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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica 26.ma dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 26.ma dell'Anno C

I - Luca 16,19-31 - 1 (a) Sono due situazioni che si ripetono nei secoli. Ci sono i ricchi che sfoggiano vestiti elegantissimi e mangiano cibi speciali, in abbondanza e costosi (19 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti), e poveri, come questo Lazzaro, che sono quasi nudi o coperti di stracci e piaghe, provenienti dalla denutrizione e mancanza di cure a causa della miseria e carenza di igiene (20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe); questi non hanno possibilità di nutrirsi per l'insensibilità e l’egoismo dei ricchi (21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco); non possono difendersi neanche dagli animali (2 ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe) o dagli insetti, come vediamo in certi servizi televisivi sui bambini, specie  dell'Africa. Ma queste situazioni non sono eterne perché la morte livella tutti gli uomini. Muore il povero (22 Un giorno il povero morì), forse fuori del villaggio, in un boschetto, dove resta insepolto; ma vengono gli Angeli per prenderlo e portarlo in paradiso, dove Abramo lo aspettava (22 e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo); anche il ricco muore ed è sepolto (22 Morì anche il ricco e fu sepolto), ma va all'inferno tra i tormenti (23 Stando negli inferi fra i tormenti); qui soffre terribilmente fra le fiamme (24 perché soffro terribilmente in questa fiamma; 25 tu invece sei in mezzo ai tormenti), e desidererebbe provare sollievo anche con l’umidità, che può lasciare l'acqua sul dito di Lazzaro (24 Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua). A questi tormenti “fisici”, che per miracolo colpiscono l'anima, in quanto il corpo è sepolto sotto terra, si aggiungono le sofferenze morali, che vengono da dover incolpare solo se stesso per la propria dannazione: poteva salvarsi per grazia di Dio con pochi sacrifici e ora deve soffrire tantissimo e per l'eternità (cfr. 26). Preghiamo per noi e per tutti di evitare l’inferno e mettiamocela tutta per vivere bene la nostra vita di cristiani. (b) Alla richiesta del ricco dannato, Abramo risponde che sulla terra lui ha avuto vita di piaceri e ora soffre, mentre Lazzaro ha tanto patito e ora sta nella gioia (25 Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato); inoltre Dio ha stabilito una separazione assoluta e impossibilità di passaggi fra inferno e paradiso (26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi). Questa separazione vale nell'Aldilà, ma in questo mondo noi dobbiamo compatire chi soffre, anche se fosse per colpa sua, e dobbiamo cercare di alleviargli la sofferenza e dargli il soccorso possibile. Lazzaro è andato in paradiso non perché ha patito, ma perché ha sofferto con pazienza; sostenuto dalla fede e dalla speranza; nella sua situazione di povertà estrema, ha continuato ad affidarsi a Dio, ha accettato con umiltà la sua condizione così bassa alla porta del ricco, da cui aspettava le briciole, facendo concorrenza ai cani. Egli sta accanto ad Abramo, perché di questi ha condiviso fede e amore a Dio, che lo consola (25). Rinnoviamo la nostra fiducia nella bontà di Dio, che per sua misericordia vorrà accoglierci in paradiso, donandoci ora la pazienza, per sopportare le sofferenze, e le altre virtù, necessarie per una vita cristiana.

2.  (a) Il dannato sembra rivelare interesse per la salvezza eterna dei suoi cinque fratelli: egli chiede ad Abramo di mandare Lazzaro a informarli sulla sua situazione per evitare di seguirlo (27-28 E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”); in realtà i dannati non s’interessano per la perdita degli altri; la preoccupazione è nella parabola solo per dare un insegnamento importante, che vediamo. Il motivo della sua dannazione è la mancanza di carità verso il prossimo bisognoso, che gli veniva dalla mancanza di fede nella Parola di Dio (29.31), Sulla terra egli non ebbe carità verso Dio e verso gli uomini e tantomeno ce l’ha nell'inferno; perciò vorrebbe la dannazione di tutti o almeno del più grande numero possibile. All'inferno ci si va proprio per non aver praticato le virtù teologali, indispensabili per la salvezza. Riflettiamo spesso sui novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso; queste meditazioni sono preziosissime per aiutarci a regolare la nostra vita secondo la volontà e la legge di Dio. (b) Abramo risponde che i fratelli hanno a disposizione la Parola di Dio come guida (29 Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”). Il dannato insiste che si convertiranno se vedranno il miracolo di un morto risorto (30 E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno  andrà da loro, si convertiranno”); ma il padre dei credenti giustamente fa notare che, se non hanno creduto alla Parola di Dio, non saranno convinti neanche con un miracolo (31 Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”); effettivamente i nemici di Gesù rifiutarono la Sua Parola e quella dei discepoli, nonostante i miracoli che operava. Per ottenere la conversione dei peccatori, la Vergine a Lourdes e a Fatima raccomandò preghiera e sacrifici; questo invito resta attuale per noi oggi. Valorizziamo anche la testimonianza per mezzo della nostra vita e l’annunzio della Parola di Dio: esse sono sempre accompagnate da una grazia di illuminazione e di attrazione verso Gesù.

II - Amos 6,1a.4-7 - Amos a nome di Dio minaccia gli abitanti di Gerusalemme e di Samaria, che si sentono sicuri senza preoccupazioni per il futuro nelle loro città, che stanno sui monti (1 Guai agli spensierati di Sion/ e a quelli che si considerano sicuri/ sulla montagna di Samaria!). Rivelano il loro lusso riposando su letti di prezioso e costoso avorio e distendendosi su divani (4); il loro cibo sono gli agnelli migliori dei loro greggi e vitelli delle loro stalle (4);  canticchiano accompagnandosi al suono dell'arpa e scimmiottano Davide con gli strumenti musicali (5); bevono il vino in larghe coppe e si ungono con unguenti preziosi (6): trasformano i loro banchetti in vere orge (7) e si comportano da dissoluti (7). Urta ancora, e molto, il profeta il fatto che questi banchetti sembrano imitare sacrilegamente l’offerta dei sacrifici: i migliori agnelli e vitelli e le coppe larghe venivano usate nel culto. Ovviamente col lusso aumenta anche la corruzione morale, ma il castigo è imminente: la rovina cadrà sul loro regno del Nord (6) fra una ventina di anni e saranno proprio i pochi ricchi, che sopravvivranno, che andranno in esilio in testa ai deportati (7) in Assiria. I ricchi sfruttano i poveri e trascurano i loro doveri verso Dio: ce n'è abbastanza per provocare l’ira di Dio e il suo castigo, giacché non ascoltano neanche l'invito dei Profeti alla conversione. Noi europei ci siamo arricchiti, sfruttando per secoli l'Africa e l'America, l'Asia e l'Oceania e abbiamo rese povere quelle popolazioni; Dio non è d'accordo e perciò vengono i tempi, in cui le situazioni si ribaltano.

