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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica XI dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XI dell'Anno B

I - Marco 4,26-34 - 1. Gesù parla alla folla e paragona il Regno di Dio a un uomo, che getta nel terreno il seme del grano (26 Diceva: Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno). Il seme germoglierà e crescerà senza che l’agricoltore vi aggiunga altra cura - così si faceva in Oriente, mentre in Occidente c’è cura ulteriore -; sia che egli dorma o stia sveglio, il seme si svilupperà di giorno e di notte per l’energia interna, che porta in sé: egli non sa come ciò avviene (27 dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa). Il terreno  fa produrre lo stelo, la spiga e il chicco (28 Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga); quando la spiga è matura, con la falce si fa la mietitura (29 e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura). In sostanza è Dio che mette l'energia nel seme, perché si sviluppi, e crea le condizioni con la pioggia e il clima adatto. Così avviene per il Regno di Dio: il predicatore deve solo donare il seme della Parola; sarà Dio a farlo sviluppare nel cuore disponibile di chi ha buona volontà. Per collaborare anche noi alla diffusione del Regno di Dio, noi dobbiamo imitare Gesù: egli ha pregato, ha fatto tanti sacrifici, ha dato la sua testimonianza della Parola e della vita. Gesù pregava di giorno, quando aveva tempo, e di notte, quando di giorno l’apostolato lo teneva troppo occupato; faceva i sacrifici necessari per fare l’apostolato: predicava, dagli avversari della Parola sopportava contraddizioni, opposizioni e calunnie, e infine affrontò la Passione e Morte; dava la testimonianza della sua vita, vissuta nell’obbedienza piena al Padre. Gli Apostoli hanno seguito le sue orme con una vita di preghiera e sacrifici e apostolato e in questo sono stati seguiti dai missionari di tutti i tempi. La Madonna raccomandò a Bernardetta a Lourdes nel 1858 e ai tre ragazzi a Fatima nel 1917 preghiera e sacrifici per ottenere la conversione dei peccatori. Anche a noi, preti e laici, consacrati o non, è rivolto lo stesso invito a collaborare alla diffusione del Regno di Dio. In effetti il predicatore fa arrivare la Parola di Dio agli orecchi degli ascoltatori per mezzo della sua voce, ma solo Dio può aprire il cuore delle persone all’accettazione della sua Parola; noi però con la preghiera e il sacrificio possiamo ottenere da Dio agli uditori la grazia di aprire il loro cuore ad accoglierla.

2. Gesù paragona ancora il Regno di Dio a un granello di senapa, che alla semina è uno dei più piccoli semi (31 È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno); poi cresce e diventa una delle più grandi piante dell'orto, al punto che gli uccelli vi possono costruire i propri nidi (32 ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra). Gesù nella parabola vuol richiamare l'attenzione sulla differenza fra la piccolezza del seme e la grandezza della pianta: i discepoli non devono impressionarsi per il fatto che il Regno di Dio ha inizi piccolissimi e insignificanti, perché l’intervento di Dio alla fine lo farà diventare grande e ben visibile. Non si scoraggino perciò neanche di fronte alle difficoltà, perché il Regno di Dio cresce per forza interna – cfr. la parabola del seme di grano -, e l'intervento di Dio opererà perché il risultato finale sia grande – cfr. parabola della senape. Fidiamoci di Dio; confidiamo in lui e non nelle nostre forze; affidiamoci a lui, che è molto interessato alla diffusione del suo Regno e s’impegna in essa.

3. Perché Gesù insegna con le parabole? Lo fa per illuminare i discepoli su che cosa è il Regno di Dio, del quale sentono l'annuncio (30 Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?), così da farsene un'idea esatta. Inoltre con esse tiene conto della capacità di comprensione degli ascoltatori (33 Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere), persone semplici, che possono ricordarle con facilità e trovare in esse lo stimolo per riflettere, se ci mettono la buona volontà. Perciò ne fa uso abbondante (34 Senza parabole non parlava loro), ma si riserva di dare spiegazioni in privato ai discepoli, perché ne possano capire pienamente il significato (34 ma in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa) e lo propongano agli altri. Era anche un aiuto che Gesù offriva agli avversari e ai nemici, i quali, a causa delle loro cattive disposizioni e dei loro pregiudizi contro di lui, avrebbero rifiutato subito il suo insegnamento, se egli lo avesse presentato in tutta la sua luce; egli invece lo dava con luce parziale e così li aiutava a riflettere, e anche a convertirsi. Pure in questo Gesù mostrava la sua misericordia verso i suoi contemporanei e verso di noi, che oggi ci accostiamo alla Parola.

II - Ezechiele 17,22-24 – E’ Dio stesso che propone una parabola (22 Così dice il Signore Dio). Dio preannuncia che raccoglierà un ramoscello dalla cima di un cedro e lo pianterà su un monte alto e grande (22 Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente), precisamente sul monte d'Israele (22 lo pianterò sul monte alto d’Israele). Il ramoscello diventerà un splendido cedro perché metterà rami e frutti (23 Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico); sotto i suoi rami troveranno riparo, dimora e riposo, tutti gli uccelli (23 Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà). Da questo gli alberi della foresta si renderanno conto che Egli è il vero e unico Dio (24 Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore) e che ha il dominio pieno sugli alberi, anche i più grandi: Egli, secondo ciò che decide, abbassa gli alberi o li innalza (24 che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso); fa seccare i verdeggianti e ridà la vita all’albero seccato (24 faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco). Dio conferma che realizzerà tutto ciò (24 Io, il Signore, ho parlato e lo farò). Con questa parabola Dio ha voluto affermare che egli guida gli avvenimenti con la sua sapienza e con la sua potenza infinite sul piano della natura e della storia e sul piano soprannaturale della grazia; egli si fa guidare dalla sua bontà infinita e dal suo amore. Noi dobbiamo credere a lui e affidarci completamente a lui, anche nella nostra vita personale.

