1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica 2 C

I - Giovanni 2,1-12. C'è questa festa di nozze a Cana, villaggio vicino a Nazaret (1 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea) ed è stata invitata Maria (1 e c’era la madre di Gesù) e tra i partecipanti ci sono anche Gesù con i suoi discepoli, quei 6, che già si erano raccolti intorno a lui (2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli; cfr Gv 1,35-51). Ma, come in tutte le cose umane, anche qui c'è qualche cosa che non va: viene a mancare il vino (3 Venuto a mancare il vino), elemento essenziale per una festa di nozze; Maria lo fa notare a Gesù (3 la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»). E’ un semplice rilievo? o è piuttosto un’implicita richiesta di un intervento? Così la intende Gesù e le dà una risposta negativa (4 E Gesù le rispose: Donna, che vuoi da me?), adducendo come motivo che non era ancora venuta la sua ora (4 Non è ancora giunta la mia ora), cioè il momento di manifestare la sua gloria (11). (a) Prendiamo la buona abitudine di invitare Gesù e Maria a tutto ciò che facciamo, specie se si tratta di qualche cosa di importante. In realtà Gesù è già presente di sua iniziativa in ogni momento della nostra vita, se vogliamo valorizzare qualcuno dei suoi 7 modi di presenza in mezzo a noi. Possiamo rivolgerci a Gesù con una breve invocazione: “So che sei presente nel mio cuore per la fede o carità, o nel mio fratello, ecc., donami lo Spirito Santo perché mi aiuti a valorizzare nel modo migliore tutto questo tempo, durante il quale starò con te e dialogherò con te per la gloria del Padre e la salvezza dei fratelli”. (b) Notiamo la presenza e l'opera di Maria: come Gesù ha una sensibilità particolare verso i bisogni degli uomini, anche Maria condivide la sua capacità di compatire e interviene con l'aiuto della sua “onnipotenza supplichevole”; incomincia presto a portare il suo soccorso ai bisognosi spirituali e materiali, quando si va a mettere al servizio della cugina Elisabetta e porta la salvezza nella sua casa; anche alle nozze di Cana si dà da fare e usa la propria influenza con Gesù e i servi in favore degli sposi. Alcuni hanno ragionato: se Maria interviene così nel primo miracolo di Gesù, c’è da supporre che allo stesso modo agirà anche in tutti gli altri miracoli del Figlio, anche se non viene ricordata esplicitamente la sua presenza e azione; il suo scopo resta sempre lo stesso: portare tutti a Gesù. Maria esercita già da ora la sua maternità nei confronti degli uomini, anche se ci viene data come madre apertamente solo sul Calvario. Impariamo a valorizzare sempre la sua presenza e azione. (c) D'altra parte non possiamo separare Maria da Gesù, perché stanno e si muovono sempre insieme da appena Gesù si è fatto uomo e sta ancora nel grembo della Madre, come nell’incontro con Elisabetta (Lc 1,39ss), fino a quando Gesù spira sul Calvario alla presenza della Madre (Gv 19,27ss). L’unica volta che si sono trovati separati per volontà del Padre, si cercano subito e reciprocamente come nella perdita e ritrovamento di Gesù nel Tempio (Lc 2,41ss). Pensare a Gesù e Maria uniti può alimentare la nostra fiducia di essere esauditi nelle preghiere e di ottenere e l'aiuto nelle nostre necessità; in ogni caso Maria saprà trovare i motivi per ottenere l’intervento di Gesù a nostro favore. Non dimentichiamo che per ottenere l’aiuto di Gesù e Maria è importante andare da Gesù, credere in Lui e fare ciò che Gesù ci dice.

2. Gesù ha dato una risposta negativa (4) con le labbra, ma Maria sente che nel cuore Gesù ha tutt'altro; questo Maria lo percepisce con la sua sensibilità materna e per la comunione perfetta di mente e di cuore che ha con Gesù. Perciò manda i servitori da Gesù con l'indicazione di fare tutto quello che Gesù dirà loro (5 Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»). Gesù dà loro l’ordine sorprendente di riempire d'acqua (7 E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore») le 6 anfore di circa 100 litri ciascuna, che servivano per le abluzioni dei Giudei (6 Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri). Sei come i discepoli presenti? Essi le riempiono (7 e le riempirono fino all’orlo) secondo l'ordine ricevuto; quindi da Gesù ricevono un secondo ordine, non meno sorprendente del primo: devono attingere il contenuto delle anfore e portarlo al dirigente del banchetto (8 Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto»); essi obbediscono ancora (9 Ed essi gliene portarono). Il responsabile del banchetto beve e gusta vino – non l’acqua - senza saperne l'origine (9 Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua), lo trova ottimo e ne parla con lo sposo (9 chiamò lo sposo), facendogli notare che di solito si dà il vino meno buono dopo aver consumato quello buono, perché gli invitati ormai brilli non se ne accorgano; ma qui è avvenuto il contrario (10 e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora»). Fu il primo dei segni miracolosi, operati da Gesù nella sua vita pubblica: essi sarebbero serviti ad aiutare le persone a riconoscere Gesù come Dio fatto uomo e a disporre il credente ad affidarsi completamente alla sua Parola, e inoltre a manifestare la sua potenza e sapienza e bontà infinite. E così i primi 6 discepoli, che furono anche Apostoli, crebbero nella fede in lui (11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui). La fede dei discepoli cresce nel contatto con Gesù: quanto più condividono la sua vita e lo conoscono , tanto più cresce la loro fede in lui, si abbeverano al vino buono e nuovo. Anche noi, se alimentiamo la nostra intimità con lui, cresceremo nella fede e nella carità e cammineremo spediti sulla via della salvezza, che resta sempre dono di Dio.

