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I SALUTI

  • Vi aspetto domenica Domenica ci sarà la celebrazione della santa messa presso... vi aspetto tutti.
  • Tempo Ordinario Domenica 26B

    I - Marco 9,38-45 1. Gesù ha dichiarato che chi accoglie un bambino nel suo nome, per l’amore  che ha per Gesù e perché vede in lui Gesù, accoglie Gesù e il Padre (Mc 9,36-37). (a) Giovanni, l’apostolo, sentendo l'espressione “il nome” di Gesù si ricorda che lui e qualche altro hanno cercato di far smettere un esorcista, un non discepolo di Gesù, che scacciava i demoni servendosi del nome di Gesù, cioè invocando il suo nome, il suo potere, o invocando Dio per i meriti e il potere di Cristo (38 Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva»). Ma Gesù dice loro di lasciarlo fare (39 Ma Gesù disse: Non glielo impedite); in effetti egli dimostra di avere rispetto e fiducia nella persona e autorità e potere di Gesù, tanto da operare un miracolo, servendosi del nome di Gesù: egli non potrebbe subito dopo parlare male di Gesù (39 perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me); chi non è contro Gesù è da ritenere schierato in qualche modo con Gesù e per Gesù e con i suoi (40 chi non è contro di noi è per noi). (b) Gesù aggiunge che chi dà a un suo discepolo anche solo un bicchiere d’acqua per amore di Gesù, ha certamente una ricompensa da Dio - o da Gesù - (41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa). Invocare il nome di Gesù significa aver fiducia in lui; quindi è già iniziare a credere in Gesù, ed è indice che uno sta iniziando un cammino verso Gesù e con Gesù; d'altra parte i discepoli di Gesù sono così preziosi agli occhi di Dio e di Gesù che far loro un minimo gesto di attenzione nel nome di Gesù è fare cosa graditissima a Dio. Riflettiamo su questo e cerchiamo di alimentare la nostra fiducia nei meriti infiniti di Gesù presso il Padre e consideriamo l'importanza di fare per amore di Gesù anche le più piccola azioni – delle quali è intessuta la nostra vita quotidiana -. Niente è piccolo se è fatto per il Signore e un grande amore.

    2. (a) Gesù parla dello scandalo, che è spingere al male con parole o azioni, e quindi allontanare dal bene e dal Cristo chi è già unito a lui ed è in lui; Egli dice che sarebbe meglio per lo scandalizzatore essere gettato in mare con una grossa pietra al collo (42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare); Gesù usa parole fortissime per far capire la gravità di questo peccato. Questo tipo di pena di morte era stata introdotta dai Romani in Palestina ed era considerato molto infamante, anche perché privava della sepoltura. Chi scandalizza priva della vita eterna lo scandalizzato, lo mette a rischio della dannazione. (b) Ma lo scandalo, la spinta al peccato, oltre a venire dall’esterno, può sorgere da noi stessi, dal nostro corpo; se una parte, anche molto preziosa del corpo, come la mano (43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo), che serve per agire e lavorare, o come il piede (45 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo), che serve per camminare, o come l'occhio (47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo), che serve per vedere, ci orienta verso il male, conviene tagliarli (43 tagliala; 45 taglialo) o strapparlo via (47 gettalo via), perché è meglio entrare nella vera vita (43 è meglio per te entrare nella vita; 45 è meglio per te entrare nella vita), cioè nel Regno di Dio, nel paradiso (47 è meglio per te entrare nel regno di Dio), con una mano sola (43) ocon un piede solo (45) o con un occhio solo (47), piuttosto che finire per l’eternità con le due mani (41 anziché con le due mani) o con i due piedi (43 anziché con i due piedi) o con i due occhi (47 anziché con due occhi) nell'inferno (43 andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile; 45 essere gettato nella Geènna; 47 essere gettato nella Geènna) nel fuoco eterno (43), dove si resterà per sempre, perché lì il verme della corruzione non muore e il fuoco non finisce mai (48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue), e quindi si soffre per sempre. Gesù ci vuole richiamare all'importanza assoluta che deve avere per noi la salvezza eterna - e quindi l'unione con lui, che solo Lui ci può dare; anche una parte importante del corpo o l'integrità del nostro corpo diventa secondaria rispetto alla salvezza eterna: dobbiamo adeguarci al modo di pensare di Gesù. Chiediamo perdono perché non sempre abbiamo ragionato così e soprattutto per gli scandali dati, in modo più o meno cosciente o incosciente (pensiamo a quando davanti ai bambini si bestemmia o si dicono volgarità o parole oscene o si fanno qualsiasi tipo di cattive azioni; riflettiamo un poco a quanto male fanno ai giovanissimi e giovani il materiale osceno, proposto dalle televisioni e varie mezzi di comunicazione) e perché abbiamo dimostrato di non aver saputo apprezzare le sofferenze di Cristo per la nostra salvezza è quella degli altri.

