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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario Domenica 33B

I - Marco 13,24-32. 1. (a) Gesù sta parlando ai discepoli anzitutto della fine di Gerusalemme e del Tempio - ed eventualmente anche del culto ebraico e dell'Alleanza Antica -, ma pure della fine del mondo con la sua seconda venuta. Questa seconda venuta di Gesù sarà preceduta da grandi manifestazioni nella storia: ci saranno una grande tribolazione, che potrebbe essere una dolorosa persecuzione, dovuta all'intervento diretto del diavolo, che cerca di far ribellare a Dio il più gran numero di anime (24 In quei giorni, dopo quella tribolazione), e poi fatti straordinari nel cielo, come l'oscuramento del sole e della luna (24 il sole si oscurerà,/ la luna non darà più la sua luce) e la caduta delle stelle sulla terra con lo sconvolgimento dei cieli (25 le stelle cadranno dal cielo/ e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte). (b) La data della seconda venuta di Gesù è nota solo a Dio Padre ed è ignota gli uomini e agli angeli, e persino a Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo (32Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre), perché non rientra nella sua missione rivelarla agli uomini. Ma certamente si realizzerà – in breve tempo dal punto di vista di Dio, mentre a noi può anche sembrare lontana (31 In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga) - perché il mondo cambia e passa, mentre la Parola di Gesù resta e si compie sempre (31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno). Essa sarà preceduta da quei segni che la annunceranno prossima (29 Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte), come l'estate è segnalata dal fatto che diventa verde e tenero un ramo con le foglie che vi spuntano (28 Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina). Comunque Gesù conferma che, prima che il genere umano nel suo insieme passi all’eternità, ci sarà la sua venuta (30) e il Giudizio Universale (27). Alcuni fra i primi cristiani pensavano che Gesù sarebbe tornato la seconda volta già durante la loro vita - e tale era anche il desiderio di Paolo -, ma anche questi affermava che la data è sconosciuta. Pensare alla fine del mondo può essere impressionante, ma è un avvenimento forse lontano - perché il Vangelo non pare che sia stato ancora predicato su tutta la terra; ma in ogni caso non lontanissima c'è la fine della nostra vita, che può e deve richiamare molto di più l’attenzione di ciascuno di noi. Certamente il 99% di noi saremo già morti entro 100 anni e dobbiamo arrivarci preparati, cioè nell'amicizia con il Signore, nella grazia di Dio, senza peccati gravi sulla coscienza; dobbiamo stare sempre pronti all’incontro col Signore perché non ne conosciamo la data.

2. Dopo la grande tribolazione e il cataclisma universale, Gesù verrà una seconda volta sulla terra; la prima volta venne nel nascondimento e poco manifestò della sua gloria divina. Alla fine del mondo invece si presenterà come Dio e uomo, in tutta la sua potenza e gloria divina (26 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria): tutti gli uomini lo dovranno riconoscere come Dio e uomo e adorarlo. Anche i cattivi e dannati coi diavoli lo faranno con sofferenza, mentre i buoni lo faranno con gioia immensa. Gesù per mezzo degli Angeli buoni convocherà i salvati, per confermare loro il premio eterno (27 Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo) e anche i cattivi per convalidare loro la dannazione eterna. E’ il Giudizio Universale, del quale parla Matteo (25,3-46) e che sarà preceduto dalla resurrezione della carne. Chiediamo la grazia importantissima di fare la volontà di Dio ogni momento in modo che moriamo nella sua grazia, e così potremo avere la salvezza definitiva subito con la morte e a suo tempo la risurrezione gloriosa.

II - Daniele 12,1-3. Per la fine del mondo Daniele preannuncia un periodo di grandissime sofferenze, mai sperimentate (1 Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo), in cui il diavolo userà tutta la sua potenza, scienza e cattiveria, per allontanare gli uomini da Dio, perché sa che gli resta poco tempo per fare seguaci e portarli all'inferno. L'Arcangelo Michele veglia sempre e interverrà contro il diavolo in difesa dell’antico popolo di Dio (1Ora, in quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo), e anche del nuovo popolo di Dio, la Chiesa e i cristiani, e con l'aiuto degli Angeli buoni lotterà per salvare quelli che vogliono collaborare con la grazia di Dio e i cui nomi sono scritti nel Libro della vita eterna (1 in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro). Ci sarà la resurrezione di tutti i morti (2 Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno), ma non sarà uguale per tutti: i salvati risusciteranno con il corpo glorioso e manifesteranno nella bellezza del corpo la bellezza della loro anima, la loro rassomiglianza con Dio, di cui sono figli amatissimi; invece i dannati risusciteranno con corpo brutto e deforme e manifesteranno nella bruttezza fisica la bruttezza della loro anima e la loro rassomiglianza con Satana, che hanno scelto come loro padre e padrone (2 gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna). Poi ci sarà il Giudizio Universale (Mt 25,3-46) con la conferma della sorte eterna, decisa già nel giudizio particolare dopo la morte individuale. Daniele forse sottolinea un’altra differenza: fra due categorie di salvati e risuscitati: (a) i sapienti, che hanno ascoltato la Parola di Dio e vi hanno aderito con la fede e l'hanno studiata e assimilata, hanno goduto di luce particolare da Dio e parteciperanno in qualche modo del suo splendore (3 I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento); (b) quelli che hanno comunicato agli altri la scienza, che hanno ricevuta da Dio, spingendoli al bene, diventeranno stelle luminose (3 coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre). La Parola di Dio ci avverte di vivere ogni giorno in amicizia col Signore, di evitare quindi il peccato grave o di confessarlo subito per averne il perdono, in modo da evitare il rischio di dannarci. Il diavolo, alla fine del mondo, spingerà al massimo la lotta contro la Chiesa e i cristiani; fa la stessa cosa alla fine della vita di ciascuno di noi per farci passare dalla separazione provvisoria da Dio, dovuta al peccato grave, alla dannazione definitiva. Vigiliamo con la protezione di Maria e Giuseppe e dell'Arcangelo Michele, invocati protettori in modo speciale nella lotta contro il diavolo.

