1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Pasquale: Domenica VI dell’Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica VI dell’Anno C 

I - Giovanni 14,23-29 - 1. (a) Gesù sta parlando ai discepoli dopo l'allontanamento di Giuda e prima che i discepoli escano dal Cenacolo. Uniamo anche il versetto 21 al 23 per ragioni di contenuto. Gesù in essi dice che chi mette in pratica i suoi comandamenti (21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva) è la persona che lo ama (21 questi è colui che mi ama) e anche che lo ama chi osserva la sua Parola (23 Se uno mi ama, osserverà la mia parola); ripete il concetto anche in forma negativa (24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole). L’osservanza della Parola di Gesù, come espressione dell’amore per Lui, produce effetti bellissimi nel discepolo: lo amano il Padre (21 Chi ama me sarà amato dal Padre mio; 23 e il Padre mio lo amerà) e Gesù (21 e anch’io lo amerò); inoltre Gesù si manifesta a lui (21 e mi manifesterò a lui) e il Padre e Gesù verranno da lui e dimoreranno in lui (23 e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui). Gesù aggiunge che la sua Parola gli viene dal Padre, che lo ha inviato in questo mondo come Messia e Salvatore (24 e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato); perciò non osservare la Parola di Gesù significa non obbedire al Padre. Sottolineiamo che Gesù non parla del sentimento dell’amore, che potrebbe anche non esistere nel cuore di chi fa la Sua volontà – e non è necessario; egli afferma che fare la sua volontà è manifestazione certissima dell’amore per lui. Pensiamo agli effetti meravigliosi del nostro amore per Gesù: il Padre e Gesù ci amano e si manifestano a noi e con lo Spirito dimorano in noi! Crediamo alla Parola di Gesù, adoriamo il Padre e Gesù, lodiamoLi, ringraziamoLi, rinnoviamo il proposito di evitare il peccato grave, che ci fa perdere la presenza della Trinità in noi. (b) Gesù ha parlato finora mentre sta coi discepoli (25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi), ma con l'Ascensione egli diventerà invisibile - non assente -; ma il Padre manderà lo Spirito come Paraclito, Consolatore e Avvocato, nel nome di Gesù (26 Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome), cioè per la sua preghiera, per la sua considerazione, al posto di lui, e soprattutto per continuare e portare a termine l'opera redentrice di Gesù; lo Spirito insegnerà ai discepoli ogni cosa - non un nuovo Vangelo -, riportando alla loro mente quello che Gesù aveva detto (26 lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto). Come Gesù è venuto per rivelare il Padre (Gv 5,43; 10,25), così lo Spirito viene per far conoscere meglio Gesù: la sua persona, il suo insegnamento e la sua opera redentrice (16,13; 15,26; 1Gv 4,1-6.13-16). Chiediamo il dono dello Spirito Santo e di essere docili al suo insegnamento e alla sua guida. Ricordiamoci anche di quanto dice S. Tommaso d’Aquino: durante la fase terrena della vita di Gesù, lo Spirito invisibile agiva per mezzo di Gesù visibile; dalla Pentecostre in poi Gesù invisibile agirà per mezzo dello Spirito, visibile nella Chiesa.

2. (a) Gesù dà ai discepoli il dono della pace, che non è quella superficiale e passeggera che può dare il mondo, ma quella stabile, duratura e profonda (27 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi), che è frutto dello Spirito (Gal 5,22), viene da Dio, fonte di ogni bene, e sgorga dall'unione con lui. Chi ha questa pace non ha motivo di turbarsi e spaventarsi (27 Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore), perché ha Padre e Figlio e Spirito con lui. Alimentiamo l'unione con Dio e vedremo tutto con l'occhio di Dio e con la pace e gioia e  serenità, che ha Dio in sé e partecipa a chi si affida a lui. (b) Ciò che turba in particolare i discepoli è che Gesù ha annunciato che per qualche tempo si allontana da loro (28 Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”). Gesù li incoraggia sulla base del loro amore per Lui (28 Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre): se lo amano veramente, devono essere contenti che egli torni al Padre, che è Dio come il Figlio, ma è l'origine del Figlio ed è più grande del Figlio (29 perché il Padre è più grande di me), perché questi è anche uomo: il Padre darà gloria a Gesù, in riparazione delle tante umiliazioni, che subirà nella Passione e Morte, e gli darà anche quella gloria, che come Dio ha avuto sempre ma che è restata velata durante la fase terrena della sua vita. Gesù ha parlato di queste cose con gli Apostoli per tempo, perché abbiano un motivo in più per credere in lui, vedendo realizzate le sue profezie (29 Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate). Crediamo in Gesù: è Dio e uomo, Messia e Salvatore, nostro fratello e amico; godiamo della gloria, che il Padre gli dà con la resurrezione; alimentiamo la nostra fede e il nostro amore perché così possiamo percepire meglio Gesù, che è presente ed agisce nei tanti modi, da Lui indicati.

