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I SALUTI

  • Tempo di Quaresima: Domenica II dell’Anno A

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Quaresima: Domenica II dell’Anno A

    I - Matteo 17,1-9 -  1.  (a) Gesù prende con sé i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che ha portato con sé in occasione della resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37) e dai quali si farà accompagnare nell'orto dei Getsemani, più vicini degli altri 8 (Mt 26,37). Vanno su un alto monte, isolandosi (1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte) per pregare (Lc 9,28). Il volto di Gesù diventa luminoso come il sole e le sue vesti sfolgorano come luce (2 E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce). La trasfigurazione di Gesù avviene mentre sta in preghiera (Lc 9,29), cioè in dialogo col Padre. In realtà il dialogo con Dio, la vicinanza e l'intimità con lui nella preghiera, produce nel credente un fenomeno simile a quello che avvenne anche a Mosè, quando andava a incontrare Dio: Dio emanava luce, Mosè riceveva tale luce, ne restava illuminato e la trasmetteva (Es 34,29-35). In Quaresima il nostro impegno dev’essere proprio quello di lasciarci illuminare e trasformare grazie all'ascolto della Parola di Dio (5 Ascoltatelo), alla contemplazione di Gesù (4 non videro nessuno, se non Gesù solo, Dio reso visibile) e all’accoglimento di Lui e della sua vita in noi con l’imitazione. (b) Mosè ed Elia, che rappresentavano la Legge e la Profezia, si presentano a conversare con Gesù (3 Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui) e l'oggetto è l'esodo di Gesù (Lc 9,30), il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1), cioè la sua Passione e Morte, che sono l’umiliazione e abbassamento di Gesù, e la sua Resurrezione e Ascensione, che sono la sua glorificazione ed esaltazione. Non ci sfugga che la trasfigurazione avviene 6 (1) od 8 (Lc 9,28) giorni dopo la prima profezia molto particolareggiata della passione (Mt 16,21) e prima della seconda appena accennata, che conferma la profezia precedente (9 Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»). La liturgia quaresimale fu organizzata proprio per aiutare i battezzandi a realizzare questo mistero di vita e di morte, che porta alla perfetta unione con Cristo, e per guidare noi già battezzati a rivivere questa realtà del nostro battesimo; ora è il tempo per realizzare il nostro esodo, la nostra pasqua, la nostra morte al peccato per arrivare a risorgere a vita nuova con Cristo. (c) Una nube luminosa circonda i discepoli e rivela la presenza e l'intervento di Dio (5 Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra) come in altre teofanie; la voce del Padre si fa sentire e presenta il Figlio come il suo Unigenito, nel quale si compiace e che i discepoli devono ascoltare come maestro (5 Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo») e imitare come modello, praticandone l'insegnamento. E’ quello che dobbiamo fare anche noi nella Quaresima: vedere Gesù, contemplarlo, imitarlo col fare nostro il suo modo di pensare e di amare. (d) Matteo ci mostra Gesù, che si avvicina ai discepoli, li tocca e li incoraggia a non temere (7 Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete») per far capire che non sono soli davanti a Dio, perché hanno Gesù come avvocato presso il Padre, e non sono soli davanti a Satana - che vuole impedire loro il cammino verso la propria morte e resurrezione spirituale - perché hanno Gesù che li sostiene. E questo vale anche per noi.

    2. (a) I discepoli seguono Gesù e pregano con lui per qualche tempo, ma si addormentano (Lc 9,32), come nel Getsemani (Mt 26,40.43.45); svegliandosi vedono Gesù circondato da gloria con Mosè ed Elia (3) e Pietro fa notare che è bello stare con Gesù trasfigurato e con i due ospiti (4 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: Signore, è bello per noi essere qui!): lui è disposto a fare 3 capanne per Gesù e gli ospiti (4 Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia) per prolungare la permanenza di Gesù e degli ospiti. La risposta a questa sua proposta è la presenza di Dio con la nube e la Parola di Dio (5). Chi cerca Dio ha sempre questo tipo di risposta: Dio è presente e ci fa il dono di Gesù (Gv 3,16) e dello Spirito Santo (Lc 11,13). (b) I discepoli per questa ulteriore esperienza di Dio cadono con la faccia a terra e sono presi da timore riverenziale nei confronti di Dio (6 All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore); poi si ritrovano soli con Gesù (8 Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo), che li incoraggia, e con lo Spirito Santo, che accompagna loro – e noi – nel cammino verso la Pasqua. Gesù per mezzo dello Spirito ci sostiene e ci incoraggia nonostante le nostre debolezze, delle quali ci fa prendere coscienza e per le quali ci suggerisce i rimedi; egli ci aiuta a prendere le medicine spirituali necessarie, sempre in clima di preghiera.

