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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

Omelie e Preghiere

Tempo di Avvento: Domenica 1.ma dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo di Avvento: Domenica 1.ma dell'Anno B

Avvento significa venuta e in esso celebriamo tre venute di Cristo: la prima avvenne duemila fa e fu preparata per millenni, specie da Abramo in poi; la seconda accadrà in un tempo che ignoriamo e ci saranno la resurrezione dei morti e il giudizio universale: ha un anticipo nel giudizio particolare di ogni singolo da parte di Cristo, alla fine della nostra vita; una intermedia si realizza ai nostri giorni, e si concretizza nelle molte venute di Cristo, liturgiche ed extra (Eucarestia e Sacramenti; Parola e Assemblea e Ministro; fratello bisognoso e il cuore di ognuno che ha fede e carità.

I - Marco 13,33-37 – Gesù propone una brevissima parabola sulla vigilanza, che devono osservare i discepoli in attesa della sua seconda venuta alla fine del mondo – e la raccomanda   anche per la fine della vita di ognuno di noi. Un uomo, prima di partire dalla propria casa (34 È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa), affida a ciascun servo il suo compito (34 e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito), contando sul loro senso di responsabilità e del dovere; in particolare raccomanda al portiere di tenere gli occhi ben aperti (34 e ha ordinato al portiere di vegliare), per impedire l'entrata agli estranei e l’uscita a chi non ne ha diritto. I servi non conoscono l'ora del ritorno del padrone (35 voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà), in quale momento della sera o a metà della notte o a notte avanzata o al mattino (35 se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino); essi devono farsi trovare ben impegnati a portare avanti il loro compito – e non addormentati -, quando il padrone verrà all'improvviso (36 fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati). Quando si riceve e si accetta un incarico, bisogna portarlo avanti certamente secondo le proprie possibilità, ma anche secondo le indicazioni di chi ce lo affida e secondo gli impegni presi. E’ questione di onestà e linearità e maturità. Quanto più importante è il compito affidatoci, tanto maggiore deve essere il nostro impegno. Si tratta di etica naturale, ma serve anche per la nostra vita soprannaturale, per crescere nella comunione con Dio e con i fratelli. Bisogna agire bene anzitutto in vista della nostra maturazione e poi anche perché dobbiamo rendere conto a chi ci ha affidato l’incarico.

2. Gesù invitava i discepoli che non sapevano l'anno, il mese, il giorno, l'ora della sua venuta alla fine della loro vita e del mondo a fare bene attenzione: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento (33); Egli insisteva con quelli che lo stavano ascoltando allora: Vegliate dunque: voi non sapete (35); ma come sempre, quando parlava – anche se spesso non lo diceva esplicitamente – Egli intendeva rivolgersi pure ai discepoli futuri, che avrebbero aderito a Lui: Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate! (37). “Vegliare” per il discepolo significa vivere alla luce di ciò che ci insegna la fede, secondo ciò che ci propone la speranza, secondo quanto ci prospetta la carità verso Dio (i primi tre comandamenti) e verso il prossimo (gli altri 7 comandamenti). Per praticare questo, dobbiamo ascoltare la Parola di Dio e meditarla, pregare di più e meglio, incontrare Gesù nei sacramenti.

3. La parabola è un invito a regolare la propria vita come se fosse un viaggio verso l'incontro con Cristo giudice, sia alla fine del mondo per tutti gli uomini insieme, buoni e cattivi, sia alla fine della vita individuale, per il giudizio personale. La nostra vita è piena di pensieri e parole, azioni e omissioni, che vanno fatti in modo da essere graditi a Cristo, cioè che esprimano l'amore per lui sia che riguardano Dio sia che interessano il nostro prossimo (cfr Mt 25,31-46). La nostra vita è un'attesa di questo incontro con Gesù: c'è la grazia di Dio per aiutare la nostra collaborazione in modo da realizzare la piena comunione con Dio.

II - Isaia 60 3,16b-17.19b; 64,27 – 1. Si tratta dì una preghiera di confessione dei peccati, che possiamo fare nostra, perché tutti siamo peccatori. (a) Dio è il nostro creatore (7 noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani), ma ha voluto fare da padre dei suoi servi (1 Tu, Signore, sei nostro padre;Ma, Signore, tu sei nostro padre); e anche, sempre nel corso della storia, si è mostrato redentore (1 da sempre ti chiami nostro redentore), intervenendo per liberare il popolo dai castighi, che si attirava coi suoi peccati contro Dio e il prossimo. Nella storia Dio è stato il redentore degli ebrei, perché li ha liberati tante volte da tanti pericoli e nemici. La grande liberazione fu quella dalla schiavitù egiziana, che si concretizzò nel primo esodo, cui seguì l’esodo da Babilonia dopo circa 7 secoli. Per mezzo di Mosè Dio operò miracoli straordinari (2 Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti), di cui mai si era sentito parlare (3 Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui), e ai piedi del Monte Sinai fece suo popolo gli Ebrei liberati; in quell’occasione egli istituì l’alleanza col popolo, dandogli i dieci comandamenti come stile di vita. (b) Gli Ebrei furono liberati “innocenti” dalla schiavitù degli Egiziani con grande manifestazione della potenza e gloria di Dio; noi siamo stati redenti dai peccati per mezzo di Gesù, nella sua prima venuta, con grandi sue sofferenze e umiliazioni. Buono e potente si rivelò Dio con gli Ebrei, ma ancora di più con noi per mezzo di Gesù. Nelle sue opere di redenzione Dio mostra che è lui che prende l'iniziativa per salvare chi crede e spera in lui, lo ama in se stesso e nel prossimo, fa la sua volontà (4 Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie). Chiediamo la grazia di praticare le virtù teologali.