II - Isaia 62, 1-5. Dio – più che il profeta - dichiara il suo amore per Gerusalemme - Sion (1 Per amore di Sion … per amore di Gerusalemme) e si impegna a non tacere e a non darsi pace (1 non tacerò… non mi concederò riposo), finché non sarà liberata e salvata (1 la sua giustizia e la sua salvezza) e non splenderà come luce e non brillerà come fiaccola accesa (1 finché non sorga come aurora …e … non risplenda come lampada). Allora tutti i popoli pagani con i loro re vedranno che il Signore l’ha liberata e ammireranno la sua gloria (2 Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria). A tutti apparirà che nelle mani del Signore essa è come una corona splendida o un diadema regale (3 Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio); per esprimere questa nuova situazione che Dio crea per il suo popolo rinnovato, Dio le darà un nome nuovo (3 sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà); la città - e la nazione - non sarà più chiamata “abbandonata” e “desolata” ma “gioia del Signore” e “sposa” felice perché sarà effettivamente la delizia del Signore e avrà il Signore come sposo (4 Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo). avverrà per gli ebrei che come un giovane sposa una ragazza e gioisce per lei, così Dio prenderà come sposa e amerà il popolo ebreo ed esulterà per questa sua Sposa (5 Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te). Questo dice degli ebrei il profeta Isaia e ciò si realizzerà alla venuta di Gesù sia per la Chiesa come popolo di Dio nel suo insieme sia per ogni singola persona che è veramente cristiana o si sforza con serio impegno di esserlo. La Chiesa - e l'anima - è profondamente amata da Dio in Gesù, che vuole salvarla e mostrare a tutti i popoli che anche per essi è aperta la stessa possibilità. Agli occhi e nelle mani di Dio la Chiesa - e l'anima - è preziosissima e perciò Dio la custodisce e ne ha cura con l'amore appassionato e la gelosia dello sposo nei confronti della sua sposa o l'amore filiale dei figli  per la madre. Dio opera tutto il necessario per trasformare noi peccatori e schiavi del diavolo in figli suoi e sua sposa per mezzo dell'opera redentrice di Cristo e corredentrice di Maria. Crediamo, speriamo, amiamo, gustiamo.

III - 1Corinzi 12,4-11. (a) Vi è un solo Dio in tre persone Padre e Figlio e Spirito Santo e da lui viene e dipende e agisce tutto ciò che esiste sul piano naturale e soprannaturale. L’unico Dio Padre onnipotente ha creato e conserva e concorre alle azioni naturali e soprannaturali con la sapienza infinita del Figlio e con la bontà infinita dello Spirito Santo; allo stesso modo la vita della Chiesa dipende da tutta la Trinità, Padre Figlio e Spirito Santo, e anche i carismi, i ministeri e le attività vengono tutti dal'unico Dio, ma essi vengono attribuiti alle singole Persone divine: i carismi o doni  all'unico Spirito (4 Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito); i ministeri e i servizi all'unico Signore Gesù (5 vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore), che è venuto a servire e non a essere servito; le diverse attività a Colui che muove tutti all'azione, cioè il Padre (6 vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti). Dio è uno solo in tre Persone: è il primo e principale mistero della fede, che conosciamo solo per la rivelazione di Gesù e non è raggiungibile con la ragione umana. Tutte le creature e la vita naturale e soprannaturale dipende dall’Unico Dio in tre Persone. Crediamo, adoriamo, chiediamo di intuire qualcosa in più di quello che solitamente capiamo; supplichiamo di partecipare della conoscenza che ne avevano i santi: pensiamo a Santa Margherita M. Alacoque o alla serva di Dio Lucia di Fatima e tanti altri mistici, che hanno avuto la visione della Trinità o intuizioni particolari su di Essa, ma hanno anche sempre confessato di non essere capaci di comunicarle per mezzo delle parole. (b) In ciascuno lo Spirito Santo si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune della Chiesa (7 A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune): uno riceve dallo Spirito la capacità di parlare con saggezza (8 a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza); un altro quella di parlare con sapienza (9 a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza); lo stesso Spirito a uno dà la fede (9 a uno, nello stesso Spirito, la fede), cioè la facilità di ottenere le grazie; a un altro di operare guarigioni (9 a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni); a un altro di operare miracoli (10 a uno il potere dei miracoli); lo Spirito concede a un fedele di profetizzare (10 a un altro il dono della profezia) e a un altro di poter distinguere gli spiriti cattivi dal vero Spirito (10 a un altro il dono di discernere gli spiriti) e quindi i messaggi che vengono dallo Spirito buono; infine lo Spirito dà a qualcuno la capacità di esprimersi in lingue e a un altro di interpretare le lingue (10 a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue). L'unico Spirito è sorgente di questi doni dei fedeli nella Chiesa e li distribuisce a ognuno in piena libertà (11 Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole): come vuole e a chi vuole e nella misura che vuole e dove vuole. Adoriamo l'opera dello Spirito Santo nella Chiesa e in ciascuno di noi attraverso i carismi; prendiamo coscienza che ognuno di noi ha ricevuto dal momento del battesimo un carisma dallo Spirito, che deve mettere a disposizione della comunità particolare e della Chiesa universale: se non lo facciamo – o se qualcuno ci impedisce di farlo -, viene danneggiata la Chiesa, perché è privata del nostro servizio, e danneggiamo noi stessi – se ciò avviene per colpa nostra -, perché ci sottraiamo all’azione dello Spirito e ci estraniamo alla vita della Chiesa. Chiediamo l'abbondanza dei carismi per la Chiesa universale e per la nostra Chiesa particolare.

EUCARESTIA. E’ Gesù Cristo il nostro Salvatore perché è Dio fatto uomo; Egli è il nostro Redentore, ma ha voluto salvarci con la collaborazione di Maria sua e nostra Madre e nostra Corredentrice; poiché ogni Messa è memoriale della Passione e Morte di Gesù, in ogni Messa ci viene riofferta la salvezza e Maria ci viene data di nuovo come Madre. Chiediamo per intercessione sua e del suo Sposo S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e dei nostri Santi Patroni, una vera devozione alla Vergine, che ci aiuti a essere veri discepoli di Gesù

