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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario Domenica 25B

I - Marco 9,30-37. 1. Gesù attraversa la Galilea, ma non voleva che si sapesse dove si trovava lui con i discepoli (30 Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse); egli faceva di tutto per evitare che la gente si raccogliesse numerosa intorno a lui e provocasse sospetti da parte dell'autorità romana e locale e per impedire che nella folla si introducessero persone con idee storte, come quelli che volevano proclamarlo re (Gv 6). Questo era esattamente l'opposto del piano di salvezza, voluto da Dio: esso prevedeva - secondo il suo insegnamento (31 Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro) - l'umiliazione e la condanna di Gesù (31 Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini). Dietro questa consegna di Gesù nelle mani dei nemici c’era la consegna d’amore del Padre (Gv 3,16), la consegna d'amore che Gesù fa di se stesso (Ef 5,1.25; Gal 2,20), perché lo uccidessero (31e lo uccideranno); si sarebbe data purtroppo l'impressione che Gesù fosse colpevole e abbandonato da Dio, anche se solo per breve tempo, giacché entro le 40 ore, al terzo giorno, il Padre lo avrebbe risuscitato (21 ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà). Su questo argomento gli Apostoli chiudevano gli occhi e gli orecchi (32 Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo), ma soprattutto il cuore, perché rifiutavano in blocco l'annuncio della Passione e Morte di Gesù e purtroppo non sentivano neanche l'annunzio della resurrezione; l’ovvia conseguenza sarebbe stata che essi si troveranno impreparati all'uno e l'altro avvenimento, a differenza di Maria, Madre di Gesù, che prestava la massima attenzione e accettava con fede piena tutto quello che diceva Gesù. Avrebbero potuto chiedere spiegazioni (32), ma certo ricordavano la reazione di Gesù nei confronti di Pietro (Mc 9,27-35) e la temevano; inoltre Gesù aveva aggiunto che anche i discepoli dovevano portare la croce e accettare di esservi crocifissi. (a) Stiamo attenti a non cercare il successo umano e la notorietà e la folla acclamante e a non gioirne troppo quando l'abbiamo: seguiamo l’esempio di Gesù, che non cercava queste cose e ne diffidava quando c’erano, perché ne conosceva la precarietà e l'inutilità e la pericolosità. (b) E’ necessario che Gesù muoia in croce e anche il discepolo porti la croce: anzitutto, accettiamo che Gesù porti la croce per noi e riteniamo che questo sia il miglior piano di salvezza, perché viene dalla potenza, sapienza e bontà infinite di Dio, e inoltre accettiamo la nostra croce, chiedendo a Gesù la grazia, la forza, la pazienza, la fede e l'amore, di cui abbiamo bisogno per sopportarla fino alla fine, specialmente man mano che andiamo avanti negli anni; sul Calvario c’erano tre crocifissi: due sono nella gloria perché accettarono la croce e il terzo se ne andò all'inferno; chi rifiuta la croce la deve sopportare lo stesso e gli diventa più pesante ma senza giovamento. Gesù sostenne con la sua grazia il Cireneo nel portare la croce e fa lo stesso con noi.

2. (a) I discepoli si accompagnarono a Gesù fino a Cafarnao e qui Gesù domandò loro di che cosa avevano parlato animatamente per la strada (33 Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?»); essi non risposero perché si vergognavano, in quanto avevano litigato su chi era più importante fra di loro (34 Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande): essi sapevano che questo era molto sgradito a Gesù, perché la pensava in tutt'altro modo. Gesù si sedette, come fa il maestro, per fare una catechesi sull'argomento e chiamò gli Apostoli intorno a sé (35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro); annunciò loro che chi voleva essere il primo fra di loro doveva essere l'ultimo di tutti e doveva fare da servo a tutti (35 Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti) ed era necessario che come ultimo considerasse se stesso e volesse essere considerato dagli altri. Gesù di sé aveva detto che era venuto a servire e non a essere servito (Mt 20,28) e l’aveva messo in pratica, dando se stesso e la sua vita al servizio degli altri: come lo schiavo egli lavò i piedi ai discepoli (Gv 13,1ss). Anche Maria si mise al servizio di Elisabetta (Lc 1) e poi dell'umanità intera come madre, quando Gesù la diede a Giovanni come madre sul Calvario (Gv 19,27). I capi nella Chiesa devono essere i servi di tutti, devono sentirsi tali e devono fare il loro servizio nel modo migliore. (b)Gesù fa un'applicazione concreta della sentenza sul servizio e ne dà un esempio ai suoi discepoli per esprimere un atteggiamento di autentico servizio nei confronti dei bambini. Gesù prende un bambino e lo porta in mezzo a loro, lo tiene in braccio o lo abbraccia, e dice (36 E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro) che chi accoglie un bambino per amore di Gesù, accoglie Gesù stesso (37 Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me): il servizio è diretto al bambino visibile, ma arriva personalmente a Gesù invisibile; e d'altra parte chi accoglie Gesù accoglie il Padre, che l'ha mandato (37 e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato). Il bambino è un bisognoso di tutto, di aiuto materiale, psicologico e spirituale; chi aiuta lui nelle sue necessità aiuta personalmente Gesù e il Padre che lo ha mandato, e quindi diventa loro graditissimo e loro “creditore”. Tale sarà l'atteggiamento della Chiesa verso i bisognosi di aiuto materiale, psicologico e spirituale. Anche noi singoli dobbiamo ragionare come Gesù e sentirci servi di tutti e saper accogliere con affetto e concretezza le persone in bisogno.

II - Sapienza 2.17-20 1. (a) I cattivi si organizzano contro i giusti; essi si mettono d'accordo per tendere trappole all'uomo giusto (12 Tendiamo insidie al giusto) e per metterlo alla prova con torture solo per il gusto di vedere fino a che punto sopporta con pazienza il male e conserva un atteggiamento paziente verso il prossimo (19 Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione); addirittura decidono di condannarlo a morte infamante (20 Condanniamolo a una morte infamante)(b) Perché tanto odio da parte dei cattivi contro i buoni? Essi si sentono in imbarazzo perché vedono che il giusto si oppone alle loro scelte, li rimprovera che non rispettano la legge di Dio, li accusa di incoerenza con l’educazione ricevuta (12 che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta; cfr Sap 2,14-16). Vogliono comportarsi male ma non vogliono sentirselo dire; e allora tentano di eliminare fisicamente, o almeno socialmente, chi considerano diverso. Quante volte questo è avvenuto nel corso della storia in tempi lontani e vicini! I malvagi si sono accaniti contro i giusti credenti in Dio - i giusti ebrei torturati ed eliminati nell'Antico Testamento e i cristiani ammazzati solo per la fede in Cristo nel passato e oggi - e anche contro tante brave persone; quanti oppressi dai ricchi, viziosi, egoisti, e dalle dittature di destra e di sinistra! Il motivo vero delle persecuzioni contro i giusti e i cristiani è la cattiveria dei persecutori; ovviamente si inventano le accuse: Gesù fu accusato di essere mangione e beone, amico dei pubblicani e delle prostitute, posseduto dal demonio, ribelle allo stato, agitatore della gente, pretendente alla regalità, ecc.; contro i primi cristiani inventarono l’accusa che mangiavano i bambini!!! Diffidiamo delle accuse contro i giusti, specie quando vengono da potenti e da disonesti: se essi non rispettano i comandamenti di Dio e l'educazione buona ricevuta, se non onorano i loro genitori, come non possono far del male agli altri? E noi? Se non siamo arrivati a questo punto, nel piccolo non ci siamo comportati allo stesso modo?

