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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo Ordinario: Domenica 28 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 28 C

I - Luca 17,11-19 – 1. (a) Gesù va verso Gerusalemme (11 Lungo il cammino verso Gerusalemme), che è il luogo della sua Passione e Morte per la Redenzione del mondo, della sua obbedienza suprema al Padre: mentre viaggia sta obbedendo al Padre, segno della pienezza del suo amore per Lui e per la sua immagine, che è l'uomo. Gesù fa di tutta la sua vita un atto di obbedienza al Padre e quindi un sacrificio continuo per la gloria del Padre e per la santificazione degli uomini (Eb 10,5-10). Anche noi dobbiamo obbedire a Dio tutta la nostra vita, e così faremo anche noi della nostra vita un sacrificio gradito a Dio, sacrificio che uniremo a quello di Gesù al Padre per la santificazione nostra e dei nostri fratelli. (b) Gesù va con i discepoli in un villaggio della zona di confine tra la Galilea, che sta lasciando, e la Samaria, nella quale entra (11 Gesù attraversava la Samaria e la Galilea), e gli vengono incontro dieci lebbrosi, che si fermano a distanza (12 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza) per rispetto alla legge di Mosè; questa impediva le relazioni normali fra i malati di lebbra e le persone sane per evitare sia il contagio della malattia sia la comunicazione di impurità legale. I lebbrosi non erano solo malati fisicamente ma anche impediti di partecipare ai riti religiosi. Questi dieci presentano agli occhi di Gesù la loro sofferenza e alle sue orecchie la loro supplica perché abbia compassione e misericordia per loro (13 e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!»), concedendo loro ciò Egli già sa che abbisognano; Lo chiamano Maestro, perché ne riconoscono l’autorità. Gesù non li guarisce subito ma dà loro l'ordine di presentarsi ai sacerdoti, che dovevano attestare la guarigione (14 Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti»). Essi prestano fede alla Parola onnipotente di Gesù e gli obbediscono: così ricevono la guarigione (14 E mentre essi andavano, furono purificati), ma alle condizioni stabilite da Gesù. Altre volte Gesù guarisce immediatamente, anche dei lebbrosi, con contatto fisico o senza di esso. Gesù obbedisce al Padre e ci salva. Questi uomini credono in Gesù e obbediscono… e ricevono il miracolo. L'obbedienza a Dio e a chi parla a nome di Dio unisce a Dio e mette la persona nelle migliori condizioni per ricevere tutti i doni del Dio. La stessa strada dobbiamo seguire anche noi per ottenere gli stessi risultati.

2. Uno dei 10 guariti riconosce nel miracolo la presenza e l'azione di Dio per mezzo della persona di Gesù e sente il bisogno di tornare subito da Gesù per lodare Dio per la sua misericordia nei suoi confronti (15 Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce): egli si prostra ai piedi di Gesù in adorazione e lo ringrazia per la guarigione ricevuta (16 e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo); si tratta di un Samaritano (16 Era un Samaritano) e questo fa pensare che, mentre pagani e samaritani riconoscono Gesù come Dio e Salvatore, cioè hanno la vera fede, gli ebrei purtroppo Lo rifiutano. Gesù dà rilievo all'azione di quest'uomo, che, unico su 10 guariti, è tornato da Lui (17 Ma Gesù osservò: Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?) e, unico Samaritano e straniero fra Ebrei, ha avuto la delicatezza d’animo e ha sentito il bisogno di tornare e ringraziare Dio nella persona di Gesù (18 Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?). Gesù constata la fede piena di quest'uomo e dichiara la sua guarigione, anche quella spirituale (19 E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»): la fede e la carità, che appaiono dalle sue parole e dai suoi atteggiamenti, lo hanno reso un uomo nuovo. Anche noi ci uniamo ai sentimenti del Samaritano e riconosciamo in Gesù Dio fatto uomo e nostro salvatore, che guarisce i corpi come segno della guarigione dell'anima. Vogliamo come il Samaritano imparare a riconoscere l'azione di Dio in tutto e lodarlo e ringraziarlo continuamente.

II - 2Re 5,14-17 - Il profeta Eliseo aveva mandato a dire a Naaman, generale siro, che sarebbe guarito dalla lebbra, se si bagnava 7 volte nel Giordano. Egli dapprima si rifiutò; poi ci ripensò,  su sollecitazione degli accompagnatori, e sì bagnò nel fiume, obbedendo alla Parola di Dio per mezzo del Profeta, e fu guarito (14 Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato). Tornò dal profeta, alla cui presenza proclamò la sua fede in Dio, e avrebbe voluto fargli preziosissimi regali (15 Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo»), che furono decisamente rifiutati, nonostante la ripetuta insistenza del generale (16 Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò). Naaman chiese allora di prendere con sé la terra trasportabile con due muli, perché voleva in futuro offrire sacrifici solo all’unico vero Dio, quello d’Israele (17Allora Naamàn disse: Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore). La fede in Dio ottiene i miracoli da Dio, che li moltiplica, quando si trova di fronte alla fiducia in lui: tutti gli uomini, anche i pagani, possono arrivare alla vera fede e alla salvezza, perché Dio vuole a ogni uomo si aprano le porte della vita eterna, nel rispetto della libertà personale; possiamo collaborare anche noi all’opera redentrice di Gesù e corredentrice di Maria con la preghiera e i sacrifici e l’apostolato. La fede si diffonde per attrazione: se sono e mi mostro cristiano convinto, esercito un influsso molto forte su chi mi sta intorno per diffondere la fede.