    II - Genesi 12.1-4a - Dio invitò Abramo a lasciare tutto: la famiglia di origine, la parentela, il clan, la sua civiltà e cultura, e la patria, e gli disse di andare verso una terra, che non gli indicò allora ma gli avrebbe rivelato solo in seguito (1 Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra,/ dalla tua parentela/ e dalla casa di tuo padre,/ verso la terra che io ti indicherò). L'ordine di Dio era tutt’altro che facile da eseguire, perché significava rompere i legami con tutto un sistema di relazioni e protezioni ed esporsi a tutti i pericoli: pensiamo ai rischi degli emigranti di oggi e moltiplichiamoli e ci faremo una pallida idea di quale poteva essere la situazione di Abramo 4000 anni fa. Certo le promesse di Dio erano bellissime: e ti benedirò (2), cioè ti arricchirò con i miei doni; in particolare renderò grande il tuo nome (2), cioè ti farò diventare famoso; Farò di te una grande nazione (2), cioè ti darò numerosissimi discendenti al punto di farti diventare un popolo numeroso; e possa tu essere una benedizione (2), cioè ti renderò fonte di benedizione, e in te si diranno benedette/ tutte le famiglie della terra (3), cioè per mezzo tuo Io benedirò tutti i popoli della terra; e Benedirò coloro che ti benediranno/ e coloro che ti malediranno maledirò (3), cioè farò bene a chi te ne farà e restituirò male a chi te ne farà. Abramo credette a Dio come suo Dio e unico Dio e si affidò alla sua Parola: perciò obbedì al suo ordine di lasciare tutto e partire (4 Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore). La fede in Dio è grandissima in Abramo e lo spinge a questo abbandono totale ed eroico; egli spera nella Sua sapienza e potenza e bontà infinite, affidandosi alla sua Parola. La fede è indispensabile per avviare il rapporto con Dio e per alimentarlo; bisogna che crediamo in lui come unico Dio in tre persone e accettiamo come vera la sua Parola, che riponiamo in Lui la nostra speranza e lo amiamo come il sommo bene, dandogli la precedenza in tutto. Bisogna credere anche all'incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù: egli è il nostro salvatore, maestro, modello da contemplare e imitare. E’ così la nostra fede? La alimentiamo con l’ascolto e la riflessione sulla Parola di Dio? La viviamo nella vita quotidiana? Le benedizioni di Dio erano per Abramo ma anche per i suoi discendenti spirituali: quindi anche per noi, se condividiamo la sua fede. E ci impegniamo a comunicare la nostra fede agli altri?

    III - 2Timoteo 1,8b-10 - E’ Dio che ci ha salvati e ci ha chiamati alla santità non per i nostri meriti (9 Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere), ma per la sua misericordia e il suo piano di salvezza, (9 ma secondo il suo progetto e la sua grazia); questa misericordia di Dio ci è stata offerta fin dall'eternità in Gesù e per mezzo di Gesù (9 Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità), ma è stata manifestata per quello che ci serve per la salvezza con la prima venuta di Gesù Signore, Messia e Salvatore (10 ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù): egli con la sua morte e risurrezione ha vinto la morte (10 Egli ha vinto la morte) e con l'annunzio del Vangelo ci ha rivelato con chiarezza la vita eterna, che ci viene già data ora, e l'immortalità, che ci è riservata nella sua seconda venuta (10 e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo). Paolo esorta Timoteo perché anzitutto non si vergogni né di dare testimonianza a Gesù e né di lui, che sta in carcere per amore di Gesù (8 Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui), e poi grazie all'aiuto di Dio soffra pazientemente con lui per la diffusione del Vangelo (9 ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo). Aderiamo anche noi con la fede alla Parola di Gesù e alimentiamo in noi la fede di Paolo e Timoteo per arrivare a trasformarla in vita quotidiana.

