percepito nell'AT (5 Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni), ma è stato rivelato gli Apostoli e ai Profeti per mezzo dello Spirito Santo (5 come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito) nel NT. Paolo sa – e gli Efesini anche ne hanno sentito parlare - che gli è stato affidato questo ministero della benevolenza di Dio a beneficio dei pagani (5 penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore). Ogni battezzato e cresimato è chiamato a seguire Cristo luce e a diventare luce e apostolo nei confronti dei fratelli: la salvezza di ciascun fratello dipende da ciascuno di noi, non solo dalle nostre preghiere e penitenze, ma anche dall’apostolato, dalla testimonianza della vita e della parola. Dio non ci salva da soli ma come appartenenti a un popolo; e purtroppo neanche ci danniamo da soli, ma trasciniamo altri con noi.

EUCARESTIA. Non abbiamo bisogno di fare tanti km per incontrare Gesù e di portargli doni materiali; lo incontriamo nell’Eucarestia - e in altri modi - e dobbiamo portargli il nostro cuore e la nostra buona volontà di mettere in pratica la sua Parola. Chiediamo alla Vergine e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli custodi e Santi Patroni di darci il gusto di stare con Cristo e di assimilarne l’insegnamento nella nostra vita per proporlo bene agli altri. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo di Natale: Domenica 2 A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Natale: Domenica 2 A

I - Giovanni 1,1-18 – 1. Giovanni ci presenta con un linguaggio tipicamente orientale, al quale non siamo abituati, chi è e che cosa fa per noi questo Gesù, di cui celebriamo la nascita in modo così solenne. (a) Il Verbo è Gesù prima di diventare uomo. Egli è Dio ed esiste da sempre (1 In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio; 18 il Figlio unigenito, che è Dio) e perciò sta con Dio Padre ed è in relazione con lui (1 e il Verbo era presso Dio; 2 Egli era, in principio, presso Dio). Di Dio Padre Egli è il Figlio unigenito (14 del Figlio unigenito; 18 il Figlio unigenito), che sta col Padre (18 ed è nel seno del Padre) e viene dal Padre (14 che viene dal Padre). Tutto è stato creato per mezzo di Lui, la Parola di Dio (3 tutto è stato fatto per mezzo di lui/ e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste; 10 e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; cfr Gn 1). Egli riceve tutto dal Padre, tutto quello che dona agli uomini: la vita e la luce (4 In lui era la vita/ e la vita era la luce degli uomini; 9 Veniva nel mondo la luce vera,/ quella che illumina ogni uomo). Egli è pieno di grazia e di verità (14). (b) La Parola di Dio, che è il Figlio di Dio, diventò un uomo fra gli uomini e ancora abita con loro (14 E il Verbo si fece carne/ e venne ad abitare in mezzo a noi) come appare dai tanti segni della sua presenza, e porta agli uomini la vita e la luce (4) e la figliolanza di Dio (12 A quanti però lo hanno accolto/ ha dato potere di diventare figli di Dio), a condizione che credano in lui (12 a quelli che credono nel suo nome); questi credenti sono generati da Dio sul piano soprannaturale, e non da coppie umane (13 i quali, non da sangue/ é da volere di carne/ né da volere di uomo/ ma da Dio sono stati generati); essi ricevono anche la grazia e la verità per mezzo di Gesù, il Verbo fatto carne (17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,/ la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo); la grazia è data da Dio e ricevuta dai credenti in abbondanza (16 Dalla sua pienezza/ noi tutti abbiamo ricevuto:/ grazia su grazia) con la possibilità di contemplare la gloria di Gesù (14 e noi abbiamo contemplato la sua gloria,/ gloria come del Figlio unigenito) e di conoscere Dio Padre (18 Dio, nessuno lo ha mai visto:/ il Figlio unigenito, che è Dio/, è lui che lo ha rivelato). Dobbiamo quindi credere in Gesù, sperare in Lui, giacché per mezzo suo ci viene ogni bene, amarlo in quanto Dio e uomo e nostro Salvatore.

