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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Omelie e Preghiere

TEMPO PASQUALE: DOMENICA 5 C

I - Giovanni 13, 31-33 a. 34-35 - Gesù annunciò il tradimento di Giuda (Gv 13,21-30) e Giuda uscì dal Cenacolo per consegnare Gesù ai nemici. Gesù commentò quello che stava avvenendo con un linguaggio, che i discepoli di allora non capirono subito e che quelli di oggi continuano a fare difficoltà ad accettare. Col tradimento di Giuda iniziava la Passione di Gesù, che egli viveva in piena obbedienza al comando del Padre e come segno del suo amore verso di lui (Gv 14,31). Questa obbedienza dava la massima gloria al Padre (31 e Dio è stato glorificato in lui); la conseguenza sarebbe stata che il Padre avrebbe glorificato a sua volta il Figlio e lo avrebbe fatto presto (31-32  Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato… 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito) con la Resurrezione e Ascensione. Ché voleval dire Gesù? Secondo il Vangelo di Giovanni la Passione e Morte e la Resurrezione e Ascensione di Gesù, il momento culminante della Sua vita, va considerato come un unico avvenimento: il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1), cioè la pasqua di Gesù. Invece i Vangeli Sinottici (Mt, Mc, Lc) e S. Paolo (Fil 2,6-11) nella pasqua di Gesù sottolineano e distinguono le due fasi: la prima è quella della sofferenza e umiliazione (Passione e Morte), mentre la seconda è il tempo della gioia e glorificazione (Resurrezione e Ascensione). E’ un modo diverso di presentare la Pasqua di Gesù da parte di Giovanni rispetto ai Vangeli Sinottici e Paolo. Ma in  entrambi c’è l’idea che la seconda fase suppone la prima: Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,26); In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12,24). Tanta sofferenza di Gesù per nostro amore ci deve aiutare a sopportare con pazienza le sofferenze della vita in unione con Lui sofferente e per le sue stesse motivazioni di fondo: l’amore al Padre e all’umanità, ma anche in vista della gloria, che il Signore vuole darci, come l’ha data al Figlio resuscitato. La sofferenza e la morte sono la fase e base dolorosa, che precede la nostra glorificazione e ne è condizione indispensabile, come lo è stato per Cristo. Chiediamo la grazia di saper vedere in questa ottica le sofferenze della vita in modo da percepirne sempre meglio l’importanza per la nostra salvezza e quella del prossimo. Pensiamo al messaggio della Madonna a Lourdes e Fatima: preghiera e sacrifici o penitenza per la conversione dei peccatori.

2. Gesù ricorda ai discepoli quello che già altre volte ha detto loro e che essi fanno difficoltà ad accettare, cioè che ancora per poco tempo starà presente in modo visibile in mezzo a loro (33 Figlioli, ancora per poco sono con voi) e ripete loro il comandamento dell’amore reciproco (34 che vi amiate gli uni gli altri), che Eglipresenta come comandamento nuovo (34 Vi do un comandamento nuovo cfr 1Gv 2,7-8; 2Gv 3), ma che in realtà è anche antico, in quanto si trova nell’AT (Lv 19,18: amerai il tuo prossimo come te stesso). Ma Gesù ha ragione nel presentarlo come nuovo. Vediamo il perché. Gesù dichiara altrove che, come il Padre ha amato lui, così Egli ama i discepoli (Gv 15,9: Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi), cioè l'amore, che il Padre ha per Gesù, è per Lui la sorgente del suo amore per i discepoli e anche il modello, al quale Egli si ispira per amarli: amore infinito e generoso. Gesù ordina ai discepoli l’amore reciproco: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (34), cioè Egli presenta ai discepoli il suo amore come la sorgente, da cui deve sgorgare il loro amore reciproco, e come il modello, che devono imitare; in sostanza Gesù ha amato i suoi fino al segno supremo (Gc 13,1), fino a dare la vita per loro (Gv 15,13; Ef 5,2.25; Gal 2,20; cfr 1Gv 4,9-10); allo stesso modo essi devono amarsi reciprocamente fino a essere disposti a dare la vita per il prossimo e, concretamente, a consumarla giorno dopo giorno a servizio degli altri (Gv 13,1-20, la lavanda dei piedi). Questo tipo di amore reciproco con donazione completa sarà il segno di riconoscimento che essi sono discepoli di Gesù, il loro distintivo (35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri). Esaminiamoci come abbiamo praticato nel passato quest’ordine di Gesù, come lo stiamo facendo ora e cosa ci proponiamo per il futuro; chiediamo perdono per ieri e oggi e facciamo propositi seri per l’avvenire. Non dimentichiamo che questo tipo di amore non lo abbiamo da noi stessi, dalle nostre forze, ma è dono di Dio (Rm 5,5) e da lui dobbiamo chiederlo costantemente e insistentemente.