III - 2Corinzi 5,6-10 - Mentre viviamo sulla terra, la nostra anima abita nel nostro corpo (6 finché abitiamo nel corpo; sia abitando nel corpo; 10 quando era nel corpo) e stiamo come in esilio lontano dal Signore (6 sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore): adesso viviamo guidati dalla fede (7 camminiamo infatti nella fede), per la quale crediamo in Dio o scopriamo la sua impronta nelle sue creature, ma non lo vediamo faccia a faccia (7 e non nella visione). Il nostro desiderio è di raggiungere la nostra situazione finale, cioè quella di lasciare il corpo (8 e preferiamo andare in esilio dal corpo; sia andando in esilio), e di andare nella patria eterna, ad abitare col Signore (8 e abitare presso il Signore), a vederlo faccia a faccia (7 nella visione). Il nostro stato d'animo sulla terra deve essere quello di un’immensa fiducia nel Signore (6 sempre pieni di fiducia; 8 siamo pieni di fiducia), perché sappiamo che Dio, Padre e Figlio e Spirito, ci ha amati da sempre, dall'eternità, e ha voluto che diventassimo concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,19), cioè figli del Padre, fratelli di Gesù, dimora e amici e sposa dello Spirito; per renderci tali il Figlio di Dio, uno della Trinità, si è fatto uomo e si è consegnato alla morte per noi; possiamo, quindi, ben fidarci di Dio, confidare in lui (Sal 25,2; 26,1; ecc.) e affidarci a lui (Sal 17,7; 31,6; 91,14; 143,9; ecc.). L’altro impegno, oltre la fiducia, è di vivere e agire in modo da essere graditi a Dio (9 ci sforziamo di essere a lui graditi), e quindi evitare il male e fare il bene, praticando i due precetti dell'amore con l’osservanza dei dieci comandamenti: Dio ci sostiene con l’aiuto della sua grazia. (b) Lasciamo questo mondo con la separazione dell'anima dal corpo e dobbiamo presentarci al tribunale di Cristo (10 Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo), per ricevere la ricompensa per i pensieri, parole, opere e omissioni, che abbiamo fatte in vita sulla terra: sarà o il premio per il bene operato o il castigo per le nostre malvagità (10 per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male). Se moriamo in amicizia col Signore, in grazia di Dio, cioè senza peccati gravi e avendo fatto penitenza dei peccati commessi, andremo in Paradiso; se moriamo in amicizia col Signore, in grazia di Dio, cioè senza peccati gravi sulla coscienza, ma senza aver fatto penitenza completa dei peccati, andremo in Purgatorio, per completare la purificazione prima di andare in paradiso; se moriamo in disgrazia di Dio, cioè con peccati gravi sulla coscienza, andremo all'inferno, per sempre, puniti con pene diverse a seconda della gravità dei nostri peccati. Certamente nell’inferno i diavoli patiscono più degli uomini e incrudeliscono contro di loro: gli angeli decaduti sanno quanto grandi e numerose grazie hanno ricevuto da Dio gli uomini, che incoscientemente non ne hanno voluto approfittare per salvarsi. Valorizziamo i primi venerdì o i primi sabati del mese; portiamo lo scapolare del Carmelo, ecc.: sono pratiche, alle quali sono state fatte promesse di salvezza eterna. Valorizziamo la preghiera per e presso i moribondi, specie la coroncina della misericordia, perché Dio li salvi; e suffraghiamo anche le anime del Purgatorio.

EUCARISTIA. La Parola di Dio è il seme gettato nel nostro cuore, per far crescere in noi il Regno di Dio e per farci collaborare alla sua diffusione, e la comunione eucaristica è la sorgente di forza e di grazia. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, che ci ottengano di seguire le loro orme. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica X dell'Anno B – SS. Corpo e Sangue di Cristo

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica X dell'Anno B – SS. Corpo e Sangue di Cristo

I - Marco 14,12-16.22-26 - 1. (a) Il 14 di Nisan entro le 11 di mattina, gli Ebrei eliminavano ogni cibo con lievito e alle 15 immolavano a Dio l'agnello per la celebrazione della Pasqua; questo giorno veniva indicato come primo giorno degli azzimi, anche se realmente il primo era il 15, che incominciava la sera del 14, quando si mangiava l'agnello (12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua). I discepoli chiedono a Gesù dove vuole che essi preparino per celebrare la Pasqua (12 i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?»): si trattava di provvedersi dell'agnello pasquale, di comprare pane ed erbe e ingredienti vari, ecc., e ci voleva tempo. La Pasqua era la festa più importante, perché celebrava l'intervento di Dio per liberare gli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani e la loro costituzione in popolo di Dio per mezzo dell'alleanza tra Dio e il popolo. Dio aveva ordinato che, prima di partire, essi immolassero un agnello, lo consumassero nel corso di una cena e il suo sangue fosse messo sugli stipiti delle porte, per ottenere la preservazione dei loro primogeniti dalla morte. Le nostre feste religiose, invece, sono celebrazioni di eventi della vita di Gesù – non di date -, che libera gli uomini dalla schiavitù di Satana: esse creano e fanno maturare il nuovo popolo di Dio, fatto tale grazie all’alleanza in Gesù. (b) Gesù ordina a Giovanni e Pietro di andare in città e seguire un servo (13) fino alla casa del suo padrone, al quale chiederanno la sala per Gesù (14); la troveranno già in parte preparata (15) ed essi la completeranno (16): è un fatto miracoloso, che prepara gli animi agli avvenimenti importanti. Gesù all'inizio lava i piedi ai discepoli e poi annuncia la sua Passione e Morte per il tradimento di uno di loro (Mc 14,17-21). Adoriamo Gesù; ringraziamolo per come con la sua sapienza infinita organizza le cose a vantaggio dei discepoli in questa occasione e in tutti i secoli della vita della Chiesa; ammiriamo la docilità di Pietro e Giovanni, anche se per capire di più dovranno aspettare la venuta dello Spirito Santo. Chiediamo di capire anche noi per la misericordia di Dio e per intercessione di Maria e degli Apostoli e delle altre 6 (?) persone presenti all’Ultima Cena.