2. Ma non tutti credono in Gesù; il mondo rifiuta di conoscerlo (10 Era nel mondo/;… eppure il mondo non lo ha riconosciuto) e col mondo i parenti e connazionali di Gesù (11 Venne fra i suoi,/ e i suoi non lo hanno accolto); Gesù è la luce che splende nelle tenebre, che non l’accolgono, ma comunque non hanno il potere di spegnerla (5 la luce splende nelle tenebre/ e le tenebre non l’hanno vinta). Giovanni Battista fu mandato da Dio (6 Venne un uomo mandato da Dio:/ il suo nome era Giovanni), come precursore di Gesù, per preparare il cuore degli uomini ad accoglierlo; egli credette in lui e gli rese testimonianza, per aiutare tutti a credere (7 Egli venne come testimone/ per dare testimonianza alla luce,/ perché tutti credessero per mezzo di lui./ Non era lui la luce,/ ma doveva dare testimonianza alla luce); parlò chiaramente di Gesù, proclamando la sua infinita superiorità rispetto a se stesso e a tutti gli uomini (15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama:/ «Era di lui che io dissi:/ Colui che viene dopo di me/ è avanti a me, perché era prima di me), ma purtroppo la sua testimonianza fu solo parzialmente accolta. Noi invece vogliamo essere fra quelli che accolgono Gesù con fede e carità e speranza: egli è il nostro Dio, il rivelatore della vita divina e trinitaria e comunicatore di questa vita, che ci rende figli adottivi di Dio come lui ne è il Figlio naturale; Egli ci dà verità e grazia e grazie, di cui è pieno. Ringraziamo, rinnoviamo la nostra speranza per i suoi meriti infinti; adoriamolo; pentiamoci perché abbiamo perso tanto tempo prima di accoglierlo e neanche ora possiamo dire che lo trattiamo con tutto l’amore e il rispetto.

II - Siracide  24,1-4.8-12 – Il Siracide ci presenta la Sapienza di Dio non come un semplice attributo di Dio, cioè Dio che sa tutto, ma distinta da Dio, perché è la prima creatura (9 Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato; cfr 8),  è la Parola di Dio che esce dalla Sua bocca (3 Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo) e resta vicinissima a Dio, perché in cielo (4) e sulle nubi (4) ha la sua dimora (4 Io ho posto la mia dimora lassù) e il suo trono (4 il mio trono era su una colonna di nubi). Per volontà di Dio ricopre tutta la terra come una nube (3 come nube ho ricoperto la terra) ma da Dio riceve anche l'ordine (8 Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine) di fissare la sua dimora speciale (8 colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse) in mezzo al popolo eletto di Dio (8 Fissa la tenda in Giacobbe), che diventa così eredità della Sapienza (8 e prendi eredità in Israele); ed effettivamente la Sapienza getta le sue radici nel popolo glorioso di Dio (12 Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso), che è la porzione del Signore (12 nella porzione del Signore è la mia eredità), ciò che Dio ha riservato a sé perché lo preferisce a tutto. Essa va ad abitare nella città santa (10 e così mi sono stabilita in Sion), preferita da Dio (11 Nella città che egli ama mi ha fatto abitare) e ivi esercita il potere come re (11 in Gerusalemme è il mio potere) e il sacerdozio nel Tempio (10 Nella tenda santa davanti a lui ho officiato), e la missione profetica, perché parla di sé al popolo (1 La sapienza fa il proprio elogio, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria) in mezzo all'assemblea di Dio (2 Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,); essa loda ed esalta se stessa, rivelando la sua gloria alla presenza del popolo schierato (2 dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria): essa è destinata a non scomparire mai (9 per tutta l’eternità non verrò meno), a differenza di tutte le creature, che sono destinate a passare. Giovanni, l’Apostolo ed Evangelista, nel prologo del suo Vangelo fa un passo avanti e ci presenta il Figlio e  Parola di Dio la Sapienza come presso Dio e Dio stesso, per mezzo del quale tutto è stato creato; Egli diventa creatura e uomo, restando Dio, e viene ad abitare fra gli uomini per manifestare Dio e la sua volontà. Crediamo, adoriamo, lodiamo, glorifichiamo Gesù, del quale tutto l’AT è preparazione. Accettiamo il suo potere regale e il suo sacerdozio e la sua missione profetica.