Battesimo di Gesù: Anno C

1- Luca 3,15-16.21 22. 1. Il popolo ebreo viveva un'attesa intensa del Messia e tutti si erano formati la convinzione che il tempo fosse venuto, appoggiandosi su una profezia di Daniele (9,24-27); molti si presentarono al popolo come messia e raccolsero persone intorno a sé in funzione antiromana, ma furono rapidamente spazzati via (At 5,36-37). La gente si domanda se Giovanni è il Messia (15 Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo), ma egli li disillude subito: annuncia che il Messia non è lui ma verrà dopo di lui e che è più grande e forte; il Battista non si sente degno neanche di sciogliere i lacci dei suoi sandali (16 ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali); inoltre, mentre Giovanni battezza usando solo acqua per aiutare i discepoli a pentirsi dei peccati (16 Giovanni rispose a tutti dicendo: Io vi battezzo con acqua), il Messia battezzerà donando lo Spirito Santo e purificherà i discepoli come fa il fuoco (16 Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco). Giovanni è profeta sin dal grembo materno, ma esercita la sua missione quando lo Spirito e la Parola del Signore scendono su di lui (Lc 3,2). Crediamo alla sua parola, che non è il Messia e ne è il precursore; ammiriamo la sua vita penitente e la sua umiltà; egli non si inorgoglisce per le folle che accorrono a lui e onestamente orienta i suoi discepoli verso il Messia, perché solo questi può salvare. Ringraziamo Giovanni per la sua fedeltà alla missione affidatagli e la sua chiarezza. Anche noi battezzati e preti dobbiamo vivere la nostra fede e abbiamo la missione di testimoniare Cristo con la vita e la parola, per aiutare gli altri ad arrivare al Cristo.

2. In una certa occasione, insieme col popolo che si fa battezzare da Giovanni (21 Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato), si presenta Gesù e si fa battezzare anche lui (21 Gesù, ricevuto anche lui il battesimo). Dopo il battesimo Gesù si raccoglie in preghiera e il cielo di Dio si apre (21 stava in preghiera, il cielo si aprì), dopo essere rimasto chiuso per tanti millenni, e lo Spirito Santo scende su di lui in forma visibile, che poteva dare l'idea di una colomba (22 e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba); una voce viene dal cielo, dal Padre, che si rivolge a Gesù e gli dice che Egli è il Figlio di Dio, l’Unigenito amatissimo, e che il Padre si compiace di lui (22 e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»). Gesù si fa battezzare non perché peccatore e bisognoso di pentirsi, ma per mostrare la sua piena solidarietà con tutti gli uomini, giacché era uomo come gli altri e quindi condivideva la loro stessa natura umana, proveniente dai progenitori peccatori, anche se lui è senza peccato; inoltre Gesù vuol che tutti capiscano che egli porta avanti la sua missione come Servo sofferente di Yahweh, e perciò non accompagnato o sostenuto da gloria umana. A questo segno di umiltà Dio Padre risponde con l’esaltazione di Gesù: il Padre fa conoscere a tutti che Gesù è suo Figlio e che ora inizia la fase pubblica della sua missione di Maestro e Profeta. Tutto avviene in un clima di preghiera, che è indispensabile per percepire le manifestazioni di Dio. Crediamo all’unico Dio, Padre e Figlio e Spirito; e crediamo che Gesù è Dio fatto uomo ed è il nostro salvatore. Se il Padre trova in lui tutta la sua compiacenza, quanto più dobbiamo farlo noi! Adoriamo, lodiamo, benediciamo. Diamo tempo alla preghiera e meditazione, unica via per convertirci e fare spazio a Dio nella nostra vita; siamo stati battezzati per questo.

II - Isaia 40,1-5.9-11. Parla Dio e fa annunciare a Gerusalemme che i suoi peccati sono stati perdonati, perché ha scontato la sua colpa, avendo ricevuto da Dio un trattamento da primogenito, anche nella riparazione dei peccati (2 Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati). Perciò è venuto il tempo di passare dalla desolazione alla consolazione (1 Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio) e di preparare nel deserto la via comoda per il Signore, perché Egli in persona possa guidare il suo popolo da Babilonia - e dal resto del mondo – fino a Gerusalemme (3 Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio). Occorre abbassare i monti e riempire le valli in modo che la strada sia piana (4 Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata). In effetti così Dio manifesterà la sua gloriosa presenza e tutti gli uomini la vedranno, secondo la sua promessa (5 Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato). Dio si rivolge al profeta, che fa da araldo, e gli ordina di salire su un punto elevato per far sentire la sua voce dappertutto col lieto annunzio (9 Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda): la buona novella, il vangelo, che l'araldo e profeta deve annunziare, è la venuta di Dio onnipotente, che porta con sé il premio per i buoni (9-10 Ecco il vostro Dio! 10Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede). Egli agirà da Buon Pastore nel guidare il suo popolo: porterà in braccio gli agnellini e farà camminare con dolcezza le pecore incinte o che hanno partorito (11 Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri).  A noi oggi viene annunciata la venuta di Gesù e la fase pubblica della sua vita, che inizia dopo il battesimo. Egli venne nel mondo quando fu concepito e nacque, ma solo ora dopo il battesimo e con la venuta dello Spirito appare in tutta la sua attività di Messia: è Dio l'onnipotente e viene a salvarci; si mostrerà padre tenerissimo e pastore attentissimo. Credo, adoro, spero nella sua infinità bontà, amo; prego per chi non ha la grazia di poter far questo.

III - Tito 2,11-14; 3,4-7. Con la venuta di Gesù appaiono la benevolenza di Dio (11 È apparsa infatti la grazia di Dio) e la bontà di Dio e il suo amore per tutti gli uomini (4 Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro,/ e il suo amore per gli uomini), e anche la sua misericordia (5), che vuole e realizza la salvezza di tutti gli uomini (11 che porta salvezza a tutti gli uomini; 14 Dio, salvatore nostro …5 egli ci ha salvati; Cristo salvatore nostro). Dio Padre ci salva dandoci Gesù (6 per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro), diventato uomo per noi in modo da rendere visibile la misericordia trinitaria per noi (5 per la sua misericordia). Gesù ci ha salvati anzitutto compiendo la missione di maestro e insegnandoci a evitare il male (12 e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri  mondani) e a fare il bene in questa vita (12 e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà), e poi ha dato la sua vita per noi, per riscattarci da ogni peccato e formarsi un suo popolo di santi, impegnato a fare del bene (14 Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone). L'opera redentrice di Cristo si applica a noi grazie ai sacramenti, a incominciare da battesimo, che, pur essendo semplice acqua, riceve l'efficacia dello Spirito Santo, che per mezzo di esso ci fa nascere di nuovo come figli di Dio e ci fa diventare uomini nuovi (5 con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo): si tratta di quello Spirito, che Dio ci dona per i meriti di Gesù e per suo mezzo (6 che Dio ha effuso su di noi in abbondanza/ per mezzo di Gesù Cristo). Così Dio ci salva per mezzo di Gesù con l'opera dello Spirito Santo, non perché noi abbiamo fatto opere buone, ma per la sua misericordia (5 egli ci ha salvati,/ non per opere giuste da noi compiute,/ ma per la sua misericordia): siamo resi giusti dalla sua benevolenza (7 affinché, giustificati per la sua grazia)e diventiamo nella speranza – e quindi non ancora definitivamente e stabilmente - eredi della vita eterna (7 diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna); nel frattempo ci prepariamo all'incontro col Signore Gesù nella sua seconda venuta (13 nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo). Ci troviamo di fronte alla sintesi di tutta la fede e della vita cristiana: ci presenta le tappe della storia della salvezza: il Signore venne, viene, verrà: venne 20 secoli fa e operò la redenzione; viene adesso per rendercene partecipi nei sacramenti, a incominciare dal Battesimo e continuando con gli altri, specialmente la Confessione e l’Eucarestia, che dobbiamo ricevere e possiamo ricevere con la massima frequenza possibile; verrà alla fine della vita e del mondo per farci entrare nella fase definitiva della salvezza. Crediamo, speriamo, amiamo e domandiamo perdono per quelli che non credono, non sperano e non amano