III - Ebrei 10,11-14.18 La Lettera agli Ebrei afferma che c'è una differenza abissale - quanta ce n’è fra la terra e il Cielo - fra il sacerdote ebreo e il suo sacrificio da una parte e il sommo sacerdote Gesù e il suo sacrificio dall’altra. Cerchiamo di capirci qualcosa facendo il confronto secondo le indicazioni disperse della Lettera. 1. (a) Il sacerdote ebreo è semplice uomo, anche se è chiamato e consacrato da Dio; (b) Gesù è Dio, che è diventato anche uomo per poter essere sacerdote. 2. (a) Il sacrificio ebreo è offerta di animali; (b) Gesù offre se stesso come vittima a Dio. 3. (a) Il sacerdote ebreo si presenta ogni giorno all’altare per offrire molte volte lo stesso sacrificio (11 Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici); (b). Gesù offre un solo sacrificio (12 Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati; 14 con un’unica offerta; 18 Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato). 4. (a) I sacrifici ebrei non eliminano i peccati (11 gli stessi sacrifici che non possono mai eliminare i peccati); (b) Gesù col suo sacrificio ha ottenuto il perdono dei peccati degli uomini (12; 18); inoltre ha reso perfetti quelli che erano deboli e imperfetti e ha purificato quelli che ora sono santificati (14 Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati). 5. (a) I sacerdoti ebrei continuano in piedi a offrire sacrifici per i peccati; (b) Gesù, dopo aver offerto se stesso in sacrificio per i peccati degli uomini e averne ottenuto il perdono, resta accanto a Dio, seduto alla sua destra, al posto d'onore, anche con la sua umanità, ormai glorificata con la resurrezione e ascensione (12 si è assiso per sempre alla destra di Dio) e aspetta solo che i suoi nemici, uomini e angeli cattivi, siano messi sotto i suoi piedi, perché Lui è il vincitore (13 aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi). Crediamo e ammiriamo la grandezza di Gesù e la perfezione del suo sacrificio e la sua efficacia glorificatrice per Gesù e purificatrice e santificatrice e perfezionatrice per noi uomini. Noi offriamo la Messa come nostro sacrificio, ma non si tratta di un nuovo sacrificio, perché ci limitiamo a rendere presente il sacrificio di Gesù, l'unico sacrificio gradito a Dio. Adoriamo, ringraziamo, partecipiamo alla Messa con fede e amore per averne gli effetti bellissimi. Veneriamo Maria, che ha offerto al Padre Gesù e se stessa insieme con Gesù durante la sua vita terrena e facciamo altrettanto noi offrendo Gesù e Maria e noi insieme con loro nella Messa, per avere il perdono dei peccati, la purificazione e la grazia di Dio o santificazione.

EUCARESTIA. Nella Messa Gesù si rende presente come Maestro, che ci offre ancora la sua Parola, e rende presente il suo sacrificio per la gloria del Padre e la nostra salvezza. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e nostri Santi Patroni, perché ci ottengano la grazia di partecipare alla Messa con le migliori disposizioni di fede e carità, di umiltà e devozione, in modo da ottenerne tutti i frutti. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Ordinario: Domenica 32B

I - Marco 12,38-40 1. Gesù raccomandava ai discepoli di diffidare dei maestri della Legge ebraica (38 Diceva loro nel suo insegnamento: Guardatevi dagli scribi): a essi piaceva passeggiare con vestiti lussuosi (38 che amano passeggiare in lunghe vesti), e non con quelle normali, provavano molto gusto nel ricevere in piazza da quante più persone possibili i saluti (39 ricevere saluti nelle piazze), che potevano durare ore, perché ciò li rivelava noti a molti; occupavano i posti d'onore nelle sinagoghe e nei banchetti (39 avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti), perché volevano essere ritenuti importanti; inoltre facevano lunghe preghiere agli angoli delle strade e nelle piazze solo per farsi vedere dagli altri (40 pregano a lungo per farsi vedere), e non per dare tempo e onore a Dio; infine erano avidi di denaro fino a portare via alle vedove tutto quello che avevano per mezzo delle loro consulenze (40 Divorano le case delle vedove). Gesù avvertiva i discepoli che queste persone sarebbero state giudicate con estrema severità da Dio (40 Essi riceveranno una condanna più severa), perché facevano il bene per farsi vedere dagli uomini, per ricevere da loro lodi e onori, e non per dare gloria a Dio; in tal modo avevano perso di vista la ricompensa che si dovevano aspettare da Dio. Esaminiamoci, guardandoci dentro, e vediamo se e in che misura ha attecchito dentro di noi questa mala pianta, che ai nostri tempi è diffusissima e ha radici molto profonde. Purtroppo tantissimi vogliono farsi notare a ogni costo e perciò mettono le loro foto dappertutto, assumono gli atteggiamenti più strani, fanno azioni “estreme” per diventare famosi, e arrivano anche ad ammazzare e ammazzarsi pur di far notizia sui giornali e televisione. Dio condanna questa ricerca disperata di ammirazione da parte degli altri, che è una vera malattia psicologica: si tratta della dipendenza dal giudizio degli altri. Noi non dobbiamo desiderare la notorietà e aspettarci gloria presso gli uomini; dobbiamo tenerci solo al giudizio di Dio e alla sua approvazione…; il resto è perdita di tempo.