III – 1Timoteo 6,11-16(a) Paolo esorta Timoteo, che appartiene totalmente a Dio (11 uomo di Dio), a evitare i peccati e gli errori (11 Ma tu… evita queste cose), di cui ha parlato prima (6,1-10), e quindi a morire a loro e a praticare le virtù fondamentali per i credenti, che sono le virtù teologali della fede, speranza e carità, la pietà, che regola il rapporto con Dio, alcune virtù che riguardano il rapporto col prossimo: la giustizia che fa dare a ognuno il suo, la pazienza e la mitezza (11 tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza). In tal modo egli combatte la buona battaglia per conservare la fede (12 Combatti la buona battaglia della fede) e la manifesta nelle sue opere, e si impegna a pervenire alla vita eterna, alla quale Dio lo ha chiamato (11 cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato) e  per la quale fece una solenne professione di fede davanti a molti testimoni (11 e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni), in occasione del battesimo o dell'ordinazione sacerdotale o episcopale. L'esortazione è rivolta a Timoteo pastore, ma vale anche per noi, perché pure noi siamo stati chiamati alla fede e al battesimo e a vivere la vita cristiana con la pratica di queste virtù. (b) Paolo sta per fare una raccomandazione molto importante e perciò fa appello alla presenza di Dio Padre, che crea e conserva tutte le cose, e di Gesù Cristo, che diede la testimonianza della sua divinità e regalità alla presenza di Pilato (13 Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato) e ordina a Timoteo di condurre una vita ineccepibile e senza peccato, fino alla seconda venuta di Cristo (14 ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo). Gesù si manifesterà nella data che sa solo Dio, il qual è l'unico Sovrano universale (15 che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,/ il beato e unico Sovrano,/ il Re dei re e Signore dei signori), l'unico che possiede l'immortalità e abita una luce impenetrabile, che lo rende invisibile a tutti (16 il solo che possiede l’immortalità/ e abita una luce inaccessibile); in effetti nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo (16); a lui solo sono possiamo attribuire potenza e onore nei secoli (16 A lui onore e potenza per sempre. Amen). Paolo evoca la seconda venuta di Cristo e il giudizio universale - senza escludere quello particolare della fine della vita -; allora dovremo rendere conto a Gesù di come ci siamo comportati, se abbiamo evitato il peccato e praticato le virtù proprie dei discepoli, in particolare come abbiamo professato la nostra fede e come l'abbiamo comunicata agli altri sia come fedeli sia come pastori. Esaminiamoci ora e correggiamoci senza aspettare la fine della vita.

EUCARESTIA. Dio vuole salvarci e per questo ha dato il Figlio al mondo e rende presente il suo sacrificio in ogni Messa per la nostra salvezza. Raccomandiamoci all’intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, perché ci ottengano di poter andare a cantare la gloria di Dio insieme con loro, dopo averne celebrate le lodi con le parole e la vita in questo mondo (mons. Francesco Spaduzzi)

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Tempo Ordinario: Domenica 25.ma dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 25.ma dell'Anno C

I - Luca 16,1-13 – 1 - (a) Gesù racconta ai discepoli la parabola di un uomo ricco, che aveva un amministratore dei suoi beni, al quale aveva deciso di togliere l'amministrazione (2), perché si era accorto che danneggiava i suoi interessi, sperperandoli e gestendoli male (1); gli chiese di rendere conto (2). Poiché l’amministratore non aveva accumulato beni a suo vantaggio, sarebbe finito alla fame, giacché non era in condizioni di lavorare e rifiutava di mendicare (3). Allora, approfittando di essere ancora l'amministratore, usò la furbizia per rendersi obbligati i debitori del padrone (4 So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua): ridusse a uno il debito di olio del 50% (5) e a un altro quello di grano del 20% (7). Il “signore” fu informato della furberia dell'amministratore e non lodò certo la sua disonestà, ma la sua scaltrezza (8 l padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza), perché, con i mezzi a disposizione, si era fatto degli amici, che lo avrebbero accolto nelle loro case e provveduto a lui (4). Questo “signore” pare che non sia più il padrone della parabola, ma Gesù il Signore, il futuro giudice, che sottolinea come i cattivi si comportano con gli altri in modo più prudente e intelligente degli stessi buoni (8 I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce), nel senso che sanno guardare più lontano, sanno apprezzare meglio il valore delle cose di questo mondo, approfittano delle occasioni per il loro vantaggio terreno; invece i buoni tante volte sono più sempliciotti e ingenui, proprio perché, nelle proprie scelte, non usano le virtù della prudenza e della lungimiranza. Gesù esorta chiaramente: con le ricchezze di questo mondo, che tante volte vengono usate disonestamente, dobbiamo farci degli amici, che ci accolgano, non nelle dimore terrene, ma in quelle eterne, in Paradiso (9 Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne); in pratica occorre fare elemosine per farci amico il prossimo bisognoso – e Dio - perché egli – e Lui - ci accolga nella sua casa eterna. E’ quanto abbiamo già  sentito da Luca le domeniche scorse con la parabola del ricco stolto (12,21), e quando ha parlato del tesoro in cielo (12,33-34) e dei primi posti nei banchetti (14,13-14). Quanto doniamo ai poveri o alle istituzioni caritative - se dubitiamo dei singoli poveri?