    II - Numeri 11,25-29 1. Mosè aveva esposto a Dio la sua difficoltà di governare da solo un popolo così numeroso e Dio gli promise di dargli come collaboratori 70 anziani - scelti da Dio o da Mosè o perché erano i personaggi più rappresentativi del varie tribù –; Mosè li radunò e li fece disporre attorno alla Tenda Sacra. Il Signore intervenne dalla nube, parlò con Mosè e poi prese un po' dello Spirito che era su Mosè per effonderlo su ciascuno dei 70 anziani (25 Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani); appena lo Spirito si posò su di loro, cominciarono a parlare come profeti, ma poi smisero (25 quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito). Ma presenti erano solo 68, perché due di nome Eldad e Medad, nonostante erano scritti nella lista dei 70 convocati, non si presentarono alla Tenda e restarono nell'accampamento (26 Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad; … erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda); anche essi ricevettero lo Spirito e profetarono dove si trovavano (26 E lo spirito si posò su di loro… Si misero a profetizzare nell’accampamento). La cosa fu riferita a Mosè da un ragazzo (27 Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento»); questo suscitò la preoccupazione (o la gelosia; cfr 29) di Giosuè, aiutante di Mosè da adolescente, che insisteva con lui perché li facesse smettere (28 Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!»). Mosè si rifiutò, esprimendo il desiderio che Dio arricchisse anche il resto del Popolo del dono dello Spirito e della profezia (29 Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!») e che non valeva la pena essere geloso dei doni di Dio (29). In effetti i doni di Dio arricchiscono il popolo senza rendere povero né Dio né coloro che già li hanno da tempi precedenti. (a)Nessuno, capo o non capo, del Popolo di Dio o della Chiesa può pensare di monopolizzare il pensiero di Dio: tutti nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto lo Spirito e doni personali da Dio, i quali sono per il servizio del Popolo di Dio, oltre che per la maturazione personale. Se questi doni di Dio sono scoperti e lasciati esercitare secondo le leggi della Chiesa, se ne avrà un grande vantaggio nella Chiesa; in effetti, invece di essere solo uno o pochi a lavorare per il Regno di Dio, saranno un miliardo e 250 milioni, quanti sono i cristiani nel mondo, e non vi sar ebbero fedeli addormentati o pensionati o pigri. Occorre saper discernere questi doni e valorizzarli. (b) I capi non devono essere gelosi dei doni di Dio, perché Dio non si impoverisce comunicando i suoi doni e neanche diventa più povero il capo o perde di autorità, anzi diventa migliore il suo servizio per la collaborazione di tanti; occorre però avere la mitezza e la sapienza di Mosè e aprirsi al dono dello Spirito come lui. Chiediamo queste grazie per i responsabili nella Chiesa: Papa, Vescovi, Preti Diaconi.