    EUCARESTIA. Questo Gesù trasfigurato, che ascoltiamo nella Liturgia della Parola e al quale ci uniamo nell’offerta del suo sacrificio e nella comunione eucaristica, è la meta, alla quale confidiamo di arrivare con l’aiuto della grazia di Dio alla fine della quaresima, grazie a un dialogo con Dio più prolungato, a un digiuno più completo, a una pratica delle opere di carità più puntuale. Ci rivolgiamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e Santi Patroni e ai Santi Penitenti, perché ce ne ottengano la grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • spunti di riflessione XIV domenica Tempo Ordinario Domenica 14B

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili e fruibili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi)

    Tempo Ordinario Domenica 14B

    I - Marco 6,1-6 1. Gesù aveva la casa a Cafarnao come sua dimora (probabilmente la casa di Pietro) e di lì si spostava per la sua attività apostolica sul posto. Un giorno decise di andare a Nazareth, che era considerata la sua patria, e i discepoli lo seguirono (1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono). Il sabato andò come al solito alla Sinagoga, dove annunciò il Regno di Dio (2 Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga). I suoi compaesani lo ascoltavano sorpresi (2 E molti, ascoltando, rimanevano stupiti) e si domandavano dove aveva imparato quelle cose (2 e dicevano: Da dove gli vengono queste cose?), da chi gli veniva tutta la sapienza, che mostrava (2 E che sapienza è quella che gli è stata data?), e come mai aveva poteri di operare miracoli così strepitosi (2 E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?). E ricordavano che egli era stato sempre un semplice falegname, figlio di una donna del popolo e con tanti parenti ben conosciuti in paese (3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?). E questi interrogativi senza risposta li portava è un sentimento di avversione per lui (3 Ed era per loro motivo di scandalo). I paesani avevano saputo tutto quello che di Gesù si raccontava a proposito dell’elevatezza del suo insegnamento e della grandezza dei suoi miracoli, operati nei dintorni; così, quando Gesù tornò in paese, dovettero riconoscere che era vero quello che si diceva di lui. Per loro era difficile accettare Gesù sotto questa nuova luce e per gelosia, invidia e altri sentimenti negativi, lo rifiutano, nonostante anche a essi veniva offerta la grazia di credere in lui. Per noi è più facile, con la grazia di Dio e con la buona volontà, riconoscere chi è veramente Gesù perché molti sono gli aiuti anche esterni, a credere, ma anche noi corriamo il rischio di non prendere sul serio che è Egli è vero Dio e vero uomo: di qui la necessità di studiare, riflettere e meditare per interiorizzare queste verità.

    2. Gesù sa tutto ciò che avviene nel cuore delle persone e osserva che poca considerazione un profeta trova nella sua patria e presso i suoi parenti e familiari (4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»). Altrove aveva operato tanti miracoli, ma qui può guarire solo poche persone (5 E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì) e ciò a causa della poca fede dei compaesani e parenti; l’evangelista ce lo mostra meravigliato di tanta incredulità (6 E si meravigliava della loro incredulità). Comunque Gesù non sì scoraggia per questo e continua a predicare dappertutto nei dintorni (6 Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando). I parenti e i compaesani di Gesù non credevano in lui anche perché erano abituati e attaccati alla conoscenza incompleta, che avevano di lui; però un po’ più di umiltà e apertura di intelligenza e di cuore ora avrebbero dovuto aiutarli ad accettare la sua manifestazione completa, e invece non vollero. Anche noi corriamo il rischio di farci e abituarci a un'idea incompleta di Gesù e ci rifiutiamo di lasciarla; così non arriviamo a un rapporto più intimo con Gesù, che vuole manifestarsi di più e meglio a noi. Egli di solito si manifesta solo in modo progressivo nello studio e nella meditazione e nella preghiera in genere: siamo noi che ci dobbiamo adeguare a lui, e non viceversa. Di qui la necessità di leggere e assimilare la Sacra Scrittura. Così crescono anche la nostra fede e il nostro amore a Cristo.

