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I SALUTI

  • Omelia per la XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) Omelia per la XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
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  • Auguri Antonio Oggi il nostro Antonio Bianchi compie 32 anni... AUGURI DI CUORE
  • Tempo Ordinario Domenica 26B

    I - Marco 9,38-45 1. Gesù ha dichiarato che chi accoglie un bambino nel suo nome, per l’amore  che ha per Gesù e perché vede in lui Gesù, accoglie Gesù e il Padre (Mc 9,36-37). (a) Giovanni, l’apostolo, sentendo l'espressione “il nome” di Gesù si ricorda che lui e qualche altro hanno cercato di far smettere un esorcista, un non discepolo di Gesù, che scacciava i demoni servendosi del nome di Gesù, cioè invocando il suo nome, il suo potere, o invocando Dio per i meriti e il potere di Cristo (38 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva»). Ma Gesù dice loro di lasciarlo fare (39 Ma Gesù disse: Non glielo impedite); in effetti egli dimostra di avere rispetto e fiducia nella persona e autorità e potere di Gesù, tanto da operare un miracolo, servendosi del nome di Gesù: egli non potrebbe subito dopo parlare male di Gesù (39 perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me); chi non è contro Gesù è da ritenere schierato in qualche modo con Gesù e per Gesù e con i suoi (40 chi non è contro di noi è per noi). (b) Gesù aggiunge che chi dà a un suo discepolo anche solo un bicchiere d’acqua per amore di Gesù, ha certamente una ricompensa da Dio - o da Gesù - (41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa). Invocare il nome di Gesù significa aver fiducia in lui; quindi è già iniziare a credere in Gesù, ed è indice che uno sta iniziando un cammino verso Gesù e con Gesù; d'altra parte i discepoli di Gesù sono così preziosi agli occhi di Dio e di Gesù che far loro un minimo gesto di attenzione nel nome di Gesù è fare cosa graditissima a Dio. Riflettiamo su questo e cerchiamo di alimentare la nostra fiducia nei meriti infiniti di Gesù presso il Padre e consideriamo l'importanza di fare per amore di Gesù anche le più piccola azioni – delle quali è intessuta la nostra vita quotidiana -. Niente è piccolo se è fatto per il Signore e un grande amore.

    2. (a) Gesù parla dello scandalo, che è spingere al male con parole o azioni, e quindi allontanare dal bene e dal Cristo chi è già unito a lui ed è in lui; Egli dice che sarebbe meglio per lo scandalizzatore essere gettato in mare con una grossa pietra al collo (42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare); Gesù usa parole fortissime per far capire la gravità di questo peccato. Questo tipo di pena di morte era stata introdotta dai Romani in Palestina ed era considerato molto infamante, anche perché privava della sepoltura. Chi scandalizza priva della vita eterna lo scandalizzato, lo mette a rischio della dannazione. (b) Ma lo scandalo, la spinta al peccato, oltre a venire dall’esterno, può sorgere da noi stessi, dal nostro corpo; se una parte, anche molto preziosa del corpo, come la mano (43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo), che serve per agire e lavorare, o come il piede (45 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo), che serve per camminare, o come l'occhio (47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo), che serve per vedere, ci orienta verso il male, conviene tagliarli (43 tagliala; 45 taglialo) o strapparlo via (47 gettalo via), perché è meglio entrare nella vera vita (43 è meglio per te entrare nella vita; 45 è meglio per te entrare nella vita), cioè nel Regno di Dio, nel paradiso (47 è meglio per te entrare nel regno di Dio), con una mano sola (43) ocon un piede solo (45) o con un occhio solo (47), piuttosto che finire per l’eternità con le due mani (41 anziché con le due mani) o con i due piedi (43 anziché con i due piedi) o con i due occhi (47 anziché con due occhi) nell'inferno (43 andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile; 45 essere gettato nella Geènna; 47 essere gettato nella Geènna) nel fuoco eterno (43), dove si resterà per sempre, perché lì il verme della corruzione non muore e il fuoco non finisce mai (48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue), e quindi si soffre per sempre. Gesù ci vuole richiamare all'importanza assoluta che deve avere per noi la salvezza eterna - e quindi l'unione con lui, che solo Lui ci può dare; anche una parte importante del corpo o l'integrità del nostro corpo diventa secondaria rispetto alla salvezza eterna: dobbiamo adeguarci al modo di pensare di Gesù. Chiediamo perdono perché non sempre abbiamo ragionato così e soprattutto per gli scandali dati, in modo più o meno cosciente o incosciente (pensiamo a quando davanti ai bambini si bestemmia o si dicono volgarità o parole oscene o si fanno qualsiasi tipo di cattive azioni; riflettiamo un poco a quanto male fanno ai giovanissimi e giovani il materiale osceno, proposto dalle televisioni e varie mezzi di comunicazione) e perché abbiamo dimostrato di non aver saputo apprezzare le sofferenze di Cristo per la nostra salvezza è quella degli altri.