2. Gesù insegna anche sul modo di relazionarci con la ricchezza. (a) Egli distingue tre tipi di ricchezze: indica una come ricchezza disonesta (9.11) - non perché la ricchezza e i beni di questo mondo siano cattivi o disonesti, ma perché gli uomini li usano male o li desiderano e rincorrono in maniera disordinata - e la valuta di poco conto (10), perché vale poco rispetto ai beni eterni; chiama un’altra ricchezza altrui (12), perché, mentre ne siamo in possesso, possiamo essere obbligati a lasciarla all’improvviso e non è mai veramente nostra; parla anche di una terza ricchezza, la vera (11), quindi importante (10), che è veramente vostra (12), perché nessuno la può togliere a chi ce l’ha, in quanto si tratta dei beni soprannaturali, cioè le opere buone, gli atti di virtù, le opere di misericordia, che noi facciamo per grazia di Dio e sono custoditi presso di Lui. Gesù ci avverte che è disonesto nelle grandi cose chi lo è nelle piccole (10 e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti) e sarà fedele nelle cose importanti chi è fedele a Dio nell’usare bene i beni di questo mondo (10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti), cioè secondo la volontà di Dio; questi beni non sono mai veramente nostri (12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?) e possono diventare disonesti (11 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?). Chiediamo la grazia di essere fedeli nell’uso dei beni di questo mondo secondo le indicazioni di Gesù. (b) Gesù ci avvisa ancora che non possiamo servire due padroni, perché prima o poi gli ordini di uno si scontreranno con quelli dell'altro e l’affezione per l’uno si trasformerà in odio per l'altro (13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro); analogamente non possiamo servire e prestare culto a Dio, unico e vero Dio, e al danaro, ai beni del mondo (13 Non potete servire Dio e la ricchezza). Il denaro entrerà in conflitto con la volontà di Dio e cercherà di allontanarci da Dio, che è la disgrazia più grande che ci possa capitare. E allora diamo la precedenza assoluta e in tutto a Dio e non alle creature: beni materiali, o persone, o cariche, che si potrebbero opporre a Dio.

II - Amos 8,4-7 – Brutta è la situazione degli Ebrei del regno del Nord, ai quali Dio manda Amos come profeta, per cercare di aggiustare i cuori e le situazioni (4 Ascoltate questo). Ci sono dei commercianti di generi alimentari (4-6), e in particolare di grano (5), che sfruttano i poveri (4 voi che calpestate il povero) e in genere le classi basse e gli indigenti (6 e sterminate gli umili del paese) e ne succhiano anche il sangue. I commercianti protestano contro le feste di inizio del mese (5 noviluni) e i sabati (5), perché in esse non si può vendere o comprare a causa de culto a Dio (5 voi che dite: Quando sarà passato il novilunio/ e si potrà vendere il grano?/ E il sabato…). Essi programmano di vendere non solo il grano, ma anche lo scarto di esso (6 Venderemo anche lo scarto del grano); per guadagnare di più, si propongono di falsificare le misure e i pesi, diminuendole, o aumentandole secondo il proprio vantaggio, in pratica usando bilance false (5 perché si possa smerciare il frumento,/ diminuendo l’efa e aumentando il siclo/ e usando bilance false). Così potranno rovinare il povero fino a costringerlo a vendersi ai commercianti come schiavi per il prezzo di un paio di sandali (6 per comprare con denaro gli indigenti/ e il povero per un paio di sandali), cioè per quattro soldi. Il Signore non sopporta queste cattiverie di cuore e ingiustizie e giura per la terra, che ha donato agli ebrei, di non dimenticare mai la loro opere malvage (7 Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:/ Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere), che certamente punirà severamente. Dio ama tutti gli uomini, perché sono sua immagine e sono presenza di Cristo; non può tollerare che alcuni opprimano altri solo perché questi non si possono difendere; prenderà lui le loro difese personalmente o per mezzo di altri uomini, - anche di noi, che non possiamo e non dobbiamo tacere di fronte al male.

III - 1Timoteo 2,1-8 – (a) Paolo raccomanda che in privato e in pubblico si facciano preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, specie per i re e i governanti di tutti i gradi (1-2 Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2 per i re e per tutti quelli che stanno al potere); la grazia da chiedere è di vivere in pace e serenità (2 perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla). Purtroppo stava avvenendo il contrario e peggio sarebbe successo tra poco con la persecuzione feroce di Nerone contro i cristiani di Roma. L'ultima grazia da chiedere, ma non meno importante, e di poter vivere una vita dedicata a Dio nel rispetto dei comandamenti, con dignità e in libertà religiosa (2 vita…. dignitosa e dedicata a Dio). Paolo indica anche le qualità interiori dell'orante; occorre pregare in ogni luogo (8 Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino), con cuore puro dal peccato, senza portare odio verso il prossimo ed evitando i contrasti con lui (8 alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche); il gesto liturgico che accompagna la preghiera sono le mani alzate al cielo (8). I discepoli già si trovano in difficoltà con le autorità romane, perché, mentre gli Ebrei esercitavano liberamente il loro culto, loro non avevano questa libertà e venivano contrastati dagli stessi Ebrei. Paolo vede la soluzione nella preghiera, che si rivolge a Dio per coloro che governano, perché esercitino il loro servizio con sapienza e giustizia e lascino vivere in pace i governati. Le preghiere devono essere continue, in ogni tempo e luogo, e pazienza e amore e con apertura di cuore verso tutti ed evitando il peccato: questa è la preghiera gradita a Dio (3 Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio). Preghiamo anche noi per i nostri governanti attuali e per quelli che saranno eletti, perché i governi siano stabili e si facciano leggi giuste e a favore della popolazione. E preghiamo anche per i cristiani delle altre nazioni, specie per quelli che sono perseguitati in alcuni paesi mussulmani e induisti (b) Dio, nel quale crediamo e a cui ci rivolgiamo in preghiera, è uno solo (5 Uno solo, infatti, è Dio) ed è il nostro salvatore (3 nostro salvatore): egli vuole che tutti giungano alla conoscenza dell'unica verità, che egli ci rivela e che noi accogliamo con fede, e così possiamo essere salvati (4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità). Peerciò Dio, nei tempi stabiliti, aveva rivelato le caratteristiche e le tappe del suo piano di salvezza (6 Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti): egli avrebbe mandato l'unico mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù, il Verbo, unico Dio col Padre e lo Spirito Santo, e unito a noi perché uomo come noi (5 e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù), il quale ci ha salvati, liberandoci dalla schiavitù di Satana (6 che ha dato se stesso in riscatto per tutti). Lui, Paolo, è stato voluto da Dio messaggero e apostolo, maestro dei pagani per l’annunzio della verità, alla quale dobbiamo rispondere con la fede (7 e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo… maestro dei pagani nella fede e nella verità). Paolo sa di essere sincero e veritiero nel fare quest'ultima affermazione e anche noi crediamo che Paolo, con gli altri Apostoli, ci hanno annunciato Gesù come lo hanno conosciuto (7 dico la verità, non mentisco) in 3 anni di convivenza. e quindi nella completezza del suo insegnamento e della sua missione per la nostra salvezza.

