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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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TEMPO ORDINARIO DOMENICA 7 C

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I - Luca 6, 27-38 1. l’insegnamento di Gesù ci viene trasmesso in questi versetti, che hanno la struttura di un poema didattico: le sentenze si susseguono in formato di distici, bilanciati secondo il parallelismo biblico e orientale. Nella prima strofa (27-35) Gesù dà il precetto dell'amore universale, cioè l'amore verso tutti, anche verso gli estranei alla comunità (27-31), e nella seconda indica le motivazioni dell'amore illimitato (32-35). (a) Gesù richiama all'attenzione i presenti (27 Ma a voi che ascoltate, io dico) e ordina l'amore a tutti, anche ai nemici (27 amate i vostri nemici), amore che viene esplicitato nei tre imperativi successivi: fare del bene a quelli che hanno sentimenti di avversione nei nostri riguardi (27 fate del bene a quelli che vi odiano), benedire quelli che ci maledicono (28 benedite coloro che vi maledicono) e pregare per quelli che ci fanno del male (28 pregate per coloro che vi trattano male); Gesù non solo insegna questo amore ma ce ne ha dato l'esempio in vita e in morte. Gesù presenta quattro esemplificazioni di questo amore: essere disposti a non reagire all’offesa e tenersi pronti a ricevere un'altra peggiore (29 A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra), rinunciare persino ai propri diritti e non resistere al male col male (29 a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica), accettare anche la spoliazione ingiusta dei beni (30 Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro). Il linguaggio di Gesù procede per paradossi e non dà norme o leggi; ma indica l'atteggiamento che deve avere  il discepolo: amare sempre e tutti, anche quelli che gli fanno del male. Infine Gesù dà la cosiddetta regola d'oro: E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro (31), per rivelare che la legge dell'amore non è solo per evitare di fare il male al prossimo, ma è anche l'impegno di fare del bene a tutti. E’ il bene a tutti che è voluto e il mio vantaggio serve solo come modello di quello che deve essere il mio atteggiamento verso l'altro. Esaminiamoci sulle caratteristiche del nostro amore al prossimo: amiamo tutti, anche i nemici? facciamo del bene a tutti? Siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti per aiutare il prossimo? (b) Nella seconda strofa Gesù indica le motivazioni dell'amore universale (32-35) con tre proposizioni al condizionale  (32-34) e una sentenza normativa (35). Con le tre proposizioni Gesù rifiuta l'amore terreno come semplice contraccambio dell'amore ricevuto (32-34): non è amare alla maniera di Cristo avere amore per chi ci ama, perché questo lo fanno anche i peccatori e quindi non merita premio da Dio (32 Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano); allo stesso modo non è amore cristiano fare del bene a quelli che ce ne fanno perché anche quelli che non pensano a Dio fanno lo stesso e perciò non dà diritto a ricompensa da parte di Dio (33 E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso); e non è carità fare prestiti con la speranza di riceverne, perché anche i peccatori fanno lo stesso e non dà diritto a gratitudine da parte di Dio (34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto). In sostanza Gesù vuole che nessun calcolo umano possa offuscare la prassi dell'amore autentico (35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla); il discepolo deve attendere il premio solo da Dio (35 e la vostra ricompensa sarà grande) e perciò il suo modo di agire sarà l’imitazione che il figlio adottivo di Dio fa del comportamento di Dio suo Padre (35 e sarete figli dell’Altissimo), che ama e benefica tutti, anche quelli che sono ingrati con lui (35 perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi). Perciò il discepolo deve esercitare la misericordia come il Padre verso tutti. Riflettiamo sulle motivazioni del nostro amore a Dio e al prossimo: amiamo Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, perché immagine di Dio e presenza di Cristo? Ci aspettiamo la ricompensa solo da Dio? Solo così la nostra diventa vera carità.

2. La terza strofa illustra la pratica della misericordia a imitazione di Dio (36 Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso) mediante il perdono (37 perdonate e sarete perdonati) e la elargizione dei propri beni (38 Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio). Il raggruppamento delle sentenze (37-38), espresso con 4 verbi all'imperativo, due negativi e due positivi, come ordine di Gesù. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati (37): noi siamo portati a giudizi negativi sul prossimo e a dichiararlo colpevole; invece è giusto essere disposti a interpretare in bene le azioni del prossimo e a perdonare. Ed è importante che cerchiamo di donare con larghezza i beni materiali per essere compensati da Dio con i beni spirituali (38); l'elemosina è il miglior investimento delle ricchezze presso il Tribunale di Dio, il quale non si lascia vincere in generosità. Riflettiamo e tiriamo le conseguenze per la nostra vita.

