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Tempo Ordinario Domenica 26B

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I - Marco 9,38-45 1. Gesù ha dichiarato che chi accoglie un bambino nel suo nome, per l’amore  che ha per Gesù e perché vede in lui Gesù, accoglie Gesù e il Padre (Mc 9,36-37). (a) Giovanni, l’apostolo, sentendo l'espressione “il nome” di Gesù si ricorda che lui e qualche altro hanno cercato di far smettere un esorcista, un non discepolo di Gesù, che scacciava i demoni servendosi del nome di Gesù, cioè invocando il suo nome, il suo potere, o invocando Dio per i meriti e il potere di Cristo (38 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva»). Ma Gesù dice loro di lasciarlo fare (39 Ma Gesù disse: Non glielo impedite); in effetti egli dimostra di avere rispetto e fiducia nella persona e autorità e potere di Gesù, tanto da operare un miracolo, servendosi del nome di Gesù: egli non potrebbe subito dopo parlare male di Gesù (39 perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me); chi non è contro Gesù è da ritenere schierato in qualche modo con Gesù e per Gesù e con i suoi (40 chi non è contro di noi è per noi). (b) Gesù aggiunge che chi dà a un suo discepolo anche solo un bicchiere d’acqua per amore di Gesù, ha certamente una ricompensa da Dio - o da Gesù - (41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa). Invocare il nome di Gesù significa aver fiducia in lui; quindi è già iniziare a credere in Gesù, ed è indice che uno sta iniziando un cammino verso Gesù e con Gesù; d'altra parte i discepoli di Gesù sono così preziosi agli occhi di Dio e di Gesù che far loro un minimo gesto di attenzione nel nome di Gesù è fare cosa graditissima a Dio. Riflettiamo su questo e cerchiamo di alimentare la nostra fiducia nei meriti infiniti di Gesù presso il Padre e consideriamo l'importanza di fare per amore di Gesù anche le più piccola azioni – delle quali è intessuta la nostra vita quotidiana -. Niente è piccolo se è fatto per il Signore e un grande amore.

2. (a) Gesù parla dello scandalo, che è spingere al male con parole o azioni, e quindi allontanare dal bene e dal Cristo chi è già unito a lui ed è in lui; Egli dice che sarebbe meglio per lo scandalizzatore essere gettato in mare con una grossa pietra al collo (42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare); Gesù usa parole fortissime per far capire la gravità di questo peccato. Questo tipo di pena di morte era stata introdotta dai Romani in Palestina ed era considerato molto infamante, anche perché privava della sepoltura. Chi scandalizza priva della vita eterna lo scandalizzato, lo mette a rischio della dannazione. (b) Ma lo scandalo, la spinta al peccato, oltre a venire dall’esterno, può sorgere da noi stessi, dal nostro corpo; se una parte, anche molto preziosa del corpo, come la mano (43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo), che serve per agire e lavorare, o come il piede (45 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo), che serve per camminare, o come l'occhio (47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo), che serve per vedere, ci orienta verso il male, conviene tagliarli (43 tagliala; 45 taglialo) o strapparlo via (47 gettalo via), perché è meglio entrare nella vera vita (43 è meglio per te entrare nella vita; 45 è meglio per te entrare nella vita), cioè nel Regno di Dio, nel paradiso (47 è meglio per te entrare nel regno di Dio), con una mano sola (43) ocon un piede solo (45) o con un occhio solo (47), piuttosto che finire per l’eternità con le due mani (41 anziché con le due mani) o con i due piedi (43 anziché con i due piedi) o con i due occhi (47 anziché con due occhi) nell'inferno (43 andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile; 45 essere gettato nella Geènna; 47 essere gettato nella Geènna) nel fuoco eterno (43), dove si resterà per sempre, perché lì il verme della corruzione non muore e il fuoco non finisce mai (48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue), e quindi si soffre per sempre. Gesù ci vuole richiamare all'importanza assoluta che deve avere per noi la salvezza eterna - e quindi l'unione con lui, che solo Lui ci può dare; anche una parte importante del corpo o l'integrità del nostro corpo diventa secondaria rispetto alla salvezza eterna: dobbiamo adeguarci al modo di pensare di Gesù. Chiediamo perdono perché non sempre abbiamo ragionato così e soprattutto per gli scandali dati, in modo più o meno cosciente o incosciente (pensiamo a quando davanti ai bambini si bestemmia o si dicono volgarità o parole oscene o si fanno qualsiasi tipo di cattive azioni; riflettiamo un poco a quanto male fanno ai giovanissimi e giovani il materiale osceno, proposto dalle televisioni e varie mezzi di comunicazione) e perché abbiamo dimostrato di non aver saputo apprezzare le sofferenze di Cristo per la nostra salvezza è quella degli altri.