III - Efesini 1,3-6.15-18 – (a) Dio ha un suo piano di salvezza, che è frutto del suo amore (5 secondo il disegno d’amore della sua volontà) ed è per la sua gloria (6 a lode dello splendore della sua grazia); tutto è creato da Dio e lo è per la sua gloria, cioè perché egli sia conosciuto e riconosciuto con la lode, amato e anche riverito, e servito. Anche Maria e ciascuno di noi siamo stati creati con questo fine. Da tutta l'eternità Dio ci ha scelti perché fossimo senza macchia e santi in una vita d'amore per lui (4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo/ per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità) e ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi (5 predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo). Al momento opportuno ci ha anche arricchiti di tutti i doni spirituali, che ci provengono dai cieli (3 che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo). Nel piano di salvezza di Dio è prevista per noi anche l'eredità eterna, che il Padre ha destinato ai figli adottivi (18 quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi) e che è oggetto della nostra speranza (18 a quale speranza vi ha chiamati). Tutto questo è stato realizzato per i meriti di Cristo e in Cristo e per Cristo; ecco le singole tappe: la scelta (4 in lui), la predestinazione (5 mediante Gesù Cristo); il conferimento dei doni (3 in Cristo), la sua grazia (6 sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato), l’eredità eterna: in realtà Dio, che è il Padre di Gesù Cristo e il suo Dio (3 Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo; 17 affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo) e da quale viene ogni gloria (17 il Padre della gloria), ha voluto donarci tutto, dandoci Gesù, e ha voluto che noi fossimo suoi figli ed eredi (5). (b) La loro risposta: la fede in Gesù (15 Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù) e la carità verso Dio che viene amato per se stesso e il prossimo che è amato per amor di Dio (15 e dell’amore che avete verso tutti i santi), e la speranza e certezza che Dio manterrà le promesse (18), la lode a Lui (3 Benedetto), il ringraziamento che Paolo fa nelle sue preghiere (16 continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere) e la supplica di Paolo a Dio, perché dia agli Efesini un’effusione ulteriore di Spirito Santo con i doni della sapienza e della rivelazione, così da portarli a conoscere e amare di più Dio Uno e Trino (17 vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui), illuminandoli meglio e di più sul mistero cristiano e sul loro destino di gloria (18 illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi). Anche noi rispondiamo come gli Efesini e Paolo: fede, speranza e carità, lode e ringraziamento, supplica con le loro stesse richieste: più Spirito Santo per capire meglio e di più il piano di salvezza di Dio su di noi e sull’umanità.

EUCARESTIA. Il Verbo è venuto in mezzo a noi ma non ci ha lasciati più perché ha sostituito alla sua umanità visibile di 20 secoli fa, che è ora in Cielo come risuscitata, altri segni della sua presenza, di cui l’Eucarestia è il più intenso e il vertice; gli altri sono i singoli Sacramenti, la Parola, l’assembla, il ministro, il fratello sofferente, il nostro cuore grazie alla fede e alla carità e alla nostra unione al Corpo di Cristo. Preghiamo la sua Madre e nostra, il suo Padre Putativo e Patrono della Chiesa, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano di crescere costantemente nella pratica delle virtù teologali. (mons. Francesco Spaduzzi)

1° Gennaio: Solennità della Maria SS. Madre di Dio

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

1° Gennaio: Solennità della Maria SS. Madre di Dio

I - Luca 2,16 21 1. (a) I Pastori hanno sentito dall'Angelo chi è Gesù e come trovarlo (Lc 2,9-12) e il canto degli Angeli, che rivela quali sono gli effetti della venuta del Messia: gloria a Dio in cielo e pace agli uomini sulla terra (Lc 2,13-14): essi prestano piena fede alla parola dell'Angelo - e vanno alla ricerca di Gesù, seguendo le sue indicazioni, - e al canto degli Angeli. Anzitutto vedono  Maria e Giuseppe e poi anche il Bambino, che è stato messo a giacere nella mangiatoia (16 Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia) e riferiscono le due straordinarie visioni, che hanno avute, e quanto hanno udito a proposito del Bambino (17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro). Poi ritornano alle loro attività quotidiane e alle loro case, ma la loro mente e il loro cuore sono pieni di pensieri e affetti, che riguardano ciò che hanno visto e udito, e la loro bocca ne parla: lodano e ringraziano Dio per questo avvenimento (20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro). Notiamo e ammiriamo la fede, che i Pastori prestano alle parole degli Angeli, la pronta ricerca che fanno dei Bambino, la testimonianza che danno ai presenti, il calore dei loro sentimenti che si esprime nel dare gloria e lode a Dio per il Suo grande dono - agli ebrei e al mondo -, che è Gesù: Dio e uomo, re e salvatore. Accogliamo la loro testimonianza e seguiamone l'esempio nell’aderire docilmente alla Parola di Dio, che ogni giorno ci viene dalla Chiesa; cresciamo nella conoscenza e amore a Gesù; impegniamoci a testimoniare Gesù con la vita e con la parola. (b) La reazione dei presenti alle parole dei Pastori è lo stupore (18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori), a differenza di Maria, - e possiamo aggiungere Giuseppe -, che invece risponde alla testimonianza, fissando bene nella mente e nel cuore quanto si diceva di Gesù e facendone oggetto di meditazione per cercare di capire di più (19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore) e gustare di più. Certo Maria e Giuseppe credevano senza riserve alle parole dei Pastori, anche perché esse confermavano ciò che essi avevano saputo di Gesù dall'Angelo, che a suo tempo aveva parlato loro, e le impressioni che avevano scambiate, ma adoravano, ringraziavano, speravano, ammiravano, chiedevano perdono per i peccati dell'umanità. Anche noi lasciamoci prendere dallo stupore come i presenti nella stalla, perché si tratta dell'incarnazione di Gesù, l’opera più grande di Dio, ma come Maria e Giuseppe diamo tempo alla meditazione e alla contemplazione per capire di più il mistero e gustare più intimamente la persona e l'opera di Cristo, che è la salvezza nostra e del mondo intero.