II - Atti degli Apostoli14,21b-27 – (a) Prima che Paolo e Barnaba iniziassero il loro primo viaggio apostolico, lo Spirito Santo aveva rivelato alla comunità che li voleva riservati a sé per l’opera di apostolato , alla quale li chiamava; dopo la preghiera e il digiuno, furono loro imposte le mani e partirono (At 13,2-3) prima per Cipro e poi per il Sud della Turchia di fronte a Cipro; predicarono nella Panfilia, la Pisidia, Iconio e la Licaonia; poi tornarono sui loro passi. Adesso stanno sulla via del ritorno e rivisitano le comunità evangelizzate: Listra, Iconio, Antiochia (21 ritornarono a Listra, Iconio e Antiochia); qui rafforzano i discepoli nella pratica delle virtù cristiane e li esortano in particolare a restare fermi e forti nella fede: questa è una virtù, che viene messa a dura prova, quando ci sono sofferenze da sopportare, che però sono abituali per chi vuole entrare e restare nel Regno di Dio in questo mondo per farsi accogliere nel Regno di Dio nell'eternità (22 confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni»). Queste tribolazioni erano le persecuzioni degli ebrei, incomprensioni dei pagani, rifiuto da parte dei familiari e amici, ecc. Per aiutare i fedeli a perseverare e a crescere nella fede e nella carità, in ogni comunità i due Apostoli scelgono degli anziani e li mettono al servizio della comunità (23 Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani); poi pregano e digiunano e infine affidano i fedeli al Signore, al quale avevano aderito con la fede (23 e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto). Al Signore ci affidiamo anche noi con la fede ed Egli si prende cura di noi e ci sostiene e rafforza nella vita cristiana, specie nelle difficoltà, che bisogna superare per mantenersi fedeli. (b) Poi si dirigono verso Sud, (24 Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfìlia) e ne approfittano per annunziare il Vangelo a Perge, poco distante dal mare (25 e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attalia); infine si imbarcano per Antiochia, da dove erano partiti per la missione, accompagnati dalla preghiera e sostenuti dall’aiuto di Dio nel loro fecondo apostolato (26 di qui fecero vela per Antiochia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto); alla comunità riunita raccontano ciò che Dio aveva operato per mezzo loro e soprattutto che anche i pagani avevano ascoltato il Vangelo della salvezza e tanti vi avevano aderito (27 Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede). L'apostolato è opera divina e la sua efficacia dipende da Dio, che opera per mezzo degli uomini; negli Atti solitamente essa è attribuita allo Spirito Santo, mentre Marco l’attribuisce a Gesù (Mc 20,20): è la Trinità che opera per attirare a sé gli uomini. L’apostolato è opera divina e non umana: deve iniziare in un clima di preghiera e digiuno e continuare con la preghiera (At 6,4) e concludersi con la preghiera di benedizione, attribuendo a Dio tutto quello che gli Apostoli hanno realizzato. Così devono pensare operatori pastorali (ordinati o non) e i fedeli. E noi condividiamo questo modo di pensare?

III - Apocalisse 21,1-5a - Giovanni sente la voce di Dio, che dal suo trono rivela che Egli fa nuove tutte le cose (5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»). Così scompaiono il cielo e la terra e il mare di prima (1 il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più); scompare anche la Gerusalemme della terra, la città del Tempio con gli abitanti ribelli, responsabili della morte del Messia; scompaiono le sofferenze, che possono provocare le lacrime degli uomini, e che vengono asciugate personalmente da Dio (4 E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi/ e non vi sarà più la morte/ né lutto né lamento né affanno): morte, lutto, lamento; tutto ciò che era prima ormai è passato (4 perché le cose di prima sono passate). Al posto del mondo del passato Giovanni vede un cielo nuovo e una terra nuova (1 E vidi un cielo nuovo e una terra nuova). In questo nuovo mondo c'è anche la Gerusalemme nuova, la città dei santi, la quale scende dal cielo, da Dio, bella come una sposa che si è adornata per le nozze col suo sposo (2 E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo). Dal trono la voce di Dio spiega che la Gerusalemme nuova è la tenda, la casa, il palazzo, nel quale Dio abiterà con gli uomini come in famiglia (3 Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini!), perché i salvati costituiranno il popolo di Dio: essi apparterranno a Lui, ed Egli apparterrà a loro perché sarà il loro Dio, anzi sarà Dio-con-loro (2 Egli abiterà con loro/ ed essi saranno suoi popoli/  ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio). I cieli nuovi e la terra nuova sarà il mondo nuovo, che solo Dio può creare; inoltre solo Dio può ammettere i popoli nella sua dimora per i meriti dell'Agnello, che li salva e li fa entrare nel Regno di Dio sia nella sua fase iniziale che nella sua fase eterna. C’è da soffrire nella fase terrena del Regno di Dio, ma ci sarà gioia piena ed eterna nella sua fase finale, perché sarà Dio stesso la sorgente della gioia. Questo è oggetto della nostra fede ed è ciò che speriamo per l’amore, che Dio ha per noi, e per i meriti di Gesù Cristo.

EUCARESTIA. L’Eucarestia è il memoriale della Passione del Signore, vissuta da Gesù nella totalità dell’amore al Padre e agli uomini; è anche la sorgente della vita cristiana e di tutte le virtù, in particolare della carità, di cui abbiamo assoluto bisogno per restare fedeli. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli angeli Custodi e dei Santi Patroni, chiediamo di saper valorizzare la Messa la domenica e anche negli altri giorni della settimana, secondo le nostre possibilità. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Tempo Pasquale: domenica 4C