2. Ma gli Ebrei hanno peccato dopo la prima e la seconda liberazione (4 perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli; 6 Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te); Dio si è adirato per tanta ingratitudine (4 Ecco, tu sei adirato;perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto) e li ha abbandonati a se stessi, alle loro forze (6 ci avevi messo in balìa della nostra iniquità), sottraendo la protezione speciale che aveva per loro. Il risultato è che sono diventati disgustosi ai Suoi occhi (5 Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia) e sono ridotti malissimo (5 tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento). Appunto così diventiamo anche noi quando pecchiamo e impediamo a Dio di aiutarci. (b) Il Profeta sa che Dio è misericordioso ed è sempre redentore: libererà il suo popolo, benché colpevole; di qui la domanda rivolta a Dio sul perché li abbandona a se stessi e consente che si allontanino sempre di più da Lui (17 Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?) e la richiesta che Egli venga giù dal Cielo (19 Se tu squarciassi i cieli e scendessi!) e torni in mezzo al suo popolo per l’amore che ancora gli porta (17 Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità): la sua presenza si potrebbe manifestare anche nella natura inanimata (19 Davanti a te sussulterebbero i monti) e con risultati straordinari di liberazione per il popolo. Anche noi siamo peccatori, nonostante la bontà e l’amore, ancora più grandi, che Dio ha manifestato per noi per mezzo di Gesù. Noi che viviamo nell’attesa della sua seconda venuta - alla fine del mondo, e prima, alla fine della vita -, abbiamo bisogno del perdono dei peccati e di farne penitenza. Ignorando la data della venuta di Gesù giudice, è indispensabile che vigiliamo e valorizziamo le venute intermedie.

III - 1Corinzi 1,3-9 - Dio ha benedetto generosamente la comunità di Corinto, e l’ha arricchita di tutti i doni spirituali (5 perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni), di ogni carisma (7 che non manca più alcun carisma a voi); essi sono tutti doni e grazie, che Dio dà alle membra del Corpo di Cristo, per aiutarle a vivere bene la vita di comunità; in abbondanza hanno avuto il carisma di conoscere il mistero di Dio e di saperlo comunicare agli altri (5 quelli della parola e quelli della conoscenza). Paolo stesso esprime continuamente la gratitudine a Dio per questa ricchezza di doni: Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù (4). I fedeli di Corinto vivono da buoni cristiani (6 La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente), perché sanno che già da adesso sono chiamati da Dio a vivere in comunione con Gesù (9 Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!) e, per mezzo di lui, anche col Padre e con lo Spirito Santo; ma sono anche in attesa della seconda venuta di Gesù, che verrà nel giorno (8 nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo), che Egli conosce e che noi ignoriamo. E’ da lui che bisogna aspettarsi oggi la stabilità per mezzo della sua grazia, che si ottiene con la preghiera e i sacramenti (8 Egli vi renderà saldi sino alla fine) fino alla fine della vita e del mondo (7 che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo), e così restare senza peccato (8 irreprensibili). Dobbiamo credere a Dio e fidarci di Lui (9 Degno di fede è Dio) e delle sue promesse, che trovano la loro realizzazione per mezzo di Cristo, che col Padre è sorgente della benevolenza e della pace; queste Paolo augura e invoca sui fedeli: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! (3). Gesù verrà a giudicarci e dobbiamo tenerci sempre pronti con una vita cristiana impegnata, sostenuta dalle sue grazie e carismi e con le continue venute di Cristo e dello Spirito.

EUCARESTIA. In essa Cristo realizza molte delle sue venute: la presenza mediante il suo Corpo e Sangue con la consacrazione, la Parola, l’Assemblea e il Ministro, oltre ogni uomo presente. Chiediamo la fede viva per percepire queste presenze di Gesù per mezzo dei segni e la carità operosa per essere ben preparati all’incontro con lui alla fine della vita e del mondo. La Vergine nostra Madre e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni ci ottengano di prepararci bene all’incontro con Cristo ora e alla fine della vita. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 34.ma dell'Anno A – Gesù Cristo, re dell'universo

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 34.ma dell'Anno A –  Gesù Cristo, re dell'universo

I - Matteo 25,31-46 - 1. Gesù parla di sé in terza persona. Dice di sé che è il Figlio dell'Uomo(31), un personaggio celeste, che il profeta Daniele (7,14) vede presentarsi a Dio e ricevere da lui potere su tutti i popoli dell'universo: in quanto celeste fa parte del mondo di Dio, in quanto uomo è come noi; è il re (34.40), di un regno universale, che comprende tutti i popoli (32 Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli); egli è il pastore (32), perché un re deve guidare i sudditi come il pastore le pecore; è Figlio di Dio - e Dio lui stesso - perché indica Dio come Padre mio (34); è il Signore (37.44), riconosciuto come tale dai salvati e dai condannati; verrà nella sua gloria (31), cioè manifestando tutti i suoi attributi divini, che durante la vita terrena teneva nascosti, e siederà su un trono glorioso (31 siederà sul trono della sua gloria), come è proprio di un re unico al mondo, e ancora di più di Dio (cfr. Ap 1,4 e passim); è accompagnato da tutti gli angeli (31 e tutti gli angeli con lui), come avviene di Dio; fa azioni, che rivelano il suo pieno potere: separa – o fa separare dagli Angeli (Mt 13,49) - i buoni dai cattivi (32 Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre), facendoli sistemare o a destra o a sinistra a suo insindacabile giudizio (33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra) e la sua sentenza è immediatamente esecutiva (46). Crediamo, adoriamo, benediciamo Gesù per quello che è e ringraziamolo per quello che ha fatto per noi, confidiamo nella sua bontà; amiamolo con tutte le forze, perché lo merita; pentiamoci dei peccati e chiediamogli perdono per avere un giudizio di misericordia; affidiamoci a lui e proponiamo di vivere secondo il suo insegnamento.

