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I SALUTI

  • Auguri Antonio Oggi il nostro Antonio Bianchi compie 32 anni... AUGURI DI CUORE
  • spunti di riflessione XIV domenica Tempo Ordinario Domenica 14B

    Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili e fruibili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi)

    Tempo Ordinario Domenica 14B

    I - Marco 6,1-6 1. Gesù aveva la casa a Cafarnao come sua dimora (probabilmente la casa di Pietro) e di lì si spostava per la sua attività apostolica sul posto. Un giorno decise di andare a Nazareth, che era considerata la sua patria, e i discepoli lo seguirono (1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono). Il sabato andò come al solito alla Sinagoga, dove annunciò il Regno di Dio (2 Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga). I suoi compaesani lo ascoltavano sorpresi (2 E molti, ascoltando, rimanevano stupiti) e si domandavano dove aveva imparato quelle cose (2 e dicevano: Da dove gli vengono queste cose?), da chi gli veniva tutta la sapienza, che mostrava (2 E che sapienza è quella che gli è stata data?), e come mai aveva poteri di operare miracoli così strepitosi (2 E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?). E ricordavano che egli era stato sempre un semplice falegname, figlio di una donna del popolo e con tanti parenti ben conosciuti in paese (3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?). E questi interrogativi senza risposta li portava è un sentimento di avversione per lui (3 Ed era per loro motivo di scandalo). I paesani avevano saputo tutto quello che di Gesù si raccontava a proposito dell’elevatezza del suo insegnamento e della grandezza dei suoi miracoli, operati nei dintorni; così, quando Gesù tornò in paese, dovettero riconoscere che era vero quello che si diceva di lui. Per loro era difficile accettare Gesù sotto questa nuova luce e per gelosia, invidia e altri sentimenti negativi, lo rifiutano, nonostante anche a essi veniva offerta la grazia di credere in lui. Per noi è più facile, con la grazia di Dio e con la buona volontà, riconoscere chi è veramente Gesù perché molti sono gli aiuti anche esterni, a credere, ma anche noi corriamo il rischio di non prendere sul serio che è Egli è vero Dio e vero uomo: di qui la necessità di studiare, riflettere e meditare per interiorizzare queste verità.

    2. Gesù sa tutto ciò che avviene nel cuore delle persone e osserva che poca considerazione un profeta trova nella sua patria e presso i suoi parenti e familiari (4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua»). Altrove aveva operato tanti miracoli, ma qui può guarire solo poche persone (5 E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì) e ciò a causa della poca fede dei compaesani e parenti; l’evangelista ce lo mostra meravigliato di tanta incredulità (6 E si meravigliava della loro incredulità). Comunque Gesù non sì scoraggia per questo e continua a predicare dappertutto nei dintorni (6 Gesù percorreva i villaggi d’intorno insegnando). I parenti e i compaesani di Gesù non credevano in lui anche perché erano abituati e attaccati alla conoscenza incompleta, che avevano di lui; però un po’ più di umiltà e apertura di intelligenza e di cuore ora avrebbero dovuto aiutarli ad accettare la sua manifestazione completa, e invece non vollero. Anche noi corriamo il rischio di farci e abituarci a un'idea incompleta di Gesù e ci rifiutiamo di lasciarla; così non arriviamo a un rapporto più intimo con Gesù, che vuole manifestarsi di più e meglio a noi. Egli di solito si manifesta solo in modo progressivo nello studio e nella meditazione e nella preghiera in genere: siamo noi che ci dobbiamo adeguare a lui, e non viceversa. Di qui la necessità di leggere e assimilare la Sacra Scrittura. Così crescono anche la nostra fede e il nostro amore a Cristo.