I - Giovanni 10, 27-20 – (a) Gesù parla di se stesso come il Buon Pastore e dichiara di avere pecore che sono sue. In realtà tutte le pecore sono di Gesù, perché è morto per tutti gli uomini: tutti li conosce e li ama (27 e io le conosco) con una differenza: conosce e ama con gioia quelli che ascoltano la sua voce e lo seguono (27Le mie pecore ascoltano la mia voce … ed esse mi seguono), conosce e ama con dolore quelli che non lo ascoltano e perciò non lo seguono. Gesù mi conosce: mi vede sempre e in ogni luogo e nell’intimo del mio cuore, e mi ama; manifesta il suo amore per me creandomi dal nulla, conservandomi nell’esistenza e dandomi il concorso in ogni azione sul piano naturale e soprannaturale; mi manifesta il suo amore nella redenzione, morendo per me e comunicandomi la vita divina. E io? devo conoscerlo e amarlo e ciò avviene nella frequentazione, nello stare insieme; da parte mia devo ascoltare tutta la sua Parola e seguirlo per le strade, per le quali egli va e mi vuole condurre, anche quelle della croce. Cosa ho fatto finora per lui? Ho molti motivi di pentimento. Cosa sto facendo per lui? Ho  molto da correggere in me. Che cosa voglio fare in futuro per lui? (b) Gesù promette di dare subito alle sue pecore la vita eterna, cioè la vita divina (28 Io do loro la vita eterna); perciò non saranno condannate alla pena eterna dell'inferno (28 e non andranno perdute in eterno), anche perché nessuna creatura - le creature buone non lo farebbero, quelle cattive tenteranno ma non ci riusciranno - non sono in condizioni di strapparle dalle mani di Gesù (28 e nessuno le strapperà dalla mia mano), di sottrarle al suo potere infinito. E’ promessa sicura ed efficace al 100%. E come mai Giuda si è perduto? Lui volle sottrarsi all’influsso di Gesù, perché non volle ascoltare la sua voce e i suoi inviti fino all’ultimo momento. Pietro rinnegò Gesù perché, nonostante la sua debolezza, si volle esporre al pericolo; gli altri Apostoli si allontanarono per paura da Gesù al momento dell’arresto, ma tornarono a Lui: Pietro piange subito il suo peccato; troviamo Giovanni sul Calvario; quasi tutti gli Apostoli sono presenti la sera della resurrezione. Ci sono peccati di cattiveria e di fragilità: Dio nella sua Misericordia li vuole perdonare e curare tutti, ma ci vuole la buona volontà di tornare a Gesù e questa buona volontà Dio la vuole donare a tutti. S. Claudio de la Colombière scrive: Mio Signore e Dio, io sono così convinto che Tu hai cura di tutti quelli che sperano in Te e che niente può mancare a coloro che aspettano tutto da te, che ho deciso, per l’avvenire, di vivere senza alcuna preoccupazione e di riversare su di Te ogni mia inquietudine… Col peccato posso smarrire perfino la tua grazia, ma non perderò mai e poi mai la mia fiducia in Te. La conserverò fino all’estremo della mia vita e il demonio, con tutti i suoi sforzi, non riuscirà mai a strapparmela. … Ecco perché ho l’assoluta certezza di essere eternamente felice, perché ho l’incrollabile fiducia di esserlo e perché lo spero unicamente da Te. E in effetti è così. Poiché abbiamo confidenza nella bontà di Gesù, torniamo a Gesù e chiediamo perdono dei peccati. Rinnoviamo la nostra fede che nessuno può strapparci dalle sue mani perché è onnipotente; ci ama infinitamente e non vuole la nostra rovina; conosce le nostre debolezze e i nostri limiti e la furberia dei nostri nemici spirituali; ci affidiamo a Lui; Lo amiamo; ci pentiamo; Gli chiediamo più confidenza in Lui, perché non ne avremo mai abbastanza. (c) Lo stesso potere infinito ha il Padre, che è più grande di tutti e ha dato le pecore a Gesù; all'origine esse sono  del Padre, che le affida al Figlio e gliele dà come sue (29 Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre), giacché Padre e Figlio sono una cosa sola (30 Io e il Padre siamo una cosa sola) e hanno tutto in comune: Padre Figlio Spirito sono un solo Dio e si distinguono nelle tre Persone, ma non nell'unica natura divina, che è comune alle Tre Persone Divine; Padre Figlio e Spirito conoscono e amano le pecore e le vogliono salvare: quelle che credono, sperano e amano si incamminano per la via della salvezza e nessuno le può strappare dalle mani della Trinità (AT e NT sono pieni di questa idea; la conferma la Madonna a S. Juan Diego nel 1531 e ai tre ragazzi di Fatima nel 1917 e in tante altre occasioni).

II – Atti degli Apostoli 13,14.43-52 - Paolo e Barnaba sono al servizio del Signore per collaborare con lui alla salvezza degli uomini. Perciò essi stanno continuamente in movimento (14 Essi invece, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiochia in Pisìdia e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero; 51Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Iconio); offrono la Parola di Dio ai Giudei e ai proseliti (43-44 Sciolta l’assemblea, molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio; 44 Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore; 46-47 Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani; 47 Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti,/ perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra») e ai pagani (46-47; 48 Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero). Per mezzo della Parola (49 La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione) offrono la salvezza (47), la perseveranza (48), la vita eterna (46), la gioia (48), lo Spirito Santo (52 I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo). Questa parola di salvezza può essere accettata con fede (48) o anche rifiutata (45 Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo; 46), arrivando fino a contrastare i missionari (45) e a perseguitarli e cacciarli via (50 Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li cacciarono dal loro territorio). Dobbiamo imitare quelli che aderiscono alla Parola (48) e diventare anche noi missionari come gli apostoli Paolo e Barnaba, senza farci spaventare dalle diffidenze, prese in giro o persecuzioni. Il Signore è sempre con noi e ci sostiene oggi come sostenne i missionari del passato.

III - Apocalisse 7,9.14b-17 - Giovanni vide in Cielo, in paradiso, una moltitudine immensa di uomini e donne di ogni nazione (9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua); essi stavano in piedi davanti al trono di Dio e all'Agnello (9 Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello), che stava in mezzo al trono (17 l’Agnello, che sta in mezzo al trono); erano vestiti di bianco (9 avvolti in vesti candide), che indica l'appartenenza al mondo di Dio, e avevano palme in mano (9 e tenevano rami di palma nelle loro mani), che indicano festa e vittoria. Essi erano stati battezzati e perciò erano stati purificati dai peccati (14 e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello) e provenivano da luoghi di sofferenza e persecuzione (14 Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione), che non avevano intaccato la loro fedeltà a Dio. Per premio stanno davanti a Dio e gli prestano servizio nel suo Tempio celeste (15 Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio) e Dio li accoglie nella sua casa (15e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro). Essi non sperimentano più nessun tipo di sofferenza (16 Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna) e Dio stesso fa scomparire ogni loro sofferenza (17 E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi): quindi stanno nella gioia eterna e perfetta e hanno l'Agnello come Pastore, che li guida ai Pascoli eterni (17 perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,/ sarà il loro pastore/ e li guiderà alle fonti delle acque della vita). Chiediamo che anche noi, che siamo stati purificati nel Battesimo e riconciliati con la Confessione e nutriti dell'Eucaristia, possiamo essere fedeli discepoli e seguaci del nostro Pastore Gesù e, dopo averlo servito nelle sofferenze di questo mondo, andiamo a condividere con lui la gioia eterna con la visione facciale e l’amore.