II - Atti degli Apostoli 15,1-2.22 29 - (a) Nella Chiesa degli inizi quasi tutti i convertiti provenivano dall'ebraismo e quindi erano circoncisi, che rispettavano le leggi dell’AT, ma sapevano bene che Gesù era il Messia, mandato da Dio come Maestro e unico Salvatore. Quando iniziò la conversione dei provenienti dal paganesimo, furono ammessi da Pietro fra i discepoli col battesimo, senza  farli circoncidere (At 10); così si fece nella chiesa di Antiochia, dove erano molti i pagani convertiti e non circoncisi. Qui da Gerusalemme vennero alcuni che sostenevano che la circoncisione con l'osservanza della legge ebraica era necessaria per salvarsi (1 «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati»). Scoppiarono discussioni animatissime tra costoro da una parte e Paolo e Barnaba dall’altra e fu deciso di inviare una delegazione a Gerusalemme per chiedere indicazioni su un argomento così importante (2 Poiché Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro…). Anche noi dobbiamo essere convinti che solo Gesù è il nostro Maestro e Salvatore e dobbiamo stare attenti a non diventare schiavi né di associazioni né di presunte apparizioni né di falsi maestri, che fanno staccare i fedeli da Cristo e dalla Chiesa. (b) Ci fu una pacata discussione sull'argomento nella comunità di Gerusalemme; fra i responsabili vi parteciparono gli Apostoli Pietro e Giovanni, Giacomo, capo della comunità di Gerusalemme, e anche Paolo e Barnaba. Si presero decisioni (21), che furono comunicate per lettera e con l'invio di una delegazione (22); ai credenti provenienti dal paganesimo e dimoranti ad Antiochia, Siria e Cilicia (23 «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia, che provengono dai pagani, salute!) veniva comunicato che parlavano di loro iniziativa - e non per incarico dei capi - quelli che sostenevano la necessità della circoncisione per loro (24); invece dagli Apostoli e dagli Anziani e da tutta la Chiesa (22) venivano mandati insieme a Paolo e Barnaba (25), che erano esaltati perché uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo (26), anche Sila e Giuda, uomini di grande autorità tra i fratelli (22), che avrebbero commentato le decisioni prese (27). Per ispirazione dello Spirito Santo i responsabili (28 È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi) avevano deciso di imporre loro solo l'astensione dalle carni offerte agli idoli, dal bere il sangue degli animali, dal mangiare gli animali morti soffocati e dai matrimoni illegittimi (28-29 di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29 astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime). Notiamo due cose: (A) le decisioni sono prese dai capi con l'aiuto dello Spirito Santo - e mostrano di esserne ben coscienti - e con la partecipazione dei fedeli alle discussioni: è una chiara manifestazione di quella che oggi si chiama sinodalità e di cui parla Papa Francesco come di uno stile che bisogna sempre più assumere; (B) sono decisioni particolari, che valgono solo per i luoghi indicati e finché ci staranno insieme convertiti dall'ebraismo e dal paganesimo; decadranno infatti  nel giro di una generazione.

III - Apocalisse 21,10-14.22-23 – (a) Da un alto monte viene mostrata a Giovanni la sposa dell'Agnello sotto la forma di città, della Gerusalemme Celeste, che viene da Dio, risplende della grandezza e bellezza di Dio (10 L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio) e ha uno splendore straordinario (11). E’ cinta da alte mura con 12 porte, che sono sorvegliate da 12 Angeli e portano i nomi dei dodici patriarchi (12 È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele): questi nomi indicano che ci sono salvati fra gli ebrei. Ci sono tre porte per ognuno dei quattro lati della Città (13 A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte): la città è enorme e le porte in ogni direzione indicano che i salvati arriveranno da tutte le parti del mondo. Le fondamenta delle mura sono 12 basamenti affiancati o sovrapposti con i nomi dei 12 Apostoli di Gesù (14 Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello): essi indicano che ci sono anche salvati dalla predicazione degli Apostoli, mandati da Gesù in tutto il mondo. Tutti siamo chiamati alla salvezza e a essere cittadini di questa Città, perché tutti siamo amati da Dio e da Cristo. (b) In questa Città non c'è un tempio perché lo è Dio stesso e Gesù, risorto e glorificato, e quindi presente dappertutto e raggiungibile da tutti in qualsiasi momento (22 In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio); la luce non è assicurata dal sole o dalla luna, ma direttamente da Dio con la sua gloria e dall'Agnello, che ne è la lampada (23 La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello). Dio è luce (Sal 18,29) e Gesù lo è altrettanto (Gv1,9; 8,12; 9,5); Essi sono sorgenti di luce e calore e vita. Da Dio solo ci aspettiamo il bene che abbiamo qui e nell’eternità.

EUCARESTIA. Questo Gesù vivo e vero col Padre e lo Spirito Santo incontriamo nella Messa. Nella Parola siamo illuminati, nel Pane e Vino consacrati siamo nutriti e conservati nella vita divina. Preghiamo la Vergine SS e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, perché ci ottengono di partecipare alla Messa con la fede e la carità necessarie per averne i frutti (mons. Francesco Spaduzzi)

 

Tempo Pasquale: Domenica V dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica V dell'Anno C

I - Giovanni 13,31-33a.34-35 – 1. (a) Gesù preannunzia con molta tristezza il tradimento - azione bruttissima già in se stessa ma anche perché offensiva e oltraggiosa verso Gesù e dannosissima per Giuda - di uno dei 12 Apostoli, senza però nominarlo, e subito questi esce (31), per completare il suo tradimento e preparare l'arresto del Maestro. Gesù si rasserena ed esprime la sua gioia; egli parla della sua glorificazione come già avvenuta: Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato (31) e intende riferirsi alla sua Passione e Morte ormai imminente, che in qualche modo è già incominciata con la partenza di Giuda. Questa è la Sua “ora”, alla quale egli fa varie volte riferimento (Gv 2,4; 13,1; ecc.); egli parla della Passione come vittoria e della sua croce come un trono e usa la parola elevazione per riferirsi a essa (6 volte; cfr. Gv 7,30; 8,20… ). Per Gesù la sua sofferenza, vissuta nell’ubbidienza al Padre con amore e pazienza, è il mezzo con cui egli glorifica il Padre, perché ripara i peccati, commessi contro di lui, gli restituisce l’onore e serve per salvare l'umanità. Perciò Gesù parla anche di glorificazione del Padre, che egli realizza con la sua Passione: e Dio è stato glorificato in lui (31). Gesù aggiunge che, poiché il Padre è glorificato nell’opera del Figlio, anche il Padre glorificherà il Figlio nel senso che gli darà quella gloria che il Figlio aveva presso il Padre in cielo da tutta l'eternità (Gv 17,4-5); in effetti sulla terra, la sua umanità nasconde la sua divinità, ma con la risurrezione apparirà tutta la sua gloria divina e anche alla sua natura umana verrà data la gloria, che tocca a Gesù come Persona divina: Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito (32); in pratica Gesù considera la Passione e Morte, che gli darà tanti dolori fisici e morali come la sua glorificazione; questo non vuol dire che egli non soffra, ma che fissa l’attenzione alla gloria, che egli darà al Padre, e alla salvezza, che meriterà per gli uomini, e all’esaltazione, che gli verrà dalla sua sofferenza. Anche noi dobbiamo considerare così con fede le croci, che dobbiamo portare mentre stiamo in questo mondo. Chiediamo questa fede come grande grazia; collaboriamo anche noi alla gloria del Padre e di Gesù e alla salvezza del prossimo e nostra, sopportando con pazienza e amore le nostre sofferenze. Ogni dolore piccolo o grande, fisico o morale, ecc. sopportato con pazienza, lo possiamo offrire a Dio con questa intenzione.

