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I SALUTI

  • Tempo di Avvento: Domenica 4° dell'Anno B

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Avvento: Domenica 4° dell'Anno B

    I - Luca 1,26-38 – 1. Nel giorno dell'Immacolata abbiamo meditato questo Vangelo, riflettendo sulla persona di Maria e le sue qualità personali; ora, in prossimità del Natale del Signore, ci concentriamo sulla persona di Gesù, di colui che è il Figlio di Dio, nasce da Maria per opera dello Spirito Santo e ha Giuseppe come padre putativo. Gesù è il Figlio dell'Altissimo - e perciò infinitamente grande (32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo) - ed è il Figlio di Dio - e perciò infinitamente santo (29 Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio); ha Dio come Padre, che lo genera come Dio Figlio da tutta l'eternità (Gv 1,1.14) e come Uomo Figlio nel tempo; Egli è uguale al Padre e allo Spirito Santo, per mezzo del quale prende da Maria Vergine la natura umana, un'anima e un corpo come l'abbiamo noi (35 Le rispose l’angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra; cfr. Mt 1,20). Egli è Dio da Dio, della stessa sostanza del Padre e dello Spirito Santo; come tale va adorato. Tutta la Trinità interviene nell’Incarnazione del Figlio di Dio. Siamo di fronte ai due misteri principali della nostra fede: sono solo oggetto di fede; comprendiamo ben poco di questi misteri e perciò di essi si scrive moltissimo. Neanche in paradiso potremo comprendere tutto. Ora crediamo e adoriamo.

    2. Gesù è uomo come noi perché è nato da Maria, una vergine promessa sposa a Giuseppe (27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria); essa concepisce per opera dello Spirito Santo (36) e non per intervento di uomo (34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?») e dà alla luce il figlio e lo chiama Gesù (31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.). Gesù ha una ascendenza importante e famosa, che ha Davide come capostipite, il grande re, antenato dei re del regno del Sud della Palestina per 4 secoli: egli viene a occupare il trono di Davide per sempre (32-33 il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine), realizzando la profezia di 2Sam 7,1-16. Gesù il Cristo porta nel suo nome la sua missione di Salvatore degli ebrei e di tutti gli uomini: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati (Mt 1,21). Perché uomo, è anche nostro fratello, lo è di ciascuno di noi. In tale qualità è il nostro redentore (goel), ha e sente l’obbligo di venirci in aiuto e liberarci nelle difficoltà (Lv 25,23-55). Grazie alla sua opera redentrice, la nostra fratellanza diventa infinitamente più elevata, perché egli ci comunica la vita eterna e ci rende partecipi della natura divina (2Pt 1,4) con il dono della grazia: egli esprime questa realtà indicandoci come suoi fratelli (Mt 25,40.45) e figli di Dio (Mt 6,9) e figli di Maria (Gv 19,25-27). Questo pensiero: “Sono fratello di Gesù, Dio e uomo, e sono figlio del Suo Padre celeste e di sua Madre terrena; sono familiare di Dio e cittadino della Città Celeste”, è sorgente di inesauribile fiducia, perché certamente Egli farà di tutto per salvarci; e poiché è Dio, è anche onnipotente e sicuramente ci riuscirà per la sua misericordia, nonostante le nostre miserie. Sono totalmente suo dono in questo mondo; lo sarò allo stesso modo nell’eternità.

