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I SALUTI

  • Auguri Antonio Oggi il nostro Antonio Bianchi compie 32 anni... AUGURI DI CUORE
  • Tempo di Avvento: Domenica I A

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Avvento: Domenica I A

    I - Matteo 24,37-441. Gesù avverte i discepoli che essi ignorano e ignoreranno sempre il giorno della sua seconda venuta (42 perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà), quello della sua gloria e del giudizio universale degli uomini; anzi neanche l'ora immaginano (44 perché, nell’ora che non  immaginate, viene il Figlio dell’uomo). Gesù porta due paragoni per far capire come è inaspettato il giorno del Signore: (a) al tempo di Noè (37 Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo), più precisamente nel periodo che precedette il cosiddetto diluvio universale (38 Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio), la gente viveva la sua vita quotidiana (38 mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito) e non presero sul serio le ammonizioni di Noè sulla vicinanza del castigo di Dio col diluvio: eppure vedevano che costruiva l'arca, dove entrarono lui con la famiglia e gli animali (38 fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca), e non se ne importarono finché il diluvio incominciò intorno all'arca ormai chiusa e morirono tutti (39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti). Gesù avverte che così all'improvviso sarà la sua venuta  (37; 39 così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo). (b) Il secondo paragone lo prende dalla esperienza quotidiana per aiutarli a riflettere (43 Cercate di capire questo): il padrone di casa, se sapesse a che ora arriva il ladro, starebbe ben sveglio e non se la lascerebbe derubare (43 se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa). Altre immagini Gesù usa altrove: per esempio quella del servo, che non sa a che ora rientra il padrone (24,43ss) e quella delle vergini, che attendono lo sposo senza sapere l’ora dell'arrivo (Mt 25,1ss). E’ proprio così: noi possiamo incontrare il Signore in questo mondo nei tanti modi della sua presenza, quando noi decidiamo di aprirgli le porte in piena libertà; alla fine della vita lo incontreremo quando lui deciderà e ci giudicherà. Non sappiamo quando questo avverrà, ma possiamo prevedere le conseguenze dalla situazione spirituale, nella quale ci troveremo: se moriremo in amicizia col Signore, senza peccati gravi sulla coscienza o con peccati già espiati, andremo in paradiso; se ci moriremo in amicizia col Signore ma senza aver ancora fatto sufficiente penitenza per espiare i peccati, dovremo stare un certo periodo in purgatorio; se moriremo nell’inimicizia col Signore, con peccati gravi sulla coscienza, andremo all’inferno. Per evitare questa ultima possibilità, ascoltiamo cosa Gesù ha da dirci ancora su questo.

    2. Gesù ha detto che ignoriamo l'ora della sua seconda venuta e di conseguenza raccomanda la vigilanza (42 Vegliate dunque) e di tenersi pronti (44 Perciò anche voi tenetevi pronti), imitando il padrone di casa, che starebbe ben sveglio per non farsela svaligiare (43), ed evitando l'errore dei contemporanei di Noè, che si rifiutarono di credere alle sue spiegazioni, date durante 100 anni di costruzione dell’arca e durante i 7 giorni, mentre faceva entrare gli animali nell'arca. Gesù avverte che stanno in gioco i beni più grandi e la salvezza eterna: dei due uomini a lavorare nel campo (40 Allora due uomini saranno nel campo) e delle due donne a lavorare alla macina (41 Due donne macineranno alla molaunouna saranno presi dagli angeli e portati al Signore (40 uno verrà portato via; 41 una verrà portata via) e l'altrol'altra saranno abbandonati per andare all'inferno (40 e l’altro lasciato; 41 e l’altra lasciata), a seconda del loro comportamento. Gesù esorta in modo pressante e ripetuto a vegliare e pregare (Lc 21,36) e con questo vuol dire che dobbiamo farci trovare a vivere nella fede, speranza e carità verso Dio e prossimo, praticando i 10 comandamenti: solo così andremo a stare con lo sposo, il Signore Gesù, come le 5 vergini sapienti, a differenza delle vergini stolte, che saranno escluse, perché non previdenti. Ci preoccupiamo di vegliare e pregare e stare in amicizia col Signore sempre? Ci manteniamo in grazia di Dio, evitando il peccato grave e lottando contro il veniale? Esaminiamoci seriamente per vedere quali pensieri o sentimenti o affetti o parole o azioni od omissioni mettono a rischio la nostra salvezza e togliamoli di mezzo con coraggio, perché abbiamo una sola anima e, se la perdiamo, saremo rovinati per tutta l'eternità.