III - 2Timoteo  2,8-13 – (a) Paolo esorta Timoteo a mettere al centro della sua attenzione e della sua vita Gesù, Dio e salvatore, che è discendente di Davide ed è morto ed è risorto per la salvezza di tutti gli uomini: questo Paolo predica col suo Vangelo (8 Ricòrdati di Gesù Cristo,/ risorto dai morti,/ discendente di Davide,/ come io annuncio nel mio Vangelo) e porta le conseguenze di questa predicazione, che sono il carcere come se fosse un malfattore (9 per il quale soffro/ fino a portare le catene come un malfattore), ma se lui è incatenato, libera è sempre la Parola di Dio, che viene predicata (9 Ma la parola di Dio non è incatenata!). Il carcere e qualsiasi altra sofferenza Paolo sopporta per aiutare gli eletti e i chiamati da Dio, in modo che possano raggiungere la salvezza eterna e anche la gloria eterna, che si ottiene per mezzo di Gesù (10 Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna). Anche noi dobbiamo mettere Gesù al centro della nostra vita come Paolo, che, come scrive tante volte il nome di Gesù nelle Lettere, così lo richiamava continuamente, facendo riferimento alla sua persona e alla sua vita, al suo insegnamento e alla sua opera redentrice. Si possono incatenare gli apostoli, ma non la Parola di Dio: anzi le sofferenze degli apostoli e dei semplici fedeli cristiani sono offerti a Dio in sacrificio per la salvezza dei persecutori e di tutti gli uomini. (b) S. Paolo poi riassume la vita del cristiano nel condividere la vita di Cristo: se moriamo con Cristo nel battesimo e negli altri sacramenti e poi nella vita quotidiana al peccato e alle tendenze cattive, come al mondo, avremo la sua vita divina (11 Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo). Se resistiamo costanti nella fede e nella carità, nello stato di grazia di Dio, condivideremo il suo regno (12 se perseveriamo, con lui anche regneremo); se invece rifiuteremo di essere uniti a Gesù sempre, anche lui ci rifiuterà (12 se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà); infine se siamo infedeli a lui, Egli resta sempre fedele a se stesso e alla sua Parola, perché non può rinnegare se stesso (13 se siamo infedeli, lui rimane fedele,/ perché non può rinnegare se stesso). San Paolo così ci ricorda che non basta iniziare la vita cristiana, ma è necessario perseverare nel seguire Gesù e praticare il suo insegnamento, convinti che quanto Dio ha promesso di fare con la sua grazia lo porterà a termine per la sua misericordia: è sempre e solo lui che ci salva.

EUCARESTIA. Dio ci fa tante grazie sul piano naturale e su quello soprannaturale, che non potremo mai contarle tutte e neanche ne possiamo aver conoscenza e coscienza. La gratitudine a Dio, che dobbiamo mostrare continuamente e per tutto, ci attira ulteriori grazie. Nell’Eucarestia noi offriamo il sacrificio di Gesù al Padre per adorarlo, per espiare i peccati, ma anche per ringraziarlo e così preparare il terreno per ottenere ulteriori grazie. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di crescere nella fede speranza e carità, che sono indispensabili per l’unione perfetta con Dio. (Mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 27 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 27 C

I - Luca 17,5-10 – 1. Gli Apostoli chiedono a Gesù di accrescere loro la fede (5-6 Gli apostoli dissero al Signore: 6 «Accresci in noi la fede!».): si sono resi conto che la loro fede è poca,  come spesso li rimprovera Gesù (Mt 8,26; 14,31; 16,8; 17,20) e che la nascita della fede e la sua crescita e la sua permanenza nel cuore dell'uomo proviene solo da Dio, che la dona e la fa sviluppare. Gesù richiama loro l’importanza della fede, avvertendoli che anche una fede piccolissima quanto un granello di senapa può spostare un gelso (o una montagna) dalla terra ferma al mare (6 Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe). La fede è dire di sì a Dio quando ci rivela qualsiasi verità  e quando ci indica qualche cosa da fare: è aderire con l'intelligenza alle verità che propone e con la volontà ai comandamenti che ci invita a rispettare. (a) Sarebbe auspicabile che avessimo la fede completa di Maria, che aderisce totalmente e senza riserve alla Parola di Dio, rivelata dall'Angelo, e la mette in pratica; invece la nostra è una fede limitata (Mt 6,30) come quella di Pietro, che, pur credendo, si spaventa mentre cammina sulle acque del lago e incomincia ad affondare (Mt 14,31), o degli Apostoli, che non riescono a guarire l'indemoniato (Mt 17,20). (b) Chiediamo con insistenza questa fede, che nasce dall'ascolto della Parola di Dio e dall'adesione a essa, perché Dio ci attrae, e si alimenta se la meditiamo e la mettiamo in pratica, sempre sotto l'influsso della grazia dello Spirito Santo. Possiamo e dobbiamo pregare per crescere nella fede, come gli Apostoli qui: Accresci in noi la fede! (6), o come il padre dell’indemoniato: Credo; aiuta la mia incredulità! (Mc 9,24); preghiamo di poter arrivare a una fede così intensa che Gesù possa restare piacevolmente sorpreso di noi e dire di noi ciò che disse del centurione, che chiese la guarigione del figlio: Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! (Mt 8,10). Possiamo e dobbiamo pregare anche per la fede del nostro prossimo, come fece Gesù per Pietro: io ho pregato per te, perché la tua fede non venga menoE tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli (Lc 22,32), specialmente per le persone che hanno autorità nella Chiesa.

2. Dio ci fa suoi figli grazie alla fede e al battesimo; noi dobbiamo sentirci e agire da figli di Dio perché lo siamo, ma occorre non dimenticare chi è Dio - e quanto grande! - e chi siamo noi, creature limitate e per giunta anche peccatori. Gesù, per aiutarci a tener presenti entrambe le verità dell’infinità di Dio e della nostra estrema piccolezza, paragona il credente in Dio a uno schiavo rispetto al suo padrone. Se il padrone ha un solo servo, che lavora nei campi e fa i servizi a casa, e lo vede rientrare dal lavoro dei campi, non lo invita a mangiare (7 Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?), ma gli dice di preparare il cibo per lui e di servirlo durante il pasto; e poi il servo provvederà al suo pasto (8 Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”?). Il padrone non si ritiene certo in obbligo verso il servo per il lavoro che ha fatto (9 Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?). Così noi, dopo che abbiamo compiuto perfettamente la sua volontà, dobbiamo dire che siamo solo servi, abbiamo fatto solo quello che era il nostro dovere (10 Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”»). Noi, dopo che abbiamo obbedito a Dio, non dobbiamo approfittarcene né per la nostra gloria o per qualche interesse personale (Sal 115,1): siamo e restiamo solo dei servi di fronte a Dio padrone, creature di fronte al Creatore; ma non dimentichiamo mai che Dio ci ha resi suoi figli adottivi come Gesù è il figlio naturale. E anzi più che semplici adottivi  (cfr 1Gv 3,1-3).

