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Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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Tempo Ordinario: Domenica 29B

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I- Marco 10,35-45 1. Giacomo e Giovanni, fratelli perché figli dello stesso Zebedeo,  esprimono a Gesù il desiderio vivissimo che hanno di essere accontentati in una loro richiesta (35 Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo»). A Gesù, che li invita a dire cosa desiderano (36 Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?»), domandano di concedere loro di occupare i 2 posti più importanti a fianco a lui, quando verrà il momento del suo insediamento come re (37 Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»). Gesù cerca di aiutarli a capire che la loro richiesta è un po’ particolare (38 Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete) e domanda loro se sono disposti a condividere con lui la sorte dolorosa, che lo aspetta, che lui ha varie volte preannunziato e che indica con le due immagini di bere lo stesso calice e di essere battezzato con lo stesso battesimo (38 Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?). Essi, senza riflettere, subito rispondono di sì (39 Gli risposero: «Lo possiamo»), ma poi la triste realtà sarà che non condivideranno i sentimenti di Gesù nel Getsemani e scapperanno quando verrà arrestato. Gesù comunque preannuncia loro che condivideranno la sua sorte (39 E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati), ma è diritto solo di Dio Padre, e non di Gesù, assegnare i posti importanti nel suo Regno (40 Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato). In effetti  Giacomo sarà il primo apostolo a essere ucciso, martire di Cristo (At 12,2), e Giovanni sarà l'ultimo degli Apostoli a morire ultracentenario, dopo essere sopravvissuto per miracolo di Dio al martirio dell'olio bollente; ma questo avverrà solo dopo il cambiamento profondo, operato in loro dalla venuta dello Spirito Santo (At 2). Questi 2 Apostoli, condividendo la mentalità terrena degli altri Apostoli e degli Ebrei, interpretano come un regno terreno di Gesù il Regno di Dio, da lui annunziato, e pensano a una loro propria sistemazione onorata in esso; Gesù cerca invano di illuminarli, ricordando loro che condividere la sua sorte è soffrire con lui e morire con lui. Comunque Gesù preannunzia loro che condivideranno la sua sorte gloriosa, ma alla maniera di Gesù, in un modo ben diverso da quello che loro pensano, e subito spiegherà lo stile di vita dei responsabili nel Regno di Dio. Stiamo attenti ad adeguarci alla mentalità di Gesù e a rinunciare a quella mondana, che ci fa cercare i beni materiali nell'incontro con Dio: si diventa Cristiani per essere più buoni e non per essere più ricchi.

2. Gli altri Apostoli si imbestialiscono contro i due Giacomo e Giovanni (41 Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni) per il loro tentativo di “sorpasso”. Gesù convoca tutti e ricorda loro lo stile dei governanti di questo mondo, nel quale i sudditi vengono dominati e oppressi (42 Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono); e afferma che invece nel Regno di Dio, nella Chiesa, le cose andranno diversamente (43 Tra voi però non è così); in effetti chi vuole essere grande si deve fare servo di tutti (43 ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore); e chi vuole essere il primo addirittura deve scendere al gradino di schiavo di tutti (44 e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti): la differenza è che il servo ha diritto a un pagamento e a un certo rispetto, lo schiavo ha diritto a niente e deve obbedire in tutto. Gesù inoltre propone il suo esempio e stile di vita: Egli non è venuto a farsi servire ma per servire e anche offrire la vita per la liberazione degli uomini dalla schiavitù di Satana (45 Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti). La lezione di Gesù è chiarissima, ma gli apostoli non la capiscono ancora, tanto è vero che nell'ultima cena hanno di nuovo discussioni su chi è più grande (Lc 22,24-27). Tutti i cristiani devono guardare a Gesù come modello e considerare i posti di responsabilità come un servizio sia in ambito secolare sia, e soprattutto, nella Chiesa. Purtroppo neanche nella Chiesa le cose non vanno sempre bene in questo campo perché tanti diventano preti per la sistemazione e pensano a fare carriera, come tante volte hanno recriminato il papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Questi preti hanno sbagliato strada e fanno male alla Chiesa e a se stessi e scandalizzano i fedeli; preghiamo per la loro conversione e la nostra.

