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I SALUTI

  • Tempo di Quaresima: Domenica II dell’Anno A

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it)

    Tempo di Quaresima: Domenica II dell’Anno A

    I - Matteo 17,1-9 -  1.  (a) Gesù prende con sé i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che ha portato con sé in occasione della resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37) e dai quali si farà accompagnare nell'orto dei Getsemani, più vicini degli altri 8 (Mt 26,37). Vanno su un alto monte, isolandosi (1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte) per pregare (Lc 9,28). Il volto di Gesù diventa luminoso come il sole e le sue vesti sfolgorano come luce (2 E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce). La trasfigurazione di Gesù avviene mentre sta in preghiera (Lc 9,29), cioè in dialogo col Padre. In realtà il dialogo con Dio, la vicinanza e l'intimità con lui nella preghiera, produce nel credente un fenomeno simile a quello che avvenne anche a Mosè, quando andava a incontrare Dio: Dio emanava luce, Mosè riceveva tale luce, ne restava illuminato e la trasmetteva (Es 34,29-35). In Quaresima il nostro impegno dev’essere proprio quello di lasciarci illuminare e trasformare grazie all'ascolto della Parola di Dio (5 Ascoltatelo), alla contemplazione di Gesù (4 non videro nessuno, se non Gesù solo, Dio reso visibile) e all’accoglimento di Lui e della sua vita in noi con l’imitazione. (b) Mosè ed Elia, che rappresentavano la Legge e la Profezia, si presentano a conversare con Gesù (3 Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui) e l'oggetto è l'esodo di Gesù (Lc 9,30), il passaggio di Gesù da questo mondo al Padre (Gv 13,1), cioè la sua Passione e Morte, che sono l’umiliazione e abbassamento di Gesù, e la sua Resurrezione e Ascensione, che sono la sua glorificazione ed esaltazione. Non ci sfugga che la trasfigurazione avviene 6 (1) od 8 (Lc 9,28) giorni dopo la prima profezia molto particolareggiata della passione (Mt 16,21) e prima della seconda appena accennata, che conferma la profezia precedente (9 Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»). La liturgia quaresimale fu organizzata proprio per aiutare i battezzandi a realizzare questo mistero di vita e di morte, che porta alla perfetta unione con Cristo, e per guidare noi già battezzati a rivivere questa realtà del nostro battesimo; ora è il tempo per realizzare il nostro esodo, la nostra pasqua, la nostra morte al peccato per arrivare a risorgere a vita nuova con Cristo. (c) Una nube luminosa circonda i discepoli e rivela la presenza e l'intervento di Dio (5 Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra) come in altre teofanie; la voce del Padre si fa sentire e presenta il Figlio come il suo Unigenito, nel quale si compiace e che i discepoli devono ascoltare come maestro (5 Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo») e imitare come modello, praticandone l'insegnamento. E’ quello che dobbiamo fare anche noi nella Quaresima: vedere Gesù, contemplarlo, imitarlo col fare nostro il suo modo di pensare e di amare. (d) Matteo ci mostra Gesù, che si avvicina ai discepoli, li tocca e li incoraggia a non temere (7 Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete») per far capire che non sono soli davanti a Dio, perché hanno Gesù come avvocato presso il Padre, e non sono soli davanti a Satana - che vuole impedire loro il cammino verso la propria morte e resurrezione spirituale - perché hanno Gesù che li sostiene. E questo vale anche per noi.

    2. (a) I discepoli seguono Gesù e pregano con lui per qualche tempo, ma si addormentano (Lc 9,32), come nel Getsemani (Mt 26,40.43.45); svegliandosi vedono Gesù circondato da gloria con Mosè ed Elia (3) e Pietro fa notare che è bello stare con Gesù trasfigurato e con i due ospiti (4 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: Signore, è bello per noi essere qui!): lui è disposto a fare 3 capanne per Gesù e gli ospiti (4 Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia) per prolungare la permanenza di Gesù e degli ospiti. La risposta a questa sua proposta è la presenza di Dio con la nube e la Parola di Dio (5). Chi cerca Dio ha sempre questo tipo di risposta: Dio è presente e ci fa il dono di Gesù (Gv 3,16) e dello Spirito Santo (Lc 11,13). (b) I discepoli per questa ulteriore esperienza di Dio cadono con la faccia a terra e sono presi da timore riverenziale nei confronti di Dio (6 All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore); poi si ritrovano soli con Gesù (8 Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo), che li incoraggia, e con lo Spirito Santo, che accompagna loro – e noi – nel cammino verso la Pasqua. Gesù per mezzo dello Spirito ci sostiene e ci incoraggia nonostante le nostre debolezze, delle quali ci fa prendere coscienza e per le quali ci suggerisce i rimedi; egli ci aiuta a prendere le medicine spirituali necessarie, sempre in clima di preghiera.

