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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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Tempo di Natale: Sacra Famiglia Anno C

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I - Luca 2,41-52 1(a) Maria e Giuseppe, rispettivamente madre e padre putativo di Gesù, erano soliti andare a celebrare la Pasqua a Gerusalemme (41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua) e a partecipare alle celebrazioni del Tempio, secondo la Legge dell'Antico Testamento, che obbligava gli adulti a tre pellegrinaggi annuali a Gerusalemme, a meno che la distanza non lo impedisse. Nella Pasqua si celebrava la liberazione degli Ebrei dall'Egitto e si rinnovava l'attesa della Pasqua finale, della grande liberazione a opera del Messia. Gesù, Maria e Giuseppe capivano meglio di chiunque altro il significato degli avvenimenti biblici e delle loro celebrazioni, e anche della loro proiezione nel futuro. Quando Gesù raggiunse i 12 anni, la famiglia andò come al solito a Gerusalemme per la Pasqua (42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa). A 12 anni si diventava “figli della legge”, una specie di maggiore età con l’obbligo di rispettare alcune leggi. Questa era quindi una famiglia molto religiosa e rispettosa delle leggi di Dio dell'Antico Testamento; la presenza di Gesù, Dio e uomo, non li faceva sentire esonerati dall’obbedienza alle leggi. Esaminiamoci sulla nostra religiosità personale e sulle qualità religiose della nostra famiglia, per esempio se osserviamo le leggi di Dio individualmente e come famiglia, se oggetto dei nostri dialoghi a pranzo e fuori e sui cellulari è Dio e la sua volontà e cose riguardanti la religione, oppure sempre e solo argomenti profani e vuoti. (b) Il dramma esplose al ritorno, quando i genitori partirono con la carovana per Nazareth e Gesù restò a Gerusalemme senza avvertire i genitori e senza che essi se ne accorgessero (43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero); essi fecero tranquilli un giorno di viaggio, perché ognuno di loro era convinto che Gesù fosse con l'altro, o nella comitiva (44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio); a sera si accorsero che Gesù non c'era nel gruppo e lo cercarono invano (44 e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti), e perciò ritornarono a Gerusalemme (45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme). Immaginiamoci l'angoscia di Maria e Giuseppe (48 Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù mai aveva disobbedito, mai aveva dato preoccupazioni…; ora è scomparso: si è perduto o qualcuno gli ha impedito di unirsi ai genitori? Le profezie parlavano chiaramente di Passione e Morte del Messia ed Erode aveva cercato di eliminarlo da piccolo (Mt 2,16-18): era già venuto per lui, appena ragazzo, il momento delle sofferenze e della morte? Questi pensieri tormentosi agitavano i genitori, che dovevano subire anche i sorrisi di compatimento degli altri genitori, che si tenevano i figli ben stretti. Sotto l'aspetto umano l'atteggiamento di Gesù è incomprensibile, riprovevole, deplorevole: ragionando a modo nostro, pensiamo che almeno avrebbe potuto avvertire i genitori che lui si fermava a Gerusalemme, con o senza ulteriori spiegazioni. Ma Gesù è anche Dio, e i pensieri di Dio sono al di là della nostra capacità di comprensione (Is 55,8-9), e lo stesso vale per le sue azioni. Così di fronte all’incomprensibile anche noi siamo costretti a ricorrere - come Maria e Giuseppe - alla fede nell'infinita Sapienza di Dio, per riconoscere che è ben fatto quello che Gesù ha fatto. Ovviamente ciò non ci esonera dallo sforzo di cercare di capire qualcosa di più, come fecero i genitori.