EUCARESTIA. Cristo venne e Cristo viene ora e non abbiamo assolutamente nulla da invidiare a contemporanei di Gesù, perché è realmente presente e opera nei sacramenti e in tanti altri modi di presenza, e specie nell’Eucarestia come Maestro e sotto i segni del pane e vino consacrati. Gesù viene per darci lo Spirito Santo ancora una volta e per perdonarci i peccati e fare di noi uomini nuovi, pronti per le opere buone. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengano di sapere valorizzare tutte le varie presenze di Cristo per la nostra santificazione. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo di Natale: Epifania Anno C

I - Matteo 2,1-12  1. Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti, che venivano dall'oriente, e domandavano dove si trovava quel bambino, nato da poco, che era il re dei Giudei. Essi avevano visto in oriente apparire la sua stella ed erano venuti in Giudea per rendergli omaggio (1-2 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2 e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»). Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode - perché non era nato nessuno nella famiglia del re – che radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della legge e domandò in quale luogo deve nascere il Messia (3-4 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo) – giacché era molto viva l’attesa della nascita del Messia. Essi indicarono Betlemme, nella regione della Giudea, perché nel profeta Michea si trova scritto che Betlemme non è meno importante delle altre città della Giudea, in quanto in essa nascerà il capo che guiderà Israele, il popolo di Dio (5-6Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda,/ non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:/ da te infatti uscirà un capo/ che sarà il pastore del mio popolo, Israele»).  Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti, venuti da lontano, e si fece dire con esattezza quando era apparsa la stella (7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella). Poi li mandò a Betlemme esortandoli a cercare con ogni cura il bambino e a farglielo sapere in modo che anche lui potesse andare a onorarlo (8 e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo»). Con la genealogia (Mt 1,1-17) e il racconto del concepimento verginale di Gesù (Mt 1,18-25) secondo la profezia di Isaia (7,14), Matteo ha garantito sia che il Messia era discendente di Davide sia anche l’orientamento alla salvezza universale grazie all’inserimento delle donne straniere nella genealogia. Adesso conferma sia la discendenza del Messia da Davide perché lo fa nascere a Betlemme (1.5-6), secondo la profezia di Michea (5,1-5) sia anche la destinazione universale della salvezza grazie all'arrivo dei Magi pagani (1). Riflettiamo che Dio chiama alla salvezza ogni uomo nel luogo, dove il singolo si trova, e tiene conto della situazione personale e anche della cultura in cui vive. Così i Magi forse stavano in Persia o Arabia o Siria e Iraq attuali e avevano una cultura, impastata di astronomia, che diventava facilmente astrologia (2). Erode si turba (3), perché sempre prigioniero della sua paura di perdere il trono - e perciò già fece sterminare la famiglia della moglie Mariamne e poi fece ammazzare i due figli avuti da questa moglie e la stessa moglie e infine, 7 giorni prima di morire, eliminò l'erede al trono, il figlio Archelao. Gerusalemme si agita (3) perché teme la strage, che potrebbe fare Erode. Questi chiede agli esperti dove dovrebbe nascere il Messia (4) e comunica la risposta (5-6) ai Magi, intanto che organizza già la trappola per uccidere il bambino (8). Ma Erode non credette veramente alle parole dei Magi e alla profezia di Michea; altrimenti avrebbe mandato i soldati con i Magi. Dio ci salva personalmente con la fede: i Magi e i Pastori sono salvati; Erode, Gerusalemme e i capi religiosi rifiutano la salvezza perché non hanno fede. E noi?

2. Ricevute le istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella, che avevano visto in oriente, ed essi furono pieni di grandissima gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa, dove si trovava il bambino; là si fermò (9-10 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima). Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria; si inginocchiarono e adorarono il bambino (11 Entrati nella casa  videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono). Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra (11 Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra).  Più tardi, in sogno, Dio li avvertì di non tornare dal re Erode; essi presero allora un'altra strada e ritornarono al loro paese (12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese). I Magi ascoltano la Parola di Dio, che viene loro trasmessa dal re, e credono e partono e con loro grandissima gioia la stella ricompare, li riaccompagna e li guida a destinazione, come la nube che accompagnava gli Ebrei nel deserto e che era segno della presenza e dell’azione di Dio. Nella casa i sapienti vedono il bambino con la madre, ma stranamente non S. Giuseppe, forse per sottolineare il parto verginale di Maria; essi si prostrano e lo adorano in quanto Dio e gli offrono i doni portati con sé; secondo i Padri della Chiesa offrono a Gesù l’oro in quanto re, l'incenso in quanto Dio, e la mirra per preannunciare la sua passione e morte violenta. La gioia grandissima viene loro dal vedere la stella e immaginiamo quanto più profonda sarà stata la loro gioia nel vedere Gesù e Maria! Quanta fede ci volle per riconoscere il re dei Giudei e Dio in quel bambinello, circondato da tanta povertà e modestia, ma essi ebbero tale fede intensa e sentirono  tanto amore per lui: in lui, illuminati dallo Spirito Santo, videro apparire visibilmente la grazia, la misericordia, la bontà, l’amore infinito del Dio invisibile. La natura umana, il corpo storico, di Gesù era il segno che lì c'era Dio e che Gesù è Dio: essi vedono il visibile e credono l'invisibile. Se noi abbiamo la fede dei Magi e la alimentiamo con l’ascolto e l’adesione alla Parola di Dio con la mente e con la vita, arriveremo provare la stessa gioia quando vedremo quei segni della presenza del Signore, che sono i sacramenti, e specie l'Eucarestia, e poi la Parola, l'assemblea, il ministro, ogni uomo e ciascuno di noi in grazia di Dio, cioè dove Gesù è presente per la fede e la carità. Sono veri segni – perché visibili - della presenza di Gesù, diventato invisibile con l’ascensione ma non assente: se vissuti con intensità, questi segni ci danno gioia e diventano sorgente di vita divina in noi. Conserviamo la Parola di Dio nel cuore e meditiamola e cresceremo nella fede (Rm 10,17) e nella carità e nella capacità di essere Apostoli in famiglia è fuori.