    II - Genesi 12.1-4a - Dio invitò Abramo a lasciare tutto: la famiglia di origine, la parentela, il clan, la sua civiltà e cultura, e la patria, e gli disse di andare verso una terra, che non gli indicò allora ma gli avrebbe rivelato solo in seguito (1 Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra,/ dalla tua parentela/ e dalla casa di tuo padre,/ verso la terra che io ti indicherò). L'ordine di Dio era tutt’altro che facile da eseguire, perché significava rompere i legami con tutto un sistema di relazioni e protezioni ed esporsi a tutti i pericoli: pensiamo ai rischi degli emigranti di oggi e moltiplichiamoli e ci faremo una pallida idea di quale poteva essere la situazione di Abramo 4000 anni fa. Certo le promesse di Dio erano bellissime: e ti benedirò (2), cioè ti arricchirò con i miei doni; in particolare renderò grande il tuo nome (2), cioè ti farò diventare famoso; Farò di te una grande nazione (2), cioè ti darò numerosissimi discendenti al punto di farti diventare un popolo numeroso; e possa tu essere una benedizione (2), cioè ti renderò fonte di benedizione, e in te si diranno benedette/ tutte le famiglie della terra (3), cioè per mezzo tuo Io benedirò tutti i popoli della terra; e Benedirò coloro che ti benediranno/ e coloro che ti malediranno maledirò (3), cioè farò bene a chi te ne farà e restituirò male a chi te ne farà. Abramo credette a Dio come suo Dio e unico Dio e si affidò alla sua Parola: perciò obbedì al suo ordine di lasciare tutto e partire (4 Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore). La fede in Dio è grandissima in Abramo e lo spinge a questo abbandono totale ed eroico; egli spera nella Sua sapienza e potenza e bontà infinite, affidandosi alla sua Parola. La fede è indispensabile per avviare il rapporto con Dio e per alimentarlo; bisogna che crediamo in lui come unico Dio in tre persone e accettiamo come vera la sua Parola, che riponiamo in Lui la nostra speranza e lo amiamo come il sommo bene, dandogli la precedenza in tutto. Bisogna credere anche all'incarnazione, passione e morte, resurrezione e ascensione di Gesù: egli è il nostro salvatore, maestro, modello da contemplare e imitare. E’ così la nostra fede? La alimentiamo con l’ascolto e la riflessione sulla Parola di Dio? La viviamo nella vita quotidiana? Le benedizioni di Dio erano per Abramo ma anche per i suoi discendenti spirituali: quindi anche per noi, se condividiamo la sua fede. E ci impegniamo a comunicare la nostra fede agli altri?

    III - 2Timoteo 1,8b-10 - E’ Dio che ci ha salvati e ci ha chiamati alla santità non per i nostri meriti (9 Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere), ma per la sua misericordia e il suo piano di salvezza, (9 ma secondo il suo progetto e la sua grazia); questa misericordia di Dio ci è stata offerta fin dall'eternità in Gesù e per mezzo di Gesù (9 Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità), ma è stata manifestata per quello che ci serve per la salvezza con la prima venuta di Gesù Signore, Messia e Salvatore (10 ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù): egli con la sua morte e risurrezione ha vinto la morte (10 Egli ha vinto la morte) e con l'annunzio del Vangelo ci ha rivelato con chiarezza la vita eterna, che ci viene già data ora, e l'immortalità, che ci è riservata nella sua seconda venuta (10 e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo). Paolo esorta Timoteo perché anzitutto non si vergogni né di dare testimonianza a Gesù e né di lui, che sta in carcere per amore di Gesù (8 Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui), e poi grazie all'aiuto di Dio soffra pazientemente con lui per la diffusione del Vangelo (9 ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo). Aderiamo anche noi con la fede alla Parola di Gesù e alimentiamo in noi la fede di Paolo e Timoteo per arrivare a trasformarla in vita quotidiana.