    II - 2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16 - Si tratta una profezia importantissima perché, mentre fino a quel momento si sapeva solo che il Messia doveva nascere dalla tribù di Giuda (Gn 42,8-10), adesso si apprende che sarà anche un discendente di Davide. D'ora in poi quando si parlerà di un figlio di Davide rilevante, il pensiero non correrà a Salomone, comunque importante nella storia del casato, ma al Messia venturo: Osanna al figlio di Davide (Mt 21,9), canteranno le folle, quando in trionfo Gesù entrerà in Gerusalemme. Davide aveva conquistato il regno ed eliminato i nemici interni ed esterni; si era costruito una bella casa (1 Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno) e gli venne in mente di costruire un tempio per l'Arca di Dio, la quale stava sotto una semplice tenda, dopo la distruzione del tempio di Silo; lo disse a Nathan (2 disse al profeta Natan: «Ecco, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca dell’alleanza del Signore sta sotto i teli di una tenda), che era il profeta della corte, sempre vicino al re. A Natan sembrò un’ottima idea, ispirata da Dio, e lo incoraggiò, garantendogli l’assistenza di Dio (3 Natan rispose a Davide: «Fa’ quanto hai in cuor tuo, perché Dio è con te»). Davide ne fu contentissimo, anche perché aveva già accumulato molto materiale per la costruzione del Tempio. Ma la notte Dio parlò a Nathan (4 Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola di Dio) con un messaggio per Davide, con la proibizione di costruire il Tempio (5Va’ e di’ a Davide, mio servo: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa perché io vi abiti?). Dio gli ricordò tutto quello che nel passato aveva fatto per lui, quando da pastore di pecore lo aveva fatto re del suo popolo (8 Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele), come lo aveva accompagnato dappertutto e sempre (9 Sono stato con te dovunque sei andato) e gli aveva dato la vittoria su tutti i nemici (9 ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te); per il futuro avrebbe dato stabilità a Israele nella Palestina, difendendolo dai nemici e dai malvagi (10 Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo rovinino come in passato) a differenza del tempo dei Giudici (11 come dai giorni in cui avevo stabilito dei giudici sopra il mio popolo Israele); per quanto riguardava Davide, gli promise di farlo diventare sempre più grande e famoso in tutto il mondo (9 e renderò il tuo nome come quello dei grandi che sono sulla terra), lo avrebbe aiutato ancora, dandogli vittoria sui nemici (11 Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici), ma soprattutto gli avrebbe dato una discendenza di re (11 Il Signore ti annuncia che farà a te una casa); quando sarebbe morto (12 Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri), un suo discendente avrebbe regnato (12 io susciterò un tuo discendente dopo di te, uno dei tuoi figli); il suo trono e il suo regno sarebbero stati stabili e duraturi (12 e renderò stabile il suo regno 16 la tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre); e così anche il suo casato (16 la tua casa); soprattutto lo avrebbe trattato da figlio (14 Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio), segno e garanzia della massima protezione. La profezia di Natan gioca sul duplice significato del termine ebraico, che viene tradotto ”casa” (5) e può valere sia per edificio, tempio, sia per famiglia, discendenza, casato. Il brano profetico conoscerà una serie di sviluppi nella successiva storiografia davidica, come anche nel Salterio (Sal 89,31-35) e nei profeti. Sta alla base del messianismo davidico fino al NT. Questa promessa non poteva riguardare Salomone come individuo, perché nell'ultimo periodo della vita, per accontentare le mogli pagane, consentì loro il culto degli dèi e vi si associò; riguarda invece un discendente ben più lontano, di 1000 anni dopo, Gesù, vero figlio di Dio e di Maria, redentore e quindi re universale, ma non alla maniera umana. Di questo Gesù, il salvatore del mondo, noi celebriamo la nascita a Natale, dopo che ci siamo preparati con l’ascolto di tante profezie, che ci hanno illuminati sulla sua persona e sulla sua missione..