2. I cattivi vogliono vedere se sono vere le loro parole di fiducia e affidamento a Dio, pronunciate dai giusti, osservando la fine della loro vita (17 Vediamo se le sue parole sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine). Il giusto dice di conoscere Dio e di essere figlio di Dio (Sap 2,13 Proclama di possedere la conoscenza di Dio e chiama se stesso figlio del Signore): se ciò è vero Dio l'aiuterà (18 Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto; 20 perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà) e lo libererà dalle grinfie dei suoi nemici (18 e lo libererà dalle mani dei suoi avversari). Il giusto si sente ed è figlio di Dio secondo la Parola di Dio: confida in Dio, si fida di Dio, si affida a Dio e spera nella liberazione; sa anche che Dio, per motivi noti solo Lui, potrebbe non intervenire, come non impedì la Passione di Gesù e di tanti martiri; ma non per questo perderà la sua fiducia in Dio o diminuirà il suo affidamento a lui. Seguiamo Gesù portando la croce per amor suo e con pazienza e accettiamo di esservi crocifissi, sostenuti dalla sua grazia.

III - Giacomo 3,16-4,3 1. Giacomo dichiara che dove regna gelosia e istinto di litigare, lì si moltiplicano le inquietudini e le cattiverie (16 dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni); perciò scoppiano guerre e liti, che hanno origine dalle tante passioni cattive, che continuamente si agitano e combattono dentro il cuore dei credenti (1 Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra?), che non si impegnano seriamente nella vita cristiana, e non si lasciano guidare dalla Sapienza Divina (17). I loro cuori sono pieni di desideri di cose materiali e, se non riescono ad averle, possono arrivare a uccidere il prossimo (2 Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete), almeno nel loro cuore; hanno invidia dei beni altrui e, rimasti delusi nel loro desiderio di possedere, si mettono a lottare e a far guerra (2 siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra!); ma non ottengono neanche ciò che desiderano di buono perché non sanno chiederlo a Dio (2 Non avete perché non chiedete); anzi, se anche pregano e chiedono il giusto, non lo ricevono perché le loro intenzioni sono cattive e vogliono solo soddisfare il loro piacere (3 chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni). Esaminiamoci: quanta invidia e gelosia e litigiosità c'è dentro di noi! Quante passioni cattive nei nostri cuori! Quanti desideri inutili e dannosi fanno perdere tempo ed energie fisiche e psicologiche e spirituali, che potremmo utilizzare per la nostra maturazione! E danneggiamo persino la nostra preghiera, perché non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo, il quale sa bene ciò che ci fa bisogno e come chiederlo a Dio (Rm 8), chiediamo perdono e correggiamoci.

2. Questi atteggiamenti sbagliati provengono da una sapienza umana in senso negativo, più precisamente “carnale” (Gc 3,15). Invece c'è la Sapienza, che viene da Dio (17 Invece la sapienza che viene dall’alto), dalla quale ci dobbiamo lasciar guidare e che consiste nel dare stile cristiano alla nostra vita. Essa è schietta e provoca sentimenti puri (17 anzitutto è pura), si esprime nell’amore della pace (17 poi pacifica), spinge a comportamenti benevoli verso il prossimo (17 mite), e sa lasciare correre quando è necessario (17 arrendevole); sa controllare la lingua (3,1-12) e ha pietà del fratello (17 piena di misericordia), non fa preferenze di persone (17 imparziale), e dice quello che pensa con semplicità (17 e sincera); possiamo aggiungere che pratica la vera pietà (1,19-2,13) e quindi da buoni frutti (7 e di buoni frutti); in particolare con la loro condotta pacifica gli uomini pongono il fondamento per essere considerati giusti agli occhi di Dio (18 Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia). Chiediamo questa Sapienza allo Spirito di sapienza e a Gesù, Sapienza del Padre, e al Padre, origine di ogni dono perfetto (Gc 1,5). Ne abbiamo assoluto bisogno nella vita spirituale, ma ci giova anche nella vita quotidiana, nelle situazioni ordinarie, perché ci fa vedere le situazioni con l'occhio di Dio e ce le fa gestire secondo la legge di Dio.

EUCARISTIA. Essa è il memoriale della Passione di Gesù, quando Gesù raggiunse il vertice nell’espressione del suo amore al Padre e agli uomini; in essa si rende presente il mistero pasquale di Gesù, dal quale il ladro pentito e il centurione romano attinsero la salvezza grazie alla loro fede e amore. Anche noi vogliamo aprire il nostro cuore ad accogliere la salvezza e per intercessione della Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e Santi Patroni chiediamo la grazia di averne le buone disposizioni,  in particolare di accettare le nostre croci quotidiane, che offriremo al Signore anche per la conversione dei nostri fratelli. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario Domenica 24B

Marco 8,27-35 1. (a) Gesù partì verso i villaggi dei dintorni di Cesarea di Filippo e lungo la strada rivolse agli Apostoli la domanda circa quello che pensava di lui la gente  (27 Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?»). I discepoli diedero 3 risposte: Giovanni Battista risuscitato, e perciò operava miracoli; il profeta Elia, che era associato nelle profezie con il Messia per prepararne la venuta; un profeta qualsiasi (28 Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti»). Ma Gesù proseguì chiedendo quale idea personale si erano fatti su di lui (29 Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?»), perché ormai lo seguivano da tempo e una convinzione su di lui se l’erano certamente formata. Pietro rispose a nome di tutti con la professione di fede che Gesù il Cristo era il Messia promesso (29 Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo»). Gesù ordinò il silenzio per evitare che la gente si entusiasmasse per lui, presi dalle idee distorte, che avevano sul Messia (30 E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno): in effetti la folla voleva proclamarlo re dopo la moltiplicazione dei pani! Il Messia era il personaggio che Dio aveva promesso nel paradiso terrestre per liberare l'umanità dalla schiavitù di Satana e da ogni schiavitù (Gn 3); con la scelta di Abramo il Messia sarebbe stato nella sua discendenza; Giacobbe morente indicò Giuda come ascendente del Messia; poi Dio precisò che il Messia sarebbe venuto dalla famiglia di Davide. Al Messia gli Ebrei, quando persero l'indipendenza, legarono le loro speranze di riscatto politico e sociale, mettendo in secondo ordine la sua missione religiosa, che invece era la principale. Negli ultimi anni prima della venuta di Gesù, poiché secondo le profezie era ormai venuto il tempo della venuta del Messia, parecchi si presentarono come Messia, provocando ribellioni frequenti contro i Romani. Tali idee di riscatto sociale e politico per opera del Messia erano condivise dagli Apostoli, che sognavano di essere i ministri del re Messia. (b) Ma Gesù raggelò le loro speranze perché subito incominciò ripetute “catechesi” (tre “grandi” profezie della passione e molti accenni) sulla futura sua passione e morte; qui preannunciò che lui, il Messia, non sarebbe stato riconosciuto dai capi politici e religiosi degli Ebrei, e addirittura sarebbe stato ucciso, ma il terzo giorno sarebbe risuscitato (31 E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere). Gesù precisò che questo faceva parte del piano di salvezza di Dio (31 doveva), e si riferiva alle profezie circa il Giusto sofferente (Salmo 34,20; Sap 2,12-20; 5,1-7) e il Servo sofferente (Is 53). Facciamo nostra la professione di fede di Pietro con l'aggiunta che Gesù è Dio, oltre che uomo e maestro; professiamo la nostra fede nella parola di Gesù, che salverà il mondo per mezzo dell'obbedienza sofferente ma amorosa al Padre e per mezzo dell'umiliazione della croce.