    II - Ezechiele 2, 2-5 1. Dio rivolge la parola a Ezechiele per farlo profeta degli Ebrei, sia quelli che stavano in esilio a Babilonia sia quelli che stavano ancora a Gerusalemme. Nabucodonosor aveva assediato e preso la città nel 597, e aveva deportato parte della popolazione; Ezechiele aveva visto che anche Dio aveva lasciato il Tempio e la città e se n'era andato con i deportati, per significare che per Lui quello era il vero popolo di Dio, per mezzo del quale Egli avrebbe fatto sopravvivere il popolo ebraico; gli Ebrei di Gerusalemme invece si ritenevano benedetti da Dio perché stavano nella Città Santa. Dio invia Ezechiele agli Israeliti (3Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele; 4 Quelli ai quali ti mando) con la missione di profeta (5 sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro), cioè per annunciare la Parola di Dio (4 Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”). Grazie a questa Parola essi si possono convertire e salvare perché tale è l’intenzione di Dio, nel mandare i suoi messaggeri. Per garantire il profeta della sua chiamata e della missione, Dio gli dà il suo Spirito, che lo rende docile nell’ascoltare la Parola di Dio e coraggioso nel trasmetterla (2 A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava). Rinnoviamo la nostra fede nella chiamata e missione divina di Ezechiele e che Dio fa la stessa cosa coi vescovi e sacerdoti di oggi, chiamati e mandati a compiere la loro missione di annunciatori della Parola di Dio. Chiediamo di essere attenti ascoltatori e precisi esecutori e fedeli trasmettitori di questa Parola

    2. Dio precisa a chi il profeta dovrà rivolgere la Parola di Dio: a tutti i figli di Israele (3): (a) dovevano essere sudditi fedeli di Dio e invece si sono ribellati e rivoltati contro il loro Signore e Dio (3 a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me); sia costoro che i loro padri si sono rifiutati di obbedire a Dio (3 Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi); (b) essi dovevano essere figli docili obbedienti e invece sono duri di testa e di cuore (4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito). Il profeta parlerà a nome di Dio e riferirà la sua Parola con fedeltà (4). Possono ascoltare o rifiutarsi (giacché essi sono indocili), comunque dovranno riconoscere che Dio ha mandato un profeta parlare loro (5 Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli). Gli Ebrei furono tante volte ribelli e per la infinita misericordia di Dio furono puniti al di sotto di quello che meritavano; avevano ricevuto tantissimo da Dio e si erano sollevati contro di Lui e perciò Gerusalemme fu distrutta. Portarono la loro ribellione contro Dio arriverà perfino a uccidere Gesù. E noi quante volte ci ribelliamo a Dio e non prendiamo sul serio la sua Parola? Pensiamo alla sofferenza di Dio che ama come padrone che ha creato e come padre che genera figli, e sì trova davanti a un suddito ribelle e a un figlio ingrato. Decidiamo di cambiare.

    III – 2Corinzi 12,7-10 1. San Paolo ha avuto molti doni straordinari da Dio nel campo naturale con una grande intelligenza e forza di volontà, cultura e capacità di comunicare, e nel campo soprannaturale con un apostolato intensissimo e con risultati splendidi, anche in situazioni estremamente avverse. È facile che chi si trova in abbondanza di doni di Dio dimentichi che l'origine divina dei suoi doni, e monti in superbia; ora Dio, per aiutare Paolo a non perdere la testa, cadendo nell’orgoglio, permette che gli sia inflitta una sofferenza che lo tormenta come una spina nella carne: essa diventa per lui come un messaggero di satana, che lo colpisce per tenerlo nell’umiltà (7 Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia). Non sappiamo in che cosa  consisteva questa sofferenza umiliante, ma certo faceva soffrire molto San Paolo nel corpo e soprattutto nello spirito. Egli desiderava ardentemente di esserne liberato e perciò pregò con insistenza il Signore (8 A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me): 3 per indicare molte volte e un numero completo, come Gesù nel Getsemani (cfr Mt 26,39-44). Ma Gesù gli diede risposta negativa, pur accompagnandola con la promessa di continuare ad assisterlo: Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (9); Gesù gli dice che gli deve bastare la grazia che Egli gli dà per andare avanti, anche perché la sua Potenza Divina si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è debole. Non c'è nulla di male che noi preghiamo, per ottenere la liberazione dal male, quando stiamo nella sofferenza fisica o morale, sia che provenga da noi per debolezza o dal diavolo per farci del male o anche da Dio stesso come prova della nostra fedeltà; anzi è un bene perché ci fa cercare rifugio e protezione in Dio come hanno fatto sempre i Santi, e anche Gesù. Ma non dobbiamo aspettarci di essere esauditi a modo nostro, ma affidarci a quello che Dio ritiene opportuno: Egli conosce ciò che ci fa veramente bene e nostri veri bisogni e ci dà le grazie necessarie, e anche sovrabbondanti; ma non ci stanchiamo di pregare.