2. (a) Gesù si rivolge a quelli messi alla sua destra (34 Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra) e dice loro che, affamato e assetato, gli hanno dato da mangiare e da bere (35 perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere), straniero, lo hanno accolto (35 ero straniero e mi avete accolto), nudo, lo hanno vestito (36 nudo e mi avete vestito), malato, lo hanno visitato (36 malato e mi avete visitato), lo hanno assistito in carcere (36ero in carcere e siete venuti a trovarmi). Alla loro domanda quando è avvenuto questo (37-39Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”), Gesù risponde che quello che hanno fatto al più piccolo dei Suoi fratelli – cioè a qualsiasi essere umano, giacché tutti siamo Suoi fratelli in Adamo, come lo siamo fra di noi - lo hanno fatto a lui (40 E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”). I bisognosi sono una cosa sola con Cristo, per il semplice fatto che appartengono alla razza umana, sia che si trovino uniti a lui come membra del Corpo Mistico sia che ne risultino separati; e se i bisognosi materiali non fossero membra del Corpo di Cristo, sono doppiamente bisognosi perché sono anche in necessità spirituale. (b) A quelli di sinistra Gesù parlerà diversamente (41 Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra), cioè che era bisognoso e non l'hanno aiutato (42-43). Alla loro protesta di non averlo mai visto in necessità (44 Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”), Gesù risponderà che hanno rifiutato a lui quello che non hanno fatto al più piccolo dei suoi fratelli bisognosi (45 Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”). Gesù è assistito, alleviato, sollevato, consolato, in colui al quale ci facciamo prossimi (cfr. Lc 10,29-37, la parabola del buon Samaritano), perché bisognoso; allo stesso modo lasciamo nella sofferenza Cristo nel bisognoso, se non ci facciamo prossimi a Lui e non prestiamo aiuto (cfr. il sacerdote e il levita della parabola). Non è necessario che ci ricordiamo di Cristo in quel momento; è indispensabile che aiutiamo il sofferente.

3. Ognuno avrà la sua ricompensa nell'eternità; quelli che hanno aiutato Cristo nel prossimo riceveranno l’intimità con Cristo e i doni di Dio Padre (34 Venite, benedetti del Padre mio), e inoltre avranno a titolo di eredità il possesso del Regno di Dio, preparato per loro dall'eternità (36 ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo), in concreto la vita eterna, la felicità senza limiti con la Trinità (46 i giusti invece alla vita eterna), con gli Angeli (31) e con i fratelli salvati (34); gli altri, quelli che hanno voltato le spalle a Cristo nei sofferenti, saranno esclusi dall’intimità con Cristo e dai benefici di Dio (44 Via, lontano da me, maledetti) e staranno nelle sofferenze atroci in compagnia del diavolo, al quale era destinato il fuoco - e non a loro - e i suoi angeli (41 nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli), in pratica alla sofferenza eterna (46 E se ne andranno: questi al supplizio eterno). Nell'aiuto al prossimo è la salvezza, perché in tal modo pratichiamo l’amore a Dio - Cristo è Dio e uomo – e l’amore all’uomo, sia che siamo coscienti, sia che non sappiamo che nel fratello bisognoso c’è Cristo. Se esercitiamo la compassione verso i bisognosi materiali o  spirituali, faremo stare meglio il prossimo qui e staremo bene noi per l'eternità. E daremo sollievo e consolazione a Gesù.

II - Ezechiele 34,11-12.15-17 - Gli Ebrei vedevano il re come un pastore del suo popolo, perché doveva guidarlo, assicurargli il nutrimento e difenderlo dai nemici. Ezechiele ha parlato di cattivi pastori di Israele, che sfruttavano il popolo senza prendersene cura; ma Dio parla e assicura che, come i comuni pastori (12 Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse), sarà lui stesso a mettersi alla ricerca delle sue pecore (11 così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore), le radunerà dai vari luoghi dove si erano disperse nei giorni brutti (12 e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine) e le passerà in rassegna (11 e le passerò in rassegna; 12così io passerò in rassegna le mie pecore), per vederne le condizioni. Egli andrà alla ricerca delle pecore perdute e le ricondurrà all’ovile (16 Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita); curerà quelle ferite e le malate (16 fascerò quella ferita e curerò quella malata); custodirà bene quelle sane e forti (16 avrò cura della grassa e della forte); le porterà al pascolo perché sì nutrano e riposino (15 Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare). Le governerà con giustizia (16 le pascerò con giustizia); lui personalmente eserciterà il giudizio in mezzo al popolo (17 Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri). Dio rafforza queste sue promesse, facendo dire esplicitamente al profeta che è lui che parla: Così dice il Signore Dio (11); Oracolo del Signore Dio (15); A te, mio gregge, così dice il Signore Dio (17). Tutto questo ha realizzato Dio per mezzo di Gesù, Dio fatto uomo e Buon Pastore (Gv 10): è venuto a cercare anzitutto le pecore perdute della casa d'Israele (cfr. Mt 19,6; 15,24), ma anche le altre pecore, fuori di Israele (Gv 10,16): agli Apostoli prima dell’Ascensione comanderà un apostolato universale (Mt 28,18-20; Mc 16,16). In questo mondo ha esercitato la missione di pastore misericordioso, venuto non per giudicare ma per salvare (Gv 3,17); alla fine della vita di ciascuno e del mondo eserciterà la funzione di giudice. Consentiamo a Dio di convertirci e salvarci ora che è ancora il tempo della misericordia.

