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I SALUTI

  • Vi aspetto domenica Domenica ci sarà la celebrazione della santa messa presso... vi aspetto tutti.
  • Tempo di Avvento: Domenica I A

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Avvento: Domenica I A

    I - Matteo 24,37-441. Gesù avverte i discepoli che essi ignorano e ignoreranno sempre il giorno della sua seconda venuta (42 perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà), quello della sua gloria e del giudizio universale degli uomini; anzi neanche l'ora immaginano (44 perché, nell’ora che non  immaginate, viene il Figlio dell’uomo). Gesù porta due paragoni per far capire come è inaspettato il giorno del Signore: (a) al tempo di Noè (37 Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo), più precisamente nel periodo che precedette il cosiddetto diluvio universale (38 Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio), la gente viveva la sua vita quotidiana (38 mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito) e non presero sul serio le ammonizioni di Noè sulla vicinanza del castigo di Dio col diluvio: eppure vedevano che costruiva l'arca, dove entrarono lui con la famiglia e gli animali (38 fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca), e non se ne importarono finché il diluvio incominciò intorno all'arca ormai chiusa e morirono tutti (39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti). Gesù avverte che così all'improvviso sarà la sua venuta  (37; 39 così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo). (b) Il secondo paragone lo prende dalla esperienza quotidiana per aiutarli a riflettere (43 Cercate di capire questo): il padrone di casa, se sapesse a che ora arriva il ladro, starebbe ben sveglio e non se la lascerebbe derubare (43 se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa). Altre immagini Gesù usa altrove: per esempio quella del servo, che non sa a che ora rientra il padrone (24,43ss) e quella delle vergini, che attendono lo sposo senza sapere l’ora dell'arrivo (Mt 25,1ss). E’ proprio così: noi possiamo incontrare il Signore in questo mondo nei tanti modi della sua presenza, quando noi decidiamo di aprirgli le porte in piena libertà; alla fine della vita lo incontreremo quando lui deciderà e ci giudicherà. Non sappiamo quando questo avverrà, ma possiamo prevedere le conseguenze dalla situazione spirituale, nella quale ci troveremo: se moriremo in amicizia col Signore, senza peccati gravi sulla coscienza o con peccati già espiati, andremo in paradiso; se ci moriremo in amicizia col Signore ma senza aver ancora fatto sufficiente penitenza per espiare i peccati, dovremo stare un certo periodo in purgatorio; se moriremo nell’inimicizia col Signore, con peccati gravi sulla coscienza, andremo all’inferno. Per evitare questa ultima possibilità, ascoltiamo cosa Gesù ha da dirci ancora su questo.

    2. Gesù ha detto che ignoriamo l'ora della sua seconda venuta e di conseguenza raccomanda la vigilanza (42 Vegliate dunque) e di tenersi pronti (44 Perciò anche voi tenetevi pronti), imitando il padrone di casa, che starebbe ben sveglio per non farsela svaligiare (43), ed evitando l'errore dei contemporanei di Noè, che si rifiutarono di credere alle sue spiegazioni, date durante 100 anni di costruzione dell’arca e durante i 7 giorni, mentre faceva entrare gli animali nell'arca. Gesù avverte che stanno in gioco i beni più grandi e la salvezza eterna: dei due uomini a lavorare nel campo (40 Allora due uomini saranno nel campo) e delle due donne a lavorare alla macina (41 Due donne macineranno alla molaunouna saranno presi dagli angeli e portati al Signore (40 uno verrà portato via; 41 una verrà portata via) e l'altrol'altra saranno abbandonati per andare all'inferno (40 e l’altro lasciato; 41 e l’altra lasciata), a seconda del loro comportamento. Gesù esorta in modo pressante e ripetuto a vegliare e pregare (Lc 21,36) e con questo vuol dire che dobbiamo farci trovare a vivere nella fede, speranza e carità verso Dio e prossimo, praticando i 10 comandamenti: solo così andremo a stare con lo sposo, il Signore Gesù, come le 5 vergini sapienti, a differenza delle vergini stolte, che saranno escluse, perché non previdenti. Ci preoccupiamo di vegliare e pregare e stare in amicizia col Signore sempre? Ci manteniamo in grazia di Dio, evitando il peccato grave e lottando contro il veniale? Esaminiamoci seriamente per vedere quali pensieri o sentimenti o affetti o parole o azioni od omissioni mettono a rischio la nostra salvezza e togliamoli di mezzo con coraggio, perché abbiamo una sola anima e, se la perdiamo, saremo rovinati per tutta l'eternità.