    III - Giacomo 5,1-6. Giacomo si rivolge ai ricchi (1 E ora a voi, ricchi), che vivono nel lusso, sazi di piaceri (5 Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie), e li invita a prepararsi col pianto e le urla alle disgrazie, che pendono su loro come la spada di Damocle (1 piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi!). Le ricchezze, nelle quali mettono la loro sicurezza, vanno in  malora (2 Le vostre ricchezze sono marce) e le loro vesti preziose sono divorate da tarme (3 i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme); l’oro e l'argento in loro possesso perdono splendore e valore a causa della ruggine, la quale sarà una prova contro di loro e li divorerà come un fuoco (3 Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco). In questi giorni, che precedono il giudizio di Dio (almeno quello particolare); essi hanno pensato ad accumulare tesori (4 Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!), invece che meriti d'opere buone presso Dio. Le ricchezze dei ricchi proprietari vengono dai loro peccati, perché hanno derubato lavoratori e mietitori di quanto loro dovuto: il salario dei lavoratori e dei mietitori, che non sono stati pagati, hanno fatto arrivare le loro grida e proteste alle orecchie di Dio onnipotente (4 Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente). I ricchi così si sono ingrassati come si fa con le bestie da macellare (5 e vi siete ingrassati per il giorno della strage). L'altro peccato degli ingiusti ricchi è la condanna e l'uccisione dei poveri giusti, che non sono in condizioni di difendersi (6 Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza). Giacomo fa minacce ai ricchi (a) per aiutarli a prendere coscienza della vanità delle ricchezze e del danno che ne viene, quando il cuore vi è attaccato e (b) per ricordare loro l'origine infame delle loro ricchezze, che provengono da ingiustizie e cattiverie. Quando uno diventa rapidamente ricco, vuol dire che o c'è disonestà nell'acquisto -  pensiamo alle cose orribili e schifose come l’usura o sfruttamento dei poveri, dei lavoratori - o ci sono leggi sbagliate che non tutelano il bene comune o l’interesse di tutti – pensiamo a Bill Gates di Microsoft e a Mark Zuckerberg di Facebook. Le ricchezze non entrano nell’altro mondo ma restano qui in questo mondo: se sono disoneste o sono usate male, precipitano nell'inferno il possessore. Chiediamo la grazia di usare bene i beni di questo mondo, con cuore distaccato e per l’aiuto dei bisognosi.

    EUCARISTIA. Qui Gesù pratica la massima carità verso di noi, e noi, che ci nutriamo di Lui dopo aver ascoltato e aderito alla sua Parola, non viviamo in modo coerente con la nostra unione con Gesù. Uno sei peccati più gravi contro la carità è proprio lo scandalo. Sentiamone orrore e interveniamo per difendere i deboli, come fece Gesù e hanno fatto i santi. Chiediamo per intercessione della Vergine e di S. Giuseppe, degli Angeli Custodi e dei Santi Patroni, che vengano in nostro soccorso per aiutarci a liberarci di quello orribile peccato. (mons. Francesco Spaduzzi)

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  • Giuseppe De Sio Tanti saluti vanno a Giuseppe che è sempre presente...

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18 febbraio - Santa Geltrude (Gertrude) Comensoli - Titolo: Fondatrice

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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

I - Matteo 14,22-33 – 1. (a) Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente si lasciò prendere dall’entusiasmo e passò la voce che Gesù era il Messia e che conveniva proclamarlo re (Gv 6,14-15). Gli Apostoli erano molto sensibili a queste proposte, che corrispondevano all’idea che il Messia fosse un grande politico e re. Gesù allora subito costrinse gli Apostoli a imbarcarsi e a aspettarlo all'altra riva (22 Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla), poi smorzò gli entusiasmi, calmò e congedò la folla, che si disperse per l'ora tarda (23 Congedata la folla). Ammiriamo la prudenza di Gesù nell'evitare di impegolarsi in questioni politiche e la cura che ha di correggere le idee storte dei discepoli e della gente sulla sua messianicità: egli è Messia ma non con caratteristiche politiche; viene a salvare le persone per dare loro la vita eterna e, se si interessa anche alle cose materiali, lo fa solo in vista delle cose spirituali. (b) Gesù si ritira sulla collina in disparte per pregare in solitudine, durante tutta la notte (23 salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo), più precisamente fino a un orario compreso fra le 3 e 6 del mattino (Mc 2,5). Gesù - in quanto Dio - sta in continuo dialogo col Padre e con lo Spirito Santo; come uomo dedica tempi speciali alla preghiera comunitaria e a quella personale per dialogare col Padre. Dobbiamo imitare Gesù e dedicare tempi specifici alla preghiera; noi abbiamo bisogno di impegnare tanto tempo nella preghiera e con tanti tipi di preghiera secondo che ci è necessario per arrivare a evitare il peccato grave; le due pratiche principali della preghiera sono la meditazione e l'esame di coscienza; d’altra parte nella meditazione sperimentiamo grande libertà nell’esprimere i nostri sentimenti verso Dio e il prossimo.