2. Gesù sedeva di fronte al tesoro del Tempio, dove i fedeli lanciavano nelle trombe le monete che volevano o potevano: i ricchi gettavano molte e preziose monete ed esse emettevano un suono speciale nell’urtare contro il metallo (41 Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte); però Gesù notò una povera vedova, che vi gettò due monetine, le più piccole esistenti (42 Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo), che emisero il suono flebile del metallo scadente, con cui erano coniate; Gesù chiamò i discepoli e fece notare la differenza fra l'offerta minima di quella vedova e le offerte preziose dei ricchi: l’offerta della vedova moralmente valeva tantissimo, più di tutte le altre (43 Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri), perché nella sua miseria aveva dato tutto quello che aveva e  ciò che le era necessario per vivere (44 Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere); le offerte dei ricchi invece rappresentavano per loro solo una parte del superfluo (44 Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo) e non potevano avere che poco valore davanti a Dio. Gesù lodò la generosità della donna nei confronti di Dio e il suo affidamento a Lui. Così dobbiamo fare anche noi: Gesù vuole che abbiamo il cuore distaccato dai beni terreni, che comunque sono doni di Dio, e che li usiamo con generosità verso Dio e il prossimo, e nello stesso tempo vuole che ci affidiamo totalmente a Dio, certi del suo amore per noi.

II - 1Re 7,10-16. Elia è invitato da Dio ad andare a Sarepta di Sidone con la promessa che lì troverà da mangiare presso una vedova (1Re 7,7-9); egli va a Sarepta, nel territorio pagano di Sidone, e incontra una vedova all’ingresso della città (10 Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna). Le chiede da bere (10 La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere»); mentre la donna si allontana, il profeta le chiede anche del pane (11 Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane»). La donna però gli risponde che ha solo un pugno di farina con poco olio e ha intenzione di preparare del pane per sé e il figlio, mangeranno e si predisporranno a morire, perché non hanno altro per il futuro (12 Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo»). Il profeta la incoraggia a non temere per il suo futuro e a fare quanto ha pensato, ma preparasse prima una focaccia per lui e poi per lei e suo figlio (13 Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio); le rivela anzi la promessa di Dio: avrà sempre farina e olio fino a quando non finirà la carestia (14 poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”»). La donna crede al profeta, come questi aveva creduto a Dio; prepara la focaccia per il profeta e poi per sé e il figlio (15 Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni) e probabilmente anche per i suoi parenti per molti giorni, e forse mesi: farina e olio ve ne fu in abbondanza secondo la promessa di Dio a Elia (16 La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia). Elia crede a Dio e ripone la sua speranza in Lui e nelle sue promesse e va in territorio pagano per trovare da mangiare presso una pagana; la donna pagana si fida del profeta ebreo e gli crede e ripone speranza nel Dio (Dio tanto diverso dai suoi dei!) di Israele (popolo tanto diverso dal suo!), e obbedisce al profeta. Questa fede nella Parola di Dio dobbiamo alimentare in noi e affidarci a Dio totalmente, convinti che, come Egli non ci ha mai  abbandonati per il passato, così farà per il futuro.

III - Ebrei 9, 24-29 1 (a) Il sommo sacerdote ebreo entra ogni anno con sangue di animali (25 come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui) nel santuario di Gerusalemme, il santuario terreno, che è fatto da mani d’uomo per opera di Salomone (24 fatto da mani d’uomo) ed è solo copia del Santuario celeste, che è quello vero (24 figura di quello vero).(b) Gesù invece è venuto sulla terra una sola volta quando il tempo fu compiuto e si è offerto una sola volta in sacrificio per annullare il peccato (26 Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso); egli non si è dovuto offrire più volte (25 E non deve offrire se stesso più volte); e, se fosse stato necessario che Gesù si offrisse più volte, doveva incominciare a offrirsi e a soffrire molte volte fin dalla creazione del mondo (26 in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte). Oltretutto Gesù con l'offerta di se stesso non è entrato nel santuario terrestre di Gerusalemme, ma in quello celeste, l'originale e non la copia, e lì si presenta a Dio il nostro favore (24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, … ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore). E’ chiaro che è infinitamente più elevato Gesù sommo sacerdote (Dio e uomo) rispetto al sommo sacerdote ebreo (semplice uomo scelto da Dio); infinitamente più fruttuoso è il sacrificio unico di Cristo, che offre se stesso col risultato di espiare i peccati degli uomini, rispetto ai tanti sacrifici del sommo sacerdote ebreo, che offre animali e non espia i peccati; molto più importante è il tempio celeste (il Cielo, il Paradiso, la dimora celeste di Dio), dove entra Gesù per presentare al Padre il suo sacrificio, rispetto al santuario di Gerusalemme. Rinnoviamo la nostra fede in queste realtà; adoriamo, lodiamo, ringraziamo, impariamo a valorizzare per la nostra vita spirituale il sacrificio di Cristo, che rendiamo presente nelle nostre Messe.

2. Tutti gli uomini sono destinati a morire una sola volta e poi sono giudicati da Dio (27 E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio); allo stesso modo Gesù si è offerto in sacrificio una volta per sempre ed è morto per prendere su di sé i peccati degli uomini (28 così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti), ma tornerà sulla terra una seconda volta, non per espiare i peccati, ma per dare la salvezza a quelli che l’aspettano da lui e per i suoi meriti (28 apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza). Moriamo una sola volta e, subito dopo la morte, c’è il giudizio particolare; poi, alla fine del mondo, c’è il giudizio universale: Cristo darà la salvezza ai quelli che si sono uniti a lui per la fede e la carità e darà il castigo agli infedeli. Manteniamoci pronti specie per il giudizio particolare, nel quale sarà decisa la nostra sorte eterna da Gesù, che terrà conto della nostra fede, speranza, carità.