III - 1Corinzi 15,20-26.28 - (a) Adamo è il nostro progenitore; si ribellò a Dio e perse la vita divina (morte spirituale) e l’immortalità  fisica; i suoi discendenti nasciamo senza vita spirituale e con la morte fisica incombente (21 Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte; 22 Come infatti in Adamo tutti muoiono). Il diavolo per mezzo del peccato e della morte esercita il suo dominio sull'umanità (24 dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza). Ma è venuto il nuovo Adamo, Gesù Cristo, il quale è morto ma è risorto (20 Ora, invece, Cristo è risorto dai morti), primo fra gli uomini (20 primizia di coloro che sono morti; 23 prima Cristo, che è la primizia). Così ha riparato il male fatto da Adamo e ha portato agli uomini la vita spirituale, divina, e anche la resurrezione dei corpi (21 per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; 22 così in Cristo tutti riceveranno la vita). Adamo ebbe il primato - la regalità - in quanto primo degli uomini, ma purtroppo fu la causa della rovina dell'umanità col suo peccato; Gesù, nuovo Adamo – e infinitamente migliore -, rovescia questa situazione: recupera la vita divina agli uomini e anche procura la vittoria sulla morte fisica con la resurrezione della carne per tutti gli uomini; egli è il vero capo dell'umanità e inaugura il regno della vita divina, e quindi dell'amore, della gioia, della speranza di un futuro nuovo. (b) Gli avvenimenti si svolgono in ordine (23 Ognuno però al suo posto): già e per primo è risuscitato Gesù (20.23); così è iniziato il regno spirituale di Cristo e continua ad esistere; egli sta riducendo al nulla progressivamente i suoi nemici, il diavolo i suoi adepti (24): tutto deve essere sottomesso a Cristo (25 È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi). In occasione della seconda venuta di Cristo, alla fine del mondo, ci sarà la resurrezione di tutti i morti (22; 23 poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo): così sarà eliminata anche la morte, effetto del peccato (26 L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte). Quando tutto gli sarà sottomesso (28 E quando tutto gli sarà stato sottomesso), Gesù consegnerà al Padre il regno sugli uomini e sul creato, che egli ha conquistato (24 quando egli consegnerà il regno a Dio Padre); allora anche il Figlio, in quanto uomo, sarà pienamente sottomesso al Padre (28 anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa) – come sempre lo era stato nella vita terrena. A questo punto ci sarà la fine del mondo attuale (24 Poi sarà la fine) e l’inaugurazione del mondo nuovo, nel quale Dio sarà tutto in tutte le creature (28 perché Dio sia tutto in tutti).

EUCARESTIA. La Parola di Dio ci propone ora queste verità: chi crede in Gesù ha la vita eterna ed Egli lo resusciterà (Gv 6,40); garanzia ulteriore la sua promessa che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue ha la vita eterna ed egli lo risusciterà (Gv 6.54)… Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci la crescita nelle virtù teologali e la loro pratica, in cui appunto consiste la salvezza. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo ordinario: domenica 33.ma dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo ordinario: domenica 33.ma dell'anno A

I - Matteo 25,14-30 – 1. (a) Con la parabola Gesù fa notare che nel Regno di Dio certe situazioni si sviluppano in un modo analogo a quelle del mondo.  Un uomo ricco, prima di un viaggio, chiama i suoi servi e, secondo le abitudini del tempo, affida loro i suoi beni (14 Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni); dà cinque talenti al primo, due al secondo, uno al terzo, tenendo conto delle loro capacità (14 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno); e parte (15 poi partì). I servi dovevano impegnarsi seriamente non solo a non fare danni - altrimenti sarebbero stati puniti col carcere o venduti insieme con le loro famiglie se non potevano riparare – ma anche ad accrescere il danaro. Un talento comprendeva 34 kg d'argento o d'oro, quindi una somma considerevole: se d’oro, corrispondeva allo stipendio di un operaio per 200 anni; cioè a 2 milioni e 400 mila euro, calcolando 1000 euro al mese. Così a noi Dio dà il corpo e l'anima con la sua intelligenza e volontà, ci inserisce in una famiglia e in una parentela, e inoltre in amicizie, scuola, società, lavoro e nazione. La famiglia e parentela, amicizie e società servono a sviluppare la nostra affettività e relazioni, la palestra il nostro fisico, la scuola la nostra intelligenza: tutto in un clima di libertà e di buon senso. Se il corpo non è sviluppato bene dalla nascita, crescerà malaticcio e deforme; se l'intelligenza non si sviluppa bene, rimarrà in una situazione di inferiorità rispetto agli altri; se l'affettività non è regolata bene, si diventa disadattati o delinquenti o aggressivi. I doni, che riceviamo da Dio, hanno bisogno di un buon terreno e di accompagnatori preparati per svilupparsi. Impegniamoci a sviluppare i doni che Dio ci ha fatti. (b) Due di questi servi raddoppiano con il loro impegno quello che hanno ricevuto dal padrone (15-17 Subito 16 colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due); il terzo nasconde il talento sotto terra per non farselo rubare (18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone), uno stratagemma, frequente a quel tempo, di chi aveva denaro e oggetti preziosi, per evitarne il furto. Sembrerebbe una trovata intelligente e prudente, ma è contro gli interessi del padrone, è colpa e reato; lo stesso giudizio bisogna dare di chi non sviluppa le proprie qualità e potenzialità fisiche, psicologiche e spirituali. E’ indispensabile farlo per il nostro benessere e per la nostra felicità in questo mondo, per essere graditi a Dio e per andare in modo adeguato incontro ai bisogni del prossimo.

