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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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Tempo Ordinario: Domenica 22 C

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Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )  

Tempo Ordinario: Domenica 22 C

I - Luca 14,1.7-14 – 1. (a) Gesù a un'attenzione particolare per i Farisei e perciò accetta i loro inviti a pranzo (1 Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo), nei quali aveva occasione di parlare, e quindi di proporre il Vangelo della salvezza. E’ il terzo invito che accetta, ma questi pasti finiscono sempre in un conflitto (7,36; 11,37). Gesù offre la Parola ma essi la rifiutano, perché attaccati alle loro interpretazioni dell'AT e alle loro idee e tradizioni umane. E io accetto integralmente la Parola di Gesù senza riserve, anche quando mette in discussione le mie idee personali e soprattutto i miei gusti? (b) Gesù osservava che alcuni invitati sceglievano volentieri i primi posti. Ne approfitta per dare loro alcune raccomandazioni (7 Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti); suggerisce che, quando qualcuno è invitato a nozze, non deve occupare i primi posti, perché potrebbe esserci un invitato più importante di lui (8 Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te):  in questo caso l’invitante sarà costretto a venire e dire all’invitato meno importante: "Cedigli il posto"; allora questi, pieno di vergogna, dovrà prendere l'ultimo posto (9 e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto). Gesù consiglia all’invitato a nozze, a sedersi prudentemente all'ultimo posto. Quando arriverà lo sposo, gli dirà: "Vieni, amico! Prendi un posto migliore". E questo sarà per lui motivo di onore di fronte a tutti gli invitati (10 Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali). Ricordiamoci: chi si esalta sarà abbassato; chi invece si abbassa sarà innalzato! (11 Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato). Questa indicazione di Gesù sembra solo una semplice regola di buona educazione, ma è anche norma di prudenza nelle relazioni sociali per evitare brutte figure (Pr 25,6-7), e sopratutto può essere letta anche come una parabola. In quest’ultimo caso è Dio che invita tutti gli uomini a un banchetto e ognuno di noi deve rispondere con umiltà, nel senso che se ne ritiene indegno proprio come il centurione (Mt 8,8): egli va a occupare l'ultimo posto perché si sente l'ultimo di tutti come il pubblicano della parabola (Lc 18,13). Il banchetto potrebbe essere quello delle nozze dell'Alleanza (Lc 5,35). Inoltre la falsa umiltà può essere gratificante davanti agli uomini, non davanti a Dio. L’umiltà è quella porta stretta, che dà accesso alla salvezza (Lc 13,24), perché Dio disperde i superbi e innalza gli umili (1,51-52). Umiltà e povertà come virtù sono vicinissime (Lc 6,20). Dobbiamo umiliarci sempre davanti a Dio (Gc 4,10; 1Pt 5,56) e davanti agli uomini con prudenza e sempre con verità. Umiltà è riconoscere che di tipicamente nostro abbiamo solo miseria e peccato, mentre il bene che abbiamo viene tutto da Dio: questo lo dobbiamo riconoscere davanti a Dio e agli uomini.

2. Poi Gesù raccomanda al suo ospitante di non invitare i suoi amici e parenti e i ricchi vicini, quando offre un banchetto, giacché questi hanno la possibilità di contraccambiare l’invito e così di ricompensarlo (12 Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio). Gesù invita, invece, a chiamare i poveri, gli storpi, gli zoppi e i ciechi (13 Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi);  in tal modo avrà motivo di rallegrarsi, perché queste categorie non hanno la possibilità di ricambiargli l'invito; Dio stesso gli darà la ricompensa alla fine del mondo, quando i giusti risorgeranno (14 e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti). Noi dobbiamo fare il bene per aiutare il prossimo e non per ricevere la ricompensa in questo mondo, ma per ottenerla da Dio nell'eternità. In effetti la motivazione, che piace a Dio nel nostro soccorso al prossimo, è che in questi noi teniamo in conto l'immagine di Dio (Gn 1,26), o anche e meglio la presenza di Cristo (Mt 25,31-46): in tal modo dimostriamo di aver fatto il bene per amor di Dio e di Cristo e possiamo ricevere da Loro la nostra giusta ricompensa.