II - Isaia 60,1-2 Il profeta a nome di Dio descrive la situazione orribile degli uomini senza fede in Dio e senza amore per lui e per il prossimo (2 Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli); a Gerusalemme invece si avvicina la luce di Dio (1 perché viene la tua luce),  che è la presenza di Dio (1 la gloria del Signore brilla sopra di te; 2, la sua gloria appare su di te): il Signore diffonde la sua luce su Gerusalemme (2 ma su di te risplende il Signore) e la riveste della luce, che è Dio stesso (1 Alzati, rivestiti di luce). Questa luce, che parte dalla Città Santa e si diffonde nel mondo, sarà visibile a tutti i popoli della terra, che saranno attirati verso la dimora di Dio con i loro re e cammineranno guidati da essa (3 Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere). Questi popoli e re si raduneranno intorno a Gerusalemme e con loro anche torneranno i suoi figli, dispersi nel mondo perché venduti schiavi; le sue figlie addirittura saranno portate in braccio (4 Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio). Per la venuta dei figli e dei popoli la gioia della Città sarà grandissima (5 Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore), anche perché i popoli riverseranno le loro ricchezze in essa, per mezzo degi animali (5-6 perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso); questi popoli verranno alla Città Eletta da Dio, celebrando le lodi di Dio (6 e proclamando le glorie del Signore). Dio è luce e chi si incontra con Dio incontra la luce, ne viene illuminato e diventa luminoso, diffondendo luce e calore che attirano a Dio, origine della luce: Gesù è Luce e l’intermediario della luce di Dio.

III - Efesini 3,2-3a.5-6. Il mistero (3), cioè il disegno eterno di salvezza di Dio, consiste in questo: tutti i popoli pagani sono chiamati da Dio a condividere la stessa eredità, una  volta riservata agli ebrei, grazie a Gesù Cristo e in lui; a tale scopo Ebrei e pagani devono entrare a far parte dell'unico Corpo di Cristo e così parteciperanno agli stessi beni (6 che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo). Questo piano della salvezza era stato nascosto alle precedenti generazioni, ma ora è stato rivelato agli Apostoli e ai profeti, per opera dello Spirito Santo (5 Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito). Anche Paolo lo ha conosciuto per rivelazione (3 per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero) e pensa che gli Efesini siano a conoscenza che questo ministero, che offre loro la grazia di Dio, gli è stato affidato da Dio precisamente in loro favore (2 penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore) e di tutti i pagani. Anche noi, leggendo Paolo e ripensando alla sua vita, ce ne rendiamo conto e lodiamo il Signore, perché specialmente grazie a questo Apostolo il Vangelo è stato predicato ai pagani, pur avendo incominciato Pietro ad ammetterli nella Chiesa (At 10). Ringraziamo Dio per il dono della salvezza; chiediamo perdono perché non lo valorizziamo per la nostra vita e non lo trasmettiamo agli altri.

EUCARESTIA. A Erode e ai Giudei e ai loro capi religiosi la venuta dei Magi è offerta di salvezza, se accettano Gesù come i Magi; purtroppo c’è un rifiuto da parte loro. In ogni segno della presenza di Cristo c’è un’offerta di Salvezza, specie nell’Eucarestia, dove Gesù si rende presente nell’assemblea, nel ministro, nella Parola e specie nella consacrazione del pane e vino. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe di ottenerci la loro fede e carità e soprattutto la capacitò di alimentare queste virtù, conservando nella memoria e meditando col cuore la Parola di Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Maria Santissima, Madre di Dio

I - Luca 2,16-21 Il Bambino, che è nato da Maria per opera dello Spirito Santo, viene descritto dall’Angelo ai pastori: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore (Lc 2,11), cioè Egli è il Messia e perciò nasce nella città di Davide, è Dio, che viene per salvare; e i doni, che tale Bambino porta al mondo, appaiono dal canto degli Angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli/ e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14), cioè Egli darà gloria al Padre e amore e pace agli uomini: tutto grazie a Gesù. Tutto quello che Gesù è e viene a fare è indicato dal nome che gli viene imposto alla circoncisione (21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo); essa era il segno dell'accettazione delle condizioni dell'Alleanza per appartenere al popolo di Dio e per restarvi. Di fronte al dono della salvezza, che ci viene da Dio per mezzo di Gesù, possiamo assumere atteggiamenti diversi: i pastori credono alla Parola di Dio attraverso l’Angelo, si muovono, vedono il Bambino con la madre e il padre putativo (16 Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia), e rinnovano la loro fede in lui, senza lasciarsi impressionare dall’assenza di gloria umana, con cui si presenta Gesù: bambino piccolo, alloggio improprio, povertà estrema e genitori modesti ecc.; ed essi annunziano ai presenti e ad altri la nascita di Gesù con lodi a Dio (17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro… 20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro)Maria (con Giuseppe) dà la sua risposta personale: crede, riflette per approfondire, conserva nel cuore e nella mente ciò che si dice di Gesù (Gabriele a lei, l’Angelo a Giuseppe, l’Angelo e gli Angeli ai Pastori, il silenzio del Bambino, ecc.) e collega quel che sta apprendendo con le profezie dell'Antico Testamento (19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore); i Magi si affidano alla stella e fanno centinaia o forse migliaia di chilometri, e credono alla Parola di Dio nella profezia di Michea e fanno altri 8 km per arrivare al Bambino; invece alcune persone presenti all’arrivo dei pastori si stupiscono (18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori), ma con una emozione passeggera, che non scende in profondità e pare che non ricordino più nulla di questi fatti passati; gli abitanti di Gerusalemme si commuovono, ma non si muovono (Mt 2); i sacerdoti e i rabbini istruiscono Erode e altri e i Magi, ma non vanno a Betlemme (Mt 2), che stava ad appena 8 km da Gerusalemme; Erode neanche prestò fede né ai Magi né alla Parola di Dio (Mt 2), perché non mandò i soldati a scortare i Magi, ottima scusa per controllarne i movimenti e per scoprire dove era il Messia, ma poi mandò troppo tardi i soldati per ammazzare Gesù. E noi a quale di queste categorie apparteniamo? Dobbiamo fare come Maria con Giuseppe e i pastori e i Magi: credere alla Parola di Dio e trattenerla nella memoria e nel cuore, meditarla in modo da approfondirla e comunicare agli altri quello che abbiamo ascoltato e meditato circa il Bambino, e chissà anche aggiungere quello che è frutto della nostra riflessione...