2. Durante la cena pasquale, Gesù prende il pane, benedice Dio, creatore di tutto e guida della storia, che aveva liberato gli Ebrei dalla schiavitù egiziana e babilonese, e lo ringrazia per aver donato Lui, suo Figlio Unico, per la salvezza dell’umanità; dà il pane ai discepoli, presentandolo come il suo Corpo (22 E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo») - la sua carne -, che di lì a poco sarà consegnato alle sofferenze e alla morte per la salvezza di tutti; alla fine della cena prende la coppa del vino e, dopo una nuova preghiera di benedizione, lo dà loro da bere (23 Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti), presentandolo come suo Sangue, che di lì a poco sarà versato per la remissione dei peccati di tutti: nel suo Sangue istituisce anche la nuova ed eterna alleanza fra il Padre e l'umanità (24 E disse loro: Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti). Aveva annunciato la sua Morte violenta (Mc 14,17-21); ne riparla con riferimento al pane e vino, che trasforma nel suo Corpo e Sangue, e vi accenna ancora dicendo che non berrà più vino in questo mondo, ma solo nell'eternità (25 In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio); infine si avvia al Getsemani, dove inizierà la sua Passione (26 Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi). (a) E’ chiaro che occorre prendere alla lettera le parole di Gesù circa il pane e vino, trasformati nel suo Corpo e Sangue: non c’è un contesto di linguaggio figurato o metaforico e per di più Gesù realizza la promessa, fatta nel discorso del pane di vita (Gv 6), quando preannunciò che avrebbe dato da mangiare la sua Carne e il suo Sangue per dare la vita eterna e la resurrezione dei corpi: con un miracolo, ben possibile a chi aveva trasformato l'acqua in vino e guarito ammalati e risuscitato i morti, trasforma pane e vino nel suo Corpo e Sangue, conservando le loro apparenze originarie, per consentirne la consumazione come cibo e bevanda. La fede è necessaria per credere a queste verità. (b) Gesù ordina di ripetere questo rito in sua memoria (1Cor 11,24-25), o - più esattamente – come memoriale della sua Passione e Morte, come esplicitamente insegna S. Paolo: Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga (1Cor 11, 26); Gesù rende presente la sua persona e il suo sacrificio, tutti i misteri della sua vita e specie la sua Passione e Morte: c’è Gesù e la sua opera di salvezza e la nuova alleanza con l'umanità. Il fedele, che partecipa alla Messa, di nuovo offre Gesù in sacrificio al Padre, e unisce al Suo il proprio sacrificio. La comunione eucaristica è indispensabile per la partecipazione piena al sacrificio di Gesù e ai suoi frutti. E’ l'atto più importante della nostra religione.

II - Esodo 24,3-8 - Mosè riferisce al popolo i comandamenti di Dio (3a) e il popolo si impegna a osservarli (3b); quindi Mosè li scrive (4a) e il giorno seguente, di buon mattino, costruisce un altare in rappresentanza del Dio invisibile ed erige 12 pietre per indicare le 12 tribù del Popolo (4 Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele); incarica alcuni giovani di offrire a Dio vitelli come sacrifici di comunione (5): in essi una parte dell’animale veniva bruciata e l'altra era mangiata dai presenti come segno di comunione con Dio. Metà del sangue degli animali viene versata subito sull’altare e l'altra metà è raccolta in recipienti (6). Prima Mosè rilegge al popolo i comandamenti dell'Alleanza (7 Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo), e il popolo rinnova l'impegno di osservarli (7 Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto»); poi versa il sangue sul popolo (8 Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo), e pronuncia le parole che creano l'alleanza tra Dio e il popolo (8 dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!»). L’alleanza voleva anzitutto creare un rapporto di parentela tra due estranei alla pari, con impegni reciproci; il sacrificio, offerto a Dio, Lo prendeva come testimone e garante contro le inosservanze e sottolineava anche la brutta fine, che minacciava a sé chi tradiva l'alleanza. Qui è Dio infinito, che offre l'alleanza alla sua creatura limitata: Dio promette paternità e protezione, il possesso della Palestina e una discendenza numerosa; il popolo si impegna all’obbedienza a Dio con l’osservanza dei comandamenti. Sappiamo che purtroppo andrà a finire male per le infedeltà degli Israeliti. (b) Dio prometterà per mezzo dei Profeti la nuova ed eterna alleanza per i tempi messianici: per mezzo del Messia, darà la sua paternità e il perdono dei peccati, la vita divina e la salvezza eterna a coloro che crederanno al Messia e osserveranno i comandamenti. Gesù, Dio fatto uomo, istituirà l'alleanza nuova nell'Ultima Cena e la realizzerà versando il Sangue suo, non quello degli animali. Quanto più elevata è questa alleanza e anche più ricca di promesse di beni altissimi! Crediamo, adoriamo ringraziamo, lodiamo Dio; supplichiamolo per ottenere la fedeltà ai precetti dell'amore.

III - Ebrei, 9,11-15 - Gesù è venuto in mezzo a noi, attraversando i cieli inferiori, che sono creati da Dio e non fatti da uomini (11 attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione); è venuto come sommo sacerdote, che ci offre i beni futuri ed eterni (11 Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri). Il sommo sacerdote ebreo entrava una volta all’anno nel tempio terrestre, copia di quello celeste, portando sangue di animali; invece, Gesù entra direttamente nel Tempio del Cielo con l'Ascensione e in virtù del proprio Sangue, versato nella Passione e Morte, e ci ottiene la salvezza eterna (12 Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna). Il sangue degli animali e la cenere sacra rendeva puri gli uomini dell’AT da colpe legali e li abilitava al culto di Dio (13 Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne); invece il sangue di Gesù purifica la nostra coscienza dai peccati veri, anche i più spaventosi, e ci rende adatti al culto del Dio vivo e vero (14 quanto più il sangue di Cristo…  purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?); in effetti Gesù è vero Dio e vero uomo, concepito e guidato dallo Spirito Santo, e offre a Dio in sacrificio se stesso - e non animali -; è perciò vittima santissima e gradita a Dio (14 il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio); Egli è morto e ha ottenuto il perdono delle colpe commesse sotto l’antica Alleanza (16 essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza) e di tutte le altre. Così Egli si è fatto mediatore dell'Alleanza nuova ed eterna, in modo che quelli che sono chiamati alla salvezza ricevano in cielo l'eredità eterna, che era stata loro promessa (16 Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova,… perché coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa). Il sacrificio dell'AT era l'offerta di animali a Dio - a questo l'avevano ridotto gli Ebrei guidati da Sadducei e Farisei; il sacrificio del NT consiste invece nell'offerta che Gesù fa di se stesso al Padre, con l’impegno di fare la volontà del Padre, e nel compimento effettivo di tale volontà durante tutta la vita fino alla croce (Fil 2,6-11). Questo sacrificio ci purifica dai nostri peccati e ci fa santi della santità di Gesù e rende il nostro culto gradito a Dio; è necessario che noi ci offriamo in sacrificio a Dio insieme con Gesù nella Messa con l’impegno di fare la volontà del Padre, che ascoltiamo nella Parola di Dio proclamata, e la compiamo realmente. In effetti nella Messa noi rendiamo presente Lui e il suo sacrificio ed egli ce ne applica i frutti di salvezza. Grazie alla Messa - a anche al battesimo e alla confessione e comunione - noi siamo purificati da tutti i peccati e resi capaci di vivere la vita cristiana e andare in paradiso. Crediamo, impegniamoci a conseguirlo.