    EUCARESTIA. Questo Gesù trasfigurato, che ascoltiamo nella Liturgia della Parola e al quale ci uniamo nell’offerta del suo sacrificio e nella comunione eucaristica, è la meta, alla quale confidiamo di arrivare con l’aiuto della grazia di Dio alla fine della quaresima, grazie a un dialogo con Dio più prolungato, a un digiuno più completo, a una pratica delle opere di carità più puntuale. Ci rivolgiamo alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e Santi Patroni e ai Santi Penitenti, perché ce ne ottengano la grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Tutti i santi (1° novembre)

    I - Matteo 5, 1-12 1. Gesù vede la folla che lo segue e la porta con sé su un monte, come Mosè fece avvicinare gli Ebrei al monte Sinai, e, sedutosi, come solitamente facevano i maestri ebrei, accoglie i discepoli, che gli si avvicinano (1 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli). Gesù Maestro rivolge loro la Parola e insegna i punti fondamentali del programma di vita del discepolo autentico (2 Si mise a parlare e insegnava loro dicendo). Non dice: Fate questo e sarete beati;  proclama direttamente Beati quelli che operano in un certo modo. Possiamo dividere le Beatitudini in due gruppi: quattro che si riferiscono alla pratica dell’amore verso Dio, che porta sempre anche alla santità personale e la alimentano, e quattro che riguardano l’amore verso il prossimo. (a) Riguardano atteggiamenti personali, che rivelano l’amore verso Dio, la prima, con la quale Gesù proclama Beati quelli che hanno il cuore distaccato dai beni di questo mondo (3 Beati i poveri in spirito), cioè la povertà spirituale, lodata e richiamata tante volte da Gesù, che la spinge in sé e nei discepoli fino alla povertà reale e assoluta (virtù indispensabile per mettere al centro della propria vita Dio, e non una creatura); con la seconda dichiara Beati quelli che sono nel pianto, cioè gli afflitti per i peccati, che si commettono contro Dio e il prossimo e che comunque offendono sempre Dio, e per le sofferenze personali e degli altri (4 Beati quelli che sono nel pianto); con la sesta sono detti Beati i puri di cuore (8), che hanno intenzioni rette, sono persone semplici, vedono tutto nella luce di Dio; e, infine con la ottava sono annunciati Beati i perseguitati perché fanno il giusto, il bene, ciò che è voluto da Dio (10 Beati i perseguitati per la giustizia), e in particolare saranno Beati i discepoli, quando saranno perseguitati perché accusati falsamente e per odio verso Gesù (11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia). (b) Nelle altre Beatitudini Gesù proclama Beati quelli che si comportano verso il prossimo con mitezza e dolcezza – la terza -  (5 Beati i miti), con giustizia, dando a ognuno il suo, secondo la volontà di Dio – la quarta - (6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia), con misericordia – la quinta - (7 Beati i misericordiosi), e nutrono sentimenti di pace e mettono pace fra gli uomini – la settima - (9 Beati gli operatori di pace).

    2. Sia quelli che cercano la perfezione personale, mettendo Dio al centro della propria vita, sia quelli che fanno attenzione ai bisogni del prossimo, avranno il regno di Dio (3 perché di essi è il regno dei cieli; 10 perché di essi è il regno dei cieli), la consolazione (4 perché saranno consolati), la Terra promessa, cioè il paradiso (5 perché avranno in eredità la terra), l’esaudimento delle loro preghiere e desideri di giustizia (6 perché saranno saziati), la misericordia di Dio (7 perché troveranno misericordia), saranno ammessi alla visione di Dio (8 perché vedranno Dio) – o già da ora fanno esperienza della presenza di Dio -, sono e saranno figli da Dio (9 perché saranno chiamati figli di Dio), e tutto questo costituirà la grande ricompensa che Dio darà loro (12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli). Ogni discepolo deve praticare tutte le Beatitudini per avere l’unico premio eterno, che abbraccia tutti questi aspetti. Il Papa ce le ha richiamate spesso, raccomandandoci di tenerle sotto gli occhi come i comandamenti. Crediamo alla Parola di Gesù e aspettiamoci la ricompensa da lui per il bene che facciamo; dagli uomini aspettiamoci niente, perché il bene lo dobbiamo fare per amor di Dio e per amor del prossimo, ma con l’occhio fisso al premio che viene da Dio. Esaminiamoci, pentiamoci, chiediamo perdono, correggiamoci.

