1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

leggi tutto...

Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
    Leggi tutto...
  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

    Leggi tutto...
  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

    Leggi tutto...

Tempo Ordinario: Domenica VII Anno A

PDF Stampa E-mail

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica VII  Anno A

I - Matteo 5,38-48  - 1. Gesù presenta un’antitesi fra l'AT e i tempi nuovi, fra la legge antica e la nuova. Nell'AT valeva il principio: Occhio per occhio dente per dente, la cosiddetta legge del taglione (39 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; cfr Es 21,24), che si ritrova anche nei codici di 2000 anni prima di Cristo, p. es. nel Codice di Hammurabi (circa 1800 a.C.); esso già era un principio di equilibrio, perché esigeva che la riparazione corrispondesse al danno effettivamente arrecato, e non all'ira o alla prepotenza dell'offeso: Lamec pretendeva una riparazione 77 volte superiore (Gn 4,24)! Gesù rifiuta la legge del taglione e lo spiega con 4 esempi. Egli raccomanda (a) di non vendicarsi di chi ci fa del male (39 Ma io vi dico di non opporvi al malvagio) e di porgere la guancia sinistra a chi colpisce la destra (39 anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra); (b) di lasciare anche il mantello a chi vuol intentare un processo per la camicia (40 e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello); (c) di accompagnare per 2 km chi vuole obbligare a fare un Km (41 E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due); (d) di dare e prestare generosamente a chi chiede (42 Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle). Gesù parla in modo parabolico. Il cristiano, leso nei suoi diritti, certamente deve avere un comportamento nuovo, rispetto a quello dell'AT; comunque non vanno prese alla lettera le parole di Gesù: egli vuol dire che non bisogna rispondere al male col male - cosa che creerebbe due cattivi invece di uno - ma deve rispondere col bene al male. Non è certo obbligato a offrire l'altra guancia, perché neanche Gesù l'ha fatto davanti ad Anna (Gv 18,22-23) e neanche Paolo davanti al Sinedrio (At 23,1-3). La carità può obbligare a subire un'ingiustizia senza protestare, ma non è la via normale. La legge evangelica non cancella i rapporti e neanche le leggi dello Stato che regolano i rapporti, ma nostro Signore insegna qualcosa che è più alto della semplice giustizia. A volte è necessario rivendicare i propri diritti e sarebbe addirittura peccato non farlo; così potrebbe essere sbagliatissimo prestare e dare a tutti tutto quello che chiedono: a un tossicodipendente o alcolizzato bisogna rifiutare i soldi perché se ne potrebbe servire per la droga o l’alcool. Se questi chiedono soldi per mangiare, è prudente dar loro il cibo ma non i soldi. L’amore deve essere dato a tutti senza limiti, ma l’elemosina e le espressioni di relazione vanno fatte tenendo conto delle situazioni concrete.

2. L'ultima antitesi riguarda l'amore al prossimo. Nell'AT era comandato l'amore al prossimo (43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo; cfr Lv 19,18), ma non l'odio dei nemici (43 e odierai il tuo nemico), anche se ci sono vari testi, che raccomandano di tenersi lontano dagli altri popoli, perché potevano portare all'idolatria, e altri testi, che non sono teneri verso i nemici del popolo ebreo (Sal 137,8-9; 139,21-22); purtroppo gli Ebrei ritenevano per “prossimo” solo quelli del proprio popolo. Gesù propone il suo comandamento dell'amore al prossimo: egli ordina proprio l'amore per i nemici e i persecutori, per i quali occorre pregare (44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano), e dà due motivazioni: (a) per poter essere veramente figli di Dio, del Padre di tutti gli uomini, che è nei cieli e che dona il suo sole e la sua pioggia senza fare differenza fra amici e nemici (45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti); (b) per poter meritare la ricompensa del Padre Celeste: non possiamo pensare di riceverla se amiamo e salutiamo solo chi ci ama e ci saluta, come sanno i pubblici peccatori (46 Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?) o come fanno anche i pagani (47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?). Il nostro modello di comportamento deve essere il Padre Celeste e dobbiamo tendere a essere perfetti come lui (48 Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste), e come Gesù, che ha pregato per i persecutori sulla croce (Lc 23,34). L'amore del prossimo, che Dio ci propone nella sua Parola attraverso Gesù, è veramente divino e ci porta all'altezza della nostra dignità di suoi figli: rendere male per bene è diabolico - e ogni peccato è rendere male a Dio che ci vuole bene e ci fa il bene -; rendere bene per bene è umano – è spontaneo in chi ha un minimo di equilibrio psicologico -; rendere bene per male è proprio di Dio: del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, come ci fa conoscere la storia della salvezza. Con le nostre forze non ce la faremo mai, ma con la grazia di Dio tutto è possibile.