EUCARESTIA. Noi stiamo a contatto diretto con Gesù, buon Pastore, in tanti modi, ma il vertice della sua presenza si realizza nell’Eucarestia; qui Egli è presente nell’assemblea riunita e nel ministro, ma ancora di più nella sua Parola letta e annunciata e nel pane e vino consacrati. Valorizziamo tutte le presenze di Gesù, ma specialmente l’Eucarestia, perché in essa ci uniamo a lui nel modo più perfetto e nel modo che più ci arricchisce. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che ci ottengano la grazia di gustare la presenza del Signore con una fede e carità intense. (mons. Francesco Spaduzzi)

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TEMPO PASQUALE: DOMENICA III C

I – GIOVANNI 21,1-19 - 1. Nel Vangelo di Giovanni troviamo raccontate apparizioni di Gesù a Gerusalemme e in Galilea. Qui, sul Lago di Tiberiade (1 Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade), si trovarono insieme Simon Pietro, Tommaso, Natanaele, i 2 fratelli Giovanni e Giacomo, e altri due discepoli (2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli).  Pietro manifestò la sua intenzione di andare a pescare e gli altri aderirono (3 Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te»); ma quella notte non presero nulla (3 Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla). Al mattino Gesù si presentò sulla spiaggia, ma i discepoli non lo riconobbero (4 Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù).  Gesù chiese loro se avevano preso qualcosa ma ebbe risposta negativa (5 Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No»). Allora suggerì di gettare la rete dal lato destro della barca, e garantì loro il risultato positivo (6 Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete»); i discepoli ubbidirono e non riuscivano tirare su la rete per la gran quantità di pesci che conteneva (6 La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci).  Per primo Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù, intuì che si trattava di un miracolo e pensò a Gesù e lo disse subito a Pietro (7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!»). Pietro stava come gli altri in tenuta da lavoro e, appena udì che era il Signore, si legò la tunica intorno ai fianchi e si gettò in mare (7 Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare).  Nel frattempo gli altri discepoli, lontani da terra un centinaio di metri, si accostarono a riva con la barca, trascinando la rete con i pesci (8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri).  Approdando, videro un focherello di carboni con sopra alcuni pesci; c'era anche pane (9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane). Gesù li invitò a portare un po' di quel pesce appena pescato (10 Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora»). Simon Pietro salì sulla barca e trascinò – da solo! - a terra la rete piena di 153 pesci; erano molto numerosi e grossi, ma la rete non si strappò (11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò).  Gesù così offrì ai discepoli la colazione e nessuno aveva il coraggio di domandargli chi fosse perché avevano ben capito che era il Signore (12 Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore). Gesù prese il pane e lo distribuì; poi distribuì anche il pesce (13 Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce).  E’ la terza apparizione di Gesù ai discepoli dopo la resurrezione, che troviamo nel Vangelo di Giovanni (14 Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti). (a) Sono 7 i Discepoli che vanno a pescare, come furono 4 i primi discepoli chiamati da Gesù (Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, cfr Mt 4,19) in occasione di un’altra pesca miracolosa: due numeri indicati come perfetti perché simbolo della completezza, della totalità di coloro, ai quali il Vangelo è destinato. (b) Nella notte non prendono nulla perché solo la presenza di Gesù può dare valore ed efficacia a tutto quello che essi fanno. Quando interviene Gesù ed essi obbediscono, fanno una pesca straordinaria coi pesci di ogni specie (153 erano le specie di pesce conosciute o catalogate allora). (c) Solo con Gesù presente, meglio ancora se percepito con la fede e l’amore di Giovanni e ricercato con la sollecitudine di Pietro e con l’obbedienza degli altri, avvengono i miracoli su piano naturale e soprannaturale e l’evangelizzazione diventa efficace; e neanche si rompe la rete, che rappresenta l’unità della Chiesa (cfr la veste inconsutile di Gesù di Gv 19,24). Per essere efficaci nell’apostolato dobbiamo crescere in queste virtù e occorre mettere la nostra speranza nell’aiuto di Gesù e dello Spirito Santo, e non nelle nostre forze e opere. (c) Gesù ha preparato tutto per la colazione dei discepoli (fuoco, pane e pesce arrostito), che rivela la sua delicatezza paterna e materna per i discepoli, confermata dalla parola “figlioli”, con la quale si rivolge loro. (d) Le parole, usate per indicare il pasto, sono le stesse dell’Eucarestia: i discepoli sanno che si trovano ora alla presenza di Gesù e che lo potranno trovare nell’Eucarestia e al banchetto della vita eterna.

2. Dopo mangiato, Gesù domandò a Simon Pietro se lo amava più degli altri; e Simone rispose di sì, appellandosi alla conoscenza che Gesù aveva dei suoi sentimenti; Gesù gli replicò di aver cura del suo gregge (15 Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro:«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli»). Poi Gesù gli chiese una seconda volta se lo amava davvero; e Simone gli confermò, anche stavolta facendo appello alla sua scienza; e Gesù gli ribadì di aver cura delle sue pecore (16 Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore»). Una terza volta Gesù sollecitò Pietro a dire se lo amava davvero; stavolta Pietro fu addolorato per la domanda, perché pensò al suo triplice tradimento, ma rispose confermando le risposte precedenti e ricorrendo alla sua scienza infinita; Gesù gli ripeté di aver cura delle sue pecore (17 Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore»). Poi Gesù in modo velato gli accenna alla sua sorte futura: da giovane andava dove voleva, lasciando libertà di movimento ai piedi col sollevare la veste con la cintura; invece da vecchio altri gli avrebbero legato le mani con una cintura e lo avrebbero condotto dove mai sarebbe andato di sua iniziativa (18 In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi). Gesù parlò così per far capire come Pietro sarebbe morto dando gloria a Dio (19 Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio). Infine disse ancora a Pietro di seguirlo (19 E, detto questo, aggiunse: «Seguimi»). (a) Gesù chiede a Pietro tre volte se lo ama per fargli riparare il triplice rinnegamento con tre professioni di amore. Alle 3 professioni Gesù risponde con l’affidargli tre volte le sue pecore. Anche tre è numero della totalità e sotto l’aspetto giuridico, se un’affermazione era fatta tre volte davanti a testimoni, equivaleva a una dichiarazione scritta. (b) Gesù mette come condizione per affidare le sue pecore a Pietro l’amore di Pietro a Gesù: così per amore di Gesù bisogna amare le pecore di Gesù e prendersene cura; esse restano sempre di Gesù e non diventano di questo o quel papa o vescovo o di questo o quel parroco. Pietro è pastore delle pecore come vicario dell’amore di Cristo (parole di S. Ambrogio); egli deve amare Gesù per se stesso e le pecore per amore di Gesù e deve esercitare l’amore di Gesù verso le pecore, praticare le virtù di Gesù verso di loro: amore, misericordia, pazienza… (b) L’amore di Gesù per le pecore lo porta a dare la vita per loro fino alla morte di croce; lo stesso dovrà fare Pietro per amore di Gesù e delle pecore.