2. Gesù aveva parlato con estrema chiarezza della sua Passione e Morte (32 Faceva questo discorso apertamente). E la cosa non piacque a Pietro, certamente per l'amore che aveva per Gesù - e quindi non sopportava l'idea potesse essere maltrattato - e poi anche perché non corrispondeva all'idea, che lui e gli altri Apostoli e gli ebrei avevano del Messia, e ai loro desideri: di qui le sue rimostranze a Gesù (32 Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo). Ma Gesù si voltò e, fissò gli Apostoli (33 Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli), quasi per premunirli dal veleno nascosto nelle parole di Pietro; dichiarò a Pietro che il suo modo di pensare non corrispondeva a quello di Dio ma a quello del mondo (33 Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini), modo di pensare che Gesù rifiuta, perché la volontà del Padre è quella che lui ha espresso; lo definì “Satana”, colui che si era fatto nemico di Dio perché ne rifiutava la volontà e infine gli ordinò di mettersi appresso a Lui come discepolo, non davanti a lui come maestro (33 rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana!»). Quindi Gesù alla folla e ai discepoli proclamò (34 Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro) che non solo Lui “deve” affrontare la sofferenza e portare la croce, ma anche i suoi discepoli e aggiunse che bisogna rinnegare se stessi, nel senso di andare contro le nostre tendenze cattive, e, portando la propria croce, mettersi appresso a lui (34 Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua). Gesù avverte che per avere la vita divina bisogna essere disposti anche a rinunciare alla vita umana per amore di Lui e la diffusione del suo Regno (35 ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà), mentre chi vuole salvare la vita umana fino a voltare le spalle a Cristo, perderà la vita divina e rovinerà anche quella umana con la definitiva lontananza da Dio (35 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà). Distanziamoci da Pietro e accettiamo che Gesù porti la croce per la gloria di Dio e per la nostra salvezza e anche accogliamo con pazienza la sofferenza connessa con la lotta contro le nostre tendenze cattive (la “carne”) e le altre afflizioni, ordinarie e straordinarie, che possono venire dalla vita quotidiana, come hanno fatto Gesù, la Madonna e S. Giuseppe, e i Santi. Se Gesù ha seguito questa via, vuol dire che non esiste alternativa. Conviene accettare la croce che ci capita, perché è sempre accompagnata dalla grazia di Dio, che ci aiuta per sopportarla con pazienza, rassegnazione e adesione alla volontà di Dio.

II - Isaia 50,5-9 1. Parla qui un misterioso personaggio, il Servo di Iahvè, che compare altre tre volte nel libro del profeta. Egli afferma che ogni giorno, cioè sempre, il Signore lo prepara ad ascoltare la Parola di Dio come discepolo diligente (Is 50,4) e aggiunge che gli insegna ad prestare attenzione (5 Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio): egli non resiste né si tira indietro (5 e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro). Impara da Dio, che gli viene in aiuto (7 Il Signore Dio mi assiste; 9 Ecco, il Signore Dio mi assiste), e che gli resta vicino sempre, ne prende le difese e lo dichiara innocente (8 È vicino chi mi rende giustizia). Il Servo potrà passare attraverso sofferenze anche terribili, come quella della flagellazione (6 Ho presentato il mio dorso ai flagellatori), e l’umiliazione di vedersi strappare la barba e di subire insulti e sputi (6 le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi); ma, proprio perché è convinto della vicinanza e aiuto di Dio, sa che i suoi nemici non riusciranno a piegarlo (7 per questo non resto svergognato) e che la vittoria finale sarà sua; perciò rende il suo viso duro come pietra (7 per questo rendo la mia faccia dura come pietra) e afferma la certezza di non restare deluso (7 sapendo di non restare confuso). Lo trascineranno in tribunale e l'avversario si presenterà pure a sostenere l'accusa (8 Chi mi accusa? chi oserà venire a contesa con me?); ma il Servo non avrà timore di affrontarlo (8 Affrontiamoci. Si avvicini a me) perché sa che nessuno potrà dichiararlo colpevole (9 chi mi dichiarerà colpevole?). Questo personaggio, così attento alla Parola di Dio, docile e obbediente, pieno di fiducia in Dio, che sa onnipotente, sapiente e buono, confida in lui e si affida a lui; non ha paura delle sofferenze fisiche e morali terribili e le affronta con coraggio, convinto che la vittoria finale sarà sua perché Dio è con lui, anche se questo non lo esonera dalle sofferenze e dalle contese in tribunale e da eventuali condanne; difatti altrove si dice che sa che morirà perché condannato a morte infame ma risorgerà (Is 53): si tratta di Gesù. Anche noi dobbiamo avere in Gesù la stessa fiducia, che egli aveva nel Padre, perché ci ha promesso la sua presenza e assistenza continua sino la fine del mondo (Mt 28,20; Mc 16,20). Gli Atti ce lo fanno vedere all'opera, lui personalmente e per mezzo dello Spirito Santo. Rinnoviamo la nostra fede nel trionfo finale di Gesù, e nel nostro insieme con lui. E’ vero che dobbiamo affrontare le sofferenze della vita e siamo sicuri che il Signore non ci lascerà soli. Speriamo in Lui: ci fidiamo di Lui, confidiamo in Lui, ci affidiamo a Lui.

III - Giacomo 2,14-18. Giacomo continua a preoccuparsi che la fede dei suoi lettori sia veramente tale, piena di vitalità e di buone opere, così che possa portarli alla salvezza; perciò ricorda loro che chi dice che ha la fede la deve dimostrare coi fatti, se vuole evitare di essere escluso dalla salvezza eterna (14 A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo?). Porta un esempio: se uno della comunità non ha vestiti e cibi a sufficienza (15 Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano), chi dice di aver fede non può limitarsi alle buone e gentili parole consolatorie nei suoi confronti (16 e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi») senza dargli il necessario per il corpo (16 ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve?); le buone parole non servono a niente e sono simili all'inutilità di una fede che manca di opere: tale fede è da considerarsi morta, perché al pari di un morto non si esprime nelle azioni (17 Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta). Giacomo aggiunge che non ha senso dire che uno potrebbe avere la fede e un altro le opere (18 Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere); sì tenti pure l’impresa impossibile di dimostrare la fede senza le opere (18 mostrami la tua fede senza le opere); invece sarà facilissimo mostrare per mezzo delle opere la propria fede (18 e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede). Anche qui San Giacomo fa vedere che è inseparabile la fede dalla carità: chi crede veramente in Dio e in Gesù, necessariamente ama Dio e Gesù e vuol mostrare l'amore per Dio e il prossimo con il rispetto dei comandamenti e dei propri doveri e le opere di carità. Essere coerenti con la propria fede significa lasciarsi guidare dai principi della fede, non solo nelle grandi scelte, ma anche nella vita quotidiana.  Rinnoviamo l'impegno di fede sincera e di carità operosa; chiediamo perdono per le tante incoerenze; ogni peccato sempre è segno fede debole e cuore raffreddato.