2. All’ottavo giorno dopo la nascita gli Ebrei dovevano circoncidere ogni maschietto (21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione) e imporgli il nome. Questo rito era praticato da molti popoli ma per gli Ebrei aveva un significato tutto particolare; era il segno dell’alleanza, che Dio aveva fatta col suo popolo Israele; con essa Dio si impegnava a proteggere sempre il popolo e questo si impegnava a rispettarne i comandamenti. La circoncisione del bambino significava che egli entrava a far parte ufficialmente del Popolo eletto e ne assumeva i diritti e i doveri. In quest’occasione si imponeva il nome al bambino, che  per gli Ebrei poteva indicare anche la sua missione futura, come nel caso di Gesù: il nome gli è imposto già da Dio ed è comunicato dall’Angelo sia a Maria che a Giuseppe (21 gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo). La missione di Gesù, come indicava il nome: Yahwè salva, era di salvare gli Ebrei e l’umanità, dando loro il perdono dei peccati e la vita eterna. Era un rito doloroso per il bambino, ma il suo significato spirituale era grandissimo e perciò grande era la gioia dei presenti. Ringraziamo Gesù che ha pienamente realizzato il significato del suo nome e salva tutti quelli che credono in Lui. Per noi cristiani è il battesimo che ci fa entrare nell’alleanza con Dio.

II - Numeri 6,22-27 – (a) Si tratta di una benedizione, cioè parole, che vengono pronunciate da una persona per incarico da Dio, in suo nome e per sua volontà (22 Il Signore parlò a Mosè e disse: 23«Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro). L’origine della benedizione è quindi Dio; quando Dio ci benedice, vuol dire che Egli ci arricchisce dei suoi doni: la Parola di Dio è onnipotente nella creazione e lo è anche nella benedizione; quando noi benediciamo Dio, diciamo bene di lui per quello che è e per quello che ci ha dato; quando benediciamo gli altri con mandato ufficiale o privatamente, invochiamo da Dio i suoi beni su quelle persone, o – come dice Dio - rendiamo presente su di loro il nome di Dio (27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti), cioè Dio stesso, e Dio, ormai fattosi vicinissimo, intimo con loro, dà effettivamente i suoi doni (27 e io li benedirò). Per gli Ebrei la benedizione di Salomone sul Tempio aveva portato Dio sul e nel Tempio; Dio vi rimase per 410 anni (826-586 a.C.) e poi lo lasciò (Ez 10) a causa dei tanti peccati del Popolo, ripetuti senza pentimento e senza penitenza. Dio vi ritornò dopo 70 anni (Ez 43) e poi l’abbandonò – pare definitivamente - nel 70 d.C. dopo sei secoli; ma ormai noi cristiani sappiamo che Dio si era reso e si rende presente per mezzo di Gesù Cristo in tanti modi, percepibili per la fede. (b) Riflettiamo sulle parole della benedizione: ti benedica il Signore (24), cioè Dio ti arricchisca con i suoi beni materiali, psicologici e spirituali, personali e familiari, nella parentela e amicizia, nella comunità locale e nazionale. E ti custodisca (24), cioè Dio ti sorvegli e abbia cura di te, perché non tu subisca danni, e ti conservi intatto; abbia cura di te e ti accudisca. Il Signore faccia splendere il suo volto (25), cioè non ti mostri un volto arrabbiato o annoiato o arcigno, ma sorridente e favorevole.  E ti faccia grazia (25), cioè ti dimostri benevolenza, ti voglia bene, voglia il tuo bene; essendo Dio infinitamente ricco, può darti beni innumerevoli. Il Signore rivolga a te il suo volto (26), cioè volga verso di te la sua faccia e non le spalle, ti ammetta alla sua presenza con gioia; sia accogliente con te. Ti conceda pace (26), cioè la pienezza dei suoi doni, prosperità materiale e spirituale, personale e comunitaria. Ecco la sintesi della benedizione: il Signore ti benedica, tenga rivolta verso di te la sua faccia sorridente e accogliente; ti mostri benevolenza e ti dia tutti i beni, che entrano nel concetto di pace. Chi attira la benedizione di Dio su di sé, la attira anche sulla sua famiglia e paese: lo ha detto il Signore più di una volta ai mistici. Benediciamo o chiediamo la benedizione di Dio alla fine della preghiera del mattino e della sera su ciascuno di noi e sulla nostra famiglia, sui nostri parenti, sui nostri cari, ma anche sugli altri; in fondo ognuno di noi è in qualche modo sacerdote della propria famiglia (lo siamo grazie al battesimo) e possiamo allargare il nostro influsso anche su cerchie più larghe; la nostra benedizione sarà tanto più efficace quanto più siamo uniti ai Cuori di Gesù e Maria e Giuseppe e, per mezzo loro, a Dio; noi siamo veramente figli di Dio Padre e membra del Corpo di Cristo, abbiamo lo Spirito Santo in noi, se consentiamo a Dio di mantenerci nella sua amicizia, corrispondendo alle grazie che Egli ci dà per essergli fedeli.