    II - Ezechiele 2, 2-5 1. Dio rivolge la parola a Ezechiele per farlo profeta degli Ebrei, sia quelli che stavano in esilio a Babilonia sia quelli che stavano ancora a Gerusalemme. Nabucodonosor aveva assediato e preso la città nel 597, e aveva deportato parte della popolazione; Ezechiele aveva visto che anche Dio aveva lasciato il Tempio e la città e se n'era andato con i deportati, per significare che per Lui quello era il vero popolo di Dio, per mezzo del quale Egli avrebbe fatto sopravvivere il popolo ebraico; gli Ebrei di Gerusalemme invece si ritenevano benedetti da Dio perché stavano nella Città Santa. Dio invia Ezechiele agli Israeliti (3Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele; 4 Quelli ai quali ti mando) con la missione di profeta (5 sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro), cioè per annunciare la Parola di Dio (4 Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”). Grazie a questa Parola essi si possono convertire e salvare perché tale è l’intenzione di Dio, nel mandare i suoi messaggeri. Per garantire il profeta della sua chiamata e della missione, Dio gli dà il suo Spirito, che lo rende docile nell’ascoltare la Parola di Dio e coraggioso nel trasmetterla (2 A queste parole, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava). Rinnoviamo la nostra fede nella chiamata e missione divina di Ezechiele e che Dio fa la stessa cosa coi vescovi e sacerdoti di oggi, chiamati e mandati a compiere la loro missione di annunciatori della Parola di Dio. Chiediamo di essere attenti ascoltatori e precisi esecutori e fedeli trasmettitori di questa Parola

    2. Dio precisa a chi il profeta dovrà rivolgere la Parola di Dio: a tutti i figli di Israele (3): (a) dovevano essere sudditi fedeli di Dio e invece si sono ribellati e rivoltati contro il loro Signore e Dio (3 a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me); sia costoro che i loro padri si sono rifiutati di obbedire a Dio (3 Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi); (b) essi dovevano essere figli docili obbedienti e invece sono duri di testa e di cuore (4 Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito). Il profeta parlerà a nome di Dio e riferirà la sua Parola con fedeltà (4). Possono ascoltare o rifiutarsi (giacché essi sono indocili), comunque dovranno riconoscere che Dio ha mandato un profeta parlare loro (5 Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli). Gli Ebrei furono tante volte ribelli e per la infinita misericordia di Dio furono puniti al di sotto di quello che meritavano; avevano ricevuto tantissimo da Dio e si erano sollevati contro di Lui e perciò Gerusalemme fu distrutta. Portarono la loro ribellione contro Dio arriverà perfino a uccidere Gesù. E noi quante volte ci ribelliamo a Dio e non prendiamo sul serio la sua Parola? Pensiamo alla sofferenza di Dio che ama come padrone che ha creato e come padre che genera figli, e sì trova davanti a un suddito ribelle e a un figlio ingrato. Decidiamo di cambiare.

    III – 2Corinzi 12,7-10 1. San Paolo ha avuto molti doni straordinari da Dio nel campo naturale con una grande intelligenza e forza di volontà, cultura e capacità di comunicare, e nel campo soprannaturale con un apostolato intensissimo e con risultati splendidi, anche in situazioni estremamente avverse. È facile che chi si trova in abbondanza di doni di Dio dimentichi che l'origine divina dei suoi doni, e monti in superbia; ora Dio, per aiutare Paolo a non perdere la testa, cadendo nell’orgoglio, permette che gli sia inflitta una sofferenza che lo tormenta come una spina nella carne: essa diventa per lui come un messaggero di satana, che lo colpisce per tenerlo nell’umiltà (7 Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia). Non sappiamo in che cosa  consisteva questa sofferenza umiliante, ma certo faceva soffrire molto San Paolo nel corpo e soprattutto nello spirito. Egli desiderava ardentemente di esserne liberato e perciò pregò con insistenza il Signore (8 A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me): 3 per indicare molte volte e un numero completo, come Gesù nel Getsemani (cfr Mt 26,39-44). Ma Gesù gli diede risposta negativa, pur accompagnandola con la promessa di continuare ad assisterlo: Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (9); Gesù gli dice che gli deve bastare la grazia che Egli gli dà per andare avanti, anche perché la sua Potenza Divina si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è debole. Non c'è nulla di male che noi preghiamo, per ottenere la liberazione dal male, quando stiamo nella sofferenza fisica o morale, sia che provenga da noi per debolezza o dal diavolo per farci del male o anche da Dio stesso come prova della nostra fedeltà; anzi è un bene perché ci fa cercare rifugio e protezione in Dio come hanno fatto sempre i Santi, e anche Gesù. Ma non dobbiamo aspettarci di essere esauditi a modo nostro, ma affidarci a quello che Dio ritiene opportuno: Egli conosce ciò che ci fa veramente bene e nostri veri bisogni e ci dà le grazie necessarie, e anche sovrabbondanti; ma non ci stanchiamo di pregare.