    III - Romani 16,25-27 - Paolo celebra la sapienza del Padre, che ha esteso a tutti i popoli la salvezza per mezzo di Gesù. Solo Dio ha il potere di confermare e rafforzare (25 A colui che ha il potere di confermarvi) gli uomini nella fede della dottrina e nella pratica della vita cristiana, come erano predicate da Paolo (25 nel mio Vangelo); la sua catechesi ha per oggetto Gesù Cristo (25 che annuncia Gesù Cristo), il quale ci dà la salvezza per mezzo della sua Passione e Morte (1Cor 2,8). E’ proprio questo il mistero tenuto nascosto nei secoli passati (25 secondo la rivelazione del mistero,/ avvolto nel silenzio per secoli eterni), che ha avuto una parziale presentazione mediante le profezie dei Profeti dell'Antico Testamento (26 ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti), e ora è annunciato dagli Apostoli a tutti i popoli (26 annunciato a tutte le genti); così tutti possono giungere alla salvezza mediante la fede, che è l'adesione obbediente della mente alla Parola di Dio (26 perché giungano all’obbedienza della fede). Tutto questo avviene per volontà di Dio, espressa dal suo comando (26 per ordine dell’eterno Dio), dato agli Apostoli e ai fedeli (Mt 28,18-20; Mc 16,16) ed è per la gloria di Dio (27 la gloria nei secoli), che rivela la sua Sapienza (27 a Dio, che solo è sapiente), cioè per conoscerlo, amarlo e servirlo, e farlo conoscere, amare e servire in questo mondo, per poi poterlo contemplare e godere in paradiso: la più grande gloria viene a Dio per mezzo della persona e dell'attività di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo (27 per mezzo di Gesù Cristo/. Amen). La salvezza ci è offerta da Dio per mezzo di Gesù, morto e risorto per noi; noi, tutti i credenti, Lo dobbiamo annunziare agli altri con la nostra parola e la nostra vita, per la gloria di Dio e per la salvezza del prossimo. Insistiamo soprattutto nel richiamare alla memoria delle persone l'amore di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, che vuole salvarci a ogni costo, fino a consegnare alla sofferenza e alla morte di Gesù, il Figlio fatto uomo.

    EUCARESTIA. Maria e Giuseppe furono le persone che meglio si prepararono alla prima venuta di Gesù; nei Vangeli appaiono dotate di fede viva e di carità ardente verso Dio e il prossimo; anche noi prepariamoci a celebrare il Natale del Signore con fede e carità intense; chiediamole a Dio, affidandoci alla loro intercessione e a quella degli Angeli e dei Santi, che nei Vangeli contempliamo intorno a Gesù che nasce. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • il primo saluto nel sito rinnovato Un paterno saluto a tutti, con la richiesta di scusarmi per la lentezza con cui imparo a usarlo... Ho una certa età...
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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

I - Matteo 14,22-33 – 1. (a) Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente si lasciò prendere dall’entusiasmo e passò la voce che Gesù era il Messia e che conveniva proclamarlo re (Gv 6,14-15). Gli Apostoli erano molto sensibili a queste proposte, che corrispondevano all’idea che il Messia fosse un grande politico e re. Gesù allora subito costrinse gli Apostoli a imbarcarsi e a aspettarlo all'altra riva (22 Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla), poi smorzò gli entusiasmi, calmò e congedò la folla, che si disperse per l'ora tarda (23 Congedata la folla). Ammiriamo la prudenza di Gesù nell'evitare di impegolarsi in questioni politiche e la cura che ha di correggere le idee storte dei discepoli e della gente sulla sua messianicità: egli è Messia ma non con caratteristiche politiche; viene a salvare le persone per dare loro la vita eterna e, se si interessa anche alle cose materiali, lo fa solo in vista delle cose spirituali. (b) Gesù si ritira sulla collina in disparte per pregare in solitudine, durante tutta la notte (23 salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo), più precisamente fino a un orario compreso fra le 3 e 6 del mattino (Mc 2,5). Gesù - in quanto Dio - sta in continuo dialogo col Padre e con lo Spirito Santo; come uomo dedica tempi speciali alla preghiera comunitaria e a quella personale per dialogare col Padre. Dobbiamo imitare Gesù e dedicare tempi specifici alla preghiera; noi abbiamo bisogno di impegnare tanto tempo nella preghiera e con tanti tipi di preghiera secondo che ci è necessario per arrivare a evitare il peccato grave; le due pratiche principali della preghiera sono la meditazione e l'esame di coscienza; d’altra parte nella meditazione sperimentiamo grande libertà nell’esprimere i nostri sentimenti verso Dio e il prossimo.