II - ATTI DEGLI APOSTOLI 5,27b-32.40b-41 – Agli Apostoli Pietro e Giovanni era stato proibito dal Sinedrio di parlare di Gesù e predicare nel suo nome (At 4,18ss). Ma dopo i tanti miracoli che operavano gli Apostoli, e in particolare Pietro, e la predicazione che continuarono imperterriti (5, 12ss), il sommo sacerdote, che era ancora Caifa, fece arrestare gli Apostoli, che però furono liberati miracolosamente dal carcere (At 5,17ss); le guardie li ripresero nel Tempio e li condussero dal Sinedrio (AT 5,26ss); Caifa li rimproverò, ricordando loro la proibizione e lamentandosi sia della predicazione e sia del fatto che facevano ricadere sui capi religiosi la responsabilità della morte di Gesù (27-28 il sommo sacerdote li interrogò 28 dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo).  Ma Pietro e gli Apostoli si difesero, riaffermando che i capi religiosi erano i responsabili della morte di Gesù (30 che voi avete ucciso appendendolo a una croce), che l’unico vero Dio, adorato dagli antenati, aveva fatto risorgere Gesù dai morti (30 Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù) e gli aveva dato il massimo della gloria, innalzandolo accanto a sé, come Capo e Salvatore, allo scopo di offrire al popolo d'Israele l'occasione di cambiar vita e di ricevere il perdono dei peccati (31 Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati). Gesù, prima di salire al cielo, aveva ordinato loro di predicare la salvezza nel suo nome in tutto il mondo, cominciando da Gerusalemme, e aveva dato loro anche lo Spirito Santo per abilitarli a compiere questa missione; perciò essi non avevano fatto altro che testimoniare i fatti accaduti, col sostegno dello Spirito Santo, che Dio dava e dà a tutti quelli che obbediscono alla sua volontà (32 E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono). E perciò aprono (e concludono) il discorso con la riaffermazione del loro impegno di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (29 Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini), anche se fossero capi, quando danno ordini sbagliati. Per punirli della loro ribellione e sperando di farli tacere, li fecero frustare e poi rinnovarono loro il comando di non parlare più nel nome di Gesù; alla fine li lasciarono liberi (40 li fecero flagellare e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà). Gli Apostoli uscirono dal tribunale e se ne andarono contenti, perché avevano avuto l'onore di essere maltrattati a causa del nome di Gesù (41 Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù). Ammiriamo e imitiamo la fede degli Apostoli e il coraggio nel continuare la predicazione, nonostante le minacce e le frustate, cui furono sottoposti per la loro fedeltà a Gesù e per l’impegno nella difesa e nella diffusione della fede; condividiamo l’affermazione del principio che bisogna obbedire sempre a Dio e agli uomini, soltanto se i loro ordini non si oppongono a Dio; non spaventiamoci di fronte alle difficoltà nella pratica della fede e non ci scoraggiamo per i fallimenti nei tentativi di diffonderla: Gesù è con noi e ci accompagna sempre; lo Spirito Santo ci guida e ci sostiene, proprio come faceva con gli Apostoli e i Santi.

III - APOCALISSE 5,11-14 – Giovanni racconta una delle tante visioni; in questa sottolinea chi è Gesù e come viene “trattato” in Cielo, nel mondo della verità. Mentre guardava, udì la voce di miliardi Angeli, che stavano intorno al trono di Dio e di Gesù, circondato dagli Esseri viventi e dagli Anziani (11 E vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia); questo coro possente proclamava la gloria di Cristo e diceva che Gesù, presentato già da Giovanni Battista e da Giovanni Evangelista come l'Agnello ucciso e offerto in sacrificio, è degno di ricevere potenza, ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e lode (12 e dicevano a gran voce: «L’Agnello, che è stato immolato,/ è degno di ricevere potenza e ricchezza,/ sapienza e forza, onore,/ gloria e benedizione»). A questo coro del Cielo si univano tutte le altre creature del cielo e della terra, di sotto terra e del mare, e tutto ciò che vive nell'universo (13 Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano); Giovanni sentì che proclamavano che a Dio Padre, che siede sul trono, e a Suo Figlio, l'Agnello, anno attribuiti la lode, l'onore, la gloria e la potenza per l’eternità (13 «A Colui che siede sul trono e all’Agnello/ lode, onore, gloria e potenza,/ nei secoli dei secoli). Alla lode di Dio Padre e di Gesù dei due cori si associavano i 4 Esseri Viventi col loro: «Amen» e i 24 Anziani, che si prostravano in adorazione (14 E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione). Contempliamo con Giovanni tutto il creato, che canta la gloria della Trinità (anche se vengono nominati solo Padre e Figlio), ma più specialmente di Gesù, e della sua opera salvezza: anche noi ci dobbiamo associare a questo canto. Lo facciamo nella Liturgia, cioè con i segni, stabiliti da Cristo o dalla Chiesa, che possono essere i Sacramenti, ma soprattutto l’Eucarestia, ma anche la Liturgia delle Ore.

EUCARESTIA. Col Gloria e il Santo e le acclamazioni della Messa ci associamo sulla terra agli Angeli e ai Santi del Cielo nel proclamare le lodi della Trinità, nell’attesa che anche noi lo potremo fare in Cielo. Intanto ci impegniamo a non mancare mai alla Messa domenicale e a fare la comunione, sorgente inesauribile di vita. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, di ottenerci la fedeltà a questo impegno. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: Domenica II C o della Divina Misericordia