II - Siracide 3,17-20.28-29. Occorre avere un orecchio attento ad ascoltare la Parola di Dio e le parabole e meditarle per capirle e applicarle alla propria vita: così si forma in noi un cuore sapiente, si sviluppa in noi la sapienza del cuore, e questo è quanto desidera un saggio al di sopra di tutto (29 Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio). Egli, guidato dalla Parola di Dio, accettata con fede e meditata, vede intorno a sé molti uomini superbi e orgogliosi (19 Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi), e si rende conto che per loro non c'è rimedio, perché il male è consolidato nel loro cuore, vi ha gettato profonde radici (28 Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male). E’ necessario evitare la superbia e praticare l'umiltà (18 Quanto più sei grande, tanto più/ fatti umile; 20 dagli umili), e con questa anche la virtù gemella, che è la mitezza (17 Figlio, compi le tue opere con mitezza; 18 ma ai miti Dio rivela i suoi segreti). Praticare l'umiltà significa riconoscere che tutto il bene che abbiamo viene da Dio e tutto il male che abbiamo viene da noi: questo lo dobbiamo riconoscere davanti a Dio e davanti agli uomini. I risultati saranno meravigliosi: saremo amati dagli uomini (17 e sarai amato più di un uomo generoso) e soprattutto troveremo il favore di Dio (18 e troverai grazia davanti al Signore), che ci rivelerà i suoi segreti (19 Dio rivela i suoi segreti), perché sa che non ci appropriamo dei suoi doni, glieli attribuiamo e lo glorifichiamo (20 Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato). Gustiamo la Parola di Dio con la meditazione come Maria (Lc 2,19.51). Se la penetriamo con la meditazione e la contemplazione, - o meglio, se ci lasciamo penetrare da essa -  la faremo nostra e condivideremo il modo di pensare di Dio, che è infinita sapienza. Faremo nostre anche le virtù dei Cuori di Gesù e di Maria, che sono la mitezza e l'umiltà (Mt 11,25) e godremo del favore di Dio e della simpatia degli uomini.

III - Ebrei 12,18-19.22-24a – (a) Gli Ebrei, quando furono invitati a incontrare Dio, si trovarono di fronte a qualcosa di visibile e palpabile, come un fuoco ardente, oscurità e tenebre tempesta e strepito di trombe e clamore di parola (18 a qualcosa di tangibile… a un fuoco ardente… a oscurità, tenebra e tempesta… a squillo di tromba e a suono di parole) e si spaventarono tanto che supplicarono Dio di non aggiungere altra parola (19 mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola). Dio si presentò al Sinai accompagnato da manifestazioni, che incutevano terrore, tanto che gli Ebrei temettero di morire. Questo serviva loro per intuire qualcosa della infinita grandezza e potenza di Dio e sviluppare il timore di Dio, cioè l’amore rispettoso verso di lui. Serve anche a noi oggi, che tendiamo a banalizzare tutto. (b) Invece i cristiani non si avvicinano a Dio, che si presenta con queste manifestazioni terrificanti (18 Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, 19né a squillo di tromba e a suono di parole), ma in un clima di gioia e serenità: essi si avvicinano al monte Sion e alla Gerusalemme Celeste, che è la città del Dio vivente, dove ci sono miliardi di angeli, riuniti in festa, e ci sono gli uomini salvati: i loro nomi sono scritti nel cielo (22-23 Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa 23 e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli), ma soprattutto a Dio, giudice universale, agli spiriti dei giusti resi perfetti (23 al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti), ma in particolare a Gesù, mediatore della nuova Alleanza (24Gesù, mediatore dell’alleanza nuova). In sostanza l'Autore contrappone il carattere sensibile e materiale della Antica alleanza a quello più intimo e spirituale della Nuova Alleanza, ma vuole anche sottolineare la vicinanza e accessibilità di Gesù, Dio fatto uomo, mediatore della nuova alleanza. E chi ha paura di avvicinarsi a un bambino, come è il Bambino Gesù? e questo bambino è Dio! E nessuno ha paura di avvicinarsi al Cristo crocifisso, che si è lasciato tanto maltrattare e si è consegnato alla morte per la nostra salvezza. Non hanno avuto paura i suoi carnefici di fargli tanto male, avremo timore noi di avvicinarci con fede e adorazione e speranza e amore e pentimento dei peccati? Certamente no: egli ci mostra il Cuore e ci dice: Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò (cfr Mt 11,28).

EUCARESTIA. Qui è presente Gesù in modo specialissimo, ma Gesù è presente int anti modi in mezzo a noi:  Valorizziamo la presenza eucaristica di Gesù ma anche quella nella sua Parola, nei fratelli, nel nostro cuore. Nell’incontro con Gesù abbiamo sempre il dono dello Spirito Santo e la nostra santificazione viene assicurata dalla sua attività dentro di noi. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, che ci ottengano molta fede nelle varie presenze di Gesù per crescere rapidamente nella santità. (Mons. Francesco Spaduzzi)