II - Abacuc 1,2-3; 2,2-4 - Il profeta (col il popolo ebreo) si trova in una situazione di terribile sofferenza, perché è scomparsa la carità fraterna (1,3 Ho davanti a me rapina e violenza/ e ci sono liti e si muovono contese): egli vede la violenza (1,2), la malvagità nei rapporti (3 Perché mi fai vedere l’iniquità), e l'oppressione (1,3); inoltre ha la sensazione di pregare e non essere ascoltato (1,2 Fino a quando, Signore, implorerò aiuto/ e non ascolti) e di rivolgersi a Dio, avvertendolo della violenza che lo circonda senza che Egli intervenga a salvarlo (1,2 a te alzerò il grido: «Violenza!»/ e non salvi?); perciò arriva a interrogare Dio perché gli fa vedere tanta malvagità ma poi Lui stesso resta solo spettatore (1,3 e resti spettatore dell’oppressione?). In realtà Dio risponde annunciando una visione e raccomanda di farla passare alla storia, scrivendola su tavolette - allora così si faceva - e in modo chiaro così da leggerla con facilità (2,2 Il Signore rispose e mi disse:/ «Scrivi la visione/ e incidila bene sulle tavolette,/ perché la si legga speditamente): questa visione annuncia che ci sarà un termine a questa situazione (2,3 È una visione che attesta un termine,/ parla di una scadenza); essa certamente si realizzerà (2,3 e non mentisce); è certo che tutto si verificherà a suo tempo ma bisogna anche aver pazienza perché c’è bisogno di tempo per avverarsi (2,2 se indugia, attendila,/ perché certo verrà e non tarderà). E’ Dio che parla e offre una rivelazione (2,4 Ecco) che gli ingiusti saranno schiacciati mentre il giusto sopravviverà grazie alla sua fede e speranza in Dio (2,4 soccombe colui che non ha l’animo retto,/ mentre il giusto vivrà per la sua fede). Paolo cita queste parole nella Lettera ai Romani (1,16-17) e dice che il Vangelo possiede una forza salvifica divina, perché in esso si rivela la bontà e l’amore preveniente del Signore, fedele alle sue promesse fatte a Israele e in esso a tutti gli uomini. L'attività salvifica di Dio sarà tanto più operante, quanto più cresce la fede fino a diventare il principio di ogni pensiero e azione: la fede non è solo la condizione indispensabile per entrare nella sfera della salvezza, ma anche per perseverare e appropriarsene sempre più. Cresciamo nella fede per praticare meglio la speranza e la carità e d'altra parte la carità diventerà sempre più intensa quanto più crescono la fede e la speranza; la pratica delle virtù teologali rende sempre più intensa la nostra unione con Dio Padre e Figlio e Spirito.

III - 2Timoteo 1,6-8.13-14 – (a) Paolo invita Timoteo a ravvivare il dono che Dio gli aveva fatto per l'imposizione delle mani di Paolo sul suo capo (6 ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani) nel rito del sacramento dell'ordine. Attraverso di esso Timoteo aveva ricevuto il dono dello Spirito Santo per fare apostolato senza paura e con fortezza, amore e sapienza (7 Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza). Lo stesso Spirito Santo lo avrebbe sostenuto per evitare di fargli sentire imbarazzo, quando avrebbe parlato del Signore e avrebbe dichiarato di credere in lui, e per non vergognarsi di Paolo, che era in prigione come se fosse un malfattore ma in realtà vi si trovava per amore e fedeltà a Gesù (8 Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui). Anzi Paolo va oltre e incoraggia Timoteo a soffrire con lui per il Vangelo, confidando nell’aiuto proveniente dalla potenza e grazia di Dio (8 ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo). Timoteo è un tipo un po' timido di carattere e Paolo lo invita ad attingere coraggio dalla grazia del sacramento dell'ordine per superare le sue paure e per praticare le virtù per fare apostolato. Tutti i sacramenti danno una grazia speciale, sacramentale, che sostiene nella lotta contro le nostre debolezze e per crescere nell'amore di Dio e del prossimo e in tutte le virtù. Dovremmo imparare a valorizzare le grazie proprie dei singoli sacramenti. (b) Paolo esorta Timoteo ad avere sempre come punto di riferimento la Parola di Dio, che aveva ascoltata da lui (e prima dalla madre e dalla nonna), e a perseverare nella fede e nella carità, che vengono da Gesù e portano all'unione con lui (13 Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù); si affidi inoltre allo Spirito Santo, che abita in noi e che lo aiuterà a custodire bene il deposito della dottrina, che gli è stato affidato con il sacramento dell'ordine (14 Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato). Queste due raccomandazioni di mettere al centro della propria vita la Parola di Dio e conservare integra e trasmettere in modo fedele la dottrina della fede valgono per ogni prete e tanto più per il vescovo: preghiamo perche tutti i fedeli e soprattutto i responsabili nella Chiesa cresciamo nella fede e nella carità e sentiamo l’urgenza e la necessità di essere fedeli alla dottrina e di conservarla e trasmetterla integra.