I - Giovanni 20,19-31 - 1. La sera del giorno della resurrezione, che era il primo giorno della settimana ebraica, la nostra domenica, Gesù apparve ai Discepoli, chiusi nel cenacolo, perché avevano paura dei Giudei (2 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù); si mise in mezzo a loro e li salutò col saluto ebraico, che era ed è Pace a voi (19 stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!»), ripreso in parte nel saluto di S. Francesco e usato anche dai musulmani. (a) Nello stesso tempo Gesù mostrò loro le mani con le piaghe dei chiodi e il costato con la piaga della lancia (20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco) e i piedi con le piaghe dei chiodi (Lc 24,40), per dare loro la certezza che egli era proprio quel Gesù, del quale avevano visto o sapevano che era morto in croce; li invitò anche a toccare le piaghe, per garantirsi che era veramente risorto e non si trattava di un fantasma  (Lc 24,37-41). I Discepoli ovviamente gioirono sia nel vedere Gesù risorto (20 E i discepoli gioirono al vedere il Signore) e sia per la certezza, che comunicava loro, della sua resurrezione. Anche noi crediamo che Gesù è risorto, anche se non lo vediamo; crediamo ai testimoni, che lo videro e avevano dubitato prima di esserne convinti. La sicurezza che Gesù è risorto è fondamentale per la nostra fede, perché, solo se siamo convinti, prenderemo sul serio tutto quello che Gesù ci dice e ci chiede e considereremo fondate le sue promesse di salvezza. Alimentiamo questa fede con lo studio e la meditazione e con l'affidamento a Dio e alla sua Parola. (b) Gesù saluta di nuovo con l'augurio di pace e affida ai presenti, in particolare agli Apostoli, la missione che Egli ha ricevuto dal Padre (21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi»), come a dire: Egli ha fatto la sua parte; ora tocca ai discepoli continuare la missione, che il Padre vuole che si porti avanti, di fare arrivare a tutti il Vangelo e la salvezza. Come Gesù e gli Apostoli hanno offerto la salvezza ai loro contemporanei, così dobbiamo fare adesso noi. Gesù ci chiede collaborazione: è la nostra missione. Come l'abbiamo compiuta? come la compiamo? come la vogliamo compiere per il futuro? (c) Gesù soffia sugli Apostoli e dà loro lo Spirito Santo (23 Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo), per renderli capaci di compiere la missione, e dà loro il potere di dare il perdono dei peccati o di rifiutarlo in mancanza del pentimento e proposito (23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati); per questo Gesù è venuto ed è vissuto in mezzo a noi ed è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione (Rm 4,25). Gesù ha misericordia per tutti e vuole perdonare tutti; Egli vuole dai preti la disponibilità ad esercitare questo ministero e da ciascun battezzato la disponibilità a pentirsi dei peccati e a convertirsi. Prendiamo sul serio questo invito?

2. (a) Quando apparve Gesù, Tommaso non era con i Discepoli (24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù) ed essi gli dissero di aver visto il Signore (25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!»); ma egli rispose che avrebbe creduto solo se lui avesse visto il segno dei chiodi nelle sue mani e avesse toccato le piaghe e messo la mano nella ferita del costato (25 Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo»). La parola degli Apostoli e degli altri discepoli - e della stessa Vergine Maria - non lo convinsero durante tutta la settimana: egli rifiutò la fede e il suo mezzo di trasmissione, che è la testimonianza; pensò di essere la sola persona saggia, intelligente e perspicace, e che tutti gli altri fossero inaffidabili, creduloni e semplicioni. Non cadiamo nell’errore del povero e presuntuoso Tommaso. (b) Otto giorni dopo Gesù con tanta misericordia apparve di nuovo ai Discepoli con Tommaso presente (26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso): li salutò con l'augurio di pace (26 Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!»); rivolse la parola a Tommaso e lo invitò a guardare le sue mani e a mettervi il dito, e anche a inserire la mano nella ferita del costato (27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco); lo esortò infine non essere incredulo ma credente (27 e non essere incredulo, ma credente!»). Tommaso riconobbe Gesù come Iahvè dell'AT e come Dio e fece la sua professione di fede (28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!»), la più chiara e completa del Vangelo. Gesù rilevò che Tommaso aveva creduto solo perché e dopo aver visto; invece sono da considerare beati quelli che credono senza vedere (29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»), cioè i credenti di tutti i secoli, che credono in Gesù sulla Parola degli Apostoli - e dello stesso Tommaso - e di tutti i testimoni del Vangelo. E a proposito di questa fede l'Evangelista precisa che Gesù fece ancora tanti altri segni miracolosi davanti ai suoi Discepoli, oltre a quelli raccontati nel suo Vangelo (30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro); quelli narrati avrebbero aiutato a credere che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio fatto uomo (31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio); così si ha la salvezza per mezzo di lui (31e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome). Con questa intenzione dobbiamo leggere il Vangelo: per credere e crescere nella fede e nell'amore di Gesù e diventare figli di Dio di nome e di fatto.

II - Atti 5,12-16 - (a) Gli Apostoli operavano molti miracoli in mezzo alla gente (12 Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli). Tanti malati venivano portati perfino nelle piazze: li mettevano su giacigli per fare in modo che Pietro, passando, li potesse sfiorare almeno con l'ombra del corpo (15 tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro); da Gerusalemme e dai villaggi vicini portavano ammalati e tormentati dagli spiriti malvagi e tanti venivano guariti (16 Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti): in effetti gli Apostoli continuavano la missione, loro affidata da Gesù, di predicare, imporre le mani e guarire gli ammalati, e liberarli dagli spiriti maligni; essi erano in mezzo al mondo uno dei segni visibili della presenza di Gesù, invisibile dopo la sua ascensione (Mc 16,20). Ci sono altri segni della presenza di Gesù, il vertice dei quali è l'Eucaristia, ma nessuno di essi va sottovalutato e anzi ognuno di essi va valorizzato, perché ciascuno di essi è segno dall’amore misericordioso di Gesù e sorgente di grazie. Ci ottiene miracoli la fede in Cristo, che è presente nei segni. (b) Grazie a questi miracoli e con la predicazione e la testimonianza della vita di carità, la comunità cresceva sempre più, in quanto aumentava il numero di uomini e donne, che credevano nel Signore (14 Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne); essi si riunivano di solito sotto il portico, detto di Salomone (12 Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone). La gente aveva grande stima di loro, ma c’era paura a frequentarli (13 nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava) perché i Giudei scomunicavano chi aveva familiarità con loro e li perseguitava (Gv 9). Grazie ai tanti miracoli di guarigione e al miracolo che è la vita di un cristiano fedele, molti si convertivano: anche noi oggi dobbiamo impegnarci a vivere bene la vita cristiana e a testimoniare anche con la parola la nostra fede, perché questi sono i modi più semplici ed efficaci per collaborare con Gesù alla salvezza dei fratelli.