2. (a) Gesù avverte i discepoli che starà con loro ancora per poco tempo (33 Figlioli, ancora per poco sono con voi) e la sua tenerezza appare dalla parola figliuoli, che Gesù usa solo qui e Giovanni usa spesso nella sua prima lettera: essa viene usata per i figli generati. Lo ha rattristato l'allontanamento di Giuda e ancora di più separarsi dai discepoli, separazione che può essere superata solo dalla fine della vita in questo mondo (33 voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire).  Due grandi eventi per Gesù entro 24 ore: fra 3 ore circa sarà arrestato e fra 24 sarà già morto e sepolto. Ma Gesù si dà pensiero di assicurare la felicità dei suoi figli, che lascia dietro di sé, e dà loro un comandamento nuovo, il suo: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (34); esso compenserà, nella misura del possibile, i discepoli della perdita della presenza visibile di Gesù e li renderà degni di ritrovarlo. Il comandamento è nuovo ed è suo: è nuovo perché nell'AT la misura dell'amore al prossimo è espressa nella forma negativa: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, o positiva: “Fa agli altri come vuoi che gli altri facciano a te”; prende come misura l'amore che ognuno deve avere per se stesso ed è indispensabile per rendere possibile la convivenza sociale; invece Gesù dà come misura dell'amore al prossimo l'amore, che egli ha per i discepoli, che lo spinge a dare la vita per loro: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici (Gv 15,12) e si estende anche ai nemici e a quelli che ci fanno del male (Mt 5,43-47); anche noi dobbiamo essere disposti a dare la vita per i fratelli (1Gv 3,16). Inoltre questo amore che Gesù ha per noi è l'immagine, il riflesso e la continuazione dell'amore, che il Padre ha per Gesù (Gv 15,9 Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi), e ci fa pensare all’invito a essere perfetti e misericordiosi come il Padre nostro che è nei cieli (cfr. Mt 5,48; Lc 6,36). Così si riproduce fra i discepoli l'unione che c'è tra Gesù e il Padre e che egli chiede e ottiene dal Padre per i suoi discepoli (Gv 17,21). Gesù conclude: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (35). In effetti i primi cristiani shockavano i loro contemporanei per l'amore, che caratterizzava i loro rapporti. Siamo veramente immersi in un mondo sovrumano! E’ ben al di là delle nostre forze e perciò solo lo Spirito Santo può versare questo amore nei nostri cuori (Rm 5,5) e renderci capaci di amare così; solo Gesù, comunicandoci la sua vita divina, ci dà anche la sua capacità di amare.

II - Atti degli Apostoli 14,21b-27 (a) Ad Antiochia, Barnaba e Paolo furono scelti dallo Spirito Santo fra 5 profeti e dottori per un'opera, a cui Egli li aveva chiamati altri (At 13,1), e la comunità - o almeno i responsabili -, digiunarono, pregarono e imposero le mani su loro due, che furono inviati in missione. Essi andarono prima a Cipro e poi nell'attuale Turchia e con la predicazione e i miracoli convertirono molta gente, ma subirono anche persecuzioni; poi rivisitarono le comunità fondate (21), confermandole nella fede ed esortandole a portare con coraggio e pazienza la propria croce, indispensabile per entrare in paradiso (22 confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni»). In queste comunità, Paolo e Barnaba, certo per suggerimento dello Spirito, scelsero alcuni anziani, pregarono e digiunarono, li affidarono al Signore e certo imposero le mani su di loro, perché diventassero guide e stessero a servizio dei credenti, per aiutarli a conservare e crescere nella fede (23 Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore), come avevano fatto i responsabili di Antiochia con Paolo e Barnaba (26 Antiochia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto; cfr. 13,1). Paolo e Barnaba predicano, perché hanno ricevuto la missione dello Spirito Santo per mezzo dell'imposizione delle mani e questo viene indicato come affidamento al Signore (23), alla grazia di Dio (26), a cui avevano creduto (23 nel quale avevano creduto). Agli Anziani non è affidato il compito di missionari itineranti, ma di conservatori della fede al servizio di una comunità. E’ il compito dei parroci e dei loro collaboratori, fondamentale per conservare la fede e alimentare la vita cristiana per mezzo della predicazione e dei sacramenti. Sia l’attività dei missionari itineranti sia quella degli anziani viene dallo Spirito Santo ed è da lui voluta. Notiamo che la croce accompagna sempre tutti gli uomini, ma specie i credenti in Cristo; questi però sanno di avere la grazia di Dio per restare fedeli e pazienti nella sofferenza,, che serve per la salvezza personale e degli altri. (b) I due Apostoli attraversarono la Pisidia e la Panfilia (24), Perge e Attalia, (25) e si imbarcarono per Antiochia (26). Qui Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede (27). Questo legame con la comunità-madre, quella che aveva mandato i missionari, fu sempre molto sentito: quello che raccontavano i missionari al ritorno confermava nella fede e nella carità la comunità di origine e diventava occasione di sostegno reciproco, anche materiale.

III - Apocalisse 21,1-5a - Giovanni vede un mondo nuovo, in cui sono scomparsi il cielo e la terra precedenti e sono stati trasformati o sostituiti dai nuovi (1 E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più); egli aveva preannunziato le nozze dell'Agnello con la sua Sposa. Ora vengono riannunziate; Giovanni vede la sposa sotto la forma della Città Santa di Gerusalemme: E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo (2). Dall’unico trono, in cui siedono Dio e l'Agnello, una voce divina (dello Spirito?) presenta la sposa come la nuova tenda, dove Dio abita con gli uomini, che costituiranno i suoi popoli, a differenza del Popolo Ebreo, che era uno solo; e  Dio sarà il loro Dio, il Dio che sta sempre con loro (3 Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini!/ Egli abiterà con loro/ ed essi saranno suoi popoli/ ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio), l’Emmanuele di Isaia (7 14) e di Matteo (1,25; 28,20). La presenza di Dio è sorgente di ogni bene e di ogni felicita: non ci saranno lamenti e affanni, e neanche lutti, perché non ci sono più la morte e il dolore, e anzi Dio stesso asciugherà le lacrime degli occhi dei salvati per quello che hanno patito nel mondo (4 E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi/ e non vi sarà più la morte/ né lutto né lamento né affanno,/ perché le cose di prima sono passate). Dio stesso dal suo trono dice che egli fa nuove tutte le cose (5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»), secondo la profezia di Isaia (65,17; 66,22). Gesù è lo sposo e la Chiesa è la sposa; si amano fra di loro e sono amati dal Padre; Cristo ha conquistato la sua Sposa con la sua Passione e Morte e la santifica; essa è costituita dai credenti, che sono le membra del Corpo Mistico di Cristo. Sì, Gesù ci ama come la sua sposa e ha dato la vita per noi. La nostra condizione  finale sarà la felicità perfetta, che noi però già da ora pregustiamo, grazie alla presenza dello Sposo, in tanti modi: è il Buon Pastore, è la mamma e il papà per i suoi figli: è Dio con noi già sulla terra.