EUCARISTIA. I farisei e gli scribi ci tenevano a mettersi in mostra; Gesù guarda alla sostanza e loda la generosità della vedova povera e il suo affidamento a Dio; rende presente il suo sacrificio in elementi poverissimi come l pane e vino, trasformandoli nel suo Corpo e Sangue, in se stesso. Unendoci a Lui con la fede e la carità, disponiamoci ad assumere come nostro il suo modo di pensare e fare nostre le sue scelte. Chiediamo alla Vergine Maria nostra Madre e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di sostenerci con la loro preghiera nel nostro impegno di seguire Gesù povero e umile. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Ordinario: Domenica 31B

I - Marco 12, 28-34 1. Uno scriba si accostò a Gesù e gli chiese qual era il primo di tutti i comandamenti (28 Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?»). I rabbini discutevano nelle scuole su quali fossero i comandamenti piccoli e grandi o veniali e mortali e quale fosse il primo fra i 615 comandamenti della legge ebraica, dei quali 365 proibitivi e 248 positivi. Gesù si rifà alla Parola di Dio attraverso Mosè nel Deuteronomio: anzitutto richiama che c'è un solo Dio, e non molti dei, come pensavano i popoli pagani, che addirittura si credevano discendenti di questo o quel Dio (29 Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; cfr. Dt 6,4); inoltre ricorda che questo unico Dio, nel quale e al quale bisogna credere, dobbiamo amarlo con tutto il cuore (i pensieri e affetti), con tutta l'anima (la vitalità), con tutta la mente (l’intelligenza), con tutta la forza (intensità e impegno), in sostanza con tutta la nostra persona (30 amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza; cfr Dt 6,5). Gesù aggiunge che il secondo comandamento (gli era stato richiesto solo il primo!) è che bisogna amare il prossimo come se stessi (31 Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso; cfr Lv 19,18). Gesù conclude che non c'è comandamento più grande di questi due (31 Non c’è altro comandamento più grande di questi): fede nell’unico Dio e amore a Lui e al prossimo. Il motivo di questo amore a Dio è che egli ci ha creati e ci conserva e concorre alle nostre azioni sul piano naturale e soprannaturale; dobbiamo amare Lui per se stesso, per le sue perfezioni infinite, e il prossimo per amor di Dio, perché Dio lo creò a sua immagine e somiglianza; quindi dobbiamo amare il prossimo come immagine e presenza di Dio stesso. Gesù aggiungerà ancora, per facilitare il nostro amore verso il prossimo, che in certe situazioni è molto difficile, che Egli è presente nel prossimo, specie nei sofferenti (Mt 25,31-46); tanto più che nei redenti è restaurata l'immagine di Dio secondo l'immagine di Gesù (Rm 8,29; Col 3,10) e siamo membra del suo corpo (Rm 12,5; 1Cor 12,12; 6,15); Gesù ha aggiunto anche che dobbiamo amarci l'un l'altro come lui ha amato noi (Gv 13,34). Non possiamo escludere nessuno da questo amore. Esaminiamoci sul nostro amore verso Dio, e sulle motivazioni che ci spingono ad amarlo, e poi sull'amore al prossimo, e sulle motivazioni che abbiamo per amarlo: non la bellezza o ricchezza o parentela o benefici, gratitudine, ecc., ma l'immagine di Dio e di Gesù nel prossimo.

2. Lo scriba approva la risposta di Gesù (32 Lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità) e conferma la sua affermazione circa la fede in Dio, che è uno solo e non ce ne sono altri (32 che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui) e che costituisce anche il primo di dieci comandamenti; inoltre dichiara che amare Dio con tutto il cuore, la mente, la forza, e il prossimo come se stessi ha agli occhi di Dio più valore dei sacrifici e olocausti, che venivano offerti al Tempio (33 amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici). Gesù rileva la saggezza e la sensibilità spirituale dello scriba in queste parole e lo incoraggia, avvertendolo che è vicino al Regno di Dio (33 Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio»). Poiché Gesù mostra una sapienza molto superiore alla comune degli uomini e anche addirittura degli scribi e rabbini, i suoi avversari rinunciano ad attaccarlo con domande imbarazzanti (33 E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo). Chi ama Dio e il prossimo ed è sostenuto da una retta fede, è dentro il Regno di Dio. Un atto di dolore perfetto, cioè che ci pentiamo per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, o di amore perfetto, per cui amiamo Dio perché Bene infinito, bene perfetto, bene eterno, ci apre le porte del Paradiso, anche se avessimo i più grandi peccati: pensiamo al Ladrone pentito e alle lacrime di Pietro! Prendiamo la buona abitudine di moltiplicare gli atti di amore e dolore perfetto.