EUCARESTIA. In ogni Messa Gesù ci parla ancora personalmente e per mezzo dei suoi inviati, riproponendoci il suo messaggio di sempre: la necessità di praticare la fede, la speranza, la carità, e rende presente il suo sacrificio per la nostra salvezza; ricevendolo nella Comunione eucaristica, ci è comunicata la sua grazia e forza per mezzo dello Spirito per vivere secondo la sua Parola. Preghiamo la Vergine SS. Addolorata e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengano di seguire il loro esempio nella pratica delle virtù teologali e tutte le altre. (mons. Francesco Spaduzzi)

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spunti di riflessione XXIII domenica Tempo Ordinario

I - Marco 7,31-37 1. Gesù si sposta dal territorio pagano di Tiro e Sidone nella Fenicia a un altro territorio pagano, quello della Decapoli (31 Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli), dove aveva liberato un posseduto dal diavolo; i Geraseni lo riconobbero e (a) gli presentano un sordomuto e lo pregano per lui perché lo guarisca con l'imposizione delle sue mani miracolose (32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano); fanno cosa molto buona a pregare per il malato, perché soffre o comunque va soggetto a tanti limiti; si può chiedere o la grazia della guarigione o un alleviamento delle sofferenze o almeno la pazienza nella sofferenza, che include l'adesione alla volontà di Dio. Gesù si ritirò con lui con lui in luogo appartato, allontanandosi dalla folla, gli pose le dita nelle orecchie e gli mise la sua saliva sulla lingua (33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua). Gesù molte volte guariva col contatto fisico: egli è Dio (ma non si vedeva) e uomo (e si vedeva): si entrava in contatto con la sua divinità per mezzo del suo corpo e della fede. Gesù guarda verso il cielo per indicare la sua adesione alla volontà del Padre; sospira per le sofferenze dell'umanità, sempre conseguenze del peccato originale e spesso dei peccati personali, e con la sua Parola onnipotente – come altre volte – ordina alle orecchie di aprirsi (34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!»). In effetti le orecchie incominciarono a sentire, la lingua si liberò come da un nodo e iniziò subito a parlare correttamente, senza bisogno di allenamento (35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente). Il miracolo era strepitoso e avrebbe dato a Gesù molta notorietà, che a lui non interessava per niente; perciò proibì di divulgarlo (36 E comandò loro di non dirlo a nessuno), ma la gente comunque ne parlava molto (36 Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano) e, pieni di meraviglia (37 e, pieni di stupore, dicevano), e facevano una splendida professione di fede: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!» (37), cioè ha fatto tutto bene – non come gli uomini, che fanno molto male e fanno male il bene che dovrebbero fare, e non fanno il bene che dovrebbero fare. Facciamo nostra la professione di fede di questi pagani, che sono tra i primi ad accostarsi alla fede: sono i nostri antenati nella fede. Ammiriamo la fede dei Geraseni, che ricorrono a Gesù con la preghiera per ottenere la guarigione del malato. Accostiamoci a Gesù con fede e amore per presentargli le nostre miserie ed essere guariti.

2. (A) Il miracolo è un fatto reale ma ha anche un valore di segno, è simbolico, e perciò (a) viene ripreso nel battesimo quando il ministro tocca le orecchie del battezzando per significare l'ascolto della parola ed le sue labbra per significare che il battezzato deve trasmettere la parola accolta. (b) Altro significato: prelude alla conversione dei pagani, che, esorcizzati con la guarigione della figlia della cananea e con l'espulsione dei diavoli, può aprirsi al messaggio di salvezza e glorificare Dio con la parola. (B) Il miracolo avviene per l'onnipotenza di Gesù e per la fede delle persone che presentano il malato e anche  per la sua fede personale (e così si speiga perché egli lascia fare a Gesù). Per la fede otteniamo i miracoli e sopratutto per la nostra fede Dio con la sua onnipotenza ci salva, nonostante le nostre miserie. Crediamo, amiamo, ringraziamo, lodiamo anche noi Gesù, perché fece tutto bene e continua a fare tutto bene.

II - Isaia 35,4-7 Gli Ebrei si trovano deportati in Babilonia e Gerusalemme e il Tempio sono distrutti; non c'è speranza nel popolo deportato, perché secondo le leggi sociali e culturali del tempo, doveva scomparire dalla storia per l’assimilazione ai vincitori. Ma Dio ricorda loro la grande liberazione dalla schiavitù degli Egiziani e promette di liberarli di nuovo; da Isaia fa preannunciare agli scoraggiati che riprendano forza e non abbiano timore, perché Egli interverrà personalmente a rivoluzionare la storia: egli verrà a punire i nemici e a dare ai fedeli il premio e la liberazione con la salvezza (4 Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi»). In effetti i Babilonesi cadranno sotto il dominio di Ciro il persiano, che autorizzerà i popoli, vinti e deportati dai Babilonesi, a tornare nei loro territori: una vera rivoluzione nella storia e nella civiltà di quei tempi. Dio accompagnerà la propria venuta con miracoli di guarigioni di malati: ciechi, sordi storpi, muti (5-6 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. 6Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto) e anche con miracoli nella natura: ci sarà abbondanza di acqua e quindi tanta vita (6 perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa). La profezia si realizza in parte in occasione della liberazione e del ritorno degli Ebrei da Babilonia nel 538, dopo 70 anni di esilio, e pienamente con la venuta del Messia, nei suoi miracoli e con la liberazione dalla schiavitù di Satana, grazie al perdono dei peccati e alla comunicazione della vita divina: di questa liberazione, la più importante e urgente in assoluto, le liberazioni precedenti (dalla schiavitù degli Egiziani, dal dominio dei Filistei, dalla schiavitù di Babilonia, dalle persecuzioni dei Seleucidi, ecc.) erano simbolo e preannuncio. Infatti Gesù cita Isaia 35,5 agli inviati di Giovanni il Battista, per fargli dire: “Gesù è il messia preannunciato e ne abbiamo avuto conferma perché ha operato proprio questi miracoli in nostra presenza”. Crediamo nell'infinita Misericordia di Dio, la quale già si rivela nell'AT ma soprattutto in Gesù, che ci viene a liberare dai nostri peccati nonostante le nostre miserie. Ringraziamo, adoriamo, crediamo ai miracoli materiali e spirituali fatti in nostro favore.