EUCARESTIA. E’ il massimo segno della presenza di Gesù, in cui si rende presente col suo sacrificio per offrirsi al Padre ancora oggi per espiare i nostri peccati e per comunicarci la salvezza. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni perché ci ottengano la grazia di valorizzare i vari segni della presenza del Signore per la salvezza nostra e dei fratelli. (mons. Francesco Spaduzzi)


Tempo Pasquale: Domenica IV dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica IV dell'Anno C

I - Giovanni 10,27-30 – 1. Gesù afferma che egli è una sola cosa col Padre (30 Io e il Padre siamo una cosa sola) e condivide col Padre e con lo Spirito Santo l'unica natura divina, pur essendo tre Persone distinte: Padre e Figlio e Spirito Santo. Così egli afferma la verità fondamentale del cristianesimo che è l'Unità della natura divina e la Trinità delle Persone Divine, il mistero principale della nostra fede. Ma i suoi ascoltatori vedono bene che Gesù, che parla, è un uomo; e quindi egli rivela anche che in lui ci sono due nature - l'umana e la divina - e una sola Persona - quella divina -, che ha assunto la natura umana. E questo è il secondo mistero principale della nostra fede. Così noi crediamo nell'Unità e Trinità di Dio - un Dio in tre persone - e nell'Incarnazione, Passione e Morte, e Resurrezione e Ascensione di Gesù Cristo, la seconda Persona della SS. Trinità. Queste verità, le professiamo nel Credo, sia in quello più breve, detto Simbolo Apostolico, che contiene le principali verità e i misteri più importanti, rivelati da Dio per mezzo di Gesù e degli Apostoli e insegnati dalla Chiesa, sia in quello più particolareggiato, detto niceno - costantinopolitano, composto nel Concilio di Nicea del 325 e completato in quello di Costantinopoli nel 381 per la parte che riguarda lo Spirito Santo; in quest’ultimo si riafferma la fede cristiana contro i grandi errori teologici dei primi quattro secoli del cristianesimo. Il Simbolo degli Apostoli è più antico, ma non abbiamo un'idea precisa a che data possa risalire; il titolo fa pensare ai primi tempi del cristianesimo.

2. Gli uomini sono tutti di Dio Padre, perché creati da Lui, e costituiscono il “gregge”, di cui il Padre è voluto essere padre e pastore, pur essendone in realtà il padrone. Egli è il più grande di tutto e di tutti (29 Il Padre mio…, è più grande di tutti); è più grande delle creature, appunto perché le ha fatte Lui e Lui ne è il padrone assoluto; è più grande anche di Gesù in quanto questi è anche uomo, perché la sua natura umana, il suo corpo e la sua anima, sono creati come ogni altra creatura, pur essendo stati assunti dalla Persona divina del Figlio; il Padre, in quanto Dio, è uguale al Figlio e allo Spirito Santo, ma è anche all’origine del Figlio – il Padre genera il Figlio - e col Figlio è all’origine dello Spirito Santo – lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Il Padre ha dato le sue pecore, gli uomini, al Figlio (29 Il Padre mio, che me le ha date), gliele ha affidate perché le riportasse all'ovile, da dove si erano allontanate per il peccato di Adamo e per i peccati personali. Gesù vive e muore appunto per riportarle al Padre e dare loro la vita eterna (28 Io do loro la vita eterna): sono del Padre e sue (27 Le mie pecore), pure per il motivo della redenzione. Il Padre gliele dà, sono sue, le conosce (27 e io le conosco), viene per dare loro la vita eterna, e soprattutto non andranno perdute in eterno (28 e non andranno perdute in eterno) perché nessuno è in condizioni di strapparle dalla sua mano onnipotente (28 e nessuno le strapperà dalla mia mano) come nessuno le può strappare dalle mani del Padre onnipotente (29 e nessuno può strapparle dalla mano del Padre); dalle pecore si richiede che ascoltino la voce di Cristo  (27 Le mie pecore ascoltano la mia voce), cioè conoscano la sua persona e la sua dottrina, credano a ciò che egli propone e mettano in pratica ciò che comanda (27 ed esse mi seguono) come Gesù ha messo in pratica ciò che il Padre gli ha comandato; in pratica devono seguirLo in tutto, come Maestro e Modello, come Messia e Salvatore. Crediamo in Gesù, nostro Dio e Salvatore e vero uomo. Egli ci conosce e ci ama davvero: perciò è venuto a salvarci e ha dato la vita per noi in modo da poterci comunicare la vita eterna. AdoriamoLo nella Trinità perché è Dio, ma sentiamolo anche come nostro fratello perché è uomo come noi; seguiamolo per essere buoni figli del Padre e buoni fratelli suoi. Non ci sfugga la promessa ripetuta di Gesù, cioè che noi siamo nelle Sue mani e nelle mani del Padre: ci vuol dire che sempre, anche nelle situazioni più critiche e in mezzo alle insidie del diavolo, siamo difesi e protetti dall’onnipotenza e dalla sapienza e dall’amore infiniti del Padre e del Figlio – senza escludere lo Spirito Santo. Queste affermazioni di Gesù ci aiutano molto ad alimentare la nostra fiducia e il nostro abbandono nelle mani e nel cuore della Trinità. Chi si può sentire più al sicuro di noi, se ci impegniamo secondo le  nostre forze e sostenuti dalla grazia di Dio ad aderire alla Parola di Gesù e a metterla in pratica?