    II - Isaia 2,1-5 – (a) Il profeta Isaia riceve da Dio un messaggio, che riguarda gli ebrei e il regno del sud e in particolare la capitale Gerusalemme (1 Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme). Nei tempi stabiliti da Dio, quelli del Messia, il monte del Tempio del Signore diventerà altissimo (2 Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli) e sarà quindi visibile a tutti i popoli, i quali si muoveranno verso di esso (2 e ad esso affluiranno tutte le genti). Accorreranno un gran numero di popoli, che si esorteranno a vicenda a venire al monte del Tempio del Signore Dio degli ebrei (3 Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe), perché da Gerusalemme-Sion Dio parlerà e manifesterà la sua volontà con la Legge (3 perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri), cosicché troveranno la guida nei loro pensieri e comportamenti da Dio stesso (3 Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore). Dio sarà giudice universale e arbitro nelle contese fra i popoli (4 Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli); in tal modo ci sarà pace universale: gli uomini non impareranno più neanche a combattere (4 non impareranno più l’arte della guerra) e perciò non ci saranno guerre (4 una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazioni) e le armi esistenti saranno trasformate in strumenti dell'agricoltura (4 Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci). L’oracolo divino si conclude con l'esortazione agli Ebrei a lasciarsi illuminare da Dio-Luce a vivere e comportarsi secondo questa luce, cioè la sua Parola (5 Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore). In sostanza i popoli pagani si convertiranno all’unico vero Dio… (b) La profezia trova la sua parziale realizzazione già con la venuta di Cristo, come appare alla sua nascita dalla venuta dei Magi, che rappresentano tutti i popoli pagani; durante la sua vita Gesù incontra i soldati, che arrivano dalle varie zone dell’Impero e stazionano in Palestina, ed è cercato dai proseliti, che provengono anche da popoli fuori dell’impero; la Chiesa poi attraverso i secoli ha continuato con la sua attività missionaria ad avvicinare tutti i popoli a Dio per mezzo di Cristo. Ma la profezia troverà la sua piena realizzazione alla fine del mondo, al Giudizio Universale, quando tutti gli uomini di tutti i popoli si raduneranno intorno a Cristo. E noi consentiamo a Dio di guidare la nostra vita? Come ci siamo comportati finora? In che dobbiamo cambiare la nostra maniera di pensare e di vivere per dare tutto lo spazio al Signore in noi? Che cosa possiamo fare perché Gesù sia conosciuto e amato da quelli che non credono o credono poco e male?