II -  Numeri 6,22-27 Si tratta della benedizione che il sommo sacerdote o qualsiasi sacerdote poteva forse dare in varie occasioni e che doveva dare mattina e sera dopo il sacrificio nel Tempio. Il testo della benedizione viene direttamente da Dio ai sacerdoti attraverso Mosè (22-23 Il Signore parlò a Mosè e disse: 23 «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: Così benedirete gli Israeliti: direte loro). L'unica parola italiana “benedizione” ha due significati,  per i quali in altre lingue si usano due parole diverse. (a) Quando Dio benedice l'uomo, lo arricchisce dei suoi beni, gli dona i suoi benefici; (b) quando l'uomo benedice Dio, lo loda, lo ringrazia, lo esalta per i benefici, che Egli concede all'uomo, oppure lo loda per i suoi attributi: onnipotenza, onniscienza, bontà infinita ecc.; (c) possiamo rendere esplicito un altro significato: quando un uomo benedice un altro uomo a nome di Dio, invoca da Dio che conceda a quell'uomo o alla comunità i suoi benefici; questa benedizione è ritenuta particolarmente efficace quando è data a nome di Dio, per sua volontà, specie da un sacerdote o altra persona qualificata. Qui ci troviamo di fronte a una benedizione, che è indicata da Dio e viene data da un rappresentante qualificato di Dio, i sacerdoti da lui stabiliti per gli Ebrei. Riflettiamo sul contenuto di questa benedizione: Ti benedica il Signore (24), cioè ti arricchisca dei suoi beni, quelli che ti vorrà dare, perché, nella sua bontà e sapienza e potenza infinita, ti darà tutto quello che sa che ti è necessario; e ti custodisca (24), come il padrone custodisce i suoi beni, o il pastore le pecore (Gv 10,28-29; Sal 23), o il padre e la madre il figlio (Is 49,15), e ognuno di noi la pupilla dei suoi occhi (Dt 32,10; Sal 17,8); Il Signore faccia risplendere per te il suo volto (25), come il volto di un uomo è detto “splendente” quando sorride, mentre è indicato come “scuro” quando è arrabbiato, così il sacerdote invoca che Dio si rivolga il volto con un sorriso di benevolenza al fedele o al popolo; E ti faccia grazia (25), cioè dimostri con i suoi benefici  la sua benevolenza; Il Signore rivolga a te il suo volto(26), non le spalle perché questo indicherebbe che Dio rifiuta la persona o il popolo; E ti dia pace (26), che era per gli ebrei non la semplice assenza della guerra ma anche l'assenza di ogni male e la presenza di ogni bene: era il massimo che poteva desiderare un ebreo. Di qui anche il saluto Shalom, che era un augurio di pace e di benessere, e il pace e bene di San Francesco, che è un una benedizione, che sintetizza questa benedizione. E’ Dio stesso poi che assicura l’efficacia di quanto ha detto, ricordando che con questa benedizione si invoca la presenza di Dio sul popolo ed essa produrrà sempre i suoi effetti buoni (27 Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò). E’ questione di fede e fiducia in Dio. In sostanza la benedizione prevede e invoca il volto di Dio propizio verso il fedele (25-26), la benedizione di Dio (24) che può comprendere ogni bene (25), in particolare la grazia e la benevolenza di Dio (25), la pace (26), la protezione (24). Come sempre la ricchezza dei doni di Dio viene a noi non per i nostri meriti ma per la sua misericordia, che è generosissima verso chi ha fiducia in Lui, e per i meriti di Gesù Cristo: quanto più grande è la fiducia tanto più abbondanti sono i doni. Ricordiamo le parole della Madonna a S. Caterina Labouré a proposito della medaglia miracolosa: “Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia. Utilizziamo questa benedizione su di noi e sulla nostra famiglia e sul prossimo all’inizio e fine della giornata e durante il giorno per ottenere la protezione di Dio su tutto quello che facciamo; certamente ne sperimenteremo l’efficacia.

III - Galati 4,4-7 gli Ebrei erano sotto il peso della schiavitù dei peccati personali e anche della Legge ebraica. Dio Padre mandò in questo mondo suo Figlio nella pienezza dei tempi, facendolo nascere da una donna come ogni essere umano, per liberare ogni uomo dalla schiavitù del peccato (4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna), ma lo mandò anche come suddito della Legge ebraica (4 nato sotto la Legge), per liberare gli ebrei, che erano schiavi della Legge e farli diventare suoi figli adottivi (5 per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli). La prova che siamo figli di Dio sta nel fatto che il Padre manda nei nostri cuori lo Spirito Santo, lo Spirito del suo Figlio (6 E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio); ora lo Spirito grida (6) nei nostri cuori, rivolgendosi al Padre: “Abba! Padre!” (6), per mezzo dello Spirito noi gridiamo al Padre (Rm 8,15 avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!»). Per gli Ebrei e i Pagani, che credono in Cristo, proprio grazie a Cristo è finita la schiavitù del peccato e della Legge; siamo diventati figli ed eredi di Dio, che perdona in modo misericordioso e generoso (7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio), e oltre che eredi di Dio anche coeredi di Cristo (Rm 8,17 E se siamo figli, siamo anche

eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo). Siamo figli di Dio Padre, fratelli di Cristo e membra del suo Corpo, dimora e sposa dello Spirito Santo: apparteniamo della famiglia della Trinità (Fil 2,19 siete concittadini dei santi e familiari di Dio). Condividiamo l'eredità di Gesù: tutto di buono dobbiamo aspettarci della misericordia infinita di Dio.