2. Torna il padrone e vuole fare i conti coi servi (19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro). (a) I primi due, che hanno raddoppiato quello che hanno ricevuto dal padrone (20 Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri  cinque”; 22 Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”), ricevono la stessa lode per la loro fedeltà e capacità (21.23 Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone) e la promessa di una grande ricompensa (21.23 sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto) e l'invito a godere l'intimità e la familiarità col padrone (21.23 prendi parte alla gioia del tuo padrone). Anche noi ci presenteremo a Gesù per il giudizio. Se abbiamo messo a frutto i doni di Dio per la sua gloria e per il vantaggio nostro e per il servizio dei fratelli, saremo ammessi in intimità con Dio Padre, Figlio e Spirito, e staremo nella gioia perfetta. E, se anche non fossimo stati fedeli e impegnati al 100%, almeno ci saremo pentiti – possibilmente per tempo - prima di morire e avremo cercato di riparare il male fatto, confidiamo ora e confideremo allora di essere salvati per la misericordia di Dio. (b) Il terzo servo, che non ha messo a frutto il talento, rimprovera il padrone, rinfacciandogli una presunta durezza (24 Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro) e un presunto sfruttamento del lavoro altrui (24 che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso); gli rivela i propri sentimenti di paura e gli restituisce il talento affidatogli (25 Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo). Il padrone gli rimprovera la sua pigrizia e malvagità e la sua concezione sbagliata su di lui (26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso), gli dice quello che avrebbe dovuto e potuto fare per salvare in parte gli interessi del padrone (27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse), gli fa togliere il talento e lo fa dare al primo servo (28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti) con la giustificazione che lo toglie all'indolente per darlo a chi lavora (29 Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha); infine lo fa cacciare nel luogo dell'oscurità e della sofferenza atroce (30 E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti). Stupido questo servo che offende il padrone e si limita a restituire quel che aveva ricevuto. Meglio avrebbe fatto  a riconoscere i propri limiti ed errori e chiederne perdono. Forse avrebbe trovato comprensione e compassione presso il padrone. Stiamo sempre attenti a tenere questo atteggiamento di pentimento nei confronti di Dio, perché purtroppo noi non facciamo il bene, che dovremmo fare, facciamo male il bene e operiamo il male. Guardiamoci nella coscienza con attenzione ed riconosciamo con umiltà il male che ci portiamo dentro; e affidiamoci alla misericordia di Dio.

II - Proverbi 31,10-13.19-20.30-31 – E’ un estratto di un inno alla donna, cosa insolita per quei tempi. Fortunato chi trova una donna di carattere, perché vale più di un tesoro (10 Una donna forte chi potrà trovarla?); essa è attiva e lavora lino e lana con le sue mani (13 Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani) e si avvale di ogni strumento di lavoro per vestire i componenti della famiglia (19 Stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso). Riscuote la fiducia del marito, perché non gli fa mancare niente (11 In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto), ed è sorgente di felicità per lui (12 Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita). Viene anche in soccorso del bisognoso (20 Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero). Così tutti hanno motivo di esserle riconoscenti e di lodarla in pubblico e in privato (31 Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città). Essa rappresenta la conferma che non vale la pena rincorrere nella donna i fugacissimi fascino e bellezza, mentre conta molto cercare in lei il timore di Dio (30 Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare); la ricchezza è secondaria rispetto a questo tipo di donna: Ben superiore alle perle è il suo valore (10). Una donna, che è piena di amore a Dio e ne rispetta le leggi, certamente ama il prossimo, a iniziare dalle persone più vicine a lei. Essa è un modello di vita per uomini e donne: dà a Dio l'amore rispettoso e al prossimo l’amore alla pari e si prende attivamente cura di tutti quelli che entrano nel suo raggio di azione.

III – 1Tessalonicesi 5,1-6 – (a) Paolo accenna ai Tessalonicesi la seconda venuta di Cristo e dice che non c'è bisogno che gliene scriva (1 Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva), perché essi sanno che la data del giorno del ritorno del Signore è sconosciuta: Gesù si presenterà all'improvviso. L’Apostolo usa due immagini per descrivere questo carattere inaspettato: il ladro di notte (2 infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte;cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro), e le doglie del parto (3 come le doglie una donna incinta); per questi due avvenimenti non si possono fare previsioni. Al giudizio universale, che ci sarà al ritorno di Gesù, nessuno potrà sfuggire, tanto meno i malvagi, per i quali esso sarà una rovina  (3 E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà… e non potranno sfuggire). Rinnoviamo la nostra fede che certamente il Signore verrà alla fine del mondo per la resurrezione di tutti gli uomini e per il giudizio universale, anche se non ne conosciamo la data. Questa ignoranza della data vale anche per l'incontro col Signore alla fine della nostra vita. Egli viene all'improvviso e possiamo assumere due atteggiamenti opposti: possiamo agire come i pagani (6 come gli altri), che stanno nelle tenebre (cfr. 4), appartengono alla notte e alle tenebre (cfr. 5), che dormono spiritualmente, oppure comportarci come i Tessalonicesi, che, sull’esempio di S. Paolo, rifiutano ogni malvagità (4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre; 6 Non dormiamo dunque come gli altri) e si lasciano guidare nel pensare dalla fede e nell’agire dalla carità (5 Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno), e perciò si astengono dalle bevande inebrianti, che inducono alla sonnolenza fisica e spirituale, e stanno ben svegli (6 ma vigiliamo e siamo sobri) ad aspettare l’incontro col Signore. In sostanza quelli che sono guidati dalla fede, che dà luce all'intelligenza, dalla carità, che riscalda la volontà, e dalla speranza, che fa desiderare i beni eterni, e quindi agiscono secondo i comandamenti, costoro sono veramente ben preparati a incontrare il Signore e a stare con Lui nella felicità perfetta per sempre.

EUCARESTIA. La Parola di Dio alimenta la nostra fede, speranza e carità, e ci prepara a offrire Gesù al Padre nella Messa e a offrirci insieme con Lui e a unirci a Lui nella comunione eucaristica. Essa ci fa incontrare Gesù nella fede ora e ci prepara all’incontro con Lui, giudice misericordioso, alla fine della nostra vita. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, che ci ottengano di essere partecipi adesso dei loro sentimenti, quando incontravano Gesù sotto i segni sacramentali, e di quelli che li animarono nell’incontro finale con Lui. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 32.ma dell’Anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di "omelia", ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la preghiera e meditazione personale e l'omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 