II - Deuteronomio 6,2-6 Mosè nei suoi lunghi discorsi prima di lasciare questo mondo raccomanda molte volte l'osservanza dei comandamenti. Qui invita al timor di Dio (2 temi il Signore tuo Dio), cioè all'amore verso Dio, associato al rispetto verso di lui; questo amore rispettoso si manifesta concretamente conservando sempre nel cuore i comandamenti (6 Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore) e osservandoli per tutta la vita insieme con i discendenti (2 osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do; 3 e bada di metterli in pratica). Quali sono questi comandamenti?  Anzi tutto ascoltare Dio che parla e prestargli attenzione (3 Ascolta, o Israele… come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto; 4 Ascolta, Israele), perché solo prestando orecchio a Dio, che parla, si può conoscere la sua volontà e quel che fa bene a noi. Ora, la prima cosa da tener in conto è che Yahweh è l'unico Dio e non ce ne sono altri (4 il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore) e la seconda è che bisogna amare Dio con tutti i nostri pensieri e affetti (5 Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore), con tutta la nostra persona e vita (5 con tutta l’anima), e con tutta l'intensità ed energia (5 e con tutte le forze). Dio deve essere per noi al centro di tutto e al di sopra di tutto, perché è il Creatore e il Salvatore e da lui dipendiamo in tutto sul piano naturale e soprannaturale. Le promesse di Dio sono degne di Lui: chi osserva i comandamenti vivrà a lungo (2 e così si prolunghino i tuoi giorni), godrà la felicità (3 perché tu sia felice), apparterrà a un popolo numeroso (3 e diventiate molto numerosi) in modo da far fronte ai nemici di ogni genere e avrà una patria, che è un paradiso in terra (3 nella terra dove scorrono latte e miele). La mentalità degli ebrei era molto materialistica e primitiva: Dio da padre buono si adatta nelle sue promesse alla loro mentalità, ma un po' alla volta per mezzo dei Profeti educa il suo popolo e lo porta a desiderare i beni spirituali, di cui i beni materiali sono simbolo: la lunga vita dell'eternità, la terra promessa del paradiso, la felicità terrena della felicità celeste, il timore dell'amore puro. Questi doni spirituali, chiediamo di apprezzarli e preghiamo per ottenerli; il Signore poi ci concederà anche tutti quei beni materiali, di cui abbiamo veramente bisogno.

III - Ebrei 7,23-28 La Lettera agli Ebrei mette a confronto i sacerdoti dell'Antico Testamento, discendenti di Aronne, con Gesù e afferma l'infinita superiorità di quest'ultimo. 1a. I sacerdoti dell'Antico Testamento erano uomini comuni, e quindi mortali, e perciò dovevano essere in tanti contemporaneamente e nel corso del tempo per garantire il servizio di Dio e del popolo eletto (23 quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo); 1b. Gesù invece è sacerdote unico, perché è immortale e resta per sempre; e anche il suo sacerdozio non finisce mai (24 Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta). In effetti Gesù morì per poche ore, ma ora è vivo perché risorto ed esercita il suo sacerdozio sempre e per sempre, in quanto sta sempre a presentare il suo sacrificio al Padre, che lo gradisce moltissimo: è il sacrificio di tutta la sua vita, e in particolare della passione e morte; inoltre egli prega incessantemente il Padre a favore degli uomini (25 egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore) e perciò può salvare quelli che per mezzo suo si accostano al Padre (25Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio). 2a. Il sacerdote dell'AT era peccatore e doveva offrire i sacrifici ogni giorno non solo per il popolo peccatore, ma anche per sé stesso peccatore (27 come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo); 2b. Gesù invece è santo, senza colpa, senza macchia di peccato e ben separato dai peccatori; è inoltre elevato al Paradiso (26 Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli). 3a. I sacerdoti ebrei erano deboli, fragili (28 La Legge infatti  costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza); 3b.invece Gesù è sacerdote e Figlio di Dio, e quindi sottratto a ogni debolezza e perfetto per sempre; è costituito sacerdote dal Padre con giuramento in tempo posteriore alla Legge ebraica, emanata 1200 anni prima (28 ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre). 4a. I sacrifici offerti dai sacerdoti dell'AT erano tantissimi e offerti ogni giorno (27 offrire sacrifici ogni giorno) e venivano offerti animali o cibi cotti o frutta; 4b Gesù invece offre se stesso (27 Egli non ha bisogno …: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso) e offre se stesso una volta per sempre perché il suo sacerdozio è perfetto e lo è anche il suo sacrificio, quanto alla qualità o contenuto (se stesso!) e al numero (una volta per sempre!). Crediamo che abbiamo Dio fatto uomo come sacerdote per noi e il suo sacrificio è perfetto. Lodiamo e ringraziamo Dio; sentiamoci uniti a Dio perché perfettamente riconciliati. Ringraziamo la Trinità e ammiriamone l’infinita sapienza per averci offerto un piano di salvezza con queste caratteristiche. Ringraziamo Gesù, che lo ha realizzato 20 secoli fa, e Gesù e lo Spirito che lo attuano ancora oggi per noi.

EUCARISTIA. Nella Messa noi rendiamo presente e ripresentiamo al Padre lo stesso e unico sacrificio (non uno nuovo o diverso!), che Gesù offrì 20 secoli e che allora operò la salvezza di tutti gli uomini ma che oggi la realizza per ciascuno di noi che vi partecipiamo, specie con la comunione eucaristica. Dall’incontro con Gesù abbiamo l’abbondanza dello Spirito Santo, che versa nel nostro cuore l’amore verso Dio e il prossimo e tutte le virtù. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni che ci ottengano la grazia di seguire le loro orme. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario Domenica 30B

I - Marco 10,46-52 1. Gesù è seguito dalla folla nel lasciare Gerico (46 Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla); lungo la strada c’è un cieco, Bartimeo, che sta a mendicare (46 il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare). Egli capisce che sta passando Gesù, di cui certo ha sentito parlare come operatore di miracoli e come Messia, e grida per farsi sentire da Lui, chiedendogli che abbia pietà della sua cecità, che lo costringe a chiedere l’elemosina per sopravvivere (47 Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»). Le sue grida danno fastidio a molti, per i quali è più importante il loro benessere personale che la sua sofferenza; essi perciò lo rimproverano per farlo tacere, ma lui grida a voce ancora più alta la sua supplica (48 Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!»). La preghiera è rivolta a Gesù come Messia: “Figlio di Davide” era un titolo messianico (47-48); e Gesù accetta tale riconoscimento, mentre per il passato lo evitava per impedire il sorgere dei problemi con le autorità ebraiche e romane. Ormai Gesù è alla vigilia della Passione e Morte e non c'è più motivo di nascondersi; anzi con l'ingresso a Gerusalemme, la nostra domenica delle palme, difenderà coloro che lo riconoscono e proclamano Messia. Anche noi riconosciamo Gesù come Messia e Salvatore. Anche oggi Gesù continua a operare miracoli per gli altri: riflettiamo che per ogni canonizzazione si sono verificati almeno due miracoli! Anche per noi Gesù è disposto a operare miracoli se sappiamo guardare a Lui con spirito di fede, cioè con fede sotto la guida dello Spirito.