EUCARESTIA. Abbiamo bisogno di molta grazia di Dio per essere equilibrati nell’uso dei beni della terra a gloria di Dio, a vantaggio nostro e del prossimo. La Messa certamente è la preghiera più gradita a Dio e quindi la più efficace. Chiediamo questa grazia per i meriti e l’intercessione anzitutto di Gesù, e poi di Maria e Giuseppe, degli Angeli Custodi e Santi Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Tempo Ordinario: Domenica 24.ma dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 24.ma dell'Anno C

I - Luca 15,1-32 – 1. Gesù è attaccato dai farisei e dagli scribi perché accoglie i peccatori, compresi i pubblicani, e addirittura partecipa ai loro pasti (1-2). Gesù racconta due parabole per giustificare il suo atteggiamento, che è quello del Padre. Un pastore, che ha 100 pecore e ne perde una, va alla ricerca della unica perduta (3) e una donna, che smarrisce una moneta di 10 che ha, mette sottosopra la casa per trovarla (8).  Il pastore ritrova la pecora e la donna la moneta: entrambi gioiscono e invitano gli amici e le amiche a far festa con loro (5-6.8-9): questa gioia è ben piccola rispetto alla grande gioia, che prova Dio con i suoi Angeli e Santi in paradiso per ogni peccatore che si converte (7 Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione; 10 Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte). A Dio interessano i peccatori e li vuole salvare; già nell’AT ne andava alla ricerca: insegue i progenitori peccatori; si rivolge a Caino assassino; parla agli Ebrei in Egitto per 7 secoli per mezzo di giudici e profeti per riportarli sulla retta strada; e poi dopo il ritorno dall’esilio, per altri 6 secoli per mezzo dei Saggi. Come Dio cerca Davide adultero e assassino per mezzo del profeta Natan, così fa con ogni peccatore.  Anche per mezzo di Gesù Egli invita tutti gli uomini alla conversione e alla salvezza e arriva fino a sacrificare il suo Figlio per loro, per ciascuno di loro. Se tale è il modo di pensare e di agire di Dio, le osservazioni dei farisei e degli scribi rivelano che non sono in sintonia con Lui e non condividono i suoi sentimenti di amore all’umanità. Dio ha un rapporto strettamente personale con ogni uomo, anche peccatore; Egli vuole salvare  ciascuno di noi e fa di tutto perché ci ama e ci cerca fino all'ultimo momento della vita, anche con il massaggio del cuore per darci tempo di convertirci. Ma perché sperare in queste situazioni straordinarie e non accettare l’invito alla conversione subito, adesso? Preghiamo, ascoltiamo la Parola di Dio, aderiamo a essa e confessiamo i nostri peccati per ricevere l’assoluzione, comunichiamoci e impegniamoci a vivere con serietà la vita cristiana.

2. Gesù racconta le tre parabole per sottolineare quel che deve fare il peccatore per tornare  a Dio e quel che può aspettarsi da Dio e dai suoi fratelli. (a) Immagine del peccatore è il figlio minore, che ha sviluppato grandissimo egoismo e insegue solo il suo piacere; egli chiede la sua parte di eredità (11-12), la trasforma in soldi e se ne va lontano (13), senza nessuna considerazione per i sentimenti dei familiari, parenti e amici. Vive nel lusso e nella lussuria e i soldi se ne volano. Arriva alla fame per la carestia (14) vede peggiorare la sua situazione, perché le elemosine diventano scarse; va a lavorare (15), lui che era stato sempre servito, ma non riesce neanche a recuperare il cibo (16), perché ce n’è per i porci ma non per lui (16). Allora apre gli occhi dell'anima, costrettovi dallo stomaco vuoto: capisce che ha sbagliato tutto (17 Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!”) e ha peccato contro tutti: in particolare contro Dio e il padre (18-19 Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati), quelli che gli volevano bene. Ogni peccato offende Dio e fa male a noi stessi e al prossimo. Chi vuol tornare deve prender coscienza di questo; deve pentirsi e deve fare il proposito serio di non peccare più. Se prendiamo coscienza di cosa è veramente il peccato, sceglieremo anche i mezzi necessari per evitarli: pregare di più e meglio; fare penitenza personale dei peccati, perché costituisce una minaccia continua un peccato che abbiamo commesso, ma del quale non abbiamo fatto penitenza: è una mina vagane pronta a esplodere in qualsiasi momento; utilizzare i sacramenti. (b) Il giovane torna a casa e il padre lo abbraccia e bacia (20 Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò), nonostante stia in condizioni disgustose, e, senza neanche ascoltare la richiesta di perdono (21), dà ordine di dargli vestiti, anello e sandali, per significare che torna a essere il padrone; i servi lo prendono e gli fanno anzitutto il bagno, lo vestono e incomincia la festa, voluta dal padre (22-24) per il motivo: perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato (24). Così si comporta Dio con i peccatori veramente pentiti e che lottano per non peccare più: come padre mostra solo l’amore e la gioia per il ritorno. (c) Il fratello maggiore è irritato contro il padre per la festa (25-28); non vuole entrare in casa, nonostante le suppliche del padre di entrare (28); il figlio gli rimprovera la festa per il figlio infedele e dannoso, mentre con lui si era mostrato tirchio nonostante l’obbedienza fedele (29-30). Il padre gli sottolinea che, stando in casa, il figlio maggiore ha diritto a tutto. ma anche il proprio diritto di padre di accogliere il figlio degenere e pentito,  e anche il dovere del fratello maggiore di accogliere il minore da vero fratello (31-32 Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”). Dio vuole che accogliamo in comunità i fratelli, che si convertono, con amore, gioia, facendoli sentire amati e desiderati, escludendo ogni sentimento di gelosia o rabbia o superiorità. Anzi la misericordia che vogliamo per noi da Dio, la dobbiamo usare con i fratelli.