Tempo Ordinario: Domenica 32.ma dell'Anno A

I - Matteo 25,1-13 - Gesù continua a parlare del Regno dei Cieli (= di Dio) e ne presenta altre caratteristiche. In questa parabola Gesù parla di dieci vergini, invitate da uno sposo a fare da damigelle alla sua sposa, in occasione delle nozze; esse presero le loro lampade e andarono incontro allo sposo (1 Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo). Il numero 10 indicava la totalità e la società perfetta. Di queste, 5 vengono presentate come stolte (2 Cinque di esse erano stolte), perché furono imprevidenti, in quanto non portarono con sé olio di riserva (3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio), anche se sapevano bene che lo sposo poteva tardare con la sposa fino al mattino; 5 appaiono come sagge perché previdenti (2 e cinque sagge) giacché portarono l'olio con sé (le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi). Come spesso capitava, lo sposo tardava e tutte le ragazze, stolte e sagge, si rilassarono e dormirono (5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono). A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!" (6). Le damigelle si svegliarono e misero in ordine le lampade (7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade); le stolte si trovarono a corto con l'olio e ne chiesero alle saggie (8 Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono"); esse si rifiutarono, perché il poco che avevano bastava solo per le loro lampade; ma suggerirono loro di andare a comprarlo (9 Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene"). Le 10 vergini rappresentano gli uomini e lo sposo è Cristo nella sua seconda venuta alla fine del mondo – o anche alla fine della vita, che è per ciascuno la fine del mondo. Come non tutte le damigelle si fecero trovare pronte per la venuta dello sposo, così tanti si fanno sorprendere impreparati dalla venuta di Cristo come giudice. Le ragazze dovevano farsi trovare preparate; i discepoli devono essere rivestiti di Cristo (Rm 13,14; Gal 3,27) e praticare le virtù teologali, fede e speranza e carità (1Cor 13); in sostanza devono stare in grazia di Dio o perché mai hanno peccato (cosa difficile!) o hanno avuto il perdono dei peccati commessi e ne stanno facendo penitenza. Siccome non sappiamo quando Gesù ci chiamerà all'incontro con lui per mezzo di sorella morte, dobbiamo stare sempre pronti, perché non sappiamo se avremo tempo per prepararci all'ultimo momento. Se non saremo pronti per nostra stoltezza e imprevidenza, comunque per colpa nostra, ci troveremo esclusi dalla salvezza. Le 5 imprevidenti sapevano che lo sposo poteva ritardare, videro che le altre erano venute con l'olio di riserva e comunque avevano avuto tutto il tempo per andare a prenderlo; hanno preferito chiacchierare e dormire invece di badare al da farsi. Dio dà il tempo e l'intelligenza e le energie (la grazia!) per vivere bene e per sistemare tutto prima di morire, ma, se l'uomo non vuole, Dio rispetta con dispiacere la sua libertà, usata male nel caso di scelte sbagliate.

2. Arrivò lo sposo per la gioia di tutti ed entrarono alla festa e al banchetto di nozze le ragazze che erano pronte, solo cinque delle 10 convocate (10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa); poi arrivarono le altre che bussarono e pregarono di farle entrare (11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!"), ma lo sposo non ne volle sapere, dicendo che non le conosceva (12 Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco"), cioè non le riconosceva perché non si erano fatte trovare pronte. Gesù chiude la parabola con un ammonimento: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora (13). Da notare che lo sposo nella parabola usa lo stesso linguaggio di Gesù (Lc 13,25) quando esclude dal paradiso coloro che avevano predicato il Vangelo, anche con successo, ma senza metterlo in pratica. È questo il motivo che ci può escludere dalla salvezza: o rifiutare la fede o aver avuto la fede ma che non opera per mezzo della carità (Gal 5,6), che si manifesta anche nella vigilanza per accogliere Gesù come giudice. L'ammonimento finale di Gesù rivela il significato della parabola: occorre tenersi sempre pronti perché non sappiamo l'ora della venuta di Gesù e del suo giudizio. Egli viene come sposo, che vuole portare la felicità, ma tutto dipende da qual è la nostra situazione spirituale nell'accoglierlo.

II - Sapienza 6,12-16 – La Sapienza viene presentata come uno splendore, una luce che non si offusca, un fiore che non appassisce (12 La sapienza è splendida e non sfiorisce); essa si rende ben visibile (12 facilmente si lascia vedere) e si lascia trovare subito (12 si lascia trovare) da coloro che la desiderano (12), da quelli che l'amano e perciò la cercano (12 da coloro che la amano... e da quelli che la cercano); anzi essa anticipa coloro che vanno alla sua ricerca (13 Nel farsi conoscere previene; 16 poiché lei stessa va in cerca) per farsi conoscere. In effetti, se qualcuno la ricerca di mattino presto, la trova già davanti alla propria porta ad aspettarlo (14 Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta). Si diventa degni di lei, grazie al dono che lei fa di se stessa agli uomini (16 di quelli che sono degni di lei), mostrandosi benevola verso di loro e accompagnandoli e sostenendoli in ogni loro progetto (16 appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro). Meditare su di lei porta a formarsi un intelligenza perfetta (15 Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta) e chi dedica il tempo a lei partecipa della pace di chi si affida a Dio (15 chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni). Dio è potenza, sapienza e bontà infinita e in tutte le creature lascia un'impronta di questi suoi attributi: anzi è presente lui stesso come continua sorgente di questa impronta. La Sapienza di Dio si manifesta agli uomini per mezzo della sua Parola, che ci rivela Dio e ce lo fa conoscere nei suoi attributi, nel suo modo di pensare e nelle sue azioni, come guida la storia. La Legge di Dio, conosciuta e messa in pratica dal fedele, diventa la Sapienza divina partecipata ai singoli uomini, perché grazie a essa essi sono guidati a pensare e amare come Dio e ad agire di conseguenza. Chiediamo il dono dello Spirito, che Dio ci vuole dare subito (Lc 11,13): è lo Spirito ci dà la Sapienza (Is 11,1ss); S. Giacomo afferma che Dio è dispostissimo a concederla a chi la chiede con fede e insistenza (Gc 1,5-6); possiamo anche usare la preghiera attribuita a Salomone (Sap 9,1ss).