2. Gesù sente le urla di richiesta di aiuto da parte del cieco e la sua professione di fede: si ferma e ordina di chiamarlo (49 Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!») e alcuni lo chiamano con parole di incoraggiamento e gli dicono che Gesù lo invita ad andare da lui (49 Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!»); egli butta via il mantello, di cui si serviva per coprirsi e ripararsi da freddo e vento, balza in piedi e si fa guidare da Gesù (50 Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù), che gli chiede cosa desidera che Egli faccia per lui (51 Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?»). Il cieco chiede di recuperare la vista (51 E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!»). Gesù constata dalle parole del cieco la sua fede messianica e sa che egli crede nella sua onnipotenza e sapienza e bontà infinita; spinto dalla compassione per le miserie umane, lo guarisce e gli dichiara che la sua guarigione è dovuta anche alla sua fede (52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato»). L'uomo, con generosità, si mette al seguito di Gesù (52 E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada), che va a Gerusalemme per esservi crocifisso. Notiamo che per la sua compassione e la sua divinità Gesù opera il miracolo, ma Gesù vuole anche la fede e la preghiera insistente. Gesù potrebbe fare a meno della collaborazione umana ma la vuole in modo che l'uomo prenda coscienza della propria impotenza e del dono che riceve. Riflettiamo che è generosa la risposta del cieco guarito: si mette al seguito di Gesù, proprio mentre la croce si avvicina, a differenza del ricco, che ha rifiutato di andare con Gesù e di Giuda, che già ha maturato il tradimento. Ancora oggi Gesù è in mezzo a noi e può operare miracoli se trova in noi la fede necessaria. Diciamo col padre del ragazzo malato: Credo, aiuta la mia incredulità (Mc 9,24), e per gratitudine seguiamo Gesù, dovunque egli ci vuole portare. Ammiriamo la sensibilità e bontà di Gesù.

II - Geremia 31,7-9 Dio si rivolge a tutta la terra perché canti la sua gioia e la sua lode a Lui per la grande salvezza, operata a vantaggio di Israele, la prima fra le nazioni agli occhi di Dio, il suo popolo eletto, anche se ridotto a un povero resto di poche persone (7 Poiché dice il Signore: Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: “Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”): essi erano partiti da Gerusalemme nel pianto (9 Erano partiti nel pianto), ma il Signore li ricondurrà in mezzo alle consolazioni (9 io li riporterò tra le consolazioni). Dio li cerca e li preleva dai paesi del Nord e dai confini della terra (8 Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità della terra); in mezzo a loro ci saranno ciechi e zoppi e le donne incinte (il futuro del popolo!) e saranno in gran numero (8 fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno qui in gran folla); avranno acqua in abbondanza e strade diritte e comode così da camminare speditamente (9 li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno). Il motivo di questa così grande attenzione di Dio è l'amore suo per Israele, verso il quale si sente padre e che considera suo primogenito (9 perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito). Dio ama ogni sua creatura, perché in ognuna lascia le impronte della sua potenza, sapienza e bontà infinita; ma soprattutto ama gli uomini perché li ha creati a sua immagine e somiglianza; Dio chiama alla sua intimità solo l'uomo e gli comunica la vita divina. Fra tutti i popoli un'attenzione particolare è riservata al popolo ebreo perché discendente di Abramo, uomo fedelissimo, e Dio se ne prende cura nell’AT per 2000 anni con Provvidenza speciale; nella sua misericordia certamente non l'ha abbandonato dopo che la gran parte degli Ebrei hanno rifiutato Cristo: San Paolo dice che essi torneranno a Dio (Rm 9-11). Esprimiamo la nostra gratitudine a Dio per l'amore verso gli ebrei e per l’amore più grande che ha per noi, giacché ci ha salvati per mezzo di Cristo suo Figlio, e impegniamoci ad amarlo per noi e per gli altri: amiamoLo di più per riparare per quando non l’abbiamo amato e  per quelli che non l’amano come dovrebbero.

