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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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TEMPO PASQUALE: DOMENICA 5 C

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I - Giovanni 13, 31-33 a. 34-35 - Gesù annunciò il tradimento di Giuda (Gv 13,21-30) e Giuda uscì dal Cenacolo per consegnare Gesù ai nemici. Gesù commentò quello che stava avvenendo con un linguaggio, che i discepoli di allora non capirono subito e che quelli di oggi continuano a fare difficoltà ad accettare. Col tradimento di Giuda iniziava la Passione di Gesù, che egli viveva in piena obbedienza al comando del Padre e come segno del suo amore verso di lui (Gv 14,31). Questa obbedienza dava la massima gloria al Padre (31 e Dio è stato glorificato in lui); la conseguenza sarebbe stata che il Padre avrebbe glorificato a sua volta il Figlio e lo avrebbe fatto presto (31-32  Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato… 32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito) con la Resurrezione e Ascensione. Ché voleval dire Gesù? Secondo il Vangelo di Giovanni la Passione e Morte e la Resurrezione e Ascensione di Gesù, il momento culminante della Sua vita, va considerato come un unico avvenimento: il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1), cioè la pasqua di Gesù. Invece i Vangeli Sinottici (Mt, Mc, Lc) e S. Paolo (Fil 2,6-11) nella pasqua di Gesù sottolineano e distinguono le due fasi: la prima è quella della sofferenza e umiliazione (Passione e Morte), mentre la seconda è il tempo della gioia e glorificazione (Resurrezione e Ascensione). E’ un modo diverso di presentare la Pasqua di Gesù da parte di Giovanni rispetto ai Vangeli Sinottici e Paolo. Ma in  entrambi c’è l’idea che la seconda fase suppone la prima: Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,26); In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12,24). Tanta sofferenza di Gesù per nostro amore ci deve aiutare a sopportare con pazienza le sofferenze della vita in unione con Lui sofferente e per le sue stesse motivazioni di fondo: l’amore al Padre e all’umanità, ma anche in vista della gloria, che il Signore vuole darci, come l’ha data al Figlio resuscitato. La sofferenza e la morte sono la fase e base dolorosa, che precede la nostra glorificazione e ne è condizione indispensabile, come lo è stato per Cristo. Chiediamo la grazia di saper vedere in questa ottica le sofferenze della vita in modo da percepirne sempre meglio l’importanza per la nostra salvezza e quella del prossimo. Pensiamo al messaggio della Madonna a Lourdes e Fatima: preghiera e sacrifici o penitenza per la conversione dei peccatori.

2. Gesù ricorda ai discepoli quello che già altre volte ha detto loro e che essi fanno difficoltà ad accettare, cioè che ancora per poco tempo starà presente in modo visibile in mezzo a loro (33 Figlioli, ancora per poco sono con voi) e ripete loro il comandamento dell’amore reciproco (34 che vi amiate gli uni gli altri), che Eglipresenta come comandamento nuovo (34 Vi do un comandamento nuovo cfr 1Gv 2,7-8; 2Gv 3), ma che in realtà è anche antico, in quanto si trova nell’AT (Lv 19,18: amerai il tuo prossimo come te stesso). Ma Gesù ha ragione nel presentarlo come nuovo. Vediamo il perché. Gesù dichiara altrove che, come il Padre ha amato lui, così Egli ama i discepoli (Gv 15,9: Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi), cioè l'amore, che il Padre ha per Gesù, è per Lui la sorgente del suo amore per i discepoli e anche il modello, al quale Egli si ispira per amarli: amore infinito e generoso. Gesù ordina ai discepoli l’amore reciproco: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (34), cioè Egli presenta ai discepoli il suo amore come la sorgente, da cui deve sgorgare il loro amore reciproco, e come il modello, che devono imitare; in sostanza Gesù ha amato i suoi fino al segno supremo (Gc 13,1), fino a dare la vita per loro (Gv 15,13; Ef 5,2.25; Gal 2,20; cfr 1Gv 4,9-10); allo stesso modo essi devono amarsi reciprocamente fino a essere disposti a dare la vita per il prossimo e, concretamente, a consumarla giorno dopo giorno a servizio degli altri (Gv 13,1-20, la lavanda dei piedi). Questo tipo di amore reciproco con donazione completa sarà il segno di riconoscimento che essi sono discepoli di Gesù, il loro distintivo (35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri). Esaminiamoci come abbiamo praticato nel passato quest’ordine di Gesù, come lo stiamo facendo ora e cosa ci proponiamo per il futuro; chiediamo perdono per ieri e oggi e facciamo propositi seri per l’avvenire. Non dimentichiamo che questo tipo di amore non lo abbiamo da noi stessi, dalle nostre forze, ma è dono di Dio (Rm 5,5) e da lui dobbiamo chiederlo costantemente e insistentemente.