2. (a) Al terzo giorno lo trovarono nel Tempio, seduto come discepolo in mezzo ai maestri, in ascolto e interrogandoli (46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava). Stupore sentivano i maestri, per la profondità delle sue risposte (47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte) e stupore avvertirono Maria e Giuseppe, incontrandolo nel Tempio e in quella situazione (48 Al vederlo restarono stupiti). Rallegriamoci con Maria e Giuseppe perché ritrovano Gesù e finiscono le loro sofferenze; ammiriamo la Sapienza infinita che Gesù fa percepire ai suoi ascoltatori e prepariamoci a considerare infinitamente ricca di sapienza anche la risposta, che dà a Maria e Giuseppe. (b) Maria non intendeva rimproverare Gesù - non l'avrebbe mai fatto perché sapeva benissimo che Gesù faceva tutto bene! -, ma semplicemente espresse la sofferenza sua e di Giuseppe per quello che era accaduto e chiese di capirci qualcosa (48 e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo). Gesù rispose con la domanda perché lo cercavano (49 Ed egli rispose loro: Perché mi cercavate?): secondo lui doveva essere ovvio per loro che lui si dovesse occupare di ciò che riguardava il Padre Celeste (49Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?), ben distinto dal padre putativo Giuseppe e dalla madre Maria e infinitamente superiore a loro. Risposta chiara secondo Gesù, ma non altrettanto per Maria e Giuseppe (52 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro) e perciò Maria (con Giuseppe) la conservò accuratamente nella memoria e nel cuore (51 Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore) e ne fece soggetto di meditazione (Lc 2,17). Gesù sembra insensibile al dolore di Maria e Giuseppe; invece certamente soffrì intensamente durante quelle ore – e anche prima -, vedendo la sofferenza degli amatissimi genitori, ma sapeva la necessità di questa pena per aiutarli a crescere nella fede e nella carità. E questo ci dice come nella nostra vita dobbiamo essere disposti – per fare la volontà di Dio sempre – a sopportare non solo di soffrire noi, ma anche le persone care, sempre convinti che Dio ci ama sempre e ci è vicino e ci sostiene particolarmente in queste situazioni. Quanti altri insegnamenti per noi! Maria e Giuseppe cercano Gesù, che non hanno perduto per colpa loro: e noi cerchiamo Gesù con altrettanto impegno e desiderio, quando lo perdiamo per colpa nostra, per i nostri peccati gravi? Vigiliamo che i nostri familiari e persone care non perdano Gesù col peccato e lo ritrovino subito se lo perdono? Maria e Giuseppe dialogano con Gesù: e noi quanto tempo dedichiamo al dialogo con Gesù nella preghiera, come singoli e come famiglia? Maria e Giuseppe chiedono spiegazioni a Gesù: sono tanti gli interrogativi che gli avvenimenti ci pongono e che noi rivolgiamo a Dio in preghiera; ci accontentiamo della risposta di Gesù nella Parola di Dio, accogliendola con fede? Gesù torna coi genitori a Nazaret e riprende la vita quotidiana di relazione e di obbedienza come prima (51 Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso): e noi pratichiamo obbedienza e rispetto nei confronti dei genitori e delle autorità legittime? E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (52). Gesù cresceva in età, e questo era inevitabile ed era visibile a tutti, ma soprattutto cresceva nella manifestazione della sua sapienza e santità infinita. E noi ci impegniamo anche a diventare più maturi sotto l’aspetto umano e intellettuale e morale, che deve essere continua, e vigiliamo che avvenga altrettanto per le persone, che ci stanno intorno e delle quali siamo in qualche modo responsabili? Un'altra lezione possiamo apprendere: in famiglia bisogna vivere il rapporto con Dio di fede personale e familiare; meglio se tutta la famiglia riunita va in chiesa per esprimere comunitariamente la propria fede con la partecipazione all'Eucaristia, nella quale Cristo si rende presente e ci associa al suo sacrificio. Preghiamo individualmente e in famiglia e andiamo a messa possibilmente insieme?