II - Levitico 29,1-2.17-18 - (a) Dio ordina a Mosè (1 Il Signore parlò a Mosè e disse) di parlare a tutto il popolo di Israele, ordinando loro di diventare santi, perché egli, il Signore loro è santo: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo (2): in questo modo mostreranno l'amore verso Dio. L'amore crea unione; ma se Dio è santo e il popolo non lo è, l'unione non si realizza. Il popolo ebreo deve essere santo per due motivi: perché ogni uomo è creato a somiglianza di Dio (Gn 1,26), e quindi deve riprodurre in sé questa realtà divina che è la santità; e anche perché è stato riscattato da Dio per farlo suo popolo e quindi appartenergli. La santità di Dio sta nell'escludere il male e fare il bene; così deve fare anche il fedele ebreo, scegliendo di praticare la Legge di Dio. (b) Il fedele deve praticare l'amore verso il prossimo (18 ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore). Anche tutti gli altri uomini sono a immagine di Dio, e specie quelli annessi al suo popolo. Anzitutto non deve covare odio nel proprio cuore (17 Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello) o rancore (18 e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo), che sono all'origine delle vendette (18 Non ti vendicherai); inoltre occorre rimproverare il fratello apertamente per i suoi peccati per evitare di diventarne corresponsabile (17 rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui). Non è sempre facile rimproverare; occorre osservare le condizioni per la correzione fraterna: avere una certa autorità almeno morale o ascendente sulla persona da correggere, ci sia fondata speranza che accetterà, farla con molto garbo. Amare il prossimo come se stessi è definita la regola d’oro ed è misura di equilibrio; essa si esprime in termini negativi: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” e in termini positivi: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti (Mt 7,12). Ma Gesù è andato ben oltre la regola d’oro, perché ha chiesto ai suoi discepoli l’amore sia per i nemici sia per il prossimo come Lui ha amato noi: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv 15,12); questo è il criterio più sicuro perché a volte si intende l'amore verso di noi e i familiari in modo squilibrato, come l'“amore” possessivo e la gelosia esasperata, che sono segni di debolezza psicologica e soprattutto di incapacità di amare.

III - 1Corinzi 3,16-23 – (a) Per gli Ebrei la casa di Dio era il Tempio di Gerusalemme, ma molte volte Dio aveva precisato che abitava in mezzo al popolo (Lv 26,12), e questa presenza si manifestò prima dell’esistenza del Tempio e dopo la distruzione di esso. Il Tempio di Dio era considerato santo, perché dimora di Dio e partecipe della sua santità e la sua profanazione attirava l’ira e i castighi di Dio. Poiché il Popolo di Dio era anche dimora di Dio, anche la profanazione di esso non sarebbe sfuggita ai castighi. S. Paolo si rivolge proprio all’insieme dei membri della Chiesa di Corinto e ricorda loro che essi sono il tempio di Dio, dove abita lo Spirito di Dio (16 Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?). Gesù aveva detto che dove due o tre sono riuniti nel suo nome, cioè in quanto discepoli, egli è presente in mezzo a loro (Mt 18,20); anche qui vale che profanare il tempio di Dio, che è la comunità dei fedeli (17 Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi) provoca l’ira e i castighi di Dio, fino alla distruzione (17 Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui). Le divisioni fra i Corinzi costituivano un attentato al tempio di Dio, che è la comunità; Paolo li avverte che i castighi di Dio sono già in corso, per es. a causa dei disordini nella celebrazione eucaristica  (1 Cor 11,20-34). Anche noi stiamo attenti a non creare divisioni delle nostre comunità e ancora meno nella Chiesa Universale e a non aderire a gruppi, che fomentano le divisioni: ciò dispiace molto al Signore. (b) S. Paolo raccomanda ancora di non crearsi illusioni e inorgoglirsi per la sapienza mondana (18 Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo), perché Dio la giudica negativamente (19 perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio). Per sapienza mondana non si intende la cultura, che la cosa positiva, ma quel modo di giudicare la realtà, escludendo Dio e i suoi insegnamenti da essa, secondo i modi di vedere di questo mondo: per es. Gesù proclama che sono beati i poveri e quelli che hanno il cuore distaccato dai beni di questo mondo; la mentalità mondana invece dice beati ricchi, ecc. Dio rifiuta questo tipo di sapienza e Paolo cita due testi dell'AT: Dio fa cadere i sapienti (mondani) nella trappola della loro astuzia (19 Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia; cfr Gb 5,13) e Dio conosce i pensieri dei sapienti e sa che non valgono nulla (20 E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani; cfr Sal 94,11). Paolo perciò li invita a diventare pazzi agli occhi di questo mondo e questo significherà che hanno acquistato la Sapienza Divina (18 si faccia stolto per diventare sapiente), che porta a condividere il modo di pensare di Dio per mezzo della fede e del dono dello Spirito, che è la sapienza, collegata coi doni dell’intelletto e della scienza e del consiglio. Paolo esorta infine di non vantarsi di appartenere a qualcuno (21 Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini), che non sia Dio stesso, perché tutto appartiene a Dio: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro (22): e quindi tutto appartiene ai Corinzi ed è al loro servizio (21 perché tutto è vostro; 22 tutto è vostro!); ma essi appartengono a Cristo e Cristo al Padre: Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (23). Stiamo attenti a non lasciarci guidare dai criteri della sapienza mondana nell’impostazione della nostra vita e nelle nostre scelte e decisioni: impegniamoci a crescere nella fede e nella carità, che ci uniscono e Dio e ci rendono partecipi del suo modo di pensare e di amare.

EUCARESTIA. Essa è fatta dalla Chiesa e fa la Chiesa. Nella Messa ascoltiamo la Parola di Dio, che ci rende partecipi del modo di pensare di Dio, e ci uniamo a Gesù Eucarestia, che ci abilita a trasformare la nostra vita secondo il suo modo di vivere: non possiamo aspettarci di più e di meglio per pensare e vivere da sapienti secondo Dio. Preghiamo la Sede della Sapienza e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni e Santi di oggi, che ci ottengano di essere sapienti in tutto come loro. (mons. Francesco Spaduzzi)