III - Apocalisse 1,9-11.12-13.17-19 - (a) Il centro di tutto è Gesù, che qui parla con una voce forte come una tromba, che si fa udire da Giovanni (10 e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva); gli ordina di scrivere le sue visioni in un libro e di inviarle alle 7 Chiese dell'Asia Minore (11 Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese). Gesù è visto da Giovanni in mezzo a sette candelabri d'oro (12 Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro), che rappresentano le sette Chiese. Gesù appare con una veste lunga e con fascia d'oro sul petto, come vestivano i sommi sacerdoti (13 e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.). Giovanni si sente venir meno, perché riconosce Gesù e cade in terra come morto (17 Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto); ma Gesù si china misericordiosamente su di lui, e fa il gesto tenero di mettergli la mano sulla spalla con l’esortazione a non temere perché Egli è l'Inizio e la Fine (17 Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo) e il Vivente (18), attributi di Dio nell'Antico Testamento e che ora servono per indicare Gesù come vero Dio, oltre che vero uomo; come uomo Gesù morì, ma ora è risorto e vive per sempre ed ha in suo potere la morte e il regno dei morti (18 Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi). Gesù gli ripete l'ordine di scrivere tutto quello che ha visto: le cose presenti e quel che avverrà appresso (19 Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito). (b) Giovanni parla di Gesù ma parla anche di sé dicendo che è fratello in Cristo e anche lui, come gli altri, subisce la persecuzione e condivide l'appartenenza al Regno di Dio e la pazienza nelle tribolazioni, che affronta nell'isola di Patmos, una delle isole del Dodecaneso, per restare fedele alla Parola di Dio, e perché ha dato la sua testimonianza a Gesù (9 Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù). Lo Spirito di Dio si era impossessato di lui una domenica ed ebbe la visione predetta (10 Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore). (c) Anche noi rinnoviamo la nostra fede in Gesù vero Dio e vero uomo: è Dio come il Padre e lo Spirito Santo ed è diventato uomo; ha affrontato Passione e Morte, ma è risorto e vive per sempre; siede alla destra del Padre, condivide con lui il dominio dell'universo, anche sul diavolo e sulla morte; ci ama e non dobbiamo temere di accostarci a lui, che è tutto Misericordia, e di dargli la nostra testimonianza: è Lui stesso che ci sostiene nelle sofferenze della vita, in quelle della testimonianza; Egli ha vinto il mondo, la carne e il diavolo: noi, uniti a lui per la fede e per la carità, potremo vincere tutti i nostri terribili nemici.

EUCARESTIA. Qui incontriamo Gesù, morto e risuscitato e vivente per sempre, che esercita la sua misericordia, comunicandoci la sua vita divina per mezzo del suo Corpo e Sangue. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, che possiamo valorizzare questo e tutti gli altri segni della sua presenza misericordiosa. Oggi, festa della Divina Misericordia, voluta da Gesù, chi si confessa e fa la comunione, oltre ad avere il perdono dei peccati, ha anche il condono di tutte le pene meritate per i peccati. E’ una delle promesse, fatte da Gesù per mezzo di S. Faustina Kowalska. Valorizziamo anche l’Immagine di Gesù Misericordioso, la Coroncina, la Novena, l’ora della Misericordia, la diffusione del culto della Divina Misericordia e le opere di misericordia. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Pasquale: domenica di Pasqua

I - Giovanni 20,1-91. Il primo giorno della settimana ebraica, la nostra domenica, Maria Maddalena e altre donne andarono al sepolcro di mattina molto presto (1Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio), con l’intenzione di completare le unzioni del corpo di Gesù, - e quindi senza pensare per niente alla possibilità che Gesù fosse risorto -, e con la preoccupazione di non riuscire da sole ad aprire il sepolcro; ma con loro grandissima sorpresa si accorsero che il sepolcro era aperto, cioè era stata spostata la grande pietra, che solitamente ne ostruiva l'ingresso (1 e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro). Maria andò di corsa da Pietro e Giovanni e li avvertì che nel sepolcro non c’era più il Corpo del Signore, che secondo lei era stato portato via e non si sapeva dove fosse stato posto (2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»). Pietro e Giovanni non pensarono affatto alla risurrezione di Gesù e insieme si diressero di corsa al sepolcro (3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro); Giovanni arrivò per primo (4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro): egli era il discepolo che si sentiva amato in un modo speciale da Gesù (2 quello che Gesù amava) e lo ricambiava e si sa che l'amore mette le ali ai piedi. Si chinò nella tomba per osservare meglio e notò che erano sistemati bene, in ordine, i teli usati per la sepoltura, ma non entrò (5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò), dando la precedenza a Pietro. Pietro giunse subito dopo e osservò che i teli, che avevano avvolto Gesù, erano ripiegati ordinatamente (6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là) e notò anche che il sudario, che era il fazzoletto, che si metteva sempre sulla faccia del defunto, era ripiegato lì vicino (7 e il sudario  - che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte). Entrò anche Giovanni e potette osservare meglio, riflettete sui particolari e concluse che il corpo non era stato portato via o rubato, perché nessuno si sarebbe mai sognato di togliere a un cadavere i teli e il sudario, che lo avvolgevano, per poi trasferirlo altrove: vide quello che cadeva sotto i suoi occhi e credette l'invisibile (8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette), cioè vide i teli e credette nella resurrezione di Gesù. La sua fede, in quest’occasione, iniziò da un ragionamento, perché nè lui e né gli altri avevano ancora compreso la Scrittura, che aveva chiaramente annunciato la resurrezione di Gesù dai Morti già nell’AT (9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti) e neanche pensarono alle numerose e chiare profezie di Gesù su questo argomento. Maria Maddalena con le donne e Pietro con Giovanni non pensano alla possibile resurrezione di Gesù per il motivo predetto: non l’aspettavano e restarono sconcertati di fronte alla tomba vuota. Giovanni ragionò e credette; Pietro restò perplesso; le donne e la Maddalena credettero alla resurrezione per l'annuncio dell'Angelo e la successiva apparizione di Gesù risorto. Ragioniamo anche noi: Gesù in tempi non sospetti e quando era nella fase di massimo successo, preannunciò la sua Passione e Morte e la sua Risurrezione; i discepoli non credettero alle sue parole perché allora le considerarono assolutamente infondate; quando si realizzò la prima parte della profezia, - quella della Passione e Morte pochi giorni dopo il trionfo dell'ingresso di Gerusalemme – con grande delusione dei discepoli - pensiamo ai commenti dei due di Emmaus cfr Lc 24,13ss -, coerentemente bisognava aspettarsi la realizzazione della seconda parte della profezia: la resurrezione al terzo giorno. Ma come gli Apostoli avevano sempre rifiutato la profezia della Passione e Morte - e così arrivarono impreparati a tali eventi - così rifiutarono quella della Resurrezione e vi trovarono impreparati. L’amore il venerdì santo aveva portato sul Calvario Giovanni - unico Apostolo lì presente! -; la domenica mattina l’amore gli aveva messo le ali ai piedi e lo sostenne per arrivare primo al sepolcro, e inoltre lo fece approdare primo alla fede nella resurrezione. Da parte nostra rinnoviamo la nostra fede in Gesù, vero Dio e vero uomo e nostro Salvatore; proprio perché il Figlio di Dio ha assunto una natura umana come la nostra può andare soggetto alla Passione e Morte, e risuscita secondo quanto preannunciato da Gesù e profetizzato nell’AT: tutto per la gloria del Padre e per noi, per nostro amore, per la nostra salvezza. Cresciamo nell’amore, perché esso aumenta la nostra capacità anche di capire e credere senza capire.