II - Atti degli Apostoli 13,14.43-52 - Paolo e Barnaba da Perge arrivarono ad Antiochia di Pisidia e il sabato predicarono nella sinagoga (14). Esortarono i proseliti e credenti a perseverare nella grazia di Dio (43 Sciolta l’assemblea, molti Giudei e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio), cioè a corrispondere con l’amore all’amore che Dio aveva mostrato loro col dono della salvezza. Il sabato seguente tantissime persone si riunirono presso la sinagoga per ascoltare la parola del Signore (44) per bocca di Paolo e Barnaba. Questo fatto provocò la gelosia dei Giudei, che si misero a contraddire e a offendere Paolo (44). I due Apostoli con chiarezza li avvertirono che essi predicavano sempre prima ai Giudei, perché costituivano il popolo di Dio dell'AT, ma poiché rifiutavano la Parola di Dio e la vita eterna, ad essa collegata, si sarebbero rivolti ai pagani (46 Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani); questo lo aveva ordinato Dio stesso, quando disse in Isaia (49,6) che il Messia doveva essere luce di tutti i popoli, in modo da salvare tutto il mondo (47 Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti,/ perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra). La Parola di Dio è offerta a tutti ma non tutti l’accettano, perché ognuno è libero di aderire o no; ma gli effetti sono splendidi per chi crede per la vita eterna, che riceve, e sono terribili per l’autoesclusione dalla salvezza per chi la rifiuta; purtroppo i Giudei della Palestina rifiutarono la Parola di Gesù e così poi anche i Giudei della diaspora rifiutarono la Parola dei missionari di Gesù, che annunciavano la stessa salvezza. (b) I pagani accettarono la Parola di Dio ed ebbero la vita eterna con grandissima loro gioia (48 Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero); ed essa si diffondeva nell'Asia Minore (49 La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione); i Giudei però riuscirono a provocare una persecuzione contro i due missionari, che furono cacciati via (50 Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li cacciarono dal loro territorio); essi scossero la polvere dai loro piedi nel partire (51 Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Iconio) per significare la rottura completa con loro, mentre i credenti erano pieni di Spirito Santo, che dava loro tanta gioia (52 I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo). L'adesione a Gesù con la fede e il battesimo è sorgente del dono dello Spirito Santo e della gioia, perché dà la certezza di avere la vita eterna e la salvezza; invece chi rifiuta sta nel disagio interiore. Aderiamo alla Parola di Dio; la docilità a essa dà gioia; il rifiuto dà tristezza, come nel caso del giovane ricco in Marco (10,22), che per amore delle ricchezze rinunciò a seguire il Signore.

III - Apocalisse 7,9.14-17 - Giovanni vede (9 Dopo queste cose vidi) una moltitudine incalcolabile di persone di tutte le nazioni (9 ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua), che sono i salvati: essi - secondo l'indicazione di uno dei 24 anziani (14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui) - provengono dalla Terra, dove si soffre per tanti motivi (14 Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione) e sono stati salvati da Dio, perché hanno lavato le loro vesti e le hanno rese candide nel Sangue dell'Agnello, cioè di Gesù, l'Agnello immolato (14 e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello). In pratica, perché hanno creduto in Cristo, il battesimo li ha liberati dalla schiavitù di Satana, ottenendo loro la purificazione completa e profonda da tutti i peccati, originale e personali, - quindi le vesti bianche che ne sono il simbolo (9 avvolti in vesti candide); ma ha dato loro altri beni meravigliosi da Dio: hanno le palme in mano (9 e tenevano rami di palma nelle loro mani), per indicare la vittoria sul Maligno; sono alla presenza di Dio (9 Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello; 15 Per questo stanno davanti al trono di Dio), e gli rendono culto notte e giorno nel Tempio Celeste (15 e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio); Dio stende la sua tenda su di loro (15 e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro; cfr. Zac 2,14; Ez 37,27) per proteggerli; non avranno sofferenze fisiche e morali (16 Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna); l'Agnello stesso si farà loro pastore e li guiderà ai pascoli della vita eterna (17 perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita); infine E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi (12), perché sarà loro conforto. In realtà alcune di queste gioie del Paradiso si sperimentano già in qualche misura sulla terra, ma solo in un clima di fede, che alleggeriscono comunque il peso della croce quotidiana. E anche già qui rendiamo culto a Dio, che è partecipazione alla liturgia del Cielo, e possiamo vivere in intimità con Dio; sperimentiamo la sua protezione e la sua consolazione. Chiediamo molta fede per vivere con intensità già da ora sotto i simboli quel che vivremo e contempleremo faccia a faccia nell’eternità.

EUCARESTIA. Specie in essa Gesù continua a essere nostro pastore: ci nutre con la sua Parola e del suo Corpo e Sangue; non c’è nutrimento più efficace e sostanzioso mentre stiamo sulla Terra; sotto segni eucaristici (Assemblea, Ministro, Parola, Pane e Vino consacrati) incontriamo Gesù e ci apriamo al dono della salvezza. Affidiamoci alla Madonna e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, perché ci ottengano la fede e la carità necessarie per trarne tutto il frutto possibile. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica III dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica III dell'Anno C