III - Giacomo 2,1-5. Quelli che hanno fede in Gesù Cristo, il Signore glorificato, devono comportarsi allo stesso modo con tutti senza ingiuste preferenze (1 Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali). In sostanza alla fede in Gesù essi devono unire la carità verso il prossimo, che suppone la carità verso Dio come risposta l'amore di Dio per noi (5 aquelli che lo amano): se amiamo Dio, necessariamente dobbiamo amare l’immagine di Dio, che è il nostro prossimo. Per farsi comprendere meglio, S. Giacomo porta un esempio: fantastichiamo che un uomo ricco con anelli d'oro e abiti lussuosi entri in una certa occasione nell’assemblea liturgica (2 Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente) e con il ricco i presenti si mostrino pieni di premure e lo facciano sedere a un posto d'onore (3 Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente»); fantastichiamo che nella stessa assemblea arrivi un povero, vestito male (2 ed entri anche un povero con un vestito logoro) e gli sì dica di restare in piedi o sedersi a terra (3 e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello»); se i presenti si comportano in questo modo, è chiaro che fanno differenze tra l'uno e l'altro e quindi giudicano con criteri malvagi (4 non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?), che niente hanno a che fare con la fede in Gesù. Per capire quanto sia sbagliato questo atteggiamento, basta riflettere alla diversità del nostro comportamento da quello di Dio: Dio ha scelto proprio quelli che sono poveri secondo la mentalità umana, mondana, per farli diventare ricchi nella fede e dare loro qui e nell'eternità il suo Regno, che egli ha promesso a quelli che lo amano (5 Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?). Questa stessa preferenza per i poveri la vediamo anche in Gesù, che scelse di farsi povero per arricchirci (2Corinzi 8,9), e visse per tutta la vita da povero in mezzo ai poveri, pur potendo scegliere la ricchezza; anche nel suo insegnamento mostrò con chiarezza la sua predilezione per i poveri (Mt 5,1ss); d'altra parte al giudizio universale Egli si identificherà col povero (Mt 25,31-46), e non col ricco. Certo è che dobbiamo condividere e imitare le preferenze di Dio e di Gesù. Esaminiamoci e vediamo come è orientata il nostro pensiero e i nostri comportamenti in questo campo; pentiamoci se ci accorgiamo che ci sono delle carenze, che dispiacciono al Signore; proponiamoci di correggerci per il nostro bene e per quello dei bisognosi; supplichiamo che sempre nella nostra vita personale e nella nostra vita di Chiesa condividiamo queste e le altre preferenze di Dio e di Gesù.

EUCARISTIA. Nella Messa siamo tutti insieme, di tutte le categorie sociali, alla presenza di Cristo, e ascoltiamo tutti la stessa Parola e offriamo lo stesso Gesù al Padre e riceviamo la stessa comunione eucaristica: l’uguaglianza è totale. La Chiesa non vuole posti speciali per nessuno e consente solo la distinzione alle autorità durante il loro impegno. Chiediamo a Dio, per i meriti di Gesù Cristo, di darci lo Spirito Santo, perché per intercessione della Vergine Maria e S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, cresciamo in una fede veramente illuminata, che ci porti alla retta speranza e alla intensa carità verso Dio e il prossimo.

Tempo Ordinario Domenica 22B

I- Marco 7,1-8.14-15.21-23 1. i Farisei e alcuni maestri della legge si radunarono intorno a Gesù (1 Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme) e gli fecero notare che alcuni dei suoi discepoli mangiavano con mani, non lavate secondo l’uso religioso, cosa che loro ritenevano una mancanza di rispetto per la religione (2 Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate). I farisei rispettavano le tradizioni dei loro antenati: per esempio mangiavano solo dopo aver fatto il rito della purificazione delle mani (3 i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi) e così anche quando tornavano dal mercato (4 e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni); altre cose simili erano la purificazione dei bicchieri, stoviglie, recipienti di rame, letti (4 e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti). Questi maestri ebrei domandarono a Gesù perché i suoi discepoli non rispettavano questi usi tradizionali, trasmessi dagli antenati, e portavano alla bocca i cibi con mani impure (5 quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?»). Gesù ricordò loro che per mezzo del profeta Isaia Dio li aveva già tante volte rimproverati e si era lamentato di loro perché lo onoravano con parole, ma non con i pensieri, i sentimenti e la vita (6 Ed egli rispose loro: Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra,/ ma il suo cuore è lontano da me). Dio rifiutava questo modo di onorarlo come senza valore, tanto più perché presentavano come dottrina di Dio gli insegnamenti degli uomini (7 Invano mi rendono culto,/ insegnando dottrine che sono precetti di uomini). E Gesù aggiunse il suo rimprovero: essi trascuravano i comandamenti di Dio per osservare le tradizioni degli uomini (8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini). Purtroppo era frequente per i rabbini ebrei proporre le loro interpretazioni, invece di insegnare la Parola di Dio com'era; per esempio Dio aveva ordinato un giorno di digiuno all'anno ed essi ne chiedevano due la settimana; l'abluzione delle mani era obbligatoria solo per i sacerdoti in una certa occasione ed essi la estesero tutti gli ebrei in occasioni, che si ripetevano tantissime volte nella giornata, rendendo praticamente impossibile l'osservanza di quella che essi facevano passare come legge di Dio; così aggiungevano tantissimi altri precetti ai 613 ordini e proibizioni dell’AT. Tutto questo non per ascetismo, ma per farsi vedere e ammirare dagli altri. Dio vuole che osserviamo la sua Parola, ma nel modo richiesto da lui, e dobbiamo diffidare di certi cosiddetti “buoni pensieri”, che in realtà potrebbero essere suggerimenti del diavolo o della mentalità mondana o delle tendenze cattive, che sono dentro di noi.

2. Gesù avverte la folla (14 Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: Ascoltatemi tutti e comprendete bene) che ciò che viene da fuori ed entra nell'uomo non può renderlo impuro davanti a Dio (15 Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro), ma lo rende impuro ciò che esce dal suo cuore (15 Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro). E ai discepoli, che gli chiedono spiegazioni, precisa in che senso ciò che esce dall'uomo lo rende impuro (Marco 7,20); infatti dall'intimo del cuore dell'uomo escono i pensieri e propositi cattivi, che lo portano al male (21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male) ed elenca i peccati sessuali, i tradimenti tra marito e moglie, le oscenità, la voglia di avere le cose degli altri, i furti, gli imbrogli, l'invidia, le malizie, la maldicenza, la stoltezza, la superbia, gli omicidi (21-22 impurità, furti, omicidi, 22 adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza). In effetti tutte queste cose vengono fuori dall'uomo e lo fanno diventare impuro (13 Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo). Con questo elenco di peccati, magari completato con altri che si trovano nel NT, Gesù ci dà un esame di coscienza da fare. Se facciamo queste azioni, siamo impuri davanti a Dio; alcuni di questi sono peccati gravi, interrompono la comunione spirituale con Dio, ci fanno perdere l’amicizia con lui e ci impediscono anche la comunione eucaristica. E, se non ci pentiamo per tempo, ci portano alla dannazione eterna. Esaminiamoci bene ogni sera e prima della confessione. Se scopriamo in noi peccati gravi, pentiamoci subito con un atto di dolore perfetto, che consiste nel pentirci dei peccati non per la paura dell’inferno, ma per l’offesa fatta a Dio, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, o con un atto di amore perfetto, che consiste nell’amare di Dio perché bene infinito, bene perfetto, bene eterno.