EUCARESTIA. Alla fine di ogni Messa c’è la benedizione, con la quale il sacerdote chiede sui fedeli la presenza di Dio e la sua benedizione. La ricchezza dei doni di Dio vengono sintetizzati nella presenza di Gesù sotto le specie consacrate; per mezzo di lui presente e operante vengono a noi tutti i doni di Dio. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e di Santi Patroni, chiediamo di aprire il nostro Cuore ai doni di Dio, quelli che Egli nella sua bontà e sapienza e potenza infinte vuole farci perché sa che ne abbiamo bisogno. (Mons. Francesco Spaduzzi

Tempo di Natale: Sacra Famiglia Anno C

I - Luca 2,41-52 1(a) Maria e Giuseppe, rispettivamente madre e padre putativo di Gesù, erano soliti andare a celebrare la Pasqua a Gerusalemme (41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua) e a partecipare alle celebrazioni del Tempio, secondo la Legge dell'Antico Testamento, che obbligava gli adulti a tre pellegrinaggi annuali a Gerusalemme, a meno che la distanza non lo impedisse. Nella Pasqua si celebrava la liberazione degli Ebrei dall'Egitto e si rinnovava l'attesa della Pasqua finale, della grande liberazione a opera del Messia. Gesù, Maria e Giuseppe capivano meglio di chiunque altro il significato degli avvenimenti biblici e delle loro celebrazioni, e anche della loro proiezione nel futuro. Quando Gesù raggiunse i 12 anni, la famiglia andò come al solito a Gerusalemme per la Pasqua (42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa). A 12 anni si diventava “figli della legge”, una specie di maggiore età con l’obbligo di rispettare alcune leggi. Questa era quindi una famiglia molto religiosa e rispettosa delle leggi di Dio dell'Antico Testamento; la presenza di Gesù, Dio e uomo, non li faceva sentire esonerati dall’obbedienza alle leggi. Esaminiamoci sulla nostra religiosità personale e sulle qualità religiose della nostra famiglia, per esempio se osserviamo le leggi di Dio individualmente e come famiglia, se oggetto dei nostri dialoghi a pranzo e fuori e sui cellulari è Dio e la sua volontà e cose riguardanti la religione, oppure sempre e solo argomenti profani e vuoti. (b) Il dramma esplose al ritorno, quando i genitori partirono con la carovana per Nazareth e Gesù restò a Gerusalemme senza avvertire i genitori e senza che essi se ne accorgessero (43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero); essi fecero tranquilli un giorno di viaggio, perché ognuno di loro era convinto che Gesù fosse con l'altro, o nella comitiva (44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio); a sera si accorsero che Gesù non c'era nel gruppo e lo cercarono invano (44 e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti), e perciò ritornarono a Gerusalemme (45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme). Immaginiamoci l'angoscia di Maria e Giuseppe (48 Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù mai aveva disobbedito, mai aveva dato preoccupazioni…; ora è scomparso: si è perduto o qualcuno gli ha impedito di unirsi ai genitori? Le profezie parlavano chiaramente di Passione e Morte del Messia ed Erode aveva cercato di eliminarlo da piccolo (Mt 2,16-18): era già venuto per lui, appena ragazzo, il momento delle sofferenze e della morte? Questi pensieri tormentosi agitavano i genitori, che dovevano subire anche i sorrisi di compatimento degli altri genitori, che si tenevano i figli ben stretti. Sotto l'aspetto umano l'atteggiamento di Gesù è incomprensibile, riprovevole, deplorevole: ragionando a modo nostro, pensiamo che almeno avrebbe potuto avvertire i genitori che lui si fermava a Gerusalemme, con o senza ulteriori spiegazioni. Ma Gesù è anche Dio, e i pensieri di Dio sono al di là della nostra capacità di comprensione (Is 55,8-9), e lo stesso vale per le sue azioni. Così di fronte all’incomprensibile anche noi siamo costretti a ricorrere - come Maria e Giuseppe - alla fede nell'infinita Sapienza di Dio, per riconoscere che è ben fatto quello che Gesù ha fatto. Ovviamente ciò non ci esonera dallo sforzo di cercare di capire qualcosa di più, come fecero i genitori.