EUCARESTIA. La grazia sacramentale dell’Eucarestia è certamente l’unione con Dio e coi fratelli, cioè la crescita nella carità. Ma il fatto che da sempre è stata preceduta da una liturgia della Parola, rivela chiaramente che la fede è necessaria per arrivare all’Eucarestia e ne viene rafforzata. Dalla fede e dalla carità sgorgano tutte le virtù… Chiediamole per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 26C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 26C

I - Luca 16,19-31 – 1. Gesù racconta una parabola, con particolare attenzione ai bisogni spirituali dei farisei. C'era un uomo ricchissimo, di cui non è trasmesso il nome, che si godeva la vita nel mangiare e bere coi suoi amici e parenti (19 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti). C'era anche un uomo poverissimo di nome Lazzaro, che, coperto di piaghe, stava alla porta della casa del ricco (20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe) e, per mangiare qualcosa, aspettava le briciole che cadevano dalla tavola del ricco per contenderle ai cani, che soli si avvicinavano a lui e gli leccavano le piaghe (21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe). Morirono entrambi: Lazzaro forse non fu neanche sepolto ma la sua anima fu portata dagli Angeli in paradiso; il ricco invece fu sepolto da familiari e amici e becchini, certo in un elegante monumento (22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto), mentre la sua anima andò all'inferno. Qui stava nelle sofferenze e vide Abramo e Lazzaro con lui (23 Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui); supplicò Abramo di aver pietà di lui e mandare Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua e alleggerire l’arsura della sua lingua, che gli dava terribili pene (24 Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”): lui, che non aveva avuto pietà di Lazzaro senza acqua e cibo e senza vestiti e piagato. Ma Abramo gli fece notare anzitutto la differenza di situazione fra Lazzaro e lui a suo tempo sulla terra e ora nell'eternità (25 Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti) e che fra l'inferno e il paradiso c'è un abisso invalicabile (26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi): ognuno resta al suo posto per sempre. Gesù vuole invitare alla conversione ora: la sorte nell'aldilà si gioca già qui sulla terra; mentre siamo vivi sulla terra dobbiamo cambiare vita. Dio ci avverte e ci ammonisce con la sua Parola perché vuole salvarci: la scelta è fra eternità felice o infelice. Dio ci ha creati per il paradiso, ma lo raggiungiamo per la sua misericordia, se amiamo Dio e il prossimo e rispettiamo i comandamenti.

2. Il dannato mostrò preoccupazione per i 5 fratelli, che aveva sulla terra e che vivevano come era vissuto lui, e chiese che Lazzaro li avvertisse con durezza ed energia perché vivessero in modo da evitare l'inferno (27-28 E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”). Attenzione: chi sta nell'inferno odia Dio e tutti e vuole tutti all'inferno; questa preoccupazione viene messa in bocca al dannato nella parabola per consentire ad Abramo di dare alcuni insegnamenti importantissimi. Abramo gli ricordò che bastava che i suoi fratelli ascoltassero la Parola di Dio nella Bibbia (29 Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”) e si sarebbero regolati bene. Il dannato insistette che la parola di un risuscitato certamente li avrebbe impressionati e si sarebbero convertiti (30 E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”). Ma Abramo lo contraddisse: chi non crede alla Parola di Dio, cioè a Dio che parla, tanto meno crederà alla parola di un uomo resuscitato (31 Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»). La preoccupazione del dannato per i fratelli vivi la dobbiamo avere noi per i nostri fratelli di tutto il mondo e particolarmente per i nostri familiari, i parenti e gli amici e i moribondi in genere; dobbiamo aiutarli con la parola e con l'esempio sempre e anche aggiungendo la preghiera e i sacrifici, tanto raccomandati dalla Madonna a Lourdes e a Fatima.

II - Amos 6,1.4-7 – Dio, per mezzo del profeta Amos, minaccia i distratti abitanti di Gerusalemme e quelli che abitano in Samaria (1 Guai agli spensierati di Sion/  e a quelli che si considerano sicuri/ sulla montagna di Samaria!) per i loro peccati, dei quali non fanno penitenza. Essi usano mobili eleganti come letti d'avorio e divani e passano da questi ai banchetti lussuosi, con cibi tenerissimi (4 Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani/ mangiano gli agnelli del gregge/ e i vitelli cresciuti nella stalla), occupano il tempo a cantare e suonare e si sentono come nuovi Davide, che propongono nuovi canti su strumenti musicali (5 Canterellano al suono dell’arpa,/ come Davide improvvisano su strumenti musicali); si ubriacano con vino abbondante in eleganti coppe e si servono di unguenti raffinati (6 bevono il vino in larghe coppe/ e si ungono con gli unguenti più raffinati). Così occupano il tempo e non si rendono conto che il popolo ebreo del Nord (e anche del Sud) è prossimo alla rovina (6 ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano). Dio garantisce che punirà questi ricchi, grandi sfruttatori della povera gente, facendo cessare le loro orge di viziosi e dando loro il primo posto nei cortei dei deportati (7 Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati/ e cesserà l’orgia dei dissoluti). Lo stesso rimprovero Dio rivolge a noi se non prendiamo a cuore i bisogni materiali e spirituali del nostro prossimo. La Madonna il 19 agosto 1917 invitò alla preghiera e al sacrificio per ottenere da Dio di evitare l'inferno ai molti che ci vanno perché “non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro”; il 10 dicembre 1925 sia Gesù Bambino che la Madonna si lamentarono con Lucia perché tanti conficcano spine nel Cuore Immacolato di Maria coi loro peccati e non c'è nessuno che ne tolga qualcuna, facendo atti di riparazione. Condividiamo le preoccupazioni di Dio e di Gesù e della Vergine per i bisogni del nostro prossimo, spirituali e materiali.