    II - Apocalisse 7,2-4.9-14 1. (a) Giovanni ha una visione - o più di una -, di persone che già stanno in paradiso (9-14) o ci andranno (2-4), dei salvati nella speranza, e quindi santi; anzitutto egli vede sulla terra un gruppo di protetti in modo speciale da Dio, si tratta di 144.000 ebrei di tutte le tribù di Israele (4 E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele). Un angelo, proveniente dall'Oriente, da dove sorge il sole - la luce che rappresenta Dio - ha in mano il sigillo del vero Dio e grida a quattro angeli, incaricati di devastare tutto (2 E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare), di non fare niente finché i servi ed eletti di Dio non verranno segnati col sigillo (3 Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio). Gli ebrei sono protetti da Dio in un modo speciale da sempre nell'Antico Testamento e lo saranno nel futuro, perché sempre sono il popolo eletto, nonostante le loro infedeltà. Il loro numero è grandissimo e non numerabile, perché la cifra data è fortemente simbolica, in quanto è il risultato di 12 al quadrato, moltiplicato per 1000, che indica gran numero. (b)Nella seconda visione Giovanni vede un’incalcolabile moltitudine di persone di tutte le nazioni: esse stanno in cielo, in piedi, di fronte al trono di Dio e a Gesù, l’Agnello di Dio, vestiti di bianco, che è il segno dell'eternità e dell’appartenenza alla sfera di Dio, con le palme in mano in segno di vittoria (9 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani); essi dichiarano che la salvezza appartiene solo a Dio, che siede sul trono, e a Gesù, Agnello immolato, e solo da Loro viene agli uomini (10 E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello»).

    2. Uno degli anziani, che stanno vicino al trono di Dio, chiede a Giovanni se sa chi sono questi del secondo gruppo e da dove vengono (13 Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?»); Giovanni risponde che non lo sa e fa capire che vorrebbe saperlo dall'anziano, e questi gli risponde che si tratta di coloro che provengono dalla grande persecuzione, che avviene sulla terra - si tratta di perseguitati per la fede in senso stretto o di quelli che soffrono per la lotta contro il diavolo, il mondo, la carne? - e che sono stati salvati grazie alla Passione e Morte di Cristo, grazie al suo Sangue di Agnello immolato (14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello); i frutti della redenzione si ricevono col battesimo ed eucaristia e gli altri sacramenti. Sempre in cielo al primo coro dei salvati fanno eco come secondo coro gli Angeli, che stanno in piedi attorno al trono di Dio e ai 24 Anziani (i 12 patriarchi e i 12 Apostoli) e ai quattro Esseri Viventi: gli Angeli si inginocchiano di fronte a Dio in trono, lo adorano e proclamano (11 E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo) che a Dio appartiene la lode, la gloria, la sapienza, la riconoscenza, il potere e la forza, per sempre (12 Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen). La folla dei santi, provenienti dagli Ebrei o dai pagani, sono salvati per i meriti di Gesù e tutti canteranno le lodi di Dio in paradiso per l'eternità. La salvezza viene da Dio per mezzo di Gesù, che con la Passione e Morte ha espiato i nostri peccati e ci ha ottenuto la vita eterna, che si trasmette a noi per mezzo dei sacramenti. Rinnoviamo la nostra fede in Gesù e nei sacramenti, che Egli ha istituiti, e impegniamoci a pregare ogni giorno, perché la preghiera è uno strumento validissimo per unirci a Gesù. I Sacramenti sono sette ma due sono quelli che possiamo e dobbiamo usare con la massima frequenza: la confessione, almeno una volta al mese per quelli che si mantengono in grazia di Dio e più frequente per quelli che purtroppo peccano ancora gravemente, e la comunione ogni domenica e festa, e anche più spesso se possiamo.