III - Galati 4,47 – (a) Paolo ci rivela che cosa fa Dio nei confronti dell’umanità e di ciascuno di noi per salvarci. Dio manda suo Figlio nel mondo e lo fa nascere da una donna per essere uomo come noi e visibile come noi; nasce fra gli Ebrei ed è sottoposto alla Legge ebraica (4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge); viene come Messia per liberare gli ebrei dalla schiavitù della Legge (5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge) e del peccato e i pagani dalla schiavitù del peccato; il frutto di tutta l'opera del Messia è che diventiamo figli adottivi di Dio (5 perché ricevessimo l’adozione a figli). Gesù è stato concepito ed è nato, è vissuto e ha predicato, ha patito ed è morto, è risuscitato e asceso al cielo, proprio per ottenerci la salvezza. Ma perché l'attività redentrice di Gesù sia efficace per noi, Dio Padre manda anche lo Spirito Santo, il quale ci fa aderire con la fede a Gesù e alla sua opera redentrice e viene nei nostri cuori (6 Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio); egli ci fa ricevere il battesimo e gli altri sacramenti. Nel battesimo lo Spirito abita in noi, ci fa figli di Dio e ci dà sentimenti filiali, che si esprimono in pensieri e affetti e in parole e opere di figli nei confronti del Padre (6 E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!»). Naturalmente i figli sono anche eredi dei beni paterni e anche noi – sempre per misericordia di Dio e non per i nostri meriti - siamo eredi di Dio (7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio) e coeredi di Cristo (cfr Rm 8,17: E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria): abbiamo diritto al Paradiso se viviamo da figli buoni di Dio, osservando i suoi comandamenti e portando con pazienza la nostra croce in unione con Gesù e seguendolo come modello. Crediamo, adoriamo, ringraziamo Padre, Figlio e Spirito Santo, Maria e Giuseppe, speriamo, amiamo, chiediamo perdono e preghiamo per noi stessi e per gli altri.

EUCARESTIA. All’inizio dell’anno, Giornata Mondiale della Pace, nel nostro mondo ancora tormentato da tante guerre piccole e grandi, fra nazioni o all’interno delle nazioni, nelle famiglie e fuori… offriamo a Dio Padre Gesù e il suo sacrificio e chiediamo la Pace per noi e per le nostre famiglie e per la nostra patria e per il mondo, ma impegniamoci anche a fare la nostra parte per migliorare i rapporti nel nostro piccolo. Dio ci può dare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ma ha condizionato tanti suoi doni alla nostra collaborazione. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengano di fare la nostra parte per ottenere i doni di Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)