II - Isaia 53, 10-11 (a) Isaia parla di un personaggio misterioso in quattro brani, dall’ultimo dei quali sono tratte queste poche espressioni, ricchissime di significato. Il Servo di Yahwè (11 il giusto mio servo) è giusto, cioè compie e compirà fedelmente la volontà di Dio (10 si compirà per mezzo suo la volontà del Signore): ora chi fa la volontà di Dio offre il sacrificio che Dio gradisce (Es 19,5; Sal 39,7-9); ma il sacrificio ha anche la caratteristica di espiare i peccati ed effettivamente il Servo di Yahwè offre se stesso per espiare i peccati degli uomini (10 Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione), in quanto si carica dei loro peccati (11 egli si addosserà le loro iniquità) e prende su di sé anche i castighi - e quindi le sofferenze - da loro meritati per le loro ribellioni (10 Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori). Ma dopo le sofferenze (11 Dopo il suo intimo tormento), Dio gli darà una grande gloria, che comprende vita lunga (10 vivrà a lungo), la visione di Dio che è luce (11 vedrà la luce) e la conoscenza di Lui, che è fonte di grande gioia  (11 e si sazierà della sua conoscenza); inoltre una grande moltitudine di uomini beneficerà della sua opera di salvezza, perché con l’offerta di se stesso come sacrificio espiatorio renderà giusti gli uomini al cospetto di Dio (11 giusto mio servo giustificherà molti): questi giusti saranno la sua discendenza (10 vedrà una discendenza). (b) Tutto questo si realizza pienamente nella persona di Gesù: Egli, entrando nel mondo, viene a compiere la volontà del Padre (Eb 10,5-8) e ne esce dichiarando di averla compiuta fedelmente e totalmente (Gv 19,30); il compimento della volontà del Padre è il sacrificio gradito a Dio e ha anche carattere espiatorio, giacché Gesù si è caricato dei peccati dell'umanità e ne accetta anche i castighi e le sofferenze meritate (Mc 10,45): sono i dolori di tutta la sua vita, e specie della Passione e Morte (Mt 26-27; Mc 14-15; Lc 22-23, Gv 18-19). Il Padre gli dà la gloria della resurrezione e ascensione come ricompensa personale, che comprende vita lunga, perché non morirà mai più, e anche la visione del Padre, che come Figlio-Dio ha da tutta l’eternità ma come Figlio-uomo glorificato ha dalla resurrezione in poi; tutti gli uomini beneficiano della sua opera di salvezza perché rende giusti gli uomini al cospetto di Dio: questa sarà la sua discendenza. Esprimiamo la nostra fede nell'opera redentrice di Gesù: egli ci salva e ci rende giusti perché con le nostre forze non possiamo salvarci; diventiamo santi per la santità che Egli ci comunica. Affidiamoci a lui, ringraziamolo, gustiamo la salvezza, che è tutta dono di Dio e che Egli ci merita e ci offre nel battesimo ed eucarestia.

III - Ebrei 4, 14-16 La Lettera parte dalla constatazione che Gesù è stato messo alla prova in tutto come noi, ma non ha commesso nessun peccato (15 egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato); in effetti egli è uomo proprio come noi, con tutte le caratteristiche della natura umana, santa come uscita dalle mani di Dio prima del peccato originale. Gesù ha preso per sé la natura umana concreta, capace di soffrire con noi per le nostre miserie; è veramente nostro fratello e tale dobbiamo sentirlo. Così lo hanno sperimentato Maria e Giuseppe, che convissero più a lungo con lui e meglio lo conobbero; così lo conobbero i suoi compaesani e gli Apostoli, che per tre anni condivisero la vita con lui. I santi sottolinearono le caratteristiche umane di Gesù e S. Teresa d'Avila dichiara senza mezzi termini che è attraverso la natura umana di Gesù che arriviamo a conoscere anche la sua divinità. Gesù è comunque anche sacerdote sommo (15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote). Egli è sommo sacerdote grande, che con la resurrezione e ascensione ha attraversato i cieli e sta nella gloria del Padre e degli Angeli, anche con la sua natura umana (14 poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio). Dobbiamo certamente avere fede in questo Gesù sommo sacerdote glorificato (14 manteniamo ferma la professione della fede) ma anche nel Gesù non ancora glorificato, che ha sofferto come noi ed è capace di capirci (15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze): la felice conseguenza è che possiamo accostarci con fiduciosa speranza al trono di Dio, che è misericordioso, e confidiamo di ricevere misericordia e grazia, per essere aiutati quando ne abbiamo bisogno (16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno). Gustiamo l'amore della Trinità in genere e in particolare di Gesù per noi; ci è più facile sentire Gesù più vicino perché uomo come noi senza mai dimenticare che Gesù è la manifestazione sensibile della Trinità e dell'amore trinitario. Lodiamo, adoriamo, ringraziamo, alimentiamo in noi la fiducia e speranza, che avevano in Lui Maria e Giuseppe e i Santi.

EUCARISTIA. Nella Messa Gesù continua la sua presenza e il suo servizio all’umanità: offre la sua Parola per illuminare e la sua presenza eucaristica per salvare gli uomini. Chiediamo a Dio per intercessione della Madonna e di S. Giuseppe, dei nostri Angeli Custodi e dei nostri Santi Patroni, di concederci di mettere in pratica la Parola e di consentire a Gesù di salvarci per la sua misericordia. (mons. Francesco Spaduzzi)