    III - Giovanni 3,1-3 San Giovanni ci invita a considerare quanto grande e di che speciale qualità è l'amore di Dio per noi, tanto che siamo chiamati suoi figli e lo siamo veramente (1 Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!). Dio ci ama tantissimo, infinitamente, al punto da consegnare il suo Figlio divino alla morte per espiare i nostri peccati e comunicarci la vita divina per mezzo del battesimo: così riceviamo lo Spirito che ci rende figli di Dio e ci fa rivolgere a Dio chiamandolo Padre - Abba (Gal 4,5-6; Rm 8,16-17), come  faceva Gesù (Mc 14,36). Noi siamo figli di Dio sin da ora, in questa fase transitoria della vita (2 Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio), ma la nostra fede ci rivela solo molto limitatamente quel che saremo nell'eternità (2 ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato). Sappiamo solo che quando Gesù tornerà la seconda volta in mezzo a noi (2 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato), noi gli assomiglieremo molto, perché vedremo Lui col Padre e lo Spirito faccia a faccia, nella sua realtà vera (2 noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è), non solo per mezzo della fede, che ci dà solo una conoscenza parziale e una rassomiglianza imperfetta. Di qui l'importanza della meditazione e della contemplazione di Gesù, e della sua vita: in essa si alimenta quel processo di assimilazione a Cristo e alla Trinità, che è iniziata nel battesimo ed è portata avanti con i sacramenti, specie con la confessione ed l’eucaristia grazie alla pratica della fede, speranza e carità. Gli ostacoli alla nostra rassomiglianza con Cristo sono il diavolo, che è il nemico di Dio e nostro, il mondo, che non conosce Cristo e Dio e quindi non sa apprezzare il nostro essere figli di Dio (1 Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui), la carne, cioè le tendenze cattive, che sono in noi, contro le quali dobbiamo lottare, per realizzare la nostra purificazione (3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro), per non perdere Dio e rovinare noi. Di qui la necessità di guardare a Gesù, Maria e Giuseppe, e anche ai santi come modelli della nostra purificazione e santificazione.

    EUCARESTIA. Nella messa noi incontriamo Gesù, sorgente di vita eterna, con la sua Parola e soprattutto con il suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità. Siamo alla presenza e ci uniamo a quello stesso Gesù, che col Padre e con lo Spirito Santo contempleremo per l’eternità per misericordia di Dio. Preghiamo Maria e Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di sostenerci nel cammino verso il Cielo, dove essi già sono e ci aspettano. (mons. Francesco Spaduzzi)

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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

I - Matteo 14,22-33 – 1. (a) Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente si lasciò prendere dall’entusiasmo e passò la voce che Gesù era il Messia e che conveniva proclamarlo re (Gv 6,14-15). Gli Apostoli erano molto sensibili a queste proposte, che corrispondevano all’idea che il Messia fosse un grande politico e re. Gesù allora subito costrinse gli Apostoli a imbarcarsi e a aspettarlo all'altra riva (22 Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla), poi smorzò gli entusiasmi, calmò e congedò la folla, che si disperse per l'ora tarda (23 Congedata la folla). Ammiriamo la prudenza di Gesù nell'evitare di impegolarsi in questioni politiche e la cura che ha di correggere le idee storte dei discepoli e della gente sulla sua messianicità: egli è Messia ma non con caratteristiche politiche; viene a salvare le persone per dare loro la vita eterna e, se si interessa anche alle cose materiali, lo fa solo in vista delle cose spirituali. (b) Gesù si ritira sulla collina in disparte per pregare in solitudine, durante tutta la notte (23 salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo), più precisamente fino a un orario compreso fra le 3 e 6 del mattino (Mc 2,5). Gesù - in quanto Dio - sta in continuo dialogo col Padre e con lo Spirito Santo; come uomo dedica tempi speciali alla preghiera comunitaria e a quella personale per dialogare col Padre. Dobbiamo imitare Gesù e dedicare tempi specifici alla preghiera; noi abbiamo bisogno di impegnare tanto tempo nella preghiera e con tanti tipi di preghiera secondo che ci è necessario per arrivare a evitare il peccato grave; le due pratiche principali della preghiera sono la meditazione e l'esame di coscienza; d’altra parte nella meditazione sperimentiamo grande libertà nell’esprimere i nostri sentimenti verso Dio e il prossimo.