II - 1Samuele 1,20-22.24-28 Anna era sterile e veniva offesa per questo dall'altra moglie di suo marito. Pregò Dio di darle un figlio e promise di consacrarlo a Dio, al servizio del tempio, appena svezzato all'età di 3 anni. Ebbe il figlio e lo chiamo Samuele, che significa nel suo nome che egli era il dono di Dio ad Anna (20 Così al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto»). Andò il marito al pellegrinaggio annuale l'anno appresso (21 Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto), ma lei non l’accompagnò, riservandosi di andarci col bambino appena svezzato, secondo il voto fatto (22 Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre»). E in effetti, quando il bimbo fu svezzato, lo portò al tempio con il necessario per il sacrificio: vitello, grano, vino (24 Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo). Immolarono il vitello e presentarono il bimbo a Eli (25 Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli); e la donna gli ricordò di essere lei quella donna che aveva pregato il Signore (26 e lei disse: Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore) per ottenere quel bambino ed era stata esaudita (27 Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto). Perciò ora lo lasciava al Signore, consacrato per sempre al suo servizio nel tempio (28 Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore). Tutta la famiglia si prostrò in segno di adorazione davanti al Signore (28 E si prostrarono là davanti al Signore), che veniva immaginato seduto con i piedi sull'arca. (b) Questa era una famiglia con vivi sentimenti religiosi personali (la donna che prega) e familiari (tutta la famiglia va ogni anno al tempio, probabilmente per portare le decime, che servivano per il culto). Nella sofferenza si rivolgono a Dio in preghiera e ottengono la sua misericordia. Essi danno anche testimonianze della loro fede e riverenza a Dio, osservando il voto fatto, che certamente costò molto sacrificio alla madre e al padre. Ma che meraviglioso e importante personaggio divenne Samuele, il loro figlio!

III - 1Giovanni 3,1-2.21-24 (a) Giovanni ci richiama la meravigliosa realtà che Dio ci ama - ciascuno di noi - e che ci fa realmente suoi figli (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Siamo già da ora figli di Dio in questo mondo, ma non ne percepiamo tutta la portata a causa dell'oscurità della fede; nell'eternità invece vedremo Dio come egli è e quindi saremo simili a lui, e capiremo bene la nostra figliolanza (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è). Ovviamente il mondo non capisce per niente la nostra figliolanza con Dio perché non lo conosce (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui). Crediamo e gustiamo la nostra figliolanza con Dio. Non ci facciamo impressionare dalle prese in giro degli ignoranti la nostra fede. (b) Ma da buoni figli di Dio dobbiamo osservare i suoi comandamenti e comportarci in modo da essergli graditi (21 perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito). Ora Dio da noi vuole che crediamo a Gesù e in Gesù e ci amiamo reciprocamente (23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato). Frutto meraviglioso dell'osservanza dei comandamenti è la nostra mutua immanenza con Dio (24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui), che è frutto dell’attività dello Spirito Santo in noi (24 In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato). Altri effetti sono (a) la fiduciosa speranza in Dio, la quale viene dall’osservanza dei comandamenti, per cui la coscienza non ci rimprovera nessun peccato (21 Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio) e (b) l'esaudimento delle nostre preghiere da parte di Dio (22 e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui). Siamo figli di Dio e quindi fratelli fra noi e lo dobbiamo all'amore che il Padre e Gesù hanno per noi. Rispondiamo col nostro amore all’amore di Dio e di Gesù e, per loro amore, amiamo i nostri fratelli con amore non solo naturale, che è già una buona cosa, ma anche soprannaturale, perché abbiamo la grazia di Dio in noi e per motivazioni soprannaturali.

EUCARESTIA. E’ la celebrazione dell’amore della Trinità per noi e la sorgente del nostro amore per Dio e per il prossimo. Chiediamo alla Sacra Famiglia, la Trinità terrestre, di ottenerci la grazia di amare la Trinità Celeste e di  amarci con amore tenero e familiare nella nostra famiglia e nella Chiesa. Tutti gli Angeli e i Santi del Paradiso, che così vivono il loro rapporto con Dio e fra loro, ci ottengano questa grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)