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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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Tempo di Quaresima: Domenica III Anno C

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I - Luca 13,1-9. 1. Gesù aveva parlato del giudizio di Dio, al quale dobbiamo presentarci (Lc 12,57-59); ed ecco che vennero da lui alcuni a riferirgli la strage di alcuni Galilei, che Pilato aveva fatto uccidere, mentre stavano offrendo i loro sacrifici nel Tempio: così fu mescolato il sangue degli uomini e degli animali (1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici). Gesù domandò ai presenti se secondo loro i Galilei massacrati in questa maniera brutale e sacrilega erano più peccatori di tutti gli altri Galilei per aver meritato tale sorte (2 Prendendo la parola, Gesù disse loro: Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?). Gli ebrei pensavano che queste tragedie potevano capitare solo ai grandi peccatori, vittime dell'ira di Dio, ma Gesù li smentisce risolutamente (3 No, io vi dico) perché c'erano certamente altri più peccatori di loro; comunque Gesù ammonisce i presenti: tutti gli uomini siamo peccatori - eccetto Lui – e, se non ci convertiamo, faremo tutti la stessa fine di quei Galilei (36 ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo), cioè moriremo fisicamente, perché è sorte comune, che ereditiamo dai progenitori peccatori, e inoltre, se continueremo a stare nella morte spirituale del peccato, andremo all'inferno per il rifiuto di convertirci. Gesù ricorda ai presenti anche un altro fatto di cronaca: a Gerusalemme cadde la Torre di Siloe e schiacciò 18 persone; Gesù domanda ai presenti se secondo loro questi uomini erano più peccatori di tutti gli altri abitanti della Città Santa (4 O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?). Gesù nega come prima e aggiunge lo stesso ammonimento sulla necessità della conversione, se vogliono salvarsi (5 No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo). La parola di Gesù vale anche per noi. I 43 morti del Ponte Morandi di Genova, o i migranti morti nel Mare Mediterraneo, o i morti sul lavoro o per tumore o per qualsiasi altra causa, non erano certo più peccatori di noi, che siamo ancora vivi e  non soffriamo. Ma siamo peccatori e, se non ci convertiamo, siamo in pericolo di essere condannati alla pena eterna dell'inferno. Esiste l'inferno - e ce l'ha detto Gesù - e ci vanno le persone sia che ci credono sia che non ci credono; lo ha confermato la Madonna ai tre ragazzi di Fatima e in tante altre occasioni; e anche i santi in tante loro visioni. Siamo peccatori; riconosciamolo umilmente e pentiamoci e convertiamoci, facendo il proposito serio di evitare il peccato.

2. La conversione necessaria a tutti, perché tutti siamo peccatori in quanto in tante maniere offendiamo Dio. Ora con questa parabola Gesù aggiunge che è necessario convertirsi subito. Gesù racconta di un tale, che ha piantato un fico in una sua vigna, ma non trova frutti sull'albero (6 Diceva anche questa parabola: Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò); chiama il contadino e gli dice che da tre anni cerca frutti in quella quell'albero senza risultato; perciò gli ordina di tagliarlo perché sfrutta inutilmente il terreno (27Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”). Il contadino propone al padrone di aspettare ancora un anno; nel frattempo egli avrà cura speciale dell'albero (8 Ma quello gli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime) e potrebbe darsi che dia frutto l'anno seguente; altrimenti sarà tagliato (9 Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai). Israele - e il mondo e ciascuno di noi - è l'albero infruttuoso e per questo è destinato alla distruzione. Eppure Dio manda suo Figlio a prendersi cura d’Israele e di tutti gli uomini con la sua predicazione e il suo esempio e la sua opera redentrice. Dio, nonostante i continui e ripetuti peccati degli Ebrei, ha pazientato tanto nell'AT, aspettando ben 7 secoli prima di consentire ai nemici la distruzione di Gerusalemme e del primo Tempio nel 587 a.C. e altri 6 secoli prima della distruzione del secondo tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. Comunque per ognuno la fine della vita è il termine del tempo, che Dio mette a disposizione di ciascuno. Siccome non sappiamo quando la nostra vita finirà, come, dove, perché, eccetera, dobbiamo tenerci sempre senza peccati gravi sulla coscienza e in grazia di Dio, pronti a incontrarLo e a rendergli conto della nostra vita. Convertiamoci subito perché non sappiamo quanto tempo Dio ci dà ancora.

II - Esodo 3,1-8a-13-15. (a) Mosè portò al pascolo il gregge del suocero oltre il deserto e arrivò al Monte Sinai (1 Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb). Qui Dio gli apparve come una fiamma di fuoco in un cespuglio, che bruciava ma non si consumava (2 L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava). Si avvicinò per rendersi conto meglio di questo fatto straordinario (3 Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?»). Dio lo vide avvicinarsi e lo chiamò per nome (4 Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!») e gli ordinò di fermarsi e di togliersi i sandali per rispetto al luogo sacro (5 Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!»), nel quale stava camminando. Dio gli si presenta come il Dio di suo padre e dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe (16 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe»). Mosè si copre la faccia, perché ha paura di guardare la fiamma, che manifesta la presenza di Dio (6 Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio). Dio è spirito: non lo possiamo vedere con gli occhi del corpo e perciò egli si adatta al nostro bisogno, usando qualche sua creatura materiale per rendersi percepibile. Qui Dio si manifesta per mezzo del fuoco. Pensiamo alla misericordia e alla infinita sapienza della Trinità nello stabilire l'Incarnazione del Figlio di Dio - così si è reso visibile e tangibile in Gesù - e nel volere i sacramenti per renderci possibile la salvezza in modo corrispondente alla nostra natura. Credo, adoro, ringrazio.