II - Atti degli Apostoli14,21b-27 – (a) Prima che Paolo e Barnaba iniziassero il loro primo viaggio apostolico, lo Spirito Santo aveva rivelato alla comunità che li voleva riservati a sé per l’opera di apostolato , alla quale li chiamava; dopo la preghiera e il digiuno, furono loro imposte le mani e partirono (At 13,2-3) prima per Cipro e poi per il Sud della Turchia di fronte a Cipro; predicarono nella Panfilia, la Pisidia, Iconio e la Licaonia; poi tornarono sui loro passi. Adesso stanno sulla via del ritorno e rivisitano le comunità evangelizzate: Listra, Iconio, Antiochia (21 ritornarono a Listra, Iconio e Antiochia); qui rafforzano i discepoli nella pratica delle virtù cristiane e li esortano in particolare a restare fermi e forti nella fede: questa è una virtù, che viene messa a dura prova, quando ci sono sofferenze da sopportare, che però sono abituali per chi vuole entrare e restare nel Regno di Dio in questo mondo per farsi accogliere nel Regno di Dio nell'eternità (22 confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni»). Queste tribolazioni erano le persecuzioni degli ebrei, incomprensioni dei pagani, rifiuto da parte dei familiari e amici, ecc. Per aiutare i fedeli a perseverare e a crescere nella fede e nella carità, in ogni comunità i due Apostoli scelgono degli anziani e li mettono al servizio della comunità (23 Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani); poi pregano e digiunano e infine affidano i fedeli al Signore, al quale avevano aderito con la fede (23 e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto). Al Signore ci affidiamo anche noi con la fede ed Egli si prende cura di noi e ci sostiene e rafforza nella vita cristiana, specie nelle difficoltà, che bisogna superare per mantenersi fedeli. (b) Poi si dirigono verso Sud, (24 Attraversata poi la Pisidia, raggiunsero la Panfìlia) e ne approfittano per annunziare il Vangelo a Perge, poco distante dal mare (25 e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attalia); infine si imbarcano per Antiochia, da dove erano partiti per la missione, accompagnati dalla preghiera e sostenuti dall’aiuto di Dio nel loro fecondo apostolato (26 di qui fecero vela per Antiochia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto); alla comunità riunita raccontano ciò che Dio aveva operato per mezzo loro e soprattutto che anche i pagani avevano ascoltato il Vangelo della salvezza e tanti vi avevano aderito (27 Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede). L'apostolato è opera divina e la sua efficacia dipende da Dio, che opera per mezzo degli uomini; negli Atti solitamente essa è attribuita allo Spirito Santo, mentre Marco l’attribuisce a Gesù (Mc 20,20): è la Trinità che opera per attirare a sé gli uomini. L’apostolato è opera divina e non umana: deve iniziare in un clima di preghiera e digiuno e continuare con la preghiera (At 6,4) e concludersi con la preghiera di benedizione, attribuendo a Dio tutto quello che gli Apostoli hanno realizzato. Così devono pensare operatori pastorali (ordinati o non) e i fedeli. E noi condividiamo questo modo di pensare?

III - Apocalisse 21,1-5a - Giovanni sente la voce di Dio, che dal suo trono rivela che Egli fa nuove tutte le cose (5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»). Così scompaiono il cielo e la terra e il mare di prima (1 il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più); scompare anche la Gerusalemme della terra, la città del Tempio con gli abitanti ribelli, responsabili della morte del Messia; scompaiono le sofferenze, che possono provocare le lacrime degli uomini, e che vengono asciugate personalmente da Dio (4 E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi/ e non vi sarà più la morte/ né lutto né lamento né affanno): morte, lutto, lamento; tutto ciò che era prima ormai è passato (4 perché le cose di prima sono passate). Al posto del mondo del passato Giovanni vede un cielo nuovo e una terra nuova (1 E vidi un cielo nuovo e una terra nuova). In questo nuovo mondo c'è anche la Gerusalemme nuova, la città dei santi, la quale scende dal cielo, da Dio, bella come una sposa che si è adornata per le nozze col suo sposo (2 E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo). Dal trono la voce di Dio spiega che la Gerusalemme nuova è la tenda, la casa, il palazzo, nel quale Dio abiterà con gli uomini come in famiglia (3 Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini!), perché i salvati costituiranno il popolo di Dio: essi apparterranno a Lui, ed Egli apparterrà a loro perché sarà il loro Dio, anzi sarà Dio-con-loro (2 Egli abiterà con loro/ ed essi saranno suoi popoli/  ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio). I cieli nuovi e la terra nuova sarà il mondo nuovo, che solo Dio può creare; inoltre solo Dio può ammettere i popoli nella sua dimora per i meriti dell'Agnello, che li salva e li fa entrare nel Regno di Dio sia nella sua fase iniziale che nella sua fase eterna. C’è da soffrire nella fase terrena del Regno di Dio, ma ci sarà gioia piena ed eterna nella sua fase finale, perché sarà Dio stesso la sorgente della gioia. Questo è oggetto della nostra fede ed è ciò che speriamo per l’amore, che Dio ha per noi, e per i meriti di Gesù Cristo.

EUCARESTIA. L’Eucarestia è il memoriale della Passione del Signore, vissuta da Gesù nella totalità dell’amore al Padre e agli uomini; è anche la sorgente della vita cristiana e di tutte le virtù, in particolare della carità, di cui abbiamo assoluto bisogno per restare fedeli. Per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, degli angeli Custodi e dei Santi Patroni, chiediamo di saper valorizzare la Messa la domenica e anche negli altri giorni della settimana, secondo le nostre possibilità. (mons. Francesco Spaduzzi)

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