III – 1Timoteo 6,11-16 (a) Paolo si rivolge a Timoteo, il suo discepolo prediletto, lo indica come uomo di Dio (11), cioè che dedica tutto il suo tempo e le sue energie al servizio di Dio, e lo invita a impegnarsi a conquistare la vita eterna, alla quale Dio lo ha chiamato (12 cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato); per ottenere vita eterna fece la sua bella professione di fede davanti a molti testimoni (12 e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni), forse al momento del battesimo. Ora deve portare avanti con fedeltà la buona battaglia della fede (12 Combatti la buona battaglia della fede), che abbraccia tanto l’evitare il male (11 Ma tu,… , evita queste cose), in particolare l'attaccamento al denaro e le false dottrine, quanto la pratica delle virtù teologali della fede, speranza e carità, sia nel rapporto con Dio, pienamente vissuto come una filiazione, sia nel rapporto col prossimo con mitezza, pazienza e giustizia (11 tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza). E’ un invito che vale per tutti noi: esaminiamoci se aderiamo alla fede e alla morale di Gesù Cristo o se siamo attaccati a una fede e morale a modo nostro, che non ci portano alla vita eterna ma all'inferno. (b) Poi Paolo evoca la presenza di Dio, creatore di tutte le cose e sorgente della loro vita, e di Gesù, che davanti a Pilato dichiarò di essere il messia e re e di essere venuto ad annunciare la verità (13 Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato; cfr Gv 18,37) e con grande solennità gli dà l'ordine di conservare immacolato e irreprensibile il deposito della fede (14 ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento) fino alla seconda venuta di Gesù Cristo (14 fino alla  manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo), che si realizzerà nel giorno che Dio vorrà (15 che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio), e che noi non conosciamo. Dio solo è il beato e l’unico sovrano (15), re dei regnanti e signore dei dominanti (15 il Re dei re e Signore dei signori); lui solo gode dell'immortalità (e non gli dei e gli imperatori e re umani) e abita una luce, a lui solo riservata: nessuno l'ha mai visto e lo può vedere (16 il solo che possiede l’immortalità/ e abita una luce inaccessibile:/ nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo); a lui onore e potenza eterna. Amen (16 A lui onore e potenza per sempre. Amen). Paolo ha predicato con fedeltà la verità di Gesù e ha raccomandato ai discepoli di fare altrettanto;  anche noi dobbiamo stare attenti a credere alla dottrina che Gesù ci propone nel Vangelo: di qui l'importanza di conoscerla bene e praticarla con fedeltà. Comunione nelle mani o in bocca o mani alzate o giunte al Padre Nostro sono cose secondarie; l'importante è la fede retta e la pratica dei comandamenti.

EUCARESTIA. Noi celebriamo l’Eucarestia fino alla fine del mondo, in attesa della seconda venuta di Gesù, nella quale egli apparirà nella sua gloria per giudicare tutti gli uomini. La Messa ci serve per prepararci bene a tale venuta, perché è la sorgente della vita eterna e dell’energia spirituale, di cui ognuno di noi ha bisogno per lottare contro il male e per praticare le virtù, che ci fanno rassomigliare a Gesù e ci rendono degni di ricevere la ricompensa eterna del paradiso. Ci rivolgiamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, perché ci ottengano mettere in pratica la Parola di Dio, che ascoltiamo nella prima parte della messa, grazie alla forza, che Dio ci dà per mezzo della nostra unione con Gesù nell’Eucarestia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 25 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 25 C

1 - Luca 16,1-13 – 1. Un uomo molto ricco aveva un amministratore, che gli fu accusato di aver male gestito e danneggiato i beni del suo padrone (1 Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi). Il padrone chiese i conti all'amministratore, avvertendolo che lo avrebbe licenziato (2 Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”). L'amministratore si preoccupò del suo futuro dopo il licenziamento, giacché non aveva più le forze per lavorare la terra e si vergognava di mendicare (3 L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno). E allora decise di organizzare le cose in modo che ci fosse qualcuno disposto ad accoglierlo, quando avrebbe perso l'amministrazione (4 So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua). Chiamò così uno dopo l'altro i debitori del padrone; seppe dal primo (5 Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”) che gli doveva cento barili d'olio e gli fece scrivere 50 (6 Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”); dal secondo debitore seppe che doveva al padrone 100 sacchi di grano e gli fece scrivere 80 (7 Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”). Attenzione: questo amministratore forse poteva fare lecitamente e legalmente queste strane operazioni, perché era un affittuario, che rinunciava ora a una parte del suo guadagno per poter essere trattato bene in seguito dai debitori del padrone; dimostra di essere furbo: il padrone viene a saperlo e loda questa furbizia (8 Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza). A questo punto Gesù commenta che gli uomini di questo mondo nei loro rapporti con gli altri si mostrano più astuti dei discepoli di Gesù (8 I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce). Gesù suggerisce di usare con intelligenza i beni di questo mondo: è utile che per mezzo di essi ci facciamo in paradiso degli amici, che ci accolgano nella loro dimora (9 Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne), quando dovremo lasciare questo mondo. Per un credente è facile pensare che, aiutando Cristo nel povero, sarà accolto proprio da Cristo nella dimora eterna. I beni di questo mondo restano in questo mondo e non li portiamo appresso… Tanto vale utilizzarli per prepararsi una beata eternità.

2. (a) Gesù dà un altro insegnamento. Per capirlo in modo semplificato pensiamo che le cose di poco conto, la ricchezza disonesta e i beni altrui, dei quali dobbiamo essere fedeli amministratori, sono i beni terrestri; e che le cose  importanti, la ricchezza nostra e quella vera, sono i beni eterni (10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti). Ora è impossibile che ci vengano affidati i beni eterni, le cose importanti, se siamo stati cattivi amministratori dei beni terreni, le cose di poco conto (12 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?). La gestione dei beni terreni condiziona l'accesso ai beni eterni: solo chi amministra bene secondo il Vangelo i beni materiali testimonia la sua fedeltà a Dio e avrà perciò i beni eterni. (b) Gesù insegna pure che non si possono servire bene due padroni opposti: se si serve bene uno, si servirà male l'altro. Così non si può servire bene Dio, che vuole essere l'unico padrone, senza idoli concorrenti, e il denaro (13 Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza), che può diventare un idolo. Gesù attribuisce al denaro una personalità malefica, perché asservisce con facilità gli uomini e diventa loro unica preoccupazione. E noi diamo il giusto posto nella nostra vita ai beni materiali e psicologici? Previdenza e Provvidenza vanno tenuti insieme nel senso che dobbiamo impegnarci come se tutto dipendesse da noi e tutto ci aspettiamo da Dio, convinti che realmente tutto è dono di Dio.