II - Esodo 32,7-11.13-14 – (a) Dio avverte Mosè che gli Ebrei, che Egli aveva liberato dall'Egitto, avevano peccato (7) e perciò non erano più il popolo di Dio (7). Essi avevano fatto un vitello come immagine di Dio (8) e gli avevano prestato il culto, riservato Dio (8). In tal modo in meno di 40 giorni già erano venuti meno al rispetto degli impegni presi con Dio nell'alleanza (8 Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!). Notiamo il dolore di Dio, la sua delusione, la sua ira; anche l'ingratitudine del popolo, la dimenticanza dei doni di Dio e dei propri impegni e il castigo che meritano, già dichiarato nell'alleanza: la morte, la dispersione. Quando pecchiamo, noi ci comportiamo allo stesso modo con Dio: dimentichiamo che il Padre ha consegnato il Figlio alla morte per noi e il patto di alleanza, fatto nel Sangue di Cristo, nel quale siamo entrati col battesimo e che rinnoviamo in ogni Messa; dimentichiamo e calpestiamo i doni di Dio e provochiamo la sua ira e il suo castigo. Preferiamo il diavolo a Dio. (b) Dio con Mosè costata che gli Ebrei hanno una forte tendenza alla ribellione (9) e gli propone di distruggerlo, perché lo merita; passeranno ai discendenti di Mosè le promesse di diventare un popolo numeroso (10). Per i nostri peccati meritiamo il più grande castigo: la morte spirituale, che avviene nell’atto stesso di peccare: perdiamo l’unione con Dio e la salvezza. (c) Mosè supplica Dio di non abbandonarsi all’ira, d’altronde pienamente giustificata, contro il popolo, che aveva liberato con manifestazioni straordinarie della sua potenza (11); gli ricorda la promessa giurata ai patriarchi, di renderlo un popolo numeroso e di dargli la Palestina come patria (13); Dio accontenta Mosè e rinuncia a punire il popolo (14 Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo). E’ ovvio che è stato Dio stesso a mettere nel cuore di Mosè il pensiero di pregare per gli Ebrei per salvarli, come farà ancora tante volte ancora. Dio vuole che noi preghiamo per il nostro prossimo perché Egli eserciti la sua misericordia, e non la giustizia, coi peccatori. Preghiamo, preghiamo molto e senza stancarci, e facciamo sacrifici, perché nel corso della storia sono stati tanti gli interventi di Dio per salvare gli uomini, e specie i cristiani. Crediamo nell’onnipotenza della preghiera fatta per i meriti e l’intercessione di Gesù e Maria.

III - I Timoteo 1,12-17 – (a) Paolo ricorda la sua situazione spirituale prima della conversione a Cristo, quando Lo insultava con le parole, perseguitava i credenti in lui ed era violento (13 che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento), ignorava Lui e il suo insegnamento e perciò non aveva fede (13). Dio gli venne incontro nella sua situazione concreta e esercitò con lui la sua misericordia (13 Ma mi è stata usata misericordia), con una grazia abbondantissima: lo convertì e gli diede la fede e la carità, che dobbiamo avere in Cristo (14). E non solo lo convertì, ma ebbe tanta fiducia in lui da renderlo suo ministro (12): Paolo rende grazie a Gesù che lo ha reso forte (12), affinché Gli fosse fedele come cristiano e come suo Apostolo. Ognuno di noi deve rendere sempre grazie a Dio per il dono della fede e della carità, che è il massimo dono che Dio ci fa in questa vita; è tutta misericordia da parte sua, perché noi non meritiamo niente, e questo appare ancora di più per il fatto che il grande dono ci viene dato col battesimo, quando non abbiamo l’uso della ragione. Ringraziamo Dio ogni giorno, mattina e sera, con la preghiera proposta dalla Chiesa. (b) Questa è la storia di Paolo, ma essa si ripete in ognuno di noi; in effetti c'è una rivelazione, che è degna di essere creduta e accolta da tutti (15): Gesù è diventato uomo per salvare i peccatori, di cui Paolo si sente il più grande (15 Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io); Egli ha avuto misericordia per lui, per far capire a tutti la sua grande pazienza nel rimandare il castigo e aspettare la conversione (16 Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità); guardando alla sua conversione, tutti sono invogliati a seguirne l'esempio, credendo in Gesù e ricevendo la vita che mai finisce (16 e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna). A questo Dio, che è eterno, immortale, invisibile, unico, Paolo attribuisce ogni onore e gloria per sempre. Amen (17 Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen) .- anche noi ci associamo a questa dossologia. Ognuno di noi deve essere di esempio e di stimolo agli altri come peccatore convertito, perché per ognuno di noi Dio esercita la sua misericordia per i meriti di Gesù Cristo, che ci ha amati e ha patito ed è morto per noi. E dobbiamo sentire l'obbligo della testimonianza come segno di gratitudine e del nostro impegno perché altri possano mettere Dio (e Gesù) al centro della loro vita e ricevere la salvezza eterna.

EUCARESTIA. La Parola di Dio, che viene annunciata in ogni Messa, è sempre un appello ai peccatori a convertirsi e ai buoni per migliorare. Alla Parola e alla Comunione sono legate tante grazie attuali che aiutano gli ascoltatori, che sono decisi a mettere in pratica la Parola. Preghiamo la Vergine SS., Rifugio dei peccatori, e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di essere per sempre veramente  convertiti . (mons.  Francesco Spaduzzi)

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Tempo Ordinario: Domenica 23.ma dell’Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 23.ma dell’Anno C