EUCARESTIA. Nella Messa facciamo memoria e memoriale della Passione e Morte del Signore, per poterne diventare memoria vivente grazie alla fede e alla ricezione della comunione eucaristica. Fede, adorazione, speranza, carità, dolore dei peccati, accettazione della sofferenza come espiazione dei peccati, sono alcune delle disposizioni più importanti che dobbiamo portare nell’incontro col Signore, perché esso sia efficace. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengano la grazia di queste disposizioni. (Mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Ordinario: Domenica IX dell'Anno B - Santissima Trinità

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica IX dell'Anno B - Santissima Trinità

I - Matteo 28,16-20 - Gli Apostoli vanno all'appuntamento con Gesù in Galilea su un monte (16 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato), lo riconoscono da lontano, si prostrano in adorazione (17 Quando lo videro, si prostrarono), ma sembra che, a causa della lontananza, alcuni restano dubbiosi (17 Essi però dubitarono). Gesù si avvicina, facendo svanire le perplessità e parla loro (18 Gesù si avvicinò e disse loro) ormai da risorto e glorificato. Essi già sapevano che, in quanto Figlio di Dio, aveva ricevuto tutto dal Padre (Mt 11,27), giacché si conoscono e si amano reciprocamente in perfetta uguaglianza (Mt 11,17); adesso, anche in quanto uomo risuscitato, riceve i poteri pieni dal Padre con il dominio su Angeli e uomini e tutte le creature (18 A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra). Per questa autorità egli manda i suoi discepoli e apostoli in tutto il mondo, perché annuncino Lui e il suo insegnamento a tutti i popoli, in modo da farli suoi discepoli (19 Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli); dopo che gli ascoltatori hanno creduto alla loro Parola, dovranno ricevere il battesimo, dato dagli Apostoli per autorità dell'unico Dio Uno e Trino, Padre e Figlio e Spirito Santo, e per consacrargli i singoli (19 battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo). I discepoli, oltre a credere e a ricevere il battesimo, dovranno vivere secondo i comandamenti di Gesù (20 insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato). Noi crediamo, a suo tempo abbiamo ricevuto il battesimo, ora dobbiamo guardare a Gesù come Maestro, del quale accettiamo l’insegnamento, e come Modello da imitare. La grazia per vivere secondo il Vangelo ce l’ha meritata Gesù stesso. Abbiamo ricevuto il Vangelo, è giusto che ci preoccupiamo di collaborare alla sua diffusione con la preghiera, e i sacrifici e la testimonianza, e anche con aiuti, se ne abbiamo la possibilità.

2. Gesù conclude il suo discorso – e il Vangelo di Matteo - con la promessa formale e chiara che egli starà sempre con la Chiesa e con i singoli, ogni giorno fino alla fine del mondo: Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (20). Egli intendeva riferirsi – è ovvio - anche ai successori degli Apostoli: ai Vescovi e ai loro collaboratori presbiteri e diaconi, oltre che a tutti i credenti e battezzati. Grazie alla fede già i discepoli entrano in comunione con Gesù e - per mezzo suo - con le altre due Persone Divine, perché cominciano a conoscere la realtà come la vede la Trinità; col battesimo la comunione diventa completa, per quel che è possibile ai credenti ora sulla terra: essi ricevono da Dio la sua vita divina e diventano partecipi della natura divina (2Pt 1,4). Padre e Figlio e Spirito non sono quindi Persone estranee e lontane, ma sono strettamente legate a noi – e noi a loro - per la fede e il battesimo: diventiamo figli del Padre, fratelli di Gesù Cristo e membra del suo Corpo, dimora e amici e sposa dello Spirito Santo. Per la fede sulla terra già intuiamo e nella riflessione e meditazione approfondiamo e gustiamo queste verità; ma il resto della conoscenza, il di più e il meglio, ce lo dobbiamo aspettare solo nell’Aldilà, nella visione faccia a faccia, in paradiso, nell'eternità. Crediamo, adoriamo, ringraziamo, continuiamo ad approfondire, chiediamo la comprensione delle Sacre Scritture.

II - Deuteronomio 4,32-34.39-40 - (a) Mosè esorta gli ebrei a essere convinti e riflettere bene con mente e cuore (39 Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore) che c'è un solo Dio nell'universo - si tratta di Yahweh - e non ve ne sono altri: il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n’è altro (39). La professione di fede in un Dio unico è un fenomeno rarissimo nell'antichità: la gente del popolo divinizzava uomini e animali, essere viventi e non viventi, e persino i fenomeni della natura. Invece gli ebrei consideravano giustamente Yahweh Dio della creazione e della storia e come onnisciente, onnipresente, onnipotente, bontà infinita; tutto era sottomesso a lui. Anche noi crediamo in questo Dio unico con il completamento della rivelazione, che ci è venuta per mezzo di Gesù Cristo e dello Spirito Santo: Dio è uno nella natura e trino nelle persone: Padre, Figlio, Spirito, e la seconda persona della Trinità è diventata uomo. Rinnoviamo spesso questa nostra fede con la recita del Credo o coi due misteri principali della fede, e in forma brevissima col segno della croce. (b) Questo Dio unico, nella sua bontà, è apparso nel fuoco del Sinai e ha rivolto la sua parola a tutto il popolo ebreo, che è rimasto vivo (33 Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?); questo fatto è stato un caso unico nel tempo - nella storia - e nello spazio (32 Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità all’altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa?). A noi Dio ha parlato per mezzo di Gesù senza manifestazioni straordinarie e terrificanti e con lui si è completata la rivelazione, anche se non è terminata la comprensione, che cresce perché lo Spirito continua a farcela capire meglio e di più. E Dio si è rivelato in un modo da non creare timori, perché il Figlio di Dio si è fatto uomo fra gli uomini ed è stato vicinissimo a loro; gustiamoci questa intimità e vicinanza di Dio nella persona di Gesù, che continua attraverso i secoli in tanti modi diversi. (c) Inoltre Yahweh si è formato un popolo, strappandolo di mezzo a un altro popolo e dalle sue mani con manifestazioni grandi della sua potenza infinita: così Dio fece con gli ebrei, liberandoli sotto lal guida di Mosè dalla schiavitù d'Egitto (34 O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?). Per noi Dio ha fatto molto di più: è venuto lui personalmente come uomo a patire e a morire per liberarci dalla schiavitù di Satana, per formare il nuovo popolo di Dio. (d) Ecco che cosa Dio chiede al suo popolo dell’AT come risposta a tanta Sua bontà: Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre (40). E noi che cosa dobbiamo fare di fronte a una bontà infinitamente maggiore? Osserviamo i dieci comandamenti che si raccolgono nei due precetti dell'amore a Dio e al prossimo e così saremo sereni in questo mondo, ma soprattutto avremo la felicità eterna e la consolazione di stare per sempre con Dio. Impegniamoci, sostenuti dalla sua grazia, e otterremo da Dio che ci doni se stesso ora nell'eucaristia e nei vari modi di presenza di Gesù e domani nell'eternità in paradiso.