I - Giovanni 21,1-19 – 1. (a) Dopo la risurrezione di Gesù, i discepoli restano a Gerusalemme alcuni giorni, almeno 8, e poi tornano in Galilea, dove Gesù ha dato loro appuntamento (Mt 28,7; Mc 16  ,7), per riprendere il lavoro di pescatori in attesa di disposizioni di Gesù. Sei discepoli stanno raccolti intorno a Pietro (2), che decide di andare a pescare. Gli altri gli si associano, ma lavorano inutilmente nella notte (3). Gesù dalla riva (4) chiede loro se hanno pescato del companatico e alla risposta negativa (5) suggerisce di gettare la rete a destra della barca; essi obbediscono e fanno una pesca straordinaria (6 Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci). Giovanni intuisce che lo sconosciuto è Gesù risorto e lo dice a Pietro, che si stringe il camiciotto e a nuoto si dirige verso Gesù (7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare). Gli altri discepoli lo seguono in barca, trascinando la rete sovraccarica (8). Pietro, messo da Gesù a capo e al servizio degli Apostoli, resta il punto di riferimento di tutti e anche qui viene nominato ben cinque volte (2.3.7.11) e accennato altre volte. Lui prende l'iniziativa di andare a pescare e decide di obbedire allo sconosciuto; si getta a nuoto per andare da Gesù, lo raggiunge per primo, va a prendere il pesce per completare la colazione preparata da Gesù e tira da solo la rete; gli altri vanno e stanno e lavorano con lui, condividono il fallimento della pesca notturna, lo seguono portando loro la barca a riva. Tutti i fedeli, ma specie noi pastori dobbiamo stare con Gesù e dargli la precedenza in tutto. E come gli Apostoli stanno con Pietro, che ha i suoi limiti ma Cristo arricchisce di doni e di prestigio, anche noi dobbiamo essere fedeli al Papa e sostenerlo con amore e rispetto nella sua missione universale, nonostante i suoi limiti. Coltiviamo la comunione col Papa in tutto e sempre, come con Cristo… (b) Scesi a terra, trovano che Gesù ha preparato la colazione con pesce e pane (9) ed Egli chiede di aggiungere del pesce appena pescato (10); Pietro da solo tira a riva la rete, che gli altri insieme non sono riusciti a sollevare a bordo (11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci) con 153 grossi pesci - erano i pesci catalogati allora -, per indicare che la salvezza è offerta a tutti; e la rete non si squarcia (11 E benché fossero tanti, la rete non si squarciò) per significare che la Chiesa non si deve dividere, perché una sola è la Chiesa di Cristo. Non gli domandano chi è perché ormai sono convinti che è il Signore risorto (12 E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore). Gesù con amore li invita a mangiare (12-13 Gesù disse loro: «Venite a mangiare»... 13 Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce). Così essi vivono con somma gioia questo terza manifestazione di Gesù risorto ai discepoli riuniti (14). Egli, invisibile, comunque è sempre presente anche per noi nei vari segni e Lo percepiremo, se abbiamo la fede e sensibilità spirituale di Giovanni e l'amore operoso di Pietro. Gesù ci attira con la sua grazia e il suo amore.

2. (a) Dopo aver fatto colazione, Gesù alla presenza di tutti domanda a Pietro se gli vuole bene più degli altri (15 Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?»); Pietro risponde che Lui lo sa che gli vuoi bene (15 Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene»), ma non aggiunge più di costoro, perché altre volte aveva millantato 1a sua superiorità, smentita ben presto dai fatti; Gesù lo esorta a prendersi cura delle Sue pecore (15 Gli disse: «Pasci i miei agnelli») - immagine per indicare i discepoli di Gesù -  come segno del suo amore per Lui. Gesù gli ripete una seconda volta la stessa domanda, senza aggiungere più di costoro; Pietro risponde che Lui conosce il suo amore per lui, e Gesù gli ripete di prendersi cura delle Sue pecore (16). La stessa domanda, ripetuta la terza volta, provoca dolore a Pietro, perché gli ricorda il triplice rinnegamento; egli risponde appellandosi alla scienza infinita di Gesù, che sa tutto e quindi sa anche il suo amore per Lui (17 Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene») e Gesù gli dice di nuovo di pascolare il suo gregge. Gesù aveva insegnato che il primo comandamento è amare Dio e il secondo amare il prossimo, per amor di Dio e come immagine di Dio; adesso Gesù, come segno dell’amore che Pietro ha per Lui, gli chiede di prendersi cura delle anime, che Egli ha redente e che gli affida; Pietro è fatto pastore di tutto il gregge di Cristo, di tutta la Chiesa, e deve amare e prendersi cura di loro, anche quelle che ancora non appartengono al suo gregge. E’ sempre la carità verso il prossimo, ma con la caratteristica di essere carità pastorale. Chi ama in modo autentico Dio e Gesù, deve amare il prossimo e non può esimersi dall’aiutarlo a raggiungere la salvezza: come ama Dio e l'immagine di Dio, così ama Gesù, il Capo, e gli uomini, membra del Corpo Mistico o chiamati a esserlo. (b) Gesù aggiunge che Pietro lo seguirà in tutto, anche nel martirio della croce (18 In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19 Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»), perché dall'unione perfetta con Gesù attingerà la forza della sequela fedele e generosa di lui. Tutti i cristiani, con la grazia di Dio, devono e possono seguire Gesù fino all’estremo sacrificio, ma i pastori in modo speciale.

II - Atti 5,27b-32.40b-41 - Gli Apostoli vengono arrestati mentre predicano e sono interrogati dal sommo sacerdote (27), che ricorda loro la proibizione di insegnare nel nome di Gesù (28) e li accusa di averlo fatto in città e di accusare il Sinedrio dell'uccisione di Gesù (28), che essi neanche nominano. Pietro con gli Apostoli è chiarissimo nel rispondere: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini (29), anche se questi sono consacrati da Dio e a Dio, quando non danno ordini secondo la volontà di Dio; rinnova ai capi l'accusa di assassinio nei confronti di Gesù, che però Dio ha risuscitato (30 Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce) e ha fatto sedere alla sua destra come Capo e Salvatore, perché sia data a Israele la conversione e il perdono dei peccati (31 Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati). I discepoli sono testimoni di queste verità e fatti col sostegno dello Spirito Santo, dono di Dio a quelli che obbediscono a Lui (32 E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono) e a quelli che lo rappresentano. Ammiriamo il coraggio degli Apostoli nel disobbedire ai capi religiosi per obbedire a Dio e l’audacia di Pietro nel rinfacciare ai capi religiosi la loro responsabilità nell'uccisione di Gesù; egli afferma la resurrezione di Gesù e la sua missione di Salvatore degli uomini e proclama che lo Spirito Santo parla attraverso i discepoli di Gesù perché sono profeti. Alimentiamo la nostra fede in queste verità e impegniamoci a proporle ai fedeli e a imitare gli Apostoli. (b) I capi stavolta fanno flagellare gli Apostoli, che già avevano disobbedito a una prima proibizione di insegnare nel nome di Gesù, e la rinnovano; poi li rimettono in libertà (40). Comunque gli Apostoli si allontanano felici dal Sinedrio perché Dio li ha ritenuti degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù  (41 Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù). Interroghiamoci se abbiamo il coraggio di testimoniare la nostra fede anche quando siamo presi in giro e perseguitati, come avviene di tanti cristiani nel mondo..