III - 1Tessalonicesi 4,13-18 - Gesù è morto, risorto e salito al cielo (14 Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto) e verrà una seconda volta alla fine del mondo, che si realizzerà in data sconosciuta. Allora Gesù prenderà i morti del passato e i vivi del tempo finale e li porterà in paradiso. I credenti di oggi vivono e muoiono e vengono sepolti; la loro anima, separata dal corpo al momento della morte, si presenta al giudizio di Cristo e secondo le sue azioni viene ammessa in paradiso o mandata in purgatorio, per completare la purificazione, oppure inviata all'inferno, a seconda di come ha praticato la fede e la carità, di come ha rispettato i comandamenti. I Tessalonicesi hanno sentito che quelli che saranno vivi al momento della seconda venuta di Cristo parteciperanno al trionfo di Cristo; ma si chiedono: che succederà dei morti prima della seconda venuta di Cristo? non parteciperanno al trionfo di Cristo? Paolo spiega che Gesù verrà dal Cielo sulla terra per ordine del Padre, che si rivelerà nella parola di un Angelo, accompagnata dal suono di tromba (16 Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo); subito risorgeranno i credenti in Cristo, già morti (16 E prima risorgeranno i morti in Cristo); poi, i morti risuscitati e i viventi del tempo, ormai trasformati, saranno portati verso il Cielo per andare incontro a Gesù e per stare per sempre con Lui a condividere l'eternità beata (17 quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore). Come si vede, Dio radunerà tutti, vivi e morti, per mezzo di Gesù e con Lui (14 così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti) e perciò i vivi al momento alla fine del mondo non avranno nessun vantaggio su quelli che saranno già morti (15 infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti). Queste sono verità insegnate da Gesù stesso: Sulla parola del Signore (15). I Tessalonicesi, che o non sapevano o non avevano capito bene questi insegnamenti, stavano nella tristezza circa la sorte di quelli che morivano prima della venuta di Cristo (13 Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi); questo sentimento si spiega per i pagani, che sono senza fede e speranza (13 come gli altri che non hanno speranza), ma chi crede in Cristo deve trovare consolazione nella Sua Parola (18 Confortatevi dunque a vicenda con queste parole). Anche noi cerchiamo luce e conforto nella Parola di Dio circa la nostra sorte eterna e quella dei nostri cari, e sempre se siamo nella sofferenza; le nostre preghiere sono più utili delle nostre lacrime.

EUCARESTIA. All'incontro con Cristo nell'Eucarestia dobbiamo andare ben preparati, rinnovando la nostra fede e il nostro amore a lui e ai fratelli. L'ascolto della Parola di Dio ci dà l'ultimo tocco di preparazione. Tanto più dobbiamo tenerci sempre preparati all'incontro con Cristo alla fine della nostra vita. Chiediamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di pregare sempre per noi adesso e nell'ora della nostra morte, perché possiamo ricevere tutta l'assistenza necessaria per il grande passaggio, la nostra pasqua (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Tutti i Santi

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Tutti i Santi

I - Matteo 5,1-12a - 1. Gesù salì sul monte, seguito dalle folle, e lì Gli si accostarono i discepoli per stare con lui e per ascoltarlo (1 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli). Gesù insegnava loro (2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo) la legge di Dio. Anche Mosè era salito sul monte Sinai, ma da solo perché al popolo Dio aveva proibito di avvicinarsi al Monte; qui Dio diede a Mosè la Legge dell'AT, che egli doveva trasmettere al popolo. Su un monte della Galilea Dio Padre parla al popolo per mezzo di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, per indicare la legge da osservare per percorrere la via della salvezza, dopo che si è entrati nel Regno di Dio; Gesù indica le caratteristiche di coloro che ne diventano “proprietari” (3 perché di essi è il regno dei cieli; 10 perché di essi è il regno dei cieli), giacché vi entrano e si fanno sudditi di Dio, anzi e soprattutto figli. Il discepolo deve rispettare i suoi doveri (a) verso Dio: essere desideroso di fare sempre azioni giuste, che corrispondano alla volontà di Dio (6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia), essere distaccato dai beni relativi di questo mondo per dare il primo posto a Dio (3 Beati i poveri in spirito), avere pazienza nella sofferenza (4 Beati quelli che sono nel pianto), avere mente e cuore correttamente rivolti verso Dio (8 Beati i puri di cuore), (b) verso il prossimo: avere sentimenti e opere di misericordia (7 Beati i misericordiosi), mettere pace fra i fratelli (9 Beati gli operatori di pace), essere affabili e accoglienti (5 Beati i miti) e infine accettare la persecuzione, nonostante il nostro impegno a vivere nell'obbedienza a Dio (10 Beati i perseguitati per la giustizia) e a causa della nostra fedeltà e amore a Gesù (11 per causa mia). Occorre sopportare insulti, persecuzioni, e calunnie (11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi). Chi vive così, cioè come Gesù, Maria e Giuseppe, i Santi, fa parte già sulla terra del Regno di Dio. Chi ci darà la forza per vivere a queste altezze? Sarà lo stesso Gesù che ci parla e ci tiene uniti a Lui, per mezzo dello Spirito Santo, che mette in noi la fede, speranza e carità; sono necessari la preghiera e i sacramenti. Chiediamo la grazia di valorizzare questi mezzi.

2. Quelli che fanno la volontà di Dio, fedeli fino a sopportare le persecuzioni, appartengono già, al presente, al Regno di Dio, anzi ne sono “proprietari” (3.10), mentre in futuro godranno la misericordia di Dio (7 perché troveranno misericordia) e saranno chiamati figli di Dio (9 perché saranno chiamati figli di Dio) - anzi lo sono già da ora (1Gv 3,1-3) -, vedranno Dio faccia a faccia (8 perché vedranno Dio), giacché saranno ammessi al Paradiso (5 perché avranno in eredità la terra), come gli Ebrei alla Terra promessa; essi sperimenteranno non solo la consolazione (4 perché saranno consolati), ma la felicità piena (6 perché saranno saziati). In sostanza i discepoli di Gesù, perché figli di Dio e misericordiosi, distaccati dai beni di questo mondo, avranno intimità con Dio quaggiù come anticipo, caparra, preludio del possesso pieno di Dio, del godimento perfetto di lui: essi hanno detto di sì a Dio sulla terra per mezzo della fede, speranza e carità, e Dio ha comunicato loro la vita divina, la quale fiorisce nella visione facciale e conoscenza senza veli, nell’amore senza limiti e nel godimento perfetto dell'eternità: questa è la grande ricompensa in paradiso: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (12); staremo tutti insieme con Dio, sommo bene e fonte di ogni bene e felicità. Dio, Padre e  Figlio e Spirito, si offre completamente a noi e ci accompagna nel cammino verso di Lui: Lui c’è all'inizio e nella prosecuzione del cammino e Lui troviamo alla fine. I Santi l’hanno creduto e gustato sulla terra e adesso lo godono in Paradiso. Seguiamone le orme, praticando le beatitudini.