II - Romani 8,14-17 – (a) Noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo (15 ma avete ricevuto lo Spirito) dal Padre (Gv 14,26; Gal 4,6), ma anche dal  Figlio (Gv 15,26), egli che è detto Spirito del Padre (Mt 10,20; Rm 8,9.11; 1Cor 3,16; 6,11) e Spirito del Figlio (Rm 8,9, Gal 4,6; Fil 1,19; 1Pt 1,11) e procede dal Padre (Gv 15,26) e dal Figlio (cfr. Gv 15,26). E’ lo Spirito che ci rende figli di Dio Padre, figli suoi adottivi (15 lo Spirito che rende figli adottivi). Il dono dello Spirito non è un diritto o una possibilità della natura umana, ma è un dono di Dio Padre e del Figlio per farci figli di Dio, per farci entrare nella vita trinitaria, rendendoci partecipi della natura divina e della vita divina. Facciamo atti di fede, adorazione, ringraziamento, lode per questo dono. (b) Lo Spirito Santo, insieme alla nostra intelligenza, illuminata dalla fede, ci attesta che siamo figli di Dio (16 Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio). Lo diventiamo per mezzo del battesimo ma solo con lo sviluppo dell'intelligenza e della fede - della conoscenza, guidata dalla fede - ne prendiamo coscienza grazie all'opera dello Spirito Santo in noi. Lo Spirito ci fa figli di Dio e ce ne fa sviluppare la conoscenza e l'esperienza. Ringraziamo lo Spirito. (c) Sempre per mezzo dello Spirito noi ci rivolgiamo a Dio, chiamandolo Padre, usando la stessa parola aramaica usato da Gesù: lo Spirito … per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!» (15; cfr. Gal 4,6). Quando noi usiamo la parola Padre nella preghiera liturgica o personale, certamente stiamo sotto l'influsso dello Spirito Santo, che ci muove. Gustiamo questa realtà meravigliosa di figli ed esprimiamola. (d) I figli di Dio sono guidati dallo Spirito nella loro vita di fede e di carità: Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio (14). C’è lo stile di vita, che è proprio degli schiavi, caratterizzato dalla paura (15 E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura) e uno stile di vita caratterizzato dalla familiarità con Dio (15 ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi). E’ ovvio che lo Spirito ci spinge a quest'ultimo stile di vita e perciò ci fa praticare le virtù teologali e morali (Gal 4,7). Lo Spirito ci fa vivere da figli di Dio, realizzando la nostra rassomiglianza con Gesù, conformandoci a lui in tutto, specie alla sua Passione e Morte: ci rende partecipi delle sue sofferenze per farci partecipi della sua gloria (17 se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria). In tutta la nostra vita dobbiamo, con il sostegno dello Spirito, imitare il modello che è Gesù. (e) S. Paolo ci ricorda infine che, se siamo figli di Dio, siamo anche suoi eredi (17 E se siamo figli, siamo anche eredi; cfr. Gal 4,7), eredi di Dio Padre (17), e anche coeredi di Cristo (17), perché nostro fratello. E’ per i meriti del Gesù che noi abbiamo l'adozione a figli (Gal 4,4-5). Meditiamo spesso questi argomenti; rinnoviamo con frequenza la nostra fede in queste verità; pensiamoci spesso, gustiamole, rendiamocele familiari.

EUCARESTIA. Nella Messa Gesù rende presente se stesso e il suo sacrificio per offrisi al Padre, ancora oggi per la nostra salvezza, rinnovandoci tutte le grazie che ci ha meritate con la sua vita, passione e morte. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni, di ottenerci la grazia di partecipare bene alla Messa e di offrici insieme con Gesù alla Trinità. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Pasquale: Domenica di Pentecoste dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica di Pentecoste dell'Anno B

I - Giovanni 15,26-27; 16,12-15 – 1. Troviamo qui alcune verità connesse al primo mistero della fede, l'unità e Trinità di Dio, e al secondo mistero, l’umanità del Verbo. Vediamole brevemente. (a) Anzitutto c'è un solo Dio, che è in tre Persone: il Padre (26;15), e il Figlio fatto uomo, che sta parlando, e lo Spirito Santo, detto qui anche Paraclito (26) e Spirito della verità (26;13). (b) Si accenna ai loro rapporti reciproci. Il Padre genera il Figlio (Gv 1,14.18) e gli comunica tutto quello è (15 Tutto quello che il Padre possiede è mio), eccetto la paternità; lo Spirito procede dal Padre (2 lo Spirito della verità che procede dal Padre) e procede anche dal Figlio perché anche lui lo manda (26 il Paraclito, che io vi manderò dal Padre; cfr. Gv 3,34) come lo manda il Padre (Gv 14,26); egli è detto Spirito del Padre (Mt 10,20; Rm 8,9.11; 1Cor 3,16; 6,11) e Spirito del Figlio (Rm 8,9, Gal 4,6; Fil 1,19; 1Pt 1,11). Lo Spirito non parlerà da se stesso (13), perché è in ascolto del Padre e del Figlio (13 ciò che avrà udito) e prende da loro (14  perché prenderà da quel che è mio; 15 per questo ho detto che prenderà da quel che è mio) e lo annunzia (14 ve lo annuncerà); in questo modo glorifica Gesù (14 Egli mi glorificherà). Siamo nella vita intima della Trinità. Gesù  ce ne parla; noi non possiamo fare altro che credergli, perché solo lui conosce il Padre e lo Spirito Santo e ce li rivela (Gv 1,18; 3,34). Crediamo e riflettiamo e lo Spirito ci illuminerà per aiutarci a capire di più.