2. Gesù osserva dal monte le difficoltà di navigazione della barca degli Apostoli (24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario); riusciva a vedere bene in quanto c'era la luna quasi piena della Pasqua imminente (Gv 6,4). In quel momento Gesù guardava gli Apostoli ma conosceva - per la sua scienza infinita in quanto Dio e per la sua scienza infusa in quanto uomo - anche gli uomini contemporanei di tutto il mondo, quelli del passato e del futuro. Così fissava Gesù allora ciascuno di noi, mentre adesso ci guarda dal cielo e anche dai vari segni della sua presenza, grazie ai quali ci sta sempre vicino: l’Eucaristia, ogni Sacramento, la Parola, l’assemblea, il ministro, i fratelli specie i bisognosi, ciascuno di noi per la fede e la carità. Gesù non ci perde mai di vista, come da sempre è con noi e ci segue con attenzione personale per dirigere gli avvenimenti per la nostra salvezza eterna e anche per la buona riuscita della nostra vita in questo mondo. Rinnoviamo la fede in queste realtà meravigliose e che ci possono essere di grande aiuto sempre e di grande conforto nelle situazioni difficili.

3. (a) Gesù vedeva gli Apostoli in difficoltà e avendo finito la preghiera si incamminò verso di loro sul lago (25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare). Gli Apostoli non lo riconobbero, pensarono a un fantasma e si misero a gridare per lo spavento (26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura); Gesù si fece riconoscere e li incoraggiò (27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»). Ed essi si rasserenarono. In tutti gli eventi dovremmo imparare a riconoscere il passaggio del Signore, anche in quelli che ci provocano sofferenza e preoccupazione, convinti che Egli fa cooperare tutto al nostro bene; certo è necessario che crediamo in Lui e ci affidiamo a Lui e Lo amiamo. Gesù in ogni avvenimento ci dice: “Sono io, ci sono, sono qui per te; ti aiuto” (che corrisponde al nome Yahweh). (b) Certo che si trattava di Gesù, Pietro gli chiese di poter camminare verso di lui sulle acque (28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»). Fu accontentato e in effetti cominciò a camminare sulle acque (29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù); solo che, sentendo il vento forte e vedendo le onde alte, si impauri e cominciò ad affondare e chiese aiuto a Gesù per essere salvato (30 Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!»). Gesù stese la mano, lo afferrò e lo salvò con un rimprovero per la sua poca fede e per i suoi dubbi (31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), che avevano provocato il suo pericolo. Gesù e Pietro salirono sulla barca e il vento cessò (32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò) e il lago si calmò. Gli Apostoli si prostrarono in adorazione davanti a Gesù, riconoscendolo Figlio di Dio (33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»). Pietro aveva fede ma non matura e perciò, invece di continuare a fissare Gesù, si guardò attorno; così incominciò a vacillare nella fede e affondò. Nelle circostanze difficili personali e della Chiesa continuiamo a non perdere di vista il Signore ed Egli ci aiuterà sempre. La fede si esprime nella persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio e Uomo, e nella sua opera redentrice per la nostra salvezza, e per lui nel Padre e nello Spirito Santo, e quindi nella Trinità. Una fede vera ci fa sentire figli di Dio e ci spinge alla pratica dei due precetti dell'amore a Dio e al prossimo. Se alimentiamo la fede e la speranza con la pratica della carità, consentiremo allo Spirito di portarci alla piena rassomiglianza con Gesù. Chiediamo la grazia di crescere nella fede e speranza e carità e la nostra vita si trasformerà.

II – 1Re 19,9a.11-13a - Elia aveva fatto il suo pellegrinaggio al Monte Sinai, che era durato 40 giorni di preghiera, a piccole tappe di notte, per evitare il caldo e di essere riconosciuto. Entrò in una caverna per riposare, ma Dio gli disse  (9 Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore) di uscirne e di fermarsi alla presenza di Dio (11 Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore»). Elia sentì un vento fortissimo, che spaccava le rocce e le precipitava con fragore (11 Ci fu un vento  impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore); dopo udì il boato del terremoto (11 Dopo il vento, un terremoto); e infine il bagliore e il calore del fuoco (12 Dopo il terremoto, un fuoco); ma il Signore non si presentò nel vento (11 ma il Signore non era nel vento), neanche nel terremoto (11 ma il Signore non era nel terremoto), e neppure nel fuoco (12 ma il Signore non era nel fuoco). Comunque venne (11 Ed ecco che il Signore passò): Egli si presentò sotto forma di sussurro di una brezza leggera (12 Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera). Elia lo senti (13 Come l’udì), capì che era il Signore e per rispetto si coprì il volto col mantello (13 Elia si coprì il volto con il mantello), uscì dalla caverna e si fermò all'ingresso (13 uscì e si fermò all’ingresso della caverna) a dialogare con Dio. Solitamente noi pensiamo a Dio onnipotente e imponente, grande e maestoso… ed effettivamente Dio è così: con queste caratteristiche si presenta molte volte nell'AT, come per es. quando appare a Mosè e al popolo sul Sinai; ma Dio non è solo questo; è anche dolcezza e mitezza, bontà e accessibilità come ci appare in Gesù Bambino o nella sua vita pubblica o Crocifisso o nell'Eucaristia: solo raramente si mostra con la sua maestà. Cerchiamo di tenere presenti tutte le caratteristiche del Signore per sentirlo grande quando siamo tentati dal peccato ma sempre pieno di amore e tenerezza per noi e che quindi ci incoraggia ad andare da Lui e ci attira.