2. Gesù osserva dal monte le difficoltà di navigazione della barca degli Apostoli (24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario); riusciva a vedere bene in quanto c'era la luna quasi piena della Pasqua imminente (Gv 6,4). In quel momento Gesù guardava gli Apostoli ma conosceva - per la sua scienza infinita in quanto Dio e per la sua scienza infusa in quanto uomo - anche gli uomini contemporanei di tutto il mondo, quelli del passato e del futuro. Così fissava Gesù allora ciascuno di noi, mentre adesso ci guarda dal cielo e anche dai vari segni della sua presenza, grazie ai quali ci sta sempre vicino: l’Eucaristia, ogni Sacramento, la Parola, l’assemblea, il ministro, i fratelli specie i bisognosi, ciascuno di noi per la fede e la carità. Gesù non ci perde mai di vista, come da sempre è con noi e ci segue con attenzione personale per dirigere gli avvenimenti per la nostra salvezza eterna e anche per la buona riuscita della nostra vita in questo mondo. Rinnoviamo la fede in queste realtà meravigliose e che ci possono essere di grande aiuto sempre e di grande conforto nelle situazioni difficili.

3. (a) Gesù vedeva gli Apostoli in difficoltà e avendo finito la preghiera si incamminò verso di loro sul lago (25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare). Gli Apostoli non lo riconobbero, pensarono a un fantasma e si misero a gridare per lo spavento (26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura); Gesù si fece riconoscere e li incoraggiò (27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»). Ed essi si rasserenarono. In tutti gli eventi dovremmo imparare a riconoscere il passaggio del Signore, anche in quelli che ci provocano sofferenza e preoccupazione, convinti che Egli fa cooperare tutto al nostro bene; certo è necessario che crediamo in Lui e ci affidiamo a Lui e Lo amiamo. Gesù in ogni avvenimento ci dice: “Sono io, ci sono, sono qui per te; ti aiuto” (che corrisponde al nome Yahweh). (b) Certo che si trattava di Gesù, Pietro gli chiese di poter camminare verso di lui sulle acque (28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»). Fu accontentato e in effetti cominciò a camminare sulle acque (29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù); solo che, sentendo il vento forte e vedendo le onde alte, si impauri e cominciò ad affondare e chiese aiuto a Gesù per essere salvato (30 Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!»). Gesù stese la mano, lo afferrò e lo salvò con un rimprovero per la sua poca fede e per i suoi dubbi (31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), che avevano provocato il suo pericolo. Gesù e Pietro salirono sulla barca e il vento cessò (32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò) e il lago si calmò. Gli Apostoli si prostrarono in adorazione davanti a Gesù, riconoscendolo Figlio di Dio (33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»). Pietro aveva fede ma non matura e perciò, invece di continuare a fissare Gesù, si guardò attorno; così incominciò a vacillare nella fede e affondò. Nelle circostanze difficili personali e della Chiesa continuiamo a non perdere di vista il Signore ed Egli ci aiuterà sempre. La fede si esprime nella persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio e Uomo, e nella sua opera redentrice per la nostra salvezza, e per lui nel Padre e nello Spirito Santo, e quindi nella Trinità. Una fede vera ci fa sentire figli di Dio e ci spinge alla pratica dei due precetti dell'amore a Dio e al prossimo. Se alimentiamo la fede e la speranza con la pratica della carità, consentiremo allo Spirito di portarci alla piena rassomiglianza con Gesù. Chiediamo la grazia di crescere nella fede e speranza e carità e la nostra vita si trasformerà.

II – 1Re 19,9a.11-13a - Elia aveva fatto il suo pellegrinaggio al Monte Sinai, che era durato 40 giorni di preghiera, a piccole tappe di notte, per evitare il caldo e di essere riconosciuto. Entrò in una caverna per riposare, ma Dio gli disse  (9 Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore) di uscirne e di fermarsi alla presenza di Dio (11 Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore»). Elia sentì un vento fortissimo, che spaccava le rocce e le precipitava con fragore (11 Ci fu un vento  impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore); dopo udì il boato del terremoto (11 Dopo il vento, un terremoto); e infine il bagliore e il calore del fuoco (12 Dopo il terremoto, un fuoco); ma il Signore non si presentò nel vento (11 ma il Signore non era nel vento), neanche nel terremoto (11 ma il Signore non era nel terremoto), e neppure nel fuoco (12 ma il Signore non era nel fuoco). Comunque venne (11 Ed ecco che il Signore passò): Egli si presentò sotto forma di sussurro di una brezza leggera (12 Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera). Elia lo senti (13 Come l’udì), capì che era il Signore e per rispetto si coprì il volto col mantello (13 Elia si coprì il volto con il mantello), uscì dalla caverna e si fermò all'ingresso (13 uscì e si fermò all’ingresso della caverna) a dialogare con Dio. Solitamente noi pensiamo a Dio onnipotente e imponente, grande e maestoso… ed effettivamente Dio è così: con queste caratteristiche si presenta molte volte nell'AT, come per es. quando appare a Mosè e al popolo sul Sinai; ma Dio non è solo questo; è anche dolcezza e mitezza, bontà e accessibilità come ci appare in Gesù Bambino o nella sua vita pubblica o Crocifisso o nell'Eucaristia: solo raramente si mostra con la sua maestà. Cerchiamo di tenere presenti tutte le caratteristiche del Signore per sentirlo grande quando siamo tentati dal peccato ma sempre pieno di amore e tenerezza per noi e che quindi ci incoraggia ad andare da Lui e ci attira.