    II - Numeri 11,25-29 1. Mosè aveva esposto a Dio la sua difficoltà di governare da solo un popolo così numeroso e Dio gli promise di dargli come collaboratori 70 anziani - scelti da Dio o da Mosè o perché erano i personaggi più rappresentativi del varie tribù –; Mosè li radunò e li fece disporre attorno alla Tenda Sacra. Il Signore intervenne dalla nube, parlò con Mosè e poi prese un po' dello Spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei 70 anziani (25 Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani); appena lo Spirito si posò su di loro, cominciarono a parlare come profeti, ma poi smisero (25 quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito). Ma presenti erano solo 68, perché due di nome Eldad e Medad, nonostante erano scritti nella lista dei 70 convocati, non si presentarono alla Tenda e restarono nell'accampamento (26 Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad; … erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda); anche essi ricevettero lo Spirito e profetarono dove si trovavano (26 E lo spirito si posò su di loro… Si misero a profetizzare nell’accampamento). La cosa fu riferita a Mosè da un ragazzo (27 Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento»); questo suscitò la preoccupazione (o la gelosia; cfr 29) di Giosuè, aiutante di Mosè da adolescente, che insisteva con lui perché li facesse smettere (28 Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!»). Mosè si rifiutò, esprimendo il desiderio che Dio arricchisse anche il resto del Popolo del dono dello Spirito e della profezia (29 Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!») e che non valeva la pena essere geloso dei doni di Dio (29). In effetti i doni di Dio arricchiscono il popolo senza rendere povero né Dio né coloro che già li hanno da tempi precedenti. (a)Nessuno, capo o non capo, del Popolo di Dio o della Chiesa può pensare di monopolizzare il pensiero di Dio: tutti nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto lo Spirito e doni personali da Dio, i quali sono per il servizio del Popolo di Dio, oltre che per la maturazione personale. Se questi doni di Dio sono scoperti e lasciati esercitare secondo le leggi della Chiesa, se ne avrà un grande vantaggio nella Chiesa; in effetti, invece di essere solo uno o pochi a lavorare per il Regno di Dio, saranno un miliardo e 250 milioni, quanti sono i cristiani nel mondo, e non vi sar ebbero fedeli addormentati o pensionati o pigri. Occorre saper discernere questi doni e valorizzarli. (b) I capi non devono essere gelosi dei doni di Dio, perché Dio non si impoverisce comunicando i suoi doni e neanche diventa più povero il capo o perde di autorità, anzi diventa migliore il suo servizio per la collaborazione di tanti; occorre però avere la mitezza e la sapienza di Mosè e aprirsi al dono dello Spirito come lui. Chiediamo queste grazie per i responsabili nella Chiesa: Papa, Vescovi, Preti Diaconi.

    III - Giacomo 5,1-6. Giacomo si rivolge ai ricchi (1 E ora a voi, ricchi), che vivono nel lusso, sazi di piaceri (5 Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie), e li invita a prepararsi col pianto e le urla alle disgrazie, che pendono su loro come la spada di Damocle (1 piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi!). Le ricchezze, nelle quali mettono la loro sicurezza, vanno in  malora (2 Le vostre ricchezze sono marce) e le loro vesti preziose sono divorate da tarme (3 i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme); l’oro e l'argento in loro possesso perdono splendore e valore a causa della ruggine, la quale sarà una prova contro di loro e li divorerà come un fuoco (3 Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco). In questi giorni, che precedono il giudizio di Dio (almeno quello particolare); essi hanno pensato ad accumulare tesori (4 Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!), invece che meriti d'opere buone presso Dio. Le ricchezze dei ricchi proprietari vengono dai loro peccati, perché hanno derubato lavoratori e mietitori di quanto loro dovuto: il salario dei lavoratori e dei mietitori, che non sono stati pagati, hanno fatto arrivare le loro grida e proteste alle orecchie di Dio onnipotente (4 Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente). I ricchi così si sono ingrassati come si fa con le bestie da macellare (5 e vi siete ingrassati per il giorno della strage). L'altro peccato degli ingiusti ricchi è la condanna e l'uccisione dei poveri giusti, che non sono in condizioni di difendersi (6 Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza). Giacomo fa minacce ai ricchi (a) per aiutarli a prendere coscienza della vanità delle ricchezze e del danno che ne viene, quando il cuore vi è attaccato e (b) per ricordare loro l'origine infame delle loro ricchezze, che provengono da ingiustizie e cattiverie. Quando uno diventa rapidamente ricco, vuol dire che o c'è disonestà nell'acquisto -  pensiamo alle cose orribili e schifose come l’usura o sfruttamento dei poveri, dei lavoratori - o ci sono leggi sbagliate che non tutelano il bene comune o l’interesse di tutti – pensiamo a Bill Gates di Microsoft e a Mark Zuckerberg di Facebook. Le ricchezze non entrano nell’altro mondo ma restano qui in questo mondo: se sono disoneste o sono usate male, precipitano nell'inferno il possessore. Chiediamo la grazia di usare bene i beni di questo mondo, con cuore distaccato e per l’aiuto dei bisognosi.

    EUCARISTIA. Qui Gesù pratica la massima carità verso di noi, e noi, che ci nutriamo di Lui dopo aver ascoltato e aderito alla sua Parola, non viviamo in modo coerente con la nostra unione con Gesù. Uno sei peccati più gravi contro la carità è proprio lo scandalo. Sentiamone orrore e interveniamo per difendere i deboli, come fece Gesù e hanno fatto i santi. Chiediamo per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, che vengano in nostro soccorso per aiutarci a liberarci di quello orribile peccato. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

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