    2. In seguito alla risposta di Gesù, Paolo decide di vantarsi volentieri di ciò che rivela la sua debolezza, dei suoi limiti personali, perché in lui possa agire la potenza di Cristo con piena libertà (9 Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo). E perciò egli si rallegra dei suoi limiti, degli insulti, delle difficoltà, delle persecuzioni e delle angosce, che sopporta a causa di Cristo, per amore al suo Signore, che l'ha amato tanto da dare la sua vita per lui e da arricchirlo dei suoi doni (10 Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo). In effetti quando più si manifesta la sua debolezza personale, tanto più appare la potenza di Cristo in lui (10 infatti quando sono debole, è allora che sono forte). Proprio così. Noi dobbiamo riconoscere che tutto riceviamo da Dio sul piano naturale e sul piano soprannaturale e la nostra stessa collaborazione alla grazia di Dio è dono di Dio. Allora non possiamo vantarci dei doni di Dio come se fossero nostri, perché effettivamente sono di Dio; noi possiamo solo e dobbiamo benedirlo e lodarlo e ringraziarlo per questi doni, come fa Maria nel Magnificat e San Paolo all'inizio delle sue Lettere. Quanto più noi riconosciamo il nostro nulla, tanto più in noi si manifesta la potenza di Dio, come è avvenuto nei Santi, che hanno fatto cose straordinarie con mezzi piccolissimi e sproporzionati. Abituiamoci ad attribuire a Dio i suoi doni, e non a noi, e chiediamo perdono per le nostre stupide vanterie.

    EUCARISTIA. Nella prima parte della Messa la Parola di Dio ci presenta sempre qualche aspetto nuovo di Gesù o ci aiuta  ad approfondire la sua conoscenza per arrivare a un amore più intenso per Lui. Di qui l’importanza dell’ascolto attento e rispettoso e aperto all’accettazione incondizionata della Parola. Nella seconda parte della Messa ci offriamo insieme con Gesù al Padre e ci uniamo con Gesù nella Comunione eucaristica, che ci rende capaci di vivere all’altezza della nostra vocazione cristiana. Ci rivolgiamo a Maria e a Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, perché ci ottengano le grazie necessarie per accogliere docilmente tutta la Parola di Dio e di praticarla con fedeltà. (mons. Francesco Spaduzzi)

  • Omelia per la XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) Omelia per la XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
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Mons. Francesco Spaduzzi, esorcista dal 1977

evento_9Mons. FRANCESCO SPADUZZI (Castel S. Giorgio 1942, dell'Archidiocesi di Salerno-Canpagna-Acerno), è sacerdote da quasi un cinquantennio. Ha compiuto gli studi presso l'allora Pontificia Facoltà Teologica"S. Luigi" di Posillipo-Napoli, conseguendo la licenza in teologia, e presso l'Università degliStudi di Salerno, laureandosi in pedagogia con massimo dei voti, con una tesi di ricerca d'archivio: "Assistenza, maestri e scuo-le nel '700 a Salerno attraverso le visite pastorali".Nominato parroco subito dopo l'ordinazione, dopo un anno fu chiamato in Curia come vicecancelliere; successivamente fu cancelliere e vicario generalee, alla morte di Mons. Guerino Grimaldi di v.m. amministratore diocesano. Nel frattempo ha continuato l'attività pastorale come parroco (tra l'altro della Cattedrale di Salerno dal 1990 al 1993) e assistente di varie associazioni. Durante gli anni '70 e fino al 1992 ha diretto "Il Bollettino del Clero", organo ufficiale dell'Archidiocesi, ha scritto articoli e ha ricensito libri. Conoscitore delle principali lingue europee, ha tradotto dall'inglese e dal tedesco testi pubblicati dalla Cittadella Editrice di Assisi. E' direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano (dal1988 al 1997), docente di Teologia dogmatica (dal 1977 al 1995) presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Salerno e l'Istituto di Scienze Religiose di Avellino (dal 1993 al 2002), per un ventennio Assistente zonale dell'AGESCI, Assistente spirituale dell'AMASI, per un quinquennio negli anni '90 è stato rappresentante dei paesi europei in seno al consiglio di amministrazione dell'ASSOCIATION NATIONALE DES DIRECTEURS DIOCÉSAINS DE PÉLERINAGES.
E' esorcista (dal 1977, confermato il 6/7/1992), Assistente spirituale della Salernitana calcio (dal 1990), e canonico della Cattedrale di Salerno dal 1990 ed Assistente spirituale quattro comunità di recupero per tossicodipendenti (dal 1986).E' Prelato d'onore di Sua Santità dal 1985.