III - Ebrei 5,1-6 (a) La Lettera agli Ebrei anzitutto ricorda che nell’AT il sommo sacerdote è una persona scelta da Dio fra gli uomini e viene stabilito per servire Dio a vantaggio degli uomini (10 Ogni sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio); egli offre a Dio i doni e i sacrifici per ottenere il perdono dei peccati del popolo (1 per offrire doni e sacrifici per i peccati) e anche per i propri peccati a causa della propria debolezza, (3 A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo). Poiché quindi anche lui è uomo debole, è in grado di nutrire compassione per quelli che sono nell'ignoranza e commettono errori (2 Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza). Tale è anche Gesù, uomo uguale agli altri, eccetto che nel peccato; egli ci ama e prova misericordia e compassione per noi e perciò si offre in sacrificio per i nostri peccati. Credo. adoro, ringrazio. (b) Nessuno può pretendere per sé l'onore di sommo sacerdote, ma lo riceve solo chi è chiamato da Dio, come avvenne di Aronne (4 Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne); allo stesso modo Gesù non prese da sé l'onore di sommo sacerdote ma lo ricevette dal Padre, che lo dichiarò suo Figlio al momento dell'incarnazione (5 Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato), non solo come Dio, ma anche come uomo, e lo dichiarò sommo sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedek (5-6 gliela conferì 6 come è detto in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre,/ secondo l’ordine di Melchisedek). In effetti Gesù, pur avendo probabilmente nelle sue vene sangue di famiglia sacerdotale (Maria era cugina di Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria; ai sacerdoti si consentiva di sposare solo donne di famiglia sacerdotale), comunque non era sacerdote perché apparteneva alla tribù di Giuda. E’ il Padre che lo fa sommo sacerdote per la nostra salvezza: egli non offre sacrifici di cose materiali, ma se stesso e perciò è gradito al Padre e ci salva. Crediamo, ringraziamo, benediciamo, preghiamo che i chiamati al sacerdozio rispondano generosamente all’invito di Dio e i non chiamati si fermino per tempo; a tal fine preghiamo anche per i formatori dei Seminari diocesani e religiosi perché Dio conceda loro il dono del discernimento per ben distinguere i veri chiamati dai non chiamati e così tutti i sacerdoti siano secondo il Cuore di Cristo.

EUCARESTIA. Questa rende presente il sacrificio di Cristo, da lui offerto 20 secoli fa per i peccati degli uomini e che Egli continua a rendere presente per mezzo dei sacerdoti per espiare i peccati. La Parola di Dio della prima parte della Messa ci deve aiutare a rafforzarci nella fede e nella carità per rendere fruttuosa la nostra comunione con Cristo. Supplichiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni perché  l’incontro con Cristo trasformi la nostra vita come avvenne per il cieco guarito.  (mons. Francesco Spaduzzi).

Tempo Ordinario: Domenica 29B

I- Marco 10,35-45 1. Giacomo e Giovanni, fratelli perché figli dello stesso Zebedeo,  esprimono a Gesù il desiderio vivissimo che hanno di essere accontentati in una loro richiesta (35 Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo»). A Gesù, che li invita a dire cosa desiderano (36 Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?»), domandano di concedere loro di occupare i 2 posti più importanti a fianco a lui, quando verrà il momento del suo insediamento come re (37 Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»). Gesù cerca di aiutarli a capire che la loro richiesta è un po’ particolare (38 Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete) e domanda loro se sono disposti a condividere con lui la sorte dolorosa, che lo aspetta, che lui ha varie volte preannunziato e che indica con le due immagini di bere lo stesso calice e di essere battezzato con lo stesso battesimo (38 Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?). Essi, senza riflettere, subito rispondono di sì (39 Gli risposero: «Lo possiamo»), ma poi la triste realtà sarà che non condivideranno i sentimenti di Gesù nel Getsemani e scapperanno quando verrà arrestato. Gesù comunque preannuncia loro che condivideranno la sua sorte (39 E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati), ma è diritto solo di Dio Padre, e non di Gesù, assegnare i posti importanti nel suo Regno (40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato). In effetti  Giacomo sarà il primo apostolo a essere ucciso, martire di Cristo (At 12,2), e Giovanni sarà l'ultimo degli Apostoli a morire ultracentenario, dopo essere sopravvissuto per miracolo di Dio al martirio dell'olio bollente; ma questo avverrà solo dopo il cambiamento profondo, operato in loro dalla venuta dello Spirito Santo (At 2). Questi 2 Apostoli, condividendo la mentalità terrena degli altri Apostoli e degli Ebrei, interpretano come un regno terreno di Gesù il Regno di Dio, da lui annunziato, e pensano a una loro propria sistemazione onorata in esso; Gesù cerca invano di illuminarli, ricordando loro che condividere la sua sorte è soffrire con lui e morire con lui. Comunque Gesù preannunzia loro che condivideranno la sua sorte gloriosa, ma alla maniera di Gesù, in un modo ben diverso da quello che loro pensano, e subito spiegherà lo stile di vita dei responsabili nel Regno di Dio. Stiamo attenti ad adeguarci alla mentalità di Gesù e a rinunciare a quella mondana, che ci fa cercare i beni materiali nell'incontro con Dio: si diventa Cristiani per essere più buoni e non per essere più ricchi.

2. Gli altri Apostoli si imbestialiscono contro i due Giacomo e Giovanni (41 Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni) per il loro tentativo di “sorpasso”. Gesù convoca tutti e ricorda loro lo stile dei governanti di questo mondo, nel quale i sudditi vengono dominati e oppressi (42 Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono); e afferma che invece nel Regno di Dio, nella Chiesa, le cose andranno diversamente (43 Tra voi però non è così); in effetti chi vuole essere grande si deve fare servo di tutti (43 ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore); e chi vuole essere il primo addirittura deve scendere al gradino di schiavo di tutti (44 e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti): la differenza è che il servo ha diritto a un pagamento e a un certo rispetto, lo schiavo ha diritto a niente e deve obbedire in tutto. Gesù inoltre propone il suo esempio e stile di vita: Egli non è venuto a farsi servire ma per servire e anche offrire la vita per la liberazione degli uomini dalla schiavitù di Satana (45 Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti). La lezione di Gesù è chiarissima, ma gli apostoli non la capiscono ancora, tanto è vero che nell'ultima cena hanno di nuovo discussioni su chi è più grande (Lc 22,24-27). Tutti i cristiani devono guardare a Gesù come modello e considerare i posti di responsabilità come un servizio sia in ambito secolare sia, e soprattutto, nella Chiesa. Purtroppo neanche nella Chiesa le cose non vanno sempre bene in questo campo perché tanti diventano preti per la sistemazione e pensano a fare carriera, come tante volte hanno recriminato il papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Questi preti hanno sbagliato strada e fanno male alla Chiesa e a se stessi e scandalizzano i fedeli; preghiamo per la loro conversione e la nostra.

