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I SALUTI

  • Tutti i santi (1° novembre)

    I - Matteo 5, 1-12 1. Gesù vede la folla che lo segue e la porta con sé su un monte, come Mosè fece avvicinare gli Ebrei al monte Sinai, e, sedutosi, come solitamente facevano i maestri ebrei, accoglie i discepoli, che gli si avvicinano (1 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli). Gesù Maestro rivolge loro la Parola e insegna i punti fondamentali del programma di vita del discepolo autentico (2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo). Non dice: Fate questo e sarete beati;  proclama direttamente Beati quelli che operano in un certo modo. Possiamo dividere le Beatitudini in due gruppi: quattro che si riferiscono alla pratica dell’amore verso Dio, che porta sempre anche alla santità personale e la alimentano, e quattro che riguardano l’amore verso il prossimo. (a) Riguardano atteggiamenti personali, che rivelano l’amore verso Dio, la prima, con la quale Gesù proclama Beati quelli che hanno il cuore distaccato dai beni di questo mondo (3 Beati i poveri in spirito), cioè la povertà spirituale, lodata e richiamata tante volte da Gesù, che la spinge in sé e nei discepoli fino alla povertà reale e assoluta (virtù indispensabile per mettere al centro della propria vita Dio, e non una creatura); con la seconda dichiara Beati quelli che sono nel pianto, cioè gli afflitti per i peccati, che si commettono contro Dio e il prossimo e che comunque offendono sempre Dio, e per le sofferenze personali e degli altri (4 Beati quelli che sono nel pianto); con la sesta sono detti Beati i puri di cuore (8), che hanno intenzioni rette, sono persone semplici, vedono tutto nella luce di Dio; e, infine con la ottava sono annunciati Beati i perseguitati perché fanno il giusto, il bene, ciò che è voluto da Dio (10 Beati i perseguitati per la giustizia), e in particolare saranno Beati i discepoli, quando saranno perseguitati perché accusati falsamente e per odio verso Gesù (11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia). (b) Nelle altre Beatitudini Gesù proclama Beati quelli che si comportano verso il prossimo con mitezza e dolcezza – la terza -  (5 Beati i miti), con giustizia, dando a ognuno il suo, secondo la volontà di Dio – la quarta - (6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia), con misericordia – la quinta - (7 Beati i misericordiosi), e nutrono sentimenti di pace e mettono pace fra gli uomini – la settima - (9 Beati gli operatori di pace).

    2. Sia quelli che cercano la perfezione personale, mettendo Dio al centro della propria vita, sia quelli che fanno attenzione ai bisogni del prossimo, avranno il regno di Dio (3 perché di essi è il regno dei cieli; 10 perché di essi è il regno dei cieli), la consolazione (4 perché saranno consolati), la Terra promessa, cioè il paradiso (5 perché avranno in eredità la terra), l’esaudimento delle loro preghiere e desideri di giustizia (6 perché saranno saziati), la misericordia di Dio (7 perché troveranno misericordia), saranno ammessi alla visione di Dio (8 perché vedranno Dio) – o già da ora fanno esperienza della presenza di Dio -, sono e saranno figli da Dio (9 perché saranno chiamati figli di Dio), e tutto questo costituirà la grande ricompensa che Dio darà loro (12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli). Ogni discepolo deve praticare tutte le Beatitudini per avere l’unico premio eterno, che abbraccia tutti questi aspetti. Il Papa ce le ha richiamate spesso, raccomandandoci di tenerle sotto gli occhi come i comandamenti. Crediamo alla Parola di Gesù e aspettiamoci la ricompensa da lui per il bene che facciamo; dagli uomini aspettiamoci niente, perché il bene lo dobbiamo fare per amor di Dio e per amor del prossimo, ma con l’occhio fisso al premio che viene da Dio. Esaminiamoci, pentiamoci, chiediamo perdono, correggiamoci.

    II - Apocalisse 7,2-4.9-14 1. (a) Giovanni ha una visione - o più di una -, di persone che già stanno in paradiso (9-14) o ci andranno (2-4), dei salvati nella speranza, e quindi santi; anzitutto egli vede sulla terra un gruppo di protetti in modo speciale da Dio, si tratta di 144.000 ebrei di tutte le tribù di Israele (4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele). Un angelo, proveniente dall'Oriente, da dove sorge il sole - la luce che rappresenta Dio - ha in mano il sigillo del vero Dio e grida a quattro angeli, incaricati di devastare tutto (2 E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare), di non fare niente finché i servi ed eletti di Dio non verranno segnati col sigillo (3 Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio). Gli ebrei sono protetti da Dio in un modo speciale da sempre nell'Antico Testamento e lo saranno nel futuro, perché sempre sono il popolo eletto, nonostante le loro infedeltà. Il loro numero è grandissimo e non numerabile, perché la cifra data è fortemente simbolica, in quanto è il risultato di 12 al quadrato, moltiplicato per 1000, che indica gran numero. (b)Nella seconda visione Giovanni vede un’incalcolabile moltitudine di persone di tutte le nazioni: esse stanno in cielo, in piedi, di fronte al trono di Dio e a Gesù, l’Agnello di Dio, vestiti di bianco, che è il segno dell'eternità e dell’appartenenza alla sfera di Dio, con le palme in mano in segno di vittoria (9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani); essi dichiarano che la salvezza appartiene solo a Dio, che siede sul trono, e a Gesù, Agnello immolato, e solo da Loro viene agli uomini (10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello»).