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi,  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica XIX dell'anno A

I - Matteo 14,22-33 – 1. (a) Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente si lasciò prendere dall’entusiasmo e passò la voce che Gesù era il Messia e che conveniva proclamarlo re (Gv 6,14-15). Gli Apostoli erano molto sensibili a queste proposte, che corrispondevano all’idea che il Messia fosse un grande politico e re. Gesù allora subito costrinse gli Apostoli a imbarcarsi e a aspettarlo all'altra riva (22 Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla), poi smorzò gli entusiasmi, calmò e congedò la folla, che si disperse per l'ora tarda (23 Congedata la folla). Ammiriamo la prudenza di Gesù nell'evitare di impegolarsi in questioni politiche e la cura che ha di correggere le idee storte dei discepoli e della gente sulla sua messianicità: egli è Messia ma non con caratteristiche politiche; viene a salvare le persone per dare loro la vita eterna e, se si interessa anche alle cose materiali, lo fa solo in vista delle cose spirituali. (b) Gesù si ritira sulla collina in disparte per pregare in solitudine, durante tutta la notte (23 salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo), più precisamente fino a un orario compreso fra le 3 e 6 del mattino (Mc 2,5). Gesù - in quanto Dio - sta in continuo dialogo col Padre e con lo Spirito Santo; come uomo dedica tempi speciali alla preghiera comunitaria e a quella personale per dialogare col Padre. Dobbiamo imitare Gesù e dedicare tempi specifici alla preghiera; noi abbiamo bisogno di impegnare tanto tempo nella preghiera e con tanti tipi di preghiera secondo che ci è necessario per arrivare a evitare il peccato grave; le due pratiche principali della preghiera sono la meditazione e l'esame di coscienza; d’altra parte nella meditazione sperimentiamo grande libertà nell’esprimere i nostri sentimenti verso Dio e il prossimo.

2. Gesù osserva dal monte le difficoltà di navigazione della barca degli Apostoli (24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario); riusciva a vedere bene in quanto c'era la luna quasi piena della Pasqua imminente (Gv 6,4). In quel momento Gesù guardava gli Apostoli ma conosceva - per la sua scienza infinita in quanto Dio e per la sua scienza infusa in quanto uomo - anche gli uomini contemporanei di tutto il mondo, quelli del passato e del futuro. Così fissava Gesù allora ciascuno di noi, mentre adesso ci guarda dal cielo e anche dai vari segni della sua presenza, grazie ai quali ci sta sempre vicino: l’Eucaristia, ogni Sacramento, la Parola, l’assemblea, il ministro, i fratelli specie i bisognosi, ciascuno di noi per la fede e la carità. Gesù non ci perde mai di vista, come da sempre è con noi e ci segue con attenzione personale per dirigere gli avvenimenti per la nostra salvezza eterna e anche per la buona riuscita della nostra vita in questo mondo. Rinnoviamo la fede in queste realtà meravigliose e che ci possono essere di grande aiuto sempre e di grande conforto nelle situazioni difficili.