III - Apocalisse 5,11-14(a) In una delle sue visioni Giovanni assiste a una liturgia in Cielo; vede miliardi e miliardi di Angeli, che stanno intorno al trono di Dio (7), che egli condivide con l'Agnello, parola con cui si indica il Figlio di Dio fatto uomo. L’Apostolo ode questi Angeli (11) che proclamano a gran voce la grandezza dell'Agnello e gli attribuiscono titoli divini, anche se ne ricordano l’immolazione per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini: L’Agnello, che è stato immolato,/ è degno di ricevere potenza e ricchezza,/ sapienza e forza, onore,/ gloria e benedizione (12). Agli Angeli si unisce tutto l'universo, che a sua volta attribuisce gli stessi titoli a Dio Padre e all’Agnello: «A Colui che siede sul trono e all’Agnello/ lode, onore, gloria e potenza,/ nei secoli dei secoli» (13). I 4 essere viventi, che stanno intorno al trono divino (11.14) aderiscono e confessano con l’Amen (14), mentre i 24 anziani (11.14) si prostrano in adorazione, per riconoscere l’infinità di  Dio (14), uno nella natura e trino nelle persone. Anche noi riconosciamo che Gesù durante la vita terrena ha velato e nascosto la sua divinità, ma con la risurrezione il Padre ne ha voluto manifestare tutta la gloria divina e la perfezione della sua umanità e il dominio sull'universo. Anche noi con gli Angeli, tanto superiori a noi, e con tutte le creature proclamiamo la grandezza di Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, la loro potenza e sapienza e bontà infinite, che a noi si manifestano nella creazione del mondo e ancora di più nell'opera redentrice.

EUCARESTIA. Essa ci rende presente Gesù così tenero e attento ai bisogni degli Apostoli e dei fedeli, che egli affida loro; da lui viene l’amore che deve caratterizzare e animare il rapporto fra il pastore e i fedeli. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai santi Patroni, di ottenere ai pastori la carità pastorale e ai fedeli la docilità verso di loro. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica II dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Pasquale: Domenica II dell'Anno C

I - Giovanni 20,19-31 – 1. (a) I discepoli non trovano pace e serenità da quando Gesù è stato arrestato ed è morto, e specie ora che si accavallano le notizie sulla sua resurrezione: le donne hanno visto gli Angeli cha annunciano la resurrezione di Gesù; Pietro e Giovanni hanno visto la tomba vuota; a Pietro è apparso Gesù e poi anche ai due discepoli di Emmaus. Essi ora stanno insieme nel Cenacolo a porte chiuse per paura di essere maltrattati dai Giudei; Gesù nella sua misericordia va a fare loro visita e dona con parola onnipotente pace e consolazione (19): ora sentono pace e gioia (20 E i discepoli gioirono al vedere il Signore), perché hanno la sicurezza che è proprio lui vivo - e non si tratta di un fantasma –, come è evidente dai segni delle sue piaghe nelle mani e nei piedi e da quella del costato (20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco; Lc 24.39). Cerchiamo di vedere con gli occhi della fede e gustare col cuore Gesù presente: in mezzo a noi quando siamo riuniti nel suo nome o nei nostri fratelli sofferenti e bisognosi o in ciascuno di noi per la fede e la carità o nel suo ministro o nella sua Parola o nei Sacramenti o nell’Eucarestia: Gesù nelle varie presenze ci dà la pace e la gioia, che provano i discepoli nel vedere il Signore. Disse la Vergine a S. Juan Diego il 12 dicembre 1531 e tanto più lo dice Gesù a noi:  “Non sto forse qui io che sono tua madre? Non stai forse sotto la mia ombra e protezione? Non sono forse io la fonte della tua gioia? Non sei forse nel cavo del mio manto, nella croce delle mie braccia?”. Non perdiamo mai di vista l’amore infinito e misericordioso di Gesù per noi. (b) Gesù riprende a parlare con loro, rinnova loro la benedizione della pace e affida loro la missione che ha ricevuta dal Padre (21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»), cioè di predicare la buona notizia della salvezza, di santificare e reggere i fedeli in nome suo (cfr. Mt 28,18-20); dà loro anche il dono dello Spirito, che li abiliterà al compimento della missione (22 Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo), e tra i vari compiti Gesù richiama loro quello speciale di perdonare i peccati alle persone ben disposte (23 a coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati), cioè ai pentiti dei loro peccati, che fanno il proposito di non peccare più con l’aiuto di Dio e di prendere i mezzi necessari per evitarli. E’ un’altra grande prova del suo amore misericordioso. Crediamo e ammiriamo la misericordia di Gesù, amiamolo; noi pastori rinnoviamo l'impegno di essere generosi nel dispensare la misericordia di Dio e voi fedeli di usarne bene e con frequenza almeno mensile.

2. (a) Tommaso era assente a quest’apparizione (24); quando tornò, gli altri gli dissero che avevano visto Gesù, il Signore risorto (25), ma egli rispose che non avrebbe creduto alla sua risurrezione, finché non vedeva e toccava le sue piaghe nelle mani e nel costato (25), per avere la certezza che fosse proprio lui. Tommaso rifiuta di credere alla testimonianza di chi ha visto e ascoltato e mangiato con Gesù; è il rifiuto della fede e il trionfo dell’orgoglio e della disistima degli altri. La fede è credere a una parola o a un fatto sulla testimonianza di una persona affidabile. Gli Apostoli credettero che Gesù era Dio, oltre che uomo, per la sua parola e con l'aiuto dei miracoli e delle profezie. Alimentiamo la nostra fede con l’ascolto della Parola di Dio. (b) La domenica seguente riappare Gesù per misericordia col solito saluto di pace (26) e si rivolge subito a Tommaso, invitandolo a fissare bene le piaghe dei chiodi nelle mani e della lancia nel costato e a mettervi il dito e la mano (27), e a smetterla di essere incredulo (27). Tommaso risponde con la professione di fede più alta del NT: riconosce Gesù come Dio e Yahweh: «Mio Signore e mio Dio!» (28). Gesù costata che ha creduto perché ha visto, ma proclama la beatitudine di quelli che crederanno senza vedere (29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»), cioè di noi che, senza aver visto, crediamo per la testimonianza degli Apostoli e dei miracoli, operati da Gesù e dai discepoli. Per crescere nella fede, aderiamo alla Parola di Dio e meditiamola. (c) Giovanni ha raccontato alcuni dei miracoli di Gesù, ma Egli ne aveva compiuti moltissimi altri; questi li ha riferiti per suscitare la fede di chi legge o ascolta e così avere la vita eterna (31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome)