II - Deuteronomio 4,1-2.6-8 1. Dio ordina agli Ebrei per mezzo di Mosè (a) l'ascolto delle leggi e norme, che egli insegna (1 Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno) e a metterle in pratica (1 affinché le mettiate in pratica; 2 ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo; cfr Dt 14,5-6), stando attenti a non aggiungere e a non togliere nulla a quanto Dio stabilisce (2 Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla); purtroppo prima della distruzione di Gerusalemme e del Tempio nel 587 a.C. gli ebrei sottrassero i comandamenti nel senso che non li osservavano; prima della distruzione Gerusalemme e del Tempio del 70 d.C. aggiunsero le loro interpretazioni: il risultato finale era che comunque non osservavano la legge di Dio come lui l'aveva data. Ai nostri tempi alcuni cristiani aggiungono ai comandamenti osservanze inutili o dannose, per es. prestano fede a credenze superstiziose o a fatture, si creano riti propri, credono ad apparizioni che non ci sono state, nutrono paure ingiustificate del diavolo. Molti di più quelli che tolgono di mezzo i comandamenti: per es. per alcuni non esiste il terzo comandamento della partecipazione alla messa nei giorni festivi, il quarto del rispetto e aiuto ai genitori, il sesto e il nono comandamento, che riguardano la castità e la fedeltà coniugale, ecc.; le loro scuse: credo a modo mio, faccio a modo mio, faccio quello che mi va e voglio, seguo quello che la mia coscienza (distorta) mi dice. Stiamo attenti perché Dio ci tiene al rispetto della sua volontà da parte nostra, per la sua gloria e la nostra salvezza e felicità eterna; impariamo ad assimilare la Parola di Dio come la interpreta la Chiesa. (b) I motivi qui presentati per rispettare la legge di Dio sono tre: (a) per poter entrare possesso della Terra promessa da Dio ai patriarchi e (b) viverci tranquillamente (1 perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi). Certamente Dio si riferisce alla vita in questo mondo, come viene promesso a chi rispetta il quarto comandamento, e al possesso della Palestina, cose che facevano parte del patto di alleanza tra Dio e gli ebrei, stabilito ai piedi del Sinai: gli ebrei avrebbero rispettato i dieci comandamenti e Dio li avrebbe fatti entrare e restare in possesso stabile della Palestina. Ma Dio voleva il compimento della sua volontà sopratutto per dare la vita eterna, il possesso della patria del cielo, cosa che gli ebrei capirono solo un po' alla volta e molto lentamente e confusamente, mentre noi abbiamo chiaro l’insegnamento nel Nuovo Testamento. (c) Terzo motivo per osservare i comandamenti, sostanza della legge dell’Antico Testamento e confermati da Gesù nel Nuovo, è che nessuna grande nazione possiede leggi e norme giuste, come gli insegnamenti che Dio allora trasmetteva (8 E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?). Adoriamo, lodiamo, amiamo Dio per se stesso e per le sue promesse.

2. In effetti, se il popolo ebreo avesse osservato con impegno la legge, si sarebbe manifestato agli altri popoli come saggio e intelligente (6 Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli) ed essi lo avrebbero proclamato come l'unico popolo saggio e intelligente (6 i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”). E gli ebrei realmente fecero esperienza che nessun altro popolo, anche se forte, aveva un Dio così vicino a sé come Yahweh era ed è vicino al suo popolo ogni volta che viene invocato (7 Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?). In effetti chi studia la religione ebraica e quella cristiana si rende conto subito della loro superiorità rispetto alle altre religioni a causa della bellezza delle leggi, date nell'Antico Testamento e perfezionate nel Nuovo: uguaglianza di tutti davanti a Dio, pari diritti della donna e dell’uomo, matrimonio monogamico e indissolubile, difesa dei poveri e delle categorie più deboli, libertà… Vedete come da tutto il mondo i profughi vogliono venire da noi, nell’Europa, sviluppatasi in questi duemila anni secondo la religione cristiana, e non vogliono andare nei ricchissimi paesi arabi, perché la nostra civiltà è superiore. Ringraziamo il Signore e impegniamoci a conservare le radici cristiane della nostra Europa; purtroppo l’Europa Unita s ne stanno allontanando sempre più.

III - Giacomo 1, 17-18.21b-22.27 1(a) Tutto ciò che abbiamo di buono e di perfetto sul piano naturale e soprannaturale - dice Giacomo - viene dall'Alto ed è un dono di Dio Padre, creatore della luce (17 ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce), il quale non va soggetto a cambiamenti e non produce tenebre (17 presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento). In effetti tutto quello che siamo e abbiamo viene da Dio, e non da noi, ed Egli ce lo dà come un padre ai figli, dei cui bisogni si occupa con cura costante. Sentiamoci figli di Dio, che si prende cura di noi con Sapienza infinita e con la sua divina provvidenza. Egli non cambia e quindi possiamo fare affidamento su di lui. (b) Per un atto di libera volontà e amorosa misericordia Dio ci ha rigenerati, come fa una madre, alla vita eterna per mezzo della sua Parola, che annunzia la vita eterna – e prima ancora ci ha creati perché esistessimo - ed Egli ha voluto che noi fossimo come i primi frutti maturi dell'umanità e della creazione (18 Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature). Crediamo in questa paternità e maternità di Dio nei nostri confronti, visto che siamo stati creati alla vita eterna col battesimo e veniamo ricreati con la confessione, che ci fa recuperare la vita eterna, se la perdiamo col peccato grave. Dio ci perdoni perché non siamo sempre coerenti e con facilità dimentichiamo che siamo tutto dono e inoltre non sempre abbiamo fiducia. Siamo figli di Dio, non parenti alla lontana!

2. (a) Giacomo ci invita ad accogliere con fede la Parola di Dio, che la predicazione semina in noi e che ci porta la salvezza (27 accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza), ma non basta ascoltare la Parola con fede, perché occorre metterla in pratica per evitare le illusioni (22 Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi). (b) Chi osserva la Parola di Dio pratica la vera religione davanti a Dio (27 Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa); concretamente occorre aiutare i fratelli nel bisogno e guardarsi dai pericoli, che provengono dal mondo (27 visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo). S. Giacomo insisterà molto sulla inutilità della fede, che non è accompagnata da opere di bene: occorre la fede nella Parola, ma poi bisogna passare alla pratica; due segni rendono evidente che siamo sulla via giusta: praticare la carità verso il prossimo ed evitare la mentalità mondana. Esaminiamoci; chiediamo fede, speranza e carità.

EUCARISTIA. Nella Messa Gesù ci offre la sua Parola autentica e ce l’offre per mezzo della Chiesa, da Lui investita a esercitare ufficialmente e infallibilmente questa missione. Egli offre al Padre per espiare le nostre ribellioni passate e ottenercene il perdono e con la comunione eucaristica ci comunica la grazia per osservare la Parola di Dio con fedeltà nel futuro. Preghiamo la Vergine dell’ascolto e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni di ottenerci la grazia di essere fedeli per il futuro.