(b) Dio disse di aver visto le disgrazie del suo popolo in Egitto, di aver ascoltato il suo lamento contro la durezza dei sorveglianti e di averne preso a cuore la sofferenza (7 Il Signore disse: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze). Perciò dichiarò che avrebbe liberato gli Ebrei dalla schiavitù degli egiziani, li avrebbe fatto uscire dal paese nemico e li avrebbe condotti verso una terra fertile e spaziosa, dove avrebbero trovato abbondanza di ogni bene, e specie latte e miele (8 Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele). Mosè chiese di conoscere il nome di Dio per poterlo comunicare agli Ebrei, che certamente  non si sarebbero accontentati della generica formula “il Dio dei Padri” e glielo avrebbero chiesto (13 Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?” E io che cosa risponderò loro?»); Dio rispose con l'espressione (14 Dio disse a Mosè): Io sono colui che sono (14), che può avere vari significati e che in sostanza vuol dire che egli è il vero Dio ed esiste veramente in opposizione ai falsi dei, che non sono Dio e non esistono; inoltre egli è presente e agisce a favore del suo popolo (in latino: sum, adsum, sum tecum, prosum). Mosè avrebbe parlato di Dio, usando la formula (14 E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti): Io-sono mi ha mandato a voi: (14) e la conferma (15 Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti), mettendo insieme la nuova e quella precedente: Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi” (15); e Dio precisa che questo sarà il nome, con cui si farà riconoscere per sempre in futuro (15 Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione). Il nome che Dio si attribuisce è in ebraico Yahweh, ma gli Ebrei non lo pronunciavano per rispetto e lo sostituirono con la parola “Signore”. E’ confortante sapere che Dio vede le sofferenze del suo popolo e quindi anche le nostre; ascolta la nostra preghiera e interviene per liberarci, certamente secondo i suoi piani e i suoi tempi; gustiamoci il nome con cui si presenta Dio: Io sono, che include il concetto che Egli esiste veramente, è presente, è con noi, agisce in nostro favore. Riflettiamo sugli interventi di Dio nella storia del popolo ebreo e dei singoli e impariamo a leggerli nella nostra storia personale e della Chiesa.

III - 1Corinzi 10,1-6.10-12 S. Paolo ricorda ai cristiani di origine ebraica che i loro antenati attraversarono il Mar Rosso e camminarono protetti dalla nube, che rappresentava Dio (1 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare); tutti furono battezzati nella nube e nel mare, perché stavano uniti a Mosè (2 tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare); tutti avevano mangiato lo stesso cibo spirituale, la manna (3 tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale), e avevano bevuto la stessa bevanda spirituale, che scaturiva dalla roccia spirituale, che li accompagnava e che rappresentava Cristo (4 tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo); eppure essi si resero sgraditi a Dio con le loro ribellioni e perciò morirono nel deserto (5 Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto) senza entrare nella terra promessa. Questi fatti accaddero agli Ebrei ma costituiscono un avviso per noi a non desiderare il male come fecero loro (6 Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono), a non mormorare contro Dio - come fecero alcuni di loro e furono distrutti dall’Angelo sterminatore (10 Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore). Le vicende, che accaddero agli Ebrei come esempio, sono scritte nella Bibbia come ammonimento per noi, che viviamo nell’ultima fase della storia della salvezza (11 Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi). Di qui l'esortazione di Paolo, rivolta a tutti, a non sentirci al riparo dalla tentazione, sia essa un allettamento al male o qualche prova o persecuzione, e a non crederci sicuri di perseverare nello stato di grazia (12 quindi, chi crede di stare in piedi,, guardi di non cadere). Certo Dio non ci farà mai mancare il suo aiuto per vincere ogni tentazione (1Cor 10,13). Leggiamo ogni giorno la Bibbia, anche l’AT; leggiamola come storia di uomini uguali a noi, con le nostre debolezze; essi si sono lasciati trovare da Dio e l’hanno trovato; così potremo realizzare il desiderio di conoscerci meglio e di conoscere meglio Dio per seguirne le indicazioni e camminare nella via della salvezza. Il rischio è di leggere la Parola di Dio e applicarla agli altri invece che a noi stessi e perdere così la luce e l’aiuto, che Dio ci offre attraverso di essa.

EUCARESTIA. Nella prima parte della Messa Gesù ci parla ancora e ci invita alla conversione, che resta sempre urgente e lo diventa di più man mano che passa il tempo; anche qui c’è l’incontro con Gesù nella sua Parola e nell’Eucarestia; però è ancora il tempo della misericordia e non quello del giudizio. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e dei Santi Patroni, di ottenerci la grazia di accettare la luce che vien dalla Parola di Dio e di convertirci veramente. (mons. Francesco Spaduzzi)

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