    III - Romani 12,11-14a – S. Paolo parte dalla constatazione che la notte è avanzata (12); la notte è il tempo del sonno (11) e anche delle azioni, che si preferisce fare lontano dalla luce (12 le opere delle tenebre): esse consistono nell’abbandonarsi ai piaceri incontrollati della gola e del sesso disordinato, e anche alle mancanze di carità verso il prossimo (13 non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie). S. Paolo si riferisce a tutti gli uomini lontani da Cristo, ebrei o pagani: questi stanno nella notte del peccato, lontani dal sole che è Dio, per mancanza della luce della fede e del calore della carità. Ma ormai è venuto Cristo a salvarci: siamo nel tempo tra la sua prima e la sua seconda venuta, nel tempo dello Spirito Santo, sorgente della fede, perché guida alla verità intera, e della carità, che infonde nei nostri cuori (Rm 5,5). Con Cristo la luce del giorno si avvicina (12 il giorno è vicino); è tempo di svegliarsi dal sonno del peccato (11 è ormai tempo di svegliarvi dal sonno), perché la salvezza ora è più vicina di quando incominciammo ad aver fede (11 perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti). Dobbiamo gettare via le opere suggerite dal diavolo (12 Perciò gettiamo via le opere delle tenebre), che in gran parte vengono dalle tendenze cattive (14 e non lasciatevi prendere dai desideri della carne), e indossare l'armatura, che è propria degli uomini, illuminati da Cristo (12 e indossiamo le armi della luce), cioè la fede, speranza e carità, l'umiltà, la mitezza e la pazienza con la disponibilità a portare la croce. Così ci comporteremo come le persone sono solite agire di giorno (13 Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno), con onestà, in modo da avere – se viene - l’incerto onore degli uomini e il certissimo onore da Dio, che è l'unico che dobbiamo desiderare. In sostanza dobbiamo deporre la divisa, che rivela la nostra appartenenza al diavolo, e dobbiamo rivestirci di Gesù Cristo, (14 Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo), cioè condividere con Gesù i suoi pensieri, sentimenti e affetti, in modo che siano nostre anche le sue parole e azioni od omissioni. Siamo nei tempi nuovi: dobbiamo prenderne coscienza e tirarne le conseguenze (11 E questo voi farete, consapevoli del momento). E’ sempre tempo - in ogni momento della vita - di convertirci; l'inizio dell'anno liturgico può costituire una spinta ulteriore, anche pensando che è giusto che ci prepariamo anche al Natale. Facciamo buoni propositi per lasciare il peccato e fare vita nuova con opere nuove e concretamente stabiliamo i mezzi per correggerci: preghiera e penitenza.

    EUCARESTIA. Con l’Avvento ricordiamo tre venute di Cristo: la prima di venti secoli fa, preceduta da una preparazione di millenni; la seconda della fine del mondo, preceduta già da due millenni e non sappiamo quanti altri ancora; l’intermedia, che è quella che si realizza nei sacramenti (Eucarestia e gli altri) e nella liturgia (Parola, assemblea, ministro), nei fratelli e nel nostro cuore per la fede e la carità. Dobbiamo prepararci all’incontro col Signore con la fede e la speranza e la carità. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, che si sono preparati nel modo migliore alla prima venuta di Cristo, e agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni di ottenerci questa grazia di essere pronti a qualsiasi incontro il Signore voglia realizzare con noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Tempo di Quaresima: Domenica II dell’Anno A

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Quaresima: Domenica II dell’Anno A