III - Romani 9,1-5 - San Paolo ricorda che per amore Dio ha escogitato un suo piano meraviglioso di salvezza: salvare tutti gli uomini peccatori per mezzo della fede in Cristo e del battesimo, che dà il dono dello Spirito Santo e della figliolanza di Dio. L'amore di Dio può tutto, ma non vuole forzare la libertà umana. Nel piano di salvezza di Dio, hanno un posto speciale gli Ebrei, che appartengono alla stessa razza di San Paolo (3 dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne). Essi sono Israeliti (4) cioè veri discendenti di Giacobbe, e da questo vengono tutti i loro privilegi: e hanno l’adozione a figli (4), cioè tutto il popolo è figlio di Dio, e non semplici creature; hanno la gloria (4), cioè la presenza di Dio in mezzo al popolo; le alleanze (4), pattuite da Dio con Abramo, Giacobbe, Mosè; la legislazione (4), data al popolo per mezzo di Mosè; il culto (4), reso al vero Dio nel modo da lui desiderato; le promesse (4) di salvezza per mezzo di Cristo, fatte ai patriarchi (5 a loro appartengono i patriarchi) e rinnovate per mezzo dei Profeti; infine Cristo stesso che proviene da loro (5 e da loro proviene Cristo secondo la carne) e che non è semplice uomo, ma è Dio fatto uomo, al quale sia gloria per sempre (5 egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen). Dio ha amato e ama gli Ebrei con amore speciale per la fedeltà totale di Abramo a Lui e vuole salvarlo per mezzo di Gesù, come avviene per tutti gli uomini. E’ un miracolo che esistano ancora come popolo, malgrado le persecuzioni subite, mentre tanti popoli più numerosi e potenti di loro sono scomparsi dalla storia. Paolo amava tantissimo gli ebrei, che era il suo popolo, ed esprimeva con la massima sincerità (1 Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo) il suo dolore acuto e continuo (2 ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua), che gli veniva dal rifiuto del suo popolo di credere in Gesù. Alcuni Ebrei credettero in Gesù, come Maria e Giuseppe, gli Apostoli e tanti dei primi cristiani, ma l'insieme del Popolo ebreo rifiutò. Paolo vorrebbe realizzare la loro salvezza a qualsiasi prezzo, sarebbe disposto a fare qualsiasi sacrificio (3 Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli), come ha fatto Gesù, che ha dato la vita per loro come per tutta l'umanità. Anche noi dobbiamo avere un amore particolare per gli Ebrei, perché hanno conservato e trasmesso la vera fede nell’unico Dio fino al Cristo. E anche noi dobbiamo essere disposti a fare qualsiasi sacrificio per la salvezza dei fratelli col sostegno e l’esempio di Gesù Redentore e Maria Corredentrice.

EUCARESTIA. Nella Messa noi offriamo Dio a Dio; il Figlio fatto uomo al Padre; un Dio nascostissimo a un Dio che comunque fa di tutto per rivelarsi in modo accettabile all’uomo. Egli ci parla e si fa nostro cibo e bevanda per accompagnarci nel cammino della vita. Preghiamo la Vergine Assunta e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di saper scoprire dappertutto questo Dio grande e nascosta che accompagna e ci sostiene sempre. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

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225px-P-pioSan Pio da Pietrelcina, noto anche come Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione (Pietrelcina, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968), è stato un presbitero italiano.

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montevergineL'origine ufficiale del Santuario di Montevergine risale alla consacrazione della prima chiesa nel lontano 1126. Tuttavia l'ascesa di Guglielmo al monte era di qualche anno precedente.

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