2. Gesù osserva dal monte le difficoltà di navigazione della barca degli Apostoli (24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario); riusciva a vedere bene in quanto c'era la luna quasi piena della Pasqua imminente (Gv 6,4). In quel momento Gesù guardava gli Apostoli ma conosceva - per la sua scienza infinita in quanto Dio e per la sua scienza infusa in quanto uomo - anche gli uomini contemporanei di tutto il mondo, quelli del passato e del futuro. Così fissava Gesù allora ciascuno di noi, mentre adesso ci guarda dal cielo e anche dai vari segni della sua presenza, grazie ai quali ci sta sempre vicino: l’Eucaristia, ogni Sacramento, la Parola, l’assemblea, il ministro, i fratelli specie i bisognosi, ciascuno di noi per la fede e la carità. Gesù non ci perde mai di vista, come da sempre è con noi e ci segue con attenzione personale per dirigere gli avvenimenti per la nostra salvezza eterna e anche per la buona riuscita della nostra vita in questo mondo. Rinnoviamo la fede in queste realtà meravigliose e che ci possono essere di grande aiuto sempre e di grande conforto nelle situazioni difficili.

3. (a) Gesù vedeva gli Apostoli in difficoltà e avendo finito la preghiera si incamminò verso di loro sul lago (25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare). Gli Apostoli non lo riconobbero, pensarono a un fantasma e si misero a gridare per lo spavento (26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura); Gesù si fece riconoscere e li incoraggiò (27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»). Ed essi si rasserenarono. In tutti gli eventi dovremmo imparare a riconoscere il passaggio del Signore, anche in quelli che ci provocano sofferenza e preoccupazione, convinti che Egli fa cooperare tutto al nostro bene; certo è necessario che crediamo in Lui e ci affidiamo a Lui e Lo amiamo. Gesù in ogni avvenimento ci dice: “Sono io, ci sono, sono qui per te; ti aiuto” (che corrisponde al nome Yahweh). (b) Certo che si trattava di Gesù, Pietro gli chiese di poter camminare verso di lui sulle acque (28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»). Fu accontentato e in effetti cominciò a camminare sulle acque (29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù); solo che, sentendo il vento forte e vedendo le onde alte, si impauri e cominciò ad affondare e chiese aiuto a Gesù per essere salvato (30 Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!»). Gesù stese la mano, lo afferrò e lo salvò con un rimprovero per la sua poca fede e per i suoi dubbi (31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), che avevano provocato il suo pericolo. Gesù e Pietro salirono sulla barca e il vento cessò (32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò) e il lago si calmò. Gli Apostoli si prostrarono in adorazione davanti a Gesù, riconoscendolo Figlio di Dio (33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»). Pietro aveva fede ma non matura e perciò, invece di continuare a fissare Gesù, si guardò attorno; così incominciò a vacillare nella fede e affondò. Nelle circostanze difficili personali e della Chiesa continuiamo a non perdere di vista il Signore ed Egli ci aiuterà sempre. La fede si esprime nella persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio e Uomo, e nella sua opera redentrice per la nostra salvezza, e per lui nel Padre e nello Spirito Santo, e quindi nella Trinità. Una fede vera ci fa sentire figli di Dio e ci spinge alla pratica dei due precetti dell'amore a Dio e al prossimo. Se alimentiamo la fede e la speranza con la pratica della carità, consentiremo allo Spirito di portarci alla piena rassomiglianza con Gesù. Chiediamo la grazia di crescere nella fede e speranza e carità e la nostra vita si trasformerà.