    I - Matteo 17,1-9 -  1.  (a) Gesù prende con sé i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che ha portato con sé in occasione della resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37) e dai quali si farà accompagnare nell'orto dei Getsemani, più vicini degli altri 8 (Mt 26,37). Vanno su un alto monte, isolandosi (1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte) per pregare (Lc 9,28). Il volto di Gesù diventa luminoso come il sole e le sue vesti sfolgorano come luce (2 E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce). La trasfigurazione di Gesù avviene mentre sta in preghiera (Lc 9,29), cioè in dialogo col Padre. In realtà il dialogo con Dio, la vicinanza e l'intimità con lui nella preghiera, produce nel credente un fenomeno simile a quello che avvenne anche a Mosè, quando andava a incontrare Dio: Dio emanava luce, Mosè riceveva tale luce, ne restava illuminato e la trasmetteva (Es 34,29-35). In Quaresima il nostro impegno dev’essere proprio quello di lasciarci illuminare e trasformare grazie all'ascolto della Parola di Dio (5 Ascoltatelo), alla contemplazione di Gesù (4 non videro nessuno, se non Gesù solo, Dio reso visibile) e all’accoglimento di Lui e della sua vita in noi con l’imitazione. (b) Mosè ed Elia, che rappresentavano la Legge e la Profezia, si presentano a conversare con Gesù (3 Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui) e l'oggetto è l'esodo di Gesù (Lc 9,30), il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1), cioè la sua Passione e Morte, che sono l’umiliazione e abbassamento di Gesù, e la sua Resurrezione e Ascensione, che sono la sua glorificazione ed esaltazione. Non ci sfugga che la trasfigurazione avviene 6 (1) od 8 (Lc 9,28) giorni dopo la prima profezia molto particolareggiata della passione (Mt 16,21) e prima della seconda appena accennata, che conferma la profezia precedente (9 Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»). La liturgia quaresimale fu organizzata proprio per aiutare i battezzandi a realizzare questo mistero di vita e di morte, che porta alla perfetta unione con Cristo, e per guidare noi già battezzati a rivivere questa realtà del nostro battesimo; ora è il tempo per realizzare il nostro esodo, la nostra pasqua, la nostra morte al peccato per arrivare a risorgere a vita nuova con Cristo. (c) Una nube luminosa circonda i discepoli e rivela la presenza e l'intervento di Dio (5 Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra) come in altre teofanie; la voce del Padre si fa sentire e presenta il Figlio come il suo Unigenito, nel quale si compiace e che i discepoli devono ascoltare come maestro (5 Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo») e imitare come modello, praticandone l'insegnamento. E’ quello che dobbiamo fare anche noi nella Quaresima: vedere Gesù, contemplarlo, imitarlo col fare nostro il suo modo di pensare e di amare. (d) Matteo ci mostra Gesù, che si avvicina ai discepoli, li tocca e li incoraggia a non temere (7 Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete») per far capire che non sono soli davanti a Dio, perché hanno Gesù come avvocato presso il Padre, e non sono soli davanti a Satana - che vuole impedire loro il cammino verso la propria morte e resurrezione spirituale - perché hanno Gesù che li sostiene. E questo vale anche per noi.

    2. (a) I discepoli seguono Gesù e pregano con lui per qualche tempo, ma si addormentano (Lc 9,32), come nel Getsemani (Mt 26,40.43.45); svegliandosi vedono Gesù circondato da gloria con Mosè ed Elia (3) e Pietro fa notare che è bello stare con Gesù trasfigurato e con i due ospiti (4 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: Signore, è bello per noi essere qui!): lui è disposto a fare 3 capanne per Gesù e gli ospiti (4 Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia) per prolungare la permanenza di Gesù e degli ospiti. La risposta a questa sua proposta è la presenza di Dio con la nube e la Parola di Dio (5). Chi cerca Dio ha sempre questo tipo di risposta: Dio è presente e ci fa il dono di Gesù (Gv 3,16) e dello Spirito Santo (Lc 11,13). (b) I discepoli per questa ulteriore esperienza di Dio cadono con la faccia a terra e sono presi da timore riverenziale nei confronti di Dio (6 All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore); poi si ritrovano soli con Gesù (8 Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo), che li incoraggia, e con lo Spirito Santo, che accompagna loro – e noi – nel cammino verso la Pasqua. Gesù per mezzo dello Spirito ci sostiene e ci incoraggia nonostante le nostre debolezze, delle quali ci fa prendere coscienza e per le quali ci suggerisce i rimedi; egli ci aiuta a prendere le medicine spirituali necessarie, sempre in clima di preghiera.

