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I SALUTI

  • spunti di riflessione XIV domenica Tempo Ordinario Domenica 14B

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili e fruibili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi)

    Tempo Ordinario Domenica 14B

    I - Marco 6,1-6 1. Gesù aveva la casa a Cafarnao come sua dimora (probabilmente la casa di Pietro) e di lì si spostava per la sua attività apostolica sul posto. Un giorno decise di andare a Nazareth, che era considerata la sua patria, e i discepoli lo seguirono (1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono). Il sabato andò come al solito alla Sinagoga, dove annunciò il Regno di Dio (2 Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga). I suoi compaesani lo ascoltavano sorpresi (2 E molti, ascoltando, rimanevano stupiti) e si domandavano dove aveva imparato quelle cose (2 e dicevano: Da dove gli vengono queste cose?), da chi gli veniva tutta la sapienza, che mostrava (2 E che sapienza è quella che gli è stata data?), e come mai aveva poteri di operare miracoli così strepitosi (2 E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?). E ricordavano che egli era stato sempre un semplice falegname, figlio di una donna del popolo e con tanti parenti ben conosciuti in paese (3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?). E questi interrogativi senza risposta li portava è un sentimento di avversione per lui (3 Ed era per loro motivo di scandalo). I paesani avevano saputo tutto quello che di Gesù si raccontava a proposito dell’elevatezza del suo insegnamento e della grandezza dei suoi miracoli, operati nei dintorni; così, quando Gesù tornò in paese, dovettero riconoscere che era vero quello che si diceva di lui. Per loro era difficile accettare Gesù sotto questa nuova luce e per gelosia, invidia e altri sentimenti negativi, lo rifiutano, nonostante anche a essi veniva offerta la grazia di credere in lui. Per noi è più facile, con la grazia di Dio e con la buona volontà, riconoscere chi è veramente Gesù perché molti sono gli aiuti anche esterni, a credere, ma anche noi corriamo il rischio di non prendere sul serio che è Egli è vero Dio e vero uomo: di qui la necessità di studiare, riflettere e meditare per interiorizzare queste verità.

    2. Gesù sa tutto ciò che avviene nel cuore delle persone e osserva che poca considerazione un profeta trova nella sua patria e presso i suoi parenti e familiari (4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»). Altrove aveva operato tanti miracoli, ma qui può guarire solo poche persone (5 E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì) e ciò a causa della poca fede dei compaesani e parenti; l’evangelista ce lo mostra meravigliato di tanta incredulità (6 E si meravigliava della loro incredulità). Comunque Gesù non sì scoraggia per questo e continua a predicare dappertutto nei dintorni (6 Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando). I parenti e i compaesani di Gesù non credevano in lui anche perché erano abituati e attaccati alla conoscenza incompleta, che avevano di lui; però un po’ più di umiltà e apertura di intelligenza e di cuore ora avrebbero dovuto aiutarli ad accettare la sua manifestazione completa, e invece non vollero. Anche noi corriamo il rischio di farci e abituarci a un'idea incompleta di Gesù e ci rifiutiamo di lasciarla; così non arriviamo a un rapporto più intimo con Gesù, che vuole manifestarsi di più e meglio a noi. Egli di solito si manifesta solo in modo progressivo nello studio e nella meditazione e nella preghiera in genere: siamo noi che ci dobbiamo adeguare a lui, e non viceversa. Di qui la necessità di leggere e assimilare la Sacra Scrittura. Così crescono anche la nostra fede e il nostro amore a Cristo.

    II - Ezechiele 2, 2-5 1. Dio rivolge la parola a Ezechiele per farlo profeta degli Ebrei, sia quelli che stavano in esilio a Babilonia sia quelli che stavano ancora a Gerusalemme. Nabucodonosor aveva assediato e preso la città nel 597, e aveva deportato parte della popolazione; Ezechiele aveva visto che anche Dio aveva lasciato il Tempio e la città e se n'era andato con i deportati, per significare che per Lui quello era il vero popolo di Dio, per mezzo del quale Egli avrebbe fatto sopravvivere il popolo ebraico; gli Ebrei di Gerusalemme invece si ritenevano benedetti da Dio perché stavano nella Città Santa. Dio invia Ezechiele agli Israeliti (3Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele; 4 Quelli ai quali ti mando) con la missione di profeta (5 sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro), cioè per annunciare la Parola di Dio (4 Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”). Grazie a questa Parola essi si possono convertire e salvare perché tale è l’intenzione di Dio, nel mandare i suoi messaggeri. Per garantire il profeta della sua chiamata e della missione, Dio gli dà il suo Spirito, che lo rende docile nell’ascoltare la Parola di Dio e coraggioso nel trasmetterla (2 A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava). Rinnoviamo la nostra fede nella chiamata e missione divina di Ezechiele e che Dio fa la stessa cosa coi vescovi e sacerdoti di oggi, chiamati e mandati a compiere la loro missione di annunciatori della Parola di Dio. Chiediamo di essere attenti ascoltatori e precisi esecutori e fedeli trasmettitori di questa Parola