3. (a) Gesù vedeva gli Apostoli in difficoltà e avendo finito la preghiera si incamminò verso di loro sul lago (25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare). Gli Apostoli non lo riconobbero, pensarono a un fantasma e si misero a gridare per lo spavento (26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura); Gesù si fece riconoscere e li incoraggiò (27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»). Ed essi si rasserenarono. In tutti gli eventi dovremmo imparare a riconoscere il passaggio del Signore, anche in quelli che ci provocano sofferenza e preoccupazione, convinti che Egli fa cooperare tutto al nostro bene; certo è necessario che crediamo in Lui e ci affidiamo a Lui e Lo amiamo. Gesù in ogni avvenimento ci dice: “Sono io, ci sono, sono qui per te; ti aiuto” (che corrisponde al nome Yahweh). (b) Certo che si trattava di Gesù, Pietro gli chiese di poter camminare verso di lui sulle acque (28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque»). Fu accontentato e in effetti cominciò a camminare sulle acque (29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù); solo che, sentendo il vento forte e vedendo le onde alte, si impauri e cominciò ad affondare e chiese aiuto a Gesù per essere salvato (30 Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!»). Gesù stese la mano, lo afferrò e lo salvò con un rimprovero per la sua poca fede e per i suoi dubbi (31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), che avevano provocato il suo pericolo. Gesù e Pietro salirono sulla barca e il vento cessò (32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò) e il lago si calmò. Gli Apostoli si prostrarono in adorazione davanti a Gesù, riconoscendolo Figlio di Dio (33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!»). Pietro aveva fede ma non matura e perciò, invece di continuare a fissare Gesù, si guardò attorno; così incominciò a vacillare nella fede e affondò. Nelle circostanze difficili personali e della Chiesa continuiamo a non perdere di vista il Signore ed Egli ci aiuterà sempre. La fede si esprime nella persona di Gesù, Figlio di Dio e Dio e Uomo, e nella sua opera redentrice per la nostra salvezza, e per lui nel Padre e nello Spirito Santo, e quindi nella Trinità. Una fede vera ci fa sentire figli di Dio e ci spinge alla pratica dei due precetti dell'amore a Dio e al prossimo. Se alimentiamo la fede e la speranza con la pratica della carità, consentiremo allo Spirito di portarci alla piena rassomiglianza con Gesù. Chiediamo la grazia di crescere nella fede e speranza e carità e la nostra vita si trasformerà.

II – 1Re 19,9a.11-13a - Elia aveva fatto il suo pellegrinaggio al Monte Sinai, che era durato 40 giorni di preghiera, a piccole tappe di notte, per evitare il caldo e di essere riconosciuto. Entrò in una caverna per riposare, ma Dio gli disse  (9 Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore) di uscirne e di fermarsi alla presenza di Dio (11 Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore»). Elia sentì un vento fortissimo, che spaccava le rocce e le precipitava con fragore (11 Ci fu un vento  impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore); dopo udì il boato del terremoto (11 Dopo il vento, un terremoto); e infine il bagliore e il calore del fuoco (12 Dopo il terremoto, un fuoco); ma il Signore non si presentò nel vento (11 ma il Signore non era nel vento), neanche nel terremoto (11 ma il Signore non era nel terremoto), e neppure nel fuoco (12 ma il Signore non era nel fuoco). Comunque venne (11 Ed ecco che il Signore passò): Egli si presentò sotto forma di sussurro di una brezza leggera (12 Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera). Elia lo senti (13 Come l’udì), capì che era il Signore e per rispetto si coprì il volto col mantello (13 Elia si coprì il volto con il mantello), uscì dalla caverna e si fermò all'ingresso (13 uscì e si fermò all’ingresso della caverna) a dialogare con Dio. Solitamente noi pensiamo a Dio onnipotente e imponente, grande e maestoso… ed effettivamente Dio è così: con queste caratteristiche si presenta molte volte nell'AT, come per es. quando appare a Mosè e al popolo sul Sinai; ma Dio non è solo questo; è anche dolcezza e mitezza, bontà e accessibilità come ci appare in Gesù Bambino o nella sua vita pubblica o Crocifisso o nell'Eucaristia: solo raramente si mostra con la sua maestà. Cerchiamo di tenere presenti tutte le caratteristiche del Signore per sentirlo grande quando siamo tentati dal peccato ma sempre pieno di amore e tenerezza per noi e che quindi ci incoraggia ad andare da Lui e ci attira.