2. La Parola di Dio ci fa conoscere anche l'attività dello Spirito nei discepoli. Egli glorificherà Gesù (14; cfr. 1Cor 12,3), perché darà testimonianza di lui (26 egli darà testimonianza di me), nel senso che lo farà conoscere agli uomini come Dio e Uomo e Salvatore e lo farà amare in se stesso e nel prossimo; inoltre guiderà gli Apostoli alla verità intera (13 Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità), anche quella che Gesù non ha potuto ancora rivelare loro, perché non sufficientemente maturi per accettarla (12 Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso): si tratta della rivelazione piena di Dio, che si manifesta nel mistero pasquale – la morte e resurrezione - di Gesù, verso cui sempre avevano mostrato difficoltà. Lo Spirito prenderà dall’insegnamento di Gesù (13-15) e l’annunzierà (14 e ve lo annuncerà; 15 e ve lo annuncerà); parlerà anche delle cose future (15 e vi annuncerà le cose future). Per la forza dello Spirito gli Apostoli annunceranno Gesù, perché sono stati con lui dall'inizio della sua attività apostolica (27 e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio). Apriamoci all'attività dello Spirito e siamo docili nel lasciarci guidare da lui alla conoscenza di Gesù e al suo amore e alla testimonianza di lui; invochiamolo perché ci aiuti a credere sempre e a tutto l’insegnamento di Gesù e anche a capire qualcosa dei misteri della fede per poterli annunciare.

II - Atti degli Apostoli 2,1-11 – 1. Gli Ebrei avevano tre feste più importanti: la Pasqua; la Pentecoste che esprimeva la gratitudine a Dio per il raccolto e in seguito collegata con il ricordo dell'Alleanza dell'AT; la festa delle Capanne. Gesù è risuscitato il giorno dopo la Pasqua ebraica e ascende al cielo 40 giorni dopo; prima però invita gli Apostoli  a restare a Gerusalemme, perché di lì a poco saranno battezzati nello Spirito Santo (At 1,6) e riceveranno da lui la forza per predicare dappertutto il Regno di Dio (At 1,8). Essi si mettono in preghiera con Maria per chiedere la venuta dello Spirito e lo aspettano. Quando stanno per completarsi i 50 giorni (Pentecoste) dalla Risurrezione, i discepoli sono riuniti nel Cenacolo (1) e all'improvviso sentono un fragore, proveniente dal cielo, come di vento impetuoso che riempie e scuote tutta la casa (2 Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano); quindi quelle che sembrano lingue di fuoco e si posano su ciascuno di loro (3 Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro). In quel momento sono colmati di Spirito Santo (4 e tutti furono colmati di Spirito Santo) e incominciano a parlare in altre lingue come Egli concedeva loro di esprimersi (4 e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi). (a) Pentecoste era la festa del raccolto dei frutti della terra. Lo Spirito è il frutto dell'opera redentrice di Gesù e corredentrice di Maria ed è colui che ci fa vivere secondo la nuova Alleanza, aiutandoci a vivere da veri cristiani e diffusori del Vangelo. (b) Dio si manifestava nell'Antico Testamento con oscurità, nubi, terremoti, tuoni e lampi, fuoco ecc. Lo Spirito si manifesta con il fragore come di vento, le lingue di fuoco e le lingue che parlano i discepoli. Per mezzo dei segni Dio elimina ogni dubbio sulla realizzazione della promessa di Gesù circa la venuta dello Spirito. (c) Gesù aveva detto che il battesimo di Giovanni era immersione nell'acqua e che invece il suo battesimo era immersione nello Spirito Santo. Le lingue di fuoco si posano su ciascuno di loro e lo Spirito li riempie; per cui lo Spirito si immerge in loro e li avvolge e li fa discepoli perfetti di Gesù e Apostoli coraggiosi. I segni esterni sono prova delle realtà interiori, che si sono realizzate in loro. (d) Lo Spirito Santo viene a noi in ogni sacramento, perché è il frutto dell'opera di salvezza, voluta da Dio per mezzo di Gesù. Il sacramento è il segno esterno, lo Spirito è l’agente interiore, che viene donato e che opera in noi la vita “secondo lo Spirito”, che ci farà assomigliare a Gesù: ci fa membra del Corpo di Cristo. E’ lo Spirito che ci dà pensieri e disposizioni, sentimenti e affetti secondo il Cuore di Cristo, perché tali siano anche le nostre parole e azioni e omissioni. Prima di ogni azione, specie di vita soprannaturale ma anche semplicemente umana, invochiamo la venuta dello Spirito in nostro aiuto.

2. Lo Spirito scende su coloro che sono nel Cenacolo e comunica loro la sua santità e la capacità di lodare Dio per le sue grandi opere (1l e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio), cioè i prodigi di Dio nella creazione e nella storia; essi lo fanno in una lingua che non è la loro e si fanno capire dagli ebrei, che venivano come pellegrini a Gerusalemme dalle varie zone del Mediterraneo e dalle zone interne del Medio Oriente. Questi ascoltatori, con loro grande stupore (7 Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano), li sentono parlare nella loro lingua di origine (8 E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?), nonostante i “ripieni di Spirito” siano tutti Galilei (7 Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei?). I pellegrini provenivano dalle nazioni più diverse e lontane (5): dal Medio Oriente (9 Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia), dell'Asia Minore (9-10 della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia), dal Nord Africa (10 dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene), da Roma (10 Romani qui residenti), dall’isola di Creta e dall’Arabia (11 Cretesi e Arabi); vi erano i residenti in Giudea (9 della Giudea; 11 Giudei) e i proseliti (11). Quelli che hanno sentito il vento impetuoso sono accorsi per curiosità, ma sono rimasti turbati, perché li hanno sentiti parlare nella propria lingua (6). (a) Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo; lasciamoci santificare e diamo gloria a Dio con la vita santa e con la testimonianza della parola. (b) Il miracolo delle lingue aiuta i pellegrini ad aprire il cuore al discorso di Pietro e ad accettare il suo invito alla conversione: quel giorno i nuovi battezzati saranno 3000.  Aderiamo alla Parola di Dio con l'apertura di cuore di questi convertiti.