    II - Isaia 2,1-5 – (a) Il profeta Isaia riceve da Dio un messaggio, che riguarda gli ebrei e il regno del sud e in particolare la capitale Gerusalemme (1 Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme). Nei tempi stabiliti da Dio, quelli del Messia, il monte del Tempio del Signore diventerà altissimo (2 Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli) e sarà quindi visibile a tutti i popoli, i quali si muoveranno verso di esso (2 e ad esso affluiranno tutte le genti). Accorreranno un gran numero di popoli, che si esorteranno a vicenda a venire al monte del Tempio del Signore Dio degli ebrei (3 Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe), perché da Gerusalemme-Sion Dio parlerà e manifesterà la sua volontà con la Legge (3 perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri), cosicché troveranno la guida nei loro pensieri e comportamenti da Dio stesso (3 Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore). Dio sarà giudice universale e arbitro nelle contese fra i popoli (4 Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli); in tal modo ci sarà pace universale: gli uomini non impareranno più neanche a combattere (4 non impareranno più l’arte della guerra) e perciò non ci saranno guerre (4 una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazioni) e le armi esistenti saranno trasformate in strumenti dell'agricoltura (4 Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci). L’oracolo divino si conclude con l'esortazione agli Ebrei a lasciarsi illuminare da Dio-Luce a vivere e comportarsi secondo questa luce, cioè la sua Parola (5 Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore). In sostanza i popoli pagani si convertiranno all’unico vero Dio… (b) La profezia trova la sua parziale realizzazione già con la venuta di Cristo, come appare alla sua nascita dalla venuta dei Magi, che rappresentano tutti i popoli pagani; durante la sua vita Gesù incontra i soldati, che arrivano dalle varie zone dell’Impero e stazionano in Palestina, ed è cercato dai proseliti, che provengono anche da popoli fuori dell’impero; la Chiesa poi attraverso i secoli ha continuato con la sua attività missionaria ad avvicinare tutti i popoli a Dio per mezzo di Cristo. Ma la profezia troverà la sua piena realizzazione alla fine del mondo, al Giudizio Universale, quando tutti gli uomini di tutti i popoli si raduneranno intorno a Cristo. E noi consentiamo a Dio di guidare la nostra vita? Come ci siamo comportati finora? In che dobbiamo cambiare la nostra maniera di pensare e di vivere per dare tutto lo spazio al Signore in noi? Che cosa possiamo fare perché Gesù sia conosciuto e amato da quelli che non credono o credono poco e male?

    III - Romani 12,11-14a – S. Paolo parte dalla constatazione che la notte è avanzata (12); la notte è il tempo del sonno (11) e anche delle azioni, che si preferisce fare lontano dalla luce (12 le opere delle tenebre): esse consistono nell’abbandonarsi ai piaceri incontrollati della gola e del sesso disordinato, e anche alle mancanze di carità verso il prossimo (13 non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie). S. Paolo si riferisce a tutti gli uomini lontani da Cristo, ebrei o pagani: questi stanno nella notte del peccato, lontani dal sole che è Dio, per mancanza della luce della fede e del calore della carità. Ma ormai è venuto Cristo a salvarci: siamo nel tempo tra la sua prima e la sua seconda venuta, nel tempo dello Spirito Santo, sorgente della fede, perché guida alla verità intera, e della carità, che infonde nei nostri cuori (Rm 5,5). Con Cristo la luce del giorno si avvicina (12 il giorno è vicino); è tempo di svegliarsi dal sonno del peccato (11 è ormai tempo di svegliarvi dal sonno), perché la salvezza ora è più vicina di quando incominciammo ad aver fede (11 perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti). Dobbiamo gettare via le opere suggerite dal diavolo (12 Perciò gettiamo via le opere delle tenebre), che in gran parte vengono dalle tendenze cattive (14 e non lasciatevi prendere dai desideri della carne), e indossare l'armatura, che è propria degli uomini, illuminati da Cristo (12 e indossiamo le armi della luce), cioè la fede, speranza e carità, l'umiltà, la mitezza e la pazienza con la disponibilità a portare la croce. Così ci comporteremo come le persone sono solite agire di giorno (13 Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno), con onestà, in modo da avere – se viene - l’incerto onore degli uomini e il certissimo onore da Dio, che è l'unico che dobbiamo desiderare. In sostanza dobbiamo deporre la divisa, che rivela la nostra appartenenza al diavolo, e dobbiamo rivestirci di Gesù Cristo, (14 Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo), cioè condividere con Gesù i suoi pensieri, sentimenti e affetti, in modo che siano nostre anche le sue parole e azioni od omissioni. Siamo nei tempi nuovi: dobbiamo prenderne coscienza e tirarne le conseguenze (11 E questo voi farete, consapevoli del momento). E’ sempre tempo - in ogni momento della vita - di convertirci; l'inizio dell'anno liturgico può costituire una spinta ulteriore, anche pensando che è giusto che ci prepariamo anche al Natale. Facciamo buoni propositi per lasciare il peccato e fare vita nuova con opere nuove e concretamente stabiliamo i mezzi per correggerci: preghiera e penitenza.

    EUCARESTIA. Con l’Avvento ricordiamo tre venute di Cristo: la prima di venti secoli fa, preceduta da una preparazione di millenni; la seconda della fine del mondo, preceduta già da due millenni e non sappiamo quanti altri ancora; l’intermedia, che è quella che si realizza nei sacramenti (Eucarestia e gli altri) e nella liturgia (Parola, assemblea, ministro), nei fratelli e nel nostro cuore per la fede e la carità. Dobbiamo prepararci all’incontro col Signore con la fede e la speranza e la carità. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, che si sono preparati nel modo migliore alla prima venuta di Cristo, e agli Angeli Custodi e ai Santi Patroni di ottenerci questa grazia di essere pronti a qualsiasi incontro il Signore voglia realizzare con noi. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

La sacra Bibbia

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