II - Amos 8,4-7 - Dio constata che i commercianti sfruttano i poveri, gli strati bassi della popolazione, con tanto disprezzo per gli esseri umani da portarli a morire di fame, (4 voi che calpestate il povero/ e sterminate gli umili del paese), quelli che non hanno possibilità di difendersi dai loro soprusi e violenze. Questi sfruttatori della povera gente non hanno neanche un minimo di sentimento religiosi, perché arrivano persino a considerare le feste come un intoppo ai loro commerci (5 voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio… E il sabato), mentre esse sono indispensabili per ricordarsi di Dio e per consentire alle categorie povere di riposarsi almeno una volta la settimana. La loro unica preoccupazione è di vendere il grano (6 e si potrà vendere il grano?... perché si possa smerciare il frumento); non si fanno scrupoli di arricchirsi con disonestà: usano misure false (5 diminuendo l’efa e aumentando il siclo/) e bilance false (5 e usando bilance false) e merce scadente come buona (6 Venderemo anche lo scarto del grano). Con i guadagni illeciti che si procacciano e con i furti ai poveri, essi sono sicuri di riuscire prima o poi a obbligarli a vedersi loro come schiavi a bassissimo prezzo (6 per comprare con denaro gli indigenti/ e il povero per un paio di sandali?). Dio non è per niente d’accordo con questo modo di agire e invita questi commercianti immorali e crudeli ad ascoltare la sua Parola (4 Ascoltate questo), minaccia con giuramento che non dimenticherà la loro malvagità (7 Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere) e quindi li punirà severamente. Quanta cattiveria in questi commercianti! Dio da sempre prende le difese del povero e lo fa anche in questo caso castigando gli sfruttatori in questo mondo con peste, fame e guerra e nell'altro con la dannazione. Esaminiamoci e vediamo se evitiamo qualsiasi forma di male ed esercitiamo bene le nostre attività al servizio del prossimo.

III - 1Timoteo 2,1-8. (a) Dio è nostro salvatore (3) e vuole che tutti gli uomini giungano alla conoscenza della verità e a salvarsi (4 il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità). Per realizzare la nostra salvezza, come c'è un solo Dio, così c'è un solo mediatore di salvezza fra Dio e gli uomini, il Dio-uomo Gesù Cristo (5 Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù), che è la Persona Divina del Figlio, il quale, continuando essere Dio, è diventato uomo come noi e ha dato se stesso e la sua vita per riscattare l'umanità (6 che ha dato se stesso in riscatto per tutti) dalla schiavitù di Satana, del peccato e della morte. Questa manifestazione dell'amore di Dio è avvenuta a suo tempo (6 Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti) e Paolo è stato fatto da Dio (o Cristo) messaggero, apostolo e maestro specie dei pagani, per portarli alla fede per mezzo della verità predicata (7 e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità). Paolo parla e scrive guidato dallo Spirito e ci ricorda i due misteri principali della fede e la volontà di Dio di salvarci tutti per mezzo della Passione e Morte di Gesù. Grazie alla Parola di Dio nella predicazione ci viene proposta la fede, che è indispensabile fondamento della salvezza. (b) Egli vuole che i discepoli preghino dappertutto con mani e cuore puri praticando la carità fraterna nelle relazioni (8 Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche); e raccomanda anche che si preghi con suppliche e ringraziamenti per tutti gli uomini (1 Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini), in particolare per i governanti, perché si comportino in modo tale che noi possiamo condurre vita tranquilla nella pace, soprattutto al servizio di Dio e a lui gradita, e nel rispetto della nostra libertà (2 per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio); Paolo conclude ricordando che tutto questo è gradito a Dio:  Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore (3). Paolo richiama la necessità della preghiera per tutti gli uomini e per i governanti, una preghiera fatta con cuore e mani pure per renderla gradita a Dio. La preghiera era fatta dai primi cristiani sempre con le mani alzate fino a 8 secoli fa; la preghiera con le mani giunte, che era un’abitudine dei pagani, pare che fu introdotta dai francescani nella preghiera personale e papa Gregorio IX (1227-1241) la rese obbligatoria in alcune occasioni liturgiche.

EUCARESTIA. Gesù ci ha riscattati col suo sacrificio di 20 secoli fa dalla schiavitù di Satana e ci ha ottenuto il perdono dei peccati; egli rende presente il suo sacrificio nella Messa e ci apre le vie della salvezza; la Parola di Dio ci fa capire quanto Gesù ha fatto per noi; per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, chiediamo la grazia saperne approfittare. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 24 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 24 C

I - Luca 15,1-32 – 1. Luca racconta che si avvicina a Gesù la folla dei peccatori per ascoltarne la Parola di Dio ed egli li accoglie con cuore e braccia aperte fino al punto di mangiare con loro, che era per gli ebrei il segno della massima familiarità (2). Gesù racconta le tre parabole che seguono, per far capire i sentimenti di Dio nei confronti dei peccatori e come egli si comporta con loro quando stanno lontano e mentre fanno il viaggio di ritorno e quando arrivano all’incontro con Dio. Nelle prime due parabole Gesù fa vedere che Dio non abbandona il peccatore che si è allontanato da Lui ma ne va alla ricerca e festeggia il suo ritrovamento; nella terza parabola mostra come Dio si comporta col peccatore che ritorna, la festa che fa e come lo difende dai fratelli mormoratori contro la misericordia infinita di Dio. Se Dio si comporta come nelle tre parabole, appare pienamente giustificato quello che fa Gesù coi peccatori. Così devono essere paterni e affettuosi e accoglienti nelle parole e nelle azioni i pastori e gli educatori con coloro che si comportano male: devono imparare a tenere insieme nel loro atteggiamento la dolcezza e la fortezza; come Gesù si comporta con ciascuno di noi peccatore, così ciascuno deve agire con i fratelli peccatori, che sono le pecore di Gesù, se sono credenti, e sono le persone, per le quali comunque è morto Gesù, se non sono credenti. Come mi sono comportato finora? come mi comporto? come mi voglio comportare in futuro?