III - Romani 9,1-5 - San Paolo ricorda che per amore Dio ha escogitato un suo piano meraviglioso di salvezza: salvare tutti gli uomini peccatori per mezzo della fede in Cristo e del battesimo, che dà il dono dello Spirito Santo e della figliolanza di Dio. L'amore di Dio può tutto, ma non vuole forzare la libertà umana. Nel piano di salvezza di Dio, hanno un posto speciale gli Ebrei, che appartengono alla stessa razza di San Paolo (3 dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne). Essi sono Israeliti (4) cioè veri discendenti di Giacobbe, e da questo vengono tutti i loro privilegi: e hanno l’adozione a figli (4), cioè tutto il popolo è figlio di Dio, e non semplici creature; hanno la gloria (4), cioè la presenza di Dio in mezzo al popolo; le alleanze (4), pattuite da Dio con Abramo, Giacobbe, Mosè; la legislazione (4), data al popolo per mezzo di Mosè; il culto (4), reso al vero Dio nel modo da lui desiderato; le promesse (4) di salvezza per mezzo di Cristo, fatte ai patriarchi (5 a loro appartengono i patriarchi) e rinnovate per mezzo dei Profeti; infine Cristo stesso che proviene da loro (5 e da loro proviene Cristo secondo la carne) e che non è semplice uomo, ma è Dio fatto uomo, al quale sia gloria per sempre (5 egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen). Dio ha amato e ama gli Ebrei con amore speciale per la fedeltà totale di Abramo a Lui e vuole salvarlo per mezzo di Gesù, come avviene per tutti gli uomini. E’ un miracolo che esistano ancora come popolo, malgrado le persecuzioni subite, mentre tanti popoli più numerosi e potenti di loro sono scomparsi dalla storia. Paolo amava tantissimo gli ebrei, che era il suo popolo, ed esprimeva con la massima sincerità (1 Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo) il suo dolore acuto e continuo (2 ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua), che gli veniva dal rifiuto del suo popolo di credere in Gesù. Alcuni Ebrei credettero in Gesù, come Maria e Giuseppe, gli Apostoli e tanti dei primi cristiani, ma l'insieme del Popolo ebreo rifiutò. Paolo vorrebbe realizzare la loro salvezza a qualsiasi prezzo, sarebbe disposto a fare qualsiasi sacrificio (3 Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli), come ha fatto Gesù, che ha dato la vita per loro come per tutta l'umanità. Anche noi dobbiamo avere un amore particolare per gli Ebrei, perché hanno conservato e trasmesso la vera fede nell’unico Dio fino al Cristo. E anche noi dobbiamo essere disposti a fare qualsiasi sacrificio per la salvezza dei fratelli col sostegno e l’esempio di Gesù Redentore e Maria Corredentrice.

EUCARESTIA. Nella Messa noi offriamo Dio a Dio; il Figlio fatto uomo al Padre; un Dio nascostissimo a un Dio che comunque fa di tutto per rivelarsi in modo accettabile all’uomo. Egli ci parla e si fa nostro cibo e bevanda per accompagnarci nel cammino della vita. Preghiamo la Vergine Assunta e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di saper scoprire dappertutto questo Dio grande e nascosta che accompagna e ci sostiene sempre. (mons. Francesco Spaduzzi)

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Tempo Ordinario: Domenica 19 C