II - 1Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23 Saul varie volte aveva tentato di ammazzare di persona  Davide nella reggia, una volta a casa della moglie, altre volte inseguendolo nei vari luoghi, in cui gli veniva detto che si nascondeva. Venne a sapere che si nascondeva nel deserto e andò a cercarlo lì con 3000 uomini (2 Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif). Di notte Davide, accompagnato dal nipote Abisai, andò all'accampamento di Saul e lo trovò che dormiva, circondato dai suoi soldati, capeggiati da Abner (7Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte, ed ecco Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno). Nessuno si accorse della presenza di questi due estranei perché il sonno profondo era voluto da Dio (12 nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore). Abisai fece notare a Davide che Dio aveva organizzato tutto perché Saul fosse ammazzato e si propose di farlo con un sol colpo (8 Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo»). Ma Davide rifiutò il consenso e anzi proibì di uccidere Saul, perché era consacrato da Dio come re e si rischiava una dura punizione da parte di Dio (9 Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?»); però portò via la brocca e la lancia, che stavano vicine a Saul (12 Così Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono). Si portarono in un luogo distante e sicuro (13 Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro) e di lì Davide gridò a Saul di mandare qualcuno dei suoi a prendere la lancia (22 Rispose Davide: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda!); facendo riferimento a Dio, al quale il suo cuore era tutto orientato, affermò che Egli avrebbe reso a ciascuno secondo la giustizia e la fedeltà personale, e in particolare avrebbe tenuto conto che, pur avendogli dato la possibilità di eliminare il suo nemico, egli l'aveva risparmiato per rispetto a Dio, dal quale Saul era stato consacrato (23 Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore). (a) Ammiriamo e lodiamo il rispetto di Davide per le persone consacrate a Dio e consacrate da Dio. Davide ama Dio e rispetta anche i suoi consacrati, benché suoi nemici. Egli ama Dio per sé stesso e gli uomini per amor di Dio. Anche noi dobbiamo fare così. (b) Davide rifiuta il discernimento di Abisai, che aveva interpretato il sonno come voluto da Dio per consentire l’uccisione di Saul; egli lo interpreta invece come una prova, alla quale si sente sottoposto da Dio per verificare la sua fedeltà a Dio e il suo rispetto verso chi è consacrato a Dio, anche se nemico. Anche noi dobbiamo amare i nemici e non fare loro del male e non gioire del loro male.

III - 1Corinzi 15,45-49. Paolo fa notare che il primo uomo, Adamo, fu creato da Dio come essere vivente (45 il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente), tratto dalla terra e perciò impastato di terra (47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra), con un corpo “animale”, “psichico” (46 …vi fu prima il corpo... animale), cioè un corpo nella sua normale condizione umana, animato e vivificato dalla psiche-anima, il principio della vita sensitiva e razionale; noi, suoi discendenti, siamo fatti a immagine del primo Adamo (49 E come eravamo simili all’uomo terreno). Il secondo Adamo è Gesù: Egli è venuto dal cielo (47 il secondo uomo viene dal cielo) e quindi è celeste; con la resurrezione il suo corpo è spiritualizzato, “pneumatico” (46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale), cioè il corpo umano totalmente posseduto e penetrato dallo Spirito (“Pneuma”) di Dio, che in esso agisce mediante la mente umana, soprannaturalmente elevata e potenziata; e perciò è diventato datore di vita nuova ed eterna (45 ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita); coloro che si uniscono a Cristo hanno in sé l'immagine di Lui, perché sono trasformati a immagine di Lui e a Lui rassomigliano (49 così saremo simili all’uomo celeste) e quindi sono celesti come Lui, sono del cielo (48 Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti). Il primo Adamo fu creato come essere vivente ma col suo peccato si autocondannò alla morte e ha trascinato nella sua disgrazia tutti gli uomini, suoi discendenti. Quelli che si uniscono a Gesù per la fede e la carità e per mezzo dei sacramenti, e quindi osservano i comandamenti, che si raccolgono nei due precetti dell'amore, diventano simili a Gesù, celesti e spiritualizzati, e un giorno risusciteranno con lui. Alcuni avvenimenti si sono già realizzati, come la nostra rassomiglianza con Adamo e la nostra rinascita in Cristo e rassomiglianza con Lui grazie alla vita eterna, che non possediamo in modo definitivo; altri si realizzeranno come la morte fisica e il nostro ingresso nella patria celeste e la resurrezione dei corpi, che avverrà alla fine del mondo. Rinnoviamo la nostra fede, riponiamo la nostra speranza nella bontà del Signore, cresciamo nell’amore verso Dio e il prossimo per prepararci a vivere nell’eternità con Dio e i suoi Angeli e Santi.

EUCARESTIA. La grazia sacramentale dell’Eucarestia è l’amore verso Dio e il prossimo, specie all’interno della Chiesa. Ascoltiamo Gesù, l’unico Maestro, e gli crediamo e realizziamo così l’unità delle nostri menti nella verità; ci uniamo a Gesù eucaristico, che effonde in noi l’unico Spirito del Padre e del Figlio e c rea fra noi l’unione dei cuori nella carità,. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano di tornare ai nostri impegni quotidiani, dopo la comunione con Cristo, più pieni di amore a Dio e al prossimo. (mons. Francesco Spaduzzi)