II - Isaia 53, 10-11 (a) Isaia parla di un personaggio misterioso in quattro brani, dall’ultimo dei quali sono tratte queste poche espressioni, ricchissime di significato. Il Servo di Yahwè (11 il giusto mio servo) è giusto, cioè compie e compirà fedelmente la volontà di Dio (10 si compirà per mezzo suo la volontà del Signore): ora chi fa la volontà di Dio offre il sacrificio che Dio gradisce (Es 19,5; Sal 39,7-9); ma il sacrificio ha anche la caratteristica di espiare i peccati ed effettivamente il Servo di Yahwè offre se stesso per espiare i peccati degli uomini (10 Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione), in quanto si carica dei loro peccati (11 egli si addosserà le loro iniquità) e prende su di sé anche i castighi - e quindi le sofferenze - da loro meritati per le loro ribellioni (10 Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori). Ma dopo le sofferenze (11 Dopo il suo intimo tormento), Dio gli darà una grande gloria, che comprende vita lunga (10 vivrà a lungo), la visione di Dio che è luce (11 vedrà la luce) e la conoscenza di Lui, che è fonte di grande gioia  (11 e si sazierà della sua conoscenza); inoltre una grande moltitudine di uomini beneficerà della sua opera di salvezza, perché con l’offerta di se stesso come sacrificio espiatorio renderà giusti gli uomini al cospetto di Dio (11 giusto mio servo giustificherà molti): questi giusti saranno la sua discendenza (10 vedrà una discendenza). (b) Tutto questo si realizza pienamente nella persona di Gesù: Egli, entrando nel mondo, viene a compiere la volontà del Padre (Eb 10,5-8) e ne esce dichiarando di averla compiuta fedelmente e totalmente (Gv 19,30); il compimento della volontà del Padre è il sacrificio gradito a Dio e ha anche carattere espiatorio, giacché Gesù si è caricato dei peccati dell'umanità e ne accetta anche i castighi e le sofferenze meritate (Mc 10,45): sono i dolori di tutta la sua vita, e specie della Passione e Morte (Mt 26-27; Mc 14-15; Lc 22-23, Gv 18-19). Il Padre gli dà la gloria della resurrezione e ascensione come ricompensa personale, che comprende vita lunga, perché non morirà mai più, e anche la visione del Padre, che come Figlio-Dio ha da tutta l’eternità ma come Figlio-uomo glorificato ha dalla resurrezione in poi; tutti gli uomini beneficiano della sua opera di salvezza perché rende giusti gli uomini al cospetto di Dio: questa sarà la sua discendenza. Esprimiamo la nostra fede nell'opera redentrice di Gesù: egli ci salva e ci rende giusti perché con le nostre forze non possiamo salvarci; diventiamo santi per la santità che Egli ci comunica. Affidiamoci a lui, ringraziamolo, gustiamo la salvezza, che è tutta dono di Dio e che Egli ci merita e ci offre nel battesimo ed eucarestia.

III - Ebrei 4, 14-16 La Lettera parte dalla constatazione che Gesù è stato messo alla prova in tutto come noi, ma non ha commesso nessun peccato (15 egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato); in effetti egli è uomo proprio come noi, con tutte le caratteristiche della natura umana, santa come uscita dalle mani di Dio prima del peccato originale. Gesù ha preso per sé la natura umana concreta, capace di soffrire con noi per le nostre miserie; è veramente nostro fratello e tale dobbiamo sentirlo. Così lo hanno sperimentato Maria e Giuseppe, che convissero più a lungo con lui e meglio lo conobbero; così lo conobbero i suoi compaesani e gli Apostoli, che per tre anni condivisero la vita con lui. I santi sottolinearono le caratteristiche umane di Gesù e S. Teresa d'Avila dichiara senza mezzi termini che è attraverso la natura umana di Gesù che arriviamo a conoscere anche la sua divinità. Gesù è comunque anche sacerdote sommo (15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote). Egli è sommo sacerdote grande, che con la resurrezione e ascensione ha attraversato i cieli e sta nella gloria del Padre e degli Angeli, anche con la sua natura umana (14 poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio). Dobbiamo certamente avere fede in questo Gesù sommo sacerdote glorificato (14 manteniamo ferma la professione della fede) ma anche nel Gesù non ancora glorificato, che ha sofferto come noi ed è capace di capirci (15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze): la felice conseguenza è che possiamo accostarci con fiduciosa speranza al trono di Dio, che è misericordioso, e confidiamo di ricevere misericordia e grazia, per essere aiutati quando ne abbiamo bisogno (16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno). Gustiamo l'amore della Trinità in genere e in particolare di Gesù per noi; ci è più facile sentire Gesù più vicino perché uomo come noi senza mai dimenticare che Gesù è la manifestazione sensibile della Trinità e dell'amore trinitario. Lodiamo, adoriamo, ringraziamo, alimentiamo in noi la fiducia e speranza, che avevano in Lui Maria e Giuseppe e i Santi.

EUCARISTIA. Nella Messa Gesù continua la sua presenza e il suo servizio all’umanità: offre la sua Parola per illuminare e la sua presenza eucaristica per salvare gli uomini. Chiediamo a Dio per intercessione della Madonna e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e dei nostri Santi Patroni, di concederci di mettere in pratica la Parola e di consentire a Gesù di salvarci per la sua misericordia. (mons. Francesco Spaduzzi)