    2. Uno degli anziani, che stanno vicino al trono di Dio, chiede a Giovanni se sa chi sono questi del secondo gruppo e da dove vengono (13 Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?»); Giovanni risponde che non lo sa e fa capire che vorrebbe saperlo dall'anziano, e questi gli risponde che si tratta di coloro che provengono dalla grande persecuzione, che avviene sulla terra - si tratta di perseguitati per la fede in senso stretto o di quelli che soffrono per la lotta contro il diavolo, il mondo, la carne? - e che sono stati salvati grazie alla Passione e Morte di Cristo, grazie al suo Sangue di Agnello immolato (14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello); i frutti della redenzione si ricevono col battesimo ed eucaristia e gli altri sacramenti. Sempre in cielo al primo coro dei salvati fanno eco come secondo coro gli Angeli, che stanno in piedi attorno al trono di Dio e ai 24 Anziani (i 12 patriarchi e i 12 Apostoli) e ai quattro Esseri Viventi: gli Angeli si inginocchiano di fronte a Dio in trono, lo adorano e proclamano (11 E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo) che a Dio appartiene la lode, la gloria, la sapienza, la riconoscenza, il potere e la forza, per sempre (12 Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen). La folla dei santi, provenienti dagli Ebrei o dai pagani, sono salvati per i meriti di Gesù e tutti canteranno le lodi di Dio in paradiso per l'eternità. La salvezza viene da Dio per mezzo di Gesù, che con la Passione e Morte ha espiato i nostri peccati e ci ha ottenuto la vita eterna, che si trasmette a noi per mezzo dei sacramenti. Rinnoviamo la nostra fede in Gesù e nei sacramenti, che Egli ha istituiti, e impegniamoci a pregare ogni giorno, perché la preghiera è uno strumento validissimo per unirci a Gesù. I Sacramenti sono sette ma due sono quelli che possiamo e dobbiamo usare con la massima frequenza: la confessione, almeno una volta al mese per quelli che si mantengono in grazia di Dio e più frequente per quelli che purtroppo peccano ancora gravemente, e la comunione ogni domenica e festa, e anche più spesso se possiamo.

    III - Giovanni 3,1-3 San Giovanni ci invita a considerare quanto grande e di che speciale qualità è l'amore di Dio per noi, tanto che siamo chiamati suoi figli e lo siamo veramente (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Dio ci ama tantissimo, infinitamente, al punto da consegnare il suo Figlio divino alla morte per espiare i nostri peccati e comunicarci la vita divina per mezzo del battesimo: così riceviamo lo Spirito che ci rende figli di Dio e ci fa rivolgere a Dio chiamandolo Padre - Abba (Gal 4,5-6; Rm 8,16-17), come  faceva Gesù (Mc 14,36). Noi siamo figli di Dio sin da ora, in questa fase transitoria della vita (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio), ma la nostra fede ci rivela solo molto limitatamente quel che saremo nell'eternità (2 ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato). Sappiamo solo che quando Gesù tornerà la seconda volta in mezzo a noi (2 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato), noi gli assomiglieremo molto, perché vedremo Lui col Padre e lo Spirito faccia a faccia, nella sua realtà vera (2 noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è), non solo per mezzo della fede, che ci dà solo una conoscenza parziale e una rassomiglianza imperfetta. Di qui l'importanza della meditazione e della contemplazione di Gesù, e della sua vita: in essa si alimenta quel processo di assimilazione a Cristo e alla Trinità, che è iniziata nel battesimo ed è portata avanti con i sacramenti, specie con la confessione ed l’eucaristia grazie alla pratica della fede, speranza e carità. Gli ostacoli alla nostra rassomiglianza con Cristo sono il diavolo, che è il nemico di Dio e nostro, il mondo, che non conosce Cristo e Dio e quindi non sa apprezzare il nostro essere figli di Dio (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui), la carne, cioè le tendenze cattive, che sono in noi, contro le quali dobbiamo lottare, per realizzare la nostra purificazione (3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro), per non perdere Dio e rovinare noi. Di qui la necessità di guardare a Gesù, Maria e Giuseppe, e anche ai santi come modelli della nostra purificazione e santificazione.

    EUCARESTIA. Nella messa noi incontriamo Gesù, sorgente di vita eterna, con la sua Parola e soprattutto con il suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità. Siamo alla presenza e ci uniamo a quello stesso Gesù, che col Padre e con lo Spirito Santo contempleremo per l’eternità per misericordia di Dio. Preghiamo Maria e Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di sostenerci nel cammino verso il Cielo, dove essi già sono e ci aspettano. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Vi aspetto domenica Domenica ci sarà la celebrazione della santa messa presso... vi aspetto tutti.
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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

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