I - Luca 14,25-31 - Gesù è seguito da tantissime persone (25) e il suo insegnamento piace per quello che dice e per come lo dice; i miracoli confermano che è un personaggio straordinario, un grande profeta inviato da Dio, il suo Messia. Non tutti, però, sono veri e autentici discepoli di Gesù e Lui vuole aiutarli a fare un serio esame di coscienza per verificare le loro reali condizioni spirituali. (a) E perciò dice loro che anzitutto bisogna andare da lui (26 Se uno viene a me), cioè credere in lui (Mt 11,25-30; Gv 6,35.37.45), cosa, che suppone una conoscenza sufficiente della sua persona, della sua opera redentrice e del suo insegnamento, che bisogna accettare integralmente e voler praticare con fedeltà. Inoltre bisogna amare Gesù al di sopra di ogni creatura e di tutte, siano anche le più intime, come i familiari, sia della famiglia di origine sia di quella che ci si forma (26 e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle), e persino più della propria vita (26 e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo); tanto più bisogna essere disposti a rinunciare ai propri beni per lui (33 Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo). Gesù è infinito nelle perfezioni come Dio e come uomo rappresenta il vertice della perfezione creaturale; perciò ha diritto alla precedenza assoluta su tutto e su tutti: dobbiamo amarlo con tutto il cuore, l'anima, la mente, le forze, e nulla anteporre a lui (S. Benedetto). (b) Infine è necessario portare la croce e seguirlo in tutto (27 Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo). Portare la croce per i contemporanei di Gesù significava affrontare il supplizio più doloroso e infamante e quindi spontaneamente si rifuggiva da tale idea; ma poteva indicare genericamente essere disposti a soffrire ogni dolore. Certo Gesù vuol dire che dobbiamo essere disposti a sopportare con pazienza tutte le difficoltà della vita sia quelle che sono permesse direttamente da Dio - che non sempre riusciamo a distinguere -, sia quelle che ci vengono dalla convivenza con gli altri, sia quelle che ci provochiamo con la nostra cattiveria o imprudenza. Non è comunque la sofferenza che ci fa discepoli di Gesù, ma la fede e l’amore che ci lega a lui e al prossimo, per cui viviamo tutto con pazienza per suo amore e imitandolo. Abbiamo certo tanto da esaminarci e correggerci.

2. Gesù racconta due parabole molto simili per incoraggiare a riflettere quelli che vogliono diventare suoi discepoli sull'importanza di seguirlo e di perseverarvi e sulle conseguenze, che ha nella propria vita la scelta che si fa. (a) La decisione è libera; in effetti chi vuole, diventa discepolo e chi non vuole, ci rinuncia; ma i risultati sono diversi: chi accetta di essere discepolo di Gesù viene salvato; chi rifiuta, sceglie la strada larga e comoda, che porta alla dannazione eterna. Il ricco epulone ebbe i suoi godimenti in questo mondo, luogo di passaggio - non gli mancarono le croci - e l'inferno nell'altro; Lazzaro soffre qui per un po’ di tempo, ma avrà le sue gioie in paradiso. Riflettiamo sull’abissale differenza fra la sorte eterna dell’uno e quella dell’altro. (b) Un re deve valutare se dispone di forze sufficienti per una guerra (31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila) o un uomo se ha i soldi per costruire una torre di difesa (28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine), prima di dare inizio alla guerra o alla torre; così ognuno, che vuole seguire Gesù, deve prendere coscienza dei suoi limiti e delle sue debolezze, delle difficoltà e delle insidie del cammino, che vengono dal diavolo, del mondo e dalla carne; per essere salvato, deve decidere di essere discepolo ma anche conoscere i mezzi che Dio mette a disposizione, che sono sempre la preghiera, specie meditazione ed esame di coscienza, e i sacramenti, specie la confessione e la comunione, e la direzione spirituale. Quest’ultima è utile a tutti, ma è indispensabile per chi vuole fare un cammino serio e senza sciupare tempo ed energie: ognuno di noi ha un temperamento e carattere diverso, frutto delle esperienze, ed essa ne tiene conto. Chi si rifiuta di fare il cammino della croce o non vi persevera, diventa lo zimbello del diavolo (cfr. 29-30.32), che lo ingannerà in questa vita e lo farà patire tanto nell'eternità; il dannato dirà: “In vita ho rifiutato di portare una piccola croce, che Dio mi offriva per breve tempo insieme con l'aiuto per sostenerla, cosa che mi avrebbe procurato la felicità eterna, e ora devo portare una croce tanto più pesante e per l'eternità, senza l'aiuto della grazia di Dio e senza merito”. Si darà a pugni in testa per la sua stupidità e digrignerà i denti per disperazione. Vogliamo condividere la sua sorte?

II - Sapienza 9,13-18(a) E’ la terza parte della preghiera di Salomone per ottenere il dono della Sapienza. L'uomo ragiona, ma come uno che cammina nell'oscurità, e avanza procedendo a tentoni, perché i suoi ragionamenti sono accompagnati da interrogativi, incertezze e dubbi (14); il motivo è che  il corpo rallenta l'anima e stanca l'intelligenza, facoltà dell'anima, invadendola di preoccupazioni, alcune serie, ma tante inutili (15). Così avviene che noi con difficoltà e lentezza, con incompletezza ed errori conosciamo le realtà di questo mondo (16). In effetti noi con difficoltà riusciamo a conoscere la verità e tante volte anche la mescoliamo con molti errori. Certo l'uomo ha l'intelligenza, che è veramente capace di conoscere la verità, ma nell'uso di essa è rallentato o portato fuori strada, oltre che dai suoi limiti e da quelli che impone il corpo all'anima, anche dalle passioni, dalle quali ci lasciamo dominare e che ci condizionano a scegliere come verità ciò che ci piace e non ciò che ci suggerisce la retta conoscenza. La verità trova la sua massima espressione nella Parola di Dio, che ci rivela ciò che dobbiamo credere come vero e ciò che dobbiamo praticare come bene secondo la sua infinita sapienza e bontà. Stiamo attenti a non allontanarci dalla volontà di Dio neanche con i piccoli peccati, perché essi preparano distanziamenti sempre più consistenti. (b) Sono due le domande, che si pone Salomone: chi ha investigato le cose che vanno al di là del mondo sensibile, e soprattutto del Cielo, che è il mondo di Dio (16), e chi fra gli uomini può immaginare che cosa vuole Dio (13). Solo grazie al dono della sua Sapienza e all'invio del dono del suo Spirito, noi possiamo conoscere i comandamenti e i doveri da compiere, che sono la volontà di Dio per noi (17 Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?); per mezzo della Sapienza di Dio, che è partecipata all'uomo e si rivela nella Sua Parola, gli uomini hanno conosciuto ciò che Dio gradisce e così il loro comportamento si è potuto raddrizzare, in modo da essere salvati (18). L'Autore si riferiva alla rivelazione dell'AT; la rivelazione piena e il dono dello Spirito Santo ci è stato dato per mezzo di Gesù, che è per noi come il sole rispetto alla luna degli Ebrei e alla notte con stelle dei credenti in Dio e alla notte senza stelle e con vento e nebbia, acqua e neve, degli atei e degli agnostici. Ringraziamo per la luce della verità di Cristo e per il calore dell'amore dello Spirito Santo, che il Padre ci ha donati per sua misericordia