II - Atti 5,12-16 – (a) I cristiani, sotto la guida degli Apostoli (12) continuavano la loro vita religiosa nel Tempio, che frequentavano regolarmente come prima, ma con spirito nuovo: esso veniva loro dall'insegnamento di Gesù, rinnovato adesso degli Apostoli, dalla pratica dei sacramenti, specie il battesimo e l’eucaristia, e dalle preghiere nuove che facevano (At 2,42-47); probabilmente partecipavano anche ai sacrifici solo come segno che volevano fare la volontà di Dio, come rivelata  da Gesù. Si raccoglievano nel Portico di Salomone, una parte del Tempio (12). I non discepoli, cioè gli scribi, i farisei, le classi sacerdotali, gli erodiani, responsabili della morte di Gesù, li guardavano con sospetto e disprezzo e se ne stavano a distanza da loro (13), a differenza della gente comune, che nutriva ammirazione per loro e li esaltava, perché ne vedevano l'intensità della vita religiosa, l'unione tra di loro, le molte opere di carità verso i bisognosi, la comunione dei beni. Così si convertivano e aderivano al Signore (14) molti uomini e donne (14 Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne), anche fra gli antichi oppositori; credevano in Gesù Signore con vera fede e venivano ammessi alla comunità col battesimo, in modo da avere lo Spirito e il perdono dei peccati (At 2,39-40). Anche noi vogliamo crescere nella fede e nell’amore al Signore e perciò fare una vita comunitaria più intensa per il futuro, partecipando con regolarità alle catechesi, ai sacramenti e alle attività della parrocchia. (b) Un altro elemento attirava alla fede in Cristo: i miracoli che Dio faceva  per mezzo degli Apostoli – ed erano tanti (12); essi li operavano “nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno” (At 3,6), cioè invocando il nome di Gesù e per il suo potere e autorità. Gli ammalati venivano portati nelle piazze sui lettucci e aspettavano che Pietro passasse in mezzo a loro e li guarisse addirittura con la sua ombra (15 tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro): anche dai dintorni di Gerusalemme arrivavano le folle coi malati e ossessi, che venivano guariti e liberati (16). Come una forza usciva da Gesù e guariva tutti (Lc 6,19; 8,46), così ora questa forza di Gesù agiva attraverso Pietro e gli Apostoli. Non era come se Gesù fosse presente, ma Cristo era ed è veramente presente nei 7 modi e agiva e agisce ancora; l'invisibilità di Cristo, in seguito all'Ascensione, come non aveva reso poveri gli Apostoli, così non impoverisce neanche noi. La fede otteneva gli stessi miracoli da Gesù per mezzo degli Apostoli. Preghiamo che i successori degli Apostoli, Vescovi e preti, pastori del popolo di Dio, siano così uniti a Cristo che ne possano continuare l'attività in tutti i campi.

III - Apocalisse 1,9-11a.12-13.17-19 – (a) S. Giovanni si trova in esilio nell'isola di Patmos per la sua fede e perché ha predicato la Parola di Dio e testimoniato Gesù (9 mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù); egli si sente e si dichiara fratello di tutti credenti e compartecipe delle loro sofferenze, dello stesso regno di Dio e della perseveranza nell’unione con Gesù (9 Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù). L’Apostolo racconta che una domenica lo Spirito di Dio lo fa entrare in estasi (10 Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore): ode una voce dietro di sé, fortissima come di tromba, che gli ordina (10) di scrivere in un libro quello che vede e di mandarlo a 7 comunità dell’attuale Asia Minore (11.19). Dio aveva parlato per misericordia nell'AT e aveva continuato a farlo nel NT per mezzo di Gesù; poi Gesù parlò per mezzo degli Apostoli e continua a farlo con i loro successori, per formare e guidare la Chiesa attraverso i tempi. Rinnoviamo la nostra fede nel magistero del Papa, dei Vescovi e dei preti, uniti a lui. (b) Giovanni si volta per identificare la voce (12) e vede sette candelabri d'oro (12): nel loro culto gli ebrei ne avevano uno solo, nel quale erano innestate 7 lampade, che diffondevano molto meno luce rispetto a questi 7 candelabri con ben 49 lampade; l’Apostolo vede in mezzo ad essi Gesù, vestito da Sommo Sacerdote (13 e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro). Egli lo riconosce subito e, sapendo che è Dio e uomo, ormai nella gloria, si prostra ai suoi piedi in adorazione e profonda umiltà (17), ma Gesù, misericordioso sulla terra, lo è - se possibile - ancora di più in cielo: si china su di lui e lo incoraggia con il gesto di toccarlo con mano e con la parola: Non temere! (17); gli si dichiara Dio: Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente (17-18); gli ricorda che in quanto uomo fu ucciso ma è risuscitato e vive per sempre e inoltre ha il dominio della morte e del regno dei morti (18 Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi). In sostanza Gesù si presenta come Dio e uomo glorificato, e anche come salvatore misericordioso, perché sommo sacerdote, pieno di compassione. Egli continua ad amare e a preoccuparsi dell'umanità, con un occhio particolare per i discepoli, ai quali seguita a far giungere la sua Parola attraverso l'Apostolo per illuminarli e guidarli nei vari avvenimenti (19). Questo è Gesù, che si è rivelato mentre stava sulla terra e continua a manifestarsi mentre sta in Cielo e continua a stare sulla terra. Crediamo, adoriamo, speriamo, amiamolo in sè e nel prossimo.

EUCARISTIA. Gesù risorto visita i discepoli, li rafforza e li consola; ciò che egli faceva di persona, continua a farlo ora per mezzo della sua presenza in Spirito, specie nei misteri della fede che sono i Sacramenti e l'Eucaristia; sotto i segni sacramentali Lui è presente e agisce, continuando a offrire la salvezza a coloro che si aprono ad accoglierla. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di ottenerci la grazia di essere tra quelli che accolgono con docilità la Parola di Dio e la vivono. (mons, Francesco Spaduzzi)