III - Galati 5,16-25 - La nostra esperienza e la nostra riflessione ci fanno prendere coscienza che di fronte a Dio e alla sua volontà noi possiamo sentire attrazione o rifiuto, Già per natura tendiamo al piacere, ma dopo il peccato originale ne abbiamo perso il controllo. Ci sentiamo attratti anche da cose che sappiamo che fanno male al corpo o alla psiche o alla vita spirituale. S. Paolo chiama “carne” queste tendenze cattive, che ci portiamo dentro. Egli ce ne offre una lista qui (19 Del resto sono ben note le opere della carne) e altrove: sono tendenze contro i primi tre comandamenti: idolatria, stregonerie (20), e soprattutto contro l’amore del prossimo: inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie (20-21) e contro il rispetto dovuto al proprio corpo e a quello del prossimo: fornicazione, impurità, dissolutezza (19), contro l’uso equilibrato di cibi e bevande: ubriachezze, orge e cose del genere (21); chi le commette è escluso dal Regno di Dio, cioè se ne va all'inferno (21 Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio). Noi risentiamo molto fortemente di questi impulsi al male e tante volte facciamo azioni che noi stessi condanniamo e non vorremmo aver fatto (17 sicché voi non fate quello che vorreste). (b) Ma in noi c'è anche lo “spirito”, che è la parte razionale dell'uomo, illuminata e fortificata dello Spirito Santo, che ci sostiene nella lotta per riportare sotto controllo le tendenze cattive. Anche lo Spirito produce le sue opere in noi: Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (22); è la felicità sulla terra nei rapporti con Dio e col prossimo. Continuamente siamo posti di fronte a scelte e sollecitati nelle due direzioni opposte (17 La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda). S. Paolo ovviamente ci invita a seguire i suggerimenti dello Spirito e a non inseguire i desideri egoisti (16 Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne) giacché col battesimo noi diventiamo di Cristo, siamo membra del suo Corpo ed egli ci comunica il suo Spirito, che ci spinge al bene. Per vincere nella lotta contro il male occorrono la preghiera, i sacramenti, la mortificazione delle tendenze cattive (24 Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri). Se abbiamo lo Spirito Santo dentro di noi, dobbiamo lasciarci guidare da lui nella nostra vita quotidiana (25 Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito). (c) Paolo ricorda infine che quelli che si lasciano guidare dallo Spirito, sono tenuti a osservare i comandamenti ma non lo Legge dell'AT (18 Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge; 23 contro queste cose non c’è Legge).

EUCARISTIA. Qui sempre riceviamo un’effusione nuova di Spirito Santo sia perché ci illumina per accogliere la Parola di Dio sia perché ci unisce a Gesù nella comunione e per mezzo di lui al Padre. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni, che ci ottengano la docilità della nostra intelligenza e della nostra volontà allo Spirito Santo. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica VII dell'Anno B - Ascensione del Signore

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica VII dell'Anno B - Ascensione del Signore

I - Marco 16,15 3-20 1. (a) Gesù appare agli Undici e, prima di salire al cielo, affida loro la continuazione della sua missione: egli ha predicato il Vangelo quasi solo in Palestina agli Ebrei; essi dovranno andare in tutto il mondo e annunciarlo a ogni essere umano (15): solo chi crede al a Gesù e alla sua Parola e viene battezzato sarà salvato da Dio, mentre chi rifiuta di accettare il Vangelo, si autocondanna (16). Simili indicazioni si trovano alla fine del Vangelo di Matteo (28,16-20) e di quello di Luca (24,46-49) e agli inizi degli Atti degli Apostoli (1,8). Occorrono quindi la fede, cioè fare memoria del Signore e aderire a Lui, il battesimo, cioè fare memoriale del Signore nei sacramenti, e la carità, cioè diventare memoria vivente del Signore nella pratica delle virtù cristiane. (b) Mar co aggiunge che quelli che annunceranno con la vita e la parola la loro fede agli altri, opereranno miracoli (17): cacceranno demoni, parleranno lingue sconosciute (17), non avranno danno da morsi di serpenti velenosi o da veleni che berranno, guariranno gli ammalati per mezzo dell’imposizione delle mani (18). I miracoli dovevano facilitare l’accettazione della fede. In effetti ha del miracoloso l’adesione degli Ebrei alla fede e ancora di più dei pagani, soprattutto considerando le difficoltà enormi di mentalità e stile di vita, che questi ultimi dovevano superare per diventare discepoli di Gesù.

2. (a) Poi Gesù è assunto in cielo e siede alla destra del Padre (19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio), cioè anche come uomo Gesù condivide in qualche modo la gloria di Dio: Gesù entra col corpo risuscitato in paradiso, come nostro capo, che aspetta la ricongiunzione con noi sue membra. Manteniamoci sempre pronti, stando in grazia di Dio, a seguire Gesù con l'anima subito dopo la morte, e col corpo risorto alla fine del mondo. (b) Sulla Terra intanto gli Apostoli obbediscono all’ordine di Gesù e vanno dappertutto a predicare il Vangelo, ma non sono soli: Gesù è con loro e agisce con loro, e anche conferma la loro Parola con i miracoli (20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano). Così Gesù mantiene la promessa di non lasciare orfani i discepoli, perché sta con loro fino alla fine del mondo, ogni giorno (Mt 28,20), cioè sempre. Il testimone di Gesù, ordinato o no, se crede a queste promesse di Gesù, sa che non è mai solo, ma è accompagnato e guidato da Gesù (20; cfr. Mt 28,20) e dallo Spirito Santo (At 1,8). Preghiamo Dio Padre di continuare a mandarci Gesù e lo Spirito Santo, come li mandò anzitutto a Maria e Giuseppe.

II - Atti degli Apostoli 1,1-11 – 1. (a) Luca nel Vangelo ha parlato dell'insegnamento di Gesù e dei suoi miracoli dagli inizi (1) fino a quando il Padre lo assume in cielo (2 ): Gesù sviluppa tutta la sua vita e attività sotto la guida dello Spirito Santo, come proclama nella Sinagoga di Nazareth (Lc 4,18; cfr Is 60,1-2). Anche la scelta degli Apostoli da parte di Gesù era avvenuta sotto l'azione dello Spirito (2), fatta per volontà di Dio. Preghiamo che così operi la Chiesa oggi nella scelta dei vescovi, preti e diaconi. Gesù ordina agli Apostoli di restare a Gerusalemme (4) fino alla venuta dello Spirito Santo, che era stato promesso loro dal Padre, già nell’AT e poi per mezzo di Gesù (4): Giovanni aveva dato un battesimo, che consisteva nel l'immersione nell'acqua, invece  essi a breve saranno battezzati con un'immersione nello Spirito Santo (5). Gesù li avverte anche che lo Spirito scenderà su di loro e darà loro forza (8), per essere suoi testimoni fino ai confini della terra (8). Come Gesù è stato pieno di Spirito Santo e ha operato tutto sotto il suo influsso e guida (2) – vita, insegnamento, miracoli -, così anche i discepoli saranno riempiti di Spirito Santo (5) e predicheranno e faranno miracoli per opera dello Spirito (8). Preghiamo per i nostri pastori perché si lascino guidare dallo Spirito nella loro santificazione personale e nel loro apostolato. (b) Gesù, dopo la passione e morte e prima di salire al cielo, passa 40 giorni con gli Apostoli e si mostra loro risuscitato e vivo, con molte prove e apparizioni, e completa il suo insegnamento circa il Regno di Dio (3). Ma agli Apostoli stava molto a cuore ottenere dei chiarimenti sul regno d’Israele (6), di cui loro aspettavano la ricostituzione secondo i sogni degli scribi; ma Gesù rifiuta di rispondere sui tempi, che sono riservati al potere del Padre (7). Gesù ha così voluto spegnere ogni attesa circa regni terreni; l'impegno loro e della Chiesa è il servizio del Regno di Dio, non di regni terreni.