2. Invece di riflettere sulle singole parabole, fondiamole per trarne le riflessioni, che ci giovano.

2A. (a) Il figlio minore di un ricco signore chiede al padre la parte del patrimonio che gli spetta (11-12) e viene accontentato (12); si allontana da casa e vive nel lusso e nella lussuria, sciupando ogni suo bene (13). Ridotto sul lastrico, una carestia gli fa provare la fame (14) e, per sopravvivere, è costretto a fare il guardiano di porci (15);  sperimenta  così al massimo la sua abiezione, perché i porci ricevono il cibo e lui no (16): per il padrone e per tutti vale meno degli animali. Si ritrova senza i beni che aveva, senza dignità, senza prospettiva di vita perché condannato alla morte per fame: gli fa sentire di più la sua miseria ripensare alla situazione ottima, che vivono i servi nella casa paterna (17). Decide allora di tornare a casa, di riconoscere il suo peccato (18) e di chiedere di fare il servo (19), pensando alla bontà del padre verso i servi. E torna (20). (b) Il peccatore è un figlio di Dio, che si allontana dalla casa di Dio suo padre, pensando di poter vivere meglio lontano con le ricchezze, che ha ricevute dal Padre; e invece si ritrova senza quelle ricchezze, perché esse si vivono solo nella casa di Dio; quelle ricchezze fluiscono costantemente dal Padre e si perdono automaticamente allontanandosi da lui, esattamente come avvenne dei progenitori, che, appena peccarono, persero tutti doni soprannaturali e preternaturali e furono indeboliti nelle facoltà naturali. Non solo, ma da figlio libero di Dio che era si ritrova schiavo di Satana e ridotto a miseria spirituale estrema, senza dignità e condannato alla morte eterna. Aiuta il peccatore a capire e a detestare la sua condizione miserabile il pensare alla gioia vissuta nella casa di Dio Padre e a quella che continuano a provare i fratelli che lì continuano a restare. Allora il peccatore decide di tornare da Dio Padre, da Gesù Fratello, dallo Spirito Santo Amico e Ospite, pensando alla misericordia infinita di Dio e al suo amore per lui pover’uomo; si pente del suo peccato, comprendendone la gravità se non altro dalle conseguenze disastrose, ma molto più perché offesa di Dio infinitamente buono e santo e grande, ne chiede perdono, decide di non commetterlo più e di ripararlo, lascia effettivamente la situazione di peccato, e torna da Dio pentito e umiliato.

2B. (a) Il padre vede il figlio da lontano, ne ha compassione e corre verso di lui, lo abbraccia e lo bacia con gioia (20) – come è bella questa allegra tenerezza paterna! Il figlio chiede perdono (21) e il padre lo fa trattare da figlio (22) e organizza la festa (23) per averlo riavuto sano e salvo (24). Mettiamo a confronto l’atteggiamento del padre della terza parabola con quello del pastore e della donna delle prime due. Si ha l’impressione che il padre passivamente accolga la richiesta del figlio minore e non fa niente se non aspettare il suo ritorno; compare nel ricordo del figlio come colui che fa stare bene i servi, che lavorano con lui, e ovviamente tutti della famiglia: lo attira col suo ricordo. Gesù ha raccontato invece le due parabole (3) della pecorella smarrita e ricercata e ritrovata (4-7) e della moneta perduta e ricercata e ritrovata (8-10) proprio per descrivere l'atteggiamento di Dio nei confronti dei peccatori, mentre stanno lontano da Lui. Nella prima Gesù sottolinea che il pastore lascia al sicuro le 99 pecore e va alla ricerca della smarrita per tutto il tempo necessario per ritrovarla (4); poi gioioso se la carica addosso (5) e va a casa e invita amici e vicini a far festa con lui, per aver ritrovato la pecora (6). Nella seconda la donna mette sottosopra la casa per cercare con cura la moneta perduta (8) finché non la ritrova (8); poi fa festa con le amiche (9). Gesù conclude che in paradiso per Dio è maggiore la gioia per un peccatore che si converte che per 99 che non hanno bisogno di penitenza (7) e sottolinea la gioia degli Angeli di Dio per un peccatore che si converte (10); ma contemporaneamente nella ricerca del pastore e della donna fa intravedere l’attività di Dio per riportare ciascun peccatore sulla retta via. Dio non è indifferente di fronte alla nostra rovina per il peccato con rischio della perdita eterna. (b) Siamo suoi figli e i figli sono un pezzo di cuore, o meglio sono un cuore supplementare, che i genitori si creano per amare ciascun figlio con amore completo e totale, come se ogni figlio fosse unico figlio. Dio in modo misterioso soffre tanto per la nostra perdita da essere disposto a sacrificare il suo Figlio Unigenito fra orribili sofferenze per poterci salvare. Dio Padre mandò il suo Figlio a cercare i peccatori e manda lo Spirito Santo a bussare alla porta del loro cuore per convertirli e salvarli, servendosi della sua infinita potenza, sapienza e bontà. E allora si spiega la gioia immensa, che Egli prova come Padre Figlio Spirito e la gioia che viene vissuta in paradiso dagli Angeli e dai Santi, che condividono i sentimenti di Dio per la conversione di ogni peccatore. Questi sentimenti di Dio e di Gesù verso ogni peccatore deve condividere ogni cristiano, e soprattutto dobbiamo farli nostri noi pastori, come anche l’impegno e l’attività di Dio per riportarlo alla casa del Padre. Quanto è grande l'amore della Trinità, la sua pazienza per noi peccatori! E noi pastori, genitori, fratelli e sorelle, dobbiamo nutrire lo stesso amore per i peccatori di tutto il mondo e dobbiamo collaborare con la parola e il buon esempio e con la preghiera e i sacrifici alla loro conversione. Attraverso ciascuno di noi Dio sollecita i nostri fratelli alla salvezza.