II – 1Re 19,9a.11-13a - Elia aveva fatto il suo pellegrinaggio al Monte Sinai, che era durato 40 giorni di preghiera, a piccole tappe di notte, per evitare il caldo e di essere riconosciuto. Entrò in una caverna per riposare, ma Dio gli disse  (9 Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore) di uscirne e di fermarsi alla presenza di Dio (11 Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore»). Elia sentì un vento fortissimo, che spaccava le rocce e le precipitava con fragore (11 Ci fu un vento  impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore); dopo udì il boato del terremoto (11 Dopo il vento, un terremoto); e infine il bagliore e il calore del fuoco (12 Dopo il terremoto, un fuoco); ma il Signore non si presentò nel vento (11 ma il Signore non era nel vento), neanche nel terremoto (11 ma il Signore non era nel terremoto), e neppure nel fuoco (12 ma il Signore non era nel fuoco). Comunque venne (11 Ed ecco che il Signore passò): Egli si presentò sotto forma di sussurro di una brezza leggera (12 Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera). Elia lo senti (13 Come l’udì), capì che era il Signore e per rispetto si coprì il volto col mantello (13 Elia si coprì il volto con il mantello), uscì dalla caverna e si fermò all'ingresso (13 uscì e si fermò all’ingresso della caverna) a dialogare con Dio. Solitamente noi pensiamo a Dio onnipotente e imponente, grande e maestoso… ed effettivamente Dio è così: con queste caratteristiche si presenta molte volte nell'AT, come per es. quando appare a Mosè e al popolo sul Sinai; ma Dio non è solo questo; è anche dolcezza e mitezza, bontà e accessibilità come ci appare in Gesù Bambino o nella sua vita pubblica o Crocifisso o nell'Eucaristia: solo raramente si mostra con la sua maestà. Cerchiamo di tenere presenti tutte le caratteristiche del Signore per sentirlo grande quando siamo tentati dal peccato ma sempre pieno di amore e tenerezza per noi e che quindi ci incoraggia ad andare da Lui e ci attira.

III - Romani 9,1-5 - San Paolo ricorda che per amore Dio ha escogitato un suo piano meraviglioso di salvezza: salvare tutti gli uomini peccatori per mezzo della fede in Cristo e del battesimo, che dà il dono dello Spirito Santo e della figliolanza di Dio. L'amore di Dio può tutto, ma non vuole forzare la libertà umana. Nel piano di salvezza di Dio, hanno un posto speciale gli Ebrei, che appartengono alla stessa razza di San Paolo (3 dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne). Essi sono Israeliti (4) cioè veri discendenti di Giacobbe, e da questo vengono tutti i loro privilegi: e hanno l’adozione a figli (4), cioè tutto il popolo è figlio di Dio, e non semplici creature; hanno la gloria (4), cioè la presenza di Dio in mezzo al popolo; le alleanze (4), pattuite da Dio con Abramo, Giacobbe, Mosè; la legislazione (4), data al popolo per mezzo di Mosè; il culto (4), reso al vero Dio nel modo da lui desiderato; le promesse (4) di salvezza per mezzo di Cristo, fatte ai patriarchi (5 a loro appartengono i patriarchi) e rinnovate per mezzo dei Profeti; infine Cristo stesso che proviene da loro (5 e da loro proviene Cristo secondo la carne) e che non è semplice uomo, ma è Dio fatto uomo, al quale sia gloria per sempre (5 egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen). Dio ha amato e ama gli Ebrei con amore speciale per la fedeltà totale di Abramo a Lui e vuole salvarlo per mezzo di Gesù, come avviene per tutti gli uomini. E’ un miracolo che esistano ancora come popolo, malgrado le persecuzioni subite, mentre tanti popoli più numerosi e potenti di loro sono scomparsi dalla storia. Paolo amava tantissimo gli ebrei, che era il suo popolo, ed esprimeva con la massima sincerità (1 Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo) il suo dolore acuto e continuo (2 ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua), che gli veniva dal rifiuto del suo popolo di credere in Gesù. Alcuni Ebrei credettero in Gesù, come Maria e Giuseppe, gli Apostoli e tanti dei primi cristiani, ma l'insieme del Popolo ebreo rifiutò. Paolo vorrebbe realizzare la loro salvezza a qualsiasi prezzo, sarebbe disposto a fare qualsiasi sacrificio (3 Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli), come ha fatto Gesù, che ha dato la vita per loro come per tutta l'umanità. Anche noi dobbiamo avere un amore particolare per gli Ebrei, perché hanno conservato e trasmesso la vera fede nell’unico Dio fino al Cristo. E anche noi dobbiamo essere disposti a fare qualsiasi sacrificio per la salvezza dei fratelli col sostegno e l’esempio di Gesù Redentore e Maria Corredentrice.

EUCARESTIA. Nella Messa noi offriamo Dio a Dio; il Figlio fatto uomo al Padre; un Dio nascostissimo a un Dio che comunque fa di tutto per rivelarsi in modo accettabile all’uomo. Egli ci parla e si fa nostro cibo e bevanda per accompagnarci nel cammino della vita. Preghiamo la Vergine Assunta e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di saper scoprire dappertutto questo Dio grande e nascosta che accompagna e ci sostiene sempre. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

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