III - Romani 9,1-5 - San Paolo ricorda che per amore Dio ha escogitato un suo piano meraviglioso di salvezza: salvare tutti gli uomini peccatori per mezzo della fede in Cristo e del battesimo, che dà il dono dello Spirito Santo e della figliolanza di Dio. L'amore di Dio può tutto, ma non vuole forzare la libertà umana. Nel piano di salvezza di Dio, hanno un posto speciale gli Ebrei, che appartengono alla stessa razza di San Paolo (3 dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne). Essi sono Israeliti (4) cioè veri discendenti di Giacobbe, e da questo vengono tutti i loro privilegi: e hanno l’adozione a figli (4), cioè tutto il popolo è figlio di Dio, e non semplici creature; hanno la gloria (4), cioè la presenza di Dio in mezzo al popolo; le alleanze (4), pattuite da Dio con Abramo, Giacobbe, Mosè; la legislazione (4), data al popolo per mezzo di Mosè; il culto (4), reso al vero Dio nel modo da lui desiderato; le promesse (4) di salvezza per mezzo di Cristo, fatte ai patriarchi (5 a loro appartengono i patriarchi) e rinnovate per mezzo dei Profeti; infine Cristo stesso che proviene da loro (5 e da loro proviene Cristo secondo la carne) e che non è semplice uomo, ma è Dio fatto uomo, al quale sia gloria per sempre (5 egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen). Dio ha amato e ama gli Ebrei con amore speciale per la fedeltà totale di Abramo a Lui e vuole salvarlo per mezzo di Gesù, come avviene per tutti gli uomini. E’ un miracolo che esistano ancora come popolo, malgrado le persecuzioni subite, mentre tanti popoli più numerosi e potenti di loro sono scomparsi dalla storia. Paolo amava tantissimo gli ebrei, che era il suo popolo, ed esprimeva con la massima sincerità (1 Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo) il suo dolore acuto e continuo (2 ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua), che gli veniva dal rifiuto del suo popolo di credere in Gesù. Alcuni Ebrei credettero in Gesù, come Maria e Giuseppe, gli Apostoli e tanti dei primi cristiani, ma l'insieme del Popolo ebreo rifiutò. Paolo vorrebbe realizzare la loro salvezza a qualsiasi prezzo, sarebbe disposto a fare qualsiasi sacrificio (3 Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli), come ha fatto Gesù, che ha dato la vita per loro come per tutta l'umanità. Anche noi dobbiamo avere un amore particolare per gli Ebrei, perché hanno conservato e trasmesso la vera fede nell’unico Dio fino al Cristo. E anche noi dobbiamo essere disposti a fare qualsiasi sacrificio per la salvezza dei fratelli col sostegno e l’esempio di Gesù Redentore e Maria Corredentrice.

EUCARESTIA. Nella Messa noi offriamo Dio a Dio; il Figlio fatto uomo al Padre; un Dio nascostissimo a un Dio che comunque fa di tutto per rivelarsi in modo accettabile all’uomo. Egli ci parla e si fa nostro cibo e bevanda per accompagnarci nel cammino della vita. Preghiamo la Vergine Assunta e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di saper scoprire dappertutto questo Dio grande e nascosta che accompagna e ci sostiene sempre. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

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