    2. In seguito alla risposta di Gesù, Paolo decide di vantarsi volentieri di ciò che rivela la sua debolezza, dei suoi limiti personali, perché in lui possa agire la potenza di Cristo con piena libertà (9 Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo). E perciò egli si rallegra dei suoi limiti, degli insulti, delle difficoltà, delle persecuzioni e delle angosce, che sopporta a causa di Cristo, per amore al suo Signore, che l'ha amato tanto da dare la sua vita per lui e da arricchirlo dei suoi doni (10 Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo). In effetti quando più si manifesta la sua debolezza personale, tanto più appare la potenza di Cristo in lui (10 infatti quando sono debole, è allora che sono forte). Proprio così. Noi dobbiamo riconoscere che tutto riceviamo da Dio sul piano naturale e sul piano soprannaturale e la nostra stessa collaborazione alla grazia di Dio è dono di Dio. Allora non possiamo vantarci dei doni di Dio come se fossero nostri, perché effettivamente sono di Dio; noi possiamo solo e dobbiamo benedirlo e lodarlo e ringraziarlo per questi doni, come fa Maria nel Magnificat e San Paolo all'inizio delle sue Lettere. Quanto più noi riconosciamo il nostro nulla, tanto più in noi si manifesta la potenza di Dio, come è avvenuto nei Santi, che hanno fatto cose straordinarie con mezzi piccolissimi e sproporzionati. Abituiamoci ad attribuire a Dio i suoi doni, e non a noi, e chiediamo perdono per le nostre stupide vanterie.

    EUCARISTIA. Nella prima parte della Messa la Parola di Dio ci presenta sempre qualche aspetto nuovo di Gesù o ci aiuta  ad approfondire la sua conoscenza per arrivare a un amore più intenso per Lui. Di qui l’importanza dell’ascolto attento e rispettoso e aperto all’accettazione incondizionata della Parola. Nella seconda parte della Messa ci offriamo insieme con Gesù al Padre e ci uniamo con Gesù nella Comunione eucaristica, che ci rende capaci di vivere all’altezza della nostra vocazione cristiana. Ci rivolgiamo a Maria e a Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie necessarie per accogliere docilmente tutta la Parola di Dio e di praticarla con fedeltà. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Giuseppe De Sio Tanti saluti vanno a Giuseppe che è sempre presente...

Un pensiero al giorno

18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Bastamare Notizie

  • 27/05/2008
    Casa Nossa Senhora do Carmo, c/o Santuàrio de Nossa Senhora de Fatima. Appartado 31 2496-908 Fatima Codex tel. 00351.249539600 oppure 00351.249539601 (chiedere di Mons. Spaduzzi), Fax: 00351.249.539609 (aggiungendo: all attenzione di Mons. Spaduzzi)
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  • 25/05/2008
    Dal 5 al 26 luglio 2008 starò a Fatima al servizio del Santuario per le confessioni in italiano, inglese, francese, portoghese. Vi aspetto tutti.

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  • 25/05/2005
    Il martedì e il mercoledì che precede il primo venerdì del mese sono a disposizione per l'ascolto delle Confessioni nelle Comunità Terapeutiche de La Tenda di Giovi (SA), Saragnano e Mercato S. Severino.

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Mons Francesco Spaduzzi





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La sacra Bibbia

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SacraBibbia

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