Tempo Ordinario Domenica 21B

1 - Giovanni 6,60-69 1. Gesù ha completato il suo discorso, in cui ha presentato se stesso come il pane - Parola di Dio e il pane - Persona, che sono donati dal Padre, e ha promesso di dar da mangiare la sua carne e il suo sangue: bisogna credere alla sua Parola e alla sua stessa Persona come Dio e Uomo, Maestro e Salvatore e bisogna nutrirsi della sua carne e sangue per avere la vita eterna ora e la resurrezione gloriosa alla fine del mondo. Soprattutto queste ultime parole mandano in crisi molti discepoli: già i Giudei avevano rifiutato di credere, ora protestano i discepoli (60 Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?»). Gesù conosceva bene il cuore dell'uomo e sapeva quel che i discepoli pensavano e dicevano fra loro; rivolse loro la parola (61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: Questo vi scandalizza?) per aiutarli a superare le loro difficoltà e a tirare le giuste conseguenze dai 2 miracoli della moltiplicazione dei pani e della conoscenza dei loro pensieri. Gesù parla loro della sua origine divina, del fatto che lui è vero Dio e verrà presto il momento, in cui egli manifesterà pienamente la sua divinità (62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?), la quale è nascosta come sotto un velo, ma è vista bene da quelli che credono (come il Cristo velato della cappella dei Sanseverino a Napoli, perfettamente visibile attraverso il velo), e che invece non è vista da quelli che non credono. Solo coloro che credono hanno la vita divina, perché sono guidati dallo Spirito Santo, che è Vita e dà la Vita (63 È lo Spirito che dà la vita) e possono credere alle sue Parole, che sono Spirito e Vita (63 le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita), mentre i semplici ragionamenti umani non bastano e non servono in campo soprannaturale (63 la carne non giova a nulla). D'altra parte Gesù aveva già detto che per credere occorre essere attirati dal Padre (65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre»), il quale attira tutti, perché per tutti muore Gesù, ma non tutti vogliono credere (64 Ma tra voi vi sono alcuni che non credono), perché sono attaccati alle loro idee e non vogliono rinunciarci. In effetti Gesù sapeva chi erano quelli che credevano in lui e anche chi era il traditore (64 Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito). Dobbiamo credere Gesù come Dio e Uomo, Maestro e Salvatore perché solo per questa adesione completa a Gesù abbiamo la salvezza eterna. Per la fede e il battesimo e l’Eucaristia noi riceviamo la vita divina, la vita dello Spirito; così saremo guidati dallo Spirito e diventeremo in qualche modo spirituali come lui: decidiamo di credere senza riserve perché Dio ci attira e non mi nega la grazia di abbandonarci a lui.

2. Dopo che Gesù aveva confermato il suo insegnamento sull’Eucaristia e sulla necessità della fede nella sua Persona e nella sua Parola, molti discepoli si allontanarono da lui (66 Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui), per la debolezza della loro fede; non avevano capito i segni da lui fatti e dove questi segni li dovevano portare. Gesù si rivolse allora ai 12 per chiedere loro cosa intendevano fare (67 Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?»). Ma Pietro a nome proprio e dei 12 espresse la sua fede e la loro: anzitutto dichiarò che non vedevano alternativa al rapporto stretto con Gesù (68 Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo?) e quindi non lo vogliono lasciare; inoltre essi hanno creduto e sanno che egli è il Messia mandato da Dio (67 e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio) per salvare l'umanità e quindi vogliono restare con lui perché solo lui ha le parole che danno la vita eterna (68 Tu hai parole di vita eterna); anche noi condividiamo dopo venti secoli la fede di Pietro e degli Apostoli. I miracoli confermano questa nostra fede che Gesù è Dio e ha Parole, che danno la vita eterna. Noi crediamo, speriamo, amiamo lui, e non vogliamo staccarci da lui.

II - Giosuè 24,1-2a.15-17.18b. 1. Giosuè, prima di lasciare questo mondo, a imitazione di Giacobbe e Mosè, fa un discorso (2 Giosuè disse a tutto il popolo) per ricordare loro i benefici di Dio, cioè la chiamata di Abramo e l’assistenza a lui, la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto e la presa di possesso della Terra promessa; egli ha convocato i capi d’Israele con tutte le tribù a Sichem (1 Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio) e tutti si presentano in quel luogo sacro, dove Giosuè aveva rinnovato l’alleanza al momento dell’ingresso nella Palestina (Gs 8): sentivano che lì Dio era presente in modo speciale in quanto era legato alla storia dei patriarchi (Gn 12 e 33). Qui Giosuè li invita a riflettere:  innanzitutto devono valutare se è bene o male per loro servire Dio (15 Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore) e, se non pensano che non è vantaggioso per loro restare fedeli al Dio d’Israele, devono decidere se tornare a servire gli dèi, che aveva servito Abraham prima della conversione all’unico Dio (15 sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume) oppure prestare culto gli dei della terra di Canaan, che Dio aveva data loro (15 oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate). Giosuè aveva ricordato al popolo tutti i benefici di Dio, in particolare l’alleanza del Sinai, in cui Dio si era impegnato a proteggerli in Palestina se avessero rispettato i comandamenti, per facilitare la decisione di servire Dio. Anche noi nella vita abbiamo occasioni importanti e altre ordinarie, in cui siamo costretti a scegliere fra essere fedeli a Dio o voltargli le spalle: se ricordassimo sempre i benefici di Dio e l’alleanza che abbiamo fatto con Lui nel battesimo, certamente ci sentiremmo in obbligo di mantenerci fedeli, attingendo la forza proprio dal Battesimo e dall’Eucaristia, che ci propone il rinnovo dell’alleanza ogni volta che viene celebrata.

2. Giosuè, prima di concludere il suo invito a decidere se servire Dio o gli altri dei, dichiara di aver già preso la decisione per sé e a nome degli altri del suo clan: essi sono disponibili solo al culto del vero Dio (15 Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore); ma anche il popolo, a una voce, protesta la sua fedeltà all’unico Dio e il suo rifiuto di servire altri dei (16 Il popolo rispose: Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!) e ricorda che Dio li ha liberarti dalla schiavitù degli Egiziani (17 Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile) e li ha protetti lungo il cammino fra i popoli, dove erano passati (17 per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati) e tutti del  popolo hanno visto le opere prodigiose e miracoli operati da Dio (17 egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito); e conclude esprimendo la sua volontà di continuare ad aderire all’unico vero Dio (18 Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio). Ammiriamo l’opera di convinzione di Giosuè e l’attività di Dio nel cuore dei presenti per attirarli a sé; seguiamo il loro buon esempio nel rinnovare il nostro impegno di fedeltà a Dio, che incominciò per noi col battesimo per volontà di Dio con la collaborazione dei nostri genitori e che noi abbiamo ratificato in ogni sacramento; lo possiamo utilmente rinnovare in ogni Confessione e in ogni Eucaristia. Noi ci impegniamo alla fedeltà ai comandamenti e Dio si impegna a darci le grazie necessarie per esser fedeli a lui.