2C. (a) Scontento invece è il figlio maggiore quando ritorna a casa (25) e viene informato del perché della festa (27-28). Il padre lo invita a partecipare alla festa (28), ma il figlio si sente giusto e santo rispetto al fratello e gli rinfaccia al padre che non gli ha mai dato un capretto per festeggiare con gli amici (29) e ora ha ammazzato il vitello grasso per festeggiare il figlio cattivo tornato (30). Il padre ha compassione anche di questo figlio, che si mostra così cattivo di sentimenti e gli dichiara che ha tutto in comune con lui (31), ma riafferma la necessità della festa per il figlio tornato sano e salvo (32). (b) Il figlio maggiore rappresenta i farisei e gli scribi che trovano da ridire sul comportamento di Gesù con i peccatori. Essi protestano perché si sentono giusti e santi rispetto a tutti gli altri uomini, che sono peccatori, e sentono come un torto che Dio fa loro la compassione e l’accoglienza che ha nei confronti dei convertiti. Il loro problema è che non si sentono figli di Dio e non si sentono fratelli del loro prossimo, e tanto meno dei deboli. Dalla loro fedeltà – fedeli a modo loro -  essi si aspettano che Dio mostri per loro preferenza e che riconosca la loro superiorità rispetto agli altri uomini. I farisei non sentono la lontananza del fratello e non riflettono alla sofferenza e alla preoccupazione di Dio Padre per la lontananza del figlio. Si sentono santi ma in realtà hanno bisogno di conversione! Saranno convertiti quando condivideranno i sentimenti di Dio e di Gesù per i peccatori. Stiamo attenti anche noi a non essere di questi farisei, che si lamentano per la misericordia di Dio per i peccatori. Somma disgrazia sarebbe avere questi sentimenti diabolici.

II - Esodo 32,7-11.13-14 - Dio parla a Mosè e l’avverte che il popolo, che egli ha portato fuori dalla schiavitù d'Egitto, ha preso la via sbagliata del peccato (7), allontanandosi dalla via retta, indicata da Dio (8a). Il peccato commesso è stato il più grave: si sono fatti un idolo con la forma di vitello e lo hanno adorato come Dio; gli hanno offerto sacrifici e hanno professato la loro fede in esso come il loro liberatore dall'Egitto (8b). Da questo Dio constata che il popolo è testardo nel peccare (9) e propone a Mosè di distruggerlo e di creare un nuovo popolo di Dio, formato solo da discendenti di Mosè (10). Ma Mosè soffre molto a questa idea e supplica Dio perché perdoni il popolo, ricordandogli che questo è il popolo di Dio e che Dio lo ha liberato dalla schiavitù d'Egitto, mostrando la sua onnipotenza (11); e prima di questa liberazione Dio aveva giurato  ai Patriarchi di rendere numeroso questo popolo e di dargli la Palestina per sempre (13). Dio  prova  compassione e ha misericordia del popolo e non procede al castigo (14). Il peccato è veramente il più grave che ci sia e Dio si mostra disposto a castigarlo con la distruzione. Ma l'intimità di Mosè con Dio è grande e lo spinge a pregarLo con le parole adatte - quelle che Dio voleva sentire perché era lui stesso che gliele ispirava – per ottenerne la salvezza. Il peccato del popolo è stato il rinnegamento dell'opera di salvezza, operata da Dio per mezzo di Mosè, e il misconoscimento di tutti i suoi doni, per giunta attribuendo alle creature ciò che viene da Dio. Orribile ingratitudine del popolo ebreo! Anche noi dobbiamo prendere coscienza che i nostri peccati sono il rinnegamento della salvezza, offertaci per mezzo di Gesù, e la ricerca di essa coi nostri mezzi umani. Dobbiamo prendere coscienza della gravità dei nostri peccati e chiedere perdono per noi e per i nostri fratelli peccatori e pregare e fare sacrifici per la conversione e salvezza di tutti.

III - 1Timoteo 1,12-17 - Paolo ricorda quando era peccatore (13 che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento), ancora nell'incredulità e nell'ignoranza (13 perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede). Ma c'è una verità degna di essere creduta e accolta da tutti, cioè che Gesù è venuto nel mondo per salvare tutti i peccatori, compreso lui, il più grande e primo di tutti (15 Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io). Così Gesù ha usato misericordia per lui (13 Ma mi è stata usata misericordia; 16 Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia); la grazia del Signore sovrabbondò in lui e realizzò la sua conversione, donandogli la fede la carità (14 e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù). In questo modo Gesù ha voluto mostrare in lui per primo tutta la sua infinita bontà come esempio per coloro che avrebbero creduto successivamente in Lui per ottenere la vita eterna (16 perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna). Andando oltre, Gesù ha mostrato di avere tanta fiducia in lui, rendendolo sempre più forte e chiamandolo al suo servizio come missionario del Vangelo (12 Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me). Di questo Paolo rende grazie (12), cioè della conversione e della chiamata all’apostolato; poi improvvisa una commossa dossologia al Padre, Dio unico ed eterno, per il quale auspica onore e Gloria (17 Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen). Ognuno di noi deve ringraziare Dio come fa Paolo per la chiamata alla salvezza con la fede e il battesimo: che cosa sarebbe stato di noi se Dio se non ci avesse riportati sulla buona strada! Egli con la cresima ci ha anche destinati all’apostolato e con l'ordine al presbiterato per evangelizzare il Regno di Dio a sua lode e gloria.

EUCARISTIA. Nella prima parte la Parola di Dio è l’invito di Gesù alla conversione; nella seconda è presente il sacrificio di Gesù, che è stato offerto per la conversione di tutti. I meriti di Gesù sono infiniti e ai suoi possiamo unire i nostri piccolissimi, fatti di preghiera e sacrifici, per ottenere la salvezza del mondo. (Mons. Francesco Spaduzzi)