    II - Genesi 12.1-4a - Dio invitò Abramo a lasciare tutto: la famiglia di origine, la parentela, il clan, la sua civiltà e cultura, e la patria, e gli disse di andare verso una terra, che non gli indicò allora ma gli avrebbe rivelato solo in seguito (1 Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra,/ dalla tua parentela/ e dalla casa di tuo padre,/ verso la terra che io ti indicherò). L'ordine di Dio era tutt’altro che facile da eseguire, perché significava rompere i legami con tutto un sistema di relazioni e protezioni ed esporsi a tutti i pericoli: pensiamo ai rischi degli emigranti di oggi e moltiplichiamoli e ci faremo una pallida idea di quale poteva essere la situazione di Abramo 4000 anni fa. Certo le promesse di Dio erano bellissime: e ti benedirò (2), cioè ti arricchirò con i miei doni; in particolare renderò grande il tuo nome (2), cioè ti farò diventare famoso; Farò di te una grande nazione (2), cioè ti darò numerosissimi discendenti al punto di farti diventare un popolo numeroso; e possa tu essere una benedizione (2), cioè ti renderò fonte di benedizione, e in te si diranno benedette/ tutte le famiglie della terra (3), cioè per mezzo tuo Io benedirò tutti i popoli della terra; e Benedirò coloro che ti benediranno/ e coloro che ti malediranno maledirò (3), cioè farò bene a chi te ne farà e restituirò male a chi te ne farà. Abramo credette a Dio come suo Dio e unico Dio e si affidò alla sua Parola: perciò obbedì al suo ordine di lasciare tutto e partire (4 Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore). La fede in Dio è grandissima in Abramo e lo spinge a questo abbandono totale ed eroico; egli spera nella Sua sapienza e potenza e bontà infinite, affidandosi alla sua Parola. La fede è indispensabile per avviare il rapporto con Dio e per alimentarlo; bisogna che crediamo in lui come unico Dio in tre persone e accettiamo come vera la sua Parola, che riponiamo in Lui la nostra speranza e lo amiamo come il sommo bene, dandogli la precedenza in tutto. Bisogna credere anche all'incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù: egli è il nostro salvatore, maestro, modello da contemplare e imitare. E’ così la nostra fede? La alimentiamo con l’ascolto e la riflessione sulla Parola di Dio? La viviamo nella vita quotidiana? Le benedizioni di Dio erano per Abramo ma anche per i suoi discendenti spirituali: quindi anche per noi, se condividiamo la sua fede. E ci impegniamo a comunicare la nostra fede agli altri?

    III - 2Timoteo 1,8b-10 - E’ Dio che ci ha salvati e ci ha chiamati alla santità non per i nostri meriti (9 Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere), ma per la sua misericordia e il suo piano di salvezza, (9 ma secondo il suo progetto e la sua grazia); questa misericordia di Dio ci è stata offerta fin dall'eternità in Gesù e per mezzo di Gesù (9 Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità), ma è stata manifestata per quello che ci serve per la salvezza con la prima venuta di Gesù Signore, Messia e Salvatore (10 ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù): egli con la sua morte e risurrezione ha vinto la morte (10 Egli ha vinto la morte) e con l'annunzio del Vangelo ci ha rivelato con chiarezza la vita eterna, che ci viene già data ora, e l'immortalità, che ci è riservata nella sua seconda venuta (10 e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo). Paolo esorta Timoteo perché anzitutto non si vergogni né di dare testimonianza a Gesù e né di lui, che sta in carcere per amore di Gesù (8 Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui), e poi grazie all'aiuto di Dio soffra pazientemente con lui per la diffusione del Vangelo (9 ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo). Aderiamo anche noi con la fede alla Parola di Gesù e alimentiamo in noi la fede di Paolo e Timoteo per arrivare a trasformarla in vita quotidiana.

    EUCARESTIA. Questo Gesù trasfigurato, che ascoltiamo nella Liturgia della Parola e al quale ci uniamo nell’offerta del suo sacrificio e nella comunione eucaristica, è la meta, alla quale confidiamo di arrivare con l’aiuto della grazia di Dio alla fine della quaresima, grazie a un dialogo con Dio più prolungato, a un digiuno più completo, a una pratica delle opere di carità più puntuale. Ci rivolgiamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e Santi Patroni e ai Santi Penitenti, perché ce ne ottengano la grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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Mons Francesco Spaduzzi





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La sacra Bibbia

versione CEI 2008
SacraBibbia

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