III - Efesini 5,21-32 1. Cristo ha amato la Chiesa fino a sacrificare la sua vita per lei (25 come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei). Cristo ha fatto questo sacrificio, il più grande che si può immaginare, per fare diventare la Chiesa santa, grazie al battesimo, che è un rito sacramentale di purificazione per mezzo dell'acqua e della parola (26 per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola): grazie al battesimo la Chiesa riceve anche la vita divina, la giustificazione, e quindi diventa davanti al Cristo senza macchia, senza difetti, senza rughe, immacolata, e di conseguenza santa (27 e per presentare a se stesso la Chiesa,… senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata): essa appare nel pieno del suo splendore, che Cristo stesso le comunica (27 tutta gloriosa). Gesù fece questo non solo all'inizio, ma continua a farlo in seguito, perché sa (e la Chiesa ne deve essere cosciente) che essa si può mantenere bella solo per le sue cure continue (9 anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa). Cristo è il salvatore della Chiesa, che è come un corpo rispetto al capo che è Cristo (29 così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo). Quando con la fede e col battesimo entriamo nella Chiesa e formiamo la Chiesa, noi diventiamo membra di questo corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa (30 poiché siamo membra del suo corpo). Poiché Cristo ha amato la Chiesa e l'ha fatta suo corpo, la Chiesa (e noi in essa) deve obbedire a Cristo in tutto (24 E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, … in tutto), perché la sua origine e la sua vitalità dipende esclusivamente da lui, come la vitalità del corpo dipende dal capo. Ovviamente ciascuno di noi deve essere sottomesso e obbedire a Cristo in tutto se vuole restare membro vivo del suo corpo e consentire a Cristo di trasmettergli la sua vita e la sua vitalità. (b) Questo amore di Cristo per la Chiesa è vero amore. Nella Sacra Scrittura l’amore di Dio per il suo popolo viene presentato come l'amore del Creatore per la creatura, del padrone e signore per la sua proprietà e servo, dell'amico per l’amico, del fidanzato per la fidanzata, dello sposo per la sposa, del padre e della madre per il figlio; così l'amore di Dio è l’amore possessivo del Creatore e padrone, l’amore fedele dell’amico, l’amore appassionato e geloso del fidanzato e sposo, l’amore tenero e duraturo dei genitori. Qui S. Paolo insiste sull'immagine dello sposo e della sposa per caratterizzare il rapporto fra Cristo e la Chiesa. Cristo ama la Chiesa come sposa e la Chiesa deve amare il Cristo come sposo con passione, gelosia, fedeltà, servizio. E’ ben giusto che la Chiesa sia sottomessa a Cristo in tutto perché Cristo è tutto per l'esistenza della Chiesa e dei singoli cristiani (come il tralcio della vite, che conserva la vitalità finché vi rimane unito). Ma non dimentichiamo che Cristo dichiara di essere venuto per servire e non per essere servito (Mt 20,28) e ha lavato i piedi ai discepoli (Gv 13,1ss) e quindi ha servito e serve la Chiesa e i singoli fedeli, prendendosene cura e nutrendoli, e lo farà per l'eternità, servendoli al banchetto eterno. Crediamo; dovremmo contemplare più frequentemente questo amore e servizio reciproco e le singole caratteristiche di esso, per verificare come viviamo il rapporto con Cristo e con la Chiesa.

2. S. Paolo ha pensato al rapporto fra Cristo e la Chiesa come modello (e perché no? anche causa) di quello fra lo sposo e la sposa. Come Dio è considerato lo sposo dell’antico popolo nell’AT, così Cristo, Dio fatto uomo, è lo sposo del nuovo popolo di Dio, quello nel NT, cioè della Chiesa; come Adamo è lo sposo ed Eva la sposa, così Cristo, il nuovo Adamo, è lo sposo, e la Chiesa, la nuova Eva, è la sposa. Ora Paolo assimila lo sposo a Cristo e la sposa alla Chiesa, e parla di alcune caratteristiche di questo rapporto fra gli sposi, partendo dal rapporto fra Cristo e la Chiesa. Ovviamente queste osservazioni non esauriscono né tutto il rapporto fra Cristo e la Chiesa né quello fra gli sposi. (a) Anzitutto parte dall'amore di Cristo per la Chiesa per esortare il marito ad amare la moglie a imitazione dell'amore generosissimo di Cristo per la Chiesa, amore spinto fino al supremo sacrificio (25 E voi, mariti, amate le vostre mogli…); e, poiché la Chiesa è corpo di Cristo, aggiunge che è un dovere per il marito amare la propria moglie come il proprio corpo (28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo): egli la deve considerare il proprio corpo amarla è come amare se stesso (28 chi ama la propria moglie, ama se stesso). Gli sposi con il matrimonio diventano una sola carne, una cosa sola, per volontà di Dio, espressa in occasione della creazione della prima coppia e annotata nella Bibbia: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne (31; cfr Gn 2); si devono amare come una sola carne e non possono odiarsi, e anzi si devono prendere cura l’uno dell’altro (29 Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura). (b) Da parte sua la sposa deve essere sottomessa allo sposo come sarebbe sottomessa a Cristo (22 le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore) a imitazione della sottomissione totale della Chiesa a Cristo (24), giacché il marito è il capo della moglie come Cristo è il capo della Chiesa (23 il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa). Sottomissione della moglie al marito, anche ai suoi capricci? Certamente no; entrambi sono stati creati da Dio e devono ubbidire a Dio e quindi la moglie deve obbedire al marito se l'ordine del marito corrisponde alla volontà di Dio, e allora è come se l’ordine venisse da Dio. Come Cristo non dà ordini sciocchi o cattivi alla Chiesa e ai singoli fedeli, allo stesso modo lo sposo può dare alla sposa solo ordini conformi alla volontà di Dio. (c) Ma notiamo che, come Paolo non parla dell'amore della Chiesa per Cristo, così non dice nulla dell’amore della sposa per lo sposo e a malapena accenna al servizio dello sposo per la sposa (29); ma certamente la sposa deve amare lo sposo come la Chiesa ama Cristo e lo sposo deve stare al servizio della sposa come Cristo lo era e lo è oggi nei confronti della Chiesa, perché continua ad amarla e a nutrirla con la Parola e l'Eucaristia. Forse se S. Paolo avesse voluto o avuto tempo di completare il suo insegnamento (pensiamo a come venivano scritte queste lettere: sotto dettato e con continue interruzioni; a volte si riprendeva il discorso a distanza di giorni e non necessariamente ci si collegava con quanto era stato scritto immediatamente in precedenza!) avrebbe detto che lo sposo ha diritto alla sottomissione della sposa in proporzione della sua capacità di amare la sposa come Cristo ama la Chiesa e alla sua capacità di prendersi cura della sposa come fa Cristo con la Chiesa! ma questa riflessione potrebbe essere solo mia e come tale ve la propongo. Certo è che nella sottomissione della sposa non c'è nessuna inferiorità nei confronti del marito e nel fatto che il marito è capo della sposa non c'è nessuna superiorità in lui rispetto alla moglie; questo appare anche chiaro dal fatto che S. Paolo ordina a tutti i credenti di sottomettersi reciprocamente a causa del rispetto che si deve a Cristo (21 Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri); e gli sposi, prima di essere sposi, sono cristiani e, diventando sposi, non perdono la dignità e i diritti di cristiani, cioè di essere uguali in tutto: non c'è nessuna differenza fra le persone inserite in Cristo: Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. (Gal 3,28. Siamo comunque di fronte a un mistero: Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (32): l'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio come Dio  l’ha voluto in Gesù è il simbolo e sacramento dell' unione di Cristo con la Chiesa; preghiamo che Dio ci riveli il mistero e sostenga gli sposi nella imitazione dell’amore di Cristo per la Chiesa come tipo e modello perfetto dell’unione degli sposi cristiani e del tipo di rapporto che devono avere e dei sentimenti che li devono animare.

EUCARISTIA. Questa è il memoriale della Passione e Morte del Signore, e quindi dell’amore infinito di Cristo per la Chiesa. Con l’Eucaristia Cristo nutre la sua sposa e ciascuno di noi con la sua Parola e con la sua Carne e Sangue. Gustiamo l’amore di Gesù e proponiamolo agli altri. Che la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i Santi Patroni, ci ottengano la grazia di vivere questo amore di Cristo per la Chiesa e fra noi. La stessa grazia chiediamola per gli sposi. (Mons. Francesco Spaduzzi)

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