IIa 1Corinzi 5,6-8. Siamo discendenti di Adamo e purtroppo gli assomigliamo nella ribellione a Dio e nell'essere schiavi di Satana; questa situazione fa di noi l'uomo vecchio, il lievito vecchio, che dobbiamo togliere di mezzo (7 Togliete via il lievito vecchio), perché esso è negativo per noi personalmente, ma anche per gli altri, perché ci spinge tutti al male: noi per spinta interna e gli altri col cattivo esempio (6 Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta?). Dobbiamo eliminare il peccato e l'immoralità, che costituiscono il lievito vecchio (8 non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità). Dobbiamo diventare pasta nuova, e quindi essere azzimi, cioè senza peccato (7 per essere pasta nuova, poiché siete azzimi), cioè puri e veritieri (9 ma con azzimi di sincerità e di verità): in questa condizione di uomini nuovi dobbiamo celebrare la Pasqua (8 Celebriamo dunque la festa). Perché dobbiamo fare questo? Cristo, il nostro agnello pasquale, è stato sacrificato (7 E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!). Gesù è il nostro salvatore, che è venuto a togliere i peccati del mondo e a darci la vita nuova: Egli è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per renderci giusti (Rm 4,25). Noi dobbiamo credere in Gesù, Dio e uomo, e ricevere il battesimo e gli altri sacramenti, che ci aiutano a morire al peccato e resuscitare a vita nuova. Il battesimo ci lava i peccati e ci rende santi davanti a Dio, distrugge e fa morire in noi l'uomo vecchio e ci fa iniziare la vita nuova da uomini nuovi.

IIb - Colossesi 3,1-4; Poiché siamo risorti (1 Se dunque siete risorti con Cristo), dobbiamo vivere da risorti e quindi pensare alle cose del cielo e non a quelle del mondo (2 rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra) e cercarle costantemente (1 cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio). Con la fede e il battesimo noi effettivamente siamo morti alla vita precedente, dei peccati, e la nostra vita divina è vita nascosta con Cristo (3 Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!); Egli è in cielo e non è visibile sulla terra e la nostra vita spirituale in Cristo neanche è visibile esternamente. Verrà un giorno, alla fine del mondo, in cui Cristo, che è la sorgente della vita divina ed è nostra vita, si manifesterà e allora anche la nostra gloria si vedrà, insieme con lui (4 Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria). Così dobbiamo vivere e celebrare la Pasqua: per la fede conosciamo la volontà di Dio, che ci vuole salvi, e per mezzo dei sacramenti siamo uniti a Cristo, che ci ha fatto morire al peccato e ci ha comunicato la vita divina. Il nostro stile di vita deve essere quello di Gesù e di Maria e di Giuseppe e dei santi: niente peccati ma pratica di virtù. Non siamo mai soli, perché la grazia di Dio ci sostiene in questo cammino.

III - Atti 10,28-40. Pietro parla a casa di “timorati di Dio”, cioè pagani che credevano nel Dio di Israele, ma non osservavano tutta la legge ebraica (34 Pietro allora prese la parola e disse); parla loro di Gesù e racconta la fase terrena della sua vita, che gli Apostoli si sentivano in obbligo di testimoniare perché vi avevano partecipato. Ricorda la predicazione del battesimo di penitenza, amministrato da Giovanni (37 Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni) e la consacrazione, che Dio fa di Gesù con la potenza dello Spirito, perché passasse in questo mondo facendo del bene a tutti e operando guarigioni, per liberare dalla schiavitù di Satana (38cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo). In effetti Dio era con lui (38 perché Dio era con lui) e anzi lui stesso era ed è Dio. I capi ne ottennero la morte (39 Essi lo uccisero appendendolo a una croce), ma Dio lo risuscitò e ne diede le prove con le sue apparizioni (40 ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse) a testimoni prescelti da Dio, che ebbero la possibilità di sperimentare che era veramente vivo, perché mangiarono e bevvero con lui dopo la resurrezione (41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti), come avevano fatto prima della morte. Gesù ordinò a tali testimoni di annunziare tutto al popolo e di testimoniare che Egli è il giudice di tutti gli uomini, stabilito da Dio (42 E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio): essi devono continuare a riproporre la testimonianza dei profeti che chi crede in Gesù riceve il perdono dei peccati per la fede in lui e l'invocazione del suo nome (43 A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome). Gli Apostoli sono testimoni di tutto ciò che Gesù ha fatto e detto in Giudea e Galilea durante la vita terrena e dopo la resurrezione (39 E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme). Questo dovevano sapere e credere i contemporanei di Pietro per essere salvati, e anche noi oggi. Approfondiamo la conoscenza di Gesù, per poter credere con fede più profonda e nutrire amore più intenso per lui, valorizzando i sacramenti, che sono tutti incontro con Lui, che agisce in noi per trasformarci a sua immagine.

EUCARESTIA. Nell’Eucarestia – dice S. Paolo – annunciamo la Morte del Signore in attesa del suo ritorno. Il “Signore” è Gesù risorto… Così annunciamo la sua Morte ma con l’occhio attento alla sua Resurrezione. Ci uniamo a Cristo morto e risorto per morire al peccato e risuscitare a vita nuova, che egli ci ha meritato e ci comunica specie ora e nei sacramenti. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, di ottenerci di vivere la Pasqua con i loro sentimenti di fede e carità. (Mons. Francesco Spaduzzi)