    2. Dio precisa a chi il profeta dovrà rivolgere la Parola di Dio: a tutti i figli di Israele (3): (a) dovevano essere sudditi fedeli di Dio e invece si sono ribellati e rivoltati contro il loro Signore e Dio (3 a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me); sia costoro che i loro padri si sono rifiutati di obbedire a Dio (3 Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi); (b) essi dovevano essere figli docili obbedienti e invece sono duri di testa e di cuore (4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito). Il profeta parlerà a nome di Dio e riferirà la sua Parola con fedeltà (4). Possono ascoltare o rifiutarsi (giacché essi sono indocili), comunque dovranno riconoscere che Dio ha mandato un profeta parlare loro (5 Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli). Gli Ebrei furono tante volte ribelli e per la infinita misericordia di Dio furono puniti al di sotto di quello che meritavano; avevano ricevuto tantissimo da Dio e si erano sollevati contro di Lui e perciò Gerusalemme fu distrutta. Portarono la loro ribellione contro Dio arriverà perfino a uccidere Gesù. E noi quante volte ci ribelliamo a Dio e non prendiamo sul serio la sua Parola? Pensiamo alla sofferenza di Dio che ama come padrone che ha creato e come padre che genera figli, e sì trova davanti a un suddito ribelle e a un figlio ingrato. Decidiamo di cambiare.

    III – 2Corinzi 12,7-10 1. San Paolo ha avuto molti doni straordinari da Dio nel campo naturale con una grande intelligenza e forza di volontà, cultura e capacità di comunicare, e nel campo soprannaturale con un apostolato intensissimo e con risultati splendidi, anche in situazioni estremamente avverse. È facile che chi si trova in abbondanza di doni di Dio dimentichi che l'origine divina dei suoi doni, e monti in superbia; ora Dio, per aiutare Paolo a non perdere la testa, cadendo nell’orgoglio, permette che gli sia inflitta una sofferenza che lo tormenta come una spina nella carne: essa diventa per lui come un messaggero di satana, che lo colpisce per tenerlo nell’umiltà (7 Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia). Non sappiamo in che cosa  consisteva questa sofferenza umiliante, ma certo faceva soffrire molto San Paolo nel corpo e soprattutto nello spirito. Egli desiderava ardentemente di esserne liberato e perciò pregò con insistenza il Signore (8 A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me): 3 per indicare molte volte e un numero completo, come Gesù nel Getsemani (cfr Mt 26,39-44). Ma Gesù gli diede risposta negativa, pur accompagnandola con la promessa di continuare ad assisterlo: Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (9); Gesù gli dice che gli deve bastare la grazia che Egli gli dà per andare avanti, anche perché la sua Potenza Divina si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è debole. Non c'è nulla di male che noi preghiamo, per ottenere la liberazione dal male, quando stiamo nella sofferenza fisica o morale, sia che provenga da noi per debolezza o dal diavolo per farci del male o anche da Dio stesso come prova della nostra fedeltà; anzi è un bene perché ci fa cercare rifugio e protezione in Dio come hanno fatto sempre i Santi, e anche Gesù. Ma non dobbiamo aspettarci di essere esauditi a modo nostro, ma affidarci a quello che Dio ritiene opportuno: Egli conosce ciò che ci fa veramente bene e nostri veri bisogni e ci dà le grazie necessarie, e anche sovrabbondanti; ma non ci stanchiamo di pregare.

    2. In seguito alla risposta di Gesù, Paolo decide di vantarsi volentieri di ciò che rivela la sua debolezza, dei suoi limiti personali, perché in lui possa agire la potenza di Cristo con piena libertà (9 Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo). E perciò egli si rallegra dei suoi limiti, degli insulti, delle difficoltà, delle persecuzioni e delle angosce, che sopporta a causa di Cristo, per amore al suo Signore, che l'ha amato tanto da dare la sua vita per lui e da arricchirlo dei suoi doni (10 Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo). In effetti quando più si manifesta la sua debolezza personale, tanto più appare la potenza di Cristo in lui (10 infatti quando sono debole, è allora che sono forte). Proprio così. Noi dobbiamo riconoscere che tutto riceviamo da Dio sul piano naturale e sul piano soprannaturale e la nostra stessa collaborazione alla grazia di Dio è dono di Dio. Allora non possiamo vantarci dei doni di Dio come se fossero nostri, perché effettivamente sono di Dio; noi possiamo solo e dobbiamo benedirlo e lodarlo e ringraziarlo per questi doni, come fa Maria nel Magnificat e San Paolo all'inizio delle sue Lettere. Quanto più noi riconosciamo il nostro nulla, tanto più in noi si manifesta la potenza di Dio, come è avvenuto nei Santi, che hanno fatto cose straordinarie con mezzi piccolissimi e sproporzionati. Abituiamoci ad attribuire a Dio i suoi doni, e non a noi, e chiediamo perdono per le nostre stupide vanterie.

    EUCARISTIA. Nella prima parte della Messa la Parola di Dio ci presenta sempre qualche aspetto nuovo di Gesù o ci aiuta  ad approfondire la sua conoscenza per arrivare a un amore più intenso per Lui. Di qui l’importanza dell’ascolto attento e rispettoso e aperto all’accettazione incondizionata della Parola. Nella seconda parte della Messa ci offriamo insieme con Gesù al Padre e ci uniamo con Gesù nella Comunione eucaristica, che ci rende capaci di vivere all’altezza della nostra vocazione cristiana. Ci rivolgiamo a Maria e a Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie necessarie per accogliere docilmente tutta la Parola di Dio e di praticarla con fedeltà. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Grazie Lucia Ringrazio Lucia per il suo intervento nel forum... correte a vederlo
  • il primo saluto nel sito rinnovato Un paterno saluto a tutti, con la richiesta di scusarmi per la lentezza con cui imparo a usarlo... Ho una certa età...

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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

La sacra Bibbia

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