III – Filemone 9b-10.12-17 - Paolo scrive una breve lettera a Filemone, un importante cristiano di Colossi, che lui aveva convertito alla fede e che era anche un suo collaboratore, molto impegnato nella diffusione del Vangelo. Egli ormai è vecchio e in carcere per la fede in Cristo (10 io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù) e per la sua testimonianza a Lui (9; 13 ora che sono in catene per il Vangelo). Ha bisogno di assistenza e gli sarebbe utile qualcuno che gli stesse vicino (13 Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo). Nella Lettera Egli raccomanda a Filemone un certo Onesimo, che era ed è suo schiavo (16) secondo la legge romana, molto severa contro gli schiavi fuggitivi e ladri come pare in questo caso (Film 19). Paolo l’ha incontrato a Roma, è stato avvicinato da lui e lo ha portato alla fede in Cristo e al battesimo; quindi l'ha generato a vita nuova (10 Ti prego per Onesimo, figlio mio, che ho generato nelle catene); così è diventato un figlio per Paolo, e quindi anche fratello di Filemone (16 non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te); si era allontanato dolosamente dal padrone per un poco per tronare poi per sempre (15 Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempresia come uomo sia come fratello nel Signore (16). Paolo avrebbe voluto e potuto trattenerlo con sé, ma non l'ha fatto per non mettere davanti al fatto compiuto Filemone, che così può decidere in piena libertà (14 Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario). Filemone conosce i sentimenti di amore di Paolo per lui e Onesimo, entrambi suoi figli e fratelli fra di loro e accoglierà Onesimo come accoglierebbe lo stesso Paolo (17 accoglilo come me stesso), perché il neo-convertito gli è caro e anzi è il suo cuore (12 Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore). In sostanza Paolo ricorda a Filemone i principi della dottrina sociale cristiana: anche se per legge statale Onesimo è suo schiavo e colpevole, in quanto cristiano gli è fratello in Cristo e come tale va trattato; in effetti in Cristo, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, siamo tutti fratelli e uguali. Perciò dobbiamo trattarci reciprocamente non solo da amici (17 Se dunque tu mi consideri amico), ma da uomini creati a immagine e somiglianza di Dio e come immagine e presenza di Cristo e suoi fratelli e sorelle (16; cfr. Mt 12,50; Mc 3,35). Chiediamo la grazia che non solo l’amore naturale, ma soprattutto l’amore soprannaturale regoli i nostri rapporti col prossimo, grazie al dono dello Spirito.

EUCARESTIA. In essa Gesù ci esorta ad accogliere questo difficile insegnamento sulla necessità di portare la croce e ci unisce, nella comunione, a Sé, crocifisso e risorto per noi, dandoci la forza di sopportarla con  pazienza. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni la grazia della fede e della carità, con cui essi hanno amato la loro croce. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Tempo Ordinario: Domenica 22.ma dell'Anno C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 22.ma dell'Anno C

I - Luca 14,1.7-14 - Un sabato Gesù è invitato a pranzo a casa di uno dei capi dei farisei (1 Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare) e ce n'erano alcuni che lo osservavano (1 ed essi stavano a osservarlo) per poterlo attaccare. Gesù nota che tanti fanno a gara per occupare i primi posti (7 notando come sceglievano i primi posti), per apparire importanti, e racconta loro una parabola (7 Diceva agli invitati una parabola), nella quale si parla di una festa di nozze (8 Quando sei invitato a nozze da qualcuno); Gesù consiglia di non occupare il primo posto per evitare il rischio che arrivi qualcuno più importante (9 non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te) e il padrone gli ordini di cedergli il primo posto (9 e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”); ciò sarebbe un disonore per lui che dovrà cedere il posto e accontentarsi dell'ultimo libero (9 Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto). Gesù suggerisce di occupare l'ultimo posto e così, quando verrà il padrone, questi lo inviterà a occupare un posto più importante (10 Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”) e ne avrà onore davanti a tutti (10 Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali). Gesù non intende insegnare una regola del galateo o una furberia per ottenere la soddisfazione di essere innalzato davanti agli uomini; Egli vuole piuttosto insegnare che si va al banchetto per mangiare, per nutrire il proprio corpo, per socializzare con gli altri, e non per alimentare il proprio senso di superiorità, cosa che Dio condanna su tutta la linea e in tutte le sue manifestazioni. (b) Perciò Gesù conclude con l’affermazione sulla necessità di essere umili: Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato (11), cioè chi abbassa se stesso sarà innalzato da Dio e chi si eleva al di sopra degli altri (superbo da super) sarà umiliato (umile da humus, gettato a terra). Sono umile se riconosco che tutto il bene che ho viene da Dio e tutto il male che ho proviene dai miei difetti e peccati, e quindi viene da me. Perciò non posso farmi grande davanti a Dio né sentirmi superiore agli altri per i doni che Dio mi dà, perché sono Suoi e non miei: non vengono dalle mie capacità. Non posso considerare inferiore a me chi non ha i miei doni, perché ne ha sicuramente altri, che io non ho e che sono doni di Dio, che li distribuisce come vuole. Circa il male che io e gli altri facciamo, non posso sentirmi migliore o meno cattivo degli altri, perché io conosco il mio grado di responsabilità e colpevolezza e quindi giustamente devo attribuirlo a me stesso; ma non conosco il grado di coscienza e colpevolezza degli altri, che è noto solo a Dio, che mi proibisce di giudicare. Così, in sintesi, non posso giudicarmi e sentirmi superiore agli altri per il bene che Dio mette in me, perché è suo dono, e devo sentirmi e giudicarmi inferiore agli altri, per il male che faccio, nonostante il male che fanno anche loro, perché non ne conosco il grado di colpevolezza e quindi non ho diritto di giudicarlo. Quanto deve essere gradita a Dio l’umiltà, se persino Gesù e Maria si fecero umili!