III - 1Giovanni 3,1-3 - San Giovanni si rivolge ai suoi lettori e a noi e ci invita a considerare, a contemplare e a gustare l'amore, che Dio Padre ha per noi e ciascuno di noi, per il fatto che Egli ci ha proclamati suoi figli e ci ha fatti realmente tali (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Altroché essere figli di ricchi o di potenti di nobili o di re o roba di questo genere: noi siamo veramente figli di Dio! Sappiamo che lo siamo già da ora (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio), ma c'è qualche cosa che non sappiamo e cioè quel che saremo in futuro nell'aldilà, perché ancora non c'è stato fatto conoscere (2 ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato) da Dio. Se essere figli di Dio ora è già bellissimo - è opera dell'amore onnipotente di Dio -, certamente dobbiamo aspettarci che l'amore di Dio farà cose ancora più grandi per noi nell'Aldilà, ben al di là di ogni nostra immaginazione. Comunque, qualche cosa sappiamo (2 Sappiamo però che): (a) o Dio o Gesù si manifesterà (2 quando egli si sarà manifestato), (b) Lo contempleremo faccia a faccia (2 perché lo vedremo così come egli è), (c) e perciò saremo simili a Lui (2 noi saremo simili a lui). Gli assomiglieremo, la Sua immagine sarà riprodotta in noi, il nostro volto sarà simile al Suo; vedremo Dio senza veli, lo ameremo senza limiti, godremo la felicità perfetta. Nel frattempo, ora qui sulla terra, dobbiamo fare due cose: (a) alimentare la nostra fede in queste verità, considerare che Egli è puro e santo e purificarci dai peccati con la penitenza, giacché tutti siamo peccatori (3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro) e (b) non aspettarci niente dal mondo e dalla sua mentalità, poiché esso non conosce Dio (o Gesù) e quindi non ha idea che cosa significhi essere figli di Dio (2 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui) e che cosa siano le realtà spirituali (cfr. 1Cor 2,14); intanto dobbiamo già contemplare Dio in Cristo da ora per mezzo della meditazione, perché essa  accelera molto il nostro processo di rassomiglianza con Dio e con Cristo.

II - Apocalisse 7,2-4.9-14 (a) Giovanni ha una visione di qualcosa che avviene sulla terra. Vede venire dall'Oriente un Angelo, che porta con sé il sigillo del Dio vivente (2 E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente); egli grida ai quattro Angeli, che presiedono alla devastazione della terra e del mare (2 E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare), di aspettare che i Servi di Dio siano prima segnati con sigillo di Dio (3 «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio») per preservarli dal male; sono 144.000 e appartengono al popolo ebraico (4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele). Dio amava gli ebrei e li ama ancora oggi e per sempre e ne vuole salvare tanti: 12 è il numero delle tribù di Israele; esso viene moltiplicato per sé stesso e per 1000 per indicare il gran numero e la totalità. Qui assistiamo alla loro preservazione dal castigo, grazie al Tau, impresso sulla fronte, che già nell’AT è simbolo dell’appartenenza a Dio e della salvezza e nel NT è riproduzione della croce. (b) Oltre gli Ebrei, Giovanni vede che vengono salvati ancora un numero immenso di uomini e donne, provenienti da tutti i popoli della terra (9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua): essi stanno in piedi, segno della loro vitalità; sono vestiti di bianco, il colore di Dio e dell'eternità; hanno rami di palme nelle mani, segno di vittoria sui nemici; sono davanti al trono di Dio Padre e di Gesù, e quindi in paradiso (9 Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani). Essi gridano la loro lode a Dio Padre e a Gesù, origine della salvezza (10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello»). A loro si associano Angeli innumerevoli e i ventiquattro Anziani, cioè i Patriarchi delle 12 Tribù e i 12 Apostoli, e i quattro Esseri viventi, che si prostrano in adorazione davanti a Dio, che siede sul trono, (11 E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo); essi proclamano che da Dio viene tutto e a lui tutto deve tornare: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen» (12). Uno degli Anziani spiega a Giovanni chi sono i vestiti di bianco (13-14 Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». 14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai»): sono quelli che hanno lasciato questo mondo e sono entrati nell'eternità felice grazie al battesimo (14 e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello), specie i Martiri della fede (14 E lui: Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione); perciò sono diventati splendidi, in quanto partecipi dello splendore stesso di D io, grazie all'opera redentrice di Cristo. Tutti siamo chiamati a far parte di questo secondo gruppo, la folla innumerevole. Dobbiamo ascoltare la predicazione, credere al Vangelo, a Cristo, che ci parla ancora oggi, ricevere il battesimo e gli altri sacramenti, purificarci sempre più dai nostri peccati, fare il bene e avere pazienza nelle sofferenze, specie per la fede.

EUCARISTIA. La Parola di Dio, che ascoltiamo, è sorgente di luce ma anche di forza, e tanto più lo è l’unione con Gesù nell’offrici con Lui al Padre in sacrificio e nella Comunione. Chiediamo alla Vergine Maria e S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni, ai tanti santi non canonizzati, specie se nostri parenti, di seguire le loro orme nel cammino verso la salvezza. (mons. Francesco Spaduzzi)