2. Mentre i discepoli tengono gli occhi fissi su di lui, Gesù si eleva verso l'alto e una nube lo nasconde ai loro occhi (9 Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi): essa è il segno della presenza di Dio, che aveva accompagnato gli Ebrei dall'Egitto alla Palestina e che aveva riempito il Tempio di Salomone; aveva anche avvolto i tre Apostoli presenti alla Trasfigurazione. Essi continuano a fissare il cielo (10 Essi stavano fissando il cielo) e appaiono loro due Angeli, vestiti di bianco, colore dell'eternità: essi li avvertono (10 mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro) dell'inutilità di continuare a fissare il cielo (11 e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?), quasi che Gesù possa ritornare subito; egli verrà in futuro con la stessa gloria, in cui l'hanno visto elevarsi in alto (11 Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo). Gesù è salito al cielo: ne parlano Marco e Luca, Giovanni e Paolo; la Chiesa ce lo fa ripetere in ogni professione di fede, per breve che sia; essa riguarda Gesù ma anche noi, che siamo già seduti con lui alla destra del Padre (cfr. Ef 4,6), proprio come già siamo morti con Cristo al peccato e siamo risuscitati con lui a vita nuova. Inoltre non  perdiamo di vista che è vero che Gesù, salendo al cielo, è diventato invisibile per noi, ma egli resta con noi (Mt 28,20): nel nostro cuore per la fede e la carità; nei nostri fratelli quei quali si identifica; nel ministro; nell'assemblea; nella Parola letta e annunziata; in ciascun Sacramento e specie nell'Eucaristia. Resta con noi e in noi per essere sorgente di vita divina.

III - Efesini 4,1-13 – (a) Tutti i credenti hanno ricevuto l'unica vocazione alla salvezza eterna (4) e devono comportarsi in modo da essere degni di essa (1), praticando - secondo l'esortazione di Paolo (1) - le virtù, che rendono agevole la vita comunitaria: umiltà, dolcezza, grandezza d'animo, pazienza reciproca per amore (2): ciò allo scopo di conservare l'unione che viene dallo Spirito Santo, che dona anche la pace (3). In effetti noi formiamo un solo Corpo Mistico di Cristo e abbiamo un solo Spirito Santo, che lo anima (4), così come uno solo è il Figlio di Dio, fatto uomo, al quale crediamo e che ha istituito l’unico battesimo (5). D'altra parte Dio è uno solo ed è il Padre, che è al di sopra di tutti, è presente in tutti e opera in tutti e nei singoli (6). Noi crediamo in un solo Dio in tre persone; siamo uniti a lui per le stesse tre virtù teologali e riceviamo gli stessi sacramenti per santificarci; dobbiamo praticare le stesse virtù morali, per poter vivere insieme in maniera da poter andare in paradiso: questa è la nostra vocazione finale. Preghiamo di vivere così e diamo il buon esempio per aiutare quelli che  stanno nella Chiesa a perseverare e quelli che sono fuori a entrarci. (b) Tutta questa ricchezza ci viene dal fatto che Gesù si è incarnato (9 Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra?), ha operato la redenzione e poi è asceso al cielo (10 Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli), per dare agli uomini tutti i doni necessari per la salvezza (10 per essere pienezza di tutte le cose). Gesù è asceso al cielo non da solo, ma portando con sé i “prigionieri” di Satana, che egli ha liberati e ai quali ha offerto il dono della salvezza (8 Per questo è detto: Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,/ ha distribuito doni agli uomini) e le grazie personali, secondo ciò che Cristo vuol dare a ognuno (7 A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo). Cristo ha potuto distribuire tutti questi doni solo dopo la sua esaltazione nella gloria. In effetti nella Chiesa egli mette gli Apostoli, i profeti, gli annunziatori del Vangelo, i pastori e maestri (11), per aiutare i fratelli a vivere secondo la loro vocazione e a compiere ognuno la propria parte allo scopo di far crescere il Corpo di Cristo con la diffusione del Vangelo (12). Essi ci guidano a vivere nell'unità della fede, che viene dalla conoscenza di Cristo, Figlio di Dio, e dall’adesione a lui (13 finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio) per arrivare alla maturità (13 fino all’uomo perfetto), che è quella della pienezza di Cristo nella totalità del suo Corpo Mistico (13 fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo). Gesù è risorto e asceso al cielo e si è seduto alla destra del Padre, dopo aver portato a termine la sua missione di Redentore sulla terra, e ora distribuisce alle singole membra del suo Corpo Mistico, che è la Chiesa, - e a tutta la Chiesa - i doni e le grazie per crescere nella santità personale e compiere la propria missione secondo i carismi, che dà a ciascuno. Tutti siamo chiamati a collaborare alla diffusione del Regno di Dio e ne abbiamo le grazie necessarie. Chiediamo la grazia di essere docili alla guida dello Spirito.

EUCARESTIA. Essa è il memoriale della Passione del Signore ma ci unisce al Cristo intero, in tutti i misteri della sua vita e in particolare come è ora, cioè risorto e asceso al cielo. Da lui glorificato ci vengono tutte le grazie; uniti a Lui, sediamo in lui alla destra del Padre. Preghiamo la Vergine Maria, assunta in celo, e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, perché ci ottengano la grazia che sia sempre in noi viva la speranza di raggiungere Cristo nella gloria. (mons. Francesco Spaduzzi)