2. Gesù raccomanda la carità nell'invitare ai banchetti. Egli esorta colui che l'ha invitato al banchetto a non invitare fratelli, parenti, amici, ricchi vicini, con la speranza di avere il ricambio (12 Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio); inviti invece (13 Al contrario, quando offri un banchetto, invita) poveri, storpi, zoppi, ciechi (13), che non possono dare il contraccambio (14 e sarai beato perché non hanno da ricambiarti). Così sarà beato presso Dio, che gli darà la Sua ricompensa, un ricambio molto migliore, che è la resurrezione gloriosa dei giusti (14 Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti) alla fine del mondo. Gesù non dice di non invitare mai i parenti e gli amici: egli raccomanda l'amore per tutti e anche per i nemici; certamente vuole che ci teniamo ai vincoli di parentela e all’amicizia e mostriamo loro con segni concreti il nostro amore. Ma Gesù vuole insegnarci a praticare la carità, le opere dei misericordia, per motivazioni soprannaturali esplicite. Alcuni soccorrono i bisognosi, perché vogliono farsi vedere: è una vergogna; altri li assistono, perché stanno male nel vedere soffrire gli altri e lo fanno per non sentirsi loro a disagio: è egoismo; altri aiutano perché provano compassione e vogliono alleggerire la sofferenza del prossimo: rivelano sensibilità umana; altri soccorrono perché vedono l'immagine di Dio e la presenza di Cristo nel bisognoso e vogliono amarlo come si sono sentiti amati da Gesù. La terza e la quarta motivazione sono buone ma solo l’ultima ottiene la ricompensa piena da Dio. Queste idee dobbiamo alimentare in noi.

II - Siracide 3,19-20.28-29 – (a) L’Autore ci parla del mite (17 Figlio, compi le tue opere con mitezza; 19 ma ai miti Dio rivela i suoi segreti) in parallelismo con l'umile (18 tanto più fatti umile; 20 e dagli umili egli è glorificato): questo rivela che i due concetti sono affini, se non proprio intercambiabili. Chi compie le opere con mitezza (17), cioè è mite di cuore e nel comportamento, e chi è umile di cuore (18) e nelle azioni, specie se è in posizione elevata (18 Quanto più sei grande), sarà amato dagli altri più di quanto lo sia un uomo generoso (17 e sarai amato più di un uomo generoso), e inoltre sarà gradito a Dio (18 e troverai grazia davanti al Signore) – ne godrà i favori - e darà gloria a Lui (20 e dagli umili egli è glorificato), che è l’onnipotente (20 Perché grande è la potenza del Signore); Dio lo renderà anche partecipe dei suoi segreti (19 ma ai miti Dio rivela i suoi segreti). Rovinosa invece è la condizione del superbo – e ce ne sono tanti (19 Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi) -, perché è difficile trovare un rimedio a questa sua malattia spirituale e psicologica, in quanto il male è radicato nella sua mente e nel suo cuore (28 Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male); ovviamente l'aiuto può venire da Dio, che lo offre a tutti per le vie che egli ritiene più utili, ma sempre il mezzo principale resta l'ascolto e la meditazione della sua Parola; utilissime sono le parabole, che illuminano con luce progressivamente più intensa e perciò fanno accettare più facilmente la verità rispetto alla luce totale, che potrebbe abbagliare. La Parola di Dio ci rende sapienti, perché ci fa partecipi della Sapienza infinita di Dio (29 Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio). (b) Gesù si presenta come mite e umile di Cuore (Mt 11,29) e tanto povero da non avere dove posare il capo (Mt 8,20); egli proclama la beatitudine della povertà (Mt 5,3) e della mitezza (Mt 5,5) e invita a imparare da lui quest’ultima virtù (Mt 11,29) e l’umiltà e tutte le altre. In ebraico anaw (=povero), e ‘anì (=mite), si assomigliano nel suono e si avvicinano nell’idea e la cosiddetta Bibbia dei 70 traduce anawim (=poveri) con praeis (=miti), quasi che i due termini siano scambiabili; inoltre “il concetto biblico di povertà è affine a quello di umiltà” (A. Poppi). La conclusione è che solo il povero di spirito è anche mite e umile e viceversa. In Gesù e in Maria si trovano in pienezza tutte le virtù e anche queste, che dobbiamo contemplare e imitare.

III - Ebrei 12,18-19.22-24a - Gli Ebrei usciti dall'Egitto si avvicinarono a un monte visibile e tangibile, sul quale c'era fuoco ardente e oscurità, tenebre e tempesta (cfr.18 Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta); c'erano suoni e rumori che atterrivano: squilli rimbombanti di tromba e suoni fortissimi di parole che fecero chiedere ai presenti che Dio rivolgesse loro la sua Parola solo attraverso Mosè (cfr. 19 né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola),. L'Antica Alleanza fu realizzata in questo modo per affermare l'infinità grandezza di Dio, cosa che doveva aiutare gli Ebrei a impegnarsi nella fedeltà, che purtroppo non avvenne. (b) Opposto è il clima della nuova Alleanza: ci si accosta al monte Sion (22 Voi invece vi siete accostati al monte Sion), e non al Sinai, ma neanche alla Gerusalemme terrena, bensì a quella celeste, che è la città di Dio vivente (22 alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste), all’assemblea festosa del Paradiso, che è costituita dagli Angeli (22 e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa) e dai primogeniti, i cui nomi sono già scritti in Cielo (23 e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli), e dagli spiriti dei giusti, resi perfetti da Dio (23 e agli spiriti dei giusti resi perfetti); ci si accosta a Dio, giudice universale (23 al Dio giudice di tutti) e a Gesù, mediatore della nuova ed eterna Alleanza (24 a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova), il cui sangue chiede e ottiene il perdono e la purificazione, a differenza di quello di Abele, che invocava vendetta (24 e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele). Non tutte le singole espressioni sono chiare e non vengono interpretate allo stesso modo; comunque è certo che l'antica Alleanza rivelava la grandezza di Dio e la sua infinità superiorità sugli uomini, pur richiamando il suo amore per l’uomo; invece la nuova Alleanza ci presenta un Dio vicino e amante e amabile, ma afferma anche che egli è giudice, e quindi escluderà dalla salvezza coloro che rifiutano di credere in Gesù, mediatore di questa nuova Alleanza, realizzata nel Sangue di Cristo e rinnovata in ogni Eucaristia. E noi, la viviamo questa alleanza?

EUCARISTIA. Dio istituì la nuova ed eterna alleanza col sacrificio di Gesù, che dura tutta la sua vita e trova il suo vertice nell’obbedienza di Gesù fino alla morte di croce; così Dio offre a tutti gli uomini la salvezza, ma ne “approfittano” solo quelli che aderiscono a Cristo con fede e carità. Raccomandiamoci alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni, perché ci ottengano fra quelli vivono uniti a Cristo e muoiono nel suo amore. (mons. Francesco Spaduzzi)