II - Numeri 11,25-29 1. Mosè aveva esposto a Dio la sua difficoltà di governare da solo un popolo così numeroso e Dio gli promise di dargli come collaboratori 70 anziani - scelti da Dio o da Mosè o perché erano i personaggi più rappresentativi del varie tribù –; Mosè li radunò e li fece disporre attorno alla Tenda Sacra. Il Signore intervenne dalla nube, parlò con Mosè e poi prese un po' dello Spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei 70 anziani (25 Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani); appena lo Spirito si posò su di loro, cominciarono a parlare come profeti, ma poi smisero (25 quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito). Ma presenti erano solo 68, perché due di nome Eldad e Medad, nonostante erano scritti nella lista dei 70 convocati, non si presentarono alla Tenda e restarono nell'accampamento (26 Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad; … erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda); anche essi ricevettero lo Spirito e profetarono dove si trovavano (26 E lo spirito si posò su di loro… Si misero a profetizzare nell’accampamento). La cosa fu riferita a Mosè da un ragazzo (27 Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento»); questo suscitò la preoccupazione (o la gelosia; cfr 29) di Giosuè, aiutante di Mosè da adolescente, che insisteva con lui perché li facesse smettere (28 Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!»). Mosè si rifiutò, esprimendo il desiderio che Dio arricchisse anche il resto del Popolo del dono dello Spirito e della profezia (29 Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!») e che non valeva la pena essere geloso dei doni di Dio (29). In effetti i doni di Dio arricchiscono il popolo senza rendere povero né Dio né coloro che già li hanno da tempi precedenti. (a)Nessuno, capo o non capo, del Popolo di Dio o della Chiesa può pensare di monopolizzare il pensiero di Dio: tutti nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto lo Spirito e doni personali da Dio, i quali sono per il servizio del Popolo di Dio, oltre che per la maturazione personale. Se questi doni di Dio sono scoperti e lasciati esercitare secondo le leggi della Chiesa, se ne avrà un grande vantaggio nella Chiesa; in effetti, invece di essere solo uno o pochi a lavorare per il Regno di Dio, saranno un miliardo e 250 milioni, quanti sono i cristiani nel mondo, e non vi sar ebbero fedeli addormentati o pensionati o pigri. Occorre saper discernere questi doni e valorizzarli. (b) I capi non devono essere gelosi dei doni di Dio, perché Dio non si impoverisce comunicando i suoi doni e neanche diventa più povero il capo o perde di autorità, anzi diventa migliore il suo servizio per la collaborazione di tanti; occorre però avere la mitezza e la sapienza di Mosè e aprirsi al dono dello Spirito come lui. Chiediamo queste grazie per i responsabili nella Chiesa: Papa, Vescovi, Preti Diaconi.

III - Giacomo 5,1-6. Giacomo si rivolge ai ricchi (1 E ora a voi, ricchi), che vivono nel lusso, sazi di piaceri (5 Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie), e li invita a prepararsi col pianto e le urla alle disgrazie, che pendono su loro come la spada di Damocle (1 piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi!). Le ricchezze, nelle quali mettono la loro sicurezza, vanno in  malora (2 Le vostre ricchezze sono marce) e le loro vesti preziose sono divorate da tarme (3 i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme); l’oro e l'argento in loro possesso perdono splendore e valore a causa della ruggine, la quale sarà una prova contro di loro e li divorerà come un fuoco (3 Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco). In questi giorni, che precedono il giudizio di Dio (almeno quello particolare); essi hanno pensato ad accumulare tesori (4 Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!), invece che meriti d'opere buone presso Dio. Le ricchezze dei ricchi proprietari vengono dai loro peccati, perché hanno derubato lavoratori e mietitori di quanto loro dovuto: il salario dei lavoratori e dei mietitori, che non sono stati pagati, hanno fatto arrivare le loro grida e proteste alle orecchie di Dio onnipotente (4 Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente). I ricchi così si sono ingrassati come si fa con le bestie da macellare (5 e vi siete ingrassati per il giorno della strage). L'altro peccato degli ingiusti ricchi è la condanna e l'uccisione dei poveri giusti, che non sono in condizioni di difendersi (6 Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza). Giacomo fa minacce ai ricchi (a) per aiutarli a prendere coscienza della vanità delle ricchezze e del danno che ne viene, quando il cuore vi è attaccato e (b) per ricordare loro l'origine infame delle loro ricchezze, che provengono da ingiustizie e cattiverie. Quando uno diventa rapidamente ricco, vuol dire che o c'è disonestà nell'acquisto -  pensiamo alle cose orribili e schifose come l’usura o sfruttamento dei poveri, dei lavoratori - o ci sono leggi sbagliate che non tutelano il bene comune o l’interesse di tutti – pensiamo a Bill Gates di Microsoft e a Mark Zuckerberg di Facebook. Le ricchezze non entrano nell’altro mondo ma restano qui in questo mondo: se sono disoneste o sono usate male, precipitano nell'inferno il possessore. Chiediamo la grazia di usare bene i beni di questo mondo, con cuore distaccato e per l’aiuto dei bisognosi.

EUCARISTIA. Qui Gesù pratica la massima carità verso di noi, e noi, che ci nutriamo di Lui dopo aver ascoltato e aderito alla sua Parola, non viviamo in modo coerente con la nostra unione con Gesù. Uno sei peccati più gravi contro la carità è proprio lo scandalo. Sentiamone orrore e interveniamo per difendere i deboli, come fece Gesù e hanno fatto i santi. Chiediamo per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, che vengano in nostro soccorso per aiutarci a liberarci di quello orribile peccato. (mons. Francesco Spaduzzi)

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