2. (a) Al terzo giorno lo trovarono nel Tempio, seduto come discepolo in mezzo ai maestri, in ascolto e interrogandoli (46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava). Stupore sentivano i maestri, per la profondità delle sue risposte (47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte) e stupore avvertirono Maria e Giuseppe, incontrandolo nel Tempio e in quella situazione (48 Al vederlo restarono stupiti). Rallegriamoci con Maria e Giuseppe perché ritrovano Gesù e finiscono le loro sofferenze; ammiriamo la Sapienza infinita che Gesù fa percepire ai suoi ascoltatori e prepariamoci a considerare infinitamente ricca di sapienza anche la risposta, che dà a Maria e Giuseppe. (b) Maria non intendeva rimproverare Gesù - non l'avrebbe mai fatto perché sapeva benissimo che Gesù faceva tutto bene! -, ma semplicemente espresse la sofferenza sua e di Giuseppe per quello che era accaduto e chiese di capirci qualcosa (48 e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù rispose con la domanda perché lo cercavano (49 Ed egli rispose loro: Perché mi cercavate?): secondo lui doveva essere ovvio per loro che lui si dovesse occupare di ciò che riguardava il Padre Celeste (49Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?), ben distinto dal padre putativo Giuseppe e dalla madre Maria e infinitamente superiore a loro. Risposta chiara secondo Gesù, ma non altrettanto per Maria e Giuseppe (52 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro) e perciò Maria (con Giuseppe) la conservò accuratamente nella memoria e nel cuore (51 Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore) e ne fece soggetto di meditazione (Lc 2,17). Gesù sembra insensibile al dolore di Maria e Giuseppe; invece certamente soffrì intensamente durante quelle ore – e anche prima -, vedendo la sofferenza degli amatissimi genitori, ma sapeva la necessità di questa pena per aiutarli a crescere nella fede e nella carità. E questo ci dice come nella nostra vita dobbiamo essere disposti – per fare la volontà di Dio sempre – a sopportare non solo di soffrire noi, ma anche le persone care, sempre convinti che Dio ci ama sempre e ci è vicino e ci sostiene particolarmente in queste situazioni. Quanti altri insegnamenti per noi! Maria e Giuseppe cercano Gesù, che non hanno perduto per colpa loro: e noi cerchiamo Gesù con altrettanto impegno e desiderio, quando lo perdiamo per colpa nostra, per i nostri peccati gravi? Vigiliamo che i nostri familiari e persone care non perdano Gesù col peccato e lo ritrovino subito se lo perdono? Maria e Giuseppe dialogano con Gesù: e noi quanto tempo dedichiamo al dialogo con Gesù nella preghiera, come singoli e come famiglia? Maria e Giuseppe chiedono spiegazioni a Gesù: sono tanti gli interrogativi che gli avvenimenti ci pongono e che noi rivolgiamo a Dio in preghiera; ci accontentiamo della risposta di Gesù nella Parola di Dio, accogliendola con fede? Gesù torna coi genitori a Nazaret e riprende la vita quotidiana di relazione e di obbedienza come prima (51 Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso): e noi pratichiamo obbedienza e rispetto nei confronti dei genitori e delle autorità legittime? E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (52). Gesù cresceva in età, e questo era inevitabile ed era visibile a tutti, ma soprattutto cresceva nella manifestazione della sua sapienza e santità infinita. E noi ci impegniamo anche a diventare più maturi sotto l’aspetto umano e intellettuale e morale, che deve essere continua, e vigiliamo che avvenga altrettanto per le persone, che ci stanno intorno e delle quali siamo in qualche modo responsabili? Un'altra lezione possiamo apprendere: in famiglia bisogna vivere il rapporto con Dio di fede personale e familiare; meglio se tutta la famiglia riunita va in chiesa per esprimere comunitariamente la propria fede con la partecipazione all'Eucaristia, nella quale Cristo si rende presente e ci associa al suo sacrificio. Preghiamo individualmente e in famiglia e andiamo a messa possibilmente insieme?

II - 1Samuele 1,20-22.24-28 Anna era sterile e veniva offesa per questo dall'altra moglie di suo marito. Pregò Dio di darle un figlio e promise di consacrarlo a Dio, al servizio del tempio, appena svezzato all'età di 3 anni. Ebbe il figlio e lo chiamo Samuele, che significa nel suo nome che egli era il dono di Dio ad Anna (20 Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto»). Andò il marito al pellegrinaggio annuale l'anno appresso (21 Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto), ma lei non l’accompagnò, riservandosi di andarci col bambino appena svezzato, secondo il voto fatto (22 Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre»). E in effetti, quando il bimbo fu svezzato, lo portò al tempio con il necessario per il sacrificio: vitello, grano, vino (24 Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo). Immolarono il vitello e presentarono il bimbo a Eli (25 Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli); e la donna gli ricordò di essere lei quella donna che aveva pregato il Signore (26 e lei disse: Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore) per ottenere quel bambino ed era stata esaudita (27 Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto). Perciò ora lo lasciava al Signore, consacrato per sempre al suo servizio nel tempio (28 Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore). Tutta la famiglia si prostrò in segno di adorazione davanti al Signore (28 E si prostrarono là davanti al Signore), che veniva immaginato seduto con i piedi sull'arca. (b) Questa era una famiglia con vivi sentimenti religiosi personali (la donna che prega) e familiari (tutta la famiglia va ogni anno al tempio, probabilmente per portare le decime, che servivano per il culto). Nella sofferenza si rivolgono a Dio in preghiera e ottengono la sua misericordia. Essi danno anche testimonianze della loro fede e riverenza a Dio, osservando il voto fatto, che certamente costò molto sacrificio alla madre e al padre. Ma che meraviglioso e importante personaggio divenne Samuele, il loro figlio!

III - 1Giovanni 3,1-2.21-24 (a) Giovanni ci richiama la meravigliosa realtà che Dio ci ama - ciascuno di noi - e che ci fa realmente suoi figli (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Siamo già da ora figli di Dio in questo mondo, ma non ne percepiamo tutta la portata a causa dell'oscurità della fede; nell'eternità invece vedremo Dio come egli è e quindi saremo simili a lui, e capiremo bene la nostra figliolanza (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). Ovviamente il mondo non capisce per niente la nostra figliolanza con Dio perché non lo conosce (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui). Crediamo e gustiamo la nostra figliolanza con Dio. Non ci facciamo impressionare dalle prese in giro degli ignoranti la nostra fede. (b) Ma da buoni figli di Dio dobbiamo osservare i suoi comandamenti e comportarci in modo da essergli graditi (21 perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito). Ora Dio da noi vuole che crediamo a Gesù e in Gesù e ci amiamo reciprocamente (23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato). Frutto meraviglioso dell'osservanza dei comandamenti è la nostra mutua immanenza con Dio (24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui), che è frutto dell’attività dello Spirito Santo in noi (24 In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato). Altri effetti sono (a) la fiduciosa speranza in Dio, la quale viene dall’osservanza dei comandamenti, per cui la coscienza non ci rimprovera nessun peccato (21 Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio) e (b) l'esaudimento delle nostre preghiere da parte di Dio (22 e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui). Siamo figli di Dio e quindi fratelli fra noi e lo dobbiamo all'amore che il Padre e Gesù hanno per noi. Rispondiamo col nostro amore all’amore di Dio e di Gesù e, per loro amore, amiamo i nostri fratelli con amore non solo naturale, che è già una buona cosa, ma anche soprannaturale, perché abbiamo la grazia di Dio in noi e per motivazioni soprannaturali.

EUCARESTIA. E’ la celebrazione dell’amore della Trinità per noi e la sorgente del nostro amore per Dio e per il prossimo. Chiediamo alla Sacra Famiglia, la Trinità terrestre, di ottenerci la grazia di amare la Trinità Celeste e di  amarci con amore tenero e familiare nella nostra famiglia e nella Chiesa. Tutti gli Angeli e i Santi del Paradiso, che così vivono il loro rapporto con Dio e fra loro, ci ottengano questa grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)