I - Luca 12,49-53 - 1. (a) Gesù parla della sua missione (49 Sono venuto) e precisa che essa consiste nel portare il fuoco sulla terra e farlo propagare con la massima velocità, perché diventi un incendio universale (49 a gettare fuoco sulla terra); il suo desiderio ardentissimo è che questo fuoco fosse già acceso dappertutto (49 e quanto vorrei che fosse già acceso!), ma non lo è ancora e non certo per inadempienza sua ma per il rifiuto degli uomini. Il fuoco, che Gesù viene a portare, potrebbe essere quello che accompagna le manifestazioni di Dio nell'Antico Testamento (Es 3,2) ed è il segno della presenza di Dio; Gesù è Dio venuto sulla terra e si è reso visibile con la sua umanità, grazie alla quale la sua Divina Persona si manifesta e opera visibilmente: predicazione, miracoli, compassione. Più probabilmente è il fuoco dello Spirito nella Pentecoste: il globo di fuoco si divide in fiammelle, che si posano sui singoli presenti nel Cenacolo (At 2,1-11). Impegniamoci ad accogliere con fede tutte le manifestazioni di Gesù, Dio – uomo, anche quelle che difficili da  comprendere, e con amore la venuta del dono dello Spirito Santo, che ci porta l’amore di Dio (Rm 5,5); facciamo nostri i sentimenti e i desideri del Cuore di Cristo circa la diffusione del fuoco dell’amore nel mondo e cerchiamo di aiutare gli altri a fare altrettanto. (b) Gesù aggiunge che realizzerà la sua missione mediante un battesimo, parola che significa l’immersione nell'acqua fino a morire (Mc 10,38; Rm 6,35); Egli si riferisce alla sua Passione e Morte (50 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato), che egli desidera ardentemente che si realizzi al più presto (50 e come sono angosciato finché non sia compiuto!) per la gloria del Padre e la salvezza degli uomini; ma anche lui dovrà pazientare nel rispettare i tempi di Dio in questo, proprio come i discepoli sono obbligati a sopportare l’attesa della Parusia (Lc 12,36). Condividiamo il desiderio di Gesù che la sua Passione e Morte produca il frutto, che Egli si aspettava e si aspetta: la glorificazione di Dio e la salvezza delle anime per mezzo della fede e della carità; a questa salvezza e glorificazione dobbiamo collaborare con Gesù per mezzo delle nostre preghiere e sacrifici, oltre che con la testimonianza della vita e della parola.

2. Gesù viene a portare la pace con Dio e con i fratelli, perché coi suoi meriti ci ottiene dalla misericordia del Padre il perdono dei peccati e di conseguenza la riconciliazione con lui. Ma la misericordia, che Dio ha usata con noi, noi la dobbiamo adoperare con l'immagine di Dio, che sono i nostri fratelli: così si realizza anche la nostra riconciliazione coi fratelli e la piena comunione con loro e favoriamo anche il riavvicinamento dei nostri fratelli con Dio. Ma, quando Gesù predica, può avvenire che uno della famiglia accetti la sua Parola e gli altri la rifiutino; in questo caso si crea la divisione nella famiglia (51 Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione), non certo per volontà di Gesù, ma esclusivamente per la cattiveria degli uomini, che rifiutano il Vangelo e non vogliono convivere pacificamente con chi lo ha accettato (52-53 D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53 si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera). Dio vuole che gli uomini si amino fra di loro come immagine di Dio, indipendentemente dalle credenze sbagliate o differenti opinioni, che possono avere alcuni. Noi dobbiamo amare anche quelli delle altre religioni, perché sono il nostro prossimo; è ovvio che dobbiamo difenderci contro di loro se ci attaccano. Rinnoviamo la nostra adesione al Cristo; Egli ci porta al Padre e ci dona lo Spirito Santo; aderiamo a Dio anche se ci chiede sacrifici nella lotta contro le tendenze cattive, il mondo, il diavolo, nell’attesa che arrivi forse il tempo della pace in questo mondo, pace che ci sarà certamente e sarà piena nell’eternità.

II - Geremia 38,4-6.8-10 - Geremia annuncia con fedeltà la Parola di Dio, che giova al popolo spiritualmente e serve anche per salvarlo dalla distruzione a opera dei Babilonesi: egli esorta a sottomettersi ai potenti dominatori del momento, in modo da evitare ulteriori danni. Invece i capi del partito antibabilonese, che tengono in ostaggio il debole re (5 Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi»), vanno in direzione opposta e chiedono che Geremia sia messo a morte, perché - secondo loro - scoraggia i guerrieri e il popolo, che sono in città, (4 I capi allora dissero al re: Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole); essi lo accusano di volere il male del popolo (4 poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male). Il re incapace consente che il profeta sia gettato in una cisterna, che era nell'atrio della prigione (6 Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchia, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione): Geremia viene calato con le corde e affonda nel fango (6 Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango). Ma un eunuco, ministro del re e amico di Geremia, interviene a suo favore (9 Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re) e accusa i nemici di Geremia di aver agito male nei suoi confronti, perché comunque Geremia morirà con il resto della città a causa della mancanza di cibo (9 O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città). Il re cambia idea e consente che il profeta sia tirato fuori dalla cisterna (10 Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia»). Questi malvagi e incapaci politici, che si rifiutano di seguire le indicazioni del profeta - e quindi di Dio -, accusano con calunnie il Profeta e vanno contro il vero bene del Popolo, come i fatti dimostreranno a breve, quando saranno distrutti la città e il Tempio. Geremia, proprio perché parla a nome di Dio, ha ragione nel consigliare la sottomissione ai Babilonesi; ma troppo tardi se ne accorgono i suoi nemici. Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di essergli fedele deve inevitabilmente aspettarsi la lotta da parte del diavolo e dei suoi fiancheggiatori più o meno occulti. Dio ha i suoi tempi per mostrare che i suoi profeti hanno sempre ragione. Ammiriamo il coraggio e la fedeltà di Geremia, che durante la vita ne dovette passare di tutti i colori per essere fedele trasmettitore della volontà di Dio. Attraversò momenti terribili di persecuzione, ma con la  grazia di Dio superò ogni prova. Stiamo attenti a non addomesticare il Vangelo alle esigenze dei politici o dei prepotenti di turno. Dio non gradisce che si cambi la sua Parola e castiga chi lo fa e la strumentalizza.

III - Ebrei 12,1-4 – L’Autore della Lettera esorta i lettori a tenere lo sguardo fisso su Gesù, che è all'origine della nostra fede e la porta a maturazione nella carità (2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento). Così essi potranno correre con perseveranza verso la meta (1 corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti), perché avranno una motivazione forte per lasciar cadere i pesi, che sono i peccati (1 avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia) e vincere le tentazioni; avranno un sostegno anche dall'esempio di tanti Santi e Martiri dell'Antico Testamento (1 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni). Il punto di riferimento di tutti comunque deve essere Gesù, che, venendo sulla terra, poteva seguire un percorso di gioia e preferì la sapienza della croce, non facendosi impressionare dall’infamia (2 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore), ad essa connessa. Egli ora è risuscitato e siede nella gloria alla destra del Padre (2 e siede alla destra del trono di Dio). Durante la vita ha dovuto sopportare tanti avversari (3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori): pensando a questo i suoi discepoli troveranno coraggio e non si perderanno d'animo (3 perché non vi stanchiate perdendovi d’animo) nella lotta contro il male per restare fedeli a Gesù in ogni circostanza. D'altronde essi non hanno dovuto affrontare la persecuzione fino alla morte nella lotta contro il diavolo (4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato). Teniamo anche noi lo sguardo fisso su Gesù, specie su Gesù crocifisso e pensiamo con frequenza, attenzione e devozione a Lui: alla sua persona, alle sue parole e azioni, per comprendere i sentimenti del suo Cuore e farli nostri e così imitarlo nel fare il bene. Al di fuori di Gesù non esiste altra via di salvezza per il cristiano e per qualsiasi uomo. Proponiamoci la meditazione quotidiana di mezz’ora o un’ora per contemplare il Cristo e la fedeltà nell’incontrarlo nei sacramenti, specie nell'Eucaristia, per avere la forza di imitarlo. Ovviamente tutto con la giusta gradualità, e meglio ancora sotto la guida di un padre spirituale.

EUCARESTIA. La salvezza viene dal nostro incontro con Gesù nella sua Parola e nella sua presenza viva nei sacramenti, specie nell’Eucarestia, accolta con fede e carità. Chiediamo con insistenza alla Vergine Maria e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, la grazia di imparare a valorizzare questi incontri con lui con fede e carità crescenti. (mons. Francesco Spaduzzi)

Versi sull'amore

  • C'è più felicità nel dare che nel ricevere.
  • Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
  • Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.
  • Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male.
  • Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra guancia...
  • Se fate del bene a coloro che vi fanno del bene che merito né avrete?

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